Eleaml - Nuovi Eleatici


Guerra ad oriente dalla guerra di Crimea alla guerra d’Ucraina di Zenone di Elea

LA QUESTIONE D’ORIENTE

STORIA CONTEMPORANEA CHE DESCRIVE LE CAUSE DELLA QUESTIONE E NE SEGUE L'ANDAMENTO

DIPLOMATICO FINO ALLA CONCHIUSIONE DELLA PACE

SVILUPPA L’ORIGINE E L’ANDAMENTO DELLE CONFERENZE DI PARIGI

NE RACCOGLIE

i Protocolli ed i Trattati

CON QUANT’ALTRO VI SI RIFERISCE E TRACCIA LE BIOGRAFIE DEI PLENIPOTENZIARI

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VOLUME UNICO

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VENEZIA

COI TIPI DI TERESA GATTEI EDITRICE

1856
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LA GUERRA DI CRIMEA (1853-1856) - ELENCO DEI TESTI PUBBLICATI SUL NOSTRO SITO
1856 VENEZIA questione d oriente protocolli trattati biografie

NOMI DE' PLENIPOTENZIARJ

SECONDO L'ORDINE CON CUI SONO DISPOSTI NELLA FOTOGRAFIA

DA SINISTRA A DESTRA DI CHI LI GUARDA

Rango in piedi

Co. Benso di Cavour

March. di Villamarina

Co. di Hatzfeldt

Sig. Benedetti Segret

Mehemmed-Djémil-Bey.

Il Barone di Brunnow;

Bar. di Manteuffel

Co. de Buol

Rango seduti

Bar. de Hübner

S. A. Aali Pacha

Co. di Clarendon

Co. Walewski

Co. Orloff

Bar. di Bourqueney

Lord Cowley;


Le conferenze di Parigi – Preliminari Protocollo N I — Danubio — Mar Nero — Popolazioni cristiane soggette alla Porta Annesso al Protocollo N X Protocollo N XX - Seduta del Aprile  1856
Parigi sede delle Conferenze Protocollo N II - Seduta del  Febbraio 1856  Convenzione separata
tra la Sublime Porta e la Russia
Protocollo N XXI - Seduta del Aprile  1856
Neutralizzazione del mar Nero Protocollo N III - Seduta del Primo marzo 1856 Protocollo N XI - SEeconda Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XXII - Seduta del Aprile  1856
Libertà del Danubio Protocollo N IV - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N ° XII - Seduta del Marzo 1856 Annesso al Protocollo N. XXII - Dichiarazione
Cristiani sudditi della Porta Protocollo N V - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XIII - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XXIII - Seduta del Aprile  1856
La questione italian Protocollo N VI - Seduta dell’ Marzo 1856 Protocollo N XIV - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XXIV - Seduta del Aprile  1856
Diritto marittimo Protocollo N VII - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XV - Seduta del Marzo 1856 BIOGRAFIE - Austria - S. E. Il Co. Buol-Shauenstein - Barone De Hubner
Sunto storico della questione d’oriente Protocollo N VIII - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XVI - Seduta del Marzo 1856 Francia - Co. Colonna Walewsky -  Gran Brettagna - S. E. Clarendon - Lord Cowley
Trattato di pace - In nome di Dio onnipotente Protocollo N IX - Seduta del Marzo 1856 Protocollo N XVII - Seduta del Marzo 1856 Prussia - De Manteuffel - Co. Hatzfeldt - Russia - Conte Orloff - Barone Brunnow
Allegato I - Allegato II - Allegato III Protocollo N X - Peima Seduta del Marzo 1856
Protocollo N XVIII - Seduta del Marzo 1856
Sardegna - Marchese Di Villamarina
Turchia - Aali-Pacha -  Mehemmed

LE CONFERENZE DI PARIGI

Les gouvernements qui ont prohibe, et qui prohibent encore l’étude de l’histoire, ou qui la restringent à des points de Mie arbitrairement

fixes, nélaissent pas à la civilisation la seule base qui puisse la rendre morale.


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Preliminari

Rotto è il mistero che avvolgeva le Conferenze. L’opera della diplomazia superò grandi ostacoli, ed il suo spirito conciliativo né abbreviava il cammino. Il grande avvenimento intorno al quale s’aggirarono tante speranze, s’ombreggiavano tanti timori, verso al quale si rivolsero tante aspirazioni, si formularono tanti desiderj, passò nell’ordine dei fatti compiuti. Un Trattato che scioglie la questione d'Oriente, che mette fine alla guerra per la quale tanti milioni di danaro furono dispendiati, tante mille vite perirono, fu segnato a Parigi il 30 Marzo 1856.

Ed era pur tempo che lo spirito conciliativo venisse efficacemente esercitato; era pur tempo che cessasse la guerra anche per appagare le esigenze di certi spiriti incontentabili i quali non sapevano scorgerci un motivo troppo evidente che la giustificasse.

Imperocché, dicevan essi, quando il Governo russo annunciava altamente il progetto di chiamare tutti i cristiani d’Oriente a prendere le armi per la difesa della loro fede, — questa fede era veramente minacciata? —

E quando gli Alleati d’Occidente bramando in lor favore il consenso dell’opinione publica per rannodare attorno ad essi i popoli volonterosi. dichiararono che prendevano le armi per la difesa della civilizzazione europea, che la Russia volea distruggere, — questa civilizzazione era veramente minacciata? — La Russia dal 1703, ha progredita sempre o decadde nella sua interna civilizzazione? — Poteva e può ella veramente nuocere alla civilizzazione europea, ella che non ha in possesso un solo punto del globo fuori del suo territorio da dove essere ostile e pericolosa a chi che sia? —

O la questione, soggiungevano, che adombravasi sotto que’ motivi speciosi, non era piuttosto una questione di semplice preponderanza politica? —

Ma, riguardo alla Russia, questa idea non avrebbe eccitato il popolo russo alla guerra. Cotesto popolo ha il sentimento della propria grandezza, della forza del proprio paese; se ha desiderj, se attende miglioramenti nella sua posizione, sente che deve ripeterli dal suo governo, e che una guerra straniera di carattere semplicemente politico non glieli procurerebbe.

Riguardo agli Alleati, il solo motivo della preponderanza politica non avrebbe ottenuto che un assenso troppo parziale nel publico europeo. Se la Russia esercitò qualche preponderanza sugli stati limitrofi ed altri secondarj, nessuno in Francia, e meno in Inghilterra avrebbe voluto convenire che fosse la Russia superiore a que’ due Stati; l’ammetterlo faceva discendere dalla propria altezza.

Così ragionavano. Noi ad ogni modo, e riconoscendo che alcuni vantaggi della guerra incontestabilmente si ottennero, ripetiamo: era pur tempo che lo spirito conciliativo venisse efficacemente esercitato.

Originarono le negoziazioni dalle trattative apertesi a Vienna nel mese di Novembre 1855 fra le tre Potenze che firmarono il Trattato del 2 Decembre 1854.

La caduta di Sebastopoli, seguita da quella di Kinbum, coronava il successo ottenuto dagli Alleati nel mar d’Azoff, ed annientava nel mar Nero i mezzi d’azione della Russia; la quale d’altronde fu in grado per cotal guisa di meglio apprezzare le forze de' suoi avversarj, i pericoli che derivar le potevano dal prolungare la lotta, e la necessità di devenire a qualche concessione per metter fine onorificamente ad una guerra in cui s’era impegnata non forse con ogni debita ponderazione. Il momento era dunque opportuno ai tentativi di pace.

L’Austria che dopo la rottura delle Conferenze di Vienna, aspettava occasione di riprendere il suo ascendente negli affari e di riacquistare il terreno perduto, seppe comprendere il partito che trar poteva dalle circostanze. Le condizioni d’ogni negoziazione erano indicate dai quattro punti che costituivano la essenza delle Note scambiate a Vienna sin dal giorno 8 Agosto 1854, e la realizzazione dei quali formato aveva l’oggetto del Trattato del 2 Decembre. Era adesso mestieri di darvi ima interpretazione che fosse in rapporto coi successi ottenuti nel Baltico, nel mar d’Azoff, nella Crimea. Il Co. Walewski, nell’assumere il portafoglio degli affari esteri, ebbe in animo di far conoscere a Vienna le intenzioni del suo Governo su tale importante argomento. Ben lontano il Gabinetto di Parigi dall’affievolire il legame del 2 Decembre, tendeva pur nullameno ad approfittare delle avvantaggiate circostanze militari, e ad estendere opportunamente le sue pretese in relazione a' propri sacrifizj. Né in ciò dissentiva il Gabinetto inglese.

A primo aspetto era lecito dubitare che la Russia fosse poco inclinata alla pace; e difatti Gortschakoff aveva impegnato d’onore la Russia a non accettare, come realizzazione del terzo punto, qual si fosse limitazione delle sue forze navali nel mar Nero, e il Co. di Nesselrode aveva sanzionato formalmente il linguaggio del plenipotenziario Russo a Vienna. Pure il Governo francese pensò di accogliere favorevolmente le proposizioni dell’Austria, salve le modificazioni da concretarsi fra Parigi e Londra affine di darvi l’estensione desiderabile. Nell’ipotesi d’adesione da parte della Russia a quelle proposizioni, le potenze Occidentali trovavansi nella certezza di negoziare sopra basi realmente conformi allo scopo della guerra, e per una pace soddisfacente. Nell’ipotesi invece d’un rifiuto, l’Austria si sarebbe trovata in tali legami cogli Alleati da dover rompere senza esitanza le sue relazioni col Gabinetto di Pietroburgo. Conseguentemente, a qualunque partito si fosse decisa la Russia, o le Potenze alleate conchiudevano una pace onorevole, o proseguivano la guerra con un potente alleato di più. L’Inghilterra però trovavasi meno disposta della Francia all’idea di ima prossima pace. Incominciata la guerra senz’esservisi apparecchiata, aveva fatto giganteschi preparativi per continuarla; d’altronde ella non era senza prevenzioni a riguardo dell’Austria, prevenzioni che datavano dalle ultime rivoluzioni; e nessuno ignora con quali manifestazioni sbrano esse tradotte dopo la guerra d’Ungheria; ma comunque ella avesse mostrato poca premura a conchiudere il trattato coll’Austria, ed attestata poca confidenza nel valore di quello, pure vi si era prestata, e giustamente apprezzando la generale situazione del momento, pose da parte le prevenzioni e le esitanze, e francamente calcò la nuova via che si apriva. Il calcolo del tornaconto fa superare molte contrarietà.

Modificate che furono di concerto le proposizioni dell’Austria, ed impegnatesi le due Potenze occidentali di loro adesione, pel caso dell’accettazione russa, fu convenuto che l’Austria medesima le presenterebbe al Gabinetto di Pietroburgo come sua propria iniziativa, ritenuto che dovessero venire accettate completamente, senza riserve, cosi nel loro complesso che nel loro dettaglio, nel termine di tre settimane.

Per verità l’articolo quinto era oscuro ed incerto; però le condizioni particolari, alle quali si riferiva, nulla contenevano di strano: la neutralizzazione delle Isole d’Aland, e l’esame dello stato dei territorj all’Est del mar Nero.

Nel mentre l’Europa tutta riteneva l’ultimato dell’Austria come irrevocabilmente rejetto, la risoluzione definitiva presa dal Gabinetto russo recò un’impressione profonda. — Quali motivi abbiano mai determinato una mutazione si rapida e decisiva? — Dalla Campagna in Crimea la Russia molto sofferse. Poteva bensì ancora continuare a difendersi, ritirandosi nella sua parte centrale coll’abbandono delle sue provincie frontiere; ma è certo che questa tattica la quale obbligava gli alleati ad ulteriori sacrifizj, esponeva la Russia a gravi calamità, ed avrebbe sollevato questioni territoriali risolvibili presumibilmente a suo pregiudizio. D’altronde le relazioni co’ suoi vicini peggioravano di giorno in giorno. Una volta compiuta la rottura, e la guerra avvicinandosi alle frontiere dell’Austria, questa era forzata ad alzare le armi. La Svezia, mediante un Trattato erasi legata alle Potenze occidentali; e le ostilità dovendo necessariamente involgere le Provincie russe del Baltico e probabilmente la Finlandia, era a presumersi che eziandio il Governo svedese fosse astretto a prendere le armi. Finalmente gli Stati secondarj di Germania, e la Prussia stessa, diradato il prestigio dell’influenza russa, già manifestavano la dissenziente loro opinione dalla politica militante di quel governo. Egli non aveva pertanto che a continuare la lotta sotto condizioni sempre più sfavorevoli.

Ecco l’imperatore Alessandro, più previdente che ardito, più cedevole che ostinato, accogliere l’occasione che gli si offriva di metter fine alla guerra. D’altronde la situazione difficile non l’aveva egli creata; non era egli quindi in obbligo di subirne tutte le conseguenze. Dapprima, il suo Impero non poteva inaugurarsi col deporre le armi senza avere tentato uno sforzo per sostenerne l’onore; egli è dunque evidente che la pace non si conchiudesse al momento delle negoziazioni di Vienna nel 1855. Ma dappoi, co testa mira raggiunta, resistita onorevolmente la difesa in Crimea, ed ottenuta d’altra parte la resa di Kars, la quale se non fu gloriosa quanto all’ingegno strategico ed al valore effettivo delle armi, fu però un’importante avvenimento sotto più militari riguardi e valse nell’animo dei Russi a contrabilanciare in qualche modo la caduta di Sebastopoli, l’imperatore Alessandro fu più in grado e in facoltà di rinunciare alla politica bellicosa che da suo padre aveva ereditata. Ond’è che per la pace francamente e lealmente si decise.

Parigi sede delle Conferenze

Tostoché si conobbe che la Russia consentiva a negoziare sulle basi dell’Ultimato Austriaco, fu unanime il pensiero ch’esser dovesse a Parigi la Sede delle definitive Conferenze dei Plenipotenziarj, e che all’influenza della Francia fosse inoltre riservato l’onore di dirigere i loro lavori.

Questa scelta rese alla Francia una duplice soddisfazione: poter cancellare la memoria umiliante della pace del 1815; avere un onorevole riscontro al trattato sugli affari d’Oriente stipulato a Londra, senza e contro di essa, nel 15 Luglio 1840. La Francia, sotto l’imperatore Napoleone DI, si è ben meritata questa duplice soddisfazione, giacche con tutta l’energia e con tutta l’annegazione di cui è suscettibile il carattere francese, combattà contro il sistema che condusse alla pace del 1815, e contro la dottrina del diritto del più forte. L’attuale sua posizione nella questione d’Oriente ili confronto al 1840, non solo presenta il contrapposto della vittoria alla sconfitta, ma olire anche la differenza che passa tra gli sforzi dell’egoismo ed il riconoscimento dei comuni interessi.

Tutti i tentativi anteriori di componimento avevano avuto luogo a Vienna. Quivi si compilò la celebre Nota che, accettata dalla Russia e respinta dalla Porta, pur sembrava poter conciliare i loro interessi ed impedire la guerra. Quivi furono firmati i Protocolli che dovevano successivamente vincolare l’Austria alla politica occidentale; quivi le Note dell’8 Agosto ed il Trattato del 2 Decembre 1854; quivi finalmente le trattive del Marzo 1855.

Le circostanze ormai toglievano necessariamente all’Austria il favore goduto; e non avendo ella partecipato alla guerra, non poteva dirigere le finali negoziazioni di pace.

Il Gabinetto inglese, rinunciando di reclamare in favor proprio la sede delle Conferenze, poteva chiedere che si aprissero le negoziazioni in un paese neutro; ma preferì di dare al Governo francese una dimostrazione di confidenza, riconoscendo spontaneo l’opportunità di Parigi, e proponendo di fissarvi la riunione dei Plenipotenziarj.

Considerato che l’Inghilterra pur consentendo a negoziare, avrebbe forse preferito la continuazione della guerra, e viste le abili mosse dei plenipotenziarj russi verso la Francia, dacché giunsero a Parigi, taluni pensarono che ciò potesse occasionare un turbamento nell’alleanza. Ma i due Gabinetti, come in altre occasioni, si accordarono preventivamente sui diversi punti che dovevano formare l’oggetto delle deliberazioni del Congresso; ed abbiamo fondamento per ritenere che il piano fosse ideato dalla Francia e concepito in guisa, nelle sue essenziali disposizioni, da provare all’Inghilterra che, a Parigi come a Londra, erano disposti di dare alle condizioni accettate a base delle Conferenze la maggior possibile estensione, senza spingere all’estremo le proprie esigenze e le deduzioni dei principj contenuti nell’ultimatum.

Non sappiamo a questo punto superare una considerazione, di noi non esclusiva, che dimostra quanto spesso alla sorte piaccia distruggere le risoluzioni degli uomini i quali pretesero incatenar l’avvenire come aveano vinto il loro presente. La Storia nel secolo decimonono ci presenta, già a quest’ora, l’Inghilterra incorniciata fra due imperi napoleonici; il primo dei quali ella perseguitò a tutt’oltranza e col quale la dinastia avrebbe dovuto avere e principio e fine; nel mentre che si compiacque congiungere la propria fortuna alla recente esistenza dell’altro che ruppe il Trattato onde la dinastia di quel Sommo veniva per sempre sbandita dal Trono!....

L’Inghilterra si penetrò della saggia condotta del suo Alleato, ed all’opinione di questo aderì pienamente.

La Turchia poi, questa principale interessata, non fu per verità consultata sempre, durante lo scambio delle comunicazioni originate dall’ultimatum.

Ma ciò è attribuibile alla prontezza con cui volevasi effettuare l’inoltro delle proposte al Gabinetto di Pietroburgo, ed alla distanza in cui giace Costantinopoli, piuttostoché a noncuranza delle opinioni della Porta. E le Potenze occidentali, che avevano d’altronde la coscienza di agire nel migliore interesse europeo, non omisero di renderla successivamente edotta di quanto avevasi praticato, già calcolando del pieno suo consentimento. La Porta aderì infatti per intiero alle condizioni di pace, le quali appunto rispondevano agl’interessi proprj. Non solamente disarmavasi la Russia nel mar Nero, ma l’impero Ottomano riacquistava un territorio assai conteso; riacquistava gli sbocchi del Danubio, e la cittadella d’Ismail baluardo un tempo della sua potenza sul Danubio; quest’angolo di terra, in qualche guisa divenuto sacro, nel sentimento dei Turchi, per l’eroismo che vi aveano tante volte dispiegato nelle ultime loro lotte contro la Russia.

Conseguentemente i plenipotenziarj dell’Imperatore Alessandro presentandosi a Parigi trovavano gli altri Rappresentanti già intesi intorno ai principii generali delle negoziazioni; e sebbene qualche temperamento d’opinione avesse potuto farsi strada nelle discussioni del Congresso, l’accordo degli Alleati prestabilito non poteva per guisa alcuna venire turbato.

La prima conferenza si tenne il giorno 25 Febbraio 1856 nel Palazzo del Ministero degli Affari Esteri e precisamente nella Sala degli Ambasciatori.

V’intervennero come plenipotenziarj:

Per la Francia:

Il ConteColonna Walewski, ed

Il Baronedi Bourqueney;

per l’Austria:

Il Conte de Buol Schauenstein, ed

Il Baronede Hübner;

per la Gran Brettagna:

Il Conte di Clarendon, e

Lord Cowley;

per la Russia:

Il Conte Orloff, ed

Il Baronedi Brunnow;

per la Sardegna:

Il Contedi Cavour, ed

Il Marchesedi Villamarina,

per la Turchia:

Aali Pachia, e

Mehemmed-Djémil-Bey.

Sulla proposizione del Co. Buol, motivata specialmente dal poter offrire un omaggio al Sovrano della cui ospitalità godevano i Rappresentanti d’Europa, la Presidenza fu ad unanimità conferita al Co. Colonna Walewski; e, sulle di lui proposizioni, la Conferenza decise di affidare la redazione dei Protocolli al Sig. Benedetti Direttore degli Affari Politici nel Ministero degli Affari Esteri.

L’Ordine Alfabetico del nome delle Potenze semi di regola all’assegnazione del posto occupato al Tavolo del Consiglio dai Rappresentanti di ciascuna di esse.

La Prussia non formava parte degl’intervenuti. La Prussia erasi volontariamente isolata; e dall’epoca delle Note di Vienna, che non aveva firmate, ella non partecipò a veruna delle transazioni o delle deliberazioni seguite tra la Francia, l’Inghilterra e l’Austria. Ma, giusta quanto era stato ritenuto nella Conferenza del giorno 28 Febbraio, e dopo che eransi già ventilate le questioni che implicavano la pace o la guerra, il Co. Walewski espose, nella Sessione del 10 Marzo, ch’era venuto il momento d’invitarla a farsi rappresentare al Congresso; ed il Congresso aderiva considerando essere d’una importanza europea che la Prussia, firmataria della Convenzione conchiusa a Londra il 43 Luglio 1841, si renda partecipe dei nuovi componimenti.

Il Re di Prussia inviava a Parigi il barone di Manteuffel il quale, in unione al Conte di Hatzfeldt, intervenne alle Conferenze ulteriori incominciando dalla seconda seduta del giorno 18 Marzo.

Neutralizzazione del mar Nero

Dopo di avere riveduto con mirabile accordo le basi generali delle discussioni, e di essersi intesi sulla nomina della commissione mista incaricata di verificare e rettificare le frontiere della Turchia e della Russia in Asia, sulla proposta del PresidenteValewski,i plenipotenziarii deliberarono di occuparsi, prima d’ogni altra cosa, dello svolgimento del terzo punto concernente la neutralizzazione del mar Mero; punto che in se conteneva le maggiori difficoltà di soluzione.

All’epoca delle conferenze di Vienna, l’idea della neutralizzazione era stata respinta dal gabinetto austriaco, come troppo decisiva e radicale anche sotto il punto di vista di togliere la preponderanza russa in Oriente. Mentre egli non voleva apposti altri limiti alla marina russa nel mar Nero, all’infuori di quelli che la ritornassero alle condizioni anteriori alla guerra, come poteva mai accogliere una situazione che, sotto apparenza di reciprocità fra i due Stati finitimi, doveva far disparire lo stendardo di guerra della Russia in quelle acque che pur non ha guari signoreggiava?—L’aver quindi l’Austria accolto il principio della neutralizzazione del mar Nero dimostra quanto fossero ululate le circostanze in favore degli Alleati. — E la Russia, che nel 1855 vi avea manifestata tanta contrarietà, non opponeva ora più ostacolo. Quando l'ultimatum dell’Austria fu presentato a Pietroburgo e che il Gabinetto russo credette dapprima rispondervi mediante controproposte, queste implicavano importanti mutazioni relativamente alle rettifiche delle frontiere in Bessarabia. Tendevano inoltre a respingere ogni idea di condizioni speciali in aggiunta ai quattro punti; e si limitavano, per quanto concorreva la neutralizzazione, ad alcune modificazioni di espressione destinate a restringere l'applicabilità del principio. Quanto al principio stesso, veniva ammesso senza riserva. Il Governo russo desiderava, che nella stipulazione relativa ai bastimenti leggieri, ch'egli restava autorizzato di mantenere nell’Eusino, si contemplasse non solamente le necessità del servigio, ma altresì il bisogno della difesa delle Coste. E, preoccupato inoltre di escludere il suo arsenale di Nikolajeff dalle piazze alle quali veniva interdetto di conservare e di creare arsenali militari marittimi, avrebbe voluto che tale interdizione si limitasse categoricamente al littorale propriamente detto del mar Nero.

Ricusando di accettare queste controproposte, giusta l'impegno che assunse verso la Francia e l'Inghilterra, l'Austria aveva provato al Gabinetto di Pietroburgo non esservi transazione possibile intorno a cotesti punti essenziali. Aderendo definitivamente al sistema della neutralizzazione, la Russia l'ammetteva dunque in tutta la sua estensione e con tutte le sue conseguenze.

Sorse pertanto nel seno delle Conferenze la questione se Nikolajeff, che possiede un arsenale per costruzioni marittime di prim’ordine, e che giace sul Bug affluente del mar Nero, potesse conservarsi senza ledere lo stabilito principio. Ma essendo Nikolajeff situata lunge dalle rive di quel mare, il sentimento della propria dignità non poteva permettere alla Russia di lasciar estendere ad altre parti dell’impero un principio solamente applicabile al littorale. D’altra parte la sicurezza delle Coste e la loro sorveglianza esigevano che la Russia, com'era stato riconosciuto, tenesse dei navigli leggieri, e se ella consentiva all’abbandono dei Cantieri di Nikolajeff, sorgeva allora la necessità di stabilirne altri s'un altro punto de' suoi possessi meridionali.

L’esigere, nel Trattato, una esplicita stipulazione con cui la Russia s’impegnasse a distruggere 'un’arsenale rimasto estraneo al teatro della guerra, avrebbe resa più difficile la conchiusione della pace. Se dunque non dovevano gli Alleati insistere sulla distruzione di Nikolajeff, altrettanto doveva la Russia dal canto suo dar prova a questo riguardo di buon volere: e cosi avvenne. Ricusando ogni accordo su Nikolajeff ella avrebbe sollevato diffidenze allarmanti ed autorizzato a mettere in dubbio la sincerità delle suo intenzioni, avrebbe autorizzato a maggiori esigenze, ad aumento di precauzioni. Non contraendo obblighi positivi, poteva assumerne di morali; non vincolata ad impegnarsi, ella poteva promettere; e procurando di rendere soddisfatte le potenze alleate, ella salvava in pari tempo la sua dignità. Ecco l’oggetto, e l’effetto della dichiaratone del Co. Orloff, inserita nei protocolli, la quale, comunque spoglia di solennità, non è perciò meno obbligatoria delle particolari stipulazioni nel Trattato inserite.

«La Russia non farà costruire a Nikolajeff o in altri luoghi sulle rive del mar Nero o sovra i suoi affluenti (mar d’Azoff etc.) che le navi da guerra menzionate nelle basi della negoziazione;«quelle cioè che tornano necessarie alla sicurezza del mar Nero ed il numero delle quali fu regolato di comune accordo fra la Russia e la Turchia. Ecco la dichiarazione che fé’ svanire ogni inquietezza, tanto più quando il Co. Orloff aggiunse che per dare una prova della sincerità delle sue espressioni, l’imperatore Alessandro l’aveva incaricato di chiedere il libero passaggio degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli pei due vascelli di linea che trovavansi a Nikolajeff e che dovevano trasferirsi nel Baltico tosto conchiusa la pace.

Per farsi una idea esatta della neutralizzazione, è d’uopo rammentarsi che la Turchia conserva nel mar Nero un numero di bastimenti leggieri eguale a quello accordato alla Russia; e che il Sultano resta libero di avere non solo nel Mediterraneo, ma del mar di Marmana e nel Bosforo, quante navi da guerra a lui meglio convenga. D’altronde in virtù dell’articolo che, nell’interesse della libera navigazione del Danubio, facoltizza le Potenze firmatarie a mantenere due bastimenti leggieri negli sbocchi del Fiume, gli Alleati vanno ad avere un effettivo navale, equivalente almeno in numero, e superiore in forza affa squadra permessa alla Russia. E giova avvertire eziandio che, al bisogno, le loro flotte partendo da Tolone, da Malta, da Genova e da Trieste, sono in grado in pochi giorni di fornire al mar Nero navi e cannoni da rendere, anche per questa semplice possibilità, sempre efficaci in Oriente i patti conchiusi.

La neutralizzazione dell'Eusino, ormai divenne un fatto compiuto.

Non devesi però, inferire che l’Europa abbandoni alla Turchia sola il pensiero di mantenere il nuovo stato di cose. Ogni diritto ha mestieri d’essere sorvegliato e difeso; e l’Europa occidentale non potrà dispensarsi dal tener d'occhio il mar Nero. Intanto non disconosciamo il notevole cangiamento che recò in Oriente tale neutralizzazione. Avanti la pace del 1856, la Russia avea diritto di tenere in quelle acque una flotta che i venti del Nord e le correnti del Bosforo potevano condurre in breve tempo sotto le mura di Costantinopoli; e fa meraviglia anzi che durante le guerre guerreggiate negli ultimi sessant’anni fra la Russia e la Turchia, il Bosforo da quella non sia mai stato sforzato. Ora questo pericolo più non esiste. Questo pericolo che incominciato era per la Turchia dal giorno in cui la sua antagonista avea posto piede sulle rive del mar Nero, dal giorno in cui ella s’era impossessata d’Azoff. Costantinopoli per essere tranquilla, bisognava che dominasse il Nord o loneutralizzasse. Il

Trattato del 30 Marzo raggiunse quest’ultimo scopo.

Il mar Nero fu chiuso alla guerra, ma venne aperto alla civilizzazione. Nell'antico stato di cose, la barbarie dapprima, e la dominazione turchesca dappoi impedivano bensì che l’Eusino fosse un pericolo per Costantinopoli; ma in pari tempo impedii ano ch’egli fosse una via aperta alla civilizzazione. La civiltà italiana, che, la mercé dei Genovesi e dei Veneziani, aveva surrogato in Oriente quella di Grecia e di Roma, cotesta civiltà, era sparita, soffocata dalla dominazione dei Turchi. Nel secolo decimottavo il mar Nero ricadde nella barbarie; e per istrapparnelo era quasi una fatale necessità ch’ei divenisse russo. Oggi la quistione fu sciolta felicemente: il mar Nero non è più turco, né sarà per diventare russo: egli appartiene al progresso europeo. Un nobile concorso è aperto in certa guisa fra le Potenze per animare e vivificare il più presto ed il meglio possibile cotesto mare già causa, un tempo, di discordia, anello invece attualmente di congiunzione fra l'Oriente e l’Occidente. Nessuno vi è escluso: né le Potenze occidentali, né la Germania, né tampoco la Russia che ben comprende esser meglio, piuttosto che estendere il suo Impero, progredire nella interna sua civiltà. (V. gli art.11-14 del Trattato, p.82, e la Convenz. annessa in alleg. II. p.92, nonché la dichiarazione del Prot. n. IV p.109.)

Libertà del Danubio

Neutralizzazione del mar Nero, e libertà del Danubio sono fra loro strettamente legate. Il Congresso infatti dopo esaurito il primo argomento, soggetto del terzo punto dei preliminari, passava a trattare del secondo.

Senza la libertà o la neutralizzazione del mar Nero, il Danubio è schiavo, o inutile. A che giova che questo gran fiume attraversi la Germania tutta e si carichi nel suo corso delle ricchezze e delle idee della civiltà, s’egli è poi schiavo incatenato, o se va a gettarsi in luogo di barbarie? La neutralizzazione incivilita del mar Nero è necessaria al Danubio, e questo in pari tempo è singolarmente utile a quella, imperocché la mantiene e la difende costituendo la Germania in territorio limitrofo del mar Nero.

In addietro quando il mar Nero era tutt’affatto turco, anche il Danubio era turco, e non profittava né della sua sorgente né del suo corso cristiano e incivilito; egli scorreva, per così dire dalla civiltà alla barbarie, perdendo ad ogni tratto, da Vienna in poi, alcun che del suo carattere e della sua importanza, passava dall’Ungheria ancor piena di medio-evo, alla Turchia ed ai Principati per ritrovarvi paesi che sembravano all’indomani della invasione barbarica. Era deplorabile che questo gran fiume fosse meno incivilito a seconda ch’era più navigabile, e quindi perdesse d’ogni suo avvantaggio! — Dopo le conquiste dei Russi, dopo il trattato di Bucarest e specialmente dopo il trattato di Adrianopoli, il Danubio divenne russo come russo era il mar Nero. Inoltre i suoi sbocchi arrenandosi sempre più di giorno in giorno, s’avanzava il momento in cui il gran fiume, lunge dall’essere un veicolo di comunicazione, avrebbe formato una barriera di sabbie, onde la Germania, in ispecialità, andava ad escludersi dal mar Nero per sempre.

Qualche parola di spiegazione tornerà utile a riguardo di questo ostruimento delle foci, che suscitò tante querele in Europa. La Russia, per una convenzione firmata a Pietroburgo nel mese di Agosto 1840, dopo di avere riconosciuto il principio della libera navigazione del Fiume, s’era formalmente impegnata di mantenere il Canale di Sulina alla profondità d’acqua necessaria al libero passaggio di tutti i bastimenti mercantili.

Sotto la dominazione dei Turchi, cotesta profondità fu sempre mantenuta almeno fra i 46 e i 42 piedi; ma la libera navigazione, come via commerciale, era inceppata allora dalle imposizioni arbitrarie con cui i Pacha, stabiliti nelle varie piazze, angheriavano i bastimenti di passaggio. La Porta non avea cura che degli sbocchi del fiume per assicurare a Costantinopoli il regolare trasporto dai Principati dei grani ad essa indispensabili. Il resto negligeva.

Stipulata la Convenzione, il governo russo incaricò l’amministrazione marittima di Odessa di sorvegliarne l’esecuzione, e sotto questo reggime novello la navigazione del Danubio acquistò un rapido incremento. L’Ungheria, la Germania tutta se né giovarono assai. Il porto di Galatz guadagnò d’importanza, divenendo il deposito per l’esportazione dei cereali dai Principati. Ma da qui sorse la gelosa rivalità del porto di Odessa, e l’amministrazione marittima circuita dai molli interessati, e nazionali e stranieri non più si applicò colla stessa diligenza all’opera che le incombeva. Ai negozianti che lottavano contro Galatz in favore di Odessa, si aggiunsero anche i possidenti le cui terre sono comprese nel raggio territoriale che può ancora con benefizio trasportare a Odessa le derrate, e questi possidenti lottavano contro i bojardi della Moldavia e della Valacchia, che tutti avevano il vantaggio d’un più breve tragitto fino al Danubio: motivo anche questo per procurar loro maggiori difficoltà.

Senonché un’altra causa di corruzione diretta veniva attribuita agl’impiegati russi preposti, lungo il fiume dalle sue foci fino a Reni, ai differenti uffizii richiesti dalla navigazione resa negli ultimi anni sì difficile e perigliosa. — Tostoché il Danubio si rese attivo in commercio, s’era formata a Costantinopoli una società di Greci la quale stabilì alle bocche di Sulina una flottiglia di leggere barche destinata ad offrire e vendere i suoi servizi a tutti i bastimenti di carico superiore e perciò impossibilitati a superare i banchi di sabbia. Più questi banchi mantenevansi od elevavansi, più aumentavano i profitti della società che giunsero perfino ad una misura impensata; onde fu accreditata l’accusa che la società pagasse generosi premj d’inazione a tutti i preposti degli Uffizj russi summentovati. D’altronde l’esercizio dei mezzi destinati agli escavi non essendo sorvegliato dalle Autorità locali, lo si lasciò tanto più di leggieri cadere in abbandono anche dalle Autorità superiori in quanto che ciò meglio corrispondeva agl’interessi particolari di Odessa.

Il commercio soffriva, e le doglianze divennero multeplici: non furono ascoltate. Le cancellerie dei grandi Stati hanno dovunque e in generale il sistema di non accogliere troppo facilmente i reclami degli stranieri, reputando cosi meglio difendere gl’interessi del proprio paese. Ma le giuste querele non esaudite, si mutano presto in clamori, poscia in grida disperate, finalmente in grido di guerra. E cosi avvenne. Quest’incidente si collegò alla questione generale che gialla guerra ebbe sviluppo, e soluzione dalla pace. La navigazione del Danubio dovea rendersi libera dacché la supremazia del mar Nero era svanita. Il porto di Galatz diverrà quind’innanzi il rivale libero del porto di Odessa.

Indipendentemente poi dall’interesse in genere che doveva assumere l’Impero d’Austria per la libera navigazione del Danubio, il Governo Austriaco aveva una ragione diretta e personale di muover lagno contro la Russia, perché fu verso l’Austria che la Russia erasi direttamente vincolata colla Convenzione firmata a Pietroburgo. L’onore politico dell’Austria era dunque impegnato in tale quistione; un diritto internazionale d’alta importanza era stato violato col rendere impossibile quella navigazione. Ecco il motivo che fece inchiudere questo punto nel novero delle garanzie prestabilite a base delle negoziazioni.

Ora gli sbocchi del Danubio non sono più russi; sono Moldavi e vassalli della Turchia come la Moldavia. Depositarj di cotesta grande comunicazione dell’occidente Coll’Oriente, della Germania col mar Nero, importava adesso più che mai avessero i Principati, per quanto era possibile, una neutralità indipendente, affinché il Danubio conservasse il carattere europeo che gl’imprimeva il trattato di Parigi. — E cosi effettuossi come ci sarà, dato osservare nel capitolo seguente.

Il Congresso non si limitò a decretare la libertà del Danubio; volle darvi una organizzazione di cui potranno indirettamente approfittane i Principati ch'egli attraversa. Una commissione europea, composta di delegali degli Stati che presero posto alle Conferenze, è incaricata di far eseguire i la ori necessarj a rendere il fiume e le sue foci e il mare circonvicino nelle migliori possibili condizioni di navigabilità. Questa commissione europea determinerà inoltre le tariffe dei diritti da pagarsi, ed il prodotto servirà a coprire le spese dei lavori ordinati. Poscia un’altra commissione permanente non più europea, ma solo composta di delegati delle Potenze finitime, veglierà all’esecuzione di quanto l’altra abbia costituito.

Sulla composizione di questa commissione esecutiva s’impegnò un contraddittorio nelle Conferenze, non già fra la Russia e le Potenze occidentali, ma fra l’Austria e la Francia, riferibilmente alla Baviera che il Co. Walewski voleva rappresentala, e che il Co. Buol voleva esclusa: il contraddittorio cessò coll’adesione da parte dei plenipotenziarj austriaci. La commissione esecutiva sarà composta dei delegali dell’Austria, della Baviera, della Sublime Porta, del Wurtemberg, della Servia, della Valacchia e della Moldavia, ch’è quanto dire di tutte le Potenze finitime.

L’accennata questione non era spoglia d‘ importanza. Trattavasi di conoscere se fosse la Germania danubiana, ovvero solamente l’Austria, quella che rappresenterebbe tutta la Germania nella commissione esecutiva del Danubio. Francia ed Inghilterra, fedeli in ciò allo spirito delle negoziazioni non voleano privarsi del concorso della Baviera e del Wurtemberg, né privare la Germania dei diritti che le competono più che a tutt'altri, di vegliare sulla indipendenza del Danubio.

Chiudiamo questo Capitolo affermando che la neutralizzazione del mar Nero, e la libertà del Danubio sono due eccellenti principi introdotti nel diritto publico europeo. (V. gli art.15-1» del Trattalo a p.83.)

Principali Danubiani

Abbiamo di già osservato quanto importasse che i Principati avessero una neutralità indipendente, affinché il Danubio potesse conservare quel carattere europeo che gl'imprimeva il Trattato di Parigi.

Questo è il soggetto del primo punto delle quattro garanzie che il Congresso passò a discutere e stabilire, e che forse più d’ogni altro fu dibattuto, perché trovò le opinioni dei Plenipotenziarj essenzialmente divise.

Avanti tutto giova constatare una distinzione notevole su questo argomento.

Comunque la Servia sia compresa nella denominazione di Principati danubiani, e né sia la posizione analoga a quella della Valacchia e della Moldavia, pure dal lato geografico e politico, per più riguardi, vi differisce. La Servia, collocata sulla riva destra del Danubio, siffattamente si attacca al territorio ottomano che non la si potria separare, né rallentare i vincoli che la unisce alla Porta, senza incorrere in gravi inconvenienti. Come gli altri due principati, quello della riva destra possiede un’amministrazione nazionale, non ha guari garantita dai Trattati conchiusi tra la Russia e la Porta: questa garanzia esclusiva non era più possibile sull’una e sull’altra riva egualmente. Non si poteva nemmeno più rimettere la Servia nella condizione d’una semplice provincia dell’impero ottomano ed abbandonarla ad un eventuale futuro, spoglia di garanzie; ma una volta queste ottenute, l’Europa non avea che ad avanzar voti per la riforma di alcune fra le istituzioni nazionali di quel Principato; né v'era più motivo alcuno di disaccordo fra le Potenze. (V. art.28, 2» del Trattato p.86.)

Era men facile il concerto sui mutamenti da introdursi nella costituzione degli altri due Principati. La loro posizione geografica, sebbene li renda disgiunti dal resto della Turchia europea propriamente detta, è importante alla difesa di quell’impero, avendo anche l’esperienza dimostrato come possano servire di stazione opportunissima alle armate nemiche dirette contro Costantinopoli. Scopo del primo punto egli è che servano invece di baluardo contro ogni attacco possibile.

Nessuna contestazione insorse sull’abolizione del protettorato russo. Il Plenipotenziario ottomano osservò: «che la cessazione d’ogni protettorato particolare esclude naturalmente ogni idea di protettorato collettivo, e che l’intervento delle Potenze verrà circoscritto dai limiti di una semplice garanzia.«— La garanzia collettiva sembra preferibile al protettorato collettivo: infatti è difficile comprendere come potrebbe l’Europa esercitare in comune il protettorato che significa sorveglianza attiva e continua; invece i Principati, una volta regolarmente costituiti, è più facile comprendere l’effettuazione della garanzia europea, mercé la quale a nessuno sarà lecito attentare contro di essi, nemmeno alla Turchia, imperocché il rapporto fra questa e quelli sarà d’un semplice omaggio e d’un tributo, non già di sudditanza; liberi e indipendenti del resto con ima armata nazionale distinta dall’armata turca, con leggi ed istituzioni proprie.

La questione dominante, agitatasi vivamente nel Congresso, fu per determinare se la Moldavia e la Valacchia verranno riunite in un solo Principato, o se continueranno ad avere una separata amministrazione. La Francia, l’Inghilterra, la Sardegna e la Russia stettero per la riunione; e poiché l’Austria e la Turchia pretendevano che le popolazioni rumene non bramassero cotesta unione, il Co. Orloff si compiacque formalmente contraddire una tale opinione, dichiarando «che i plenipotenziarj russi essendo in grado di apprezzare i bisogni ed i mali dei due principati, appoggiavano il progetto di riunione come utile alla prosperità di quelle provincie.«D’altronde è un fatto che i Rumeni non emigrati o banditi, dimoranti a Parigi, indirizzarono una rimostranza dove sta espresso il voto della riunione dei due principati.

Di già alle conferenze di Vienna, il Gabinetto francese aveva fatto conoscere su questo punto le sue intenzioni in una memoria presentata dal Bar. di Bourqueney. Egli chiedeva la unione dei due principati sotto un solo Governo ereditario, da potersi confidare ad un principe scelto tra le famiglie sovrane di Europa. Naturale infatti si manifesta l'unione, perché ambedue sono della stessa stirpe, parlano il medesimo linguaggio, appartengono allo stesso rito, hanno istituzioni analoghe; ed è necessaria per offrire al paese gli elementi di forza di cui abbisogna, se vogliasi che serva di utile barriera contro le invasioni nemiche.

