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Personaggio singolare il Moccia, che conoscemmo a Fenestrelle il giorno della posa della lapide in ricordo dei prigionieri napolitani – lapide poi rimossa e collocata in uno stanzone! – e che ora, direbbe la buonanima di mia nonna, appartiene al mondo della verità.

Il modo migliore per ricordarlo è riproporre questo scritto tratto da:

Non è che si abbia la fissa del giorno della memoria ma se è giusto che si ricordi la shoah nelle nostre scuole, non  si capisce perché i nostri ragazzi non debbano sapere nulla dei centomila morti della guerra civile postunitaria. Si arriva all’assurdo che persone che hanno fatto una tesi di laurea su Fenestrelle dichiarino di non sapere nulla dell’utilizzo di quel forte negli anni 1860-1870.

Certo la storia è stata occultata, lo dimostra il fatto che De Sivo liquida Fenestrelle in tre parole e anche la Civiltà Cattolica non dia molti dettagli. Di tanti testi, scritti in quegli anni, che abbiamo letto, solamente in uno abbiamo trovato delle indicazioni numeriche, che riportiamo integralmente:

Era bene la formazione di questa armata che occupava nel più alto grado il governo italiano, il quale aveva ancora di grandi difficoltà a superare. Né questo in verità era un piccolo lavoro, effettuare nei corpi regolari la fusione di 20000 prigionieri borbonici riuniti a Fenestrelle o disseminati nelle diverse fortezze del regno. Sarebbe stato un grav'errore il supporre che questi uomini andrebbero facilmente a piegarsi sotto il giogo d’una severa disciplina. E di ciò fa testimonianza il fatto che si produsse in uno dei depositi, vogliam dire il complotto dei prigionieri di Fenestrelle, che fortunatamente fu sconcertato, e mandato a vuoto.

Condotta con molt'arte e simulazione, poteva riuscire, se un caso non ne porgeva il primo indizio ad uno del presidio o quindi al comandante del forte. Quei prigionieri facevano l’ammirazione di tutti per la docilità, l’obbedienza ed il rispetto apparente che aveano dei superiori, sicchè nissuno era stato da parecchi giorni punito. A questo modo erano riusciti ad ispirare confidenza ed a render meno attiva la sorveglianza.

Dovevano ad un dato segno, armati di bastoni, avventarsi tatti ottocento contro le guardie dell’arsenale, e là dentro provvedersi di armi e quindi impadronirsi del forte ed assicurarsi la diserzione. Pare che avessero qualche rara ma attiva relazione esterna e nessuna all’interno, neppure le compagnie del corpo franco, le quali composte di soldati in castigo e perciò si chiamano compagnie di disciplina. Anzi sembrava che queste compagnie avrebbero all’occorrenza aiutato risolutamente il presidio alla resistenza ed a far rispettare la legge.

Questo fatto rese più urgente di stabilire il campo di S. Maurizio, situato nel piano di questo nome, ove dovevano essere riuniti 10000 prigionieri dell’armata napoletana guardati da due batterie d'artiglieria, due squadroni di cavalleria, due battaglioni di bersaglieri, e due altri reggimenti di linea. Il general Decavero doveva avere il comando del campo.

Cronaca della guerra d'Italia (Rieti, 1863) – pag. 142

Zenone di Elea - 24 gennaio 2010

Fonte:
http://nazionedelleduesicilie.blogspot.com/

DOPO AUSCHWITZ DOPO DACHAU, MA PRIMA ANCORA FENESTRELLE

UNA MOSTRA-MUSEO PER NON DIMENTICARE

(è quello che chiede un Comitato di meridionalisti appositamente costituitosi per instaurare un Giorno della memoria, ricordo necessario e testimonianza consapevole della più triste pagina del risorgimento italiano visto dall'ottica di un popolo meraviglioso che noi italiani abbiamo avuto la pretesa di voler salvare, ma sul quale abbiamo gettato più fango che petali di rosa).

