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Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi 

nel 1856 ai primi giorni del 1863 (pag. 62-64)

di Giacomo Margotti

CINQUE LETTERE DEL CONTE DI CAVOUR

AL CONTE DI PER8ANO

(Pubblicate il 28 maggio 1863)
(se vuoi, puoi scaricare gli articoli in formato ODT o PDF)


I giornali pubblicano nuovi documenti del conte di Cavour messi in luce dal signor Nicomede Bianchi. Ne leviamo queste cinque lettere, che meritano, di venir conservate per la storia. Esse sono dirette al Conte di Persano.



Signor Ammiraglio,

Torino, 11 luglio 1860.

Approvo senza riserva il suo contegno con il governo siciliano. Ella seppe dimostrarsi col generale Garibaldi ad un tempo fermo e conciliante., ed ha quindi acquistato sol medesimo una salutare influenza. Continui ad adoperarla per impedire che il generale non si lasci traviare dai pochi disonesti che lo circondano, è cammini per la via che deve condurre la nave d'Italia a salvamento. Può assicurare il generale Garibaldi che non meno di lui sono deciso a compiere la grande impresa; ma che per riuscire è indispensabile l'operare di concerto, adoperando tuttavia metodi diversi.

CAVOUR


Allo stesso.



Signor Ammiraglio,

Torino, 15 luglio.

Ricevo in questo momento le sue lettere, di cui la ringrazio. Dichiari formalmente in nome mio al generale Garibaldi essere una solenne menzogna che esistano altri trattati segreti, e che i rumori di cessione di Genova e della Sardegna sono sparsi ad arte dai nostri comuni nemici.

Le rinvio gli atti della mia distinta considerazione.

CAVOUR


Allo stesso.


Pregiatissimo signor Ammiraglio   

Torino, 28 luglio 1860

Ho ricevuto le sue lettere del 23 e del 24 andante. Son lieto della vittoria di Milazzo, che onora le armi italiane e contribuir deve a persuadere all'Europa che gl'Italiani ormai sono decisi a sacrificare la vita per riconquistare patria e libertà, lo la prego dì porgere te mie sincere e calde - congratulazioni al generale Garibaldi.

Dopo sì splendida «vittoria, io non vedo come gli si potrebbe impedire di passare sul continente. Sarebbe stato meglio che i Napoletani compissero od almeno iniziassero l'opera rigeneratrice, ma poiché NON VOGLIONO o non possono muoversi, si LASCI FARE A GARIBALDI. L'impresa non può rimanere a metà. La bandiera nazionale inalberata in Sicilia deve risalire il regno, estendersi lungo le coste dell'Adriatico, finché ricopra la regina di quel mare.

Si prepari adunque a piantarla colle proprie mani, caro ammiraglio, bui bastioni di Malamocco e di S. Marco. Faccia pure i miei complimenti a Medici e a Malenchini, che si sono portati egregiamente.

CAVOUR


Allo stesso.


Signor Ammiraglio,

Torino, 7 settembre 1860.

Non ricevendo altri ordini dal telegrafo, ella farà levare l'ancora la sera dell'11 e si recherà per la via diretta ad Ancona. Ivi si porrà in comunicazione col generale Cialdini, mandando imbarcazioni a terra nel sito il più opportuno. Si concerteranno assieme per impadronirsi nel più breve spazio possibile della città e cittadella d'Ancona. Gl'indico io scopo da raggiungere, lasciando a lei la scelta dei mezzi. Sarà raggiunto a Messina dal Dora carico di cannoni d'assedio, ella terrà a disposizione del generale Cialdini.

Se Garibaldi é a Napoli, vada a vederlo, e gli comunichi le istruzioni ch'ella tiene. Gli manifesti da parte mia il sincero desiderio di andare pienamente intesi per ordinare l'Italia prima, e fare poscia l'impresa della Venezia. Lo preghi di non fare parola per pochi giorni della destinazione della flotta.

Addio, ammiraglio, Dio l'assista, e prima che il mese si chiuda, ella avrà associato il suo nome al primo gran fatto glorioso, che segnerà il risorgimento della marina italiana.

CAVOUR


Allo stesso.



Dispaccio telegrafico — 22 ottobre 1860.

II telegrafo annunzi a che l'Imperatore ha fatto larghe concessioni all'Ungheria, ed ha nominato comandante dell'armala d'Italia l'arciduca Alberto, e capo di stato maggiore il generale Benedek. Ciò é molto minacciante. Ella tenga la squadra pronta a partire per l'Adriatico. Faccia una leva forzata di marinai in cotesti porti. Se il Codice napoletano non punisce di morte i disertori in tempo di guerra, pubblichi un decreto a tale effetto, e ove ve ne siano, li faccia fucilare. Il tempo delle grandi misure è arrivato. Dica al generale Garibaldi da mia parte che se noi siamo attaccati, io l'invita in nome d'Italia ad imbarcarsi tosto con due delle Sue divisioni per venire a combattere sul Mincio.

CAVOUR


 http://www.eleaml.org - 17 Agosto 2008



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