Era mai da temersi che un principato stabilito sulle dette basi si trovasse bentosto e quasi di necessità in conflitto colla Potenza signoriale, e le divenisse una sorgente di brighe e di difficoltà favorevoli ai nemici dell’impero ottomano? La posizione dei Moldo-Valacchi, rispetto alla Porta sarebbe assai differente da quella dei Greci. La Valacchia e la Moldavia sono disgiunte dalla Turchia da una frontiera naturale ch’è

Il Danubio; non hanno come la Grecia, numerose popolazioni della loro razza in tutte le parti dell’impero, e non sono in contatto cogli Slavi della Bulgaria e della Servia che a causa d’interessi materiali che però non si confondono. 11 nuovo principato nulla avrebbe a sperare dall’indebolimento dell’Impero turco, non frontiere da estendere, non un villaggio da conquistare a scapito della Turchia. Non è d’altronde a supporsi che tentasse di rompere un vincolo di vassalità consacrato da trattati europei, e di procurarsi una indipendenza assoluta che l’esponerebbe senza difesa a tutti i pericoli della formidabile vicinanza dei suoi antichi protettori. Dovrebbe mantenersi nelle sue legali relazioni colla Porta, ciocché costituirebbe la garanzia della solidarietà de' suoi interessi coll’impero ottomano, e quindi cogl’interessi dell’Europa stessa. Le obbiezioni fatte alla proposta francese sembrano dunque più speciose che solide. Tuttavolta era stato convenuto previamente fra gli Alleati, che la riorganizzazione propriamente detta non verrebbe dal Congresso direttamente risolta. Era indispensabile di pronunciar tosto la definitiva soppressione del protettorato russo, di fondare il principio della garanzia collettiva, nonché le basi del sistema difensivo da adottarsi di concerto col Sultano; ma non di regolare le questioni di spezialità che avrebbero complicate le deliberazioni. Mancava poi uno degli essenziali elementi della discussione, il voto esplicito del paese: il buon senso, le convenienze, la necessità, dicasi, di consultare l’opinione dei principali interessati, faceva un dovere d’aggiornare le deduzioni dei principj stabiliti, e rimettere l’organizzazione definitiva delle due provincie ad un esame ulteriore. Fu dunque ritenuto di nominare una commissione che, trasferendosi sui luoghi, studi le circostanze e prepari la soluzione dei quesiti dei quali non poteva occuparsi il Congresso senza ritardare indefinitamente la conchiusione della pace. (art. 22-27 del Trattato p.85).

Conchiudendo, domandiamo: È presumibile che i principati rifiuteranno la unione? — si può credere che a Jassi vi sia meno volontà che a Bukarest per una combinazione che diminuirebbe l’importanza d’una capitale a profitto dell’altra? La diversità degl’interessi materiali locali potrà vincere la comunione degl’interessi politici? — Considerata la cosa dal lato meschino e ristretto, la Valacchia ha, più della

Moldavia, a guadagnare nella fusione, perché Bukarest trovasi in una posizione più centrale e più vicina al Danubio. Ma se Jassi perde il vantaggio d’essere la prima città d’una piccola provincia senza importanza, non acquista invece quello d’essere la seconda d’un grande Principato ricco d’oltre quattro milioni di cittadini, occupante un posto nel sistema politico d’Oriente? —

Noi reputiamo non esservi in Moldavia una sola persona ben pensante che possa esitare davanti a questa alternativa.

Ma d’altro canto chiedono alcuni: I popoli rumeni lungamente oppressi, e che quindi conservano un sentimento naturale di timidezza, oseranno considerarsi liberi di esprimere ciò che pensano? — Ammetteranno d’essere interrogati in buona fede? — E sarà vero ciò che dice Vauvenargues, che la oppressione degrada gli animi al punto da farsi amare, e a segno da lasciar credere che non vi sia altra civile condizione possibile all’infuori della servitù? —

Noi non vogliamo ascriverci alla sentenza affermativa; e crediamo che l’opinione di que’ popoli, sinceramente consultata, si pronuncierà franca, perché quei popoli sono di razza intelligente, che per sentimenti e per origine si annodano all’Europa occidentale. Noi crediamo che unanime sarà il loro voto in favor della unione.

Cristiani sudditi della Porta

Il quarto punto delle garanzie, che formò soggetto dei preliminari di Vienna, era cosi concepito. «Le immunità dei sudditi raia della Porta saranno confermate senza lesione della indipendenza e della dignità della Corona del Sultano.»

«Avendo luogo fra l’Austria, la Francia., la Gran Brettagna e la Sublime Porta deliberazioni ad oggetto di assicurare a' sudditi cristiani del Sultano i loro diritti religiosi e politici, la Russia sarà invitata, dopo la pace, ad associarvisi.»

Nessuno, oggi, revoca in dubbio le vessazioni sofferte dai cristiani d’Oriente sotto la dominazione dei Turchi. E non è a dirsi che i tirannici abusi fossero imputabili al Sultano o agli alti suoi funzionari, dominati da sentimenti di giustizia e umanità; erano piuttosto attribuibili al fanatismo religioso dei Mussulmani, ed alla idea della loro supremazia di conquista, che rendono spesso inconciliabili l’eguaglianza civile, e la comunione degli interessi.

La Francia che senza mai esercitare un protettorato legale su qualsiasi categoria dei sudditi ottomani, pure sotto gli antichi re, era stata riguardata come un appoggio tutelare per tutti i cristiani, s’era ridotta a proteggere i soli cattolici, negligendo i scismatici.

L’Imperatore Nicolò, trovò opportuno di dichiararsi il patrocinatore dei cristiani d’Oriente, e prendere le armi, egli diceva, per rendere rispettati in essi i diritti della umanità e della religione; ma l’Europa occidentale sospettò che tanto zelo nascondesse una grande ambizione, e che la Russia, più che difendere i suoi correligionarj, avesse in mira d’impossessarsi della Turchia, vogliasi col protettorato semplice, o colla forza delle armi.

Il Trattato di Kainardji conteneva una stipulazione che autorizzava il Governo di Pietroburgo a produrre rimostranze al Sultano in favore delle chiese cristiane. S’era per tal modo costituita una posizione che gli autorizzava una ingerenza, nel cuore dell’impero Ottomano, incompatibile coi privilegi della Sovranità.

Per rimediarvi era mestieri non solo togliere al Gabinetto russo ogni diritto d’ingerenza; -ma bisognava persuadere la Porta a fare quelle saggie riforme che mettessero un termine a troppo legittime accuse.

Ancora prima che le proposizioni dell’Austria fossero concretate, era stato convenuto fra i Gabinetti di Parigi e di Londra da una parte, e la Porta dall’altra, che non si attenderebbe la conchiusione della pace per convenire sulla sorte dei cristiani d’Oriente. Se né traeva cosi il vantaggio di regolare una questione che la Russia aveva dibattuta da sola colla Turchia, e si offriva ai popoli cristiani una manifesta prova d’interessamento. Tali idee comunicate a Vienna, il Bar. Prokesch, trasferendosi a Costantinopoli quale internunzio austriaco, fu incaricato di agire in questo proposito di concerto col Sig. Thouvenel e con Lord Redcliffe.

La Porta emise pertanto, l’Hatti-scherif del 18 febbraio, rimarchevole per elevatezza di viste, e per chiarezza di forme che attestano

l’influenza sotto cui fu compilato. Importante documento d’organizzazione amministrativa? politica e sociale i cui vantaggi, che derivano ai cristiani d’Oriente, sono ben superiori a quelli che la Russia pretendeva ottenere e che erano proposti nel sened del principe Menschikoff.

Apertasi nel congresso di Parigi la discussione su questo punto interessante delle garanzie, il Co. Orloff esprimeva il desiderio che venisse precisata la via che la Porta si proponeva seguire, affine di darvi l’applicazione di cui è suscettibile il punto stesso. Aali pascià allora annunziava il recente succitato Hatti-scherif, dichiarando rinnovati per esso i privilegi religiosi concessi ai sudditi non mussulmani della Porta, e prescritte nuove riforme che attestano appunto la sollecitudine del Sultano per tutti i suoi popoli indistintamente; soggiungeva, che cotest’atto fu pubblicato; e che, la sublime Porta proponendosi di comunicarlo alle Potenze, mediante Nota uffiziale, erasi per tal modo soddisfatto alle previsioni concernenti il quarto punto delle garanzie.

Dopoché i plenipotenziari tutti, appoggiando al testo medesimo del quarto punto, avevano espresso il parere che nel trattato generale si facesse menzione delle determinazioni prese dal Governo ottomano, e dopo alcune discussioni attivatesi ed a più sedute rimesse, il Congresso conchiuse per la redazione del seguente articolo:

«S. M. I. il Sultano, nella sua costante sollecitudine per il bene de' suoi sudditi, avendo emanato un firmano, che, migliorando la loro condizione senza distinzioni di religione, né di razza, consacra le sue generose intenzioni verso le popolazioni cristiane del suo impero, e volendo dare una novella testimonianza de' suoi sentimenti a questo riguardo, ha risoluto di comunicare alle potenze contraenti il detto firmano, spontaneamente largito dalla sua volontà sovrana. Le potenze contraenti constatano l’alto valore di questa comunicazione. È ben inteso che non sarà dato, in nessun caso, il diritto alle Potenze d’ingerirsi, sia collettivamente, sia separatamente, nei rapporti tra S. M. il Sultano e i suoi sudditi, né tampoco nell’amministrazione interna del suo impero.«(V. l’Art. del Trattato, pag.84.)

É facile di scorgere notabili differenze fra questo articolo del Trattato, ed il quarto punto delle condizioni preliminari di Vienna. Ma gioverà considerare alla sostanza più che alla forma. La situazione generale d’Europa e dell’Impero ottomano spiega il vero senso di questo articolo. L’Europa volle cessata l’oppressione dei cristiani d’Oriente: ecco una cosa incontestabile. La Russia offrivasi da lungo tempo ad ottenerne lo scopo. L’Europa non accettò la sua interposizione che reputò ambiziosa; assunse invece la difesa della Turchia; ma in pari tempo impegnandosi in favor dei cristiani. S’indirizzò alla Porta ed ottenne l’Hatti-scherif comunicato al Congresso. Il Congresso poteva inserirne il tenore nel Trattato; ma amò meglio di prender atto della comunicazione e constatarne l’alto valore, il valore internazionale. É bensì vero che tale semplice comunicazione non dà alle potenze europee alcun diritto d’ingerenza nell’interna amministrazione dell’impero Ottomano, ma non devesi neppure obliare che la Turchia è entrata nella confederazione europea, e che le fu garantita l’indipendenza e l’integrità territoriale in correspettivo anche di sue nuove concessioni. La condizione dei Cristiani d’Oriente deve migliorarsi costantemente sotto la sorveglianza attiva e liberale d’Europa: sorveglianza tanto più necessaria in quanto che i Cristiani si crederanno autorizzati ad esercitare i diritti che ottennero; ed i Turchi s’irriteranno d’una uguaglianza che essi non vogliono trovare giustificata.

Condizioni speciali

Già coll’articolo quinto dei patti preliminari le Potenze belligeranti s’erano riservato il diritto di proporre, nell’interesse europeo, delle condizioni speciali oltre alle quattro garanzie che da noi furon discorse. Coteste condizioni noi toccheremo di volo.

La prima di cui si occuparono le Conferenze fu quella riferibile alle Isole d’Aland. E la Russia per corrispondere al desiderio delle Potenze di Francia e d’Inghilterra dichiarò che quelle Isole non saranno fortificate, né vi sarà mantenuto né creato alcuno stabilimento militare o navale. Questa convenzione leggesi nell’Allegato III, a pagina 94, ed è citata all’art. 33 del Trattato generale.

Per seconda, il Presidente Walewski manifestò che le Potenze alleate domandavano di sottoporre ad un particolare esame lo stato dei territorj situati all’Est del mar Nero; ed Aali pascià rammentava in tale proposito le difficoltà insorte fra la Porta e la Russia, e l’utilità di procedere ad una verificazione e, s’è mestieri, alla rettifica delle frontiere fra' possedimenti dei due Imperi in Asia.

L’argomento fu discusso in più sessioni come nei Protocolli N. III. IV. VI. VII. e fu definito come all’articolo 50 del Trattato generale, nella guisa stessa che coll’art. 20 del Trattato medesimo, allo scopo di viemeglio assicurare la libertà della navigazione del Danubio, si provvide alla rettifica della frontiera in Bessarabia.

Anche la Convenzione del 15 Luglio 1841 relativa alla chiusura degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli fu riveduta di comune accordo come nell’Atto separatamente conchiuso (p. Allegato I. p.88) e rammentato nell’art. 10 del Trattato generale.

Discussioni ulteriori

Dopo la stipulazione del Trattato 50 Marzo e delle annesse convenzioni, varie altre conferenze si tennero; imperocché si credette non perfezionata l’opera della pace, se i plenipotenziarj non si fossero scambiate alcune idee su varj oggetti che domandavano soluzioni opportune, e l’occuparsi dei quali poteva prevenire novelle complicazioni. Il presidente Walewski esternava: che il Congresso avrebbe potuto fare a se stesso un rimprovero se non avesse approfittato della circostanza, che teneva riuniti i Rappresentanti delle principali Potenze d’Europa, per dilucidare talune questioni, stabilire certi principi, esprimere delle intenzioni, emettere infine alcune deliberazioni, sempre ed unicamente nello scopo di assicurare per l’avvenire il riposo dell’Europa, dissipando, pria che non fossero divenute minacciose, le nubi che tuttavia si addensano sull’orizzonte politico.

Gli argomenti della Grecia, della stampa belgia, dell’Italia, del diritto marittimo in tempo di guerra furono passati in rassegna e discussi, comunque si avrebbe potuto forse utilmente occuparsi d'altri di essi in modo più completo ed esplicito. (V. Protocollo N. XXII a pag.159).

Quanto alla Grecia: «nessuno contestò la necessità di occuparsi«maturamente del miglioramento della sua situazione, e le Corti protettrici riconobbero la importanza d’accordarsi fra loro a questo proposito.»

Quanto alla stampa belgia, argomento che più particolarmente concerne il Governo di Francia perché ad esso più ostile, considerando come quella spesso travii dalla libertà alla licenza, era desiderabile, esponeva il primo plenipotenziario Co. Walewski, che il Governo Belgio fosse in grado di porre modo ad uno stato di cose, che può creare o tosto o tardi difficoltà e pericoli che il Belgio stesso ha interesse di prevenire. Ed il Congresso non esitò «a biasimare gli eccessi ai quali impunemente trascorrono i giornali belgi, e riconoscere la necessità di rimediare ai gravi inconvenienti che emergono dalla sfrenata licenza di cui tanto si abusa.»

La questione italiana

Eccoci sopra un terreno che sembra a taluni ardere sotto ai pie’ di chi vuole calcarlo; eccoci sopra un terreno che molti rifuggono siccome periglioso; eccoci alla questione italiana: permanente questione la quale più vivace s’agita quando scossa è l’Europa, imperocché ogniqualvolta le armi questa divide, o la Diplomazia pon mano alla macchina complicata del suo equilibrio politico, Italia spera non restino obliate le incessanti sue aspirazioni; ad ogni crisi la sua fede rafforza, e tanto più ella è spinta a far valere le proprie sofferenze, quanto più trova l’adito aperto ad essere ascoltata.

Le speciali circostanze di Parma, di Napoli, degli Stati pontificj offrivano ragioni sufficienti onde il Congresso rivolgesse le sue attenzioni alla penisola comunque la questione italiana punto non si collegasse alla questione d’Oriente.

Il Trattato del 50 Marzo schiudeva un’era novella; ma, ond’essere conseguenti, nulla dovevasi negligere per rendere la pace solida e duratura, e, come lord Clarendon esprimevasi, «rappresentando il Congresso le principali Potenze d’Europa, non era lecito silenziare sopra alcune situazioni che sono di nocumento all’equilibrio politico e che son lunge dal porre la pace fuori di pericolo in un paese il più interessante d’Europa.»

D’altronde il Piemonte virilmente partecipando alla gran lotta, mirò a consolidare la sua condizione di Stato liberale, ed a prestare alla sua politica l’autorità d’una potente alleanza. Ne derivò che se dall’un canto, le sue armi aggiunsero splendore alla gloria del vessillo italiano, dall’altro, egli almeno acquistò il diritto di aver voce sulle gravi questioni europee, e su quelle in particolare d’Italia.

Giusta le precorse intelligenze, i Plenipotenziarj sardi presentarono ai Ministri di Francia e d’Inghilterra il Memorandum 27 Marzo che riportiamo qui in calce.(1))(*)

Fors’anche in conseguenza di questo fu laFrancia che prese, nel Congresso, la iniziativa della questione italiana; e il Presidente Walewski esponendo la situazione degli stati Pontificj, constatò come necessiti recarvi miglioramento, onde la Francia e l’Austria possano ritirare le loro truppe, l’una da Roma, l’altra dalle Legazioni, — deplorando la condizione d’una Potenza che, per mantenersi, ha bisogno d’essere sostenuta da armi straniere. — Egli nonesita ad affermare che le assicurazioni della Francia e dell’Austria sulle loro intenzioni a questo riguardo produrranno ovunque una impressione favorevole.

Il primo Plenipotenziario inglese si spinse più innanzi ancora nello stesso ordine d’idee, ed osservò che ammesso pur fossero legittime le cause conducenti armate straniere in varie parti d’Italia, non ne conseguiterebbe però meno una condizione anormale, non giustificabile che da una estrema necessità, e che deve cessare tostoché la necessità non si faccia più imperiosamente sentire. Ma che se non si cerca li por fine ai bisogni, essi continueranno ad esistere; che se si sta paghi di appoggiarsi alla forza, in luogo di rintracciare il rimedio ai giusti motivi di malcontento, si renderà permanente un sistema poco onorevole pei Governi, e troppo disgustoso ai popoli. L’amministrazione degli Stati Romani offrire inconvenienti, d’onde potriano sorgere pericoli che il Congresso ha diritto di prevenire; non porvi mente, essere quanto esporsi a lavorare in profitto della rivoluzione che ogni governo biasima e vuole evitare. Essere urgente conciliare il ritiro delle truppe straniere col mantenimento della tranquillità; e per ottener ciò, doversi organizzare un’amministrazione che, facendo nascere la fiducia, renda il governo indipendente dall’ajuto straniero: il quale ajuto non essendo mai capace di sostenere un governo a cui l’opinione publica sia contraria, conseguirne una posizione che Francia ed Austria non vorranno accettare. Pel ben essere degli Stati Pontificj, come per l’interesse dell’autorità Sovrana del Papa, essere dunque utile raccomandare la secolarizzazione del Governo e l’organizzazione d’un sistema amministrativo in armonia colle tendenze del secolo ed avente per fine la felicità del popolo. Tale riforma poter forse presentare a Roma, in questo momento, qualche difficoltà; ma nelle Legazioni potersi facilmente effettuare.

Esser poi rimarchevole la inutilità della occupazione da parte dell’Austria in riguardo allo scopo manifestato: già da otto anni Bologna è in istato di assedio, pure le campagne sono invase da briganti e la sicurezza publica tuttaffatto è sbandita. Si miri invece di stabilire in questa parte dello Stato romano un’ordinamento amministrativo e giudiziario laico e separato; si organizzi una forza armata nazionale: la sicurezza e la confidenza sorgeranno rapidamente, e le truppe austriache potranno ritirarsi, senza che abbiansi a temere novelle agitazioni.

Locché significa, diciam noi, far calcolo del buon senso politico civile e morale della nazione italiana.

Proseguendo lo stesso ordine d’idee, il Co. Walewski considerava: se non fosse da augurarsi che certi Governi della penisola italiana, adottando per l’avvenire di esercitare atti di clemenza bene intesi, mettessero termine ad un sistema che va direttamente contro il suo scopo, e che, invece di estinguere i nemici dell’ordine, ha per effetto di colpire i Governi, e di accrescere partigiani allo spirito di riforma, di indipendenza, di radicalismo. — Si renderebbe così, egli disse, un segnalato servigio al governo delle Due Sicilie, nonché alla causa dell’ordine nella penisola, lui avvertendo della falsa via nella quale s’è posto.

Lord Clarendon seguì l’esempio del Conte Walewski passando sotto silenzio gli atti del Regno di Napoli ch'ebbero un’eco tanto spiacevole. Sebbene in massima, nessun Governo abbia diritto d’ingerirsi negli affari interni d’altro Stato, egli crede, e giustamente, esservi casi nei quali la eccezione a questa regola diventa un diritto e un dovere. Il Governo Napoletano aver conferito questo diritto ed impostò questo dovere all’Europa; e poiché i Governi rappresentati al Congresso vogliono tutti collo stesso impegno sostenere il principio monarchico e respingere la rivoluzione, doversi alzare la voce contro un sistema che tiene accesa fra le masse l’effervescenza rivoluzionaria, anziché spegnerla. La pace non dev’essere turbata; — ma non v’ha pace senza giustizia; = dunque esser mestieri far giungere al re di Napoli il voto del Congresso perché migliori il suo sistema di governo; dunque esser mestieri chiedergli un’amnistia a favore delle persone che furono condannate o che sono in carcere, senza giudizio, per colpe politiche.

Dietro i quali nobili sentimenti, ed in mezzo alla controversia' agitatasi fra i membri del Congresso, si elevò la pur nobile e franca voce del Conte di Cavour primo Plenipotenziario del Regno Subalpino. — Colui che la difese a viso aperto, senza contestare il diritto che ad ognuno compete di non prender parte alla discussione d’un argomento non preveduto nelle istruzioni di alcuni, tuttavia disse: credere del più alto interesse che l’opinione manifestata da alcune Potenze sull’occupazione degli stati Romani, sia registrata nel protocollo.

E soggiungeva: tale occupazione per parte delle truppe austriache prendere ogni di più un carattere permanente; durare già da otto anni, e non iscorgersi indizio veruno che cessi più o meno tardi per l’avvenire; sussistere ognora le cause che la motivarono; la condizione del paese non essersi certamente migliorata; e bastare, per trovarsene convinti, la osservazione che l’Austria reputa necessario di mantenere, in tutto rigore, a Bologna lo stato d’assedio, sebbene questo dati fino dalla sua occupazione. La presenza delle truppe austriache nelle Legazioni e nel Ducato di Parma distruggere l'equilibrio politico in Italia, e costituire un reale pericolo pel regno Sardo.

Desiderar cessata, con quella austriaca, eziandio la occupazione francese, ma ravvisar la prima molto più perigliosa dell’altra per gli Stati indipendenti d'Italia. Un tenue corpo d'armata a gran distanza dalla Francia, non suonar minaccia per alcuno, mentre è inquietante assai veder l’Austria appoggiata a Ferrara ed a Piacenza, di cui accresce le fortificazioni contro lo spirito se non contro la lettera de' trattati di Vienna, stendersi lungo l’Adriatico fino ad Ancona.

Riguardo poi alla questione di Napoli, il Co. di Cavour divise pienamente le opinioni espresse dal Co. Walewski e dal Co. Clarendon, e dimostrò come importi al più alto grado di suggerire temperamenti, che, calmando le passioni, rendano meno difficile il procedere regolare delle cose negli altri Stati della Penisola.

Noi osserveremo che le proposte riforme, non sono pensieri di questi giorni: nello scopo e nei mezzi rassomigliane quelle che la Francia di già chiedeva nel 1831, a mezzo del Co. di Sainte-Aulaire.

I punti principali delle negoziazioni d'allora noi li troviamo chiaramente compendiati da Guizot in una lettera del 28 Luglio 1847, indirizzata al Sig. Rossi, in allora Ambasciatore a Roma, quando la Francia nuovamente credeva quelle riforme effettuabili. — «Voi sapete che nel 1831 (cosi diceva) in conseguenza dei commovimenti i quali provocarono l’intervento militare dell’Austria, le grandi Potenze, considerando la riforma degli abusi ch’esistevano nell’amministrazione degli Stati Romani, come una garanzia necessaria al solido ristabilimento dell'ordine e della tranquillità, s'unirono per chiederla al Governo pontificio. I loro rappresentanti a Roma rimisero il 24 Maggio al cardinale segretario di Stato un Memorandum nel quale furono esposti i principj che lor parevano servire di base alle riforme.

Cotesti principj erano:

1.° Applicazione generale delle innovazioni amministrative e giudiziarie nella capitale e nelle provincie;

2.° Ammissibilità generale dei laici a tutte le funzioni dell’ordine amministrativo e giudiziario;

3.° Sistema di municipalità elettive e di consigli provinciali facenti capo

ad un consiglio centrale d’amministrazione tolto dal seno stesso delle nuove municipalità;

4.° Creazione d’uno stabilimento centrale destinato a sorvegliare l’amministrazione finanziaria dello Stato, composta d’uomini eletti dai consigli locali e di consiglieri del Governo, formante cosi una giunta o consulta amministrativa, a cui sarebbe coordinato un Consiglio di Stato composto di membri nominati dal Sovrano e scelti fra i notabili del paese.»

Ecco l’esatto compendio del memorandum che, nel 1831, le grandi Potenze d’Europa presentarono al Papa Gregorio XVI. — Allora l'Europa erasi intesa su questa parte della questione italiana; ella non aveva solamente discusso, ella aveva conchiuso.

Il 12 Gennaio 1848, lo stesso Guizot chiariva alla Camera dei Pari qual fosse la politica della Francia in Italia, esternando: «Io sono profondamente convinto che gli Stati d’Italia, e gli Stati romani in particolare, hanno bisogno di vaste e numerose riforme, e che quei popoli né hanno diritto. Il cattivo governo, a un certo punto, è ormai impossibile. Sotto ogni forma, sotto ogni principio di governo, gli uomini non sopportano più di vedere i loro affari assai male trattati: essi hanno ragione. Io credo quindi le riforme in Italia profondamente necessarie.»

Pure nel Congresso di Parigi nulla venne ora conchiuso decisivamente sulla questione italiana che s’agita da tanto tempo: i Plenipotenziarj scambiarono soltanto le loro idee ed il Presidente Walewski felicitandosene, espose che né emergeva:

«I.° Che i Plenipotenziarj dell'Austria si associarono al voto espresso dai Plenipotenziarj della Francia di vedere sgombri gli Stati Pontificj dalle truppe francesi ed austriache appena potrà ciò, operarsi senza inconvenienti per la tranquillità del paese e per la consolidazione dell’Autorità della Santa Sede.»

«II. (0) Che il maggior numero dei Plenipotenziarj non hanno contestata la efficacia di atti di clemenza che venissero esercitati in modo opportuno dai Governi della Penisola Italiana, e specialmente da quello delle Due Sicilie.«— (V. Prot. N. XXII p. 474.)

I Plenipotenziarj Sardi però non se né felicitarono egualmente anzi — «scorgendo fallite le loro speranze, scorgendo, malgrado gli sforzi di Francia e d’Inghilterra, sciogliersi il Congresso senza che s’abbia apportato il minimo alleviamento ai mali d’Italia, senza aver fatto rifulgere un lampo di speranza per l’avvenire, atto a calmare gli spiriti ed a far loro sopportare con rassegnazione il presente«— il giorno 16 aprile, ultimo delle conferenze scrissero al Co. Walewski e a Lord Clarendon la Nota che riportiamo qui in calce(2))(**)

Fedeli al nostro uffizio di storici riportiamo eziandio il testo del dispaccio austriaco, che risponde a questa Nota ed al Memorandum piemontese, tal quale ci venne riferito da varj giornali tedeschi(3))(***)

A nostro avviso, sterili di utili conseguenze non possono riuscire le discussioni del giorno 8 Aprile publicate col Protocollo N. XXII, imperocché non si agitano questioni di cotal natura le quali mostrano ai popoli la giustizia del loro malcontento, senza avere ferma nell’animo la volontà d'ottenere necessarie riforme. Diversamente, come osservava il primo Plenipotenziario prussiano, si avrebbe niente altro che incoraggiato lo spirito di opposizione e di moti rivoluzionarj, in luogo di rispondere alle idee che si avrebbe voluto realizzare con intenzioni certamente benevoli.

Dal seno del Congresso la questione passò nelle Assemblee deliberanti e nei Gabinetti dei Governi. Nel Parlamento inglese specialmente e nelle Camere piemontesi ella risuonò animatissima. La causa dell’Italia fu portata davanti il Tribunale dell'opinione publica che naturalmente se ne impadronì, perché delle grandi cause, se ne preoccupa ognora.

Mediazione di Stati

Fu inserita nell’art. 8.° del trattato di pace ima stipulazione che raccomanda di ricorrere all’azione mediatrice d'uno Stato amico,prima di appigliarsi alla forza nel caso di dissensione fra la Porta ed una o parecchie delle altre Potenze firmatarie.

Ebbene, Lord Clarendon, prendendone argomento, disse: che le calamità della guerra sono ancora troppo presenti perché non sia necessario ricercare ogni mezzo atto ad impedirne il rinnovamento; che quindi sarebbe utile, senza nuocere alla indipendenza dei Governi, dare a' quel patto una più generale applicazione, costituendone una barriera contro conflitti i quali sovente hanno luogo solo perché non è sempre facile lo spiegarsi e lo intendersi.

Il Co. Walewski appoggiava tale idea cui pienamente aderiva il Par. di Manteuffel, trattandosi d’un voto che rispondendo alle tendenze della nostra epoca, non attraversa in veruna guisa la libertà d’azione dei singoli Governi.

Pure della proposta del Ministro Inglese, forse perché tocca dappresso al diritto d’intervento ed ancora agli affari d’Italia, si formò una questione che, agitata vivamente nel Congresso, non sorti veruna risoluzione, all’infuori dell’aver formulato un pio desiderio.

Il Protocollo N.° XXIII ne offre la redazione ufficiale che alcuni dicono molto abbreviata e modificata. (V. pag. 174-177).

Il primo Plenipotenziario dell’Austria non volle assumere in proposito qualsiasi impegno assoluto che ponesse un limite alla indipendenza del Gabinetto Austriaco; e desiderò che il Congresso, nel momento in cui stava per compiere le sue fatiche, non si vedesse obbligato a trattare delle questioni irritanti che avrebbero potuto turbare l’armonia fino allora esistita. Circospezione naturale questa alla posizione dell’Austria in Italia, mentre al nascere d’una contesa fra l’Austria ed il Piemonte quella non vorrebbe certo assoggettarsi all’arbitramento di Francia o d’Inghilterra.

La proposta di Lord Clarendon stava per cadere intisichita, come già cadde dappoi, in seguito anche alle dichiarazioni del primorappresentante russo, quando sorse il Co. di Cavour a chiedere se il voto che potrebbe esprimere il Congresso si estenderebbe agl’interventi militari diretti contro i Governi di fatto, citando come esempio l’intervento dell’Austria nel Regno di Napoli, l’anno 1821. — Questa interpellanza sollevò una discussione che pose in chiaro la divergenza degli interessi e delle intenzioni; dimostrò la tendenza quando liberale e progressista, quando conservatrice, o peggio, che potrebbe avere to Stato mediatore; persuase insomma della immensa difficoltà di raggiungere una risoluzione consensuale e definitiva.

Cade però in acconcio qui una osservazione: come insegni la storia d’Europa die, specialmente da quaranta anni a questa parto, molto si operò la mercé del diritto di mediazione o d’intervento che non ebbe mestieri d’essere proclamato per avere il suo effetto. Questo diritto fa esercitato quando in favore dello spirito strettamente monarchico, come l’intervento dell’Austria a Napoli nel 1821, in seguito al

Congresso di Lubiana, e come della Francia a Madrid nel 1823; quando in favore dello spirito liberale, come la mediazione della Francia, dell’Inghilterra e della Russia in riguardo alla Grecia nel 1827, e come la mediazione e l’intervento della Francia e dell’Inghilterra, nel 1831, in favore del Belgio.

I Plenipotenziarj chiusero finalmente la sessione del giorno 44 Aprile esprimendo, in nome dei loro Governi, il voto «che gli Stati, Ira i quali si sollevasse una seria dissensione, prima di venirne alle armi, abbiano ricorso, per quanto sia conceduto dalle circostanze, ai buoni uffizii di una Potenza amica.«(V. pag.177.)

L’umanità terrà conto anche di questo semplice desiderio.

Diritto marittimo

É questo l’ultimo degli oggetti trattati nelle Conferenze., Già nella Sessione del giorno 8 Aprile il presidente Walewski proposto aveva al Congresso di terminare l’opera sua con una Dichiarazione che costituirebbe, diceva, un notevole progresso nel diritto internazionale e che sarebbe accolta dal mondo intero con viva riconoscenza. — Il Congresso di Westfalia aver consacrato la libertà di coscienza; il Congresso di Vienna, l’abolizione della tratta dei Negri e la libertà della navigazione de' fiumi. Esser degno del Congresso di Parigi posar le basi d’un diritto marittimo uniforme in tempo di guerra, riguardo ai neutri. — Sul quale argomento lord Clarendon ricordò che l’Inghilterra ad imitazione della Francia, nel primo inizio della guerra studiò tutti i modi per attenuarne le conseguenze, e che a tal fine rinunciò a pro dei neutri, durante la lotta ora finita, a' principj che aveva sempre praticati. Aggiunse essere disposta a rinunciarvi definitivamente, se le lettere di marca si aboliscano per sempre: queste essere null’altro che una pirateria ordinata e legale; i corsari essere uno dei più gravi mali della guerra; il nostro stato di civiltà, di umanità, esigere che si ponga fine ad un sistema che non è più dei tempi nostri.

Rimessane la discussione nelle conferenze dei giorni 14 e 16 Aprile, fu in quest’ultimo giorno sanzionata la Dichiarazione che leggeri per esteso a pag. 472, con cui si stabilirono i seguenti quattro principj:

1.° La scorreria (course)

è e rimane abolita;

2.° La bandiera neutra copre la mercanzia nemica, ad eccezione del contrabbando di guerra;

La mercanzia neutra, ad eccezione del contrabbando di guerra, non può essere predata sotto bandiera nemica;

4. " I Hocchi per essere obbligatorii debbono essere effettivi, cioè mantenuti con forza sufficiente per impedire realmente l’accesso al Litorale nemico.

Riconoscendosi poi di comune interesse il mantenere l’indivisibilità di questi principi, i Plenipotenziarj convennero a Protocollo, che le Potenze le quali avranno firmata quella Dichiarazione, o vi avranno aderito, non potranno entrare, in avvenire, dietro l'applicazione del diritto dei neutrali in tempo di guerra, in verun accomodamento il quale non abbia per base i principi medesimi. Finalmente il Congresso riconobbe, che la presente risoluzione non potendo avere effetti retroattivi, non potrebbe invalidare le Convenzioni anteriori. (F. Protocollo N. XXIF a pag. 178)

Cosi i lavori delle diplomatiche Conferenze furono chiusi da un Atto che realizzerà un progresso degno dell’epoca nostra.

Conchiusione

Uopo è riconoscerlo e dichiararlo; Il Congresso di Parigi non si è unito, non fece il Trattato del 30 Marzo e le annesse Convenzioni, per assicurare qualche speciale vantaggio ad una sopra un’altra Potenza: assicurò a tutti gli Stati eguali diritti, onde né derivino utili eguali.

L’abolizione della scorreria, che scema i flagelli della guerra; il riconoscimento dei diritti della bandiera e della merce neutrale, che garantisce la sicurezza del commercio; la riabilitazione dei cristiani d’Oriente, che salva dalla miseria e dal disonore uomini simili a noi per fede e per idee; le garanzie dei principati danubiani, che rimettono nei loro diritti una porzione importante della razza latina; la neutralizzazione del mar Nero, che libera le popolazioni limitrofe dalle stragi che seco trascina la guerra; la libertà del Danubio, che tanto giova ai Principati, alla Germania ed al Commercio in generale; gli altri voti esternati che sono canoni di giustizia, e tendono alla consolidazione della pace europea; —non contemplano privilegi speciali; sono vantaggi che profittano a tutti: agli uomini come agli Stati.

Gli Atti quindi emanati dal Congresso di Parigi sono conformi allo spirito della vera civiltà.


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SUNTO STORICO DELLA QUESTIONE D’ORIENTE

La Russia è Potenza conquistatrice. Fino da Pietro il Grande, ebbe ella aspirazione di estendere il suo dominio dove l’attraea una prospettiva di godimenti che ricusava ad essa il proprio clima gelato.

D’energica imperiosa volontà, Pietro seppe vincere ogni ostacolo per realizzare la sua impresa riputata a que’ tempi una mostruosa utopia, e seppe ordinare in un corpo di Nazione sedici milioni d'anime di popoli semi-selvaggi.

Estendersi senza posa nel Nord, lungo il Baltico, non meno che verso il Sud, lungo il mar Nero; Avvicinarsi a Costantinopoli ed alle Indie; e sul mar Nero stabilire Cantieri, impadronendosi a poco a poco di questo mare non meno che del Baltico; — affrettare la decadenza della Persia; penetrare nel Golfo Persico; ristabilire, possibilmente, per la via della Siria, l’antico commercio del Levante, ed inoltrarsi fino alle Indie che sono l’emporio del mondo; procacciare e conservare l’alleanza dell’Austria, mostrando di favorire le sue idee di futuro predominio sulla Germania; ed esercitare, il più possibile, una specie di protezione che predisponga il dominio futuro; — interessare l’Austria medesima ad espellere il Turco dalla Europa, e neutralizzarne le gelosie al momento della conquista di Costantinopoli; — applicarsi a raccogliere a se d’intorno tutti i Greci scismatici, facendosi loro centro ed appoggio; e stabilire in prevenzione una preponderanza universale mediante una supremazia sacerdotale. — Smembrata la Svezia, vinta la Persia, soggiogata la Polonia, conquistata la Turchia, custoditi il mar Nero ed il Baltico, doversi allora proporre a Versaglia ed a Vienna la divisione dell’Impero del mondo. Dell’uria che accetti valersi per annientar l’altra, e poi quella distruggere alla sua volta. E se nessuna accettasse la proposta lusinghiera, ricorrere in tal caso ad altri non prestabiliti mezzi, l’una spossando coll’altra. Poi a decisivo momento piombare sulla Germania, nell’atto stesso che due flotte partissero una dal mar d’Azof e l’altra dal porto d’Arcangelo, cariche di truppe asiatiche, sotto convoglio delle flotte armate del mar Nero e del Baltico; avanzandosi pel Mediterraneo e per l'Oceano, inondare la Francia da un lato e la Germania dall’altro; vinte le quali il rimanente dell’Europa di leggieri cadrebbe. Potersi e doversi così l’Europa soggiogare.

Ecco in qual guisa, in mezzo ad altri consimili dettati, si esprime il celebre testamento di quel grande Monarca.

Catterina II non declinò queste mire; fu anzi attiva, perseverante, e l'Impero ottomano sembrò segnare a sua meta. La francese rivoluzione né rallentò l’ardore, ma nondimeno tale fu del Governo russo la perseveranza che dal 1771 al 182» la Russia s’impadronì della Crimea, della Georgia, della Polonia, dell’Ucraina, della Lituania, della Podolia, della Curlandia, delle provincie caucasee, di parte della Bessarabia e dell’Armenia, dello Schirwan, della Finlandia e dell’Erivan, aumentando l'impero di ventiquattro milioni di sudditi.

Paolo I non seguì le orme de, suoi predecessori. Egli mori assassinato.

Alessandro, alleatosi dapprima con Napoleone, ruppe in guerra dappoi, e fu sviato ne' suoi disegni dal, genio del grande Guerriero; il quale trovava saggio partito conservare l'Impero turco, che sotto l'aspetto militare era un pantano atto ad impedir sempre alla Russia di straripare per la sua destra.

Nesselrode comparve nel gran dramma europeo. Sorto da nobile famiglia d’origine Sassone, nacque nel 1780 a Lisbona, ove suo padre era ministro plenipotenziario di Caterina II. Prima, alle armi, si che poscia alla diplomazia. Per la incontrastabile alta sua intelligenza, rapido progredì, e nel 1811 era a Parigi consigliere d’ambasciata. Tendevano i suoi sforzi, alla conciliazione; ma impossibile per la pace, egli fu richiamato.

Dopo l'ingresso degli alleati in Parigi, Nesselrode, ministro favorito di Alessandro, sostenne i Borboni a risalire sul Trono, Sognò nel 1815 la dichiarazione che poneva Napoleone al bando dell’Europa; e nel 1816 ebbe la direzione degli affari esteri, quando appunto la guerra contro la Francia aveva sommamente contribuito a rendere la Russia una potenza colossale.(4))(*)

Sul Ràdere del 1825 morto Alessandro, salì al Trono col titolo impaziente di impigliare con vigore la politica tradizionale degli Avi, ché Alessandro mostrato aveva da ultimo di abbandonare.

Sollevati i Greci contro la Turchia, Nesselrode fu attivissimo in diplomatiche relazioni, onde lo stendardo della Croce avesse a trionfare su quello della Mezzaluna, e quella Nazione di eroi sottratta venisse alla Maomettana dominazione. La battaglia di Navarino successe.

Nell’anno 182» fu segnata la pace di Adrianopoli, quando ai Russi sembrava non abbisognasse che un debole sforzo per insignorirsi di Costantinopoli.

Nel 1830 altra guerra apprestavasi in Russia contro la Turchia. La caduta di Carlo X in Francia, la sollevazione della Polonia mutarono le determinazioni, e fu d’uopo differire.

Insorta la discordia tra il Viceré di Egitto ed il Sultano, i Russi si accamparono sotto Costantinopoli, né vi si ritirarono che dopo il trattato di Unkiar-Skelessi, che metteva la Turchia in loro potere.

Intanto fra vicende varie procedeva il tempo a maturare con lento processo quegli avvenimenti, che poi un lieve soffio sovente basta à disperdere.

Avvenne il cataclisma politico del 1848 che scosse tanti troni d'Europa.

«Prender parte in ogni occasione agli affari, alle vertenze quali si sieno dell’Europa, e segnatamente à quelle di Germania, la quale essendo alla Russia più vicina interessa più direttamente.«Fu altro questo dei consigli dettati da Pietro il Grande nel suo testamento. — La Russia non si tenne neutrale; e Nicolò accorse in aiuto dell’Austria, di cui facevano tanto strazio le rivoluzioni di tanti popoli agglomerati sotto un solo dominio. Sperava egli legar l'Austria coi vincoli della riconoscenza, e così indurla a dismettere quella opposizione che contrariato avea lunga pezza i progetti suoi contro la Turchia. Ma fallaci sono i calcoli dell'uomo! — Pare tornasse egli all’idea vagheggiata, e sorse in campo di beh nuoto la già rancida questione dei Luoghi Santi a porgere argomento di complicazione.

Superno volere! — I luoghi santificati dalla nascita, dalla vita, dalla morte di Gesù Cristo sono in potere dei Mussulmani; né volgere di secoli, né reiterate associazioni volonterose di succedentisi Crociate valsero a riscattarli!

Lunghe negoziazioni ad appianar differenze, a decidere contestazioni non solamente fra cristiani e maomettani, ma fra cristiani di rito greco e quelli di rito latino, sortirono sempre poca efficacia.

Un trattato concluso tra Francesco I di Francia ed il Sultano Solimano stabiliva che i Latini rimarrebbero perpetuamente in possesso dei santuarii che allora avevano; e ciò ratificassi in altro trattato, concluso nel 1740.

Pur nullameno la maggior parte dei santuarii, durante il secolo a quest'epoca posteriore passarono, in esercizio dei Greci che vi praticarono non lievi distruzioni.

