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Fonte:
http://italy.indymedia.org/

Insorgenza Civile: tutta la verità.

Submitted by anonimo on Fri, 10/02/2012

Sono un laureando in lettere, un pubblicista, un militante comunista, un frequentatore di centri sociali. Nella mia famiglia si è sempre criticato il risorgimento, come operazione al servizio del capitale, ma quando mio padre ha confuso con molta benevolenza, la mia militanza saltuaria al “laboratorio occupato Insurgencia” con la Militanza in Insorgenza Civile, mi è venuta la voglia di saperne di più. Come poteva mio padre, e non solo lui, confondere le cose?

Molti compagni, ultimamente si sono interrogati sulla la nuova ondata identitaria che da almeno un paio d’anni scuote noi meridionali. Logicamente come molte volte succede, e da molti anni a questa parte capita sempre più spesso, che la semplificazione concettuale attraversa le nostre file e non ci permette una giusta e ragionata analisi.

Veniamo al dunque. Abbiamo snobbato i forconi perché privi di quelle analisi della società, care al nostro modo di analizzare il mondo, nella chiave del materialismo storico, mentre a Napoli ci siamo visti anticipare nelle rivendicazioni sociali dal movimento di Insorgenza Civile, su tematiche come il lavoro, la difesa dalle banche e lo Stato Sociale.

Non solo, troppo frettolosamente abbiamo liquidato il tutto come nostalgia borbonica, ma, grave errore, abbiamo classificato questi eventi “a destra” e le accuse a vanvera di fascismo si sono sprecate.

E cosa è successo? Non abbiamo analizzato la questione nel suo insieme, non ci simo accorti che i Forconi, gli Insorgenti ed i Pastori Sardi, crescevano, sottraendo alle nostre file sempre più consenso.

Gli Insorgenti a Napoli, sono nell’Ansaldo, nella Fiat di Pomigliano e Compagni con le palle che da anni lavorano con la F.I.O.M., intervistati da Santoro, citano Fenestrelle e non Auschwitz come paragone di meccanismo di sfruttamento e di segregazione capitalistico borghese. Cosa sta succedendo?

Logicamente saranno i compagni siciliani a dover fare la giusta analisi dei Forconi, e quelli Sardi a doversi interrogare sul perché i Pastori Sardi si sganciano dalle nostre analisi e proposte, ma noi del sud continentale non possiamo liquidare tutto e tutti con l’accusa di fascismo.

In questi mesi, ho frequentato in incognito e sotto falso nome il movimento d’Insorgenza Civile, secondo quella pratica giornalistica che la mia cultura pacifista e non violenta mi imponeva. Volevo sputtanarli? No volevo solo capire e raccontare la verità, seguendo il percorso di Vittorio Arrigoni che è sempre stato il mio punto di riferimento. Devo dirvi la verità ero un poco prevenuto e stupore e sorpresa sono stati i miei sentimenti quando nel mio operare in incognito, quasi quasi, mi sentivo a casa.

Ma analizziamo i fatti secondo la mia inchiesta che a breve sarà oggetto anche di un reportage video e fotografico.

Gli Insorgenti usano sempre più Gramsci, si rispecchiano nel sindacalismo di Di Vittorio, non disdegnano rapporti coi centri sociali e mentre hanno smesso di sventolare le bandiere rosse e tricolori, innalzano sempre più le bandiere dell’identità e dello stato sociale.

Sono a sinistra? Se dovessimo analizzare i quadri dirigenziali del movimento non possiamo non accorgerci della presenza di sindacalisti della UIL, e addirittura della C.G.I.L. Nelle zone che vanno da Pozzuoli a Monte di Procida ex elementi di Autonomia Operaia, molto noti negli anni 80 come aderenti ai “disoccupati Organizzati” militano nell’Insorgenza. Nella Fiat di Pomigliano hanno sicuramente la loro base e sindacalisti dell’Ansaldo si sono schierati con loro alle ultime elezioni. Addirittura i “banchi nuovi” parlano con rispetto degli insorgenti e non poche volte i loro manifesti sono fianco a fianco.

