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Fonte:
http://www.lavoce.info/ - 3-02-2007

A Sud niente di nuovo

Claudio Virno

Rifinanziamento per sette anni, anziché tre, del Fondo aree sottoutilizzate (Fas), in sintonia con il nuovo ciclo di programmazione comunitaria 2007-2013, e possibilità di impegnare gli importi pluriennali sin dal 2007: sono queste le due novità decise dal governo per le politiche di sviluppo del Mezzogiorno.

Secondo il governo, si ottiene così una programmazione unica per la politica comunitaria, finanziata con i fondi strutturali comunitari e con il relativo cofinanziamento nazionale, e per la politica regionale nazionale, finanziata con il Fas. 

Armonizzando le regole nazionali con quelle europee con l’impegno dell’intera dotazione finanziaria del settennio, si disporrebbe quindi di "uno strumento inedito per avere una reale, efficiente, tempestiva e unitaria capacità di programmare gli interventi. 

Una capacità che può contare su un piano da 123 miliardi di euro per lo sviluppo del paese, fra risorse comunitarie (29 miliardi), nazionali di cofinanziamento (29 miliardi) e risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate settenalizzato (64 miliardi)". (1)
Ma è proprio così?

Un entusiasmo da moderare

L’entusiasmo mostrato dal governo dovrebbe anzitutto essere attenuato dal fatto che all’aumento complessivo delle risorse disponibili oltre l’orizzonte triennale del bilancio, corrisponde per il 2007 una riduzione significativa degli stanziamenti per le aree sottoutilizzate rispetto agli esercizi precedenti. Poiché l’allocazione di risorse oltre il triennio non ha carattere definitivo, ma dovrà essere confermata dalle successive 

Leggi finanziarie, le amministrazioni potrebbero essere indotte ad assumere decisioni di investimento calibrate alle disponibilità di competenza e di cassa relative all’esercizio in corso o al triennio. 

Se così fosse, si assisterebbe a un ridimensionamento dei programmi di intervento rispetto al recente passato, piuttosto che a una crescita.

Ma anche scongiurando questa possibilità, resta comunque misterioso il rapporto (di causalità) che legherebbe la certezza della disponibilità di risorse finanziarie con la capacità programmatoria e progettuale delle amministrazioni beneficiarie dei finanziamenti.

Negli ultimi cicli di programmazione, non vi è mai stata una carenza di risorse. Al contrario, vi è stata una difficoltà al loro completo impiego. E la modesta efficacia di molti interventi non sembra imputabile alla scarsità dei mezzi finanziari, per lo più rimasti inutilizzati o frazionati in mille rivoli per non andar perduti, o alla certezza della loro sussistenza solo nel breve-medio periodo. 

Naturalmente, le amministrazioni hanno spesso invocato maggiori risorse per raggiungere i propri obiettivi e indicato nella carenza di fondi la causa del rallentamento dei programmi di investimento. 

Tuttavia, nella gran parte dei casi, si tratta di un alibi per mascherare una ridotta capacità programmatoria e una ancora più ridotta capacità di assicurare la realizzazione degli interventi nei tempi e con i costi previsti. 

Il fatto di poter impegnare l’intero importo settennale del Fas non aumenterà certo l’efficienza degli uffici di programmazione delle varie amministrazioni, che continueranno a "produrre" in base a propri criteri (spesso misteriosi) e a propri ritmi lavorativi (spesso inadeguati).

È un vizio di questo e dei precedenti governi scambiare le difficoltà nell’utilizzo delle risorse e i ritardi nelle procedure di spesa con la scarsità di finanziamenti. Mentre sarebbe più utile, anche se meno facile, agire sulle modalità e sulle regole del "fare programmazione" anziché sulle dotazioni finanziarie. In particolare, sarebbe opportuno concentrarsi sulla qualità della spesa, una questione troppo a lungo sottovalutata, come mostrano le recenti esperienze. Così come è stato del tutto omesso un bilancio consuntivo su quanto effettivamente realizzato.

Ma se la quantità di risorse non è stato, e non è, il problema preminente delle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno, non è il caso di presentarla come una novità positiva.

Pericoli della programmazione unitaria

Ma c’è dell’altro.

Fas e fondi strutturali sono due diversi canali di programmazione che si sono spesso intrecciati dando vita a quel fenomeno perverso noto come "progetti sponda" o "progetti coerenti". È un sistema che permette di portare le spese sostenute a valere sul Fas, o su altre risorse ordinarie, a dimostrazione di rimborsi da ottenere sui fondi strutturali comunitari. 

In altri termini, i finanziamenti sono intercambiabili, e possono essere utilizzati (fittiziamente) per un medesimo intervento, allo scopo di non perdere risorse comunitarie.

La "programmazione unitaria" non risolve il problema, semmai lo accentua, perché rende ancora più probabile rispetto al passato l’"osmosi" tra i vari tipi di finanziamento. Viceversa, si sarebbe dovuto "specializzare" i singoli fondi e finalizzarli al finanziamento di determinati progetti

Particolarmente utile sarebbe stato individuare le distinte tipologie progettuali finanziabili rispettivamente con il Fas e con i fondi strutturali. Si sarebbero evitate pericolose sovrapposizioni e i fenomeni che sono all’origine del mancato riequilibrio delle dotazioni infrastrutturali.


(1) Comunicato della presidenza del Consiglio "Nuove politiche di sviluppo per il Mezzogiorno" del 12 gennaio 2007, p. 1.







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