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Guerra ad oriente dalla guerra di Crimea alla guerra d’Ucraina di Zenone di Elea

IL TRATTATO DI PACE

30 marzo 1856

E LE CONVENZIONI ANNESSE

con prefazione storica

SULLE CONFERENZE DI PARIGI

COLLA RACCOLTA DI TUTTI I PROTOCOLLI E COLLE BIOGRAFIE DEI PLENIPOTENZIARJ

TRATTE DALLE MIGLIORI FONTI UFFICIALI ED ATTENDIBILI

Seconda Edizione

AMPLIATA

VENEZIA

TIPOGRAFIA DI TERESA GATTEI ED.

1856
(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)
LA GUERRA DI CRIMEA (1853-1856) - ELENCO DEI TESTI PUBBLICATI SUL NOSTRO SITO

CENNO SULLE CONFERENZE - TRATTATO DI PACE PROTOCOLLO N. II - SEDUTA DEL FEBBRAIO 1856 Annesso al Protocollo N.° X
Articolo addizionale transitorio PROTOCOLLO N.° III - SEDUTA DEL PRIMO MARZO 1856
CONVENZIONE SEPARATA TRA LA SUBLIME PORTA E LA RUSSIA
PROTOCOLLO N.° XVIII - SEDUTA DEL 29 MARZO 1856 PROTOCOLLO N.° IV - SEDATA DEL PRIMO MARZO 1856
Annesso al Protocollo N.° X - SECONDA SEDUTA DEL MARZO 1856
PROTOCOLLO N.° XXII - SEDUTA DEL GIORNO 8 APRILE 1856 PROTOCOLLO N.° V - SEDUTA DEL MARZO 1856
PROTOCOLLO N.° XIV - SEDUTA DEL MARZO 1856
Annesso al Protocollo N. XXII - DICHIARAZIONE PROTOCOLLO N.° VI - SEDUTA dell’ MARZO 1856 PROTOCOLLO N.° XV - SEDUTA DEL MARZO 1856
PROTOCOLLO N.° XXIII - SEDUTA DEL 14 APRILE 1856 PROTOCOLLO N. VII - SEDUTA DEL MARZO 1856 PROTOCOLLO N.° XVI - SEDUTA DEL MARZO
PROTOCOLLO N.° XXIV - SEDUTA DEL APRILE 1856 PROTOCOLLO N.° VIII - SEDUTA DEL MARZO 1856 PROTOCOLLO N.° XVII - SEDUTA DEL MARZO 1856
PROTOCOLLO N.° I - Annesso al Protocollo N. I
PROTOCOLLO N.° IX - Seduta del marzo 1856 BIOGRAFIE DEI PLENIPOTENZIARI
I — Principati Danubiani II — Danubio III — Mar Nero
IV — Popolazioni cristiane soggette alla Porta
V — Condizioni particolari
PROTOCOLLO N. X - PRIMA SEDUTA DEL 18 MARZO 1856 Barone De Hubner Barone di Bourqueney -  S. E. Lord Cowley –  Conte di Hatzfeldt –  Sig. Barone di Brunnow –  Sig. Marchese di Villamarina – S. E. Mehemed-Djemil-Bey

CENNO SULLE CONFERENZE

Il grande avvenimento intorno al quale Raggirarono tante speranze, tanti timori, si rivolsero tante aspirazioni, si formularono tanti desideri, passò nell’ordine dei fatti compiuti.

Un Trattato che scioglie la questione d’Oriente, che mette fine alla guerra, per la quale tanti milioni di denaro furono dispendiati, tante mille vite perirono, fu segnato a Parigi il giorno

30 Marzo

1856. — La nuova pace che né deriva sarà denominata la pace di Parigi.

Parigi fu scelta da tutte le grandi Potenze a sede delle Conferenze.

Questa scelta diede alla Francia una duplice sodisfazione. Colla nuova pace di Parigi, ella potrà cancellare la memoria umiliante di quella del 1815. Colla nuova pace, la nazione francese ha un’onorevole riscontro ad un altro trattato sugli affari d’Oriente, stipulato a Londra, senza e contro la Francia, nel 15 Luglio 1840.

La Francia, sotto l’attuale Imperatore, si è ben meritata questa duplice sodisfazione, giacché con tutta la energia e con tutta l’annegazione, di cui è suscettibile il carattere francese, combatté contro il sistema che condusse alla pace del 1845, e contro là dottrina del diritto del più forte. L’attuale sua posizione nella questione d’Oriente, in confronto al 1840,non solo presenta il contrapposto della vittoria alla sconfitta, ma offre anche la differenza che passa fra gli sforzi dell'egoismo ed il riconoscimento dei comuni interessi.

La prima Conferenza si tenne il giorno 25 Febbrajo decorso nel Palazzo del Ministero degli Affari Esteri, e precisamente nella Sala degli Ambasciatori.

V’intervennero come Plenipotenziarii.

Per la Francia:

Il ConteColonna Walewski, ed

Il Baronedi Bourqueney;

per l’Austria:

Il Contede Boul Schauenstein, ed

Il Baronede Hubner;

per la Gran Brettagna:

Il Contedi Clarendon, e

Lord Cowley;

per la Russia:

Il ConteOrloff, ed

Il Baronedi Brunnow;

per la Sardegna:

Il Contedi Cavour, ed

Il Marchesedi Villamarina,

per la Turchia:

Aali Pacha, e

Mehemmed-Djémil-Bey.

Sulla proposizione del Co. Buol, motivata specialmente dal poter offrire un omaggio al Sovrano della cui ospitalità godevano i Rappresentanti dell'Europa, la Presidenza fu ad unanimità conferita al Co. Colonna Walewski Plenipotenziario della Francia; e sulle di lui proposizioni, la Conferenza decise di confidare la redazione dei Protocolli al Sig. Benedetti Direttore degli Affari Politici nel Ministero degli Affari Esteri.

L'ordine alfabetico del nome delle Potenze servì di regola all’assegnazione del posto occupato al Tavolo del Consiglio dai Rappresentanti di ciascuna di esse.

Scorta e base delle discussioni, furono i cinque punti preliminari concretati e sottoscritti a Vienna il

1.° febbrajo ultimo scorso dai Rappresentanti della Francia, dell’Austria, dell'Inghilterra della Russia e della Turchia, riferibili:

I. Alla politica organizzazione dei Principati Danubiani.

II. Alla libertà del Danubio.

III. Alla neutralizzazione del Mar Nero ed alla conseguente libera navigazione della marina mercantile di tutte le nazioni.

IV. Alle immunità delle popolazioni cristiane soggette alla Porta.

V. Alla riserva di particolari condizioni da proporsi nell’interesse europeo, oltre le suddette quattro garanzie.

Questi punti preliminari, per esteso, si leggono nell’Allegato del Protocollo N. I. La Prussia non formava parte degl'intervenuti alle Conferenze; ma nella Sessione del 40 marzo, il Conte Walewski espose che, al punto in cui le negoziazioni erano felicemente arrivate, era venuto il momento (giusta quanto era stato ritenuto nella Sessione del giorno 28 Febbraio decorso) d’invitare la Prussia a farsi rappresentare al Congresso; ed il Congresso vi aderì considerando essere d'un interesse europeo che la Prussia, firmataria della Convenzione conchiusa a Londra il 13 luglio 1844, partecipi ai nuovi componimenti.

Il Re di Prussia acconsentiva alla inchiesta, e spediva a Parigi il Barone di Manteuffel il quale, in unione al Conte di ffatz? feld, intervenne alle Conferenze ulteriori incominciando dalla seconda seduta del giorno 18 marzo. Da questo istante può dirsi che le Conferenze assunsero propriamente il carattere di Congresso Europeo.

Sono lodate la moderazione, le viste, l’accordo onde procedettero le discussioni e le deliberazioni che condussero al Trattato di pace segnato il 30 marzo, e dappoi ratificato dalle Potenze interessate. Trattato che mette fine alla guerra attuale, e che, regolando la questione d'Oriente, fonda il riposo dell'Europa su. basi solide e durature, come si esprime il dispaccio telegrafico che nello stesso giorno era spedito dal sig. Pietri Prefetto della Polizia.

Parie oltre conferenze si tennero dopo quel memorabile giorno; imperocché si credette non perfezionata l’opera della pace, se non si scambiavano alcune idee su varj soggetti che domandavano soluzioni, e l’occuparsi dei quali poteva prevenire novelle complicazioni. Il Co. Walewski esternava: che il Congresso avrebbe potuto fare a se stesso un rimprovero se non avesse approfittato, della circostanza che teneva riuniti i Rappresentanti delle principali Potenze d’Europa per dilucidare certe questioni, stabilire certi principi, esprimere alcune intenzioni, emettere infine certe dichiarazioni, sempre ed unicamente nello scopo di assicurare*per r avvenire il riposo d’Europa, dissipando, prima che non sieno divenute minaccianti, le nubi che tuttavia si fanno scorgere all’orizzonte politico. .

Gli argomenti della Grecia, dell’Italia, della stampa belgia, del diritto marittimo in tempo di guerra, furono passati in rassegna e discussi; e giova qui riferire il riassunto della Sessione del giorno 8 Aprile, come dallo stesso Presidente Co. Walewsky venne in sommi capi enunciato:

Che nessuno contestò la necessità di occuparsi maturamente del miglioramento della situazione della Grecia, e che le tre Corti protettrici riconobbero la importanza di accordarsi tra di loro a questo proposito.

Che li plenipotenziarii dell’Austria si associarono al voto espresso dai plenipotenziarii della Francia; di vedere sgombri gli Stati Pontifica dalle truppe francesi ed austriache, appena potrà operarsi senza inconvenienti per la tranquillità del paese, e per la consolidazione dell’autorità della Santa Sede.

Che il maggior numero dei plenipotenziarii non hanno contestata la efficacia di atti di clemenza, che venissero esercitati in modo opportuno dai Governi della Penisola Italiana, e specialmente da quello delle Due Sicilie.

Che tutti i plenipotenziarii. eziandio quelli che credettero dover rispettare il principio della libertà di stampa, non esitarono

o biasimare altamente gli eccessi ai quali impunemente si lasciano trascorrere i giornali belgi, e riconoscere la necessità di rimediare ai gravi inconvenienti che emergono dalla sfrenata licenza, di cui si fa

grande abuso nel Belgio.

Che infine l'accoglienza fatta da lutti i plenipotenziarii all’idea di chiudere i loro lavori con una dichiarazione di principii in materia di diritto marittimo, doveva far nascere la speranza che alla prossima seduta eglino avrebbero ricevuto dai loro rispettivi Governi l'autorizzazione per aderire ad un atto, che, coronando l’opera del Congresso di Parigi, realizzerebbe un progresso degno della nostra epoca.

Rispetto al quale ultimo articolo leggasi la Dichiarazione allegata al Protocollo N. XXII.

Noi pubblichiamo il Trattato di pace e gli atti che nelle Conferenze lo precedettero e lo susseguirono, siccome uno storico interessante monumento; riservando, per ora, alla Storia avvenire il carico di porre in debita luce il merito degli atti medesimi.

Maggio, 1856.

L’Editrice


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TRATTATO DI PACE

conchiuso a Parigi il trigesimo giorno del mese di marzo dell’anno 1856, tra la Francia, l'Austria, il Regno Unito della Gran Brettagna e d'Irlanda, la Prussia, la Russia, la Sardegna e la Turchia.

In NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Le LL. MM. l’imperatore dei Francesi, la Regina del Regno Unito di Grati Brettagna e d’Irlanda, l’imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna, e l’imperatore degli Ottomani, animati dal desiderio di metter fine alle calamità della guerra, e volendo evitare che si rinnovino le complicazioni che la generarono, decisero d’intendersi con S. M. l’imperatore d’Austria sulle basi da porre per il ristabilimento e la consolidazione della pace, con assicurare, per mezzo di garanzie efficaci e reciproche, l’indipendenza e la dignità dell’impero ottomano.

A tal fine le LL. MM. nominarono a loro plenipotenziarii, cioè:

S. M. l’imperatore d’Austria: il signor Cario Ferdinando conte di Buol-Schauenstein, gran croce, ecc., e il signor Giuseppe Alessandro barone dì Hùbner, gran croce, ecc.

S. M. L’Imperatore dei Francesi: il signor Alessandro conte Colonna Walewski, senatore dell'Impero, Grand’Uffiziale, ecc. e il Signor Francesco Adolfo Barone di Boutqueney, gran croce, ecc.

S. M. la Regina del Reame Unito di Gran Brettagna ed Irlanda: l’onerevolissimo Giorgio Guglielmo Federico conte di Clarendon baron Hyde di Hindon, pari del Regno Unito, consigliere di S. M. Britannica, ecc., e l’onorevolissimo Enrico Riccardo barone Cowley, pari del Regno Unito, ecc.

S. M. Imperatore di tutte Russie: il signor Alexis conte Orloff, suo aiutante di, campo generale, e generale di cavalleria, ecc., e il signor Filippo barone di Brunnow, suo consigliere privato, ecc. ecc.

S. M. il Re di Sardegna: il signor Camillo Benso conte di Cavour, gran Croce dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, ecc. cc., e il signor Salvatore marchese Villamarina, gran croce, ecc.

S. M. l’imperatore degli Ottomani, Mohammed-Guia-Aali Pacha, Gran Visir ecc. e Mohammed-Djémil-Bey, decorato dell'Ordine Imperiale di Medjidir ecc.;

i quali ai sono riuniti in Congresso a Parigi.

L’accordo essendo stato felicemente stabilito fra essi, le LL. MM. l’Imperatore d’Austria, l’Imperatore dei Francesi, la Regina del Reame Unito della Gran Brettagna e dell’Irlanda, l’imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna, e l’imperatore degli Ottomani, considerando che è di interesse europeo che S. M. il Re di Prussia, firmato alla Convenzione 43 luglio 1841, sia chiamato ad avere parte ai nuovi accordi da stipulare, ed apprezzando il valore cheaggiungerebbe a un’opera di pacificazione generale il concorso della detta Sua Maestà, l’hanno invitata a mandare Plenipotenziarii al Congresso.

In conseguenza S. M. il Re di Prussia nominò il signor Ottone Teodoro Barone de Manteuffel Presidente del Consiglio ecc. il signor Massimiliano Federico Carlo Francesco conte di Hatzfeld-Wildeubóurg Schoenstein, Consigliere privalo ecc.:

i Plenipotenziarii, scambiati i loro pieni poteri, e trovatili, regolari, convennero sui seguenti articoli:

Art. 1. Vi sarà, a datare dal giorno dello scambio delle ratifiche del presente trattato, pace ed amicizia tra S. M. l’imperatore de' Francesi, S. M. la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, S. M. il Re di Sardegna, S. M. il Sultano da una parte, e S. M, l'Imperatore di tutte le Russie dall'altra, del pari che tra i loro eredi e successori, loro Stati e sudditi rispettivi, in perpetuo.

Art. 2. Essendo felicemente stabilita la pace tra le dette Maestà, ì territorii conquistati o occupati dalle loro armate, durante la guerra, saranno reciprocamente sgombrati. Speciali accomodamenti regoleranno il modo dello sgombramento, che dovrà effettuarsi al più presto che sia possibile.

Art. 3. S. M. l’imperatore di tutte le Russie s’impegna a restituire a S. M. il Sultano la città eia cittadella di Rara,come pare le altre parti del territorio ottomano, di cui le truppe russe ai trovano in possesso.

Art. 4. Le LL. MM. l’Imperatore dei francesi, la Regina del Reame Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’Imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna e il Sultano si obbligano a restituire a S. M. l’Imperatore di tutte le Russie le città e porti di Sevastopol, Balaklava, Kamiesch, Eupatoria, Kertch, Jenikaleh, Linburn, non che tutti gli altri territorii occupati dalle truppe alleate.

Art. 5. Le LL. MM. l’Imperatore dei Francesi, la Regina del Reame-Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’Imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna e il Sultano, accordano amnistia piena ed intiera a quei loro sudditi che siano stati compromessi per una partecipazione qualunque ai casi della guerra in favore del nemico.

È espressamente inteso che questa amnistia comprenderà i sudditi di ciascuna delle parti belligeranti, che abbiano continuato durante la guerra ad essere impiegati nel servizio di alcuno degli altri belligeranti.

Art. 6. I prigionieri di guerra saranno immediatamente restituiti d'ambe le parti.

Art. 7. S. M. il Re di Sardegna, S. M. l’imperatore d’Austria, S. M. l’imperatore dei Francesi, S. M. la Regina del Regno-Unito della Gran Brettagna e dell’Irlanda, S. M. il Re di Prussia e S. M. l’Imperatore di tutte le Russie, dichiarano, ammessa la Sublime Porta a partecipare a tutti i vantaggi del diritto pubblico e del concerto europeo. Le LL. MM. si obbligano, ciascuna per la parte sua, a rispettare l’indipendenza e la integrità territoriale dell’Impero ottomano, guarantiscono in comune la stretta osservanza di questo impegno, e considereranno in conseguenza quale questione di interesse generale ogni atto di natura da recarvi pregiudizio.

Art. 8. Se fra la Sublime Porta ed una o più fra le altre delle Potenze firmate sopravvenga un dissenso che minacci la durata dei loro rapporti, la Sublime Porta e ciascuna di esse Potenze, prima di usar la forza, metteranno le altre parti contraenti in grado di evitare questo estremo colla loro azione mediatrice.

Art. 9. S. M. I. il Sultano, nella sua costante sollecitudine per il bene de' suoi sudditi, avendo emanalo un firmano, che, migliorando la loro condizione senza distinzioni di religione, né di razza, consacra le sue generose intenzioni verso le popolazioni cristiane del suo impero, e volendo dare una novella testimonianza de' suoi sentimenti a questo riguardo, ha risoluto di comunicare alle potenze contraenti il detto firmano, spontaneamente largito dalla sua volontà sovrana. Le potenze contraenti constatano Palio valore di questa comunicazione. E ben inteso che non sarà dato, in nessun caso, il diritto alle Potenze d’ingerirsi, sia collettivamente, sia separatamente, nei rapporti tra S. M. il Sultano e i suoi sudditi, né tampoco nell'amministrazione interna del suo impero.

Art. 10. La convenzione del 43 luglio 1844, che mantiene l'antica regola dell’impero ottomano, relativa alla chiusura degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, è stata riveduta di comune accordo. L’atto conchiuso a tale oggetto, e conformemente a questo principio, tra le parti contraenti, è,e rimane annesso al presente trattato, ed avrà anche forza e valore come se né facesse parte integrante.

Art. 11. Il Mar Nero è neutralizzato, aperto alla marina mercantile di tutte le nazioni. Le sue acque e i suoi porli sono formalmente in perpetuo interdetti alle bandiere di guerra, sia delle potenze finitime, sia di tutt'altra potenza, salvo le eccezioni menzionale negli articoli 44 e 49 del presente trattato.

Art. 12. Libero di qualunque intoppo il commercio nei porti e nelle acque del Mar Nero, non sarà soggetto che a de' regolamenti di sanità, di dogana, di polizia^ concepiti in un senso favorevole allo sviluppo delle transazioni commerciali. Per dare agli interessi commerciali e marittimi di tutte le nazioni tutta la desiderabile sicurtà, la Russia e la Sublime Porta ammetteranno de' consoli ne’ loro porti situati sul littorale del Mar Nero, conforme ai principii del diritto internazionale.

Art. 13. Il Mar Nero essendo neutralizzato, a’ termini del1’art. 44, il mantenimento o Io»stabilimento sul suo littorale di arsenali militari marittimi diventa senza necessità, come senza oggetto. In conseguenza S«M. l’imperatore di tutte le Russie e S. M. il Sultano si obbligano a non costruire né conservare, su questo littorale, alcun arsenale militare marittimo.

Art. 14 Le LL. MM. l'Imperatore di tutte le Russie ed il Sultano, avendo conchiuso una convenzione all'oggetto di determinare la forza ed il numero dei bastimenti leggieri, necessari al servizio delle loro coste, che desse si riserbano d’intrattenere net Mar Nero, questa convenzione viene annessa al presente trattato, ed avrà anche forza e valore come se né facesse parte integrante. Essa non potrà essere né annullata né modificata, senza il consenso delle potenze segnatario del presente trattato.

Art. 15. L’atto del Congresso di Vienna avendo stabilito i principii destinati a regolare la navigazione de' fiumi che separano o attraversano più Stati, le potenze contraenti stipulano tra loro, che per io avvenire questi principii saranno egualmente applicati al Danubio ed alle sue bocche. Esse dichiarano che questa disposizione fa d'ora in poi parte del diritto pubblico dell’Europa, e la prendono sotto la loro guarentigia. La navigazione del Danubio non potrà essere soggetta ad alcun intoppo né imposizione, che non fosse espressamente preveduta dalle stipulazioni contenute. negli articoli seguenti. In conseguenza, non sarà esalto alcun pedaggio, basato unicamente sul fatto della navigazione del fiume, né alcun diritto sulle mercanzie che si trovino a bordo de' navigli. I regolamenti di polizia e di quarantena da stabilire, per la sicurezza degli Stati separati o attraversali dal fiume, saranno concepiti in modo da favorire, per quanto sarà possibile, la circolazione de' navigli. Salvo questi regolamenti, non sarà frapposto alcun ostacolo, qualunque, ei sia, alla libera navigazione.

Art. 16. Nello scopo di realizzare le disposizioni dell’atto precedente, una Commissione, nella quale la Francia, l’Austria, la Gran Brettagna, la Prussia, la Russia, la Sardegna e la Turchia saranno, ciascuna, rappresentate da un delegato, sarà incaricata d’ordinare e far eseguire i lavori necessari, al di là di Isatcha, per sgomberare le bocche del Danubio, non che le parti del mare che vi si avvicinano, dalle sabbie e altri intoppi che le ostruiscono, alfine di mettere questa parte del fiume e le dette parti del mare nella miglior condizione possibile di navigabilità. Per coprire le spese di questi lavori, non che quelle degli stabilimenti che hanno per oggetto di assicurare e facilitare la navigazione alle bocche del Danubio, potranno essere prelevati diritti fissi, di una tassa conveniente, stabiliti dalla Commissione a maggioranza di voti, coll’espressa condizione che, sotto questo rapporto come su tutti gli altri, le bandiere di tutte le nazioni saranno trattate sul piede d’una perfetta uguaglianza.

Art. 17. Sarà stabilita una Commissione, e si comporrà di delegati dell’Austria, della Baviera, della Sublime Porta, e del Wurtemberg (uno per ciascuna di queste potenze), a’ quali si uniranno i commissari! de' tre Principati Danubiani, la cui nomina sarà stata approvata dalla Porta. Questa Commissione, che sarà permanente, 4. elaborerà i regolamenti di navigazione e di polizia fluviale; 2. farà scomparire gli ostacoli di qualunque natura potessero essere, che si oppongono tuttavia all’applicazione al Danubio delle disposizioni del trattato di Vienna; 3. ordinerà e farà eseguire i lavori necessarii lungo tutto il corso del fiume; e veglierà, dopo lo scioglimento della Commissione europea, al mantenimento della navigabilità delle bocche del Danubio e delle parti del mare che vi si avvicinano.

Art. 18. È ben inteso che la Commissione europea avrà fornito il suo compito, e che la Commissione fluviale permanente avrà terminato i lavori destinati ne’ paragrafi 1. e 2. nello spazio di due anni. Le potenze segnatario riunite in conferenza, informate di questo fatto, pronuncieranno, dopo averne preso allo, lo scioglimento della Commissione europea, e da quel punto la Commissione finitima permanente sarà investita degli stessi poteri onde la Commissione europea sarà stata fino allora.

Art. 19. All’oggetto di assicurare l’esecuzione de' regolamenti che saranno stati stabiliti di comune accordo, dietro il principio sopra enunciato, ciascuna delle potenze contraenti avrà il diritto di far stazionare in lutto il tempo due bastimenti leggieri alle bocche del Danubio.

Art. 20. In cambio delle città, porti e territorii enumerati nell’art. 4 del presente trattato, e per viemeglio assicurare la libertà della navigazione del Danubio, S. M. l’imperatore di tutte le Russie consente alla rettificazione della sua frontiera iu Bessarabia. La novella frontiera partirà dal Mar Nero, ad un chilometro all’est del lago Bournasola, raggiungerà perpendicolarmente la strada di Akerman, seguirà questa strada sino al vallo di Traiano, passerà per il sud di Belgrado, risalirà lungo la riviera di Jalpuk sino all’altura di Saratsika, e andrà a terminare a Katamori sul Prutb, Risalendo da questo punto, l’antica frontiera tra i due imperi non subirà alcuna modificazione. De’ delegati delle potenze contraenti fisseranno i particolari della linea della nuova frontiera.

Art. 21. Il territorio ceduto dalla Russia sarà annesso alla Moldavia, sotto la sovranità della Sublime Porta. Gli abitanti di questo territorio godranno dei diritti e privilegi assicurati a’ Principati, e durante lo spazio di tre anni sarà loro permesso di trasportare altrove il proprio domicilio, disponendo liberamente delle loro proprietà.

Art. 22. I Principati di Valachia e di Moldavia continueranno à godere, sotto la sovranità della Sublime Porta, e sotto la guarentigia delle potenze contraenti, i privilegi e le immunità di cui sono in possesso. Verun protettorato esclusivo non sarà esercitato su d’essi da una sola delle potenze garanti. Non vi sarà alcun dritto particolare d’ingerenza nei loro affari interni.

Art. 23. La Sublime Porta s’impegna a conservare ai suddetti Principati un’amministrazione indipendente nazionale, non che la piena libertà di culto, di legislazione, di commercio e di navigazione. Le leggi e statuti oggidì in vigore saranno riveduti. Per {stabilire un completo accordo sopra questa revisione, una Commissione speciale, intorno alla composizione della quale s’intenderanno le altre potenze, si riunirà senza indugio a Bukarest con un Commissario della Sublime Porta. Questa Commissione avrà per incarico d’informarsi dello stato attuale dei Principati e di proporre le basi della loro futura organizzazioni.

Art. 24. S. M. il Sultano promette di convocare immediatamente un Divano ad hoc

in ognuna delle due provincie, composto in modo da formare la rappresentanza più esatte degl’interessi di tutte le classi della società. Questi Divani saranno chiamati ad esprimere i voti delle popolazioni relativamente alla definitiva organizzazione de' Principati. Una istruzione del Congresso regolerà i rapporti della Commissione con questi Divari.

Art. 25. Pigliando in considerazione l’opinione espressa da’ due Divani, la Commissione trasmetterà senza indugio alla sede attuale delle conferenze i risultamenti del proprio lavoro. L’accordo finale colla potenza sovrana sarà consacrato da una convenzione conchiusa a Parigi tra le alte parti contraenti, e un Hatticheriff conforme alla stipulazione della convenzione costituirà definitivamente l'organizzazione di queste provincie, poste da qui innanzi sotto, la garanzia collettiva di tutte le potenze segnatario.

Art. 26. Rimane convenuto che vi sarà ne’ Principati una forza armata nazionale, ordinata allo scopo di mantenere la sicurezza interna e di assicurare quella della frontiera. Non si potrà opporre alcun ostacolo a’ provvedimenti straordinari di difese che, di accordo colla Sublime Porta, i Principali fossero costretti a prendere per respingere qualsivoglia aggressione straniera.

Art. 27. Se la quiete interna dei Principati si trovasse minacciata o compromessa, la Sublime Porta s’intenderà colle altre potenze contraenti sulle misure a prendersi per mantenere o ripristinare l’ordine legale; e un intervento armato non potrà aver luogo se non previo accordo tra codeste potenze.

Art. 28. Il principato di Servia continuerà a rimanere in dipendenza della Sublime Porta, conformemente agli hats imperiali, che fissano e determinano i suoi diritti e immunità, posti quindi innanzi sotto la guarentigia collettiva delle potenze contraenti. Per conseguenza il detto Principato conserverà la propria amministrazione indipendente e nazionale, come benanco piena libertà di culto, di legislazione, di commercio e di navigazione.

Art. 29. Il diritto di presidio della Sublime Porta, come trovasi stipulato da’ regolamenti interni, è mantenuto: niun intervento armato potrà aver luogo in Servia, senza previo accordo tra le alte potenze contraenti.

Art. 30. S. M. l’imperatore di tutte le Russie e S. M. il Sultano mantengono nella sua integrità lo stato dei loro possessi in Asia, come esisteva legalmente avanti la rottura. Per antivenire qualsivoglia contestazione locale, la linea della frontiera verrà rettificata, se farà mestieri, senza che né possa risultare un danno territoriale per l’una o l’altra delle due parti. A quest’effetto una Commissione mista, composta di due commissari russi, di due commissarii turchi, di un commissario francese, di un commissario inglese, sarà mandata sul luogo, immediatamente dopo il ripristinamento delle relazioni diplomatiche tra la corte di Russia e

la Sublime Porta. Il suo lavoro dovrà essere terminato infra otto mesi, a datare dallo scambio delle ratifiche del presente trattato.

Art. 31. I territori occupati durante la guerra dalle truppe, delle LL. MM. l’imperatore de' Francesi, l’imperatore d*Austria, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e del Re di Sardegna, a’ termini delle convenzioni sottoscritte a Costantinopoli, il 12 marzo 1854 tra la Francia la Gran Brettagna e la Sublime Porta, il 14 giugno dello stesso auno tra l’Austria e la Sublime Porta, e il 15 marzo 1855 tra la Sardegna e la Sublime Porta, saranno sgombrati dopo lo scambio delle ratifiche del presente imitalo, tosto che sarà fattibile. Lo spazio di tempo ed i mezzi di esecuzione formeranno l'oggetto di accomodamento tra la Sublime Porta e le potenze, le cui truppe hanno occupato il suo territorio.

Art. 32.Fintantoché t trattati o le convenzioni esistenti prima della guerra tra le potenze belligeranti sieno stati o rinnovati o surrogali da atti nuovi, il commercio d’importazione e di esportazione avrà luogo reciprocamente a norma dei regolamenti vigenti prima della guerra; e i loro sudditi in qualsiasi altra materia saranno trattati come le nazioni più favorite.

Art. 33. La convenzione conclusa in questo giorno tra le LL. MM. l’imperatore dei Francesi e la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e della Irlanda da una parte, e S. M. l'imperatore di tutte le Russie dall'altra, relativamente alle isole d’Aland, è, e rimane annessa al presente trattato, ed avrà la stessa forza e valore come se né facesse parte.

Art. 34. Il presente trattato sarà ratificato, e le ratifiche saranno scambiale a Parigi nello spazio di quattro settimane, o prima, se è possibile.

Io fede di che i plenipotenziarii rispettivi l’hanno sottoscritto, e vi hanno apposto il suggello delle loro armi.

Fatto a Parigi, il 30 marzo 1856.

(L.S.)Buol Schauenstein.

«C. Cavour.

«De Villamarina.

«Hùbner.

«A. Walewski.

«Bourquewey.

«Clarendon.

«Cowley.

«Manteuffel.

«Hatzfeldt.

«Orloff.

«Brunnow.

«Aali.

«Mehemmed Djèmil.

Articolo addizionale transitorio

Le stipulazioni della convenzione degli Stretti firmata in questo giorno, non si applicheranno ai navigli di guerra impiegati dalle potenze belligeranti per lo sgombro, per via di mare, dei territorii occupati dai loro eserciti; ma esse stipulazioni riprenderanno tutta la loro efficacia, appena compiuto lo sgombro.

Fatto a Parigi il 30 marzo 1856.

(L.S.) Buol Schauenstein.

«C. Cavour.

«De Villamarina.

«Hùbner.

«A. Walewski.

«Bourquewey.

«Clarendon.

«Cowley.

«Manteuffel.

«Hatzfeldt.

«Orloff.

«Brunnow.

«Aali.

«Mehemmed Djèmil.

In NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Le loro Maestà l’imperatore d’Austria, l’imperatore de' Francesi, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, il Re di Prussia, l’imperatore di tutte le Russie, sottoscriventi la Convenzione del tredici Luglio mille ottocento quarantauno, e Sua Maestà il Re di Sardegna, volendo provare in comune la loro unanime determinazione di conformarsi all’antica regola dell'Impero Ottomano, dietro la quale gli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo sono chiusi ai bastimenti da guerra stranieri, fintantoché la Porta si trova in pace.

Le dette Maestà da una parte e Sua Maestà il Sultano dall’altra, hanno risolto di rinnovare la Convenzione conchiusa in Londra il tredici Luglio mille ottocento quaranta uno, salve alcune modificazioni di dettaglio, che non arrecano nocumento alcuno al principio sopra il quale esso riposa;

In conseguenza, le dette Maestà Loro hanno nominato a questo effetto per loro Plenipotenziarii, vale a dire:

Sua Maestà il Re di Sardegna, il signor Camillo Benso, Conte di Cavour, Gran Croce dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Cavaliere dell’Ordine del Merito Civile di Savoja, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, decorato dell’ordine Imperiale del Médjidié di prima classe, Gran Croce di parecchi altri Ordini stranieri, Presidente del Consiglio dei Ministri e Suo Ministro Secretario di Stato per le Finanze,

E il sig. Salvatore, Marchese di Villamarina, Gran Croce dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Grand’Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore ecc. ecc. Suo Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario alla Corte di Francia;

Sua Maestà l’imperatore d’Austria, il sig. Carlo Ferdinando Conte de Buol Schauenstein, Gran Croce dell’Ordine Imperiale di Leopoldo d’Austria, Cavaliere dell'Ordine della Corona di Ferro di prima classe, Gran Croce dell'Ordine Imperiale della Legion d’Onore, Cavaliere degli Ordini dell’Aquila nera e dell’Aquila rossa di Prussia; Gran Croce degli Ordini Imperiali d’Alessandro Newski (in brillanti) e dell’Aquila bianca di Russia, Gran Croce dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, decorato dell'Ordine Imperiale del Médjidié di prima classe ecc. ecc. Suo Ciambellano e Consigliere intimo attuale, Suo Ministro della Marina e degli affari esteri, Presidente della Conferenza dei Ministri.

E il Sig. Giuseppe Alessandro barone di Hùbner, Gran Croce dell'Ordine Imperiale della Corona di Ferro, Grand’Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d'Onore, suo Consigliere intimo attuale e suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario alla Corte di Francia;

Sua Maestà l’Imperatore de' Francesi, il Sig. Alessandro Conte Colonna Walewski, Senatore dell'Impero, Grand’Officiale dell'Ordine Imperiale della Legion d'Onore, Cavaliere Gran Croce dell'Ordine equestre dei Serafini, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, decorato dell'Ordine Imperiale del Médjidié di prima Classe ecc. ecc. suo Ministro e Secretario di Stato al dipartimento degli affari esteri,

Ed il Sig. Francesco Adolfo Barone de Bourqueney, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore e dell’Ordine di Leopoldo d'Austria, decorato dell'effigie del Sultano in diamanti ecc. ecc., suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario presso Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica;

Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’onorevolissimo Giorgio Guglielmo Federico

Conte di Clarendon, Barone Hyde deHindon, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà Britannica nel suo Consiglio privalo, Cavaliere del nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere Gran Croce dell'onorevolissimo Ordine del Bagno, principal Secretorio di Stato di Sua Maestà per gli affari esteri,

E l’onorevolissimo Enrico Ricardo-Carlo Barone Cowley, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà nel suo Consiglio privato, Cavaliere Gran Croce dell'onorevolissimo Ordine del Bagno, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Sua Maestà presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi;

Sua Maestà il Re di Prussia, il Signor Ottone Teodoro Barone di Manteuffel, Presidente del suo Consiglio e suo Ministro degli affari esteri, Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila rossa di Prussia, prima Classe, con foglie di quercia, corona e scettro, Gran Commendatore dell'Ordine di Hohenzollern, Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Prussia, Gran Croce dell'Ordine di Santo Stefano di Ungheria, Cavaliere dell'Ordine di Sant’Alessandro Newsky, Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine del Nichan Iftichar di Turchia ecc. ecc.

E il Sig. Massimiliano, Federico, Carlo, Francesco, conte di Hatzfeldt-Wildenburg Schoenslein, suo Consigliere privato Attuale e suo Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario alla Corte di Francia, Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila rossa di Prussia seconda Classe, con foglie di quercia e piastra Cavaliere della Croce d’Onore de Hohenzollern prima Classe ecc. ecc.

Sua Maestà l’Imperatore di tutte le Russie, il Signor Alessio Conte Orloff, suo Ajutante di Campo generale, Generale di Cavalleria, Comandante del Quartiere generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell' Impero e del Comitato dei Ministri, decorato di due effigi in diamanti delle loro Maestà, il defunto Imperatore Nicolò e l’Imperatore Alessandro II, Cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano d’Austria di prima Classe, dell’Aquila nera di Prussia, in diamanti, dell’Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri,

E il Sig. Filippo Barone di Brunnow, suo Consigliere privato, suo Inviato Straordinario e Ministro plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A. R. il Granduca de Hesse, Cavaliere dell'Ordine di San Wladimiro di prima Classe, di Sant’Alessandro Newsky, arricchito di diamanti, dell’Aquila bianca, di Sant’Anna di prima Classe, di Santo Stanislao di prima Classe, Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila rossa di Prussia di prima Classe, Commendatore dell'Ordine di Santo Stefano d’Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

E sua Maestà Imperiale il Sultano, Mouhammed-Emin-Aali-Pacha, Grand Visir degli Ordini Imperiali del Médjidié e del Merito di prima Classe, Gran Croce dell’ordine Imperiale della Legion d’Onore, di Santo Stefano d’Austria, dell’Aquila rossa di Prussia, di Sant’Anna di Russia, dei Santi Maurizio e Lazzaro di Sardegna, della Stella polare di Svezia, e di parecchi altri Ordini stranieri,

E Mehemed-Djemil-Bey, decorato dell’Ordine Imperiale del Médjidié di seconda Classe, e Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, suo Ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi, accreditato nella medesima qualità presso Sua Maestà il Re di Sardegna;

i quali dopo avere scambiato i loro pieni poteri, trovati in buona e dovuta forma, sono convenuti degli Articoli seguenti:

Art. I.

Sua Maestà il Sultano da una parte, dichiara ch’egli ha la ferma risoluzione di mantenere in futuro il principio invariabilmente stabilito, come antica regola del suo Impero, e in virtù del quale è stato in ogni tempo vietato ai bastimenti da guerra delle Potenze straniere di entrare negli Stretti dei Dardanelli e del Bosforo; e che fino a tanto che la Porta si trova in pace, Sua Maestà non ammetterà alcun bastimento da guerra straniero nei detti Stretti.

E le Loro Maestà l’Imperatore dei Francesi, l’Imperatore d’Austria, la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’imperatore di tutte le Russie il Re di Sardegna, e il Re di Prussia dall’altra parte, si obbligano di rispettare questa determinazione del Sultano e di conformarsi al principio qui sopra enunciato.

Art. II.

Il Sultano si riserva, come per lo passato, di distribuire dei Firmani di passaggio ai bastimenti leggieri sotto stendardo di guerra, i quali saranno impiegati com’ è d’uso, al servigio delle Legazioni delle Potenze Amiche.

Art. III.

La medesima eccezione viene applicata ai bastimenti leggieri sotto stendardo di guerra che ciascuna delle Potenze contraenti è autorizzata a far stazionare alle imboccature del Danubio, per assicurare l’esecuzione dei regolamenti relativi alla libertà del fiume, ed il cui numero non dovrà eccedere di due per ogni Potenza.

Art. IV.

La presento Convenzione annessa al Trattalo generale firmato a Parigi, in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né saranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane o più presto, se è possibile

In fede di che i Pieni potenziarli rispettivi l’hanno firmata, e vi hanno apposto il suggello delle loro armi. Fatto a Parigi il trentesimo giorno del mese di Marzo dell’anno mille ottocento cinquanta sei.

Fatto a Parigi il 30 marzo 1856.

(L.S.) Buol Schauenstein.

«C. Cavour.

«De Villamarina.

«Hùbner.

«A. Walewski.

«Bourquewey.

«Clarendon.

«Cowley.

«Manteuffel.

«Hatzfeldt.

«Orloff.

«Brunnow.

«Aali.

«Mehemmed Djèmil.

In NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, e Sua Maestà Imperiale il Sultano, prendendo in considerazione il principio di neutralità del Mar Nero, stabilito coi preliminari registrati al protocollo N.° I, e firmati a Parigi il 25 febbrajo del presente anno; e volendo in conseguenza regolare di comune accordo il numero e

la forza dei bastimenti leggieri che Elleno si sono riservate di mantenere nel Mar Nero per il servigio delle loro coste, hanno risoluto di firmare a questo scopo una Convenzione speciale ed hanno nominalo a questo effetto:

Sua Maestà l’Imperatore di tutte le Russie, il sig. Alessio Conte Orloff, suo ajutante di Campo generale, e Generale di Cavalleria, Comandante il Quartier generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell'Impero e del Comitato dei Ministri, decorato della effigie in diamanti delle Loro Maestà, il fu Imperatore Nicolò e l’imperatore Alessandro II, Cavaliere dell’Ordine di Santo Audrea io diamanti e degli Ordini di Russia, Gran Croce dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria di prima Classe, dell’Aquila nera di Prussia in diamanti, dell’Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri,

E il sig. Filippo Barone di Brunnow, suo Consigliere privato, Suo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A; R. il Gran Duca di Hesse, Cavaliere dell'Ordine di San Wladimiro di prima Classe, di Santo Alessandro Newski, arricchito di diamanti, dell’Aquila bianca, di Sant’Anna di prima Classe, di Santo Stanislao di prima Classe, Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia di prima Classe, Commendatore dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

E Sua Maestà Imperiale il Sultano, Mouhammed-Emin-Aali Pacha, Gran Visir dell’impero Ottomano, decorato degli Ordini Imperiali del Médjidié e del Merito di prima Classe, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore, di Santo Stefano d’Austria, dell’Aquila rossa di Prussia, di Sant’Anna di Russia, dei Santi Maurizio e Lazzaro di Sardegna, della Stella polare di Svezia e di parecchi altri Ordini stranieri,

E Mehemmed-Djémil-Bey decorato dell'Ordine Imperiale del Médjidié di seconda Classe e Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Suo Ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi, accreditalo nella medesima qualità presso Sua Maestà il Re di Sardegna: i quali, dopo avere scambiato i loro pieni poteri trovati in buona e dovuta forma, sono convenuti negli Articoli seguenti:

Art. I.

