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Nino Gernone luglio 2003 - Monti e Boschi del Gargano - Terra di Puglia

Il Mastino Napoletano

e il collare dell'Annunziata

In queste settimane appaiono su tutte le principali tv pubbliche e private, controllate dal 1° Ministro Iena Ridens con i suoi alleati di governo, gli spot pubblicitari della Tim, tra le maggiori società telefoniche sul mercato. Protagonista dello spot è un cane che "parla" in napoletano e che è spacciato, data la taglia rassomigliante, per il mastino napoletano, e tutta la popolazione televisiva è convinta che lo sia.

Difatti non lo è. Si tratta di un dogo di bordeaux che è un cane molosso quasi sconosciuto fino a poco tempo fa; per gli inglesi nasce da un incrocio mentre per i francesi proviene dalle terre di Bordeaux. Il mastino napoletano è di ben altra razza.

E' un cane, il nostro, che è discendente diretto dei grossi molossi Assiro - Babilonesi e diffuso, poi, dai Romani in tutta Europa nel corso delle loro "Campagne"; il Mastino Napoletano con la sua ossatura potente, la mole impressionante e la testa marcatamente segnata da profonde rughe, fa subito capire quanta storia c'è nel suo passato. Razza antica è anche quella del cane corso pugliese, fedele animale delle vecchie masserie meridionali, soprannominato anche il cane del Brigante. Cane Corso e Mastino Napoletano entrambi discendono dal MOLOSSO ROMANO.

Questa disquisizione storica - canina ci fa riflettere sulla cultura del Bel Paese. Si sa, infatti, e Gramsci dedicò in merito alcune delle sue riflessioni fùr ewig immortali dal carcere di Turi, che i luoghi comuni, le battute, le canzoni, le barzellette, i pregiudizi riflettono la cultura, la storia, i rapporti sociali di un paese, ne sono una spia indicativa.

Non è un caso scrive il conterraneo Nicola Zitara che quando si vuol ridere si richiede un napoletano o il pugliese commercializzato Lino Banfi, i calabresi sono visti come briganti- delinquenti e i meridionali tutti come camorristi- mafiosi- sacrocoronati - sfaticati- disoccupati- piagnoni lamentosi - poveracci ecc.

Quando i padroni dei mass media pensano ai meridionali colti, non ricordano il siciliano Archimede, le scuole pitagoriche calabresi e lucane, Gioacchino da Fiore, l'imperatore meridionale Federico II, il campano Giordano Bruno, il sardo - meridionale Antonio Gramsci ma, per ben che vada, invitano la macchietta culturale De Crescenzo, "filosofo" dal valore comico modesto.

Si vuol chiarire e evidenziare che il dogo di bordeaux finto mastino napoletano, è un'indicazione ulteriore dell'impostazione della storia e cultura del nostro paese, in cui si mesta una cosa per l'altra, si fa confusione e la si pubblicizza per verità.

Lo stesso dicasi della storia "patria" dolosamente mistificata e insegnata sin dalle elementari, e che quotidianamente è riproposta con vari attori che la rappresentano; ultimi interpreti della retorica istituzionale risorgimentale sono stati Spadolini, Craxi e il presidente flic - floc Ciampi: il modo in cui ci rappresentano sostiene i disequilibri, le diseguaglianze, le ingiustizie e gli sfruttamenti più che secolari.

