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TERRA DI LUCANIA CASTEL LAGOPESOLE

LA NAZIONE FLIC FLOC

Il 10° presidente in occasione della festa della nazione ricordò tra gli altri punti ormai consueti, i "patrioti italiani del Risorgimento - Mazzini, Cavour, Garibaldi, D'Azeglio - ai quali ancora oggi va la nostra riconoscenza."

Il presidente insisteva sulla storia patria sin dall'inizio del suo mandato. La sua elezione era stata quasi plebiscitaria e al primo turno: espressione dell'uniformità della classe dirigente e del partito unico che non intaccava il gran capitale e i poteri forti del paese. Scomparsa la dialettica democratica tanto proclamata, si viveva un appiattimento da colonia dell'impero.


Il 10° presidente detto il mediocre, si adattava al compito di sintesi politica- economica- culturale del momento storico, in attesa dell'elezione diretta del capo della nazione


Politico nano tra i nani ed economista pratico di finanza, era stato governatore della banca centrale e presidente del comitato governatori della comunità, ministro del tesoro, del bilancio e programmazione economica; tra gli incarichi ricevuti conteggiava anche quello di presidente del consiglio italiano (sempre per mancanza di personalità politiche alternative), sostanzialmente la carriera di un tecnico prestato alla politica.


Il presidente 8°, uomo politico discutibile e oscuro, dalle mille trame e molto addentrato nel potere e nei servizi segreti, lo indicava in un suo scritto vicino ad organizzazioni massoniche che 10° "…ben conosceva per Sua personale cultura ed esperienza e per la Sua amicizia e frequentazione con alcuni suoi sodali antichi "fratelli"…10°era ricchissimo pensionato…non certo un grande economista, fu nominato Presidente del Consiglio dei Ministri per crisi della politica e del Parlamento; …e fu eletto per le beghe dei partiti Presidente della Nazione"


10°rappresentava l'equilibrio delle banche, della finanza e di un ceto politico mediocre.

L'altro aspetto a difesa della tradizione nazionalista dei dominatori era quello culturale. Su questo punto 10° il mediocre si impegnava ancor più nel suo compito di rilancio del nazionalismo: visitava tutti i luoghi storici del Risorgimento idealizzato dagli intellettuali salariati, ed era d'obbligo il suo pellegrinare nel Piemonte di D' Azeglio, Cavour e Vittorio Emanuele II (da lui definito "padre della Patria ", quel che era per i popoli meridionali VOLGARE 1°, conquistatore e criminale di guerra); lavorava alla celebrazione d'anniversari e comandava il restauro di lapidi risorgimentali, non tenendo conto degli studi recenti che smitizzavano l'unità fittizia della nazione ed evidenziavano che fu conquista militare - politica con l'aggressione contro innocenti, crimini di guerra e contro l'umanità, conseguente estirpazione dei popoli dalla loro terra natale, inizio di un razzismo culturale coloniale con propaganda contro i paesi aggrediti e conquistati.

Con questi presupposti tenuti segreti ai più, il presidente 10° detto il mediocre festeggiò la nazione; alla sfilata erano presenti i rappresentanti ufficiali, in bella mostra sui palchi a ricevere consenso dalla popolosa gente credulona: famiglie nevrotiche con ragazzini ingabbiati in quartieri coatti e case televisive, fisicamente simili a tagli di manzo, made impero. Molti i turisti , i curiosi e le casalinghe: è festa si va a vedere.


Sullo scenario dei fori antichi si esibirono tra folla sgomitante, telecamere e fotografi gli imponenti corazzieri a cavallo bardati in alta uniforme, in scorta all'ingresso sorridente del presidente accomodato in regale vettura scoperta; militari con bandiere insignite di medaglie d'oro e argento al merito, soprattutto delle conquiste interne e internazionali; gli immortali garibaldini e le organizzazioni combattentistiche sempre omaggianti alle autorità e ai regimi che si avvicendavano; pennacchi multicolori, bande musicali militari, divise gallonate sfilanti in pompa magna, elicotteri, pattuglie azzurre aeree, sciabole esibite, trombette ottoni piatti tamburi rumoreggianti, e correndo festanti i pennuti bersaglieri al suono squillante del Flic - Floc.


Smarrito tra le masse grossolanamente "felici" e intruppate da transenne un uomo si chiedeva: "Addò s'esce?".

Dalle parti delle mura del vecchio decaduto impero si leggeva spruzzata a vernice la protesta LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO; tra gli altari e le colonne millenarie sprofondati, nel caos di macchine della città eterna, si aggiravano barboni gentili con buste, gatti e cani al seguito; il monumento al falso liberatore Garibaldi era tappezzato di manifesti dei disoccupati; nelle città IRRESPIRABILI gli oleandri, i papaveri e le violette arrancavano al fiorire.

2 Giugno 2003 - Nino Gernone

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