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L'esportazione dell'olio d'oliva, se si esclude la crisi degli anni venti, è destinata a durare e ad espandersi ulteriormente nel corso di tutto l'Ottocento.  Anche se, come vedremo, lungo i decenni del secolo esso verrà affiancato sempre più decisamente da altri prodotti agrari, vino e agrumi in primo lL'esportazione dell'olio d'oliva, se si esclude la crisi degli anni venti, è destinata a durare e ad espandersi ulteriormente nel corso di tutto l'Ottocento. Anche se, come vedremo, lungo i decenni del secolo esso verrà affiancato sempre più decisamente da altri prodotti agrari, vino e agrumi in primo luogo, che insieme al «vecchio» grano correranno con alterna fortuna l'avventura dei mercati. E infatti le 19 119 tonnellate di olio esportate nel 1832 attraverso un trend quasi ininterrotto di crescita toccavano ormai, nel 1855, le 34 899 tonnellate.

Tale espansione si andava peraltro svolgendo anche a dispetto della sempre più decisa concorrenza che ormai erano in grado di sostenere tanto i produttori delle campagne del Levante che i paesi dell'Europa mediterranea. E ciò in ragione non solo e non tanto della superiorità de gli oli meridionali, ma grazie fondamentalmente a un fenomeno di più ampia e generale portata: la continua dilatazione dell'area dei mercati.

Il Mezzogiorno nel mercato internazionale (secoli XVIII-XX)

di Piero Bevilacqua

NOTA BENE - Vi consigliamo di consultare il testo del Bursotti - si tratta di una lettura molto interessante sul commercio di alcuni stati tra cui Due Sicilie, Inghilterra, Francia.

Nella conversione in formato HTML i dati di alcune tabelle non vengono collocati in maniera corretta, pertanto dovete sempre utilizzare i testi originali nel caso in cui dobbiate elaborare delle tesi oppure scrivere degli articoli.

Buona lettura e tornate a trovarci.

Zenone di Elea - Agosto 2018

1842 BIBLIOTECA DI COMMERCIO STATISTICA COMMERCIALE (G. Bursotti)
1844 SUL COMMERCIO DELL’OLIO DI OLIVE DELLE DUE SICILIE
1846 (N.° 10445) Decreto col quale si diminuisce il dazio di esportazione sull'olio di olive, o morchia
1852 (N.° 3631) Decreto che stabilisce temporaneamente il dazio di estrazione, d'immessione e di consumo sull'olio di oliva
1855 MANUALE DI CALCOLAZIONI MERCANTILI DI NICOLÒ M. INTRONA
1856 (N.° 3149) Decreto relativo alla riduzione del dazio di estrazione, ed alla fissazione del dazio d'immessione sull'olio di oliva nel dominii di qua e di là del Faro
1856 Modello di statistica annuale sullo stato di coltivazione degli ulivi, e delle viti, e del prodotto che se ne ottiene [circolare]
1856 COMMISSIONE DI STATISTICA GENERALE - Quadro del prodotto e consumo dell'olio per l'anno 185_
1858 RIVISTA CONTEMPORANEA DELLA INDUSTRIA MANIFATTURIERA - Olii
1860 (N.° 662) Decreto che stabilisce i dazi d'immissione e di estrazione da percepirsi sull'olio di oliva
1860 (N.° 819) Decreto col quale si aumenta il dazio di estrazione sull'olio di oliva da dominii di qua del Faro
2000 La storiografia reticente "Storia dell'olio d'oliva in Calabria" di Augusto Placanica (Nicola zitara)

SUL COMMERCIO DELL’OLIO DI OLIVE

DELLE DUE SICILIE

NAPOLI

STAB. TIP. DI FRANCESCO SOLAZZO

1844

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

Agosto 2018

SUL COMMERCIO DELL’OLIO DI OLIVE DELLE DUE SICILIE

(Articolo estratto DALLA BIBLIOTECA DI COMMERCIO DI G. BURSOTTI, 
Dispense VIII e IX, maggio e giugno 1842)

L'olio di oliva ha tenuto e tiene incontrastabilmente un luo go principale tra le produzioni agricole di questo suolo cotanto favorito dalla natura. Basti il ricordare come cotal derrata dopo di aver fornito interamente alla consumazione interna, costituisce pe domini continentali non meno della metà del valore di tutte quante le svariate merci le quali cava da noi il commercio straniero; e come a traverso di molte vicende, e non ostante le cause non poche di depressione, ha essa avuto incremento nota bile, comparandola con lo stato degli anni decorsi.

Agli oli le provincie di Bari e di Terra d'Otranto debbono la più parte della loro ricchezza territoriale, gli oli pure in gran copia prosperano nelle Calabrie, e ve ne ha negli Apruzzi, in Terra di Lavoro, in Campagna d'Eboli, in Sorrento, ec.

L’importanza di questo prodotto per se stesso, pe’ molti e gravi interessi che vi si ricongiungono, per l'incertezza delle sue sorti future tra le speranze di mi maggiore e più saldo progresso e i timori di un notevole abbassamento; tutto questo ci ha fatto reputare opera utile il trattarne come della derrata che potrebbe dirsi rappresentar per eccellenza la nostra ricchezza agricola ohe alimenta ('esterno commercio.

Noi toccheremo brevemente della produzione annuale degli oli, delle vicende di lor coltura e fabbricazione; discorreremo la storia di questa branca del nostro commercio esterno dando gli specchi che potremo su l’esportazione di siffatta derrata, e considerando il suo andamento, il suo stato presente, e 'l probabile avvenire, in relazione con le principali cause che possono spiegarvi la loro efficacia dentro e fuori del regno, ed in ispezie degli effetti della concorrenza degli oli di olive degli altri paesi, e de'  surrogati che principalmente da alcuni anni in qua sono entrati a divider con essi la loro parte ne’ processi dell’industrie.

Certo egli è che il primo elemento da premettere in una fatica risguardante questa preziosa derrata, sia la notizia della quantità precisa degli oli che annuahnente si producono dalle nostre provincie; ma il dar questi particolari in uno specchio esatto importerebbe essersi compiuta gran parte del lavoro della statistica agricola del regno, cosa per verità del maggior momento per un paese come il regno di Napoli. Ma somiglianti lavori superan le forze di un privato, e son di tanta difficoltà che le stesse pubbliche amministrazioni non han potuto altrove venirne a capo con successo avanti che tutto sia gradatamente preparato per simili ricerche, tanto in ordine agli elementi onde s’abbia a costruire il lavoro, quanto rispetto agli uomini deputati ad eseguirlo (). D’altra parte nello stato in cui è pervenuta oggidì la statistica, volendosi da essa cifre vere le quali ritraggano lo stato reale del paese, non sapremmo affidarci a poche imperfette ed isolate notizie per avventurar uno di quei soliti calcoli fondati sopra tale o tal altra congettura, e su quell’argomentar per analogia da una città, e talvolta da un borgo e da un semplice paese, per determinar la produzione di un regno intero, come se le abitudini, le gradazioni del clima, le condizioni sovente diametralmente opposte di civiltà tra l'una e l’altra provincia del regno medesimo, la svariatezza della qualità negli stessi prodotti identici, la maggiore o minor proporzione nel numero di adulti, di bambini o di donne, potessero, per via di risultamenti identici, dar delle cifre che fossero per tenere il luogo di verità.

Per buona ventura il precipuo scopo del nostro lavoro essendo dirizzato all'esterno commercio, ci dispensa dal debito dì una statistica esatta dell’interna produzione, e contentandoci dì darne un' idea approssimativa che basti al soggetto della presente fatica, non crediamo inopportuno il notare, intorno alla produzione de’ nostri oli al 1835 ne’ domini di qua del Faro, la cifra a cui veniva estimata secondo gli elementi forniti all’officio del censimento, pubblicati nel giornale officiale del 22 dic. 1837.

Il ricolto si faceva montare a cant. 674,652, ed il consusmo a cant. 502,942. Dal 1835 finora la produzione ha molto progredito, e secondo le opinioni delle persone versate nel traffico degli oli del regno, il coacervo di più anni è prossimamente estimato ad una quantità annidale di quasi cant. 900,000, delle quali circa tre quinti sono assorbiti dall’interna consumazione, e il rimanente sopperisce all’esterno commercio, e ad un deposito annuale abbastanza considerevole per accorrere a’ bisogni del consumo e del commercio in un’annata di cattiva raccolta.

Come la rinomanza di questa produzione rimonta a’ tempi i più remoti, abbiamo da Columella e Varrone ciliare testimonianze del suo accurato stato di coltura e di fabbricazione,quando i delicati oli Campani, Penlri, Irpini, Lucani, Calabri, Turi, Tarentini e Salentini soddisfacevano al gusto e al fasto de’ Romani e di altri Italiani. E per ciò che in ispecie concerne ai metodi di fattura de’ nostri oli, Columella stesso ce ne ha tramandato la descrizione, la quale e chiarita e rafforzata dalla macina ch'è stata nel decorso secolo dissotterrata dalle rovine di Pompei.

Ma scaduta era adatto la coltivazione degli ulivi col volger degli anni, e perduti i buoni metodi di fattura, dietro le tristi conseguenze del lunghissimo governo viceregnale, della barba rie, de'  ceppi e delle angustie onde per opera della feudalità e di quei politici ordinamenti, la proprietà e la libera coltivazione delle terre erano travagliate. Non sarà inopportuno all’uopo inserire qui appresso un luogo del Galanti della sua opera intitolata, Desolazione geografica e politica delle Sicilie, Napoli 1789, tomo 3.°, pag. 221.

«Ulivi, grano, vino ed olio sono i principali prodotti del «nostro regno. Ma folio sopra i primi due ci rende creditori «de popoli settentrionali. Gli ulivi nascono in tutte le provincie, eccetto che ne’ luoghi troppo freddi degli Abruzzi, del Sannio e della Basilicata. Si trovano nella porte marittima dell’Abruzzo e della Basilicata. Nella Capitanata è scarsissima questa coltivazione, in grazia della dogana di Foggia, de'  demani, de'  feudi, delle comunità e delle badìe. Nelle provincie di Calabria e di Puglia questi alberi sono di una mole maggiore delle quercie. La provincia di Bari è tutta ingombra e h vicenda di alberi di ulivi e di mandorle. Vi sono olive che sono dolci e si mangiano senza conciarsi. Nella Terra di Otranto e di Bari, nella parte occidentale della Calabria ulteriore, questa pianta e propria del suolo poiché circa due terzi sono coperti di boschi di ulivi. Del prezioso liquore che se ne estrae si fa ampio e ricco commercio in Gallipoli, dove si trasporta quasi tutto l’olio della provincia.

Lo stesso autore, dopo di aver parlato della diligenza adoprata dagli antichi nel trarre l'olio, che serviva non soltanto alle mense, ma ad uso di unguenti, querelandosi dello stato in cui era caduta quella fabbricazione, soggiugne: «Nelle provincie di Puglia e di Calabria, non avendo i cittadini la libertà di macinar le olive come sono mature a cagione del diritto esclusivo de'  trappeti feudali, sì lasciano lungamente pel suolo a fermentare e imputridire, per cui danno un olio guasto e di cattivo sapore.

Non sono revocati in dubbio l’invilimento e l'imperfezione della coltura e de'  metodi dì que’ tempi in ordine a nostri oli, non ostante l’importanza con cui eran considerati, di modo che come ci narra lo stesso Galanti, il signor Presta di Gallipoli per aver fatto diversi saggi ed esperienze di oli con molta spesa e cura, ricevette particolari incoraggiamenti dal Governo, una medaglia d’oro ed una pensione di annui ducati 300.

Quel ohe reca per verità maraviglia si è il vedere si lungamente perdurare siffatto stato deplorevole, anche dopo i miglioramenti seguiti nell'amministrazione civile e l'abolizione della feudalità, che districàvan da tanti vincoli la proprietà e l'agricoltura; ed ecco come il signor Mauro Luigi Rotondo, dopo di aver giudiziosamente ragionato dell’imperfetta coltivazione, si esprime intorno a’ procedimenti di fabbricazione, alla pag. 309 del Saggio politico su la popolazione e le pubbliche contribuzioni del regno delle due Sicilie di qua del Faro, messo a stampa nel 1834.

«I barbari con la di loro devastazione cancellarono finanche la memoria di questo meccanismo, in modo che la descrizione di Col omelia non si è resa intelligibile che dopo la e scoverta negli scavamenti di Pompei delle antiche mole destinate a quest’uso. I nostri trappeti sono tuttavia formati secoli«do la rozzezza de’ secoli barbari, ed il di loro macchinismo non si è spinto al di là del gusto e de’ mezzi grossolani del medio evo, in guisa che possiamo francamente asserire diè in questo genere noi non abbiamo ancora per nulla profittato ne delle scoverte degli antichi metodi, né de’ lumi della scienza meccanica».

Pare che appena da alcuni anni in qua, scosso il sopore e la negligenza de’ nostri agricoltori che in più luoghi del regno quasi niuna cura davano agli alberi di olive per putagione e governo, niuna alla terra per fecondarla e ravvivarla al bisogno con ingrassi ed irrigamenti, un miglior metodo. di coltivazione cominci a recare i suoi frutti; e dobbiamo ancora essere grati al sig. Ravanas per la introduzione di un novello sistema di macinale e premer la pasta delle olive, per effetto del quale ottengonsi risparmio di tempo e di spesa di produzione, miglior qualità nel genere. Comecché i di lui primi saggi nella provincia di Bari rimontino al 1825, i risultamenti se ne sono resi notevoli da dieci anni a questa parte, e segnatameute nell’ultimo quinquennio. Già nel 1838, quando si procedeva ad un inchiesta per rischiarare il real Governo su la convenienza di un mutamento nelle tariffe doganali, consultandosi uomini speciali dediti all'industria, ab commercio, alla marineria, le cui risposte presentavansi al giudizio di sperimentati funzionari, si additarono i buoni effetti fin d’allora conseguiti mercé i nuovi processi del Ravanas, ed in ispezie l’aumento di circa un sesto sul prezzo degli oli nel distretto Bari, ove maggiore era stata l'applicazione di que’ metodi, rimpetto agli oli comuni della stessa provincia, non altrimenti che del rimanente del regno.

Uno degli effetti di questo miglioramento è stato quello di Ottenere dalla provincia di Bari una qualità di oli che prima non aveva (i commestibili) ed abbiamo dallo stesso Ravanas che già la quantità esportatane annualmente può sommare a circa 30 o 40 mila cantaia. Non ci rimane che ad esprimere il voto perché i metodi a lui dovuti, e che tanto meritamente gli valsero la medaglia dell'incoraggiamento, si spandano bentosto in tutte le provincie olearie del regno f con utilità del loro uso anche per gli oli comuni ().

