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Fonte:
http://partitodelsud.blogspot.com/

LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN CORSO QUALE OCCASIONE 

DI NASCITA E SVILUPPO DEL PARTITO DEL SUD

Messaggio n.27 di Beppe De Santis,
Segretario nazionale del Partito del Sud, fondato da Antonio Ciano


Fratelli e sorelle meridionali,

sapete che il PSUD è nato, come sigla e primo nucleo organizzato, nel 2007, nel fervido laboratorio politico comunale di Gaeta, per passione e ingegno innanzitutto di Antonio Ciano, nostro Presidente onorario.

Nei tre anni successivi, questo lievito gaetano ha continuato a fecondare. A fertilizzare il terreno. Con l’approfondimento teorico, progettuale e programmatico. Con l’aggregazione di un primo nucleo di dirigenti, promotori e sostenitori, una preliminare rete organizzativa. Con il dialogo fraterno con altri gruppi meridionalisti, nel rispetto della legittima diversità di approcci culturali e politici, da ricondurre, quando possibile, a sintonia. Con la partecipazione a momenti di impegno neomeridionalista, di testimonianza, di promozione culturale e identitaria, di mobilitazione in occasioni simboliche o di attualità politica. Con qualche preliminare sperimentazione di impegno elettorale generale, nel 2008.

Nel biennio 2008-2010, come è noto, vi è stata una accelerazione nella sciagurata aggressione nordista, leghista e razzista contro il Sud e i meridionali. E nella secessione reale, economica, politica, culturale e psicologica tra Nord e Sud.

Contestualmente è germinata, è maturata, si è delineata, finalmente, una sorta di nuova consapevolezza neomeridionalista, di tipo diffuso e carsico, ma anche di tipo consapevole e orgoglioso, nel Sud e tra i meridionali del Centro-Nord. Ne è stato, ad esempio, segno e catalizzatore, il libro “Terroni” di Pino Aprile. Fino al recente “Fuoco del Sud” di Lino Patruno.

Il gruppo fondatore del PSUD, nel 2010, ha deciso di procedere dalla fase germinale e promozionale a quella direttamente politica, organizzata, popolare e di massa. LA SFIDA TITANICA DI DIVENTARE UN VERO PARTITO. E’ stato questo il senso del Congresso di Napoli del Psud del 25 settembre 2010, con l’allargamento e il rinnovamento del gruppo dirigente. Della celebrazione degli “Stati generali del Sud”, il 12 e 14 novembre 2010, a Palermo, occasione di aggiornamento strategico e programmatico.

Gli ultimi sei mesi di attività sono stati dedicati esattamente a questa finalità:

AVVIARE LA FONDAZIONE DI UN VERO PARTITO NEOMERIDIONALISTA, POPOLARE, ORGANIZZATO E DI MASSA.

Non l’ennesima setta presuntuosa, minoritaria, velleitaria, da eterni dilettanti allo sbaraglio.

Un vero partito di massa non basta volerlo e annunciarlo.

Occorre progettarlo, promuoverlo e organizzarlo.

Attraverso una non breve fatica. Tenacia. Pazienza. Intelligenza. Militanza. Spirito di servizio.

Il sudismo generico e umorale spumeggia e ribolle di generali senza esercito. E senza idee. Di avventurieri. Di esaltati inconcludenti. Di furbastri pronti a vendersi alla prima curva.

Alla ricerca di un padrone o della solita ammucchiatina di inconcludenze. Della serie: 0+0 dà zero.

Scorciatoie non esistono.

UN VERO PARTITO, dunque.

Chiunque abbia un minimo di sapienza dell’azione pubblica politica, sa che per delineare un vero Partito, vi sono almeno tre precondizioni da soddisfare:

1-il Progetto strategico innovativo, poi, un programma serio;

2-una Leadership autorevole, tenace e sperimentata;

3-una Organizzazione vera, solida e diffusa.

Senza queste tre precondizioni, non si dà Partito.

Per l’appunto, in questi mesi, stiamo lavorando per delineare, suscitare, selezionare, integrare, raffinare il PROGETTO, la LEADERSHIP, l’ORGANIZZAZIONE.

Il punto e’ che il Partito, quello vero, popolare, organizzato e di massa è ancora tutto da costruire.

