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Fonte:
http://portale.calabriaora.it/ EDITORIALE - 5 maggio 2012

Toc, toc... Ministro Barca, sei ancora lì?

di Piero Sansonetti


Abbiamo dato un titolo scherzoso a questo articolo, però il problema è serio. Fabrizio Barca è un economista e un intellettuale autorevole e capace, ha grandi doti di intuizione e capacità di inquadrare i problemi. Lo dico perché lo conosco da tempo, da quando eravamo ragazzi e militavamo nella varie organizzazioni dei giovani comunisti. Fabrizio Barca, figlio d'arte (il padre, Luciano Barca, era il vicepresidente dei deputati comunisti) aveva due grandi qualità: era laico, molto laico, in quel tempo di “ideologismi”, e aveva una fortissima carica di innovatore.

Credo che fu per questo che alla fine - abbastanza presto - rinunciò a fare politica perché immaginò che politica e innovazione fossero due “categorie” incompatibili. Probabilmente aveva ragione. Negli anni successivi l'unica vera innovazione che si è realizzata nella politica italiana è stato il berlusconismo (e non sono affatto convinto che sia stata una buona innovazione...). Così, il giovane Barca scelse l'economia, diventò un dirigente importante di Bankitalia, a un certo punto ebbe una certa fama come “Ciampi's boy”: venivano chiamati così, in modo scherzoso ma non spregiativo, gli allievi di Azeglio. E alla fine, ha finito per tornare alla politica dalla porta d'onore: è stato chiamato a fare il ministro nel governo dei tecnici. Ministro «alla coesione territoriale», dice la burocrazia: ministro al Mezzogiorno è la traduzione in italiano. Bene, caro ministro e amico, possiamo dire che la tua presenza nel consiglio dei ministri abbia determinato una svolta nella politica governativa verso il Sud? 

Siamo onesti: francamente no. Il governo Berlusconi, anche per via della presenza fortissima e condizionante della Lega, è stato il più antimeridionalista dei governi della Repubblica. Anche se non possiamo dire che il precedente governo Prodi, e il pre-precedente governo Berlusconi, e il pre-pre-precedente governo Prodi (eccetera eccetera, passando anche per D'Alema e Amato) fossero governi amici del Sud. Siamo arrivati vicinissimi a una applicazione del federalismo fiscale che avrebbe portato a un drammatico salto in avanti nel divario economico tra Nord e Sud. 

Ora possiamo immaginare che il compito di un ministro del Mezzogiorno sia quello di fare da notaio, da amministratore dello status quo, al massimo da difensore contro nuovi assalti del Nord alle poche risorse rimaste nel Merdione? 

Se chiediamo a qualunque studioso straniero, che conosca un po' l'Italia, di elencare i principali problemi del nostro Paese, sicuramente indicherà la questione del Sud. E allora? Ministro Barca, il Sud d'Italia è vicino al collasso. L'economia è stremata, la parte più forte della popolazione è emigrata, le poche attività economiche che si svolgono drenano risorse e le trasportano al Nord (comprese le ditte che stanno realizzando (?) l'autostrada in Calabria). E però il Sud è forte, è pieno di ricchezze e dispone di un popolo intelligente e capace di lavorare.

Il Sud, negli ultimi 150 anni, ha subito una quantità indicibile di sopraffazioni. E tuttavia, ancora oggi, è l'unica “forza” di cui dispone il Paese per venire fuori dalla crisi. Bisogna reimpostare le relazioni tra Mezzogiorno e governo del Paese. Bisogna ricostruire una strategia, una classe dirigente, un sistema per far defluire le ricchezze e le risorse umane dal Nord, e non verso il Nord. Ministro, sei lì dai sei mesi. 

Che hai fatto finora? E' ora di dare una svolta. Non perdere l'occasione della tua vita. Fai davvero il ministro del Sud. Promuovi prima dell'estate una grande conferenza del Mezzogiorno, chiama tutti a discutere, fai in modo che la legislatura non si concluda prima di aver varato un piano Marshall per il Meridione, che sposti enormi ricchezze e che impegni, per dieci anni, tutto il paese. Se non fai questo, che senso ha il tuo ritorno alla politica? Ecco, un piano decennale per il Sud sarebbe innovazione vera.















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