Le Alte Parti contraenti si obbligano vicendevolmente a non avere nel Mar Nero altri bastimenti da guerra tranne quelli il cui numero, la forza e le dimensioni sono stipulate qui appresso.

Art. II.

Le Alte Parti contraenti si riservano di mantenere ciascheduna in questo mare sei bastimenti a vapore di cinquanta metri di lunghezza, alla linea, del peso di ottocento tonnellate al maximum, e quattro bastimenti leggeri à vapore o a vela d'una forza che non sorpasserà due cento tonnellate per ciascheduno.

Art. III.

La presente Convenzione annessa ai Trattato generale, firmato a Parigi in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né verranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane o più presto se è possibile.

In fede di che i Plenipotenziarii rispettivi l'hanno firmata e vi hanno apposto il sigillo delle loro armi.

Fatto a Parigi il trentesimo giorno del mese di marzo dell’anno mille ottocento cinquanta sei.

(L.S.) Orloff.

«Brunnow.

«Aali.

«Mehemhed Djémil.

IN NOME DI DIO ONNIPOTENTE

Sua Maestà l’imperatore dei Francesi, Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, e Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, volendo estendere fino al Mar Baltico l’accordo si felicemente stabilito fra di Loro in Oriente, e consolidare in tal guisa i benefizj della pace generale, hanno determinato di conchiudere una Convenzione e nominato a tale effetto:

Sua Maestà l’imperatore dei Francesi, il sig. Alessandro Conte Colonna Walewski, Senatore dell’impero, Grande Officiale dell’Ordine Imperiale della Legion d'Onore, Cavaliere Gran Croce dell’Ordine equestre dei Serafini, Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, decoralo dell’Ordine Imperiale del Médjidié di prima classe ecc. ecc. Suo Ministro e Secretario di Stato al dipartimento degli affari esteri,

E il signor Francesco Adolfo Barone de Bourqueney, Gran Croce dell’Ordine Imperiale della Legion d'Onore e dell’Ordine di Leopoldo d’Austria, decorato dell’effigie del Sultano in diamanti ecc. ecc., Suo Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso Sua Maestà Imperiale Reale Apostolica;

Sua Maestà la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, l’onorevolissimo Giorgio Guglielmo Federico Conte di Clarendon, Barone Hyde de Uindon, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà Britannica nel suo Consiglio privato, Cavaliere del nobilissimo Ordine della Giarrettiera, Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno, Principale Secretorio di Stato di Sua Maestà per gli affari esteri,

E l’onorevolissimo Enrico-Riccardo-Carlo Barone Cowley, Pari del Regno Unito, Consigliere di Sua Maestà nel suo Consiglio privato, Cavaliere Gran Croce dell’onorevolissimo Ordine del Bagno, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di Sua Maestà presso Sua Maestà l’imperatore dei Francesi;

E Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, il signor Alessio Conte d’Orloff, suo Ajutante di Campo generale e Generale di Cavalleria, Comandante il quartier generale di Sua Maestà, Membro del Consiglio dell'Impero e dei Comitato dei Ministri, decorato delle due effigi in diamanti delle Loro Maestà, il fu Imperatore Nicolò e l’imperatore Alessandro II, Cavaliere dell’ordine di Sant’Andrea in diamanti, e degli Ordini di Russia, Gran Croce dell’Ordine di' Santo Stefano d’Austria di prima classe, dell’Aquila nera di Prussia in diamanti, dell’Annunziata di Sardegna e di parecchi altri Ordini stranieri,

E il sig. Filippo Barone di Brunnow, suo Consigliere privato, suo Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso la Confederazione Germanica e presso S. A. R. il Gran Duca di Hesse, Cavaliere dell’Ordine di San Wladimiro di prima classe, di Sant’Alessandro Newski arricchito di diamanti, dell’Aquila bianca, di Sant’Anna di prima classe, di Santo Stanislao di prima classe, Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila rossa di Prussia di prima classe, Commendatore dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria e di parecchi altri Ordini stranieri;

i quali, dopo avere scambiato i loro pieni poteri, trovati in buona e dovuta forma sono convenuti negli Articoli seguenti:

Art. I.

Sua Maestà l’imperatore di tutte le Russie, per corrispondere al desiderio che Le è stato espresso dalle Loro Maestà l’imperatore dei Francesi e la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, dichiara che le Isole d’Aland non saranno fortificate e che non vi sarà mantenuto, né creato alcuno stabilimento militare o navale.

Art. II.

La presente Convenzione annessa al Trattato generale, firmato a Parigi in questo giorno, sarà ratificata e le ratifiche né saranno scambiate entro lo spazio di quattro settimane, o più presto, se è possibile.

In fede di che i Plenipotenziarii rispettivi l’hanno firmata e vi hanno apposto il sigillo delle loro armi.

Fatto a Parigi il trentesimo giorno del mese di marzo dell’anno mille ottocento cinquanta sei.

(L.S.) A. Walewski.

«Bourqueney.

«Clarendon.

«Cowley.

«Orloff.

«Brunnow.


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PROTOCOLLO N.° XVIII

SEDUTA DEL 29 MARZO 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il Protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

Vien fatta lettura successivamente:

1° del progetto del Trattato generale;

2° del progetto di Convenzione degli Stretti;

3° del progetto di Convenzione relativa ai bastimenti leggeri da guerra che le Potenze finitime manterrebbero nel Mar Nero;

4° del progetto di Convenzione concernente le isole d’Aland;

Ed i sigg. Plenipotenziarii, dopo avere sostituito il nome di Isatcha

a quello di Toultcha

Dell’Articolo XVI del primo di questi progetti, avendoli trovati conformi ai testi inscritti ai protocolli N. XV, XVI e XVII li rendono autentici e né rimettono la firma, come è stato convenuto, a domani, all’ora del mezzodì.

Il presente protocollo è letto ed approvato.

(Seguono le firme).

Certificato conforme all’originale.

SEDUTA DEL 30 MARZO 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Riuniti all’ora del mezzodì nella Sala delle loro deliberazioni, i sigg. Plenipotenziarii collazionano, sopra gl’istrumenti autenticati nella precedente seduta:

1.° Il Trattato generale di pace

2.° La Convenzione degli Stretti

3.° La Convenzione relativa ai bastimenti da guerra leggeri, che le Potenze finitime manterranno nel Mar Nero;

La Convenzione concernente le isole di Aland.

E tutti questi Atti, essendo stati trovati nella forma dovuta, i sigg. Plenipotenziarii vi appongono la loro firma ed il sigillo delle loro armi.

Dopo di che, e sulla proposta del sig. Conte Walewski, il Congresso dichiara che l’Armistizio, in conseguenza della pace firmata, trovasi prorogato fino ai momento dello scambio delle ratifiche, e resta convenuto fra i sigg. Plenipotenziarii della Francia, della Gran Brettagna, della Sardegna e della Turchia, da una parte, ed i signori Plenipotenziarii della Russia dall'altra, che saranno trasmessi degli ordini, senza dilazione, a questo effetto.

Il Congresso decide inoltre, che lo scambio delle ratifiche avrà luogo in sei esemplari, che le ratifiche dell'Articolo Addizionale al Trattato generale si faranno unitamente al Trattato generale medesimo, e che le ratifiche di questo Trattato come di ciascheduna delle annesse Convenzioni, saranno registrate in atti separati.

Il sig. Co. di Clarendon propone ai Plenipotenziarii di recarsi alle Tuilleries per informare l’Imperatore che il Congresso ha compiuto l’opera dì pacificamento, a cui Sua Maestà poneva grande interesse, e che l’Europa aspettava con sì viva impazienza.

Il primo Plenipotenziario della Gran Brettagna dice, che questo passo verso il Sovrano del paese, ove il Congresso trovasi riunito, è, in pari tempo, un omaggio rispettoso di riconoscenza dovuto all’alta benevolenza ed alla graziosa ospitalità, di cui i Plenipotenziarii individualmente e collettivamente furono oggetto, da parte di Sua Maestà Imperiale.

Lord Clarendon aggiunge di avere l’anticipata certezza che tutto quello che fosse di tal natura da render palesi i sentimenti di rispetto e di alta considerazione; onde sono animati i Plenipotenziarii verso la persona dell’imperatore Napoleone, incontrerebbe la piena approvazione dei Sovrani, che i Plenipotenziarii hanno l’onore di rappresentare.

Il Congresso accoglie con sollecitudine unanime la proposta del primo Plenipotenziario della Gran Brettagna.

Il sig. Co. Walewski ringrazia il primo Plenipotenziario della Gran Brettagna della proposta da lui fatta, e non esita a farsi mallevadore che l’imperatore suo Agusto Sovrano, sarà sensibilissimo alla misura suggerita da Lord Clarendon, ed avrà eguale riconoscenza ai sentimenti che l’hanno dettata come all’unanime sollecitudine con cui fu accolta.

Il presente Protocollo è letto ed approvato.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all'Originale.

SEDUTA DEL 2 APRILE 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Come era stato deciso, il Congresso si occupa della questione di sapere, se i blocchi possono essere levati prima dello scambio delle ratificazioni del trattato di pace,

Il sig. Co. Walewski espone, come i precedenti stabiliscano che, generalmente, i blocchi non sieno stati levati se non al momento dello scambio delle ratificazioni, in virtù del principio che la guerra non è terminata se non al momento in cui le stipulazioni che debbono porvi fine hanno ricevuto la consacrazione dei Sovrani; come lo spirito di liberalità il quale esercita a nostri giorni una si fortunata preponderanza sopra il diritto internazionale, e sopra i rapporti che le differenti Potenze mantengono fra di loro, permetta nondimeno di derogare a questa regola; come la Francia e la Gran Brettagna, le quali hanno messo i blocchi esistenti, rimanessero d’accordo nel dare in questa circostanza una prova della loro sollecitudine per il commercio in generale, e come altro non resti quindi fuorché concertarsi sopra i mezzi atti ad assicurare all'Europa questo nuovo benefizio.

D’accordo coi primo Plenipotenziario della Francia, il sig. Co. di Clarendon propone di conchiudere un armistizio marittimo. Una tale misura, per suo avviso, avrebbe per effetto la cessazione immediata dei blocchi esistenti.

Il sig. Co. Walewski aggiunge, che questa combinazione permetterebbe di considerare le prese, fatte posteriormente alla segnatura della pace, come non avvenute, e di restituire le navi ed i carichi catturati; che il commercio si troverebbe quindi autorizzato a ripigliare, senza ulteriore ritardo, tutte le sue transazioni, ove la Russia da parte sua levasse fin d’ora quelle misure eccezionali da lei prese duraule la guerra, per vietare nei suoi porti le operazioni commerciali che si facevano in tempo di pace.

Adottando, solleciti, I voti esposti dai signori Plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna, i signori Plenipotenziarii della Russia rispondono, che la proposizione sottoposta al Congresso sarà probabilmente accettata colmassimo favore dal loro Governo, e ch’essi si affrettano quindi di aderirvi, per i medesimi motivi che l’hanno suggerita ai Plenipotenziarii, i quali né hanno presa l’iniziativa, ma che si trovano in obbligo di riservarne l’approvazione alla loro corte.

i signori Plenipotenziarii delle altre Potenze dichiarano, che questa misura sarà accolta con sentimenti di viva riconoscenza dagli Stati neutrali.

Egli è quindi deciso, che se nella prossima seduta, come si presume, i signori Plenipotenziarii della Russia sono autorizzati a far sapere che il loro Governo ha tolte le proibizioni imposte, durante la guerra, al commercio d’importazione ed esportazione nei porti e sulle frontiere dell'impero Russo, sarà conchiuso fra la Francia, la Gran Brettagna, la Sardegna e la Turchia da una una parte, e la Russia dall’altra un armistizio marittimo, che avrà luogo alla data della segnatura della pace, e che avrà per effetto di levare tutti i blocchi. Conseguentemente, le prese fatte posteriormente al giorno 30 Marzo passato, saranno restituite.

Gli atti consolari e le formalità richieste dai navigatori e commercianti saranno adempiuti provvisoriamente dagli Agenti delle Potenze che hanno acconsentito durante la guerra a prendere cura officiosa degl’interessi dei sudditi degli Stati belligeranti.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all'originale.

SEDUTA DEL 4 APRILE 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il Protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

i Sigg. Plenipotenziarii della Russia annunziano d’essere autorizzati a dichiarare, che le misure proibitive prese durante la guerra per chiudere i porti russi al commercio di esportazione, saranno rimosse.

In seguito a tale dichiarazione e conforme alla risoluzione presa nella precedente riunione, il Congresso stabilisce, essersi concbiuso un armistizio marittimo fra la Francia, la Gran Brettagna, la Sardegna e la Turchia d'una parte e la Russia dall’altra, e che le prese fatte posteriormente alla segnatura della pace saranno restituite.

Resta convenuto perciò che si daranno gli ordini per la cessazione immediata dei blocchi esistenti, e che le misure prese in Russia durante la guerra contro l’esportazione dei prodotti russi e segnatamente contro quella de' cereali, saranno egualmente rivocate senza dilazione.

Dopo essersi proposto al Congresso di occuparsi della evacuazione dei territorii russo e ottomano, il Sig. Co. Walewski dice, che in quanto concerne gli Alleati, è loro intenzione, siccome già se né son fatti mallevadori, di richiamare tosto le loro truppe, e di dare gli ordini opportuni affinché questo movimento incominci immediatamente dopo lo scambio delle ratificazioni.

Egli è d’opinione, e crede poter accertare, che i territori della Russia saranno egualmente evacuati entro lo spazio di sei mesi. Egli aggiunge, che le armate alleate abbandoneranno, entro lo stesso termine, quelle posizioni che occupano nella Turchia.

I Sigg. Plenipotenziarii della Turchia assicurano da parte loro, che saranno prese delle disposizioni affinché le truppe russe che si trovano a Rara e ne’ suoi dintorni effettuino quanto più prontamente è possibile la loro ritirata sul territorio russo. Essi si obbligano di far conoscere al Congresso, in una delle prossime riunioni, il termine che sarà giudicato necessario al pronto compimento di questa operazione. Esprimono il desiderio che le armate alleate, le quali sono in Crimea, comincino il loro movimento di ritirata da Kertch e Jenikalé, affinché il Mar d’Azoff si trovi aperto quanto prima alla navigazione ed al commercio.

Il Sig. Co. di Buol si compiace della sollecitudine che dimostrano le Potenze belligeranti nel richiamare lè loro armate, e nell’eseguire quindi senza dimora una delle più importanti stipulazioni del Trattato di pace.

Egli dice, che l’Austria, per parte sua, avrà cura di far rientrare nel suo territorio quelle fra le sue truppe che occupavano i Principati.

Aggiunge, che non incontrando questa operazione le medesime difficoltà, che deve promuovere l'imbarco delle armate presenti in Crimea e del loro materiale, potrà perciò compiersi più prontamente, e che le truppe Austriache avranno evacuato i Principati prima, che le Armate belligeranti abbiano potuto da parte loro, evacuare totalmente l’impero Ottomano.

Dopo queste dichiarazioni, resta convenuto d’unanime accordo che tutte le armate belligeranti, o alleate, incomincieranno il loro movimento di ritirala immediatamente dopo lo scambio delle ratificazioni del Trattato di pace, e che lo continueranno senza interruzione.

Resta parimente convenuto, che le armate della Francia, della Gran Brettagna e della Sardegna, avranno un periodo di sei mesi per effettuare l’evacuazione totale dei territori che esse occupano in Russia e nell’impero Ottomano: questa evacuazione principierà possibilmente da Kerteb, Jenikalé, Kiuburn ed Eupatorio.

i Trattati conchiusi a Costantinopoli il 12 Marzo 1854 e il 45 Marzo 1855, fra la Francia, la Gran Brettagna, la Sardegna e la Turchia, i quali stipularono che con la pace il territorio dell'Impero Ottomano sarebbe evacuato entro lo spazio di quaranta giorni, e l’adempimento di un tal obbligo, essendo divenuto materialmente impossibile in seguito allo sviluppamento preso dalla guerra, resta convenuto che istruzioni e poteri saranno inviati ai Rappresentanti della Francia, della Gran Brettagna e della Sardegna a Costantinopoli, affinché debbano conchiudere con la Porta una Convenzione destinata a fissare un nuovo termine che non potrà eccedere quello di sei mesi.

Il Congresso decide poscia, che i Commissari i quali a termini dell’Articolo 20 del Trattato di pace, procederanno alla dell’inibizione della nuova frontiera in Bessarabia, dovranno riunirsi a Galatz il giorno 6 maggio prossimo, per adempiere senza ritardo la missione che verrà loro affidata.

I Sigg. Plenipotenziari della Russia dichiarano, che le Autorità russe rimetteranno, tosto che questa operazione sarà terminata, alle Autorità moldave quella porzione di territorio che, dietro la nuova delimitazione, dovrà essere annessa alla Moldavia.

Rimane inteso che questa cessione ha luogo in iscambio, e coinciderà con lo sgombramento dai territori russi delle Armate alleate.

Il Sig. Co. di Clarendon osserva, che per affrettare l’evacuazione della Crimea, sarebbe utile che i bastimenti delle Potenze alleate potessero penetrare liberamente nel porto di Sebastopoli; questa concessione, secondo il parere del primo Plenipotenziario della Gran Bretagna, anticiperebbe di parecchie settimane l'imbarco degli uomini e del materiale.

i Sigg. Plenipotenziari della Russia rispondono, che per questo riguardo, prenderanno gli ordini dalla Corte loro.

Il Sig. Co. Walewski dice, essere uopo d'occuparsi delle istruzioni destinate ai Commissarii che saranno incaricati di recarsi ai Principati, per informarsi, secondo il voto dell’articolo 23 del Trattato di pace, dello stato attuale di quelle provincie e proporre le basi della futura loro organizzazione.

Egli espone che queste istruzioni potrebbero essere concepite in termini generali; che fissando ('oggetto della missione dei Commissari, tale quale è stato definito dal Trattato stesso, esse debbono lasciar ai medesimi la necessaria latitudine per prendere dei lumi e mettersi in istato di adempire in modo perfetti e soddisfacente l’incarico che verrà loro affidato.

Egli è d’avviso che tale opinione possa essere tanto più accetta al Congresso, in quanto che il Firmano, prescrivente la Convocazione dei Divani ad hoc deve essere, siccome consta dal Protocollo N.° XIV, concertalo coi Rappresentanti delle Potenze contraenti a Costantinopoli, ed esteso in modo da provvedere all’intera esecuzione dell’articolo del Trattato che determina la convenzione di queste adunanze.

Egli è finalmente di parere, che la redazione di queste istruzioni, le quali non potrebbero essere preparate dal Congresso, dovesse essere confidata ad una Commissione tolta dal suo seno.

Il Congresso aderisce e la Commissione viene composta del primo Plenipotenziario della Turchia, e dei secondi Plenipotenziari della Francia e della Gran Brettagna.

Dopò novello esame, e giudicandosi utile il modificare quello che era stato fissato sul medesimo soggetto nella sua seduta del 30 marzo, il Congresso prende la seguente risoluzione.

Nelle ratificazioni del Trattato generale, questo Trattato sarà seguito testualmente e in estenso dall'Articolo addizionale e dalle tre convenzioni annesse; ma la ratificazione porterà sul Trattato generale e Sull’Articolo addizionale i seguenti termini: «Noi.... avendo veduto ed esaminalo il detto Trattato e il detto Articolo addizionale e transitorio, li abbiamo approvati e li approviamo in tutte e ciascuna delle disposizioni che vi sono contenute ecc.»

Queste ratificazioni saranno scambiate in sei esemplari per ogni Potenza contraente.

La Convenzione relativa ai bastimenti leggeri verrà ratificata fra la Porta e la Russia.

La Convenzione relativa agli Stretti sarà ratificata fra la Porta da una parte che dovrà presentare sei esemplari, e le altre Potenze dall’altra parte, le quali non avendo scambio di ratificazioni da fare fra loro, dovranno semplicemente ratificare con la Porta, e presentare quindi un solo esemplare.

La Convenzione d'Aland sarà ratificala fra la Francia e l’Inghilterra da una parte, le quali dovranno produrre ciascuna un esemplare destinato alla Russia e la Russia dall’altra parte, che dovrà produrre due esemplari.

(Seguono le segnature)

Certificato conforme dell'originale.


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PROTOCOLLO N.° XXII

SEDUTA DEL GIORNO 8 APRILE 1856

Presenti.

i Plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il protocollo della seduta precedente è letto ed approvato.

Il Co. Clarendon ricorda che, nell'ultima riunione, e siccome tutti i plenipotenziarii non erano ancora in grado di acconsentire ad altre proposte, il Congresso si era limitato a convenire che il blocco fosse tolto. Annunzia che i plenipotenziarii della Gran Brettagna sono autorizzati a dichiarare che le decisioni restrittive imposte, in occasione della guerra, al commercio ed alla navigazione, saranno rivocate.

i plenipotenziarii della Russia, avendo rinnovata la analoga dichiarazione, già fatta nella seduta delli 4 aprile, e tutti gli altri plenipotenziarii avendo emesso un parere favorevole, il Congresso decide che tutte indistintamente le misure prese al principio od in vista della guerra, ed aventi per oggetto di sospendere il commercio e la navigazione collo Stato nemico sono abrogate, ed in tutto ciò che è relativo sia alle transazioni commerciali, non escluso il contrabbando di guerra, sia alle spedizioni delle merci ed al trattamento dei bastimenti di commercio, le cose sono ristabilite ovunque, a far data da questo giorno, sul piede in cui erano prima della guerra.

i plenipotenziarii russi annunziano, che ricevettero l'ordine di dichiarare, in risposta alla domanda loro fattane, che il porto di Sebastopoli sarà aperto alle navi delle Potenze alleate, onde affrettare l’imbarco delle loro truppe e del materiale.

Aggiungono che le istruzioni loro pervenute permettono ad essi assicurare che lo sgombro dell’armata russa dal territorio ottomano in Asia comincierà immediatamente dopo lo scambio delle ratifiche; che si porrà mano, appena la stagione e le strade lo permettano, al trasporto dei magazzeni e del materiale di guerra, e che il movimento generale dell'armata russa si opererà nel medesimo tempo in cui avrà luogo quello degli alleati, e terminerà nella stessa epoca e nei termini fissati per lo sgombro degli altri territorii.

A nome della Commissione incaricata della redazione, il barone di Bourqueney dà lettura di un progetto d’istruzioni destinate ai commissarii che dovranno recarsi nei Principati, a tenore dell'articolo 23 del Trattato di pace.

Il Co. Clarendon osserva, che il congresso s’è proposto, prima d’ogni cosa, trattando delle Provincie danubiane, di provocare l’espressione libera del votò delle popolazioni, e che questo disegno non potrebbe effettuarsi, se gli Ospodari rimanessero in possesso dei poteri di cui dispongono, e che sarebbe forse necessario di cercare una combinazione capace di assicurare una completa libertà ai Divani in proposito.

Il primo plenipotenziario dell'Austria risponde che non debbesi toccare all'amministrazione in un momento di crisi come quello nel quale si troveranno i Principati, che col massimo riserbo, e che sarebbe compromettere tutto, qualora si sciogliessero i poteri pria che altri fossero costituiti, e che alla Porta, in ogni caso, il Congresso dovrebbe lasciar la cura dei mezzi che giudicherebbe necessari!.

Aali Pascià espone che l’attuale amministrazione non offre forse tutte le garanzie che il Congresso desidera; ma che sarebbe esporsi a cadere nell'anarchia, se si tentasse di escire dall’ordine legale.

Lord Clarendon fa presente che non è sua intenzione di proporre il rovesciamento di tutti i poteri; e unito ad altri plenipotenziarii, rammenta che l'autorità degli attuali Ospodari è presso a toccare il termine stabilito dagli accordi che loro l’hanno affidata, e che per rimanere nella legalità è precisamente il caso di riflettere ai mezzi.

Altri plenipotenziari rammentano pure che la legge organica prevede il caso della interruzione dei poteri degli Ospodari.

In seguito a queste spiegazioni, il Congresso decide di riferirsi alla Sublime Porta che si appiglierà, se sarà il caso, allo spirar del potere degli Ospodari attuali, ai mezzi necessari e proprii ad attuare le intenzioni del Congresso, combinando la libera espressione dei voti dei Divani coi mantenimento dell'ordine, e col rispetto dello stato legale.

Sulla proposizione dei primi plenipotenziarii della Gran Brettagna e della Francia, e per prevenire ogni conflitto, o discussioni disgraziose, si convenne pure che il firmano, che debbe ordinare convocazione dei Divani ad hoc, fisserà le norme da seguirsi in quanto concerne la presidenza di queste Assemblee, ed il modo delle loro deliberazioni.

Dopo aver prese queste risoluzioni, il Congresso adotta, con alcune modificazioni, le instruzioni, delle quali il barone Bourqueney ha presentato il progetto, e che sono annesse al presente protocollo.

Il Co. Walewski dice ch’egli è a desiderare che i plenipotenziarii, prima di dividersi, scambino le loro idee sui differenti soggetti ch'esigono delle risoluzioni, e di cui potrebbe essere utile occuparsi, affin di prevenire nuove complicazioni. Quantunque riunito specialmente per regolare la questione d’Oriente, il Congresso, secondo il primo plenipotenziario della Francia, potrebbe rimproverare a se stesso di non avere approfittato della circostanza che mette in presenza i rappresentanti delle principali Potenze dell’Europa, per dilucidare talune questioni, stabilire certi principii, esprimere delle intenzioni, emettere in fine talune deliberazioni, sempre e unicamente nello scopo di assicurare per l’avvenire il riposo del mondo, col dissipare, pria che non sieno divenute minacciose, le nubi che tuttora si veggono a spuntare sull’orizzonte politico.

«Non si potrà disconvenire (dice egli) che la Grecia non sia io una situazione anormale. L’anarchia, alla quale è stato abbandonalo questo paese, ha obbligato la Francia e l’Inghilterra a inviar delle truppe al Pireo, in un momento in cui le loro armate non mancavano di essere occupate. Il Congresso sa in quale stato fosse la Grecia; esso non ignora altresì che quello in cui trovasi oggidì è lontano dall’essere soddisfacente. Non sarebbe quindi utile che le potenze rappresentate al Congresso manifestassero il desiderio di vedere le Ire Coiti protettrici prendere in matura considerazione la situazione deplorabile del regno che esse hanno creato, avvisando ai mezzi di provvedervi?»

Il conte Walewski non. dubita punto che lord Clarendon non si unisca a lui per dichiarare, che i due Governi attendono con impazienza il momento in cui sarà loro permesso di far cessare una occupazione, alla quale frattanto essi non saprebbero metter termine senza seriissimi inconvenienti, sino a che non saranno apportate delle modificazioni reali allo Stato delle cose in Grecia.

Il plenipotenziario della Francia rammenta in seguito, che gli Stati Pontificii sono ugualmente iu una situazione anormale; che la necessità di non abbandonare il paese in preda all’anarchia ha determinalo la Francia, non che l’Austria, ad acconsentire alla dimanda della Santa Sede, facendo occupar Roma dalle sue truppe, nell’atto che le truppe austriache occupavano le Legazioni.

Egli espone che la Francia aveva un doppio motivo di deferire senza esitazione alla dimanda della Santa Sede, come potenza cattolica e come potenza europea. Il titolo di tiglio primogenito della Chiesa, di cui il sovrano della Francia si gloria, fece un dovere all’imperatore di prestar aiuto e sostegno al Sovrano Pontefice. La tranquillità degli Stati Pontificii, e quella di tutta l’Italia, tocca troppo da vicino il mantenimento dell’ordine d’Europa, perchè la Francia non abbia un interesse maggiore a concorrervi con tutti i mezzi che ha in suo potere. Ma dall’altro canto non si potrebbe disconoscere ciò che v’ ha di anormale nella situazione di una potenza, che per mantenersi ha bisogno di esser sostenuta da truppe straniere.

Il Co. Walewski non esita punto di dichiarare, e spera che il Co. Buol si associerà a tale dichiarazione, che non solamente la Francia è pronta a ritirar le sue truppe, ma che affretta con tutti i suoi voti il momento, in cui essa io potrà fare senza compromettere la tranquillità interna del paese e l’autorità del governo Pontificio, alla prosperità del quale l’imperatore, suo augusto sovrano, non cesserà mai di prender il più vivo interessamento.

Il primo plenipotenziario della Francia rappresenta come egli è a desiderare, nell'interesse dell’equilibrio europeo, che il governo romano si consolidi abbastanza fortemente, perchè le truppe francesi ed austriache possano sgomberare senza inconvenienti gli Stati Pontifici, ed egli crede che un voto espresso in questo senso potrebbe non essere senza utilità. Egli non dubita, in ogni caso, che le assicurazioni che sarebbero date dalla Francia e dall’Austria, circa le loro intenzioni a questo riguardo, non producano dappertutto un’ impressione favorevole.

Proseguendo lo stesso ordine d’idee, il conte Walewski dimanda a se stesso: se non è da augurare che certi Governi della penisola italiana, richiamino a sè, con degli atti di clemenza beo intesi, gli spiriti traviati e non pervertiti, mettendo termine ad un sistema che va dirittamente contro il suo scopo, e che, invece di estinguere i nemici dell’ordine, ha per effetto di colpire i Governi, e di accrescere partigiani alla demagogia.

Nella sua opinione, questo sarebbe un render segnalato servigio al governo delle Due Sicilie, non che alla causa dell'ordine nella penisola italiana, con illuminare il Governo sulla falsa via nella quale s’ è posto. Egli pensa che degli avvertimenti concepiti in questo senso, e provenienti dalle potenze rappresentate al Congresso, saranno tanto meglio accolti, in quanto che il gabinetto napolitano non potrebbe mettere in dubbio i motivi che li avrebbero dettati.

Il primo plenipotenziario della Francia richiama in seguito l’attenzione del Congresso sopra un argomento, il quale, benché concernente particolarmente la Francia, non è tuttavia d’un interesse men positivo per tutte le potenze europee. Egli crede superfluo il dire che han luogo tuttodì nel Belgio per mezzo della stampa le pubblicazioni più ingiuriose, più ostili contro la Francia e il suo Governo; che vi si predica apertamente la rivolta e 1’assassinio. Egli rammenta che di fresco alcuni giornali begli hanno osato preconizzare la società detta La Marianna,

di cui si conoscono le tendenze e l’oggetto; che tutte queste pubblicazioni sono altrettante macchine di guerra, dirette contro il riposo e la tranquillità interna della Francia da’ nemici dell’ordine sociale, i quali, forti dell'impunità che trovano sotto l’egida della legislazione belgia, nutriscono la speranza di giungere ad affettare i loro colpevoli disegni.

Il conte Walewski dichiara che l’unico desiderio del Governo dell’imperatore è quello di conservare i migliori rapporti col Belgio. Egli è sollecito d’aggiungere, che la Francia non ha che da lodarsi del Gabinetto di Bruxelles e de' suoi sforzi per attenuare uno stato di cose che non è io poter suo di cangiare, non permettendogli la sua legislazione, né di reprimere gli eccessi della stampa, né di prendere l’iniziativa d’una riforma divenuta assolutamente indispensabile. «Noi saremo dolenti (dic’egli) di doverci trovare nell'obbligo di far comprendere noi stessi al Belgio la necessità rigorosa di modificare una legislazione che non per«mette al suo Governo di adempiere il primo de' doveri internazionali, quello cioè di non tollerare in casa sua delle mene aventi per iscopo manifesto di portar offesa alla tranquillità degli Stati vicini. La rimostranza del più forte somiglia troppo alla minaccia, perchè noi non avessimo a cercare di evitare di farvi ricorso. Se i rappresentanti delle grandi Potenze dell’Europa considerano sotto lo stesso punto di vista che noi, cotesta necessità, giudicheranno opportuno di emettere la loro opinione a questo riguardo ed è probabile che il Governo Belgio, appoggiandosi sulla gran maggioranza del paese, si troverebbe in grado di por modo a uno stato di cose, che non può mancare, o tosto o tardi di far nascere delle difficoltà, e anche dei pericoli, che è nell’interesse del Belgio di scongiurare preventivamente.»

Il Co. Walewski propone al Congresso di terminare la sua opera con una dichiarazione, che costituirebbe un notevole progresso nel diritto internazionale, e che sarebbe accolta dal mondo intero con un sentimento di viva riconoscenza.

«Il Congresso di Westfalia (egli aggiunge) ha consacrato la libertà di coscienza; il Congresso di Vienna, l’abolizione della tratta de' negri e la libertà della navigazione de' fiumi. Sarebbe degno del Congresso di Parigi di posar le basi d’un diritto marittimo uniforme, in tempo di guerra, riguardo ai neutri. I quattro principi! seguenti raggiungerebbero completamente questo scopo.

«1.° Abolizione della scorreria,

«2.° La bandiera neutrale copre la mercanzia nemica, eccetto il contrabbando di guerra.

«3.° La mercanzia neutrale, eccetto il contrabbando di guerra, non è sequestrabile neppure sotto bandiera nemica.

«4.° I blocchi non sono obbligatorii se non in quanto sono effettivi.

Sarebbe questo certamente un magnifico risultato, al quale nessuno di noi può rimanere indifferente.

Il Co. Clarendon, dividendo le opinioni espresse dal conte Walewski, dichiara che al pari della Francia, l'Inghilterra intende richiamare le truppe che fu obbligata mandare in Grecia, appena potrà farlo senza inconvenienti per la tranquillità pubblica, ma che fa d’uopo, prima, cercare salde guarentigie onde sia mantenuto un ordine di cose soddisfacente. Secondo lui, le potenze protettrici potranno intendersi sul rimedio che è necessario di apportare ad un sistema dannoso al paese, e che si è completamente allontanato dallo scopo che esse s’erano proposto, quando stabilivano una monarchia indipendente, pel benessere e per la prosperità del popolo greco.

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna rammenta, che il trattato del 30 marzo schiude un’era novella; che come l’imperatore lo diceva al Congresso, nel riceverlo dopo la segnatura del -trattato, questa è l’era della pace; ma che per essere conseguenti non dovevasi tralasciar cosa alcuna per renderla solida e duratura; che, rappresentando le principali potenze d'Europa, il Congresso verrebbe meno al suo dovere se nello sciogliersi, egli conservasse col suo silenzio alcune situazioni che son di nocumento all’equilibrio politico, e che son lungi dal porre la pace fuori di pericolo in un paese il più interessante d'Europa.

«Noi abbiamo, continua il conte Clarendon, provvisto allo sgombro de' vari territori occupati dalle armate straniere durante la guerra; noi abbiam fatta promessa solenne di effettuare questo sgombero nel più breve termine; come potremmo non preoccuparci delle occupazioni che ebbero luogo prima della guerra, ed astenerci dal cercar modo di porvi fine?»

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna non crede utile lo investigar le cause, che condussero armate straniere in molte parti d’Italia; ma egli avvisa che ammesso pure fossero queste cause legittime, non è men vero, egli dice, che né conseguita uno stato anormale, irregolare, che non può essere giudicato che da un’estrema necessità, e che debbe cessare appena la necessità non si fa più sentire imperiosamente: che tuttavia, se non si cerca a por fine a tali bisogni, essi continueranno a esistere; che, se si sta paghi ad appoggiarsi alla forza armata, in luogo di cercar rimedio alli giusti motivi di malcontento, è certo si renderà permanente un sistema poco onorevole pei governi, e disgustoso pei popoli. Egli pensa che l’amministrazione degli Stati Romani offre degli inconvenienti, donde potriano sorgere pericoli, che il Congresso ha diritto di cercar modo di prevenire; che non porvi mente, sarebbe esporsi a lavorare a profitto della rivoluzione, che tutti i governi biasimano, e vogliono evitare. Il problema che è urgente risolvere, consiste nel combinare, egli dice, il ritiro delle truppe straniere col mantenimento della tranquillità, e questa soluzione sta nell’organizzare un’amministrazione, che, facendo rinascere, la fiducia, renderà il governo indipendente dall'aiuto straniero; questo soccorso non essendo giammai capace a sostenere un governo, al quale l’opinione pubblica è contraria, né conseguirà, secondo la sua opinione, una posizione che la Francia e l’Austria non vorranno accettare per le loro armate. Pel benessere degli Stati pontificii, come nell'interesse della autorità sovrana del Papa, sarebbe dunque utile, secondo il suo parere, di raccomandare la secolarizzazione del Governo e l’organizzazione d’un sistema amministrativo in armonia colle tendenze del secolo, ed avente per iscopo la felicità del popolo. Ammette che questa riforma può presentare forse a Roma, in questo momento, alcune difficoltà, ma crede che potrà facilmente effettuarsi nelle Legazioni.

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna fa notare che da otto anni a questa parte, Bologna è in istato d’assedio, e che le campagne sono invase da briganti; puossi sperare,.ei crede, che coll'istabilirsi in questa parte del Romano Stato un regime amministrativo e giudiziario laico e separato, e coll’organizzarsi una forza armata nazionale, la sicurezza e la confidenza si ristabiliranno rapidamente, e che le truppe austriache potranno ritirarsi ira poco, senza che abbiansj a temere novelle agitazioni; è, se non altro, a suo parere, un’ esperienza che si potrebbe tentare, e questo rimedio, offerto a’ mali incontestabili, dovrebbe essere sottoposto alle serie riflessioni del Papa.

Per quanto concerne il governo Napoletano, il primo plenipotenziario della Gran Brettagna desidera imitare l’esempio del Co. Walewski, passando sotto silenzio degli alli che ebbero un’eco si spiacevole. Ei pensa, che deesi, senza dubbio, riconoscere in massima che niun Governo ha diritto d’ingerirsi negli affari interni di un altro Stato, ma crede esservi casi nei quali la eccezione a questa regola diventa un diritto e un dovere. II governo Napoletano pare che abbia conferito questo diritto e imposto questo dovere all’Europa; e poiché i Governi rappresentati al Congresso vogliono tutti, collo stesso impegno, sostenere il principio monarchico e respingere la rivoluzione, deesi alzar la voce contro un sistema che tien accesa fra le masse l’effervescenza rivoluzionaria, invece di spegnerla. Noi non vogliamo, ei dice, che la pace sia turbata, e non vi ha pace senza giustizia, noi dobbiamo dunque far giungere al Re di Napoli il voto del Congresso perchè migliori il suo sistema di governo, voto che certo non può rimanere sterile; noi dobbiamo inoltre chiedergli un’amnistia per le persone che furono condannate, o che sono in carcere senza giudizio per colpe politiche. Quanto alle osservazioni del conte Walewski sugli eccessi della stampa belga, e sul pericolo che né deriva ai paesi limitrofi, i plenipotenziarii della Gran Brettagna né riconoscono l’importanza, ma rappreseotando un paese dove la stampa libera e indipendente è, per così dire, una istituzione fondamentale, non si potrebbero associare a provvedimenti coattivi contro la stampa di un altro paese. Il primo rappresentante della Gran Brettagna, lamentando la virulenza di certi giornali belgi, non esita a dichiarare che gli autori delle esecrande dottrine alle quali alludea il Co. Walewski, che gli uomini che raccomandano lo assassinio quale un mezzo di ottenere un fine politico, sono indegni della protezione che guarentisce alla stampa la sua libertà e la sua indipendenza.

Nel conchiudere, lord Clarendon ricorda che l’Inghilterra, ad imitazione della Francia, nel primo inizio della guerra cercò tutti i modi di attenuarne le conseguenze, e che a tal fine rinunciò a pro dei neutri, durante la lotta ora finita, a’ principii che avea sempre praticati. Aggiunge essere disposta a rinunciarvi definitivamente, se le lettere di marca si aboliscano per sempre: questa essere nulla più che una pirateria ordinata e legale; i corsari essere uno dei più gravi mali della guerra; il nostro stato di civiltà, di umanità, esigere che si ponga fine ad un sistema che non è più dei nostri tempi; se tutto il Congresso aderisse alla proposta dei sig. Walewski, sarebbe inteso che essa sarebbe valida solo per Potenze che avrebbervi acceduto, ma non potrebbe invocarsi dai Governi che non avrebbonvi voluto prender parte.

Il Co. Orloff osserva, che i suoi poteri avendo solo per oggetto il ristabilimento della pace, non credesi autorizzato a entrare in una discussione che le sue istruzioni non poterono prevedere.

Il Co. Di Buol si rallegra di vedere i Governi di Francia e d’Inghilterra a cessare, appena si possa, l’occupazione della Grecia. L’Austria, egli assicura, forma i voti i più sinceri per la prosperità di questo regno, e a un tempo ella desidera colla Francia che tutti i paesi d’Europa godano, sotto la protezione del diritto pubblico, la loro indipendenza politica e una piena prosperità.

