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Fonte:
http://www.ilfoglio.it - Editoriali - sabato 27 agosto 2005

Autonomie e diritti della storia

Il socialismo ciudadano di Zapatero si impantana in Catalogna


In autunno il Parlamento catalano discuterà il nuovo statuto di autonomia, che sarà poi sottoposto al vaglio di quello spagnolo. In ambedue le assemblee c’è una maggioranza di sinistra, imperniata sul Psoe, il partito di José Luís Gonzales Zapatero, ma gli orientamenti di merito sono assai distanti. 


Inoltre si profila, in Catalogna, una maggioranza trasversale che ha proposto una formula costituzionale apparentemente anodina, ma in realtà esplosiva, che fa risalire i caratteri dell’autonomia ai “diritti storici”.


Gli esperti del governo Zapatero, in questo concordi con l’opposizione popolare, hanno risposto che “Il Tribunale costituzionale ha respinto in modo chiaro e ripetuto l’interpretazione della modifica dell’ordinamento costituzionale attraverso i diritti storici”, che vengono poi definiti come “un cavallo di Troia storicista che contraddice i principi basilari di qualsiasi ordinamento giuridico”.


Nella sostanza i diritti storici risalgono al ducato catalano indipendente del medioevo: attribuire loro un valore attuale significa di fatto porre le basi per un diritto alla secessione. Si tratta di un caso nel quale il richiamo alla storia ha un evidente senso politico e istituzionale, per questo viene così radicalmente respinto da una parte e sostenuto dall’altra. 


Fa una certa impressione che a demonizzare lo “storicismo” in Spagna sia un governo di sinistra, mentre i suoi più accaniti sostenitori sono i conservatori nazionalisti catalani.


Si vede che la “freccia della storia”, quella che indicava l’immancabile sorgere del sol dell’avvenire, non è più di moda, almeno a Madrid. 


A questa Zapatero oppone la sua idea di principio maggioritario assoluto (“Quello che vuole la maggioranza dei cittadini è giusto”), che però questa volta si inceppa di fronte alla costatazione che la grande maggioranza dei catalani è intenzionata a difendere i propri diritti storici. 


D’altra parte l’idea che la storia della Spagna sia cominciata solo alla morte di Francisco Franco non solo non è storicistica, non è neppure ragionevole.











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