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Fonte:
Riscossa Meridionale - N.. 7 - dicembre 2005

LINEE PROGRAMMATICHE
DEL MOVIMENTO POLITICO
TERRA E LIBERTÀ

Premessa

Per i movimenti politici tradizionali stilare un programma significa proporre delle alchimie istituzionali, delle proposte più o meno originali, dei semplici correttivi, per migliorare la gestione della cosa pubblica. Se Terra e Libertà avesse un profilo del genere verrebbe certamente meno alla sua ragion d'essere di movimento di lotta per il Sud.


Terra e Libertà parte da una constatazione realistica: la società meridionale è profondamente malata. Dunque un movimento che si proponga di incidere nella società meridionale deve programmare degli interventi strutturali sui vari aspetti della vita pubblica, che più direttamente toccano gli interessi del Sud.


Le priorità di intervento del nostro movimento politico devono riguardare i seguenti campi: Collegamento istituzionale tra le regioni del Sud, produzione agroalimentare, industria e artigianato, ordine pubblico e ordinamento scolastico, emigrazione e spopolamento, mezzi di comunicazione e cultura, immigrazione extracomunitaria, difesa dell'ambiente e industria turistica.


Chiara e inequivocabile, infine, deve essere la nostra posizione rispetto all'annosa questione dell'"unità" di Italia e alla politica estera.


Collegamento istituzionale tra le regioni del Sud

Terra e Libertà sostiene la necessità inderogabile di una rappresentanza unitaria degli interessi del Sud. Sarebbe opportuno costituire una sorta di parlamento del Sud, che si faccia interprete delle problematiche del territorio. Un collegamento istituzionale tra le regioni del Sud ha una legittimità storica indiscutibile, che la congiura del silenzio, imposta dalla scuola italiana sul passato civile e culturale del Sud, ha tentato di nascondere e cancellare.


Lo smarrimento della memoria storica del Sud e il pauroso regresso culturale che le popolazioni meridionali hanno dovuto subire dal 1860 non hanno sminuito la caratterizzazione unitaria del territorio meridionale. Il Sud, infatti, si ritrova attualmente, di fatto, unificato da una serie di aspetti negativi, che lo rendono una realtà nettamente distinta dal resto d'Italia.


Senza dilungarci troppo su questo tema doloroso, osserviamo che il Sud non ha una classe politica che si faccia carico dei suoi interessi, non ha alcun peso nel contesto dell'azienda Italia, non ha televisioni o organi di stampa affermati in campo nazionale, ha gravissimi problemi di occupazione, conosce una rovinosa penetrazione di merci dal Nord d'Italia, che ne pregiudica o ne frena gravemente lo sviluppo economico e l'occupazione, soffre una situazione di grave ed ingiustificabile non valorizzazione delle sue risorse, conosce un flusso continuo di emigrati, che va spopolando progressivamente e silenziosamente il suo territorio, ha una criminalità organizzata radicata in buona parte delle sue regioni, ha strutture pubbliche con un grado di efficienza generalmente inferiore a quelle del resto d'Italia, ecc. Alla luce di tutto questo e di molto altro ancora si deduce con evidenza che esistono due Italie, ben distinte e lontane. La consapevolezza di questa realtà indiscutibile spinge le massime cariche istituzionali, l'attuale presidente della repubblica italiana (ovvero padana) a percorrere affannosamente tutte le contrade del Sud per assicurare che non è vero, che l'Italia è una, legata da sentimenti di sincera fratellanza tra Sud e Nord. Le chiacchiere però non servono per cambiare la realtà dei fatti.


La falsa unificazione del territorio italiano, avvenuta nel 1860 attraverso l'aggressione militare perpetrata ai danni del Sud, ha dunque prodotto una divisione senza precedenti della penisola italiana, avendo partorito due realtà, con un profilo civile, sociale ed economico radicalmente diverso.


L'organizzazione stessa dell'azienda Italia ha una fisionomia tale da aggravare giorno dopo giorno questo gravissimo squilibrio tra Nord e Sud, indegno di una nazione civile e foriero di gravi disordini. È dunque lo stesso Stato italiano, sorto dalla negazione violenta e totalitaria della storica unitarietà del Sud, a generare una nuova caratterizzazione unitaria del territorio meridionale, intorno alla condivisione di una serie impressionante di primati negativi.


