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Condiviamo l'invito di Corapi (in un commento all'articolo "La Pontida del Sud da oggi è Motta S. Lucia di di Vinicio Leonetti") ad evitare termini che racchiudono già un pregiudizio (sud-meridionalisti) o consegnati alla storia (borbonici-legittimisti), ma dobbiamo rilevare che "duosiciliani" è termine moderno, inesistente nel Regno delle Due Sicilie. Per indicare i cittadini appartenenti al Regno nei documenti ufficiali si usava il termine "nazionali".

Napolitani e Siciliani ci pare siano due termini che possono correttamente definire gli abitanti dell'Italia meridionale continentale e insulare.

Zenone di Elea – 2 Giugno 2011


Fonte:
http://www.ondadelsud.it/- 30 maggio 2011

Giuseppe Brigante Corapi scrive: 30 maggio 2011 alle 06:46

Cari compatrioti

Il mio intervento oggi vuole essere da stimolo ad una più incisiva forma di lotta che svegli le nostre coscienze.

Non voglio urtare la suscettibilità di nessuno dei compatrioti presenti, però io voglio dire la mia in merito a dei sostantivi che circolano tra di noi compatrioti e sono secondo me tra le cause di tante scissioni.

Sud, meridionalisti, terroni, borbonici, neoborbonici, legittimisti, etc.. non sappiamo più come definirci!!!! Cari compatrioti, se ritorniamo a 150 anni fa, nessuno di noi avrebbe pensato alle regioni del sud d’Italia definendoli meridionali o regioni del sud; si sarebbe detto, parlando del popolo meridionale, popolo delle Due Sicilie o duosiciliani o napoletani, ma nessuno avrebbe detto borbonici o gente del sud o altro.

Perché mi soffermo su questa faccenda, che sembra una faccenda di facciata? Perché nel cancellare tutte le nostre cose, dall’industrializzazione, al modello di sviluppo di San Leucio o al modello liberista siciliano etc…, la prima cosa che hanno volutamente cancellato è stata la Nazione, bene si, la Nazione e tutte le forme di nazionalismo identitario della nostra gente.

Allora, cari compatrioti, io non mi sento una persona del sud Italia, ma sono un cittadino delle Due Sicilie, come lo erano i miei avi, i miei bisnonni e i miei nonni, ed infine mi sento italiano, ma solo perché sono nato nella regione che ha dato il nome a tutta la penisola.

Pertanto, inviterei da ora in avanti a cancellare dal nostro vocabolario questa parola “sud” che usiamo per identificare la nostra terra, e a cominciare a parlare di noi stessi come di popolo duosiciliano e di nazione delle Due Sicilie, come la nostra storia ci insegna e di cui la nostra bandiera è stata simbolo, quando ci si riferiva a noi cittadini di questa meravigliosa terra. Capite bene che non è solo una questione di facciata ma è un modo di rimarcare la nostra identità, a noi e agli altri popoli europei.

Quando si pensa al nord della Gran Bretagna non si parla di “nord” della Gran Bretagna ma si chiama con il suo nome SCOZIA ed il popolo che la abita scozzesi. Vogliamo anche noi riprenderci la nostra identità? Allora cominciamo da noi, cominciamo a chiamarci con il nostro nome: Duosiciliani e la nostra nazione chiamiamola Duesicilie. Infatti, se andiamo a consultare il dizionario della lingua italiana, alla parola “nazione” troveremo “Il complesso delle persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, anche indipendentemente dalla realizzazione in unità politica”. Noi “nazione” lo siamo da 750 anni.

Non a caso cito la Scozia, la quale dal 1998 ha ottenuto da Westminster un parlamento, un governo quasi autonomo dal Regno Unito, si cari compatrioti, loro si fanno le loro leggi e si autogovernano e vi dirò di più: loro battono moneta ed hanno tre banche nazionali.

Si… battono moneta, la sterlina scozzese.

Henry Ford disse a proposito della moneta: “E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina. “ E si, cari amici, non basta la politica, il parlamento e l’autogoverno, ma ci devono essere delle banche pubbliche che battono moneta propria, anche complementare, per risollevare le nostre sorti, intendo quelle del popolo duosiciliano.

