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Il disfacimento del pensiero unico nazionale

di Zenone di Elea

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RdS, 21 Maggio 2008

La civil religion di crispina memoria - col fascismo il culto delle itale glorie fu accentuato ed esteso ad epoche remote come l'impero romano – è in disfacimento irreversibile. In nome del mito della Patria Una si sono allevate intere generazioni: un mito che non aveva fondamenta solide e che ora si vanno sgretolando. La Lega Nord espressione politica proprio di quelle regioni che guidarono l’unificazione e ne trassero i benefici maggiori le darà il colpo di grazia definitivo. A nulla è servito edificare un monumento alla massoneria in quel di Reggio Calabria[1] – sponsorizzato, leggiamo sulla stampa, da un sindaco di An – per rinverdire i fasti unitari.

Noi meridionali, del resto, siamo rimasti gli ultimi italiani. Abbarbicati come scolaretti impauriti[2] ad una unità che ci ha letteralmente massacrato, sparpagliando per il mondo – una diaspora che non ha eguali nella storia del mondo – decine di milioni di abitanti dell’ex-Regno delle Due Sicilie. E proprio noi, negli ultimi dieci anni, abbiamo scavato miserande trincee ideologiche per salvare un fortino pericolante ovvero quello stato nazionale unitario che continua a tenerci sottomessi.

“Lo specchio d’Italia si è rotto” ammette sommessamente Eugenio Scalfari – gran maître à penser del pensiero unico nazionale – in un lunghissimo editoriale[3], di Repubblica, domenica 27 aprile 2008, nel quale fa la disamina della situazione politica e delle prospettive future del “bel paese”.

In queste ultime settimane, quelle che hanno preceduto e quelle che hanno seguito le elezioni politiche, abbiamo letto diversi articoli sia sulla grande stampa, quella che fa opinione – dove scrivono le raffinate penne del pensiero unico, fra le quali salviamo soltanto Paolo Granzotto[4], una delle poche voci fuori dal coro, insieme a Ruggero Guarino – sia su quella meno nota ma non certamente meno acuta, la stampa di “provincia”[5],.

Se si escludono pregevoli eccezioni ignorate dalla pletora degli scribacchini italioti[6], come l’acuto articolo “Mezzogiorno di fuoco” di Emiliano Fittipaldi[7], scritto per L’Espresso del 25 marzo 2008, le analisi oscillano tra “attenti al lupo” e artate mistificazioni attraverso un argomentare effettuato con gravi dimenticanze. Vedi ad esempio l’editoriale a firma di Michele Salvati[8], sul Corsera del 22 aprile 2008, dove egli si interroga sul destino della lobby del Sud – quella che vive di finanziamenti pubblici per intenderci – visto che la Lega attuerà il suo programma che prevede il federalismo fiscale. La lobby si sarebbe preoccupata di infilare dei parlamentari che dovrebbero orientare i flussi di denaro e non avrebbe tenuto conto della riforma federale della Lega Nord. Salvati si dimentica – a tal proposito – di citare il ddl di giugno 2007 del centrosinistra che in quanto a federalismo fiscale andava nella medesima direzione in cui andrà il modello leghista.

Di queste analisi di dotti accademici ne abbiano piene le scatole. Non fanno altro che ripercorrere le coordinate culturali stabilite dagli analisti di regime negli anni postunitari, quando la guerra civile fra nord e sud provocò migliaia di morti e decise il nostro destino: da briganti a emigranti.

“Ce l’hanno inculcata nella testa a tal punto che non riusciamo a liberarcene.” mi diceva un giovane calabrese trapiantato in Padania. Si riferiva alla vulgata risorgimentale sulla “unità” della penisola italica, sulla “liberazione” del Regno delle Due Sicilie e sulla sua “secolare arretratezza”.

A fissare – in maniera indelebile – nella mente degli intellettuali nostrani questa vulgata ha collaborato non poco anche la visione gramsciana del Risorgimento come “rivoluzione mancata[9],. Quando, invece, esso fu una rivoluzione borghese perfettamente riuscita. La borghesia – e qui ci riferiamo anche a quella meridionale – la guidò, la realizzò e ne difese con le armi in pugno le conquiste contro le pretese delle classi meno abbienti, soprattutto quelle siciliane e napolitane. Classi che furono coinvolte in una rivoluzione che non era la loro per una strana ironia del destino dallo stesso Garibaldi[10], il quale – memore delle sue esperienze di guerrigliero e di mercenario in Sud-America – se ne servì in un primo momento come massa d’urto per abbattere il traballante regime borbonico[11],.

