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Bari, 20 aprile 2005

LA LIQUIRIZIA DELLE DUE SICILIE

di Sebastiano Gernone

Un popolo senza orgoglio del proprio passato non ha futuro
Fiodor Dostoievski
Il colonialismo non ha significato soltanto dominio militare,  politico,  economico, 
ma anche  “spossessamento” culturale, privatizzazione della propria individualità,
riduzione ad uno stato servile della coscienza…
Jacques Berque


Non se n’abbia a noia il cortese lettore se questa nota ha qualche cenno biografico, mi viene spontaneo scriverla per introdurre qualche considerazione su quel che osserviamo in questi giorni

Fatto sta che scrivo quel che stamani mi è capitato.

Uscivo da casa ubicata nel quartiere Libertà che mi originò in quel di Bari, diretto verso il negozio di tabacchi, articoli postali & altro per far pesare e affrancare un plico postale indirizzato a Gino Giammarino, direttore editoriale del periodico per il Sud “ il Brigante”.

L’umore era quello solito quando ritorno nella mia città: ci si sente consolati e rassicurati dal luogo familiare ma un po’ uggiosi per la quotidiana imbecillità che dà spettacolo su questo pianeta e nella nostra estrema provincia imperiale, ma un po’ d’esperienza si è fatta, ed essa ci consola nel passaggio relativo di noi mortali al cospetto dei milioni d’anni e della vastità incommensurabile degli universi.

Per raddolcirci dalle amarezze, l’occhio malandrino meridionale è stato attirato dalla confezione di liquirizie posto giusto appunto tra il tabaccaio e il sottoscritto.

Tutto a un tratto abbiamo dimenticato il gran rumore delle settimane trascorse, con l’onnipresenti facce omologate dei candidati politici alle regionali tappezzate in ogni dove, il loro gran gridare, la polemica per la conquista del potere senza alcun serio e chiaro programma propositivo, e insomma la loro scostumata invadenza nelle nostre vite per improbabili e minimi cambiamenti in meglio: alla fine del gran chiasso si è votato per il male minore come dovrebbe essere per la Politica che è in tutte le culture antiche, orientali e occidentali pratica delle più mediocri legata al Mercato mentre i veri creativi e i saggi non ne fanno la loro ragion d’essere, sdegnandola o al più servendosene.

Ai politici invadenti si è associato il lungo corteo dei cardinali ingioiellati, la gran folla dei cattolici da spettacolo e del “ Io c’ero”, dei laici rumorosi, dei giornalisti sistemati a compiangere in mondovisione e con la presenza di tutti i potenti la dipartita di un papa, tifando le masse irresponsabili della propria parola per la presunta santità del defunto, e di lì a qualche giorno pronti ad applaudire l’arrivo di un altro inviato a parer loro dallo Spirito Santo: quando si dice la profondità e la silenziosità dell’anima…

Ma tutte queste riflessioni tra me e me appesantite da qualche acciacco recente, sono scomparse quando, come scrivevo dianzi, sono apparsi davanti ai miei occhi le scatolette con la scritta:

LIQUIRIZIA
DUE SICILIE
tronchetti di liquirizia purissima
liquirizie


E nel dettaglio il prodotto si presenta e si pubblicizza in:


LIQUIRIZIA PURA -
specifiche tecniche 


Descrizione

estratto acquoso di radice di liquirizia, concentrato a consistenza di pasta e diversamente formato in bastoncini, tronchetti e rombetti, ed aromatizzato nei prodotti rombetti di liquirizia all'anice e alla menta.


Pregi

il succo di liquirizia utilizzato proviene dalla Calabria [evviva! evviva! evviva! Mi rallegravo!], ed è noto per essere uno tra i più pregiati sul mercato. Questa linea di prodotti oltre ad avere un potere calorico molto basso, non vi sono infatti zuccheri aggiunti, può esporre il marchio Dente Felice, in quanto ha superato con successo tutti i test telemetrici atti a dimostrare che il loro consumo non favorisce lo sviluppo della carie.


Ingredienti

estratto di radice di liquirizia, anetolo e olio essenziale di menta nei rombetti di liquirizia aromatizzata.

Il cuore si è gonfiato di gioia perché finalmente vedeva realizzarsi – nel mio quartiere periferico per di più - uno degli obiettivi della campagna COMPRA E VIAGGIA SUD che ci vede impegnati da tempo, convinto - come lo sono in tutte le regioni di buon senso - che occorra acquistare soprattutto e innanzi tutto i prodotti locali se si vogliono conservare e aumentare i posti di lavoro.

