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Menzogna e verità

di Zenone di Elea

Abbiamo volutamente accostato un editoriale “Operazione verità” di Ernesto Galli Della Loggia, l’intervenuto del Presidente Napolitano sulla “casta”, la risposta di Mieli ad un lettore del Corsera del 2003, alcune righe tratte da “Indietro Savoia” di Lorenzo Del Boca.

Secondo il nostro modesto parere, tutti i difetti, le furbizie, i luoghi comuni di cui questo paese è pieno – da Nord a Sud – risiedono nelle sue basi fondanti, nel Risorgimento.

Fino a quando non si farà piena luce sulla genesi di questo stato, portando alla luce le tante scomode verità che da anni serpeggiano in giornaletti di periferia, sulla rete, ma non trovano ospitalità né dignità nelle accademie, l’invito di Ernesto Galli Della Loggia è destinato a rimanere lettera morta.

Nessuna operazione di verità potrà mai guarire questo paese, infetto ab origine dal virus della menzogna. Una menzogna che ha esaltato una parte del paese come onesta, fattiva ed operosa ed un’altra come delinquente, lavativa e inconcludente. Il tutto per nascondere le nefandezze di una guerra civile combattuta all’indomani dell’unità, una guerra che vide la separazione giuridica in due aree ben distinte il novello stato: in una la “sana”, si edificava, in un’altra, la “marcia”, si distruggeva, si depredava, si effettuavano fucilazioni sommarie in nome della Patria Una.

A partire dal decennio orribile 1860-1870, il Meridione è stato ciclicamente utilizzato per creare nuovi equilibri o consolidarne di esistenti. Sempre ed esclusivamente a vantaggio del centro-nord. E sempre con l’ausilio di grandi personalità politiche di origine meridionale.

Anche in questi ultimi decenni, abbiamo avuto finissimi politici, come Fornica (socialista) De Mita (democristiano) – quest’ultimo tacciato da Agnelli come “intellettuale della Magna Grecia” – o i più recenti, Mastella, Bassolino, D’Alema. E ve ne sono stati anche di integerrimi come il comunista Ingrao, ma ditemi voi a cosa sia servita la sua integrità morale, quali vantaggi abbia portato alla sua regione di origine, la Calabria.

I guasti che hanno causato gli intrallazzatori di origine meridionale sono sotto gli occhi di tutti, non siamo certo noi a nasconderli. Quel che non accettiamo è il voler far passare i rappresentanti del centro-nord come delle educande e i politici meridionali come dei delinquenti dediti al malaffare. La verità è una sola: essi hanno servito interessi altri, rispetto a quelli che avrebbero dovuto servire, per le loro terre hanno finito per fare solo danni. Il caso Bassolino in Campania è assolutamente emblematico. Fra poco ci troveremo sulle nostre tavole le mozzarelle di bufala made in lombardo-veneto.

Scrive tra l’altro Galli Della Loggia: “così come fingiamo che sia normale un livello di criminalità organizzata come quella che c'è nel Mezzogiorno”. Noi, di rimando, gli rivolgiamo questo elementare quesito:  come mai lo Stato Italiano è riuscito a battere sul piano politico e militare il terrorismo?

Semplice, vi era la volontà politica per farlo. Battere la criminalità organizzata, nel Sud, che ha aiutato questo stato nella sua fondazione ricevendone una sorta di legittimità non è altrettanto facile. Anche perché bisognerebbe invertire di 180 gradi l’azione dello stato nei territori meridionali e non ricordarsene solamente durante le tornate elettorali o quando avvengono episodi che fanno molto rumore sul piano mediatico.

Noi, ad onor del vero, non ci crediamo, forse non ci abbiamo mai creduto davvero. Se non quando eravamo giovani e illusi adepti delle belle teorie della sinistra nazionale, quando andavano di moda slogan del tipo “Nord e Sud uniti nella lotta”, “operai del Nord e contadini del Sud uniti contro capitalisti settentrionali e i latifondisti meridionali”.

Come si fa a crederci se anche lo stesso linguaggio dei media e della politica è intriso di menzogna, se ogni male viene accostato al termine “meridionale”? Facciamo qualche piccolo esempio?

