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Fonte:
http://terranews.it/ - Ven, 16/09/2011

Il bluff del Piano per il Sud

Alessandro De Pascale



SVILUPPO. La diplomazia a stelle e strisce boccia senza appello il “Piano Marshall” nel Mezzogiorno lanciato da Berlusconi: «I cambiamenti radicali di cui necessita quell’area non si possono comprare. Anche mettendo sul piatto vari miliardi di euro».

«Berlusconi ha paragonato il suo Piano per il Sud al “New Deal” di Roosevelt, al “Piano Marshall”. Il Mezzogiorno ha senza dubbio bisogno di molto più di una boccata di ossigeno per diventare competitivo con il Centro-Nord. Cambiamenti radicali che non si possono comprare, anche mettendo sul piatto miliardi di euro». 

È una bocciatura senza appello quella del console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, al Piano per il Sud lanciato dal premier nell’estate 2009. Un argomento di cui si occupano diversi cablogrammi di quel periodo diffusi da Wikileaks. Il diplomatico Usa sente aria di bluff, al punto che i suoi giudizi sono durissimi. 

«Manca la volontà politica di combattere la criminalità organizzata con risorse adeguate e per lo sviluppo servono una leadership forte, la legalità e la volontà dei cittadini di farsi carico della responsabilità del cambiamento». Tutti ingredienti che il console non vede: «Ancora non sento parlare delle vere cose di cui il Sud avrebbe bisogno».

L’economia del Mezzogiorno «è in triste calo da più di un decennio, la crescita è quasi pari a zero, la disoccupazione cronica», continua Truhn. C’è poi «la potente criminalità organizzata, la politica locale corrotta, gli sprechi, gli enormi debiti delle amministrazioni centrali e comunali, gli atteggiamenti culturali di disprezzo verso lo Stato di diritto e il governo, ma favorevoli ai clan». 

Problemi che non si risolvono solo col denaro: «Il Sud è l’unica regione in cui l’Ue fa piovere fondi per lo sviluppo da decenni e la crescita economica continua ad essere in ritardo». Perché nella migliore delle ipotesi i finanziamenti «tornano a Bruxelles perché inutilizzati», nella peggiore «finiscono nella mani della criminalità o dei politici corrotti».

Le regioni più povere d’Italia «sono tutte al Sud e in media la ricchezza pro capite è inferiore del 50-60 per cento rispetto a quella del Nord», continua il console. «Nel Mezzogiorno vive il 37 per cento degli italiani che però contribuiscono al Pil per appena il 24 per cento. Oltre un quarto della popolazione è al di sotto della soglia di povertà, con consumi, produzione e reddito tre quinti di quelli nazionali». 

La disoccupazione è elevata, «per i giovani oltre il 20 per cento, col risultato che in Calabria e Campania il tasso di emigrazione è di quattro persone l’anno ogni mille abitanti, soprattutto laureati». Gli investimenti diretti esteri sono insignificanti, «in termini di valore monetario, la metà dello già scarso 1 per cento nazionale». Università e centri di ricerca «abbondano» ma non l’innovazione visto che «in questo decennio il Sud ha prodotto in media 5,8 brevetti ogni milione di abitanti sui 60 totali dell’Italia». L’associazione Ammazzateci Tutti «ci ha detto che l’economia illegale, soltanto in Calabria è 8 volte maggiore di quella legale».

La vera risorsa del Sud potrebbe essere il turismo ma secondo Confindustria «solo il 14 per cento degli stranieri che visitano l’Italia si avventurano nel Meridione». 

Per gli Usa «manca l’adeguato approccio ricettivo, a partire dalla conoscenza delle lingue, cui si aggiungono i problemi burocratici». Il console Truhn ritiene che alla base del Piano per il Sud ci «sono le elezioni del prossimo anno», quelle del marzo 2010, «con le quali il centrodestra spera di conquistare un certo numero di amministrazioni meridionali ora nelle mani del centrosinistra». 

Un'operazione riuscita solo in parte: si votava in 13 Regioni e l'opposizione venne riconfermata in 7 sulle 11 in cui governava (comprese Puglia e Basilicata). Campania e Calabria passarono invece al centrodestra, che in totale vinse in 6 Regioni. Per Truhn, pesa infine «la crisi finanziaria mondiale che, assieme al debito pubblico italiano pari a 1.708 miliardi di euro (oggi sopra quota 1.911, ndr), rendono impossibile affrontare il problema Sud».











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