Non crediamo che pel soggetto della nostra fatica faccia mestieri dilungarsi in più particolarità su la coltura e fabbricazione  degli oli per entrare a ragionar di questa produzione per quei punti che riflettono l'esterno commercio.

Quando noveravansi appena poche proprietà libere, e quasi tutte o feudali erano, o sottoposte a legami Fedecommessari, a servitù e dritti di pascolo, le cause stesse generali che opponevansi alla prosperità dell’agricoltura, che inceppavano il libero esercizio dell’industria, la cattiva coltivazione e fattura, é per giunta un dazio grave imposto all’esportazione; tutto questo impediva senza dubbio che la produzione è ’l commercio avesser potuto aggiungere a quel grado di floridezza e a tutto quell’aggrandimento di cui eran suscettivi.

Ciò nulla manco, come appare da’ prospetti commerciali del 1771, i nostri oli fin d’allora poco erano al di sotto della meta della valuta delle intere esportazioni; spedivansi ne’ paesi settentrionali, e per considerevoli quantità sopra tutto in Marsiglia, dove entravano per la parte massima nella consumazione totale di questa derrata ad uso della fabbricazione de’ saponi. Quel che più monta sono i prezzi di quell’epoca non minori di ducati 30 a 32 per salma. É siffatto stato di cose, se si pon mente agli ostacoli sopra discorsi, e all’abbassamento subito dal prezzo dell'argento, è a tenersi gran fatto vantaggioso; e vuoisi ripeterlo dalle naturali favorevoli disposizioni del nostro regno per cotesta derrana, dall'avere noi allora pochi concorrenti nella produzione degli oli di olive, dal non esservi peranco sospetto della esistenza di tutti quei surrogati che hanno ai dì nostri acquistato tanta e sì inattesa importanza.


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Nel decennio Io stato di guerra, il blocco continentale, turbarono le naturali nostre relazioni di commercio; la qual cosa di rimbalzo veniva a ferire gravemente anche l’interna produzione. Ricordinsi i prezzi degli oli di quei tempi, e ’I loro invilimento deporrà meglio che ogni altro argomento del languore in cui eran cadute la produzione e l' commercio, essendo scesi perfino a duc. 10 o 12 per salma.

Non meno straordinarie, ma per cagioni diverse, voglionsi considerare ne’ primi anni della Restaurazione le condizioni dell'olio e di presso che tutte le nostre derrate in generale. Nel 1816 e 1817 quasi una carestia si patì ne’ grani ed altri cereali, e segnatamente nel 1816 fu mancanza notabile di ricotto. Possono all’uopo ricordarsi i divieti di estrazione e i favori concessi all’immissione con vari decreti di quell’epoca.

La guerra ancora avea fatto mancare ne’ soliti luoghi di consumazione i nostri oli, le nostre sete ed altri oggetti di nostra produzione, laonde si ebbero straordinarie commissioni che produssero ancora prezzi straordinari, i quali andavano declinando a misura che man mano i primi bisogni delle piazze di consumo soddisfatti, facean scemare le richieste, e che d’altra parte maggior copia di derrate si aveva dai nostri luoghi di produzione allo equilibrarsi di questa con le richieste.

Segnatamente per gli oli, tanta era stata durante il decennio la noncuranza per la produzione, e tali nel 1816 e nel 1817 le ricerche dello straniero, che si videro i prezzi salire Ira’ duc. 32 e 33 fino a duc. 62 la salma.

A conferma di ciò vanno additati i seguenti decreti: del 26 luglio 181 3 che sospese il caricamento dell'olio per l’estero — del 28 agosto 1816, e li esentò gli oli esteri da ogni dazio di estrazione — del 14 gennaio 1817, che concesse per un dato periodo il premio di carlini 10 a cantaio su gli oli esteri immessi per la via di mare— del 9 settembre 1817, che permetteva l'estrazione por quelle tali quantità che il Ministro delle finanze avrebbe giudicato convenienti.

Non prima del 13 gennaio 1818 fu emanato real decreto con cui permetteasi la libera esportazione degli oli, quando andava già a ripristinarsi un certo equilibrio e per le nostre assuete relazioni di commercio e per la produzione stessa del regno. Ciò seguiva per gli oli, quasi non altrimenti che per tutte le altre produzioni agricole in generale.

Certamente la pace generale, e massime per noi la pacificazione coi barbareschi, ridonando tutta la libertà e sicurezza al commercio, ci permetteano di raccogliere quel frutto grandissimo che dovevamo attendere dai miglioramenti già operati nella nostra interna amministrazione, e che ci era dato sperare da un incremento progressivo de’ cambi con altri paesi per opera del cominci ciò generale sempre crescente. Non pertanto conveniva esser preparati ad una concorrenza che prima non avevamo avuto.

 Avanti il 1815 può dirsi che tutte le isole del Mediterraneo all'oriente della Sicilia, perdio occupate da’ Turchi, non altrimenti che la Barberia, l'Egitto, il Bosforo, il Mar nero, erano fuori del Commercio de'  Cristiani, ed appena i Marsigliesi vi avevano degli stabilimenti, delle fattorie, note sotto il nome di scale di Levante, gli Ebrei, e sopra tutto quei di Livorno, vi aveano delle relazioni, e qualche bandiera di talune isole dell'Arcipelago sotto il nome di bandiere di Gerusalemme vi facea il commercio.

Coteste contrade intanto ove in generale erano produzioni graric simili a quelle delle due Sicilie, cominciavano àd essere nequentate dai Cristiani.

La Russia indire, allargate lo suo conquiste, rendette agricoltori tanti popoli che viveano al modo do’ Tartari, e la penisola della Crimea era giunta a versare prodigiosa quantità di grani su i mercati europei.

Ciò si passava nell'Oriente, quando nell'Occidente la Spagna, priva delle sue colonie di America, s’indusse a coltivare tante terre le quali teneva prima abbandonate, ed era stata nella necessità di provvedersi da fuori.

La Francia, perla divisione maggiore della proprietà durante la rivoluzione, avea pur grandemente esteso le sue coltivazioni. Altri Stati ancóra sottraevansi al bisogno di quelle produzioni agricole che per lo innalzi solean trarre da noi, ottenendole invece dal progresso della propria agricoltura per le occasioni che il blocco continentale avea dato quasi da per tutto di promuovere ogni branca d interne industrie, ancora che fattizie.

Per tal modo noi ch’eravamo, secondo i nostri antichi economisti, i creditori nati degli stranieri pei grani e principalmente per gli oli, incontravamo sul mercato generale la concorrenza di tanti emuli novelli, concorrenza che col progresso del tempo e dell'incivilimento è tuttogiorno divenuta di maggior momento.

Siam noi lontani del secondare le opinioni di coloro i quali esagerano lo conseguenze di cotal concorrenza, e vagheggiando il ritorno agli alti prezzi che si fecero nel 1816 e 1817, senza tener conto delle straordinarie condizioni che li causarono, menano gran lamentò del nostro stato attuale, e della voluta miseria del paese rimpetto a’ tempi andati. Senza addentrarci, in una quistione la quale, comecché importantissima, ci svierebbe per ora dal nostro soggetto, direm, quanto a noi, che non ci sembra pur permesso il dubitare del cammino progressivo della nostra pubblica ricchezza; ed osserviamo che se le indigene derrate hanno ora a competere con quelle di tanti altri novelli produttori, i bisogni gran fallo cresciuti con le industrie, con la civiltà e con l'aumento generale della popolazione, il campo più largo che si è aperto il commercio, offrono bene i modi da rifarci con usura contro la concorrenza altrui. Oltre di che questa è stata forse troppo esagerata in ciò ch’attiensi in ispecie a’ generi di sussistenza, i quali creando chi li consuma, sono assorbiti dall'interno mercato sul luogo stesso della produzione per una quantità ben maggiore di quella che,ne avanzi per versarla su l'esterno mercato.

Malgrado tutto ciò, chi saprebbe assennatamente contraddire che quando più paesi recar possono sul mercato generale produzioni simili alle proprie,quando l’industria ingegnosissima,operosa, e riluttante a subire il giogo di ogni ostacolo, si mostra ai giorni nostri cosi pronta ed atta a scuoterlo per via di novelli trovati onde sostituisce un elemento di produzione ad un altro; quando in sostanza non puossi più godere del tranquillo non contrastato benefizio del monopolio, tutte le ragioni e tutti gl’interessi potentemente consigliar debbano a fare ogni sforzo a fin che si pervenga ad assicurare ai prodotti propri una meritata preferenza sul campo della libera concorrenza? E questa preferenza valer debbe non solo a guarentirne dallo scapito che sovrasta pei concorrenti che si hanno; ma per essere i primi a conquistare delle posizioni favorevoli, e quella parte maggiore dei profitti che può sperarsi nel campo di un commercio più esteso.

Molti paesi si trovarono, dopo il 1815, in simiglianti condizioni al sorger di tante manifatture eguali a quelle che essi quasi esclusivamente producevano per innanzi; ed allora imo studio principale, un pensiero costante e seguito è stato quello di chiamare in soccorso la meccanica, la chimica, la fisica per migliorare i metodi di manifattura, per iscemare le spese di produzione, a fine di vincerla in mezzo alla concorrenza altrui. Cosi e industrie di un paese sonosi perfezionate ed aggrandite a petto della concorrenza stessa di altri paesi che minacciava di chiudere gli antichi sbocchi, ed uno Stato ha spesso trovato un mercato più abbondevole in quella stessa contrada la quale è surta emula in alcune sue manifatture, perocché col crescere delle industrie e della ricchezza di un paese scaturiscono bisogni novelli, e moltiplicansi i cambi da popolo a popolo a misura che cresce la loro prosperità.

E’ stato inoltre oggetto di special sollecitudine de’ Governi, sopra tutto in questi ultimi anni, qualunque si fosse stato il loro sistema economico, liberale o protettore per l'industria interna, il fare sparire quanto è stato possibile, e coi sistemi generali, e con le transazioni diplomatiche, tutti quegli ostacoli che avessero presentato delle limitazioni per la estrazione delle indigene produzioni sia agli stranieri che venissero a cavarle da’ propri porti, sia ai nazionali nel recarle che farebbero da per tutto ove la convenienza suggerisse di condurle. Oltre di che finalmente tanto i Governi con le loro istituzioni, quanto il commercio con la sua industria, si sono sforzati e si sforzano di sgravare il trasporto della produzione da tutte le spese delle piazze intermedie, ponendo in diretta comunicazione i luoghi di consumo con quelli di produzione.

Il medesimo ad un di presso, e con gran fondamento, sarebbe a noi spettate di fare nella ridondanza in cui eravamo de'  generi di produzione agraria, e stante il notabile aumento che questa medesima potea ricevere.

Ma il miglioramento dell'agricoltura, primo e principale espediente cui avrem dovuto appigliarci, incontrava l’ostacolo della tenacità degli agricoltori alle loro vecchie pratiche; incontrava sopra tutto l'ignoranza, e quella tale disposizione all’indolenza, ci si condoni il confessarlo, a cui molti nostri proprietari erano abbandonati per la stessa coscienza della feracità delle nostre terre. Così presso di noi l'uffizio degli agricoltori per lunghissimo tratto è sembrato in generale doversi limitare a raccogliere i frutti che quasi spontanei la natura riproduce, anzicché sforzar la forra, fecondarla con la propria industria, e moltiplicare con la fatica la produzione del suolo, per modo che la primitiva forza produttiva della terra diventi quasi spregevole rimpetto a quella che vi abbia aggiunto il lavoro dell’uomo, lavoro che in altri paesi mettendo quasi l'arte al di sopra della natura ha spinto l’agricoltura ad una prosperità immensa malgrado la sterilità del suolo ().

Riconducendoci ora al nostro discorso su gli oli di olive, notiamo che gli ostacoli al commercio ed alla produzione non erano soltanto nelle condizioni generali dell'agricoltura, ma venivano dalla legislazione doganale.

Il dazio di esportazione su gli oli, retaggio dei nostri antichi sistemi, serbavasi nel 1813 in tutta la sua forza quale era stato anteriormente al 1806, cioè per la via di mare grana 42 a staio, e per la via di forra grana 33. Ciò non ostante, benché gravissimo tal. dazio, avea poco richiamato l'attenzione per gli alti prezzi de’ primi anni dopo il 1815.

Ma la tassa di estraregnazione degli oli oli che ora stata f sempre obliala (come ci vien dello nel Saggio politico, pag. 447) cominciò nel 1820 a destare le sollecitudini del Governo, ed era quella l’epoca cui risvegliar si dovea. la più vigile attenzione. Dal 1806xxx prendono origine i miglioramenti economici che favorirono le produzioni agrarie, e da quel tempo cominciarono ancora a prosperare le coltivazioni dell'ulivo nelle Spagne e nell’Africa. L’ulivo è un albero che richiede non pochi anni per dar il suo pieno frutto; ma già nel 1820 le nuove produzioni di tutti i paesi facevano avvertire de’ movimenti insoliti nel commercio, ed i nostri oli nel mercato generale incontravano una minorazione di prezzi. La tassa de’ dritti cominciava perciò ad essere esorbitante, ed era di ostacolo non solo al commercio, ma alla produzione degli oli.»

Aggiungerem noi soltanto che cotal tassa, esorbitante per se stessa, lo diveniva di più per le conseguenze forse imprevedute ed inattese che derivarono dalla legge dèi 30 marzo 1818, la quale concedendo alle bandiere inglesi, francesi e spagnuole esclusivamente una diminuizione del 10 per 100 su le merci importale da rispettivi paesi; e riducendo ad una maniera di monopolio esercitato da poche bandiere il traffico d’immissione, recava di rimbalzo delle notevoli restrizioni e limitazioni al nostro commercio di estragone, poiché la facoltà di vendere ristretta a pochi restringeva essenzialmente quella di comprare.

Il real Governo che avea sempre seguitato il corso e le vicende deprezzi degli oli, temperò pel momento la gravezza della tassa, concedendo parziali diminuzioni di dazio sino a che il 12 marzo 1822, per la prima volta, venivasi a ridurre il dazio per via di terra a grana 24 e per via di mare a grana 28 Io staio. Colai diminuzione, comeché temporanea, fu sempre prorogata e la tariffa stabilita col decreto del 15 dicembre 1823 modifica va nel modo qui appresso indicato, per misura generale, il dazio di estraregnazione degli oli.

Per terra, lo staio, grana 42
Per mare, con bastimento nazionale, grana 28
  »   » con bastimento nazionale, grana 42

Al 30 novembre 1824 fu pubblicala l'ultima tariffa che è in vigore, e si dispose un'altra riduzione, cioè: 

per terra, lo staio, grana 15
per mare, con bastimento teme, grana 20
  »   » con bastimento estero, grana 30

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Questi dazi furono ordinati ne reali domini di qua del Faro, poiché per la Sicilia l'estrazione dell’olio fu sottoposta soltanto alla tassa di grana 67 a staio con bastimento nazionale, e di un ducato con bastimento estero.

