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http://www.infoaut.org

Rosarno: la sconfitta della tolleranza, il trionfo della ndrangheta

di Francesco Cirillo

9 Gennaio 2010

La Calabria terra della tolleranza. Per anni questa nostra regione è stata indicata come terra dell'accoglienza e della tolleranza, dove brillavano come esempi negativi solo i due CPT di Crotone e Lametia Terme gestiti da associazioni di volontariato in modo duro e con gestioni amministrative poco chiare. Lo dimostrano le continue manifestazioni avvenute davanti i due centri organizzate dal movimento no global calabrese e dalle reti antirazziste e le decine di interrogazioni parlamentari che si sono susseguite negli ultimi cinque anni, alle quali nessun governo di destra e di sinistra hanno dato mai chiare risposte. Poi ecco brillare le esperienze di Badolato e di Riace. Esperienze positive che hanno visto allargare la politica dell'accoglienza ad altre realtà come Caulonia e Stignano. 

A giugno del 2009 la legge regionale della Calabria sull'accoglienza e l'integrazione dei rifugiati politici è stata presa come modello da seguire in tutt'Italia e riferimento per una legge nazionale. L'importante riconoscimento arrivò a Roma al presidente della Regione Agazio Loiero dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l'Unhcr. Un passo avanti importante che vide la nostra regione al centro di questa politica in netta opposizione alla legge Bossi-Fini. 

Rosarno restava un neo al centro di questa politica dell'accoglienza, ma un neo quasi accettabile, in quanto i migranti che vi arrivavano erano stagionali e se vi erano già state tensioni con le popolazioni locali, queste alla fine della stagione si assopivano. Una situazione comunque intollerabile ma gestibile. Le associazioni di volontariato come Medici senza frontiere, Caritas, Rete Migranti di Reggio Calabria che vi lavoravano quotidianamente ed alacremente, cercando di porre fine e a queste tensioni e sperando invano in interventi finanziari, per altro promessi, da parte del governo per approntare case di accoglienza decenti e togliere queste migliaia di lavoratori dai capannoni, dalle ex fabbriche dimesse, dai casolari abbandonati. Luoghi dove vi vivevano in condizioni disumane. 

Ma i migranti erano, e lo sono tutt'ora, funzionali non solo al lavoro nei campi, ma anche alla stessa ndrangheta che ne controlla non solo la prostituzione in tutta l'area ma anche le stesse misere paghe. Ogni viaggio nei campi, i caporali si prendono ben 5 euro che vengono tolti alle misere 20/25 euro a giornata che questi ricevono dai proprietari degli agrumeti. 

Una situazione ben conosciuta da tutti. Dai partiti di governo, alle forze dell'ordine, ai sindacati di categoria. Una situazione che veniva tollerata da tutti, una situazione della quale il leghista ministro Maroni ha ben dimenticato di accennare nel suo discorso a Reggio Calabria. Una situazione ben tollerata anche dagli stessi rosarnesi, in quanto i migranti portavano in ogni caso nella piccola cittadina un indotto in piccoli acquisti che vanno dai generi di prima necessità, alle sigarette, schede telefoniche, etc...

I segnali di ribellione a questa situazione erano ben chiari da diverse settimane. Covava nell'aria una ribellione contro i caporali e contro le condizioni di vita disumane alle quali erano costretti anche a seguito dell'incendio dell'ex cartiera avvenuta pochi mesi fa e murata dalle autorità. 

E la ndrangheta ha voluto dare un chiaro segnale a questa gente. "Se volete stare qui, questo è il prezzo altrimenti andatevene, ne verranno altri". Gli spari sui migranti, le continue provocazioni, le continue minacce sono state sempre e solo di questo tenore. La rivolta dei migranti è stata una trappola che la ndrangheta voleva e la rivolta dei rosarnesi contro di loro solo la volontà di voler di nuovo controllare il territorio. Ma è chiaro che questa tragedia ha dato un duro colpo alla politica dell'accoglienza non solo in Calabria, ma in tutta Italia.

Ha risvegliato il peggio che c'è in cittadini intolleranti e razzisti che vorrebbero che i migranti fossero solo schiavi da soma, silenti e ossequiosi ai padrini della piana di Gioia Tauro. Questi migranti servono alla ndrangheta come ai padroni e vi resteranno senz'altro, sopiti tutti gli animi, ma vi resteranno a determinate condizioni che sono quelle dettate dalla legge ndranghetista. Una legge che viene dettata proprio a ridosso delle prossime elezioni regionali e che vede come scenario interessi legati alla costruzione del Ponte sullo Stretto. E' attorno a questo intervento che si giocano le prossime elezioni. 

La ndrangheta vuole a tutti i costi l'avvio vero dei lavori sullo stretto, vuole quei soldi, vuole rimettersi in gioco ad alti livelli internazionali, vuole essere garante dell'ordine delle cose in tutto il territorio e da segnali precisi. La bombetta al tribunale di Reggio Calabria subito dopo la grande manifestazione contro il ponte a Villa San Giovanni, è il segnale preciso da parte della ndrangheta che sta con lo stato, non contro. 

Non è una bombetta contro lo stato, è una bombetta che detta la sua presenza ed affidabilità. Come un cane che piscia sugli angoli di un edificio per dare un segnale agli altri cani della sua presenza. 

La ndrangheta si fa garante dell'ordine pubblico e chiede attenzione allo stato, alla politica, ai deputati regionali inquisiti. Il centro destra potrebbe essere garante di tutto questo ed il sindaco di Reggio, è stato scelto all'interno del panorama politico calabrese, proprio perché è da Reggio e dalla sulla provincia che parte il segnale. I migranti di Rosarno, paese dove il consiglio comunale è stato sciolto per mafia, si sono trovati inconsapevolmente all'interno di questo gioco. 

La loro rivolta, giusta e sacrosanta, doveva essere rivolta contro lo stato inadempiente e complice dei loro sfruttatori, ed invece si è rivolta contro loro stessi, prefigurando la sconfitta delle politiche dell'accoglienza in Calabria ed un enorme passo indietro su quanto già fatto, oltre che una completa vittoria della ndrangheta che a sua volta prefigura una vittoria del centrodestra in tutta la regione.

Francesco Cirillo per Infoaut



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