Eleaml - Nuovi Eleatici


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CONTEMPORANEA
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VOLUME VIGESIMOSECONDO
ANNO OTTAVO

TORINO
DALL'UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE

1860

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Il Maestri nel mondo accademico viene considerato uno degli autori del secolo diciannovesimo di maggior prestigio sulle materie statistiche ed economiche – egli diresse il primo censimento del neonato regno d'Italia nel 1861.

Dai suoi scritti emerge che anche l'economia meridionale aveva una sua dinamicità, anche se non ne aveva una conoscenza molto precisa, probabilmente aveva contezza migliore del nord Italia essendo egli di Milano. 

Vi invitiamo pertanto a leggere anche altre opere, come “L'Italia meridionale o l'antico Reame delle due Sicilie di G. De Luca”, ad esempio.

Zenone di Elea – 20 gennaio

Pag. 422-430
DELL'INDUSTRIA MANIFATTURIERA IN ITALIA
LEGNAMI, MOBILI, TARSIE.

Ben lungi da noi soné i tempi in cui serbavasi un culto arcano, diremmo quasi superstizioso, alle foreste. Dall'epoca della dominazione romana in poi, l'uomo vi ha recato spesso la sua mano sacrilega; e se nei secoli di mezzo le macchie furono soggette alle devastazioni della guerra, le improvvide devastazioni dei governi che si successero, le diradarono sempre più, permettendo che si tagliassero irregolarmente, impedendo che si riproducessero per quanto venivano consumate, lasciandole in una parola al beneplacito dei proprietarii 0 del pubblico.

Tuttavia, anche quali si presentano in oggi, le nostre foreste sono larga fonte di ricchezza pel nostro paese. Ad esse noi dobbiamo molte delle sostanze che servono all'arte tintoria; ad esse la soda e la potassa, che si traggono come resti della combustione, il carbone « la legna da ardere, pur troppo preziosa, là dove difettano i combustibili fossili. Anche il materiale atto alla confezione dei molti strumenti agricoli, d'arti e mestieri, alle costruzioni civili d'ogni genere e alle marittime, si cava dalle foreste, le quali danno insomma, in fatto di legname, quanto richieggono i nostri bisogni dell''interno 'e i nostri commerci coll'estero...

Ma prendiamo a 'considerare quest'articolo nelle sue applicazioni speciali, ed a seconda dei luoghi di sua provenienza.

Già parlando delle tintorie abbiamo visto quali siano i legni e gli arbusti impiegati a quell'uso ne' nostri paesi. Diremo a suo luogo, trattando dei prodotti chimici, come una porzione della legna dei nostri boschi in Sardegna, in Toscana e nel regno delle Due Sicilie, venga arsa, onde raccoglierne dai residui la soda e la potassa. Altra parte di essa non subisce invece che una mezza combustione, e viene carbonizzata. Le difficoltà delle condotte e i bisogni delle industrie hanno esteso di molto fra noi quella pratica, per la quale si utilizza la legna, riducendola a metà del suo volume e alla quarta parte del suo peso.


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Una pertica di un buon bosco ceduo può dare 80 chilogr. di carbone, di cui variano le spese di trasporto da 1 a 3 cent. per chilogr. È questo un discreto prodotto > se si consideri che il carbone costa in molte delle valli dell'Italia settentrionale da 6 fino a 10 cent. per chilogr. Così solo il Cantone Ticino esporta ogni anno 53 mila quint. met. di questa sostanza; gli Stati Sardi anche più (97,893 q. m.). Le valli della-Noce, nel Trentino, commerciano esse pure di carbone colla vicina provincia di Bergamo, in Lombardia. I boschi del Lombardo-Veneto danno questo prodotto, il quale però basta a stento al bisogno de’ suoi abitanti. In Corsica l'industria del cartonaggio acquista di giorno in giorno maggiore estensione. Già trasportasi a Marsiglia, una grande quantità di carbone. Una quantità non meno considerevole alimenta le officine nuovamente introdotte nell'Isola. Negli Stati Romani, mentre le provincie dell'Adriatico non ne offrono quanto esige il consumo, quelle del Mediterraneo sono nella condizione in cambio di farne un traffico piuttosto attivo fuori di Stato. Gli stessi boschi che ricorrono lungo il lido di questo mare ne forniscono un copioso materiale, e danno luogo ad un'annua esportazione di some 114,201, e pel valore di 300 mila fr. Si calcola che il prodotto annuo totale del carbone in quegli Stati sia di sotto a 597,960. Ma ancora il paese che esporta in maggior copia questa sostanza, si è la Toscana, dalla quale escono ogni anno 220 mila pezze di carbone, e pel cospicuo valore di 1,501,676 franchi. I legni che d'ordinario servono alla fabbricazione del carbone sono: la rovere, il carpino di pioppo ed il castagno.