Egli non dubita, che una delle condizioni essenziali di uno stato di cose tanto da desiderarsi risieda nella saggezza di una legislazione, disposta in modo a prevenire, od a reprimere gli eccessi della stampa, che il Co. Walewski ha biasimato con tanto fondamento, parlando d’uno Stato vicino, e la repressione dei quali deve essere considerata come un bisogno europeo. Egli spera che in tutti gli Stati del Continente, nei quali la stampa presenta gli stessi pericoli, i governi sapranno trovare nelle legislazioni i mezzi di contenerla nei giusti limiti, ed otterranno in tal modo di mettere la pace al sicuro da nuove complicazioni internazionali.

Per ciò che ha relazione coi principii di diritto marittimo internazionale, de' quali il primo plenipotenziario della Francia ha proposta l’adozione*, il Co. Buol dichiara, che egli né apprezza lo spirito e le conseguenze, ma che non essendo autorizzato dalle sue istruzioni ad esternare il suo sentimento sopra una materia tanto importante, egli dee limitarsi pel momento ad annunziare al Congresso, che è pronto a sollecitare gli ordini del suo Sovrano. Ma in questo punto, egli dice, dee aver termine la sua missione. Sarebbe per lui impossibile, in fatto, di trattare della situazione interna di stati indipendenti, che non hanno rappresentanti. al Congresso. I plenipotenziarii non ricevettero altro mandalo che quello di occuparsi degli affari dell’oriente, e non furono convocati per far conoscere ai sovrani indipendenti i loro voti, relativamente all’organizzazione interna de' loro stati: i pieni poteri uniti agli atti del Congresso farne fede. Le istruzioni dei plenipotenziarii austriaci avendo definito l’oggetto della missione non affidata, loro non sarebbe permesso di-prender parte ad una discussione non preveduta.

Per le stesse ragioni il Co. Buol crede doversi astenere dal partecipare alle opinioni espresse dal primo plenipotenziario della Gran Brettagna, e dal dare spiegazioni sulla durata dall'occupazione degli Stati Romani, per parte delle truppe austriache, associandosi tuttavia completamente alle parole pronunziate a tal riguardo dal primo plenipotenziario della Francia.

Il Co. Valewski fa notare, che qui non trattasi né di prendere definitive risoluzioni, né contrarre impegni, meno poi di immischiarsi direttamente negli affari interni dei Governi rappresentati, o non, al Congresso; ma unicamente di consolidare, di perfezionare l’opera della pace, occupandosi preventivamente delle nuove complicazioni che potrebbero sorgere, sia dalla prolungazione indefinita, o non giustificata, di alcune occupazioni straniere, sia da un sistema di rigore inopportuno ed impolitico, sia d’una licenza perturbatrice contraria ai doveri internazionali.

Il barone Hùbner replica, che i plenipotenziarii dell’Austria non sono autorizzati né a promettere definitivamente, né ad esprimere voti. La riduzione dell’armata austriaca nelle Legazioni esprimere assai chiaro, a suo avviso, che il Gabinetto imperiale ha l’intenzione di richiamare le sue truppe, quando una simile misura sarà giudicata opportuna.

Il barone Manteuffel dichiara, conoscere abbastanza le intenzioni del Re suo augusto signore, per non esitare ad esprimere la sua opinione, sebbene sia senza istruzioni al riguardo, sulle questioni le quali sono recate al Congresso.

i principii del diritto marittimo, dice il primo plenipotenziario della Prussia, che il Congresso è invitato a fare suoi, sono stati ognora professati dalla Prussia, che costantemente si è applicata a farli prevalere, e si considera come autorizzato a prendere parte alla segnatura di qualsiasi atto diretto a farli ammettere definitivamente nel diritto pubblico europeo. Esprime la convinzione che il suo Sovrano non ricuserà di approvare quanto verrebbe stabilito, in questo senso, dai plenipotenziarii.

Il barone di Manteuffel non disconosce l’alta importanza delle altre questioni che vennero dibattute; ma osserva che si passò sotto silenzio un affare d'un’ importanza maggiore per la sua corte, e per l’Europa; ei vuol parlare dell'attuale situazione del Neuchatel. Fa notare che questo principato è forse il solo punto d’Europa in cui, in isfregio dei trattati, e di quanto venne formalmente riconosciuto da tutte le grandi Potenze, domini un potere rivoluzionario che non riconosce i diritti del Sovrano. Il barone di Manteuffel fa istanza che questa sia compresa nel numero di quelle che dovranno essere esaminate. Soggiunge che il Re, suo sovrano, chiede con tutti i suoi voti, la prosperità del Reame di Grecia, e che desidera ardentemente veder tolte le cause che condussero la situazione anormale creata dalla presenza delle armate straniere; ammette nondimeno, che potrebbe esservi luogo ad esaminare i fatti in maniera, da porre questo affare sotto il vero suo aspetto.

In ordine ai passi che si crederebbe utile di fare, per quanto concerne lo stato delle cose nel Regno di Napoli, il barone Manteuffel osserva, che tali passi potrebbero presentare vari inconvenienti. Ei dice che sarebbe bene di investigare se le mozioni, della natura di quelle che vennero proposte, non susciterebbero nel paese uno spirito di opposizione e di moti rivoluzionari, in luogo di rispondere alle idee che si sarebbe voluto realizzare con intenzioni certamente benevoli. Egli non crede dover esaminare la situazione attuale degli Stati Pontificii; egli si limita ad esprimere il desiderio di porre questo governo in posizione tale, da rendere superflua l’occupazione delle truppe straniere. Il barone Manteuffel termina coi dichiarare che il Gabinetto Prussiano conosce perfettamente la funesta influenza che esercita la stampa sovversiva d’ogni ordine regolare, ed i pericoli che ella semina predicando, il regicidio e la rivolta; aggiunge che la Prussia parteciperebbe volentieri all'esame delle misure che si stimerebbe necessarie per porre un termine a queste mene.

Il Co. Cavour non intende contestare il diritto che compete ad ogni Plenipotenziario di non prendere parte alla discussione di una questione, che non venne preveduta nelle sue istruzioni; e tuttavia, egli crede del più allo interesse che l’opinione, manifestata da alcune Potenze sull'occupazione degli Stati Romani, sia inserta nel protocollo.

Il primo Plenipotenziario della Sardegna espone, che l’occupazione degli Stati Romani per parte delle truppe Austriache, prende ogni di più un carattere permanente, che essa dura da sette anni, e che tuttavia non si scorge verno indizio che possa far supporre che essa cesserà più o meno tardi per l’avvenire: che le cause, che la motivarono, sussistono ognora, che lo stato del paese che esse occupano, non fu per certo migliorato, e che, per esserne convinti, basta osservare che l’Austria credesi nella necessità di mantenere, in tutto il suo rigore, in istato d’assedio Bologna, sebbene questo assedio abbia data dalla sua occupazione. Nota che, la presenza delle truppe Austriache nelle Legazioni e nel ducato di Parma, distrugge Io equilibrio politico in Italia., e sostituisce un reale pericolo per la Sardegna.

I Plenipotenziarii della Sardegna, egli dice, credono dover segnalare all'attenzione d'Europa uno stato di cose tanto anormale, come quello che risulta dell'occupazione indefinita d’una gran parte dell’Italia per parte delle truppe austriache.

A proposito della questione di Napoli, il Co. di Cavour divide pienamente le opinioni espresse dal Co. Walewski, e dal Co. Clarendon, ed avvisa che importa al più alto grado di suggerire temperamenti, che, calmando le passioni, renderebbero meno difficile il procedere regolare delle cose negli altri Stati della Penisola.

Il barone Hùbner dice, che il primo plenipotenziario della Sardegna ha solamente parlato della occupazione austriaca, e non ha fatto parola dell’occupazione francese; che le due occupazioni, nondimeno, ebbero luogo alla stessa epoca ed al medesimo scopo; che non si potrebbe ammettere la conseguenza che il Co. Cavour ha voluto trarre dalla permanenza dello stato d’assedio di Bologna; che se uno stato eccezionale è ancor necessario per questa città, mentre da gran tempo ha cessato in Roma ed in Ancona, ciò parrebbe, tutt’al più, provare, che le disposizioni delle popolazioni di Roma e di Ancona sono più soddisfacenti che quelle della città di Bologna. Ricorda che in Italia non i soli Stati Romani sono occupati da truppe straniere; che li comuni di Mentono e Roccabruna, facienti parte del Principato di Monaco, sono, da otto anni, occupati dalle truppe sarde, e che la sola differenza, che corre tra le due occupazioni, è, che gli Austriaci e Francesi vennero. chiamati dal Sovrano del paese, mentre le truppe sarde penetrarono nel territorio del Principe di Monaco, contro la sua volontà; e che esse vi si mantengono non ostante i richiami del Sovrano di Questo paese.

Rispondendo al barone Hùbner, il Co. Cavour dice, che egli desidera cessata l’occupazione austriaca non solo, ma eziandio la occupazione francese; ma che non può far a meno di ravvisare 18 prima molto più pericolosa della seconda per gli stati indipendenti d’Italia.

Soggiunge, che un debole corpo d’armata, a si gran distanza dalla Francia, non suona minaccia per alcuno, mentre è molto inquietante vedere l'Austria, appoggiala a Ferrara ed a Piacenza, di cui accresce le fortificazioni, contro lo spirito, se non contro la lettera, de' trattati di Vienna, stendersi luogo l’Adriatico fino ad Ancona.

Quanto a Monaco, il conte Cavour dichiara che, la Sardegna è pronta a ritirarne i cinquanta soldati che l’occupano, se il Principe è in grado di entrare in questo paese, senza esporsi a gravissimi pericoli. Del resto, egli non crede che si possa accusare la Sardegna di aver contribuito a rovesciare l'antico governo, onde occupare questi Stati, mentre il Principe non ha potuto conservare sotto la sua autorità che la sola città di Monaco, che la Sardegna occupava nel 1848 in virtù dei trattati.

Il Barone di Brunnow crede dover segnalare una circostanza particolare, ed è che i’ occupazione della Grecia, per parte delle truppe alleate, avendo avuto luogo durante la guerra, e che le relazioni trovandosi per fortuna ristabilite tra le Potenze protettrici, era venuto il momento di accordarsi sui mezzi di far ritorno ad una situazione conforme all'interesse comune. Assicura che i plenipotenziarii della Russia hanno raccolto con soddisfazione, e trasmetteranno con premura al loro Governo, le disposizioni al riguardo manifestate dai plenipotenziarii di Francia e della Gran Brettagna, e che la Russia si associerà volontieri, ad un fine conservativo, ed in vista di migliorare lo stato delle cose in Grecia, a tutte le misure che parranno proprie ad ottenere il fine dalle Potenze propostosi nel fondare un Regno Ellenico.

I plenipotenziarii della Russia soggiungono, che prenderanno gli ordini della loro Corte al riguardo delle proposte sottoposte al Congresso relative al diritto marittimo.

Il Conte Walewski si felicita d’aver impegnati i plenipotenziarii a comunicarsi le loro idee sulle questioni che vennero discusse. Aveva in animo che si sarebbe potuto, forse utilmente, pronunziarsi in modo più completo sovra alcuni punti sui quali si posò l’attenzione del Congresso. Ma tal quale, egli disse, lo scambio delle idee che si effettuò non è privo d'utilità.

Il primo plenipotenziario della Francia stabilisce che né emerge in fatto:

1°Che nessuno contestò la necessità di occuparsi maturamente del miglioramento della situazione della Grecia, e che le tre Corti protettrici riconobbero la importanza di accordarsi tra di loro a questo proposito.

2° Che li plenipotenziarii dell'Austria si associarono al voto espresso dai plenipotenziarii della Francia, di vedere sgombri gli Stati Pontificii dalle truppe francesi ed austriache, appena potrà operarsi senza inconvenienti per la tranquillità del paese, e per la consolidazione dell’autorità della Santa Sede.

3° Che il maggior numero dei plenipotenziarii non hanno contestata la efficacia di alti di clemenza, che venissero esercitati in modo opportuno dai Governi della Penisola Italiana, e specialmente da quello delle Due Sicilie.

4° Che tutti i plenipotenziarii, eziandio quelli che credettero dover rispettare il principio della libertà di stampa, non esitarono a biasimare altamente gli eccessi ai quali impunemente si lasciano trascorrere i giornali belgi, e riconoscere la necessità di rimediare ai gravi inconvenienti che emergono dalla sfrenata licenza, di cui si fa sì grande abuso nel Belgio.

5° Che infine l’accoglienza fatta da tutti i plenipotenziarii all’idea di chiudere i loro lavori con una dichiarazione di principii in materia di diritto marittimo, deve far nascere la speranza che alla prossima seduta eglino avranno ricevuto dai loro rispettivi Governi l’autorizzazione di aderire ad un atto, che, coronando l'opera del Congresso di Parigi, realizzerà un progresso degno della nostra epoca.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all’originale.


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Annesso al Protocollo N. XXII

DICHIARAZIONE

i Plenipotenziarii, che hanno firmato il Trattato di Parigi del trenta marzo mille ottocento cinquanta sei, riuniti in conferenza,

Considerando:

Che il diritto marittimo, in tempo di guerra, fu per lungo tempo oggetto di contestazioni dispiacevoli;

Che l’incertezza del diritto e dei doveri in tale materia, dà luogo, tra i neutri e le parti belligeranti, a divergenze d’opinioni che possono essere causa di serie difficoltà ed anche di conflitti;

Che è utile, per conseguenza, stabilire una dottrina uniforme sopra un punto si importante;

Che i plenipotenziarii riuniti al Congresso di Parigi non saprebbero meglio corrispondere alle intenzioni, dalle quali sono animati i loro governi, che col cercare di introdurre nelle relazioni internazionali principii stabili a questo riguardo;

Debitamente autorizzati, i suddetti plenipotenziari, convennero di concertarsi sui mezzi di raggiungere questo scopo, ed essendo andati d’accordo, hanno stabilita la solenne dichiarazione seguente:

1.° La pirateria è, e rimane abolita.

2.° La bandiera neutra copre la mercanzia nemica, ad eccezione del contrabbando da guerra.

3.° La mercanzia neutra, ad eccezione del contrabbando di guerra, non può essere predate sotto bandiera nemica.

4.° I blocchi per essere obbligatorii debbono essere effettivi, vale a dire mantenuti con forza sufficiente per impedire realmente l’accesso al littorale nemico.

i Governi dei Plenipotenziarii sottoscritti si obbligano a recare la presente Dichiarazione a conoscenza degli Stati, che non furono chiamati a prender parte al Congresso di Parigi, e ad invitarli ad accedervi.

Convinti che le massime che essi proclamano saranno accolte con gratitudine dal mondo intiero, i Plenipotenziarii sottoscritti non dubitano che gli sforzi dei loro Governi per generalizzarne l’accettazione verranno coronati di un pieno successo.

La presente Dichiarazione non è e non sarà obbligatoria che per quelle potenze che vi accedono o vi accederanno.

Fatto a Parigi il 16 aprile 1856.

Segnato Buol Schauenstein.

«A. Walewski.

«Clarendon.

«Manteuffel.

«Orloff.

«C. Cavour.

«Aali.

«Hùbner.

«Bourqueney.

«Cowley.

«Hatzfeldt.

«Brunnow.

«De Villamarina.

«Mehemmed Djémil.

Per copia conforme alla Dichiarazione originale, depositata negli archivi del dipartimento degli affari esteri di Francia.

Il ministro degli affari esteri

A. Walewski.


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PROTOCOLLO N.° XXIII

SEDUTA DEL 14 APRILE 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il Protocollo della Seduta precedente e suoi Allegati sono letti ed approvati.

Il sig. Co. Walewski rammenta che il Congresso deve ancora spiegarsi sopra il progetto di dichiarazione, di cui egli ha indicate le basi nell'ultima riunione, e dimanda ai Plenipotenziarii, che si erano riservati di pigliare gli ordini dalle loro Corti rispettive sopra questo punto, se sieno autorizzati a darvi il loro assenso.

Il signor Co. di Buol dichiara, che l’Austria si compiace di poter concorrere ad un atto di cui riconosce i salutari effetti, e ch’egli è stato munito dei poteri necessari per aderirvi.

Il sig. Co. Orloff si esprime nel medesimo senso, egli aggiunge tuttavia, che adottando la proposta fatta dal primo Plenipotenziario della Francia, la sua Corte non saprebbe obbligarsi a mantenere il principio dell’abolizione della corsa ed a difenderlo contro Potenze, che non crederebbero dover aderirvi.

i signori Plenipotenziarii della Prussia, della Sardegna e della Turchia, avendo dato egualmente il loro assenso, il Congresso adotta il progetto di redazione annesso al presente Protocollo, e né rimette la firma alla prossima riunione.

Il sig. Co. di Clarendon, avendo chiesta la permissione di presentare al Congresso una proposta che gli sembra debba essere favorevolmente accolta, dice che le calamità della guerra sono ancora troppo presenti a tutti gli animi, perchè non sia necessario di ricercare tutti i mezzi che sono di natura tale da impedirne il rinnovamento; che è stato inserito all’articolo 7 del Trattato di pace una stipulazione, la quale raccomanda di ricorrere all’azione mediatrice d’uno Stato amico, prima di appigliarsi alla forza nel caso di dissenzione fra la Porta ed una, o parecchie, delle altre Potenze sottoscriventi.

Il primo Plenipotenziario della Grati Brettagna opina, che questa avventurata innovazione potrebbe ricevere un’applicazione più generale e divenire cosi una barriera opposta a quei conflitti i quali sovente non iscoppiano se non perchè non è sempre possibile lo spiegarsi e l’intendersi.

Egli propone dunque di accordarsi sopra una deliberazione capace di assicurare in avvenire il mantenimento della pace con probabilità di durala, senza portar nocumento all'indipendenza dei Governi.

Il sig. Co. Walewski si dichiara autorizzato ad appoggiare l’idea emessa dal primo Plenipotenziario della Gran Brettagna; egli si fa mallevadore, che i Plenipotenziarii della Francia sono tutti disposti ad associarsi per l’inserzione nel protocollo d’un voto, che, rispondendo pienamente alle tendenze della nostra epoca, non attraverserebbe in veruna guisa la libertà d’azione dei Governi.

Il sig. Co. di Buol non esiterebbe punto ad adottare anch’egli il parere dei Plenipotenziarii della Gran Brettagna e della Francia, se la risoluzione del Congresso dovesse avere la forma indicata dal Co. Walewski, ma egli non saprebbe prendere in nome della sua Corte un impegno assoluto e di natura tale, da porre un limite all’indipendenza del Gabinetto Austriaco.

Il sig. Co. di Clarendon risponde che ogni Potenza è, e sarà sola, giudice delle esigenze del proprio onore e dei propri interessi; ch’egli non intende menomamente di circoscrivere l’autorità dei Governi, ma bensì di somministrar loro soltanto l’occasione di non ricorrere alle armi ogni qualvolta le dissenzioni potessero essere appianate per altre vie.

Il sig. barone di Manteuffel assicura che il Re suo Augusto Signore, partecipa pienamente alle idee esposte del sig. Co. di Clarendon, ch’egli si crede quindi autorizzato ad aderirvi e a dar loro tutto lo sviluppamento che possono comportare.

Il Sig. Co. Orloff, pur riconoscendo la saggezza della proposta fatta al Congresso, crede doverla riferire alla sua Corte, prima di esprimere l’opinione dei Plenipotenziarii della Russia.

Il Sig. Co. di Cavour desidera sapere prima di dare la sua opinione, se nell’intendimento dell’Autore della proposta, il voto che sarebbe espresso dal Congresso si estenderebbe agl’interventi militari diretti contro i Governi di fatto, e cita come esempio, l’intervento dell'Austria nel Regno di Napoli l’anno 1821.

Lord Clarendon risponde che il voto del Congresso dovrebbe ammettere l’applicazione la più generale, egli fa osservare che se i buoni uffizii, di un’altra Potenza avessero determinato il Governo greco a rispettare le leggi della neutralità, la Francia e l’Inghilterra si sarebbero probabilissimamente astenute dal far occupare il Pireo delle loro truppe; egli rammenta gli sforzi fatti dal Gabinetto della Gran Brettagna nel 4823 per impedire l’intervento armato, il quale ebbe luogo a quest’epoca in Ispagna.

Il Sig. Co. Walewski aggiunge, qui non trattarsi né di stipulare un diritto, né di assumere un impegno; che il voto espresso dal Congresso non saprebbe in verun caso opporre dei limiti alla libertà d’estimazione, che nessuna Potenza non può alienare nelle questioni che concernono la sua dignità; non esservi quindi inconveniente alcuno, nel generalizzare l’idea di cui si è inspirato il Sig. Co. di Clarendon, e nel darvi la più ampia estensione.

Il Sig. Co. di Buol dice che il Sig. Co. di Cavour parlando in altra seduta dell'occupazione delle Legazioni fatta da truppe Austriache, ha dimenticato che altre truppe straniere sono state chiamate sul suolo degli stati Romani. Oggi, parlando dell’occupazione fatta dall’Austria nel Regno di Napoli l’anno 4821, egli dimentica che questa occupazione è stata il risultamento di una intelligenza fra le cinque Grandi Potenze riunite al Congresso di Lubiana. In ambo i casi egli attribuisce all'Austria il merito di un’ iniziativa e d*una spontaneità che i Plenipotenziarii Austriaci sono ben lontani dal rivendicare per Essa.

L’intervento rammentato dal Plenipotenziario della Sardegna ha avuto luogo, aggiunge egli, in seguito alle Conferenze del Congresso di Lubiana: tale intervento rientra dunque nell'ordine delle idee enunciato da Lord Clarendon.

Dei casi simili potrebbero ancora riprodursi, e il Sig. Co. di Buol non ammette già, che un intervento effettuato in seguito ad un accordo stabilito fra le cinque Grandi Potenze possa divenire oggetto di reclami per uno stato di secondo ordine.

Il Sig. Co. di Buol applaudisce alla proposta, quale Lord, Clarendon l’ha presentala in uno scopo di umanità, ma egli non potrebbe aderirvi, ove si volesse darvi una troppo ampia estensione o dedurne delle conseguenze favorevoli ai Governi di fatto e a dottrine ch'egli non saprebbe ammettere.

Egli desidera del. resto che il Congresso al momento medesimo, in cui sta per compiere le sue fatiche non si vegga obbligato di trattare delle questioni irritanti e di natura tale da turbare la perfetta armonia che non ha cessato di regnare fra i Plenipotenziarii.

Il sig. Co. di Cavour dichiara di essere pienamente soddisfatto delle spiegazioni da lui provocate, ed egli dà quindi la sua adesione alla proposta sottomessa al Congresso.

Dopo di che i sigg. Plenipotenziarii non esitano ad esprimere in nome dei loro Governi il voto che gli Stati, fra i quali si sollevasse una seria dissensione, prima di venirne alle armi, abbiamo ricorso, per quanto sia conceduto dalle circostanze, ai buoni offizi di una Potenza amica.

i sigg. Plenipotenziarii sperano che i Governi non rappresentati al Congresso si associeranno al pensiero che ha inspirato il voto registrato nel presente protocollo.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° XXIV

SEDUTA DEL 16 APRILE 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il Protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

Il sig. Co. d’Orloff annunzia di essere in istato, in virtù delle istruzioni avute dalla sua Corte, di aderire definitivamente al voto registrato nel penultimo paragrafo del Protocollo N. XXIII.

Vien fatta lettura del progetto di dichiarazione annesso al protocollo dell’ultima riunione; dopo di che, conforme era stato deliberato, i sigg. Plenipotenziarii procedono alla segnatura di quest'Atto.

Sopra la proposta del sig. Co. Walewski, e riconoscendosi di comune interesse il mantenere l'indivisibilità dei quattro principj mentovati alla dichiarazione firmata in questo giorno, i sigg. Plenipotenziarii convengono, che le Potenze le quali l’avranno firmata, o che vi avranno aderito, non potranno entrare in avvenire, dietro l’applicazione del. diritto dei neutrali in tempo di guerra, in verun accomodamento il quale non riposi ad un tempo stesso sopra i quattro principj, oggetto della detta dichiarazione.

Dietro un’osservazione fatta dai sigg. Plenipotenziarii della Russia, il Congresso riconosce che la presente risoluzione non potendo avere effetti retroattivi non potrebbe invalidare le Convenzioni anteriori.

Il sig. Co. Orloff propone ai sigg. Plenipotenziarii, di offrire prima di separarsi al sig. Co. Walewski tutti i ringraziamenti del Congresso per il modo con cui ha condotto a termine i suoi lavori: Il sig. Co. Walewski formava, diss’egli, all'apertura della prima nostra riunione, il voto di vedere le nostre deliberazioni volte ad un esito fortunato; questo volo trovasi compiuto, e sicuramente Io spirito di conciliazione con cui il nostro Presidente ha diretto le nostre discussioni, ha esercitato un’influenza che non potrebbe mai essere bastevolmente riconosciuta, ed io sono convinto di essere l’interprete dei sentimenti di tutti i Plenipotenziarii, pregando il sig. Co. Walewski di gradire l’espressione della gratitudine del Congresso.»

Il sig. Co. di Clarendon appoggia questa proposta, che è accolta con unanime sollecitudine da tutti i Plenipotenziarii, i quasi decidono di farne una menzione speciale nel protocollo.

Il sig. Co. Walewski risponde, ch’egli è oltremodo sensibile alle benevole dimostrazioni di cui fu oggetto; e per sua parte è pronto ad esprimere ai sigg. Plenipotenziarii la sua riconoscenza per l’indulgenza di cui ha avuto incessanti prove nella durata delle Conferenze. Egli si compiace con esso loro di avere sì felicemente e sì compiutamente raggiunto lo scopo proposto ai loro sforzi.

Il presente protocollo è letto ed approvato.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° I

Presenti.

Per l’Austria:

Il Conte de Boul, Schauensteis, ed

Il Barone de Hùbner;

per la Francia:

Il Conte Colonna Walewski, ed

Il Barone di Bourqueney;

per la Gran Brettagna:

Il Conte di Clarendon, e

Lord Cowley;

per la Russia:

Il Conte Orloff, ed

Il Barone di Brunnow;

per la Sardegna:

Il Conte di Cavour, ed

Il Marchese Di Villamarina;

per la Turchia:

Aali Paciia, e

Mehemmed-Djémil-Bey.

Il signori plenipotenziarii dell’Austria, Francia, Gran Brettagna, Russia, Sardegna e Turchia si sono riuniti quest’oggi in conferenza al palazzo del Ministero degli affari esteri.

Il conte Buol prende la parola e propone di confidare la presidenza dei lavori della conferenza al conte Walewski.

«Non è questo, dice egli, solamente un uso consacrato dai Congressi precedenti e di recente osservato a Vienna; ma è in pari tempo un omaggio al Sovrano, della cui ospitalità godono al presente i rappresentanti d’Europa.»

Il conte Buol ritiene che questa scelta, la quale sotto tutti i rapporti è un’arra di eccellente direzione pei lavori delle conferenze, sarà approvata unanimamente.

i plenipotenziarii aderiscono ad unanimità alla proposta, ed il conte Walewski, avendo presa la presidenza, né ringrazia i plenipotenziarii in questi termini:

«Signori vi rendo grazie dell’onore, che mi fate, scegliendomi per vostro organo; e sebbene mi reputi non degno di questo onore, io non debbo né posso esitare ad accettarlo, perché veggo in esso una nuova testimonianza dei sentimenti, sì dei nostri alleati che dei nostri avversarii, nel domandare che Parigi sia la sede dei negoziati, che già si aprono.

«L’accordo unanime, che si è manifestato su questo punto, è di buon augurio pel risultato finale dei nostri conati.

«Per quanto è in me, io mi sforzerò di corrispondere alla vostra confidenza, adempiendo coscienziosamente ai doveri, che mi avete attribuiti; le mie cure mireranno a toglier di mezzo le inutili lungaggini; ma inteso specialmente a conseguire prontamente lo scopo, non dimenticherò che la soverchia precipitanza potrebbe allontanarmene.

«Del resto, o signori, animati come siamo d’un medesimo spirito di conciliazione, disposti a dar prova d’una mutua benevolenza, coll'evitare le discussioni irritanti, noi sapremo compire scrupolosamente e con tutta la necessaria maturità la grande missione, che ci è confidata, senza perdere di vista la giusta impazienza dell’Europa, i cui occhi sono rivolti su noi, aspettando con ansietà il risultamento delle nostre deliberazioni.»

Sulla proposizione dei conte Walewski la Conferenza decise di confidare la redazione dei protocolli al signor Benedetti, direttore degli affari politici al Ministero degli affari esteri, il quale viene introdotto nella sala.

i plenipotenziarii procedono alla verifica dei loro poteri rispettivi, i quali essendo stati trovati in regola, vengouo annessi agli atti della Conferenza.

Il conte Walewski propone, e i signori plenipotenziarii convengono d'obbligarsi vicendevolmente a osservare un secreto assoluto su tutto ciò che succederà nella Conferenza.

Siccome la Sardegna non sottoscrisse il protocollo deliberato a Vienna nei 1. febbraio ultimo, perciò i plenipotenziarii sardi dichiarano d’aderire pienamente al detto protocollo e al documento che vi è annesso.

Il conte Walewski, dopo aver esposto l’ordine dei lavori, di cui la Conferenza deve occuparsi, opina doversi dichiarare che il protocollo segnato a Vienna il 1.° febbraio terrà luogo di preliminari di pace.

i plenipotenziarii, dopo avere scambiate le loro idee su questo punto, considerando che il protocollo, segnato a Vienna nel detto giorno da’ rappresentanti d’Austria, Francia, Gran Brettagna, Russia e Turchia, constata l’adesione delle toro Corti alle basi de' negoziati contenuti nel documento annesso al detto protocollo, e che queste disposizioni compiono l’oggetto, che sarebbe conseguito da un atto, destinato a fissare i preliminari di pace, convengono che questo medesimo protocollo col suo annesso, di cui una copia sarà segnata ito essi ed unita al prelato protocollo, avranno la forza di preliminari formali di pace.

Essendo i plenipotenziarii rimasti d’accordo sui preliminari di pace, il conte Walewski propone di passare alla conclusione d’un armistizio. I plenipotenziarii avendone discusso i termini e la natura, e considerando essere il caso di procedere, durante la presuntiva durata de' negoziati, a una sospensione d’ostilità fra gli eserciti che si trovano di fronte, deliberano che verrà conchiuso, fra’ comandanti in capo, un armistizio, il quale cesserà, di pieno diritto, nel 31 marzo prossimo inclusivamente, ove prima di quest’epoca non sia di comune accordo rinnovato.

Durante fa sospensione delle ostilità, le truppe conserveranno le rispettive posizioni che occupano, astenendosi da qualsivoglia atto aggressivo.

In conseguenza, fa presente risoluzione sarà trasmessa, senza ritardo, e per telegrafo, ai comandanti in capo, perchè vi si conformino subito che riceveranno gli ordini dei loro Governi.

i plenipotenziarii decidono, inoltre, che l’armistizio non riguarda 1 blocchi stabiliti o da stabilire; ma i comandanti delle forzo navali riceveranno l’ordine d’astenersi, dorante il tempo dell’armistizio, da qualunque atto d’ostilità contro i territorii dei belligeranti.

Ciò deliberato, i plenipotenziarii convengono di riunirsi dopo dimani 27 febbraio, per passare ai negoziali del trattato definitivo.

Fatto a Parigi, nel venticinque febbraio mille ottocento cinquantasei.

Segnato Buol Schauenstein.

«Hùbner.

«Walewski.

«Bourqueney.

«Clarendon.

«Cowley.

«Orloff.

«Brunnow.

«Cavour.

«De Villamarina.

«Aali.

«Mehemmed Djèmil.


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Annesso al Protocollo N.° I

Presenti.

i rappresentanti della Francia

«dell’Austria

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Turchia

Per effetto dell’accettazione fatta dalle loro Corti rispettive delle cinque proposizioni contenute nel documento qui annesso, sotto il titolo di progetto dei preliminari, i sottoscritti, dopo averlo segnato, a norma dell’autorizzazione, che hanno ricevuto a questo riguardo, ben convenuto che i loro Governi nomineranno dei plenipotenziarii muniti dei pieni poteri necessarii per procedere alla sottoscrizione de' formali preliminari dì pace, concbiudere un armistizio ed un trattato definitivo di pace. I suddetti plenipotenziarii si riuniranno a Parigi nel termine di tre settimane a partire da questo giorno od al più presto possibile.

Fatto a Vienna il primo febbraio mille ottocento cinquanta sei, in cinque copie.

Hanno segnato:

Bourqueney.

Buol Schauenstein.

H. Seymour.

Gortschakoff.

Hizam.

Paraf.

B.

H.

W.

B.

C.

C.

O.

B.

C.

V.

A.

M. D.

Per copia conforme all'originale.


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Annesso al Protocollo N. I

I — Principati Danubiani

Piena abolizione del protettorato russo.

La Russia non eserciterà alcun diritto particolare o esclusivo di protezione o d’ingerenza negli affari dei Principati*danubiani.

i Principati conserveranno i loro privilegi ed immunità sotto la sovranità della Porta, ed il Sultano, di conserva colle Potenze contraenti, accorderà inoltre ai detti Principati o vi conformerà uri ordinamento interno conforme ai bisogni ed ai voti delle popolazioni.

i Principati, d’accordo colla Potenza Sovrana, adotteranno un sistema difensivo permanente reclamato dalla loro situazione geografica; nessun ostacolo sarà portato alle misure straordinarie di difesa che essi saranno chiamati a prendere per respingere ogni aggressione straniera.

In iscambio delle piazze forti e dei territorii occupati dalle armi alleate, la Russia consente ad una ratifica della sua frontiera colla Turchia europea. Questa frontiera, ratificata in modo conforme agl’interessi generali, partirebbe dai dintorni di Sciotyn, seguirebbe la linea delle montagne che si estendono nella direzione Sud-Est e finirebbe al lago Salsyk. La linea sarebbe definitivamente regolata dal trattato di pace, ed il territorio concesso ritornerebbe ai Principati ed alla sovranità della Porta.

II — Danubio

La libertà del Danubio e delle sue foci sarà efficacemente assicurata da istituzioni europee, nelle quali le Potenze contraenti saranno egualmente rappresentate, salvo le posizioni particolari dei rivieraschi, che saranno regolate sui principii. stabiliti dall’Atto del Congresso di Vienna in materia di navigazione fluviale.

Ciascuna delle Potenze contraenti avrà il diritto di tenere in stazione, alla foce del fiume, tino o due bastimenti di guerra leggieri, destinati ad assicurare l’esecuzione dei regolamenti relativi alla libertà del Danubio.

III — Mar Nero

Il mar Nero sarà neutralizzato.

Le sue acque, aperte alla marina mercantile di tutte le nazioni, saranno interdette alle marine militari.

Per conseguenza non vi saranno creati né conservati arsenali militari marittimi.

La protezione degl’interessi commerciali e-marittimi di tutte le nazioni sarà assicurata nei porti rispettivi del mar Nero dallo stabilimento d’istituzioni conformi al diritto internazionale e agli usi riconosciuti sul proposito.

Le due Potenze rivierasche si obbligheranno scambievolmente a non tenervi che il numero di bastimenti leggieri, d’una forza determinata, necessarii al servigio delle loro coste. La convenzione che avrà luogo fra di esse in proposito, dopo d’essere stata preventivamente riconosciuta dalle Potenze segnatario del trattato generale, sarà annessa al detto trattato, e avrà la stessa forza e valore come se né fosse parte integrante. Questa convenzione separata non potrà essere né annullata né modificata senza il consenso delle Potenze segnatane del trattato generale.

La chiusura degli Stretti ammetterà l’esenzione applicabile a’ legni stazionari!, menzionata nell’articolo precedente.

IV — Popolazioni cristiane soggette alla Porta

Le immunità de' sudditi rata della Porta saranno confermate senza lesione dell’indipendenza e della dignità della Corona del Sultano.

Avendo luogo fra l’Austria, la Francia, la Gran Brettagna e la Sublime Porta deliberazioni ad oggetto di assicurare a’ sudditi cristiani del Sultano i loro diritti religiosi e politici, la Russia sarà invitata, dopo la pace, ad associatisi.

V — Condizioni particolari

Le Potenze belligeranti si riservano il diritto che loro appartiene di proporre, nell'interesse europeo, delle condizioni particolari oltre alle quattro garantie.

Parafi:
B. - B. -
H. S. G. H.
Paraf.:
B.
H.
W.
B.
C.
C.
O.
B.
C.
V.
A.
M. D.

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PROTOCOLLO N. II

SEDUTA DEL 28 FEBBRAIO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

«delta Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il primo plenipotenziario della Russia annunzia che, avendo comunicato al suo Governo la risoluzione adottata dal Congresso riguardo all’armistizio, né aveva avuto avviso essere stati spedili ordini immediatamente ai comandanti in capo delle armate russe in Crimea ed in Asia.

i plenipotenziari! della Francia, Sardegna e Turchia Tanno comunicazioni analoghe.

Il conte Clarendon annunzia a sua volta, che anche ai comari«danti delle forze navali degli alleati nel mar Nero e nel mar Bai«tiro fu dato ordine di astenersi de qualunque atto d'ostilità contro i territorii russi.

Il sig. conte Walewski espone farsi luogo a trattare di alcune questioni pregiudiziali onde determinare la via alla discussione generale.

Il sig. conte Buol pensa che sarebbe conveniente, prima di procedere allo svoglimento eh ciascun punto parziale, di rivedere rapidamente le basi generali.

Il sig. conte Clarendon appoggia questo parere, e dichiara che l'ordine da tenersi nell’esame definitivo dovrebbe essere determinato dall’importanza della materia.

i plenipotenziari! di Russia, Sardegna e Turchia aderiscono a questa proposta.

La questione — se si redigerà un solo o parecchi istrumenti — viene aggiornata all'unanimità; ma tatti i plenipotenziarii ammettono farsi luogo alla chiusura dei negoziati con trattato generale, cui saranno poi annessi gli altri atti.

Il conte Walewski, conseguentemente. dì lettura, per paragrafi, delle proposte di pace accettate dalle Potenze contraenti come basi dei negoziati, e che si leggono nel documenta unito al protocollo firmatosi a Vienna il febbraio scorso.

Sul paragrafo l.° del primo punto, il signor barone di Brunnow fa osservare che la parola protettorato

esprime impropriamente la parte devoluta alla Russia nei Principati: i plenipotenziarii russi l’avevano già segnalato alle conferenze di Vienna ed avevano già ottenuto che vi fosse sostituito un’altra dominazione onde restituire all’azione della Russia il di lei vero carattere. Il sig. barone di Brunnow chiede che sia mantenuta la definizione, che già aveva prevalso negli atti della Conferenza di Vienna.

Il signor conte Buol ricorda, che il protettorato stava nei fatti e nella situazione, se la parola non era a rinvenirsi nelle stipulazioni diplomatiche colla Turchia; che l’espressione è in fatto quella di garantia,

ma che importa di trovare una redazione propria ad esprimere con esattezza che cesserà questa garantia esclusiva.

A’ali pascià ricorda a sua volta che la parola protettorato

è stata adoperata in altri documenti diplomatici, e principalmente nello Statuto organico dei Principati.

i primi plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna soggiungono, che le determinazioni adottate a Vienna non hanno soddisfatto egualmente tutte le potenze alleale, e che d’altra parte non si doveva in oggi preoccuparsi di quelle dacchè i tentativi fatti a quell’epoca pel ristabilimento della pace erano rimasti infruttuosi.

Tuttavia i plenipotenziarii russi esprimono il desiderio che, allo scopo di affrettare i lavori del Congresso, si vorrà tener conto dell’accordo ottenutosi a quell’epoca su certi punti.

Il sig. barone di Brunnow pensa che la situazione della Servia dovrebbe formare tema d’un articolo speciale.

A quest’opinione assentono tutti i plenipotenziarii. a’ ali pascià osserva che la cessazione di qualsiasi protettorato particolare esclude naturalmente qualunque idea di protettorato collettivo, e che l’intervento delle Potenze sarà circoscritto nei limiti di una semplice garantia.

Dopo aver dato lettura del 2.° paragrafo del primo punto, il sig. conte Walewski ricorda che la futura organizzazione dei Principati ha fatto nascere parecchi sistemi. I plenipotenziarii sono dell’unanime parere che tutte quelle combinazioni dovranno essere rimandate ad una Commissione scelta nel seno stesso del Congresso, al quale però incomberà soltanto di porre i principii della, costituzione politica ed amministrativa delle Provincie danubiane, lasciando la cura dell’elaborazione dei particolari ad una seconda Commissione, della quale faranno parte le Potenze contraenti, e che si adunerà immediatamente dopo la conclusione della pace.

Il 3.° paragrafo del primo puntò, risguardante il sistema difensivo dei Principati, vien letto dal conte Walewski.

Il barone Brunnow dichiara, che in tale oggetto i plcnipotenziarii della Russia si riferiscono volontieri alla redazione concertata a Vienna.

Il barone di Bourqueney risponde, che le idee risguardanti questo puntò importante sono in oggi molto più sviluppale e meglio definite; e che, riportandosi a quella redazione, mal si risponderebbe all’oggetto propostosi nella redazione del paragrafo in discussione.