Corruzione politica?

Malaffare?

Inefficienza della pubblica amministrazione?

Siate sinceri, l’aggettivo che viene spontaneo da accostare non é “meridionale”? E noi ora vi facciamo il controcanto da buoni sudisti.

Corruzione politica? Il primo e più grande corruttore politico fu il padre della patria Camillo Benso di Cavour, che si comprò le alte gerarchie borboniche per spianare la strada alla conquista piemontese. La stessa vittoria di Calatafimi fu un atto di corruzione del generale Landi da parte dell’eroe dei due mondi.

Malaffare? Si impossessarono delle liquidità dei nostri banchi, misero in ginocchio le nostre industrie, monopolizzarono gli appalti pubblici dando vita ad una serie infinita di ruberie – Avete mai sentito parlare dello scandalo delle Ferrovie Meridionali? Vi fu coinvolto il Gran Maestro Adriano Lemmi.

Inefficienza della pubblica amministrazione? – Vi invitiamo a leggere l’interpellanza di Proto duca di Maddaloni: “II governo di Piemonte toglie dal banco il danaro de' privati, e del danaro pubblico fa getto fra i suoi sicofanti; scioglie le Accademie, annulla la pubblica istruzione; per corrottissimi tribunali lascia cadere in discredito la giustizia; al reggimento delle provincie mette uomini di parte, spesso sanguinosi ladroni, caccia nelle prigioni, nella miseria, nell'esilio, non che gli amici e i servitori del passato reggimento, (onesti essi siano o no, che anzi più facilmente se onesti) ma i loro più lontani congiunti, quelli che non ne hanno che il casato; ogni giorno fa novello oltraggio al nome napoletano, facendo però di umiliare cosi nobilissima parte d’Italia; pone la menzogna in luogo di ogni verità; travolge il senso pubblico per le veraci idee di virtù e di onoratezza; arma contro ai cittadini i cittadini; e tutti in una vergogna conculca e servi e avversarii e fautori”. Proto non era un borbonico reazionario bensì un liberale fautore della unità d’Italia.

Smettiamola una buona volta di identificare le virtù patrie con l’origine padana e i difetti italici con la origine meridionale.

E chiediamo ai grandi opinion maker dei giornali nazionali che conoscono molto bene la storia patria di smetterla di menar il can per l’aia, di chiedere questa operazione di verità sulla fondazione ddello stato italiano, di pretenderla, se realmente hanno a cuore il destino di questo paese.


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Fonte:

http://www.corriere.it/ 16 Marzo 2008

Operazione verità

di Ernesto Galli Della Loggia

Dovendosi votare tra poche settimane è naturale che tutta l'attenzione del Paese sia in questo momento per i programmi elettorali. Ma l'Italia di oggi, che per molti segni vede giungere al suo termine la stagione politica apertasi nel 1993-94, oltre che di programmi elettorali, o comunque insieme a essi, ha bisogno di qualcosa in più. E tanto maggiormente in quanto questo tempo di elezioni è più che mai tempo di bilanci. L'Italia ha soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà, su che cosa è davvero e come funziona la società italiana, a dispetto di quello che racconta il suo senso comune, prigioniero di un ideologicamente corretto cui partecipano tanto la destra che la sinistra.

Quel senso comune che abbiamo costruito noi tutti—e diciamolo pure: a cominciare dai tanti che scrivono sui giornali — quando abbiamo accettato che il discorso pubblico italiano si riempisse di luoghi comuni sempre più menzogneri, di principi dati per scontati ma sempre più inverosimili: il tutto all'insegna di una sovrana noncuranza per come stavano realmente le cose, per il loro vero significato. A lungo, per esempio, ci siamo raccontati che nella scuola o nella pubblica amministrazione la disciplina e la gerarchia non fossero poi così necessarie. Che si può tranquillamente tollerare che cento persone blocchino un'autostrada o una stazione ferroviaria per qualunque ragione ad essi appaia una buona ragione.