Finora, abbiamo a disposizione un grumo del Progetto, un modesto- seppur valoroso- nucleo di Leadership, un embrione -peraltro ancora fragilissimo-di Organizzazione.

Ed è già tanto, un prezioso patrimonio da custodire, qualificare, incrementare, capitalizzare.

Ma, è un grumo, un embrione, un seme, un lievito di un possibile Partito. Non già un Partito. Bello e pronto. E già spendibile, a tutto campo.

IL PARTITO LO STIAMO COSTRUENDO. Ora, con amore e fatica. A volte, con dolore.

E’una fase preliminare di concepimento, di seminagione, di progettazione, di promozione.

Di sperimentazione.

SIAMO ALLA SEMINA, NON ALLA RACCOLTA.

Siamo alla semina, non alla mietitura. Tanto meno alla trebbiatura. Il mulino è ancora lontano. E i pani, poi, vanno cotti.

Torniamo alle tre precondizioni: Progetto, Leadership. Organizzazione.

Ci stiamo lavorando, lesti e bene. Siamo a buon punto.

IL PROGETTO del neomeridionalismo.

Lo schema dei 5 PILASTRI del neomeridionalismo è abbastanza già sbozzato e chiaro:

-il pilastro storico-identitario: la verità sulla storia unitaria d’Italia, secondo la storiografia revisionista neomeridionalista (Zitara, Ciano, Di Fiore, Aprile);

-il pilastro costituzionale: lo Stato federale del Mezzogiorno all’interno dei una vera Repubblica federalista unitaria e cooperativa, secondo l’impostazione del prof. Giorgio Ruffolo;

-il pilastro economico: grande progetto di manutenzione straordinaria e ordinaria del nostro territorio (in primis le aree metropolitane e le grandi e medie città), tutela/valorizzazione/promozione delle risorse e dei prodotti del Sud (a partire dalla difesa serrata del nostro patrimonio agricolo e agroalimentare), fiscalità di vantaggio, Sud polo logistico mondiale del Mediterraneo, politica energetica sostenibile e accise riconquistate e destinate al Sud;

-il pilastro culturale: il Sud che pensa se stesso, il Sud che si riprende la parola e nomina e narra se stesso, il Sud degli scrittori/artisti/musicisti/creativi che riconquistano maggiore autonomia, visibilità, autorevolezza, identità, capacità – anche unitaria -di movimento (un esempio è il “Taranta power” ispirato da Eugenio Bennato);

-il pilastro politico, che è quello primario e preliminare: l’autonomia politica del Sud e dei meridionali, la costruzione di un potente Partito neomeridionalista, popolare, organizzato, democratico, di massa.

Abbiamo lavorato per tanti anni a questo progetto, con devozione, fatica, rigore. Siamo a buon punto, già nell’estate 2011, pensiamo di formalizzare il progetto, di comunicarlo, di sottoporlo al confronto pubblico.

La LEADERSHIP del neomeridionalismo.

Anche il gruppo di mischia della leadership neomeridionalista è in via di emersione e delineazione, se Dio vuole.

Già la nostra giovane comunità del PSUD può legittimamente affermare di disporre di una buona squadretta di dirigenti e quadri, a partire dalla Direzione nazionale del PSUD e dai gruppi di promotori regionali e territoriali più consolidati della Campania, della Sicilia, di Roma e dell’Emilia Romagna, una parte con una buona esperienza di direzione politica, sindacale, manageriale, professionale e di movimenti e associazioni.

Vi è il gruppo di punta dei neomeridionalisti giornalisti, scrittori e storici, a partire da Pino Aprile, Lino Patruno, Gigi Di Fiore e tanti altri. Nel quadro della fioritura neomeridionalista, stanno emergendo figure nuove di alta qualità, come il giornalista, saggista ed economista napoletano Marco Esposito, coautore dello straordinario volume “Il federalismo avvelenato”.

Creare opportunità per porre a confronto alcuni di questi uomini, porli in rete, valorizzarli INSIEME è già un grande atto politico, come abbiamo fatto, di recente, il 2 maggio 2011, a Napoli, in occasione della presentazione del superbo volume postumo di Nicola Zitara, “L’invenzione del Mezzogiorno”,

Vi sono alcuni quadri brillanti in altri gruppi neomeridionalisti, a partire dal gruppo del “Partito per il Sud” di Iannantuoni e Ladisa.

