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L'articolo che pubblichiamo è solo un estratto  che abbiamo ricevuto tempo fa della versione integrale e inedita scritta  da Sebastiano Gernone. Per poter leggere il testo integrale con le note contattare l'autore al sito: http://www.telestreetbari.it/


Fonte:
http://www.telestreetbari.it/

Natuzza la mistica del Sud

Sebastiano Gernone

mercoledì, 04 novembre 2009

Sergio un collega di Catanzaro Lido mi ha informato della morte di Natuzza. Ne ho un ricordo incancellabile e voglio confidarlo ai nostri lettori. Nei primi anni ’80 lessi un articolo su Panorama Mese di una giornalista che si era recata a Paravati in Calabria con scetticismo, e per scrivere un servizio per PM.

Ne rimase affascinata, e lo scrisse con gran rispetto citando anche uno dei maggiori eruditi sul misticismo allora vivente, vale a dire Elemire Zolla.

Zolla mi aveva sempre colpito per la sua conoscenza unica della storia del misticismo orientale e occidentale, e per la sua indipendenza intellettuale lontano dalle mode: a suo modo era un ricercatore del senso della vita, un modo tutto intellettuale senza alcun legame con scuole iniziatiche, di grande onestà, attenzione, passione inesauribile. Ebbene Zolla parlava di Natuzza con rispetto, quale ultima mistica di una tradizione anche italiana ormai scomparsa, o ancor meglio dal ‘700 razionalista segregata nei manicomi. Ultima affermazione questa confermatami, in modo sbalorditivo, quando mi recai per una ricerca sulla madre del brigante Carmine Crocco "Donatelli" – il maggiore capo delle bande dei contadini che si ribellarono alla conquista del Sud dopo la conquista dei Savoia e del Garibaldi a loro asservito del 1860.  In quel manicomio di Aversa ritrovai  (e ne scrissi in un intervento pubblicato in  Brigantaggio Meridionale e Circondario Cerretese 1799-1888. Atti del convegno tenuto a Cerreto Sannita dal 3 al 12 gennaio 1986...) della conferma dell’internamento della madre di Crocco,  impazzita perché incinta presa a calci nel ventre da un signorotto lucale, come ne scrisse Crocco che iniziò a vendicarsi….

In quella giornata di singolare ricerca, circondato nel parco dai pazienti e in un atmosfera da  Qualcuno volò sul nido del cuculo il film di Miloš Forman con Jack Nicholson, visitai accompagnato da uno psichiatra responsabile un padiglione, e chiesi appositamente e artatamente  – per aver conferma della tesi di Elemire Zolla - di incontrare chi era stato rinchiuso per “follia divina”… Nel padiglione la televisione era sempre accesa, si aggiravano i “matti” chi piangendo, chi assorto nel suo mondo, con cibi e sporcizia su di un lungo tavolo, alcuni parzialmente svestiti, chi si aggrappava allo psichiatra implorandolo;  a grappoli ci circondavano, mentre lo psichiatra mi tranquillizzava. Lui mi fece chiamare da una infermiera, per rispondere alla mia ricerca, una piccola sarda che per convenienza narrativa chiameremo Maria.

Maria appena giunta mi fu presentata e a lei fui presentato come un collega dello psichiatra (cosa non vera), richiedendole di parlare delle sue visioni mistiche.

Maria gridò allo psichiatra – che chiamò dottore - che voleva ritornare a Cagliari che non doveva stare lì, e che Lei era tutt’uno con Dio, non il Dio della Chiesa e guardandomi attentamente gridò “Lui non è un dottore!!!...". Imbarazzato, cercai di dissimulare lo smascheramento, e gli chiesi del suo mondo…

Perché, caro lettore, ti racconto questa mia ricerca di storie di briganti e di mistici internati?

Perché la nostra Natuzza Evolo aveva di queste visioni da piccolissima, e poverissima a servizio di signori locali del suo allora misero paesino Paravati, molti erano stati testimoni delle sue frequenti visioni straordinarie di contatti con i defunti e del suo amato Gesù che la rincuorava della sua tristissima condizione, eleggendola a sua missionaria, affiancandola con angelo custode che le suggeriva cosa dire, e riproponendo nel suo corpo le sofferenze subite nei periodi da lui stesso subite… Lei, estranea al mondo che la circondava e imbarazzata dall’attenzione sempre crescente nei suoi confronti, voleva farsi suora perché nel suo universo mistico il linguaggio ovviamente era quello cattolico che lei poteva capire e trasmettere….