di Mario Moccia di Montemalo

Da qualche tempo, sulla "rete" Internet, capita di notare un rifiorire di siti e blog meridionalisti, taluni realizzati da esperti ed autorevoli storici come il professor Nicola Zitara, ma anche economisti e politici di questa stessa Repubblica di differenti estrazioni politiche, come il compianto onorevole Angelo Manna o il vivente ed attivissimo assessore gaetino Antonio Ciano e tutti i loro illustri predecessori che si sono occupati della "questione meridionale, come Salvemini, Gramsci e tutti i pensatori, i politici, e gli scienziati sociali che se ne sono occupati attivamente che non hanno mai trascurato la ricerca delle sue radici storiche. Non sono da dimenticare P. Villari, L. Franchetti, S. Sonnino, G. Fortunato, A. De Viti, De Marco, E. Ciccotti, N. Colajanni e F.S. Nitti. E molti professionisti diventati scrittori "per forza". Come quell'ingegner Iannantuoni che ha scritto (e descritto) una bellissima opera del Regno delle Due Sicilie, come "il meraviglioso Ponte sul Garigliano" Attraverso il quale l'autore, un ingegnere, appunto, fa attraversare grazie a quella meravigliosa opera d'ingegneria, il fulgido passato di un Popolo, divenuto dramma, attraverso il presente coperto da un cielo plumbeo, per raccontare il futuro che si vuole riportare ai cieli tersi che furono del paradiso in terra chiamato meridione... il nostro futuro di italiani? Né molto dissimile è la prospettiva su cui si muovono le nuove generazioni di giovani e meno giovani, forse meno acculturati dei primi, ma sicuramente più determinati a dimostrare che lo sviluppo economico del sud è un passaggio obbligato, di la dei proclami liberisti dei finti sostenitori delle libertà.

Libertà di continuare a fare i propri interessi? Ecco, loro ( i nostri giovani), potrebbero occuparsi di questo, pensando ai vivi, ma come giustamente hanno fatto gli ebrei e tutti quei popoli che non vogliono più che si consumino tragedie del genere neppure con la scusa di affratellare dei popoli, trovano giusto dare spazio alla costituzione di "luoghi della memoria" dove si sono consumate tragedie infami, ben prima che a Dachau offrendo la corona del per niente orgoglioso primato di inventori dei campi di concentramento e dei metodi di distruzione di intere etnie, un genocidio, come fu quello compiuto dai Savoia, ancor prima che Lemkin, definisse antropologicamente il primo concetto di genocidio.

Quindi riportiamo correttezza nella storia: "fu Fenestrelle" il primo vero campo di concentramento e non Dachau come gli ebrei sono riusciti a far accreditare".Per cui, è giusto che anche i nostri politici, in capo a tutti il presidente della Repubblica italiana (il presidente di tutti gli italiani), vadano a rendere omaggio ai quegli sventurati deponendo corone di fiori in quei luoghi della memoria. Ma a proposito di memoria, non dimentichiamoci dei nostri campi di concentramento. Quelli da cui è nata questa Repubblica e rendiamo onore ai meridionali; quelli di ieri in primis, ma anche a quelli di oggi! Senza tacciarli di essere i nuovi briganti: mafiosi e camorristi"!

E il Presidente del consiglio che tiene tanto a rendere la Sicilia non più un'isola costruendo un'inutile ponte miliardario, solo per continuare a sfruttare il Sud, preveda nella sua finanziaria lo stanziamento di una somma per la costruzione di un luogo della memoria a Fenestrelle per quel milione di meridionali trucidati, senza dimenticare quei 15 milioni dovuti emigrare per forza! E questo anche per evitare che altri giovani continuino ad emigrare!

Insieme con il campo di sterminio di Auschwitz, Dachau è nell'immaginario collettivo, il simbolo dei campi di concentramento nazisti.

Il 27 gennaio del 1945 una delle pagine più sconvolgenti della storia moderna fu portata alla conoscenza del mondo con l’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschiwitz. Ma quando si racconta di questa pagina triste della storia umana, si sostiene che Dachau fu il primo campo di concentramento costruito dai nazisti e divenne pertanto il prototipo e il modello per gli altri campi che vennero in seguito costruiti in tutta Europa. E' in parte vero se non fosse per il termine prototipo che non è affatto appropriato dacchè il primo vero campo di concentramento, fu creato dai piemontesi di Vittorio Emanuele di Savoia, e fu inaugurato dai meridionali di quest'Italia che, senza voler dare i numeri, giacchè è difficile e difficoltoso fare una casistica finché il governo italiano tiene celati i documenti attraverso l'esercito che li custodisce gelosamente ricordare e trasmettere quella memoria alle generazioni che sono e “che saranno”, deve essere l’impegno di chi da quei campi non riuscì a tornare, ma che per fortuna riuscì a lasciare degli eredi, dei successori.

