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Fonte:
http://www.esseweb.com/ - 19 Ottobre 2005

Napoli in declino. Bassolino sotto tiro

La grande stampa ha scoperto le gravi difficoltà che il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, sta vivendo soprattutto per i violenti attacchi mossi alla sua gestione e persona dall’interno del suo stesso partito, a conferma di una situazione apparsa già palese quando il settimanale L’Espresso dedicò lo scorso settembre una “rumorosa” prima pagina al declino di Napoli.

Il titolo “Napoli Addio” fu visto come una chiara operazione architettata da correnti dei Ds volta non solo a colpire la Margherita e il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ma anche Bassolino, ovvero il grande protettore della città e ideatore di quel processo che è noto come rinascimento napoletano e di cui l’evidenza affiorata in tutta la sua crudezza in questi ultimi anni ha mostrato la natura ingannatoria.

Del resto avvisaglie già si erano materializzate con grande anticipo quando Bassolino, ormai stufo di restare relegato alla politica campana, ambiva a un ruolo di primo piano a Roma, venendone respinto e costretto di fatto a ricandidarsi alla guida della Campania. Conferma questa di un isolamento sempre più forte all’interno del partito, appena stemperato da un potere costituito oggi solo dalla fitta rete di contatti e relazioni che Bassolino ha tessuto occupando tutti i ruoli di comando nell’ambito dell’amministrazione pubblica. E garantendosi il sostegno della stampa e dei media attraverso il coinvolgimento dei giornalisti dei quotidiani più importanti in un vergognoso comitato consultivo di saggi tenuto a dare conto del proprio operato al solo governatore della Regione.

Tutto ciò non è servito negli ultimi tempi a ridare linfa vitale alla sua immagine che si è andata deteriorando. Di qui la mossa strategica di ritagliarsi un nuovo ruolo sulla scena nazionale come capofila dei governatori in rivolta con ‘l’affamatore’ governo centrale per cercare di passare sotto silenzio i nodi irrisolti ancora vivi all’interno della coalizione: se ha “comprato” la fedeltà di Mastella con qualche incarico eccellente e la poltrona di presidente del consiglio regionale nobilmente omaggiata alla signora Lonardo, moglie del leader dell’Udeur, sono sempre contrastati i rapporti con De Mita ma soprattutto con l’onorevole ed ex sindaco di Salerno, De Luca, che proprio in questi giorni ha lanciato un grande atto d’accusa contro l’affaristica e immorale gestione bassoliniana auspicando l’imminente irruzione sulla scena politica campana della magistratura per porre fine a questo stato di cose.

Il senatore Cesare Salvi, spalleggiato da Fabio Mussi e col sostegno del neo senatore a vita Giorgio Napolitano, al Consiglio nazionale dei Ds pose la questione morale in termini generali alludendo allo strapotere dei governatori delle regioni, ma fu chiaro che l’obiettivo principale fosse Antonio Bassolino. Bassolino è la prima vittima del suo delirio di onnipotenza - che lo ha spinto a cercare ruoli al di sopra delle sue possibilità - ma anche dell’incapacità gestionale, del suo progetto fallimentare, di una regione sommersa dai rifiuti quando ha ricoperto per anni il ruolo di commissario straordinario per l’emergenza rifiuti della regione (assegnatogli dal governo di centrodestra, ndr), salvo dimettersi appena prima dell’esplosione di una nuova fase critica a ridosso delle elezioni.

Provò in questo modo ad occultare le proprie responsabilità grazie a un atto di codardia assestato sfruttando anche il benevolo silenzio lautamente indotto dei media che hanno così coperto quei tentennamenti davanti alle pressioni di gruppi di potere locale e di interesse che hanno prodotto il solo risultato di mantenere immutata la situazione (che vede una Regione costretta a inviare all’estero a prezzi esorbitanti ecoballe di rifiuti, ndr) senza che si riuscisse a costruire un solo termovalorizzatore necessario per ridefinire il sistema di smaltimento. Il caso più spinoso riguarda tuttavia lo scandalo della sanità regionale: cinque anni di gestione bassoliniana hanno prodotto un buco abissale nei bilanci spingendo la sanità verso la bancarotta soprattutto per aver adottato politiche demagogiche servite solo ad accrescere le inefficienze.

Oggi la Regione non riesce nemmeno a pagare le ricette ai farmacisti, che vantano crediti pluriennali, però in compenso continua ad assumere manager di chiara estrazione “presidenziale”. Uno di questi è stato la causa di un grave episodio di tentata corruzione che incredibilmente è stato abilmente affossato nel dibattito politico nazionale: Un deputato e responsabile sanità nazionale dei Ds, già in chiaro conflitto di interessi, è stato pescato in una intercettazione telefonica mentre intimava ad un manager di area diessina di licenziare un dirigente per assumerne un altro. Un caso che penalmente non ha avuto effetti perché il manager non si è piegato, ma che avrebbe dovuto porre prepotentemente la questione morale.

Invece Bassolino ha pensato bene di minimizzare la cosa blaterando considerazioni altamente irresponsabili e che mal si sposano con quella immagine di alta integrità e statura morale di cui ancora oggi continua a rivendicare per sé, difendendo il “compagno” in questione al quale ha confermato tutta la sua stima, amicizia e fiducia. La moralità di Bassolino è così profonda che in tutta tranquillità ha assegnato a uno dei suoi uomini, Luca Esposito, la poltrona di assessore al Turismo dopo che lo stesso era stato interdetto dai pubblici uffici. Bassolino è così forte da poter assumere alla Regione ragazzotti appena laureati con la qualifica di dirigente senza predisporre un regolare bando o concorso e non sentirsi in dovere di dare una giustificazione.

E‚ così pieno di prosopopea che ha attivato un blog nel quale ritiene di poter concedere ai suoi adepti e fan lo spazio per glorificarne le gesta commentando i suoi sporadici post senza concedersi al contraddittorio, dimostrando tra l’altro di avere una pessima sensibilità verso gli elettori. Bassolino è offuscato dal mito del personaggio che si è creato, il salvatore della patria che avviò quella stagione rinascimentale che si identificava nel suo nome, senza sapere che oggi il bassolinismo fa rima solo con affarismo, così come conferma il filosofo diessino Biagio De Giovanni, secondo cui “il bassolinismo ormai è solo potere e relazioni personali”. E forse deve ringraziare soprattutto la nullità dell’opposizione di centrodestra se gli attacchi più violenti e rumorosi alla sua gestione provengano esclusivamente da colleghi del suo partito.












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