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STORIA DEL GIORNALISMO/ilMURIALDI

4-Dall'unità alla svolta di Fine secolo

Durante l'unificazione l'Italia resta un paese essenzialmente agricolo con una forte disparità Nord Sud e una accentuata differenziazione sociale e un malcontento tangibile. Analfabetismo in diminuzione.

L'editto sulla stampa e lo statuto albertino sono stati estesi su tutta la penisola. La destra è al governo ma la lotta politica accesa e più partecipativa sottende una grossa fioritura di giornali, strumento principale in queste battaglie fra destra storica e sinistra. Grande potere ai prefetti depositari di grossi poteri locali. Nonostante lo statuto albertino il potere esecutivo interverrà nelle pieghe delle leggi (facilitato dall'incertezza interpretativa) per autoaiutarsi.

Milano sorride, l'addio degli austriaci non ha intaccato il carisma della città più sviluppata d'Italia. Qui sono 4 le testale principali. Gazzetta di Milano (che toglie l'aquila bicipite e non sospende mai le pubblicazioni, è di proprietà di Sonzogno) La Lombardia (il foglio ufficiale) Il Pungolo (quello di maggior successo, 15mila copie, anche per qualche scoop) e la Perseveranza (destra liberale)

Oltre ad essi Milano vede anche la nascita del "Sole" primo quotidiano economico commerciale. Torino risente del passaggio della capitale a Firenze. La Gazzetta del popolo diventa provinciale. La Stefani si trasferisce con il governo. Firenze assiste alla nascita della "nazione" e per numero di copie vendute supera Milano. Assistiamo alla rinascita dell'antologia di Vieusseux che riprende le pubblicazioni. Molto scialbe le altre città.

Due giornali che nascono in questo periodo sono "Il Roma" a Napoli creato da ex carbonari e "il giornale di Sicilia" creato (e tutt'ora posseduto) dalla famiglia Ardizzone. La Santa Sede inaugura "L'Osservatore romano".

La destra cade. Per non cadere il tentativo di far morire i fogli non schierati sono molti. Riescono a sopravvivere solo quelli dei grandi centri. Come "Il gazzettino rosa" di Cavallotti, giornale morale fatto di allusioni e provocazioni. Numerosi gli arresti e le sospensioni in questi giornali.

Ben presto si creano giornali governativi, filogovernativi e d'opposizione. Lo schieramento, presente da sempre, si accentua grazie ai 3 premi che i governi accordano ai giornali amici:1/pubblicazione a pagamento atti parlamento 2/sovvenzioni ministero interni 3/corrispondenze gratuite. (giornalisti anfibi)

Le imprese, ancora artigianali hanno bisogno di questo denaro, la concorrenza è spietata (spesso serve solo per crearsi pubblicità danneggiando che svolge davvero questo mestiere) i giornalisti sono sottopagati e non possono essere galantuomini. Vendita, trasporti e tecnologia pessimi. La Stefani, ancora artigianale, il telegrafo inutilizzato. Lo spazio evento -notizia ancora enorme (5 gg) . Fra i giornalisti avvocati e politici con un linguaggio da comizio. Vuoto e gonfio.

L'avanguardia, come speso avviene la esibisce Milano (250mila abitanti) . E' qui che matura, nel 1870, il passaggio decisivo dal quotidiano politico-artigianale a quello moderno. Merito (o colpa) di Sonzogno e Treves. Il secondo farà nascere "l'illustrazione italiana" (1875) , il primo inventerà "il secolo". Siamo nel 1866.

Con il secolo nasce un nuovo tipo di giornalismo in Italia. Un giornalismo ricco e tempestivo fatto per piacere e vendere. Un giornale per il pubblico. La terza guerra d'indipendenza permette al secolo di organizzare una campagna per la liberazione di Venezia. Il giornale mostra la stoffa imprenditoriale del suo creatore. Riesce ad imporsi grazie a tre linee costantemente perseguite. Linea politica di stampo democratico lontano dalla partigianeria. Cronaca cittadina potenziata grazie all'avvocato Romussi che corre dietro a fatti e notizie e inventa il mestiere di cronista. Terzo aspetto è lo spazio notevole assegnato ad articoli e rubriche di varietà.

Intelligente, oculata e vincente anche l'attività del contabile Reggiani che intuisce le potenzialità del telegrafo e quelle della pubblicità. (Sonzogno farà mettere in vetrina i primi telegrammi ricevuti dal secolo) . La tiratura sale e ben presto toccherà le 30 mila copie. Con il secolo nasce anche la Manzoni, la prima concessionaria di pubblicità.

Naturalmente assorbe "la gazzetta di Milano".

Nel 1870 Roma è capitale. Nel 1876 la sinistra va al potere. Il corpo elettorale si allarga e l'urbanizzazione cresce.

