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Fonte:
http://napule.org/

Il “neosud” più temuto della Lega Nord

da Vincenzo il 3 novembre 2010

Il “neosud” sta iniziando a esser delegittimato e screditato sempre di più, con un impegno tale che non ho mai visto profuso per fare lo stesso nei confronti della Lega Nord (che è difatti al governo). Eppure la delegittimazione del nuovo sud è oggi fatta in funzione del fenomeno leghista. Ma qual è la differenza tra i due fenomeni? Perché è inappropriato assimilarli? E soprattutto, cosa s’intende per neosud, termine che ho volutamente rubato a “La Repubblica”.

Il Neosud

Quello che secondo La Repubblica è un’invenzione, è invece qualcosa di ben definito, preciso, reale, in quanto reali sono i fatti dai quali prende forma. Il neosud è semplicemente quel Sud d’Italia che sta prendendo sempre di più coscienza di un fatto puro e semplice: la storia insegnata a scuola riguardo l’unità dell’Italia è falsa, una favoletta romanzata fino ai limiti del ridicolo e dell’assurdo, che nasconde tutti i fatti storici. A seguito di questa scoperta, il neosud non solo viene a conoscenza di una parte non indifferente di storia che gli era stata negata per 150 anni e della quale, giustamente, nel bene e nel male, è fiero. Esso, causa l’interesse enorme che tale coscienza suscita nei riguardi della propria situazione attuale, viene a conoscere qualcosa, se è possibile, di molto peggio: tutto quanto è stato fatto negli ultimi 150 anni affinché il meridione restasse povero, pieno di problemi, etc. Il nuovo sud è, sostanzialmente, un sud non più disposto a tollerare bonariamente e silenziosamente l’anteposizione di un settentrione civile e laborioso a un meridione fannullone1 e incivile, unica causa del suo stesso male. E questo cambiamento di rotta ha un perché molto semplice: le cause dello stato attuale del meridione sono tantissime e in maggioranza esterne, non interne ad esso. E sempre più persone lo stanno appurando.

Come avviene la delegittimazione

La delegittimazione del nuovo sud avviene, ovviamente, con gli stessi mezzi usati sin dall’alba dei tempi per nascondere cosa l’Italia intendesse fare del meridione: usando i mezzi d’informazione per diffamare e screditare, così come avvenne nel lontano 1863, e così come avviene ancora oggi.2 E utilizzando, attraverso di essi, quell’erudizione all’acqua di rose3 tanto cara ai pomposi acculturati da prima pagina.

Per esempio, si etichetta il tutto come bugie, alla maniera di Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera. È da notare come, onde evitare reazioni troppo violente, tentino di mettere la presa di coscienza meridionale sullo stesso piano delle goliardie della Lega Nord.

Ancora, una tecnica leggermente diversa è quella di Dino Messina, che definirei “mista”. La prima componente è molto comune, ed è quella di “mettere bugie in bocca” al nemico. Messina infatti intitola il suo articolo «Perché il Regno delle Due Sicilie non era un Eden». Come giustamente gli fanno notare in molti tra i commenti, tra cui il prof. Gennaro De Crescenzo (che nemmeno viene riconosciuto da Messina),4 nessuno ha mai sostenuto quella che sarebbe un’assurdità detta a riguardo di qualsiasi stato della Terra, passato e presente. Il nuovo sud afferma semplicemente la verità: il Regno delle Due Sicilie non era l’inferno causa di tutti gli irrisolvibili problemi che ancora oggi il meridione, secondo la versione ufficiale, si porta dietro. Nemmeno un paradiso, ma uno stato indipendente e legittimo di tutto rispetto. Ad ogni modo, Dino Messina fa leva anche sul suo essere di origini lucane, quindi meridionale. Come a dire: «andiamo, ve lo dice uno del Sud». Uno del sud la cui biografia lo descrive come «milanese d’adozione». Lo sappiamo benissimo come sono i meridionali «milanesi d’adozione»: peggio dei leghisti, il più delle volte. Terza e ultima componente è l’inconcludenza: l’articolo è breve, banale, superficiale e atto solo a creare una diatriba tra i commentatori, con l’intento di comunicare all’ingenuo lettore che Dino Messina ha ragione a non dare credito a “certa gente”.

Terzo, e per il momento ultimo, esempio è quello dell’articolo de “La Repubblica”. Qui la tecnica raggiunge la sublimità del metodo all’italiana: retorica a tutto spiano, cui la nostra lingua si presta particolarmente; metafore, riferimenti, citazioni miste di personaggi storici e televisivi, ben intrecciati tra di loro; qualche chiacchiera inconcludente anche qui e poi, il massimo del minimo: un passaggio ucronico che mette in bocca a Gramsci, personaggio caro a molti meridionalisti, se non tutti, le seguenti parole: «Sono passati 90 anni!».5 Un tentativo di comunicare al lettore che, se il Gramsci tanto amato dai meridionalisti fosse ancora vivo oggi, sarebbe il primo a screditarli. Pietoso.

