Eleaml


Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ci permettiamo di aggiungere a quanto egregiamente scritto da Grano che conserviamo alcune decine di fotocopie che provano che non ci furono solo i 4 morti di novembre e che c'è uno strano buco temporale nei mesi che precedettero la proclamazione del Regno D'Italia. Stranamente  non vi fu manco un morto. Dopo l'unità vi furono altri morti.

Stiamo parlando di morti documentate ovviamente.

Per maggiori dettagli vi rimandiamo alla lettura di  SOLDATI NAPOLITANI A FENESTRELLE (1860-1867).

Zenone di Eleea – 11 luglio 2011

FENESTRELLE MON AMOUR

Spett.le Redazione La Repubblica-Torino

Mi permetto di farvi rispettosamente notare che l’articolo del dott. Novello sugli “studi” del pregevole dott. Bossuto di Rifondazione Comunista contengono alcune piccole imprecisioni.

In verità, a Fenestrelle non vi furono morti fra i reazionari, oscurantisti e retrogradi nonchè puzzolenti napoletani. Le cifre ostentate da questi nostalgici che vorrebbero “l'Italia nuovamente divisa in monarchie" sono false e tendenziose.

Oddio, il dott. Bossuto fa riferimento alla “fine del 1860” quando ancora la mattanza (pardon, la liberazione dei terroni) non era ancora iniziata, ma questi sono peccatucci veniali.

Il dott. Bossuto cerca, naturalmente, nei registri parrocchiali e fa benissimo, perchè com’è noto, i fratelli franco-padano-savoiardo-piemontesi e preleghisti, quando squartavano un terrone, per prima cosa andavano a raccontarlo al parroco.

Ed è verissimo che Fenestrelle non era quel luogo tetro e cupo così come lo dipingono quei “revisionisti”, oscurantisti nemici della Sacra Italia Unita e Affratellata di Bossi, Borghezio, Calderoli e via affratellando.

Diciamolo, una volta e per tutte: Fenestrelle era un ameno Centro Benessere gestito dalla Congregazione per la Salvezza della Terronia, guidata dal pacifista non violendo e ghandiano Enrico Cialdini, la quale accoglieva misericordiosamente quella plebaglia, teppaglia e marmaglia borbonica sottoponendola ad accurate visite mediche con particolare riferimento al pertugio anale;

poi li sottoponeva a rigorosa dieta per liberarli dalla nota e fastidiosa pinguedine dei terroni, offrendo loro una ricca scodella settimanale di escrementi franco-padano-savoiardo-piemontesi preleghisti d.o.c.;

poi gli faceva -sempre grauitamente, con un fondo appositamente allestito dal re “galantuomo”, ma che galantuomo!- le saune giornaliere, esponendoli nudi alla temperatura di 20 gradi sotto zero;

infine, una bella sauna nella calce viva... evviva l’Italia unita e affratellata franco-padano-piemontese-savoiarda e preleghista.

Quindi, di morti, manco a parlarne. Vi furono solo sporchi e puzzolenti terroni ai quali, come promesso sempre dall’eroico pacifista volontario della Protezione Civile, il kompagno Cialdini, fu garantita la pace (eterna) liberandoli dal giogo dei Borbone che, come è noto, mangiavano i bambini, naturalmente crudi.

Confesso, caro dott. Novello, ben conoscendo la generosità e l’altruismo delle truppe di liberazione (ma da chi dovevano liberarci?) franco-padano-savoiardo- piemontese e preleghista, che non sapevo che mandassero quegli sporcaccioni di napoletani di Terronia in vacanza a Nizza! Ma che carini!

Questi sì che sono fratelli-fratelli d’Italia!

E noi, sporchi “beduini africani”, come giustamente ci definiva fratel Cialdini, invece di essere grati all’eroico esercito franco-padano-savoiardo-piemontese e preleghista che è venuto a sacrificarsi per portarci pane (abolizione della tassa sul macinato), pace (molto eterna per un milione e 300.000 sporchi terroni, come documentato da Civiltà Cattolica dell’agosto 1870), lavoro (Cavour abolì immediatamente la legge sulla disoccupazione obbligatoria fortemente voluta da Ferdinando II), libertà (di abbandonare le nostre case, le nostre terre, le nostre famiglie e andarcene föra di ball in America e perchè no nella ospitale, fraterna e solidale Torino), democrazia (molto, ma molto truffo-referendaria), il sol dell’avvenir e anche il chewing gum, il latte in polvere e il ddt.

Grazie, fratelli d’Italia (del dito medio). E noi, ingrati, continuiamo a stravolgere la storia, a negare la verità sul martirio del Nord.

Ingrati terroni.

- Continuiamo a negare che il grande statista franco-piemontese-padano-savoiardo preleghista Camillo-Paolo-Filippo-Giulio... e pure Benso, Conte di Cavour fosse biondo, alto e con gli occhi azzurri;

- continuiano a negare che Peppiniello ‘o marenaro fosse altissimo, purissimo e levissimo;

- continuiamo a negare che siamo venuti a invadere il Piemonte e a depredare il Banco di Torino per fare le luminarie e sparare i tric-trac in occasione della festa di Piedigrotta.

E continuiamo a stravolgere la storia. Accusiamo i nostri fratelli franco-padano-savoiardo-piemontesi e preleghisti di aver commesso stragi, rapine, saccheggi, devastazioni, rappresaglie, rastrellamenti, fucilazioni, stupri e porcherie varie in Terronia. Addirittura, nella nostra perfidia, siamo stati capaci di inventare il massacro di Bronte, la mattanza di Casalduni, la carneficina di Pontelandolo, la strage di Civitella del Tronto e il genocidio di Gaeta!