Il conte Walewski, dopo aver dato lettura del i.°

ed ultimo paragrafo del I.° punto, passa al 2.° punto, che si comprende in un solo paragrafo.

Il conte Orloff fa osservare che la presenza alle bocche del Danubio di navi da guerra con bandiera di Potenze non rivierasche del mar Nero, sarà un’ offesa al principio della neutralizzazione.

Il conte Walewski risponde che ad un’ eccezione convenuta dalle Potenze contraenti non si può attribuire il carattere di un’infrazione del principio.

Il conte Buol aggiunge,che i bastimenti delle Potenze non rivierasche di stazione alle bocche del Danubio potranno però liberamente circolare nel mar Nero; dacché la natura e le esigenze del servizio loro affidato non permetterebbero che in tale riguardo si elevasse il minimo dubbio.

Il conte di Brunnow ricorda che l’oggetto della loro missione rimane però, sempre definito.

La lettura dei paragrafi 1.°, 2.° e 3.° del 3.° punto non dà luogo ad alcuna osservazione.

Una breve discussione ha constatato l’accordo de' plenipotenziarii sull'interpretazione dei paragrafi 4.°, 5.° e 6.°, concernenti la protezione degl’interessi commerciali nel mar Nero e la convenzione particolare che sarà stipulata tra la Russia e la Porta ottomana.

In quanto al paragrafo 8.° relativo alla rinnovazione della convenzione degli Stretti, i plenipotenziarii emisero voto unanime che l’atto particolare destinato allo stanziamento di quest’importante principio venga aggiunto al trattato generale.

Il conte Walewski osserva che, allorquando i plenipotenziarii saranno arrivati a questo punto dei negoziati, sarà allora il momento di chiedere quali Potenze saranno chiamate a concorrervi: ed il conte Orloff, come il conte Buol, soggiungono che la Prussia sarà invitata naturalmente a prendervi parte.

Facendo adesione a quest’opinione, il conte Clarendon ha esposto che la Prussia non doveva essere invitata a partecipare ai negoziati, se non quando le clausole principali del trattato generate fossero già stabilite. Il conte Walewski dice che i plenipotenziari i decideranno in seguito in qual tempo si dovrà fare invito alla Prussia.

Il quarto punto vien Ietto nel suo complesso, ed il conte Walewski ricorda in questa occasione che vi sarà luogo a constatare l’ingresso della Turchia nel diritto pubblico europeo. I pieni potenziarli riconoscono essere importante di constatare questo nuovo fatto, mediante una particolare stipulazione inserita nel trattato generale. Si dà lettura della redazione già stata concertata a Vienna a tal line, e si ammette ch'essa possa venir accettata dal Congresso.

Il conte Orloff esprime il desiderio che venga precisata la via che la Turchia si propone di battere, onde poter dare al quarto punto quell’applicazione di cui è suscettibile.

A’ali pascià annunzia che un nuovo hattitcherif

ha rinnovati i privilegii religiosi concessi ai sudditi non musulmani della Porta, e prescrive nuove riforme che attestano la sollecitudine di S. M. il Sultano per tutti i suoi popoli indistintamente: che quest’atto fu pubblicato, e che la Sublime Porta, proponendosi di comunicarlo alle Potenze mediante Nota ufficiale, avrà cosi soddisfatto alle previsioni concernenti il quarto punto.

Il conte Orloff, come il barone di Hùbner, ed in seguito anche gli altri plenipotenziarii, esprimono il parere che nel trattato generale venga fatta menzione delle misure adottate dal Governo ottomano. Essi invocano il testo stesso del quarto punto che né dà obbligo ai plenipotenziarii, senza che tuttavia né rimanga offesa l’indipendenza e la dignità della corona del Sultano.

i plenipotenziarii dell’Austria, della Francia e della Gran Brettagna rendono omaggio al carattere liberale delle provvidenze emanate a Costantinopoli, e per questo appunto giudicano indispensabile che siano menzionate nell'atto finale del Congresso, e non già per creare un diritto qualunque d’intervento nei rapporti del Governo di $. M. il Sultano coi suoi sudditi.

A’ali pascià risponde che le istruzioni non gli consentono di aderire compiutamente all'opinione degli altri plenipotenziarii; ed avverte che col telegrafo chiederà ordini al suo Governo.

La seduta viene sciolta, e l’esame del quinto punto è rimandato alla prossima adunanza.

(Seguono le firme.)

Per copia conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° III

SEDUTA DEL PRIMO MARZO 1856

Presenti.

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della sedala precedente è letto ed approvato.

Il Congresso, siccome aveva risoluto, passa all’esame del quinto punto.

Il conte Walewski ne dà lettura, ed aggiunge che in primo luogo, e come special condizione, le Potenze alleate richiedono che la Russia quindi innanzi non possa più ricostruire o creare alcuno stabilimento navale o militare nelle isole Aland.

Il conte Orloff risponde che la Russia è disposta ad aderire a questo patto, qualora i plenipotenziarii riuscissero, come egli spera, ad intendersi sugli altri punti della negoziazione. Egli domanda che un tal patto sia registrato in un atto a parte da stipularsi tra la Francia, la Gran Brettagna e la Russia, dappoiché queste Potenze esclusivamente han preso parte a’ fatti di guerra nel Baltico.

i plenipotenziarii dell’Austria enunziano l’opinione che l’atto separato sia nonostante annesso al trattato generale.

Il conte Walewski manifesta che per seconda speciale condizione le Potenze alleate domandano di sottoporre ad un particolare esame lo stato dei territorii situati all’Est del mar Nero.

Il barone di Brunnow espone i fatti diplomatici che han posto la Russia in possesso di questi territorii, e l’attuale loro situazione.

A’ali pascià rammenta che in tale proposito, delle difficoltà insorsero tra la Porta ottomana e la Russia, e che utile sarebbe il procedere ad una verificazione e, se è mestieri, alla ratifica delle frontiere tra’ possedimenti dei due Imperi in Asia.

Il barone di Brunnow fa osservare che la linea di confine, fissata dalla convenzione sottoscritta a Pietroburgo nel 1834. non ha dato luogo, da quell’epoca in poi, ad alcuna contesa tra i due Governi; che nel Astretto della Cabulesia, la cui carta è stata presentata, elevaronsi, è vero, alcuni reclami, ma ch’essi ebbero tutt’affatto il caraterò di particolari lagnanze aventi origine da titoli di proprietà religiose. Inoltre il plenipotenziario russo aggiunge che l’Austria diè sicurtà alla Russia che le condizioni speciali non implicherebbero alcuna cessione di territorio.

Il conte Walewski risponde che una revisione di limiti non costituisce un ricomponimento territoriale, e per dare una prova dello spirito di equità, che anima tutte le parti, propone che una Commissione mista sia incaricata, dopo la conclusione della pace, di statuire su questo punto dentro un termine da fissarsi.

Questa proposta è accolta in principio da tutti i plenipotenziarii, ma né è rimessa l’adozione definitiva alla prossima riunione.

Il conte Walewski ricorda che la Russia avea costruito sulla costa orientale del mar Nero alquante fortezze, che in parte essa stessa ha distrutte, e che però vi sarebbe tuttavia luogo d’intendersi a questo riguardo.

Il conte di Clarendon, fondandosi massimamente sul principio della neutralizzazione del mar Nero, si studia di dimostrare che quelle fortezze non potrebbero essere ricostruite.

i plenipotenziarii della Russia, mettendo avanti la distinzione che, secondo loro, esiste tra fortezze ed arsenali marittimi, sostengono l’opinione contraria.

L’esame di questo punto è differito.

Il conte Walewski stabilisce che la città di Kars e il territorio ottomano, in questo momento occupati dall’armata russa, dovranno essere restituiti alla Turchia.

Il conte di Clarendon appoggia e sviluppa questa opinione.

I plenipotenziarii russi ammettono il principio di tale restituzione; ma siccome essa non dee ricevere la sua definitiva sanzione che al termine dei negoziati, così eglino manifestano la speranza che, nel corso delle trattative, loro sarà tenuto conto della pieghevolezza dimostrata nell’esame delle condizioni speciali di là dalle basi di già consentite.

Il conte Walewski, prendendo atto dell’adesione dei plenipotenziarii di Russia, rende testimonianza dello spirito di conciliazione, di cui eglino han dato prova in queste sedute, tanto in quel che riguarda Kars, quanto circa le isole di Aland.

Prima di levare la seduta, il conte Walewski rammenta che alla prossima riunione sarà il caso di occuparsi dello svolgimento delle basi e della redazione degli articoli del trattato. Egli crede che sarebbe opportuno di cominciare dal terzo punto relativo allà neutralizzazione del mar Nero.

(Seguono le firme)

Per copia conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° IV

SEDUTA DEL PRIMO MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

Il conte Walewski rammenta che il Congresso si è riservato di prendere una definitiva decisione nella presente tornata, in proposito della Commissione mista, incaricata di verificare e ratificare, se c’è luogo, le frontiere della Turchia e della Russia in Asia.

Il barone di Brunnow ricorda, dal canto suo, che una tale revisione dee farsi senza pregiudizio delle parti, e in guisa da non costituire una gratuita o superflua cessione di territorio.

i plenipotenziarii di Francia, della Gran Brettagna e della Turchia opinano che la Commissione debba comprendere, oltre i commissarii delle due parti direttamente interessate, i delegati delle Potenze contraenti.

Di seguito, il conte Walewski propone di comporre la Commissione di due commissarii turchi, due commissarii russi, un commissario inglese ed un commissario francese. I plenipotenziarii della Russia aderiscono, riserbando l'approvazione della loro Corte.

Si conviene che i lavori di questa Commissione dovranno esser terminati nello spazio di otto mesi dopo la firma del trattato di pace.

Il conte Walewski dice che ormai sarebbe il caso di passare, come fu deciso dal Congresso, allo svolgimento del terzo punto, relativo alla neutralizzazione del mar Nero, col convenire sulla redazione dei patti, le cui basi sono state fissate nelle precedenti sedute. Il plenipotenziario francese propone il testo del primo paragrafo, il quale, dopo essere stato oggetto di un esame, a cuipiglian parte tutti i plenipotenziarii, è stabilito come qui appresso:

«Il mar Nero è neutralizzato. Le sue acque e i suoi porti, aperti alla marina mercantile di tutte le nazioni, sono assolutamente, e in perpetuo interdetti alle bandiere di guerra, siano di Potenze rivierasche, sieno, di tutt’altra Potenza, salvo le eccezioni stipulate nel presente trattato.

«Libero da qualunque incaglio, il commercio nei porti e nelle acque del mar Nero, non sarà soggetto che ai regolamenti in vigore.

Il secondo paragrafo è parimenti approvato da tutti i plenipotenziarii, dopo essere stato redatto nelle forme seguenti:

«Il mar Nero essendo dichiarato neutrale, il mantenimento o lo stabilimento sul suo litorale di piazze militari marittime divengono senza necessità come senza oggetto. Di conseguenza, S. M. l’imperatore di Russia e S. Al. il Sultano si obbligano a non innalzare e a non conservare su questo litorale alcun arsenale militare marittimo.»

Il plenipotenziario della Gran Brettagna espone che la Russia possiede a Nikolajeff un arsenale di costruzioni marittime di primo ordine, la cui conservazione sarebbe in contraddizione coi principii, sui quali è fondato il paragrafo, del quale il Congresso' ha or ora fissato i termini. Questo arsenale non essendo situalo sulle rive del mar Nero, lord Clarendon non pretende di stabilire che la Russia sia tenuta a distruggere i cantieri che ivi si trovano; ma fa osservare che l’opinione pubblica avrebbe ogni ragione a supporre nella Russia quelle intenzioni, dalle quali esser dovrebbe lontana, qualora Nikolajeff conservasse, come centro di costruzione marittima, l’acquistata importanza.

Il plenipotenziario della Russia replica che l’imperatore suo augusto padrone, acconsentendo lealmente alle proposte di pace, ha preso la ferma risoluzione di eseguire strettamente tutti gl’impegni che né derivano; ma che, Nikolajeff essendo situata lungi dalle rive dei mar Nero, il sentimento della propria dignità non permetterebbe alla Russia di lasciar estendere all'interno dell'Impero un principio solamente applicabile al littorale; che la sicurezza delle coste e la loro sorveglianza d’altra parte esigono che la Russia abbia, siccome è stato riconosciuto, un tal quale numero di navigli leggieri nel mar Nero, e che, s'essa consentisse all’abbandono dei cantieri di Nikolajeff, sarebbe nella necessità di stabilirne altri sopra un altro punto de' suoi possessi meridionali; che, onde soddisfare ad un tempo ai suoi impegni ed all’esigenza del servigio marittimo, è intenzione dell'Imperatore di non autorizzare a Nikolajeff che la costruzione delle navi da guerra, di cui è fatto parola nelle basi dei negoziati.

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna, e dopo di lui gli altri plenipotenziarii, considerano queste dichiarazioni come soddisfacenti.

Il conte di Clarendon domanda al primo plenipotenziario della Russia se egli consente che sia inserita la sua dichiarazione nel protocollo. Dopo aver risposto affermativamente, il conte Orloff aggiunge che per dare una prova della sincerità nelle sue disposizioni, l’Imperatore lo ha incaricato di domandare il libero passaggio degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli pei due vascelli di linea che trovansi a Nikolajeff, e che devono navigare pel Baltico subito che la pace sarà conchiusa.

La redazione degli altri paragrafi, relativi al terzo punto, dopo deliberazione dei plenipotenziarii, rimane concepita nei termini seguenti:

«Per dare agl'interessi commerciali e marittimi di tutte le nazioni la sicurezza desiderabile, la Russia e la Sublime Porta metteranno dei consoli nei loro porli situati sul littorale del a mar Nero, in conformità dei principii del diritto internazionale.

«Le LL. MM. l’Imperatore di tutte le Russie ed il Sultano, avendo conchiuso una convenzione all’oggetto di determinare la forza ed il numero dei legni necessarii ai servizio delle loro coste, che esse potranno intrattenere nel mar Nero, questa convenzione viene annessa al presente trattato, ed avrà la stessa forza e valore come se ne facesse parte integrante. Essa non potrà essere né annullata, né modificata, senza il consenso dello Potenze segnatane del presente trattato.

«La convenzione del 15 luglio 1844, che mantiene l’antica regola dell'Impero ottomano relativa alla chiusura degli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli, essendo stata riveduta di comune accordo, l’atto all’uopo conchiuso resta ed è annesso al presente trattato.»

i plenipotenziarii della Russia e della Turchia sono invitati a concertarsi sulla convenzione, che deve esser conchiusa tra loro in quanto alle navi leggiere, che la Sublime Porta e la Russia potranno mantenere nel mar Nero, ed è convenuto che il progetto in proposito sarà comunicato al Congresso nella prossima riunione.

(Seguono le firme)

Per copia conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° V

SEDUTA DEL 6 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della precedente seduta è Ietto ed approvato.

Il conte Orloff annuncia che i plenipotenziarii della Turchia e della Russia non sono al caso di presentare al Congresso il progetto di trattato relativo ai bastimenti di guerra, che le Potenze rivierasche potranno tenere nel mar nero, e domanda di rinviare tale comunicazione alla seduta seguente.

II primo plenipotenziario della Gran Brettagna domanda ai plenipotenziarii di Russia, se la dichiarazione fatta dal conte Orloff nella precedente seduta a riguardo di Nikolajeff si applica ugualmente a Kerson e al mare di Azoff.

Il primo plenipotenziario della Russia risponde che, siccome Nikolajeff, anche il mare di Azof dovrebbe non cadere sotto l’applicazione diretta del principio dalla Russia accettato. Che d’altra parte è fuori di dubbio non potere in quel mare navigare le navi di alto bordo; non pertanto, egli mantiene le assicurazioni che il conte Clarendon ha richiamate, e ripete che la Russia, volendo conformarsi pienamente agli obblighi da lei assunti, non farà costruire navi da guerra in nessun luogo sulle rive del mar Nero o sovra i suoi affluenti, né sulle acque dipendenti, all’infuori di quelle che la Russia terrà nel mar Nero a tenore della sua convenzione colla Turchia.

II Congresso passa a sviluppare il secondo punto.

Il primo plenipotenziario della Francia ricorda che la Conferenza di Vienna aveva accuratamente studiate tutte le questioni concernenti la navigazione del Danubio, e che perciò sarebbe il caso di tener conto dei lavori da lei preparati.

Il conte Buol dà lettura dell'annesso al protocollo di Vienna numero 5.

Il conte Walewski propone la redazione dei sei paragrafi seguenti:

«L’alto del Congresso di Vienna avendo stabilito i principii destinati a regolarcela navigazione dei fiumi, che attraversano parecchi Stati, le Potenze contraenti stipulano fra di loro, che in avvenire quegli stessi principii saranno pur anche applicati al Danubio ed alle sue bocche: esse dichiarano, che questa disposizione fa parte ormai del diritto pubblico d’Europa, e la prendono sotto la loro garantia.

«La navigazione del Danubio non potrà essere sottoposta ad alcun incaglio o tassa, non espressamente prevista dalle seguenti stipulazioni. Per conseguenza, non si riscoterà pedaggio alcuno che si fondi unicamente sul fatto della navigazione del fiume, né si opporrà ostacolo alcuno, qualunque siasi, alla libera navigazione.

«La Sublime Porta si obbliga di far eseguire, d’accordo coll'Amministrazione locale dei Principati, i lavori, che sono necessarii in oggi e potessero diventarlo in seguito, tanto per liberare le bocche del Danubio dalle sabbie che le ingombrano, che per mettere quel fiume nelle migliori condizioni possibili di navigabilità in altri punti, a monte del corso, e principalmente tra i porti di Galalz e di Brada.

«Per sopperire alle spese di questi lavori, come pure degli Stabilimenti, che hanno per iscopo di rendere sicura e facile la. navigazione, potranno levarsi tasse fisse, in una misura conveniente, sui. bastimenti che scorrono il basso Danubio, colla condizione espressa che sotto questo rapporto, come in tutti gli altri, le bandiere di tutte le nazioni saranno trattate tutte egualmente.

Per realizzare le disposizioni dell’articolo precedente, verrà incaricata una Commissione, la quale non potrà essere disciolta se non di comune accordo e sarà composta di.......; e sarà incaricala di determinare l’estensione dei lavori da farsi, e di elaborare le basi di un regolamento di navigazione e di sorveglianza fluviale e marittima; essa redigerà pur anche le istruzioni destinate a servire di norma per una Commissione esecutiva.

«In conformità alle stipulazioni dei trattati di Vienna, questa Commissione esecutiva si comporrà di.... nella loro qualità di Stati rivieraschi; ed essa sarà permanente. In caso di disaccordo relativamente all’interpretazione da darsi ai regolamenti stabiliti, se né dovrà riferire alle Potenze contraenti.»

Il conte Walewski fa osservare, che il Congresso dovrà occuparsi ulteriormente della composizione delle due Commissioni, di cui è parola negli ultimi due paragrafi, ma che, la Commissione esecutiva dovendo contenere delegati di tulle le Potenze rivierasche del Danubio, vi sarà luogo ad invitare la Baviera a farvisi rappresentare.

Il conte Buol osserva che il regolamento, di cui questa Commissione dovrà sorvegliare l’esecuzione, non può toccare che agli interessi della navigazione nel basso Danubio; che la navigazione dell'alto Danubio non ha sollevato nessun conflitto tra le parti interessale; e che non vi sarebbe ragione alcuna di dare all’autorità della Commissione un’estensione che nulla giustificherebbe.

Il primo plenipotenziario della Francia risponde, che il Congresso si occupa di una questione generale, relativa all'interesse generale della navigazione del fiume; che essa è stata concepita in questo senso nel documento che serve di base alla negoziazione; e che dal momento che è convenuto che la Commissione detta esecutiva deve essere composta dei rivieraschi, non se né può escludere la Baviera; egli aggiunge, che d’altronde il testo degli articoli proposti non si presta all'ambiguità e indica sufficientemente la natura delle attribuzioni di questa Commissione.

Il conte Walewski dà lettura del 7.“ ed ultimo paragrafo così concepito:

«All'oggetto di assicurare l’esecuzione de' regolamenti, che saranno stati stabiliti di comune accordo, dietro i principii sopra enunciati, ciascuna delle Potenze contraenti avrà il diritto di far stazionare (uno o due) bastimenti leggieri alle imboccature del Danubio.»

Il Congresso aggiorna ad una prossima seduta la redazione definitiva di questi diversi paragrafi.

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna emette il parere, che la redazione delle stipulazioni inserite nei protocolli non dovrebbe legare il Congresso d’una maniera irrevocabile. Egli aggiunge, che nella sua opinione, ogni plenipotenziario conserva la facoltà di proporre ulteriormente le modificazioni, ch'egli giudicherà utile di presentare.

Il conte Orloff risponde, che trasmettendo i plenipotenziarii ogni protocollo ai loro Governi rispettivi, egli non può ammettere che clausole accettate d’un comune accordo possano essere indefinitamente alterate.

1 plenipotenziarii della Gran Brettagna aggiungono, ch'essi non intendono riservare ad ogui plenipotenziario il diritto di modificare le determinazioni prese ed i principii accettati dal Congresso, ma la facoltà di proporre una semplice revisione del testo, se avvi luogo, e a fine di meglio precisarne il senso e il valore.

Circoscritte in questi limiti, le osservazioni dei conte Clarendon sono approvate dal Congresso.

(Seguono le firme.)

Certificato conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° VI

SEDUTA dell’8 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia

Il plenipotenziario della Turchia avverte che Mehemed Gemil bei non assisterà alla seduta, non essendogli ciò permesso dallo stato di sua salute.

Si legge, e si approva il protocollo della seduta precedente.

Il plenipotenziario della Russia annunzia che la sua Corte acconsente all'istituzione della Commissione mista, che avrà incarico di rivedere la frontiera nell’Asia, e a cui, come risulta dal protocollo N. 4, i plenipotenziarii russi non avevano aderito se non colla riserva che fosse approvata dal loro Governo.

Dietro proposta del conte Walewski, il Congresso passa a sciogliere il primo punto, e decide che, prima di discutere le quistioni che si riferiscono all’organizzazione dei Principati, si occuperà della ratificazione delle frontiere fra le Provincie danubiane e il territorio russo.

Il barone di Brunnow legge una Memoria, con cui si stabilisce, che la disposizione dei luoghi e la direzione delle vie di comunicazione non permettono di tirare una linea diretta fra i due punti estremi indicati nei preliminari di pace. Ricorda, che le Potenze alleate hanno avuto di mira di assicurare la libera navigazione del Danubio, e pensa che quest’oggetto si otterrebbe con un’altra linea, che egli è incaricalo di proporre al Congresso: questa linea, che avrebbe il vantaggio di non recare alcuna perturbazione nell’economia della Provincia, partirà da Waduli-lsaki sul Pruth, seguirà il vallo di Traiano, e riuscirà al Nord del lago Yalput. La Russia abbandonerà le isole dei Delta, e rasenterà i porti d’Ismail e di Kilia nuova.

Il conte Walewski risponde che questa proposizione si scosta di troppo dalle basi stesse del trattato, perche i plenipotenziarii delle Potenze alleale possano prenderla in considerazione.

Il barone di Brunnow, ritornando sulle osservazioni già per esso fatte, osserva che riuscirà difficile fissare una buona demarcazione, allontanandosi dai limiti da lui indicati. Aggiunge che tuttavolta si potrebbe unire al territorio, che la Russia cede colla linea già da lui proposta, quello che trovasi compreso fra il lago Katlabug, il vallo di Traiano e il Lago Salsyk.

Il primo plenipotenziario della Gran Brettagna fa notare, che l’accettazione della linea, additata dal plenipotenziario russo, equivarrebbe all'abbandono delle proposte formulale dall'Austria col consenso delle Potenze alleate; che quelle proposte sono state accettate a Pietroburgo, confermate a Vienna e a Parigi; e che i plenipotenziarii di queste Potenze, qualunque sia Io spirito di conciliazione, da cui sono animati, non potrebbero allontanarsi, in una simile misura, dalle condizioni di pace, e rinunciare interamente a concessioni ammesse da principio da tutti i Governi rappresentati al Congresso.

II conte Walewski fa analoghe osservazioni.

Il conte Buol fa pure notare che la linea, presentata dal barone di Brunnow, non comprende che una piccola parte del territorio, la cui cessione è stata acconsentita dalla Russia, accettando le condizioni della pace recate a Pietroburgo dall'Austria; e che egli spera che i plenipotenziarii russi faranno al Congresso una proposta, che s’ accosterà di più ai fatti che hanno preceduto l'apertura delle trattative.

Il barone Hubner rammenta che la linea, indicata ne’ suoi estremi due punti, nelle proposte dell’Austria, è fondata sulla configurazione riprodotta in tutte le carte.

i plenipotenziarii russi rispondono che essi hanno fatto testimonianza, nelle precedenti sedute, delle loro intenzioni concilianti; che essi hanno messo sotto gli occhi del Congresso considerazioni, di cui, a loro avviso, si debbe tener conto; ch'essi non hanno altro scopo fuorché di provocare un accordo conforme alla topografia del paese, agli interessi delle popolazioni, che lo abitano; che in conseguenza essi sono disposti a discutere ogni altra proposta, che loro venisse comunicata.

Il primo plenipotenziario della Francia ripete, che le Potenze alleate non potrebbero aderire ad una demarcazione che non fosse in relazione colle concessioni ottenute nelle trattative, ma che tuttavia è lecito di procedere in via di compensazione; e che forse sarebbe possibile accordarsi prolungando il confine ai Sud-Est e al di là del lago Salsyk, se, come avvisano i plenipotenziarii della Russia, esso incontra, al Nord, difficoltà topografiche.

Dopo una discussione impegnatasi intorno a questo emendamento, a cui tutti i plenipotenziarii prendono parte, è dato ai plenipotenziarii russi di stabilire la frontiera col mezzo d’una linea, che, partendo dal Pruth, fra Schcova e llush, passerebbe al Nord del lago Salsyk e s’arresterebbe al di sopra del lago Albedies.

i plenipotenziarii russi, obbligati, dicono essi, ad assicurarsi della posizione che né risulterebbe per le colonie dei Bulgari e dei Russi, stabilite in quella parte della Bessarabia, chieggono che sia rimandato il seguito della discussione alla prossima seduta.

Il Congresso vi aderisce; ma i plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna stabiliscono che la proposta, a cui essi si sono accostati, per ispirito di conciliazione, costituisce, sotto ogni rapporto, una concessione, la cui importanza viene attestata dall’estensione del territorio compreso fra Chotyn e Hush; ed essi esprimono la convinzione che tale concessione verrà apprezzata dai plenipotenziarii della Russia.

Il conte Orloff attesta le buone disposizioni, che i plenipotenziarii russi riconoscono, alla loro volta, per parte degli altri membri del Congresso; e aggiunge che, domandando di poter sottoporre ad un esame particolare la proposta, che viene loro fatta, essi non hanno altro scopo che quello di procurare di conciliarla colle esigenze locali.

Il Congresso passa ad esaminare le proposte relative all’organizzazione dei Principati.

Il conte Walewski fa rilevare che, prima di trattare questo importante punto del trattato, torna indispensabile il deliberare sopra una questione, che è dominante, e alla cui soluzione sono di necessità subordinati gli ulteriori lavori del Congresso a questo scopo: la questione consiste nel sapere se la Moldavia e la Valacchia saranno riunite in un solo Principato, o se esse continueranno ad avere un’ amministrazione separata. Il primo plenipotenziario della Francia opina, che la riunione dei due Principati, rispondendo a necessità manifestatesi dopo un attento esame dei loro veri interessi, il Congresso dovrebbe ammetterla e proclamarla.

Il primo plenipotenziario dell’Inghilterra divide ed appoggia la stessa opinione, fondandosi particolarmente sull’utilità e la convenienza di prendere in seria considerazione i voti della popolazione, di cui, egli aggiunge;, è sempre bene tener conto.

Il primo plenipotenziario della Turchia la combatte. a’ ali pascià sostiene che non si saprebbe attribuire alla separazione delle due Provincie la situazione, a cui si tratta di porre un termine; che la separazione data da tempi remotissimi; e che la perturbazione, che durò nei Principati, risale ad un’epoca relativamente vicina; che la separazione è la conseguenza naturale dei costumi e delle abitudini che sono diversi nelle due Provincie; che alcuni individui, sotto l'influenza di riguardi personali, hanno potuto formulare un’opinione contraria allo stato attuale; ma che tale non è certo l’opinione delle popolazioni.

Il conte Buol, quantunque non sia autorizzato a discutere una questione, che non fu prevista nelle sue istruzioni, pensa, come il primo plenipotenziario della Turchia, che nulla giustificherebbe ta riunione delle due Provincie; le popolazioni, soggiunge, non furono consultate, e, se si considera il valore che ogni agglomerazione dà alla propria autonomia, si può inferire sin d’ora che i Moldavi come i Valaccbi desiderano soprattutto di conservare le proprie istituzioni locali e separate.

Dopo d’aver addotto altri motivi a sostegno della sua opinione, il conte Walewski risponde, che il Congresso non può consultare direttamente quelle popolazioni, e ch’egli deve necessariamente procedere, a questo riguardo, in via di presunzione. Ora, dice, tutti i ragguagli s’accordano nel rappresentare i Moldo-Valacchi come animati da unanime desiderio di non formare più, in avvenire, fuorché un solo Principato: questo desiderio trova la sua spiegazione nella comunanza di origine e di religione; còme anche nei precedenti che hanno dimostrato gl'inconvenienti dell'ordine politico o amministrativo, che derivano dalla separazione; essendo l’unione incontrastabilmente un elemento di prosperità per le due Provincie, risponde allo scopo proposto alle cure del Congresso.

Il primo plenipotenziario austriaco non crede poter prestar fede interamente alle informazioni, su cui si fonda il primo plenipotenziario della Francia. Del resto, egli è d’avviso che l’opinione del primo plenipotenziario turco, che trovasi in istato più che qualunque altro membro del Congresso di apprezzare i veri bisogni e i voti delle popolazioni, merita d’essere presa in considerazione particolare; che, d’altra parte, le Potenze sono impegnate soprattutto a mantenere i privilegii dei Principati, e che sarebbe una grave violazione dei medesimi il costringere le due Provincie a fondersi insieme; poiché fra gli accennati privilegii v’ha, prima di tutto, quello di potersi amministrare separatamente. Soggiunge che più tardi, e quando si sarà costituita nei Principati un’ istituzione, che possa regolarmente considerarsi come l’organo legittimo delle aspirazioni del paese, si potrà, se mai occorrerà, procedere all’unione delle due Provincie con piena cognizione delle cose.

Il bar. Bourqueney risponde al primo plenipotenziario austriaco, ch’egli non può accettare il suo giudizio; le basi del trattato, soggiunge, portano che i Principati, conservino i loro privilegii e immunità, e che il Sultano, d’accordo co’ suoi alleati, accorderà ai medesimi, oppure vi confermerà un’organizzazione interna conforme ai bisogni e ai desiderii delle popolazioni. Noi abbiamo pertanto, a Vienna, inteso di conservare al Sultano e ai suoi alleati il diritto e la cura di accordarsi intorno alle misure atte ad assicurare la felicità di quei popoli, tenendo conto delle loro aspirazioni. Ora, la Francia ha deposto, nelle conferenze dello scorso anno, un atto che ha posto la questione sul terreno della discussione; e non si è sollevata da nessuna parte, da quell’epoca in poi, una manifestazione tendente a confutare le informazioni, che c’ inducono a credere che i Moldo-Valacchi aspirino alla riunione delle Provincie in un solo Principato.

Il primo plenipotenziario sardo fa notare, per istabilire che il voto delle popolazioni a questo riguardo è anteriore alle presenti circostanze, che un articolo dello Statuto organico ha pregiudicato la questione, disponendo in questo atto il principio della riunione eventuale dei Principati.

A’alì pascià sostiene che l'articolo citato dal conte Cavour non potrebbe avere una simile interpretazione.

Il conte Orloff dichiara, che i plenipotenziarii russi, avendo potuto apprezzare i bisogni e le tendenze dei due Principati, appoggiano il progetto di riunione, come tendente a dover aiutare la prosperità delle Provincie.

Sulla dichiarazione fatta da a’ alì pascià, che i plenipotenziarii della Turchia non sono autorizzati a seguire la discussione sopra questo terreno, e mancando d’istruzioni gli stessi plenipotenziarii austriaci, la questione è rimandata ad un’altra seduta, a fine dì porli in condizione di ricevere ordini dalle loro Corti.

(Seguono le firme.)

Riconosciuto conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N. VII

SEDUTA DEL 10 MARZO 1856

Presenti.

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il secondo plenipotenziario della Turchia, impedito per indisposizione di salute, non assiste alla seduta.

Viene letto e approvato il protocollo della precedente seduta.

Il Congresso riprendo la discussione sulla demarcazione delle frontiere della Bessarabia.

Il barone di Brunnow espone, che i plenipotenziarii russi hanno esaminato, collo stesso spirito di concordia che né ha suggerito i termini ai plenipotenziarii delle Potenze alleate, la linea che fu loro proposta nella precedente seduta; che essi riconoscevano come questa linea giustifica la confidenza ch’ossi avevano posto nelle disposizioni concilianti del Congresso; ma che, dopo avere consultato le loro istruzioni, e fondandosi sulle considerazioni topografiche e amministrative, che essi hanno già fatto valere, si vedono costretti, nell'interesse medesimo d'una buona demarcazione, di domandare un emendamento alla linea che è stata loro presentata, di maniera che la frontiera, partendo dal confluente del Pruth e della Saratsika, risalirebbe quest’ultima riviera sino al villaggio dello stesso nome, per dirigersi di là verso la riviera del Yalput, di cui essa scenderebbe il corso fino al punto ove raggiunge il vallo di Traiano, ch'essa seguirebbe fino al lago Salsyk, per giungere quindi all'estremità settentrionale del lago Alabies.

Questa proposizione diventa l'oggetto d'un esame al quale partecipano tutti i plenipotenziarii, che infine d’accordo decidono, che la frontiera partirà dal mar Nero, a un chilometro all’Est del lago Bowm Soia, raggiungerà perpendicolarmente la strada d’Akerman, seguiterà questa strada fino al vallo di Traiano, passerà al sud di Bolgrad, risalirà il fiume Yalput fino all’altezza di Saratsika, e si terminerà a Katamori sul Pruth.

Sottoponendosi a questa deliberazione, i signori plenipotenziarii russi, avendo dovuto, dicono essi, sviarsi dalle loro istruzioni, riservano l’approvazione della loro corte.

Una Commissione, composta d’ingegneri e di geometri, sarà incaricata di fissare, nei suoi dettagli, la demarcazione della nuova -frontiera.

Il conte Orloff, fondandosi sui precedenti, propone al Congresso di decidere, che gli abitanti del territorio, ceduto dalla Russia conserveranno il godimento intiero dei privilegii e dei diritti, di cui sono iu possesso, e che sarà loro permesso di trasportare altrove il loro domicilio, cedendo le loro proprietà contro un’indennità pecuniaria, convenuta amichevole o col mezzo d’un accordo particolare, che sarebbe conchiuso coll’amministrazione dei Principati.

Diversi plenipotenziarii, facendo notare che questa proposta può sollevare delle, difficoltà ch’essi non sono in misura di apprezzare, la prendono ad referendum.

Il conte Walewski rammenta,che Io sviluppo de! primo punto, in ciò che concerne l’ordinamento futuro dei Principati, esige di affidarne i dettagli ad una Commissione, i cui lavori, se si dovesse subordinar loro la conclusione della pace, ritarderebbero, senza -sufficienti motivi, il principale oggetto affidato alle cure del Congresso. Nell’opinione del primo plenipotenziario della Francia, si potrebbe limitarsi a consegnare nel trattato le basi del regime politico ed amministrativo, che reggerà ormai le Provincie danubiane, convenendo che le parti conchiuderanno, nel più breve tempo possibile, una convenzione a questo oggetto. In questo caso, aggiunge egli, il trattato di pace potrà essere firmato prossimamente, e la aspettativa dell’Europa non sarebbe più tenuta lungo tempo in sospensione.

Questa proposta è l’oggetto d’una discussione, nella quale intervennero particolarmente i signori plenipotenziarii dell’Austria e della Gran Brettagna.

Il primo plenipotenziario dell’Austria propone un emendamento, ch’è accettato; e, in conseguenza, il Congresso decide che una Commissione composta de' signori di Buol, di Bourqueney e d’A’ali pascià, presenterà alla prossima tornata il lesto degli articoli del trattato di pace, destinati a fissare le basi della convenzione, che sarà conchiusa al soggetto dei Principati.

Il conte Walewski emette il parere, che al punto cui sono felicemente giunti i negoziati, il momento è giunto d’invitare la Prussia a farsi rappresentare al Congresso, come è stato deciso nella tornata del 28 febbraio, ed egli propone di procedere e di far pervenire a Berlino la seguente risoluzione:

«Il Congresso, considerando ch’egli è d’un interesse europeo che la Prussia, la quale ha firmato la convenzione conchiusa a Londra il 5 luglio 1841, partecipi ai nuovi accomodamenti da prendersi, decide che un estratto del protocollo di questo giorno sarà indirizzato a Berlino, per cura del conte Walewski, organo del Congresso, per invitare il Governo prussiano ad inviare de' plenipotenziarii a Parigi.»

Il Congresso aderisce.

Il conte Clarendon, palesando la fiducia che egli pone nei sentimenti della Corte di Russia, e parlando a nome delle Potenze alleate, crede poter essere certo che i campi santi, ove riposano gli ufficiali e soldati che sono morti innanzi a Sebastopoli o su altri punti del territorio russo, come pure i monumenti elevati alla loro memoria, saranno mantenuti a perpetuità, e circondati dal rispetto dovuto alle ceneri dei morti; egli aggiunge che sarebbe felice di averne la certezza dalla bocca stessa de' signori plenipotenziarii russi.

Il conte Orloff ringrazia' il Congresso dell’occasione che gli è offerto di dare un segno delle disposizioni, che animano l’imperatore suo Augusto Padrone, di cui egli è certo di essere il leale e fedele interprete, dichiarando che tutte le misure, proprie a effettuare intieramente il desiderio espresso dai plenipotenziarii delle Potenze alleate, saranno prese.

Il conte Walewski rammenta, che il trattato di pace dovrà fare menzione dell’amnistia piena ed intiera, che ogni Potenza belligerante accorderà ai proprii sudditi per ogni cooperazione per latti di guerra.

i plenipotenziarii della Russia aderiscono a questo parere, che è ugualmente accolto da tutti i membri del Congresso.

(Seguono le firme)

Per copia conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° VIII

SEDUTA DEL 12 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziari dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della tornata precedente è letto ed approvato.

Il barone di Bourqueney rende conto del lavoro della Commissione che, nell'ultima riunione è stata incaricala di preparare il testo degli articoli del trattato relativo al futuro ordinamento dei Principati.

Avanti di dare lettura degli articoli proposti dalla Commissione, il barone di Bourqueney stabilisce, che lo scopo del lavoro di questa Commissione è stato di conciliare le opinioni emesse nell’ultima tornata.

L’andamento proposto dalla Commissione, aggiunge il barone di Bourqueney, riposa su tre principii:

Conchiudere la pace senza subordinarne l’istrumento finale ad un atto diplomatico, rimasto in sospensione;

Prendere le misure più propizie per assicurare i voti delle popolazioni su alcune questioni di principio non ancora sciolte;

Rispettare i diritti della Potenza sovrana e non mettere da parte quelli delle Potenze mallevadrici, collo stabilimento 'della doppia necessità d’un alto diplomatico per consacrare i principii adottati come basi dell’ordinamento de' Principati, e d’un battiscerif per promulgarne l’applicazione.

Partendo da queste tre idee, la Commissione propone i’ invio immediato a Bucarest de' delegati, che vi si riuniranno ad un commissario ottomano.

De’ Divani ad hoc sarebbero convocati senza ritardo al capoluogo delle due Provincie. Eglino sarebbero composti in mòdo da offrire le guarentigie d’una vera e seria rappresentanza.

La Commissione europea, prendendo in considerazione i voti espressi da’ Divani, rivederebbe gli Statuti ed i regolamenti in vigore. Il suo lavoro sarebbe trasmesso alla sede attuale delle conferenze. Una convenzione diplomatica, Lesala su questo lavoro, sarebbe conchiusa tra le Potenze contraenti, ed un hattisceriff,costituente l’ordinamento definitivo, sarà promulgato dal Sultano.

Il Congresso adotta l’andamento proposto e rimanda ad un’altra tornata l’adozione definitiva del testo degli articoli, di cui il barone di Bourqueney ha dato lettura.

I plenipotenziarii della Russia e della Turchia comunicano al Congresso il progetto della convenzione che deve essere conchiusa Ira loro, dopo essere stata gradita dagli altri plenipotenziarii, relativamente a’ bastimenti di guerra leggieri che le Potenze rivierasche manterranno nel mar Nero.

Eglino annunciano,ch’essi non sono d’accordo su d’un punto: i plenipotenziarii della Russia pensano che la convenzione deve autorizzare l’una e l’altra Potenza a mantenere, oltre i bastimenti di guerra, che saranno impiegati alla polizia del mar Nero ed al numero determinato de' trasporti, de' legni d’un minore tonnellaggio, destinati a sorvegliare l’eseguimento de' regolamenti amministrativi e sanitarii ne’ porti. I plenipotenziarii della Turchia non sono autorizzati ad accogliere una stipulazione in questo senso.