Densi di buoni frutti- anche sotto il profilo della emersione della costruenda leadership neomeridionalista- sono certamente movimenti territoriali come “Io resto in Calabria”, ispirato dall’imprenditore Pippo Callipo, o l’evoluzione di percorsi politico-amministrativi, da seguire con attenzione, quale quello di Michele Emiliano, sindaco di Bari.

Da seguire con attenzione gli sviluppi dei movimenti autonomisti siciliani, compresa la fase successiva allo scioglimento dell’MPA di Raffaele Lombardo, annunciato il 19 marzo scorso.

L’ORGANIZZAZIONE del soggetto politico neomeridionalista.

E’ questo un tema cruciale, delicato, faticosissimo, sul quale non si può scherzare o improvvisare, o dribblare con disinvoltura.

Con quattro- o quarantaquattro- gatti, più o meno eroici, non si va da nessuna parte.

Al di là dei temi più complicati e sofisticati relativi ai modelli organizzativi e alla loro qualità, intendo richiamare l’attenzione su una sorta di principio organizzativo preliminare: il gruppo promotore di base, preliminare, elementare della comunità politica nascente, del Partito.

Insomma, senza una rete di partenza di 5-10.000 iscritti neomeridionalisti, di promotori, di militanti, di seminatori, distribuiti in tutte le 20 Regioni italiane, nelle oltre 100 Province, negli oltre 8000 Comuni d’Italia, certo, non si può pensare di affrontare le elezioni regionali e nazionali.

Abbiamo bisogno di costruire la RETE ORGANIZZATIVA DI BASE DEL NASCENTE PARTITO NEOMERIDIONALISTA, IN TUTTA ITALIA: iscritti e promotori diffusi, almeno un gruppetto embrionale in ciascuno dei comuni (Circoli), solide Sezioni nei comuni oltre 15.000 abitanti, Federazioni provinciali in ciascuna delle Province, 20 robuste Federazioni regionali.

SENZA QUESTA BASE ORGANIZZATIVA ELEMENTARE E PRELIMINARE, IL SOGGETTO POLITICO NEOMERIDIONALISTA, IN QUANTO SOGGETTO POPOLARE, ORGANIZZATO E DEMOCRATICO DI MASSA, NON DECOLLERA’ MAI.

Si badi bene. Giungere all’obiettivo a regime di 10. 000 promotori è una impresa titanica. Da realizzare per tappe. Con relativa calma. Ma, da intraprendere e REALIZZARE, soprattutto. Per tappe, anche modeste, modestissime. Ma in modo convinto e implacabile. Intanto, occorre integrare la rete minima nazionale di circa 3000 promotori, in tempi relativamente ravvicinati. E’ questa anche la precondizione minima, per impostare e prepararsi alle elezioni nazionali – che, salvo precipitazioni annunciate, sono previste fra due anni esatti-e alla prossima tornata delle elezioni regionali.

Vedete, costruire l’ORGANIZZAZIONE è faticoso e difficile, da diversi punti di vista.

Ci vuole tempo, lavoro, tenacia, una pazienza infinita. Umiltà.

Ma, vi è anche un problema di approccio preliminare, un problema culturale.

Bisogna capire cos’è l’organizzazione, a che serve, come nasce.

Ci vuole la cultura dell’organizzazione, ci vuole la vocazione all’organizzazione. Che non germinano per infusione dello Spirito Santo.

Vi sono diverse barriere da superare, per capirci.

Prima. La barriera dell’esperienza: chi non ha avuto esperienza solida e duratura di organizzazione complessa o meglio popolare non può comprendere bene, per intuito, di cosa stiamo trattando. Nella nostra umile comunità del PSUD dobbiamo fare tesoro dell’esperienza di chi ha vissuto o gestito organizzazioni popolari di massa. L’umiltà di apprendere. APPRENDERE LA CULTURA DELL’ORGANIZZAZIONE.