Da notare un punto comune a tutte le tecniche: nessuno parla della storia recente, tutti si limitano a cercare di screditare le tesi anti-risorgimentali. Ma ben più grave del modo barbaro col quale l’Italia è fu fatta, è quello meschino col quale è stata tenuta divisa.6

Perché la Lega non è un reale pericolo

Ebbene, la verità è che la Lega Nord, a dispetto di quel che vi vogliono far credere, trae vantaggio assoluto dalla situazione meridionale. La Lega Nord, interessata soltanto al benessere e all’ulteriore arricchimento di quella nazione inesistente che loro chiamano Padania, non è altro che l’estremizzazione di ciò che da sempre sono i piani italiani per il meridione. Non a caso il primo governatore di quella che sarebbe poi stata denominata Banca d’Italia affermò: «[i meridionali, ndr] non dovranno mai essere più in grado di intraprendere».

Il meridione è da sempre usato come fonte di risorse (risorse naturali, risorsa lavoro, etc.) da impiegare al nord (per questo al sud non si investe), ghetto per le mafie (strumento dello stato per “controllare” il territorio del sud), e parte integrante del motore dell’economia, tramite stipendi assicurati da inutili posti di lavoro nell’amministrazione (ecco perché al sud gli impiegati negli enti pubblici sono in numero eccessivo). Stipendi “minimi” necessari per mettere i meridionali in condizioni di comprare i prodotti del Nord. Se non avete fatto ancora “due più due”, si tratta di una colonia, che usa le mafie al posto dell’esercito, essendo una colonia non dichiarata.7

Siccome queste sono cose conosciute ai piani alti, nessuno veramente crede che la Lega Nord voglia fare la secessione nuda e cruda, perché i conti non tornerebbero. Quello che interessa alla Lega è inasprire il regime colonialista con un federalismo completamente sbilanciato a discapito del meridione e a favore della fantomatica «Padania». Attenzione, infatti, a sottovalutare affermazioni che vengono rapidamente tacciate come deliranti. Quando Bossi poco tempo fa disse che «il Sud doveva essere solo una colonia», non delirava, ma lanciava un messaggio chiaro: il sud non è vessato abbastanza.8

Perché, invece, il nuovo sud è temuto?

Be’, questo da spiegare è molto semplice. Dato per scontato che l’unità, a livello di popolo, non esiste in Italia (esistono i veneti, i lombardi, i romagnoli, i napoletani, i siciliani, i salentini, etc. – ma pochissimi “italiani”), quello meridionale è l’unico gruppo proveniente da diverse regioni che costituisce un popolo più di tutto il resto d’Italia. Questo per ragioni storiche, essendo stato unito per circa 730 anni di seguito, prima sotto il Regno di Sicilia, poi quelli di Napoli e Sicilia, e poi il regno indipendente delle Due Sicilie, sotto i Borbone.In quanto tale, fu difficilissimo assoggettare i popoli meridionali all’epoca dell’invasione piemontese, e per farlo fu usata la corruzione ad ogni livello,9 la violenza,10 e lo sdoganamento di Mafia e Camorra come forze parastatali.11

La emergente verità sugli ultimi 150 anni di storia meridionale, unita alle ormai oltremodo insopportabili vessazioni anche verbali dei «padani», rischia seriamente di provocare una rivolta. E se rileggete quanto ho scritto appena sopra, capirete che i popoli meridionali non sono così facilmente “placabili” quando si arrabbiano. Tipico delle persone che, di natura, sono pacifiche.

Quello che purtroppo non si vuol capire (o si fa finta di non volerlo), è che tale rischio aumenta ogni giorno di più se si continua a prendere per i fondelli il sud e ad appoggiare una politica sociale ed economica anti-meridionale. La verità va riconosciuta pubblicamente e le politiche vanno cambiate radicalmente, se veramente si ha interesse a salvare il salvabile e, soprattutto, a evitare inutili tragedie.

1  Lo stesso Goethe, al quale spesso la cultura massonica attribuisci orribili commenti riguardo i meridionali, afferma che i meridionali sono tutt’altro che fannulloni. Hanno solo un modo diverso di concepire la vita. E io aggiungerei, un modo che implica un’alta qualità della stessa.