La diminuzione del dazio recava ad atto un pensiero benefico che da più tempo il Governo avea avuto in mira, di ridurre le tasse a misura che le condizioni di questa produzione lo avrebbero richiesto. Queste tasse però differenziali per la bandiera nazionale ed estera di cui avanti non era stato mai esempio presso di noi, non sursero che con lo spirito del novello sistema che si volle ordinare con le tariffe del 1823 e 1824; le quali furono dirizzate primamente a chiamare la bandiera nazionale a parte della diminuizione del 10 per 100 all’immessione, concessa già ne 1818 alle tre mentovate bandiere, senza che si fosse cominciato come sarebbe stato più regolare e convenevole, dal dare alla marina propria questo favore per assimilar poi le altre a quella; ina intesero a fermare un sistema protettore per le industrie nazionali, intesero a favorire per tante vie la marina mercantile.

Quanto all'esportazione, il Governo con molta lode, salvo poche eccezioni, proclamò la franchigia assoluta; ed in realtà per le produzioni agrarie che son quelle di cui noi facciamo estrazione, essendo la terra già sottoposta al peso fondiario, un dazio caso di estraregnazione più degli altri gravoso, poiché tranne il straordinaria domanda ove la quantità richiesta superasse l’offerta, il dazio ne’ tempi ordinari può dirsi pagato dallo stesso produttore il quale perciò soggiacerebbe ad una doppia imposta.

Vivamente ne incresce che una delle eccezioni a quel saggio principio, sia caduta su gli oli; ma poiché il Governo erasi mostrato prodigo nell’imporre sacrifizi al tesoro per promuovere e favorire la produzione e il commercio, è forza convenire che le viste finanziere allora non poterono permettere ancora di rinunziare interamente all'entrata che assicurava il dazio degli oli.

Gran bene non pertanto far doveva l'alleviamento dell’imposta rispetto a quella antica, di gr. 42. per via di mare, e gr. 35 per via di terra; se non che la tassa differenziale introdotta, quei terzo di meno che pagavano i legni nazionali a differenza degli stranieri con l’intendimento di assicurare alla propria marina una preferenza pe’ noleggi nell'esportazione degli oli, impediva forse per questa ragione medesima di raccoglier tutt'i frutti ch'erano da attendersi da un dazio assai più mite, sia per le gravezze o deviazioni che il commercio de'  nostri oli incontrava per tratta'  menti eccezionali o differenziali in più porti stranieri, sia per quelle conseguenze inseparabili da ogni limitazione all'estrazione delle proprie derrate, e dalla condizione che quasi ne’ nostri porti subiva la produzione di essere estratta per una via anziché per molte con pari facilita, con la bandiera sola nazionale anzi che con quella di tutti gli altri paesi.

Ad onore del vero è a dirsi che il real Governo non erasi indotto a somiglianti tariffe protettrici che nella esistenza delle convenzioni pubblicate con la legge del 1818, e rimpetto ai tanti incoraggiamenti e premi che le leggi daziarie degli altri paesi concedevano alla propria industria ed alla propria marina. In Francia p. e., ed era questa una delle nazioni che godeva presso di noi il benefizio del IO per 100 non retribuito, i nostri oli appunto importati con bastimenti napoletani come con altri legni stranieri, già pagavano ad un di presso un carlino di più a staio dei legni francesi.

Premesse le narrate cose generali su le vicende del commercio egli oh di olive, sarà questo il luogo di entrare ne’ suoi particolari con l'aiuto delle cifre che ne rappresentano l'esportazione, che sovra ogni altro valer debbono a spander luce sul soggetto. Noi qui ci abbatteremo nel solito scoglio in cui va ad urlare ogni fatica qualunque in cui accada di dover porre a conato o stato attuale di alcuna branca del nostro commercio con quello precedente. Manchiamo degli elementi di una statistica commerciale che risalendo agli anni decorsi, giungesse fino a dì nostri. La qual cosa è senza dubbio un male, e massimamente per la storia della economia politica del regno e delle sue relazioni di commercio. Ma egli è vero d’altra parte che gli antichi bilanci di commercio, ravvicinati a’ presenti, non potrebbero che fino a un certo grado servire di ragionevole comparazione per la differenza delle condizioni tra il nostro stato anteriore al 1806 e in cui il regno e attualmente, senza i vincoli e le gravezze che una volta han travagliato il diritto di proprietà e l’interna circolazione delle merci, con una popolazione maggiore di un quarto dell’antica, sotto ordinamenti civili affatto diversi da precedenti, e quando per l'applicazione più immediata della meccanica all’agricoltura, per effetto dell'incivilimento maggiore, e per tante altre cause che lungo sarebbe di enumerare, può alla produzione in generale esser dato quell'incitamento da spingerla ad un progresso veramente ignoto a’ nostri maggiori.

Così chi volesse estimare lo stato attuale delle nostre produzioni, meglio che rimontare all’epoca anteriore all’occupazione decennale, quando certamente non crediamo la ricchezza pubblica essere stata maggiore della presente, dovrebbe misurarlo dal grado di progresso cui questa fecondissima terra è suscettiva di pervenire, da quello cui altre nazioni son pervenute avendo ancora minori elementi naturali di prosperità.

In mezzo a tante tenebre spande alcun raggio di luce la citata Descrizione delle Sicilie del Galanti, opera commendevole sopra tatto se si pon mente alla imperfezione delle nozioni statistiche di quei tempi, e ch’è una delle tante pregiate fatiche le quali in fatto di cose pubbliche comparvero allato ad opere scientiche di gran momento in un'epoca in cui la civiltà napolitana, forte di se stessa e con passo sicuro, spingevasi in una via di avanzamento al tutto propria.

Il Galanti ci ha lasciato lo specchio del commercio esterno nel 1771, e la cifra che troviamo notata per la estrazione degli oli, è di salme 87 mila, pari a staia 1,362,000. La qual quantità a duc. 30 la salma, era estimata duc. 2,610,000.

Egli però giudicava il contrabbando per la estrazione non meno che al 20 p. % di tal che ove in ispezie potesse farsene l’applicazione agli oli, l'estrazione effettiva avrebbe potuto estimarsi per salme 102,400 pari a staia 1,638,400, del valore di duc. 3,072,000.

Il Galanti procedeva per ordine del Re a formare un bilancio del commercio per dieci anni, e ne spiace vivamente che le difficoltà a lui affacciatesi nella esecuzione lo abbian fatto desistere dall’impresa fatica.

Altro bilancio incontrasi per il 1784, donde si hanno soltanto notizie isolate circa l’estrazione degli oli per i principali paesi; ed e a notare che in quel ranno folio veniva estimato a duc. 32 la salma.

Par che sia comune opinione che l’esportazione siesi mantenuta stazionaria fino al 1806, tra le restrizioni della nostra interna amministrazione e'1 poco aumento nel consumo degli altri paesi quando le industrie non avevano avuto il movimento cosi rapido degli anni seguenti. Ma che l’ordinaria estraregnazione di allora debba intendersi ristretta alle cifre del 1771, le sole che si abbiano avanti il 1806; non sapremmo pensarlo, perocché mal potrebbe dall’esportazione di un solo anno dedursi un giudizio adegualo, trattandosi massimamente di una produzione soggetta a tante vicende, che esser suole biennale, e che tante volte ancora non dà un buon ricolto prima di tre o quattro annate.

Dal 1806 al 1820, secondo la testimonianza del sig'. Rotondo, l'esportazioni coacervate davano una media di salme 100,000 Tanno, malgrado le straordinarie circostanze del nostro commercio, prima per le vicende della guerra continentale, e poi dopo il 1815 pe’ vari casi sopra discorsi che ne fecero o impedire l’estrazione o permetterla con limitazione.

Le più accurate notizie cominciano dal 1821, e man mano si seguitano fino al 1840.

Lo specchio che inseriremo alla pag. () 25: mostra le quantità esportate in ciascuno de’ 20 anni, con la distinzione tra bandiera nazionale ed estera dal momento in cui il dazio differenziale è stato introdotto; più la indicazione del dazio per ciascun anno. L’esame di questo specchio offre i seguenti resultamenti, coacervando ciascuno de’ quinquenni:



Per mare con band. per terra Totale

nazionale estera
1821 25 anno medio staia 1,871,662 7,281 1,878,943
1826 30 » » 2,359,156 537,956 23,086 2,920,198
1831 35 » » 2,314,339 273,695 47,469 2,635,493
1836 40 » » 3,163,223 288,982 37,959 3,490,174

Nel primo quinquennio la media non si eleva ohe per f, incirca su le salme 100 mila che si ebbero ne’ quindici precedenti anni durante lo stato di abbattimento in cui era allora il commercio. Avremo ad un di presso le stesse proporzioni, risalendo al paragone della cifra del 1771, compresa la parte che il sig. Galanti dava al contrabbando, il quale in realtà noi crediamo che per gli oli fosse stato superiore a quello che può esser fatto attualmente. Ma se si guarda al prezzo degli oli nel 1771 per d. 30 la salma, ed a quello del 1821 al 1825 di duc. 22 la salma, si vedrà che la minor quantità del 1771 rappresenta una massa di valori ben superiore alle staia 1,878,943 a cui ascende la quantità media del detto quinquennio.

Nel secondo quinquennio, al parallelo del primo, scorgesi un aumento di circa 8s; ed è a notare che questo aumento cotanto notevole risulta in gran parte dall'esportazione del 1828 quando l’abbondanza del ricolto fu tale da indurre. il rea! Governo ad agevolar l’uscita dell’olio con lo scemamento a metà del dazio. Per tal modo la quantità estraregnata in quell’anno non fu minore di staia 4,523,117, cifra che un’altra volta soltanto nel giro di 20 anni è stata raggiunta, cioè nel 1836.

La media del terzo quinquennio presenta una differenza iu meno del nono, rispetto al secondo quinquennio.

Nell’ultimo quinquennio osserviamo un quarto. di più rimpetto alle quantità esportate nel quinquennio precedente, e rimontando al primo quinquennio abbiamo che manca 9 perché ne formasse il doppio. Possiam poi ben considerar duplicata l'esportazione, per annata media, dal 1836 al 1840 se la paragoniamo alle quantità estraregnate avanti il 1815, almeno secondo le notizie che di quell’epoca si hanno.

Ci siam noi fermati a’ quattro quinquenni dal 1821 al 1840 per trarne gli elementi di un giudizio sul cammino progressivo del commercio degli oli; non lasceremo però d’indicare che nel 1841 la quantità estraregnata è di staia 1,663,686 2/x5 cifra così lieve che non si è in alcun altro anno incontrata dal 1823 fino ad oggi, e rappresenta quasi l’ammontare medesimo delle quantità che compariscono negli anni precedenti il 1813.

Non manca certo d’importanza la notizia del prezzo medio degli oli dopo il 1820. Dal 1821 al 1833 non estimavasi oltre i D. 22 la salma, e non si è veduto ascendere a D. 28 che dal 1836 51 al 1$±2. giusta la media di questi ultimi sette anni.

 

1844_napoli_commercio_olio_olive_SUNTO_commercio_1821_1842


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Da generali scendendo mano a mano ne’ particolari del commercio esterno degli oli, cominceremo a recar l’attenzione sulla parte che prendono in tal traffico la bandiera nazionale e la bandiera estera, senza parlare del quinquennio dal 1821 al 1825, perocché ne’ primi anni non essendovi stata differenza di dazio, non si è avuto elemento da stabilire differenza di bandiera.

Or dal 1826 al 1830 la bandiera nazionale entrava per circa 5/6, e la bandiera estera per x/6 all’incirca.

Dal 1831 al 1835 per circa 9/10 la nostra bandiera, e per x/10 la bandiera estera.

Dal 1835 al 1840 la bandiera nazionale non ha lasciato all’estera che la dodicesima parte.

Son queste le proporzioni generali che si hanno dalla media di ciascuno de’ tre quinquenni ricavata dallo specchio inserito nella pag. 25.

Vedremo ora in quali proporzioni ciascun paese e la sua bandiera concorrono nell’esportazione dell’olio, con por mente al quadro qui appresso, formato sul periodo dal 1835 al 1840, diviso in due trienni. E bisogna contentarsi di tali notizie, stante che per mala ventura ne mancan tutte le altre le quali pur sarebbero importantissime per quegli altri anni anteriori di cui abbiam presentato il reassunto generale.

1844_napoli_commercio_olio_olive_ESPORTAZIONE_staia_napoletane

Questo specchio offre pel primo triennio, prendendo per base la cifra 100, le seguenti proporzioni circa la quantità esportata dalle diverse potenze:

La Francia       42, 6
l'Austria       35, 8
L'Inghilterra      9,--
Gli Stati del Nord      8, 8
Altri Stati       3, 8

100

Nel secondo triennio le proporzioni sono state le seguenti:

Francia       41, 7
Austria       35, 3
Stati del Nord      11, 9
Inghilterra       8, 3
Altri Stati       2, 8

100

Quanto all'ordine d’importanza delle potenze medesime, e all'andamento del rispettivo commercio nell'esportazione degli oli, ecco le osservazioni che ci si affacciano: In lutto il sessennio la Francia ha tenuto il primo luogo, é quantunque nel secondo triennio avesse esportato un decimo quasi di più del primo, nella massa totale delle nostre esportazioni è entrata per un ottavo di meno che nel precedente.

L’Austria ha serbato il secondo luogo per ragion d’importanza, e comeché il principal progresso dell’esportazioni per quel paese non è a ricercarsi che nel paragone del sessennio con gli anni avanti il. 1835, v’ha pure dal 1838 al 1840 un aumento per altro poco notevole rispetto alla. quantità esportata dal 1833 al 1837. L’Inghilterra, dal terzo luogo è discesa al quarto nel secondo triennio, e mentre ha avuto un lievissimo aumento nella quantità rispetto al primo triennio, è scesa di un dodicesimo per la parte presa nell’intera esportazione. Gli Stati del Nord che seguivano l’Inghilterra nel primo triennio, la precedono nel secondo, e il paragone tra le quantità esportate ne' due trienni dà un aumento come 2 a 3 all'incirca. Su la massa totale l'aumento è stato di 4 a 5 circa.

Alla pagina 23 ci siam noi ristretti a dar la notizia della quantità totale esportata nel 1841 senza che poi fossimo entrati nelle particolarità, perocché abbiam voluto considerare siccome anormale la cifra di staia 1,663,686 2/15 che ci riconduce a quella degli anni anteriori al 1815, e perfino alle quantità del 1771 Pure le particolarità dell’anno 1841 rivelano un fatto assai importante per la tendenza dell’aumento dell'estrazione di questa derrata per l’Austria, essendone stata spedita per quel destino oltre la metà della quantità totale, cosicché forse per la prima vol ta nel 18411 Austria ha tenuto il primo luogo tra tutt’i paesi che hanno esportato olio da’ domini continentali, compreso la Francia.