Seconda. La barriera del rapporto tra dimensione socio-culturale e dimensione politica: chi è relativamente vergine alla attività politica vera e propria, in particolare, all’attività e alla direzione politico-elettorale scambia facilmente fischi per fiaschi. Confonde facilmente la dimensione socioculturale con quella politico-elettorale. Prendiamo ad esempio il grande ciclo socioculturale del 1968-89 (la rivolta giovanile e le lotte operaie). Tutti sanno che si è trattato di un enorme e pluriennale sommovimento di massa socio-culturale, che coinvolse milioni di persone. Eppure, quel gigantesco sommovimento NON PRODUSSE DIRETTAMENTE, MECCANICAMENTE NESSUN RISULTATO POLITICO. Migliaia di avanguardie giovanili ed operaie tentarono (con i loro mentori intellettuali), per oltre un decennio, di ricavare dal 68-69 la formazione di NUOVI PARTITI. FALLIRONO COMPLETAMENTE. Ne sortì qualche gruppuscolo, tipo il PDUP e DP, che al massimo riuscirono a portare in Parlamento uno o due rappresentanti, per una stagione ultraeffimera. Poi, varie forme di terrorismi, le BR, i gruppuscoli di Autonomia Operaia nel 1977. Un fallimento totale e clamoroso. A parte tutti gli altri motivi, quella aspettativa di massa di PARTITIZZARE (trasformare in partiti) quei sommovimenti socioculturali era fondata su un FALSO PRESUPPOSTO: l’idea che il sommovimento socioculturale MECCANICAMENTE si sarebbe tradotto, prima o poi, in una forma e o nell’altra, in Partito, in Politica, in Voti.

E’ questo il presupposto completamente errato.

Un sommovimento socio-culturale non si traduce mai automaticamente, meccanicamente, naturalmente in sbocco politico, in sbocco partitico, in sbocco elettorale.

CI VUOLE UNA PRECISA, TECNICA, SCIENTIFICA TRADUZIONE POLITICA.

UN TRADUTTORE POLITICO.

Cioè un preciso Progetto, una sicura Leadership, un potente e ferrea Organizzazione.

Ora, questo presupposto insidiosissimo, e completamente errato, sta anche dietro alle aspettative infondatissime che sono maturate all’interno del SOMMOVIMENTO NEOMERIDIONALISTA contemporaneo, all’interno della galassia degli umori vetero o neo sudisti.

L’aspettativa è: poiché c’è una sorta di exploit di umori sudisti e neomeridionalisti, primo o poi, come d’incanto, nascerà il partito meridionalista di massa.

Basta attendere che la pera maturi.

Questa è una colossale corbelleria.

Così, il Partito del Sud, come partito vero di massa, non nascerà mai.

Terza. La barriera della confusione tra dimensione organizzativa materiale ordinaria e comunicazione WEB, in particolare, nella forma recentissima dei social-network.

Guai a confondere tout court POLITICA e COMUNICAZIONE, politica e marketing.

L’attuale atroce confusione tra politica e comunicazione (marketing) è proprio uno dei motivi di fondo della CRISI VERTICALE DELLA POLITICA. Della crisi della FORMA PARTITO. Della crisi della democrazia. Della corruzione dilagante. Del decadimento della Repubblica.

La comunicazione può e deve essere, nelle forme dovute, una dimensione ancillare e funzionale della Politica, ma non può e non deve sostituirsi alla Politica. Sarebbe la fine della democrazia.

L’attività in Facebook può essere una sobria attività ancillare alla Politica, MA NON PUO’ SOSTITUIRE L’ORGANIZZAZIONE.

Quarta. La barriera dell’attesa del Salvatore economico, del patron, del benefattore.

“Ci dovrà pur essere qualcuno o qualcosa che ci finanzi la nascita e lo sviluppo organizzativo del partito”. Questa è la teoria, questa è l’attesa, questa la speranza.

Si tratta di una aspettativa senza fondamento alcuno.

Nel caso poi del PSUD, cioè della costruzione di un vero soggetto politico neomeridionalista di massa, siamo nella sfera onirica pura. Nel bertoldismo straccione.

Un Partito nuovo e vero nasce per contrapposizione. Per un conflitto. Nel nostro caso, quello tra nordismo e Sud. Altrimenti non è un Partito vero. Può essere un legittimo comitato elettorale, che si spaccia per Partito. Sarà un nuovo Partito, come ne nascono e muoiono tutti i giorni, non un Partito nuovo.

Un Partito nuovo, vero e duraturo, è oggettivamente un soggetto rivoluzionario rispetto all’attuale establishment.