2  Abbiate pazienza, ho in cantiere un articolo anche su questo.

3  Espressione che viene da Los eruditos a la violeta di José Cadalso, come, qualche anno fa, mi hanno insegnato.

4  Riporto il suo commento per intero, perché merita: «Nessuno ha mai scritto o detto (neanche i neoborbonici e meno che mai Pino Aprile) che il Regno delle Due Sicilie “era un Eden”: era solo una nazione con un suo sviluppo sostanzialemente coerente con i territori e con le aspirazioni e le vocazioni dei suoi popoli. Per correttezza storiografica bisognerebbe leggere la storia in maniera diacronica: leggere, cioè, che cosa avvenne nel 1860 in maniera oggettiva confrontandolo con quanto avvenne negli anni successivi per capire che quello sviluppo (con i suoi limiti e i suoi difetti simili, del resto a quelli delle altre nazioni di quegli anni) fu interrotto creando danni e conseguenze ancora vive sulla pelle del nostro Sud se è vero che i Galli Della Loggia sono ancora costretti (dopo 150 anni) a partecipare ad affollati convegni sul tema Nord-Sud… Tra i nominativi dei frequentatori dell’Archivio di Stato di Napoli (fonte inseauribile e ancora inesplorata di verità storiche), del resto, non ci risulta un “Galli Della Loggia”. Nello specifico, allora: se è vero che le economie degli stati pre-unitari erano “poco integrate”, è vero anche che i Regno delle Due Sicilie era il primo stato in Italia per quantità di merci esportate nella penisola e all’estero (cfr. i dati dell’Archivio di Stato di Napoli, Ministero Finanze ed in particolare i volumi relativi alle “statistiche generali di commercio dei dominii continentali” da 14135 a 14449); queste le percentuali degli occupati nelle industrie all’atto dell’unificazione italiana: Nord-Ovest, 30,05%; Nord-Est, 14,78%; centro, 14,12%; Sud, 41,04% (cfr., in questo caso, i dati del Ministero Agricoltura Industria e Commercio); se è vero che esistevano molte aziende e società straniere, è anche vero che il governo borbonico evidentemente aveva trovato le soluzioni per favorire anche gli investimenti di imprenditori che nella gran parte dei casi si radicavano sul territorio migliorando occupazione e formazione nel Regno; “Non esisteva, in sintesi, all’Unità d’Italia, una reale differenza Nord-Sud in termini di prodotto pro capite”, come dimostrano inoppugnabilmente alcune recenti ricerche del CNR (V. Daniele e P. Malanima, 2007); è vero anche che il trend positivo della costruzione di strade e ferrovie dal 1850 in poi fu interrotto proprio nel 1860 (e che ancora oggi per arrivare da Napoli a Taranto occorrono 9 ore) e che vantavamo anche la prima flotta mercantile d’Italia (terza in Europa); i famosi e inflazionatissimi dati relativi all’analfabetismo, poi, fanno riferimento o all’inattendibilissimo censimento del 1861 (in piena guerra civile da Gaeta a Trapani) o a quello del 1871 (dopo la forzata chiusura di tutte le strutture scolastiche voluta dal governo sabaudo); in quanto alla “guerra contro il brigantaggio”, infine, Dino Messina si lascia andare ad affermazioni che ci lasciano alquanto perplessi: “fu molto cruenta, ma come tutte le repressioni di guerriglia”, quasi a giustificare le decine di migliaia di vittime che l’invasione lasciò nella nostra terra: altro che “guerriglia”, se lo stesso D’Azeglio dovette riconoscere che si trattò (con oltre 120.000 soldati inviati dalle nostre parti) di un’invasione non voluta e non richiesta alla quale un’intera popolazione si oppose per oltre dieci anni. Anche in questo caso, del resto, si può suggerire la lettura di alcuni documenti: quelli pubblicati (in 3 volumi) a cura dell’Ufficio Centrale per i Beni Archivistici e con la prefazione del compianto risorgimentalista Alfonso Scirocco (di cui sono stato allievo) e che definisce “in gran parte di natura politica” quel fenomeno o ance le carte raccapriccianti (e quasi del tutto sconosciute) dell’archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano in cui, tra l’altro (Busta 60) si afferma, ad esempio, che i soldati dell’esercito piemontese avevano “l’uso di decapitare i briganti fucilati per comodità di trasporto”. E qualcuno vorrebbe anche “festeggiare” i 150 anni dell’Italia unita: non sarebbe meglio dare ai terremotati i fondi previsti dal Comitato di Galli Della Loggia e degli altri intellettuali ufficiali?».

5  Novanta anni da quando Gramsci, nel 1920, disse «Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti».

6  Suggerisco i capitoli «Dispari opportunità» e «Educazione alla minorità» dal libro «Terroni», di Pino Aprile.

7  Sebbene basti notare l’utilizzo improprio di esercito e forze di polizia che viene fatto specialmente a Napoli, città da sempre “violentata” più delle altre per demolire il mito della capitale del Sud e renderla odiata anche al resto del meridione.

8  Cioè, siamo ancora vivi? Mah.

9  Non ultima, quella operata dallo stesso Cavour.

10  Si stima fino a un massimo di un milione di meridionali uccisi e/o deportati in lager come quello di Fenestrelle, dove ancora oggi si legge la terrificante frase: «Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce». Per non parlare delle donne violentate, gli eccidi di interi paesi, e delle teste di patrioti duosiculi tagliate e ancora oggi esposte al pubblico.

11  Diverse fonti, quail il libro «Controstoria dell’Unità d’Italia» di Gigi Di Fiore, o semplicemente questo articolo, giusto per iniziare.







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