Per non parlare poi dei dirigenti non Napoletani del movimento, ben riscontrabili dal loro sito. La Calabria Insorgente è tutta guidata da dirigenti che provengono dall’aria dell’estrema sinistra, convertitasi al loro dire, al brigantaggio del XXI secolo. Il loro delegato regionale è figlio di un ben noto esponente della sinistra calabrese e i quadri intermedi sono tutti legati a Nicola Zitara e Franco Tassoni esponenti del Partito Comunista Combattente degli anni 70 o del partito dei contadini calabresi che era su posizioni marxiste sempre in quegli anni e che oggi con la pubblicazione dei “quaderni calabresi”, molto usati dagli insorgenti, restano su tale posizioni d’avanguardia culturale.

In Puglia Insorgenza è retta da un altro esponente proveniente dai Centri Sociali napoletani, emigrante in Puglia ex frequentatore di “officina 99” che non rinuncia mai alla Kefiah e che parla alla radio del movimento sempre di tematiche sociali ben care all’analisi marxista. Quando mi è capitato di rivolgergli alcune domande, tipo: “perché l’insorgenza veniva definita di destra?” Quasi mi sbranava. Anzi mi sono dovuto sorbire 2 ore di “spiegazioni” sul perché tali accuse erano proveniente quasi tutte dall’ignoranza o dalla mala fede di chi non trovando nell’insorgenza spazzi, voleva diffamarla. A riprova di ciò, mi fece vedere sul sito del Viminale, che tutti quelli che avevano accusato insorgenza di “fascismo” si erano poi candidati con FLI o con il PDL. Nella pratica ho verificato per conto mio tali affermazioni e queste ultime si sono tutte dimostrate veritiere, con tanto di nomi e cognomi.

A guidare Insorgenza a Roma c’è un prete, che da sempre aiuta le classi meno abbienti, cura gli emigranti e che si batte per la dignità carceraria. Nella mia inchiesta, sempre in incognito, sono rimasto molto colpito da questo prete che cita Radio Radicale come esempio di libertà d’Informazione. Sarà un caso, mi sono chiesto? Ma quando ho scoperto che sino ad un anno fa il movimento insorgente romano era guidato da un ex iscritto a Rifondazione comunista, le cose sono state più chiare.

A Firenze a prima vista sembra trovarci in un ambiente totalmente di emigranti meridionali, ma si riscontrano tematiche molto simili alle analisi di Compagna, Saraceno e Gramsci ed anche in toscana la base del movimento erode i centri sociali. Quelli veri, quelli che operano nel sociale. Per non parlare delle tematiche culturali, tutte più vicine ad un movimento NO-Global, che ad un gruppo di destra.

Più si sale al Nord (ed anche all’estero) di fascisti in Insorgenza non c’è traccia, Il “capo” degli insorgenti al nord è un medico che ha trascorsi nell’estrema sinistra e nella Lombardia lo schema si ripete.

Ma torniamo al cuore pulsante dell’insorgenza, Napoli.

A Napoli il movimento è retto da una commissione di almeno una decina di persone, fra cui professionisti ed operai. Il segretario è una donna. Una giornalista che ha lavorato per Velardi, licenziandosi da Mediaset, e che almeno per quello riscontrato, ha sempre dichiarato l’estraneità dell’insorgenza da ogni forma di ideologia. Qualunquista, ma sicuramente non si evidenziano le caratteristiche della xenofobia, della violenza politica o del razzismo come elementi qualificanti di tutti i gruppi di estrema destra. Basta seguire i suoi blog (fra i primi blogger d’Italia) per rendersi conto, se non si hanno pregiudizi, di quello che vi sto raccontando. Nei commenti a questi Blog, si possono trovare tanti giornalisti di sinistra, affermati e famosi, che scrivono dal Manifesto sino al Gambero Rosso passando per il Riformista.