Ciascuna delle bandiere delle dette potenze nell'esportazione degli oli, rimpetto alla bandiera nazionale, ha avuto la parte seguente, pigliando la media su l'intero sessennio 1835-40.

Nazionale Estera Totale
Francia e Sardegna 40,4 1,6 42,
Austria 35,4 1 36,5
Stati del Nord 9,7 8 10,5
Inghilterra 3,1 5,5 8,6
Stati diversi 3,1 3 3,4
91,7 8,3 100

Notiamo che nell'intera quantità che comparisce sotto Francia e Sardegna 15,5 é fatta con commercio diretto, diviso tra la bandiera francese e la napolitana; il resto è importato a legni napoletani in Nizza e Genova per risparmiare appunto a differenza di dazio nel porto di Marsiglia, dove dagli Stati rdi lo trabalzano legni di bandiera francese.

La bandiera inglese è la sola che nel coacervo prende una parie maggiore nell’esportazione degli oli; e la principal ragione sta nella somma delle spese che un legno inglese ed un legno napoletano della stessa portata incontrano ne’ due paesi, messe a calcolo le tasse differenziali per la estrazione dell'olio e pel dritto di tonnellaggio (a).

(a) Un legno di bandiera inglese, di 240 tonnellate, che da un porto de’ reali domini continentali importasse in Inghilterra un carico di olio, il quale per un legno di tal portata può esser calcolato a circa staia 21,000, paga per dritto di estrazione su Folio, alla ragione di grana 30 a staio duc. 6,300,00
Dritto di tonnellaggio nei porti del regno per bastimento straniero, a ragione di grana 40 a tonnellata.. i 96,00 Spese nel porto di Londra per un bastimento inglese, o di bandiera favorita, di tonn. 240, per dritti diversi di navigazione 9 402,00
Dazio d’importazione in Inghilterra su Folio, a ragione di duc. 1,20 a cantaio 2,694,00
Totale duc. 9,392,00

Per un legno napoletano della stessa portata, di tonn. 240:

Dritto di estrazione, alla ragione di grana 20 a staio duc. 420,00
Diritto di tonnellaggio nei porti del regno, per bastimento di real bandiera, a grana 4 a tonnellata 9,60
Spese nel porto di Londra per dritti diversi di navigazione per un bastimento di bandiera non favorita 637,40
Dazio d’importazione in Inghilterra su Folio segnatamente importato con bastimento delle due Sicilie, a ragione di D. 2,40 a cant. duc. 6,198,00
Totale duc. 9,935,00
Differenza in più pel bastimento di real bandiera ripetto al bastimento inglese Duc. 643,00

Ecco i principali porti del regno, e la proporzione che togliendo a norma la cifra 100, questi prendono nell’esportazione degli oli per lo straniero:

Gallipoli 26
Gioia 13,8
Bari 13,3
Monopoli 8,9
Moffetta 7,7
Taranto 4,6
Altri porti 24,7
100

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Secondo siffatte notizie, i principali caricatoi di questa par te de'  Reali domini sono: Gallipoli per l’Adriatico, Gioia pel Tirreno, luoghi dove si trovano costrutti magazzini di deposito provveduti di tutto; e segnatamente Gallipoli è chiaro per le sue cisterne e per la qualità che loro suole essere attribuita di purificare l'olio, di tal che andavano ivi a depositarsene talvolta anche di quelli de'  lontani punti del regno.

Le principali esportazioni pei paesi al di la dello stretto di Gibilterra, e massimamente per l’Inghilterra, avvengono in Gallipoli, la qual cosa ne dimostra perché in quel porto la proporzione nell'esportazione tra la bandiera nazionale e l’estera offresi favorevole a quest ultima. La bandiera inglese vi esercita il suo maggior commercio di esportazione, ed àbhiam dianzi additato le condizioni di preferenza che le rivengono su là bandiera nazionale nella somma delle tasse differenziali de’ due paesi.

Da Gioia seguono le principali esportazioni per Marsiglia.

Da Bari quelle per gli Stati austriaci.

Le cose fin qui da noi dette su la produzione degli oli, su stato di coltura, sul cammino progressivo di questa branca dell’esterno commercio, si restringono alla parte continentale del regno, stantechè ci mancan finora le notizie che avremmo desiderato per offerire un cenno simile intorno alla parte insulare del regno.

Caviamo soltanto dal lavoro pubblicato nel 1839 dal ministero delle finanze il seguente specchietto dell’esportazione degli oli dalla Sicilia dal 1833 al 1838.

L’ammontare totale delle quantità estraregnate è distinto per la bandiera nazionale e per la bandiera estera, e le proporzioni tra runa e l'altra son meritevoli di particolare attenzione, poiché in opposizione de’ fatti che si sono osservati sul commercio degli oh nei domini di qua del Faro, in quelli al di là non la bandiera nazionale ma Testerà esporta la quantità maggiore, entrando la prima nella massa totale per una sola terza parte, e la seconda per due terze parti all’incirca.

Esportazione dell’olio di olive dalla Sicilia nel 1835-38

STATI COACERVO  DE’ 4 ANNI MEDIA
con bandiera Totale con bandiera Totale
nazionale estera nazionale estera
Francia: staia 72,278 466,858 539,136 18,069 116,715 134,784
Sardegna 227,473 72,334 299,827 56,868 18,088 74,956
Inghilterra 209,483 486,303 695,788 52,371 121,576 173,947
Austria   103,312 99,486 202,798 25,828 24,871 50,699
Stati del Nord 43,533 159,882 202,417 18,883 39971 50,8r4
Altri Stati 54,314 237,201 291,515 13,578 59,300 72,878
Totale 710,395 1,522,086 2,232,481 177,597 380,521 558,118

Abbiamo osservato il cammino che ha avuto il commercio degli oli e il suo stato attuale, ma per rendersi ragione delle sue vicende, e spingere quanto sia possibile lo sguardo nell’avvenire, sarà certamente pregio dell'opera il considerare l’andamento di questo commercio presso i paesi principali di consumo, e considerare gli oli delle Sicilie in concorrenza non soltanto degli oli di olive degli altri paesi, ma ben ancora de'  surrogati che da parecchi anni hanno incontrato negli oli di palma e in tutti quelli cavati e che tutto giorno cavansi da frutti e semi oleaginosi.

Con tale intendimento non crediamo potere far meglio che dirizzare le nostre osservazioni in ispezie verso la Francia e la Inghilterra, pei quali due paesi ancora si hanno tante notizie che ci mancherebbero per gli altri.

La Francia, sopra tutto, secondo che già il cennammo, ha sempre formato il nostro principale e più costante mercato per l'olio bisognevole alla fattura del sapone, antichissima e importantissima in Marsiglia; e chi percorresse i regolamenti dati fuori da quel Governo prima del 1789 per regolare questa industria, troverebbe tra le altre restrizioni e divieti Tessersi proibito di far uso nella fabbricazione di grassi ed oli diversi dall’olio di olive. Se avessimo per gli anni avanti il 1806 tutte le notizie di una statistica commerciale esatta, sia pel regno di Napoli, sia per la Francia, leggeremmo chiaramente che allora il più dell’olio estraregnato da Napoli e Sicilia, era destinato alla consumazione di Marsiglia; che in questa consumazione noi prendevamo la parte massima, oltre la quantità somministratane dalla Provenza.

In uno specchio delle merci immesse nel porto di Marsiglia nel 1782, contenuto nella citata opera del Galanti, si osserva la somma dell'importazioni dell’olio da Napoli e Sicilia per quel porto essere stata di un valore uguale a franchi 7,831,142 (D. 1,779,808 ); e comecché non abbiamo per Tanno stesso. la cifra che ne rappresenti la consumazione generale di Marsiglia, e detto nel DICTIONNAIRE DES MÀRCHÀNDISES, art. savon, che le fabbriche di sapone nel 1789 adopravano una quantità di olio pel valore di fr: 14,400,000, donde sottratta la parte degli oli di Provenza per fr; 3,137,000, risulterebbe per la somma delle importazioni de’ paesi esteri una cifra maggiore in tutto per tre decimi della valuta degli oli che soltanto da Napoli e Sicilia eransi introdotti nel 1782, ed avvertiamo che in quell’epoca si parla soltanto di oli di olive, e non di altri che fossero entrati compagni nella fabbricazione del sapone.

La particolare attenzione la quale, il ripetiamo, sembra a noi doversi volgere a questa branca del nostro commercio con la Francia, dovrà far accogliere con gradimento lo specchio che inseriamo qui appresso, ov’è notala l'esportazione in Francia degli oli di olive di tutte le provenienze dal 1827 al 1841, e vi è aggiunta la notizia della ragion del dazio d’importazione per tutto l’indicato periodo.

1844_napoli_commercio_olio_olive_IMPORTAZIONE_OLIO_FRANCIA

Nel difetto di nostre notizie su i particolari dell'esportairtoni delle Sicilie in olio con destino pei vari paesi esteri anteriormente al 1835, lo specchio anzidetto formato su’ documenti officiali pubblicati dall'amministrazione francese, ci rappresenterebbe nel cammino seguito dal commercio degli oli in Francia pel giro di 15 anni la parte che noi avremmo preso su la totalità degli oli, e le vicende di questa branca di nostro commercio dal 1827 al 1841, se sventuratamente le tortuosità che tra via incontra quella nostra derrata, dirigendosi per la più parte in Genova e Nizza con bastimenti napoletani a fin di trabalzarsi in Marsiglia con legni francesi, non fossero di ostacolo alla giusta ed esatta estimazione delle quantità che noi somministriamo alla Francia.

Abbiamo, egli è vero, quando si è trattato di presentare questo commercio su gli elementi de’ nostri prospetti doganali 9 arrischiato di fondere nella quantità delle esportazioni dirette per la Francia quella ancora spedita dal regno per la Sardegna siccome destinata diffinitivamente per la Francia. E quantunque non potessero tutte esser colà trabalzate le quantità inviate in Sardegna ricevendo per avventura altre destinazioni, spregevoli ipnosi da noi reputate le quantità che avessero potuto essere indirizzate altrove, e perciò non ne abbiam tenuto conto. Di fatti dalla Sardegna le importazioni massime in olio non vanno che in Francia.

Non del pari, e con uguale presunzione di ravvicinarci alla verità, ci sarebbe dato definire la somma delle quantità degli oli delle due Sicilie importate in Francia, facendola rappresenta re dalle quantità intere che appaiono colà importate dalla Sardegna, essendo che le importazioni dalla Sardegna comprendono è gli oli delle due Sicilie e quelli che per non lieve quantità dalla riviera di Genova si mandano in Francia. Per aver dunque alcune cifre meno inesatte della parte che gli oli delle due Sicilie prendono su la totalità dello importazioni in Francia, dovremmo contentarci di quelli che si hanno per gli anni 1833 e 38, ravvicinando le cifre desunte dai nostri prospetti doganali con quelle che leggonsi nello specchio più innanzi inserito, pag. 36 e le quali che noi qui appresso ricordiamo.

Quantità
Quantità
ridotte in staia napolitane dell'olio di olive
importato in Francia da tutt’i paesi.
spedite dalle Due Sicilie in Francia,

anche per via di Sardegna.

Anno 1835
staia 3,047,918 Anno
staia 922.426
» 1836 » 3,722,035 » 1836 » 2,208,771
» 1837 » 3,776,211 » 1837 » 1,465,939
» 1838 » 3,767,033 » 1838 » 1,444,760
Totale 14,313,197 Totale 6,041,896
Media 3,578,299 Media 1,510,474

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Secondo il calcolo fallo su quel quadriennio, il nostro olio entrava per 4/10 nell’importazione,perla qual cosa se volessimo porre a confronto le proporzioni in cui prima del 1805 ed oggi i nostri oli stanno nella consumazione della Francia, il parallelo risulterebbe a favore del passato, perché in sostanza può aversi per vero che una volta davamo prossimamente i 7/10 su la quantità totale, ed ora soltanto 4/10.

Ad ogni modo è notevole come, lasciando stare le proporzione rispetto agli altri paesi, la quantità degli oli del regno importata in Francia è grandemente cresciuta al paragone delle cifre notate dal Galanti.

Quel che importerebbe fermare, sarebbero le vicende delle nostre esportazioni per quel destino segnatamente dal 1827 al 1841; e poiché per le ragioni dette un giudizio esatto su Finterò periodo de’ 15 anni tornerebbe impossibile, per approssimazione semplicemente ci sarà concesso desumerlo dal seguente specchietto d onde raccogliesi, che la somma riunita delle importazioni in Francia dalle due Sicilie e dalla Sardegna non presenta notevole varietà dal secondo quinquennio al primo, ma che nel terzo quinquennio osservasi rispetto al primo ed al secondo coacervati una di munizione di presso che x/10.

Media dei coacervi del
Quinquen. 1° Quinquen. 2° Quinquen. 3°
Spagna staia 638,575 534,382 522,3S8
Sardegna e due Sicilie » 2,889,279 2,813,182 2,468,492
Toscana » 25,965 82.010 102,488
Stati barbareschi » 309,918 558,844 210,044
Turchia » 214,615 183.347 607,723
Altri Stati » 71,438 98,987 67,374
Totali » 4,149,810 4,272,732 3,978,709

Esaminando su lo specchietto medesimo il cammino del commercio degli altri paesi durante lo stesso periodo di tempo, vedremmo l'importazione dalla Spagna abbastanza ragguardevole nel 1.° quinquennio (e nel 1831 avea sola assorbito 3/10 della intera quantità introdotta in Francia) nel 2.° quinquennio descrescere di x/3 e nell’ultimo quinquennio di s in circa.

Gli Stati barbareschi nell’ultimo quinquennio sono scemati di 8 rispetto al 1.°quinquennio, e rispetto al secondo sono scemati per modo che non costituiscono più di, di quello che erano nel quinquennio precedente. Ed avvertiamo sotto la denominazione di Stati barbareschi essersi da noi compreso anche Algeri che poco o nulla ha contribuito in quest’ultimi anni al consumo di Marsiglia.

La Turchia è il paese pel quale incontriamo il più deciso aumento nell’imp9rtazioni in Francia; la media dell'ultimo quinquennio è più del triplo della media degli altri due quinquenni coacervati; e se si volge lo sguardo all’altro. specchio da noi più sopra riprodotto (pag. 36) vi si scorge nel solo anno 1811 una quantità superiore per se sola alla somma tutta coacervata di ciascuno de’ quinquenni precedenti, cioè Kilogrammi 10,509,034, i quali costituiscono oltre il terzo della massa intera delle importazioni in Francia per quell'anno.

Nella totalità de'  diversi paesi esteri (tranne la Sardegna e lo due Sicilie) l’ultimo quinquennio, rispetto al primo e secondo coacervati, offre quell'aumento di x/? all’incirca che si è veduto di meno nelle importazioni da Sardegna e due Sicilie.