I plenipotenziarii della Russia danno al Congresso spiegazioni, tendenti a dimostrare la necessità di provvedere alla polizia interna dei porti, e d’inserire nella convenzione una clausola relativa agli stazionari! che vi saranno impiegati, a fine di non esporre le Potenze rivierasche del mar Nero alle interpretazioni, che potrebbe autorizzare il silenzio, tenuto a questo riguardo.

I plenipotenziarii della Gran Brettagna e della Francia rispondono, che questi bastimenti non potendo comportare né le dimensioni né l’armamento dei bastimenti di guerra, non avvi luogo di farne menzione nella convenzione, e che se la Russia non intende avere ne’ suoi porti che dei bastimenti detti pataches pel servigio della dogana e della sanità, non dovendo essere impiegati in mare, non avvi luogo a temere che la presenza di questi pataches nei porti di commercio possano diventare occasione di pericolose interpretazioni.

I plenipotenziarii della Russia ritirano la loro domanda relativa all’inserzione nella convenzione della clausola, che concerne i piccoli legni destinati al servigio interno dei porti, riservandosi nullameno l’approvazione della loro Corte.

Il conte Clarendon fa osservare che i bastimenti di trasporto non dovranno essere armati.

Il conte Orloff risponde, che, come tutti i trasporti impiegati dalle altre Potenze in altri mari, quelli della Russia nel mar Nero saranno esclusivamente muniti dell'armamento di sicurezza, che comporta la natura del servigio, al quale essi saranno assettati.

Il conte Clarendon, non credendo dovere ammettere queste spiegazioni, la questione è aggiornata.

Il Congresso riprende la discussione del progetto di redazione del secondo punto, che ha fatto l’oggetto delle sue deliberazioni nella tornata del 6 marzo.

Il conte di Buol espone che i principii stabiliti dai Congresso di Vienna e destinati a regolare la navigazione dei fiumi che traversano diversi Stati, posano, come regola principale, che le Potenze rivierasche saranno esclusivamente chiamate a concertarsi sui regolamenti della polizia fluviale, e a sorvegliarne l’esecuzione; la Commissione europea, di cui è fatto menzione nella redazione inserita nel protocollo N. 5, comprenderà, oltre i delegati delle Potenze rivierasche del Danubio, dei delegati di Potenze non rivierasche; che la Commissione permanente, che sarà costituita, sarà incaricata di eseguire le risoluzioni prese da essa; che quindi, per restare nello spirito come nei termini dell’Atto di Vienna, l’una e l’altra Commissione dovranno limitare i loro lavori al basso Danubio ed alle sue foci.

Il conte Walewski rammenta le basi dei negoziati, accettati da tutte le Potenze contraenti, e stipulanti che la libertà del Danubio e delle sue foci sarà efficacemente assicurata; ch’egli è quindi stato inteso che si provvederà alla libera navigazione del fiume.

Il conte di Clarendon aggiunge, che, se fosse altrimenti, l’Austria, rimanendo sola in possesso dell’alto Danubio e partecipando alla navigazione della parte inferiore del fiume, acquisterebbe dei vantaggi particolari ed esclusivi, che il Congresso non potrebbe sanzionale.

I plenipotenziarii dell’Austria rispondono che tutti gli sforzi del loro Governo, come le sue tendenze, in materia commerciale, hanno per oggetto di stabilire e di propagare, su tutti i punti dell’Impero, i principii d’tina intiera libertà; e che la libera navigazione del Danubio è naturalmente compresa nei limiti dei miglioramenti ch’egli si propone; ma ch’egli si trova, a questo riguardo, in presenza d’impegni anteriori ai diritti acquistati, di cui egli è obbligato di tenere conto; che le sue intenzioni rispondono dunque al voto deposto nei preliminari di pace; che, ciò nonostante, essi non possono riconoscere nelle Commissioni, che si tratta d’istituire, Un’Autorità che non può appartenere lóro sull’alto Danubio.

Il primo plenipotenziario della Francia dice, che vi è difatti luogo a distinguere tra due risoluzioni egualmente ammesse in principio, ma aventi l’una e l’altra un oggetto perfettamente distinto; che da una parie il Congresso deve provvedere alla libera navigazione del Danubio stabilita dal Congresso di Vienna; e dall’altra provvedere ai mezzi per fare scomparire gli ostacoli, che impediscono il movimento commerciale nella parte inferiore dei fiume ed alle sue foci. Che questa è la sola incombenza che sarà affidata ai commissarii che si ha intenzione d'istituire; ma che perciò è essenziale di intendersi sullo sviluppo del principio generale, a fine di completare l’opera che le Potenze contraenti hanno avuto in vista, stipulando, come egli è detto nei preliminari, che la navigazione del Danubio e delle sue foci sarà efficacemente assicurata, riservando le posizioni particolari dei rivieraschi, che saranno regolate sui principi!, stabiliti dall’Atto del Congresso di Vienna in materia di navigazione fluviale.

Dopo le spiegazioni che precedono, è deciso che i plenipotenziarii dell'Austria presenteranno a una delle prossime tornale gli emendamenti, ch'essi crederanno dovere proporre alla redazione inserita nel Protocollo N. 5.

(Seguono le firme.)

Certificato conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° IX

Seduta del 14 marzo 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della seduta precedente è letto ed approvato.

Il conte Orloff annunzia, che la linea di confine tra la Russia e l’Impero ottomano in Europa, fissata dal Congresso nella seduta del 40 marzo, è stata approvata dalla sua Corte.

Il Congresso ripiglia l’esame della redazione degli articoli concernenti i Principati, e destinati a figurare nel trattato di pace, preparata dalla Commissione, di cui il sig. Bourqueney, in qualità di relatore, ha dato comunicazione al Congresso nella seduta precedente.

Ogni paragrafo di questa redazione è oggetto d’una discussione, alla quale prendono parte tutti i plenipotenziarii, e, dopo essere stata modificata su due punti, è adottata dal. Congresso nei termini seguenti:

«Verun protettorato esclusivo sarà d’ora innanzi esercitato sui Principati danubiani. Non vi sarà né garantia esclusiva né diritto particolare d’ingerenza nei loro affari interni. Essi continueranno a godere, sotto la sovranità della Sublime Porta e sotto la garantia europea, de' privilegii ed immunità, di cui sono in possesso.

«Nella revisione, che avrà luogo, delle leggi e degli Statuti attualmente in vigore, la Sublime Porta conserverà a’ detti Principati un’ amministrazione indipendente e nazionale, come pure piena libertà di culto, legislazione, commercio e navigazione.

«Per istabilire un completo accordo sopra questa revisione, una Commissione speciale, intorno alla composizione della quale s’intenderanno le Alte parti contraenti, si riunirà senza indugio a Bucarest, con un commissario della Sublime Porta.

«Questa Commissione avrà per incarico d’informarsi dello stato attuale dei Principati, e di preparare le basi della loro fu«tura organizzazione.

«S. M. il Sultano promette di convocare immediatamente un Divano ad hoc in ognuna delle due Provincie, composto iu modo da formare la rappresentanza più esatta degli interessi di tutte le classi della società. Questi Divani saranno chiamali ad esprimere i voti delle popolazioni relativamente all’organizzazione definitiva dei Principati.

«Un’istruzione del Congresso regolerà i rapporti della Com«missione con questi Divani.

«Prendendo in considerazione l'opinione espressa dai due Divani, la Commissione trasmetterà senza indugio alla sede attuale della Conferenza i risultamenti del proprio lavoro.

«L’accordo finale colla Potenza sovrana sarà confermato da una convenzione conchiusa a Parigi tra le alle parti contraenti; e un hatti sceriff',

conforme alle stipulazioni della convenzione, costituirà definitivamente l’organizzazione di quelle Provincie, poste da qui innanzi sotto la guarentigia collettiva di tutte le Potenze segnatane.

«Vi sarà nei Principati una forza armata nazionale, orinata allo scopo di mantenere la sicurezza interna e di assicurare quella delle frontiere. Non si potrà opporre alcun ostacolo ai provvedi«menti straordinarii di difesa, che, d'accordo colla Sublime Porta, i Principali fossero chiamati a prendere per respingere qualsivoglia aggressione straniera.

«Se la quiete interna dei Principati si trovasse minacciata o compromessa, la Sublime Porta s’intenderà colle altre Potenze contraenti sulle misure da prendersi per mantenere o ripristinare l’ordine legale; e un intervento armato non potrà aver luogo senza un preventivo accordo tra codeste Potenze.»

Il primo plenipotenziario di Turchia fa notare, che le sue istruzioni non gli permettono d’aderire difinitivamente a questa redazione, e perciò né riserva l’approvazione della sua Corte, che solleciterà per via telegrafica.

I membri della Commissione, che ha preparalo il lavoro di cui il Congresso si e occupato, sono incaricati di volersi riunire per elaborare il progetto d’un lesto, che dovrà essere egualmente inserito nel trattato, e fissare le disposizioni, che dovranno esser prese all’uopo, relativamente alla Servia.

Il primo plenipotenziario della Francia dice essere il caso di intendersi sui termini, di cui si farà uso per constatare l’entrata della Turchia nel concerto europeo, e dà lettura d’un progetto concepito in due articoli.

Sulla proposizione del conte Walewski, il Congresso decide che una Commissione, composta d’A’ali pascià e dei secondi plenipotenziarii d’Austria, Francia, Gran Brettagna, Russia e Sardegna, si riunirà al più presto possibile per preparare un progetto di redazione di tutte le stipulazioni del trattato di pace, tenendo conto delle risoluzioni affidate ai protocolli, e rinvia a questa Commissione i progetti presentati dai primi plenipotenziarii di Francia e Turchia sull’ammissione dell’impero ottomano nel diritto pubblico europeo.

Il conte Walewski dice, che in risposta alla comunicazione ch’è stato incaricato di fare pervenire a Berlino, come organo del Congresso, ha ricevuto l’avviso che la Prussia, rispondendo all’invito che l’è stato indirizzato, ha nominato per suoi plenipotenziarii il barone di Manteuffel, presidente del Consiglio, ministro degli affari esterni, e il conte d’Hatzfeld, inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso la Corte di Francia.

(Seguono le firme)

Per copia conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N. X

PRIMA SEDUTA DEL 18 MARZO 1856

Presenti.

i plenipotenziarii della Francia

« dell'Austria

« della Gran Brettagna

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il Protocollo della seduta precedente è letto ed approvato.

I plenipotenziarii della Russia e della Turchia presentano il progetto di convenzione, concertato fra essi, e relativo al numero cd alla portata de' Bastimenti leggieri che le Potenze rivierasche terranno nel mar Nero per la sorveglianza del mare e la sicurezza delle loro coste. Esaminatine i termini, il Congresso, trovando quel progetto in tutto conforme alle basi poste nei preliminari, determina che la copia deposta e paraffata dai plenipotenziarii della Russia e della Turchia verrà annessa al presente protocollo.

La Commissione di redazione, per organo del suo relatore, barone di Bourqueney, rende conto dei suoi lavori. 11 secondo plenipotenziario della Francia, in quella sua qualità, espone che la Commissione si è occupata prima di tutto dell’ordine da tenersi nell'inserzione delle varie stipulazioni nel trattato, ed aggiunge essere stato adottato l’ordine seguente:

Ristabilimento della pace — Sgombramento dei territorii occupati — Prigionieri di guerra — Amnistia — Entrata della Turchia nel concerto europeo — Sorte dei Cristiani — Revisione della convenzione del 1841 —Neutralizzazione del mar Nero — Libertà del Danubio — Nuova linea della frontiera della Turchia europea — I due Principati — La Servia — Commissione mista per la revisione della frontiera in Asia.

Passando poi a leggere i testi preparati dalla Commissione, il Barone di Bourqueney comunica un progetto di preambolo cosi concepito:

«S. M. l’imperatore dei Francesi, S. M. la Regina della Gran Brettagna e d’Irlanda, S. M. l’imperatore di tutte le Russie, S. M. il Re di Sardegna e S. M. il Sultano, animate dal desiderio di mettere un termine alle calamità della guerra, e volendo, di concerto con S.M. l’imperatore d’Austria, prevenire la rinnovazione di quelle complicazioni che l’hanno prodotta, si sono messe' d’accordo sui mezzi atti ad assicurare, mediante garantie efficaci e reciproche, l’indipendenza e l’integrità dell’impero ottomano; e le predette LL. MM., avendo fissate le condizioni proprie a raggiungere questo duplice scopo, hanno fatto invito a S. M. il Re di Prussia di associarsi a quest’opera di generale pacificazione.

«In conseguenza le LL. MM. hanno nominato……………………...…

………………………………………………………………………………………….

Il barone di Bourqueney legge i paragrafi seguenti:

«A datare di questo giorno vi sarà pace ed amicizia tra S. M. l’imperatore dei Francesi, S. M. la Regina del Regno Unito della Gran Brettagna e d’Irlanda, S. M. il Re di Sardegna, S. M. il Sultano, da una parte, e S. M. l’imperatore di tutte le Russie, dall'altra parte, come pure fra’ loro eredi, e successori, i loro Stati e sudditi rispettivi in perpetuo.

«La pace essendo felicemente ristabilita fra le dette Maestà, i territorii conquistati ed occupati durante la guerra saranno reciprocamentc sgombrati.

«Speciali accordi regoleranno il modo dello sgombramento, che dovrà essere effettuato al più presto possibile.

«S. M. l’Imperatore di tutte le Russie s’impegna a restituire a S. M. il Sultano la città e cittadella di Rars, e le altre parti del territorio ottomano, attualmente possedute dalle truppe russe..

«Le LL. MM. l’imperatore dei Francesi, la Regina della Gran

Brettagna, il Re di Sardegna ed il Sultano, s’obbligano a restituire a S. M. l’imperatore di tutte le Russie le città ed i porti di Sebastopoli, Balaklava, Ramiceli, Eupatoria, Kertsch, Jenikalè, Rinburn, e tutti i territorii dirupati dalle truppe alleate.

Lord Cowley fa notare che il ravvicinamento de' due ultimi paragrafi può dar luogo a credere che le Potenze belligeranti procedano a uno scambio, laddove i preliminari portano che la Russia, in iscambio de' territorii occupati dagli eserciti alleali, consente ad una ratificazione della sua frontiera colla Turchia europea.

Il secondo plenipotenziario della Russia risponde, che trattasi qui d’una mutua restituzione di territorii occupati da una parte e dall’altra degli eserciti belligeranti, non già di cessione territoriale; che quest’ultimo punto verrà a suo luogo, quando si tratterà, a norma de' preliminari, della ratificazione della frontiera in Europa.

Il relatore della Commissione propone in seguito i seguenti paragrafi:

«S. M. l’imperatore di tutte le Russie e LL. MM. l’imperatore dei Francesi, la Regina della Gran Brettagna, il Re di Sardegna ed 'il Sultano si obbligano a rimettere in libertà i prigionieri di guerra, subito dopo che le ratificazioni del presente trattato saranno scambiate.

«Le LL. MM. l’imperatore de' Francesi, la Regina della Gran Brettagna, l’Imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna ed il Sultano accordano piena ed intera amnistia a tutti quelli de' loro sudditi, che fossero stati compromessi, partecipando agli avvenimenti della guerra in favore della causa nemica.

«S. M. l’imperatore de' Francesi, S. M. l’imperatore d’Austria, S. M. la Regina del Regno unito della Gran Brettagna, S. Al. l’imperatore di tutte le Russie e S. Al. il Re di Sardegna, dichiarano la Sublime Porta ammessa a partecipare ai vantaggi del concerto europeo. Le LL. MM. s’impegnano, ciascuna per la sua parte, a rispettare l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’impero ottomano, guarentendo in comune la stretta osservanza di questo impegno; e in conseguenza, ogni atto od avvenimento, capace di portarvi offesa, sarà da essi considerato come una questione d’interesse generale.

«Le convenzioni o trattati, conchiusi e da conchiudersi fra di esse e la Sublime Porta, d’ora innanzi faranno parte del diritto pubblico europeo.

«Avvenendo fra la Sublime Porta e qualunque delle Potenze contraenti un dissenso, atto a minacciare il mantenimento delle loro relazioni, i due Stati, prima di ricorrere all’uso della forza, metteranno le altre Potenze in misura di prevenire, colla conci«Dazione, siffatta emergenza.»

Il conte Buol annunzia, d’avere ricevute le istruzioni della sua Corte sul secondo punto concernente il Danubio. Egli dichiara, che l’Austria aderisce all’intera applicazione dei principii stabiliti dall’Alto del Congresso di Vienna, sì rispetto all'alto che al basso Danubio; ben inteso però che questa misura sia combinala colle obbligazioni antecedenti, prese bona fide

dagli Stati rivieraschi. Egli propone in conseguenza una nuova redazione, che ha per oggetto di rispondere compiutamente al principio della libertà di navigazione consegnato nei preliminari!, tenendo calcolo per un tempo determinato delle predette obbligazioni.

Dopo aver intesa la lettura di questa nuova redazione, il Congresso risolve che se né aggiunga copia al presente protocollo, rinviandone la discussione alla prossima seduta.

Il presente protocollo è letto ed approvato.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all’originale.


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Annesso al Protocollo N.° X

CONVENZIONE SEPARATA TRA LA SUBLIME PORTA E LA RUSSIA

(Firma dei due primi plenipotenziarii.)

Orloff, A’ ali

S. M. I. il Sultano, e S. M. l’imperatore ili tulle le Russie prendendo in considerazione il principio della neutralizzazione del mar Nero, stanziato nel trattato generale in data del……. del quale essi sono parti contraenti, e volendo conseguentemente regolare di comune accordo il numero e la forza de' bastimenti ch’essi si riserbano di conservare nel mar Nero, hanno risoluto di sottoscrivere a tal fine una convenzione speciale, ed hanno a quest’effetto nominato:

S. M. I. il Sultano,

A’ali pascià, gran visir e suo primo plenipotenziario al Congresso di Parigi, e Mehemed-Djemil-Bey, suo ambasciatore straordinario e plenipotenziario;

S. M. l’Imperatore di tutte le Russie,

L’aiutante di campo generale conte Orloff, suo primo plenipotenziario al Congresso di Parigi, ecc. ecc. ecc. ed il barone di Brunnow, ecc. ecc. ecc.

Art. 1.° Le alte parti contraenti s’impegnano mutuamente a non tenere nel mar Nero altri bastimenti di guerra fuori di quelli, il cui numero, forza e dimensioni sono qui appresso convenuti.

Art. 2.° Ciascuna delle due alte parti contraenti si riserbano di mantenere in questo mare sei bastimenti a vapore di cinquanta metri di lunghezza, linea a fior d’acqua, e quattro bastimenti leggieri, d’un tonnellaggio non maggiore di duecento tonnellate ciascheduno.


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Annesso al Protocollo N.° X

Art. 1.° Avendo l’Atto del Congresso di Vienna stabilito i principii destinati a regolare la navigazione de' fiumi che attraversano varii Stati, le Potenze contraenti stipulano fra di loro, che in avvenire questi principii saranno egualmente applicati al Danubio ed alle sue bocche; esse dichiarano che questa disposizione fa d’ora innanzi porte del diritto europeo e se né portano garanti.

La navigazione del Danubio non pollò essere sottoposta ad incagli o tasse non espressamente prevedute dalle stipulazioni che seguono. Conseguentemente non si leverà pedaggio alcuno, fondato unicamente sul fatto della navigazione del fiume, né tassa alcuna sulle mercanzie a bordo delle navi, e non si opporrà ostacolo qualsiasi alla libera navigazione.

Art. 2.° Per mandar ad effetto il disposto dall’articolo precedente, una Commissione composta de' delegati dell’Austria, della Francia, della Gran Brettagna, della Prussia, della Russia, della Sardegna e della Turchia, sarà incaricata di determinare i lavori necessarii per tenere spazzale le bocche del Danubio dalle sabbie ‘che le ingombrano, e d’ordinare l’eseguimento de' lavori.

Onde sopperire alle, spese di queste opere, come a quelle degli Stabilimenti aventi per oggetto di far sicura e facile la navigazione alle bocche del Danubio, potrannosi prevalere diritti fissi, in conveniente misura, colla condizione espressa che, tanto sotto questo rapporto, come in ogni altro, le bandiere di tutte le nazioni saranno trattate sul piede d’una perfetta eguaglianza.

Art. 3.° Sarà formata uua Commissione, composta de' delegali dell’Austria, della Baviera, del Wiirtemberg, della Servia, della Valacchia, della Moldavia e della Turchia. Essa sarà permanente e redigerà: a)

i regolamenti di navigazione e polizia fluviale; b)

toglierà gl’incagli legislativi, che tuttora si oppongono all’applicazione sul Danubio delle disposizioni del trattato di Vienna; c) ordinerà e farà eseguire i lavori necessarii lungo tutto il corso del fiume.

Art. 4.° Resta inteso che la Commissione europea dovrà esaurire i proprii incumbenti, e che la Commissione rivierasca dovrà compiere i lavori descritti nell’articolo precedente alle lettere a, b, nello Spazio di due o tre anni, o prima se è possibile.

La Conferenza sedente in Parigi, informata di questo fatto, dopo averne preso atto, pronuncierà la dissoluzione della Commissione europea.

Art. 11. Per far sicuro l’adempimento de' regolamenti, che saranno convenuti di comune accordo conforme a’ principii qui sopra enunciati, ciascuna delle Potenze contraenti avrà il diritto di far (stazionare (uno o due) bastimenti leggieri alle bocche del Danubio.

SECONDA SEDUTA DEL 18 MARZO 1856

Presenti

i Plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il conte Walewski annuncia che l’arrivo de' plenipotenziarii prussiani a Parigi gli è stato notificato dai conte Hatzfeld.

Il bar. di Manteuffel e il co. Hatzfeld sono introdotti e presentano i loro pieni poteri, che sono trovati in regola e annessi agli atti del Congresso.

È presentata a’ plenipotenziarii della Prussia una copia de' protocolli delle sedute precedenti.

Il barone di Bourqueney dà lettura de' paragrafi preparati pel rinnovamento della convenzione degli Stretti; questi paragrafi sono concepiti ne’ seguenti termini:

«La convenzione del 13 luglio 1844, che mantiene l’antica regola dell’impero Ottomano, relativa alla chiusura degli Stretti del Bosforo e de' Dardanelli, è stata riveduta di comune accordo.

«L’atto conchiuso a tale riguardo, conforme a questo principio, è, e resta annesso al presente trattato.

Il conte Walewski propone d’affidare a una Commissione la cura di redigere lo strumento, destinato a surrogare la convenzione del 4 3 luglio 1841; il Congresso aderisce, e la Commissione è composta de' primi plenipotenziarii della Prussia e della Turchia, e de' secondi plenipotenziarii di Francia, Gran Brettagna, Russia e Sardegna.

(Seguono le firme.)

Certificato conforme all’originale.

SEDUTA DEL 22 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della seduta, tenuta il 48 marzo 1856, è letto ed approvato. Il conte Orloff fa sapere al Congresso, che la Corte di Russia ha dato la sua approvazione al progetto di convenzione, concertato tra i plenipotenziarii della Turchia e della Russia e che è stato inserito nel protocollo N. 40.

Il conte Walewski propone di designare una Commissione, che sarà incaricata di presentare al Congresso un progetto definitivo di preambolo.

Questa proposizione è adottata, e

la Commissione è composta de' secondi plenipotenziarii.

(Seguono le firme.)

Per copia conforme all'originale.

SEDUTA DEL 24 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

Il barone di Bourqueney rende conto dei lavori della Commissione, incaricata di preparare il progetto definitivo di preambolo del trattato generale. La Commissione, dice il secondo plenipotenziario della Francia, aveva per iscopo di trovare una redazione, che, facendo parte di tutte le situazioni, fosse ugualmente soddisfacente per ciascuna delle Potenze, che concorrono all’opera della pace.

Vien data lettura in questi termini del progetto, unanimemente accettato dalla Commissione:

«Le LL. MM animate dal desiderio di mettere un termine alle calamità della guerra, e volendo prevenire il ritorno delle complicazioni che I’ hanno fatta nascere, hanno risoluto d’intendersi con S. M. l’imperatore d’Austria sulle basi da darsi al ristabilimento cd alla consolidazione della pace, assicurando per garantia efficace e reciproca l’indipendenza e l’integrità dell’impero ottomano.

«Al quale effetto le Loro dette Maestà hanno nominato per plenipotenziarii i quali si sono riuniti in Congresso a Parigi.

«L’accordo essendo stato fortunatamente stabilito tra essi, le LL. MM. l’imperatore de' Francesi, l’imperatore d’Austria, la Regina del Regno della Gran Brettagna, l’imperatore di tutte le Russie, il Re di Sardegna ed il Sultano, considerando che, nell'interesse europeo, S. M. il Re di Prussia, segnatario della convenzione del 13 luglio 1841, doveva essere chiamato a partecipare ai novelli accomodamenti da prendere, ed apprezzando il valore che aggiungerà all’opera della pacificazione generale il concorso della detta Maestà, l’hanno invitata ad inviare plenipotenziarii al Congresso.

«In conseguenza, S. M. il Re di Prussia ha nominalo per suoi plenipotenziarii........

Il Congresso adotta.

Il conte Walewski ricorda che il Congresso ha deciso, in una delle sue precedenti sedute, che sarà fatta menzione nel trattato generale dell'hatti-sceriff, emanato recentemente da S. M. il Sultano in favore de' suoi sudditi non musulmani, e ch’è stato convenuto tuttavia che questa menzione sarà concepita nei termini proprii a stabilire la spontaneità, che il Governo ottomano ha usato in questa circostanza, e di maniera che non possa, in alcun caso, risultarne un diritto d’ingerenza per le altre Potenze.

Il conte Walewski propone d’inserir nel trattato generale sul quarto punto, la redazione seguente, che gli sembra contenere le intenzioni del Congresso:

«S. M. I. il Sultano, nella sua costante sollecitudine pel ben essere di tutti i suoi sudditi, Senza distinzione di religione e di stirpe, avendo concesso un firmano, che consacra ugualmente le sue generose intenzioni verso le popolazioni cristiane del suo Impero, volendo dare una novella testimonianza de' suoi sentimenti a questo riguardo, ha risoluto di comunicare alle Potenze contraenti il detto firmano, spontaneamente emanato dalla sua a sovrana volontà.

«Egli è ben inteso che questa comunicazione, della quale le Potenze contraenti constatano l’alto valore, non potrebbe in alcun caso dare il diritto alle dette Potenze d’immischiarsi, sia collettivamente, sia separatamente, nei rapporti di S. M. il Sultano coi suoi sudditi, né nell'amministrazione interna del suo Impero.»

I plenipotenziarii dell’Austria, della Gran Brettagna e della Turchia appoggiano questa proposizione, come rispondente pienamente all’oggetto ch'essi si propongono. a’ ali pascià aggiunge, che sarà impossibile associarsi a tutt’altra redazione, se tende a conferire alle Potenze un diritto proprio a limitare l’autorità sovrana alla Sublime Porta.

I plenipotenziarii della Russia rispondono, che questo punto merita un’attenzione particolare, e ch'essi non potrebbero esprimere la loro opinione prima d’avere esaminato con cura la redazione messa in deliberazione. Essi dimandano l’invio ad una Commissione.

È stabilito che la discussione avrà luogo in Congresso nella prossima seduta.

Il plenipotenziario della Francia comunica gli articoli relativi alla Servia, e che sono stati redatti dalla Commissione dei Principati.

Sulla proposizione del conte di Clarendon, il Congresso decide, che questi articoli saranno inseriti al presente protocollo, rimettendone l’esame alla riunione seguente.

Questi articoli sono così concepiti:

Articolo:

«Il Principato di Servia continuerà a dipendere dalla Sublime Porta, conformemente agli hats

imperiali, che stabiliscono e de«terminano i diritti e le immunità di che esso gode.

«In conseguenza, il detto Principato conserverà la sua amministrazione indipendente e nazionale, la piena libertà di culto, di legislazione, di commercio, di navigazione.

«I miglioramenti, che sembreranno divenire necessarii ad introdursi nelle attuali instituzioni del Principato di Servia, non dovranno essere che il risultamento d’un concerto tra la Sublime Porta e le altre parti contraenti.»

Articolo:

«Il diritto di guarnigione della Porta, tal quale si ritrova stipulato pei regolamenti antecedenti, è mantenuto.»

Articolo:

«La Servia trovandosi ormai collocata sotto la garantia collettiva di tutte le Potenze, nessun intervento armato esclusivo potrà aver luogo sul suo territorio dalla parte dell’una o dell’altra delle Potenze contraenti.»

(Seguono le firme)

Certificato conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° XIV

SEDUTA DEL 25 MARZO 1856

Presenti.

i plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Bretagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della precedente seduta è letto ed approvato.

i plenipotenziarii della Russia sono invitati a partecipare al Congresso le osservazioni, che si sono riservati di presentare sulla redazione inserita nel protocollo N. 45, relativa al quarto ponto.

Il barone Brunnow espone che, assicurando ai Cristiani dell’impero ottomano il pieno godimento de' loro privilegii, si è data alla pace una garantia di più che non sarà la meno preziosa; che a questo titolo non si potrebbe apprezzare abbastanza l’importanza dell'hattì-sceriff

emanato recentemente dalla volontà sovrana del Sultano; che i plenipotenziarii della Russia non esitano a riconoscere, e sono anche lieti di dichiarare, che quest’atto, di cui ogni paragrafo attesta altamente le benevole intenzioni dei Sovrano, che l’ha emesso, effettua ed anche oltrepassa tutte le loro speranze; che, facendone menzione nel trattato di pace si rende omaggio all’alta saggezza del Sultano, e si fa testimonianza della sollecitudine, che anima egualmente lutti i Governi d’Europa; che su questo punto si è d’accordo, e che non trattasi ora d’altro che d’intendersi sui termini. Il sig. di Brunnow aggiunge che l’interesse particolare, che la Russia porla i Cristiani della Turchia, aveala determinata a dare il suo pieno consenso ad una prima redazione, che pare frattanto abbia sollevale certe obbiezioni, quantunque siffatta redazione, conformemente al parere unanime del Congresso, facesse rimontare esclusivamente alla volontà sovrana e spontanea del Sultano l’atto, che si vuol ricordare nel trattato, e stipulasse che non potesse risultarne alcun diritto d’ingerenza per nessuna Potenza.

Avendo riguardo, egli dice a suscettibilità, che noi rispettiamo, vi rinunziamo, e proponiamo al Congresso una redazione, che ci sembra soddisfaccia a tutti i bisogni, rimanendo nei limiti, che ci vengono fissali.

Il barone di Brunnow dà lettura di questa redazione cosi concepita:

«S. M. il Sultano, nella sua costante sollecitudine pel benessere di tutti i suoi sudditi, senza distinzione di religione né di stirpe, avendo concesso un firmano, che conferma le sue generose intenzioni verso le popolazioni cristiane del suo Impero, ha risoluto di portare il detto firmano alla conoscenza delle Potenze contraenti.

«Le LL. MM. l'Imperatore de' Francesi ecc. constatano l’al«ta importanza di quest’alto spontaneo della volontà sovrana di S. M. il Sultano. Le prefatte LL. MM. accettano questa comunicazione come Un pegno dei miglioramento della sorte de' Cristiani in Oriente, oggetto comune dei loro voli in un interesse generale d’umanità, di civiltà e di pietà.

«Manifestando a questo riguardo l’unanimità delle loro intenzioni, le alle parti contraenti dichiarano di comune accordo che la comunicazione dell’atto suaccennato non potrebbe dar luogo ad alcuna ingerenza collettiva o isolata negli affari d’amministrazione interna dell'Impero, ottomano in pregiudizio dell’indipendenza e della dignità dell’Autorità sovrana nelle sue relazioni coi suoi sudditi.»

Il primo plenipotenziario della Francia, e dopo di lui il conte di Clarendon, fan notare che il progetto, presentato dai plenipotenziarii russi, non differisce essenzialmente da quello, cui desiderano sostituirlo, e che, insistendo, porrebbero i plenipotenziarii della Turchia nell’obbligo di riferire nuovamente a Costantinopoli e così provocare nuovi aggiornamenti: che la differenza, che si nota fra i due testi, o ha una importanza degna d’occupare il Congresso, e in questo caso i plenipotenziarii della Russia dovrebbero precisarne il carattere e la natura; o questa differenza è insignificante, come può rilevarsi dietro una semplice lettura, ed allora converrebbe attenersi alla redazione stata aggradita dal Governo ottomano, principale interessato nella questione.

Il conte Orloff risponde che, d’accordo col barone di Brunnow, e prendendo in considerazione i motivi enunciati dai plenipotenziarii della Francia e della Gran Brettagna, rinunzia a far adottare il progetto presentato dal secondo plenipotenziario della Russia, e aderisce a quello presentato dal conte Walewski, domandando però un lieve cangiamento e riservando l’approvazione della sua Corte.

Lord Cowley dice, non potere lasciar passare espressioni, di cui si è servito il barone di Brunnow, parlando dell’interesse particolare, che la Russia porta ai sudditi cristiani del Sultano; che l’interesse, che le altre Potenze cristiane non han cessalo di testimoniar loro, non è meno grande, né meno particolare.

Il barone di Brunnow risponde che, ricordando le disposizioni, di cui la sua Corte è stata sempre animata, non ha inteso mettere in dubbio o contestare quelle delle altre Potenze pei loro correligionarii.

A’alì pascià, dopo aver dichiarato che le sue istruzioni non gli permettono d’aderire ad alcuna modificazione senza ricevere gli ordini del suo Governo, riconoscendo che il cangiamento, richiesto dal conte Orloff, consiste in una semplice trasposizione di parole, vi consente, ed il Congresso adotta la redazione seguente, divenuta definitiva, salvo la riserva fatta sopra dal primo plenipotenziario della Russia... (V. Cart. 9 del Trattato.)

Il conte Walewski dice che, avendo lo stato di guerra invalidato i trattati e le convenzioni che esistevano tra la Russia e le altre Potenze belligeranti, occorre convenire intorno ad una stipulazione transitoria che fissi i rapporti commerciali de' loro sudditi rispettivi a datare dalla conclusione della pace.

Il conte di Clarendon emette l’avviso, che converrebbe stipulare mutuamente, per il commercio e per la navigazione, il trattamento della nazione più favorita, aspettando che ciascuna Potenza alleata possa rinnovare con la Russia i suoi antichi trattati, o negoziarne altri.

i plenipotenziarii della Russia rispondono essere a tal proposito senza istruzioni, e che non sarebbe loro permesso prender impegni che creino uno stato di cose differente da quello esistente prima della guerra, e che prima di prestarsi alla combinazione proposta dal conte di Clarendon, dovrebbero riferirne alla loro Corte; che la Russia ha conchiuso d’altronde cogli Siali limitrofi trattati, i quali accordano ai sudditi rispetti vi vantaggi, che forse non le converrebbe concedere anche contemporaneamente ai sudditi di altri Potentati, atteso che potrebbe non risultarne una giusta reciprocità; e per tali motivi propongono di convenire che i trattati e le convenzioni esistenti prima della guerra, saranno rimessi in vigore in un termine determinato e sufficiente per permettere alle parti di concertarsi intorno a nuove stipulazioni.

Riserbata la questione, il conte di Clarendon dice, che, chiamando la Turchia a far parte del sistema politico dell'Europa, i Potentati contraenti darebbero segnalala testimonianza delle disposizioni, che li uniscono e della loro sollecitudine per gl'interessi generali de' loro sudditi rispettivi, se cercassero d’intendersi nello scopo di mettere i rapporti del loro commercio e della loro navigazione in armonia con la nuova posizione, che sarà data all’impero Ottomano.

Il conte Walewski appoggia codesto avviso, e si fonda sui nuovi principii, che saranno per derivare dalle deliberazioni del Congresso, e sulle garantie che i recenti provvedimenti presi dai Governo del Sultano danno all'Europa.

Il conte di Cavour fa osservare che nessun Potentato possiede una legislazione commerciale più liberale di quella della Turchia, e che l’anarchia, che regna nelle transazioni o meglio nelle relazioni personali degli stranieri residenti nell’impero Ottomano, ha origine da stipulazioni nate da una situazione eccezionale.

Il barone di Manteuffel dice, che la Prussia, avendo avuto a negoziare un trattato di commercio con la Porta, ha avuto occasione di provare le difficoltà di ogni genere, cui dà luogo la moltiplicità delle convenzioni conchiuse con la Turchia, stipulanti per ciascun Potentato il trattamento della nazione più favorita.

Il conte di Buol riconosce che taluni vantaggi verrebbero dal regolamento delle relazioni commerciali della Turchia con gli altri Potentati; ma differendo gl’interessi con le rispettive situazioni, non si può procedere se non con molta circospezione ad un rimpasto, che toccherebbe certe posizioni acquistate, le quali rimontano a’ primi tempi dell’impero Ottomano.

A’ali pascià attribuisce tutte le difficoltà, che impacciano le relazioni commerciali della Turchia e fazione del Governo Ottomano, a stipulazioni che già han compito il lor tempo. Egli entra in particolari, che stabiliscono che i privilegii, acquistati con capitolazioni dagli Europei, nocciono alla loro propria sicurezza e allo sviluppo delle loro transazioni, restringendo l’intervento dell’amministrazione locale; che la giurisdizione, sotto la quale gli agenti stranieri cuoprono i loro nazionali, costituisce una moltiplicità di Governi nel Governo e per conseguenza un ostacolo insormontabile ad ogni miglioramento.

Il barone di Bourqueney, e con lui gli altri plenipotenziarii, riconoscono, che le capitolazioni rispondono ad una situazione, alla quale il trattato di pace tenderà necessariamente a metter fine, e che i privilegii da esse stipulati per le persone circoscrivono l’autorità della Porta in limiti dispiacevoli; che occorre avvisare a temperamenti alti a conciliar tutto; ma che non è meno importante di proporzionarli alle riforme che la Turchia introduce nella sua amministrazione, in modo che si combinino le garantie necessarie agli stranieri con quelle, che nasceranno da’ provvedimenti, la cui applicazione si prosegue dalla Porta.

Scambiate queste spiegazioni, i plenipotenziarii riconoscono unanimemente la necessità di rivedere le stipulazioni, che fissano i rapporti commerciali della Porta con gli altri Potentati, come pure le condizioni degli stranieri residenti in Turchia; e decidono di trascrivere nel presente protocollo il voto che sia aperta una deliberazione a Costantinopoli, dopo la conchiusione della pace, tra la Porta e i rappresentanti degli altri Potentati contraenti, per raggiungere questo doppio scopo in modo che si dia piena sodisfazione a tutti gl'interessi legittimi.

Il Congresso ripiglia la discussione degli articoli relativi alla Servia; il conte Walewski né dà lettura; e, dopo essere stati ritoccati, vengono accettati dal Congresso ne’ termini seguenti...

(V. art. 28 e 29 del Trattato — meno l’ultima parte dell’art. 28, che più non si legge, e cosi fu concepita: «S. M. il Sultano s’impegna a ricercare, d’accordo con le alte parti contraenti, i miglioramenti che comporta l’attuale ordinamento del Principato.»)

Il Congresso decide inoltre, che i ministri della Porta s’intenderanno a Costantinopoli coi rappresentanti delle Potenze contraenti sui mezzi più atti a metter termine agli abusi provati dietro investigazione, la cui natura essi determineranno tra di loro.

Il conte Buol pensa che sarebbe utile, in occasione dei differenti punti, di cui il Congresso si è occupato, di ottenere dai plenipotenziarii della Russia, a proposito del Montenegro, assicurazioni, che verisimilmente son disposti a dare. Aggiugne che circostanze, le quali rimontano a tempi diversi, han potuto far credere che la Russia intendeva esercitare un’azione, che avesse qualche analogia con quella che le era stata devoluta nelle Provincie danubiane, e che i suoi plenipotenziarii potrebbero togliere tutti i dubbi intorno a ciò, con una dichiarazione che rimarrebbe inserita nel protocollo.

i plenipotenziarii della Russia rispondono, che non è stata fatta menzione del Montenegro né nei documenti che sono usciti dalle conferenze di Vienna, né negli atti, che han preceduto la riunione del Congresso; che non ostante essi non esitano a dichiarare, sendo interpellati, che il loro Governo altri rapporti non mantiene col Montenegro, se non quelli che nascono dalle simpatie dei Montenegrini per la Russia e dalle disposizioni benevole della Russia per que’ montanari.

Questa dichiarazione si giudica soddisfacente, ed il Congresso passa all'esame degli articoli sopra i Principati danubiani, che sono stati rivisti dalla Commissione di redazione.

Dopo essere stati soggetto di novella discussione, essi rimangono nel protocollo nel tenor che segue... (V. art. 22-27 del Trattato).

Dietro un’osservazione, presentata dal conte di Clarendon, rimane inteso che il firmano prescrivente la con vocazione dei Divani ad hoc

sarà concertato coi rappresentanti delle Potenze contraenti a Costantinopoli, e compilato in modo che provvegga all’intiera esecuzione dell'articolo, il quale determina la composizione di codeste assemblee.

Prima di chiuder la tornata, il co. Walewski fa osservare che, sendo stati stabiliti la più parte degli articoli del trattato generale, e trovandosi inseriti ne’ protocolli, il Congresso nella prossima adunanza potrà passare in rivista tutti i testi destinati a comporre l’istrumento finale.

(Seguono le firme.)