Bugie! Falsità! Tutti “concetti nati da suggestioni non avvalorate da alcun documento”, come giustamente afferma il dott. Bossuto.

Addirittura siamo stati capaci di negare il ratto delle Sabine di Arcore!

Negazionisti siamo, ecco la verità. Ahmadinejad al confronto è una pastina in brodo.

Un affettuoso, fraterno e filosavoiardo saluto a voi tutti e tanto successo al neo storico-risorgimental, il prof. Yuri (stalinista?) Bossuto. Per lui, in questa Italia dove negli ultimi 150 anni la verità risorgimentale è stata accuratamente e rigorosamente negata, rimossa e stravolta da giornalisti, scrittori, storici e pennivendoli televisionari reazionari al servizio dei vincitori-massacratori borbonici, c’è un futuro.

Antonio Grano

Calabria Saudita

antonio.grano@tin.it

www.antoniograno.it

11 luglio 2011

P.S. Siamo in fervida attesa della svolta secessionista di Calderoli. La fate o continuate a farci stare in pena per le sorti dei nostri fratelli padani?

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La Repubblica-Torino 8 luglio 2011

I morti borbonici a Fenestrelle non furono 40 mila, ma quattro.

Una ricerca di Bossuto dai registri parrocchiali del paese ridimensiona le cifre del revisionismo risorgimentale, i cui seguaci si sono ritrovati sabato al Forte per l'annuale cerimonia in ricordo di chi forse non è mai deceduto in quelle carceri

di MASSIMO NOVELLI

Tra bandiere neo-borboniche e vessilli leghisti sabato si è reso omaggio a Fenestrelle ai soldati del Regno delle Due Sicilie ""detenuti e defunti" nel forte piemontese a cominciare dalla fine del 1860. Ma quanti furono i "napolitani" e i militi papalini morti di freddo o di fame, di malattie, nelle carceri sabaude? Storici e giornalisti, tanto meridionali quanto padani, hanno addirittura parlato di circa 40 mila vittime. Per Juri Bossuto, invece, già consigliere regionale di Rifondazione comunista e ora volontario proprio a Fenestrelle, che si è recentemente laureato in Giurisprudenza all'Università di Torino con una tesi su questo argomento, i fatti emersi dagli archivi locali e dall'Archivio di Stato torinese "disegnano una fortezza diversa da quella descritta da chi, forse, vorrebbe l'Italia nuovamente divisa in monarchie".

Le sue ricerche, soprattutto, ridimensionano in modo drastico e azzerano, anzi, le cifre spaventose care alla pubblicistica revisionista. Come spiega lui stesso: "Non si sa con esattezza quanti militari borbonici persero la vita al Forte San Carlo. Dai registri parrocchiali, però, precisi e puntuali, ne ho riscontrati davvero pochi.

 Ho trovato riferimenti a quattro morti nel novembre del 1860, in seguito a malattie polmonari". Aggiunge Bossuto: "I "napoletani" vennero alloggiati nei quartieri militari e nutriti fin da subito. La corrispondenza che ho potuto consultare cita i trasferimenti a Nizza dei prigionieri più anziani e cagionevoli, ma pure la preoccupazione per la nostalgia verso le proprie famiglie provata dai più".

Le nuove rivelazioni sul presunto "lager" dei Savoia, nella ricostruzione di Bossuto e del suo collaboratore Luca Costanzo,, poggiano su un altro punto fermo: "I borbonici furono suddivisi nelle varie compagnie disciplinari, in attesa dell'incorporazione nell'esercito, di lì a poco italiano". Nel dicembre del '60 "vennero trasferiti ai corpi di appartenenza, ed alcuni forse ritornarono al forte vestendo i panni e i gradi dei fanti Cacciatori Franchi. Rimasero alloggiati a Fenestrelle solo alcuni militari, ricoverati in infermeria per il freddo o per la sifilide. I decessi erano regolarmente annotati nei registri parrocchiali e nelle lettere inviate al comando di Torino". Tutto ciò non significa, ovviamente, che il numero dei morti sia limitato ai pochi nominativi di "napolitani" rinvenuti dal ricercatore torinese. Del resto "il vitto, unito al freddo costante della valle, non era sicuramente d'aiuto alla quotidianità dei soldati delle Due Sicilie".

Ma questo, conclude Bossuto, "non può rendere vero quanto è stato scritto, come nel caso di Lorenzo Del Boca, su "chissà quanti morti che neppure avranno registrato!". Sono concetti nati da suggestioni non avvalorate da alcun documento. La storia ci dice che Fenestrelle fu un carcere politico, militare e civile, molto complesso e di non facile vita. La storia documentata fa emergere poi le vicende di uomini e di donne protagonisti di quel luogo, così come il sacrificio di studenti, idealisti, combattenti libertari e prigionieri di guerra. La verità porta onore a tutti i i caduti, le bugie infangano tutti e ogni causa".

Sabato comunque al Forte di Fenestrelle si è celebrata una doppia cerimonia "anti risorgimentale" per i soldati del Regno delle Due Sicilie: la commemorazione dei caduti, con l’affissione di una corona d’alloro alla lapide che li ricorda, seguita da un convegno.

08 luglio 2011



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