Da tutto questo si deduce che nel Sud d'Italia esistono solo due possibilità di azione politica: quella di chi vuoi continuare a fingere di non capire, non sentire e non vedere, continuando a rimanere legato, per interesse o per uno sterile legame sentimentale, alle vec:hie botteghe partitiche, e la scelta di quei cittadini che, al contrario, sentono il dovere, l'esigenza di fare qualcosa per ricostruire il profilo civile del Sud. Terra e Libertà ha scelto risolutamente di incamminarsi, con coraggio e decisione, lunga la strada impervia, ma assolutamente necessaria del risanamento profondo della società meridionale.

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Produzione agroalimentare

È evidente che la promozione dell'economia meridionale deve essere il nodo centrale che Terra e Libertà dovrà affrontare nel tempo. Il pieno sviluppo della produzione agricola e lo sviluppo di un'adeguata, correlativa industria agroalimentare costituiscono le basi di un'economia sana. In questo campo il Sud ha potenzialità enormi, non solo per divenire pienamente autosufficiente, ma anche per divenire un grande esportare di produzioni di qualità. Al contrario oggi il Sud si ritrova sommerso dalla penetrazione delle merci della pianura padana e finanche dei paesi esteri. Questa situazione è inconcepibile. È contrario ad ogni logica che il Sud debba importare articoli, che può produrre in grande abbondanza. Questa disorganizzazione sociale, questo stato di sottovalorizzazione delle sue risorse è la radice di tutti i problemi del Sud.


In attesa di poter avviare una concreta politica di forte e diretta incentivazione della produzione meridionale, Terra e Libertà è impegnata a richiamare tutti i cittadini meridionali al dovere e alla necessità di privilegiare il consumo dei nostri prodotti, al fine di aiutare la nostra produzione e la stessa possibilità di occupazione delle forze lavoro del Sud.


Terra e Libertà afferma dunque che la politica deve incentivare con ogni mezzo la produzione del territorio. Sostiene inoltre la necessità di correggere quel regime di (falso) libero mercato di cui il Sud è stato vittima fin'ora. Ovviamente va tutelata rigorosamente la libertà d'impresa, ma l'iniziativa privata non deve prevaricare sugli interessi generali. Il potere politico deve farsi carico di uno sviluppo omogeneo su tutto il territorio, almeno per quelle produzioni di immediata necessità.


Riteniamo pertanto che lo Stato abbia il diritto di intervenire in campo economico quando sono in gioco gli interessi generali. Lo Stato moderno, invece, ribalta quest'ordine, pretendendo di intervenire in campi che attengono alla sfera privata e teorizzando il non intervento in quei settori, specie economici, in cui l'assenza di una equilibrata regolamentazione rischia di provocare delle distanze inaccettabili tra territori e territori. La distanza senza precedenti che sussiste attualmente tra aree industrializzate e aree non sviluppate del pianeta ne è una drammatica, lacerante dimostrazione. Terra e Libertà condivide dunque totalmente la battaglia contro la cosiddetta globalizzazione, ma, coerentemente, non condivide affatto il profilo politico dei cosiddetti "no global" italiani, per i quali invece la globalizzazione "made in Italy", partita nel 1860 sarebbe giusta e sacrosanta.


Industria e artigianato

Sarebbe assurdo pretendere che il Sud possa produrre sul piano industriale tutti i manufatti di cui ha bisogno. È intollerabile tuttavia l'attuale situazione che vede l'intera popolazione del Sud debitrice verso il Nord o l'estero anche per l'acquisto di un chiodo o di un ombrello. Dunque Terra e Libertà ritiene che la classe politica meridionale deve incentivare almeno quelle produzioni necessarie al buon vivere comune.


Per quanto riguarda l'artigianato, non diciamo niente di nuovo osservando che si tratta della grande cenerentola del mondo moderno. Gli attuali sistemi di produzione industriali tolgono inevitabilmente spazio al lavoro artigianale. Questa dinamica però ha dei costi insopportabili: diminuisce drasticamente le le opportunità di lavoro, tende a disperdere un inestimabile patrimonio culturale di conoscenze e di abilità, fa crollare gravemente la qualità dei prodotti. Terra e LIbertà ritiene che lo Stato deve farsi carico di queste conseguenze negative dei moderni processi industriali e sostiene dunque che il potere politico debba proteggere e promuovere il mondo dell'artigianato.