Le rimostranze dell'Ambasciatore Bourqueney pel Re Luigi Filippo fatte a Costantinopoli in favor dei Latini, per diplomatiche lentezze, furono sopraggiunte e sospese dalla rivoluzione del 184S. Il Generale La Hitte ministro degli affari esteri, nel 1850, le riprese e Note furono indirizzate all’uopo a tutte le potenze Cattoliche.

L’ambasciatore inglese sir Stratford de Redcliffe, scriveva a lord Palmerston: che comunque trattisi semplicemente d'una questione di proprietà e di esplicite stipulazioni, pure scorgeva esser difficile separare tale questione dai politici riguardi, ed essere verosimile una lotta di generale influenza, in ispecie se la Russia, come si potea prevedere, interviene in favore della Chiesa greca. E ciò accade: l’Imperatore Nicolò scrisse lettera autografa al Sultano dolendosi con modi risentiti delle decisioni dei ministri ottomani e pretendendo invalido il trattato 1740 perché colpito dalla dissuetudine.

Intanto la Russia adunava forze considerevoli; e quando il Sultano credette di aver trovato il mezzo di porre d’accordo i contendenti e propose di render comuni a tutti i cristiani di qualsiasi comunioni i Luoghi Santi, lo Czar rifiutò questa conciliazione.

Allora una commissione composta di mussulmani e nominata dal Sultano unanime decise:

1.° La gran cupola del Santo Sepolcro sarà d’ora innanzi comune ai due riti greco e latino,

2.° La piccola cupola, detta cupola dell'ascensione, nella quale fino a questo giorno i Latini furono ammessi ad uffiziare, resta d’ora innanzi addetta al culto greco, al quale è stata da antichi firmani aggiudicata.

3.° I Latini, sono ammessi ad uffiziare nel Santuario della tomba della B; Vergine, donde furono esclusi fino a questo giorno, a condizione di non operare cangiamenti di sorta nell’interno di quel Santuario, e di torne via tutti gli oggetti del loro culto dopo avere uffiziato.

4.° Sebbene sembri probabile che la chiesa di Betlemme sia stata eretta dai Latini, continuerà essa ad appartenere ai Greci, che da secoli la possiedono. Nondimeno la grotta della Natività essendo collocata sotto l’altare di quel Santuario, saranno consegnate ai Latini due chiavi del Santuarii od una della chiesa.

Questa decisione fu approvata dai ministri della Porta; ma la Russia dichiarava che tale accomodamento non poteva accettare perché troppo in danno dei Greci. Il suo minaccioso linguaggio, e gli ordinati armamenti spaventarono siffattamente la Porta, che il governo emise un filmano il quale colpiva di decadenza il trattato del 1740, e dichiarava ingiuste le pretensioni dei Latini, senza però annullare le concessioni da quest’ultimi ottenute.

Se ne dolse amaramente l’ambasciatore Francese; ma limitatasi ad esigere che quel firmano non venisse letto alle comunità radunate a Gerusalemme. La Russia invece ne volle formale pubblicazione; e vi aderiva, debole, il Divano, promettendo eziandio che la chiave della porta maggiore della Chiesa di Betlemme non sarebbe consegnata ai Latini.

Giunti noi a questo punto della questione; e poiché demmo in iscorcio un cenno delle tendenze russe tradizionali e conquistatrici; e poiché offrimmo una idea della vertenza sui Luoghi Santi; ne progrediremo adesso la storia non solo cronologicamente, ma in forma di diario, affine di ottenere la più possibile precisione e chiarezza, e di procacciare al lettore il più pronto reperimento delle date importanti.

1853 — 14 Gennaio. Tutto ciò che da noi venne discorso, non condusse a. veruna definizione; però la Porta, stanca di concedere senza utile scopo, ricorse agli anteriori trattati stabiliti colla Francia e dichiarò di non più dipartirsene.

La Russia intanto concentrava milizie presso le frontiere turche, e Nesselrode scriveva al barone di Brunnow, ambasciatore di Russia a Londra, un dispaccio da comunicarsi al governo inglese; e querelandosi del procedere della Porta, e delle violate promesse, manifestava la necessità d’una riparazione; ed accennando al contegno della Francia di cui mostrava non soddisfarsi, esprime: «Fu appellato il cannone l’ultima ragione dei re: il governo francese lo fece la sua prima ragione. È questo l’argomento con cui ha dichiarato di primo slancio di voler esordire a Tripoli come a Costantinopoli… Doversi quindi premunire contro le intraprese d’un governo abituato a procedere per sorprese, assicurando il riposo del Sultano, e ristabilendo la sua autorità compromessa dall’ambasciatore di Francia agli occhi de' suoi sudditi di rito greco, che formano in Europa la maggior parte della popolazione de' suoi Stati.»

Tendeva finalmente il dispaccio all’effetto che le relazioni coll’Inghilterra fossero più sempre rassicurate.

Il quale effetto non venne poi raggiunto; e sulla incessante osservazione che faceva Io czar ed i suoi ministri: essere l’impero ottomano prossimo a cadere in dissoluzione; essere come un uomo gravemente ammalato che può da un giorno all’altro morire, e restar sulle braccia dell'Europa; lord Clarendon ministro degli affari esteri rispondeva che non avvi niente di più idoneo a precipitare fa caduta della Turchia quanto il predire incessantemente ch’ella vi è prossima...»

5 febbrajo. Nesselrode notifica a Sir Hamilton Seymour la nomina del principe Menzikoff quale Ambasciatore straordinario a Costantinopoli. «Le istruzioni dategli sono alquanto vaghe, né poteva essere altrimenti, tanto si è sforzata la legazione francese d'imbrogliar la questione. Tuttavia non vogliamo innovare sui privilegi accordati al Latini, né altro domanderemo pei Greci che un equivalente di questi privilegi.

8 detto. Nota di Nesselrode a Kisselef Ambasciatore russo a Parigi, da comunicarsi al ministero francese. Ne sorto i sensi conciliativi. «Il Gabinetto imperiale non trascurerà mezzo (così dice) per sollecitare una conclusione sì desiderabile per tanti riguardi, e nella quale l'intera Russia prende il più serio e più legittimo interessamento. Esso ama di far calcolo sulla disposizione e sul concorso della Francia. Non dubita della cooperazione efficace che la Imperiale Corte d’Austria chiamata dai suoi trattati colla Torchia ad intervenire nella questione, vi presterà per sua parte. Gli è in questo senso che noi siamo per fare a Costantinopoli nuovi ed energici passi, i quali, nell’atto che rammenteranno alla Porta i suoi impegni, la convinceranno, non esservi in realtà oggidì né conflitto né antagonismo tra noi e la Francia, come non ve ne fu in altre epoche, per ciò che concerne l’ordine stabilito da secoli nei luoghi venerati delta Palestina ecc. ecc.»

28 detto. Il principe Menzikoff, Ambasciatore straordinario della Russia, giunge a Costantinopoli, e ne consegue, il 6 marzo, il cangiamento del Ministero turco.

16 marzo; Il principe Menzikoff spedisce alla Sublime Porta la prima sua Nota, nella quale dice: avere il Sultano il 10 febbraio del 1852 annunziato all’Imperatore di Russia che la questione relativa al Luoghi Santi era stata finalmente risolta; avere un attisceriffo e un firmano confermato tal dichiarazione. Tuttavia, lungi dal conformarsi a tali impegni, avere i ministri di S. M. il Sultano prese disposizioni del tutto ad essi contrarie, e aver quindi ferito le convinzioni religiose dell’Imperatore e mancalo a' riguardi dovuti alla sua persona. In Conseguenza, il principe dichiarava essere incaricato di chiedere, non solamente la riparazione di tali torti, ma ancora la conclusione d’un accordo durevole, il quale ponesse fine la scontentezza de' sudditi greci del Sultano, e desse loro, per l’avvenire, sicure ed inviolabili guarentigie. Il 22 il principe rinnovava la sua donando sotto forma d’un progetto di convenzione fra la Russia e la Turchia.

19 detto. In conseguenza di questi fatti, la flotta francese, comandata dal viceammiraglio di La Susse, riceve l'ordine di recarsi nelle acque della Grecia.

19 aprile. Seconda Nota del principe Menzikoff ministro degli affari esterni della Turchia: «L’Imperatore, ei dice, ha il diritto d’esigere solide guarentigie per l'avvenire; e queste guarentigie ei le chiede nel modo, che gli sembra meglio assicurare l’integrità del culto, ch’egli e la maggior parte de' sudditi cristiani del Sultano professano. L’Imperatore non potrebbe, trovar tali guarentigie se non in un atto avente forza di trattato, e tale che nulla abbia a patire dal mal volere o dall’ignoranza degli agenti del Governo della Porta.»

5 maggio. Il Governo ottomano comunica al principe Menzikoff i due firmani del Gransignore, relativi al ristabilimento della cupola del Santo Sepolcro, come pure al termine della controversia fra' Greci e i Latini, in riguardo a certi santuarii di Gerusalemme. Il principe Menzikoff, con una nuova Nota al ministro degli affari esterni della Sublime Porta, rispondere al contenuto de' due firmani non appagare se non in parte le domande dell’imperatore di Russia e passare sotto silenzio guarentigia de' privilegi de' Greci, da darsi con un trattato, il quale dichiarasse tutte le concessoni irrevocabili, e le proteggesse, contro, il capriccio, ed il mal volere del Governo ottomano; questo punto essere tuttavia il più importante, ed, essere assolutamente necessaria che la questione venga, senza indugio, risolta: le basi della convenzione rimaner le medesime nella loro, essenza, ed attendersi la risposta della Porta sinno al 10 maggio.«Alla Nota andava aggiunto, il progetto in sei articoli del sened (trattato) proposto; l’articolo 1° del quale era del tenore seguente:

«Nessun cangiamento può farsi ne’ diritti, ne’ privilegi e nell’immunità, che la Chiesa greca e il suo clero possedettero ab immemorabili, o possedono presuntemente, in tutta l’estensione dell'Impero ottomano.»

10 detto. In questo termine prefinito alla Porta per la risposta diffinitiva, una Nota del Governo, turco dichiara: che la Porta, guidata da costante desiderio di mantenere coll’Imperatore di Russia relazioni di buon, vicinato, esitato non aveva ad accogliere quelle fra le domande del principe Menzikoff, le quali non ledessero né il suo onore né la sua indipendenza, ma che ella non poteva conchiudere con una Potenza straniera un trattato, concernente cose, le quali riguardavano unicamente l’amministrazione interiore, poiché ciò sarebbe sacrificare i diritti della sua sovranità. Il Sultano dichiarava spontaneamente che i privilegii e le immunità delle Chiese cristiane ne’ suoi Stati, e massime quelli de' Greci, sarebbero mantenuti intatti. II principe Menzikoff replicò prolungando il termine per la risposta dell’ultimato fino al 14, ma nuovamente chiedendo che la Porta si obbligasse con un trattato, e dichiarando che, in caso di rifiuto, ei riguarderebbe le sua missione come terminata.

13 maggio. Avveniva un nuovo cangiamento nei Ministero turco: Mustafa pascià era nominato granvisir, Mehemet Ali pascià ministro della guerra, Rescid pascià ministro degli affari esterni, ec.; ed il 15 si mandava una Nota al principe Menzikoff', per annunziargli essere impossibile, stante la mutazione nel Ministero successa, regolare la pendente questione prima di cinque o sei giorni. Il principe riscriveva il 18 a Rescid pascià ch'ei non vedeva nelle comunicazioni, fatte dalla Porta, se non mezzi di guadagnar tempo; che quindi, convinto dell’inutilità de' suoi sforzi, ei considerava come finita la sua missione, e, in forza de' poteri datigli, lascierebbe Costantinopoli con tutta la Legazione imperiale.

19 detto. Nota di Rescid pascià al principe Menzikoff: «La proclamazione del firmano, che il Gransignore concesse al Patriarca greco, dee dileguare tutt’i timori, che l’Imperatore di Russia avesse potuto accogliere in riguardo alla sicurezza della fede greca. Nessun cangiamento avverrà nello stato di cose relativo a' Luoghi Santi di Gerusalemme, senza che i Governi della Francia e della Russia né siano anticipatamente avvisati. I Russi sono abilitati a fabbricare una chiesa ed uno spedale a Gerusalemme, e la Sublime Porta è pronta a soscrivere un atto solenne, sì in questo riguardo, che in quello de' privilegii particolari del clero greco.»

21 detto. In risposta a tal Nota, il principe Menzikoff annunzia, alla Sublime Porta, rotte le relazioni diplomatiche, e fasciava Costantinopoli. E il 26 di quel mese, fa Sublime Porta mandava a' rappresentanti della Francia, della Gran Brettagna, dell’Austria e della Prussia, un Memorandum, nel quale diceva che fa questione relativa ai Luoghi Santi era già stata regolata colla Russia, con soddisfazione delle due parti, quando il principe Menzikoff accampò, rispetto al culto grecò, nuove pretensioni, le quali avrebbero intaccato l’indipendenza e le basi d’ogni Governo, il quale vi si fosse assoggettato; ond’elle dovettero venire respinte. «La Porta conserva i suoi-sentimenti d’amicizia per la Russia; ma, considerando gli armamenti che quella Potenza fa in terra ed in mare, credesi obbligata a mettersi in istato di difesa.»

Il 30 detto, una circolare del Gabinetto russo agli ambasciatori ed agenti politici russi appresso le Potenze straniere, dichiara non esser altrimenti nelle intenzioni dell’Imperatore offender l'integrità o l'indipendenza dell’impero ottomano.

E il 31 detto, un dispaccio del conte di Nesselrode a Rescid pascià dice: «L’Imperatore considera il rifiuto della Porta come un’offesa personale; approva compiutamente il contegno del suo ambasciatore è concede alla Porta un ultimo termine d’otto giorni, spirato il quale, le truppe russe passeranno il confine, non per fare la guerra, ma per ottenere dal Sultano le concessioni, che questo rifiutò di fare all’amichevole.»

4 giugno. Le flotte congiunte della Francia e della Gran Brettagna ricevono l'ordine di avvicinarsi immediatamente ai Dardanelli, ed il 6 davasi il firmano del Gransignore a' capi ecclesiastici di tutte le Chiese cristiane dell’Impero, circa la conferma de' privilegii, delle immunità e delle concessioni religiose, accordati alle nazioni cristiane, e la riparazione degli abusi, che avessero potuto introdursi in tale riguardo.

Il 16 detto, Rescid pascià risponde al dispaccio del co. di Nesselrode del 31 maggio: la Sublime Porta appellarsi a' firmani del 6, e credere d’aver con essi pienamente appagate le domande della Russia. Ella manterrà le assicurazioni, date spontaneamente da essa e contenute pel progetto di Nota fattole pervenire dal principe Menzikoff, poco tempo innanzi alla sua partenza; ma esserle impossibile conciliare un’obbligazione, contratta mediante un trattato, con l’indipendenza e i diritti di sovranità dell’impero ottomano.

25 detto. Alla circolare del 30 maggio del conte di Nesselrode, sopraddetta, rispondeva il ministro degli affari esterni di Francia, sig. Drouyn di Lhuys. «La costante moderazione, di cui la Francia fe’ pruova, diceva il ministro, la sgrava d’ogni parte di malleveria nella peripezia presente, e le dà in pari tempo il diritto di sperare che i sacrifizii, da essa fatti per conservare la pace in Oriente, non saranno vani, e che, mosso dagli stessi motivi, il Gabinetto di Pietroburgo saprà conciliare le sue esigenze co’ diritti di sovranità del Sultano, é terminare la controversia altrimenti che colla forza.

Il 26 detto, usciva il manifesto dell’Imperatore di Russia contro la Turchia: «A malgrado di lutti i nostri sforzi per difendere l'integrità dei diritti e privilegii della nostra Chiesa ortodossa, molti atti arbitrarli del Governo ottomano hanno, in questi ultimi tempi, leso tali diritti. Dopo aver adoperati tutt’i mezzi della persuasione, abbiamo giudicato indispensabile far entrare le nostre truppe ne’ Principati danubiani. Per altro, non è nostra intenzione incominciare la guerra; vogliamo soltanto aver nelle mani un pegno, che ci risponda del ristabilimento de' nostri diritti.«Le truppe russe passavano il Pruth il 2 luglio seguente.

1.° luglio. Il generale di Castelbajac, ambasciatore di Francia a Pietroburgo, riceve una Nota del sig. Drouyn di Lhuys, la quale dice in sostanza che l’Imperatore Napoleone faceva la debita stima de' sentimenti dell’imperatore Nicolò, e l’ambasciatore era invitato a consegnare, da parte dell’imperatore de' Francesi all’imperatore della Russia un progetto d’aggiustamento, allegato alla Nota, e che aveva ricevuto l'approvazione dell’Inghilterra.

2 detto. Circolare del conte di Nesselrode agli ambasciatori ed agenti russi nelle Corti straniere. Eccone il sunto: «Presentando alla Porta l’ultimato, col quale, oltre alle disposizioni particolari a' Luoghi Santi, domandavamo una conferma scritta delle concessioni, da lungo tempo fatte alla Russia in favore del clero greco, come la sola e vera riparazione che l’imperatore possa accettare per l’offesa, commessa verso lui, con la violazione del firmano dell’anno 1852, come altresì delle promesse formali del Sultano, noi abbiamo informato i grandi Gabinetti delle nostre intenzioni; avevamo invitato segnatamente la Francia e la Gran Brettagna a non aggravare col loro contegno le difficoltà della situazione. Non pertanto, pigliando innanzi a noi l’iniziativa, quelle due Potenze hanno tosta inviato le loro flotte ne’ paraggi di Costantinopoli. Con tal dimostrazione comminatoria, le due Potenze aggiunsero alla peripezia nuove complicazioni. A fronte del rifiuto della Porta, spalleggiato dalla manifestazione della Francia e dell’Inghilterra, S. M. I. spedì alle sue truppe l’ordine di passare il confine per occupare i Principati. Esse vi entrano, non per fare alla Porta una guerra offensiva, ma perché la Porta, rifiutandoci la guarentigia morale, che avevamo diritto d’attendere, ci obbliga a sostituirvi temporaneamente una guarentigia materiale; perché la posizione, che presero le due Potenze ne’ porti e nelle acque del suo Impero, ci dà inoltre una ragione di ripristinar l’equilibrio delle situazioni reciproche, prendendo una posizione militare. L’occupazione de' Principati sarà tutto temporanea; ella ci servirà unicamente di pegno finché migliori consigli abbiano preponderato nell’animo de' ministri del Sultano, e cessi la pressione, ch’esercita su noi il contegno delle due Potenze; disconfessiamo anticipatamente ogn’idea di conquista o d’ingrandimento di territorio. L'Imperatore non vuol abbattere l’impero ottomano, od ingrandirsi a sue spese. Non chiede pe’ suoi correligionarii in Oriente se non lo stretto statu quo, se non la conservazione de' privilegi, ch'ei possedono ab antiquo sotto l’egida del loro Sovrano. Ma necessario è altresì che, dal canto suo, la Turchia rispetti i nostri trattati particolari e le conseguenze che né derivano; che atti di mala fede, occulte persecuzioni, molestie perpetue, non ci pongano in una condizione, che, intollerabile a lungo andare, ci forzerebbe. di commetterne il rimedio alle cieche vicende del caso.»

Lo stesso giorno, 2 detto, tenevasi al Ministero degli affari esterni di Londra una conferenza, alla quale intervennero gli ambasciatori d’Austria, di Francia e di Prussia; e né fu conseguenza una Nota comune al Gabinetto di Pietroburgo per indurlo a far concessioni, le quali potessero permettere alla Turchia di soddisfare le domande della Russia senza ferire i suoi diritti di sovranità.

13 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys scriveva al conte Walewski, ambasciatore di Francia a Londra, che «pel momento conveniva lasciare alla Russia la cura di scegliere fra' diversi spedienti, che le furono suggeriti all’uopo di terminar la sua controversia colla Porta; ma che, se ogni tentativo di conciliazione fosse dalla Russia respinto, se l’occupazione delle Provincie danubiane si prolungasse, se avvenimenti gravi minacciassero il riposo della Turchia, le squadre unite non potrebbero rimanere più a lungo sull'ancora a Bescika, e sarebbe giunto per le bandiere dell’Inghilterra e della Francia il momento di passare lo Stretto de' Dardanelli.»

14 detto. Nota della sublime Porta alle Potenze europee, in riguardo all’occupazione de' Principati: «I trattati conchiusi tra la Porta e la Corte di Russia non autorizzano in modo alcuno la Russia, ad inviare truppe nella Moldavia e nella Valacchia. L’occupazione di quelle Provincie esser non potrebbe, in massima, considerata altrimenti che come una dichiarazione di guerra, la qual dà alla Porta l'incontrastabile diritto d’usare in ricambio la forza militare: pure, ella si astiene da ogni atto ostile, ma protesta formalmente e apertamente contro quell'atto; e nella convinzione che le Potenze soscrittrlci del trattato del 1844 non darebbero l’assenso loro a tal aggressione, ella spose loro i fatti, e rimane intanto in attitudine armata a propria difesa. Inoltre, ell’è pronta sempre a rinnovare le assicurazioni, promesse nella sua Nota al conte di Nesselrode del 16 giugno, ed è ancora disposta a mandare un ambasciatore straordinario a Pietroburgo per cercare, di concerto col Governo russo, i mezzi di giugnere ad un componimento atto a soddisfare la Corte di Russia, senza nocumento de' sacri diritti del Sultano.»

15 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys spediva una Nota circolare in risposta al dispaccio russo dei 2 luglio. Il ministro degli affluir esterni di Francia dichiarava in quella Nota che le forze inglesi e francesi, con la presenza loro fuori de' Dardanelli, punto non intaccavano i sussistenti trattati; che l’occupazione della Valacchia e della Moldavia, per lo contrario, costituiva un’aperta violazione di essi; che l’argomentazione, svolta dalla Russia contro la Porta, rendeva inutile ogni tentativo di accomodamento.

16 detto. Anche lord Clarendon, secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna, rispondeva alla circolare del conte di Nesselrode, in data del 2 luglio. Egli diceva: «avere il Governo della Regina udito con dolorosa sorpresa che la Russia pretendesse essere l’occupazione de' Principati avvenuta soltanto in conseguenza dell’entrata della flotta anglo-francese nelle acque della Turchia; i grandi armamenti, che la Russia faceva in terra ed in mare, come pure le sue minacce reiterate contro la Porta, non consentire più il dubbio circa il pericolo, che la Turchia correva.«E siccome l’esistenza di questa (continuava il ministro inglese) è necessaria alla pace dell’Europa, il Governo della Gran Brettagna, fedele al trattato del 1844, ha, il 2 giugno di quest’anno, posto la sua flotta a disposizione del suo ambasciatore a Costantinopoli; Del rimanente, la presenza delle flotte nella baia di Bescika non viola nessun trattato, non offende menomamente i principii del diritto delle genti, né punto minaccia l’indipendenza dell’impero ottomano, laddove l’occupazione de' Principati da parte de' Russi è una violazione manifesta de' trattati, de' principii del diritto pubblico, un atto diretto d’ostilità contro il Sultano, il quale avrebbe il diritto di rispondere a tal provocazione con una dichiarazione di guerra e d’invitar le flotte ad accostarsi a Costantinopoli per proteggerla.»

Il 24 detto, i plenipotenziarii dell’Austria, della Gran Brettagna, di Francia e di Prussia si adunavano a Vienna per deliberare su’ mezzi di regolare in maniera pacifica le cose d’Oriente.

27 detto. Manifesto del Sultano a' suoi sudditi: «Esigendo che i sudditi ottomani della fede greca, la loro religione e le loro chiese fossero poste sotto la sua protezione, la Russia ruppe l’amicizia che legava le due Corti. II passaggio del Pruth dell'esercito russo è un atto d’ostilità, che costringe il Sultano a porre il paese in istato di difesa. Si raccomanda la pace e l’accordo scambievole a tutt’i sudditi dell’Impero, a qualunque religione o stirpe possano appartenere.»

31 detto. La Conferenza di Vienna approvava la seguente proposta di Nota alle Corti di Costantinopoli e Pietroburgo; «S. M. il Sultano nulla ha più a cuore quanto ripristinare fra essa e S. M. l'Imperatore di Russia le relazioni di buon vicinato e di perfetto accordo. Se, in ogni tempo, gl’Imperatori di Russia mostrarono sollecitudine pel mantenimento delle immunità e de' privilegii della Chiesa ortodossa greca nell’impero ottomano, i Sultani non si rifiutarono di confermarli di nuovo con atti solenni. Pigliando quindi in attenta considerazione le rappresentanze del principe Menzikoff, la Sublime Porta dichiara: Il Governo di S. M. il Sultano rimarrà fedele alla lettera ed allo spirito delle convenzioni de' trattati di Kutsciuk-Kainargì e d’Adrianopoli, relative alla protezione del culto cristiano. Il Sultano riguarda essere dell’onor suo far osservare in perpetuo e preservar da ogni lesione, e adesso e in futuro, il godimento de' privilegii spirituali, che furono conceduti da' suoi antenati alla Chiesa ortodossa d’Oriente che sono mantenuti e confermati da essa, e inoltre di far partecipare il rito greco a' vantaggi conceduti agli altri riti cristiani. Quanto alla guarentigia per l’avvenire, dia risulta dal firmano, munito dell’hattihumoyun il 15 della luna di rebiul.akir

1268 (febbraio 1852); la Sublime Porta promette uffizialmente che non sarà fatta nessuna modificazione allo stato di cose, qual fu regolato, senza un preliminare concerto co’ Governi di Francia e della Russia La Sublime Porta s’impegna del pari a soscrivere un atto solenne, il quale porrebbe le pie fondazioni russe sotto la sorveglianza speciale del console generale di Russia in Siria ed in Palestina.»

10 agosto. La Russia risponde a tal Nota di mediazione dell’Austria. Il Gabinetto russo dichiarasi soddisfatto purché la Sublime Porta accetti dal suo canto la Nota; ma aggiunge non poter egli considerarsi da tal dichiarazione legato, se non in quanto l’adesione della Porta sia pura e semplice.

13 detto. Il conte di Nesselrode manda al conte di Kisseleff, ambasciatore di Russia a Parigi, il seguente dispaccio: «Le due circolari del Governo francese, in data del 25 giugno e del 15 luglio, contengono circa il contegno nostro e le nostre intenzioni, alcune viste, che non ci sembrano ad essi conformi. Fin dall’origine del presente contrasto, la Russia fece una sola e medesima questione così dell’accordo particolare a' Luoghi Santi, come della guarentigia generale in favore de' privilegii religiosi del culto ortodosso. I vantaggi, conferiti a' Latini a Gerusalemme, a detrimento de' nostri correligionarii, attestano la parzialità del Governo turco per le altre Comunioni cristiane. La missione del principe Menzikoff a Costantinopoli comprendeva due scopi distinti: 1. aggiustamento speciale delle difficoltà dei presente; 2. guarentigia generale per l’avvenire. Se con la pubblicazione di nuovi firmani sull’affare de' Luoghi Santi, la parte delle negoziazioni, che aveva potuto mettere i nostri interessi religiosi in opposizione con quelli del Governo francese, era risoluta, rimaneva ancora a conseguir l’altro scopo, a sostegno del quale la Russia invocò i trattati. Gabinetto francese ci contrasta l’autorità di que’ trattati; ei contrasta l’analogia, che abbiamo voluto stabilire fra il patronato, che la Francia in ogni tempo esercitò sui Cattolici d’Oriente, ed il principio che un diritto di protezione religiosa, esercitato sui sudditi d’uno Stato non. cristiano, non è tanto inconciliabile come si crede con la sua indipendenza politica. Tuttavia, malgrado la sua moderazione negli ultimi tempi, la Francia, col suo sistema d’intimorimento seguito finora, ha talmente indebolita. la posizione di tutti gli altri Gabinetti, che recente mente l’Austria e da ultimo la Russia, furono obbligate a presentare le lor rimostranze. Rappresentare il trattato del 1841 come una garantia collettiva, data dalle Potenze all’integrità dell’impero ottomano, è dargli un’importanza che mai non ebbe. Infine la Russia non potrebbe interdirsi per sempre e per ogni contingenza la facoltà d’ottenere da se stessa soddisfazione de' suoi lagni particolari, ed obbligarsi con trattato ad aver ricorso, per ogni offesa de' suoi interessi, all’intervento delle altre Potenze.»

In un secondo dispaccio, della medesima data, il conte di Nesselrode tornava sull’occupazione de' Principati da' Russi, e cercava di provare che la posizione presa sul mare dall’Inghilterra e dalla Francia al primo annunzio della rottura delle pratiche fra il principe Menzikoff e la Porta, aveva, precorrendo le sue determinazioni finali, forzato il Gabinetto russo a prendere in terra una posizione militare.

13 stesso. Il Sultano aderiva al progetto di mediazione di Vienna, e, il 19, Rescid pascià mandava alle quattro Potenze mediatrici le seguenti Spiegazioni circa i cangiamenti, che la Porta desiderava fossero fatti nella Nota di mediazione: «1. Se in ogni tempo gl’imperatori di Russia attestarono la più viva sollecitudine per la conservazione de' privilegii della Chiesa ortodossa greca, i Sultani, dal canta loro, non Cessarono mai d'invigilare al loro mantenimento.

2. Il paragrafo del progetto di Nota, concernente il trattato di Kainargi, non può riferirsi se non alla promessa fatta dalla Porta di proteggere ella stessa la religione cristiana; per conseguenza, ei debb’essere modificato in modo che la promessa di protezione, in esso trattato contenuta, e la questione relativa a' privilegii religiosi, siano separate per guisa che sia impassibile il dubbio; 3. Per quanto concerne la promessa che il culto greco debba partecipare a tutt’i vantaggi concessi alle altre confessioni cristiane, è da notarsi, per evitare ogni malinteso, che si tratta qui soltanto de' sudditi turchi e non delle persone poste sotto la protezione delle grandi Potenze.

Subito dopo l’ammissione di tali cangiamenti, il Governo turco s’affretterà di sottoscrivere il progetto e d'inviare immediatamente un ambasciatore straordinario, a condizione però che i Principati siano sgomberati. La Porta s’aspetta inoltre che le eccelse Potenze le daranno sicure guarentigie contr’ogni esigenza ulteriore e contro l’occupazione, già più volte. rinnovata, della Moldavia e della Valacchia.»

Parimenti in data del 49, il sig. Drouyn di Lhuys, in una Nota al conte Walewski, dichiarava che, se i Principati 'non fossero sgomberati al 1.° ottobre, sarebbe assolutamente necessario che le flotte lasciassero la baia di Bescika per passare i Dardanelli, ed invitava il Governo della Gran Brettagna a prendere un’eguale risoluzione.

1.° settembre. In un altro dispaccio al conte Walewsky, il sig. Drouyn di Lhuys parla di nuovo dell’ingresso delle flotte ne’ Dardanelli, e aggiunge che quell’ingresso non avrebbe potuto essere a Pietroburgo riguardato, se non come un provvedimento imposto da considerazioni nautiche, e non come un mezzo d’incuorare la Porta nel suo rifiuto d’accettar la Nota di Vienna. Del resto, si acconsentiva a richiamarle tosto, non appena l’ordine di sgombrare i Principati fosse stato dato.

7 detto. Dispaccio del conte di Nesselrode al barone di Mevendorff, ambasciatore di Russia a Vienna. La Russia rigetta le modificazioni proposte dalla Porta alla Nota della Conferenza di Vienna, ma desiste però dalla sua prima risoluzione di non considerarsi in modo alcuno legata, caso che la Porta, dal canto suo non desse il suo consenso senza restrizione. Più, ella si dichiara di nuovo pronta ad accettare la Nota di Vienna nella primitiva sua forma; e, relativamente alla condizione dello sgombramento de' Principati, ripete che bastato sarebbe l’arrivo a Pietroburgo dell’ambasciatore turco, latore della Nota austriaca non modificata, perché fosse immediatamente dato alle truppe l’ordine di ripassare i confini.

8 detto. La comunità degli ulemi intima al Sultano di dichiarare la guerra alla Russia o di abdicare, e questo entro quattro giorni, vale a dire fino al principio della festa del Bairam. Lo Sceick-ul-Islam

si dichiara contro le pretensioni degli ulemi, a' quali annunziavasi che lor si farebbe nota la risoluzione del Sultano, quando fosse giunta la risposta che aspettavasi da Pietroburgo.

14 detto. Per domanda degli ambasciatori d’Inghilterra e di Francia, e col consenso del Gabinetto ottomano, due fregate inglesi e due francesi passano Io stretto de' Dardanelli e gettano l’ancora dinanzi Costantinopoli.

15 detto. S. M. l’imperatore d’Austria partiva pel campo d’Olmùtz, ove S. M. l’imperatore di Russia giungeva il 24.

17 detto. Nota del sig. Drouyn di Lhuys al barone di Bourqueney, ambasciatore di Francia a Vienna: Allorché le quattro Potenze mediatrici giudicarono che la Porta commettesse un fallo di contegno, rifiutando per ragioni puerili, la sua adesione pura e semplice al progetto di conciliazione, ch’esse le proponevano, l’hanno francamente e unanimemente dichiarato. Però, nell’opinione del Gabinetto di Pietroburgo, le modificazioni proposte da Rescid pascià non sono senza importanza, e chiaramente risulta dall’argomentazione della Russia ch’ella pretende ingerirsi nelle relazioni del Sultano co’ suoi sudditi cristiani, e invigilar ella stessa, nell’avvenire, al mantenimento dei diritti e delle immunità della Chiesa greca nell’impero ottomano. Il commento russo cangia lo spirito dell’Opera della Conferenza.

21 detto. Un’altra nota del sig. Drouyn di Lhuys, al sig. di Moustier, ambasciatore di Francia a Berlino, faceva osservare la coincidenza dell’opinione del Gabinetto prussiano con quella del Governo francese circa il valore intrinseco delle modificazioni, introdotte da Rescid pascià nella Nota di Vienna e circa la necessità di premunire la Porta contro un’interpretazione abusiva di quel documento.

In un altro dispaccio, della stessa data, indirizzato a Londra al conte Walewski, il sig. Drouyn di Lhuys, vista la rivolta degli ulemi e considerando che avvenimenti imprevisti potevano minacciare l’autorità e la vita del Sultano e porgere quindi alla Russia l’occasione di precorrere le Potenze alleate a Costantinopoli, tornava ad insistere perché la Gran Brettagna spedisse, nel tempo stesso che il Governo francese, l'ordine di chiamare immediatamente le due squadre a Costantinopoli.

23 detto. Dopo aver rispinte le domande rinnovate dal Gabinetto russo nella Nota del 7 al barone di Mevendorff, il Sultano, d’accordo co’ suoi ministri, decide di convocare un medscilissiamuni

(Consiglio del popolo), il quale abbia a dar il suo parere sulla questione.

Il dì stesso, dispaccio del signor Drouyn di Lhuys al conte di Lacour ambasciatore di Francia a Costantinopoli: «L’esitazione della Conferenza di Vienna nel contraddire il commento russo della Nota di mediazione e nel determinare ella stessa il valore del documento derivato da essa, dando cosi al Governo turco assicurazioni abbastanza esplicite per indurlo a rivocare la prima sua decisione, inceppa l’opera nostra, e non ci permette più di dare consigli, che non avrebbero probabilità alcuna d’essere ascoltati.»

25 detto. La Porta assoggetta al Consiglio nazionale turco, convocato nel palazzo imperiale e composto de' primarii personaggi religiosi e laici, le questioni seguenti: 1.° Accettazione della Nota di Vienna senza mutamenti; o 2.° Accettazione della detta Nota sotto la guarentigia immediata delle grandi Potenze contr'ogni intervento della Russia nell'amministrazione della Chiesa ortodossa; o 3°. Rifiuto della Nota come inconciliabile colla dignità del trono. Il parere unanime dell’Assemblea fu che la Porta doveva in ogni caso persistere nelle modificazioni proposte alla Nota di Vienna, stante che la sua accettazione pura e semplice distruggeva la sua sovranità e feriva l'indipendenza del Sultano.

28 detto. S. M. l’imperatore Nicolò lascia Ollmütz per condursi a Varsavia. Il 2» ei giunge in questa città, ove si recano il 2 ottobre S. M. l'Imperatore d’Austria e S. M. il Re di Prussia. Il 6 ottobre, S. M. l’imperatore d’Austria ritorna da Varsavia a Vienna, e S. M. il Re di Prussia ritorna a Sans-Souci, ove, il 7, giungono S. M. l'Imperatore di Russia e il Granduca ereditario. Il 13 ottobre, S. M. l’imperatore di Russia tornava da Berlino a Pietroburgo.

1.° ottobre. Il Divano chiede uffizialmente che le flotte adunate a Bescika facciano vela per Costantinopoli; e il 4, e per allontanare i pericoli, che minacciano un Impero, la cui esistenza è indispensabile all’equilibrio europeo, e per dare alla Porta una forza morale, che le permetta rimanere nelle condizioni d’un Governo regolare ecc. ccc., il ministro degli affari esterni di Francia fa proporre al Governo britannico dall’ambasciatore francese a Londra, di mandare le squadre nel Bosforo e d’estendere anzi la lor posizione fino a Varna.»

5 detto. La dichiarazione di guerra della Sublime Porta viene pubblicata a Costantinopoli.

6 detto. La Porta manda fuori il seguente Manifesto: «Fin dal principio, il contegno del Governo turco non che motivo a querela alcuna. Quand’anche la Russia avesse avuto un argomento di lagno in ordine alla questione de' Luoghi Santi, ell'avrebbe dovuto circoscrivere le sue pratiche a tal sola questione, e non prendere disposizioni d’intimorimento, come quelle di spedir truppe a' confini e far apparecchi marittimi a Sebastopoli. Essendo la questione de' Luoghi Santi stata risoluta con soddisfazione di tutte le parti, ed avendo il Governo del Sultano attestato le più favorevoli disposizioni in riguardo alle assicurazioni richieste, non è egli cercar un pretesto di guerra insistere sulla questione de' privilegi della Chiesa greca, conceduti dal Governo ottomano, privilegii ch’ei reputa dell’onor suo, della sua dignità e della sua autorità sovrana mantenere, e rispetto a' quali è evidente non poter egli ammettere né l'ingerenza né la sorveglianza di nessun Governo? La Russia occupò con forze ragguardevoli i Principati di Moldavia e di Valacchia, dichiarando che quelle Provincie gli servirebbero di guarentigia, finché abbia ottenuto quel ch'ella esige. Quest’atto fu considerato giustamente, dalla Sublime Porta come una violazione de' trattati, e per conseguenza come un casus belli.

Le altre Potenze medesime non poterono giudicarne altrimenti. La Russia è dunque l’aggressore. Quanto alla Nota dì Vienna, il Governo ottomano, nella sua sollecitudine per evitare tutta quanto potesse in avvenire dar alla Russia un pretesto d’immistione negli affari religiosi dell’Impero, si limitò a rigettarne quanto poteva avere un doppio significato. Ma poiché il Gabinetto di Pietroburgo non si contentò delle assicurazioni, che gli erano offerte; poiché gli sforzi benevoli delle eccelse Potenze furono indarno; poiché finalmente la Sublime Porta non può tollerare più lungo tempo lo stato di cose attuale, né manco la prolungazione dell’occupazione de' Principati moldo-valacchi, il Gabinetto ottomano nell’intenzione di difendere i sacri diritti di sovranità e l’indipendenza del suo Governo, vedesi costretto a dichiarare la guerra. Ei diede per istruzione categorica ad Omer Pascià d’invitare il principe Gortschakoff a sgombrare i Principati, e d’incominciare le ostilità, se, termine quindici giorni dall’arrivo del suo dispaccio al quartier generale russo, una risposta negativa gli pervenisse. Tuttavia il Governo ottomano, non volendo frapporre ostacoli alle relazioni mercantili de' sudditi delle Potenze amiche, lascierà durante la guerra gli Stretti aperti alla lor marina mercantile.»

7 detto. Nota del sig. Drouyn di Lhuys al barone di Bourqueney? «Pur rendendo giustizia agli sforzi tentati dall’Austria, la Francia è nell’impossibilità di dar corso, pel momento, alle nuove proposizioni del Gabinetto di Vienna. Gli sforzi dell’Austria, come pur quelli della Francia, avevano per fine di conciliare le pretensioni della Russia co’ diritti sovrani del Sultano; ma con ciò né la Francia, né l’Austria non intesero mai riconoscere legittime le domande originarie del Gabinetto di Pietroburgo. La Russia invase senza causa i Principati, pose in compromesso con tal atto di violenza l’esito delle negoziazioni, e provocò il movimento, che agita adesso tutta la Turchia. Finora il Governo francese ebbe un solo motivo, l’interesse generale dell’Europa; un solò scopo, la conservazione dell’Impero ottomano: mentr’ei credeva che l’accordo de' grandi Gabinetti fosse il miglior mezzo di conseguir tale scopo, il Governo francese si riservò sempre la sua libertà d’azione, e, sotto l’evidente pressione delle congiunture, si determinò ad uscire dalla sua situazione. La Francia spera che il Gabinetto di Vienna, il quale non s’ingannò sul senso della sua dimostrazione, ammetterà le esigenze della sua politica.»

21 detto. Una Nota di Rescid pascià annunzia agl’inviati dell’Austria e della Prussia l’ingresso delle flotte alleate ne’ Dardanelli.

23 detto. Primo scontro sanguinoso fra Russi e Turchi: una parte della flottiglia russa del Danubio, recandosi a Galacz, viene cannoneggiata dall’artiglieria della fortezza d’Isatscha.

31 detto. Una circolare del conte di Nesselrode agli ambasciatori ed agenti politici appresso le Corti straniere, esprimeva che «la Russia, a malgrado della dichiarazione di guerra della Porta, e finché la sua dignità e i suoi interessi gliel’avessero permesso, s’asterrebbe dal pigliar l'offensiva e contenterebbesi di conservare la sua posizione nei Principati, ch’ell’era sempre pronta a sgombrare, non appena ricevuta una soddisfazione sufficiente. Dipenderebbe dunque assolutamente dalle altre Potenze non allargare la cerchia delle ostilità.»

1.° novembre. Manifesto dell'Imperatore di Russia: «La Russia, e’ dice, è provocata alla pugna. Più non le rimane che ricorrere alla forza delle armi per costringere il Governo ottomano a rispettare i trattati e per ottenere la riparazione delle offese, colle quali ei rispose alle nostre domande più moderate ed alla nostra legittima sollecitudine per la difesa della fede ortodossa in Oriente.»

2 detto. La flotta anglo-francese entra nel Bosforo.

10 detto. L’ambasciatore-presidente austriaco, barone di Prokesck-Osten, fa alla Dieta germanica la dichiarazione seguente: Ben disposta a non prender parte al conflitto insorto tra la Porta e la Russia, fino a tanto che gl’interessi particolari dell'impero non saranno minacciati, l’Austria non ha trovato, né nel contegno delle parti belligeranti, né in quello delle altre grandi Potenze dell’Europa, motivi per aumentare le sue forze militari. La diminuzione ideata dell’effettivo de' suoi eserciti verrà adunque in parte eseguita, e con questo disarmamento parziale, il Governo I. e R. darà al mondo un arra novella, non solo delle sue pacifiche disposizioni particolari, ma ben anche della sua speranza in un pacifico scioglimento del contrasto, insorto fra le due Potenze vicine. Non pertanto, tutti i gravi interessi che l’Austria potrebbe avere a guarentire, sia come Potenza europea, sia come Potenza tedesca confederata, troveranno il Governo I. e R. pronto ad operare prontamente e con energia. Fedele alla sua politica di pace, il Gabinetto austriaco si sforzerà invariabilmente di adoperarsi affinché l’incendio locale non si propaghi, e, di concerto colle Corti di Parigi e di Londra, continuerà a cercare i mezzi d’uno scioglimento pacifico alla contesa.»