Si trovano ex Socialisti, ex Comunisti, ex Fascisti, nessun nome di primo piano, sia chiaro, delle nomenclature partitiche, ma tante persone deluse che non si riconoscono più nei vecchi partiti, e come dargli torto?

I militanti napoletani del movimento non hanno avuto il benché minimo problema ad accettarmi, come “proveniente dall’estrema sinistra” e tanti ragazzi alla loro prima esperienza politica o con brevi esperienze in gruppi anarchici o in centri sociali, mi hanno subito coinvolto nelle loro attività, che noi compagni abbiamo troppo frettolosamente abbandonato nel sociale, per dedicarci alla meta-politica. Molti anzi si meravigliavano delle mie spiegazioni, definendole “insorgenti” e non classificandole minimamente come “di sinistra”. Fra questi ultimi, molto attivi sono quelli che provengono dall’anarchia, che negli ultimi mesi hanno sostituito quasi totalmente quelli proveniente dal borbonismo classico e nostalgico.

Nella loro sede sventola la Bandiera del regno? Si e molti dei frequentatori delle loro pagine su face, sono simpatizzanti e nostalgici del tirannico Re Borbone, ma nella loro sede, che ho frequentato per un paio di mesi, non si è mai parlato di Borbone, di Fascismo, di Comunismo. Nella maggior parte dei casi, le uniche accese discussioni, sono state sulle tematiche secessioniste, sulla sovranità monetaria e sulle metodologie di insegnamento della “cultura politica”, verso i giovani, all’anti partitocrazia. Molta confusione e tanti spunti interessanti, ma di fascismo nemmeno l’ombra. Alcune cose da “pazzi” sicuramente, come le discussioni sulla "Repubblica delle due Sicilie” o sull’anti americanismo più sfrenato, ma la cosa sorprendente e che nessun riferimento, su ogni tematica, era discusso con riferimento ad autori fasci, anche quando, come nel caso del signoraggio, il riferimento al fascista Auriti sembrava scontato. Non so se per ignoranza o altro, molti non sapevano nemmeno chi era Auriti. Quando alla prima occasione mi qualificai come Antifà, un dirigente del movimento, un disoccupato di mezza età, l’unica cosa che mi disse fu “è oltremodo sconveniente definirsi in maniera esclusivamente –anti-, se muoiono tutti i fasci, che facciamo, andiamo a casa?”.

I riferimenti meta politici musicali poi sono tutti di sinistra, Eugenio Bennato, Mimmo Cavallo, Stomy Six, Kalafrò, Gli A67, i Mattanza,Teresa de Sio, Beppe Barra…. La loro musica è questa, e quando l’anno scorso in Calabria hanno organizzato il Folk Festival con tanto di simbolo insorgente, a suonare in prima serata c’erano i Bisca, come si evince dal sito dello stesso gruppo. I militanti poi dell’Insorgenza Napoletana, non disdegnano ne di palesare foto sui loro siti insieme a Raiz, ne di manifestare con bandiere di Che Guevara per le strade di Napoli e sui loro profili facebook.

Interrogati su quali fossero gli autori e gli scrittori di riferimento, un’ulteriore sorpresa: non solo testi storici di controstoria risorgimentale, ma Gramsci con cui inondano il web, come si può verificare dalle loro pagine face, il già citato comunista calabrese Zitara e poi Sombart, Proudhon, Marx (che usano soprattutto in chiave anti Garibaldina). Tanto anticapitalismo e una chiara avversione alle interpretazioni liberiste.

A conclusione di una prima, se pur sintetica, analisi dell’insorgenza non posso non raccontarvi dell’incontro col presidente del movimento.

Coi compagni a cui avevo detto della mia operazione da “infiltrato” si era molto discusso del Presidente degli insorgenti. Molti lo descrivevano come un ex mazziere fascista, altri come un etno-identitario, altri come un pazzo violento con cui era impossibile avere a che fare.

