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Fonte:
http://www.grusol.it/i

Formazione per volontari: due esperimenti a Palermo

Augusto Cavadi - Scuola di formazione etico-politica “G. Falcone”, Palermo


Tridimensionalità di un impegno


Forse si può crescere senza patria, certamente non senza matria. La patria è vasta, generica, lontana : molti di noi siamo diventati adulti avvertendola come poco più di un simbolo retorico. La città in cui impari a respirare, a sgambettare, a rincorrerti con i compagnucci è - invece - un territorio preciso con cui devi fare i conti irrimediabilmente. Se fuggi lontano, non riesci del tutto a strapparla dalla memoria; se ci resti, non riesci del tutto a rassegnarti alle sue brutture.


Essere figli di una città è comunque condizione di contraddizione: specie quando la tua è una matria bella e corrotta come una puttana, di cui sei fiero e insieme vergognoso. Forse per questo a Palermo, almeno negli ultimi quarant'anni, non è stato facile annoiarsi: la capitale della mafia e dell'antimafia, tra le più povere di produttività e tra le più spendaccione in consumi, impone di - o, per lo meno, induce fortemente ad - assumere posizione. O ti arruoli deliberatamente in quello che il mio amico Franceschelli chiama il popolo del bene o ti trovi, di fatto, inquadrato nella massa dei complici.

Arruolarsi nel popolo del bene, dichiararsi volontari, diventare cittadini adulti: che significa, in concreto, dare gambe alla speranza?


Innanzitutto scegliere per la solidarietà frontale, immediata, diretta. Per quanto incredibile possa sembrare, in una città europea a un passo dal Duemila, c'è ancora gente che stenta a sfamarsi, che vive - almeno sin quando non crollano addosso - in catapecchie senz'acqua e senza luce. Questi bambini, questi anziani, queste donne hanno bisogno di un soccorso urgente, indilazionabile: di un soccorso che non sia assistenzialismo, ma affiancamento affinchè ciascuno prenda consapevolezza delle proprie risorse e delle proprie responsabilità, si alzi e si metta a camminare. In quest'ottica abbiamo tentato di attivare nei quartieri più disastrati di Palermo dei centri sociali, apartitici ed aconfessionali, autogestiti: luogo di raccolta dei bisogni e di elaborazione di risposte pratiche, dai corsi di formazione professionale finanziati dall'Unione Europea alle cooperative di lavoro effettivo per i giovani disoccupati (1).


Per esercitare con efficacia la propria azione sociale, il cuore non basta: occorre un minimo di preparazione culturale, di consapevolezza critica. Altrimenti lo slancio emotivo si esaurisce, le motivazioni di partenza s'indeboliscono ulteriormente: i gruppi si sciolgono o - che è forse peggio - si sclerotizzano senza ricambio generazionale. Per consentire agli operatori un'alfabetizzazione minima in campo storico, pedagogico, psicologico, sociologico, giuridico, economico abbiamo dunque moltiplicato a Palermo le occasioni di formazione e di aggiornamento. Abbiamo persino creato una struttura permanente per chi voglia imparare ad orientarsi, a progettare interventi, a collegarsi con gli altri operatori pubblici e privati: ed è nata così, presso il Centro "Pedro Arrupe" dei Padri Gesuiti di Palermo (ma frutto sinergico di una decina di associazioni cittadine), l'Università della strada (2).


Solidarietà, dunque - e solidarietà consapevole. Tuttavia questa attenzione al volto concreto del vicino implica il rischio di una certa miopia. Rischi di dimenticare che la sofferenza di una persona è sintomo del disagio di un quartiere, di una città, di una regione, di un Paese, del pianeta; rischi di dimenticare che la tua solidarietà corta non ha senso se non sai interpretare - e in qualche modo modificare - i processi storici e sociali che sono la causa remota e profonda delle disfunzioni locali. Da qui la necessità di una prospettiva politica più ampia, al cui interno iscrivere i piccoli gesti quotidiani di risanamento.


Fare politica, non necessariamente né primariamente all'interno di un partito: mutare le strutture, non solo le coscienze; creare istituzioni, non solo modelli di vita. Capire che è importante aiutare un bambino a fare i compiti per casa, ma almeno altrettanto urgente stimolare la scuola ad aprire laboratori pomeridiani permanenti; che è indifferibile curare la pratica per il sussidio di disoccupazione di un padre di famiglia, ma almeno altrettanto urgente stimolare il Comune a completare in maniera stabile la sua pianta organica attualmente deficitaria; che è importante sostenere il commerciante che denunzia il pizzo alle autorità di polizia, ma almeno altrettanto urgente mandare in galera - o per lo meno a casa - i politici alleati strategici della mafia. Questa vigilanza politica, questo sguardo sul contesto e sul futuro, non s'inventa: proprio perché anche esso va coltivato, da molti anni abbiamo offerto alla città un Laboratorio di cultura politica che dal 1992, data delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, è diventato la Scuola di formazione etico - politica "G. Falcone".


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1) Cfr. A. Cavadi, Il cammino di un centro sociale autogestito nel Meridione, in "Appunti", 1997, 4/5, pp. 24-26.

2) Per ulteriori informazioni e approfondimenti metodologici cfr. la scheda L'università della strada di N. Rocca e M.L. Cerrito nella seconda edizione del mio Volontari a Palermo. Indicazioni per chi fa o vuol fare l'operatore sociale, CSD "G. Impastato", Palermo 1998, pp. 49-51; nello stesso libro, di Gianni Di Gennaro, direttore del Centro studi "Pedro Arrupe", Una riflessione prospettica: per una Università della strada. Alcuni presupposti teorici (pp. 103-108).



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