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Il Portastendardo di Civitella del Tronto

54° INCONTRO TRADIZIONALISTA

DI CIVITELLA DEL TRONTO

11-12 MAGGIO 202

Sala Polifunzionale del Comune di Civitella del Tronto
(messa gentilmente a disposizione dall’Amministrazione Comunale)

Convegno di Studi

La Legittimità di esercizio 

Un principio fondamentale del tradizionalismo ispanico 

Presiede: Avv. Leodegaro Huober

Dott. Maurizio Di Giovine, Introduzione. La lettera della principessa di Beira 

Prof. Giovanni Turco, Legalità e Legittimità 

Dott. Edoardo Vitale, Legittimazione dei Re di Napoli 

Prof. Riccardo Pasqualin, Il Legittimismo nel Veneto (Comunicazione) 

Prof. Gianandrea de Antonellis, La Legittimità in libreria: novità e progetti editoriali (Comunicazione)  

Prof. Miguel Ayuso, Conclusioni

All’apertura dei lavori, il dott. Giuseppe Catenacci, presidente onorario dell’Associazione Nazionale ex Allievi Nunziatella, da anni presente ai nostri Incontri, presenterà un nuovo pamphlet della collezione “La Nunziatella in 16i”, curato dall’Associazione Nazionale ex Allievi Nunziatella e dalla Sezione Abruzzo e Molise della stessa . 

A margine del Convegno funzionerà un banco libri per la formazione intellettuale del tradizionalista.

Oltre al Convegno, il programma prevede la cena comunitaria (che si consumerà presso l’hotel Fortezza, si chiede di prenotare); la Santa Messa domenica mattina (alle ore 9,30 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli); la salita in fortezza con il tradizionale alzabandiera nella piazza d’armi e con l’incontro nel palazzo del Governatore dove saranno commemorati i caduti Napolitani. Al termine è prevista una visita in fortezza e alle ore 13,30 il pranzo conclusivo dell’Incontro (presso l’hotel Fortezza, si chiede altresì di prenotare). 

Per prenotare cena, pranzo e pernottamento: 

Hotel Fortezza, Tel. 0861/91321 – fax 0861/918221 

Camera singola: € 40; doppia uso singola € 50; doppia € 60.

Hotel Zunica, Tel 0861/91319 

Camera doppia uso singola € 85; camera doppia € 95.  

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CONTRO I MULINI A VENTO

DEL TERZO MILLENNIO

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Vi fu un tempo in cui il nostro bel Paese fu meta di pittori del Nord Europa, attratti dalla luce, dalla bel¬lezza e dalla varietà dei nostri paesaggi. A distanza di poco più di due secoli tut¬to è stato azzerato in nome della transizio¬ne verde. La quale, anche con l’utilizzo di impianti eolici, sta sottraendo terreno agli agricoltori e bel¬lezza naturale ai bor¬ghi della penisola.

L’ingegneria ha fatto ricorso alla cosid¬detta pala eolica perché il vento migliore si trova a un centinaio di metri di altezza, dove è forte e meno turbolento. E’ nata così la pala eolica ad asse orizzontale, composta da una torre, di altezza com¬presa tra gli ottanta e centoquindici me¬tri, con una struttura in acciaio; da una navicella, all’interno della quale sono po¬sti i vari meccanismi che consentono di convertire il vento in elettricità e da un rotatore, (diametro tra i 90 e i 150 metri), ovvero una superficie di cemento armato che regge la torre attraverso un sistema di fissaggio a bulloni. In alto, sorrette dalla navicella, si sporgono tre pale, (lunghezza tra i 10 e gli 80 metri circa), vere e proprie lame, realizzate in fibra di vetro o di carbonio. Il funzionamento è il seguente: l’energia cinetica del vento viene convertita in energia meccanica. Un moltiplicatore di giri trasforma la rota¬zione lenta delle pale in una rotazione più veloce in grado di far funzionare il generatore di elettricità. Il generatore elettrico converte l’energia meccanica ri¬cevuta in energia elettrica. Un trasforma-