Altra sorgente di qualche lucro sono i sugheri di cui si esportano:

Da Toscana

3,390,000

chil.

e pel valore di

508,000

fr.

Sardegna

1,247,000

»

»

187,544

»

Corsica

220,000

»

»

30,000

»

Stati Romani

40,479

»

»

6,179

»

La corteccia di quercia pure è raccolta con gran cura quasi dappertutto nell’Italia superiore, dove si hanno macine apposite per ridurla in polvere, e porla di quella guisa in commercio. Dal solo Cantone Ticino ve n'ha un'esportazione annua di 15 a 20 mila fasci.

In molte parti dell'Italia settentrionale, le piante che si tagliano in primavera vengono mozzate dei loro rami, i quali alla lor volta si carbonizzano e scorsane, e poscia rjduconsi in fioretti. Questo prodotto da luogo anche ad un'industria nei mezzi di trasporto, che merita qui un breve cenno di menzione. In autunno i detti borelli si trascinano al basso, istituendo piatteforme artificiali, scavando fessi, e ricolmando bassure. Nell'inverno invece si traducono al fiume.


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Quando avviene lo squagliamento delle n«vi, si cerca di moltiplicare il vigore dell'acqua, aumentandone il volume, e ritenendolo per mezzo di apposite chiuse. Il loro impeto trascina quelle grandi cataste, e ciò si chiama condotta per flottazione, la quale ha il vantaggio d'essere assai economica.

Abbiamo accennato come dalle nostre macchie si tragga il legname occorrente per l'uso e la confezione degli strumenti agricoli: e infatti il faggio, il pioppo, il salice, il gelso, la quercia, l'olmo, comunissimi. fra noi, servono appunto a quell'utilissimo impiego. Che se non ci è dato gareggiare cogli stranieri per il progresso e la bontà delle loro costruzioni, non si possono ad ogni modo negare alle nostre fabbriche il pregio di rispondere a quasi tutte le esigenze dell'agricoltura nazionale.

Le costruzioni civili non hanno d'uopo del pari di chiedere ai mercati esteri la quercia, l'abete, il larice, il. castagno, il rovere ecc. che trovansi ovunque, e che somministrano la materia più acconcia a quel genere di lavori. È bensì vero che da noi il legname ha applicazioni meno estese, e che i marmi, le pietre, i prodotti ceramici rimpiazzano bene spesso l'uso che in altri paesi si fa di quella sostanza; ma oltreché motto ancora ci resta a compiere con essa, siamo lieti di qui registrare le cifre dei prodotti, o quanto meno del commercio che se ne mantiene coll'estero.

Cosi gli Stati Sardi esportano 20,350 metri di doghe e legnami d'opera, pel valore di 824,183 franchi. Le selve di Audolo e di Molveno, nel Tirolo italiano, ne spediscono buon numero sul lago di Garda, in Lombardia. Quivi pure ne manda il Cantone Ticino da 40 a 60 mila capi, da 17 a 25 mila metri di tavole od assi di legno resinoso, da 1 a 2 mila metri di tavole di noce. Il legname che 8; ottiene ogni anno dalle macchie degli Stati Pontificii, si calcola nella maniera seguente: Legnami minuti, cioè travicelli da fabbriche, passoni e filagne da staccionate, pezzi 17,856,000; legni da fabbrica, legni e doghe, pezzi 4,264,000. I capi di legname esportati sono 2,283,145, e pel valore, di 902,786 franchi. Le doghe figurano in queste cifre per 2,233,696 capi, e pel valore di 482,000 fr. L'esportazione toscana del legname da costruzione, senz'altra manifattura che quella della sega, frutta al paese un benefizio annuo di 1,065,171 franchi. La Francia soltanto riceve da quella provenienza 790,780 pezzi di doghe e 1057 metri cubi d'olmo e di noce,102,167 pezzi di legno in asserelli e 99,167 pezzi in cerchio.