Abbiamo accettato voltando la testa dall'altra parte che la magistratura italiana si autogovernasse con criteri di lottizzazione politica spietata, o che in prigione andasse solo chi è povero, o che i reati economici godessero in pratica dell'impunità. Che è normale che le decisioni dell'autorità centrale in materia di pubblica utilità (dai trasporti allo stoccaggio dei rifiuti o delle scorie nucleari) siano vanificate o si prolunghino all’infinito per l'opposizione di qualunque minuscolo Comune. Ci siamo raccontati che erano ottime delle privatizzazioni che invece sono state quasi sempre dei veri e propri regali a interessi particolari. Che le Authority servano a qualcosa, mentre perlopiù sono ridotte a emanare gride manzoniane che lasciano il tempo che trovano.

Ci siamo obbligati a credere che i soldati italiani debbano per forza assolvere missioni cosiddette di pace anche se si trovano in alcuni dei posti più pericolosi e bellicosi della terra. Siamo ancora oggi pronti a scomunicare chi osi dire che l'esistenza delle Regioni si è risolto in un esborso immane di risorse a fronte di risultati modestissimi; così come fingiamo che sia normale un livello di criminalità organizzata come quella che c'è nel Mezzogiorno, e che la cosa possa andare avanti all'infinito. E così via, così via, in un vortice di conformismo pubblico che è ormai diventato una cappa insopportabile. Per rimettersi in moto l'Italia ha bisogno, prima di qualunque programma, di rompere questa cappa. Ha bisogno di una grande operazione verità. Se non la inizieranno i partiti e i loro esponenti, se non la farà la politica, allora sì l'«antipolitica» monterà come un'ondata inarrestabile.

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Fonte:

http://www.corriere.it/ - 20 Marzo 2008

Chi fa politica getti un ponte di dialogo con le nuove generazioni»

«Il Parlamento non è fatto di fannulloni»

Napolitano in visita in Cile: «Reagire al qualunquismo». 

Monito in vista delle politiche: «Il voto non è mai inutile»


SANTIAGO DEL CILE - «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni». È questo l'appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha incontrato i giornalisti prima di lasciare il Cile, dopo una visita durata cinque giorni. Non si possono lasciar correre, ha aggiunto Napolitano, «cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi», perchè «forse ci sarà qualcuno che penserà che il Parlamento tanto vale chiuderlo. Bisogna reagire - ha concluso - a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo».

«IL VOTO NON È MAI INUTILE» - Duro il monito di Napolitano sul «voto inutile». «Il voto non è mai inutile», ha detto il presidente della Repubblica. «Ciascuno - ha aggiunto - dà il voto, secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più vicino, più affine, o più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese». Il presidente ha altresì espresso la preoccupazione per i bassi livelli di afflusso alle urne, domenica sera, in Francia, per le comunali. «Si è toccato - ha detto - il livello storico più basso. Nessuno è in grado di prevedere quel che succederà in Italia. Sentiamo però che nei confronti della politica, c'è una difficoltà di comprensione, un distacco e anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo».

BERLUSCONI: «SU VOTO UTILE HO GIÀ DETTO LA MIA» - «Non so quello che ha detto il Presidente Napolitano. Io ho espresso una mia opinione di cui sono assolutamente convinto». Così Silvio Berlusconi, lasciando l'assemblea di Confcooperative, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un giudizio sulle parole del Presidente della Repubblica a proposito dell'utilità del voto. Il Cavaliere, parlando all'assemblea aveva stamane ribadito che «chi vota i piccoli partiti fa un favore a Walter Veltroni». E al riguardo aveva aggiunto: «Nel centrodestra l'unica forza politica che ha l'opportunità di avere un successo è il Pdl».

CASINI: «VOTO UTILE È QUELLO LIBERO» - Plaude alle parole di Napolitano Pier Ferdinando Casini , che da Verona, nel corso di un incontro politico, ha sottolineato: «Il voto più utile è quello libero». Aggiungendo che «Berlusconi e Veltroni hanno l'idea comune che ci sia qualcuno che controlla l'inciucio che faranno il giorno dopo i risultati elettorali».