11 detto. Dispaccio del conte Buol-Schauenstein, ministro degli affari esterni d’Austria, al barone di Bruck, internunzio imperiale a Costantinopoli: «Dalla circolare della Sublime Porta del 4 ottobre, il Governo I. R. ha veduto con vivo rammarico che il Gabinetto ottomano ha rinunciato ad ogni speranza di terminare all'amichevole il suo litigio coll’Imperatore della Russia. Malgrado la dichiarazione di guerra della Porta, l’Imperatore di Russia non riguarda le negoziazioni come del tutto rotte. Chiedendo che il culto ed ii clero greco possano conservare i loro privilegii, l’Imperatore intende che ciò avvenga sotto gli auspicii e sotto l’autorità del Sultano. Assicurazione della stretta osservanza dello statu quo della confessione greca negli affari religiosi, vale a dire eguaglianza di diritti e di libertà tra la Chiesa greca e le Comunioni cristiane soggette al dominio del Sultano; fruizione per la Chiesa greca dei vantaggi di già concessi, e che in avvenire concessi fossero dal Sultano alle altre confessioni: ecco tutto ciò che la Russia desidera. Accettate queste basi, l’imperatore è pronto ad aprire a Bucarest immediatamente e direttamente colla Porta nuove negoziazioni. Il Gabinetto di Vienna invita adunque il suo inviato a Costantinopoli a pressare la Porta ad accettar favorevolmente queste proposizioni.»

23 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys partecipa al Governo britannico, per interposizione dell’incaricato d’affari di Francia a Londra, un nuovo progetto di Nota collettiva alla Porta, e gli annuncia che ei s’era determinato d’inviare a Costantinopoli la nuova Nota di Vienna in data dell’11, segnata da tutti i membri della Conferenza.

28 detto. Il ministro degli affari esterni di Francia manda al generale Baraguay-d’Hilliers, ambasciatore a Costantinopoli, un’istruzione, la qual contiene i consigli, che, d’accordo cogli altri inviati delle Potenze alleate, egli deve comunicare ai ministri del Sultano.

30 detto. Una squadra russa di sei vascelli di linea, comandata dal viceammiraglio Nachimoff, distrugge una divisione della flotta turca, composta di 13 bastimenti, all'ancora dinanzi Sinope, sulla costa asiatica del mar Nero; una parte dei vascelli turchi veniva, colata a fondo, l’altra parte saltava in aria; 4000 Ottomani perivano; Osman pascià, ammiraglio comandante, restava ferito e fatto prigioniero; una parte della città di Sinope diveniva preda delle fiamme.

5 dicembre. I rappresentanti dell’Austria, della Francia, della Gran Brettagna e della Prussia, adunati in conferenza a Vienna, stanziano una Nota collettiva alla Porta, in cui dichiarano: i loro rispettivi Governi vedere con profondo rammarico il cominciamento delle ostilità tra la Porta e la Russia, e desiderare vivamente, intervenendo tra le Potenze belligeranti, che si eviti ogni nuova effusione di sangue, e si ponga un termine ad uno stato di cose, che gravemente minaccia la pace di Europa. Avendo la Russia data sicurtà ch'ell’era disposta a trattare, e gli scriventi non dubitando che la Porta non fosse animata da uno stesso spirito, domandavano, in nome dei loro rispettivi Governi d'essere informati delle condizioni, alle quali il Governo ottomano acconsentirebbe a negoziare.

5 detto. Rescid pascià, in una Nota agl’inviati di Francia e della Gran Brettagna, allegando l’impossibilità di difender a sufficienza tutto il tratto delle coste del mar Nero contro gli attacchi della Russia, invocava per la Sublime Porta il soccorso dei Governi alleati, che avevano inviato le loro flotte nel Bosforo.

12 detto. Gl’inviati delle quattro grandi Potenze a Costantinopoli, spediscono al Divano una Nota comune, del tenore seguente: «L’Imperatore di Russia non risguardando il filo delle negoziazioni come del tutto rotto, e la Sublime Porta essendo, dal suo canto, sempre disposta a porre un termine al litigio, insorto tra' due Imperi, la negoziazione da seguirsi sarebbe fondata: 1.° sullo sgombramento, al più possibile sollecito, dei Principati; 2.° sul rinnovellamento degli antichi trattati; 3.° sulla comunicazione dei firmani, relativi ai privilegii spirituali, concessi dalla Sublime Porta a tutti i suoi sudditi non musulmani; comunicazione la quale, fatta alle Potenze, avrebbe ad essere accompagnata da convenienti guarentigie, date a ciascuna di esse; 4.° l’aggiustamento già conchiuso, per compiere l’accordo relativo ai Luoghi Santi, verrebbe definitivamente adottato; 5.° la Sublime porta dichiarerebbe ch'ella è pronta a nominare un plenipotenziario, a fare un armistizio, ed a negoziare sulle basi sopra enunciate, e in una città neutrale, col concorso delle Potenze; 6.° le dichiarazioni, fatte dalle Potenze, nel preambolo del trattato del 13 luglio 1844, sarebbero formalmente confermate da quelle stesse Potenze; 7.° la Sublime Porta dichiarerebbe, dal canto suo, la ferma risoluzione di sviluppare più efficacemente il suo sistema amministrativo e d’interno miglioramento, conforme ai bisogni de' suoi sudditi di tutte le classi.»

13 detto. Un dispaccio del ministro degli affari esterni di Francia al generale Baraguay-d’Hilliers a Costantinopoli, dice: la distruzione della flottiglia ottomana, ancorata nella rada il Sinope, aver fatto una penosa impressione al Governo francese; il colpo ardito e fortunatodato dalla Russia, non aver colto soltanto la Turchia; l’ambasciatore esser quindi incaricato di operare in modo da rendere non solo impossibile la ripetizione d’un simile fatto, ma inoltre di rifornire, cosi d'uomini come di vettovaglie, l'esercito d’Anatolia e le piazze del litorale.

15 detto. Il Signor Drouyn di Lhuys scrive al conte Walewski, ambasciatore di Francia a Londra: «Avendo la Russia abusato della sua posizione per attaccare il nostro alleato ne’ suoi porti, il Governo francese propone al Governo britannico di ordinare a' viceammiragli Hamelin e Dundas di dichiarare al principe Menzikoff o al suo vice-ammiraglio Korniloff, che ogni bastimento russo, incontrato in mare da' nostri sarà d’ora in appresso invitato a rientrare nel porto di Sebastopoli; e che ogni aggressione tentata, malgrado questo avviso, contro il territorio e la bandiera ottomana, sarà respinto colla forza. O l’esercito, comandato dal principe Gortschakoff ripasserà il Pruth, o i nostri vascelli incrocieranno nell’Eusino e intercetteranno tutte le comunicazioni marittime della Russia colle sue Provincie asiatiche; e noi terremo così il mar Nero come un pegno, fino allo sgombramento de' Principati ed al ristabilimento della pace.»

17 detto. Avviene un nuovo mutamento del Ministero ottomano: Riza pascià è nominato ministro della marina e grande ammiraglio, invece di Mahmud pascià.

18 detto. Il Gran Consiglio della Sublime Porta prende, ad unanimità, la risoluzione d’accettare le proposizioni conciliatrici delle grandi Potenze.

20 detto. Compilasi un Masbatà, o autorizzazione, data ai ministri della Porta, di rannodare direttamente colla Russia, e sotto la protezione delle quattro Potenze, le negoziazioni di pace, prendendo per base lo sgombramento dei Principati, come pure l’integrità e l’indipendenza della Turchia.

24 detto. Il conte di Clarendon, secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna, scrive a lord Cowley, ambasciatore d’Inghilterra a Parigi, in risposta alla Nota francese del 15, che la proposizione del Governo francese di far proteggere dalle flotte congiunte la bandiera ottomana, del pari che il territorio della Turchia, e d’invitare i vascelli da guerra russi a rientrare a Sebastopoli, era approvata. «La flotta turca, dice la lettera, non dee intraprendere alcuna operazione navale, senza la conoscenza e la sanzione preliminare degli ammiragli francese ed inglese fino a che l'Inghilterra e la Francia non sieno realmente in guerra colla Russia; non sarebbe giusto che le flotte congiunte assistessero e proteggessero le truppe ottomane in atti di aggressione contro il territorio russo, quando non fosse permesso alla dotta russa di respingere tali assalti. L’Inghilterra non dissimula a se medesima che la via, ch'è forzata a seguire, può fra non molto tempo trarre l’Inghilterra e la Francia in una guerra colla Russia; e perciò, nel caso che la risposta della Porta alla i proposizione, recentemente inviata da Vienna, non fosse soddisfacente, i due Governi alleati dovrebbero domandare che le condizioni, secondo le quali un trattato di pace sarà negoziato tra la Russia e la Turchia, siano lasciate alla decisione dell’Inghilterra e della Francia, sotto la riserva che nulla verrà proposto a nome della Porta di quanto ella ha già ufficialmente respinto.»

27 detto. Il conte di Clarendon manda a sir H. Seymour, ambasciatore d’Inghilterra alla Corte di Pietroburgo, la seguente istruzione: «Lo scopo dell’invio delle flotte congiunte a Costantinopoli, era quello di difendere la Turchia e non di assalire la Russia. Le intenzioni dei Governi inglese e francese, annunziate da lungo tempo alla Porta, debbono essere fedelmente e con fermezza recate in atto. Per ciò, senza alcuna intenzione ostile contro la Russia, è essenziale che le flotte congiunte siano padrone del mar Nero, e per prevenire la ripetizione d’un disastro come quello di Sinope, le flotte alleate inviteranno, e all’uopo forzeranno, i vascelli da guerra russi, a rientrare a Sebastopoli o nel porto più vicino. È ben inteso che la flotta turca non farà alcuna operazione offensiva per mare, fino a che le cose rimarranno nello stato attuale.»

27 detto. Il Sultano segna tre attisceriffi relativi alla Moldavia, alla Valacchia ed alla Servia: per essi il protettorato della Russia su que Principati viene abolito, e confermati i diritti ed i privilegii di quelle Provincie.

28 detto. Un dispaccio del sig. Drouyn di Lhuys all’ambasciatore di Francia a Costantinopoli, gli diceva: «Un profondo esame della situazione cl ha convinti ch’era necessario imprimere al nostro contegno un carattere più deciso. i viceammiragli Hamelin e Dundas informeranno dell’oggetto della loro missione il comandante in capo delle forze navali russe. Nel porgere il loro aiuto alla Turchia, la Francia e l’Inghilterra. non vogliono abbandonare il terreno, su cui l’Austria e la Prussia si sono poste con esse. Il Governo dell’imperatore de' Francesi e quello di Sua Maestà britannica hanno il diritto e il dovere di domandare alla Porta di aderire a condizioni, che lor sembrano atte a tutelare la sua dignità e la sua indipendenza, e di non accampare nuove pretensioni tali da poter cangiare il carattere della contesa insorta fra essa ed il Gabinetto di Pietroburgo. La Francia e l’Inghilterra rimangono strettamente legate all’Austria ed alla Prussia, nello scopo di ristabilire la pace sulle basi proposte nella Conferenza di Vienna.»

29 detto. Il ministro degli affari esterni di Francia manda al generale di Castelbajac, e il 30 a tutte le missioni francesi all’estero una Nota, in cui è detto: Avendo le quattro grandi Potenze considerato l’occupazione della Moldavia e della Valacchia come una prima lesione dell’integrità territoriale dell’impero ottomano, integrità che le contingenze della guerra possono ledere ancora più, la Francia e l’Inghilterra hanno deciso che le loro squadre entreranno nel mar Nero, per impedire che il territorio o la bandiera ottomana siano esposti ad un nuovo attacco, e per porsi al possesso d'un pegno che assicuri il ristabilimento della pace in Oriente.

31 detto. Una Nota di Rescid pascià ai rappresentanti delle quattro Potenze a Costantinopoli dichiara: la Porta esser pronta a concluder la pace alle condizioni proposte dalle Potenze alleate e ad inviare un plenipotenziario in una città neutrale, scelta dalle stesse Potenze, come pure a conchiudere un armistizio, tosto che la Russia avesse accettato ' le condizioni seguenti: 1.° Io sgombramento il più sollecito possibile dei Principati; 2.° rinnovamento dei trattali; 3.° conservazione dei privilegi! religiosi alle Comunità di tutte le confessioni; e 4.° regolamento definitivo della convenzione circa i Luoghi Santi.

1854. — 4 gennaio. Le flotte alleate delle Potenze occidentali lasciano il Bosforo per recarsi nel mar Nero. La loro partenza veniva preceduta dall’avviso, indirizzato dagli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra all’ammiraglio comandante la flotta russa a Sebastopoli, che lo scopo di quella mossa era di proteggere le coste e i porti dell’impero ottomano da qualunque attacco. Si faceva questa dichiarazione per prevenire ogni scontro, e l’ingresso delle flotte del mar Nero non mirava ad altra cosa che a mantenere la pace.

5 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys, in una Nota al conte Walewski, propone che per. collegare le negoziazioni di Costantinopoli con quelle di Vienna, subito dopo l’arrivo della risposta di Rescid pascià a Vienna, sia soscritto in questa città un protocollo, comprovante: 1.° che la Conferenza di Vienna aveva ricevuto la risposta di Rescid pascià; 2.° che tale risposta era conforme alle mire delle Potenze; 3.° ch’era necessario inviarla a Pietroburgo come la base del ristabilimento della pace tra la Porta e la Russia.

7 detto. Una circolare del ministro degli affari esterni di Francia agli agenti dell’Imperatore presso le Corti della Confederazione germanica, dice che nella quistione che si agitava, la Francia aveva in mira soltanto l’equilibrio europeo; e invitava la Germania ad unirsi alla Francia e ad aiutarla colla fermezza del suo contegno, nell’impedire la guerra, e nel consolidare l’ordine appena ristabilito.

13 detto. Seguiva la soscrizione del protocollo della Conferenza di Vienna; i rappresentanti delle quattro grandi Potenze approvavano con esso la risposta di Rescid pascià alle ultime proposizioni della Conferenza e prendevano la risoluzione di farla pervenire a Pietroburgo.

Lo stesso di sir G. H. Seymour, ambasciatore della Gran Brettagna a Pietroburgo, inviava al conte Clarendon un dispaccio, relativo alle comunicazioni, fatte verbalmente al cancelliere dell’impero, conte Nesselrode, circa l’ingresso delle flotte alleate nel mar Nero. Il dispaccio dice, che il cancelliere dell’Impero deplorava che fosse stata presa una tale disposizione nello stesso momento in cui a Vienna si faceva prova di comporre la questione.

14 detto. Dichiarazione del Consiglio dei ministri di Russia: «L’ordine dato dalla Gran Brettagna e dalla Francia alle loro flotte congiunte di entrare nel mar Nero, non venne recato se non verbalmente a conoscenza del Gabinetto imperiale; questo ha creduto dovere, prima d’ogni altra cosa, di far domandare, tanto a Londra che a Parigi, spiegazioni categoriche sul carattere e sulla estensione delle provvidenze che i due Governi vi connettono.»

15 detto. Nota del sig. Drouyn di Lhuys al marchese di Moustier, ambasciatore di Francia a Berlino: «Il Governo francese ha la ferma fiducia che il Gabinetto di Berlino coglierà risolutamente l’occasione, che viengli offerta, del pari che a' suoi alleati, di porre i suoi sentimenti d’accordo cogli interessi della sua politica e di porre nell’atto stesso sotto la tutela delle grandi Potenze l’integrità della Turchia, come pure l’avvenire delle sue popolazioni cristiane. Se la Russia si rifiutasse a risguardare la questione sotto il suo vero aspetto, avverrebbe una delle due: od ella agirebbe coll’intento di distruggere un paese, la cui conservazione è necessaria all’equilibrio dell’Europa; od ella obbedirebbe ad uno spirito di setta, che le altre Comunioni non saprebbero né comprendere né incoraggiare. La parte della Russia in Oriente rimarrà sempre grandissima, e s’ella non Faccettasse, ciò sarebbe pretendere ad una onnipotenza materiale e morale, che nulla potrebbe giustificare. Il contegno della Francia e dell’Inghilterra prova ch'elleno sono risolute ad opporsi a tale ingrandimento di potenza; e ciò ch'è essenziale oggidì, si è che il linguaggio della Prussia e dell’Austria annuncii la stessa volontà. La Francia peserà su quella delle due parti, che mettesse maggiori ostacoli al ristabilimento della pace; ma ella pera fin pari tempo che le altre Potenze imiteranno il suo esempio.»

16 detto. Vengono chiuse le conferenze di Vienna, aperte per hi mediazione della pace; e 11 dì medesimo, il conte di Nesselrode scrive agli ambasciatori di Russia a Londra ed a Parigi, che l’Imperatore era dolente di veder posta in compromesso la pace coll’Inghilterra e colla Francia dal nuovo sviluppo (l’ingresso delle flotte nel mar Nero), dato al sistema di pressione che le due Potenze marittime avevano credito dovere, sin dal principio, abbracciare a suo riguardo; ch’egli avrebbe non pertanto aspettato, per decidersi sul partito ulteriore da prendere, di veder il contegno che i loro vascelli fossero per prendere verso i legni russi; e domandava prima di tutto che la squadra ottomana si astenesse da ogni aggressione contro la bandiera e contro il territorio russo sulla costa d’Europa e d’Asia, e che si riconoscesse nei vascelli russi lo stesso diritto de' bastimenti turchi di trasportar truppe, munizioni e vettovaglie. «Un accidente, diceva il conte di Nesselrode, basta oggidì a produrre una collisione, da cui potrebbe nascere una combustione generale; e l’Imperatore respinge anticipatamente la malleveria dell’iniziativa, che né avrà dato il segnale.»

27 detto. Sollevazione di parecchi distretti dell’Epiro e dell’Albania; il 28, alcuni capi proclamano al quartiere generale di Radobitzi, nella Provincia d’Arta, la libertà e l’indipendenza di tutte te Provincie della Grecia.

28 detto. Giunge a Vienna il conte Orloff, aiutante di campo generale dell’imperatore di Russia; l'8 febbraio egli ritorna a Pietroburgo.

2» detto. Lettera dell’imperatore Napoleone all’imperatore Nicolò, relativa ad un armistizio da conchiudersi in Oriente e al richiamo delle truppe, per lasciare un libero corso alle negoziazioni diplomatiche. Il » febbraio, l’Imperatore Nicolò rispondeva con un rifiuto.

30 detto. Nuovo cangiamento parziale del Ministero a Costantinopoli: il ministro della marina, Riza pascià, è nominato ministro della guerra in luogo di Mehemed Ali pascià, e Mehemet Kipristi pascià, fino allora governatore di Adrianopoli è nominato ministro della marina.

31 detto. Il conte Clarendon, dietro chieste spiegazioni, risponde al barone Brunow: li Governo britannico aver inviato i suoi vascelli net mar Ne?o per prevenire la rinnovazione di sventure simili a quella di Sinope; ma siccome ei desiderava al par di prima lo scioglimento pacifico della quistione, avrebbe provveduto per impedire ogni attacco della flotta turca contro il territorio russo. La Turchia esser la parte più debole, la parte lesa; proteggendola contro il danno imminente, di cui la minacciavano gli armamenti della Russia, l’Inghilterra altro non faceva che difendere il principio fondamentale della politica europea, il quale esigeva la conservazione dell’impero ottomano, e ch’era stato proclamato più volte dalle cinque grandi Potenze. «Il partito che piglierà la Russia, conchiudeva lord Clarendon, deciderà dell’importanza di tale difesa, come pure delle operazioni, ch’ella fosse per rendere necessarie».

Lo stesso dì 31 gennaio, il Gabinetto di' Berlino con un dispaccio al barone di Rochow, ambasciatore di Prussia a Pietroburgo, risponde alla proposizione, fatta dalla Russia alla Prussia, d’un progetto di triplice alleanza fra l’Austria, la Prussia e la Russia: «Il protocollo di Vienna del 5 dicembre e le negoziazioni che l’hanno seguito, stringono fra le quattro Potenze un impegno, dal quale la Prussia non può disciogliersi. Inoltre, debbesi attendere il risultamento delle proposizioni, fatte a Pietroburgo sulla base delle conferenze di Vienna. In verun caso, il Governo prussiano non potrebbe rinunciare all’opera, impresa in comune cogli altri Governi; volere stringere adesso una neutralità armata fra l’Austria, la Prussia e la Russia, sarebbe legarsi le mani rispetto ad avvenimenti possibili d’una importanza inestimabile.»

Parimenti il 31 gennaio, il conte Clarendon, in una Nota a sir G. H. Seymour, ambasciatore d’Inghilterra a Pietroburgo, esprimeva la sorpresa del Gabinetto inglese sulla conchiusione del dispaccio del conte Nesselrode del 16, e riversava energicamente la responsabilità dei gravi avvenimenti, fino allora successi; come pure dell’iniziativa, da cui potesse nascere una combustione generale, sulla parte, che durante una profonda pace aveva invaso il territorio del suo vicino.

1.° febbraio. Il sig. Drouyn di Lhuys risponde nel seguente modo alla domanda di spiegazioni sull’ingresso delle flotte nel mar nero, fattagli il 25 dal sig. di Kisseleff: «il Governo dell’Imperatore ha voluto coll'interposizione delle sue forze navali, arrestare, per quanto dipendeva da lui, il corso d’una guerra, ch’egli deplora. Proteggendo la bandiera turca, la squadra francese impedirà che i vascelli turchi dirigano alcuna aggressione contro il litorale dell’impero russo. Que’ bastimenti non debbono venir impiegati se non a vettovagliare le coste della Romelia e dell’Anatolia; ma interdire, in modo assoluto, alla bandiera ottomana la navigazione del mar Nero, sarebbe attenuare ancor più i mezzi di difesa, già insufficienti, della Sublime Porta.»

Lo stesso dì, un dispaccio del ministro degli affari esterni di Francia all’ambasciatore francese a Pietroburgo, esprime: «Il Gabinetto di Pietroburgo conosce oggidì le condizioni onorevoli, alle quali la pace può esser ristabilita. La nostra presenza nell’Eusino gli è parimente spiegata con abbastanza franchezza perch’ei comprenda ch’egli è l’arbitro di farla cessare. Ciò avverrebbe, s’egli facesse sgombrare i Principati e gli altri punti del territorio ottomano occupati dalle truppe russe, e se negoziasse con un plenipotenziario della Porta una convenzione, la quale verrebbe sottomessa ad una Conferenza delle quattro Potenze unite nel medesimo luogo.»

4 detto. Dispaccio del conte Westmoreland, ambasciatore della Gran Brettagna a Vienna, al conte Clarendon: «Il conte di Buol ha annunciato all’ambasciatore di Francia ed a me che la proposizione all'Imperatore d’Austria del conte Orloff, era che l’Imperatore d’Austria s’impegnasse ad una stretta neutralità in caso di guerra tra la Turchia e la Russia, guerra alla quale sembra che la Francia e l'Inghilterra stiano per prender parte; ma, ricusando la Russia di prender l'impegno di non passare il Danubio, di sgombrare i Principati dopo la guerra, e di non turbare l’assetto generale, attualmente esistente, delle Provincie turche, l’Imperatore d’Austria rimarrà fedele a' principii, ch'egli ha ammessi di concerto colle altre tre Potenze, e non verrà guidato nel, suo contegno se non dagli interessi e dalla dignità del suo importo.«In un secondo dispaccio, in data dell’8, il conte Westmoreland annunciava al secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna il rifiuto formale dell’Austria d’impegnarsi a mantenere, unitamente alla Prussia, una stretta neutralità verso la Russia nella guerra colla Porta. Il Governo austriaco tiensi come obbligalo d’invigilare alla stretta conservazione dei principii dell’indipendenza e della integrità della Turchia.

L’ambasciatore russo a Parigi, sig. di Kisseleff, dichiarava, lo stesso giorno 4, al ministro degli affari esterni di Francia, che la sua risposta, in data del 1.° del mese, non adempieva le condizioni di giusta reciprocanza, sulla quale, a nome della sua Corte, egli doveva insistere; gli annunziava la sua partenza per la Germania e la rottura delle relazioni diplomatiche tra la Francia e la Russia. Una Nota nello stesso senso veniva indirizzata a lord Clarendon dal barone Brunnow, ambasciatore di Russia a Londra. D’altro canto, il Governo russo faceva all’Austria nuove proposizioni di pace conformi a quelle del conte Orloff; ma la Conferenza delle quattro Potenze a Vienna le rigettava come non ammissibili.

6 detto. Lord John Russell annuncia alla Camera de' comuni la rottura delle relazioni diplomatiche tra la Gran Brettagna eia Russia; ed il barone di Kisseleff, ambasciatore russo alla Coi te di Francia, lascia Parigi.

Il Foglio della sera della Gazzetta di Vienna annunciava il 6 che, in virtù d’un ordine dell’Imperatore, un corpo d’esercito austriaco di 25,000 uomini sarebbe spedito nel Voivodato e nel Banato di Tetnes. Il 22, lo stesso foglio conteneva l’ordine d’aumentare di altri 25,000 uomini il corpo d’occupazione, per far compita la sicurezza delle frontiere dell’Impero.

7 detto. Il conte Clarendon invia all’ambasciatore della Gran Brettagna a Pietroburgo le sue lettere di richiamo; ed il barone Brunnow, ambasciatore russo alla Corte di St. James, lascia Londra.

12 detto. Nota di sir H. Seymour, ambasciatore della Gran Brettagna a Pietroburgo, al conte Clarendon: «Nel suo ultimo progetto di protocollo, il plenipotenziario russo dichiara: che varii atti della Porta, e specialmente riguardo i Luoghi Santi, apparendo all’imperatore indicare disposizioni poco favorevoli al culto ch'egli professa, avevano impegnato S. M. a domandare, unitamente all’ordinamento speciale dei suddetti Luoghi, una guarentigia generale dei diritti, privilegi ed immunità religiose accordate alla Chiesa ortodossa; con queste brevi parole, la Russia confessa pertanto che la convenzione speciale, relativa a' Luoghi Santi, forma una quistione affatto distinta da quella della domanda di guarentigie per diritti, privilegii ed immunità della Chiesa greca.»

Proclama del capo degl’insorti greci, Spiridione Karaiskaki, dato dal campo d’Arta e indirizzato a tutti gli Elleni: Il grido di raccolta dei Greci dev’essere l'Impero greco o la morte,

13 detto. Il cancelliere russo, conte Nesselrode, annunzia all’ambasciatore della Gran Brettagna a Pietroburgo la rottura delle relazioni diplomatiche fra' due Governi; ed il 46 il ministro degli affari esterni di Francia autorizza il marchese di Castelbajac, ambasciatore di Francia in Russia, a domandare i suoi Passaporti e a lasciar Pietroburgo.

18 detto. Il conte di Clarendon scrive al conte di Westmoreland, ambasciatore d’Inghilterra a Vienna: «Il conte Colloredo mi ha letto un dispaccio del conte di Buol, relativo alla missione del conte Orloff a Vienna. L’Imperatore d’Austria non si legherà le mani con un trattato di neutralità assoluta, finché non avrà guarentigie sufficienti che gl’interessi del suo impero non saranno compromessi col discioglimento della Turchia d’Europa. Non appena l’Imperatore di Russia prendesse la risoluzione di spinger la guerra con vigore oltre il Danubio, una sollevazione della popolazione cristiana potrebbe avere conseguenze inestimabili. L’Austria dee riservarsi la sua intera libertà d’azione. Egli è per ciò che un corpo di truppe venne concentrato nelle Provincie austriache vicine al sito della guerra, e il numero di quelle truppe verrà accresciuto, se gli avvenimenti rendano necessario un aumento; ed anche qualora una intervenzione armata dell’Austria divenisse indispensabile, essa avverti colla ferma intenzione di mantenere intatto, sotto tutti i riguardi, lo statu quo stabilito dai trattati.

22 detto. Un dispaccio di lord Cowley, ambasciatore della Gran Brettagna a Parigi, annunzia al conte Clarendon avere il conte Buol assicurato all'ambasciatore di Francia a Vienna che, se l’Inghilterra e la Francia volessero assegnare un termine per lo sgombero delle Provincie danubiane (termine, lo spirar del quale sarebbe il segnale delle ostilità), il Gabinetto di Vienna sosterebbe tale proposta. Un rifiuto, od anche il silenzio da parte della Russia, verrebbe considerato come una dichiarazione di guerra.

25 detto. Lord Bloomfield, ambasciatore della Gran Brettagna a Berlino, scrive al conte Clarendon che il presidente de' ministri, barone di Manteuffel, gli aveva dichiarato non pensare egli che il Re facesse ostacolo a partecipare all’ingiunzione, che si aveva in animo di fare al Governo russo, di sgombrar i Principali; ma non creder egli che il Re volesse prender parte attiva alle ostilità, in caso di rifiuto della Russia.

27 detto. Lord Clarendon scrive a lord Bloomfield: «Le condizioni non accettabili, alle quali soltanto l’Imperatore di Russia consente a negoziare la pace, come pure la grandezza degli armamenti russi per terra e per mare, non permettono più dubitare della sua fatale politica. Come ultima parola, la Francia e l’Inghilterra indirizzano in pari tempo alla Russia l’ingiunzione di sgombrare i Principati in un dato tempo. In questa circostanza decisiva per gli affari dell’Europa, i due Governi desiderano la conservazione della cordiale intelligenza fra le quattro Potenze, e sperano che il Gabinetto di Berlino si unirà all’ingiunzione fatta alla Russia, od almeno ch'egli farà sapere al Gabinetto di Pietroburgo che l’approva e l'appoggia.«

Nota del conte Clarendon al conte Nesselrode: «Dopo aver esaurite tutte le vie di negoziazione, il Governo della Gran Brettagna vedesi nella necessità di dichiarare al Gabinetto russo che, se la Russia ricusasse di restringere la sua contesa colla Sublime Porta nel confini diplomatici, e, col ritorno del corriere latore del presente dispaccio, non dichiarasse esser pronta a ritirare intieramente le sue truppe dalla Moldavia e dalla Valacchia da oggi al 30 aprile, il Governo britannico considererebbe il rifiuto, ed anche il silenzio del Gabinetto di Pietroburgo, come equivalente ad una dichiarazione di guerra.«Un simile ultimato era indirizzato alla Russia da parte della Francia.

2 marzo. Segue l’apertura della sessione legislativa francese del 1854, e l’Imperatore dice nel suo discorso: «… La guerra incomincia: io ho fatto ogni mio sforzo per conservare la pace e rassicurare l'Europa; al fine d'evitare una lotta, io giunsi fin dove mi permetteva l’onore. L’Europa sa adesso che, se la Francia trae la spada, ella vi sarà stata costretta. Ella sa che la Francia non ha alcuna idea d'ingrandirsi. Ella vuole unicamente resistere ad usurpazioni pericolose; il tempo delle conquiste è passato per non far più ritorno. Questa politica ebbe per risultamento un’alleanza più intima tra l’Inghilterra e lo Francia. La Germania ha racquistato l’indipendenza del suo contegno, e guarda liberamente da qual canto trovinsi i suoi interessi. L’Austria soprattutto, la quale non può vedere con indifferenza gli avvenimenti, che si apparecchiano, entrerà nella nostra alleanza, e verrà così a suggellare il carattere di moralità e di giustizia della guerra, che noi imprendiamo. Noi andiamo a Costantinopoli colla Germania.»

Lord Cowley, ambasciatore della Gran Brettagna a Parigi, scriveva a lord Clarendon, che il Governo prussiano avrebbe sostenuto, come l’Austria; l’ingiunzione indirizzata alla Russia dall’Inghilterra e dalla Francia; ma non vi avrebbe apposto la sua soscrizione. In un dispaccio del 4, lord Bloomfìeld annunziava al segretario di Stato degli affari esterni che, nelle sue istruzioni al suo ambasciatore a Pietroburgo, il Gabinetto di Berlino invitava il Governo russo a considerare a quali pericoli un rifiuto da sua parte esporrebbe la pace del mondo, facendogli osservare che una risposta negativa avrebbe fatto ricadere sull’imperatore tutta la malleveria della guerra.

5 detto. Una circolare del sig. Drouyn di Lhuys agli agenti diplomatici di Francia sulla risposta dell’Imperator Nicolò all’Imperator de' Francesi, e sul suo Manifesto del 21 febbraio al suo popolo; declina di nuovo la malleveria degli avvenimenti, |e deplora che l’Imperatore della Russia abbia fatto un appello al fanatismo religioso. «La Francia e l'Inghilterra, dice la circolare, non sostengono l'islamismo contro l’ortodossia greca; ma, prestando il loro aiuto alla Turchia, esse credono esser più utili alla fede cristiana che non il Governo, il quale né fa lo strumento della sua personale ambizione, ed è lontano dall’esercitare nel suo Impero, quanto alle sette che non professano il culto dominante, una tolleranza eguale a quella, di cui la Sublime Porta può a buon diritto onorarsi.»

11 detto. La prima divisione della flotta inglese, destinata pel mar Baltico, e comandata dal viceammiraglio sir Carlo Napier, scioglie le vele a Spithead in presenza della Regina.

12 detto. Si conchiude il trattato tra la Francia, la Gran Brettagna e la Turchia: «1.° La Francia e la Gran Brettagna si obbligano a difendere la Turchia colle armi, fino alla conchiusione d’una pace che guarentisca l’indipendenza dell’Impero ottomano e i diritti del Sultano; 2.° Dal suo cantò, la Sublime Porta s’impegna a non conchiudere armistizii, né a far la pace colla Russia, se non di concerto colle due Potenze alleate; 3.° Subito dopo la conchiusione della pace, le due Potenze ritireranno tutte le truppe da tutti i punti occupati durante la guerra. In pari tempo, segnavasi un protocollo, concernente: l'eguaglianza innanzi la legge e l’ammissibilità a tutti gl’impieghi di tutti i sudditi della Porta, senza differenza di religione; il diritto di testimonianza innanzi a' Tribunali, accordato ai Cristiani; l’istituzione di Tribunali misti in tutto l’impero; il regolamento per levare le imposte; l’abolizione dell’haratsch o tassa personale, ecc. ecc. (Ratificato a Costantinopoli l'8 maggio).

14 detto. Circolare del Gabinetto austriaco agli Stati della Confederazione germanica: «Il Governo imperiale deplora che i suoi tentativi di mediazione non abbiano avuto alcun successo, e non dissimula che la lotta, che si prepara, potrebbe porre in compromesso i suoi interessi. Per quanto le circostanze glielo permetteranno, egli non prenderà alcuna parte a tal lotta; ma egli dee non pertanto prevedere il caso, in cui una cooperazione attiva divenisse necessaria. Gl’interessi, di cui si tratta, sono gl’interessi di tutta la Germania. Inoltre, il Gabinetto imperiale spera che in questo caso la Prussia e gli altri Stati tedeschi uniranno le loro forze a quelle dell’Austria.»

Circolare del ministro degli affari esteri di Prussia alle Legazioni prussiane presso le Corti tedesche: «Il Governo del Re ha veduto con piacere le misure, che l’Austria ha prese alle sue frontiere del Sud-Est, specialmente in quanto si tratta di proteggere gl’interessi della Germania. Egli considera queste misure come una nuova guarentigia che la lotta, che si prepara, conserverà il suo carattere locale. Gli piace credere che gli altri Stati tedeschi considereranno l'affare sotto il medesimo aspetto. Si riserva a più maturo esame di sapere fino a qual punto la Dieta Germanica dovrà, nell’interesse della Germania, prender parte alla questione.»

Circolare del conte di Nesselrode agli agenti diplomatici della Russia presso le Corti straniere, relativa all’insurrezione dell’Epiro: «La Russia non ha fatto nulla per far nascere questo movimento, ma se dovesse derivarne una lotta all'ultimo sangue, l’imperatore non consentirà giammai che quelle popolazioni vengano riposte sotto il giogo ot tornano, e non ricuserà né i suoi soccorsi né il suo appoggio a' suoi correligionarii.»

19 detto. Il console generale dell’Inghilterra a Pietroburgo, de Michele, annunzia al conte Clarendon che il cancelliere dell'Impero, conte di Nesselrode, aveva preso gli ordini dell’Imperatore relativamente alla Nota inglese del 27 febbraio, e che l’Imperatore non giudicava conveniente «dare una risposta a lord Clarendon.»

23 detto. Il principe di Gortschakoff fa varcare alle truppe russe il Danubio su tre punti diversi: a Galacz, a Brada e ad Ismail.

27 detto. Il ministro di Stato di Francia, Achille Fould, fa al Senato e al Corpo legislativo, a nome dell’Imperatore, la dichiarazione seguente: «Le ultime risoluzioni del Gabinetto di Pietroburgo costituiscono uno stato di guerra tra la Francia e la Russia.«D’altra parte, un Messaggio della Regina della Gran Brettagna annunciava al Parlamento che le negoziazioni colla Russia erano rotte. La Regina diceva riguardarsi come obbligata di dare al Sultano un’assistenza attiva. Ella s’affidava adunque sugli sforzi de' suoi sudditi per assisterla a proteggere gli Stati del Sultano contro le usurpazioni della Russia.

28 detto. Dichiarazione di guerra della Gran Brettagna: «Stia Maestà si sente chiamata dai riguardi dovuti ad un alleato, e ad un Impero, l’integrità e l'indipendenza del quale sono essenziali alla pace d’Europa, dalle simpatie del suo popolo in favore del diritto contro l’ingiustizia, e dal desiderio di salvare l’Europa dalla preponderanza d’una Potenza, che ha violato la fede dei trattati, a prendere le armi, di concerto coll’Imperatore di Francia, per difendere il Sultano.»

9 detto. Il protocollo seguente viene segnato a Vienna dai plenipotenziarii dell’Austria, della Francia, dell’Inghilterra e della Prussia: 1.° Conservazione dell. ’ integrità territoriale della Turchia, della quale il fatto dello sgombramento dei Principati danubiani è una delle condizioni essenziali: 2.° Conservazione dei diritti religiosi e civili dei sudditi cristiani della Porta, nel senso delle intenzioni del Sultano. Le quattro Potenze s’impegnano inoltre reciprocamente di non entrare colla Corte di Russia, né con alcun’altra Potenza, in verun accordo in opposizione ai principii più sopra enunciati, senza averne prima deliberato in comune.»

10 detto. Trattato d’alleanza tra la Francia e l’Inghilterra nello scopo di sostenere l’impero ottomano contro l’aggressione dell’Impero russo: «1.° Le due parti contraenti s’impegnano a fare quanto dipenderà da esse per operare il ristabilimento della pace europea sopra basi, che guarentiscano l’Europa dal ritorno di deplorabili complicazioni; 2.° A fine di liberare il territorio del Sultano, elle s’impegnano di mantenere tutte le forze di terra e di mare, necessarie a questo scopo; 3.° S’impegnano di non accogliere alcuna proposta tendente a far cessare le ostilità, di non entrare in alcun accordo colla Corte di Russia, senza averne prima deliberato in comune; 4.° Rinunciano anticipatamente a ritrarre alcun vantaggio particolare dagli avvenimenti che potessero prodursi; 5.° Riceveranno con premura nella loro alleanza quelle Potenze dell’Europa che volessero entrarvi.»

11 detto. Dichiarazione del Governo russo: «L’invito, fatto al Governo imperiale, di sgombrare i Principati, danubiani in un tempo che l’Inghilterra aveva fissato al 1830 aprile, e la Francia, più perentoriamente ancora, al 315 dello stesso mese, senza che pur l’ombra delle condizioni, alle quali l’imperatore aveva subordinato la cessazione di quell’occupazione temporaria, sia stata accolta dal Governo ottomano, toglie alla Russia ogni possibilità di cedere onorevolmente. Non rimane all’imperatore che di accettare la situazione, che gli si fa, riservandosi tutti i mezzi che la Provvidenza ha posto nelle sue mani per difendere con energia l’onore, l’indipendenza è la sicurezza del suo Impero. In pari tempo, egli protesta solennemente contro la pretensione di riversare sopra di lui solo la malleveria dei mali, che questa lotta è per ispargere sull’umanità. La malleveria delle sciagure d’una guerra appartiene a chi la dichiara, non chi si limita ad accettarla.»

Il medesimo giorno, i rappresentanti della Francia e dell'Inghilterra consegnano ad Atene al Ministero greco una Nota, in cui annunziavano avere i comandanti dei bastimenti inglesi e francesi ricevuto l’ordine di sequestrare tutte le munizioni da guerra, trovate a bordo del bastimenti greci.

20 detto. L’Austria e la Prussia sottoscrivono il seguente trattato dì alleanza offensiva e difensiva: «1.° Le due Potenze si guarentiscono reciprocamente i loro possedimenti in Germania e fuor di Germania, e considereranno ogni impresa contro il territorio dell’una come un attaccò diretto contro il territorio dell’altra; 2.° Siccome si tratta soprattutto di preservare i diritti e gl’interessi tedeschi da ogni pregiudizio, avverrà il caso della protezione reciproca non sì tosto l’una o l’altra parte contraente credesse dover intervenire attivamente per difendere gl’interessi della Germania; 3.° in caso di bisogno, forze militari convenienti saranno poste a disposizione della parte interveniente, sui punti che verranno indicati; 4.° L’ingresso in quest’alleanza è aperto a tutti gli Stati della Confederazione germanica; 5.° Nessun trattato contrario a questa convenzione non può venir conchiuso con un’altra Potenza per la durata di tale alleanza.«In pari tempo sottoscrivesi un articolo addizionale al trattato: «Se contro tutte le speranze, le risposte della Corte di Russia fossero tali da non dare una compiuta soddisfazione, e se una occupazione prolungata dei territorii del Sultano sul basso Danubio da parte delle truppe russe, mettesse in pericolo gl’interessi della Confederazione germanica, vi sarebbe il caso d'attuare le provvidenze convenute nell’articolo 2.° del trattato. Tuttavolta, un’azione offensiva non sarà determinala se non dall’incorporazione dei Principati o da un attacco o passaggio della linea dei Balcani per parte dei Russi.»

21 detto. Il Moniteur Universel annuncia che la flotta francese, destinata pel mar Baltico, aveva lasciato il porto di Brest.

23 detto. Manifesto dell’imperatore di Russia ai suoi sudditi: «La Russia non vuol altro che ristorare i lesi diritti dei Cristiani ortodossi, soggetti alla Porta. Per l’Inghilterra e per la Francia, la contesa colla Turchia non è se non una questione secondaria: loro scopo comune è di indebolire la Russia e strapparle ima porzione de' suoi possedimenti. La Russia non combatte per vantaggi temporali, ma per la fede e pel Cristianesimo.»

29 detto. Nuovo cangiamento nel Ministero turco: il ministro della marina, Mehemed Ripristi, è nominato granvisir, ed A’ali pascià incaricato del Ministero della marina.