Ordine pubblico, ordinamento scolastico e solidarietà sociale

Non è questa la sede per riflettere sulle ragioni che hanno determinato l'attuale devastante proliferare di organizzazioni malavitose sul territorio del Sud. Tralasciamo l'ovvia considerazione che occorre la massima solidarietà possibile alle forze dell'ordine per la repressione del fenomeno. Tuttavia non possiamo nasconderci che le organizzazione malavitose sono fortemente radicate sul territorio perché possono disporre di un bacino di reclutamento enorme, dovuto al forte disagio sociale, che specie tra i giovani, dilaga nelle periferie delle grandi città del Sud.


È ovvio che la mancanza di lavoro favorisce il dilagare della delinquenza, ma ci sono anche altri fattori: molti giovani sono disoccupati non solo perché non trovano lavoro, ma soprattutto perché non sanno fare niente o sono completamente disabituati al lavoro. Se per produrre opportunità di lavoro è necessario incidere sulle strutture portanti della produzione meridionale, per quanto riguarda la formazione dei giovani, occorre incidere radicalmente sull'istituzione scolastica, che così come è oggi, svolge una mera funzione di deleterio parcheggiamento sociale.


Terra e Libertà afferma che la scuola deve fornire una formazione reale, radicata sul territorio. Sia nel campo degli studi storici, let-terari, scientifici che nel nel campo della formazione al lavoro professionale, la scuola deve essere strettamente collegata alla realtà storica, culturale ed economica del territorio. Nel campo degli studi umanistici lo studente deve maturare innanzitutto la conoscenza della storia, della geografia, dell'arte, della cultura del Sud. Nel campo degli studi, che avviano alle arti e ai mestieri, gli studenti devono uscire dalla scuola con una preparazione sufficiente per essere inseriti direttamente nel mondo del lavoro. A tal fine gli indirizzi scolastici devono articolarsi in maniera estremamente variegata, a seconda delle caratteristiche del territorio. Ad esempio, nel centro di Napoli è assolutamente opportuno istituire degli indirizzi scolastici che avviino alle attività artigianali, tipiche del centro di Napoli, mentre servirebbe a poco istituire, ad esempio, una scuola agraria con indirizzo enologico.


Terra e Libertà sostiene dunque la necessità di una riforma radicale dell'istituzione scolastica, che superi completamente il vecchio impianto risorgimentale e gentiliano della scuola italiana, che ha dato luogo ad un modello di formazione educativa totalmente avulso dalla realtà culturale ed economica del territorio.


L'attuale ordinamento scolastico, che diseduca completamente lo studente alla conoscenza della cultura della propria terra e alla formazione al lavoro, è uno dei massimi responsabili dei mali presenti del Sud, compreso quello del proliferare delle organizzazioni malavitose.


In attesa che si realizzano questi propositi di profondo risanamento della formazione educativa dei giovani, è necessario promuovere una forte solidarietà sociale per sollevare il grave disagio sociale delle nuove generazione meridionali. Il potere politico ed in particolare la classe politica meridionale, formata nella disaffezione cronica verso la propria terra, non si cura minimamente della crescita civile e morale dei giovani e generalemnte dei ceti meno abbienti. Questa situazione intollerabile deve trovare assolutamente una soluzione.


Dobbiamo recuperare quella grande tradizione napoletana della solidarietà sociale che ha caratterizzato il nostro passato. Le classi alte meridionali hanno cercato di nascondere negli ultimi due secoli il proprio egoismo sociale attraverso l'affermazione demago-gica di principi astratti, quali 1' "uguaglianza" e la "fraternità". Contribuire a radicare istituzioni imbevute della stessa retorica è il sistema attraverso cui i ceti dominanti hanno creduto di poter tacitare la propria coscienza dinanzi ai mali della società.


La realtà dimostra la totale finzione di questa operazione eminentemente antisociale. I fatti dimostrano che lo Stato non può affrontare e risolvere tutti i problemi e che l'azione personale o di enti preposti al perseguimento di obiettivi precisi rimane fondamentale per perseguire il bene comune. D'altra parte la necessità di snellire profondamente l'apparato statale e di fermare la spirale infernale che spinge gli stati moderni ad attuare una pressione fiscale sempre più asfissiante, specie per i ceti meno abbienti, è un'esigenza sentita da tutta la popolazione e sistematicamente disattesa non solo in linea di fatto, ma per-sino in linea di principio dai partiti tradizionali, per nulla sensibili ai problemi concreti della gente.

