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Fonte:
http://partitodelsud.blogspot.com/
giovedì 4 novembre 2010

GAETA RESISTE ANCORA.

NON FESTEGGIA I 150 ANNI DELLA MONARCHIA SABAUDA.


di Antonio Ciano


Tra le prime iniziative che si svolgeranno a Gaeta per ricordare il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, sabato 6 Novembre alle ore 15,30 presso la Porta di Carlo III verrà inaugurato il monumento “alle vittime dell’Assedio di Gaeta del 1860-61”, in ricordo di quelle tragiche vicende che si conclusero il 13 Febbraio 1861 lasciando nella nostra città e nel nostro borgo morte e distruzioni.

Alle ore 17,30 al Club Nautico ci sarà la presentazione del libro di Gigi Di Fiore “Gli ultimi giorni di Gaeta” (Rizzoli), alla presenza dell’Autore, che ha descritto con lucidità e competenza (abbiamo avuto modo di sentirlo anche sul TG1 e sul TG2 Mizar), il dramma della nostra città, le dinamiche e le conseguenze dell’Unità d’Italia.

Dal 4 novembre sarà attivo il sito www.150gaeta.org all'interno del quale potranno essere consultati tutti gli atti, i cenni storici, i documenti e gli eventi che il Comune sta elaborando per questa ricorrenza. Da questa data verrà pubblicato "Il giornale dell'assedio" di Carlo Garnier, sotto forma di un’originale cronaca telematica che riporterà quotidianamente i drammatici avvenimenti che si svolsero a Gaeta dal 4 novembre 1860 al 13 febbraio 1861.

Il Comitato cittadino sta valutando tutti i progetti pervenuti entro la scadenza del 15 ottobre, e con il prezioso lavoro degli uffici comunali è stata già inoltrata richiesta di finanziamento alla Regione Lazio sul bando dei grandi eventi culturali. Facendo seguito alle delibere di Consiglio Comunale abbiamo inoltrato formale richiesta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di conferimento della Medaglia d'oro al valore civile, abbiamo inoltrato alla struttura di missione della Presidenza del Consiglio una richiesta di finanziamento e di considerazione del ruolo svolto dalla città di Gaeta nelle vicende che portarono all'unità.

Al tempo stesso va chiarito però che il Comitato Interministeriale, istituito con DPCM il 24-4-2007, subito dopo finanziò diversi progetti faraonici e poco attinenti al 150°, a Venezia, Firenze, Perugia, Torino, Novara, Imperia, Reggio Calabria ed Isernia esaurendo praticamente tutte le risorse disponibili. Per Gaeta poi oltre al danno la beffa perché il sito ufficiale del 150° mai fa riferimento al ruolo della città di Gaeta, alla sua importanza ed al suo sacrificio nell'assedio del 1860-61, denotando un ripetuto tentativo di rimuovere una pagina importante dell'unità o quantomeno un'ignoranza storica imbarazzante; e questo sin dalla primavera del 2007, quando cioè ancora non amministrava Raimondi.

Noi tutti abbiamo il dovere morale di valorizzare la nostra storia che è parte importante della Storia dell'Italia; il sacrificio dei nostri avi, le morti e le distruzioni non possono essere cancellate ma al contrario si rende fondamentale ridargli il giusto valore e dignità. E’ questo il senso del monumento che verrà collocato in Porta Carlo III, sobrio e realizzato con pezzi storici, dal forte contenuto simbolico e senza connotazioni particolari se non quella di ricordare le vittime dell’assedio. Abbiamo invitato, oltre a tutta la cittadinanza ed alle Autorità civili, militari e religiose anche i Sindaci delle città che hanno subito la nostra stessa sorte per riunire in un unico gesto il senso profondo che vogliamo venga attribuito al 150°, cioè una diversa considerazione ed una nuova conoscenza delle vicende che determinarono l’Unità.

“La verità rafforza l’Unità” è di conseguenza il simbolo con il quale la città e tutto il Sud chiedono fortemente un riconoscimento del sacrificio di intere popolazioni che credevano in un percorso che avrebbe dovuto portare all’unione tra gli italiani e che invece non si è mai avviato. E’ lo stesso Di Fiore, al termine di un’intervista, ad affermare che “subito dopo la caduta di Gaeta il PIL del Centro Nord era pari al PIL del Mezzogiorno d’Italia, quindi si partiva in condizioni economiche paritarie e quella parità fu dissipata”. Forse la questione meridionale inizia proprio in quel periodo.


Beppe De Santis








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