La gioia visiva delle gialle scatolette era d’un colpo trasmessa alle mani e si voleva mettere mano al portafoglio – anche incoraggiato dal commerciante che s’intrometteva garantendomi la qualità del prodotto – per acquistarne con piena solidarietà duosiciliana una confezione: ma, grazie a Dio, l’occhio leggeva in alto, sotto la scritta in rosso della ditta Leone,  a caratteri minuscoli la città di confezione finale e sede dei padroni:

Torino!

E’ addirittura stato pubblicato un libro d’autori vari su questo marchio torinese: “LEONE DOLCE LEONE - Leggenda italiana di un gran marchio” ,  grazie al quale sappiamo che Leone, dal 1857 il re della dolcezza. Il gusto Leone nasce nel 1857: nel Piemonte che guidava l'Italia a essere libera, una piccola bottega guidava i buongustai subalpini sotto la bandiera della bontà. Poco per volta, le delizie di Casa Leone conquistano Torino, la Casa Reale, l'Italia e si spargono nel mondo degli intenditori.”

Si sa, caro e paziente lettore,  che la regione Calabria prima di essere conquistata con tutto il Sud dalla tirannia dei Savoia capeggiata da Vittorio Emanuele II e sotto la regia di Cavour e dell’utile idiota Garibaldi –anche in Calabria all’indomani della corruzione dei generali borbonici e dopo aver falsamente promesso terra ai contadini alleandosi con i poteri forti locali dei latifondisti -, la nostra Calabria, appunto, annoverava nel regno delle Due Sicilie insieme con altri stabilimenti fabbriche di liquirizia e che, guarda caso, la piccola bottega Leone di Torino nacque nel 1857… mentre le fabbriche di liquirizia in Calabria scomparvero dopo la conquista del Sud da parte dei Savoia.

Dalle nostre parti la liquirizia era conosciuta da oltre 35 secoli e divenne, “ a partire dal 1715 (anno in cui il Duca di Corigliano impiantò la prima fabbrica del genere in Calabria),  fonte di progresso economico per la gente… Dal XVIII secolo ebbe inizio la vivace azione produttiva tramite industrie di trasformazione della radice di liquirizia che cresceva spontaneamente nelle zone pianeggianti della Provincia di Cosenza… La coltivazione della liquerizia, un arbusto alto oltre un metro, era diffusa intorno alla vasta piana di Sibari, nelle zone del litorale ionico della Calabria settentrionale e nel basso versante ionico delle Serre e dell'Aspromonte. Un sistema di stabilimenti provvedeva alla lavorazione della radice che, dopo l'estrazione, veniva macinata e polverizzata, oppure ammollata e fatta macerare in acqua bollente fino ad ottenere un impasto denso e rigido. La pianta nasceva in zone scarsamente popolate o addirittura soggette a fenomeni di impaludamento, in terreni acquitrinosi e freddi, prossimi al mare, e verso la metà di ottobre schiere fitte di lavoratori, ricorda ancora Placanica, scendevano dalle pendici della presila e dai casali di Cosenza verso le marine ioniche della Calabria per andare a lavorare come coglitori e cavatori della radice, ed il ciclo si concludeva con la fase dell'impasto e della confezione del prodotto, affidata alle donne.” (cit. Armando Orlando, vedi nota).

In uno studio di Andrea Pesavento “Il commercio e la produzione di liquirizia nel settecento“ leggiamo:

 “I primi documenti sull’esportazione dal Crotonese di liquirizia risalgono alla seconda metà del Seicento. L’undici luglio 1679 il genovese Battista di Scormè, patrone di una tartana, dichiarava di aver noleggiato la sua barca al napoletano Vincenzo Volpicella per andare a caricare 200 cantara di pasta di liquirizia, 150 a Cassano ed il resto a Crotone…”

Dello stesso autore leggiamo sempre sulla nostra liquirizia il “Commercio e primi tentativi di produzione”:

Attivi nella commercializzazione ma anche con tentativi di produzione è l’aristocrazia cittadina. Nel luglio 1692 Mutio Bernale ed il figlio Ottavio prendono in prestito da Alessandro Mazzeo, del casale di Mangone, quattro "caccavi di rame per uso di far pasta di regolitia"

Alla fine del Seicento i nobili di Crotone sono già ben inseriti nel commercio della liquirizia. Essi fanno da cerniera tra i produttori dei casali silani ed i mercanti di Napoli. Agli inizi del settembre 1696 Stefano Perretta di Albi, casale di Taverna, incaricava il reverendo Giuseppe Locanto di vendere in Napoli della "pasta di regulizia sistemata con fronde di alloro e "le boglie" dovranno essere "ben lavorate, liscie, distaccate e sciolte l’una dall’altra".

