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Fonte:
http://comitatiduesicilie.org/

Resoconto del convegno all'Università di Cosenza

di Pasquale Sciammarella

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Paola 23 gennaio 2010
 

L’interessantissimo Convegno si è tenuto nell’aula Caldora dell’Università della Calabria di Cosenza nonostante le avverse condizioni metereologiche (alcune strade erano bloccate per la neve e il ghiaccio) che hanno reso estremamente difficoltoso il raggiungimento della sede da parte di tanti calabresi accorsi all’evento.

I lavori sono stati magnificamente diretti e moderati dal l’Avv. Franco Palmeri ( coordinatore CDS Calabria Ultra) il quale ha preso per primo la parola sintetizzando il senso e lo scopo del convegno e ponendolo nella giusta prospettiva storica .

Ha poi preso la parola il prof. Gallo, matematico e filosofo della scienza, che ha fatto una dotta esposizione sul concetto di “continuità esistenziale nello spazio e nel tempo” soffermandosi sul pericolo della perdita della memoria da parte delle nuove generazioni con particolare riferimento alla tradizione delle genti meridionali.

E’ seguito l’intervento del caro e amato giudice prof. Francesco Tassone  Presidente del Movimento Meridionale nonché direttore della rivista Quaderni Calabresi, uno dei padri nobili del meridionalismo calabrese insieme al caro prof. Nicola Zitara.

Il giudice Tassone ha posto subito in evidenza come l’attuale politica espressa nel sud-italia sia diventata nient’altro che una industria della protezione dei privilegi, dell’appropriazione e saccheggio delle risorse pubbliche.

Stigmatizzando poi la presa di posizione del prof. Ilario Principe che aveva disertato il convegno ritenendolo un convegno politico e non culturale, ha evidenziato come la politica è il rapporto con la polis per cui “politica” è anche e soprattutto "cultura".

E’ entrato quindi nel vivo della discussione parlando del sacrosanto diritto dei meridionali a riappropriarsi della propria “identità”, dell’identità meridionale ed anche lui, così come in precedenza il prof. Gallo, ha lanciato un allarme per il pericolo di una perdita del sentimento di identità popolare.

La prima cosa da fare – ha affermato con forza il prof Tassone – è prendere coscienza della necessità di dare corso alla speranza mediante la ricostruzione di una identità meridionale che però parta dalla gente, dal basso, e non invece dalle vecchie forze partitiche che inevitabilmente sarebbero imbrigliate nel gioco degli ingranaggi della predetta industria della protezione.

Dunque il messaggio di Tassone è un appello accorato e appassionato al popolo, alla polis, alla gente meridionale a risollevarsi attraverso la creazione di una organizzazione sociale basata sulla ritrovata identità meridionale.

Dopo il toccante nonché elevatissimo intervento di Tassone prende la parola il prof. Ulderico Nisticò che, come sempre, riesce sin dalle prime battute a fare andare alle stelle l’attenzione, la partecipazione e l’entusiasmo di tutti.

Non fa sconti a nessuno Nisticò neanche ai meridionali per i quali non ha remore ad evidenziare difetti antichi e attuali ma soprattutto va giù duro contro i liberisti e il loro mondo moderno. E pone anche una interessante distinzione tra “mercantilismo” e “liberismo”. Sostiene che il meridione si caratterizzava come nazione mercantilista protesa a produrre per esportare e importare il meno possibile e per accumulare oro (e non certo la carta moneta dei banchieri liberisti) e ciò al fine di creare un benessere per la propria nazione . Un mercantilismo che era per un certo verso opposto al liberismo proteso invece verso un universalismo economico finalizzato alla accumulazione di ricchezza a favore dei capitalisti ma che si disinteressa dei propri lavoratori e della propria gente .

Un liberismo quindi che non poteva tollerare la figura di un Re come Ferdinando II che vietava ai capitalisti di sfruttare gli operai tanto da ideare e realizzare quella meravigliosa piattaforma industriale e sociale della Mongiana o di San Leucio dove convivevano armonicamente industria e socialismo.

Va giù duro Nisticò contro i “rivoluzionari” francesi pieni di astio contro i calabresi perché riuscirono a fare ciò che ai massoni francesi non riuscì e cioè la “vera rivoluzione” popolare chiamata altresì “spedizione del Cardinale Ruffo”. Era prima volta – dice Nisticò – che nella storia moderna veniva creato un esercito popolare - un esercito popolare calabrese che sbugiardava la falsità della rivoluzione francese che era borghese e non certo popolare.

E’ poi il turno del leader di Insorgenza Civile Nando Dicè che entra subito nel vivo della discussione esponendo i punti essenziali della appassionata lotta politica che da anni porta avanti il suo movimento .

E’ seguito poi un buffet gentilmente offerto dall’Università nel quale i tanti duosiciliani accorsi hanno socializzato e rinsaldato vecchi e nuovi legami.

Degna di nota la presenza del Presidente dei Comitati delle Due Sicilie Fiore Marro, e dell’Associazione Due Sicilie di Gioiosa Jonica tramite Franco e Pasquale Zavaglia, il sottoscrtitto rappresentante CDS della Calabria Citra Avv. Pasquale Sciammarella, del segretario regionale dei CDS della Calabria  Saro Messina, di Carmensissi Malferà e Tea Napoli  dell'associazione culturale artigianfamiglia di Pizzo Calabro, Domenico Ceravolo e Giovanni Brizzi in rappresentanza di Insorgenza Calabria e di Bruno Cicciarello a testimonianza dell’importanza dell’evento.

Pasquale Sciammarella



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