Per copia conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° XV

SEDUTA DEL 26 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell’Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Sendo stata data lettura del protocollo della tornata precedente; i plenipotenziarii dell’Austria, della Gran Brettagna e della Turchia dichiarano, considerare le spiegazioni dei plenipotenziarii della Russia relativamente al Montenegro, come producenti l’assicurazione, che la Russia mantiene con quella Provincia relazioni di carattere esclusivamente politico.

A’ali poscià aggiunge, che la Porta riguarda il Montenegro come parte integrante dell’Impero Ottomano e dichiara tuttavia che la Sublime Porta non ha intenzione di mutare l’attuale stato delle cose. Dopo queste spiegazioni, il protocollo è letto ed approvato.

Il conte Walewski dà una generale e definitiva lettura di tutte le stipulazioni approvate dal Congresso, le quali trovansi successivamente inserite nel presente protocollo, dopo aver, ricevuto alcune modificazioni convenute di comune accordo:

«Le LL. MM., ec., animate dal desiderio, ecc., ecc.»

(V. il Trattato dal preambolo sino all’art. 44.)

(Seguono le firme.)

Per copia conforme all'originale.


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PROTOCOLLO N.° XVI

SEDUTA DEL 27 MARZO 18 56

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della tornata precedente è letto ed approvato.

Il conte Walewski dà lettura del progetto di convenzione destinato a surrogare l’atto sottoscritto a Londra il 15 luglio 1841.

Questo progetto è accolto e il Congresso decide che sarà annesso al presente protocollo.

Il Congresso decide inoltre che un protocollo particolare, il quale sarà sottoscritto prima di questa convenzione, stipulerà, pel termine necessario allo sgombro dei territorii dagli eserciti belligeranti, un’eccezione temporanea alla regola della chiusura.

Il conte Walewski ripiglia la lettura degli articoli del trattato generale, interrotta sulla fine della precedente tornata; i quali articoli sono successivamente approvali come segue;

Art. 15-16 (V. il Trattato.)

All’articolo 16:

i plenipotenziarii della Turchia dichiarano che la Sublime Porta farà volontieri le necessarie anticipazioni per l’eseguimento di lavori, di cui si fa menzione nell'articolo superiore (i lavori di sgombro delle foci del Danubio, ec.)

(Il conte Walewski prosegue la lettura degli articoli del trattato generale dal 17 al 28.)

Rivedendo quest’ultimo articolo (il 28) il Congresso stabilisce che la decisione, la quale vi fa seguito nel protocollo N. 14, è mantenuta.

Art. 29-30 (V. il Trattato.)

Il primo plenipotenziario della Francia dice, ch'egli giunse all'articolo che stipula lo sgombro del territorio ottomano dagli eserciti delle Potenze alleate. Egli fa osservare che le convenzioni anteriori, conchiuse con la Porta, fissano a tal effetto termini che, a ragione dello sviluppo preso dalla guerra, sono divenuti materialmente insufficienti per lo sgombro delle truppe e del materiale, riuniti in questo momento in Crimea. Aggiunge che lo sgombro comincierà tosto che la pace sarà conchiusa, e che è intenzione della Francia e di tutt’i suoi alleati di richiamare il suo esercito nel più breve termine possibile, ma che cotesla operazione non esigerà meno di sei mesi: che quindi gli alleati della Porta si troveranno nell’impossibilità, qualunque sia il loro desiderio di conformarvisi, di eseguire nel termine convenuto gl’impegni, che han preso su tal punto, e che però occorre d’intendersi su questo.

In conseguenza di tali osservazioni, il Congresso decide che si riunirà immediatamente dopo la conchiusione della pace, per convenire intorno agli accordi che si dovran prendere per fissare i termini, in cui lo sgombro dovrà essere compito.

L’approvazione degli ultimi articoli del trattato generale è rinviata alla prossima adunanza.

Il progetto della convenzione da conchiudersi tra la Russia e la Turchia, e che si trova unito al protocollo N. 40, essendo stato riveduto, è accolto, e rimane stabilito nel modo in ch'egli si trova annesso al presente protocollo.

(Seguono le firme)

(Seguono le convenzioni per i legni leggieri e quelle per gli Stretti.)

Per copia conforme all’originale.


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PROTOCOLLO N.° XVII

SEDUTA DEL 28 MARZO 1856

Presenti

i plenipotenziarii dell'Austria

« della Francia

« della Gran Brettagna

« della Prussia

« della Russia

« della Sardegna

« della Turchia.

Il protocollo della precedente tornata è letto ed approvato.

Il conte Walewski dà lettura degli ultimi articoli del trattato generale, i quali sono stabiliti ed accolti dal Congresso in questi termini:

Art. 34 al 34 (V. il Trattato.)

Il Congresso inoltre decide che il trattato finirà coll’articolo addizionale e transitorio che segue.. (V. il Trattato.)

Sendo stati letti ed approvati tutti gli articoli, il conte Walewski propone al Congresso di riunirsi domani per contrassegnare il trattato e le convenzioni che vi saranno annesse. Egli propone anche che si fissi per domenica 30 di questo mese la sottoscrizione della pace.

Il Congresso aderisce.

Il conte Walewski fa finalmente osservare che, sottoscrivendo il trattato di pace, il Congresso non sarà arrivato al termine di que’ lavori; ch'esso dovrà continuare a riunirsi per esser d’accordo in tutto ciò che concerne la cessazione delle ostilità e particolarmente i blocchi; per preparare le istruzioni da darsi alla Commissione, che deve recarsi ne’ Principati, e per convenire finalmente sulle disposizioni che debbonsi prendere per assicurare lo sgombro di tutt’i territorii occupati dalle armi delle Potenze alleate.

Irt conseguenza, il Congresso decide che continuerà ad adunarsi nel luogo delle sue tornate.

(Seguono le firme)

Certificato conforme all'originale.


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BIOGRAFIE

DEI PLENIPOTENZIARII CHE SEDETTERO AL CONGRESSO DI PARIGI

AUSTRIA

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S. E. IL CO. DE BUOL-SCHAUENSTEIN MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI DI S. M. I. R. A.

PRIMO PLENIPOTENZIARIO D’AUSTRIA

Carlo Ferdinando, Co: Buol-Schauenatein de Riedberg, Strassberg, e Ehrenfels, ciambellano e consigliere intimo di S. M. Imperiale Reale Apostolica, Ministro pegli affari esteri di Corte e della Casa imperiale, avente la precedenza nelle conferenze dei Ministri ecc. ecc.

Questo eminente diplomatico discende da una delle più antiche famiglie nobili d’Austria, originaria del paese dei Grigioni, ove due de' suoi membri hanno successivamente occupato la sede episcopale di Coira.

Dall’anno 1298, in cui vedesi figurare il capitano Ulrico Buol a) servizio d’Alberto d'Austria, fino alla morte di Francesco-Tomaso Conte Buol decesso nel 1742, questa famiglia non lasciò mai di occupare una posizione elevata nelle schiere dell'armala imperiale. In difetto di eredi diretti, il maresciallo Francesco-Tomaso aveva adottato vivente ancora il Barone Carlo-Rodolfo Buol, capo della linea collaterale, e bisavo dell’attuale Ministro degli affari esteri dell'Austria.

Questa corona di Conte, resa più splendida dagl'illustri fatti compiuti per quattro secoli sul campo della gloria, dal ramo primogenito passando al ramo secondogenito, non tardò guari ad acquistare lustro novello per i servigi segnalati, che questo ramo è stato chiamato a rendere all'Austria nella carriera diplomatica da più d'un secolo; cioè dacché Carlo-Rodolfo Buol andò a riempiere le funzioni di Ambasciatore imperiale presso la corte del principe palatino. Suo nipote, il Conte Giovanni Rodolfo ha lasciato gloriose memorie a Francoforte-sul-Meno, ove per molli anni presiedette la dieta germanica in qualità di Ministro plenipotenziario dell’Austria.

Alia scuola di suo padre, presidente della dieta germanica, il Conte Carlo-Ferdinando, nato il 17 maggio 1797 erasi informalo, quando all’età di appena diciannove anni, intraprese questa difficile carriera.

Venne dapprima impiegato alla legazione imperiale a Firenze d’onde passò successivamente a Hanovre, Cassel e Francoforte-sul-Meno, sempre nella medesima qualità di addetto alle legazioni imperiali. A Francforte-sul-Meno ebbe la fortuna di ritrovare suo padre tuttavia al suo posto ed approfittare dei lumi e della lunga esperienza di questo diplomatico esempio.

Dopo la morte di suo padre il giovane Conte Buol fu nominato Secretario di legazione a La Haye, e promosso nel 1822 alle funzioni di Secretario d’Ambasciata a Parigi, ove restò fino al 1824, quando fu trasferito come primo Secretario all'Ambasciata di S. M. apostolica a Londra. Una singolare coincidenza riuniva egualmente alla stessa epoca nella capitale della Gran Brettagna, il Barone de Bourqueney e il Principe Gortschakoff, l’uno e l’altro impiegati nella qualità di Secretari d’Ambasciata delle loro Corti respettive. Trent’anni più tardi i tre Secretari d’allora s’incontravano alle conferenze di Vienna, come incaricati a rappresentare i loro governi, col carattere di plenipotenziarii.

Il Conte Buol lasciò nel 1828 l’Inghilterra per recarsi a prendere possesso della legazione imperiale a Carlsrube, della quale era stato eletto titolare. Nel 1831 fu simultaneamente accreditato come inviato straordinario presso la Corte di Darmstadt. A quest'epoca ebbe luogo il suo matrimonio con la principessa Carolina Isembourg-Birstein, figlia al principe medializzato dello stesso nome ed erede d’un’immensa fortuna.

Nel 1838 fu chiamato a dirigere la legazione imperiale a Stuttgarda. I servigi resi al suo governo in tal posto gli valsero la distinzione dì essere a) 13 loglio 1814 innalzato alla dignità di consigliere intimo di S. M. apostolica, distinzione apprezzatissima in Austria, conferendo essa il titolo di Eccellenza.

Quando scoppiò la rivoluzione del 1848, il Conte Buol era accreditalo come inviato straordinario e Ministro plenipotenziario alla Corte di Torino e di Parma ad un tempo. Reso accorto che le truppe sarde s’apprestavano a recar soccorso agli insorti milanesi, il Conte Buol senza attendere le istruzioni del suo governo, giudicò conveniente di dimandare il suo passaporto, preferendo un'aperta scissura fra due governi ad una situazione equivoca

Il Principe Felice di Schwarzenberg che, nel mese di ottobre 1848 prese in mano le redini del governo austriaco, volendo altamente riconoscere la fermezza e l'energia del Conte Buol, esperimentate in sì critiche circostanze, affidogli la direzione della legazione imperiale a Pietroburgo.

Correndo l'anno 1850, la Germania travagliata dalle intestine dissensioni vide sorgere una grave collisione fra l’Austria e la Russia, riguardo al diritto d’intervenire nel Ducato di Holsteln e nell’Assia-Elettorale. La contesa minacciava già di degenerare in sanguinosa lotta, quando il principe di Schwarzenberg e

il Barone di Manteuffel firmarono fortunatamente il 29 novembre 1850 a Ollmutz un accomodamento in virtù del quale i punti di litigio venivano rimessi all’esame comune di tutte le potenze germaniche. A tale oggetto furono stabilite delle conferenze a Dresda.

Il principe di Schwarzenberg, eletto a presiederle, fece richiamare da Pietroburgo il Conte Buol per associarselo in qualità di secondo plenipotenziario imperiale.

Nell’adempimento di una quanto difficile altrettanto dilicata missione, il Conte Buol fece mostra di tale ingegno e fermezza che la Corte di Vienna avendo bisogno d’uno scelto negoziatore per conservare fra le critiche circostanze del momento, l’ascendente ch’ella avea sempre esercitato a Londra, non meno che per evitare delle più gravi complicazioni fra i due gabinetti, senza derogare alla sua dignità né compromettere i suoi interessi, fissò la scelta sopra il Conte Buol che nel 1851 venne accreditato qual inviato straordinario e Ministro plenipotenziario presso la Regina Vittoria. Un avvenimento che immerse nel lutto l’Impero d’Austria lasciò d'improvviso vacante il portafoglio degli affari esteri.

Il Principe Felice di Schwarzenberg in tutto il vigore della virilità, veniva colpito da fulminante apoplessia il giorno 11 aprile 1852. Un interno presentimento annunciava al principe la sua fine prematura.

Nelle intime conversazioni ch’egli avea di frequente col giovane imperatore, mentre dolevasi di dover lasciare incompiuta la sua opera di rigenerazione politica dell’impero indicava il Conte Buol come un successore che rimarrebbe sempre all'altezza della sua missione. Difetto, tosto che la confidenza del suo sovrano lo pose alla testa degli affari esteri, il Conte Buol entrò francamente e coraggiosamente nella via politica tracciata dal suo illustre predecessore. Pregiudizi tradizionali, considerazioni meschine, apprensioni inveterate, avevano fino dalla prima rivoluzione francese posta la Francia in una specie di contumacia di fronte alle Corti del Nord. Il Principe Felice di Schevarzenberg comprendendo il vero spirito del suo secolo, respinse con tutte le sue forze un sistema più atto a turbare che a consolidare l'equilibrio politico dell'Europa, ed era d’una mira politica molto più saggia e previdente il Ravvicinarsi alla Francia piuttosto che lasciare questo grande Stato nell'isolamento, in cui le Corti del Nord sforzavansi di mantenerla perpetuamente con una miticolosa sollecitudine.

Il Principe di Schwarzenberg dalla convinzione in cui era dei troppo numerosi punti di contatto esistenti fra la Francia e l’Austria, traeva la conseguenza non doversi fissare la loro scambievole alleanza sulla solidarietà degli interessi loro reciproci. Soleva dire di spesso: Le cause di dissensione fra i due paesi non sarebbero se non passaggere, ove i due governi si persuadessero a rendersi conto degl’interessi molto maggiori che rimane loro a difendere e a raggiungere in comune. Fedele ed abile interprete di una tale politica, il Conte Buol, nell'assumere la direzione del dipartimento dell’esterno, cominciò da un perentorio rifiuto d'associarsi alle riserve della corte di Pietroburgo a riconoscere l’Impero ristabilitosi in Francia. Tosto dipoi la questione orientale somministrò al Conte Buol una occasione favorevolissima per entrare di piè fermo nell’alleanza con le potenze occidentali. Di qui il profondo risentimento che l’imperatore Nicolò manifestogli nell’ultima intervista ad Ollmütz fra lo Czar e l’imperatore Francesco Giuseppe. L’autocrata che avea sperato rovesciare il Conte Buol, lasciò Ollmütz con animo male disposto e disingannato dacché recava seco la convinzione che il Conte Buol godeva più che mai della fiducia del suo sovrano, la cui politica egli personificava, malgrado l'opposizione incontrala sulle prime da questa politica fra l’aristocrazia militare dell’Austria.

Nessun monarca spinse più oltre dell’imperatore Nicolò l’arte d’inghirlandare gli uomini quando voleva cattivarsene le simpatie. Egli avea abituati i generali austriaci a non vedere in lui se non un fratello d’armi. Quindi, allorché il Conte Orloff arrivò a Vienna nel mese di gennaio 1854 per proporre all’Austria di rinnovare e ristringere la Santa Alleanza, molti capi dell’armata Austriaca si recarono in grande tenuta presso 1* aiutante di campo generale dello Czar, per protestare le loro simpatie in favore della Russia. Forte della giustizia della sua causa e forte specialmente della fiducia e dell’approvazione del suo sovrano, il Conte Buol sempre calmo ed impassibile resistendo ai potenti avversari dell’alleanza francese, progrediva lento ma sicuro verso lo scopo che dall’origine delle complicazioni orientali egli avea segnato anticipatamente all’imperatore, come sola soluzione possibile nella crisi che minacciava di generalizzare e perpetuare la guerra in Europa. Alle difficoltà dell’interna situazione, si aggiunsero gl'imbarazzi continui che la diplomazia prussiana gli suscitava contro talora a Francforte-sul-Meno, talora a Pietroburgo, e perfino a Parigi ed a Londra. Fino all’estremo istante il gabinetto di Berlino mise tutto in opera per far abortire l’alleanza dell’Austria con le potenze occidentali. Avvertito il giorno innanzi che li Conte Buol stava per firmare il trattato del 2 dicembre, il sig. de Manteuffel posto in allarme dagl’impegni che l’Austria era sul punto di contrarre, scriveva immediatamente per telegrafo al ConteBuol: per amor del Cielo non firmate.

Le preoccupazioni politiche che della sua entrata al ministero non hanno cessato d’assorbire l’attenzione del Conte Buol, non tolsero ch'egli non palesasse la più feconda attività nella conchiusione dei numerosi trattati destinati a fortificare ed ampliare le relazioni dell’Austria con paesi stranieri. A questo numero appartengono le convenzioni postali con gli Stati del Papa; 30 marzo 1852; con la Spagna, 30 aprile 1853; con la Svizzera, 1.° agosto 1853; con la Sardegna, 28 settembre 1853 e con la Russia, 5 maggio 1854; i trattati relativi alla trasmissione dei dispacci telegrafici con la Svizzera, 26 aprile 1852; con gli Stati della confederazione germanica, 23 settembre 1853; con la Sardegna, 28 settembre 1853; il trattato di commercio e delle dogane con la Prussia e con l’unione doganale tedesca, 19 marzo 1853; il trattato di commercio q di navigazione col Belgio, 2 maggio 1854; il trattato per la consegna dei malfattori conchiuso con la Francia il 13 novembre 1855. ecc. ecc.

Da ciò si vede come gl'interessi materiali, in altri tempi sì trascurati dalla diplomazia austriaca, hanno ricevuto un potente impulso sotto la previdente direzione del Conte Buol, il cui talento eminentemente pratico ha da lungo tempo compreso ed apprezzato il grande movimento che ogni giorno diviene più rapido nella vita dei popoli, ove la forza motrice dei materiali interessi è divenuta oggidì sì decisiva, che scomparisce ovunque dinanzi a lei il sistema delle alleanze di principi. Questa verità, una volta compresa, l'alleanza della Francia e dell'Austria doveva necessariamente risultare dalle complicazioni orientali. Sebbene questa alleanza sia, anzi tutto l'opera dell’imperatore Francesco Giuseppe, non conviene però astenersi dall'attribuire al ministro degli affari esteri il merito di averla effettuata in modo si ingegnoso, che gravitò di tutto il suo peso nella bilancia dei consigli dello Czar al momento decisivo. La possibilità di questo immenso successo è dovuta principalmente alle qualità personali del Conte Buol a cui possono cosi opportunamente applicarsi le memorabili parole del duca di Nivernois che soleva dire:

«Gli affari e coloro che li fanno non riescono se non mediante la fiducia, e la fiducia non può accordarsi che alla rettitudine ed all'onestà.»

Quando il principe di Talleyrand, nella seduta pubblica dell'istituto di Francia, avvenuta il 3 marzo 1838 proclamava altamente che si la bonne foi est nécessaire quelque part, c’est certainement dans les transactions politiques, car c'est elle qui les rend solides et durables »egli disegnava anticipatamente il quadro il più fedele della politica del Conte Buol.

BARONE DE HUBNER

INVIATO STRAORDINARIO E MINISTRO PLENIPOTENZIARIO DI S. M. I. R. A. A PARIGI

PLENIPOTENZIARIO D’AUSTRIA

Alessandro, barone di Hùbner, consigliere intimo attuale di S. M. Imperiale Beale Apostolica, suo inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso S. M. l’Imperatore dei Francesi ecc. ecc.

Nato a Vienna il 26 novembre 1811, egli compieva i suoi studj all'università di questa capitale e poi soggiornava qualche tempo in Italia prima di entrare nel 1833 alla cancelleria di Stato ed iniziarsi sotto gli auspicj del principe di Metternich nella diplomatica carriera. Il Sig. de Hùbner rimase impiegato al gabinetto del principe fino al 1837. Fece parte negli anni 1837 e 1838 dell’ambasciata imperiale a Parigi, della quale era capo il Conte d’Appony, fu quindi richiamato a Vienna per essere occupato nel gabinetto dell'Arcicancelliere, che dimostravagli una benevolenza singolare.

Quando il principe di Metternich durante la bolla stagione recavasi per qualche mese sulle sponde del Reno, nel magnifico podere di Johannisberg, e conduceva seco lui una parte de' suoi impiegati di cancelleria, il Sig. Hùbner era sempre del loro numero.

Allorché dopo una lunga interruzione delle relazioni diplomatiche fra l’Austria' e il Portogallo, la Corte di Vienna riconosceva nel 1841 il trono della regina Maria da Gloria, il Barone Marshall fu nominalo in qualità d'inviato straordinario e ministro plenipotenziario di S. M. apostolica a Lisbona, Il Sig. Hùbner, riempiendo le funzioni di Secretario fu incaricato di organizzarvi la legazione imperiale. Egli lasciò il Portogallo nel 1844 per rappresentare in qualità d'incaricato d'affari il suo governo presso le Corti ducali d’Anhalt, e per riempiere le funzioni di console generale d’Austria a Lipsia. Quest’ultimo posto viene ritenuto un punto d'osservazione dei più importanti, sotto il rapporto politico non meno che commerciale.

Dal principio dell’anno 1848 una cupa agitazione manifestavasi in tutta la penisola degli Apennini. La corrispondenza diplomatica dell'Arciduca Rainieri, Vice re del Regno Lombardo-Veneto con gli Stati limitrofi, acquistando ogni giorno una maggiore importanza ed estensione, fu confidata alla direzione del Sig. Hùbner. L'insurrezione milanese essendo scoppiala nel mese di marzo seguente il Sig. Hùbner fu trattenuto a Milano come ostaggio, parecchi mesi.

Di ritorno a Vienna, egli rimase assolutamente estraneo agli affari pubblici. Nella sua quiescenza non manteneva rapporti che col Principe di Schwarzenberg che, terminata la prima campagna d*Italia e riconquistata la Lombardia, era accorso a Vienna per esortare la Corte e gli uomini rimasti fedeli alla causa della famiglia Imperiale a opporre energica resistenza alla rivoluzione, e a strappare il potere dalle mani d’un ministero agonizzante, Già la rivoluzione dopo avere immolato il 16 ottobre, il Conte Latour, ministro della guerra che osava resisterle, si era resa padrona assoluta della capitale. Le truppe imperiali ove trovavasi il Principe di Schwarzenberg, si trincierarono immediatamente nei giardini del palazzo Schwarzenberg, affine di respingere più vigorosamente l’attacco che preparavano gl'insorti contro di esse. Il Sig. Hùbner riuscì di attraversare le barricate e varcare le file degl’insorti per andare a mettersi a disposizione del principe di Schwarzenberg. Questi era stato richiamato presso l’Imperatore Ferdinando; ma in presenza dell'imminente attacco che progettavano i rivoluzionari, giudicò essere il suo vero posto alla testa delle truppe chiamate a difendere il trono e a salvare la monarchia. Mandò in sua vece presso T Imperatore il Sig. Hùbner, che dovette attraversare di bel nuovo, esposto ai maggiori pericoli, i posti nemici prima d*arrivare a Schòenbrtìnn dove era riunita tutta la famiglia Imperiale.

Essendosi la Corte determinata di trovare un asilo sicuro dietro i bastioni della fortezza d'Ollmütz, il Sig. Hùbner ebbe l’onore di accompagnare l’imperatore, l’imperatrice, l’imperatore attuale, allora Arciduca Francesco Giuseppe, i di lui genitori, i fratelli, e quasi tutti i membri dell’imperiale famiglia che scortata da cinque mille uomini di truppe fedeli intrappresero il viaggio da Schoenbrtinn a Ollmütz. Il Principe di Schwarzenberg vi raggiunse bentosto le Loro Maestà allorché il Maresciallo Windischgraètz alla testa d’un corpo d’armata riunito frettolosamente in Boemia, si mise in marcia contro la capitale per domare la rivoluzione. Da quel punto la lotta fu energicamente sostenuta, ed ebbe per effetto di compiere dopo l'innalzamento dell’imperatore Francesco Giuseppe il trionfo del trono ed il consolidamento della rigenerazione politica della monarchia.

Dal mese di ottobre 1848 al marzo 1849, il Sig. Hùbner rimase a Ollmütz presso il Principe di Schwarzenberg che chiamato a presidente del consiglio e ministro degli affari esteri, incaricò

Il Sig. de Hùbner a dirigere la corrispondenza politica del dipartimento dell’esterno. In pari tempo il Sig. Hùbner ebbe spesso ad attendere agli affari interni dell'impero. I Proclami, i manifesti, gli atti pubblici di quest'epoca e particolarmente quelli che miravano alla lotta ingaggiata contro la rivoluzione, l’atto di abdicazione dell'imperatore Ferdinando e di suo fratello l’Arciduca Francesco Carlo, come pure l’alto dell'innalzamento dell’imperatore Francesco Giuseppe oggi regnante, sono sortiti dalla penna del Sig. Hùbner, che fu inoltre scelto a riempiere le funzioni di cancelliere, quando fu d’uopo constatare offizialmente l’abdicazione volontaria dell’imperatore Ferdinando e l’inaugurazione del regno dell'augusto suo nepote.

Nel mese di febbraio 1849, il Sig. Hùbner fu incaricato di una missione confidenziale presso il principe di Windischgraètz che trovò alla vigilia di movere contro gl'insorti ungheresi la battaglia di Kapolna sulle sponde del Theiss. Tosto dipoi nel marzo 1849 fu inviato in missione straordinaria a Parigi, missione che adempì con tale successo che il governo imperiale nominollo definitivamente qualche mese più tardi, suo invialo straordinario e ministro plenipotenziario presso 1* eletto del 2 decembre. In tal posto che il Sig. Hùbner occupa tuttavia, egli ha potentemente contribuito a preparare e a cementare l’alleanza fra la Francia e l’Austria. L’Imperatore Francesco Giuseppe riconobbe tale servigio conferendo al Sig. Hùbner la Gran Croce del suo ordine della Corona di Ferro, e l’imperatore dei Francesi eleggendolo Grand’Officiale del Tordi né imperiale della Legion d’Onore.

FRANCIA

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S. E. IL CO. COLONNA WALEWSKI MINISTRO PEGLI AFFARI ESTERI DI S. M. L’IMPERATORE

PRESIDENTE AL CONGRESSO DI PARIGI

Nato il 4 maggio 1810 nel Castello di Walewice, il Conte Colonna Walewsky, oggi Ministro degli affari esterni dell’imperatore, vide la luce nell'epoca in cui il primo Impero, giunto all’apogeo della sua potenza, rifulgeva in tutta la pompa dello splendore e della gloria.

i destini della Polonia, sua prima patria, erano allora collegati a quelli della Francia che doveva in appresso divenirgli patria seconda.

Trovavasi egli appunto in Parigi allorché gli avvenimenti del 1814 sorsero violenti a frangere il legame di unione fra questi due paesi, superbi entrambe di cavalleresche memorie nella comune loro storia. Egli continuò a soggiornarvi fino al punto in 'cui recossi a Ginevra per ricevere coli una di quelle vigorose educazioni, tanto rare oggidì, per le quali hanno sviluppo ad un tempo e il carattere e l’intelligenza.

Nel 1824, il Conte Walewsky ritornò in Polonia ove passò tre anni.

Nel 1827 egli non anelava che ad una sola cosa; quella di rientrare in Francia, se non che opponevasi a ciò il Gran Duca Costantino, ma egli facendo andare a vuoto le misure prese allo scopo di trattenerlo in Polonia, potè rivedere Parigi ove trovavasi quando la rivoluzione del 1830 venne a somministrargli la prima occasione di far -mostra di sè in una carriera dove gli erano riserbati i posti i più eminenti.

Difatto il Generale Sebastiani, allora Ministro degli affari esteri di Francia, incaricò il Conte Walewsky d’una missione delicata presso il Governo Polacco, adempiuta la quale volle egli difendere da soldato la stessa causa ch’era venuto a trattare come diplomatico. Fece la campagna del 1831 in qualità d’Aiutante di Campo presso il Generalissimo dell'Armata polacca, e riportò sul campo di battaglia di Grochow, la Croce militare di Polonia.

Subito dopo la caduta di Varsavia il Conte Walewsky volle divenire francese di nazionalità come Io era per cuore, per principi e per lo spirito. Chiese ed ottenne lettere di naturalizzazione. La carriera delle armi fu il suo primo aringo; creato officiale d'Ordinanza del Maresciallo Gerard, divenne successivamente capitano della Legione Straniera, poi dei cacciatori d’Affrica, e finalmente al 4.° Reggimento degli Ussari. Mentre adempieva ad Oran le funzioni di direttore degli affari d’Arabia, fu incaricato dal Governatore generale dell’Algeria d’una missione coronata da un pieno successo presso l’Emir Abd-el-Kader, del quale fu ospite durante tre giorni passali fra le tribù nemiche.

Ma fu definitivamente nel 1840 dopo il trattato del 15 luglio che il Conte Walewsky entrò nella carriera diplomatica. II Vice re di Egitto, Mehemet-Ali, ricusava ostinatamente di accedere alle concessioni che le potenze collegate gli dimandavano, minacciando imporgliele con la forza. Una guerra d’Oriente poteva allora irrompere sotto condizioni che avrebbero posta la Francia in situazione perigliosa e difficile. Il Governo incaricò il Conte Walewsky di appianare una tale situazione persuadendo al Vice re di Egitto di cedere al voto delle Potenze collegate. Egli parti infatti per Alessandria, vide Mehemet-Ali, tenne seco lui il linguaggio della ragione ed ottenne coi suoi modi persuadenti, quello che alla minaccia erasi contrastato. Mehemet-Ali, piegatosi al consigli benevoli ed illuminati del Plenipotenziario francese, arrestò l’armata vittoriosa d’Ibrahim Pascià, che già marciava sopra Costantinopoli, e deponendo i destini della sua Corona nelle mani della Francia, dichiarò di starsene pago all'Egitto ereditario, ed alla Siria a vita.

Per tal modo il Conte Walewsky aveva saputo dare a questa prima critica questione d’Oriente una soluzione nobile e pacifica, allorché un cambiamento, di ministero e di politica, come sì di frequente accadevano all’epoca del regime parlamentario, rimise in campo le questioni, per cui deliberò egli di abbandonare subitamente Alessandria, lasciando vivo desiderio di sé nel cuore afflitto di Mehemet-Ali, il quale aveagli accordata la sua stima ed il suo attaccamento, per modo che nulla più intrapprendeva se non guidato dai consigli del Plenipotenziario francese. Qualche tempo appresso noi ritroviamo il Conte Walewsky sulle rive della Piata, ove crasi recato nella sua qualità di plenipotenziario francese, affine di trattare come mediatore fra le due repubbliche di Buenos-Ayrcs e di Montevideo, unitamente a Lord Howden plenipotenziario inglese.

Un governo nazionale e popolare doveva gittar l’occhio sopra il Conte Walewsky. Dopo l’innalzamento del Principe Luigi alla presidenza della Repubblica francese, divenne successivamente ministro plenipotenziario a Firenze e a Napoli, poi Ambasciatore in Ispagna, ove non ebbe il tempo di trasferirsi, essendo stato richiamalo quasi subito per occupare la medesima carica a Londra. Egli ritrovò colà, nel seno del ministero inglese, Lord Palmerston, con cui avea avuti altra volta degl'intimi rapporti. A questa Ambasciata si riportano le memorie più splendide della sua diplomatica carriera; primo Ita suoi successi fu l'adesione del Governo della Regina d’Inghilterra all’atto del 2 decembre e che rimetteva il. potere in un Bonaparte.

Sebbene investito per quest’Alto della sovrana autorità, il Principe Luigi restava cionondimeno Presidente a vita d'una Repubblica. Ma il Plebiscito che faceva risorgere l’impero ereditario e che coronava la dinastia Napoleonica, presentavasi sotto un aspetto ben differente. Questo avvenimento poteva suscitare i sospetti dell’Inghilterra, locché arrivò in fatti. Il Conto Walewsky seppe tuttavia ottenere in onta agli Sforzi poderosi d’un partilo considerabile non d’altro occupato che ad attraversare le sue misure, la riconoscenza immediata del governo imperlale. Poco tempo dopo, egli faceva restituire alla Francia uno de' più preziosi monumenti della sua storia, il testamento di Napoleone I, di cui l’Inghilterra aveva fino allora rifiutato di privarsi, costituendosi a proprio talento la depositaria della volontà del glorioso suo avversario.

Ma ben presto dovea sorgere una delle più gravi questioni di politica esterna che mal agitasse il mondo ed occupasse l’Europa dai tempi del Consolato e dell'Impero:. la questione d’Oriente. Il Conte Walewsky stava per divenire uno dei più assidui e dei più importanti ministri dell’Alleanza Anglo-francese; e gli avvenimenti congiungevano già la memoria del suo nome all’opera forse la più feconda ed in pari tempo la più inaspettata della diplomazia moderna. Egli dedicossi con una fortuna eguale alla sua intelligenza ed attività a fondare sopra basi solide e durevoli quell’Alleanza Anglo-francese, che il trattato del 10 aprile doveva consecrare in faccia al mondo tutto.

Agli atti pubblici dei due paesi tennero dietro gl’intimi rapporti delle due corti. Due fatti sorprendentissimi, che vent'anni addietro si sarebbero ritenuti impossibili, risultarono fortunatamente da questi rapporti che il Conte Walewsky contribuì a preparare e che si sono compiuti mentre egli era Ambasciatore a Londra. Napoleone III recavasi a salutare la Regina d’Inghilterra nel suo Castello di Windson, e la Regina d’Inghilterra ricambiava a sua volta la visita a Napoleone III nel Castello di Versailles, che riaprivasi per Lei al movimento ed al tumulto delle feste. L’Imperatore doveva bentosto richiamare il Conte Walewsky, affinché continuasse, qual ministro degli affari esteri dell'Impero, l’opera a cui avea posto mano come Ambasciatore di Francia a Londra. Dietro le abortite conferenze di Vienna egli sostituì il sig. Drouyn de Lhuys, ed attese a mantenere la buona armonia della Francia con l'Austria senza alterazione nella stretta intimità coll'Inghilterra. In tal momento una simile Impresa era quanto difficile altrettanto dilicata. Il Conte Walewsky riuscì a conciliare tutti gl'interessi, a distrarre ogni nube, giunse perfino a ristringere i legami dell'Alleanza del 2 dicembre, un istante compromessa.

Di là a qualche tempo uno splendida trionfo coronava l’intrepidezza del soldati francesi, inglesi, e piemontesi; l’inespugnabile Sebastopoli era presa d’assalto, e gli stendardi degli alleati sventolavano vittoriosi sopra le sue mura crollate; gloriosa conquista che effettuava lo scopo ed assicurava l'esito della campagna di Crimea. Sostenuta per tal modo dalle operazioni di guerra, toccava alla diplomazia di rivolgere il pensiero all'opera di pace. Fu allora che il Copte Walewsky, forte dell’appoggio delle armi francesi, preparò, sotto l'alta e saggia direzione di Napoleone III, il proseguimento delle negoziazioni che ebbero ad effetto il trattato di pace del 30 marzo.

Come si vede, |a Vita del Conte Walewsky fu colma di accidenti; dedicò la sua giovinezza all'azione ed in età di trent'anni, entrò seriamente nella carriera diplomatica con una missione che richiamava la prima questione d’Oriente. Quindici anni più tardi, la seconda, la vera questione d’Oriente, quella!a cui soluzione è stata testé quanto decisiva altrettanto gloriosa, lo ha ritrovato sulle prime Ambasciatore di Francia in Inghilterra, poi ministro degli affari esteri dell'Imperatore nell'ora stessa dello scioglimento. Giunto a un tal passo della sua carriera si vide investito del maggior onore che potesse ambire, quello di presiedere ad un illustre riunione di eminenti diplomatici, in mezzo ai quali egli risiedette nella qualità di primo plenipotenziario francese. Egli è perciò che sul suo nome ridettesi una parte dello splendore e dell'importanza di questa riunione che rappresenta vivamente l'Europa, la quale volle rendere un doppio omaggio alla saggezza dell’imperatore e all'ascendente della Francia chiedendo che Parigi divenisse la sede dello conferenze della pace.

In seno a tale riunione il Conte Walewsky per la sua attitudine, per il suo carattere e per il linguaggio seppe costantemente mantenersi all’altezza del suo assunto e dopo la firma del trattato di pace, la più eminente fra le decorazioni ricompensava Io zelo illuminato del Presidente del Congresso di Parigi. Con decreto 31 marzo 1856, l'imperatore lo innalzavate al grado di gran Croce della Legion d'onore.

BARONE DI BOURQUENEY

INVIATO STRAORDINARIO E PLENIPOTENZIARIO DI S. M. L'IMPERATORE A VIENNA

PLENIPOTENZIARIO DI FRANGIA AL CONGRESSO DI PARIGI

Francesco Adolfo, barone de Bourqueney, nacque da una famiglia parlamentare della Franca-Contea. Fece i suoi studj a Parigi nel liceo Bonaparte,

Lasciali gli scanni collegiali entrò nella diplomazia, carriera tradizionale per lui, dacché parecchi de’ suoi antenati per via di madre, hanno rappresentato diverse Corti d'Allemagna presso |a Corte delle Tuilleries,

Il Sig. de Bourqueney incominciò dall’essere unito alla legazione di Francia per gli Stati Uniti sotto il Sig. Hyde de Neuville.

Passò successivamente all'ambasciata di Londra come terzo Secretario sotto il Sig. de Chateaubriand, la stima e l’affezione del quale gli assicurarono quell'avanzamento che ben meritava.

Il Sig. de Bourqueney era da un anno Secretario d'Ambasciata in Isvizzera, allorché nel 1824, caduto Chateaubriand, egli interruppe volontariamente la sua carriera diplomatica per prender parte alle lotte della Stampa a fianco e sotto la direzione del Ministro decaduto, là cui disgrazia egli volle dividere. La collaborazione del Sig. Bourqueney nel Journal des Debates

durò parecchi anni.

Insistiamo sopra questo episodio della vita del Sig. de Bourqueney, perchè questo diplomatico trasse giustamente eguale onore nel suo cambiamento per mezzo della stampa giornaliera, quanto né trasse dalle sue sincere convinzioni che gli hanno fatto abbandonare per qualche tempo le funzioni pubbliche. La lista degli uomini che il giornalismo ha ceduto agli affari sarebbe lunga; il Sig. de Bourqueney appartiene al piccolo numero di coloro i quali negl'istanti di prova che attraversano il giornalismo, non affettano di rinnegare o denigrare l’istromento della loro elevazione.

Sotto il ministero del Sig. de La Ferronays, il barone Bourqueney rientrò col titolo di primo Secretario d’Ambasciata, in quella carriera diplomatica ch'egli dovea battere con tanta gloria.

Il suo avanzamento fu rapido, imperciocché sopra di lui cadevano necessariamente gli sguardi ogni qualvolta presentavasi una di quelle missioni delicate, ove fosse d'uopo mostrare ad un tempo fermezza di carattere, moderazione di vedute e di linguaggio, ed ingegno persuadente.

Nel 1834, il Sig. de Bourqueney fu inviato a Londra come incaricato d’affari, ed in questa qualità venne associato alle lunghe e difficili negoziazioni che ebbero per oggetto di consacrare la separazione del Belgio e dell'Olanda, distruggendo per tal modo col consenso dell'Inghilterra l'opera prediletta e speciale dei plenipotenziari inglesi al Congresso di Vienna.

Il Sig. de Bourqueney ritornò a Londra nel 1841 come Ministro plenipotenziario ed appose 1? sua firma alla Convenzione degli Stretti, per la quale la Francia rientrava nel concerto europeo d'onde aveala esclusa il trattato di luglio 1840.

Nessuno avrebbe potuto sorvegliare all’esecuzione della Convenzione degli Stretti meglio del Diplomatico che l'aveva firmata.

Nel 1843 il Sig. de Bourqueney fu inviato come Ambasciatore a Costantinopoli, ove dovea trattenersi fino alla fine dei governo di luglio: non si allontanò che una sola volta dal suo posto, e fu ilei 1845, in occasione del suo matrimonio con Madamigella de Juigné.

Alla rivoluzione di febbraio il Sig. de Bourqueney diede la sua dimissione. Bilirossi in Campagna, ove visse cinque anni in una solitudine profonda, interamente dedicato allo studio; né volle trarsi di l| se hon quando il discorso di Bordeaux ebbe fatto d'una politica di pace e di progresso il programma del secondo Impero. Il Sig. de Bourqueney fu richiamato al servizio dell’Imperatore Napoleone III nel marzo 1853, ed inviato a Vienna come Ministro plenipotenziario di Francia presso la Corte d'Austria.

Il Sig. de Bourqueney figurò in Vienna all'altezza dell'importante missione che eraglisi confidata. Interprete fedele delle intenzioni imperiali, egli seppe con la purezza e la lealtà del suo linguaggio, e con la rettitudine del suo procedere, cattivarsi la fiducia, e fissare le incertezze della Corte d'Austria. Il carattere personale e l'abile perseveranza del Sig. de Bourqueney esercitarono un certo potere sopra le relazioni sempre più intime che si stabilirono fra i Gabinetti di Parigi e di Vienna, e che furono definitivamente consacrate dalia firma del trattato del 3 decembre 1854. Gli Imperatori di Francia e d’Austria hanno entrambi manifestala al Sig. de Bourqueney l’alta loro suddistinzione pe’ suoi servigi conferendogli il primo la Gran Croce della Legion d'Onore, il secondo la Gran Croce dell’Ordine di Leopoldo.