Per tutto il Settecento nel porto di Crotone si susseguono gli imbarchi di pasta di liquirizia, prodotta dai produttori silani ed acquistata dai mercanti napoletani.

[…]

Raccoglitori, produttori e mercanti

 Lo scavo della radice di liquirizia era fatto da squadre di "cavatori" provenienti dai casali silani durante l’autunno e l’inverno. Particolarmente adatti si dimostrarono i terreni cespugliosi e argillosi del Crotonese, che fornivano un prodotto di buona qualità per l’alto contenuto di glicirrizina. Domenico Vecchio ed il socio Giovanni Antonio Mauro, entrambi di Grimaldi, nel mese di ottobre dell’anno 1724 stipulano un contratto con il signor Ignazio Monaco di Cosenza presso il notaio Francesco Antonio Stello di quella città. Essi si impegnano a condurre una squadra composta da sessanta uomini alle marine di Cotrone, a Casalnuovo ed a Poligrone a cavare radica di liquirizia.

[…]

Particolarmente attivo in questa prima metà del Settecento è il produttore Gregorio Niceforo. Egli vende pasta di liquirizia al mercante napoletano Andrea di Sarno. Nel maggio 1727 arriva al porto di Crotone la nave "Il Dispaccio" del capitano inglese Giovanni Peake per imbarcare 323 cantara e rotola 40 di pasta di liquirizia…

Imbarchi di pasta di liquirizia oltre che da Crotone avvengono anche da altre località costiere del Crotonese. Il capitano olandese Cornelio Strop noleggia la sua nave. Egli deve recarsi da Leone Vercillo di Policoro per poi andare a Fasana nella marina di Strongoli a caricare una partita di pasta di liquirizia da portare a Livorno.

[…]

Nascita dell’industria della liquirizia nel Crotonese

La redditività del commercio della liquirizia, anche in rapporto alla crisi che sta investendo il mercato cerealicolo, spinge alcuni nobili crotonesi ad investire in questo settore.

Traendo forza e potere dall’ingente capitale di cui dispongono, proveniente dalla speculazione granaria, utilizzano la rete commerciale, da tempo funzionante per il commercio del grano, che li collega con i mercanti di Napoli. Essi associano i produttori silani e si inseriscono da protagonisti anche nel mercato della liquirizia.”

Una ultima citazione è d’obbligo perché precede di poco la conquista del Sud e la fortuna della piccola bottega della ditta Leone di Torino: “Dieci fabbriche di liquirizia, che si estrae dalla radice della pianta detta da Linneo Glycirrhiza glabra spontanea produzione di que' terreni, ne mandano all'Inghilterra ed alla Francia circa ottomila cantara, che rendono ai loro proprietari più di dugentomila ducati” (F. Stancarone, Calabria Citra, in Viaggio nel Regno delle due Sicilie, Napoli, 1848, p. 4)

Le fabbriche di liquirizia in Calabria non esistono più ma a Torino hanno deciso che visto il lavoro culturale che ci vede impegnati – noi ed altri – nel ridare orgoglio al nostro Sud e alla nostra storia era loro utile intitolare il succo estrattivo di liquirizia della Calabria:

LIQUIRIZIA DUE SICILIE

Mille Grazie a Loro Signori! Che continuano a prendere e depredare, la Colonia dà sempre i prodotti e le idee…

Adesso è ora di finirla con quest’andazzo, dobbiamo essere noi del Sud capaci di acquisire una reale consapevolezza del valore autonomo del patrimonio politico, economico, culturale della nostra Terra calpestato e strumentalizzato dalla nazione italiana

e per l’intanto compriamo Sud e viaggiamo nel Sud e… occhio al marchio!


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NOTA - Sitografia

http://www.laprovinciakr.it/lequirizia.htm
http://www.pianetacalabria.com/dicola/Show-room-iltempoelamemoriatesto.htm
http://digilander.libero.it/armandoorlando/index5.htm
http://www.eleaml.org/sud/storia/ressa2005.html
http://www.duesicilie.org/calabria-trad.html
http://www.kwsalute.kataweb.it/Scheda/indice/0,1686,331,00.html
http://www.lacalabria.it/




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