Sicuramente ad insorgenza è il capo carismatico e quando me lo hanno presentato avevo sicuramente dei pregiudizi. Ho dovuto aspettare un poco, prima di rivolgergli alcune domande più specifiche, ma ad essere sincero non c’è stata nessuna remora da parte sua sin dal primo incontro.

Quando negli incontri successivi che si svolgevano nella loro sede, sempre di lunedì, sono riuscito a ritagliarmi degli spazi confidenziali, non c’è stato bisogno di nessuna domanda a trabocchetto. Anzi, al servizio dell’insorgenza la sua esperienza militante era a 360 gradi, la sua esperienza nel MSI, la sua emigrazione al nord con conseguente comprensione dell’inesistenza pratica della cittadinanza come elemento egalitario fra italiani, il suo rendersi conto che il fascismo era una trappola del sistema, i suoi errori che i giovani non solo non dovevano ripetere, il suo ricorso ad una battaglia di sovranità ed un richiamo quasi ossessivo alla fine della questione meridionale, mi hanno spazzato via ogni remora a domande dirette. Che dirvi, nelle sue parole e nei suoi comportamenti con gli ospiti e con gli insorgenti che si susseguivano nella loro sede, non c’era nulla di quello che i compagni mi avevano anticipato.

Certo quando mi salutò, mi strinse l’avanbraccio e non la mano, ma era più importante questo o l’avermi spiegato che da Garibaldi al F.M.I. la linea di continuità dell’imperialismo capitalistico era immutato negli scopi. Approfittai proprio del saluto con l’avanbraccio per cercare di inchiodarlo, ma nelle sue spiegazioni non c’è stato nulla che potesse ricondurre alla destra, considerando che molti anticolonialisti usavano lo stesso saluto per liberarsi dall’imperialismo nazionalistico europeo e via con riferimenti ad autori di varia estrazione, dal marxista Samir Amin a Cristofer Lasch e tanti altri che rimarcavano lo stesso concetto.

Nessun riferimento alla “lotta di classe”? No, sicuramente no, ma basta questo per definire quest’uomo un fascista?

Nessun riferimento alle ideologie? No, anzi per lui le ideologie sono gabbie funzionali al meccanismo economico, ma questo non lo rende sicuramente un qualunquista.

Troppo marcato il suo riferimento ad una “gerarchia, necessaria a far funzionare le cose”? Sicuramente si, ma parlando con gli altri insorgenti è chiaro ed evidente che non è lui il terminale ultimo di quella gerarchia.

Un teorico dell’antisistema? Un complottista? Un meridionalista? Ma alla parola fascismo, nessuna reazione di sorta.

Sull’estremismo la sua idea è chiara: “ma quali estremisti? Il capo di CasaPound si candida co PDL, i capi dei Centri sociali sono parlamentari italiani o europei dei DS o di Rifondazione… se guardi bene, tutti quelli che chiami “estremisti” alla fine, sono funzionali ai partiti”.

Quasi mi veniva un colpo, quando proprio parlando di gerarchia, qualcuno ha affermato, “da questo punto di vista, siamo l’ultimo partito Marxista Leninista, operante”. Logicamente non ho potuto partecipare alle loro manifestazioni pubbliche, ma da quello che si evidenzia dai filmati visionati, anche in pubblico hanno dimostrato molta intolleranza nei confronti dei gruppi di estrema destra che di volta in volta cercano di contattarli.

Tante sorprese ci saranno nel mio reportage e credo che nel mio ruolo da giornalista della verità, ho accumulato, tanto materiale in questi mesi da poter dare una chiave nuova di interpretazione dell’insorgenza meridionale, che potrà servire a noi compagni a non liquidare con tanta superficialità, un fenomeno in continua crescita.

Per ora posso solo sostenere quello che Gramsci sostenne all’internazionale, non sono nemici, ma competitori.









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