tore provvederà a trasferire l’energia elettrica da un circuito a un altro (nel ca¬so, la rete elettrica) modificandone le ca- radaristiche (cfr. enelgreenpower.com). L’impellenza della transizione green ha determinato l’utilizzo degli espropri per pubblica necessità. Infatti una trasmis¬sione televisiva indipendente ha denun¬ciato, il 7 febbraio 2024, il caso di terreni espropriati ad agricoltori senza alcun preavviso, in nome della pubblica utilità. Abbiamo anche letto che “con le missive fatte recapitare a centinaia di proprietari terrieri, una società milanese ha comuni¬cato il rilascio in proprio favore di Auto¬rizzazione Unica n. 117 del 24.05.2023 da parte della Regione Puglia per la rea¬lizzazione di un impianto eolico, nonché la dichiarazione di pubblica utilità, l’indif- feribilità ed urgenza delle opere. Nelle missive veniva preannunciata, inoltre, l’attivazione del procedimento espropria- tivo” (cfr. foggiatoday.it).

In Puglia, in provincia di Foggia, a Celle di San Vito, un piccolo borgo con 162 abitanti, sono sorte 156 pale. A Sant’A¬gata d Puglia sono sorte 111 pale, una ogni 17 abitanti.

In Sicilia, a Mazzara del Vallo, è stato pro¬gettato un maxi par¬co eolico, davanti a quelle coste in cui è presente un pesco¬sissimo tratto di mare ricco di gambero ros¬so e pesce azzurro. Come conseguenza si prevede la distru¬zione di un antico e rinomato sistema economico che man¬derà sul lastrico cen¬tinaia di famiglie.

In Toscana non av¬viene qualcosa di diverso. Su un quoti¬diano nazionale del 15 febbraio scorso leggiamo che “I sindaci della Maremma dicono “No” ai parchi eolici e annunciano battaglia contro chiunque voglia deturpa¬re il territorio. Giovanni Gentili, primo cit¬tadino di Pitigliano, ha indetto un’assem¬blea pubblica dopo che Sorgenia ha pre¬sentato un progetto per creare un parco eolico con sei aerogeneratori della po¬tenza complessiva di 37,2 MW in zona Rempillo, un’area di particolare interesse archeologico, ambientale e paesaggisti¬co”.

Stupisce osservare che il rifiuto proviene da una zona che vota per i progressisti. Solitamente favorevoli alla transizione verde. Di fronte alla realtà prevale il sen¬so pratico. Si rifiuta un impatto ambien¬tale che sarà devastante in un territorio tipico della Maremma toscana fatto di colline dolcemente ondulate e coperto da una rigogliosa vegetazione mediterra¬nea.

Dalla Toscana alla Sardegna. Quest’iso¬la è stata la vittima innocente di uno de¬gli ultimi atti del governo tecnico di Mario Draghi. La stampa quotidiana il 18 feb¬

braio del 2022 ha scritto: “Draghi in ex¬tremis ha dato l’ok al parco sardo di Sie¬mens Gamesa. Lo stesso che era stato bocciato da tutte le autorità”.

Ma non è tutto, perché qui stiamo assi¬stendo alla proliferazione di torri alte co¬me la Tour Eiffel. Tutto sta avvenendo in nome della rivoluzione verde per salvare il pianeta. Ma abbiamo anche letto che si vogliono salvare i soldi della grande fi¬nanza.

La Sardegna sta subendo l’aggressione dei mostri del XXI secolo: le pale eoli¬che. Esse mettono in pericolo la storia stessa dell’isola, le tradizioni, i prodotti ti¬pici, la pesca, l’artigianato di tutti quei prodotti che il mondo ci invidia. I sardi hanno definito “un golpe energetico” la decisione del governo centrale di Roma di installare in Sardegna le pale eoliche. Qui si prevede l’istallazione di 1.500 tor¬ri: 54 pale eoliche, alte 332 metri, saran¬no istallate a Capo Caccia; 120, alte fra i 200 ed i 300 metri le troveremo nel golfo degli Angeli; 33, alte 300 metri sorgeran¬no di fronte all’isola di San Pietro; centi¬naia tra Maddalena e Caprera; 210 in Costa Smeralda. Sarà, a tutti gli effetti, un’occupazione del mondo green.