Questo Partito, almeno per un consistente primo periodo, avrà tutti gli altri soggetti politici CONTRO. E’ovvio.

Per questa attività rivoluzionaria, almeno nella prima fase, quella della nascita, NON TI PAGA NESSUNO.

TE LA DEVI CAVARE DA TE. Se ne sei capace.

Il paradosso è che le risorse, intendo in forma legittima, possono giungere e giungeranno quando il Partito si sarà già affermato. Quando ne avrà meno bisogno.

Nella fase di nascenza, bisogna necessariamente AUTOFINANZIARSI.

E qui bisogna aguzzare l’ingegno: dal tesseramento, alla banale ma determinante sottoscrizione, alle feste meridionaliste di autofinanziamento, alla progettazione economica per autofinanziamento laddove ricorrano le condizioni nel network della comunità politica nascente, alla ricerca dei primi blandi e isolati seppur generosi micro-mecenati. Senza farsi troppe illusioni, da stupidi.

La verità vera è che, in politica, più aumenta l’efficacia dell’OFFERTA POLITICA, più si libera la DOMANDA, più si rendono disponibili anche le prime risorse.

MA, PRIMA DEVI NASCERE.

Da solo.

Insomma, l’inesperienza organizzativa (la mancanza o carenza di cultura dell’Organizzazione), la confusione tra dimensione socioculturale e dimensione politica, l’attesa del patron finanziatore, la confusione/sovrapposizione tra Politica e Organizzazione politica, da una parte, e Comunicazione, marketing, comunicazione Web, comunicazione tramite Social network, dall’altra, producono insieme un disastro.

Nel nostro caso, se non liquidiamo questi approcci, non riusciremo mai e poi mai a costruire un Partito meridionalista organizzato, popolare, democratico di massa.

Torniamo alla metafora della semina e della raccolta.

Siamo nella fase della semina. Della seminagione del Partito neomeridionalista.

Dell’AVVIO della costruzione del Psud.

Dell’AVVIO. Dell’AVVIO. Dell’AVVIO.

Ora, nella fase di avvio della progettazione/costruzione del PSUD vi possono e debbono essere anche i momenti e le prime sperimentazioni POLITICO-ELETTORALI.

Passaggio che non si può né sottovalutare, né rinviare a non si sa quando.

Perché senza i passaggi elettorali, non si costruisce nessun Partito. Mai.

Ora, noi della comunità nascente del PSUD, per la prima volta, in questa primavera del 2011, in termini minimamente diffusi, sperimentiamo i primi passaggi elettorali, in campo aperto: a Napoli, Bologna, Mantova, Grosseto, Caserta, Bagheria e altrove. E si tratta di casi diversissimi tra loro. Di esperimenti elettorali agiti in forme anche molto diverse tra loro.

Come è noto, la linea che abbiamo scelto si può riassumere nei seguenti punti.

PER APPRENDERE LA FUNZIONE POLITICO-ELETTORALE

1-Occorre essere presenti nei passaggi elettorali subito ed ora, il più possibile, nel modo più diffuso e ai vari livelli locale, regionale, nazionale, europeo. Non scappare. Altrimenti la funzione politica elettorale non si apprende mai. Che è un mestiere duro, durissimo. Altrimenti, addio alla costruzione del Partito. Restiamo un cineclub.

PER ESSERE EFFICACI NEI RISULTATI ELETTORALI GENERALI

2-Come Psud, dobbiamo impegnarci ad essere presenti, nei passaggi elettorali, nel modo il più efficace possibile. Non testimoniare soltanto. Deriva da qui la centralità della politica delle alleanze. Senza la quale non si fa Politica vera. Una politica delle alleanze sulla base dei valori, del progetto e degli interessi del PSUD. Una politica delle alleanze compatibile. In questa fase storico-politica, il primo avversario politico del PDSUD è il nordismo nelle varie forme, a partire dal nordismo leghista razzista antimeridionale. Quindi, contrapposizione al Nordismo della Lega Nord e ai suoi maggiori alleati. Quindi, contrapposizione all’asse del Nord rappresentata oggi prevalentemente dal berlusconismo, dal PDL e dalla Lega Nord. Quindi contrapposizione a tutti i finti partiti del Sud, che sono la quinta colonna del leghisno nordista: “Forza del Sud” di Dell’Utri/Miccichè, ”Noi Sud” di Scotti, ”Io Sud” della Poli Bortone e simili.