Il risveglio dalle illusioni garibaldine e patriottarde fu rapido e nel giro di pochi mesi nei territori dell’ex-regno divampò la protesta armata antiunitaria dei contadini e dei braccianti ai quali si aggiunsero via via soldati sbandati e agenti borbonici. Anche la Sicilia vide diversi episodi in tal senso – basti pensare ai fatti di Alcamo e Castellammare del Golfo[12], nel 1862 e di Palermo[13], nel 1866. Senza parlare delle ruberie perpetrate ai danni dei banchi siciliano e napoletano da parte del “biondo liberatore”.

Una storia questa, che, purtroppo, circola ancora semiclandestina, su modesti giornali ideati e stampati da meridionali volenterosi che raggiungono, però, solo poche centinaia di lettori. Abbiamo d’altro canto decine e decine di meridionali “Migranti di Successo”, come li definisce Bruno Cutrì, che per

“acquietare la coscienza convengono da Roma cialtrona a rappresentare, nei teatrini locali e con i soldi pubblici, le lacrimevoli vicende dei Migranti senza successo e senza storia, inebriandosi di mandolino e peperoncino, in fuga codarda, orfani colpevoli della Cultura originaria che hanno tradito.”

Cfr. Separati dalla Storia di Bruno CUTRI’

A testimonianza di ciò basti un conduttore di centro come quello di Porta a Porta e la sua vergognosa rappresentazione della storia risorgimentale effettuata nel suo salotto mediatico giovedì 1° maggio 2008. O, se volete, un conduttore di sinistra come quello di Anno Zero, che snocciola le sue invettive anticrimine ad orologeria, provocando sterili e fugaci manifestazioni per la legalità che nulla hanno cambiato nel Sud in questi anni.

Le mafie nostrane hanno indossato il colletto bianco, hanno mandato i figli all’università e investono milioni di euro alla borsa di Francoforte[14],. Mentre il fustigatore senza macchia e senza paura collabora a confondere le idee alla nostra gente, tenendo i riflettori accesi sul braccio armato delle mafie ovvero su quegli scherani della criminalità organizzata, gente senza arte né parte, che ti ammazzano un cristiano per qualche decina di euro, per una dose di cocaina o per una maglia firmata.

La strada è lunga ed aspra ma percorribile e in tanti la stiamo percorrendo, con caparbietà, passione civile e senso di appartenenza. Vogliamo qui riportare le parole dense e magnifiche di Bruno Cutrì:

“Leggere gli scritti di Nicola ZITARA è come vedere l’altra faccia della Luna. Dalla Terra non si vede, ma c’è ed è diversa da quella usuale. E per vederla bisogna fare uno sforzo titanico, pari a quello compiuto dalla NASA. Soprattutto bisogna eludere la congiura del silenzio che avvolge i suoi scritti ed i suoi pensieri guida.

Io l’ho fatto; avvalendomi dei miei mezzi di produzione tecnologici, ho impegnato la passione intellettuale per ritornare alle origini mediterranee e per ricostruire, in memoria elettronica, quella parte di realtà storica e culturale svanita nel rumore dei tromboni ufficiali.

Nicola Zitara mi ha guidato nei meandri della nazione meridionale, a cavallo della cosiddetta Unità d’Italia, ed ho scoperto l’altra faccia della Luna.”

Cfr. Potere da spartire. Meridionalismo ascaro di Bruno CUTRI’

Nonostante tutto noi siamo fiduciosi. Se guardiamo solamente a cosa è accaduto negli ultimi mesi su youtube non possiamo non esserlo. Se si digitava il termine”briganti” o “due sicilie” appena un anno fa le occorrenze si sarebbero contate sulle dita di una mano. Se lo si fa oggi se ne hanno centinaia. E si tratta soprattutto di spazi aperti da giovani di talento, compresi fra i 20 e i 40 anni, ovvero di una fascia di età poco ideologgizata rispetto a quelle a cui appartiene chi vi scrive, quindi si tratta di una fascia che potrà essere classe dirigente napolitana un domani prossimo venturo. Senza contare i numerosi blog e siti che sono nati o che stanno nascendo che si richiamano ad una storia altra negata fino ad ieri e che oggi dilaga grazie alla rete.