Una lavorazione esclusiva di Toscana è quella delle palline di giaggiolo, delle quali venne colà introdotta una fabbrica per opera di un francese, verso l'anno 1825. Essa ebbe vita nella terra di Pontassieve fino all'anno 1847; nel qual tempo il marchese Strozzi raccolse e proseguì, come prosieguo tuttora, quest'industria, che da lavoro a 60 persone,


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e fa importare nella Toscana un'annua somma di 34 a 42 mila franchi. Si fabbricano colà circa due milioni di palline al mese, che si spediscono in Francia, donde si diffondono per tutta Europa, e servono a dilatare i fonticoli, invece delle palline di cera, avorio e gutta-perca. I prodotti secondarii poi, cioè le polveri ed i rottami, si vendono all'estero, e sono adoperati, come le radici, nelle profumerie, nei vini e nei tabacchi pel loro grato odore di viola. mammola.

Nella parte continentale del regno di Napoli le doghe e le dogherelle vendute all'estero sono 8,184,000 pezze, e pel valore di 1,637,000 franchi. Dalla Corsica si traggono 586 metri cubi di legname da costruzione segato di più di 8 centimetri, 103,276 pezzi di 8 centim. o meno, e 1000 chilogrammi di bosso.

E a proposito di tutti questi materiali da costruzione, vuoisi qui accennare come essi abbiano dato luogo a due rami distinti d'industria, quello cioè della segatura meccanica dei medesimi, e l'altro non meno interessante, introdotto da poco nella pratica, della loro iniezione, allo scopo di ottenerne una maggiore durate.

Le seghe meccaniche sono mosse ad acqua od a vapore. Delle prime si ha un notevole esempio nelle sessantacinque officine erette nel Friuli a pie de’ monti ed al margine dei fiumi e torrenti, donde poi scendono i pezzi, commessi in zattera, in numero di circa mezzo milione all'anno. Solo dalla foresta detta Consiglio presso Serravalle, la società delle ferrovie Lombardo-Veneto trae ogni anno 40 mila traverse di faggio, che, indurate con metodo speciale, servono a fissare i cuscinetti, che. portano e tengono a segno le ruotale.

Un importante opificio di segatura esiste a Vico in Corsica, di proprietà del signor Cantaloup, e che serve a lavorare la legna della bella foresta di Libio, con macchine poste in moto dal Liamone. Pare debbasi tra poco attivare colà anche una sega a vapore, la quale meglio risponderà alle ricerche sempre crescenti del legname dell'Isola. La sola, sega a vapore che, se non erriamo, funzioni tra noi, è posseduta dal signor Moncalvo, fabbricatore di mobili in Torino. Un'altra pure esiste alle porte di Genova, la quale non è ancora, né sappiamo il perché, in esercizio.

Il processo d'iniezione dei legnami, secondo il metodo Boucherie, conta a quest'ora due grandi stabilimenti; l'uno ad Arona, negli Stati Sardi, condotto dalla società De-Dominicis; l'altro in Verona dalla ditta Martorelli, Giussani e Bassetti, con privilegio esclusivo pel Tirolo, pel Lombardo-Veneto, per l'Italia Centrale, fornito già a quest'ora di quattro cantieri, e capace di disimpegnare le rilevanti forniture di traversine commesse a quello stabilimento dalla Società Lombardo-Veneta delle ferrovie.