La moneta complementare è una moneta il cui utilizzo non esclude l’utilizzo di un’altra moneta in una data comunità. Essa può essere legalmente riconosciuta ed essere utilizzata in territori più o meno vasti e più o meno coincidenti con il territorio coperto dall’altra moneta. Non dico di uscire dall’euro ma è possibile avere una moneta propria ed abbattere gli agi del signoraggio bancario che strozzano le economie ed in particolare la nostra.

La banca d’Italia è privata e con i nostri soldi fa investimenti in paradisi fiscali!!! Non mi dilungo in questo settore, cari amici e compatrioti, pur essendo un discorso da cui non ci si può sottrarre, se si vuole fare qualcosa per il nostro futuro e per il futuro dei nostri figli, ma su cui si deve ritornare a parlarne tra e con addetti ai lavori.

Vorrei solo ricordare che nel 1773 Amschel Rothschild, rappresentante di una delle famiglie più ricche del mondo, (quelli che diedero i soldi a Garibaldi, per intenderci) dichiara: “mi si consenta di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi preoccuperò affatto di chi emana le leggi”.

E se lo ha detto lui!!!! Ma come ha fatto la Scozia tutto questo, Vi chiederete? Avranno avuto parlamentari che non sono ascari dei partiti nazionali come in Italia? Bene la risposta è no. Anzi, il motivo principale che ha indotto gli scozzesi a chiedere i referendum che hanno costituito il loro parlamento ed il loro governo è proprio questo, la scarsa rappresentanza parlamentare a Westminster del popolo scozzese.

Cari compatrioti, noi viviamo in una colonia interna all’Italia e come tale subiamo uno sviluppo diseguale, ciò è noto, è un fatto acclarato da tutti ormai in Europa. Lo stato italiano, quando fa una legge apparentemente a favore di quello che chiama “sud” e quindi per la colonia, lo fa solo per spendere qualche soldo che poi deve ritornare per vie più o meno traverse nelle tasche degli imprenditori del nord. Anche questo ormai è noto, è un fatto così normale che non fa più notizia parlarne e di cui nessuno si scandalizza!!! A tal proposito vorrei solo soffermarmi su quello che hanno combinato con l’autostrada A3, che il nostro Mancini, lasciatemelo menzionare (in quanto meridionalista) aveva fatto in soli 9 anni e che era e sarebbe stata più che sufficiente per i livelli di traffico che la percorrono.

Allora, loro che hanno combinato? la stanno distruggendo per costruirne un’altra con soli due metri da un lato e due dall’altro in più. Nessun duosiciliano si sarebbe mai sognato di rimettere mani a questa strada: se ne sarebbe costruita di sicuro un’altra dall’altra parte, sullo Ionio, spendendo la metà e avendo alla fine una infrastruttura in più.

Ma a loro non interessava dare un vantaggio ai calabresi che avrebbero avuto un’altra strada, ma era interessante rifare le gallerie e i viadotti di nuovo, quelli si che portano soldini nelle casse delle ditte del nord! Si, perché su questa strada, cari amici, non ci sta un solo appalto dato ad una ditta duosiciliana, sono stai assegnati tutti ad imprese tosco-padane, che bene si sanno districare e ben convivono con le immancabili richieste dei loro amici ndranghetisti.

Tutto uguale a quello che succedeva all’epoca dell’invasione dei mille.

Detto questo, vado a fare la mia proposta: Gettare oggi da questa riunione le basi per la fondazione del PARTITO NAZIONALE DELLE DUE SICILIE, che emulando l’analogo scozzese, abbia due soli obbiettivi ed una imposizione: La costituzione del parlamento delle Due Sicilie ed il relativo governo, pur restando all’interno dello Stato italiano.

La creazione della banca delle due Sicilie, con relativa emissione di Moneta complementare all’euro.

Scioglimento a obbiettivo raggiunto.

Cari amici e compatrioti secondo me l’ora è giunta, seguiamo quello che hanno fatto i nostri simpatici ed illuminati scozzesi, loro ce la stanno facendo ed hanno contro il più conservatore dei popoli: gli inglesi. Ce la possiamo fare anche noi. Non sopporto più di essere governato e preso per i fondelli dalla Lega di Bossi, dagli ascari di Berlusconi e dall’immobilismo interessato della sinistra del PD.

