Eleaml



Anno II. 18 Aprile 1867 N. 16

IL
LIBERO PENSIERO


Giornale dei Razionalisti

[Pag 241-245]

"Qui nell'Italia nostra, in quella parte che vide nascere Vico e Filangeri, in quelle disgraziate province, vittime del sanfedismo e del brigantaggio, avvengono episodii tanto orrendi da farci dubitare d'avere con quella gente commune non che la patria, la specie istessa."

NOSTRO COMMENTO - Notate le parole "sanfedismo" e "brigantaggio", buone per ogni salsa, antimeridionale ovviamente. Fucilare decine di migliaia di contadini invece è cosa normale e necessaria - ah, certo, tutto in nome della modernità.

Siamo nel 1867 e la fiera dei luoghi comuni è già allestita sui media dell'epoca, riviste e giornali, a uso e consumo della opinione pubblica colta dell'epoca.

Zenone di Elea – Maggio 2009

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LA GENEROSA, brigante e pia.

Non ha guari mi venne fatto di udire un prete negare l'influenza del sale e delle carni sull’organismo umano, appoggiandosi ai biblici sogni che l'uomo primitivo si nutrisse di erbe e frutti, e scordando quelle pagine dolorose in cui si vedono li uomini far loro pasto dei deboli e dei vinti.

Pur troppo non occorre rimontare nelle nebbie dei tempi, né perdersi nei deserti e tra le foreste inospitali, per rintracciare questi orrori. Qui nell'Italia nostra, in quella parte che vide nascere Vico e Filangeri, in quelle disgraziate province, vittime del sanfedismo e del brigantaggio, avvengono episodii tanto orrendi da farci dubitare d'avere con quella gente commune non che la patria, la specie istessa.

Chi ha letto i dettagli concernenti il brigante Bianchi e la sua pia e bigotta ganza Generosa, non può a meno di restar sbalordito e vinto, non so se da maggior ribrezzo o da compassione, per quella traviala che, educata nel cattolicismo e spinta dai preti nelle braccia di un amante, tanto feroce divenne da esser ella stessa condottiero di briganti, ed apprestare colle proprie mani a' suoi compagni d'arme, qual banchetto di festa, le carni ancor palpitanti delle massacrate vittime! Bella, ardita, disputando all'uomo la maschia bellezza della forza e del coraggio, dividendo coll'amante le fatiche ed i delitti, e serbandogli nelle sue braccia amorose il premio dei massacri, degli incendii o dei ricatti; l'urla d'averno colle sembianze d'angelo, quasicchè la natura ancor si rifiutasse a stamparle in fronte il marchio dell'infame.

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Generosa eccita colla sua voce i compagni alla pugna, e, montata sull'agile destriero, come lampo scorre la campagna e seco trascina la morte e la disperazione.

In un canto della grotta ospitale, a fianco al talamo impuro, sta l'imagine della madonna, davanti a cui arde il pio lumicino. Qualche mazzolino di fiori posa in segno di devoto ossequio; Generosa, prostrata, prega ed invoca quella divinità che muta non si sdegna per l'infame invocazione, né pietosa si rivela a convertirla a più mili sensi. Quella mano ancor grondante di sangue imprime sulla fronte il segno della croce; quelle labra ancor calde dei frenetici baci impudichi di un amante tradito, mormorano preghiere, e ferventi invocano protezione. Che importa se per segno d'una prece sta un biglietto di ricatto? Un confessore ed una messa pagano Dio, e dell'umanità che gliene cale?

