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Il Sud nell'opera  di Luigi Di Gianni: un omaggio a un regista unico.

a cura di Sebastiano Gernone

La presentazione a Bari il 2 luglio 2007 alla Biblioteca Provinciale - incastonata nella suggestiva città vecchia - del libro  "Tra Magia e realtà. Il meridione nell’opera cinematografica di Luigi Di Gianni", a cura di D. Ferraro, 2002, Squilibri Editori è stata l'occasione privilegiata per conoscere e incontrare l'arzillo, acuto e attento regista Luigi Di Gianni, a mio avviso un grandissimo  documentarista del Sud. Quel che De Seta è stato soprattutto per la Sardegna con il suo Banditi a Orgosolo Di Gianni lo è stato per il nostro Sud ma con una sua originalità di visione, una sua atemporalità nelle immagini, una magia e spiritualità di luoghi e volti riprese in un bianco e nero bellissimo, dai paesaggi e visi arcani del Sud prima del boom economico.

Magia Lucana (1958), Nascita e morte nel meridione (1959), La Madonna di Pierno (1965) ecc..sono dei cortometraggi con una loro solarità, essenzialità uniche: rarità preziose per l'identità meridionale.

Raccomandiamo a tutti i nostri lettori, a tutti i meridionali di presentare e diffondere il lavoro di Luigi Di Gianni in ogni occasione culturale,  per rendere omaggio e ammirare questo straordinario autore di valore internazionale, meridionale esiliato come ci ha detto lui stesso dal suo Sud a Trento e poi a Roma.

Riportiamo per rendere omaggio a Luigi Di Gianni, fiero delle sue origini lucane (Pescopagano) e dichiaratosi apertamente partigiano del Sud e avverso alla retorica risorgimentale e alla conquista piemontese, la nota scritta sapientamente da Raffaele Meale.

Del libro presentato a Bari alcune immagini bellissime sono riportate nel sito

http://www.squilibri.it/

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Fonte:
http://www.cinemavvenire.it/ - giovedì 6 luglio 2006

Omaggio a Luigi Di Gianni

di Raffaele Meale

Il momento più straordinario di ogni festival cinematografico che si rispetti, quell’attimo che ti dà lo scarto tra una kermesse interessante e una imperdibile, risiede nella scoperta di nomi che per un motivo o per l’altro non avevamo mai frequentato in precedenza.

È stato così anche per la sezione retrospettiva dedicata dal RomaDocFest 2006 all’arte cinematografica di Luigi Di Gianni, tra i padri del documentario italiano quello forse meno conosciuto e compreso. Non vogliamo certo affermare che non se ne riconosca il merito acquisito sul campo, e lo ha dimostrato anche il Festival di Berlino che nel 2003 lo ha omaggiato con una mini retrospettiva intitolata Il culto delle pietre, ma è indubbio che rispetto a nomi celebrati quali quello di Vittorio De Seta, il cinema di Luigi Di Gianni viva più nell’oscurità.

Oscurità che è uno dei tratti peculiari della sua messa in scena, come vedremo in seguito, e che permette di entrare subito nel vivo della questione. Perché ridurre il cinema di Luigi Di Gianni al solo campo del documentario significherebbe non averlo compreso in pieno, non averne portato alla luce le radici, non averne sviscerato il senso ultimo. E questo non solo per le scorribande occasionali dello stesso Di Gianni nella fiction (tra le opere presenti al festival il celebrato Il tempo dell’inizio, ma anche il cortometraggio La tana), dove l’elemento di finzione apre sempre il fianco a divagazioni oniriche, surreali e metaforiche, ma anche e soprattutto per la potenza della messa in scena di ciò che si sta documentando.