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Mezzi di comunicazione e cultura

Le maggiori reti televisive, i maggiori quotidiani, i principali periodici, le più importanti case editrici e discografiche, le più forti squadre di calcio sono tutte inesorabilmente al Nord. Basterebbe questo dato sconcertante per fotografare la situazione assurda in cui si trova l'Italia: un paese in cui esistono delle regioni dominanti e delle regioni a miserabile rimorchio.


Questa totale dominanza culturale delle regioni del Nord, assieme alla pseudocultura risorgimentale, provvede a diffondere ossessivamente, in tutta Italia, l'immagine della missione provvidenziale di Milano, Torino, o di altre città del Nord quali fari e guide dell'intera penisola italiana. È evidente che Terra e Libertà intende contrastare con la massima energia possibile questo squilibrio gravissimo che vive la società italiana. Terra e Libertà dunque è impegnata a difendere e a promuovere tutti gli organi di informazione e di comunicazione meridionali, a condizione che abbiano una reale autonomia di valutazione rispetto alla cultura "nazionale", cioè nordista del regime di ingiustizia che dobbiamo sopportare.


Abbiamo sottolineato la necessità del consumo prioritario della nostra produzione per contribuire a dare respiro alla nostra economia e speranza di occupazione ai meridionali. Ora affermiamo che ancora più importante deve essere il "consumo" prioritario della nostra stampa, dei nostri libri, della nostra musica, ecc, perché mentre con la penetrazione delle merci agricole e industriale si sottraggono soldi e lavoro al Sud, con la penetrazione di una cultura modellata ad uso e consumo della Confindustria padana si viene a sottrarre la stessa anima della nostra popolazione, con conseguenze irreparabili per il nostro territorio.


Emigrazione e spopolamento

La fuga incessante di migliaia di giovani dalla nostra terra, specie dai territori interni, è un fatto gravissimo che, se non combattuto, provocherà degli effetti estremamente negativi per la società meridionale, pregiudicandone le possibilità stesse di un riscatto civile. La soluzione di questo gravissimo problema discende dalla concertazione degli interventi individuati dal nostro movimento politico. Un impegno fondamentale, che dovrà assolvere il movimento politico Terra e Libertà, dovrà essere quello di stringere forti legami con le comunità di emigrati sparse per il mondo, di lavorare al fine di conservarne l'identità sudista e di promuovere tutte le incentivazioni possibili per favorirne un ritorno in patria.


Un fattore non certo secondario dello spopolamento delle nostre contrada è legato alla crisi della istituzione familiare. È necessario dunque sostenere tutte le iniziative volte a favorire la vita di coppia e l'accoglienza del nascituro, respingendo nello stesso tempo le proposte ridicole di istituzionalizzare "matrimoni" tra omosessuali, che non possono contribuire certo alla risoluzione del grave problema dello spopolamento delle nostre terre.

Immigrazione extracomunitaria

Sul problema dell'immigrazione extracomunitaria Terra e Libertà ha una posizione chiara e semplice, che è in linea con la storia del Sud. Questo problema, che provoca angoscie e paure in certi settori delle popolazioni del Nord d'Italia e del resto d'Europa, ci lascia completamente indifferenti, per la semplice ragione che il Sud è probabilmente l'unico territorio europeo ad aver sempre ricevuto immissioni spesso considerevoli di genti provenienti da altre parti del mondo. Nel DNA dei meridionali è impressa dunque una tolleranza istintiva verso gli stranieri. Tutto questo, però, non significa che in nome dell'ospitalità e della tolleranza il Sud deve perdere la sua identità culturale.


La difesa dell'identità meridionale è un capo-saldo assoluto della nostra azione politica. Certamente siamo e dobbiamo essere aperti all'arricchimento che popoli di altre tradizioni possono apportare alla nostra tradizione culturale, ma sarebbe contrario ad ogni logica che permettessimo lo snaturamento della nostra identità profonda. Quindi, la nostra posizione su questo problema è: accoglienza, apertura e tolleranza incondizionata verso lo straniero, ma nello stesso tempo difesa fiera della nostra identità culturale.