Finalmente, se si volesse dare uno sguardo generale alla quantità complessiva degli oli importati in Francia dal 1827 al 1841, se ne trarrebbe lo scemamento che questo commercio ha subito nell'ultimo quinquennio, quantunque di poco rilievo, rimpetto al primo ed al secondo quinquennio.

Eccoci ora all’Inghilterra.

Il traffico dell'olio, di lieve momento una volta per noi secondo le cifre tramandateci dal Galanti, essendosene nel 1784 estratte dal regno di Napoli per quella destinazione non più che salme 3,000 (staia 48,000 ), ha acquistato una non lieve importanza ai di nostri fino al punto che, malgrado le misure eccezionali alle quali nel 1828, e massime nel 1834, gli oli di questo regno soggiacquero nei porti inglesi, non han mai lasciato di dare nel consumo di quel paese una parte assai larga.

Prima di scendere in particolari su cotal branca del nostro commercio con il Regno-unito, sarà bene presentare nel seguente specchio le somme totali delle quantità ivi importate in ciascuno degli anni 1820 al 1841. Una notizia importante si leggerà in siffatto specchio, quella delle vicende che hanno avuto le tasse d’immissione per gli oli di olive, tasse tanto generali quanta speciali per la produzione e la bandiera delle due Sicilie.

Quantità in galloni inglesi Quantità in staia napolitane
1820 499,289 218,550 Dazio
Con qualunque dazio per tonnel-
1821 634,766 bandiera lata    L 18,15,7 277,853 D. 1,07
1822 920,812  403,061
1823 869,770   380719
1824 880,673   383,491
1825 1,581,074 1d.      id. L. 8,8--- 692,072 --52
1826 724,719 317,320
1827 1,028,174 450,056
Con qualunque
1828 2,336,001 bandiera dazio  L 8, 8-- 1,022,525 --52
napolitana dazio  L 9, 9-- --58
1829 1,153,835 Con ogni bandiera dazio  L 8, 8-- 505,061 --52
- napolitana dazio  L 10, 10- --65
1830 2,791,057 1,2211,712
1831 4,158,917 1,820,457
1832 110,882 48,632
1833 1,891,918 867,532
Per ogni band. o prov. dazio  L 4, 4-- --26
1834 2,318,142 Olio di Napoli dazio  L 8, 8-- 1,014,712 --52
-------on band, nap. dazio  L 10, 10-- --65
1835 606,166 265,333
1836 2,682,016 1,173,982
1837 1,721,914 753,722
1838 2,009,110 879,435
1839 1,793,920 785,144
1840 2,213,436 968,873
Per ogni proven dazio  L 4, 4-- --26
1841 1,143,124 Band. napolitana dazio  L 6, 6-- 500,372 --40
Per ogni prov. dazio  L 2, --- --12
1842 Band. napolitana dazio  L 4, --- --24
Nuova tariffa

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Sarebbe del più gran momento il poter determinare per l’intero periodo dal 1820 al 1841 la parte che in ogni anno le nostre importazioni in Inghilterra han preso su le quantità totali.

Da nostri prospetti doganali non possiamo desumere che i chiarimenti per gli stessi anni in cui gli abbiamo avuti per la Francia, cioè dal 1835 al 1838, ravvicinandole cifre delle nostre importazioni in Inghilterra per quel periodo alle importazioni totali per gli stessi quattro anni. Cosi coacervando pel quatriennio le quantità totali in staia 7,072,473, e le quantità degli oli spediti dalle due Sicilie nel Regno-unito, (tranne però Malta e Gibilterra) avremmo, per media delle importazioni totali, galloni imperiali 1,731,801, pari a staia 768,118, e per media delle importazioni delle due Sicilie staia 391,839; per modo che il nostro regno dal 1833 al 1838 entrava nella importazione generale per circa una mela.

A fin di conoscere poi, rispetto a quel quatriennio, qual sia stata la proporzione del nostro commercio negli anni precedenti allora quando ninna o minori erano state le lasse differenziali a danno di questo nostro commercio, lo statistiche inglesi acni dobbiamo rivolgerci non potranno adeguatamente sopperire all’uopo.

 In queste le quantità provenienti dalle due Sicilie non son poste in una categoria a parte, ma son tutte complessivamente raccolte sotto l’unica denominazione d'Italia; laonde il por mente soltanto che tra gli oli spediti dall'Italia quelli di Napoli assorbono la parte massima, può farci stabilire un calcolo di semplice approssimazione per giudicare dell'andamento del commercio delle due Sicilie in Inghilterra desumendolo dalle cifre dell’Italia.

Ora il coacervo degli anni 1828 al 1834 delle importazioni dall’Italia monta a galloni 10,120,349, pari a staia 4,429,917, e la media annuale è di staia 032,845.

Coacervando poi le annate dal 1836 al 1839 per galloni 4,870,099, pari a staia 2,131,758, si ha una media di staia 53,939.

Quindi scemamento di circa un sesto per le importazioni dall’Italia, e conseguentemente da questo regno dopo quei provvedimenti eccezionali che, oltre la sopra tassa per la bandiera, colpivano la produzione delle due Sicilie in Inghilterra di un dazio doppio di quello imposto su gli oli di qualunque altra derivazione.

In quest’ultimo tempo la sopratassa su la produzione in L. 4,4 a tonnellata essendo stata tolta, e il dazio posteriormente adottato con la recente tariffa essendo stato ridotto a non pio che L. 2,2 a tonnellata, rimasta solo in piedi la tassa differenziale per la nostra bandiera in L. 2,2, importerebbe molto il vedere fondamento del commercio degli oli delle Sicilie in quel paese dopo le successive facilitazioni che vi ha ricevuto.

Noi manchiamo per ora di notizie compiute per esporre ampiamente i risultamenti delle novelle disposizioni daziarie. Certo è però che il traffico dell’olio di olive nel Regno-unito, compresso nel suo sviluppo e sviato in gran parte dal natural suo corso per effetto delle misure legislative, deve ripigliare una maggiore importanza, e rispondono a tale espettazione le notizie che si hanno per questo anno 1842, segnatamente per l'aumento caricamenti da Gallipoli con destinazione pe' porti inglesi.

Volendo inoltre dare uno sguardo alle vicende degli altri paesi che ei fanno concorrenza sul mercato britannico, cioè la Spagna, il levante, il Portogallo, ec. scorgeremmo, al pari che in Francia, le importazioni dalla Spagna in Inghilterra esser venute declinando. Difatti, gli anni coacervati dal 1828 al 1834 avean dato per media annuale galloni 486,694, pari a staia 213,037, e nel quatriennio dal 1836 al 1839 s’incontra una media di non più che gal. 326,546, pari a st. 144,908; diminuzione quindi di circa un terzo, in generale una tendenza all’aumento osservasi nelle cifre delle importazioni del Levante, guardandone il loro stato nello stesso quatriennio fino al 1839, considerato rimpetto agli anni precedenti. Notevole pero sopra ogni altro si è mostrato l'incremento nelle importazioni dal Portogallo. La somma di queste nei sette anni dal 1828 al 1834 non aveva superato in complesso i galloni 24,488, pari a st. 19,719, laddove poi dal coacervo del quatriennio dal 1836 al 1839 abbiamo avuto una media di gal. 277, 580, pari a st. 121,500.

A considerare poi nella totalità le importazioni nel Regno-unito da diversi paesi di produzione, tranne l'Italia, ci si offre per gli anni 1828 al 1834 la media annuale di galloni 662,992, pari a staia 290. 207, e per gli anni 1836 al 1839 la media di galloni 834,213, pari a staia 363,133; quindi un notevole aumento nelle importazioni dagli altri paesi, fuori le due Sicilie, nella proporzione di un ¼.

Ma qual è stato per ultimo l'andamento generale di questo commercio degli oli in Inghilterra rispetto alla massa totale delle quantità importate?

A tale domanda risponde per se stesso lo specchio dianzi inserito (pag. 41) per gli anni 1820 al 1841.

Risalendo al primo quinquennio, il coacervo degli anni 1820 al 1824, allora che l'enorme dazio di L. 18,13, 7 a tonn. non era stato ancora scemato, dava una media annuale da non superare i galloni 900 mila.

Dal 1825 quando riducevasi il dazio a D. 8,8, la quantità si è più che duplicata, e qualche volta come nel 1831 una sola annata ha presentato una quantità maggiore del coacervo del primo quinquennio.

Ma questa progressione ascendente non si è però mantenuta negli ultimi anni, per modo che paragonando il coacervo dell'ultimo settennio dal 1835 al 1841 col coacervo de'  sette precedenti anni, abbiamo nell’ultimo settennio una media di gall. 723,089 a fronte di galloni 923,832; diminuzione perciò di circa 2/9.

Vero è che le notizie che si hanno del 1842, dopo le notevoli riduzioni generali delle tasse d’importazione dell'olio in Inghilterra, fanno credere tale aumento nella immissione da superare tutte le cifre de’ precedenti anni, eccetto quelle del 1831.

Noi appena che ne avremo gli elementi, non mancheremo di dare a disteso il movimento del commercio degli oli nel 1842, movimento ben degno di esser considerato appunto in connessione con la efficacia che hanno avuto su di esso le leggi doganali.

Il fatto meritevole di attenzione il quale vien fuori dall’esame delle statistiche francesi ed inglesi, si è quello di non vder negli ultimi anni progredito il commercio degli oli di olive malgrado il grande aumento negli usi e nei bisogni degli oli per le industrie e perle manifatture. Questa osservazione basterebbe a far fede della importanza grande che han dovuto prendere i succedanei, quando non risultasse pure da cifre positive che si hanno dagli specchi doganali.

Noi cominceremo dalla Francia. I semi oleaginosi entrando perfettamente nella coltura alterna con i cereali, han preso luogo tra le grandi colture, e dividono oggi giorno quasi esclusivamente con l’ulivo la produzione degli oli necessari all'economia domestica e alle fabbriche (a).

Questi semi sono il colsat (ravizzone), il cosi detto oglietto o olio di papavero; il lino, il cotone, il canape, il rapette (trifoglio), l’arachide, la giuggiolena o sesamo.

Non parleremo già dell’olio di colsat e dell’oglietto che sono stati i surrogati più noli, mollo introdotti nell’uso dell'illuminazione e delle fabbriche di sapone, oli i cui semi si hanno abbondevolmente dalla interna coltura della Francia (b); ma ci restringeremo a dar quelle notizie che chiare ci si attestano dagli specchi officiali del commercio esterno, e elle varranno a farci estimare l'importanza attuale del cammino progressivo dell'uso de’ semi oleaginosi, almeno per quelle quantità che la Francia ne cava dai paesi stranieri. Inseriamo all’uopo qui appresso uno specchietto che rappresenta le quantità importate in quel regno dal 1827 al 1841, secondo le pubblicazioni officiali dell’amministrazione della Dogana; al quale specchietto altro ne aggiungiamo sul movimento de’ semi oleaginosi nel solo porto di Maniglia durante l’anno 1842, compilato però questo sopra particolari elementi, comecché di buona sorgente, a noi pervenuti.

Semi oleaginosi importati in Francia dal 1827 al 1841

Anni Quantità in chilog. Media quinquennale in
chilog. cantara
1827 20,840,028
1828 10,301,696
1829 6,073.524 10,881,001 122,085
1830 15,181,030
1831 3,000,734
1832 9,791,137
1833 18,843,575
1834 5,613,885 15,148,844 169,970
1833 10,200,220
1836 31,293,404
1837 24,167,952
1838 28,297,667
1839 27,178,859 39,832,943 446,925
1840 49,472,022
1841 70,048,218

Semi oleaginosi importati in Marsiglia nell’anno 1842.

Riduzione

quint. m.. quint. m olio-q. m, semi-cant olio-st
Semi di giunggiolena
Romelia e Anatolia 82.751 142,980 64,341 160,423 698,641
Siria e Egitto 60,229
Semi di lino – Russia 124,917
Romelia e Anatolia 34,260 227,118 68,135 234,826 739,838
Siria e Egitto 49,491
Italia e altri paesi 18.450
Rapette di Russia 34,873 6,974 39,127 75,726
Semi di cotone di Egitto 15,250 2,287 17,110 24,833
Semi di papavero di Turchia 1,585 713 1,778 7.742
Semi di canape di Turchia 1,600 320 1,795 8.474
Semi di arachide del Senegal 6,937 2,080 7,783 22,585
Totale 430,343 144,851 482,842 1,572,839

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Le medie de'  tre quinquenni dal 1827 al 1841, secondo che scorgasi nello specchietto primo, ne addimostrano tal progressivo incremento nell’importazione de’ semi oleaginosi, che nel terzo quinquennio è salita alla proporzione presso che di un quatruplo dell'ammontare del primo quinquennio, cioè chilogrammi 39,832,943, paria cant. 446,925.

Leggiamo nell’altro specchietto la quantità de’ semi oleaginosi importati in Marsiglia nel 1342 essere stata non minore di quintali metrici 430,343, uguale a cantaia 482,842; e quel che più monta si è la notizia che vi s'incontra ancora della produzione che siffatta quantità di semi ha dato in olio, cioè quint. met. 144,831, pari a staia nap. 1,572,879 j il che importa che Folio estratto da quei diversi semi oleaginosi risponde ad un terzo della quantità de'  semi stessi. Questo è nel coacervo delle quantità degli svariati semi, poiché in ragione de'  semi diversi l’olio che se ne cava è in quantità maggiore o minore secondo che leggesi nello specchietto medesimo, dove tra le altre cose osservasi la rapida e impreveduta importanza de’ semi di giuggiolena (ed aggiungiamo non soltanto per la quantità importata, ma benancora ]er la qualità e prezzo dell’olio che se ne ricava) malgrado elio, non è gran tempo, nel 1838, poco o niun conto facevasi in Francia di 'questa specie di semi (a).

Una delle cose che qui cade molto a proposito di notare si è la quantità d’olio di olive importato in Marsiglia da’ paesi esteri nell'anno 1842: di migliarole 370,300, pari a. St. 2,394,032.

Alla qual quantità aggiunta quella dell'olio estratto da semi oleaginosi in St. 1,372,839.
Abbiamo in tutto St. 3,967,471

Le quali cifre tutte ci offrono la quantità intera de’ diversi semi importali in Marsiglia, e le proporzioni nelle quali sono entrati in tale quantità gli oli di olive (non compresi quelli della Provenza e della Corsica) e gli oli de’ semi oleaginosi, venuti dallo straniero, cioè i primi per 6/10 ed i secondi per 4/10.