Di Gianni non è un osservatore, il suo sguardo non si fa mai neutrale nei confronti dell’oggetto della disanima, ma al tempo stesso la ricerca antropologica che lo anima non ha in sé nulla di estetizzante: anche quando la sua esperienza sembra poter essere ricondotta a quella del già citato De Seta (si veda la costruzione del quadro in Nascita e morte nel Meridione, ad esempio) è impossibile non notare la brutalità quasi orrorifica che guida la mano di Di Gianni. Laddove De Seta alza al cielo un ecumenico elogio degli umili, riabilitati agli occhi del cinema da una costruzione scenografica impeccabile, Di Gianni sfrutta le armi della settima arte per evidenziare con ancora maggior forza la lotta dell’uomo contro la natura, il fato, la povertà. Le genti del meridione che spesso sono protagoniste delle vicende narrate dai documentari di Di Gianni hanno sul loro viso una sofferenza eterna, tramandata di generazione in generazione, sovrastate come sono contemporaneamente dal potere naturale (Frana in Lucania, Nascita e morte nel Meridione) e da quello sociale (Donne di Bagnara, lo straordinario Tempo di raccolta). È dunque un cinema di ricerca e di denuncia quello di Di Gianni, sicuramente debitore dell’opera di Ernesto De Martino, che prestò la sua consulenza scientifica agli esordi del cineasta lucano, quando ancora fresco di diploma al Centro Sperimentale andò a girare Magia Lucana, resoconto affascinante dello stretto rapporto tra vita di tutti i giorni e riti ancestrali in quel fazzoletto d’Italia che comprende paesi come Albano, Colobraro e Grottole. Così come De Martino aveva studiato i riti magici e le superstizioni racchiudendo la ricerca poi in quel volume fondamentale di antropologia che è Sud e magia, Di Gianni mette in scena un mondo che ha assorbito la religione cattolica – ed ecco tornare valido il discorso sul potere affrontato in precedenza – senza snaturare in niente i propri miti e il proprio credo magico.

Il rapporto con il sovrannaturale è dunque uno dei tratti peculiari della poetica di Di Gianni, ancora vivo negli ultimi lavori portati a termine dal regista, come il bel La Madonna in cielo, la matre in terra dove il montaggio viaggia per l’Italia documentando la permanenza forte di riti connessi alla fertilità femminile: in questo ritorno su tematiche sviscerate anche in precedenza si può leggere la summa del pensiero artistico ed etico di Di Gianni. Se la messa in mostra dell’umana sofferenza è stata già rimarcata con forza è ora il caso di passare a trattare più da vicino l’impronta autoriale del cinema di Di Gianni: il realismo esasperato non è mai infatti la base di partenza dei suoi film. Quando deve mostrare il monotono e doloroso incedere delle giornate lavorative delle raccoglitrici di olive in Tempo di raccolta Di Gianni le immortala in una danza meccanica e deforme, così come quando si sofferma sui primi piani dei devoti in La Madonna in cielo, la matre in terra prende spunto dall’espressionismo tedesco. Il suo documentare non ha nulla del neorealismo, pur venendo alla luce a un decennio di distanza dall’esplosione del fenomeno, viaggia su linee direttrici più umorali, oniriche. Dentro la sua ricerca cinematografica c’è l’espressionismo, il surrealismo, l’horror classico, Dreyer, Kafka (che ha incontrato più volte nel corso della sua carriera, dal saggio di diploma L’arresto fino a un Processo prodotto dalla RAI nel 1978, ma che è possibile riscontrare anche nella progressione drammatica di Il tempo dell’inizio).

La finzione che cerca di catturare la realtà senza snaturarla e senza assoggettarla a dinamiche esterne, mai. Perché il cinema di Di Gianni, lampo squarciante nel panorama del documentario, non ha pretese di poter catturare la verità, ma la ricerca in continuazione, con una forza e un’integrità etica sbalorditive.

Durante l’incontro con il pubblico al RomaDocFest 2006 l’anziano cineasta ha detto di avere come unico modello Manoel de Oliveira: non tanto per l’arte, quanto per il fatto di essere arrivato a un passo dai cento anni in splendida forma. Anche in questa sorniona e ironica affermazione è celato il pensiero di Di Gianni davanti al quale noi, senza indugi, ci leviamo il cappello.

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Fonte:

http://users.libero.it/

Nota Biografica su Luigi Di Gianni

L U I G I  D I  G I A N N I

Laureato in filosofia. Diplomato in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 1954. Docente di " Regia- Cinema Documentario" presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 1977 al 1997. Attualmente svolge un Corso sulla storia del cinema documentario.

Docente a contratto di "Tecniche e Metodologie degli Audiovisivi applicati alle Scienze Antropologiche" presso la Facoltà di Magistero dell'Università di Palermo dal 1982 al 1984.

Dal 1994 al 2004 docente a contratto di "Istituzioni di regia " presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (Dams) dell'Università della Calabria.Nel 2005 e nel 2006 ha accettato l'incarico di dirigere un laboratorio teorico-pratico sul cinema documentario.

Dal 1998 al 2004 docente di "Regia" e membro della commissione didattico- culturale presso la NUCT (Nuova Università del Cinema e della Televisione) in Roma.

Docente di Antropologia visuale presso la Facoltà di Beni Culturali dell'Università di Lecce. Docente di Storia e Regia del cinema documentario presso l'Accademia dell'Immagine di L'Aquila ,dove ha curato ,fra l'altro, la supervisione di un documentario dal titolo "Santi e pastori", realizzato dagli allievi.

