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Fonte:
http://www.neoborbonici.it/

'O PARLAMENTO NUOSTO

Come annunciato, si è insediato ieri 16 gennaio 2010 il Parlamento delle Due Sicilie nell’antica capitale borbonica. L’antisala dei baroni del Maschio Angioino era gremita dai rappresentanti di tutte le province del regno cancellato dai piemontesi nel 1860. La seduta è iniziata in nome dell’Altissimo con l’invocazione alla Trinità e la benedizione dei presenti da parte del cappellano del Movimento Neoborbonico don Giuliano Lilli da Isernia, come da prassi delle riunioni fatte avanti ai cattolicissimi sovrani delle Due Sicilie.

Spiccava al centro del tavolo di presidenza la poltrona centrale vuota, coperta dalla bandiera gigliata, che era destinata al Re. Ma quando il re era assente , come ha spiegato il coordinatore parlamentare,  Vincenzo Gulì la sovranità passava giuridicamente al Popolo. Infatti, in base a una Prammatica di Carlo VII del 1734, se il re non può, per ragioni soggettive o oggettive, guidare la nazione, è legittimato il Popolo con i suoi rappresentanti a sostituirlo nelle situazioni critiche. 

Quale situazione più critica del Sud attuale, indicato dagli osservatori socio-economici come la zona più arretrata dell’Italia e destinato a subire i terribili effetti letali del federalismo voluto dal nord.?  E’ il momento allora di rappresentare degnamente la nazione duosiciliana, costituendo varie commissioni dicasteriali per vigilare l’intero orizzonte del Mezzogiorno che lavoreranno nei vari ambiti di competenza per denunciare i problemi immanenti e contingenti alle istituzioni da 150 asservite agli interessi dei colonizzatori settentrionali ed orientarle in tutti i modi affinché cambi finalmente qualcosa al d sotto del Tronto e del Garigliano. Il Parlamento ha un presidente, Giuseppe Genovese, e vari vicepresidenti:  Vincenzo Gulì ( Vicario generale), Gennaro De Crescenzo, Salvatore Lanza, Alessandro Romano. 

La prima seduta è stata presieduta dal membro anziano Felice Abbondante e ha visto succedersi tra gli oratori i delegati delle antiche province duo siciliane. Per quelle al di qua del faro: Napoli (con i suoi sedili), Terra di Lavoro, Molise, Abruzzo Citra, Abruzzo Ultra, Principato Citra, Principato Ultra, Capitanata, Terra di Bari, Terra d’Otranto, Basilicata, Calabria Citra, Calabria Ultra. Per quelle al di là del Faro: Palermo, Val Demone, Val di Noto, Val di Mazara. Le riunioni parlamentare saranno itineranti e la prossima con tutta probabilità sarà convocata in Sicilia in coincidenza dei 150 anni del nefasto sbarco di Marsala. 

Ogni membro ha scelto la commissione più confacente in modo che i lavori possano immediatamente incominciare su convocazione, anche telematica del coordinatore nazionale. Ogni commissione sarà presieduta da un responsabile come da prossima comunicazione. Dopo aver ricevuto le nomine dal Comitato Promotore i rappresentanti, che si fregeranno del titolo spagnolesco di “DON”, hanno pronunciato il giuramento previsto dalla Costituzione di Ferdinando II del 2 febbraio 1848 (prima carta costituzionale italiana) che recita riferendosi alla tutela della Patria:

“Nel nome temuto dell’Onnipotente Santissimo Iddio Uno e Trino, cui solo è dato di leggere nel profondo de’ cuori, e che noi altamente invochiamo a Giudice delle Nostre intenzioni, e della franca lealtà, onde siamo deliberati di entrare in queste novelle vie di ordine politico”, giuriamo.

Il momento conclusivo dell’assemblea è avvenuto nei giardini antistanti Castel Nuovo, dove ad uno ad uno, i delegati delle province hanno versato, su un unico simbolico spazio, terra e acqua delle loro zone in maniera che da questa mescolanza rinasca la sinergia di tutto il Sud e germogli nella capitale sebezia un futuro finalmente nuovo e migliore per tutti i discendenti dei duosiciliani.