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Colla tenue spesa che importa quel processo, i legnami dolci e di poca tenacità, sostituendo al posto della seva una sostanza antisettica, vengono liberati dai costitutivi che ne affrettano la corruzione, e la loro durata viene quindi resa quadrupla almeno. Tale pratica può estendersi con vantaggio a tutti i legnami dolci, a qualunque uso siano destinati; ma volendola pur considerare soltanto negli usi delle ferrovie e pei pali da telegrafo, trovasi cosi feconda, da doversi risguardare come una delle più importanti applicazioni della scienza all'industria. Il legname preparato di quella guisa, può servire infine anche alle impalcature ed alle armature degli edificii, alle costruzioni navali, alle dispendiosissime armature delle miniere, agli u»i agricoli, e specialmente alle arginature ed all'impianto dei pergolati, alle gabbie o treni di palafitte, ecc. ecc.

L'Istria e la Sardegna sono ricche di legname da bastimento, impiegato principalmente pel bisogno delle marine mercantili dei due paesi. Soltanto dalla celebre foresta di Montana, nella prima di quelle contrade, si traggono ogni anno 150 mila cubi di roveri, olmi, frassini; preziosa produzione per le costruzioni marittime e pei treni di artiglieria. L'isola di Sardegna somministra pure ogni anno da 2 a 3 milioni di chilogrammi di legname, atto sopratutto alla membratura dei bastimenti. In Corsica il pino lariccio, detto anche corso, cresce a piramidi regolari, che spesso giungono ad altezze considerevoli; qualche volta perfino a 100 piedi. La sua conformazione riesce quindi opportuna all'alberatura dei vascelli, e a questo titolo sfida la concorrenza dello stesso pino, di Russia (pino selvaggio), col quale ha non poche analogie. Gli Stati Romani danno ogni anno 159 mila pezzi di grossi legni, alcuni dei quali vengono impiegati ad uso della marina. Le roveri che crescono nelle foreste della parte settentrionale di quegli Stati, hanno fama di apprestare ottimi materiali per la fabbricazione delle navi, e non solo vengono impiegati nei porti dell'Adriatico, e sopratutto nei cantieri d'Ancona, che tanto grido hanno acquietato in siffatto genere di lavorazioni, ma se ne spediscono pure in gran copia all'estero, e sopratutto in Inghilterra.

Il rovere è pure comune alla Toscana, da cui questa trae un legname, il più pregiato in Europa per l'ossatura dei bastimenti, siccome molto tenace, e di sua natura così compatto da durare per lunga pezza. Le foreste toscane presentano alberi di ogni altezza e diametro; la quRl cosa fa sì, che. gl'Inglesi accorrano a quelle spiaggie, ed esportino ogni anno, in pro della loro potente marina, dagli 80 ai 110 mila piedi cubi di quel materiale. Se ne traggono pure annualmente, ad uso dei cantieri mercantili del Genovesato, di Malta e di Spagna, dai 20 ai 25" mila piedi cubi.


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Fra i legnami nazionali che servono alla fabbricazione dei mobili, ai contano il noce, assai frequente nell'Italia settentrionale, il fico, l'olivo, il pino marittimo, il giuggiuolo, il carabine ed il limone, usitati negli Stati Sardi ed in Toscana; il larice, l'acero, il ciliegio, il castano, la quercia, ecc. ecc., comuni dappertutto. I legni più fini, come il mogano, il palissandro, l'ebano, ecc., sono d'importazione straniera.

Di questa guisa l'Italia dotata, di due grandi catene di monti, ricca di vaste foreste, con isole e coste pure popolate da alberi secolari, con clima vario e vegetazione estesa all'infinito, non poteva a meno di abbondare di un elemento, qual'è il legname, preziosissimo, e di provvedere con esso alle necessità interne ed alle domande dell'estero.

Una fra le primarie sue applicazioni è certo quella degli usi domestici, la quale poi dà luogo ad una serie d'industrie; del tornio, dell'intaglio in legno, della tarsia, fabbrica di mobili, ecc. ecc., alle quali tornerà utile il consacrare uno studio speciale.