3 giugno, Rescid pascià si ritira momentaneamente dal Ministero degli affari esteri, e viene surrogato da Scekib pascià; Kianùl pascià è nominato presidente interinale del Consiglio privato, invece di Scekib pascià. (Il 1.° luglio, Rescid pascià ripigliava le sue funzioni di ministro degli affari esterni.)

Lo stesso giorno, l’Austria intima alla Russia di sgombrare i Principali danubiani. Il 12, una Nota della Prussia appoggia la domanda dell'Austria.

8 detto. S. M. l’Imperatore d’Austria ha un abboccamento colle LL. MM. i Re di Prussia e della Sassonia, a Teschen, dove intervengono i ministri di Buol, di Manteuffel, e di Buest.

14 detto. È conchiusa tra l’Austria e la Sublime Porta una convenzione, relativa allo sgombramento dei Principati danubiani ed al ristabilimento dello stato di cose legale in quelle Provincie: si pattuisce che, fino alla conchiusione d’un trattato di pace tra la Russia e la Sublime Porta, i Principati sarebbero occupati da truppe austriache.

Il 14 stesso la Prussia, e il 16 l’Austria, mandano alle Corti rappresentate alla Conferenza di Bamberga una Nota conforme, di cui ecco la sostanza: «La Germania potrà tanto meglio sperare di conseguire l’intento, ch’ella proponesi cioè la piena libertà del commercio d della navigazione sul Danubio, e la protezione delle popolazioni cristiane che stanno sotto il dominio turco, quanto più sarà completa, energica e sin?cera adesione dei membri della Confederazione germanica al trattato alleanza offensiva e difensiva, conchiuso tra l’Austria e le Prussia.«

22 detto. Seguiva l’ultimo combattimento, sotto Silistria: il 26 n’era levato l’assedio, ed i russi si ritirano sulla sponda destra del Danubio.

25 detto. Il barone di Budberg, luogotenente generale russo, annuncia ufficialmente ai boiardi valacchi il richiamo delle truppe, come pure di tutte le Autorità russe, da Bucarest.

2» detto. Un dispaccio dei conte di Nesselrode al principe Gortschakoff, inviato di Russia a Vienna, dichiara: «Il Gabinetto austriaco impegna la Russia a porre un termine alla crisi attuale, sgombrando i Principati nel tempo più breve possibile; e reca a motivo di tal desiderio gl’interessi austriaci e tedeschi, che verrebbero posti in compromesso dal prolungamento e dalla estensione della lotta sul Danubio. Se, nella opinione del Governo austriaco, l’occupazione prolungata dei Principati fu il motivo della guerra, dovrebbe risultare che, cessata questa occupazione, la guerra cessasse pel fatto stesso, dopo di che le ostilità sarebbero sospese. Il Gabinetto di Vienna è egli in grado di darci questa assicurazione? Egli si spieghi apertamente con noi, circa le guarentigie di sicurezza, ell'egli può darci, e l’Imperatore sarà disposto ad entrare in negoziazioni sul tempo preciso dello sgombramento. Ei non fa neppure difficoltà di acconsentire ai tre principii, enunciati nel protocollo del » aprile: integrità della Turchia, sgombramento dei Principati, consolidazione dei diritti dei Cristiani in Turchia, movendo dall’idea che i diritti civili, da ottenersi per tutti i sudditi cristiani della Porta, sono inseparabili dai diritti religiosi, e diverrebbero senza valore pei nostri correligionarii, se questi, acquistando nuovi privilegii, non conservassero gli antichi. Se così fosse, le domande che l’Imperatore ha fatte alla Porta sarebbero adempiute, e il motivo della contesa annullato.«Il » luglio, l’Austria rispondeva: «La posizione, che il Gabinetto austriaco ha preso nella questione, non gli permette se non di comunicare alle Potenze marittime e di raccomandare alle mature loro deliberazioni la domanda della Russia, che lo sgombramento dei Principati abbia per risultamento la sospensione generale delle ostilità; essa non potrebbe autorizzarlo ad esercitare nessuna influenza diretta sulle operazioni militari dell’Inghilterra e della Francia. Il Governo austriaco vedesi adunque costretto di mantenere in tutta la sua estensione la proposizione, ch’egli ha fatta alla Russia.»

30 detto II Gabinetto russo risponde alla Nota prussiana del 12, in sostegno della Nota austriaca: «Prendendo in considerazione gl’interessi particolari dell’Austria e della Germania sul Danubio, come pure la natura delle obbligazioni che, col protocollo del » aprile, le Corti di Vienna e di Berlino hanno contratto colle Potenze dell’occidente, la Russia è pronta a sgombrare i Principali, sotto la riserva delle guarentigie, ch'ella chiede conoscere, e a trattare la pace sui principii enunciati nel protocollo, ovvero ad aprire la via alle negoziazioni colla conchiusione d’un armistizio. «Nella sua replica del 17 luglio, la Prussia dichiarava che, persistendo nel punto di vista, da essa indicato nei suo dispaccio del 12 giugno, ella rinnoverebbe i suoi sforzi a Vienna, e di concerto col Gabinetto austriaco, a Parigi ed a Londra, per ottenere il ristabilì mento della pace sopra eque basi.»

2 maggio. Un dispaccio di lord Cowley, ambasciatore della Gran Brettagna a Parigi, al conte di Clarendon, gli annunzia che la Francia aveva risolto d’inviare un piccolo corpo di spedizione ad occupare Atena e il Pireo. «La presenza d'una forza destinata a mantenere l’ordine nella capitale della Grecia (diceva il dispaccio) servirà in oltre a provare la sincerità del Re Ottone e quella della sua Corte nel caso in cui il Re fosse dominato da un movimento nazionale e religioso, egli troverà nelle truppe francesi il mezzo di resistere alla violenza, che gli vien fatta, e tutti gli amici dell’ordine un punto centrale d’unione.»

4 detto. Una Nota del barone di Brnck, internunzio austriaco a Costantinopoli, comunica a Rescid pascià l'invio d’alcuni bastimenti da guerra della marina imperiale nelle acque di Prevesa e d’Arta per appoggiare H cordone delle truppe austriache, come pure l’ingresso delle truppe imperiali nelle Provincie di frontiera turche, nel caso che le congiunture lo esigessero.

23 detto. Rescid pascià risponde: la Sublime Porla acconsentire al movimento proposto de' bastimenti austriaci, come pure all’ingresso delle truppe imperiali e reali nell’Albania e nel Montenegro, però dopo essersi intesi su questo soggetto.

11 detto. Il Moniteur Universel

annuncia il richiamo del generale Baraguay d’Hilliers, ambasciatore di Francia a Costantinopoli.

13 detto. Gli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra intimano al Governo greco di dichiararsi, nello spazio di quattro giorni (fino al 17) sull’accettazione o non accettazione de' punti seguenti: «1. Dichiarazione di piena neutralità nella guerra d’Oriente; 2. Disapprovazione pubblica di quanto è succeduto fino al presente; 3. Richiamo di tutti gl’impiegati che hanno presa parte all’insurrezione; 4. Soppressione della rivolta, anche colla forza delle armi; 5. Dichiarazione pubblica di non ammettere in avvenire nel servigio civile e militare alcuno di quelli che prenderanno parte al movimento; 6. Pubblicazione del protocollo di Vienna del » aprile, relativo all’integrità dell’impero ottomano.«Per domanda del Governo greco, il termine assegnato per l'accettazione dell’ultimo era prolungato fino al 22.

18 detto. Lord Clarendon scrive al ministro plenipotenziario della Gran Brettagna ad Atene, Tommaso Wyse: «La persistenza della Corte e del Governo greco ne’ loro attacchi contro la Porta, malgrado le rimostranze e gli avvisi ripetuti impongono al Governo britannico il dovere di prendere, di concerto con la Francia, energiche misure. Forze inglesi e francesi stanno per essere immediatamente inviate al Pireo.«Le Potenze occidentali dichiarano la Grecia in istato di blocco.

23 detto. Dichiarazione degl’inviati dell’Austria e della Prussia nella sessione della Dieta germanica a Francoforte circa il contegno, preso da quelle due Potenze nella quistione orientale; e invito agli altri Stati della Confederazione di aderire alla loro politica. II. 24 luglio, seguiva l’adesione quasi unanime de' confederati al trattato austro-prussiano del 20 aprile.

Lo stesso dì, un nuovo protocollo è sottoscritto a Vienna tra' rappresentanti dell’Austria, della Francia, della Gran Brettagna e

della Prussia, relativamente alla comunicazione reciproca e alla menzione in un atto comune delle convenzioni, conchiuse, da un lato tra la Francia e la Gran Brettagna il 10, e dall’altro tra l’Austria e la Russia il 20 aprile di quest’anno, allo scopo di dare una nuova sanzione all'accordo delle quattro Potenze nella questione orientale.

25 detto. Giungono le truppe inglesi e francesi al Pireo. Gli ambasciatori delle quattro Potenze domandavano, dacché l’ultimato era rimasto senza risposta, che il Governo greco segni nello spazio di dieci ore, una dichiarazione diffinitiva. Avendo per ciò il Ministero presentata la sua dimissione, essi dichiarano che bastava la firma del Re, il 26 il Re promette di osservare una stretta neutralità negli affari d’Oriente, e cangiasi il Ministero. La Camera de' deputati viene sciolta.

26 detto. I rappresentati degli Stati del centro della Germania si adunano a Bamberga, per deliberare sul contegno, che aveva a prendere la Germania durante la crisi orientale. Il 30, la Conferenza è chiusa, e si dichiara essere interesse della Germania aderire al trattato austro-prussiano del 20 aprile.

28 detto. Esce il proclama del nuovo Ministero greco, il quale dichiara rispettar egli le simpatie dei Greci, ma sperare dal patriottismo dei cittadini che sapranno far distinzione tra il possibile e l’impossibile, e daranno il loro aiuto ai ministri, per secondarli a ristabilire la sicurezza del paese e degli abitanti. Il 30, il Re Ottone dà un decreto d'amnistia per tutti i militi, che avevano preso parte all’insurrezione, e che tornassero nello spazio d’un mese.

9 luglio. Un dispaccio del barone di Beust, ministro degli affari esterni di Sassonia, al conte Vitathum, ministro residente del Re di Sassonia a Londra, Oppugna i rimproveri indirizzati alla Sassonia dai conte di Clarendon, segretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna, circa la Conferenza di Bamberga; ei dichiara che, unendosi alle due grandi Potenze tedesche, gli Stati secondarii non erano stati spinti né dd una misera gelosia, né dal desiderio d’un intervento mal ispirato: essi non avevano fatto che adempiere ai loro dovere di Stati federali indipendenti.

20 detto. Il trattato d'alleanza offensiva e difensiva, conchiuso il 20 aprile fra l’Austria e la Prussia, viene depositato, nette sessione della Dieta germanica, dagl’inviati delle due Corti, colla dichiarazione che, nel caso in cui la Confederazione aderisce unanimemente a quel trattato, le obbligazioni, che né derivavano, dovrebbero, conforme all’Atto federale, estendersi a tutto il territorio della Confederazione, egualmente che a' possedimenti noti tedeschi dell'Austria e della Prussia; in questo caso, tutta la Germania riunita sarebbe chiamata ad operare come una sola Potenza, per proteggere gl’interessi tedeschi e per contribuire a mantenere l’equilibrio europeo. Il 24, la Dieta aderiva senza condizioni al trattato austro-prussiano.

21 detto. Il Gabinetto di Vienna spedisce agii ambasciatori di Londra e di Parigi, un dispaccio, col quale la risposta russa del 17 (29) giugno viene assoggettata alle Potenze occidentali: «La Russia, evvi detto, non fa difficoltà di aderire ai principe comunicati nel protocollo di Vienna del » aprile; essa dichiarasi pronta a conservare l’integrità della Porta e sgombrare i Principati, a condizione d’avere le sicurtà convenienti, e finalmente a partecipare alla consolidazione dei diritti dei Cristiani della Turchia, pigliando parte alla guarentigia europea, sotto la quale questi diritti dovranno esser posti, comprendendovi i privilegii del rito greco non unito. Questa triplice base potrebbe, come pensa la Corte di Russia, servir di punto di partenza a negoziazioni di pace, che sarebbero precedute da una sospensione generale delle ostilità. L’accettazione compiuta di questi tre punti permetterebbe di fare un gran passo verso lo scioglimento della quistione di rannodare resistenza dell’Impero ottomano all'equilibrio generale dell’Europa. L’Austria spera che le Potenze belligeranti apprezzeranno l’importanza di questi elementi di pacificazione, e ch’essi avranno un gran peso nelle risoluzioni ch’esse dovranno prendere.«Una Nota concepita nello stesso senso è indirizzata il 24 dalla Prussia alle Potenze occidentali.

22 detto. Un dispaccio del sig. Drouyn di Lhuys al barone di Bourqueney, ambasciatore di Francia a Vienna, risponde: «La Francia e l’Inghilterra non potrebbero consentire ad una sospensione d’armi. Le condizioni della pace dipenderanno dalle contingenze della guerra. Tuttavolta, i punti che le due Potenze riguardano come indispensabili al ristabilimento della pace, sono i quattro seguenti: 1.° Cessazione del protettorato russo nei Principati danubiani e nella Servia; 2.° Libertà piena della navigazione del Danubio alle sue foci, secondo, i principii stanziati dal Congresso di Vienna; 3.° Revisione del trattato del 13 luglio 1844, nell'interesse dell'equilibrio europeo e nel senso d’una limitazione della potenza della Russia nel mar Nero; 4.° Rinuncia da parte di ciascuna delle Potenze in particolare ad un protettorato ufficiale dei sudditi della Sublime Porta, e invece di questo protettorato, mutuo concorso delle grandi Potenze per ottenere dall’iniziativa del Governo ottomano la confermazione de' diritti e de' privilegii de' Cristiani, sudditi di S. M. il Sultano.«Nello stesso giorno era indirizzato dal Gabinetto di Londra al suo inviato a Vienna un dispaccio, contenente le medesime domande e le medesime condizioni.

29 detto. Un dispaccio del barone di Manteuffel presidente del Consiglio de' ministri di Prussia, all'ambasciatore di Prussia a Londra, e al primo segretario della Legazione prussiana a Parigi, respinge il rimprovero, indirizzato al Gabinetto di Berlino da que’ due Governi, di contribuire, col suo desiderio di ritardare le conferenze di Vienna, a far vacillare la pubblica fiducia, ed anzi d'aver così ricusato di continuare a prendervi parte. Prima di tutto, la Prussia ha cercato d’intendersi coll’Austria sull'importanza delle entrature del Gabinetto rosso, nel convincimento che spetti in ultima analisi alle Potenze soscrittrici del trattato del 20 aprile, di valutare la risposta del Gabinetto di Pietroburgo: «Benché, diceva il dispaccio, al momento della sua alleanza coll’Austria, la Prussia abbia avuto lo stesso scopo, che il concorso delle quattro Potenze cerca di conseguire, essa non rinuncia tuttavia d’esaminare in piena libertà, con indipendenza e fuori delle conferenze, i documenti che si riferiscono al suo trattato d'alleanza; e dal momento in cui, secondo le sue mire, essa ha creduto trovar materia ad un protocollo, ha autorizzato i suoi rappresentanti ad intervenire alle conferenze. Finalmente, la Prussia si duole che la sua maniera di ravvisar la questione differisca sì essenzialmente da quella de' Gabinetti di Parigi e di Londra; ma essa sarà sempre soddisfatta di poter mettere la posizione, che i suoi interessi le impongono di conservare, d'accordo co’ suoi desideri! di prender parte agli sforzi comuni nel ristabilimento della pace.»

3 agosto. Un dispaccio circolare del Governo prussiano ai suoi inviati presso le Corti tedesche dice: il Gabinetto di Vienna aver avvisato la Prussia ch'egli riguardava i preparativi militari dei Governi tedeschi come necessitati, tanto dalla situazione politica in generale, quanto dal contegno strategico della Russia; e che, in conseguenza dell’adesione della Dieta alla convenzione del 20 aprile; egli né sperava l’effettuazione nel più breve termine. «S. M. il Re (è detto nel dispaccio) è compresa dell’alta importanza, che potrà acquistare l’estensione di detta convenzione all’intera Confederazione germanica. E però, S. M. considera le provvidenze militari, prese da essa fino al presente, come il risultamento d’una risoluzione volontaria ed indipendente, non avente altro scopo che di tutelare la potenza e la dignità della Prussia a fronte della crisi attuale. Ma S. M. desidera che le questioni militari, in quanto riguardano la Dieta, siano sottomesse ad un esame profondo e accurato.«A questa circolare andavano uniti, per essere presentali alla Dieta, i documenti riguardanti la questione sugli affari d’Oriente.

8 detto. Il principe Gortschakoff, inviato straordinario russo alla Corte di Vienna, dichiara al conte Buol, ministro degli affari esterni d’Austria, e al conte Alvensleben, ambasciatore di Prussia a Vienna, che l’Imperatore Nicolò ha fatto pervenire alle sue truppe l’ordine di sgombrare i Principati danubiani. 11 giorno seguente, il Governo austriaco rispondeva: l’Austria vedere nello sgombramento dei Principati fatto un passo pel ristabilimento della pace, esser ella decisa ad occupare quelle Provincie col consentimento della Porta; ma essere ben lontana dal voler dare ai movimenti, che in questo scopo debbono fare le truppe imperiali reali, un carattere ostile alla Russia.

Lo stesso dì, scambiavasi a Vienna, fra i ministri plenipotenziarii di Francia e della Gran Brettagna da una parte, e il ministro degli affari esterni dell’Austria dall’altra, le seguenti Note: «Le tre Potenze sono d’avviso, che le relazioni della Sublime Porta colla Corte imperiale di Russia non possono essere ristabilite sopra solide e durevoli basi: 1.° Se il protettorato, esercitato fino al presente dalla Russia sulla Valacchia, la Moldavia e la Servia, non cessa per l’avvenire, e se i privilegii, accordati dal Sultano a quelle Provincie, non sono posti sotto la guarentigia collettiva delle Potenze; 2.° Se la navigazione del Danubio alle sue foci non è liberata da tutti gli ostacoli; 3.° Se il trattato del 43 luglio 1844 non è riveduto di concerto con tutte le altre parli contraenti nell’interesse dell’equilibrio europeo: 1.° Se la Russia non cessa di rivendicare il diritto di esercitare un protettorato ufficiale sopra i sudditi della Sublime Porta; e se la Francia, l’Austria, la Gran Brettagna, la Prussia e la Russia non prestano il loro mutuo concorso per ottenere dal Governo ottomano, senza che né risulti alcuna lesione alla sua dignità e alla sua indipendenza, la conferma e l’osservanza dei privilegi! religiosi delle diverse comunioni cristiane.«Dal canto suo, l’Austria s’impegnava colle due Potenze occidentali, e fino alla conclusione d'una pace generale, di non entrare colla Corte di Russia in aggiustamenti, che non contenessero, da parte della suddetta Corte, una piena adesione ai quattro principii enumerati, riservandosi tuttavolta la libera valutazione delle condizioni, ch'ella porrebbe al ristabilimento della pace, se venisse ella stessa costretta a prender parte alla guerra.

10 detto. Dispaccio del conte Buol, ministro degli affari esterni d’Austria, al conte Esterhazy, ambasciatore d’Austria a Pietroburgo. Le quattro condizioni della pace, proposte dalle Potenze occidentali, erano comunicate al Gabinetto russo; l’Austria dichiara di riguardarle ella pure come indispensabili al ristabilimento d’una pace durevole; e né raccomanda vivamente l’accettazione alla Corte di Pietroburgo.

13 detto. In un dispaccio indirizzato all’ambasciatore di Pietroburgo, il Gabinetto di Berlino sostiene la Nota austriaca del 10; esprime la speranza che la Corte di Russia mostrerebbe a coloro, che calunniavano la sua politica, da qual lato si trovassero le intenzioni più pacifiche.

17 detto. L’Austria e la Prussia presentano in comune, nella sessione della Dieta germanica, le Note del 2» giugno, del 21 e 24 luglio, ecc., scambiate fra le Corti di Pietroburgo, di Parigi, di Londra, di Vienna e di Berlino, circa gli affari d’Oriente; alla fine di questa comunicazione, si riconosce che lo sgombramento dei Principati doveva essere riguardato come un passo importante verso il ristabilimento della pace.

25 detto. Il barone di Prokesch-Osten, ministro plenipotenziario d’Austria presso la Confederazione germanica, sottopone al Comitato federale pegli affari d’Oriente parecchie considerazioni, dalle quali risulta quanto importi alla dignità della Dieta che la Germania non s’astenga più oltre dalla questione che divide l’Europa.

26 detto. Nota del conte di Nesselrode al principe Gortschakoff a Vienna in risposta alle domande dell’Austria: La Russia respinge i quattro punti; ella si terrà sulle difese, attendendo che le si facciano eque proposizioni di pace, ma decisa a difendere risolutamente il suo territorio contro qualunque aggressione, da qualunque parte essa venga.«Una risposta analoga era indirizzata alla Prussia: «Il Gabinetto di Pietroburgo riguarda l’accettazione dei quattro punti come inconciliabile col suo onore del pari che coi suoi interessi materiali e politici. Lo sgombramento dei Principati soddisfaceva alle domande, che la Prussia e l’Austria avevano indirizzato a Pietroburgo, tanto nell’interesse dei loro Stati, che in quello della Germania. Con questa concessione, la Russia crede aver fatto cessare le cause, che hanno servito di pretesto all’articolo addizionale del 20 aprile, come pure alla promessa di prendere partito per l’Austria, caso che questa Potenza venga assalita.»

31 detto. Circolare del Gabinetto di Vienna ai suoi rappresentanti presso le Corti tedesche. Gl’inviati imperiali sono invitati a far conoscere tutto il valore, che l’Austria annette all’adesione della Dieta federale ai quattro punti; si desidera che la Dieta consenta pienamente nelle mire dell’Austria e prenda una decisa posizione politica, dichiarando che ogni accomodamento colla Russia dipende dall’adesione di quest’ultima alle quattro proposizioni. L’indifferenza della Germania sarebbe fatale alla sua dignità. L’Austria non dubita che non venga riconosciuto come, occupando i Principali, ella opera conforme al trattato del mese d’aprile.

3 settembre. Un dispaccio circolare del barone di Manteuffel, presidente del Consiglio dei ministri di Prussia, agli invitali prussiani presso le Corti tedesche, dice che, in conseguenza dello sgombramento dei Principati e della dichiarazione della Russia ch'ella si terrebbe esclusivamente sulla difesa dentro il suo territorio, l’articolo addizionale del trattato del 20 aprile doveva essere riguardato come adempito: la Prussia manterrebbe ed eseguirebbe fedelmente quel trattato: ma ammettendo per base necessaria delle negoziazioni future i quattro punti rigettati dalla Russia, i confederati tedeschi si esporrebbero ad assumere pesi ed impegni, che non sembravano comandali né dallo spirito né dallo scopo dell’alleanza. L’inviato prussiano alla Dieta germanica era invitato a dichiararsi, così nelle Commissioni come nella Dieta medesima, nel senso di tali considerazioni e ad adoperarsi a farle valere. All’osservazione, espressa in una Nota che porta la stessa data, e indirizzata al conte Arnim, che, cioè, il. Governo del Re non aveva ricevuto alcuna preliminare comunicazione circa le proposte fatte dal Gabinetto di Vienna alla Commissione della Dieta nella seduta del 25 agosto, l’Austria dichiarava, il 24, che il rimprovero della Prussia non era fondato.

5 detto. Risposta della Prussia alla Nota russa del 26 agosto: «Quantunque il Gabinetto di Berlino non pensi, che i quattro punti rigettali dalla Russia possono esser considerati come la base esclusiva delle negoziazioni della pace, e per questa ragione appunto egli sia rimasto estraneo allo scambio delle Note avvenuto a Vienna, egli trova tuttavia in quei principii, elementi, che, con qualche modificazione, potrebbero servir di base ad un accomodamento». Nello stesso tempo un dispaccio confidenziale, indirizzato al conte di Bernslorff, ambasciatore di Prussia a Londra, dice: «La Prussia declina ogni solidarietà nella Nota russa, che respinge i quattro punti. Essa non si oppone ad una nuova ripresa delle conferenze di Vienna, e non farà difficoltà di dare il suo appoggio morale ai quattro punti, senza impegnarsi tuttavolta ad impiegare misure militari per farli accettare dalla Russia.»

6 detto. Nota prussiana alle Corti di Vienna, di Parigi e di Londra: «La Prussia non prenderà parte né ad una guerra né ad altre misure coattive di sorta contro la Russia, per costringere questa Potenza ad accettare le domande di garantia; il trattato di alleanza offensivo e difensivo non potrebbe ricevere una estensione dalla parte della Germania, se non in quanto la Prussia avesse preso parte alle negoziazioni; si rinnova l’assicurazione di dare un appoggio morale ai quattro punti.»

12 detto. Dispaccio del conte Buol al conte Esterhazy a Berlino: «Il pieno rifiuto, fatto dalla Russia, delle basi preliminari d'un accomodamento, dispensa il Gabinetto di Vienna dalla cura di entrare nell’analisi degli argomenti intesi a giustificare questa increscevole determinazione; gli basta di respingere l'insinuazione, secondo la quale l’Austria avrebbe voluto associarsi ad un progetto, apertamente confessato, di conseguire l’abbassamento morale e materiale della Russia; egli insiste nel suo convincimento Che le basi, raccomandate all’accettazione del Gabinetto di Pietroburgo, sono le sole che avrebbero potuto, nelle circostanze attuali, condurre ad una solida e durevole pace.»

14 detto. Le truppe francesi, inglesi e turche, partite dal 4 al 6 da Varnà e da Baltscik sopra 200 bastimenti, e comandate dal maresciallo dì Francia Le Roy di Saint-Arnaud, sbarcano sulle coste occidentali della Crimea, presso Forte Vecchio, 7 leghe al Nord di Sebastopoli.

Il dì stesso, un dispaccio circolare austriaco agl’inviati del Governo presso le Corti della Confederazione germanica, dice: il Gabinetto di Vienna deplorare che, pel rifiuto delle proposizioni che dovevano servire di preliminari alla ripresa delle negoziazioni, il Governo russo avesse rispinto le speranze della pace in un lontano avvenire. Tuttavolta lo sgombramento dei Principati, fatto dai Russi, essere un gran passo verso la conciliazione. L’Austria non essersi punto formalmente impegnata ad impiegare la forza per ottenere dalla Russia una soluzione definitiva; ma, volendo rimanere fortemente armata e perfettamente libera nelle sue risoluzioni, manteneva la domanda d’essere -energicamente sostenuta dai Governi confederati. Coll’occupazione della Moldavia e della Valacchia, l’Austria non solo tutelava il diritto europeo, ma otteneva uua garantia pegl’interessi austro-germanici. L’Austria desiderare adunque che, nel caso in cui, causa l'occupazione dei Principati, ella si vedesse assalita dalla Russia, purch’ella non avesse provocata ella stessa le ostilità pigliando l'offensiva, la Confederazione germanica s’impegnasse formalmente a considerare tale attacco come una lesione fatta agli interessi di tutta la Germania, e a sostener l’Austria con tutti i mezzi che sono a sua disposizione, Come la Prussia ha già promesso di fare.

20 detto. Le truppe russe ripassano il Pruth: i Principati sono interamente sgombrati.

21 detto. Risposta del presidente del Consiglio dei ministri di Prussia alla circolare austriaca del 14: «La Prussia si dichiara perfettamente d’accordo coll’Austria sul modo di comprendere gl’interessi tedeschi sul Danubio, in quanto l’occupazione dei Principati danubiani, fatta dalle truppe austriache, impedisce lo stabilimento d'elementi stranieri in quei paesi. Ma essa crede che, nel caso in cui l’occupazione austriaca dei Principati non impedisse che questi divenissero, per le parti belligeranti, il campo d'operazioni militari, il pericolo d'un conflitto fra l’esercito austriaco non farebbe se non divenire maggiore. Sarebbe adunque opportuno di porre nella bilancia, accanto degl’interessi locali, che l’occupazione austriaca è chiamata a difendere, l’interesse generale, che consiglia di astenersi dal prender parte ad una guerra europea.»

30 detto. Il conte Buol risponde al conte Esterhazy a Berlino! «L’Austria crede che i suoi interessi e quelli della Germania saranno gravemente minacciati finché la Russia non dia guarentigie pel ristabilimento d’una pace sicura e durevole. Il Gabinetto austriaco non ha alcun diritto di escludere i Principali dalla cerchia delle operazioni militari, e crede che la Prussia non sia in condizione di dichiarare che gl’interessi tedeschi nei Principali non saranno garantiti se non a condizione che l’Austria occupi esclusivamente le sue Provincie. Il Governo austriaco si duole che il Gabinetto di Berlino sollevi ora difficoltà ed obbiezioni, tanto contro la dichiarazione, che ha fatto egli stesso, di dare il suo aiuto all’Austria nel caso ch'ella fosse attaccata dalla Russia, quanto contro i quattro punti, ch'egli s’è impegnato di sostenere moralmente. L’Austria non fa a Francoforte se non proposizioni, intese a porre la posizione della Confederazione d’accordo con quella presa da sé medesima, e considera le obbiezioni contro i quattro punti come inconciliabili colla promessa fatta di dare un aiuto morale alle sue domande:«A questo dispaccio andava unita la lettera confidenziale seguente: «Il Gabinetto austriaco è determinato di non dipartirsi dai risoluto contegno, che assunse. Egli non saprebbe considerarsi come autorizzato ad impedire nei Principati le operazioni militari delle Potenze belligeranti e in nessun caso egli non può rinunciare al diritto di passare dalla sua posizione attuale di aspettativa armata, a quella della partecipazione alla guerra.«(Questo dispaccio fu poi comunicato a tutte le Corti tedesche.)

13 ottobre. La Prussia risponde alla Nota austriaca del 30 settembre: «Si è riguardato come più conveniente alla dignità della Confederazione germanica, e quella della Prussia, di astenersi dall’influire, con nuove comunicazioni, nelle decisioni degli Stati tedeschi La Prussia condente nelle viste dell’Austria, relativamente alla libera navigazione del Danubio e alla questione del protettorato; ma essa non conviene se non affatto condizionatamente nell’opinione che la Confederazione assuma fin da ora un contegno deciso in tal questione europea. Il Gabinetto di Berlino deplora i dispareri, che si manifestano nelle mire delle due Corti; ma non crede ingannarsi, attribuendole per la massima parte all'aver l’Austria preso risoluzioni senza aver consultato né la Prussia, né gli altri Stati della Confederazione, e contratto impegni, il valore de' quali è evidente per l’impero austriaco non così per la Prussia e per la Germania. Quanto alla Prussia, ella è decisa a rimaner fedele all’alleanza, e segnatamente all’articolo 2.° del trattato.»

13 detto. Circolare del sig. Drouyn di Lhuys agli inviati francesi accreditati presso le Corti tedesche: «La Germania è forse prossima ad una dissensione fra l’Austria e la Prussia perché la Dieta germanica ha creduto poter rimanere neutrale in una questione d’interesse generale, ed ha negletto di secondare con un contegno deciso le Potenze occidentali, quando operavano ancora poter evitare la guerra. L’unico mezzo di risparmiare alla Confederazione una crisi dannosa, sta nell’adesione al senso, che nella sua ultima comunicazione, fatta il 30 settembre al Gabinetto di Berlino, l’Austria ha dato alla convenzione del 20 aprile. La dichiarazione che l’ingresso degli Austriaci nella Moldavia e nella Valacchia cade sotto le disposizioni dell’articolo 2.° del trattato del 20 aprile, e l'approvazione espressa e formale delle basi d’un trattato di pace, contenute nelle Note dell’8 agosto, sarebbero, da parte degli Stati secondarii della Germania, un provvedimento di potente efficacia, laddove, per lo contrario, caso che la Germania rifiutasse di rispondere ai voti del Governo austriaco, non esso certamente si troverebbe isolato.»

23 detto. Il conte Buol rispondeva al conte Esterhazy a Berlino: «l’Austria non aver mai preteso di voler restringere il diritto, che ha la Prussia, di prendere ella pure ùna decisione libera e indipendente; ma il Gabinetto di Vienna essersi pur riservato nel trattato d’aprile, di far passi indipendenti, in quanto almeno e’ fossero consoni ai principii dell’alleanza. Il trattato, conchiuso colla Porta, essere stato una condizione preliminare e necessaria dell’articolo addizionale del 20 aprile; la disparità d’opinione della Prussia e dell’Austria fondarsi, non già sopra una differenza di principii, ma sulla maniera d’interpretare i fatti; nello sgombramento de' Principati, fatto dalle truppe russe, l’Austria non poter vedere se non una misura puramente militare: mentr’ella riguarda la concentrazione d’un esercito russo nella Polonia come una minaccia. Il Gabinetto di Vienna annetter sempre il più gran valore ad un passo, fatto in comune colla Prussia presso la Dieta germanica; e per ciò, prima di farne uso, affrettarsi ella di comunicare alla Corte di Berlino il progetto d’istruzione, destinato all’ambasciatore presidiale.»

25 detto. Il Gabinetto russo risponde alla raccomandazione, rinnovatagli dalla Prussia, d’accettare i quattro punti di garantia, che «cedendo alle istanze reiterate della Prussia, e volendo risparmiare alla Germania ogni dissensione ed ogni imbarazzo, la Russia era disposta ad accettare que’ quattro punti preliminari della pace, e a prenderli per basi di negoziazioni coll’Austria.»

30 detto. Risposta del Gabinetto prussiano alla Nota austriaca del 23: «A fronte d’un momento così grave e cosi decisivo, la Prussia rinuncia a confutare parecchie proposizioni della Nota austriaca. Essa crede che un invito, indirizzato alla Russia da tutte le Potenze soscrittrici del trattato d'aprile, d’ammettere i quattro punti riguardati unanimemente come base d’una durevole pace, potrebbe avere un esito favorevole. Ma per questo motivo, è della maggior importanza per la Prussia e pei confederati tedeschi, sapere con certezza, se e sino a qual segno, l’Austria si troverà soddisfatta con l’accettazione dei quattro punti per parte della Russia, e qual posizione essa prenderà incontro %di quest’ultima Potenza. Nel caso del rifiuto dei quattro punti da parte del Gabinetto di Pietroburgo, la Prussia dichiara ch'essa non opporrà alcuna obbiezione alla estensione dell’aiuto della Confederazione ai conflitti, ai quali l’Austria potesse esser esposta per un attacco fatto contro le sue truppe nei Principati; e ch'essa è pronta ad esprimere la sua disposizione di riconoscere tal estensione, in un articolo addizionale, che sarà sottoposto senza ritardo alla Dieta germanica.»

2 novembre. Un ordine del giorno di S. M. l’Imperatore d’Austria prescrive che per la fine di gennaio 1855, tutto l’esercito imperiale debba esser posto in assetto di guerra..

5 detto. Il conte di Nesselrode scrive al barone di Budberg, ambasciatore di Russia e Berlino che, volendo preservare la Germania dai. mali, cui l’esporrebbe una divisione tra le due grandi Potenze tedesche, l’Imperatore è disposto a prender parte alle negoziazioni di pace. Qual punto di partenza di queste negoziazioni, s’avrebbe potuto ammettere le basi seguenti: 1.° Guarentigia comune, data dalle cinque Potenze ai diritti civili e religiosi della popolazione cristiana dell’Impero ottomano senza differenza di culto; 2.° Protettorato delle Provincie danubiane, esercitato dalle cinque Potenze alle stesse condizioni che quelle ne’ trattati tra la Porta e la Russia pattuite in favore dei Principati; 3.° Revisione del trattato del 1844; 4.° Libertà della navigazione del Danubio, la quale esiste in diritto. L'Imperatore sperava che, dopo questa dichiarazione, la Confederazione germanica sarebbe pienamente rassicurata sui suoi interessi. In ogni caso attendersi l’Imperatore dagli Stati confederati una neutralità perfetta, qual essi l'avevano proclamata sin dal cominciamento della lotta.

9 detto. Una Nota del conte Buol al conte Esterhazy dice: «L’Austria non saprebbe accettare, sotto veruna forma, impegni contrattuali, che limitassero la sua libertà d’azione di un modo qualunque. Ella non s’è punto impegnata a rimaner puramente sulla difensiva; in pari tempo, essa riconosce nelle Potenze occidentali il diritto di far nuove domande, con riserva d’apprezzare in tutta libertà le nuove condizioni; e non può dichiararsi soddisfatta se non da guarentigie, generalmente riconosciute. Per tutti questi motivi, sembra molto più conveniente che la decisione della Dieta venga ristretta ai tre punti, contenuti nell’istruzione indirizzata all’inviato presidiale, barone di Prokesch-Osten, istruzione della quale essa dà immediatamente comunicazione a tutti i Governi tedeschi, nella speranza che la Prussia sarà disposta a dare al suo rappresentante presso la Dieta istruzioni analoghe alle sue. (Ecco il testo dei tre punti sopraccitati: La Dieta avrebbe a dichiarare: 1.° che un attacco contro l’Austria, sia questo o contro il territorio dell’impero, o contro le sue truppe nei Principati, obbligherebbe tutta la Germania a sostener l’Austria con tutti i suoi mezzi; 2.° Che la Confederazione germanica riconosce, quale Potenza europea, i quattro punti preliminari come basi proprie ad aprir la via per istabilire uno stato di pace, e, quale Potenza tedesca, si appropria e mantiene in particolare il primo e secondo punto. S’avrebbe infine a riconoscere l’esistenza del pericolo d'un attacco e ad incaricare in conseguenza la Commissione militare di prendere tutte le misure necessarie per mettere in assetto di guerra i contingenti federali.«A questa nota andavano uniti: 1.° un dispaccio colla stessa data, e nel quale il conte Boul faceva osservare la differenza d’interpretazione dell’istruzione austriaca, fatta dalla Prussia: 2.° una comunicazione confidenziale, nella quale l’Austria dichiarava che, pur volendo usare da per tutto il suo influsso in guisa pacifica e moderata, essa non si troverebbe tuttavia soddisfatta se non qualora la Russia s’impegnasse formalmente ad ammettere i quattro punti. Riguardo a ciò, un secondo rifiuto della Corte di Pietroburgo avrebbe per conseguenza la rottura delle relazioni diplomatiche. Perciò, sino a tanto che il Gabinetto russo non avesse accettato i quattro punti, l’Austria si riserbava il diritto d’intervenire ella stessa attivamente per ottenerne l’accettazione. Inoltre, nel caso che la guerra venisse ad accendersi fra essa e la Russia, l’Austria non s’impegnava a contentarsi di que’ quattro punti.

15 detto. II Gabinetto prussiano così rispondeva alla Nota austriaca suddetta: «La Prussia vede con soddisfazione che le due Corti siano sufficientemente d’accordo intorno a' mezzi ed allo scopo della loro posizione comune nelle grandi questioni, che si riferiscono alle emergenze dell’oriente, per fare in comune nuove proposizioni ai loro confederali tedeschi. Il Governo prussiano accetta quasi testualmente i tre punti, contenuti nel progetto d’istruzione, comunicato dall’Austria. Dal canto suo, S. M. il Re desidera che, prima che la Dieta prenda una risoluzione, si convenga sopra un articolo addizionale, regolato e della quistione relativa all’aiuto da darsi all’Austria nei Principati.«A questa risposta andavano uniti due dispacci confidenziali al conte Arnim, ambasciatore di Prussia a Vienna, nei quali il barone di Manteuffel riconosceva che, qualora tornasse in acconcio che le pratiche dal Gabinetto di Berlino, latte presso il Governo russo, venissero rinnovate dai confederali tedeschi, dovrebbesi prima determinare la gravita delle conseguenze, che un secondo rifiuto potrebbe trar seco. Per questi motivi, il Re sperava ricevere l’assicurazione che, conforme allo spirito del trattato d’aprile, del pari che agli articoli dell’Atto federale ed agli interessi della Germania il Gabinetto austriaco si sarebbe fatto un dovere d’operare in tal congiuntura nel più perfetto accordo colla Prussia e cogli altri suoi confederati tedeschi.

16 detto. Lord Palmerston giunge a Parigi; ed il 18 viene ricevuto dall’Imperatore dei Francesi.

23 detto. Nuova modificazione del Ministero ottomano: il granvisir Mehemet-Kiprisli pascià viene surrogato da Rescid pascià; il Ministero degli affari esterni è affidato ad A’alì pascià.

26 detto. L’articolo addizionale al trattato d’alleanza offensiva e difensiva, conchiuso il 40 aprile fra l’Austria e la Prussia, è segnato a Vienna, dal co. Buol-Schauenstein e dal co. Arnim«I quattro punti preliminari sono riconosciuti quali basi di negoziazioni future della pace; la guarentigia d’un’azione comune di tutta la Germania riconoscersi comandata dalla gravità della situazione, in cui si trova l’Europa; la Prussia s'impegna a difender l’Austria, nel caso che le truppe austriache, le quali occupano I Principati, fossero assalite.

28 detto. Il principe Gortschakoff al conte Buol, ministro degli affari esterni: «Sua Maestà l’Imperatore di Russia accetta le quattro proposizioni del Gabinetto di Vienna per servire di punto di partenza a negoziazioni di pace. 11 3 ed il 4 dicembre i Gabinetti di Vienna e di Berlina facevano su questo soggetto comunicazioni ufficiali alle Corti di Londra e di Parigi.

2 dicembre. Si conchiude a Vienna il trattato d’alleanza tra la Francia, l’Austria e la Gran Brettagna: «1.° Le alte parti contraenti s’impegnano vicendevolmente e reciprocamente a non entrare in verun accordo colla Corte di Russia prima d'averne deliberato in comune; 2.° L’Austria s’impegna di difendere la frontiera dei Principati, da essa occupati contro ogni ritorno delle forze russe, e di non recare alcun pregiudizio al libero movimento degli eserciti alleati sul medesimo territorio; 3.° Incominciate le ostilità tra l’Austria e la Russia, l’Austria contrae colle Potenze occidentali un alleanza offensiva e difensiva; 4.° Nel caso preveduto dall’articolo precedente, le alte parti contraenti promettonsi reciprocamente di non accogliere, da parte della Russia, senza essersi accordate fra esse, alcuna proposizione tendente alla cessazione delle ostilità; 5.° Nel caso che la pace non venisse ristabilita nel corso dell’anno presente tra la Russia e le Potenze occidentali, le tre grandi Potenze delibereranno senza indugio sui mezzi efficaci per ottenere l’oggetto della loro alleanza; 6.° La Prussia sarà invitata a dare la sua adesione ai trattata.»

9 detto. La Dieta germanica aderisce all'articolo addizionale, segnato il 26 novembre dalle due grandi Potenze tedesche. «Art. 4.° Conforme a questo trattato, e in considerazione dello stato, ognor più minaccevole, degli affari europei, la Commissione militare è incaricata di prendere le misure necessarie per tener pronti i contingenti della Confederazione.»