Difesa ambientale ed industria turistica

Terra e Libertà aderisce in maniera incondizionata e rigorosa a tutte le iniziative rivolte a garantire una protezione integrale dell'ambiente: indirizzo che si giustifica nell'interesse supremo del Sud e dell'intero pianeta. La forte vocazione ambientalista del nostro movimento si giustifica anche dall'evidente considerazione che una tutela rigorosa del patrimonio ambientale del Sud costituisce un investimento sicuro non solo per la qualità della vita della nostra popolazione, ma per la stessa promozione economica e sociale del Sud.


Strettamente collegata al problema della difesa ambientale e del patrimonio monumentale del Sud è la necessità di migliorare le strutture turistiche del territorio. Il Sud ha un patrimonio naturalistico, archeologico e monumentale unico al mondo. Il Sud deve dunque ritornare ad essere quello che era prima del 1860: un grande richiamo per il turismo mondiale. Per raggiungere questo obiettivo, però, è assolutamente necessario procedere ad un risanamento profondo della società meridionale.

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"Unità d'Italia", esercito e forze di polizia

I partiti politici tradizionali e le alte cariche istituzionali vanno continuamente predicando i "valori" del risorgimento e della (falsa) Unità d'Italia. Terra e Libertà ha una posizione di radicale contrapposizione contro questa propaganda di regime, che si alimenta di menzogne e calunnie. Questa contrapposizione deve avvenire, certamente nel nome degli interessi vitali del Sud sistematicamente calpestati dal regime sorto dal risorgimento, ma anche dalla reale necessità di perseguire l'unità sincera dell'intera popolazione italiana. Attualmente, come già detto, non viviamo affatto una situazione di pacifica convivenza tra italiani, ma viviamo in un regime che perpetua la sopraffazione di alcune regioni d'Italia sulle altre.


L'unità, in ogni campo, da quello della famiglia a quella di una intera collettività, postula il rispetto pieno e incondizionato della dignità dell'altra parte. Stando così le cose l'unità italiana è un bene reale tutto da costruire: l'ostacolo maggiore per realizzare questo indiscutibile bene è costituito proprio della propaganda disonesta e corruttrice del regime, che impedisce il riemergere del profilo civile del Sud d'Italia.


Quanto all'esercito e alle forze di polizia, la posizione di Terra e Libertà è molto chiara. Noi vogliamo un'Italia forte e autorevole. Per ottenere questo obiettivo è necessario che i cittadini e massimamente chi indossa le uniformi siano animati da un amore sincero verso la propria patria. Pertanto è necessario che il maggior numero possibile di militari o degli effettivi di polizia svolgano il loro lavoro nel territorio culturale di provenienza, non certo nel proprio paese o nella propria città, ma nel contesto macroregionale di appartenenza. Si può amare sinceramente l'Italia solo se si ama, principalmente, il proprio territorio. I meridionali, invece, sono educati fin dalla culla ad una profonda disaffezione verso la propria terra. Questo rende il Sud d'Italia estremamente vulnerabile, sotto tutti i punti di vista.


La prospettiva di ricostruire un Sud forte e fiero delle sue tradizioni costituisce il massimo contributo che possiamo dare alla costruzione di un'Europa forte e autorevole. L'Europa ha tutto da guadagnare da un profondo risanamento civile del Sud d'Italia. L'ostilità di tutti i partiti tradizionali verso questa grande prospettiva di una rinascita meridionale è totalmente irrazionale, assolutamente contraria agli interessi veri dell'Italia e dell'Europa.


Politica estera

Noi riteniamo che il Sud debba avere una sua politica estera, che all'occorrenza possa essere distinta da quella del Nord d'Italia. Questa esigenza nasce dalla collocazione geografica del Sud, che è radicalmente diversa dal Nord. Il Nord d'Italia è quasi incuneata nel cuore dell'Europa ed ha logicamente tutti i suoi orizzonti proiettati verso il resto d'Europa. Il Sud invece è l'estrema periferia d'Europa e deve avere quindi quale suo bacino preferenziale di confronto l'area del mediterraneo. Per il Sud dunque avere la stessa politica estera del Nord d'Italia significherebbe ridursi in una condizione fortemente limitante. Lo stesso discorso varrebbe se il Nord volesse seguire il Sud.