Quando artisti di vari campi come un Santo Versace, una Teresa De Sio, un Edoardo Bennato e – perché no? – un Beppe Grillo, seppur ligure, utilizzano in senso positivo un termine  come “Regno delle Due Sicilie” precipitato dai vincitori nel dimenticatoio della storia, vuol dire che l’acqua sotto i ponti è nuova, sta aumentando e travolgerà tutti coloro che si ostinano a tenere gli occhi chiusi.


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[1], Ricordiamo ai nostri lettori che la città di Reggio Calabria annovera tra i suoi sindaci quel ROSSI BRUNO ANTONIO (San Lorenzo 2/9/1824 -  Reggio Calabria 11/1/1916), avvocato e patriota che fu il primo, tra tutti i sindaci del Regno delle Due Sicilie, a proclamare la decadenza di Francesco II e la Dittatura del Generale Garibaldi

[2], Vedi la sinistra dei vari Rizzo (e la sua vergognosa ignoranza mostrata a Porta a Porta del 1° maggio 2008), Minniti, D’Alema, Bassolino o i centristi alla de Mita, alla Jervolino, alla Pomicino o alla Mastella.

[3], Leggiamo ne “Lo specchio d'Italia è sempre più rotto di EUGENIO SCALFARI”: “lo specchio in cui il paese dovrebbe riflettersi è più frammentato e sconnesso di prima, la riduzione da trenta a quattro o cinque partiti è una chimera, la nazione italiana è più sconnessa che mai, vive soltanto nella mente d'una minoranza e la speranza di recuperarne l'unità è diventata un pallido e lontano miraggio”.

[4], Si contano a decine gli interventi controcorrente sul Risorgimento di Paolo Granzotto in risposta ai lettori del quotidiano “Il Giornale”.

[5], Una interessante analisi della direzione che sta prendendo la politica italiana è ben sintetizzata in un articolo sul sito web http://www.giornaledicalabria.it/ dove tra l’altro si legge: “In vista del percorso riformatore che dovrà contrassegnare la XVI legislatura, l’incontro al Quirinale tra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi - un evento che introduce una forte discontinuità rispetto alla prassi secondo cui il presidente della Repubblica attende che il Parlamento si insedi per avviare le consultazioni e poi assegnare l’incarico di formare il governo - rappresenta il giusto preludio. Anzi, lo scambio informale di vedute tra il capo dello Stato (il quale due giorni dopo le elezioni, con un’altra iniziativa innovatrice, si era congratulato con la coalizione guidata da Berlusconi “per la netta vittoria conseguita”) e il leader del Pdl anticipa quella dialettica virtuosa dal punto di vista istituzionale che nei prossimi cinque anni dovrà essere fissata con riforme istituzionali, elettorali, dei regolamenti parlamentari. È il filo comune dei ragionamenti svolti dai costituzionalisti Stefano Ceccanti e Giovanni Pitruzzella”.

[6], Anche il Meridione partecipa alla produzione di intellettuali. Gli intellettuali meridionali sono di due tipi, anzi di due geografie: quelli che stanno sui gradini più alti sono stati elevati a ciò dall’Italia civile, che ne ha decretato i meriti. Quelli che non hanno siffatto riconoscimento vanno ulteriormente suddivisi. Coloro che pascolano intorno ai muri di un consiglio regionale o di un palazzo di città ricevono lustro dal muro su cui si appoggiano. Coloro che, invece, non hanno muri a cui appoggiarsi, esercitano il pascolo brado e spesso si alimentano con erbe diuretiche e purgative. Le specie dominanti sono le prime due. Sono riconosciute e remunerate. L’ essere servi di un sistema e di un mondo altrui è un merito. Poco importa, poi, che ci si separi dalla realtà, che si chiudano gli occhi alla verità, che si disprezzi il popolo al quale si appartiene. L’intellettuale al servizio dell’Italia dominante, quando s’impegna in una rivoluzione, lo fa passivamente, attacca con lo sputo l’idea straniera sul Sud, come si fa con il francobollo su una busta. Più si è passivi, più si è belli.” Cfr. La funzione dell’intellettuale meridionale di Nicola Zitara – FORA... 20/08/2007

[7], “in Italia i rifiuti hanno l'effetto di allargare il fossato tra le due nazioni: Settentrione e Mezzogiorno sembrano tornate l'un contro l'altro armate, come non accadeva da una quindicina d'anni. Napoli e Milano sono oggi più distanti degli 800 chilometri misurati sulla cartina: in Lombardia, a Torino, nel Nord-Est, il Sud è sempre più lontano. Un luogo incomprensibile, ai limiti della civiltà.” “Mezzogiorno di fuoco” di Emiliano Fittipaldi - L’Espresso del 25 marzo 2008