E prendendo le mosse dagli Stati Sardi, diremo come i lavori del tornio siano molto estesi, e permettano anche qualche commercio esterno; basti a convincersene infatti l'annua importazione che si fa del legno di bosso da 30 a 40 mila chilogr., e l'esportazione delle scatole e degli altri lavori di fico verniciato, noti sotto la denominazione di prodotti di santa Margherita, dal nome della strada di Genova, ove dimorano i tornitori di dette sostanze. Le fabbriche sono in numero di dodici circa, aventi un annuo giro d'affari che può calcolarsi pel valore di 80 mila franchi circa.

Altra lavorazione pure importante e conosciuta con favore in Italia, è quella delle sedie di Chiavari. Queste sedie leggerissime, e tuttavia solide ed eleganti, ci venivano un tempo dalla Francia sotto il nome di sedie di Parigi, ed ora in cambio da noi si mandano a quella destinazione.

Le sedie da coro, i confessionali, i battisteri, i pulpiti, le casse degli organi, le vetrine, le bacheche e le scansie di molte botteghe, gli scaffali delle biblioteche e dei musei, i soffitti, gl'intavolati, le porte di molti palazzi, ecc., fatti a Nizza, Genova, Torino, sono in grado, anche per bellezza, da gareggiare con quanto possiedono le tarsie di più splendido e di più perfetto.

La lavorazione dei mobili più modesti è anche più attiva e a buon mercato. I registri delle dogane palesano, nel commercio dei mobili costrutti con legni indigeni senza impiallacciature né indorature, un incremento, che dinota un progresso corrispondente nella fabbricazione e nell'uso di tali articoli.

L'arte delle tarsie di legno, d'avorio, di tartaruga, d'argento, producono nelle principali città dello Stato molti e bei lavori, di cui si fa anche esportazione.


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L'incremento della fabbrica dei mobili impiallacciati ed ornati di tarsie in questi Stati, rendesi manifesta dall'esame dei registri della R. Dogana; da cui risulta infatti come l'importazione dei legni esotici sia cresciuta, durante gli ultimi vent'anni, dall'1 al 18. Un ragguardevole aumento appare pure nel commercio dei, mobili di lusso verniciati ed indorati, impiallacciati di legni stranieri. Un solo fabbricante di Genova, il signor Bisso, occupa in media da 120. a 150 lavoranti, ed ha una fabbrica che è una delle più ben ordinate ed estese del Genovesato. Anche il sig. Capello di Torino impiega più che 100 operai, e produce mobili scolpiti, tarsie, cornici in carta pesta, ecc. ecc. In questo genere di lavori si distingue del pari il sig. Claudo di Nizza, che abbiam visto riportare premii e menzioni onorevoli alle grandi esposizioni di Londra e di Parigi. Le sole fabbriche di Genova contano 2 mila operai; quelle di Torino anche più.

Da alcuni anni, non solo nella capitale lombarda, ma in varii Comuni della parte superiore del suo territorio, la fabbricazione dei mobili ha preso una grande estensione e fatti progressi piuttosto considerevoli. In Milano sono in attività più di 30 officine per mobili, alle quali attendono circa 250 operai, con una mercede che varia tra 1 fr: 76 cent., e i 3 fr.52 cent., e 100 garzoni. Seguendo le esigenze del lusso e della moda, i fabbricatori milanesi costruiscono mobili della qualità più scelta in legni fini, come il mogano e la noce d'India, ricchi d'intagli, pei quali vi sono molti ed abili intagliatori. Vi si fabbricano altresì mobili intarsiati con laminedi metallo a disegni diversi, ed altri ancora in legni finissimi, il legno di rosa, il frassino d'Ungheria, ornati all'ingiro di bronzi dorati e cesellati, con fregi in pietra dura od in porcellane, a figure dipinte, affatto simili a quelli di Parigi. Uno stabilimento con privilegio per intagli dì legno a macchina, produce finalmente mobili ricchi in fregi, assai ricercati dagli amatori. Gli articoli che escono dalle manifatture milanesi degli Speluzzi, dei Ramella, dei Fontana, dei Colombo, ecc. non sono certo inferiori alle opere di più squisita fattura del secolo xvi, e presentano eleganza di forme, comodità, bellezza e buon gusto di disegno, solidità e finitezza di esecuzione.