PER NASCERE COME PARTITO VERO

3-Per ora, e realisticamente, utilizzare i passaggi elettorali, in senso tecnicamente e positivamente strumentale, PER NASCERE, come Psud.

Gli attuali preliminari passaggi elettorali ci servono, innanzitutto per nascere.

Questi passaggi elettorali sono una tappa della SEMINA, non già del RACCOLTO, che dovrà maturare.

Per farci conoscere.

Per rompere il muro di silenzio dei grandi mezzi di comunicazione.

Perciò, la partita possibile ce la stiamo giocando bene.

Quello che abbiamo fatto, in poche settimane, e, con pochissimi mezzi, è letteralmente straordinario.

LA PARTITA DEL PSUD A NAPOLI

A Napoli, abbiamo contribuito- con umiltà e acume- al vero e proprio terremoto politico generale in corso.

A spiazzare le due coalizioni date per vincenti e ad inserire il terzo giocatore, Luigi De Magistris, che ha scombinato tutti i giochi.

Tutti i commentatori hanno ammesso il carattere di rottura generale della operazione.

Se De Magistris vince, come è possibile, Napoli diventerà oggettivamente un enorme laboratorio del neomeridionalismo.

Abbiamo contribuito a far avanzare un progetto di rottura generale, senza stare a pensare ai microinteressi elettorali del nascente PSUD.

Ci siamo intestati uno dei colpi più duri sferrati contro il nordismo, l’asse del Nord, il leghismo. Contribuendo concretamente alla caduta del sistema di dominio belusconiano-leghista.

Vale la funzione politica strategica svolta.

Ciascuno dei nostri umili voti valle mille voti, non uno.

In questo caso, i voti più che contarsi, SI PESANO.

La nostra Federazione campana, la nostra Federazione napoletana, la squadra che ha perfino osato mettere su una lista di gente per bene, generosa e disinteressata, hanno realizzato un capolavoro strategico e morale.

Il PSUD, dopo il passaggio elettorale di Napoli risulta cento volte più autorevole, forte e credibile.

Adesso, occorre contribuire – con tutta l’umiltà e l’intelligenza possibili-a portare De Magistris a Palazzo San Giacomo.

Mediante Adrea Balia, un grazie a tutti.

LA PARTITA DEL PSUD NEL NORD

In diverse realtà del Nord, a partire da Bologna e Mantova, il Psud ha inserito propri candidati nelle liste dei Laici Socialisti e Riformisti di Nencini, schierato con il centro-sinistra.

Abbiamo contribuito, per quanto possibile, ma lo abbiamo fatto concretamente, a contenere ed erodere l’asse nordista berlusconiano-leghista.

Abbiamo contribuito a sconfiggere il candidato sindaco leghista a Bologna.

Queste sono le battaglie reali contro i nordisti leghisti razzisti. Non le chiacchiere al vento.

L’onore si conquista sul campo.

La sigla del PSud ha cominciato a girare nei convegni, nelle liste, nei mass media, nell’immaginario collettivo.

Questo serve per nascere e crescere.

Non l’attesa dell’ora x, che non giunge mai.

Mediante Natale Cuccurese, un grazie a tutti.

LA PARTITA DEL PSUD NEL CENTRO E I VARIE REALTA’ DEL SUD

In altri territori, ove è stato possibile, non ci siamo sottratti neppure alla forma più difficile di presenza, quella di prima eroica testimonianza.

Così a Grosseto. Così a Caserta. Così in tanti comuni più piccoli.

Anche questo sacrificio serve a FAR NASCERE, ora, e crescere, poi, il PSUD.

Mediante Enzo Riccio, un grazie a tutti.

In alcuni comuni della Sicilia, in particolare a Bagheria e Favara, Canicattì, siamo presenti in liste civiche.

Anche questo percorso ci aiuta a nascere e crescere. In alcuni casi, ad essere efficaci nei risultati elettorali generali. Conquistiamo, così, prestigio e credibilità.

Mediante Renzo Martinelli e Alfonso Sciangula, un grazie a tutti.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del PSUD.

Palermo, 18 maggio 2011.



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