19 detto. Un dispaccio del bar. di Manteuffel, presidente del Consiglio dei ministri di Prussia, al conte Arnim, ambasciatore prussiano a Vienna, risponde all’invito fatto il 16 dalla Francia, dalla Gran Brettagna e dall’Austria di aderire al trattato del 2, che «dopo aver accuratamente esaminato il trattato, la Prussia non credeva potervi aderire sino a tanto che l’importanza non né fosse pienamente conosciuta.«In pari tempo, una Nota, compilata nel medesimo senso e colla stessa data, era indirizzata agli ambasciatori di Prussia a Londra e a Parigi.

«Lo scopo speciale dell’alleanza del 2 essendo raccordo tra le Potenze occidentali e l’Austria, né consegue (dice la Nota) che la Prussia non può aderire al trattato; ma essa è disposta a conchiudere, al caso, per parte sua, un analogo accordo.»

24 detto. Il conte Buol scrive al conte Esterhazy: «La Russia ha terminato sulle frontiere dell’Est tutt’i suoi preparativi di guerra. Se adunque la Prussia vuol adempiere l’impegno, ch’essa ha preso, di difender l’Austria contro qualunque attacco, diviene ogni giorno più urgente che il Governo del Re tenga pronte le forze necessarie allo scopo della difesa comune. In conseguenza, l’Austria propone la mobilizzazione, preveduta dalla convenzione militare del 20 aprile, d’un corpo di 200,000 uomini di truppe prussiane presso Posen e Breslavia, e spera che la Prussia opererà in comune coll’Austria presso la Dieta germanica, per ottenere una pronta ed energica esecuzione della convenzione del 20 aprile.»

Lo stesso di, il ministro degli affari esterni d’Austria risponde al dispaccio prussiano del 19: «Il Gabinetto del Re desidera riservare la sua adesione al trattalo d’alleanza del 2 dicembre, fino a che egli venga assicurato della interpretazione, che le Potenze occidentali danno a' quattro punti della Nota dell’8 agosto; ma fino a tanto che la guerra continuerà ad infierire, e che le negoziazioni tra le parti belligeranti non saranno per anco incominciate, non si potrebbe attendersi una determinazione completa delle condizioni della pace.

26 detto. Si apre la sessione legislativa di Francia pel 1855. L’Imperatore de' Francesi annunzia nel discorso d'apertura il fatto dell’alleanza coll’Inghilterra ed il trattato coll’Austria, che si era staccata dalia Russia, la quale da quarant’anni minacciava l’indipendenza dell’Europa. «L’Imperatore d’Austria (diceva S. M.) ha conchiuso un trattato difensivo per ora, offensivo in breve fors’anco. L’esercito francese sarà accresciuto di 140,000 uomini, e a questo scopo si domanderà l’autorizzazione di conchiudere un nuovo prestito nazionale. L’Esposizione dell’industria unirà Canno venturo a Parigi tutt’i prodotti della pace.»

Lo stesso dì, manifesto dell’Imperatore di Russia: «Compresi dal nostro dovere di Cristiani, noi non possiamo desiderare una più lunga effusione di sangue, e certo non respingeremo condizioni di pace, quando siano conciliabili con la dignità del nostro Imperò e cogli interessi dei nostri sudditi. Ma un altro dovere non meno sacro ci comanda in questa lotta ostinata, di tenerci pronti agli sforzi ed ai sacrificii proporzionati ai mezzi d’azione diretti contro di noi.»

27 detto. Risposta di Drouyn di Lhuys al dispaccio prussiano del 19: «Il Gabinetto francese riguarda ogni nuova negoziazione come superflua; se vuoisi ottenere un risultamento qualunque, questo scopo potrebbe appieno venir conseguito senza perdita di tempo colla semplice adesione al trattato del 2 dicembre; si protesta contro qualunque supposto, contro qualunque sospetto che, dopo aver conchiuso l’alleanza del 2 dicembre, la Francia possa segnare una seconda convenzione simile, senza l’approvazione compiuta dell’Austria.»

28 detto. In conseguenza della comunicazione, fatta li 28 novembre dal principe Gortschakoff, ambasciatore di Russia alla Corte di Vienna, i rappresentanti delle Potenze soscrittrici del trattato del 2, si raccolgono a Vienna, e nello scopo di precisare il senso e il valore del quattro punti, fanno la dichiarazione seguente: «1.° Nessuna stipulazione degli antichi trattati della Russia con la Porta, concernenti la Moldavia la Valacchia e la Servia, le quali devono d’ora innanzi esser poste sotto la garantia collettiva delle cinque Potenze, non potrà venir rimessa in vigore al concludersi della pace; 2.° II concorso del basso Danubio debb’esser tolto alla giurisdizione territoriale, esistente in virtù dell'articolo 3.° del trattato di Adrianopoli, e la libera navigazione del Danubio sarà posta sotto la sorveglianza d'un’Autorità sindacale; 3.° L’esistenza dell’Impero ottomano sarà congiunta più compiutamente all’equilibrio europeo, e si porrà fine alla preponderanza della Russia nel mar Nero; 4.° La Russia rinuncierà a far rivivere alcuno degli articoli de' suoi trattati anteriori, e specialmente del trattato di Kut'sciuk-Kainargi. Le cinque Potenze si presteranno vicendevole aiuto per ottenere dall’iniziativa del Governo ottomano, e preservando da ogni lesione la dignità di S. A. e l’indipendenza della sua corona, la confermazione e l’osservanza dei privilegii religiosi delle varie comunioni cristiane, senza distinzione di culto.»

1855. — 5 gennaio. La Prussia risponde alla domanda di mobilizzazione fatta dall’Austria. La Prussia non riconoscere alcun pericolo per l’Austria nella sua posizione difensiva, e riguarda per conseguenza una mobilizzazione come inutile. Del resto, come grande Potenza, essa rivendica il diritto di prendere, in ogni modificazione dei trattati, la parte che le assegna la sua posizione di Potenza europea. Ed una risposta del Ministero degli affari esterni di Francia al marchese Moustier, inviato imperiale a Berlino dice: Niuno contrasta alla Prussia il grado di grande Potenza, ma non si potrebbe separare i diritti e i doveri che ci vanno congiunti. La Francia, l’Inghilterra e l’Austria non possono acconsentire che, pur rimanendo estranea ai grandi avvenimenti attuali, una Potenza qualunque conservi il diritto di prender parte alle misure, destinate a dare uno scopo a quegli avvenimenti.»

7 detto. Il principe Gortechakoff, inviato russo in missione straordinaria a Vienna, dichiarasi autorizzato a trattare in generale, prendendo per base i quattro punti, interpretati nel modo seguente: «1.° Abolizione del protettorato esclusivo della Russia in Moldavia e Valacchia; 2.° Libertà della navigazione del Danubio, secondo i principi! stabiliti dagli Atti del Congresso di Vienna; 3.° Revisione del trattato del 43 luglio 1841 per congiugnere più pienamente l'esistenza dell’impero ottomano all’equilibrio europeo; 4.° Guarentigia collettiva delle cinque Potenze per la confermazione e per l’osservanza de' privilegii religiosi delle varie comunioni cristiane.«Quanto al terzo punto, il principe non ricusava di accordarsi, in conferenze formali di pace, circa i mezzi, che le tre Corti proponessero per por fine a quella, ch’esse chiamavano la preponderanza della Russia nel mar Nero, a condizione che, nella scelta di tali mezzi, non se né trovasse alcuno che potesse ledere i diritti di sovranità dell’Imperatore in casa sua.

14 detto. Replica austriaca alla Nota prussiana del 5, e in pari tempo dispaccio del conte Buol agl'inviati austriaci presso le Corti tedesche: «Il Gabinetto di Vienna esprime il suo rammarico perché la Prussia non abbia risposto al desiderio austriaco, espresso nella Nota del 24 dicembre 1854. Egli insiste nella domanda d’una mobilizzazione parziale dei contingenti federali, e fonda le sue domande sulla risoluzione federale del » dicembre 1854. Il pericolo d’un attacco della Russia contro l’Austria non è cessato, e tutte le dichiarazioni russe, fatte nella conferenza del 7 gennaio, non potrebbero venir considerate dal Gabinetto austriaco come guarentigie sufficienti.«In un dispaccio confidenziale, unito a questa replica l’Austria invita gli Stati. della Germania, che convenivano nelle sue mite, ad unirsi ad essa, nel caso, che la Prussia persistesse nella sua politica d’esitazione, e in caso di guerra, a porre i loro eserciti sotto il comando dell’Imperatore; a queste condizioni, si guarentiva l’integrità dei loro possedimenti territoriali, e lor si promettevano alla pace, vantaggi proporzionati a' sacrifìzii, che fatto avesse ciascun di loro.

17 detto. In un dispaccio circolare del barene di Manteuffel agli inviati prussiani presso i Governi tedeschi, la Prussia, dichiara di non poter rinunciare alla posizione, da essa tenuta fino allora né alle riserve, che n’erano la conseguenza. Ed insiste per esser posta in grado di esercitare sull’andamento delle negoziazioni quell’influsso, ch’essa crede poter rivendicare, tanto in forza della sua partecipazione alle conferenze pre cedute a Vienna, quanto in virtù della sua posizione europea.

19 detto. In una istruzione al suo inviato a Vienna, il Gabinetto di Dresda dichiara che, consentendo nell’opinione della Prussia, ei non poteva pel momento impegnarsi a sostenere la proposizione di mobilizzare i mezzi contingenti.

21 detto. Il Gabinetto prussiano, ai suoi inviati a Londra ed a Parigi, rinnova la dichiarazione, già espressa nel dispaccio del 1» dicembre, che ogni negoziazione, avente per iscopo di determinare la Prussia a prendere altre misure, sarebbe inutile, finché un rappresentante del Re non intervenisse alle conferenze destinate a por fine alle complicazioni orientali. «É un solo diritto, ma ancora dovere della Prussia di prendervi parte: i protocolli di Vienna, segnati dall’inviato di Prussia, hanno dato alla risoluzione di tal quistione il carattere d'una operazione comune. Ma que’ protocolli, che non si cessa d’invocare contro di noi, quando trattasi di dedurne obbligazioni, ci assicurano pure diritti; e noi non sapremo riconoscere le une senza entrare nel pieno esercizio degli altri.»

22 detto. Proposizione dell’Austria nella seduta dei Comitati uniti della Dieta germanica: «1.° I contingenti, od almeno i mezzi contingenti dell’esercito federale saranno mobilizzati nel più breve tempo possibile: 2.° La Dieta procederà senza ritardo alla scelta d’un comandante supremo.»

24 detto. Il barone di Pfordten, presidente del Consiglio dei ministri di Baviera, dichiara in un dispaccio al conte di Lerchenfeld, ambasciatore di Baviera a Vienna, che il Governo bavarese riguarda la proposta di mobilizzazione, come assai men urgente, che nel momento della risoluzione presa dalla Dieta il » dicembre 1854.

25 detto. Il rappresentante della Prussia, conte di Bismark-Schonhausen, fa nella seduta della Dieta germanica una dichiarazione, nella quale, rammentando che l’accettazione dei quattro punti da parte della Russia permetteva di prevedere con fiducia che le negoziazioni di pace fossero per incominciare, aggiungeva che, non appena elle avessero presa, per la partecipazione diretta delle due grandi Potenze tedesche, un carattere europeo generale, il Governo prussiano non avrebbe mancato di accordarsi colla Dieta su questo oggetto. «Le truppe austriache (continuava il ministro prussiano) non essendo esposte ad un attacco russo, il caso, nel quale le forze tedesche sarebbero chiamate ad una cooperazione attiva in virtù dell’atto addizionale, non accadrà. Un maggiore sviluppo delle relazioni esistenti non potrebbe aver luogo se non col consenso delle Potenze contraenti. La Prussia eseguirà fedelmente i trattati, ma essa si rifiuterà ad ogni domanda, che andasse più oltre, fino a tanto che se né possa valutare tutta l’importanza, in proporzione de' sacrificii, ch’essa imporrebbe, e degli scopi, che si proporrebbe di conseguire. Finalmente, la Prussia vede nella sua propria potenza, in quella di tutta la Germania e nei fondamenti della Costituzione federale, guarentigie sufficienti per la conservazione della dignità e della sicurezza della patria comune.«L’ambasciatore presidiale austriaco, barone di Prokesch-Osten, rispondeva: «I passi per giungere a negoziazioni di pace non debbono esser, confusi colla conchiusione della pace medesima. La guarentigia più sicura d’una pace, conveniente agl’interessi della Germania, trovasi nell’attuazione d’ima unione energica e fedele, collo sfoggiare prontamente una forza generale bastevole».

26 detto. Si ratifica il trattato d’alleanza tra la Sardegna e le Potenze occidentali; in pari tempo segnasi una convenzione militare circa l'invio in Crimea d’un corpo ausiliario piemontese di 15,000 uomini, sotto gli ordini del generale Lamarmora. Articolo addizionale tra la Sardegna e la Gran Brettagna, circa un prestito di 4,000,000 di lire di sterlini (lire 25,000,000).

Lo stesso dì, circolare del sig. Drouyn di Lhuys ai rappresentanti della Francia presso le Corti della Germania: «L’unione della Germania è posta in compromesso per la divergenza sopravvenuta tra l’Austria e la Prussia, e non può venir rassodata se non dalla fermezza degli altri membri della Confederazione. La Dieta ba a scegliere fra due opinioni: intanto, tutte le domande che l’Austria indirizza a' suoi confederati, sono giustificate dalla differenza, che esiste tra assicurazioni morali e fatti materiali, tra congetture e certezze. Il Gabinetto di Berlino non potrebbe ascrivere se non a se stesso la posizione, in cui egli si è posto, e che sta in suo arbitrio di modificare. Persistendo nell’astenersi, egli perde il diritto di partecipare alla revisione del trattato del 13 luglio 1841, ch’egli ba sottoscritto bensì, ma che gli aggrada, o non eseguire, o ridurre a proporzioni di poco rilievo.»

Un dispaccio del conte Buol alla Prussia, del giorno stesso, confutava l’opinione manifestata nella circolare prussiana del 47 intorno alle condizioni, alle quali il trattato di aprile, come pure l’articolo addizionale, dovessero esser recati in atto. Il 31, il Governo prussiano rispondeva riserbar egli a sé medesimo il giudizio di tali condizioni, e non voler lasciarselo imporre da chi che sia.

29 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys risponde alla Nota prussiana del 24: «Ciò che la Francia avrebbe meglio gradito, sarebbe stato che la Prussia aderisse semplicemente al trattato del mese di dicembre; ma volentieri si tien conto della delicatezza, che la Prussia manifestò in questo argomento, e la Francia è pronta a prendere in accurata considerazione le proposte d’un trattato, ideato secondò l’opinione prussiana, e contenente le stesse obbligazioni finali, già ammesse dall’Austria, cioè: Azione comune contro la Russia, in caso che riescano indarno le negoziazioni future. Per prender parte a tal trattato, la Prussia dee prima porsi sulla medesima linea della Francia, della Gran Brettagna e dell’Austria, e non dee restare alcuna incertezza circa lo spirito, che l’animerà, né circa il suo contegno futuro.»

30 detto. Dispaccio del barone di Manteuffel al conte Arnim a Vienna: «La Nota confidenziale, che il conte Buol ha unito alla sua circolare del 14 alle Legazioni imperiali in Germania, e che venne appoggiata dagl’inviati di Francia presso le Corti tedesche, ha dolorosamente sorpreso il Gabinetto prussiano; il Re rimane convinto che v’hanno nelle basi fondamentali della Confederazione guarentigie Sufficienti, le quali non possono né venir corroborate da promesse, né poste in pericolo da insidia qualsiasi.»

Il medesimo giorno i comitati uniti della Dieta germanica risolvevano a voti unanimi di porre immediatamente i contingenti in assetto di guerra.

1.° febbraio. Il conte Buol-Schauenstein scrive al conte Apponv, ambasciatore d’Austria a Monaco: Il Gabinetto austriaco non considerare l'assetto di guerra, proposto alla Dieta germanica, se non come il foriero della mobilizzazione, che l’Austria era decisa a richiedere di nuovo con tutte le sue conseguenze.

8 detto. Conforme al parere de' comitati uniti, la Dieta germanica risolve con 44 voti (tre inviati si dichiaravano senza istruzioni) l'immediato assetto di guerra de' contingenti principali.

14 detto. Il principe Gortschakoff dichiara al conte Buol che l’Imperatore di Russia, col suo nuovo manifesto, non intendeva fare alcuna minaccia; ma, a fronte delle colleganze già fatte e d’altre prossime a formarsi contro essa, la Russia doveva pur apparecchiare tutti i suoi mezzi di difesa. Come per lo addietro, l’Imperatore era disposto a negoziare la pace sulla base dei quattro punti.

16 detto. Una circolare dei conte Buol agl'inviati austriaci presso le Corti tedesche, dice la confederazione non esser più esclusivamente sul terreno dell’Atto federale, ma su quello del trattato d’alleanza offensiva e difensiva del 20 aprile; ed aver ella già preso una posizione troppo decisa, per non aver dedotto la sua risoluzione dell'8, se non dallo stato minaccioso degli affari generali in Europa. L’Austria confuta perentoriamente l’opinione della Prussia, che i. contingenti federali non dovessero venir impiegati se non sul territorio federale, e scappella alle risoluzioni anteriori della Dieta, secondo le quali gli eserciti tedeschi sono destinati a difendere, non solo il territorio federale, ma ancora le parti non tedesche della Prussia e dell’Austria, ed anzi a sostenere quest’ultima Potenza, ov'ella fosse stata assalita nella sua posizione nei Principati danubiani.

17 detto. Circolare del conte di Nesselrode ai ministri russi all’estero: «L’imperatore non comprende come la Sardegna abbia potuto, senza motivo espresso, senza appiglio legittimo e senza dichiarazione di guerra, porre a disposizione dell’Inghilterra un corpo ausiliario per combattere in Crimea. Se la Corte di Torino viola i diritti delle genti, l’imperatore non vuole fare del pari. Egli dichiara adunque la pace come rotta dall’atto d’ostilità manifesta, il cui torto ricade sul Governo Sardo.»

24 detto. Dichiarazione dell’inviato prussiano presso la Confederazione germanica, nella seduta della Dieta: «Il caso d’aver a respingere in comune un attacco contro la Monarchia austriaca, o contro i Principati danubiani, più non esiste; e la risoluzione federale dell’8 debbe esser considerata come avente una nuova base: quella, cioè, della necessità di opporre alle circostanze, ognor più minacciose nelle quali si trova l’Europa, un assetto di guerra capace di far fronte a tutte le emergenze.«Risposta dell’ambasciatore presidiale imperiale barone di Prokesch-Osten: «Il Governo imperiale non riguarda la risoluzione federale dell’8, conforme al recesso della Dieta del » dicembre, presentata dalla Commissione militare, raccomandata dai comitati uniti pegli affari di Oriente, e ratificata dalla Dieta con un voto diffinitivo, se non come la conseguenza delle risoluzioni del 24 giugno e del 6 dicembre 1854.»

28 detto. L’Austria protestava contro l’opinione della Prussia, che la neutralità armata avesse due scopi: ed ella sperava che nel caso, in cui le negoziazioni di pace andassero a vuoto, la Confederazione, spiegando le sue forze congiuntamente all’Austria, non lascierebbe ad alcuno de' suoi membri e a nessun Gabinetto d’Europa verun dubbio sulla significazione de' suoi armamenti.

2 marzo. Muore l’Imperatore di Russia, Nicolò I. Nato il 6 luglio (25 giugno) 4796; egli era succeduto, il 4.° dicembre (1» novembre) 1825, a suo fratello l’Imperatore Alessandro, in virtù del manifesto del 28 (16) agosto 1823, e in conseguenza della rinuncia al trono, fatta dal Granduca Cesarewitsch Costantino. Suo figlio e successore Alessandro II sale al trono, e pubblica un manifesto, nel quale, fra le altre cose, è detto: «Lo scopo dei nostri sforzi sarà quello, verso il quale hanno incessantemente mirato l’Imperatore Pietro I, l’Imperatrice Caterina, l’Imperatore Alessandro, e nostro padre di gloriosa memorie.»

Lo stesso dì, un dispaccio confidenziale del barone di Manteuffel a! conte di Hatzfeld a Parigi, si lagna del contegno e del linguaggio del Governo francese riguardo alla Prussia e conchiude dicendo: Del resto, nulla è più lontano dalle Intenzioni della Corte di Berlino quanto a volere neppur l’apparenza d’una dimostrazione contro le Potenze occidentali: essa non vuole se non mantenere, com’è suo dovere, l’indipendenza assoluta de' suoi convincimenti politici.»

4 detto. Si pubblica il Manifesto della Sardegna contro la Russia.

5 detto. In un’altra circolare a' suoi inviati presso le Corti tedesche, l’Austria, conforme alla replica fatta nella seduta della Dieta del 22 febbraio dal suo ambasciatore presidente, dichiara che, se la Dieta germanica volesse interpretare i provvedimenti, ordinali in riguardo all'esercito imperiale, nel senso della dichiarazione prussiana del detto giorno 22, ovvero s’ella dar volesse un corso qualunque a quella dichiarazione, il Gabinetto imperiale vedrebbesi obbligato di protestare formalmente contro una tale interpretazione.

6 detto. Nota del barone di Beust, ministro degli affari esterni di Sassonia, al consigliere inviato di Konneritz, rappresentante della Sassonia a Vienna, in risposta alla circolare austriaca del 28 febbraio: «La libertà di decisione pel caso che l’Austria avesse ad assalire la Russia, non esisterebbe più, se la Confederazione avesse già preso un contegno decisamente offensivo contro l’Est. Tre posizioni differenti sono possibili: una posizione difensiva contro l’Est; una posizione offensiva, nel caso che la Confederazione prenda parte a una guerra offensiva, intrapresa dall’Austria; e finalmente, una posizione difensiva per tutelare, nell’ultimo caso, la risoluzione di non partecipazione, o in altri termini la neutralità. Tuttavolta, il prendere nuovi divisamenti per istabilirsi nell’una o nell’altra di queste posizioni, non è perora imposto da veruna emergenza.»

8 detto. Una circolare del barone di Manteuffel alle Legazioni prussiane presso le Corti tedesche, rispinge il rimprovero d’aver fatto, circa la risoluzione federale dell’8 febbraio, parecchie proposizioni suppletorie, indirizzate contro la politica delle Potenze occidentali o contro l’Austria, La posizione del Governo del Re, a fronte della risoluzione federale, esser tanto semplice, quanto chiara. Come Potenza federale tedesca, la Prussia attenersi ai motivi della Dieta, fino a tanto che questa non desse loro, con nuove risoluzioni, una direzione determinata. La Prussia aver la coscienza d’esser libera, non solo da ogni idea di fare una dimostrazione, ma eziandio da ogni pensiero occulto, e da ogni irritazione contro le Potenze occidentali.»

10 detto. Circolare del conte di Nesselrode: L’Imperatore rinnova i poteri e conferma le istruzioni, di cui i plenipotenziarii russi sono muniti dal mese di dicembre, allorquando dovevasi aprire le negoziazioni di Vienna. Era loro scopo di ristabilire la pace; di consolidare la libertà del culto in Oriente; di assicurare la libera navigazione del Danubio a profitto del commercio di tutte le nazioni; di porre le immunità dei Principati sotto una guarentigia collettiva; di prevenire il ritorno di nuove complicazioni: finalmente, di accordarsi colle grandi Potenze circa la revisione del trattato, concernente il principio della chiusura degli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo, e di giungere così ad una transazione onorevole per tutte le parti. Però, la speranza di conchiusione della pace rimarrebbe infruttuosa, se le condizioni della transazione da conchiudersi dovessero oltrepassare il limite, che il sentimento della dignità della Corona segna irrevocabilmente alle risoluzioni del nostro nuovo Sovrano, ecc.»

15 detto. Le negoziazioni di pace s’aprono a Vienna, in presenza " di tutti i plenipotenziarii (il conte di Buol-Schanenstein e il barone di Prokesch-Osten per l’Austria, il barone di Bourqueney per la Francia, il principe Gortschakoff, e il consigliere privato di Titoff per la Russia, lord John Russel e il conte di Westmoreland per l’Inghilterra, Arif effendi e Riza bei per la Porta ottomana).

23 detto. Nota austriaca in risposta alla circolare prussiana dell'8: «Le dichiarazioni formali dell’inviato prussiano presso la Dieta germanica danno occasione all’Austria di far nuovamente la franca esposizione delle sue viste; ma nulla è più lontano dalle intenzioni del Gabinetto imperiale, quanto continuare una polemica. infruttuosa.»

detto. Essendo il primo e secondo punto delle condizioni di pace stati ammessi dai plenipotenziarii delle cinque Potenze alla Conferenza di Vienna, si procede alla discussione del terzo punto: Il principe Gortschakoff respinge la proposta, fatta dall’Austria, e ammessa dalla Francia e dall’Inghilterra, d’invitare gl'inviati della Russia e della Turchia ad indicare alla Conferenza i mezzi d’assicurare l'esito della convenzione. In forza di ciò, le sessioni vengono aggiornate sino all’arrivo di A’alì pascià e del sig. Drouyn di Lhuys.

26 detto. Risposta del sig. Drouyn di Lhuys al dispaccio indirizzato il 2 dal presidente del Consiglio dei ministri di Prussia al conte Hatzfeld a Parigi: «Il Governo francese contrasta il principio, secondo il quale sarebbe interdetto alle Potenze straniere di occuparsi delle deliberazioni della Dieta germanica, quand’anche queste deliberazioni non abbiano per oggetto gl’interessi puramente tedeschi. Facendo allusione ad una tendenza, che le sembrava ostile, la Francia non ha voluto se non cessare nel suo nascere un conflitto increscioso alle due parti. D’altro canto, la Francia non saprebbe più a lungo lasciar pesare sopr’essa vaghe accuse di mal volere contro la Prussia. Essa non ha punto operato nel senso di tali accuse, ma con un vero spirito di fiducia e di unione: e, se il Governo prussiano deplora nel suo dispaccio la mancanza d’un atto che, stabilendo il perfetto accordo delle mire politiche della Prussia e della Francia, avrebbe posto fine alla divergenza d’opinione dei loro inviati rispettivi, la Francia può rispondere ch'essa ha tutto adoperato per facilitare alla Prussia l’adesione al trattato, conchiuso tra le Potenze occidentali.»

3 aprile. Lord Clarendon manda a lord John Russell un dispaccio, in cui era detto: a Benché l’Austria riconosca che la limitazione della potenza navale russa nel mar Nero sia il mezzo più semplice di por fine alla preponderanza russa in quel mare, risulta nondimeno da una lettera del conte Buol che il Gabinetto di Vienna non potrebbe trovare, nel rifiuto d’aderire a tal clausola, un motivo sufficiente per essa di dichiarare la guerra. In luogo di tal condizione l’Austria propone un sistema di contrappeso. Tuttavia, il Governo britannico, giudicando tal sistema insufficiente, non si arretrerà dinanzi alcun sacrifizio per conseguire, anche senza la cooperazione dell’Austria, una garantia sì giusta e necessaria alla sicurezza dell’Europa. Il sig. Drouyn di Lhuys sottoporrà al Gabinetto di Vienna la risoluzione del Governo francese di proporre alla Conferenza il sistema di neutralizzazione, consistente nel chiudere il mar Nero a tutti i bastimenti da guerra; sistema, al quale aderisce il Gabinetto di Londra.»

6 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys, ministro degli affari esterni di Francia, e l'8 A'alì pascià, giungono a Vienna per prender parte alle conferenze.

10 detto. Lord John Russell scrive a lord Clarendon: «Il conte Buol ha dichiarato nella Conferenza d’ieri, che l’Austria vedrebbe con piacere ammesso dalla Russia il sistema di neutralizzazione, ma ch’essa non crede che questa Potenza aderisca a tal progetto di disarmamento. Dal canto suo, ella proponsi di discutere il terzo punto come i due primi; ma in ogni caso, ella non potrebbe trovare in alcuni bastimenti di più o di meno un motivo per cominciare le ostilità.»

12 detto. Lord John Russell riscriveva a lord Clarendon: «L’Austria non può impegnarsi di vantaggio, fino a che le proposizioni russe non siano presentate. Del resto, ella non è pulito convinta della necessità di limitare le forze navali della Russia, Nell’interpretazione dei quattro punti, si trattò, non di questa limitazione, ma principalmente della revisione del trattato del 1841, nell’interesse dell’equilibrio europeo. L’Austria non vedrebbe un caso di guerra se non nel fatto che la Russia rifiutasse di guarentire l’integrità della Turchia.»

15 detto. L’Imperatore e l’Imperatrice dei Francesi partono per Londra; il giorno seguente giungono a Windsor; il 22 ritornano a Parigi.

16 detto. Il plenipotenziario inglese a Vienna comunicava a lord Clarendon un nuovo progetto di limitazione.

18 detto. Risposta del secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna: «Si deve insistere ad esigere la limitazione della flotta russa, e rispingere il sistema di contrappeso.»

Altro dispaccio di lord John Russell a lord Clarendon: «Alla do manda rinnovata dai rappresentanti delle Potenze occidentali, d’adottare la limitazione della flotta russa come uno dei punti principali dell’ultimato, che l’Austria dee indirizzare alla Russia, il conte Buol risponde che la flotta russa non fa correre alcun pericolo alla Porta, e che, per qualche vascello di più o di meno, l’Austria non si lascierà indurre alla guerra: ella è pronta ad esigere che la Russia non accresca l’effettivo della sua flotta, oltre a quello esistente prima della guerra d’altra parte, caso che la Russia aumentasse la sua marina, la Turchia potrebbe sempre ampliare la sua nelle medesime proporzioni.»

17 detto. Si riprendono le conferenze di Vienna. Il principe Gortschakoff annuncia che la Russia rifiuta di prendere l’iniziativa delle proposizioni relative al terzo punto, ma che i suoi plenipotenziarii entrerebbero gravissimamente, e col sincero desiderio di riuscire ad un accomodamento, nell’esame de' provvedimenti che fossero proposti, a condizione ch’essi non fossero tali da usurpare i diritti dell’Imperatore di Russia sul suo territorio. Alla domanda del sig. Drouyn di Lhuys, se la Russia considererebbe i suoi diritti di sovranità come violati, nel caso in cui si privasse ella stessa della libertà di costruire un numero illimitato di bastimenti da guerra nel mar Nero, il principe Gortschakoff risponde che la Russia non acconsentirebbe che la forza della sua marina venisse ristretta ad un numero determinato di bastimenti, sia in virtù di trattati, sia in altra maniera.

18 detto. Lord John Russell annunzia a lord Clarendon avere il conte Buol fatto nuove proposizioni: «1.° Guarentigia per parte di tutte le Potenze contraenti dell’integrità della Turchia; 2.° Sistema di contrappeso nel mar Nero; 3.° Limitazione della flotta russa all’effettivo, ch’ella aveva prima del cominciamento delle ostilità; in caso di rifiuto da parte della Russia, l’Austria farà la guerra unitamente agli alleati.«Nella sua risposta a lord John Russell, lord Clarendon rispingeva il secondo punto delle proposte austriache.

1» detto. Protocollo della conferenza tenuta a Vienna: Al cominciamento della sessione A’alì pascià fa la proposizione che l'integrità della Turchia sia riconosciuta dalle cinque Potenze. Questa proposizione viene ammessa da tutti i plenipotenziarii: perciò l'inviato russo dichiara che la Russia non potrebbe vedere un caso di guerra nella violazione di questa integrità. Quindi il sig. Drouyn di Lhuys presenta il progetto seguente: «L’Imperatore di Russia ed il Sultano s’impegnano rispettivamente a non avere nel mar Nero più di quattro vascelli, quattro fregate, ecc. I regolamenti della chiusura degli Stretti del Bosforo e de' Dardanelli, pattuiti nel trattato del 43 luglio 1841; sono mantenuti; tuttavia ciascuna delle parti contraenti, che non ha alcun possedimento nel mar Nero, sarà autorizzata da un firmano del Gransignore, notificandolo cinque giorni prima, ad armare in quel mare un numero di bastimenti eguale alla metà delle forze navali, che ciascuna delle due Potenze del litorale è autorizzata a mantenervi.»

24 detto. Nella dodicesima sessione della Conferenza di Vienna, viene presentato dal principe Gortschakoff il seguente controprogetto: «La Russia consente alla modificazione del trattato del 1844 nel senso che in avvenire il libero passaggio dei Dardanelli e del Bosforo sarà accordato ai bastimenti da guerra di tutte le nazioni. In caso di ostilità, il Sultano avrà la facoltà di sospendere, in tutto o in parte, tal libertà.«I plenipotenziarii delle Potenze occidentali e della Sublime Porta dichiarano non poter negoziare su questa base.

23 detto. Lord John Russell parte per Vienna; e il 24 lord Palmerston fa alla Camera dei comuni la dichiarazione seguente: «Le conferenze di Vienna sono aggiornate; la Russia ha respinto le proposte, fatte dall’Inghilterra, dalla Francia, dall’Austria e dalla Turchia di diminuire la sua flotta, o d’escludere dall’Eusino i vascelli da guerra di tutte le nazioni, senza fare altre proposizioni accettabili.»

26 detto. Nella decimaterza sessione della Conferenza di Vienna, i plenipotenziarii russi fanno nuove proposte. Il sig. Drouyn di Lhuys dichiara che le sue istruzioni erano esaurite, e non trovava inoltre nei progetti proposti alcun mezzo di limitare la preponderanza russa nel mar Nero. I plenipotenziarii ottomani aderivano a questo parere. Dal canto suo, il conte Buol trovava che il progetto russo conteneva elementi, giusta i quali l’Austria sarebbesi adoperata per giungere ad una conclusione di pace. Al momento di chiudere l’adunanza, il principe Gortschakoff dichiara avere i plenipotenziarj russi largamente attenuto la loro promessa, proponendo parecchi mezzi di soluzione.

27 detto. Il sig. Drouyn di Lhuys lascia Vienna.

28 detto. Circolare del Gabinetto russo a' suoi inviati, relativa così a quello ch’era stato determinato nelle conferenze di Vienna, come alle circostanze che né avevano impedito il buon esito, ed al pensiero che aveva guidato il Gabinetto imperiale nella discussione di ciascuna delle diverse quistioni: «La prima quistione diceva la circolare, era quistione di rivalità politica; e l’Imperatore l’ha risolta nell’interesse della prosperità dei Principati. La seconda era legata agl’interessi generali del commercio; e l’Imperatore l'ha decisa in favore della libertà commerciale di tutte le nazioni. La terza, non solo concerneva l’equilibrio generale, ma toccava davvicino l’onore e la dignità della Russia; tale appunto l’Imperatore l’ha giudicata, ed il sentimento nazionale risponderà pienamente alla sua decisione. La quarta era una quistione di libertà religiosa, di civiltà e d'ordine sociale per tutta la Cristianità. Agli occhi del Gabinetto imperiale, essa è quella, che dovrà un giorno esser posta a capo d'un trattato di pacificazione generale, degno di venir munito della sanzione di tutti i Sovrani d'Europa.»

30 detto. Un dispaccio del conte di Nesselrode al consigliere Glinka, inviato della Russia a Francoforte, dice che «per dare un valore ed una forza reale ai due punti, concernenti i Principati danubiani e la navigazione del Danubio, risolti in maniera pacifica da tutti i plenipotenziarii adunati a Vienna, sarebbe stato necessario dar loro la forma d’un trattato. Collo scioglimento delle Conferenze di Vienna, era cessata ogni obbligazione formale e reciproca delle Potenze; tuttavia, siccome que’ due punti toccavano gl’interessi tedeschi, l’Imperatore voleva riguardarli come obbligatomi, fino a. tanto che le Corti della Germania conservassero il loro contegno di stretta neutralità.»

7 maggio. Il conte Colonna Walewski è nominato ministro degli affari esterni di Francia, invece del sig. Drouyn di Lhuys, la cui dimissione è accettata. '

8 detto. Nota del conte Clarendon al conte Westmoreland a Vienna, circa un dispaccio indirizzato dal conte Buol all’ambasciatore austriaco a Londra: «Se l’Austria può trovar un nuovo disegno d’accomodamento«l’Inghilterra è dispostissima a prenderlo in considerazione, purché corrisponda all’intento del Gabinetto di Londra; ma ei deve imporre condizioni alla Russia, e non farne agli alleati di tali, che lascino a questa Potenza la mano pienamente libera nel mar Nero. Poiché anzi la Russia si è rifiutata di sottoscrivere la garantia della integrità dell’Impero ottomano, ed ha provato con ciò ch'ella non aveva rinunciato ai suoi progetti sulla Turchia, sembra giunto il momento d’invitar l’Austria a discutere sulle disposizioni da prendersi per porre in atto il trattato del 2 dicembre.»

9 detto. Circolare del conte Walewski, ministro degli affari esterni di Francia alle Legazioni francesi all’esterno: «Dopo l’aggiornamento delle conferenze, il Gabinetto di Vienna, manifestando però l’intenzione formale di mantenere l’alleanza del 2 dicembre, ha sottoposto a' Governi della Francia e della Gran Brettagna nuove proposizioni circa il terzo punto, le quali non rispondono né all’aspettazione di que’ Governi, né alla grandezza de' sacrifici!, ch’essi hanno fatto. Tuttavia il trattalo del 2 dicembre non è messo punto in quistione.»

14 detto. Un dispaccio austriaco agl’inviati austriaci presso le Corti tedesche, dice che, avendo il Governo britannico resi pubblici i protocolli delle conferenze prima che queste fossero chiuse, il Gabinetto imperiale giudicava conveniente di comunicarli dal canto suo alle Corti tedesche.

16 detto. II conte Westmoreland indirizza al conte Clarendon un dispaccio, a cui va unito un nuovo progetto di pacificazione, proposto dall’Austria, la quale dichiara che «qualora tale progetto venisse accolto dall’Inghilterra e dalla Francia, e respinto al contrario dalla Russia, l'Austria annunzierebbe rotte le conferenze, senza però spingere ai loro ultimi limiti le conseguenze del trattato del 2 dicembre.»

17 detto. Una circolare austriaca agli inviati imperiali presso le Corti tedesche dice: «IL Gabinetto imperiale vede con soddisfazione che, anche in caso di rottura delle negoziazioni, la Russia, per porre fuor di quistione gl’interessi tedeschi, è disposta a mantenere il loro risultamento relativo ai due primi punti. Tuttavia, siccome i quattro punti principali delle negoziazioni formano per le parti contraenti un tutto completo, e siccome la Confederazione germanica gli ha ella stessa riconosciuti, nel loro insieme, come proprii a servir di base alla pace, il Gabinetto austriaco crede poter fare assegnamento che i membri della Confederazione si asterranno di far succedere alle dichiarazioni della Russia proposizioni o progetti, le cui conseguenze potessero, o rivolgersi contro l’Austria, ovvero aumentare le difficoltà della situazione.«Indrizzando questa circolare all’inviato imperiale a Berlino, il conte Buol aggiungeva: «Cercando a più riprese di separare gl’interessi particolari della Germania dagl’interessi generali dell’Europa, la Russia non può avere altro scopo che quello di far durare le dissensioni in Germania, e di assicurarsi, quanto è possibile, delle risoluzioni delle Corti tedesche, prima che il risultamento finale delle conferenze di Vienna venga lor sottoposto.»

19 detto. Il bar. di Manteuffel scrive all’inviato prussiano a Vienna: «Il Governo del Re aderisce volentieri al desiderio del Gabinetto austriaco di astenersi pel momento dal fare comunicazioni alla Dieta germanica. I confederati tedeschi non possono dubitare della maniera, colla quale la Prussia comprende quant’è necessario alla Germania per assicurare i suoi veri interessi, e quanto forma in pari tempo i limiti, perfettamente giustificati, a più ampie esigenze. La Russia attende nuove comunicazioni da parte dell’Austria, e spera ch’esse saranno in armo nia coi principii, a cui il Re, convinto della vocazione pacifica d’una Germania grande e forte per sé medesima, si attenne, segnando II trattato d’aprile e le convenzioni ulteriori.»

20 detto. Risposta dell’Austria alla Nota inglese dell’8: «Il Gabinetto imperiale deplora che il Governo britannico non abbia giudicato possibile d’ammettere i due progetti austriaci, che di nuovo presentansi (V. sotto); in caso di ammissione, essi dovrebbero venir sottoposti alla Russia in forma d’ultimato. Un trattato fra l’Austria, la Francia e la Gran Brettagna avrebbe potuto considerare ogni attacco della Russia contro l’indipendenza e l’integrità dell’impero ottomano, del pari che l’aumento eccessivo delle forze navali russe nel mar Nero, come un casus belli. Lord Clarendon crede che sia venuto il momento per l'Austria d'intendersi colle Potenze occidentali circa il porre in atto il trattato del 2 dicembre; però, questo trattato non ha avuto per iscopo che di ristabilire la pace sulla base dei quattro punti deliberati in comune, i due primi de' quali furono ammessi. Quanto al terzo, l’Austria ha proposto uno scioglimento, ch'essa riguarda come efficace, compiuto e affatto acconcio agli interessi dell’Europa; e ch’essa, in caso di bisogno, si è obbligata di sostenere colla forza dell’armi. Ora, questo caso sarebbe sopraggiunto, se la Russia avesse respinto i due progetti d’ultimato. Ma, fino a tanto che il difetto di buona volontà da parte degli alleati non permetterà di tentare quest’ultima forma, l’Austria non può far ricadere sulla sola Russia la malleveria del mal esito delle negoziazioni.«A questa risposta andavano uniti i sopraccitati due progetti seguenti:

Primo progetto. Art. I. Garantia dell’indipendenza e dell’integrità del territorio della Turchia; Art. II. Eguaglianza reale della potenza navale delta Russia e della Turchia nel mar Nero, secondo il numero attuale dei vascelli russi in quel mare. Art. III. Conservazione della chiusura degli Stretti del Bosforo e de' Dardanelli; Art. IV. Diritto in ciascuna delle Potenze contraenti d’inviare o di fare stanziare due fregate nel detto mare; Art. V. Facoltà lasciata al Sultano d’aprire, in caso di pericolo, a tutti i vascelli de' suoi alleati gli Stretti del Bosforo e de' Dardanelli.

Secondo progetto. I primi articoli conformi a quelli del primo progetto. Art. IV. Nel caso che la Russia aumentasse lo stato delle attuali sue forze navali nel mar Nero, le parti contraenti saranno autorizzate con un firmano ad inviare un numero di vascelli corrispondente alla metà della flotta russa; Art. V. In verun tempo non sarà permesso ai bastimenti da guerra stranieri di gettar l'ancora dinanzi il Corno d’Oro; in tempo di pace, oltre i vascelli stanziati nel mar Nero, non dovranno trovarsi in pari tempo più di quattro vascelli innanzi Costantinopoli o ne’ Dardanelli.

Articolo secreto del progetto di trattato. Ogni forza effettiva preponderante della marina russa nei mar Nero sarà riguardata, dopo rimostranze comuni fatte senza frutto, come un caso di guerra per costringere la Russia a sottoporsi alle condizioni dell’equilibrio necessario agl’interessi dell’Europa.