Presso alcuni Comuni della provincia di Milano, e sopratutto nella zona di paese lungo la via tra Monza e Como, Lissone, Cesano, Boisio, 'Barlassina, Lazzate, Seveso, Mede, questa fabbricazione è singolarmente attiva, sicché più di 350 famiglie prendono parte al lavoro delle mobiglie, sulle quali il numero de’ lavoranti non vi è mai minore di 600 nell'estate, e nell'inverno oltre il 1,000 con una paga di 1 fr.76 cent. al giorno. I mobili della campagna si fanno per la maggior parte in legno di noce, e pe' loro modico prezzo sono alla portata di ogni ceto di persone;


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quelli di Mede principalmente superano pel loro buon mercato i mobili di qualsiasi altra parte d'Europa; sicché appena furono noti all'estero per mezzo dell'Esposizione di Brusselle, ne vennero a que' fabbricanti delle dimande dal Belgio, dalla Francia, e perfino dalle Americhe.

Tale industria non è senza una qualche rilevanza anche nella provincia di Brescia, ove contansi sette fabbriche, rappresentanti un valore aunuo di 400 mila franchi.

Laonde le manifatture di Lombardia, ed in modo speciale quelle della sua capitale, forniscono di mobili d'ogni sorta il paese, e somministrano sopratutto gli articoli di lusso alle vicine provincie Venete ed al Tirolo, ai ducati di Modena e Parma, e perfino ad alcune località degli Stati Sardi.

Nelle principali città del Veneto si fabbricano, a seconda delle ricerche, mobili più o meno comuni. Venezia novera fra i principali suoi fabbricatori il Crepelle, il Pescarollo ed il Camera; Verona il Foradoni; Vicenza la vedova Gibele. che tiene aperto un grandioso stabilimento con lavori d'intaglio e di tarsia. A poca distanza di questa città troviamo un'industria, rozza è vero, -ma che impiega molte braccia di poveri contadini, quella cioè che si esercita nei sette Comuni, e dà secchi, secchioni, botticelle, mastelli ed altri lavori grossolani; prodotti che trovano uno spaccio nei borghi e nelle città vicine.

Nella città di Trieste lo stabilimento del signor Gossleth fabbrica ogni anno una quantità di mobili eleganti e solidi ad un tempo, che vengono esportati in parte nella Grecia, Turchia, nel resto d'Italia.

E venendo alla Toscana, non vogliamo dimenticata una manifattura, che sostiene pressoché tutta la popolazione di una sua grossa borgata. A Bagno infatti l'arte di tornire il legno; tolto dai varii alberi di quelle foreste, è estesissima, e gli articoli che ne escono, sono anime di bottoni, globelli di corone, fusi, frullini, arcolai. A Pisa si preparano i mobili ordinarii; a Siena e Firenze si fabbricano, i più fini. La scultura in legno principalmente è fiorentissima in queste due ultime città. Quivi sono da 7 ad 8 riputatissimi opificii, che fanno lavori eleganti e grandiosi in ogni sorta^d'intagli. E per dare un'idea della loro importanza, anche sotto il rispetto economico, basti il dire che dalle officine di Barbetti escono un anno per l'altro opere del valore di 70 mila franchi, prodotto del lavoro di una cinquantina d'artisti. L'arte dell'intaglio ire legno è floridissima a Siena, ove tra gli altri il Giusti e il Rossi acquistarono non poca rinomanza per fatture di rara bellezza. Anche Livorno e Prato forniscono lavori del genere di grandi decorazioni, che spedisconsi all'estero. Facendo un calcolo approssimativo di tali lavori, e prendendo norma


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da quelli del Barbetti, e dando agli altri laboratorii un terzo meno di produzione, avremo non ostante un giro annuo di 252 mila fr.

Ma ancora più eloquenti sono le cifre dell'esportazione toscana del legname lavorato in mobili e manifatture in genere, le quali sommano al complessivo valore di 507,954 franchi; la qual cosa dimostra l'importanza di questa branca dell'industria in quel paese, specialmente per ciò che si riferisce alle arti dello stipettaio e dell'intagliatore.