Quei venti e più milioni di meridionali che senza nessun amore, ma solo per forza di cose divennero italiani "finalmente al riparo dalle angherie dei Re Borboni". Orbene, gli ebrei, ricchi e per questo, maestri nella comunicazione, sono riusciti a far ammettere la loro tragedia anche perché più vicini a noi nel tempo, hanno avuto la possibilità di servirsi dei vari tribunali di guerra nel frattempo costituitisi grazie alle nazioni ed ai pochi testimoni rimasti in vita, ma risoluti a far mantenere vivo il ricordo di quella tragedia come l'Olocausto!

Che nessuno che non sia in malafede, si può permettere di negare che ciò sia avvenuto. Da alcuni anni questo compito è affidato non solo più alla tenace volontà dei reduci ma all’insieme dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni della Repubblica.

Un compito che ci richiama all’essenza stessa della Costituzione Repubblicana, a quei primi undici articoli che impongono in modo solenne e inderogabile, ad ogni cittadino che risiede su questo nostro territorio, di scongiurare il ripetersi di storie come quelle che furono drammaticamente vissute da milioni di persone, colpevoli di essere portatori di una “diversità”.

Una superiorità sancita da presunte superiorità razziali (come nel caso di Ebrei, Rom o popolazioni Slave), e oggi si vuole ricominciare d'accapo... ma anche religiose (come nel caso dei Testimoni di Geova) ed anche fisiche, con l’eliminazione di chi era portatore di handicap.

La memoria in questo caso è, quindi, non solo il necessario e dovuto ricordo di milioni di esseri umani, ma la consapevole testimonianza di come gli eventi più drammatici della storia del mondo siano sempre stati accompagnati dal disinteresse, dalla sottovalutazione o dagli egoismi delle singole persone.

Onorare il giorno della memoria non può che essere allora la riconferma di un impegno individuale e collettivo a denunciare e combattere ogni forma di esclusione, di razzismo, di marginalizzazione di un popolo o di una singola persona.

Accennando alle questioni importanti di politica-economica, nel superamento del primo meridionalismo, quello dell'età liberale, questa alleanza venne postulata più tardi anche da A. Gramsci, nell'ambito di una nuova concezione della questione meridionale come questione nazionale, sulla scorta degli insegnamenti della rivoluzione d'ottobre e all'interno di un progetto rivoluzionario che assegnava un ruolo egemone al proletariato industriale e una funzione di tramite e di guida al partito comunista*. Ma anche al di fuori di quest'area ideologica l'evoluzione rispetto al primo meridionalismo è percepibile nelle lezioni di un cattolico (L. Sturzo) e di un laico (G. Dorso), tra loro profondamente diverse ma accomunate dalla polemica contro il trasformismo della classe dirigente tradizionale, che aveva vanificato ogni sforzo di cambiamento della realtà economico-sociale e politico-culturale del Mezzogiorno.

Ricominciamo dai morti per salvaguardare i vivi!Anche questa l'importanza di realizzare il luogo della memoria di Fenestrelle. Altro che realizzare nel luogo le giuste spettanze del popolo autoctono di farvi una struttura adatta al turismo di massa... E' giusto, ma le due cose possono coesistere restituendo anche l'onore ad un popolo, quello piemontese, che non ha le colpe che furono interamente di Quattro predoni indebitati risalenti alla corte dei Savoia. Quella di un re galantuomo, che galantuomo non era! Altro che i Borbone ai quali il piccolo re con l'accento francese, non arrivava alla cintola, ne per statura, ne per intelletto.

* Chi scrive, per la tranquillità di tutti, ha sempre aborrito il partitismo e tanto meno si è mai schierato, ne a sinistra, ne al centro e neppure a destra seppure in giovane età ha ammirato la grande dialettica di Almirante. Tutto qua!

Mario il Normanno*

al secolo Mario Moccia










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