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Napoli Borbonica

di Paolo Cautiero - professione impiegato

Il periodo borbonico è senz'altro una fase della storia partenopea che gli stessi napoletani spesso non conoscono bene o ne sono informati in maniera distorta, in linea con la classica visione scolastica che si è avuta dagli storici italiani dall'unità in poi su questa dinastia. Oggi, però, sono molti gli uomini di cultura che stanno cercando di dare un'immagine nuova e più veritiera sul periodo borbonico. Molti quotidiani popolari spesso pubblicano articoli su questo argomento e ciò è segno che almeno si sta "ricordando" ciò che è stato della città di Napoli nel periodo borbonico, che si sta inizia un dibattito critico su ciò che avvenne in quegli anni.


Nascita di movimenti cuturali, pubblicazioni di libri, nonche' mostre dedicate al settecento-ottocento napoletano, dimostrano e rafforzano l'idea che dopo la necessaria rivisitazione dei fatti storici, si è evidenziato che, dopo tutto, i reali borbonici non erano così arretrati e feroci come vogliono far credere alcuni storici, anche di notevole importanza, autori di libri diretti anche a studenti di scuole medie e superiori, ai quali viene insegnata una storia risorgimentale che vede necessariamente i valori dell' Italia unita positivi e quelli del regno borbonico negativi.


Certamente la monarchia borbonica è uno di quei regimi assolutistici tipici dell'Europa del 1700-800 e si caratterizza per i tratti antiliberali e totalitari tipici di qualsiasi stato monarchico antico di questo tipo. E allora, perchè parlare di Carlo III oggi che le frontiere si annullano assieme alle ideologie? Napoli in questo periodo sta recuperando le sua caratteristiche di antica civiltà e la  dignità di grande e importante città europea quale era nel periodo borbonico.


L'Italia è uno stato unico che raccoglie popoli e culture diverse ed è la patria anche dei napoletani. Ma perchè questi ultimi non devono comprendere ciò che l'Italia ha tolto ad essi dal momento che la città e tutto il Sud è diventata italiano? I re di Napoli, ed in particolare quelli autenticamente napoletani come i re borbonici  non sono dei fantasmi che alcuni nostalgici "leghisti meridionali" vogliono tornare a far sedere sul trono di palazzo reale.


Devono solamente essere "nuovi" simboli positivi di identificazione del popolo meridionale, che affronta problemi gravi che lo separano dal resto dell'Italia, come il sottosviluppo, la corruzione, la disoccupazione. Occorre riformare realmente lo stato italiano per risolvere questi drammi sociali ed eleggere una classe politica che finalmente si curi del Sud senza depredarlo, come è sempre stato da quando l'Italia è diventata una nazione.



La poesia che segue, tratta da Ferdinando Russo è dedicata all'ultima Regina di Napoli, Maria Sofia, moglie del Sovrano FrancescoII. La descrizione è quella data da un semplice soldato partenopeo, all'epoca dell'assedio di Gaeta:


E a' Riggina! Signò!...Quant' era bella!

E che core teneva! E che maniere!

Mo na bona parola 'a sentinella,

mo na strignuta 'e mana a l'artigliere...

Steva sempe cu nuie!...Muntava 'nsella

currenno e 'ncuraggianno juorne e sere,

mo cca', mo lla'...V' 'o ggiuro nnanz' 'e sante!

Nu' 'eramo nnammurate tuttequante!

Cu' chillo cappellino 'a cacciatora,

vui qua' Riggina! Chella era na' Fata!

E t'era buonaùrio e t'era sora,

quanno cchiù scassiava 'a cannunata!...

Era capace 'e se fermà pe' n'ora,

e dispensava buglie 'e ciucculata...

Ire ferito? E t'asciuttava 'a faccia...

Cadiva muorto? Te teneva 'mbraccia...


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