Il fanatismo religioso spinge la donna in una cerchia di idee che per lei si crederebbero contro natura. Virey credeva dire una verità incontestabile allorché sosteneva, parlando delle donne, che voleva inferiori all'uomo per forza fisica = Vedete se la debolezza, la molle delicatezza dei suoi organi, è suscettibile di grandi lavori: la sua morbida e tenera mano s'armerà d'essa di una spada, come quella delle favolose Bradamanti. Eppure, eccoci di fronte alla realtà della favola: ecco la donna che contende alle furie la loro funesta celebrità; che, abbandonata alla corrente della ferocia e della Devozione, unisce in un sol fascio il delitto e il paradiso, l'amore e il massacro, la bellezza e la crudeltà, le grazie e le svergognatezze: nata per essere angelo, dal fanatismo e dal foco impudico da scaltri consiglieri acceso, fatta un demonio, una delle più strane anomalie che si possano incontrare. «In verità, in verità vi dico, che il mondo non sa ancora che sia la donna. Quando la donna riceverà una educazione franca e liberale, quando non s'intisicherà la sua nature per riderne in seguito, e trionfare della sua debolezza, quando si allargherà il campo alla sua intelligenza sotto la sola garanzia del suo cuore» (1), allora soltanto si potrà giudicare imparzialmente la donna e misurarne le secrete forze, le misteriose fonti di ricchezza e di felicità che in lei s'ascondono. Ma non più preti, non più gesuitesse intorno alta sua inesperta adolescenza; non più bugiarde influenze di un fantastico mondo sopranaturale. La sua fervida intelligenza non sia sciupata da puerili racconti; non diansi alle fanciulle da leggere la storia delle Giuditte omicide, degli Abrami infanticida, delle Sare compiacenti poi gelose, né degli inganni di Esau. In questi insegnamenti non havvi che il trionfo del delitto e della menzogna. Che se, poi, guardiamo ali' istruzione evangelica ove si narra degli onori che la Maddalena tributò all'impassibile Gesù, ai miracoli

(1)L'àbbé Constant.

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che questi operò; e, più avanti, nella storia del cristianesimo, nelle vite dei santi, non è che un inno continuo al fanatismo, all'ignoranza, alla pazzia ed all'infingardaggine, a tutto ciò che l'umanità offre di più triste o ridicolo. E, fatalmente, il tutto circondato da una certa qual poesia che può trascinare le anime giovanili, fervide, avide di emozioni, sitibonde d'affetto e trascinate ad espandere quella fiamma celeste e senza nome che arde in loro. Chi osserva la fanciulla nei primi anni della giovinezza, quando pur tutto ignorando, intravede ed aspira alle inconscie gioje misteriose di un ideale che osa appena vestir nei sogni umane sembianze; che resta impensierita, commossa e palpitante davanti ad un fiore, ad una stella; che arrossisce, sospira, né sa il perché; chi osserva, dico, una tal fase dell’adolescenza che si matura, non durerà fatica a comprendere quanto sia facile il gettare in un'anima ingenua e ardente i germi di un misticismo fatale, tanto più funesto, quanto più astratto, imaginario, avente a corredo la poesia vetusta dei secoli, il martirio dell’Uomo-Dio, la riabilitazione della donna in Maria fatta madre di un redentore divino, e che cancella le colpe dell’Èva antica, spezza le catene dell’eterna schiavitù, e riveste la donna della originale poesia dell’innocenza adombrata dalle gioje della maternità. Poscia l'eloquenza dei Padri, i martirii, le persecuzioni, le virtù più belle, le più generose passioni circondate dai mesti fiori della morte che si sprofonda nei misteri di una eternità felice; l'amore latente, che svegliasi nel suo core intemerato e puro! La giovinetta crede di adorare Dio!... Datele, invece, una creatura da amare e rendere felice; datele una guida virtuosa, degna di appressar le labra a quel calice d'innocenza e d' amore che è la donna; fate che questa come scanna si pieghi e riposi la sua testolina ingenua in seno all'uomo che deve essere il suo compagno, il suo Dio: e quella sovrabbondanza di affetti che abbandonati alla corrente di un misticismo funesto, diventerebbe uno stato morboso dell’animo che trascina al manicomio, o per lo meno alla sventura immancabile per due cuori destinati a comprendersi, educati a farsi guerra, sarà invece rivolta alla felicità vera, che nasce dalla virtù, vive di amore, s'ingigantisce nell'adempimento del dovere, crea il culto della famiglia, e con ciò prepara giorni di gloria e d'imperitura grandezza alla patria.

Coloro che, emancipati da ogni dogma, esigono nella donna l'osservanza delle pratiche religiose, quasiché nella religione stesse la garanzia della virtù, guardino alla vita della Generosa, si ricordino che ell'era cattolica, pregava e praticava ciò che la religione impone.

No, non è la religione che forma i costumi e vigila sulla virtù; non è astrazione ideale, che garantisce la famiglia; non è l'imaginario fantasma che può tener luogo del vero. Anzi, finché si pascerà la mente femminile di sciocchezze meschine, fino a tanto che si guiderà la donna nel campo di una metafisica incomprensibile e ridicola, e la si farà depositaria di

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 sogni, la sua educazione somiglierà a quel gioco fanciullesco, in cui soglionsi mirare i colori dell’iride soffusi e sparsi sull'illusoria e fragile superficie di una bolla di sapone.