Lo stesso dì, un dispaccio del conte Buol al bar. di Hübner, ministro d’Austria a Parigi, raccomandava l’adesione ai progetti dell’Austria; nell’opinione del Gabinetto austriaco, la diminuzione od anche l’annientamento quasi compiuto della flotta russa nel mar Nero, non avrebbero bastato a togliere alla Russia i vantaggi che la sua posizione geografica le assicurava verso la Porta; non doversi limitare la sua potenza politica se non quanto fosse necessario per impedirle, a così dire, d’abusai' dei suoi mezzi materiali. L’Austria non considerava però la domanda che la Russia prendesse un’obbligazione internazionale di limitare, per sempre, la sua potenza navale nel mar Nero, come contenuta nelle convenzioni del trattato del 2 dicembre. Che se le Potenze occidentali credessero dover attendere dalle contingenze della guerra uno scioglimento del terzo punto più in relazione coi loro sacrifici!, l’Austria attenderebbe di pie’ fermo il momento favorevole per rannodare le negoziazioni di pace.

23 detto. Risposta del conte Walewski alla circolare del conte di Nesselrode del 40 maggio: «La Francia si propone di serbare il silenzio sino alla chiusa ufficiale delle conferenze; ma essa deve confutare le asserzioni del ministro russo. La Francia e la Gran Brettagna potevano inferire dal desiderio, espresso dalla Russia, d'aprire le conferenze, che quest’ultima Potenza fosse decisa a fare il sacrificio della sua preponderanza nel mar Nero. Le Potenze occidentali non hanno bisogno di giustificarsi, se, malgrado la moderazione della loro domanda, il doppio scioglimento proposto dalla Russia non le appaga. Le Potenze occidentali non sono per nulla responsabili della continuazione della guerra; la loro ostilità non è punto implacabile. Esse non hanno voluto imporre alla Russia una pace lesiva del suo onore e della sua dignità; ma l'Europa, raffermata nelle sue basi, sarà lor grata d'aver conservato tra giusti confini una influenza, che si sforzava di oltrepassare da per tutto la cerchia della sua azione legittima.»

Lo stesso di, il barone di Manteuffel così rispondeva al dispaccio austriaco, indirizzato il 47 al conte Esterhazy a Berlino: «Nel riservarsi d'apprezzare la dichiarazione russa, la Prussia non potrebbe ammettere l’opinione del Gabinetto austriaco, non aver la Russia altro scopo che la disunione della Germania, quand’ella fa, riguardo a questa, una dichiarazione che, per la stessa confessione della circolare austriaca, soddisfa il Governo imperiale. Per riguardo verso l’Austria, la Prussia sospende il suo esame e le sue risoluzioni: ma essa non rinuncia per questo, in nessun modo, al diritto più assoluto d'un esame libero e p(:)eno. La Prussia, e la Germania con essa, trovansi sul terreno del trattato d’aprile e de' suoi articoli addizionali.»

24 detto. Dispaccio confidenziale dell’Austria alla Prussia: «Se l’ultimo passo, che fa l’Austria, per indurre le Corti di Parigi e di Londra ad esaminare ancora una volta le proposizioni, ch’essa vuol presentare in forma d’ultimato alla Russia, dovesse essere inutile, il Gabinetto di Vienna resterebbe semplicemente sulle basi delle obbligazioni, ch’egli ha contratte, senza per ciò contrastare alle Potenze belligeranti il diritto di esigere condizioni più larghe; egli si atterrebbe ai principii riconosciuti da lui nelle conferenze, e continuerebbe a difendere l’integrità dell’impero ottomano contro un nuovo attacco.«Il 25, una circolare nello stesso senso era indirizzata dal conte Buol agli inviati austriaci presso le Corti tedesche.

29 detto. Lord Clarendon così risponde a lord Westmoreland circa la comunicazione del 16: «Se gli affari delle Potenze occidentali fossero senza speranza, dovrebbesi presentare un progetto, la cui ammissione per parte della Russia fosse probabile, invece d'una proposta, contenente il principio di limitazione respinto da questa Potenza; se, al contrario, le apparenze di buon esito fossero per gli alleati, si può obbiettare a quel progetto che, per verità, ei contiene il principio di limitazione, ma non il mezzo di farlo valere; Inoltre, la condizione d’un’ammistia generale non v’è punto espressa, ed esso non fa menzione alcuna della Sardegna. Per questi motivi, il Governo britannico non può, con suo rammarico, aderire ad un progetto, che non gli offre alcuna base per la pace,»

31 detto. Il conte Buol scrive al conte Esterhazy a Berlino: «Nella convinzione dell’Austria, la posizione della Germania non può essere considerata come strettamente neutrale appunto perch’essa (la Germania) é sul terreno del trattato d’aprile e de' suoi articoli addizionali; non potrebbesi proporle una stretta neutralità, lino a tanto che i fondamenti della pace non fossero assicurati, finche il territorio ottomano avesse bisogno della protezione delle armi dell’Austria. Per questo motivo, l’Austria crede aver il diritto di ripetere che una proposta, fatta alla totalità dei membri della Confederazione, e la cui ammissione non è consentanea alla posizione della prima Potenza della Dieta, contiene un attacco contro l'unità federale.«

2 giugno. Un dispaccio del secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna al conte Westmoreland, inviato d’Inghilterra a Vienna, deplora che il Governo austriaco rinnovi proposizioni, che il Gabinetto di Londra è già stato costretto a respingere. «Il progetto austriaco lascia (dice il dispaccio) affatto da parte il vero oggetto, che il terzo punto aveva per iscopo; giacché quel progetto avrebbe per conseguenza, non già la limitazione della forza navale russa, ma Una lotta perpetua tra gli alleati e la Russia, circa la preponderanza di quest’ultimo nel mar Nero. Non puossi aderire all’opinione che questa limitazione della flotta russa non sia compresa nel trattato di dicembre, perch’essa costituisce il più importante dei quattro punti, che l’Austria voleva garantire.»

4 detto. Venivano chiuse le conferenze di Vienna. (Presenti il conte Buol e il barone di Prokesch, il principe Gortschakoff ed il consigliere di Titoff, il barone di Bourqueney, il conte Westmoreland, A’alì pascià ed Arif effendi). In quest’ultima sessione della Conferenza, l’Austria presentava un progetto d'accordo di vicendevole gradimento tra la Russia e la Turchia sopra una base di ponderazione delle loro forze nel mar Nero. I plenipotenziarii russi trovavano in quel progetto le basi d’uno scioglimento possibile della terza garantia. I plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna evitavano di prendere un impegno su questo particolare. Quindi il conte Buol dichiarava che l’Austria non aveva altre proposizioni da fare; ma ch’ella sarebbe sempre pronta, specialmente se fosse nell’interesse della pace, a trasmettere alle Potenze belligeranti quanto l'una o l’altra di esse potess’essere in caso d’indirizzarle.

6 detto. Nota del barone di Manteuffel all’inviato del Re a Pietroburgo, circa il dispaccio del conte di Nesselrode al consigliere di Glinka: «So il Gabinetto di Pietroburgo fa dipendere le sue risoluzioni circa i due primi punti delle conferenze di Vienna dalla condizione che la Germania rimarrà estranea alla lotta, e ch'ella continuerà ad osservare la neutralità, la Prussia non può. intenderla se non nel senso delle obbligazioni eventuali e reciproche, contratte fra essa, l’Austria e la Confederazione germanica col trattato del 20 aprile, come pure all’articolo addizionale. Pur continuando ad opporsi che queste obbligazioni ricevano un’estensione, che non sarebbe imposta né dai veri interessi della Prussia e della Germania, né da quelli dell’Europa, il Re non riguarda come poco importante che venga tolto ogni dubbio sul fatto di queste obbligazioni e sulla ferma risoluzione, in cui egli è, d’osservarle; S. M. spera eziandio che il dispaccio del 30 aprile non sia stato dettato da nessun ostile pensiero contro l’Austria.»

11 detto. Il Gabinetto di Pietroburgo risponde alla circolare del conte Walewski agli agenti di Francia all’esterno. Dopo aver dato un nuovo schiarimento circa i quattro punti, ei fa osservare che la maggior parte delle difficoltà da appianarsi avevano ricevuto imo scioglimento onorevole per tutte le parti, e che il chiudimento delle conferenze, di Vienna era stato provocato dal rifiuto dei plenipotenziarii di Francia e d’Inghilterra, di aderire a Ile proposizioni dell’Austria, fatte per uno scopo di ravvicinamento. Il torto della rottura cadere adunque sulle Potenze occidentali; il Gabinetto di Russia non esserne mallevadore; egli lascierebbe la via aperta ad una riconciliazione onorevole.

12 detto. In un dispaccio a lord Westmoreland, il conte Clarendon ritorna sui motivi, che avevano dissuaso dall’accettazione delle proposizioni austriache il Gabinetto di Londra. 11 secretario di Stato degli affari esterni della Gran Brettagna osservava, terminando, che l’Austria erasi impegnata a recare in atto il trattato del 2 dicembre, nel caso che la pace non venisse ristabilita entro un tempo determinato, e già spirato da lungo tempo, sopra basi che la Russia aveva già rigettate.

13 detto. Lo stesso conte Clarendon scrive a lord Westmoreland dolergli che l’Austria si riguardi come sciolta dai suoi impegni, ai quali il Gabinetto di Vienna aveva aderito in antecedenza, e che poscia aveva appoggiato nelle conferenze. «I quattro punti (dice il dispaccio inglese) saranno, alla ripresa delle conferenze, sottoposti ad un nuovo esame; ma la Francia e l’Inghilterra riguardansi come perfettamente libere d’operare secondo le circostanze, e di considerare le negoziazioni delle conferenze di Vienna come non avvenute.»

17 detto. Risposta del Gabinetto prussiano all’Austria: «Le obbligazioni contratte saranno mantenute, senza aderire per ciò alla solidarietà pel trattato di dicembre, né all’indivisibilità perfetta dei quattro punti.»

19 detto. Un dispaccio circolare del conte Clarendon ai rappresentanti della Gran Brettagna all'estero espone le viste del Gabinetto inglese circa la serrata delle conferenze di Vienna, in opposizione a quelle dei Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo. La risoluzione delle Potenze occidentali d’insistere sulla cessazione della preponderanza russa nel mar Nero era giustificata dagli sforzi ostinati dei plenipotenziarii russi di sostituire una garantia puramente morale alla garantia effettiva del1 integrità territoriale e dell'indipendenza della Turchia, come pure dal loro rifiuto di contrarre un obbligazione che le altre Potenze erano disposte ad accettare; cioè l'impegno, non solo di rispettare quell’indipendenza, ma ancora di difenderla colle armi, in caso di bisogno. L’Inghilterra non poteva cessare di chiedere garantie sufficienti per allontanare pericoli, l’allontanamento de' quali era lo scopo della guerra attuale.

24 detto. La politica indipendente, che l’Austria mantiene per la difesa degli interessi europei, fino che stanno in armonia cogli interessi speciali Austriaci, ha avuto la decisa espressione nell’ordine di Sua Maestà Francesco Giuseppe all’esercito, dato da Lemberg. In conseguenza di questo ordine 200,000 uomini depongono le armi. Sollevati onorevolmente dal servigio, diminuiscono i pesi del tesoro dello Stato. I punti di garantia furono il centro dell’operare dell’Europa non Russa; avendo le Potenze occidentali abbandonato quel centro, quei quattro punti diventarono eccentrici per l’Austria: e mentre molti tremano per la risoluzione austriaca, le stesse Potenze d'Occidente riconoscono la ragionevolezza di tale divisamente; e il ministro inglese degli affari esteri difese in Parlamento contro critica appasionata il contegno dell’Austria.

28 detto. Circolare dell’Austria ai Governi tedeschi: «La Dieta germanica è stata invitata ad approvare il contegno dell’Austria negli affari dell’Oriente, e in pari tempo a decidere sulla continuazione dell’assetto di guerra. Il plenipotenziario austriaco a Franeforte farà la dichiarazione che le misure militari dell’Austria dipendono dalla durata dell’incertezza, che regna circa la situazione presente; questa situazione permette attualmente, è vero, una riduzione di forze, richieste sino adesso dalle congiunture: ma, in pari tempo, essa domanda che il corpo d’esercito, che trovasi nei Principati, venga sostenuto all’uopo, e che in caso di necessità l’esercito possa, nel più breve termine esser rimesso nell’antico suo assetto.

2 Luglio. S. M. l’Imperatore Napoleone, nell’aprir la tornata straordinaria del Senato e del Corpo legislativo, pronuncia un discorso, di cui l’estratto: «Essendo le Conferenze di Vienna riuscite impotenti a ripristinare la pace, mi rivolgo al patriottismo del paese. Gli alleati sperano ancora che l’Austria adempia l'impegno di rendere il trattato offensivo e difensivo. Se le negoziazioni sono esaurite la guerra continua; la devozione dell’esercito condurrà in breve ad un fortunato risultamento. Sta a voi dare i mezzi di continuare la lotta, la leva del 1855 sarà di 140,000 uomini.»

4 detto. La Dieta Germania ha dichiarato che ringrazia il Governo austriaco per la comunicazione, che le fece, circa la chiusa delle conferenze di Vienna,. e pei tentativi da esso dedicati al ripristinamento della pace europea. Essa crede che viste le conclusioni federali del 24 luglio e del » dicembre 1854, la situazione attuale non rende necessario alcun nuovo provvedimento, neppur quello d’ampliare gli obblighi o impegni attuali della Confederazione.

1» detto. È pubblicato il carteggio diplomatico fra Vienna, Parigi e Londra;,da questo nulla trasparisce che possa render più implicata la questione. Vi si notano le ultime parole di lord Clarendon: «quando in avvenire giunga il tempo delle pratiche di pace il Governo di S. M. si terrà fermamente presenti i principii che lo guidarono negli ultimi negoziati; e non trascurerà alcun mezzo per ottener per l’impero ottomano e principalmente per l'Europa, garantie sufficienti contro il ritorno del pericolo.»

23 detto. Il Principe Gortschakoff consegnò all’imperatore Francesco Giuseppe una dichiarazione del Gabinetto di Russia, la quale contiene che l’Austria dalla parte della Russia non sarebbe minacciata di alcun pericolo pei Principati danubiani.

26 detto. Le proposte austriache alla Dieta Germanica furono evase coll’accettazione dei tre punti, proposti dalla Prussia.

1.° settembre. La missione a Vienna dell’inviato presidenziale alla Dieta germanica, tenente maresciallo barone di Prokesch, pare non rimanga senza influsso sullo Stato delle relazioni fra l’Austria e la Prussia. Anche colle Potenze occidentali pare sieno intavolate nuove pratiche. Nel soggiorno della Regina Vittoria a Parigi, vi furono importanti colloquii fra ministri inglese e francese, mentre l’Austria inviava ad essi il barone di Hübner.

S. settembre. — Caduta di Sebastopoli — Dal complesso delle operazioni, eseguite per ottenere tale successo, appare sempre più grande la vittoria ottenuta ed eroico lo sfogo degli alleati, costretti a vincere ciò che parve sempre insuperabile. Forse nessun altro combattimento nei fasti delle armi moderne può esser paragonato a questo per la rapidità delle mosse, il coraggio degli assalitori, la fermezza dei cinti. — Ai momento dell’assalto non meno di 700 bocche di fuoco facevano fronte alla forte artiglieria nemica: e nell’assalto e nel bombardamento non si tirarono meno di un milione e seicentomila colpi. L’assalto ebbe luogo a mezzodì preciso del giorno 8: e fin da tre giorni un bombardamento non interrotto aveva permesso che i lavori d'offesa fossero spinti più innanzi. A mezzodì si mossero le colonne francesi, la sinistra diretta sul forte Malakoff, la dritta sai Redan del Carenaggio; la guardia imperiale faceva di riserva. L’ordine di battaglia era dato dal Generale Bosquet, ed il maresciallo Pélissier dal ridotto Bramion né dirigeva le operazioni. L’assalto fu breve dinanzi a Malakoff. In pochi istanti i francesi, usciti dalle trincee, varcarono lo spazio interposto, passarono la fossa, gettarono le scale, e furono alla cinta esterna del forte. L’impeto loro fu irresistibile, la resistenza vinta in un momento. Dopo un quarto d’ora la bandiera francese sventolava sul muro di cinta. Gli inglesi mossero anch’essi contro il gran Redan del bastione, serrati in tre colonne destinate a sostenersi tra loro. La mischia s’impegnò forte e terribile:! russi indietreggiarono e perdettero la posizione; ma agli inglesi non venne fatto di mantenervisi, e si ritirarono eroicamente come eroicamente a' erano avanzati. La brigata piemontese non uscì dalle trincee, ma rimase esposta al fuoco delle artiglierie, che sostenne con italiana fermezza. Anche le flotte sebbene contrariate dal vento avversò danneggiarono non poco l’inimico. Alle quattro e mezza dopo mezzodì i Russi erano sconfitti, decisa la pugna, vinta la giornata. Nella quale i francesi vi ebbero più di 7500 tra morti e feriti, gl’inglesi 2000, e 40 i piemontesi. Perdite non tanto gravi, avuto riguardo all’importanza di una presa che doveva pesar tanto sulla bilancia degli avvenimenti avvenire.

Sebastopoli caduto, la quistione entrò in un’altra fisse, nella quale le armi dovevano, ceder alla diplomazia il diritto del futuro.

9 detto. Dopo la caduta di Sebastopoli, Pelissier annuncia: «La parte meridionale di Sebastopoli non è più. La batteria della Quarantena saltò in aria: 4200 bombe delle flotte cagionarono lo scoppio dell’incendio. I soldati sono sparsi pei bastioni, la città abbandonata: le navi furono mandate a picco.

13 detto. S. M. l’imperatore dei Francesi assiste a Nólre Dame al Te Deum in rendimento di grazie per la presa di Sebastopoli. Tutti i corpi dello Stato vi intervengono.

17 detto. La Prussia offre nuovamente la sua mediazione all’Austria, la Francia, l’Inghilterra. Non la si accetta.

23 detto. Il principe Gortschakoff annunzia: Il nemico ha sbarcato presso Eupatoria più di 20,000 uomini. Ivi debbono trovarsi riuniti più di 30,000 uomini. Al 22 ed al 23 il nemico fece degli attacchi sulla nostra sinistra.

25 detto. L’imperatore di Russia giunge a Nicolajeff, ad oggetto d’ispezionare le opere di fortificazione ed i cantieri. Prima di partire da Mosca S. M. scrive al governatore di quella città una lettera, nella quale si legge: la Russia ha avute prove ancora più gravi, e Dio Signore le ha sempre conceduto il suo benignissimo ed invisibile aiuto... Mi consola che tutti siano pronti a dare l’ultima goccia del loro sangue, onde conservare la totalità dell’Impero, l'onore della nazione.

29 detto. I Russi sono sconfitti dinanzi a Kars. li combattimento durò sette ore; piena fu la rotta dei Russi, i quali ebbero più di 4000 morti. I Turchi perdettero 4000 uomini.

5 ottobre (Atene 23 settembre). Un programma del nuovo gabinetto ellenico (composto dei Signori Rulgari, Silivergo, Fotti Smalens, e Miaulis) rafferma l’adempimento fedele degli obblighi greci verso le potenze straniere ed in particolare la severa osservanza della neutralità.

9 detto. Odessa è minacciata di bombardamento dalle flotte alleate.

3 novembre. S. M. l’imperatore Alessandro giunge in Odessa per ispezionare in persona quella fortezza.

10 detto. Lord Palmerston manifesta, che l’Inghilterra è risoluta a continuare la guerra fino a che possa ottenersi la pace a condizioni utili ed onorevoli.

12 detto. Lo Czar ritorna a Pietroburgo.

15 detto. S. M. l’imperatore dei Francesi, nel suo discorso di chiusura dell’Esposizione Universale d’industria, dice: Voi tutti dunque, i quali pensate che i progressi dell’agricoltura, dell’industria e del commercio d’una nazione contribuiscono alla prosperità di tutte le altre, e che quanto più le relazioni si moltiplicano, tanto più i pregiudizi! nazionali tendono a svanire, dite a' vostri concittadini, tornando nella vostra patria, che la Francia non ha odio contro nessun popolo, ch'ella ha simpatia per tutti coloro, i quali vogliono, come ella vuole, il trionfo del diritto e della giustizia. — Dite loro che, se desiderano la pace, bisogna che apertamente facciano almeno voti pro o contro noi, poiché in mezzo ad un gran conflitto europeo, l’indifferenza è un cattivo calcolo, il silenzio un errore. — Quanto a noi, popoli alleati pel trionfo d’una gran causa, tempriamo armi senza rallentare le nostre officine, senza fermare i nostri telai; siamo grandi per le arti della pace, come per le arti della guerra; siamo forti per la concordia, e riponiamo la nostra fiducia in Dio per farci trionfare della difficoltà del presente e delle vicende dell’avvenire.

23 detto. S. M. il Re di Sardegna Vittorio Emanuele giunge a Parigi in mezzo ad un’immensa folla, che l’accoglie con vive acclamazioni di un poetico entusiasmo. Alla stazione Egli viene ricevuto dal Principe Napoleone; appiè della scala delle Tuilerie, l’imperatore dei Francesi abbraccia cordialmente il Re italiano, il quale mostrasi visibilmente commosso dalle calorose manifestazioni, di cui è l’oggetto.

28 detto. La fortezza di Kars si rese al generale Meurawieff. La guarnigione tutta col muscir Wassif pascià, 8 pascià, il generale Wìlliams ed il suo stato maggiore sono prigionieri di guerra. Estenuata dai disaggi, ridotta alle ultime estremità, abbandonata a se stessa, la guarnigione, dopo aver fatto prodigi di valore, dovette por fine all’eroica sua. resistenza.

2» detto. Il Re di Prussia apre le Camere con un discorso con cui manifesta che, la continuazione delle complicazioni politiche impongono la necessità di mantenere ancora, benché in men larga misura, gli apparecchi di guerra; ed esprime la speranza, che la sua patria abbia a rimanere un asilo di pace.

30 detto. Il Re di Sardegna giunge a mezzodì a Londra; è ricevuto alla stazione di Douvres dal Principe Alberto: Ei traversa la città fra le acclamazioni del popolo.

2 dicembre. Il monitore pubblica la seguente lettera del Conte Walewski, diretta ai rappresentanti della Francia presso gli Stati neutrali:

«Signore. — Secondo quanto mi perviene da parecchi punti della -Germania, il discorso, pronunciato dall’imperatore in occasione della chiusa dell’Esposizione universale, produsse, com'era facile prevedere, -Un’impressione profonda. Tuttavia, esso non sarebbe stato giudicato da per tutto allo stesso modo, e sarebbe divenuto oggetto d’interpretazioni diverse. Eppure, esso non né comporta che una sola; e gli Stati neutrali non potevano prender equivoco intorno a' sentimenti, de' quali evidentemente non hanno se non a lodarsi.

«L’imperatore ha detto ch'egli desiderava una pace pronta e durevole. Io non ho ad insistere su questa dichiarazione; ella si comprende da sé e non abbisogna di commento.

«Rivolgendosi ai neutrali per invitarli a far voti con essa in tal senso, S. M. imperiale ha attestato bastantemente il valore, che annette alla loro opinione, e, il conto in cui tiene la loro influenza nel corso degli avvenimenti. Tale fu, del resto, il suo modo di vedere a loro riguardo, fin dal principio del conflitto diplomatico, che precedette le ostilità.

«L’imperatore ha opinato sempre che se, fin d’allora, essi avessero espresso con maggior forza il giudizio, che formavano sull’oggetto del litigio, avrebbero esercitato un’azione salutare sulle risoluzioni della Potenza, che ha provocato la guerra. La loro posizione non can giò punto agli occhi di S. M. imperiale; ed essi posson oggi, con un contegno fermo e deciso, affrettare lo scioglimento d’una lotta, cui, se condo la sua convinzione, potevano prevenire.

«In questo pensiero appunto l’imperatore domanda loro di far conóscere altamente le loro disposizioni alle Potenze belligeranti, e di porre nella bilancia delle forze rispettive il peso della loro opinione. Quest’appello, che fu del resto si bene compreso ed accolto sì fervorosamente da un uditorio, composto di rappresentanti di tutte le nazioni, non è dunque altro che un omaggio solenne, reso all’importanza e all’efficacia della parte spettante ai neutrali nella presente crisi.»

4 detto. S. M. il Re di Sardegna ha in Londra tutte quelle accoglienze, feste ed ovazioni, che ebbe l’imperatore dei Francesi. Nell’occasione d’una rassegna delle truppe, il Re visitò i feriti della Crimea, ai quali disse parole di conforto, versando lagrime di tenerezza alla vista di quei valorosi mutilati. Ed in risposta all’indirizzo in francese del Lord mayor nella City, egli rispose in italiano «L’accoglienza, che io ricevo, è una prova della simpatia inspirata dalla politica che seguii finora, ed in cui persisterò costantemente.»

6 detto. La formazione d’una speciale legione polacca, equipagiata ed esercitata in Inghilterra, è risoluta nel ministero Inglese.

22 detto. Il Monitore di Parigi pubblica il trattato, concluso il giorno 21 novembre, tra le Potenze Occidentali ed il Regno di Svezia e Norvegia, in seguito alla missione e colla mediazione del Generale Canrobert. Eccone il testo:


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TRATTATO

«S. M. l'Imperatore de' Francesi, S. M. la Regina del Regno unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e S. M. il Re di Svezia e di Norvegia, bramosi d’impedire ogni complicazione, atta a turbare l’equilibrio europeo, hanno deciso d’intendersi tra loro nell’intento d’assicurare l’integrità dei Regni uniti di Svezia e Norvegia, ed hanno eletti plenipotenziarii, per conchiudere a tal uopo un trattato, cioè:

«S. M. l’Imperatore de' Francesi, il sig. Carlo Vittore Lobstein, ufficiale dell’Ordine Imperiale della Legion d’onore, grancroce dell’Ordine regio della Stella polare di Svezia, commendatore dell’ordine de! Cristo e cavaliere di quello della Concezione di Portogallo, suo inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso S. M. il Re di Svezia e di Norvegia;

«S. M. la Regina del Regno unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, il signor Arturo Carlo Magenis, scudiere, suo inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso S. M. il Re di Svezia e di Norvegia;

«E S. M. il Re di Svezia e di Norvegia, il sig. Gustavo Nicolò Algernon Adolfo barone di Slierneld, suo ministro di Stato e degli affari esterni, cavaliere e commendatore de' suoi Ordini, grancroce del suo Ordine di S. Olaf di Norvegia, ecc., ecc.;

«I quali, dopo essersi scambievolmente comunicati i proprii pieni poteri, trovati in buona e debita forma, hanno convenuto quanto segue:

«Art. 4. S. M. il Re di Svezia e di Norvegia si obbliga a non cedere alla Russia, a non permutare con essa e a non permetterle di occupare parte niuna de' territorii appartenenti alle Corone di Svezia e di Norvegia. S. M. il Re di Svezia e di Norvegia si obbliga inoltre a non cedere alla Russia niun diritto di pascolo, di pescagione o di altro qualsiasi genere, tanto sopra i detti territorii, quanto sulle spiagge di Svezia e di Norvegia, ed a respingere ogni pretensione che la Russia potesse accampare, onde stabilire l’esistenza di qualcuno de' suddetti diritti.

Art. 2. In caso che la Russia facesse a S. M. il Re di Svezia e di Norvegia qualche proposta o domanda, diretta ad ottenere, sia la Cessione o la permuta di qualsiasi parte de' territorii appartenenti alla Corona di Svezia e Norvegia, sia la facoltà di occupare certi punti dei medesimi territorii, sia la cessione de' diritti di pescagione, di pascolo, od altro qualsiasi sui medesimi territorii e sulle spiagge di Svezia e Norvegia, S. M. il Re di Svezia e di Norvegia si obbliga a fare incontanente consapevoli di cosi fatta proposta S. M. l’Imperatore de' Francesi e S. M. Britannica; e le dette Maestà si assumono, dal canto loro, l’impegno di somministrare a S. M. il Ré di Svezia e di Norvegia bastevoli forze, si navali e sì militari, onde cooperare, unitamente colle forze navali e militari di S. M. suddetta, allo scopo di resistere alle pretensioni od aggressioni della Russia. La natura, l’importanza e la destinazione delle forze, di che trattasi, saranno, al caso, determinata di comune consenso delle tre Potenze.

«Art. 3. II presente trattato sarà ratificalo, e le ratificazioni verranno quanto prima scambiate a Stoccolma.

«In fede di che, i rispettivi plenipotenziarii l'hanno firmato ed bannovi apposto il sigillo dei loro stemmi.

«Fatto a. Stoccolma il ventuno novembre, l'anno di nostra salute mille ottocento cinquantacinque.

23 detto. Si festeggia a Berlino con un Tedeum la presa di Kars.

2» detto. L’Imperatore dei Francesi in occasione d’incontrare sulla piazza della Bastiglia la Guardia imperiale, reduce dalla Crimea, arringa i soldati, e dopo gli encomi di circostanza, fatti a quei valorosi, conchiude: Io v'ho chiamato, quantunque la guerra noti sia giunta a termine, perché è giusto di dare il cambio alle divisioni che maggiormente soffersero. Per tal modo potrà ogni soldato toccare la sua parte di gloria; ed il paese che tiene in assetto dì guerra 600,000 combattenti, ha interesse che siavi ora in Francia, un esercito copioso ed agguerrito, pronto ad accorrere ovunque necessità lo chiami. Serbate adunque con ogni cura le abitudini di guerra; ringalgiarditevi nell’acquistata esperienza; e state pronti a rispondere, quando abbisogni, al mio appello.

10 gennaio 1856. Un consiglio di guerra si raduna a Parigi sotto la presidenza dell’Imperatore Napoleone III, ad oggetto di illuminare il governo sulle varie combinazioni ammissibili, prevedere le contingenze, regolare le esigenze.

16 detto. Il Conte Esterhazy scrive oggi da Pietroburgo, che il sig. Nesselrode gli notificò l’accettazione pura e semplice delle proposizioni contenute nell'ultimato, le quali proposizioni dovranno servire di preliminari di pace. E ciò dietro gli uffizii dell’Austria presso lo Czar.

1.° febbrajo. Avendo la Russia aderito alle cinque proposizioni dei preliminari di pace senza riserva; all’oggetto di comprovarne l’adesione, e determinare che i plenipotenziarii abbiano ad adunarsi fra tre settimane a Parigi per procedere successivamente alla sottoscrizione dei preliminari, alla conclusione dell’armistizio, od all’apertura delle negoziazioni, fu tenuta conferenza a Vienna, e furono parafatti i preliminari suddetti.

25 detto. Oggi i plenipotenziarii dell’Austria, della Francia, della Gran Brettagna, della Russia, della Sardegna e della Turchia, si riuniscono in conferenza a Parigi, nel palazzo del Ministero degli affari esteri.

La soluzione della questione d’Oriente, e degli atti diplomatici relativi, trovano compimento nel trattato di Pace, conchiuso il 30 marzo, in esito delle conferenze suddette.


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TRATTATO DI PACE

Conchiuso a Parigi il trigesimo giorno del mese di marzo dell’anno 1856, tra l’Austria, la Trancia, il Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, la Prussia, la Russia, la Sardegna e la Turchia.

IN NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Le LL. MM. l’imperatore dei Francesi, la Regina del Regno Unito di Gran Brettagna e d’Irlanda, l’Imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna, e l’Imperatore degli Ottomani, animati dal desiderio di metter fine alle calamità della guerra, e volendo evitare che si rinnovino le complicazioni che la generarono, decisero d’intendersi con S. M. l’imperatore d’Austria sulle basi da porre per il ristabilimento e la consolidazione della pace, con assicurare, per mezzo di garanzie efficaci e reciproche, l’indipendenza e la integrità dell’impero ottomano.

A tal fine le LL. MM. nominarono a loro plenipotenziari!, cioè:

S. M. l’imperatore d'Austria: il signor Carlo Ferdinando conte di Buol-Schauenstein, gran croce, ecc., e il signor Giuseppe Alessandro barone di Hübner, gran croce, ecc.

S. M. L’Imperatore dei Francesi: il signor Alessandro conte Colonna Walewski, senatore dell'Impero, Grand'Uffiziale, ecc. e il Signor Francesco Adolfo Barone di Bourqueney, gran croce, ecc.

S. M. la Regina del Reame Unito di Gran Brettagna e d’Irlanda: l’onerevolissimo Giorgio Guglielmo Federico conte di Clarendon barone Hyde di Hindon, pari del Regno Unito, consigliere di S. M. Britannica, ecc., è l’onorevolissimo Enrico Riccardo barone Cowley, pari del Regno Unito, ecc.

S. M. Imperatore di tutte Russie: il signor Alexis conte Orloff, suo aiutante di campo generale, e generale di cavalleria, ecc., e il signor Filippo barone di Brunnow, suo consigliere privato, ecc. ecc.

S. M. il Re di Sardegna: Il signor Camillo Bejhso colite di Cavour, gran croce dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, ecc. tee., e il signor Salvatore marchese Villamarina, gran croce, ecc.

S. M. l’Imperatore degli Ottomani, Mohammed-Guia-Aali Pacha, Gran Visir ecc. e Mohamed-Djémil-Bey, decorato dell’Ordine Imperiale di Medjidir ecc.;

I quali si sono riuniti in Congresso a Parigi.

L’accordo essendo stato felicemente stabilito fra essi LL. MM. l’Imperatore d’Austria, l’Imperatore dei Francesi, la Regina del Reame Unito della Gran Brettagna e dell’Irlanda, l’imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna, e l’Imperatore degli Ottomani, considerando, che nell’interesse europeo S. M. Il Re di Prussia, firmato nella Convezione del 13 luglio 1841 doveva essere chiamato ad avere parte nei nuovi ordinamenti stabiliti, ed apprezzando il valore che aggiungerebbe a un’opera di pacificazione generale il concorso della detta Sua Maestà, l’hanno invitata a mandare Plenipotenziarii al Congresso.

In conseguenza S. M. il Re di Prussia nominò a suoi Plenipotenziarii il signor Ottone Teodoro Barone de Manteuffel Presidente del Consiglio ecc. Il signor Massimiliano Federico Carlo Francesco conte di Hatzfeld-Wildenbourg Schoenstein, Consigliere privato ecc.,.

I Plenipotenziarii, scambiati i loro pieni poteri, e trovatili regolari, convennero sui seguenti articoli:

Art. 1. Vi sarà, a datare dal giorno dello scambio delle ratifiche del presente trattato, pace ed amicizia tra S. M. l’Imperatore de' Francesi, S. M. la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, S. M. il Re di Sardegna, S. M. I. il Sultano da una parte, e S. M. l’imperatore di tutte le Russie dall’altra, del pari che tra i loro eredi e successori, loro Stati e sudditi rispettivi, in perpetuo..

Art. 2. Essendo felicemente stabilita la pace tra le dette Maestà, I territorii conquistati o occupati dalle loro armate, durante la guerra, saranno reciprocamente sgombrati. Speciali accomodamenti regoleranno il modo dello sgombramento, che dovrà effettuarsi al più presto che sia 'possibile.

Art. 3. S. M. l’Imperatore di tutte le Russie s’impegna a restituire a S. M. il Sultano la città e la cittadella di Kars, come pure le altre parti del territorio ottomano, di cui le truppe russe si trovano in possesso. ,

Art. 4. Le LL. MM. l’imperatore dei Francesi, la Regina del Reame Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, il Re di Sardegna e il Sultano si obbligano a restituire a S. M. l'Imperatore di tutte le Russie le città e porti di Sebastopoli: Balakava, Kamiesch, Eupatorio, Kertch, Jenikaleb, Linburn, non che tutti gli altri territorii occupati dalle truppe alleate.

Art. 5. Le LL. MM. l’imperatore dei Francesi la Regina del Reame-Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l'Imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna e il Sultano, accordano amnistia piena ed intiera a quei loro sudditi che siano stati compromessi per una partecizione qualunque ai casi della guerra in favore del nemico.

È espressamente inteso che questa amnistia comprenderà i sudditi di ciascuna delle parti belligeranti, che abbiano continuato durante, la guerra ad essere impiegati nel servizio di alcuno degli altri belligeranti.

Art. 6. I prigionieri di guerra saranno immediatamente restituiti d’ambe le parti.

Art. 7. S. M. l'Imperatore d’Austria, S. M. l'Imperatore dei Francesi, S. M. la Regina del Regno-Unito della Gran Brettagna e dell’Irlanda, S. M. il Re di Prussia S. M. l'Imperatore di tutte le Russie, e S. M. il Re di Sardegna dichiarano, ammessa la Sublime Porta a partecipare a tutti i vantaggi del diritto pubblico e del concerto europeo. Le LL. MM. si obbligano, ciascuna per la parte sua, a rispettare l'indipendenza e la integrità territoriale dell’impero ottomano, guarentiscono in comune la stretta osservanza di questo impegno, e considereranno in conseguenza quale questione di interesse generale ogni atto di natura da recarvi pregiudizio.

Art. S. Se fra la Sublime Porta ed una o più fra le altre delle Potenze firmate sopravvenga un dissenso che minacci la durata dei loro rapporti, la Sublime Porta e ciascuna di esse Potenze, prima di usar la forza, metteranno le altre parti contraenti in grado di evitare questo estremo colla loro azione mediatrice.

Art. 9. S. M. I. il Sultano, nella sua costante sollecitudine per il bene de' suoi sudditi, avendo emanato un firmano, che, migliorando la loro condizione senza distinzioni di religione, né di razza, consacra la sue generose intenzioni verso le popolazioni cristiane del suo impero, e volendo dare una novella testimonianza de' suoi sentimenti a questo riguardo, ha risoluto di comunicare alle potenze contraenti il detto firmano, spontaneamente largito dalla sua volontà sovrana. Le potenze contraenti constatano l'alto valore di questa comunicazione. È ben inteso che non sarà dato, in nessun caso, il diritto alle Potenze d’ingerirsi, sia collettivamente, sia separatamente, nei rapporti tra S. M. il Sultano e i suoi sudditi, né tampoco nell’amministrazione interna del suo impero.

Art. 40. La convenzione del 43 luglio 1844, che mantiene l’antica regola dell'impero ottomano, relativa alla chiusura degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, è stata riveduta di comune accordo. L’atto con chiuso a tale oggetto, e conformemente a questo principio, tra le alti parti contraenti, è, e rimane annesso al presente trattato, ed avrà anche forza e valore come se né facesse parte integrante.

Art. 11. Il Mar Nero è neutralizzato, aperto alla marina mercantile di tutte le nazioni. Le sue acque e i suoi porti sono formalmente in perpetuo interdetti alle bandiere di guerra, sia delle potenze finitime, sia di tutt’altra potenza, salvo le eccezioni menzionate negli articoli 44 e 1» del presente trattato.

Art. 12. Libero di qualunque intoppo il commercio nei porti è nelle acque del Mar Nero, non sarà soggetto che a de' regolamenti di sanità, di dogana, di polizia, concepiti in un senso favorevole allo sviluppo delle transazioni commerciali. Per dare agli interessi commerciali e marittimi di tutte le nazioni tutta la desiderabile sicurtà, la Russia e la Sublime Porta ammetteranno de' consoli ne' loro porti situati sul littorale del Mar Nero, conforme ai principii del diritto internazionale.

Art. 13. Il Mar Nero essendo neutralizzato, a' termini dell’art. 44, il mantenimento o lo stabilimento sul suo littorale di arsenali militari marittimi diventa senza necessità, come senza oggetto. In conseguenza S. M. l’imperatore di tutte le Russie e S. M. Il Sultano si obbligano a non costruire né conservare, su questo littorale, alcun arsenale militare marittimo.

Art. 14. Le LL. MM. l'Imperatore di tutte le Russie ed il Sàltano, avendo conchiuso una convenzione all’oggetto di determinare la forza ed il numero dei bastimenti leggieri, necessarii al servizio delle loro coste, che si riserbano di mantenere nel Mar Nero, questa convezione viene ‘annessa al presente trattato, ed avrà anche forza e valore come se né facesse parte integrante. Essa non potrà essere né annullata né modificata, senza il consenso delle potenze segnatane del presente trattato.

Art. 15. L’atto del Congresso di Vienna avendo stabilito i principii destinati a regolare la navigazione de' fiumi che separano o attraversano più Stati, le potenze contraenti stipulano tra loro, che per lo avvenire questi principii saranno egualmente applicati al Danubio ed alle sue bocche. Esse dichiarano che questa disposizione fa d’ora in poi parte del diritto pubblico dell’Europa, e la prendono sotto la loro guarentigia. La navigazione del Danubio non potrà essere soggetta ad alcun ostacolo né tassa, che non fosse espressamente preveduta dalle stipulazioni contenute negli articoli seguenti. In conseguenza, non sarà esatto alcun pedaggio, basato unicamente sul fatto della navigazione del fiume, né alcun diritto sulle mercanzie che si trovino a bordo de' navigli. I regolamenti di polizia e di quarantena da stabilirsi per la sicurezza degli Stati separati o attraversati dal fiume, saranno concepiti in modo da favorire, per quanto sarà possibile, la circolazione de' navigli tranne questi regolamenti, non sarà frapposto alcun ostacolo, qualunque ei sia, alla libera navigazione.

Art. 16. Nello scopo di realizzare le disposizioni dell’articolo precedente, una Commissione, nella quale l’Austria, la Francia, la Gran Brettagna, la Prussia, la Russia, la Sardegna e la Turchia saranno, ciascuna, rappresentante da un delegato, sarà incaricata d'ordinare e far eseguire i lavori necessari, al di la di Isatcha, per sgomberare le bocche del Danubio, non che le parti del mare che vi si avvicinano, dalle sabbie e altri ostacoli che le ostruiscono, affine di mettere questa parte del fiume e le dette parli del mare nella miglior condizione possibile di navigabilità. Per coprire le spese di questi lavori, non che quelle degli stabilimenti che hanno per oggetto di assicurare e facilitare la navigazione alle bocche del Danubio, potranno essere prelevati diritti fissi, di una tassa conveniente, stabiliti dalla Commissione a maggioranza di voti, coll’espressa condizione che, sotto questo rapporto come su tutti gli altri, le bandiere di tutte le nazioni saranno trattate sul piede d'una perfetta uguaglianza.

Art. 17. Sarà stabilita una Commissione, e si comporrà di delegati dell’Austria, della Baviera, della Sublime Porta, e del Wurtemberg (uno per ciascuna di queste potenze), a' quali si uniranno i commissari! de' tre Principati Danubiani, la cui nomina sarà stata approvata dalla Porta? Questa Commissione, che sarà permanente, 4. elaborerà i regolamenti di navigazione e di polizia fluviale: 2. farà scomparire gli ostacoli di qualunque natura potessero essere, che si oppongono tuttavia all’applicazione al Danubio delle disposizioni del trattato di Vienna: 3. ordinerà e farà eseguire i lavori necessarii lungo tutto il corso del fiume; 4. veglierà, dopo lo sciolgimento della Commissione europea, al mantenimento della navigabilità delle bocche del Danubio e delle parli del mare che vi si avvicinano.

Art 1S. È ben inteso che la Commissione europea avrà fornito il suo compito, e che la Commissione fluviale avrà terminato i lavori destinati ne' paragrafi 4. e 2. nello spazio di due anni. Le potenze segnatarié riunite in conferenza, informate di questo fatto, pronuncieranno, dopo averne preso atto, lo scioglimento della Commissione europea, e da quel punto la Commissione finitima permanente godrà degli stessi poteri de' quali era fino allora investita la Commissione europea.