Nel 1876 nasce anche il "Corriere della sera".

Inventore del quotidiano un napoletano. Eugenio Torelli Viollier smanioso di dare alla borghesia buona di Milano un giornale specchio. La versione di destra del secolo. Viollier fin da subito si proclama conservatore (di tutto ciò che deve essere conservato) e moderato richiamandosi a Cavour. Appena nasce quindi il corriere sta all'opposizione. La posizione migliore per un giornale. L'inizio non è promettente e nei primi anni il corriere rischia di chiudere per ben cinque volte. Nel 1885 il cotoniere Crespi entra nella proprietà del giornale. I liquidi permettono al Corriere di migliorarsi tecnologicamente e di uscire con due edizioni.

Quando la sinistra arriva al potere i tre subdoli modi di finanziare i giornali amici scompaiono. Persistono invece gli apparati di pressione (prefetture o ministeri) che servono da base al trasformismo di Depretis. Questo trasformismo non convince il secolo che dall'alto del suo successo manifesta indipendenza di giudizio. Gli altri giornali sono vittime di un gioco politico-affaristico che si ripeterà spesso nella nostra storia. E verrà a galla solo in parte con gli scandali Oblieght e quello della banca romana. I due "affari" che hanno dato vita a una vera e propria questione morale.

Il secolo e il cds invogliano il grande pubblico ad accostasi ai giornali. Ma essi sono ancora troppo legati dai lacci della politica. Intanto "La gazzetta piemontese" si riprende, nascono "il messaggero" (inizialmente collage di giornali) , il resto del carlino, il secolo XIX, Il Gazzettino, Il Piccolo e il mattino.

Le successive campagne d'Africa, volute da Crispi nel 1896, inventarono il readttore -viaggiante. La campagna, già criticata dai quotidiani maggiori si rivelo' un fallimento e costrinse Crispi a lasciare la carica.

Nel 1896 nasce "l'avanti". Voluto dal partito come organo quotidiano per collegarsi alle basi ed educarle. La tiratura è alta, i finanziamenti arrivano direttamente dagli iscritti. Questo giornale rimarrà legato sempre ad un sostanziale localismo e si vedrà spesso corrodere a causa delle lotte intestine riformisti-massimalisti. Il deficit è e rimarrà cronico.

La parte finale del secolo è traumatica per la libertà ma finirà per risolversi bene. Dallo statuto albertino, già giudicato imperfetto non si avanza. Ma si regredisce.

Zanardelli e il suo codice inaspriscono gli interventi di polizia i sequestri e la vigilanza. Pochi protestano.

Lo fanno Cavallotti e Romussi. Non lo fa l'associazione lombarda della stampa. Non lo fanno tanti giornalisti convinti che il loro mestiere centri poco con la politica.

Caduto Crispi si passa a Rudinì che riesce nell'impresa di essere peggiore del suo successore intensificando gli interventi sulla libera stampa. Intanto muore Cavallotti. e nel 1898 i fatti di Milano indicano la natura repressiva dei nuovi governi. Chi osa opporsi, come il secolo, viene costretto a tacere. Il suo direttore finisce alla sbarra. La testata chiusa per giorni. Il danno enorme.

Il mondo giornalistico scosso. Crispi e Rudinì dovrebbero far alzare le barricate al corriere della sera che invece si schiera apertamente contro i"facinorosi" e contro la stessa stampa libera.

Il motivo è l'ingresso di due nuovi soci (Pirelli e De Angeli) nella proprietà. Torelli è in minoranza rispetto ai conservatori protezionisti. Nel 1898 il fondatore rompe con la sua creatura. Nuovo direttore è Oliva.

Straziante l'elogio alla libertà del defenestrato Torelli, accorata la sua vicinanza ai socialisti perseguitati. Se rudinì era stato campione di intransigenza l'avvento di Pelloux nel 1889 vorrebbe spegnere definitivamente la libertà di stampa introducendo resp. penali e civili e la sospensione preventiva di 3 mesi.

La sinistra opponendosi costringe Pelloux a ritirare il disegno e indire elezioni anticipate. Da cui esce sconfitto.

La sconfitta di Rudinì segna l'ascesa al Cds dell'allora gerente Luigi Albertini. Oliva in viaggio in treno lascia un articolo di sostegno a Pelloux. Albertini scrive un editoriale parallelo"Uno sguardo al passato" critico e duro verso l'ex premier. Oliva si dimette.

Pelloux perderà le elezioni. Mentre liberali e sinistra trionfano Albertini diventerà il padre adottivo del corriere, è il 1900 quando la società E. torelli Viollier diventa la società L. Albertini e C. per la proprietà e la pubblicazione del corriere della sera.

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Scritto da  ilfuturosindacodibologna






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