Si potrebbe obiettare che postulare una politica estera diversa significa inevitabilmente pensare ad un'organizzazione statale distinta e separata. La risposta di Terra e Libertà è che l'obiettivo supremo da realizzare è il bene comune e il pacifico e armonico governo dell'intera penisola italiana. Se, come è assolutamente ovvio, il Sud e il Nord, devono avere delle politiche estere distinte allora è assolutamente un bene che il Sud e il Nord si diano anche delle articolazioni istituzionali distinte. La propaganda fanatica alimentata in questi centocinquant'anni fa gridare allo scandalo se uno pone queste esigenza.


Se in Italia invece si potesse discutere con serenità e pacatezza, allora tutti converrebbero nella piena ragionevolezza di questa soluzione. Di Stati federati o confederati è pieno il mondo. Non si capisce perché proprio l'Italia, che ha ragioni forti e oggettive per darsi questa configurazione politica, dovrebbe allarmarsi per una soluzione così ragionevole e naturale.


Ritornando alla politica estera, il principio di fondo che secondo Terra e Libertà si deve seguire è molto semplice. Il Sud deve perseguire l'amicizia con tutti i popoli della terra. Ora la condizione essenziale per stabilire sentimenti di amicizia è il rispetto reciproco: dunque è inaccettabile che il Sud possa pensare di partecipare ad avventure militari, sia pure a scopi veri o presunti di "pacificazione", senza conservare la massima autonomia di giudizio.


Partecipare, ad esempio, ad un'avventura militare solo perché chi la promuove è una superpotenza come gli Stati Uniti è una risoluzione immorale e inaccettabile. Il Sud ha il massimo interesse possibile a coltivare relazioni di amicizia con il popolo americano, anche in considerazione dei nostri emigrati in quella nazione, ma questo non significa che in nome di questa amicizia si debba a tutti i costi seguire le scelte di politica internazionale degli Stati Uniti. Sarebbe una soluzione contraria alla giustizia internazionale e al rispetto reciproco tra i rispettivi popoli. Ovviamente il discorso fatto in riferimento agli Stati Uniti vale per qualsiasi altra nazione della terra.


Analogo discorso vale in riferimento alle nazioni europee. Massima disponibilità a coltivare rapporti di amicizia verso francesi, tedeschi, e quant'altri, ma totale rifiuto della dittatura oligarchica, che si profila in ambito europeo, con le attuali istituzioni e le sue scelte aberranti. I signori di Mastricht e di Bruxelles pretendono di decidere, ad esempio, quanti litri di latte i nostri allevatori devono produrre, come se le fattorie del Sud possano essere paragonate alle fattorie tedesche o francesi.


Il problema di un territorio produttivamente debole come il Sud è se mai di moltiplicare la produzione, altro che limitarla. Parimenti non potremo certo accettare che la comunità europea decida se la pizza la dobbiamo cuocere con i forni a legna o con i forni elettrici. Temiamo che in Europa si vada profilando, in nome della "democrazia", la peggiore tirannia della storia. L'opposizione di Terra e Libertà contro queste aberrazioni barbare e incivili è assoluta.

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Governo ombra

Ipotizzare di poter luogo ad un governo ombra è sempre estremamente velleitario specie in una società come quella moderna, in cui lo Stato assorbe e controlla quasi ogni aspetto della vita pubblica. Tuttavia nella misura del possibile Terra e Libertà deve sforzarsi di agire giorno dopo giorno per incidere realmente nella realtà del Mezzogiorno d'Italia, senza attendere il giorno in cui potrà assumere delle responsabilità di governo.


Questa difficile prospettiva è necessaria ed è in una certa misura perseguibile se il nostro movimento si sforzerà di divenire innanzitutto una palestra di educazione civile per i suoi stessi militanti. In fondo il problema centrale del Sud è quel crollo di coscienza civile, quella disaffezione verso la propria terra, quella diseducazione ad esercitare i più elementari doveri civili verso la propria terra, in cui il Sud è costretto dal regime sorto dal cosiddetto risorgimento. Certamente promuovere questa tensione morale interna è molto difficile, tuttavia le condizioni della società meridionale sono tali, che solo uno sforzo interiore e collettivo di crescita civile potrà assicurare un futuro migliore alle generazioni meridionali che verranno.



Riscossa Meridionale - N.. 7 - dicembre 2005

Riscossa Meridionale - N.. 7 - dicembre 2005



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