E' membro del Comitato Scientifico del Festival del Cinema Documentario "Libero Bizzarri" di San Benedetto del Tronto.

Sarà istituita nel febbraio 2006 presso l'Università di Tubinga una Fondazione-Archivio per la conservazione e la diffusione dei film documentari di Luigi Di Gianni.

Nell'ambito del C.S.C. ha realizzato il mediometraggio "L'arresto" da "Il Processo" di Kafka, presentato fuori concorso al festival di Venezia nel 1954.

Ha svolto attività di documentarista cinematografico e di regista cinematografico e televisivo, passando dal documentario alla finzione, dal corto al lungometraggio, dall'inchiesta filmata allo sceneggiato.

Ha realizzato numerosi corto e medio metraggi d' ispirazione antropologica, sociale, turistico-culturale, storica, documentari sull'arte, sul cinema e corto medio metraggi di finzione.

Molti dei suoi film sono stati presentati in una Rassegna Internazionale organizzata nel 1980 in onore del "Festival dei Popoli" presso il Centro Pompidou di Parigi e ancora nel 1994 nell'ambito della Rassegna "Cinéma du Réel".

Numerose rassegne personali su Luigi Di Gianni sono state tenute presso gli Istituti Italiani di Cultura di Vienna, Monaco, Colonia, Amburgo, Copenhaghen, Stoccolma, Helsinki.

Una recente retrospettiva dell'opera documentaria di Di Gianni è stata organizzata dall'Università di Tubinga (1994).

Nel 1998 una personale dal documentario alla finzione cinematografica e televisiva è stata promossa a Barcellona dall'Istituto italiano di cultura in collaborazione con l'Istituto francese di cultura di Barcellona.

Su invito del Film Forum è stato presentato con successo di pubblico e di critica alla Berlinale 2002 un programma retrospettivo di cinque documentari dal titolo Der Kult der Steine (IL CULTO DELLE PIETRE), proiettato in varie sedi del Festival a Berlino (Babylon, Arsenal, Cinemax ecc.).

Un altro programma retrospettivo è stato presentato con notevole Intervento di pubblico alla "VOLKSBUHNE" di Berlino.

Tra il 27 e il 29 aprile 2002 ,in occasione della presentazione del libro"Tra Magia e Realtà" (Il Meridione nell'opera cinematografica di Luigi Di Gianni) è stata presentata presso il teatro "F.Stabile"di Potenza un' ampia retrospettiva dai documentari al film "Il Tempo dell'inizio"

Nel 1963 collabora con Zavattini in qualità di regista al film di lungometraggio documentario "I misteri di Roma" e al "Cinegiornale della pace". Con lo stesso Zavattini prepara il progetto di un lungometraggio di finzione (non realizzato e di cui avrebbe dovuto curare la regia) dal titolo "Don Chisciotte 63" per conto del produttore Luigi Rovere.

Nel 1974 realizza, firmando il soggetto, la sceneggiatura e la regia, il film di lungometraggio a soggetto "Il tempo dell'inizio", distribuito dall'Italnoleggio Cinematografico.

Presentato alla Biennale di Venezia 1974. Segnalazione ufficiale della Critica Cinematografica (S.N.C.C.I) Vincitore del Nastro d'Argento 1975. Presentato al Festival du Jeune Cinéma de Toulon 1975. Presentato al Festival di Nuova Delhi 1976. Presentato alla Rassegna del Film Italiano a Londra (British Film Institute) 1976. Invitato al Festival di Valladolid 1975.

Nel campo televisivo Di Gianni ha realizzato numerosi programmi, dall'inchiesta, al teatro televisivo, allo sceneggiato. Tra cui: "Il Processo" (1978) con Paolo Graziosi, Roberto Herlitzka, Mario Scaccia, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Leopoldo Trieste e "Il Cancelliere Krelher" (1972) con con Gianrico Tedeschi, Teresa Albani, Paolo Bonacelli, Milena Vukotic.

Al momento è impegnato con la Ethnos nella realizzazione di un documentario dal titolo "Matres Matutae" su antichi e recenti culti materni.

Ha realizzato nel 2005 il documentario "Ailano, la tradizione".

sponsorizzato da "Giovanni Malinconico spa".

Sta terminando per la Ethnos di Bologna il montaggio del film documentario " La Madonna in cielo, la "matre"in terra.

Sta elaborando un progetto di film documentario dal titolo"Viaggio nell'Ade (il culto delle anime purganti)".

Sta preparando la sceneggiatura per un film lungometraggio di finzione dal titolo provvisorio "Gesualdo da Venosa " e un documentario dedicato allo stesso Gesualdo dal titolo "Gesualdo, i percorsi dell'anima."































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