Il mastino napoletano camuffato ci ricorda alcuni alti ufficiali meridionali che tradirono il giuramento fatto a Napoli per servire l'esercito dinastico dei Savoia: en passant si tratta, tra gli altri, dei generali Carlo e Luigi Mezzacapo fondatori della Rivista Militare Italiana (prima rivista teorica militare della nazione italiana, una nota di Gramsci in proposito è illuminante), Luigi Mezzacapo fu anche alla guida dell'assalto finale all'ultima roccaforte meridionale di Civitella del Tronto, e una volta caduta trafugò a Torino antichi cannoni e colubrine pregiate che da secoli difendevano il Mezzogiorno; Giuseppe Salvatore Pianell che dimostrò tutto il suo valore e capacità militari a Custoza; Enrico Cosenz nato a Gaeta, città bombardata per mesi e senza pietà dai piemontesi, e che fu il primo capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano. Riscontriamo, pertanto, che l'esercito di "Franceschiello", deriso e umiliato dagli invasori e dai letterati di regime, educò alla Nunziatella militari fondamentali per i conquistatori (Pisacane in verità detestava i Savoia quanto i Borboni), e non erano "macchiette" o "pulcinella"; tecnicamente erano preparatissimi, un po' meno politicamente, sicuramente senza alcun patriottismo della propria terra, delle loro origini e genti: l'onore insomma dei citati non ci fu, e la svendita e il peggioramento delle condizioni economiche - culturali - del Sud, della Storia e del futuro dei meridionali fu contrattata per quattro patacche, carriere e danari.

E infatti a questi militari e agli altri degli stati preunitari, oltre a promuoverli deputati, senatori, ministri italiani Vittorio Emanuele II detto Volgare 1° e i suoi successori Nanetto 1° e 2°, concessero vincolanti onorificenze militari e decorazioni al valore e al merito. Tutti furono, appena conquistato il Sud e qualcuno ancor prima, commendatori e cavalieri di gran croce dell'ordine militare italiano.

Il Cosenz nel 1890 e Carlo Mezzacapo nel 1903 furono nominati addirittura cugini del re, attraverso e grazie al raro, di massimo onore ricevimento del prestigioso collare dell'Annunziata. L'ordine del Collare risale al 1362 ai tempi d'Amedeo VI di Savoia, e nacque con l'intento di "indurre unione e fraternità tra i potenti sicché si evitassero le guerre private", poi divenne nell'anno 1518 con Carlo III ordine della Santissima Annunziata. Vittorio Emanuele II con D.R. del 3 giugno 1869 prescrisse che l'ammissione all'Ordine spettasse a coloro che avevano reso altissimi servizi ai Savoia.

Il selettivo collare fu concesso anche al "rivoluzionario" Mussolini, insomma un'investitura usata per accalappiare appunto chi volevano utilizzare strumentalmente per difendere i propri privilegi e quelli delle oligarchiche famiglie nobili, agrarie, industriali e dei banchieri che hanno saccheggiato il paese e i subalterni. Tra i cugini del re con il collare compare anche - vergognosamente -Ferdinando di Borbone Due Sicilie, padre di Carlo, uno degli eredi borbonici che si disputano - in quelle per noi inutili polemiche - titoli nobiliari decaduti. Si sa che non facciamo sconti per alcuno, il Sud non può permetterselo.

Noi preferiamo ai collari i meridionali liberi.

Nino Gernone luglio 2003

Ringrazio Mauro Severini per alcune informazioni sulle razze canine meridionali : il mastino napoletano, il corso pugliese e il pastore abruzzese.

 

 

Il vero mastino napoletano in una stampa d'epoca

 

 

 

Collare dell'Annunziata

Questo modello, di fattura ottocentesca, è appartenuto al patriota e statista vicentino Nino Tecchio, già presidente del Senato del Regno dal 1876 al 1884.

Tra i cimeli dedicati a Giuseppe Zanardelli (Presidente del Consiglio dei Ministri, dal 1901 al 1903) spicca il Collare dell’Ordine dell’Annunziata. Questa onorificenza, conferita allo Zanardelli il 2 giugno 1901, nel Regno d’Italia fu la suprema ricompensa concessa a personaggi che si erano segnalati per eminenti servigi resi allo stato; gli insigniti dell’ordine erano considerati come "cugini" dal Re. Si tratta di un monile in oro e argento, con una placca, da portarsi sul petto, rappresentante l'Annunciazione d'Italia. Si trova al Museo del Risorgimento e della Resistenza.

 

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