Fonte:
http://www.neoborbonici.it/

PREMESSA STORICA DI LEGITTIMIZZAZIONE

Vincenzo Gulì

16 Gennaio 2010

Il Regno di Carlo di Borbone del 1734 era uno stato composto da due nazioni: quella napoletana, nella parte continentale; quella siciliana nella parte insulare. Il Congresso di Vienna sancì la nascita della nazione duosiciliana che riunì le Due Sicilie al di là e al di qua del Faro, conferendo al sovrano il significativo titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie in luogo dei precedenti: Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Palermo. I popoli così raggruppati si potevano chiamare Duosiciliani perché ormai erano maturi i tempi (dopo il tentativo iniziale di Alfonso d’Aragona nel XV sec.) della loro fusione socio-culturale. Tutto ciò che prima si imputava all’una o all’altra nazionalità andava perciò in seguito riferito all’unica Nazione delle Due Sicilie.

Nel patto che Carlo siglò al suo insediamento con la Nazione Napoletana (com’era prassi di tutti i sovrani che si erano seduti sul trono sebezio) esisteva un particolare privilegio per la città di Napoli che avrebbe assunto il governo di tutto lo stato in caso di assenza o di incapacità del legittimo sovrano, ciò impegnando se stesso e i suoi discendenti.

La prammatica carolina fu grandiosamente attuata nel 1799 quando, in assenza di Ferdinando IV convinto dagli Inglesi ad arroccarsi a Palermo, la Nazione Napoletana si trovò senza una guida di fronte all’armata dei Francesi invasori. I rappresentanti della capitale si riunirono nell’ex refettorio del convento di San Lorenzo prendendo la decisione di resistere di fronte al nemico, rendendo in tal modo possibile l’epica e sanguinosissima lotta dei Lazzari contro i Francesi a Napoli e, successivamente, dei briganti in tutta la parte continentale del regno fino alla liberazione dei Sanfedisti, partiti dalla Nazione Siciliana.

Dopo oltre due secoli la nazione Duosiciliana si trova in analoghe condizioni:

1. Assenza del Re

2. Invasione “piemontese”, all’ultimo atto con il federalismo.

Cominciamo dalla prima. I legittimi discendenti dell’ultimo Borbone regnante, Francesco II, conoscono perfettamente la triste situazione del Mezzogiorno d’Italia ed anche coloro che da vent’anni si battono per il suo riscatto socio-politico. Nonostante ciò non hanno mai concretamente manifestato l’intenzione di esporsi per il richiamo del sangue reale nelle loro vene. Il Re quindi è assente o per lo meno non capace di rivolgersi al suo popolo in catene. La sovranità, secondo la prammatica carolina, passa dunque, dopo 211 anni, di nuovo al popolo.

Analizziamo la seconda condizione. Il nemico alle porte non è costituito dai predatori galli del 1799 o dai piemontesi del 1861. Le armi, per fortuna, ora tacciono ma, come hanno dimostrato con i fatti i Giacobini di ieri e di oggi, la guerra continua sino al totale annichilimento del soccombente. Dall’invasione del 1860-61, i cui ultimi echi di spari svanirono dopo ben dieci anni di brigantaggio, è proseguita spietata e implacabile l’azione distruttrice dei vincitori con il saccheggio sistematico delle risorse materiali e intellettuali delle province meridionali, con l’imposizione di un’endemica emigrazione, con la cancellazione della memoria storica dei discendenti dei Duosiciliani. Dopo aver inaridito pressoché del tutto il Sud Italia, il governo di Roma sta per completare le riforme del federalismo che imporranno, per la prima volta legalmente, ai popoli italici livelli diversi di vita in proporzione alla ricchezza locale prodotta. I danni saranno certamente più gravi e irreversibili di quelli arrecati dalle baionette francesi nel 1799 o da quelle piemontesi del 1861! Perdurando la connivenza dei rappresentanti istituzionali meridionali con i nostri padroni del nord, non è possibile aspettarsi da loro alcuna tutela. E’ il momento, per i fieri discendenti dei duosiciliani, di bruciare le tappe costituendo a Napoli un Parlamento con la partecipazione di tutti quei meridionali che avvertono il fatale momento storico che stiamo vivendo. Esso costituirà uno sprone per tutte le istituzioni italiane e internazionali a cui incessantemente il Parlamento si rivolgerà per pretendere ascolto e provvedimenti nuovi per il Sud. Costantemente tutti saranno aggiornati sulle proposte fatte e le risposte ottenute in modo che questo consesso duosiciliano sia un osservatorio perenne, determinato, competente ed orientativo su quanti ci governano.

Che il Signore della storia, attraverso le anime sante dei nostri re cattolici, ci ispiri e ci protegga!

Vincenzo Gulì










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