Art. 19. All’oggetto di assicurare l'esecuzione de' regolamenti che saranno stati stabiliti di comune accordo, dietro i principii sopra enunciati, ciascuna delle potenze contraenti avrà il diritto di far stazionare costantemente due bastimenti leggieri alle bocche del Danubio.

Art. 20. In cambio delle città, porti e territorii enumerati nell’art. 4 del presente trattato, e per viemeglio assicurare la libertà della navigazione del Danubio, S. M. l'Imperatore di tutte le Russie consente alla rettificazione della sua frontiera in Bessarabia. La novella frontiera partirà dal Mar Nero, ad un chilometro all’est del lago Bournasola, raggiungerà perpendicolarmente la strada di Akerman, seguirà questa strada sino al vallo di Traiano, passerà per il sud di Belgrado, risalirà lungo la riviera di Jalpuk sino all'altura di Saratsika, e andrà a terminare a Katamori sul Pruth. Risalendo da questo punto, l'antica frontiera tra i due imperi non subirà alcuna modificazione. De’ delegati delle potenze contraenti fisseranno i particolari della linea della nuova frontiera.

Art. 21. Il territorio ceduto dalla Russia sarà annesso al Principato di Moldavia, sotto la signoria (suzerainetè) della Sublime Porta. Gli abitanti di questo territorio godranno dei diritti e privilegi assicurati a' Principati, e durante io spazio di tre anni sarà loro permesso di trasportare altrove il proprio domicilio, disponendo liberamente delle loro proprietà.

Art. 22. I Principati di Valachia e di Moldavia continueranno a godere, sotto la signoria (suzerainetè) della Sublime Porta, e sotto la guarentigia delle potenze contraenti, i privilegi e le immunità di cui sono in possesso. Verun protettorato esclusivo non sarà esercitato sii d'essi da una sola delle potenze garanti. Non vi sarà alcun dritto particolare d’ingerenza nei loro affari interni.

Art. 23. La Sublime Porta s’impegna a conservare ai suddetti Principati un'amministrazione indipendente nazionale, non che la piena libertà di culto, di legislazione, di commercio e di navigazione. Le leggi e statuti oggidì in vigore saranno Tiveduti. Per istabilire un completo accordo sopra questa revisione, una Commissione speciale, intorno alla composizione della quale s’intenderanno le alte potenze contraenti si riunirà senza indugio a Bukarest con un Commissario della Sublime Porta. Questa Commissione avrà per incarico d’informarsi dello stato attuale dei Principati e di proporre le basi della loro futura organizzazione.

Art. 24. S. M. il Sultano promette di convocare immediatamente un Divano ad hoc in ognuna delle due provincia, composto in modo da formare la rappresentanza più esatta degl’interessi di tutte le classi della società. Questi Divani saranno chiamati ad esprimere i voti delle popolazioni relativamente alla definitiva organizzazione de' Principati. Una istruzione del Congresso regolerà i rapporti della Commissione con questi Divani.

Art. 25. Pigliando in considerazione l’opinione espressa da' due Divani, la Commissione trasmetterà senza indugio alla sede attuale delle conferenze i risultamenti del proprio lavoro. L’accordo finale colla potenza signoriale sarà consacrato da una convenzione conchiusa a Parigi tra le alte Parti contraenti, e un Hatticheriff conforme alle stipulazioni della convenzione costituirà definitivamente l’organizzazione di queste provincie, poste da qui innanzi sotto la garanzia collettiva di tutte le potenze segnatarie.

Art. 26. Rimane convenuto che vi sarà ne’ Principati una forza armata nazionale, ordinata allo scopo di mantenere la sicurezza interna e di assicurare quella della frontiera. Non si potrà opporre alcun ostacolo a' provvedimenti straordinari di difesa che, di accordo colla Sublime Porta, i Principati fossero costretti a prendere per respingere qualsivoglia aggressione straniera.

Art. 27. Se la quiete interna dei Principati si trovasse minacciata o compromessa, la Sublime Porta s'intenderà colle altre potenze contraenti sulle misure da prendersi per mantenere o ripristinare l'ordine legale; e un intervento armato non potrà aver luogo se non previo accordo tra coteste potenze.

Art. 2S. II. principato di Servia continuerà a rimanere nella dipendenza della Sublime Porta, conformemente agli hals imperiali, che fissano e determinano i suoi diritti e immunità, posti quindi innanzi sotto la guarentigia collettiva delle potenze contraenti. Per conseguenza il detto Principato conserverà la propria amministrazione indipendente e nazionale, come benanco piena libertà di culto, di legislazione, di commercio e di navigazione.

Art. 29. Il diritto di guarnigione della Sublime Porta, come trovasi stipulato da' regolamenti interni, è mantenuto: verun intervento armato potrà aver luogo in Servia, senza previo accordo tra le alte potenze contraenti.

Art. 30. S. M. l’imperatore di tutte le Russie e S. M. il Sultano mantengono nella sua integrità lo stato dei loro possessi in Asia, come esisteva legalmente avanti la rottura. Per antivenire qualsivoglia contestazione locale, la linea della frontiera verrà rettificata, se farà mestieri, senza che né possa risultare un danno territoriale per l'una o l’altra delle due parti. A quest’effetto una Commissione mista, composta di due commissari! russi, di due commissari! ottomani, di un commissario francese, di un commissario inglese, sarà mandata sui luoghi, immediatamente dopo il ripristinamento delle relazioni diplomatiche tra la corte di Russia e la Sublime Porta. Il suo lavoro dovrà essere terminato infra otto mesi, a datare dallo scambio delle ratifiche del presente trattato.

Art. 31. I territori occupati: durante la guerra dalle truppe delle LL. MM. l’Imperatore d’Austria, l’Imperatore de' Francesi, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e del Re di Sardegna, a' termini delle convenzioni sottoscritte a Costantinopoli, il 12 marzo 1834 tra la Francia la Gran Brettagna e la Sublime Porta, il 14 giugno dello stesso anno tra l’Austria e la Sublime Porta, e il 15 marzo 1855 tra la Sardegna e la Sublime Porta, saranno sgombrati dopo lo scambio delle ratifiche del presente trattato, tosto che sarà fattibile. I tempi ed i mezzi di esecuzione formeranno l'oggetto di accomodamento tra la Sublime Porta e le potenze, le cui truppe hanno occupato il suo territorio.

Art. 32. Fintantoché i trattati o le convenzioni esistenti prima della guerra tra le potenze belligeranti, sieno stati o rinnovati o surrogati da atti nuovi, il commercio d’importazione e di esportazione avrà luogo reciprocamente a norma dei regolamenti vigenti prima della guerra; e i loro sudditi in qualsiasi altra materia saranno respetlivainente trattati come la nazione più favorita,

Art 33. La convenzione conclusa in questo giorno tra le LL. MM. l’imperatore dei Francesi e la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e della Irlanda da una parte, e S. M. l’imperatore di tutte le Russie dall’altra, relativamente alle isole d’Aland, è, e rimane annessa al presente trattato, ed avrà la stessa forza e valore come se né facesse parte.

Art. 34. Il presente trattato sarà ratificato, e le ratifiche saranno scambiate a Parigi nello spazio di quattro settimane, o prima, se è possibile.

In fede di che i plenipotenziarii rispettivi l’hanno sottoscritto, e vi hanno apposto, il suggello delle loro armi.

Fatto a Parigi, il 30 marzo 1856.

(L. S.) BUOL SCHAUENSTEIN.

«HÙBNER.

«A. WALEWSKI.

«BOURQUENEY.

«CLARENDON.

«COWLEY.

«MANTEUFFEL.

«HATZFELDT.

«ORLOFF.

«BRUNNOW.

«C. CAVOUR.

«DE VILLAMARINA.

«AALI.

«MEHEMMED DJÉMIL.

Articolo addizionale transitorio.

Le stipulazioni della convenzione degli Stretti firmata in questo giorno, non si applicheranno ai navigli di guerra impiegati dalle potenze belligeranti per Io sgombro, per via di mare, dei territorii occupati dai loro eserciti; ma esse stipulazioni riprenderanno tutta la loro efficacia, appena compiuto lo sgombro.

Fatto a Parigi il 30 marzo 1850.

(L. S.) BUOL SCHAUENSTEIN.

«HÙBNER.

«A. WALEWSKI.

«BOURQUENEY.

«CLARENDON.

«COWLEY.

«MANTEUFFEL.

«HATZFELDT.

«ORLOFF.

«BRUNNOW.

«C. CAVOUR.

«DE VILLAMARINA.

«AALI.

«MEHEMMED DJÉMIL.


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ALLEGATO I.

IN NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Le loro Maestà l’Imperatori d’Austria, l’imperatore de' Francesi, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, il Re di Prussia, l’imperatore di tutte le Russie, sottoscrìventi la Convenzione del tredici Luglio mille ottocento quarantauno, e Sua Maestà il Re di Sardegna, volendo constatare in comune la loro unanime determinazione di conformarsi all’antica regola dell’impero Ottomano, dietro la quale gli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo sono chiusi ai bastimenti da guerra stranieri, finattantoché la Porta si trova in pace;

Le dette Maestà da una parte e Sua Maestà il Sultano dall’altra, hanno risolto di rinnovare la Convenzione conchiusa in Londra il tredici Luglio mille ottocento quarantauno, tranne alcune modificazioni di dettaglio, che non arrecano nocumento alcuno al principio sopra il quale esso riposa;

In conseguenza, le dette Maestà Loro hanno nominalo a questo effetto per loro Plenipotenziarii, vale a dire:

Sua Maestà I Imperatore d’Austria, il sig. Carlo Ferdinando Conte de Buol Schauenstein, Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Leopoldo d’Austria, Cavaliere dell’Ordine della Corona di Ferro di prima classe, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d'Onore, Cavaliere degli Ordini dell’Aquila nera e dell’Aquila rossa di Prussia, Gran Croce degli Ordini Imperiali d’Alessandro Newsky (in brillanti) e dell’Aquila bianca di Russia, Gran Croce dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, decorato dell’Ordine Imperale del Médjidié di prima classe ecc. ecc. Suo Ciambellano e Consigliere intimo attuale, Suo Ministro della casa e degli affari esteri, Presidente della Conferenza dei Ministri,

E il Sig. Giuseppe Alessandro barone di Hübner, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Corona di Ferro, Grand'Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, suo Consigliere intimo attuale e suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario alla Corte di Francia;

Sua Maestà l’Imperatore de' Francesi, il Sig. Alessandro Conte Colonna Walewski, Senatore dell’impero, Grand’Officiale dell’Ordine. Imperiale della Legion d’Onore, Cavaliere Gran Croce dell’Ordine equestre dei Serafini, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, decorato dell’Ordine Imperiale del Médjidié di prima Classe ecc. ecc. suo Ministro e Secretario di Stato al dipartimento degli affari esteri,

Ed il Sig. Francesco Adolfo Barone de Bourqueney Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore e dell’Ordine di Leopoldo d’Austria, decorato dell’effigie del Sultano in diamanti ecc. ecc., suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario presso Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica;

Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’onorevolissimo Giorgio Guglielmo Federico Conte di Clarendon, Barone Hyde de Hindon, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà Britannica nel suo Consiglio privato, Cavaliere del nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno, principal Secretario di Stato di Sua Maestà per gli affari esteri,

E l’onorevolissimo Enrico Ricardo-Carlo Barone Cowley, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà nel suo Consiglio privato Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Sua Maestà presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi;

Sua Maestà il Re di Prussia, il Signor Ottone Teodoro Barone di Manteuffel, Presidente del suo Consiglio e suo Ministro degli affari esteri, Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia, prima Classe, con foglie di quercia, corona e scettro, Gran Commendatore dell’Ordine di Hohenzollern, Cavaliere dell’Ordine di San Giovanni di Prussia, Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano di Ungheria, Cavaliere dell’Ordine di Sant’Alessandro Newsky, Gran-Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine del Nichan Iftichar di Turchia ecc. ecc. ecc.

E il Sig. Massimiliano, Federico, Carlo, Francesco, conte di Hatzfeld-Wildenburg Schoenstein, suo Consigliere privato Attuale e suo Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario alla Corte di Francia, Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia seconda Classe, con foglie di quercia e piastra, Cavaliere della Croce d’Onore de Hohenzollern prima Classe ecc. ecc. ecc.

Sua Maestà il Re di Sardegna, il signor Camillo Benso, Conte di Cavour, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Cava liere dell’Ordine del Merito Civile di Savoja, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, decorato dell’Ordine Imperiale del Médjidié di prima classe, Gran Croce di parecchi altri Ordini stranieri, Presidente del Consiglio dei Ministri e Suo Ministro Secretario di Stato per le Finanze,

E il Sig. Salvatore, Marchese di Villamarina, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro Grand’Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore ecc. ecc. ecc. Suo Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario alla Corte di Francia;

Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, il Signor Alessio Conte Orloff, suo Ajutante di Campo generale, Generale di Cavalleria, Comandante del Quartiere generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell’’Impero e del Comitato dei Ministri, decorato dell’effigie in diamanti delle loro Maestà, il defunto Imperatore Nicolò e l’Imperatore Alessandro II, Cavaliere dell’Ordine di Sant’Andrea in diamanti e degli Ordini di Russia, Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria di prima Classe, dell’Aquila nera di Prussia, in diamanti, de 1l'Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri.

E il Sig. Filippo Barone di Brunnow suo Consigliere privato, suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A. R. il Granduca de Hesse, Cavaliere dell’Ordine di San Wladimiro di prima Classe, di Sant’Alessandro Newsky, arricchito di diamanti, dell’Aquila bianca, di Sant’Anna di prima Classe, di Santo Stanislao di prima Classe, Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia di prima Classe, Commendatore dell'Ordine di Santo Stefano d'Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

E sua Maestà Imperiale il Sultano, Mouhammed-Emin-Aali-Pacha, Gran Visir dell’Impero Ottomano decorato degli Ordini Imperiali del Médjidié e del Merito di prima Classe, Gran Croce dell’Ordine Impe-. riale della Legion d’Onore, di Santo Stefano d’Austria, dell’Aquila rossa di Prussia, di Sant’Anna di Russia, dei Santi Maurizio e Lazzaro di Sardegna, della Stella polare di Svezia, e dì parecchi altri Ordini stranieri.

E Mehemmed-Djémil-Bey, decorato dell’ordine Imperiale del Médjidié di seconda Classe, e Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, suo Ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi, accreditato nella medesima qualità presso Sua Maestà il Re di Sardegna; quali dopo avere scambiato i loro pieni poteri, trovati in buona e debita forma, sono convenuti degli Articoli seguenti:

Art. I.

Sua Maestà il Sultano da una parte, dichiara ch’egli ha la ferma risoluzione di mantenere in futuro il principio invariabilmente stabilito, come antica regola del suo Impero, e in virtù del quale è stato in ogni tempo vietato ai bastimenti da guerra delle Potenze straniere di entrare negli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo; e che fino a tanto che la Porta si trova in pace, Sua Maestà non ammetterà alcun bastimento da guerra straniero nei detti Stretti.

E le Loro Maestà l’imperatore d’Austria, l’imperatore dei Francesi, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e il Re di Prussia, l’imperatore di tutte le Russie, e il Re di Sardegna, dall’altra parte, si obbligano di rispettare questa determinazione del Sultano e di conformarsi al principio qui sopra enunciato.

Art. II.

Sultano si riserva, come per lo passato, di rilasciare dei Birmani di passaggio ai bastimenti leggieri sotto stendardo di guerra, i quali saranno impiegati com’è d’uso, al servigio delle Legazioni delle Potenze Amiche.

Art. III.

La medesima eccezione viene applicata ai bastimenti leggieri sotto stendardo di guerra, che ciascuna delle Potenze contraenti è autorizzata a far stazionare alle imboccature del Danubio, per assicurare l’esecuzione dei regolamenti relativi alla libertà del fiume, ed il cui numero x non dovrà eccedere di due per ogni Potenza.

Art. IV.

La presente Convenzione annessa al Trattato generale firmato a Parigi, in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né saranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane o più presto, se è possibile.

In fede di che i Plenipotenziarii rispettivi l’hanno firmata, e vi hanno apposto il suggello delle loro armi. Fatto a Parigi, il trentesimo giorno del mese di Marzo dell’anno mille ottocento cinquanta sei.

(L. S.) BUOL SCHAUENSTEIN.

«HÙBNER.

«A. WALEWSKI.

«BOURQUENEY.

«CLARENDON.

«COWLEY.

«MANTEUFFEL.

«HATZFELDT.

«ORLOFF.

«BRUNNOW.

«C. CAVOUR.

«DE VILLAMARINA.

«AALI.

«MEHEMMED DJÉMIL.

ALLEGATO II

IN NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Stia Maestà l’imperatore di tutte le Russie, e Sua Maestà Imperiale il Sultano, prendendo in considerazione il principio di neutralità del Mar Nero, stabilito coi preliminari registrali al protocollo N.° I, firmato a Parigi il 25 febbrajo del presente anno; e volendo in conseguenza regolare di comune accordo il numero, e la forza dei bastimenti leggieri che Elleno si sono riservate ili mantenere nel Mar Nero per il servigio delle loro coste, hanno risoluto di firmare a questo scopo una Convenzione speciale ed hanno nominato a questo effetto:

Sua Maestà l’Imperatore di tutte le Russie, il sig. Alessio Conte Orloff, suo abitante di Campo generale, e Generale di Cavalleria, Comandante il Quartier generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell’Impero e del Comitato dei Ministri, decorato della effigie in diamanti delle Loro Maestà, il fu Imperatore Nicolò e l’Imperatore Alessandro II, Cavaliere dell’Ordine di Santo Andrea in diamanti e degli Ordini di Russia, Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria di prima Classe, dell’Aquila nera di Prussia in diamanti, dell’Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri,

E il sig. Filippo Barone di Brunnow, suo Consigliere privato, Suo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A. R. il Gran Duca di Hesse, Cavaliere dell’Ordine di San Wladimiro di prima Classe, di Santo Alessandro Newsky, fregiato in diamanti, dell'Aquila bianca, di Sant’Anna di prima Classe, di Santo Stanislao di prima Classe, Gran Croce dell’Aquila rossa di Prussia di prima Classe, Commendatore dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

E Sua Maestà Imperiale il Sultano, Mouhammed-Emin-Aali Pacha, Gran Visir dell'Impero Ottomano, decorato degli Ordini Imperiali del Médjidié e del Merito di prima Classe, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, di Santo Stefano d’Austria, dell’Aquila rossa di Prussia, di Sant’Anna di Russia, dei Santi Maurizio e Lazzaro di Sardegna, della Stella polare di Svezia e di parecchi altri Ordini stranieri.

E Mehemmed-Djémil-Bey decorato dell’Ordine Imperiale del Médjidié di seconda Classe e Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Suo Ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi, accreditato nella medesima qualità presso Sua Maestà il Re di Sardegna.

I quali, dopo avere scambiato i loro pieni poteri in buona e debita forma, sono convenuti negli Articoli seguenti:

Art. I.

Le Alte Parti contraenti si obbligano vicendevolmente a non avere nel Mar Nero altri bastimenti da guerra tranne quelli il cui numero, la forza e le dimensioni sono stipulate qui appresso.

Art. II.

Le Alte Parti contraenti si riservano di mantenere ciascheduna in questo mare sei bastimenti a vapore di cinquanta metri di lunghezza, a fior d’acqua, del peso di ottocento tonnellate al maximum, e quattro bastimenti leggeri a vapore o a vela d’una forza che non sorpasserà duecento tonnellate per ciascheduno.

Art. III.

La presente Convenzione annessa al Trattato generale, firmato a Parigi in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né verranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane o più presto se è possibile.

In fede di che i Plenipotenziarii rispettivi l’hanno firmata e vi hanno apposto il sigillo delle loro armi.

Fatto a Parigi il trentesimo giorno del mese di marzo dell’anno mille ottocento cinquanta sei.

(L. S.) ORLOFF.

«BRUNNOW.

«AALI.

«MEHEMMED DJÉMIL.

ALLEGATO III

IN NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi, Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e Sua Maestà l'Imperatore di tutte le Russie, volendo estendere fino al Mar Baltico l’accordo sì felicemente stabilito fra di loro in Oriente, e consolidare in tal guisa i benefizj della pace generale, hanno determinato di conchiudere una Convenzione e nominato a tale effetto:

Sua Maestà l’imperatore dei Francesi, il sig. Alessandro Conte 'Walewki, Senatore dell’Impero, Grande Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, Cavaliere Gran Croce dell’Ordine equestre dei Serafini, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, decorato dell’Ordine Imperiale del Médjidié di prima classe ecc. ecc. ecc. Suo Ministro e Secretario di Stato al dipartimento degli affari esteri,

E il signor Francesco Adolfo Barone di Bourqueney, Gran Croce dell Ordine Imperiale della Legion d’Onore e dell’Ordine di Leopoldo d’Austria, decorato dell’effigie del Sultano in diamanti ecc. ecc. ecc. Suo Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica;

Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d'Irlanda, l’onorevolissimo Giorgio Guglielmo Federico Conte di Clarendon, Barone Hyde de Hindon, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà Britannica nel suo Consiglio privato, Cavaliere del nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno Principale, Secretario di Stato di S. M. per gli affari esteri,

E l’onorevolissimo Enrico-Riccardo-Carlo Barone Cowley, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà nel suo Consiglio privato, Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Sua Maestà presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi;

E Sua Maestà l’Imperatore di tutte le Russie, il signor Alessio Conte d’Orloff, suo Ajutante di Campo generale e Generale di Cavalleria, Comandante il quartier generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell’impero e del Comitato dei Ministri, decorato della effigie in diamanti delle Loro Maestà, il fu Imperatore Nicolò e l’imperatore Alessandro II, Cavaliere dell’ordine di Sant’Andrea in diamanti, e degli Ordini di Russia, Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria di prima classe dell’Aquila nera di Prussia in diamanti, dell’Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri,

E il sig. Filippo Barone di Brunnow, suo Consigliere privato, suo Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A. R. il Gran Duca di Hesse, Cavaliere dell’Ordine di San Wladimiro di prima classe, di Sant’Alessandro Newsky fregiato in diamanti, dell’Aquila bianca, di Sant’Anna di prima classe, di Santo Stanislao di prima classe, Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia di prima classe, Commendatore dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

I quali, dopo avere scambiato i loro pieni poteri, trovati in buona e debita forma sono convenuti negli Articoli seguenti:

Art. I.

Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, per corrispondere al desiderio che Le è stato espresso dalle Loro Maestà l’imperatore dei Francesi e la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, dichiara che le Isole d’Aland non saranno fortificate e che non vi sarà mantenuto, né creato alcuno stabilimento militare o navale.

Art. II.

La presente Convenzione annessa al Trattato generale, firmato a Parigi in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né saranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane, o più presto, se è possibile.

In fede di che i Plenipotenziarii rispettivi l’hanno firmato e vi hanno apposto il sigillo delle loro armi.

Fatto a Parigi, il trentesimo giorno del mese di marzo dell'anno mille ottocento cinquanta sei.

(L. S.) A. WALEWSKI.

«BOURQUENEY.

«CLARENDON.

«COWLEY.

«ORLOFF.

«BRUNNOW.


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PROTOCOLLO N.° I

Presenti:

Per l'Austria:

Il Conte de Buol, Schauenstein, ed

Il Barone de Hübner;

per la Francia:

Il Conte Colonna Walewski, ed

Il Barone di Bourqueney;

per la Gran Brettagna:

Il Conte di Clarendon, e

Lobo Cowley;

par la Russia:

Il Conte Orloff, ed

Il Barone di Brunnow;

per la Sardegna:

Il Conte di Cavour, ed

Il Marchese di Villamarina;

per la Turchia:

Aali Pacha, e

Mehemed-Djemil-Bey.

I signori plenipotenziarii dell’Austria, Francia, Gran Brettagna, Russia, Sardegna e Turchia si sono riuniti quest’oggi in conferenza al palazzo del Ministero degli affari esteri.

Il conte Buol prende la parola e propone di confidare la presidenza dei lavori della conferenza al conte Walewski. «Non è questo, dice egli, solamente un uso consacrato dai Congressi precedenti e di recente osservato a Vienna; ma è in pari tempo un omaggio, al Sovrano, della cui ospitalità godono al presente i rappresentanti d’Europa.«IL conte Buol ritiene che questa scelta, la quale sotto tutti i rapporti è un’arra di eccellente direzione pei lavori delle conferenze, sarà approvata unanimemente.

I plenipotenziarii aderiscono ad unanimità alla proposta, ed il conte Walewski, avendo presa la presidenza, né ringrazia i plenipotenziarii In questi termini:

«Signori vi rendo grazie dell’onore, che mi fate, scegliendomi per vostro organo; e sebbene mi reputi non degno di questo onore, io non debbo né posso esitare ad accettarlo, perché reggo in esso una«nuova testimonianza dei sentimenti, si dei nostri alleati che dei no«stri avversarli, nel domandare che Parigi sia la sede dei negoziati,«che già si aprono.

«L’accordo unanime, che si è manifestato su questo punto e di«buon augurio pel risultato finale dei nostri conati.

«Per quanto è in me, io mi sforzerò di corrispondere alla vostra confidenza, adempiendo coscienziosamente ai doveri, che mi avete attribuiti; le mie care mireranno a toglier di mezzo le inutili lungaggini; ma inteso specialmente a conseguire prontamente lo scopo, non dimenticherò che la soverchia precipitanza potrebbe allontanarmene.

«Del resto, o signori, animati come siamo d’un medesimo spirito di conciliazione, disposti a dar prova d'umana benevolenza, coll’evitare le discussioni irritanti, noi sapremo compire scrupolosamente e con tutta la necessaria maturità la grande missione, che è confidata, senza perdere di vista la giusta impazienza dell’Europa, i cui occhi sono rivolti su noi, aspettando con ansietà il risultamento delle nostre deliberazioni.»

Sulla proposizione del conte Walewski la Conferenza decise di confidare la redazione dei protocolli al signor, benedetti, direttore degli affari politici al Ministero degli affari esteri, il quale viene introdotto nella sala.

I plenipotenziarii procedono, alla verifica dei loro poteri rispettivi, i quali essendo stati trovati in regola, vengono, annessi agli atti della Conferenza.

Il conte Walewski propone, e i signori plenipotenziarii convengono d'obbligarsi vicendevolmente a osservare un secreto assoluto su tutto dò che succederà nella Conferenza,

Siccome la Sardegna non sottoscrisse it protocollo deliberato a Vienna nel d.° febbraio ultimo, perciò i plenipotenziarii sardi dichiarano d’aderire pienamente al detto protocollo e al documento che vi è annesso.

Il conte Walewski, dopo aver esposto l’ordine dei lavori, di cui la Conferenza deve occuparsi, opina doversi dichiarare che il protocollo segnato a Vienna il febbraio terrà luogo di preliminari di pace.

I plenipotenziarii, dopo avere scambiate le loro idee su questo punto, Considerando che il protocollò, segnato a Vienna nel detto giorno dai rappresentanti d’Austria, Francia, Gran Brettagna, Russia e Turchia, constata l’adesione delle loro Corti alle basi de' negoziali contenuti nel documento annesso al detto protocollo, e che queste disposizioni compiono l’oggetto, che sarebbe conseguito da un atto, destinato a fissare i preliminari di pace, convengono che questo medesimo protocollo col suo annesso, di cui una copia sasrà segnata da essi ed unita al prefato protocollo, avranno la forza di preliminari formali di pace.

Essendo i plenipotenziarii rimasti d’accordo sui preliminari di pace, il conte Walewski propone di passare alla conclusione d’un armistizio. I plenipotenziarii avendone discusso i termini e la natura, e considerando essere il-caso di procedere, durante la presuntiva durata de' negoziati, a una sospensione d’ostilità fra gli eserciti che si trovano di fronte, deliberano che verrà conchiuso, fra' comandanti in capo, un armistizio, il quale cesserà, di pieno diritto, nel 31 marzo prossimo inclusivamente, ove prima di quest’epoca non sia di comune accordo rinnovato.

Durante la sospensione delle ostilità, le truppe conserveranno le rispettive posizioni che occupano, astenendosi da qualsivoglia atto aggressivo.

In conseguenza, la presente risoluzione sarà trasmessa, sena ritardo, e per telegrafo, ai comandanti in capo, perché vi si conformino subito che riceveranno gli ordini dei loro Governi.

I plenipotenziarii decidono, inoltre, che l’armistizio non riguarda i blocchi stabiliti o da stabilire; ma i comandanti delle forze navali riceveranno l'ordine d’astenersi, durante il tempo dell’armistizio, da qualunque atto d’ostilità contro i territorii dei belligeranti.

Ciò deliberato, i plenipotenziarii, convengono di riunirsi dopo dimani 27 febbraio, per passare ai negoziati del trattalo definitivo.

Fatto a Parigi, nel venticinque febbraio mille ottocento cinquantasei.

Segnato BUOL SCHAUENSTEIN.

» HÜBNER.

» A. WALEWSKI.

» BOURQUENEY.

» CLARENDON.

» COWLEY.

» ORLOFF.

» BRUNNOW.

» C. CAVOUR.

» DE VILAMARINA.

» AALI.

» MEHEMMED DJÈMIL.

Per copia conforme all'originale.


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ANNESSO AL PROTOCOLLO N.° I

Presenti

I rappresentanti dell'Austria

» della Francia

» della Gran Brettagna

» della Russia

» della Turchia

Per effetto dell’accettazione fatta dalle loro Corti rispettive delle cinque proposizioni contenute nel documento qui annesso, sotto,il titolo di progetto dei preliminari, i sottoscritti, dopo averlo segnato, a norma dell’autorizzazione, che hanno ricevuto a questo riguardo, ben convenuto che i loro Governi nomineranno dei plenipotenziarii muniti dei pieni poteri necessarii per procedere alla sottoscrizione de' formali preliminari di pace, conchiudere un armistizio ed un trattato definitivo di pace. I suddetti plenipotenziarii si riuniranno a Parigi nel termine di tre settimane a partire da questo giorno od al più presto possibile.

Fatto a Vienna il primo febbraio mille ottocento cinquanta sei, in cinque copie.

Hanno firmato: Bourqueney.

Buol Schauenstein.

G. H. Seymour.

Gortschakoff.

Hizam.

Paraf. B.

H.

W.

B.

C.

O.

B.

V. A.

M. D.

Per copia conforme all’originale.


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Annesso al Protocollo N.° 1

Principati Danubiani.

Piena abolizione del protettorato russo.

La Russia non eserciterà alcun diritto particolare o esclusivo di protezione od ingerenza negli affari dei Principati danubiani.

Principati conserveranno i loro privilegi ed immunità sotto la sovranità della Porta, ed il Sultano, di conserva colle Potenze contraenti, accorderà, inoltre ai detti Principati o vi conformerà un ordinamento i interno conforme ai bisogni ed ai voti delle popolazioni.

I Principati, d’accordo colla Potenza Sovrana, adotteranno un sistema difensivo permanente reclamato dalla loro situazione geografica; nessun ostacolo sarà portato alle misure straordinarie di difesa che essi saranno chiamati a prendere per respingere ogni aggressione straniera.

In iscambio delle piazze forti e dei territorii occupati dalle armi alleate, la Russia consente ad una rettifica,della sua frontiera colla Turchia europea. Questa frontiera, reificata in modo conforme agl’interessi generali, partirebbe dai dintorni di Seiotyn, seguirebbe te. linea delle montagne che si estendono nella direzione Sud-Est e finirebbe al lago Salsyk. La linea sarebbe definitivamente regolata dal trattato di pace, ed il territorio concesso ritornerebbe ai Principiati ed alla sovranità della Porta.

Danubio

La libertà del Danubio e delle sue foci sarà efficacemente assicurata da istituzioni europee, nelle quali le Potenze contraenti saranno egualmente rappresentate, salvo le posizioni particolari dei rivieraschi, che saranno regolate sui principii stabiliti dall’Atto del Congresso di Vienna in materia di navigazione fluviale.

Ciascuna delle Potenze contraenti avrà il diritto di tenere in stazione, alla foce del fiume, unn o due bastimenti di guerra leggieri, destinati ad assicurare l’esecuzione dei regolamenti relativi alla libertà del Danubio.

Mar Nero

mar Nero sarà neutralizzato.

Le sue acque, aperte, alla marina mercantile di tutte le nazioni, saranno interdette alle marine militari.

Per conseguenza non vi saranno creati né conservati arsenali militari marittimi.

La protezione degl’interessi commerciali e marittimi di tutte le nazioni sarà assicurata nei porti rispettivi del mar Nero dallo stabilimento d’istituzioni conformi al diritto internazionale e agli usi riconosciuti sul proposito.

Le due Potenze rivierasche si obbligheranno scambievolmente a non tenervi che il numero di bastimenti leggieri, d’una forza determinata, necessari! ai servigio delle loro coste. La convenzione che avrà luogo fra di esse in proposito, dopo d’essere stata preventivamente riconosciuta dalle Potenze segnatario del trattato generale, sarà annessa di detto trattato, e avrà la stessa forza e valore come se né fosse parte integrante. Questa convenzione separata non potrà essere né annullate né modificata senza il consenso delle Potenze degnatane del trattato generale.

La chiusura degli Stretti ammetterà l’esenzione applicabile a' legni stazionari!, menzionata nell’articolo precedente.

Popolazioni cristiane soggette alla Parta

Le immunità de' sudditi raià della Porta saranno confermate nonna lesione dell’indipendenza e della dignità della Corona del Sultano.

Avendo luogo fra l’Austria, la Francia, la Gran Brettagna e la Sublime Porta deliberazioni ad oggetto di assicurare a' sudditi cristiani del Sultano i loro diritti religiosi e politici, la Russia sarà invitata, dopo la pace, ad associarvisi.

Condizioni particolari

Le Potenze belligeranti si riservano il diritto che loro appartiene di proporre, nell'interesse europeo, delle condizioni particolari oltre alle quattro garantie.

Paraf. a Vienna: B. - B. G. H.

Paraf. a Parigi: B. H.

W. B.

C. C.

O. B.

C. V.

A. M. D.

Per copia conferme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° II

SEDUTA DEL 28 FEBBRAIO 1856

Presenti

ì plenipotenziarii dell'Austria

» della Francia

» della Gran Brettagna

» della Russia

» della Sardegna

» della Turchia

Il primo plenipotenziario della Russia annunzia che avendo comunicato al sua Governo la risoluzione adottata dal Congresso riguardo all’armistizio ne aveva avuto avviso essere stati spediti ordini immediatamente ai comandanti in capo delle armate russe in Crimea ed in Asia.

I plenipotenziarii della Francia, Sardegna e Turchia fanno comunicazioni analoghe,

Il conte Clarendon annunzia a sua volta, che anche ai comandanti delle forze navali degli alleati nel mar Nero e nel mar Baltico fu dato ordine di astenersi da qualunque atto d’ostilità contro i territorii russi.

Il sig. conte Walewski espone farsi luogo a trattare di alcune quistioni pregiudiziali onde determinare la via alla discussione generale.

Il sig. conte Buol pensa che sarebbe conveniente, prima di procedere allo svoglimento di ciascun punto parziale, di rivedere rapidamente le basi generali.

Il sig. conte Clarendon appoggia questo parere, e dichiara che l’ordine da tenersi nell’esame definitivo dovrebbe essere determinato dalla importanza della materia.

I plenipotenziarii di Russia, Sardegna e Turchia, aderiscono a questa proposta.

La questione — se si redigerà un solo o parecchi istrumenti — viene aggiornata all'unanimità; ma tutti i plenipotenziarii ammettono farsi luogo alla chiusura dei negoziati con trattato, generale, eui saranno poi annessi gli altri atti.

Il conte Walewski, conseguentemente, dà lettura, per paragrafi, della proposte di pace accettate dalle Potenze contraenti come basi dei negoziati, e che si leggono nel documento unito al protocollo firmatosi a Vienna il febbraio scorso.

Sul paragrafo 1.° del primo punto, il signor barone di Brunnow fa osservare che la parola protettorato esprime impropriamente la parte devoluta alla Russia nei Principati: i plenipotenziarii russi l’avevano già segnalato alle conferenze di Vienna ed avevano già ottenuto che vi fosse sostituito un’altra denominazione onde restituire all’azione della Russia il di lei vero carattere. Il sig. barone di Brunnow chiede che sia mantenuta la definizione, che già aveva prevalso negli atti della Conferenza di Vienna.

Il sig. co. Buol ricorda, che il protettorato stava nei fatti e nella situazione, se la parola non era a rinvenirsi nelle stipulazioni diplomatiche colla Turchia; che l’espressione è in fatto quella di garantia, ma che importa di trovare una redazione propria ad esprimere con esattezza che cesserà questa garantia esclusiva.

A’alì pascià ricorda a sua volta che la parola protettorato è stata adoperata in altri documenti diplomatici, e principalmente nello Statuto organico dei Principati.

I primi plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna soggiungono, che le determinazioni adottate a Vienna non hanno soddisfatto egualmente tutte le potenze alleate, e che d'altra parte non si doveva in oggi preoccuparsi di quelle, dacché i tentativi fatti a quell'epoca pel ristabilimento della pace erano rimasti infruttuosi.

Tuttavia i plenipotenziarii russi esprimono il desiderio che, allo scopo di affrettare i lavori del Congresso, si vorrà tener conto dell’accordo ottenutosi a quell’epoca su certi punti.

Il sig. barone di Brunnow pensa che la situazione della Servia dovrebbe formare tema d’un articolo speciale.

A quest’opinione assentono tutti i plenipotenziarii. A’alì paseià osserva che la cessazione di qualsiasi protettorato particolare esclude naturalmente qualunque idea di protettorato collettivo, e che l’intervento delle Potenze sarà circoscritto nei limiti di una semplice garantia.

Dopo aver dato lettura del 2.°' paragrafo del primo punto, il sig. conte Walewski ricorda che la futura organizzazione dei Principati ha fatto nascere parecchi sistemi. I plenipotenziarii sono dell’unanime parere che tutte quelle combinazioni dovranno essere rimandate ad una Commissione scelta nel seno stesso del Congresso, al quale però incomberà soltanto di porre i principii della costituzione politica ed amministrativa delle Provincie danubiane, lasciandola cura dell’elaborazione dei particolari ad una seconda Commissione, della quale faranno parte le Potenze contraenti, e che si adunerà immediatamente dopo la conclusione della pace.

Il 3.° paragrafo del primo punto, risguardante il Sistema difensivo del Principati, vien ietto dal conte Walewski.

Il barone Brunnow dichiara, che in tale oggetto i plenipotenziarii della Russia si riferiscono volentieri alla redazione concertata a Vienna.

Il barone di Bourqueney risponde, che le idee risguardanti questo punto importante sono in oggi molto più sviluppate è meglio definite; e che, riportandosi a quella redazione, mal si risponderebbe all'oggetto propostosi nella redazione del paragrafo in discussione.

Il conte Walewski, dopo aver dato lettura del 4. ed ultimo paragrafo del primo punto, passa al 3.° punto, che si comprende in un solo paragrafo.

Il conte Orloff fa osservare che la presenza alle bocche del Danubio di navi da guerra con bandiera di Potenze non rivierasche del mar Nero, sarà un’offesa al principio della neutralizzazione.

Il conte Walewski risponde che ad un’eccezione convenuta dalle Potenze contraenti non si può attribuire il carattere di un’infrazione del principio.

Il conte Buol aggiunge, che i bastimenti delle Potenze non rivierasche di stazione alle bocche del Danubio potranno però liberamente circolare nel mar Nero; dacché la natura e le esigenze del servizio loro affidato non permetterebbero che in tale riguardo si elevasse il minimo dubbio.

Il conte di Brunnow ricorda che l’oggetto della loro missione rimane però sempre definito.

La lettura dei paragrafi 4.°, 2.° e 3.° del terzo punto non dà luogo ad alcuna osservazione.

Una breve discussione ha constatato l’accordo de' plenipotenziarii sull'interpretazione dei paragrafi 4.°, 5.° e 6 °, concernenti la protezione degl’interessi commerciali nel mar Nero e la convenzione particolare che sarà stipulata tra la Russia e la Porta ottomana.

In quanto al paragrafo 8.° relativo alla rinnovazione della convenzione degli Stretti, i plenipotenziarii emisero voto unanime che l’atto particolare destinato allo stanziamento di quest’importante principio venga aggiunto al trattato generale.

Il conte Walewski osserva che, allorquando i plenipotenziarii saranno arrivati a questo punto dei negoziati, sarà allora il momento di chiedere quali Potenze saranno chiamate a concorrervi: ed il conte Orloff, come il conte Buol, soggiungono che la Prussia sarà invitata naturalmente a prendervi parte.

Facendo adesione a quest’opinione, il conte Clarendon ha esposto' che la Prussia non doveva essere invitata a partecipare ai negoziati, se non quando le clausole principali del trattato generale fossero già stabilite. Il conte Walewski dice che i plenipotenziarii decideranno in seguito in qual tempo si dovrà fare invito alla Prussia.

Il quarto punto vien letto nel suo complesso, ed il conte Walewski ricorda in questa occasione che vi sarà luogo a constatare l’ingresso della Turchia nel diritto pubblico europeo. I plenipotenziarii riconoscono essere importante di constatare questo nuovo fatto, mediante una particolare stipulazione inserita nel trattato generale. Si dà lettura della redazione già stata concertata a Vienna a tal fine, e si ammette ch'essa possa venir accettata dal Congresso.

Il conte Orloff esprime il desiderio che venga precisata la via che la Turchia si propone di battere, onde poter dare al quarto punto quell’applicazione di cui è suscettibile.

A’ali pascià annunzia che uh nuovo hattiecherif ha rinnovati i privilegi religiosi concessi ai sudditi non musulmani della Porta, e prescrive nuove riforme che attestano la sollecitudine di S. M. il Sultano per tutti i suoi popoli indistintamente: che quest’atto fu pubblicato, e che la Sublime Porta, proponendosi di comunicarlo alle Potenze mediante Nota ufficiale, avrà così soddisfatto alle previsioni concernenti il quarto punta

Il conte Orloff, come il barone di Hübner, ed in seguito anche gli altri plenipotenziarii, esprimono il parere che nel trattato generale venga fatta menzione delle misure adottate dal Governo ottomana, Essi invo- cano il testo stesso del quarto punta che né dà obbligo ai plenipotenziarii, senza che tuttavia né rinfanga offesa l'indipendenza e la dignità della corona del Sultano.

I plenipotenziarii dell’Austria, della Francia e della Gran Brettagna rendono omaggio al carattere liberale delle provvidenze emanate a Costantinopoli, e per questa appunto giudicano indispensabile che siano menzionate nell’atto finale del Congresso, e non già per creare un diritto qualunque d’intervento nei rapporti del Governo di S, M. il Sultano cqi suoi sudditi.

A’alì pascià risponde che le istruzioni non gli consentono di aderire compiutamente all’opinione degli altri plenipotenziarii; ed avverte che eoi telegrafo chiederà ordini al suo Governa.

La seduta viene sciolta, e l’esame del quinto punto è rimandato alla prossima adunanza. (Seguono le firme)

Per copia conforme all’originale.