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Fonte:

http://www.corriere.it/ - 14 Aprile 2003

Un Libro e un museo per onorare i vinti del 1861

di Paolo Mieli

(in risposta a Luciano De Carlo)

Caro signor De Carlo, per fortuna qualcosa sta cambiando nel nostro panorama editoriale e libri sull'argomento - ancorché sia ancora assente un'opera per così dire definitiva - cominciano a essercene. E il caso di "Indietro Savoia" (sottotitolo "Storia controcorrente del Risorgimento", editore Piemme) di Lorenzo Del Boca che già da qualche anno si è applicato a questa materia. Ma è lo stesso Del Boca a dirsi, tra le righe, d'accordo con lei, senza aver ovviamente conosciuto in anticipo il contenuto della sua lettera. Scrive che ricerche molto significative in materia "si devono per esempio al lavoro di Edoardo Spagnuolo, ma i risultati delle sue indagini possono trovare ospitalità soltanto In quaderni pubblicati a cura dell'associazione culturale "delle Due Sicilie" e spedite ai lettori che già sono orientati a un'analisi controcorrente di quel periodo". E che "chi ha da dire qualcosa di diverso può farlo solo a spese sue, generalmente senza il supporto di case editrici importanti, con scarsissima possibilità di diffondere i propri elaborati". Questo, beninteso, non per un complotto degli editori contro questo genere di storiografia -che offre come, tutte le storiografie, opere di maggiore o minore qualità - bensì per un contesto che rende difficile a saggi ditale impostazione l'essere adeguatamente esposti in libreria.

Del Boca ricostruisce la storia di notabili del Sud mandati a morte (spesso a un'orribile morte) prima ancora che si svolgessero i processi contro di loro e dai quali sarebbero molto spesso usciti con un verdetto di non colpevolezza. Riporta alla memoria moltissime efferatezze commesse dai nostri antenati liberali a danno di questa gente con tanto di inconfutabili dettagli raccapriccianti. Si sofferma sulle storie di Casalduni e Pontelandolfo, due paesi del beneventano, che furono letteralmente rasi al suolo dai "nostri" sol perché erano sospettati d'aver dato ospitalità a dei rivoltosi ("Entrammo in paese e subito cominciammo a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitavano" è scritto nel diario di un ufficiale sabaudo). E, sulla scia di un'osservazione fatta qualche tempo fa da Giovanni Russo, nota: "Pontelandolfo fu una specie di Marzabotto (il paese che fu martoriato da una strage compiuta dai nazisti, ndr), un atto di vandalismo senza motivo e senza giustificazione; però la storia di Marzabotto fa parte del patrimonio di memoria collettiva.., mentre di Pontelandolfo sanno la gente del posto e il suo sindaco". Sono d'accordo con Del Boca: sarebbe un segno di civiltà che i libri di storia e forse anche un museo rendessero onore a quei vinti del 1861.



Indietro Savoia

DEL BOCA Lorenzo, 2003, Indietro Savoia, Storia controcorrente 

del Risorgimento, Ed. Piemme, Casale Monferrato (AL)

Ora che, con l'abrogazione dell'<esilio transitorio> , la parabola dei Savoia si è compiuta fino all'ultimo atto, è più che mai necessario chiarire che la vera storia del Risorgimento assomiglia ben poco alla romantica oleografia che ci hanno tramandato i libri di scuola.

Questa è tutta un'altra storia: irriverente, controcorrente, ricca di rivelazioni scomode e perfino sconvolgenti, che non lasciano scampo agli eroi della Casa Sabauda e dell'epopea dell'Unità d'Italia. A cominciare da Carlo Alberto, fiero reazionario che solo controvoglia, e da spergiuro, giunse a concedere la Costituzione. Il <Re Tentenna> fece eliminare per motivi politici tanta di quella gente come non era accaduto neppure negli stati più ferocemente conservatori. Ma il suo è solo il primo nome di una lunga carrellata che, tra conflitti d'interesse e intrallazzi, tradimenti e meschinerie , nefandezze e anutentiche atrocità , non risparmia quasi nessuno dei <Padri> dell'agiofrafia italica.

Questioni di moneta e di sangue accompagnano, passo dopo passo, la vicenda Savoia. Tacere per amor di Patria, anteporre le ragioni dell'opportunismo politico ai documenti, significa ormai innaffiare le radici dell'anima nera del Belpaese.



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