Educare la donna e farne la degna compagna dell'uomo, non significa abbrutirla colle fantasmagorie ridicole di un idealismo egoistico che non ha scintilla di vita e tutto si appoggia sul disprezzo del mondo e nella speranza di un compenso eterno. Si esercita una vera usura, si esige il cento per uno, e non è Dio che s'ama, ma le promesse ricompense; non ali' umanità, ma al paradiso si pensa; e se oggi ad un papa colla tiara in capo saltasse in mente di dichiarare virtù il parricidio, i fedeli non mancherebbero di lordarsi le mani con un delitto che il pagano Solone non aveva potuto prevedere, credendolo contro natura.

Pur troppo è diffusa l'idea che moralità è figlia di religione, che l'onore della donna riposa in questa. Si disingannino una volta i creduli mariti; sappiano imporre alle mogli il rispetto e l'amore; dicano alla donna = Eccoti un nome illibato, tale trasmettilo ai nostri figli; ti confido il mio onore, la mia felicità; serbali con gelosia e che tu sii benedetta e venerala da tutti come l'angelo tutelare della mia casa. = Dare alla donna coscienza della propria dignità, ecco la religione che si deve infonderle; educarla severamente; conservare nella famiglia tradizionale la virtù, la moralità, la prudenza; togliere alla donna le frivolezze, i pregiudizii che l'adombrano, farne un tipo austero, un essere immensamente puro, casto, appassionato, convinto della propria alla, dignitosa e nobile missione. Voglio la virtù figlia di libertà; voglio per la donna un'era di redenzione e di giustizia, che, non togliendole i doveri, le accordi dei diritti.

Donna! mistero ineffabile di virtù e d'amore, essere gentile che abbella e sparge di fiori l'esistenza umana, angelo che diffonde a sé dintorno luce, profumo e vita, geniale personificazione dell’ideale che adombra la mente giovanile d' ogni uomo, tu sei l'essere più misterioso ed incomprensibile che mai concepire si possa! Quando ti miro dispensatrice di suavi affetti, di conforti, panni che da tutta la tua persona emani uno splendore che mi ricorda la religiosa credenza del Ceilan «che un dì allo spuntare del giorno si vide uscire, a poco a poco dal luminoso disco, un uomo bello e maestoso (1)». E tu più splendente del sole, più pura dell’alba, più leggiadra d' ogni ideale m' appari, quando angelo di pace e di amore ti fai a consolare chi soffre, pietosa sorella di chi piange, madre degli afflitti, inspiratrice d'alta virtù, unica nell'abnegazione e nella forza del sacrificio spinto talora fino all'eroismo, compagna, amico e genio dell’uomo che nel tempio del cuor tuo depone tutti i sublimi tesori del suo affetto e delle sue lacrime!

(1)CATTANEO. L'India antica e moderna.

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Commossa ti seguo, teco pellegrinando nel mondo e mirandoti vittima o schiava, divinità o baccante, or vedova inconsolabile che si precipita sul rogo, or rinchiusa nel chiostro, ora abbandonata nel fango che pur lordandoti ancor non giunge a rapirti quell'aureola dì poesia che natura stampò sul tuo essere, gracile, gentile tal or fantastico e appassionato.

Pure sembra che ad antitesi di tanta sublimità, la natura stravagante troppe volte si compiaccia di gettar nel mondo mostri tali da far arrossire. Ma la colpa sarà dessa della natura o dell’educazione?

Il fanatismo religioso in lei suscitato, radicato in una intelligenza ricca di natural poesia ma priva di una sana istruzione, può traviare la mente debole e ardente di una donna ignorante. L'influenza fatale di quella religione che nella donna personificò la colpa e l'impurità; che discusse con serietà se ell'era un essere umano; che non ebbe vergogna di condannarla, di farne un essere inferiore, debole, degradato, non capace che di generare il male, di essere la maledizione dell'uomo; che rompendo in visiera ai decreti di natura impose qual virtù il celibato e la verginità, disgiungendo così ciò che doveva essere unito e completo per generare la perfezione. Questa religione stolta, beghina, assurda, destinata come influenza educatrice della donna, che non dev'essa fruttare di orribile? L'inferno ed il capestro ne sono le conseguenze fatali; questi due truci avanzi del medio evo.

D'INC.





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