E’ stato accertato che l’insieme di queste pale eoliche produrrà energia per venti¬cinque milioni di persone. Ma i Sardi so¬no meno di due milioni. Sorge sponta¬nea la domanda: chi ne beneficerà di tanta plusvalenza energetica? Mario Giordano, su La Verità del 1° maggio 2023, ha scritto: “E’ evidente che l’inve¬stimento non è a favore dei Sardi. E allo¬ra a favore di chi? Basta guardare chi presenta i progetti: nove sono di Iberdro¬la, una multinazionale spagnola a cui l’antitrust ha appena contestato pubblici¬tà ingannevole proprio sulle rinnovabili; dietro il progetto di Capo Caccia c’è una multinazionale svedese (la Hexicon); dietro quello di Nuoro c’è un’altra multi¬nazionale spagnola (EDP Renewables); dietro quello dell’isola di San Pietro c’è una multinazionale danese (Wind Po¬wer); e dietro quello del Golfo degli An¬geli c’è la banca d’affari americana J. P. Morgan, che nel febbraio 2022 ha com¬prato Falck Renewables, storica società della famiglia Falck. Acquisto quanto mai tempestivo. Proprio un mese prima che Draghi desse il via libera alla eolizzazio- ne forzata della Sardegna...”.

A Carloforte già si alza la voce: si ha la convinzione che le pale eoliche distrug¬geranno la pesca del tonno rosso, stori¬ca ricchezza locale. Il 7 novembre 2022, il quotidiano Unione Sarda ha scritto: “C’è di tutto e di più nell’assalto eolico targato Danimarca all’Isola di San Pietro. C’è il conflitto internazionale tra l’Algeria e l’Italia per la sovranità in quel tratto di mare, c’è la guerra tra il Ministero delle Infrastrutture e la Presidenza del Consi¬glio dei Ministri sulla procedura da segui¬re per devastare quel tratto di costa a colpi di pale eoliche ciclopiche da confic¬care in mezzo a quell’orizzonte esclusi¬vo, c’è, soprattutto, l’impatto devastante per il “Paesaggio” e la rotta del Tonno Rosso, da sempre elemento primario di un’economia fiorente per quest’Isola nell’Isola”.

A Capo Caccia si dice che le pale eoli¬che distruggeranno la Riviera del Coral¬lo, storica ricchezza del luogo. Lo sfregio delle pale eoliche colpirà la bellezza di Capo Teulada, dell’isola dei Nuraghi, la basilica di Saccargia ed altro ancora.

Nel cuore della Barbagia, nella miniera dismessa di Sos Enattos, si trova il pun¬to più silenzioso della terra, l’unico di cui, a detta degli esperti, si può sentire la vo¬ce dell’universo. Questo sito era stato scelto per realizzare l’Einstein Telesco¬pe, un centro di ricerca fra i più impor¬tanti del pianeta e che avrebbe portato migliaia di posti senza intaccare nulla della bellezza dei luoghi. Secondo i piani del governo centrale di Roma, anche in questo sito saranno installate le pale eo¬liche che faranno sparire il silenzio. Ed il progetto Einstein fallirà. Francesca Zoc- cheddu sul quotidiano “La Repubblica” del 22/12/2022 ha così titolato il suo arti¬colo a tale proposito: “L’ex miniera di¬smessa di Sos Enattos candidata per costruire il mega telescopio capace di captare le onde gravitazionali: il nome del Nobel Parisi in campo per guidarlo. Ma due grandi impianti, che potrebbero sorgere nelle vicinanze, lo minacciano”.

La filosofia americana della seconda metà dell’Ottocento ha delineato il profilo di un atteggiamento “spregiudicato” che era appena entrato nella società e fina¬lizzato ad ottenere precisi risultati. Gli è stato dato il nome di “pragmatismo”. In base ad esso ciò che è valido oggi può non esserlo più questa sera. La storia delle pale eoliche rientra in tale filosofia. Le pale eoliche oggi sono esaltate ed imposte dalla moda green, domani scon¬fessate ed abbandonate. Ma tutti quei mostri al vento, disseminati nella nostra bella penisola, che fine faranno? Forse resteranno lì, inutilizzati, quali rottami di un’epoca, a testimoniare un mondo che ha voluto fare oltraggio alla bellezza del Creato.

Il Presidente degli Incontri

Tradizionalisti di Civitella del Tronto

Dott. Francesco Maurizio Di Giovine

Commendatore dell’Ordine

della Legittimità Proscritta

Le edizioni D’Amico, nell’ambito  della collana “1799. Studi e Documenti“ diretta da Francesco  Maurizio Di Giovine, hanno pubblicato la sezione delle memorie  del generale Thiébault che si  riferisce alla guerra dell’esercito  francese nel Regno di Napoli nel  biennio 1798-1799.