[8] “Ciò sta scritto a chiare lettere nel programma elettorale di questo movimento politico e, per liquidare ogni dubbio, basta scaricare la proposta di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione (federalismo fiscale) approvata il 19 giugno scorso dall'Assemblea regionale lombarda: è un documento ufficiale, non un manifesto elettorale. Se la proposta lombarda diventasse legge dello Stato — e questa sembra essere l'intenzione comune di Lega e Pdl — il taglio di risorse che affluiscono verso il Sud sarebbe forte e la stessa finalità di fornire ai cittadini dell'intero Paese servizi pubblici in quantità e qualità simili sarebbe negata per principio.” Cfr. LE DUE ITALIE 22 aprile 2008, Le due Italie, la lobby del Sud e il ruolo del Pd di Michele Salvati – Corriere della Sera

[9], “Negli ultimi anni il Risorgimento è tornato ad essere al centro dell’attenzione della storiografia. Per molto tempo le ricostruzioni e le riflessioni intorno al Risorgimento sono state dominate da una lettura eticopolitico se non agiografica, che a lungo andare si era fossilizzata intorno ad alcuni topoi interpretativi (il Risorgimento come movimento d’elite, il Risorgimento come rivoluzione mancata, i moderati e i democratici), dando quindi l’impressione che “la storia italiana dell’Ottocento come storia del Risorgimento fosse già stata raccontata tutta” (M. Meriggi). – Cfr. Alberto M. Banti La nuova storiografia sul Risorgimento

[10], “Nell'immaginario collettivo il "biondo e con la sua camicia rossa e coi suoi pantaloni turchini, aveva sostituito il culto di San Michele Arcangelo. Ancora nelle difficili elezioni del 1948, le sinistre del Fronte Popolare avranno come stemma Garibaldi e sembra che non poche suore abbiano votato per lui scambiandolo per S. Giuseppe, del quale aveva anche il nome. L'oratore garibaldino più gettonato era il Carducci, che definì l'immagine mitica dell'Eroe nel discorso tenuto a Bologna, al teatro Brunetti, il 4 giugno 1882, due giorni dopo la morte: "Quella bionda testa con la chioma di leone e il fulgore dell'arcangelo, che passò, risvegliando le vittorie romane e gittando lo sgomento e lo stupore negli stranieri, quella testa giace immobile e fredda sul capezzale di morte". Cfr. Le italiche glorie? Inventate da Crispi per sfrattare i Santi di Gianfranco Morra - "Libero" - sabato 28 febbraio 2004

[11], Lo stesso Carmine Donatelli Crocco fu prima garibaldino e poi guerrigliero antisabaudo.

[12], Il 2 gennaio del 1862, circa centinaia di giovani capeggiati Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo, innalzando una bandiera rossa nel corso principale, entrarono in paese e assalirono l’abitazione del Commissario di leva Bartolomeo Asaro e l’abitazione del Comandante della Guardia Nazionale Francesco Borruso, trucidando i commissari governativi e bruciando le loro case. Il grido di rivolta fu "abbasso la leva, morte ai cutrara", (i cutrara erano i borghesi).

[13], “Quella del sette e mezzo fu una vera e propria rivoluzione, ancora oggi scomoda e maldigerita, perché smentisce i risultati del falso plebiscito unitario e rende ridicola la relativa retorica. I moti rivoluzionari finirono con l’avere l’epicentro a Palermo e si protrassero con alterne vicende per sette giorni e mezzo (da qui la denominazione della rivolta stessa), dal 15 al 22 settembre 1866. Si contarono a migliaia i morti ed i feriti . Palermo fu bombardata dal mare dalla Flotta militare italiana e da terra dal Regio Esercito. Il tutto durante il felice Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia… Appunto. Ottavio Rossani “propone una nuova lettura dei moti anti-piemontesi dopo l’Unità” dice l’occhiello del titolo dell’articolo, pubblicato sul Corriere della Sera dell’11 c.m., a firma delo stesso Autore”. (Giuseppe Scianò - www.scianogiuseppe.it)

[14], In una intercettazione del '96 uno dei Piromalli, i boss della piana di Gioia Tauro, confidava: "Abbiamo il passato, il presente e il futuro". Cfr. La pax della 'ndrangheta soffoca Reggio Calabria dal nostro inviato CURZIO MALTESE - http://www.repubblica.it/ 25 aprile 2007












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