Giuseppe Corapi, uomo libero Nick fb giuseppe brigante corapi Prima ti ignorano, poi ti deridono,….. poi vinci. “Gandi “



Fonte:

http://www.gazzettadelsud.it/

 La Pontida del Sud da oggi è Motta S. Lucia

Nel Piccolo comune del Savuto il meeting dei più grandi movimenti meridionalisti

di Vinicio Leonetti

Ottocento abitanti sul lato meridionale del Savuto, Motta Santa Lucia si candida a diventare la Pontida del Sud. Lo fa oggi e domani con alcuni incontri tra i rappresentanti di almeno dieci movimento sudisti lontani dai partiti politici ma vicini a un’idea di nuovo meridionalismo combattiva, neanche cugina di quella di Dorso e Salvemini. Il “noi del Sud ce l’abbiamo duro” parte da Motta dov’era nato e fu ucciso il brigante Giuseppe Villella nel 1870. Il suo teschio finì nella mani di Cesare Lombroso, padre dell’antropologia criminale italiana. Da lui partì il razzismo antimeridionale: sul teschio di Villella c’erano due fossette occipitali particolarmente marcate, chiari segni di una criminalità atavica. Chissà se le fossette c’erano pure sui teschi di Hitler o Milosevic, che non erano certamente calabresi?

E se per Umberto Bossi e i suoi il simbolo è il carroccio, per la Lega sudista potrebbe essere proprio quel teschio. Ma solo tra oggi pomeriggio e domattina si saprà se il meridionalismo troverà un punto d’incontro come i comuni lombardi a Pontida mille anni fa.

All’appello non dovrebbe mancare nessuno oggi pomeriggio nella sala comunale polivante di Motta: Partito per il Sud, Insieme per la Rinascita, Comitato Due Sicilie, 2033 Progetto Sud, Noi Meridionali, Insorgenza civile, Movimento neoborbonico, Lucania Viva, Sud in movimento e associazione Terronia. Che per la prima volta si sono visti il 7 maggio scorso a Napoli individuando un processo aggregativo che sta suscitando grande interesse nell’arcipelago di idee che dalla Campania arriva in Sicilia. Così come sostiene nel suo ultimo libro “Fuoco del Sud” il giornalista Lino Patruno, ex direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”. Anche lui domattina a Motta per parlare di un nuovo Sud che sta insorgendo anche con la spinta dei giovani che non credono più nei partiti che ormai hanno spostato i loro quartier generali da Roma ad oltre il Po.

«Ridateci i briganti” è lo slogan dei nuovi meridionalisti preso in prestito da Lino Patruno, che a 150 anni dall’Unità d’Italia fa una ricostruzione storica dell’epoca borbonica fino a sfatare il mito dei Mille di Garibaldi. Tutto per dimostrare che il Sud non vinse nessuna guerra contro il re di Napoli, ma in realtà venne annesso al Regno sabaudo che fece razzia di tutte le richezze meridionali, anche quelle delle banche. Dopo 150 anni le grandi banche del Sud sono sparite con quelle che chiamano fusioni, ma che sono state vere e proprie annessioni ai grandi istituti di credito del Nord Italia e del Nord Europa.

All’appuntamento di Motta, tra gli altri, anche il presidente del Partito per il Sud Domenico Iannantuoni e il suo vice Michele Ladisa, secondo i quali «l’aggregazione nascente meridionalista è possibile in una struttura statale come quella in atto, nata col marchio sabaudo».

Da Motta è partita anche la richiesta del teschio del brigante Villella esposta nel Museo Lombroso di Torino, visitatissimo dagli studenti ai quali si offre il vergognoso spettacolo razzista con le “fossette criminogene” partorite in Calabria. L’amministrazione comunale del posto ha aderito al movimento “No Lombroso” che da un anno chiede la chiusura del “Museo degli orrori” di Torino. Ed il sindaco Amedeo Colacino, avvocato nel comitato scientifico del movimento.

A ringraziare i sostenitori della nuova Lega sudista due bed&breakfast pieni fuori paese, l’unico agriturismo e l’hotel. Per un appuntamento fuori stagione che potrebbe essere foriero di una nuova stagione del Sud.




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