Comechè la proporzione di un terzo di olio rispetto alla quantità intera de’ semi risanasse dal coacervo delle particolari proporzioni per quei tali semi importati in Marsiglia nel 1842, questo elemento servir potrebbe ad un calcolo comunque approssimativo per applicarlo ancora alla quantità de'  semi oleaginosi importati in Francia dal 1827-41 giusta lo specchietto 1, ed inferirne che i chilog. 39,839,943 pari a cant. 446,923 che costituiscono la media dell’ultimo quinquennio, han dovuto fruttare in olio la quantità in circa di un milione e mozzo di staia, di tal olio paragonando questa media a quella del primo quinquennio che nc offriva un quarto appena, sarebbèsi ottenuto da’ semi oleaginosi una quantità di più di 1,106. 307, il quale aumento e parte di quella estensione che gli oli han ricevuto negli usi domestici e delle industrie, e che non può apparire nello specchio alla pagina 36 risguardante il commercio segnatamente degli oli di olive. Difatti, se ponghiamo a confronto e raccogliamo le cifre dell’importazionc del rollo di olive e quelle delle quantità di semi oleaginósi importate dal 1827-41, ne vien fuori la conseguenza di un aumento che negli oli in generale si è avvertilo per oltre un quarto paragonando l’ultimo quinquennio del 1837-41 agli anni precedenti. E notiamo che ciò è senza tener conto dell’olio di colsat e di papavero somministrati dall’interna produzione, senza comprendervi, in fatto di surrogati, altri oli fuori quelli estratti da semi oleaginosi, senza comprendervi i grassi.

D’altra parte è pure introdotto in Francia l’uso dell’olio di palma e di cocco, il quale, ancorché in quel regnò non fosse di gran momento, ci si presenta non pertanto nelle statistiche commerciali con una costante tendenza all'aumento. Nel 1827 comparisce su gli specchi appena per chilog. 63; nel 1830 era già di chilog. 29,000, e nel 1839 aveva raggiunto i chilog. 665,336.

Una delle cose che non è da preterire discorrendo dei surrogati e delle sostanze che si mescolano agli oli nei processi delle industrie, sarebbe senza dubbio il ragionar dei grassi. Questi tra gli altri usi onde sono adoprati entrano nella manifattura di talune specie di saponi; (a) ed a dar un'idea del loro rapido e ragguardevole progresso, additeremo i resultamenti che si hanno dalle poche seguenti cifre delle importazioni dai paesi stranieri dal 1827 al 1841. Or le quantità di grassi importate durante il decennio dal 1827 al 1836 non furono nella loro totalità maggiori di kilogrammi 30,516,127, uguali a cantaia 342,390, laddove poi le quantità risultanti dal coacervo del solo susseguente quinquennio dal 1837 al 1841 sono ascese alla somma di kilogrammi 36,726,560, pari a cantala 412,072; e conseguentemente nell'ultimo quinquennio apparisce l’importazione dei grassi con tale aumento,'che la sua media annuale corrisponde a kilogrammi 7,345,312, pari a cantala 82,416. rimpetto alla media del precedente decennio, non maggiore di kilogrammi 3,051,611, uguali a cantaia 34,239.

Eccone a toccar dell’Inghilterra, il che farem brevemente non avendo notizie adeguate su l’uso de'  semi oleaginosi, il quale por verità in Francia ha la sua importanza massima dalla stesa fabbricazione de’ saponi.

Ciò nullamanco, a deporre dell'aumento che in breve tempo han quivi compiuto i surrogati, invadendo il luogo degli oli di olive, non farem che guardar all'olio di palma, bastando il dire che nel 1820 l'importazione di quest'olio nel Regno-unito montava appena a quint. 17,546, pari a cantaia 10,000. Nel 1839 non era meno di quint. 343,760, pari a circa cantaia 200,000, cioè staia 1,900,000. Or si aggiunga a questa sola quantità quella degli oli di olive, e si avrà quasi triplicato l’uso degli oli rispetto agli anni precedenti.

Seguire fil filo il cammino ulteriore de’ surrogati in Inghilterra insino ad ora, egli è cosa del più gran momento dopo che le tasse su gli oli di olive sono state alleviale cosi nel loro ammontare generale come ne diritti differenziali, per vedere appunto i resultamenti che han quelle operato sugli oli di ogni specie, e noi ci studieremo indagare in progresso questi fatti per darne contezza nella nostra Biblioteca.

Dopo di aver ragionato del cammino progressivo e dello stato attuale del commercio degli oli di olive e degli altri surrogati per la Francia e per l’Inghilterra, avremmo desideralo di fare il medesimo per tutti gli altri paesi di consumazione con l’aiuto di specchi simili che comprendessero del pari un periodo di più anni; ma nel difetto in che per ora siamo di tutti gli elementi all’uopo bisognevoli, e con la speranza di poter presentare in progresso somiglianti notizie, almeno per i paesi in cui le compilazioni pubblicate da’ governi vi si prestano, non manchiamo qui di cennare in generale che la consumazione degli oli in questi ultimi anni ha avuto incremento notevole in Germania, Austria, negli Stati, del Nord ec. che siffatto incremento si è sopratutto sperimentato per gli oli di olive, non avendo in quei paesi finora i surrogati avuto sì grande importanza e qui ancora cade in acconcio il ricordare che segnatamente su le importazioni in quei paesi dal regno di Napoli dell’olio di olive è stato di gran rilievo l'accrescimento tutto giorno osservatosi.

In sostanza può aversi per fermo che l’uso degli oli negli ultimi anni ha avuto nell’economia domestica e nelle industrie quel notevole aumento che risponde al generale incremento delle popolazioni ed ai novelli e moltiplici bisogni che il progresso e l’estensione industriale han tratto seco, se non che in Francia ed Inghilterra a siffatto aumento han sopperito per grandi quantità gli oli estratti da’ semi oleaginosi ed altri surrogati anzicché quelli di olive, laddove questi al contrario negli altri paesi rappresentano nella parte massima l’aumento nell’uso degli oli. La qual cosa ne rende ancora ragione del perché in Francia ed in Inghilterra il commercio degli oli delle Sicilie è andato declinando, e per altra parte si è veduto progredire notevolmente in Austria, nel rimanente, della Germania, negli Stati del nord ec.

Uno de'  punti che non sarebbe di lieve momento il chiarire, sono le cagioni che han promosso tanto da alcuni anni in qua l’uso de’ surrogati degli oli di olive, e come questo fattosi sia presentato principalmente in Inghilterra ed in Francia.

Parecchie per certo sono a tenersi le cause di questo progresso de’ surrogati, cioè 1.° lo spirito industrioso de'  giorni nostri, che incitalo e stretto dalla necessità di conquistare il vantaggio nella concorrenza mediante lo scemamento delle spose di produzione, si affatica tutto giorno verso questo scopo; 2.° ancora forse un bisogno nella consumazione cresciuto con tal rapidità, che l’olio di olive non ha potuto soddisfare all’approvvigionamento per la scarsezza delle raccolte, e perla perdita che delle calamitose circostanze han fallo sperimentare sul mercato generale da parte di talune contrade merce l'opera de’ disordini politici, delle guerre, delle devastazioni; mentre è noto che l’albero di olive abbisogna di molto tempo per estenderne la coltivazione ed averne i frutti; 3.° a parer nostro, una delle cagioni di questo aumento ne’ surrogati, e cagione principale, è da ravvisarsi nell’efficacia degli ordinamenti legislativi per le tasse d’importazione su gli oli di olive rimpetto a quelle stabilite pei surrogati e pei semi da cui questi si cavano; e per verità, nello scorrere le tariffe de'  principali paesi di consumo abbiamo queste tasse, in quanto agli oli di olive, essere siate gravissime in Inghilterra e tali ancora tutto giorno serbarsi in Francia.

Non prima del 1823 l’Inghilterra raddolciva la tassa enorme di li 18,15,7 a tonnellata eguale nientemeno che a D. 1,07 lo staio; e pur la tassa sminuita nel 1823 non era minore di L 8,8 a tonnellata ciò che vuol dire gr. 52 a staio, la qual tassa segnatamente a danno della bandiera napolitana nel 1829 trovavasi già cresciuta di una sovrimposta di L. 2,2 a tonnellata, cosicché gli oli delle Sicilie importali con propria bandiera pagavano. 10,10 a tonnellata, cioè gr 63 a stata; dazi questi che per la produzione e per la bandiera del regno sonosi mantenuti in vigore siccome eccezionali provvedimenti anche dopo la diminuzione dell’imposta operatasi nel 1834 per gli oli di tutte le altre origini a L. 4,4 a tonnellata, secondo che meglio può scorgersi dallo specchio inserito alla pagina 41 ave sono indicate anche le successive riduzioni.

In Francia poi questo dazio sugli oli di olive, secondo che dimostra lo specchio alla pagaia 36, mantiensi tutt’ora in ragione da rispondere a gr. 52 ½ o 58 ½ a staio quando l’olio è importato con bastimenti Francesi, e gr. 65 3/5 quando è importato con bastimenti esteri; anzi e da notare che questo dazio medesimo è ancora elevalo di un decimo addizionale, oltre un sesto incirca per la tara, essendoché le tasse d’importazione sopra indicate sono ivi riscosse sul peso lordo.

D’altra parte è da considerare che rimpetto a tasse così gravi ne’ due primi paesi per gli oli di olive, i surrogati son trattati con assai maggior dolcezza. Così l'olio di palma in Inghilterra ha goduto il favore nell'importazione di un dazio assai più lieve di quello imposto su gli oli di olive; e principalmente poi basta volger lo sguardo alle tariffe francesi per convincerci del favore che riviene agli oli estratti da'  semi, dalla tenuità delle tasse su i semi medesimi. Di fatti i semi oleosi (meno quelli di ricino e di lino) pagano con bastimenti francesi fr. 2,50. per 100 chilog., gr. 50 a cantaio. E se si entra nelle particolarità delle proporzioni in cui le quantità di olio estratte da’ diversi semi stanno rispetto ai semi stessi, si avrà in taluni casi un dazio assai tenue come principalmente per l’olio di sesamo, il quale ha dato di recente, tra i surrogati, la parte massima nel consumo di Marsiglia; perocché l'olio estratto dal sesamo o giuggiolena stando alla quantità dei semi quasi come 50 a 100, ne conseguita che dazio su l’olio di sesamo è uguale a grana 12 a staio, cioè alla sesta parte appena del dazio che pagano gli oli di olive, compreso il decimo che su di essi riscuotesi.

A fronte delle tasse enormi che colpiscono in Francia gli oli di olive, vediamone alcuna di quelle fermate nelle tariffe doganali di altri paesi. nell'Austria il dazio d’importazione è di fiorini 4 al centinaio, cioè grana 39 a staio; e comecché questo dazio non fosse tenuissimo, e a notarsi per noi che la più parte degli oli che partono dal regno per Trieste son definitivamente diretti per l'internò della Germania; e secondo la tariffa degli Stati della Lega germanica, il dazio d’importazione è di tallero 1,20 il quintale, cioè grana 23 lo staio. Nel Belgio il dazio d importazione risponde a grana 3 a staio all’incirca, e tale ad un di presso è la tassa della tariffa di Olanda.

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Epilogando le cose tutte finora narrate intorno al commercio degli oli di olive, e facendone in ispezie l’applicazione a quelli del regno delle due Sicilie, ricorderemo che avanti il 1806 l'esportazione annuale pei paesi esteri può prossimamente estimarsi a salme centomila, uguali a staia 1,600,000; è il prezzo di questa derrata, secondo le notizie del Galanti del 1771 e 1782, era di duc. 30 a 32 per salma, prezzo come già notammo a suo luogo abbastanza vantaggioso stante la valuta che aveva allora l’argento. L siffatte condizioni, cosi per le quantità esportate, come pei prezzi, erano a tenersi oltremodo prosperose se si pon mente non soltanto ai mali dell'interna amministrazione, dell'agricoltura, dello stato di fattura, e della tassa grave di esportazione che pesava su gli oli, ma ben ancora ai confini della consumazione di questa derrata su’ mercati stranieri in ragione delle condizioni de’ tempi cosi per la popolazione degli Stati d’Europa, minore e attuale per 4/10 in circa, come per lo stato del lusso e della civiltà a comparazione dei giorni nostri. Dicemmo già come cotali vantaggi si dovessero ripetere da una concorrenza assai più circoscritta che gli altri paesi ne presentavano, e questa concorrenza stessa era soltanto per gli oli di olive, perciocché i surrogati, lungi di esser venuti a competere coi primi, trovavano allora ostacoli e divieti nelle leggi economiche anziché incoraggiamento e favori come al presente; siffattamente i che nostri vantaggi riposavano sopra un certo privilegio di monopolio di cui eravamo in possesso, e che assicurandone una quasi necessaria preferenza poco avvertir facea gli effetti de’ vizi dell’interna amministrazione, de'  metodi di agricoltura, delle forti tasse di esportazione.

Cennavamo altresì come malgrado i miglioramenti che per opera delle novelle leggi su la proprietà e la interna circolazione gli oli dovean ritrarre, lento era nel 1815 il perfezionamento tanto da desiderarsi nello stato di coltura e di fabbricazione degli oli; e quel che più monta il quasi tranquillo benefizio del loro monopolio sfumava per noi dopo la pacificazione generale a petto della concorrenza de'  novelli emuli, non soltanto per gli oli di olive che ormai coi nostri venivano notabilmente competendo sul mercato generale, ma di quegli altri eziandio che spuntavano col nascimento de’ succedanei, i quali col tempo crescer doveano con tutta la rapidità e nelle grandi proporzioni che poco innanzi abbiam noi delineate. Aggiungiamo le osservazioni già additate alle pag. 17-19 su le restrizioni del commercio esterno con iscapito dello spaccio delle nostre merci, procedenti dalle convenzioni del 1818, e dalle conseguenti tariffe daziarie del 1823 e del 1821.


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Queste tariffe, è vero, aveano allegerito il carico delle grana 42 a staio che prima era imposto all’esportazione de’ nostri oli, riducendone la tassa a grana 20 o 30, secondoché l’estraregnazione seguisse con bandiera nazionale o con bandiera straniera; ma senza tornare sul proposito della poca giustizia di gravarsi di una tassa di uscita le produzioni del suolo che aveano già pagata quella dell'imposta diretta, egli è agevol cosa il comprendere che se l’alto balzello di grana 42 a staio potea essere comportabile con le condizioni di preferenza che in questo commercio abbiamo una volta goduto, diveniva grave sopra ogni credere e pericolosa una tassa anche più tenue quando colpiva i nostri oli in sul punto di doversi presentare in aringo con le produzioni simili di molti altri paesi ch'erano forse in condizioni migliori per più liberali ordinamenti commerciali. E pure questo male sarebbe stato meno a temere, se nello scemarsi il dazio si fosse serbata, come era stato nelle, nostre antiche tariffe, la parità di condizione tra tutte le bandiere per dar campo libero ai compratori di estrarre alle stesse condizioni e senza limitazione alcuna i prodotti dell’industria olearia di questo regno, anziché sviare da nostri mercati e da’ nostri porti le richieste e il naviglio degli altri paesi, facendo sorger la necessità di rivolgersi ad altri luoghi di produzione i quali, comecché posti a maggiori distanze, offrissero più attrattive all’esterno commercio col favore di più moderati o benevoli ordinamenti daziari.