Il volume, che si avvale della  prefazione di Massimo Viglione,  è di capitale importanza perché,  scritto a distanza di tempo e destinate alla pubblicazione solo  dopo la propria morte, quindi  vergate senza peli sulla lingua,  l’autore non nasconde il reale  intento dell’armata francese nella  sua campagna: non certo quello  di liberare popolazioni assoggettate alla tirannide, bensì quello di  liberarle dai beni materiali  (denaro contante, oggetti sacri,  opere d’arte…) e rimpinguare le  vuote casse dell’erario francese,  senza preoccuparsi del costo di  vite umane (del “liberati”) da sacrificare in tale intento. 

Riportiamo alcuni passaggi in cui    emerge la ferocia dei Francesi (i  corsivi sono nostri).  

«Poche insurrezioni hanno raggiunto un tale livello. Era una crociata. Ho già detto che i Napoletani erano da disprezzare come soldati, ma da rispettare come  uomini. Inquadrati in plotoni regolari non servivano a niente, ma erano combattenti formidabili e terribili nella guerra per bande. La guerra di Napoli iniziò davvero quando non ci furono più armate napoletane. I Napoletani del 1798, feroci e  superstiziosi, furono battuti dappertutto.  Oltre ai caduti in combattimento, sessantamila di loro furono passati per le armi  sulle macerie dei loro paesi o sulle ceneri delle loro casupole. Non riuscimmo,  però, mai a vincere la loro resistenza, da  nessuna parte» (p. 81)

Ecco denunciato il reale fine della campagna di scavi archeologici voluta da  Championnet: «Nel frattempo Championnet diresse e rinforzò il governo di  Napoli, continuando a incassare le contribuzioni. […] Per sua maggior gloria  fece riprendere gli scavi a Ercolano,  Pompei, Stabia, Nola e Sant’Agata, inviando al Direttorio un primo convoglio di  oggetti d’arte contenente la Venere Callipigia. L’Ercole Farnese sarebbe presto  seguito» (p. 177). 

«L’avanguardia di Salm scortava il quartier generale, la banda dei commissari  con relativo bottino e un convoglio d’oggetti d’arte rimasto a Napoli per la brusca partenza di Championnet. L’Ercole  Farnese non fu caricato, per dimenticanza o perché sostituito da opere in materiali più pregiati». (p. 224). 

Ma ciò che più colpisce è la descrizione dei massacri compiuti  nei vari paesi e città che attraversarono: Ad Isernia «fu un vero e  proprio massacro, che non si  limitò soltanto alla città. Gli insorti  in fuga furono inseguiti e catturati  dall’11° reggimento di cavalleria.  Quelli che furono trovati armati o  sembravano aver preso parte  alla resistenza furono uccisi. Ne  morirono più di millecinquecento,  ma questo non impedì che la  notte seguente fossero scannati  tre nostri collaborazionisti. La  città avrebbe meritato di essere  incendiata e rasa al suolo, ma fu  conservata come Sulmona per  alloggiarvi la brigata di Monnier e  la mia. Fu comunque saccheggiata e più che decimata». (p.  82).

A Napoli «Nello stesso momento granatieri e battaglioni  massacravano di corsa tutti quelli  che si trovavano davanti, mentre  la cavalleria chiudeva le vie di  fuga verso il rione.

«I nostri soldati erano colmi di  rabbia e sete di vendetta e nessun Napoletano restò vivo sul  nostro percorso. Non avevo mai visto  tanti cadaveri ammucchiati. Non avrei  neanche creduto possibile sterminare  tanta gente in così breve tempo. Avrei  rivisto una scena simile soltanto a Isola  [del Liri] nella seconda parte della campagna. Non oso valutare il numero dei  morti. Migliaia di soldati napoletani e  lazzaroni giacevano al suolo» (p. 120). 

Sono solo alcuni dei numerosi esempi di  massacri compiuti dai rivoluzionari francesi, che solo l’ipocrisia imperante, degna discendente del fanatismo giacobino  dei traditori del ’99, permette di esaltare  ancora come “liberatori”.

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PAUL THIEBAULT

L'invasione francese 
del Regno di Napoli (1798-1799) 
Memorie di un protagonista 
D'Amico Editore 
Nocera Superiore 2024 
p. 242 € 18




Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - lho sempre cercato ma non non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)










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