Le sue visioni si diffusero rapidamente, e la Chiesa ufficiale la smenti in quegli anni, e grazie al diretto intervento del famoso Padre Agostino Gemelli fondatore dell' Università Cattolica del  sacro Cuore  di Milano e dell' istituto secolare  dei Missionari della Regalità di Cristo, fu rinchiusa in manicomio: Natuzza come Maria…

Tutto questo già sapevo e l’articolo su Panorama Mese con la confessione della giornalista di trovarsi di fronte al non modernamente classificabile, ma soprattutto le affermazioni di Elemire Zolla mi spinsero a intraprendere il viaggio…

Partii nottetempo da Roma e giunsi in treno a Mileto all’alba, in una stazione sperduta e isolata. Riusci con la cortesia di un autista di furgoncino ad arrivare a Paravati intorno alle 7 di mattina, trovare facilmente la casa di Natuzza: semplice a piano terra con un intreccio di vite a tettoia prima dell’ingresso. Non c’era nessuno e in un bar di fronte cercai di rifocillarmi. La barista era poco gentile, e non certo di signorile aspetto e modi ma tant’è aspettai.

Verso le 8 giunsero i ragazzi dell’azione cattolica che regolavano l’accesso e l’incontro con Natuzza, e una ragazza mi chiese se avevo prenotato. Le dissi che avevo telefonato più volte ma era sempre occupato e Lei mi rispose che non era possibile l’incontro, perché evidentemente la divina provvidenza non aveva voluto…

Le dissi che venivo da lontano ma non vi fu nulla da fare. Non volevo nemmeno polemizzare e nemmeno ricordarle che Natuzza era stata rinchiusa in manicomio dai vertici cattolici, e che solo l’innocenza di Natuzza e la determinazione dei suoi compaesani avevano fatto cambiare opinione alla Chiesa ufficiale…

Rimasi lì tutto il giorno, a osservare la gente che s’incontrava con Natuzza. Molti avevano problemi gravi di salute, e ne uscivano rincuorati, molto colpiti dall’incontro; mi ricordo di una come dire? peccatrice che andava da anni da Natuzza e mi disse che la trattava duramente ultimamente, riprendendola per i suoi errori che continuava a ripetere (probabilmente anche l’angelo custode della peccatrice che parlava tramite Natuzza si era scocciato…); arrivavano da tutte le parti d’Italia, ricordo un signore di Pisa che mi disse che voleva ricompensarla per le parole di cuore che gli aveva detto (aveva un tumore diagnosticato) e Natuzza aveva rifiutato come sempre a qualsiasi offerta. Ricordo anche il marito Pasquale veramente incazzato, per le centinaia di persone che tutti i giorni volevano incontrare Natuzza, ma lo diceva per affetto della moglie. All’ora di pranzo mi allontanai per visitare il paesino di Paravati che era povero e triste, e doveva già allora la sua fama unicamente a Natuzza. Verso le 17,30 finirono i colloqui, e la giovane acida responsabile dell’azione cattolica mi salutò beffardamente dicendomi di riprovare; la peccatrice mi disse che di lì a poco gli autobus per Vibo Valentia non ci sarebbero stati più e non c’erano alberghi a Paravati e poteva accompagnarmi alla stazione più vicina: la ringrazia ma da capatosta quale sono rimasi seduto solitario al bar di fronte diviso dalla casa di Natuzza dalla strada che attraversava il paese. Pensai, se deve succedere succederà l’incontro… Aspettai, aspettai, e arrivò un ragazzo con un libro in mano e bussò alla casa di Natuzza. Si affacciò sulla soglia Natuzza direttamente, ormai libera dell’intermediazione vigile dei cattolici. Le feci un segno con la mano alzando il braccio, e lei rispose con la mano interrogante rinchiusa a becco oscillando il braccio a gomito (che volete?). Attraversai la strada e Le dissi che avevo viaggiato tutta la notte da Roma, e che dalla mattina volevo incontrarLa ma non l’avevano consentito. Lei dispiaciuta disse “Così da lontano…Trasite” e fece attendere il ragazzo per il catechismo che doveva impartirgli e mi fece accomodare in cucina.

Non entro nel merito di quel che mi disse, quasi nemmeno a rispondere, ma con quegli’occhi innocenti che aveva mi suggerì (o chi per lei) -senza conoscermi – degli aspetti importanti della mia vita. Natuzza esprimeva qualcosa di una dimensione più alta, una mistica al servizio dell’universo.










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