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L'INSURREZIONE SICILIANA
E
LA SPEDIZIONE DI GARIBALDI.
CON NOTE, LETTERE, DISPACCI E COMUNICAZIONI OFFICIALI
PER CURA DI L. E. T.

MILANO
TIP. FRATELLI BORRONI.

1860

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INTRODUZIONE

Chi non prende interesse alle siciliane faccende? Chi non si porta tutto di lą cui pensiero, chi non va in cerca con intensa bramosia delle nuove di qnest'isola famosa, chi delle sue conquiste non si rallegra, de’ suoi mali non sospira, non piange?

Avv. Elpidio Macciarelli, Marzo 1848.


Sicilia! ecco una parola che desta un palpito di commozione e di gioja in tante migliaja dj cuori generosi! ecco un paese verso il quale volgonsi le aspirazioni di lutti Italiani.

Non v'ha sacrificio di uomini e di sostanze a cui l'Italia non sia preparata per condurre a termine un' impresa, il cui compito racchiude l’unificazione del regno italiano.

«O Sicilia, scriveva un generoso patriota, gloriosa quanto infelice, di tradizioni, d'ingegni ricchissima, fosti sempre troppo cara perché lascivi satiri non si affaticassero a profanare le tue belle membra. Delle tue sciagure narrano lungamente le storie a raccapriccio dei viventi e dei posteri: non infruttuosi furono quei racconti e per noi e per voi; per noi che i mali vostri ci commovevano e di santo sdegno e infiammavano; per voi che a magnanimi fatti vi eccitavano, sendochč i corpi, non gli animi dei liberi e forti Siciliani solo, poteronsi sempre mai domare!»

La lotta, che oggi si combatte nel mezzogiorno dell'Italia, č scevra da quell'egoistico principio di municipalismo che, fomentato dai tiranni, reggeva in passato i singoli Comuni della Penisola.


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Un solo re, un solo motto, una sola bandiera: ecco il grido di guerra, l’universale speranza.

Sono centotrent'anni che i Siciliani si dibattono fra i ceppi borbonici. Centotrent'anni che sognano l'ora del loro riscatto, e l'ora č suonata.

La parte d'Italia, gettata al di lą del Faro, riaccese il fuoco che covava sotto le ceneri ancora fumanti per le passate vittorie, fuoco che si spegnerą allorquando la patria de’ nostri avi, le glebe sotto cui riposano le loro ossa, il ciclo che ci vide nascere sarą libero dalle orde straniere e redenta la memoria di que' prodi che sparsero tanto sangue per la indipendenza e la libertą.

Sicilia! povera terra imbiancata dall'essa di tanti martirii scene di stragi e di lutto segnarono la storia delle passate generazioni! stremata dal ferro fratricida ti rialzasti pił fiera e pił indomita!... e si fu nel silenzio delle notti, nella solitudine delle tue deserte case che ritemprasti il ferro che doveva un giorno trovare il cuore de’ tuoi implacabili carnefici.

Un uomo soprannaturale, uno di quegli esseri che Dio manda sulla terra esecutore de’ suoi superni decreti, l'incarnazione della nazionalitą. comprese i tuoi dolori e disse al resto delle genti italiane:

Fratelli! v'ha un angolo della nostra patria benedetta in cui si ha bisogno di noi: uomini e denari: corriamo.

E mille e mille volontarii, dato un addio al loro focolare, si lanciarono sull'azzurre onde del Mediterraneo, sfidarono animosi i perigli di un incerto viaggio, e quasi ombre, passando fra le squadre nemiche che guatavan la preda, piantarono su quel sacro suolo la bandiera del riscatto italiano!

Il Dio della giustizia protegge la nostra causa: la sentenza dei despoti fu gią scritta nel libro degli eterni decreti, e l'ora dell'esecuzione č vicina a scoccare.

Unione, coraggio e perseveranza! e fra poco dall'un capo all'altro d'Italia, un solo Re, un solo motto, una sola bandiera!













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