La presenza del Sig. de Bourqueney al Congresso di Parigi come plenipotenziario di Francia, fu ad un tempo per questo diplomatico la ricompensa dei passati, e l’indizio dei novelli servigi che il paese si aspetta da suoi talenti, dalla sua esperienza e dal suo patriotismo.

GRAN BRETTAGNA

S. E. IL CONTE DI CLARENDON

PRINCIPALE SECRETARIO DI STATO DI S. M. B. AL DIPARTIMENTO DEGLI AFFARI ESTERI

PRIMO PLENIPOTENZIARIO DELLA GRAN BRETTAGNA

Giorgio-Guglielmo-Federico Villiers, Quarto Conte di Clarendon e Barone Hyde, pari d’Inghilterra, membro del consiglio privalo, Cavaliere dell’ordine della Giarrettiera e Gran Croce dell’ordine del Bagno, Ministro pegli affari esteri, nacque a Londra, nel 1800.

In Inghilterra meglio che ovunque s’incontrano di quelle antiche famiglie ove l’abitudine dei grandi affari, la capaciti politica ed 11 talento oratorio sembrano quasi riprodursi per una non interrotta tradizione. Direbbesi che per i rappresentanti di tali famiglie, le più alte cariche dello Stato formino in certa qual guisa una parte del loro patrimonio, e che sieno naturalmente chiamati al governo del loro paese.

Lord Clarendon ce né somministra un luminoso esempio. Il primo Conte di questo nome fa gran Cancelliere sotto il regno di Carlo I e di Carlo II, e per via di sua figlia Anna Hyde duchessa d’Yorck, ebbe a nipoti due regine d’Inghilterra, la Regina Anna, e la Regina Maria.;Ora si vede da quai alta schiatta discenda il Ministro attuale degli affari esteri della Gran Brettagna.

Il primo Conte di Clarendon possedeva un carattere integerrimo, un’intelligenza eminente, ed era uno de' più accreditati oratori del parlamento,: leggesi di lui una Storia della ribellione dal 1641 fino alla riabilitazione di Cario II; storia consultata anche oggidì, ed ove malgrado, l’attaccamento dell'Autore per la causa regia, i grandi avvenimenti in cui fa avvolto sono raccontali con una lodevole imparzialità.

Il nome storico di Clarendon appare di nuovo oggidì sotto uno splendore singolare nell'uomo di Stato, che ha rappresentata la Gran Brettagna al Congresso di Parigi.

Secondogenito delle famiglie de Jersey e de Hyde, Lord Clarendon è

figlio dell’onorevole Giorgio Villiers e dell'unica figlia del primo Lord Boringdon.

Dopo avere compiuti a Oxford quegli studi vigorosi si abituali per la gioventù, inglese, il giovane Federico Villiers diede principio alla sua carriera diplomatica neire là di vent’anni. Egli fu impiegato, fino dal 1820, all'ambasciata di Pietroburgo, ove si trattenne fino al 1823. A quest’ultima epoca noi lo vediamo a Londra studiare con un ardore affatto giovanile le aride questioni dell'amministrazione, iniziandosi al meccanismo ed all’organizzazione finanziaria e civile della Gran Brettagna. Poco appresso venne nominato primo commissario delle assise, e rimase in detta carica dieci anni, cioè fino al 1833. Tuttavia, durante questo spazio di tempo, l’onorevole Federico Villiers adempì egregiamente parecchie speciali missioni. Dal 1827 ai 1829 fa impiegato a regolare in Irlanda la fusione dei due consigli d'Assisi, ed imparò a conoscere tutti i bisogni di questo paese, la cui amministrazione dovea egli più tardi stabilmente assumere, in qualità di Lord-luogotenente. Nel 1831 recossi in Francia con la missione di negoziare un trattato di commercio. Da quest’epoca in poi, l’onorevole Federico Villiers fa costantemente intromesso negli affari più importanti del suo paese.

Eletto nel settembre del 1833 ad inviato straordinario e a Ministro plenipotenziario a Madrid, l'onorevole Federico

Villiers rimase in Ispagna fino all'ottobre 1830, e durante questi anni di guerra civile, ove la monarchia costituzionale d'Isabella II si è trovata presso a perire, il rappresentante della Gran Brettagna con la fermezza del diplomatico, 1’amenità dell’uomo di mondo, e con un particolare ascendente sulla società di Madrid, seppe In varie congiunture venire in ajuto ad un potere che non era soltanto alleato, ma piuttosto cliente del governo inglese.

L’onorevole Federico Villiers non avrebbe potuto capitare nella Penisola in mezzo a circostanze più gravi. Fino dai primi mesi' della sua ambasciata, egli si occupò a gettare le basi dei trattato della Quadrupla Alleanza conchiusa nel 1834, che assicurò alla Spagna la triplice cooperazione dell'Inghilterra, della Francia e del Portogallo. Egli è superfluo di rammentare che la rivoluzione del 1834 ed il trattato della Quadrupla Alleanza fecero sorgere per la Spagna un’era novella, nella quale il Ministro della Gran Brettagna vide nascere ed ingrandire l’antagonismo dei generali Espartero e Narvaez, e che riusci a mantenere la bilancia eguale fra questi due capi, costretti a lottare a vicenda contro la rivoluzione democratica e l’insurrezione carlista.

Nel 1839, quando la defezione di Maroto ed il trattato di Vergara che garantiva alle provincie del Nord il mantenimento dei loro fueros

, salva l'unità costituzionale, ebbero compiuto ciò che allora chiamavasi la pacificazione di Spagna, l’assunto dei Ministro inglese era terminato in realtà Da un anno l'onorevole Federico Villiers era succeduto a suo Zio nel nome di Clarendon e nella dignità di pari d’Inghilterra; fu richiamato nel mese d’ottobre a Londra ove non tardò a condurre in isposa la figlia primogenita del primo Conte di Verulamio, dalla quale ebbe un figlio erede di questo nome e molte figlie.

Un discorso sopra gli affari di Spagna e lo stato politico dell'Europa, richiamò sopra il nuovo Conte di Clarendon l'attenzione del ministero Melbourne. Nel gennajo del 1840 fu nominato Lord del sigillo privato, ed occupò questo posto fino al settembre 1811, epoca delle elezioni generali. Egli era in pari tempo Cancelliere del ducato di Lancastro, Presidente del consiglio di Commercio nel 1846, sotto l’amministrazione di Lord John Russel, il Conte di Clarendon fu eletto Vice-re d’Irlanda nel maggio del 1847. In si eminenti funzioni il nobile Lord diede una giusta idea delle grandi sue qualità politiche; fermo a vicenda e conciliante, egli dedicossi con successo a pacificare l’Irlanda mediante la saggia sua amministrazione.

A lui veniva fatto di governarla dopo la morte di O'Connel e comprese di quanta importanza fosse, spento il suo grande tribuno, l'usare verso lei moderazione e clemenza.

Lord Clarendon che era succeduto in Irlanda al fu Lord Bessbarough. vi rimase,fino al febbraio del 1852, epoca della comparsa di Lord Derby agli affari; Per ultimo venne richiamato in qualità di Ministro degli affari esteri a rappresentare la Gran Brettagna al Congresso di Parigi. Non puossi dimenticare con quale fermezza e cautela egli abbia saputo, in seno ai parlamento inglese, dilucidare e sostenere le vere intenzioni delle potenze occidentali nella loro lotta contro la Russia. La vigilia ancora della sua partenza per Parigi, il Conte di Clarendon diceva alla Camera del Lord. «Quanto a me io son d’avviso Che l’imperatore Alessandro ha dato prova d’un grande coraggio morale, accettando senza dimora delle condizioni ch’egli deve ritenere sfavorevoli al partito della guerra in Russia. Io spero ch'egli continuerà a mostrare lo stesso morale coraggio; e che senza valersi di raggiri e sotterfugi, si atterrà rigorosamente allo spirito di tali condizioni. Cosi operando ci viene offerta la prospettiva di ottenere quello che fu mai sempre lo scopo della guerra, una pace sicura ed onorevole, una pace, io intendo, onorevole per tutte le parti, chè qualora fosse di sfregio alla Russia non potrebbe essere sicura. Lord Clarendon raccolse la maggiore soddisfazione che un uomo di Stato possa bramare, quella di vedere pienamente effettuate le sue idee col trattato del 30 marzo, e l’Imperatore Napoleone medesimo in una solenne circostanza degnò rendere omaggio agli eminenti servigi del Ministro degli affari esteri della Gran Brettagna.

S. E. LORD COWLEY

AMBASCIATORE DI SUA MAESTÀ BRITANNICA A PARIGI

PLENIPOTENZIARIO DELLA GRAN BRETTAGNA

Enrico-Ricardo-Carlo Wellesley, secondo barone Cowley, Gran Croce dell’Ordine del Bagno, consigliere privato, Ambasciatore d'Inghilterra presso la Corte di Francia, nacque a Londra, in Hertford-street, nel 1801, da Sir Enrico Wellesley e dalla sua prima moglie, figlia secondogenita al primo Conte Cadogan.

Lord Cowley era dalla stessa sua nascita destinato, per cosi dire, alla diplomazia, posciachè suo padre, fratello al duca di Wellington, aveva durante le guerre sul principiare del secolo meritamente rappresentalo l'Inghilterra in quasi tutte le Corti d'Europa. Il giovane Carlo Wellesley incominciò la sua carriera officiale n vent’anni; fu eletto, bel 1824, aggiunto all’Ambasciata di Vienna, e nel 1829 passò in qualità di addetto stipendiato a La Haye.

Da quest'epoca, sua signoria segui regolarmente la carriera diplomatica. Nominato nel gennaio 1832 Secretario di legazione a Stutgarda, l’onorevole Carlo Wellesley sposò nel seguente anno la seconda figlia del fu Lord Enrico Eitz-Gérald e della baronessa de Bos. Da quello matrimonio nacquero tre figli ed una figlia. L’erede del nome fu fatto capitano dei coldstreamguards

nel 1854 ed il minore entrò nella marina.

Verso il mese di ottobre 1838, in un momento ove la questione d’Oriente era già gravida di tutte quelle difficoltà che tonati

in appresso sviluppate, e che ebbero per fine la guerra, noi vediamo Carlo Wellesley giungere a Costantinopoli in qualità di Secretario d’Ambasciata presso la Porta Ottomana. Il signor Wellesley fu a più riprese, incaricato della gerenza dell'Ambasciata in assenza di Sir Stratford Canning, e dietro alcuni dispacci che al Foreign-Office furono presi in considerazione, egli seppe meritarsi la benevolenza del gabinetto britannico. Costantinopoli, per giunta, è stata la scuola ove si sono informati molti fra i contemporanei diplomatici. L’onorevole Secretario dell'Ambasciata inglese incontrò colà il sig. de Bourqueiley che fu suo collega nelle conferenze di Parigi.

Era facile il prevedere fino da quest'epoca che Carlo Wellesley, avendo saputo procacciarsi la fiducia del suo governo, non tarderebbe ad essere incaricato di missioni più importanti. Nel 1848 Infatti, Lord Cowley (egli avea preso questo nome dopo la morte di suo padre avvenuta nel 1847) ebbe a dirigere in Svizzera, come ministro plenipotenziario delle negoziazioni dilicate che interessavano la tranquillità di parecchi Stati vicini; ed in varie circostanze, mentre gli affari d’Allemagna pigliavano un aspetto minaccioso, dovette recarsi per missioni; speciale a Francforte, ove sedeva l’Assemblea costituente allemanna. Questa Assemblea essendosi disciolta, e l'antica dieta germanica ristabilita, Lord Cowley fu accreditalo come ministro plenipotenziario presso la confederazione germanica nel 1851; e riuscì a cooperare, mediante i suoi consigli ed il suo credilo, al ristabilimento definitivo dell’ordine in Germania.

Altri e maggiori successi attendevanlo a Parigi. Quando per l'innalzamento al trono di Luigi Napoleone, gl'interessi comuni della Francia e dell'Inghilterra fecero desiderare una prossima ed intima alleanza fra le due corti, nessuno parve al ministero di Lord Derby più atto di Lord Cowley a preparare le basi di quest'alleanza e a rappresentare il Gabinetto di Saint-James presso il governo imperiale. Nel 1852, Lord Cowley fu chiamato a succedere a Lord Normanby nell’alta carica di Ambasciatore d'Inghilterra in Francia, carica occupata durante parecchi anni da suo padre, chè avea lasciate di sé memorie egregie.

I servigi resi alla causa dell'alleanza anglo-francese dal rappresentante della Gran Brettagna a Parigi, furono riconosciuti splendidamente dalle due corti. Lord Cowley si è mostrato sempre abile mediatore e partigiano convinto di tale alleanza. Fino da! suo arrivo in Parigi, nel 1852, egli giudicò sanamente della situazione novella della Francia; dissipò immediatamente molte prevenzioni e molti errori che dominavano ancora a Londra, e che contribuivano già sensibilmente a ritardare l’opera difficile dell’unione. Ognuno sa che l’alleanza della Francia e dell'Inghilterra fu in certa guisa conchiusa dalla necessità stessa. Tuttavia, Lord Cowley ebbe l'onore di appianare le vie, e direbbesi anzi, di segnare le condizioni di ravvicinamento e di accordo fra i due governi e i due popoli, il suo nome viene perciò collocato nella storia, avendo firmato come uno de’ plenipotenziari della Gran Brettagna il trattato che mette fine atta guerra, e dà regola per l’avvenire alla questione d'Oriente. Glorioso guiderdone d'una carriera bene impiegata.

PRUSSIA

S. E. IL BARONE DE MANTEUFFEL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI

PRIMO PLENIPOTENZIARIO DI PRUSSIA

Ottone-Teodoro barone di Manteuffel, presidente del consiglio di Stato e del consiglio dei ministri, ministro pegli affari esteri ecc. ecc.

Correndo l'ultimo anno, comparve a Lipsia in lingua francese, un fascicolo, il cui autore rimase celato sotto il velo dell'anonimo, sebbene ogni pagina rivelasse nn alto personaggio della Corte di Berlino, Uno fra i più notevoli corifei del partito della Croce. Questo scritto che ha per titolo i La corte e il governo di Prussia in faccia alla coalizione,

sforzavasi di giustificare la posizione mantenuta dal governo prussiano durante le complicazioni orientali, e faceva cadere sopra il Barone di Manteuffel il giudizio che segue: In questa sì complicata questione d'Oriente quando il giorno del comun patto, vogliano dire della pace sarà giunto, ognuno confesserà gli errori commessi ed i falli sfuggiti all'imprevidenza o alla debolezza umana; ed il sig. di Manteuffel farà allora come tutti gli altri.

Il rimprovero che il partito dominante a Berlino lancia contro il Barone di Manteuffel, è di aver voluto reprimere anziché secondare le simpatie troppo pronunciate che i cortigiani del re Federico-Guglielmo affettavano in favore della Russia. È d'uopo rendere questa giustizia al presidente del consiglio prussiano, ch’egli tentò sulle prime sinceramente e lealmente di far sorgere il suo governo da quell'inazione in cui il partilo della Croce, dimentico della missione d'una grande potenza europea, persistette a ricacciarlo.

Il Barone di Manteuffel appoggiò di tutto il suo credito gli sforzi tentati da uomini indipendenti, quali erano il sig. Bethman-Hollveg, il Conte Pourtalòs, il sig. de Bunsen per decidere il re di Prussia a firmare la convenzione di Vienna verso il principio dell’anno 1854. Non tardò guari ad avvedersi che a niun potere umano verrebbe fatto indurre Federico Guglielmo a contrarre l'impegno di brandire la spada contro la Russia.

Il culto dell'antichità greca nella quale S. M. prussiana fu allevata, le' ha sempre inspirato un ardente entusiasmo in favore degli Fileni ed un'avversione eguale per gli ottomani conquistatori.

D’altronde, il fu imperatore Nicolò avendo passato una parte della sua gioventù alla Corte di Potsdam, in seno alla Reale famiglia di Prussia, Federico Guglielmo crasi fin d’allora abituato a non vedere nell’Autocrate di tutte le Russie che un prediletto fratello, contro il quale la voce del sangue gridavagli di non portare giammai le armi.

Invano il Barone di Manteuffel crasi provalo di ricondurre il suo sovrano ad altre idee. Più d’una volta il presidente del consiglio parve deliberato di dare la sua

dimissione. Il

solo timore non forse rimanesse libero il campo all'animosità che il partito della Croce nutre contro la Francia, lo decise a restare al suo posto, ben con vinto ch'egli così preserverebbe almeno la Prussia da una scissura aperta con le potenze occidentali. Quanto piò si esamina la condotta che tenne il Barone di Manteuffel nella questione orientale, tanto meglio si scopre il pensiero dominante di quel giusto mezzo che come principio, corrisponde nel miglior modo alla politica di neutralità. Ma cercando di tenersi ad eguale distanza dai due partiti opposti, il Barone di Manteuffel spiacque, come vedemmo, alla società della Croce, senta effettuare i voti dèi partigiani dell’alleanza con le potenze occidentali.

Ciò dipende unicamente dagli ostacoli dell'interna situazione della Prussia, che alcun ministro non è in grado, di vincere, testimonio il Barone di Manteuffel che malgrado la fermezza del suo carattere e le rare sue qualità d'uomo di Stato, ha dovuto subirli come nna necessità, e dei quali a forza d’ingegno e perseveranza potè attenuare se non neutralizzare gli effetti.

Abbenchè il Barone di Manteuffel nella sua carriera politica si sia sempre dimostrato ardente difensore delle idee conservatrici, egli debbe il suo innalzamento principalmente alla rivoluzione, che somininistrogli F opportunità di spiegare un'ammirabile energia nella lotta fra il ministero di Brandeburgo, di cui era membro, e la demagogia che faceva ogni di al governo nna guerra più aspra, sopratutto in seno dell’Assemblea nazionale.

Il Barone Ottone-Teodoro di Manteuffel nacque il 3 febbraio 1805 a Liibben (provincia di Brandeburgo). Dell’età di sette anni perdette il padre, e fu raccolto con suo fratello minore da uno zio che fece dare ai due orfanelli una delle più solide educazioni.

Dal 1824 al 1827 compié i suoi studii all'università di Halle, dedicandosi più particolarmente al diritto ed all'economia politica. Ivi acquistò in pari tempo una straordinaria destrezza negli esercizi ginnastici.

Lasciata l'Università, recossi a Berlino per essere nel'1829 impiegato dapprima al tribunale delle finanze, e passare inseguito alla politica amministrazione.

Eletto poscia consigliere al tribunale di Luckau, vi acquistò una tale riputazione d’ingegno che il circolo di Stcrnberg Io scelse regolarmente ogni anno a rappresentarlo nella dieta provinciale di Brandeburgo. Egli fu nel 1841 promosso alle funzioni di consigliere della reggenza superiore di Koenigsberg, funzioni ch’ egli occupò con merito tale che quasi tutte le città del circolo di Luckau si mostrarono sollecite di offrirgli il diritto di cittadinanza onoraria. Due anni più lardi diveniva vice presidente della reggenza di Stettin che lasciò nel 1844 per recarsi ad occupare presso il principe di Prussia il posto di consigliere referente, col titolo in pari tempo di consigliere intimo. In questa carica di alta fiducia egli si è inizialo ai secreti dell'amministrazione superiore, e sviluppò la sua attitudine al maneggio dei grandi affari pubblici. L’anno seguente entrò nel consiglio di Stato rimanendo cionondimeno incaricato della direzione della seconda divisione al ministero dell’interno.

Scelto a deputato nella dieta del 1847, combatté vigorosamente gli sforzi del partito che cercava di ampliare la Costituzione della monarchia prussiana nei senso del moderno costituzionalismo. Durante la sessione del 1848, egli si pronunciò altamente contro il voto personale.

Malgrado questi antecedenti parlamentari, il Barone di Manteuffel conservò il suo posto al ministero dell’interno, allorché scoppiò la rivoluzionaria tempesta del 1848, tale era il pregio in cui i suoi talenti erano tenuti da tutti i partiti.

Dopo avere per più mesi ondeggiato a grado delle fazioni, il governo compreso l’urgenza di opporre un argine all’anarchia invadente. Già versoi la fine del settembre 1848 il ministro Pfuel avea dichiarato nel suo programma che, essendo pur sempre fermamente deciso di avventare? nella via costituzionale fino allora seguita egli respingerebbe qualunque eccesso dell’anarchia. Una tale dichiarazione avea suscitata l'ira del partilo della demagogia che apprestavasi a dare la scalata di viva forza al potere. Il re per distrarre l’uragano, tentò di fortificare il governo nominando, con ordine di gabinetto 8 novembre 1848, il luogotenente generale Conte di Brandeburgo a presidente del consiglio dei ministri. L’indomani il Conte di Brandeburgo si presentò all’Assemblea nazionale accompagnalo dai ministri dà Ladenberg, de Strotha, de Manteuffel.

Il Conte di Brandeburgo era in pari tempo incaricalo del portafoglio dell’esterno, mentre il Barone di Manteuffel teneva quello dell’interno. Il presidente del consiglio conformemente al sovrano rescritto pubblicato H giorno innanzi, veniva ad annunziata all’Assemblea nazionale il trasferimento delle sessioni da Berlino a Brandeburgo, allegando come motivo di una tale misura le minaccie a cui l'Assemblea rimaneva esposta da parte delle fazioni politiche, che agitavansi nella capitale del regno.

Dietro il rifiuto del presidente di chiudere la sessione, il Conte di Brandeburgo dichiarò illegale la continuazione delle deliberazioni. Subito dopo, il ministero prussiano indirizzò al comandante della guardia nazionale un rescritto portante l'ordine d’intervenire per intercettare ai membri dell'Assemblea costituente l’entrata nella sala delle loro sedute.

La guardia nazionale dai canto suo protestò contro questa ingiunzione, e prese a proteggere i membri dell'Assemblea, che continuarono le loro deliberazioni. 11 giorno 11 novembre ecco apparire un nuovo ordine di gabinetto il quale dichiara che le deliberazioni e le risoluzioni prese da quella frazione dell’Assemblea nazionale, che si riunì illegalmente e contro l’ordine della sua proroga, saranno tenute per nulle e come non avvenute. La guardia nazionale viene disarmala a Berlino, le truppe occupano la città.

L’Assemblea nazionale avendo l’indomani trovate chiuse le porte del locale per le sedute, si riunisce nella sala della Casa degli Archibugieri, ove la guardia nazionale le accorda la sua protezione. Colà i membri dell’Assemblea estendono un proclama diretto al popolo per protestare contro le misure prese dal ministero Brandeburgo-Manteuffel. Da parte sua l’Assemblea costituente di Francofone fece il 14 novembre la mozione, essere urgente d'invitare il re di Prussia a circondarsi di que' ministri t quali godessero della fiducia popolare.

Era pressoché impossibile di assumere il potere in circostanze più scabrose di quelle incontrate dal Barone di Manteuffel, pel suo ingresso al gabinetto prussiano, Nondimeno accettando arditamente la lotta di chi nella sua qualità di ministro dell'interno egli dovea sopportare quasi tutto il peso e tutta la responsabilità, egli sollecitò il re a disciogliere l'Assemblea nazionale. Il 5 decembre, un rescritto reale esteso dal Barone di Manteuffel dichiarava che S. M. avendo ottenuta la convinzione, ch l’Assemblea convocata per concorrere unitamente alla corona a stabilire la Costituzione, non raggiugnerebbe il suo scopo, senza derogare alla dignità della corona e senza portare pregiudizio alla prosperità dei paese, ordina lo scioglimento dell'Assemblea costituente. Nel medesimo tempo una nuova Costituzione, elaborata pur essa dal Barone di Manteuffel, veniva dal re Federico Guglielmo concessa al popolo prussiano.

L’apertura delle Camere convocale di conformità alla legge costituzionale del 5 decembre 1848, ebbe luogo il 26 febbraio 1849. Ma lo spirito di opposizione contro il Gabinetto Brandeburgo Manteuffel vi si sviluppò potentemente il 26 aprile nella seduta della seconda Camera, la quale decise: che: la continuazione dello stato d’assedio a Berlino senza l'assenso delle Camere, era un atto illegale a cui la Camera rifiutava tale assenso, intimando per lo contrario al ministero di levare senza indugio l’assedio della Capitale.

Il giorno 8 maggio, cinquecento deputati all’incirca delle città Renane ai costituivano in congresso a Cotogna. Esigevano dall'Assemblea nazionale a Francoforte che riunisse delle truppe dell’impero, ad oggetto di imprimere forza ed unità alle tendenze d’opposizione popolare. Si emetteva, l’opinione che la dimissione del ministero Brandeburgo-Manteuffel fosse indispensabilmente necessaria, e che la esistenza della Prussia fosse compromessa dall’attuale organizzazione dello Stato.

L’insurrezione che era scoppiata a Dresda il 3 maggio veniva seguita dall’insurrezione di Rastadt. Un’Assemblea popolare convocata a Offenbourg, nel gran ducato di Baden, decretava la guerra contro la Prussia. Le truppe insorte a Carlsruhe facevano causa comune cogli operai. La rivoluzione, più minacciosa che mai, era sul punto di invadere l'Allemagna intera.

Il ministero Brandeburgo-Manteuffel lieti testa all'uragano; ma il presidente del consiglio, vi consuma le forze e soccombo dopo corta malattia. Il Barone di Ladenberg assume la presidenza dei consiglio, a il barone di Manteuffel l'interim del dipartimento degli affari esteri. Da un tal posto gli vien fatto di ristabilire le intelligenze con l'Austria, a mezzo della convenzione di Ollmütz (29 novembre 1850) e a chiudere le onde rivoluzionarie fra le sponde del Reno ed il Mar Baltico, restringendo i legami della solidarietà fra tutti i governi Allemanni rappresentali al Congresso di Dresda. Affine di stabilire l'unità tedesca sopra la base d'una comunità reale di materiali interessi, tanto efficaci oggidì, il Barone di Manteuffel persuase alla Prussia di accedere alle proposizioni dell’Austria concernenti le conclusioni del trattato di commercio e delle dogane, destinato ad aprire più tardi la via ad una unione commerciale più stretta. Questo trattato fu firmato il 2 marzo 1853 a Berlino fra il Barone di Manteuffel e il Barone de Bruck.

Frattanto fino dal 19 decembre 1850 il Barone di Ladenberg aveva offerto al re la sua dimissione come presidente del consiglio dei ministri. S. M. volendo altamente riconoscere gli eminenti servigi, che il Barone di Manteuffel aveva renduti alla corona non meno che al suo paese in giorni sì burrascosi, gli conferì in seguito alla rinunzia del Barone di Ladenberg la presidenza del consiglio e lo confermò definitivamente nelle funzioni di ministro pegli affari esteri. Il Barone di Manteuffel non ha mai cessato da quel punto di occupare questa doppia carica.

Chiamato oggi a sedere io seno al congresso di Parigi, malgrado le oscillazioni continue di cui la Prussia ha offerto il triste spettacolo durante le complicazioni orientali, noi vogliasi credere che il Barone di Manteuffel porterà seco, dopo il suo soggiorno in Francia, una giusti idea della forza del governo imperiale e la convinzione che molto importi alla sicurezza e alla prosperità dell’Alemagna di coltivarne lealmente e sinceramente l’amicizia.

Per il presidente del consiglio d’un paese, che tende un pò di soverchio a rinchiudersi entro le gloriose tradizioni del passato, non è senza utilità di mirare davvicino come la grandezza d’una nazione si sviluppi meravigliosamente, quando alla gloria del passato ella sa riunire la potenza del presente e I' aspirazione ad un nobile e grande avvenire.

CONTE DI HATZFELDT

INVIATO STRAORDINARIO E MINISTRO PLENIPOTENZIARIO A PARIGI

PLENIPOTENZIARIO DI PRUSSIA

Massimiliano Conte di Hatzfeldt, Inviato straordinario e ministro plenipotenziario di S.M. il re di Prussia, consigliere privato ecc., nacque a Berlino nel 1813, da una di quelle antiche famiglie ove si sono sempre conservate le tradizioni dell’onore e del dovere.

Dal secolo XI in poi, gli Hatzfeldt hanno sostenuto una parte importante nella Storia dell'Alemagna. Ardimentosi, attivi, ambiziosi, tenaci, si trovano sempre immischiati in tutti gli avvenimenti sanguinosi che hanno sì profondamente commosso l’impero, e nella guerra dei trent’anni, il valente Conte Melchiore, feldmaresciallo dell’imperatore, meritò la riconoscenza del suo Sovrano, per i segnalati servigi che gli rese nella cospirazione di Waldstein e nella guerra contro la Svezia. L’acquisto della Contea di Gleichen fece loro prendere a quest'epoca, un posto nella dieta dell’impero, e nel 1748, il re di Prussia conferiva loro un titolo eguale. Questo titolo fu portato dipoi dal primogenito della famiglia di cui quasi tutti i membri occuparono un grado eminente nello Stato.

Il Principe Hatzfeldt, padre dell’attuale ministro, era governatore di Berlino nel 1806. L’arte ba celebrato in un magnifico quadro la magnanimità dell’imperatore Napoleone, mentre cede alle preghiere della principessa di Hatzfeldt, venuta a chieder grazia per suo marito, il quale in onta al pericolo non aveva esitato ad adempiere ciò ch’egli riguardava come un dovere verso il suo paese ed il suo re. La generosità dell’imperatore, o piuttosto il suo spirito di giustizia, è quanto avvi di vero in tale aneddoto, posciachè riconobbe egli stesso che il principe di Hatzfeldt, scrivendo al re, la vigilia del giorno in cui l'armata francese entrava in Berlino, non altro faceva che adempiere fino all'estremo il mandato che crasi a lui conferito. Non solamente l'Imperatore fece mettere il principe in libertà, ma gli manifestò sempre dipoi una grande stima e gliene diede molte prove. La considerazione che l’Imperatore aveva per il principe, o la fiducia di cui onoravalo il suo proprio Sovrano, lo fecero scegliere per le missioni le più dilicate non meno che per quelle di semplice cortesia, per le quali si va in traccia del personaggio che si vuole inviare, d'un uomo egualmente gradito ai due Sovrani. Gli è perciò che il principe che doveva nel 1812, e 18(3 adempiere presso l'Imperatore Napoleone delle missioni si difficili, erasi recato nel 1811 a salutarlo in nome del re e fare gli auguri della Prussia, quando la nascita d'un figlio poneva con questa gioja di famiglia e questa speranza, il colmo al favori della fortuna. Singolare combinazione del destino che permette ora al figlio del Principe di Hatzfeldt di complimentare egli pure un imperatore di nome Napoleone sulla nascita di suo figlio.

Il principe di Hatzfeldt doveva avere in suo figlio Massimiliano, solo seguace della carriera diplomatica, un degno erede de' suoi talenti. Da una scuola sì egregia quando il precetto univasi all'esempio, non potea risultare un effetto diverso. Fedele all'insegna della famiglia Virtus et Honor egli pose nella lealtà e nella rettitudine il suo maggior ingegno, fece della probità dt giudizj, se cosi può esprimersi, la sua maggior forza; e mostrò in una carriera, rapidamente percorsa fino al più allo grado della gerarchia, che l'onestà guidata e sostenuta mai sempre da un carattere fermo ed elevato, vale assai più, anche per l’esito delle umane cose, che non l'astuzia e l'artifizio. Il Conte di Hatzfeldt non fa mal veduto, anche in mezzo all'agitazione degli avvenimenti politici, rinnegare l’amico, ed i più opposti partiti 'Incontravano presso di lui, ivi attirati fia un comune sentimento di stima.

La società francese di fatto, avea adottalo il giovane diplomatico, una carriera incominciata nel 1838 a Parigi,e continuata senza interruzione nella stessa città, lo avea fatto riguardare in corta guisa come uno di quegli ospiti che non si lasciano più e che sono bene accolti dappertutto. La sua parentela con una famiglia francese aveva fortemente contribuito inoltre a procacciargli quelle solide relazioni si difficilmente conseguibili da uno straniero. Conducendo in moglie Madamigella di Castellane, il Conte di Hatzfeldt era divenuto parente od alleato de' più antichi nomi di Francia, tributandosi a lui pure una parte di quella considerazione rispettosa, che l'armata professava ai maresciallo di Castellane, allora generale, che il governo provvisorio avea potuto mettere in ritiro, mentre era scoppiala la rivoluzione di febbraio, ma riguardo al quale questa misura arbitraria sembrava ancora accrescere la simpatica stima che la sua condotta a Rouen gli aveva meritata.

Questa rivoluziono trovò il Onte di Hatzfeldt secretario d'ambasciata. Alla testa della missione, come incaricato d'affari, nel mese di marzo 1848, seppe varcare questi tempi difficili meritando nuovi titoli dalla soddisfazione del re di Prussia, che nominollo, nel 1840 mentre non contava che trentasei anni, suo inviato straordinario e ministro plenipotenziario. Questo rapido innalzamento, più degno d'osservazione in Prussia che ovunque, dacché ivi per l’ordinario non si raggiungono tali alte dignità se, non in un'età avanzata, era ben giustificato. Il Conte di Hatzfeldt poteva meglio d'ogni altro rappresentare degnamente il suo paese, e la profonda conoscenza ch'egli aveva della Francia, la rettitudine e la sicurezza del suo giudizio, la fermezza congiunta ad nno spirito conciliativo, che 1o induceva a non mai tacere quello che riteneva come una verità, ed a cercare in tutti gli affari lo soluzioni compatibili con una pieghevole dignità, gli hanno permesso di rendere grandi ed utili servigi. Nelle nuove operazioni alle quali egli è chiamato a prender parte, il Conte di Hatzfeldt rimarrà fedele a questa regola di condotta. Il passalo è un sicuro garante dell'avvenire.

RUSSIA

S. E. Il COSTE ORLOFF AIUTANTE DI CAMPO GENERALE DELL’IMPERATORE MEMBRO DEL CONSIGLIO DI GUERRA

PRIMO PLENIPOTENZIARIO DI RUSSIA

Alessio-Feodorowitsch Conte Orloff, ajutante di campo generale e comandante della casa militare di Sua Maestà l'imperatore di tutte le Russie, generale di cavalleria, membro del consiglio dell'impero, direttore in capo della terza sezione della cancelleria privata dell'imperatore, ecc.

Il nome d’Orloff legasi da più d'un secolo ai principali tentativi della Russia per estendere il suo dominio in Oriente. Il Conte Gregorio Orloff, l'avo del quale da semplice strelitz che era fu innalzato alla nobiltà da Pietro il grande per l'indomabile suo coraggio, suggerì a Caterina II l'idea di rendersi padrona del Mar Caspio. Suo fratello, il Conte Teodoro Orloff, che sostenne una parte si importante nella rivoluzione dei 1762 parli, da Cronstadt nel 1769 con una numerosa flotta, attaccò la Morea e distrusse nel combattimento di Tschesmé nel 1770, tulle le forze navali di Mustafà III. In memoria d'un si glorioso trionfo ottenne il diritto di aggiugnere al suo nome di famiglia il sopranome di Tschesmensky. Alossio-Feodorowitsch suo figlio, nato il 1784 si rese tosto distinto nelle guerre contro Napoleone I. Ferito una prima volta ad Austerlitz, ricevette sei altri colpi sul campo di battaglia di Boradino, ove l'imperatore Alessandro nominollo suo ajutante di campo. Dopo ristabilita la pace generale, il Conte Alessio Feodorowitsch, essendo stato promosso al grado di maggiore generale (generale di brigata) ottenne il comando del reggimento della guardia a cavallo, alla cui testa compresse, il 26 decembre 1825 l’insurrezione militare di Pietroburgo. Ognuno sa che la morte di Alessandro I determinò l’esplosione d'una vasta congiura, la quale ordita di lunga mano, contava numerose ramificazioni, sopratutto tra le schiere militari. Senza il pronto soccorso e la vigorosa energia dei Conte Orloff, lo Czar Nicolò I era perduto, chè i capi de’ congiurati avevano già penetrato negli appartamenti interni dell'imperiale palazzo, per immolare il Sovrano e proclamare dipoi il regno dei Gran duca Costantino suo fratello.

Dacché il Conte Orloff avea salva per tal modo la vita dell’imperatore Nicolò questi aveagli pesto una sincera benevolenza, che il tempo rese sempre più forte. La famiglia imperiale erasi abituata a risguardare il Conte Orloff come l’amico dello Czar, ed a trattario come uno de' suoi propri membri. La posizione affatto eccezionale, occupata dal Conte-Orloff alla Corte di Pietroburgo, viene messa in una meravigliosa evidenza dalla lettera che l'imperatore Alessandro II dirigevagli l’anno passato, allorché il generale compieva appunto l’anno cinquantesimo di servigio, avendo sempre meritato durante mezzo secolo sotto tre regimi successivi il sovrano favore. La più alto testimonianza d’attaccamento che lo Czar possa accordare ad un Suddito, è quella di conferirgli la propria effigie per essere portato in segno di decorazione. Il Conte Orloff aveva già da molti anni ottennio una simile di-' eduzione da parte dell’imperatore Nicolò I. Il suo successore nell’inviargli egualmente il proprio ritratto con fregi in brillanti, vi univa una lettera delle-più commoventi, dicendo che bell'associare i due ritratti sul petto leale dell'amico del proprio genitore, si compiaceva di credere che il Coste Orloff rivolgerebbe sul Aglio i sentimenti professati verso il padre.

Eletto dopo l'incoronazione di Nicolò I aiutante di campo generale dell'imperatore e membro del consiglio dell'impero, il Conte Orloff prese parte alla guerra del 1828 contro la Turchia, compiuta col famoso trattato d’Adriapopoli. Il Conte Orloff fu inviato presso la Porta ad oggetto di sollecitarne l'esecuzione e fu quindi definitivamente accreditato come Ambasciatore presso il Sultano. Lasciato un tal posto nel 1832, egli accompagnò il suo Sovrano in molti viaggi che a quest'epoca fece attraverso l'Europa.

La rivoluzione di luglio In Francia fu seguita bentosto da quella del Belgio. La ricostituzione di quest’ultimo paese in Istato indipendente del regno dei Paesi bassi diede luogo ad una fra le più laboriose negoziazioni, -a cui presero parte tutte le grandi Potenze, delegando ciascuna i propri plenipotenziari alle conferenze fissate a Londra. Dopo una serie interminabile di protocolli, le negoziazioni non avevano per nulla progredito, e la guerra universale sembrava inevitabile. Il Conte Orloff fu incaricato dall'imperatore Nicolò di recarsi prima a Londra poi a La Haye per conservare con un' efficacia moderatrice, la pace. La sua missione fu coronala da un pieno successo; il nodo delle belgiche complicazioni potè disciogliersi senz'essere reciso dalla spada.

Quando nel 1833 il Sultano Mahmoud, molestato dalle infermità non meno che dai tradimenti, videsi minacciato nella propria capitale dall'armata egiziana condotta da Ibrahim-Pacha, egli scrisse, eccitato probabilissimamente dal Sig. de Boutenieff, una lettera autografa all'imperatore Nicolò per chiedergli protezione e soccorso in virtù dei trattati. La flotta russa comandata dagli ammiragli Greigh e Lazareff, gittò l'ancora a Boujoukdéré. Bentosto il Conte Orloff giunse a Pera per conferire col Sultano allo scopo di mettere fine alle esitazioni della Porta, che, fatta accorta dal rappresentanti delle altre potenze sopra i pericoli della occupazione moscovita, pentivasi d’aver chiamati i Russi in suo soccorso.

Il Conte Orloff guadagnandosi l'intera fiducia di Mahmoud, impiegò un tale ingegno a Costantinopoli che indusse la Porta a respingere in un memorandum speriate le rimostranze della diplomazia straniera, sollecita più che mai a far cessare questa strana occupazione di Costantinopoli da parte dei Russi.

A questo colpo di destrezza diplomatica, il Conte Orloff aggiunse ben presto uno de' più luminosi trionfi posciachè, malgrado lutti gli sforzi degli altri gabinetti, riusci a cementare l'alleanza intima della Porta e della Russia, mediante il celebre trattato del giorno 8 luglio 1833 firmato a Ankiar-Skelessi, da lui e dal Sig. de Boutenieff, unitamente a Serrascbiere-Pacha ed al-Reiseffendi. Dall’intima alleanza fra le due alte parti contraenti risultava che il Mar Nero diveniva una possessione ad esso loro esclusivamente devoluta; ed era semplicissimo che ogni accesso sarebbe stato chiuso alle navi da guerra di altre nazioni. Per quanto era mestieri, il nuovo trattato ratificava i trattati d’Adrianopoli, di Pietroburgo e di Costantinopoli.

Il Conte Orloff avea preteso dalla Porta che l'articolo concernente la chiusura degli Stretti rimanesse secreto in vista delle eventualità future; ma una piccola corvetta da. guerra francese presentatasi alcune settimane dopo alla foce dei Dardanelli, contribuì a far rivelare resistenza di tale articolo. Il passaggio dei Dardanelli interdettosi alla corvetta, fece si che gli Ambasciatori di Francia e della Gran Brettagna né chiedessero immediata spiegazione alla Porta, la quale fu costretta di dichiarare il trattato offensivo e difensivo stabilito fra lei e la Russia. Da quel ponto la questione d’Oriente, agitata fino allora fra il Sultano e il Vice-re d'Egitto, cangiò di forma e divenne una questione europea rinchiudendo cosi il germe di quelle medesime complicazioni orientali la cui soluzione era riserbata al Congresso testé riunitosi nella Capitale della Francia.