Ma la differenza di bandiera alla gravezza del dazio per se medesima, alle restrizioni onde raccorciava o impacciava le nostre transazioni commerciali, aggiungeva i danni che in linea di tasse compensative o rappresaglie venivano a ferire questa nostra derrata allo importarsi negli altri paesi, non risparmiando la stessa nostra marina il cui special favore appunto le leggi doganali aveano avuto in mira nello introdurre quei trattamento differenziale. Valgano qui gli esempi che raccolgonsi dal cenno storico da noi dato delle vicende che la tariffa britannica ha presentato nelle tasse d’importazione rispetto agli oli delle due Sicilie, e la notizia delle tasse differenziali fermate dalla tariffa francese, senza eh entrassimo in ragionamenti intorno ad altri paesi, ove più tenui essendo le tasse differenziali contro la bandiera straniera, poco ne sono state sentite da noi le conseguenze, in grazia sopra tutto de'  vantaggi che per buon mercato ed altri meriti si hanno pei noleggi i bastimenti napoletani. Per la Francia e per l’Inghilterra, paesi per noi oltremodo importanti per tal commercio stante l'ampiezza stabilita ed importanza del mercato loro, e stante ancora il profitto che vi è a smerciare in cambio le proprie derrate principalmente a que’ paesi che maggiori vendite fanno nel regno per l’abbondanza delle loro importazioni, vedemmo come le tasse eccezionali o differenziali in detrimento della nostra marina ne’ porti di quegli Stati, non valgono i favori che noi qui le concediamo nei porti del regno; che malgrado i bisogni tuttodì crescenti in quei due Stati nella consumazione degli oli, il nostro spaccio in questi ultimi anni ivi non soltanto non ha avuto incremento secondo vi era da attendersi, ma è andato da alcun tempo scemando, e divertendo da quelle vie che potean dirsi naturali per tal traffico, astretto spesso a privarsi de'  benefici del commercio diretto improntando un porto intermedio per eludere, o temperare almeno gli effetti delle ostilità daziarie. Nè giova il dire che competente compenso a tanto male ci si offra in quei pochi altri paesi ove non sono tasse differenziali all’importazione degli oli, poiché lasciando stare che la necessità imposta affa merce di battere un cammino anziché un altro, ed indirizzarsi per tale o tal altro porlo, senza potersi presentare in tutti alla concorrenza sul mercato generale, farebbe restringere e limitare tra determinati e angusti confini il campo delle commerciali transazioni, chi non vede che anche quando si pervenga di recare in taluni pochi porti esteri la merce senza lo scapito di tasse differenziali, non ne sarebbe mai risparmiata la nostra marina mercantile?

Difatti, trattavi questa sopra tutto dall’adescamento del premio di un carlino a staio nell'esportazione degli oli a differenza delle bandiere straniere, paga quasi da per tutto diritti di navigazione differenziali, poiché i sistemi da noi finora seguiti essendosi rifiutati di far partecipare alla marina altrui il trattamento concesso alla propria, i bastimenti di real bandiera non godono in niun porto estero i favori dell'assimilazione alla bandiera nazionale. Ne d’altra parte i bastimenti napoletani possono esser rifatti di queste gravezze col benefizio che godono nei porti di questo regno su diritti di tonnellaggio, pagando grana 4 a tonnellata in luogo di grana 40, quante ne pagano i bastimenti stranieri, imperciocché colai differenza di grana 36 a tonnellata in lor favore agguagliar non suole la differenza in eccesso che nei paesi esteri, ove nella maggior parte v’ha più alti dritti di porto, sono obbligati di pagare rimpetto ai bastimenti nazionali. Oltre di che, se il bastimento napolitano ad occasione di un viaggio allo straniero può fruire una volta sola in un porto del regno di quel benefizio sul tonnellaggio secondo le nostre leggi di navigazione, sarà forza che paghi due, tre, quattro e più volte nei paesi esteri tasse differenziali di tonnellaggio, e spesso più gravi, per altrettante fiate che gli accada dover toccare e far delle operazioni di commercio in più paesi esteri nel corso di un medesimo e lungo viaggio, di tal che risparmierà uno per esempio, per pagarne due, tre, quattro e più.

Comunque perciò vogliasi considerare la doppia nostra tariffa per le tasse di esportazione su gli oli, maggiori e più rilevanti de'  vantaggi che tende ad assicurare a’ bastimenti di real bandiera si hanno a reputare i danni e i disfavori che nella somma delle cose attira contro i nostri bastimenti stessi, oltre il gran detrimento per la produzione; né  crediamo esagerato di aggiungere che le alterazioni a cui è stato esposto il commercio degli oli delle Due Sicilie nelle relazioni coi paesi che da noi principalmente erano provveduti, sieno entrate per buona parte nel far incoraggiare e promuovere i tentativi e procedimenti adoprati per la introduzione e diffusione dei surrogati.

le condizioni diverse e men favorevoli in cui si son trovati i nostri oli han certamente spiegato la loro efficacia sui prezzi di essi, cosicchè per non parlare de casi di straordinario invilimento, ricordiamo che i prezzi correnti nel periodo dal 1821 al 1835 non han superato la media annuale di ducati 22 a salma, i quali pur non risponderebbero, come notammo, alla stessa somma ne' tempi del Calanti, atteso la diminuzione nella valuta del metallo. Dal 1836 in poi erano questi prezzi per verità saliti, cosicché han dato una media annuale di duc. 28, ma ora sonosi veduti scender di nuovo raggirandosi intorno a’ duc. 24 per salma.

In ordine alle quantità esportate, osservammo paratamente le vicende del nostro commercio oleario ne’ diversi paesi esteri, ed in ispezie l'abbassamento che ha avuto nei porti dell’Inghilterra e della Francia, ma osservammo che nella totalità dell'esportazioni dal 1821 al 1825 erasi avuta la media annuale di staia 1,878,942; dal 1826 al 1830 quella di staia 2,920,198; dal 1831 al 1835 la media fu di staia 2,635,499, e dal 1836 al 1840 questa media salì alla cifra di staia 3,160,174. Il quale aumento dell'ultimo quinquennio, assai notabile e rispetto alle cifre anteriori al 1806 e rispetto a quelle de’ precedenti quinquenni, farebbe maraviglia come abbia potuto conseguirsi malgrado la novella e sempre crescente concorrenza degli oli olive e de’ surrogati e l'efficacia degli altri ostacoli sopra discorsi, se non si ponesse mente alla grande estensione che ha avuto la popolazione degli Stati di Europa ed alla moltiplicità de'  bisogni novelli venuti in mezzo col progresso e con la diffusione della civiltà e del lusso, con l'immenso aumento delle industrie e de’ processi che queste han domandato.

Vero è altresì che all'infuori di cotali cause generali altre particolari ed eventuali son valute per qualche tempo a favorire straordinariamente l’estraregnazione dei nostri oli di olive per esser mancata o sminuita la concorrenza di alcuni altri paesi produttori della stessa derrata. La qual cosa (oltre gli accidenti di cattive raccolte in alcuni paesi di produzione) intervenne per la Grecia, la quale nell'ultima guerra con il Turco vide distrette e divorato dal ferro e dal fuoco nemico le dovizie de’ suoi feracissimi oliveti, ed è intervenuto in alcun modo per la Spagna la quale nella produzione e nel commercio degli oli non ha potuto sottrarsi a'  tristi inevitabili effetti delle guerre civili e delle politiche convulsioni che da più anni tanto crudelmente la travagliano.

Tra le circostanze propizie a’ nostri oli una al certo si è quella che, cresciuta abbondevolmente come già si disse, la consumazione degli oli di olive in Austria, nel rimanente della Germania, negli Stati del Nord, la dolcezza delle tasse e la tenuità o difetto di dritti differenziali, ha fatto trovarci aperte quelle nuove vie e que’ novelli mercati da rifarci con usura delle perdite che affrontavamo ne’ porti d’Inghilterra e di Francia.

Finalmente tra le cause che han giovato alla nostra esportazione non ostante gli ostacoli che le si opponevano, non dobbiam tralasciare il ricordo di que’ naturali vantaggi di ubertosità delle nostre regioni, e di qualità del prodotto; de’ miglioramenti sperimentati negli ultimi anni rispetto ai metodi di coltura e massime di fattura che nelle Puglie han per cosi dire dischiusa una sorgente novella di ricchezze da presentare al commercio straniero mediante la quantità di oli da tavola ottenuti co’ processi del signor Ravanas, e che or costituisce una parte non dispregevole dell'estraregnazione. E grande è stato a parer nostro il benefizio di questa novella qualità di oh che ci si è dato di poter recare sul mercato generale, se si consideri che i surrogati, prima della recente introduzione del sesamo, non erano stati adoperati che per servire alle fabbriche soltanto senza che fossero pervenuti ad entrar in concorrenza con gli oli per uso di bocca.

Dalle quali cose tutte dobbiamo inferire che, a parte delle cause di depressione e di disfavore le quali han travagliato il commercio de'  nostri oli di olive, quelle di prosperità sono state cosi potenti benefiche ed efficaci che, se non han potuto impedire la diminuzione de'  prezzi e lo scadimento del nostro commercio in alcuni paesi esteri, per altro assai importanti per i loro mercati, son però valute a non farne restringere nella totalità la somma delle nostre esportazioni, le quali anzi sonosi accresciute secondo che poco innanzi si è da noi rammentato.

Siccome però siffatto accrescimento non si è conseguito altrimenti che non ostante gli ostacoli, chi potrà primieramente revocare in dubbio che senza quegli ostacoli sarebbe stata maggiore l'impulsione del commercio de’ nostri oli, e più fiorente il suo stato?

Ma qualunque sia stato l'accrescimento ottenuto, fosse pur esso non vacillante e precario com’è a tenersi, pongasi mente che molte delle cause di prosperità siccome passaggere e temporanee possono affievolirsi o venir meno in tutto, laddove le cause contrarie acquistali tutto giorno la più seria e gigantesca importanza.

Tutti coloro che han meditato sul commercio de'  nostri oli si sono preoccupati del deprezzamento di questa derrata, delle gravezze ed ostilità che dentro e fuori la colpiscono, della grande eventualità delle nostre esportazioni, de’ rimedi che sarebbero ad apprestarsi. Rimandiamo i nostri lettori alle osservazioni avvedute che su lo stato d’allora di tal commercio, e sul suo probabile non lieto avvenire, su le conseguenze della nostra tariffa di esportazione, sono siate esposte nel 1834 nella citata opera del signor Luigi Mauro Rotondo (pag. 441 e seguenti); nò giudichiam discaro di raggiugnere qui ciò che nel 1838 il nostro comitato d’inchiesta osservava, cioè:

«Che di tutti gli oggetti che possono richiamare le cure del real Governo non ve n’è alcuno più interessante l'economia agraria del regno della estrazione dell'olio.

«Che diverse cause, aumento e migliorazione di coltura di olivi, coltura di altri vegetabili, palma, ec. fanno temere, e bisogna esser preparati a vedere in un giorno o l’altro sensibilmente diminuite le richieste di quel prezioso prodotto non ostante l'aumento generale del consumo a cui siam chiamali in Larga concorrenza a supplire.

«Che verrà il momento, e adesso nulla saprebbe indicarne l immediata necessità, quando per conservarci nella posizione che ora tenghiamo rispetto alle concorrenti rivali produzioni e mantenerci nel possesso dello smaltimento che ci occorre, la real tesoreria dovrà fare il sagrificio di una porzione del dazio, e di una porzione forse considerabile, per esser efficace, se accadesse nella riduzione generale de’ prezzi, a farci continuare la lotta sul mercato generale senza veder deperire le proprietà, o per meglio dire le provincie olearie.

«Che attualmente, perché ciò si allontani e la nostra produzione godesse di tutto il favore che la natura e l'opinione le guarentiscono, sarebbe di un’importanza maggiore ed urgente riaprirci su le antiche proporzioni il mercato del Regno-unito, ottenendo dal Governo britannico di far cessare le ostilità che, motivate in origine per viste di mera navigazione, sono degenerate in ostilità positiva al primo prodotto di questo regno; ostilità che nel fatto, per circostanze diverse fortunatamente finora sono riuscite più pregiudizievoli alle fabbriche inglesi che alla nostra ricchezza.

Che l'esperienza ha dimostrato che la nostra marina si trovi attualmente non favorita, ma danneggiata dalla differenza di bandiere che la tariffa del 1824 ritenne per l’esportazione dell’olio, e d’altra parte che tale differenza sia stata la causa vera degli aggravi che incontrano i nostri legni negli altri porti, e specialmente in Inghilterra ed in Francia;

«Che abolita tale differenza, un ostacolo di meno si troverebbe all'esportazione, e cosi favorita nelle attuali circostanze (nel 1838) di una raccolta abbondante e di largo deposito esistente, equivale per gli effetti in vantaggio de’ proprietari, ad una riduzione di dazio, senza intanto nuocere ma profittando alla stessa tesoreria. »

Noi però crediamo che ciò che la prudenza raccomandava nel 1834, ed ancora più nel 1838, la necessita sia per comandarlo nelle circostanze attuali in cui più imponenti o vicini sono i pericoli che ne premono per la doppia concorrenza degli oli di olive e dei surrogati, e à parer nostro il momento può esser giunto, non soltanto per l’abolizione della differenza di bandiera, ma pel sacrifizio già preveduto da parte dell’erario de! dazio di esportazione, se sacrifizio può addomandarsi un provvedimento che tenderebbe a premunire la produzione e il commercio di questa nostra doviziosa derrata dall’incalcolabile rovina che le sovrasta, nell'atto medesimo che aprirebbe all’amministrazione pubblica cento vie da rifarsi della perdita parziale di una data branca di rendita nel favorire e promuovere i grandi interessi della produzione e della ricchezza nazionale.

Quanto agli oli di olive, per non parlar della Grecia, che già rimargina le sue profonde ferite; della Spagna, che per quanto è stata più lacerata da suoi politici disordini,, tanto meno dovrebbe esser lontana. dal ricondursi nel suo stato normale; dell’Algeria, che ci apparecchia una seria novella concorrenza appena che la coltura generale è i metodi introdotti con tanto assiduo zelo dilli amministrazione francese, faran raccogliere i frutti di una ben diretta agricoltura in quella feracissima, contrada; noi chiamerem l’attenzione sul fatto presente, e sopra ogni altro rilevante della Turchia, le cui esportazioni secondo lo specchio alla pag. 36 sonosi allargate cotanto, che nel quinquennio dal 1837 al 1841 l’estraregnazione degli oli di olive dalla Turchia per la Francia era stata più del triplo della media de’ due precedenti quinquenni coacervati, e tale segnatamente e stato l’aumento nel 1842 chela Turchia sola ha somministrato la terza parte delle quantità totali in olia di olive importate in Marsiglia per questo anno. E siffatto aumento è a credersi che debba tuttodì proceder oltre, quanto più il tempo farà sentir gli effetti che la produzione interna e l commercio ritraggono dalle utili riforme operate dal Governo ottomano, e massime da recenti trattati stipulati con Inghilterra la Francia e le altre potenze, i quali affrancando da monopoli inveterati e da straordinari gravi balzelli l’interna circolazione, rendendo libere le commerciali transazioni, riducendo a regola ed a moderazione le tasse interne, perverranno a dare all’agricoltura ogni maggiore sviluppo di cui quella regione è suscettiva per le sue prospere condizioni naturali.