Le manifatture di legno danno negli Stati Romani un'esuberanza di valore sulle introduzioni, la quale però non eccede i 40 mila fr. A fronte di questi abbiamo una ragguardevole estrazione di mobili e legni lavorati in opere ordinarie.

Anche nel Regno di Napoli aumenta il numero degli ebanisti della capitale, che mano siano va estendendosi ne' capiluoghi delle provincie e dei distretti. Imitando i modelli dell'estero, ed inventando a loro modo forme nuove ed eleganti, gli artisti di quel Regno eseguiscono lavori di tutti i generi, da soddisfare a' bisogni di ogni ceto di persone ed al lusso più raffinato. Dai registri delle R. Dogane si scorga che per questo ramo i Napoletani non sono tributarii dell'estero. Per esecuzione di lavoro oltremodo perfetto, per gusto e solidità di costruzione, si distinguono in Napoli principalmente l'ebanista signor Carisi, i fratelli Laquilhermie e Beniamino Perris. Meritano del pari un'onorevole menzione il signor Raguseo, di Scilla, che per mezzo di macchine di sua invenzione prepara cornici liscie ed altre ad uso antico; il signor Bonniot, che attende alla doratura dei mobili cosi detta alla francese; ed il signor Solci, abile incorniciatore e preparatore di specchi.

In generale l'Italia, fornita a sufficienza di fabbriche pei mobili ordinarii, difetta invece di quelle pe' più fini; la qual cosa devesi porre a carico non tanto degli artisti, che spesso sono invece bene-. meriti, quanto attribuire a colpa delle circostanze civili, le quali pur troppo dal seicento in poi decorrono per gl'italiani, tristi ogni dì più. L'aristocrazia titolata va ora estinguendosi, mentre poi la ricchezza industriale è nata appena fra noi. Ai grandi palazzi che furono l'oggetto dell’ammirazione universale, tenner dietro casette borghesi, in cui, alla lor volta, l'oreficeria di Cellini, e la mobiglia del Brunelleschi e di frà Bartolomeo cedono il posto a qualche articolo venuto di Francia o di Germania.

Nessuna maraviglia adunque se per ciò che spetta a questi articoli, l'industria italiana è un po' in ritardo, e se i suoi prodotti attuali rimangono inferiori a quelli d'un tempo. Manca ad essa il denaro, mancano le ordinazioni, ed i nostri poveri artisti sono talvolta condannati a vivere nell'inerzia o a morire nella miseria.


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Eppure quanti fra loro, cedendo all'impulso del genio, si sollevano al di sopra di una condizione tanto precaria! Quanti, rompendo i ritegni, osano imprendere opere, che ricordano la mano dei maestri, le buone ed antiche tradizioni 1 Grazie a questi tentativi, grazie a queste individualità che salvano nel nostro paese il patrimonio delle arti, noi ci presentiamo al pubblico, anche in questa circostanza, con tanta confidenza in noi stessi, ed osiamo indicargli dei nomi e delle opere non affatto indegne della sua più minuta attenzione.


CONCLUSIONE


Si comprendono sotto questa categoria molte industrie di non lieve interesse pel nostro paese. Dotato infatti di grande varietà di clima, esso può contare sopra prodotti molteplici, i quali poi danno luogo ad una serie non meno varia e numerosa di manifatture. E cominciando dal cotone, che è proprio delle regioni del mezzodì, alla canape che cresce in cambio di preferenza nelle settentrionali; da un articolo di lusso, qual'è il tabacco, ai grani delle diverse specie, onde si preparano le farine per l'alimentazione quotidiana; dal vino, il quale serve al consumo interno, all'olio, che noi spandiamo, su tutti i mercati del mondo; nulla v'ha che non sia concesso a quest'Italia, benedetta da un ciclo purissimo e infiorata da una perpetua primavera.

Noi non osiamo dire che si gran cumulo di sorte sia stato messo a frutto interamente.

PIETRO MAESTRI.




GENNAIO 2010 - Pubblicazioni - Articoli - Documenti


















Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - lho sempre cercato ma non non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)










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