Qualche anno appresso, il Conte Orloff fu incaricato di accompagnare il Granduca ereditario Alessandro Nicolaewiteh oggi imperatore regnante nei suoi viaggi.

Nel visitare la Corte di Darmstadt l'erede del trono di Russia rimase colpito dalla grazia e dallo spirito della principessa Maria, figlia del fu Luigi il granduca d'Assia.

Per servirci dei vocaboli impiegati dall’imperatore attuale di Russia in una lettera diretta al Conte Orloff, fu sotto gli occhi e dietro i consigli del Conte Orloff che il giovane principe chiese ed ottenne la mano di colei, che forma oggidì la felicità del suo cuore e l'ornamento del trono di Russia.

Dal 1845 il Conte Orloff fu sostituito al decesso Conte de Benkendorff come capo della terza sezione della Cancelleria privata dell'imperatore, che comprende l'ispezione generale sopra qualsiasi amministrazione del paese col diritto di controllo tanto rapporto agli amministratori che agli amministrati. Questa alta carica implica il libero accesso a qualunque ora del giorno ed anche della notte presso l’imperatore, e la facoltà di parlargli di tulli e di tutto.

Di fatto quando lo Czar Nicolò decise di occupare nel 1853 le provincie danubiane a titolo di pegno, il solo Conte Orloff osò combattere questa risoluzione ed impiegò ogni suo potere per indurre l'imperatore a rinunziare ad un'intrapresa che la perspicacia del Conte Orloff prevedeva pur troppo dover riuscire funesta alla Russia. Ogni altro avrebbe pagato il fio di tanta audacia contro i voleri d’un autocrata con l'esilio in Siberia od almeno con la più compiuta disgrazia.

L'imperatore Nicolò non né mosse parola al Conte Orloff, ma fece egualmente pubblicare il suo manifesto dei 26 giugno 1853 e mandar l'ordine alle truppe russe di varcare il Pruth. Ma quando lo Czar ebbe certezza che l'Austria sulla quale faceva assegnamento al nascere delle complicazioni orientali, era per sfuggirgli senza ritegno; volendo fare un ultimo o suprema tentativo per ricongiungere la Germania agl'interessi moscoviti, mandò in missione straordinaria il Conte Orloff prima presso il re di Prussia, poi alla Corte di Vienna. Trattavasi niente meno che di ristabilire l'unione la più stretta fra le tre Corti del Nord, sulle basi della Santa Alleanza. Lo Czar sperava che affidando questa missione al suo amico e confidente avrebbe appianate in anticipazione le difficoltà col prestigio che il solo nome del Conte Orloff avea mai sempre esercitato in Germania. Per la prima volta, il successo attaccato fino allora costantemente ai passi del depositario de' più intimi pensieri di Nicolò, fece fallo in tale circostanza.

Ma un campo più fecondo stava per aprirsi ben tosto all'attività ed all'ingegno del Conte Orloff. Tosto che l'imperatore Alessandro piegandosi ai consigli della saggezza e della moderazione, entrò francamente nella via delle concessioni alte a render possibile la pace, il posto del Conte Orloff fu fissalo al Congresso testò riunitosi a Parigi. La rara energia con cui egli avea tentato di distogliere il fu Czar Nicolò lai provocare la guerra europea con l'occupazione militare delle provincie danubiane, doveva necessariamente far spiccare nel Conte Orloff come negoziatore quello spirito conciliativo, quel sentimento di giustizia che erano indispensabili per il successo delle conferenze. La lunga e brillante carriera di quest'uomo di Stato, non poteva essere coronata in più splendido modo dacché vide conchiusa una pace, che secondo la dichiarazione dello stesso Conte di Nesselrode, dev'essere il principio della rigenerazione politica della Russia.

SIG. BARONE DI BRUNNOW

INVIATO STRAORDINARIO E MINISTRO PLENIPOTENZIARIO PRESSO LA CONFEDERAZIONE GERMANICA

PLENIPOTENZIARIO DI RUSSIA

Filippo Barone de Brunnow, consigliere privato attuale, inviato straordinario e ministro plenipotenziario di Russia presso la Confederazione Germanica ecc. ecc.

La riputazione che gode a giusto titolo la diplomazia russa, è dovuta in gran parte alla maravigliosa intelligenza con cui seppe attirare nel suo seno gl'ingegni distinti di qualunque paese essi fossero. La corte di Russia è stata una delle prime a comprendere che l'arte del negoziatore riposa sopra meriti troppo personali, perche abbia ad essere retaggio d'una casta privilegiata come suolsi in Inghilterra ed in Germania.

i Nesselrode e i Ribesupierre innestarono alla diplomazia russa la sottigliezza dello spirito francese, e le fecero prendere i nobili modi della Corte di Versailles; i Pozzo di Borgo e i Capo d’Istria le hanno infuso la perspicacia e la destrezza italiana; i Slackelberg e i Meyendorff la perseveranza e la solidità tedesca. Il Barone de Brunnow figura onorevolmente in questa pleiade di stranieri che si sono distinti nel catalogo de' diplomatici di Russia.

Sorto da una nobile famiglia di Curlandia, nacque il 31 agosto 1797 a Dresda, e compié i suoi studi nell’università di Lipsia. Lasciata l'Università entrò nel 1818 all'epoca del congresso di Aix-la-Chapelle, sotto gli auspici del Consigliere di Stato Stourdza, nella cancelleria del Conte di Nesselrode, ove la sua attitudine diplomatica fu prontamente conosciuta ed apprezzata dall'Arcicancelliere non meno che dal Conte Capo d’Istria. Addetto dipoi al dipartimento del Consigliere Stourdza Ai incaricato di estendere con esso lui il codice civile destinato alla Bessarabia che era stata incorporata all’impero di Russia In virtù della pace di Bukarest (1812). Egli fu compagno al Conte di Nesselrode nelle conferenze di Troppau e nel Congresso di Lubiana. Addetto in qualità di Secretario all'ambasciata russa in Inghilterra, non vi rimase che un anno, essendo stato richiamato dal Conte di Nesselrode per gli affari del congresso di Verona, dopo il quale ritornò a Pietroburgo per occuparvi un posto superiore presso |l ministero degli affari esteri.

Stette qualche tempo a fianco del governatore generalo di Odessa, Conte Woronzow, ma se né separò all’epoca della guerra del 1828 e 1829 per assistere il Conte Orloff nelle negoziazioni relative alla poco di Adrianopoli. Il Conte Orloff prese ad amarlo per il suo zelo come per la rara sua capacità, egli segui il Conte Orloff a Costantinopoli come Consigliere d'ambasciata, e lo accompagnò in appresso nelle straordinarie missioni che il generale dovette compiere alle corti di Saint James e de La Hate. Non è ozioso il rammentare questa intimità d’antica data, che esiste da oltre un quarto di secolo fra i due plenipotenziari incaricali di rappresentare' lo Czar alle conferenze di Parigi.

Nominato nel 1830 Consigliere di Stato e redattore principale (direttore della divisione politica) al ministero degli affari esteri, il sig. de Brunnow rimase impiegato per ben otto anni consecutivi a fianco del Conte di Nesselrode, e più di qualunque altro fu per tal guisa a portata d'iniziarsi nei secreti della diplomazia moscovita, e di comprendere il vero spirito della politica degli Czar. Nel 1839 divenne invialo straordinario e ministro plenipotenziario presso le Corti di Stuttgarde e di Assia Darmstadt e durante l'Autunno dello stesso anno venne incaricalo d'una missione confidenziale a Londra, ad oggetto di rendere più stretti i vincoli fra la gran Brettagna e la Russia, attesoché In crisi orientate toccava al suo punto culminante.

Il Barone de Brunnow arrivò a Londra verso la metà di settembre; ivi pose ogni cura di far accettare per la soluzione della questione orientale a Lord Palmerston la proposizioni seguenti: «Azione della Francia e dell'Inghilterra sulle coste della Siria, per vincolare il Vice-Re d’Egitto, e presenza d’una forza russa a Costantinopoli durante l’operazione sulle coste della Siria Questa proposizione come chiaro apparisce era un riconoscere puramente e semplicemente dall’Inghilterra il trattato di Unkiar-Skelessy. Quindi Lord Palmerston tosto rispose. Giammai di nostro consenso, una squadra straniera non comparirà davanti Costantinopoli, senza che la nostra non vi si mostri contemporaneamente.»

Il Barone de Brunnow capi che era mestieri aspettare un momento più favorevole, per riuscire a dividere le potenze occidentali sulla questione d'Oriente. Finse di ritornare al suo posto in Germania, ed allorché poche settimane appresso, la discussione dell'indirizzo nelle Camere francesi, gli svelò la disparità delle tendenze che la Francia e l’Inghilterra tentavano di far prevalere in Oriente, il Barone de Brunnow ripassò sollecito la Manica e presentossi a Lord Palmerston con una nuova variante del Trattato d’IJnkiar-Skolessy.

Questo progetto consisteva nell'autorizzare la Francia e l'Inghilterra a far entrare ciascheduna tre vascelli in una parte definita e limitata del Mar di Marinara, mentre i Russi sarebbero venuti a Costantinopoli con la loro flotta.

Questa volta il Barone de Brunnow trovò il gabinetto inglese meglio disposto a pronunciarsi in favore dell'adozione comune delle proposizioni russe da parte della Francia e dell’Inghilterra. Il gabinetto delle Tuilleries, è d'uopo riconoscerlo, respira con una nobile fermezza la proposizione Anglo-russa, imperciocché ella tendeva piuttosto, siccome diceva, a confermare anziché ad impedire l’esclusivo protettorato della Russia, che i gabinetti di comune accordo si erano proposti di distruggere. Allora fu che il Barone de Brunnow insinuando con destrezza al gabinetto inglese non provenire il rifiuto della Francia che dagl’impegni da essa secretamente contratti col Vice-Re d'Egitto, persuase dolcemente Lord Palmerston dell’urgenza di conchiudere fra quattro Potenze quegli affari che non potevano conchiudersi fra cinque.

Il risultamento di ciò fu la conclusione del trattato 15 luglio 1840, in conseguenza del quale trovossi la Francia affatto isolata.

Le circostanze che hanno preceduto ed accompagnato la firma di questo famoso trattato sono troppo ignorate sebbene degne di osservazione, ed è perciò che cediamo al desiderio di riportarle, molto più che riflettono una nuova luce sull'ingegno del Barone de Brunnow.

Durante la seconda missione di quest’ultimo, il posto di Ambasciatore di Francia a Londra era occupalo dal sig. Guizot, che, come ognuno s’immagina, teneva gli occhi aperti sopra qualunque misura dell’inviato russo, gli sforzi del quale egli voleva paralizzare.

Il Barone di Brunnow avvedutosi dell’attenta osservazione, di cui era oggetto, si pensò di combattere il Sig. Guizot con le sue proprie armi. Servendosi di persona ammessa nell'intimità tanto dell'Ambasciatore di Francia quanto dell'inviato russo, canale da cui l’uno pareva pensare i secreti dell’altro, il Sig. de Brunnow riuscì a far credere al Sig. Guizot che senza nuove concessioni da parte della Russia, le proposte del Conte di Nembrode, non avrebbero per assoluto nemmeno la probabilità d'essere accettate dalla conferenza di Londra. Il corriere, diceva egli, che ho spedito al mio governo per sollecitare ad investirmi dell'autorità di fare delle concessioni sufficienti, è appena partito; dovrò attendere ancora un mese per avere delle istruzioni ulteriori, due altri né decorreranno in conferenze; il giorno dello scioglimento è ancora lontano. Quarant’otto ore dopo il trattato del 15 luglio era firmato. Il Barone de Brunnow era giunto a deludere la vigilanza dell'Ambasciatore francese.

L’imperatore Nicolò a titolo di ricompensa per un sì inatteso successo, accreditò definitivamente il Barone de Brunnow in qualità d’inviato straordinario e ministro plenipotenziario presso la Corte di S. James. Raggiunto il suo scopo, il Barone de Brunnow si fece a preconizzare con fervore le tendenze pacifiche del suo governo fra il popolo inglese. In un banchetto che si diede nel 1841 dalla Società russa di Londra, volendo alludere al trattato del 15 luglio esclamò: «Era forse la Russia che voleva la guerra? Era forse la Russia che cuopriva delle sue armi e delle sue truppe l'Oriente? No, nemmeno un soldato russo non varcò la nostra frontiera. Non un solo bastimento russo spiegò le vele nei nostri porti.»

Il Barone de Brunnow tracciava così di lunga mano, il cammino per il viaggio che l’imperatore Nicolò fece nel 1844 a Londra, affine di intendersi secretamente con l’Inghilterra sopra il modo di dividere fra lei e la Russia l’eredità dell’uomo ammalato.

La corrispondenza intima del sig. H. Seymour pubblicata or fanno due anni dal gabinetto britannico, vedere quanto fosse assoluta la fiducia dell'imperatore Nicolò nell'abilità del Barone de Brunnow, dacché poteva accarezzare in petto la speranza che l'Inghilterra presterebbe mano ai progetti ambiziosi dello Czar.

SARDEGNA

S. E. IL CONTE DI CAVOUR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

PRIMO PLENIPOTENZIARIO DI SARDEGNA

Camillo Benso Conte di Cavour, ministro pegli affari esteri di Sardegna, discende da un'antica ed illustre famiglia piemontese, originaria di Chieri. Nato a Torino, il 10 maggio 1810, il Conte di Cavour conta appena quarantasette anni, e non ostante egli dirige il governo del suo paese giù da quattro anni, con una abilità cosi franca, che i rappresentanti delle grandi Potenze vi si sono inchinati.

Camillo di Cavour non è giunto d'un sol tratto all'alto posto che occupa oggidì. Allorché dopo l'elezione di Pio IX, il movimento liberale rivelossi d'improvviso dall'una all’altra estremità dell'Italia, il Re Carlo Alberto, sorpreso dagli stessi eventi che aveva bramato, fu per un istante preda di serie considerazioni; ai sorgere del giorno che da si lungo tempo aspettava, parve esitante; non ch'egli avesse mutato avviso; ciò non era per nulla compatibile col suo carattere; ma temette piuttosto ohe il popolo italiano non fosse ancora assai maturo per quella giusta libertà che sembrava ardere in ogni petto. In tali istanti di irresolutezza, mentre l'animo del re vedevasi ognora alle prese con ogni sorta di seduzioni e di timori, una deputazione di semplici cittadini di Torino presentassi ai Conte Avet, ministro di grazia e di giustizia, per dimandare una Costituzione. Il ministro si recò tosto a dar parte al re d'un fatto cosi inatteso Carlo Alberto chiese i nomi dei membri della deputazione. Erano tutti onorevoli cittadini; il Colonnello Durando; il Conte Santa Rosa, l'avvocato Brofferio,ed il Conte Camilla di Cavour. quest’ultimo era conosciuto dal re, chè fanciullo ancora Camillo di Cavour era stato alla Corte in qualità di paggio. Il suo spirito caustico, ed il suo carattere indipendente lo avevano indotto a lasciare la Corte per le armi. Sortito dall'Accademia militare col grado di tenente del genio, e sentendosi debolmente inclinato per una carriera di prospettiva ristretta per un cadetta d'una famiglia non in buon odore alla Corte, lasciò il suo paese, e fermò sua dimora per lungo tempo, parte a Genova, parte in Inghilterra.

Quando il Re Carlo Alberto udì il nome del Conte di Cavour, comprese che quest’atto della deputazione era grave e ch’era d'uopo prenderlo in considerazione. Il re si pose allora risolutamente all'opera, fece appello ai lumi degli uomini più dotti e più sinceramente liberali del paese, e la Carla Costituzionale comparve ben presto sotto il nome di Statuto.

Il regime costituzionale ha dato ampia ricompensa a suoi sostenitori; il Colonnello Durando è attualmente generale e ministro della guerra; Santa Rosa mori ministro dell'agricoltura e del commercio; Camillo de Cavour è presidente del Consiglio. Il solo Brofferio né fa eccezione. In sulle prime i membri della deputazione non ottennero già l'immediata simpatia popolare. L’epoca era burrascosa, impaziente d’indugi, mal capace a sostenere il lento e paziente processo della riedificazione senza distruggere l'attuale d’un solo tratto. Il popolo sospinto dall'oggi al dimane in una nuova atmosfera politica, agitasi convulsivamente senza saper decifrare egli stesso le proprie idee né tampoco le proprie speranze. Per lui e più spesso necessaria la voce tonante del tribuno, anziché le saggio previdenti inspirazioni dell'uomo di Stato. Il Signor de Cavour stretto per nascita all'Aristocrazia, Tu nei primi anni del parlamento, esposto agli strali della popolare opposizione. Si posero in obblio i di lui zelanti servigi in favore della causa liberale, la lunga iniziazione parlamentare ch'egli attinse dall'Inghilterra; si disconobbero i vantaggi che derivar potevano dagl’incontestabili di lui talenti, e l'uomo il quale aveva si efficacemente contribuito ad erigere una tribuna politica in Piemonte, ebbe poi a trovarla per sè di non facile accesso. Se egli non fu edito allora dallo scoramento, egli è che il suo carattere portava l’impronta dell'uomo destinato a grandi cose. Il giornale il Risorgimento fondalo da lui unitamente al suo amico Balbo, e che erasi innalzalo con rapido volo in cima alla stampa politica del regno, servi finalmente ad aprirgli le porte della camera dei deputati. Egli addò a sedere sugli scanni della destra, fra i conservatori. Il Conte di Cavour, levò invano la voce contro la ripresa delle ostilità da cui derivò al paese la disfatta di Novara, l'abdicazione e l'esilio del Re ad Oporto. Il suo nome era ancora lungi dal godere di quell'autorità acquistata in appresso, ed i suoi discorsi logici, anziché seducenti ed appassionati, non potevano produrre una forte impressione sopra individui meglio inclinali a cedere allo slancio del cuore, che non ai consigli della fredda ragione. Invaso il territorio Piemontese dalle truppe Austriache, le libertà del Piemonte avrebbero potuto risentirne fatali conseguenze, se non fossero state pronte a sorreggerle la lealtà del Re Vittorio-Emmanuele, e la franca devozione di alcuni uomini scelti, e d’uno zelo tanto più disinteressato in quanto che le circostanze, imperanti un’azione modificata; li avevano fatti cadere nell'impopolarità. Fra il novero di questi uomini energici, noi troviamo ancora il Conte Camillo di Cavour. L’opera a cui que’ generosi si dedicarono con una costanza da una fermezza al disopra di qualsiasi elogio«era difficile.

Bisognava combattere a vicenda i due partiti estremi: gli uni che, d’ottime volontà, avrebbero, nella scelta dei mezzi, precipitala ogni cosa; gli altri che malvolenti reclamavano la ristaurazione del regime antico. Fra tali lotte continue, era d’uopo saper conservare pcr progredire poi, riformando con cautela. Tuttavia nel recare ad effetto un’opera si ingrata il de Cavour trovò l’occasione di trarsi di dosso quella impopolarità che già cominciava a riuscigli grave.

Il Conte Pietro Derossi de Santa-Rosa, ministro dell’agricoltura, del commercio e della marina, era morto. Per la di lui ingerenza nella redazione della legge di abolizione dei tribunali privilegiati ecclesiastici, Monsig. Franzoni arcivescovo di Torino aveva giudicato essere il Santa-Rosa incorso nella Scomunica. Aveva quindi Impartito l'ordine formale al curalo della parrocchia di non amministrare gli estremi Sacramenti al moribondo, ove non avesse precedentemente ottenuto una esplicita ritrattazione. Il ministro non avendo voluto arrendersi, era morto senza gli estremi conforti della Chiesa. Siffatto rigorismo del clero esacerbò la popolazione; v'ebbe una specie di ammutinamento e né segui l’esilio dell'arcivescovo, nonché la relegazione, in una piccola città di provincia, del curato della parrocchia di San Carlo e di tutti i membri della corporazione religiosa alla quale egli apparteneva. Il popolo avvezzo a sentirsi fortemente rampognato dal Risorgimento per ogni sua scappata, rimase sorpreso di trovarsi d’accordo col Conte de Cavour. Gli articoli pubblicati da questo giornale in simile congiuntura furono riprodotti dai fogli diplomatici: era la prima volta che un tal onore venivagli reso. Il pubblicista del Risorgimento aveva colto con premura una tale occasione per esporre le sue vedute sopra il principio di assoluta separazione dello Stato e della Chiesa. Il giorno 11 ottobre 1850, il Conte Camillo Benso di Cavour raccoglieva 1' eredità del Sig. Santa-Rosa e penetrava, in età di quarant’anni nel Consiglio, passando pel modesto ministero dell'agricoltura e del commercio. Il pubblico non andò erralo giudicando che il Conte coll'innestarsi agli affari sarebbe divenuto bentosto l’anima del governo. Da quest’epoca, meno un breve intervallo (maggio 1852) egli diresse di sua mano li limone dello Stato, sia come ministro delle Finanze, sia come ministro degli affari esteri, sia come presidente del consiglio. Non può ammettersi ch'egli abbia a lasciare si tosto il potere; l'opinione che scherni vaio nel 1848, lo considera oggi necessario e con ragione ai mantenimento delle costituzionali libertà.

Se il primo ministro del re Vittorio-Emmanuele li è reputato una personificazione dello Statuto, vuol dire che la natura lo ha fornito di tutte le qualità indispensabili per la pratica d'una costituzione. Antecedentemente a Cavour, v'ebbero molti ministri dotati d'insigni talenti, e di patrio zelo; ma erano forse di principi liberali più che costituzionali; possedevano la teoria e non già la pratica del governo parlamentare: ed i loro atti stavano sempre al dissotto delle loro intenzioni. Ora al raffigurarci il sig. di Cavour mentre fa il suo ingresso alla camera, guardando a diritta e a sinistra I suoi amici cd i suoi avversari, col labbro alleggiato al sorriso, l'occhio scrutatore, non riconosciamo noi forse immediatamente l'uomo di Stato che entra nel suo vero elemento, col piede franco e sicuro, e che conoscitore delle proprie forze, si compiace di provarle in aringo?

A queste doti che si potrebbero chiamare esteriori dell'uomo politico, il sig. de Cavour unisce i profondi studj e le grandi vedute d'un uomo di Stato. E basta osservare la posiziono politica presa dal Piemonte in Europa da alcuni anni, per rendere omaggio a colui che fu chiamato dalla saggezza del Re Vittorio Emmanuele alla direzione del governo.

SIG. MARCHESE DI VILLAMARINA

INVIATO STRAORDINARIO E MINISTRO PLENIPOTENZIARIO DI S. M. S. A PARIGI

SECONDO PLENIPOTENZIARIO DI SARDEGNA

Il Sig. Marchese Pes di Villamarina, ambasciatore di S. Maestà il re di Sardegna presso il governo francese cd uno fra i plenipotenziari al congresso di Parigi, nacque a Torino, nel mese d'agosto 1808.

Il Marchese di Villamarina deve essere annoverato fra gli uomini i più considerabili di quella forte generazione che si è rivelata in Piemonte in questi ultimi anni, e che talora per mezzo della parola talora per la spada, nei consigli come sul campo di battaglia, ha servilo il suo re e la costituzione fra le sventure, non meno che fra le glorie della patria. Sebbene all'università di Torino il Marchese di Villamarina figuri qual dottore in diritto, avendo sostenuto onorevolmente la sua tesi nel 1830, egli era cionondimeno destinato alla carriera delle armi, e comandò qualche tempo un reggimento di cavalleria Gli esempi e gli ammaestramenti d'un' illustre famiglia lo hanno mirabilmente addestrato alla duplice carica d'uomo politico e d’uomo di guerra. Suo padre il Marchese di Villamarina dopo aver passato la sua gioventù sotto le trionfanti bandiere della Francia imperiale, divenne il consigliere e l'amico del Re Carlo Alberto, e per ben quindici anni diresse come ministro della guerra, la politica del gabinetto di Torino. Tenne lungo tempo in bilico l’ascendente del Sig. della Margherita, retrogrado al movimento dell'opinione ed ai bisogni dell'epoca, e fini con riportare un compiuto trionfo nello spirito del re suo signore. Qualunque fosse la fine del regno di Carlo Alberto, non puossi non rendere omaggio alla politica nazionale e prudentemente liberale che fondò sopra solide basi l'indipendenza della Sardegna ed il suo costituzionale governo. II Re Carlo Alberto si dimostrò sempre riconoscente ai servigi del marchese. Nel 1844 accordavagli la più dolce ricompensa, chiamando il giovane di Villamarina a sedere nel gabinetto, in qualità di secretario del consiglio dei ministri, associando per tal modo il figlio alle operazioni del padre.

Il Sig. Marchese di Villamarina si sollevò insto all'altezza di sì difficili funzioni. Riunivasi settimanalmente il consiglio sotto la presidenza del re, ed in queste conferenze successive, il ministro di Sardegna d'accosto al governo francese rimase penetrato delle difficoltà di molle grandi questioni, che sonosi poi agitate dinanzi al mondo.

Per il Marchese di Villamarina fu veramente codesto un tirocinio politico. Carlo Alberto non fu lento ad apprezzare le grandi qualità del secretario del suo consiglio, e gli diede splendida prova della sua soddisfazione nel 1848.

Scatenata la rivoluzione della repubblica del 24 febbraio, in parecchi Stati d'Europa, il regno di Sardegna slava presso ad una crisi che poteva divenir fatale; i rapporti fra i gabinetti di Torino e di Firenze erano divenuti difficili; circostanze sfavorevoli certamente all'iniziamento d'un diplomatico; eppure il re non esitò a nominare il Marchese di Villamarina ministro plenipotenziario in Toscana. Da un tal posto che coprì per varii anni onorevolmente, il Marchese di Villamarina lasciò tosto scorgere quanto poteva attendersi dalla sua capacità politica.

Il governo sardo riconobbe, per cosi dire da questa prima missione adempiuta sì fortunatamente, che il Sig. di Villamarina era degno di rappresentare il proprio paese in un teatro più vasto e fu presentito d’allora che il ministro di Sardegna in Firenze, sarebbe in futuro ('Ambasciatore del Re Vittorio Emmanuele presso la Corte delle Tuilleries.

Ma prima di raccogliere dal suo governo questa ricompensa atta ad appagare la più alta ambizione, il Marchese di Villamarina dovea rendere un segnalato servigio alla Sardegna. Stanco il Re Carlo Alberto di contese, di gloria, di sciagure erasi volontariamente confinato ad Oporto; il figlio suo Vittorio Emmanuele trovossi alle prese con tutte le difficoltà sorte dalla guerra e dalla disfatta di Novara. L’indipendenza del Piemonte era sfuggila al disastro; un parlamento sussisteva ancora a Torino; ma i partili estremi egualmente ciechi, seminavano accanitamente gli ostacoli sotto i passi del nuovo re ed i loro incredibili assalti rendevano ogni dì più incerto l’avvenire del governo costituzionale in Italia. In una congiuntura circondala da tanti pericoli, Vittorio Emmanuele pensò a farsi forte dello zelo il piò sperimentato, chiamò allato della sua persona il Marchese di Villamarina. Quest'alto fa onore al re ed al suddito ad un tempo. Nella crisi ministeriale provocata dalla legge dei conventi, il Marchese di Villamarina venne incaricato di concerto col generale Durando di formare un nuovo gabinetto, e mercè il legittimo ascendente che potè esercitare sopra le notabilità parlamentari delle due Camere, pervenne a dissipare l'uragano che sovrastava alla corona ed alla costituzione.

Un siffatto servigio meritava le più splendide testimonianze della reale soddisfazione.

Il Sig. di Villamarina fu nominato Ambasciatore a Parigi verso la fine del 1852. Ognuno sa aver egli più d'ogni altro cooperato a ressodare cioè maggiormente i legami che stringono la Sardegna e la Francia.

Non aggiugneremo che una sola parola. Negli alti testé compiuti dal congresso, il Marchese di Villamarina mostrassi degno collega del Conte di Cavour, e gli slanci del suo patriotismo gl'inspirarono spesso la parola mossa ad onore d'Italia.

TURCHIA

S. A. AALI- PACHA GRAN VISIR DI SUA MAESTÀ IMPERIALE IL SULTANO

PRIMO PLENIPOTENZIARIO DELLA TURCHIA

Due uomini rappresentano la Turchia al Congresso di Parigi; tutti e due sembravano destinati anticipatamente dalla loro posizione a' tanto onore e a tale responsabilità.

Il primo, Aali-Pacha, già investito come gran Visir dell'autorità è della firma stessa del Sultano, diveniva col Tatto la più aita personificazione della civiltà Musulmana.

Il secondo Mehemed-Djemil-Bey trovavasi, qual Ambasciatore a Parigi, nell’immediato contatto agl'interessi europei, associato quindi fin d'allora alla loro azione, e parte integrante del loro accordo.

Nato a Costantinopoli nel 1815, Mehemed-Emin-Aali applicossi fino, dalla sua giovinezza a coltivare le lettere Arabe e Persiane e divenne orientalista altrettanto profondo quanto scrittore elegante, qualità che gli valsero delle distinzioni da parte di Reschid-Pacha.

Dalle più modeste funzioni della Cancelleria di Costantinopoli arrivò giovane ancora alla più alta dignità del suo paese, senza patrocinio di famiglia, senza beni di fortuna, e che più è, senza brogli; è vero che la Costituzione ottomana favorisce singolarmente queste promozioni personali, effettuando meglio d’ogni altra l'idea della democrazia, ma non avendo Aali-Pacha preso giammai parte alle occulte lotte che disorganizzano sì spesso l’Amministrazione turca, ed essendo il suo nome rimasto puro da qualsiasi transazione sospetta, è d’uopo inferire che un merito eccezionale lo abbia raccomandato fino da suoi primi passi, alla scelta persistente e sempre applaudita di Ahdul-Medjid.

Sotto gli Auspici del medesimo incominciò egli la sua carriera pubblica, quale Commesso, mentre non contava che soli dieciott’anni, passando pur tuttavia per uno de' migliori redattori in lingua turca. Mehemed-Emin-Aali impiegava gli ozi, che gli lasciavano le sue pubbliche funzioni, nell'imparare la lingua francese e le Scienze Occidentali. Dopo avere atteso agli uffizj della Cancelleria della Porta, ed a quello delle traduzioni, entrò nella diplomazia.

Aali-Pacha, infatti viene ritenuto per il funzionario il più studioso, il più profondamente istruito, ed il più disinteressato della Turchia: il suo esterno si distacca, sotto un tale rapporto dal tipo generale di fisonomia de' suoi compatrioti. Di modi dolcissimi, concilianti, ed oltremodo cortesi, sebbene d’indole energica, egli porta scolpita nella fronte l’impronta dello studio. Non traspare in lui che un solo lusso quello della biblioteca, ed una sola preoccupazione politica quella degl'interessi del suo paese. La dignità del suo carattere gli valse la stima universale.

Nel 1835, a vent’anni venne addetto come secondo Secretario alla missione d’Ahmed-Felhi-Pacba che recavasi a Vienna in qualità di Ambasciatore. Due anni dopo, egli restituitasi a Costantinopoli ove veniva nominato primo dragomanno del divano imperiale.

A quest'epoca, Mehemmed-Emin-Aali era già considerato come uno de' migliori conoscitori delle lingue e della diplomazia d'Occidente che esistessero in Turchia. Giudicossi quindi opportuno di utilizzare immediatamente i suoi talenti associandolo qual Consigliere d'Ambasciata alla missione straordinaria di Reschid-Pacha a Londra. L’anno seguente alla partenza dell’Ambasciatore egli restò incaricalo degli affari del suo governo presso il governo della Gran Brettagna.

Reduce a Costantinopoli nel 1839, Aali-Effendi fu eletto Consigliere del Ministro pegli affari esteri, posto a cui è stato testé innalzato S. E. Nourreddin-Ney che fa parto della missione straordinaria del gran Visir a Parigi.

Due anni più tardi egli ritornò a Londra in qualità di Ambasciatore: egli aveva allora venti sei anni, e le sue nobili maniere, l'onoratezza del suo carattere, gli avevano meritala una tale considerazione, che bastò a prevenire un’ imminente scissura fra la Porta e l’Inghilterra; mentre Sir Stratford Couninz già da un mese, non manteneva più alcuna relazione con la Porta, ciò che obbligava l'Ambasciatore turco a Londra, restando pur tuttavia al suo posto, di astenersi da qualsiasi rapporto personale col gabinetto britannico.

In tale occasiono Lord Aberdeen scrisse, per uno spontaneo impulso una lettera delle più lusinghiere ad Aali-Effendi, esprimendogli il suo sincero e profondo rincrescimento per le sopraggiunte interruzioni nei loro scambievoli rapporti. Il carattere freddo e riservato di Lord Aberdeen rende doppiamente significante questo contrassegno di stima verso P Ambasciatore del Sultano.

Non avendo la Santa Sede alcuna rappresentanza presso la Corte della Gran Brettagna, l'Ambasciatore il più anticamente accreditato vi esercita le funzioni di decano del corpo diplomatico, riservate altrove al nunzio pontificio. In assenza dell’Ambasciatore di Francia, Aali-Effendi trovossi cosi alla lesta del corpo diplomatico in occasioni solenni, sebbene fosse il più giovane di tutti i suoi Colleghi.

Lungi dall'insuperbirsi per una tale preeminenza egli appariva quasi vergognoso di avere il passo sopra gli altri vecchi diplomatici, tant'è vero che il segno caratteristico del merito reale è sempre la modestia. L'affettato sussiego di certi uomini di stato non è che un manto per coprire la loro mediocrità.

Nel 1814, reduce a Costantinopoli, Aali Effendi occupò per alcuni mesi il posto di membro de) supremo Consiglio di giustizia. Indi, all'occasione della partenza per la Stiria di Cbekib-Pacba, Ministro allora degli affari esterni, l'interim di questo portafoglio fu a lui confidato.

Nel medesimo anno, quando Rcschid-Pacha fu chiamato al ministero degli affari esteri, Aali-Effendi divenne di bel nuovo Consigliere di tal ministero, ed in pari tempo gran Cancelliere del divano (Beyliktchy).

L'anno seguente, Reschid-Pacha essendo stato innalzato alla dignità di gran Visir, Aali-Effendi divenne Ministro pegli affari esteri.

Due anni appresso, Aali-Effendi era nominato Muchir (maresciallo); e nel 1848, il Sultano volendo ricompensare i suoi servigi in una splendida maniera gli conferì il grado di Pacha. Allora fu che Aali-Pacha diede un esempio unico nei fasti dell’impero ottomano quello di rinunziare volontariamente alle cariche conferitegli dal Sultano, per seguire la fortuna di Reschid-Pacha allora destituito.

Rientrato nella vita privata nel 1848, non vi rimase lungo tempo. Richiamava!«il Sultano alla presidenza del Consiglio supremo di giustizia e pochi mesi dopo al ministero degli affari esteri, quest'ultimo posto non fu da lui lasciato che nel 1852 per diventare gran Visir dopo la ritirata di Reschid-Pacha innanzi le prime complicazioni della questione d'Oriente Aali-Pacha, aveva compiuto il suo trentasettesimo anno, aveva percorsi tutti i gradini delle dignità del suo paese e poteva rendere a se stesso questa giustizia ch'egli le aveva ottenute senza viltà, e lasciate senza dolore.

Gli avvenimenti che dovevano fissare l'attenzione dell'Europa sopra Costantinopoli cominciavano a farsi palesi, e da essi risultò una grande mobilità nell'amministrazione ottomana. I ministeri si creavano e si annullavano a grado di una politica che non avea per anco trovato un punto d'appoggio nell'intervento armato delle due grandi potenze Occidentali. In forza di questa mutabilità, Aali-Pacba non rimase Gran Visir che soli quattro mesi. Gli si diede allora il governo generale di Smyrne; dieci mesi dopo, quello di Brouse; e finalmente la presidenza del consiglio del Tamzimel che doveva elaborare le riforme progettate dal Sultano. Correva l’anno 1854, e le complicazioni esterne avevano raggiunto il loro apogeo. Reschid-Pacha fu richiamato al grado di Gran Visir, e Aali-Pacha ridivenne ministro pegli affari esteri della nuova amministrazione; in quest’ultima qualità prese egli parte nel 1855 alle conferenze di Vienna, ove rifulsero, per confusione degli stessi suoi colleghi, le più alte e le più onorevoli qualità dell'uomo di stato.

Durante la sua assenza una nuova crisi ministeriale avea rovesciato Reschid-Pacha, questa crisi ebbe gli stessi effetti di quella del 1852. Aali-Pacha fu promosso una seconda volta alla carica di Gran Visir, e sotto questo titolo diresse l’elaborazione dei progetti di riforma, che hanno sortito il loro effetto con la pubblicazione del nuovo Hatti-Cherif.

Da quanto si vede, poche esistenze pubbliche furono così bene impiegate, e pochi uomini hanno sostenuta una parte più importante nel proprio paese Ma specialmente pochi ministri meritavano con più giusto titolo l’onore supremo di rappresentare la loro nazionalità nei consigli sovrani d’Europa. Di aspetto ancor più giovane che noi sia in fatto, Aali-Pacha offre nel suo esteriore, ne’ suoi modi, nella gentile riservatezza de' suoi atteggiamenti, una seduzione particolare che dà risalto a quelle del suo carattere e de' suoi talenti. E d’uopo fare encomio ad un governo che sa scegliere in tal guisa gli uomini eccezionali, frammezzo alla folla ove si agitano gl'intrighi e la venalità, né deesi disperare della rigenerazione d'un paese che può produrre simili uomini.

Non si è parlato fin qui che dell’uomo politico: nella vita privata noi vediamo Aali-Pacha consacrare gl'istanti d’ozio lasciatogli da’ suoi studj alla sorveglianza dell’educazione de' suoi figli, cosa certamente rara in Oriente. Padre tenero ed affettuoso, Aali-Pacha non è meno sublime nella sua devozione filiale che lo rende amoroso e riverente verso la vecchiaja degli autori de' giorni suoi. Lungi dall’arrossire della modesta sua origine, egli attribuì mai sempre la causa del proprio innalzamento alle cure ed ai sacrifizj che la sua educazione dovette costare a suoi genitori.

E nella stessa guisa che dopo avere raggiunto l’estremo gradino della dignità nel suo paese, egli ha conservalo la calma ed il contegno d’un filosofo, nella stessa guisa anche in mezzo al potere, egli non ha mai collocato la vera felicità se non nelle sante e dolci emozioni della famiglia.

S. E. MEHEMED-DJEMIL-BEY

AMBASCIATORE DI SUA MAESTÀ IMPERIALE IL SULTANO

PLENIPOTENZIARIO DELLA TURCHIA

Tra vita politica di Mehemmed-Djémil-Bey offre ancora un campo ristretto, tutto chè ella sia già considerevole, avuto riguardo alla giovinezza dell’Ambasciatore della sublime Porta a Parigi.

Figlio primogenito di Reschid-Pacha, che da più di vent’anni sostiene una parte si preponderante a Costantinopoli, egli seguì suo padre in tutte le sue Ambasciate d'Europa, abituandosi per tal modo, giovane ancora, a quella civiltà occidentale che tanto potere dovea in appresso esercitare sopra i destini del suo paese.

Allorché nel 1811, Reschid-Pacha fu inviato per la seconda volta a Parigi, Mehemmed-Bey fu a lui associato come subalterno; e tre anni appresso nel 1814, il giovane impiegato divenne secretario d’Ambasciata.

Nel 1845, divenuto Reschid-Pacha Gran Visir, suo figlio fu destinato agli uffizi degli affari esteri della sublime Porta, d’onde sortì bentosto per coprire presso il Sultano la carica di secondo secretario, e da questo posto di alta fiducia giunse all'Ambasciata che occupa oggidì, ed alla missione straordinaria che le circostanze politiche gli hanno confidata.

Mehemmed-Djemil-Bey ha appena trent’anni. Egli congiunge ad un merito distinto, una grande cortesia ed una singolare affabilità di carattere. Il soggiorno fallo in Europa ad epoche diverse, devo avergli inspirato delle dotte simpatie per i nostri costumi.



La guerra di Crimea (1853-1856) - Elenco dei testi pubblicati sul nostro sito

1855
Sunto di geografia della Crimea e degli stati limitrofi illustrata da quattro carte diligentemente incise
1856
Discussioni alla Camera dei Deputati  del Regno di Sardegna - Trattato di pace - Parigi 30 marzo 1856
1856
La questione italiana al Congresso di Parigi nell’anno 1856
1856
La questione d’oriente - cause - andamento diplomatico - conchiusione della pace - protocolli e trattati
1856
Il trattato di pace di Parigi 30 marzo 1856 e le convenzioni annesse - seconda edizione
1871
La Russia e il trattato di Parigi del 1856 - Pensieri del cav. Pietro Esperson
1881
Il congresso di Parigi (1856) - Conferenza dell'on. comm. Giuseppe Massari
1882
Le guerre dell’indipendenza italiana dal 1848 al 1870 di Carlo Mariani
1891
Nicolas I et Napoléon III - Les préliminaires de la guerre de Crimée (1852-1854) d’après les papiers inédits de M. Thouvenel
1896
La spedizione sarda in Crimea nel 1855-56 narrazione di Cristoforo Manfredi compilata colla scorta dei documenti
2014
In Crimea nacque l’Italiella. L’inizio dei misteri d’Italia passa per l’oriente di Zenone di Elea


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Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - lho sempre cercato ma non non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)












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