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In ordine alla concorrenza de’ succedanei, lo specchio inserito alla pag. 46 per gli anni 1827 a 1841 addimostra abbastanza che, se progressivo costantemente è stato in Francia il cammino de’ surrogati ed in ispezie di quelli tratti da’ semi oleosi, straordinario offresi l’aumento dell'ultimo quinquennio dal 1837 al 1841; ed appunto nel 1841 l’importazione de’ semi in chilogrammi 70,048,218 è stata cosi notevole che la troviamo nella proporzione di 7 ad l' paragonandola alla media del quinquennio dal 1827 al 1831, e di 5 ad 1 se vogliam compararla alla media dal 1832 al 1836. Aumento che procede dalla impreveduta rapida ed imponente introduzione dell’olio di sesamo, del quale abbiam presentato le cifre anche per Panno 1842. E l'introduzione di questo novello surrogato è a tenersi come un fatto veramente notevole quando veggiamo che a differenza degli altri succedanei per lo innanzi noti, l'efficacia de’ quali erasi circoscritta a tale o tal altro uso, e sempre per le fabbriche, l’olio cavato dal sesamo può servire a un tempo e a’ bisogni dell'industria ed a quelli dell'economia domestica, quasi potesse prendere il luogo dell’olio di olive nelle sue svariate funzioni, ove la convenienza del prezzo il consigli. E questa convenienza par che si fosse ravvisata dietro i primi sperimenti, perché le ubertose terre dell’Egitto possono somministrare la semenza della giuggiolena ad assai buon patto; perché ancora la quantità di olio che si estrae da queste semenze risponde al 50 per 100, laddove gli altri semi non avean dato che il 13, il 20 e il 30 por 100 in prodotto d'olio; perché finalmente a queste condizioni favorevoli naturali aggiugnesi quella specie di premio che le tariffe doganali francesi senza volerlo son venute ad accordargli rimpetto all'olio di olive, pagando in sostanza gli oli estratti da’ semi, come più sopra leggemmo, grana 12 a staio, vale a dire la sesta parte di quanto pagano gli oli di olive.

L’apparizione de’ semi di giuggiolena e la larga quantità per la quale gli oli che se ne sono cavati son venuti a divider la concorrenza con gli oli di oliva nella consumazione della Francia per gli anni 1841 e 1842, han destato da una banda i timori e perfino lo sgomento de'  produttori di oli di olive, ed han dall'altro fatto raccomandare la coltivazione del sesamo nei paesi che vi potrebbero essere atti, come quello che sostituir potrebbe con successo l’olio di olive negli usi delle fabbriche, di bocca, e nelle illuminazioni ancora. Certo è che se gli oli di olive ceder dovessero il luogo a quelli di sesamo, sarebbe questo un avvenimento fecondo di gravi conseguenze per le provincie olearie del regno, e per la finanza stessa che ne raccoglie una parte si larga della imposta diretta; né sappiamo se l'introduzione presso di noi delle piantagioni del sesamo, quando le nostre terre vi fossero accomodate, e quando le nostre condizioni permettessero di ottenerlo a così vil prezzo come in Egitto, della qual cosa noi forte dubitiamo, sarebbe mai per compensare nei calcoli della ricchezza nazionale i profitti dell’antichissima piantagione degli olive ti delle Puglie e delle Calabrie pe’ i quali da si lunghi anni il regno di Napoli può dirsi essere in possesso del primo luogo tra i paesi produttori degli oli di olive.

Del rimanente, questi grandi rivolgimenti non son nuovi nella storia delle industrie e del commercio, sono inevitabili allorché lungi dal discendere da cause effimere si fondano su la natura delle cose; e se tale pur fosse un rivolgimento per gli oli di oliva, anche recando danno ad alcuni privati interessi, non vi ravviseremmo che lo utilità generali per la economia domestica e per le industrie; i benefici del miglior patto di questa sostanza cotanto necessaria all’una ed alle altre.

Ma per verità il giudizio su le condizioni di preferenza che si attribuirebbero agli oli di sesamo su quegli di oliva pare a noi. al presente arrischiato, perché non siam certi che gli ultimi sperimenti di quest’olio per gli usi di fabbriche e di bocca siano risultati cosi favorevoli come erasi creduto sul bel principio; perche ancora l’invasione, che così vuolsi chiamarla, de’ semi di giuggiolena in Marsiglia può ben considerarsi come forzata dalla straordinaria protezione ohe ha incontrata nelle tariffe generali di dogana, dalle qualità stata aiutata a contendere con gli oli di olive mediante il favore di un dazio che è appena come notammo la sesta parte della tassa che pesa su gli oli di olive.

Non pertanto la più seria, la più pericolosa concorrenza alla quale siensi finora trovati esposti gli oli di olive, è certamente quella del sesamo, e perciò dicevamo ch’era per noi oggi necessità imperiosa il far quello che pur una giusta prudenza consigliava nel 1834 e nel 1838.

Or il primo interesse del regno di Napoli, comune questo con tutti gli altri paesi produttori dolio di olive, sarebbe al certo ottenere che ne’ paesi esteri, e segnatamente in Francia, l'interferenza delle leggi daziarie non ne peggiorasse la condizione rimpetto ai surrogati, concedendo a quest’ultimi una protezione ma giusta ed essenzialmente nocevole alla libera concorrenza de’ primi. Per questa parte e a confidarsi su la giustizia del Governo francese, non altrimenti che su le viste finanziere per lo scemamento della rendita di dogana su gli oli di olive, e sul danno ancora che gli oli di oglietto somministrati da’ dipartimenti del Nord han sofferto dall'impreveduta concorrenza del sesamo, perché conduca a condizioni di parità gli oli di olive e quelli di sesamo, sia elevando convenevolmente la ragion dell’imposta pei secondi, sia temperando pei primi il dazio attuale d’importazione, il quale pur supera le tasse d'immissione che incontransi nelle tariffe doganali di tutti gli altri Stati di Europa.

Questo fatto però dipende da un'altra amministrazione, da un Governo straniero, e noi non potremmo che affrettarlo co' nostri voti, salvo a Governi degli Stati produttori d’oli di olive, il farne oggetto di rappresentanze e di analoghe transazioni diplomatiche. Quanto a noi le nostre ricerche non debbono dirizzarsi che a mali ch'è in poter nostro di causare, a'  rimedi che a noi può esser dato di apprestare; ed in realtà, se già gli oli di sesamo godono di tanto favore per effetto delle tariffe francesi sul dazio d’immissione a scapito degli oh di olive, qual consiglio sarebbe mai quello di mantenere pel fatto nostro uno stato di cose che mentre accresce quel favore per gli oli di sesamo, e dà loro un vantaggio di più da farli anteporre agli oli delle due Sicilie produce altra conseguenza di collocar questi in una posizione inferiore a quella degli stessi oli di olive degli altri paesi?

Or ciascuno agevolmente ravvisa non altro esser l'effetto della nostra attuale tariffa. Laddove altri paesi produttori d’oli di olive non hanno dazi all'uscita di questo prodotto, o ne hanno assai tenui, laddove presso niuno di questi paesi è stato ed è esempio di tasse differenziali all’uscita (cagioni di tanto danno ed ostilità alla produzione ed al commercio ) noi manteniamo in piedi una tassa si elevata la quale, oltre tutti gl’inconvenienti della differenza di bandiera, aggrava i nostri oli all'esportazione di un dritto che supera le tasse medesime d’importazione di parecchi Stati di Europa, ed aggiugne una sovrimposta del terzo incirca al dazio già per se stesso altissimo delle tariffe francesi. Così gli oli delle Sicilie saran condannati a lottare per esempio in Marsiglia con 10 gradi di disfavore con quelli di sesamo, anziché con 7 come la Spagna, la Grecia e tanti altri paesi produttori; e la Spagna la Grecia e tutt i paesi i quali son nostri competitori, ne’ tempi ordinari in cui fosse generalmente abbondevole il ricolto, avranno sul mercato generale un indubitato vantaggio di preferenza sopra gli oli delle Sicilie per la straordinaria gravezza che noi imponiamo su di essi con la tassa di estraregnazione, e con la differenza di bandiera.

Non pare quindi che faccia mestieri di più minute dimostrazioni per penetrarsi della convenevolezza degli espedienti cui, senza por tempo in mezzo, avremmo ad appigliarci per lo bene della produzione e del commercio degli oli di olive del nostro regno; cercare cioè di affrancarli, se fosse possibile, da ogni tassa di uscita; ed ove le circostanze dell'erario non consentissero di farlo immediatamente, venire almeno per ora ad una riduzione di tassa, quanto non faccia scapitare questa derrata nella concorrenza degli oli di olive di altri paesi, tenuto anche conto di quella certa superiorità di prezzi che la qualità del nostro prodotto pur ci assicura sopra molti. Nel 1828, a favorire l’esportazione degli oli da'  porti del regno, venne siccome provvedimento temporaneo a scemarsi a metà il dritto di estrazione, nel qual anno fa tale la quantità estraregnatiche, malgrado il dazio a metà, ebbesi nell’ammontare della rendita una somma maggiore di quella riscossa in tutt’i precedenti anni dopo il 1821 (specchio alla pag. 25 ). Forse questa riduzione a metà sarebbe quella che potrebbe nelle condizioni attuali esser praticata acconciamente ed utilmente, e noi non disperiamo che, stante il probabile aumento dell’esportazioni e lo scemamento ancora maggiore del contrabbando, a capo di qualche tempo cotal branca di rendita doganale non sarà per soffrirne.

Ne conforta l’esempio che gli oli stessi ci presentano, perocchè negli anni 1821, 1822, 1823, quando il dazio non era minore di grana 42 a staio per tutte le bandiere, la media del triennio non ha dato di rendita annualmente più di ducati 365,679. E quando dopo il 1824 il dazio percepito non ha superato le grana 20 a staio per la bandiera nazionale, e le grana 30 per Testerà, abbiamo, pel grande aumento dell’estraregnazione, ottenuto una rendita semprepiù rilevante, di tal che dal 1836 al 1840 la media annuale del dazio si è quasi addoppiata, essendo stata di ducati 719,340. E avvertasi che su le quantità totali esportate nel quinquennio un decimo appena estratto con bandiera estera ha soddisfatto grana 30 a staio, ed il rimanente soltanto grana 20.

Vero è che de'  provvedimenti che faccia al caso adottare niuno esser potrà miglior giudice della pubblica Amministrazione; e, volto che vi abbia la sua attenzione, ne rallegra il pensare alla generosità di cui ha dato sì chiare pruove nel promuovere l’estrazione delle derrate indigene, e in tante altre occasioni in cui si è trattato provvedere a grandi interessi della prosperità nazionale, come per l'abolizione del dritto del macino, ec. Cosi dobbiam confidare che non soltanto una riduzione dì tasse all’uscita dell’olio, ma eziandio l’abbandono intero del dritto possano ottenersene, ove gl’interessi reali di questa preziosa derrata sieno per domandarlo.

A ogni modo non dubitiamo che il provvedimento delle tasse differenziali vorrà innanzi tutto farsi sparire dalle nostre tariffe, almeno per que paesi che alla lor volta aboliranno del pari i dritti differenziali all’importazione de’ nostri oli; né qui accade ripetere quanto ciò sia per importare al bene della nostra produzione, del nostro commercio e della marina stessa delle due Sicilie, non dovendo fra le altre cose fuggirci di mente che perdurando nell’attual sistema, non potrem sempre trovare aperti quei mercati ne’ quali i nostri oli, premuti dalle tasse gravi ed eccezionali della Francia e dell'Inghilterra, han potuto invece presentarsi con profitto per la dolcezza delle tasse d’importazione e per la mancanza di dritti differenziali. Quasi da per tutto ove questi dritti differenziali non sono si van raccomandando in linea di tasse compensative o rappresaglie; e segnatamente in Trieste questo principio è stato ardentemente sostenuto in alcuni articoli non è guari pubblicati nel giornale del Lloyd Austriaco, comecché da’ compilatori di esso combattuti.

In conchiusione dunque, se, modificate come dianzi è detto le nostre tariffe di esportazione,si perviene a sottrarre il commercio degli oli di olive del regno alle attuali condizioni di disparità rispetto a quelli degli altri paesi, nell’atto medesimo che si andrebbe per questa via ad attenuare il vantaggio de’ surrogati sopra i nostri oli di olive; se si procede oltre nella via de’ miglioramenti impresi nell’agricoltura e nella fabbricazione degli oli nostri, per modo da far loro conquistare titoli essenziali di preferenza per qualità e per prezzo; se i proprietari, anzicché correr dietro a vane illusioni di alti prezzi, si persuadono che nelle presenti condizioni il loro guadagno e il loro interesse durevole stia nel costringere la terra a dare maggior copia di prodotto, e nel conseguire una miglior fattura con minori spese di produzione, in maniera che possano produrre quantità più larghe a prezzi più moderati (vero mezzo questo da vibrare un colpo letale nell’industria dei surrogati, la cui quantità vediamo crescere in Marsiglia a misura che sonosi veduti più alti i prezzi degli oli di olive); se l’ebbrezza de'  prosperosi eventi che non ostante la concorrenza degli oli di olive e de'  surrogati han fatto in questi anni allargare le nostre esportazioni, non ci rattiene dall'antivenire i disastri che ne minacciano senza attendere che avessimo ad esserne colpiti alla sprovvista e subirne le dure conseguenze; noi entriamo fermamente in lusinga che l’olio di olive delle due Sicilie non solo possa preservarsi da ogni scadimento, ma sostener con vantaggio la lotta nella concorrenza degli oli dì olive degli altri paesi, non altrimenti che de'  succedanei, e pervenire ancora a quel maggiore e più stabile progresso del quale dobbiamo crederlo suscettivo per la dovizia e possanza dei suoi naturali vantaggi che han recato i loro frutti anche a dispetto delle tante cause di depressione e degli ostacoli da quali e stato ed è tuttavia travagliato.

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Daremo parimenti ritratto delle notizie tu lo stesso soggetto, posteriori al 1842, che verranno fuori nella Biblioteca di Commercio.





















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