Eleaml


L'immagine del Sud sui media nazionali



Fonte:
http://www.neoborbonici.it/ -  Sabato 21 gennaio 2006

Il momento di dire Basta!!!

TUTTI ANTINAPOLETANI, TUTTI ANTIMERIDIONALI, TUTTI ANTIBORBONICI…
E NOI SEMPRE PIU’ FIERI DI ESSERE NAPOLETANI, MERIDIONALI E BORBONICI!


 
Il Movimento querela Cazzullo...

L’ultimo libro di Giorgio Bocca dedicato a Napoli ha suscitato nuove ondate di un antimeridionalismo e un antinapoletanismo mai in realtà cancellati dalle menti di tanti “intellettuali” nordici o, peggio ancora, meridionali ma pronti a rinnegare le proprie origini.


Un articolo di Aldo Cazzullo sul “Magazine” del “Corriere della Sera” di questa settimana, in particolare, espone alcune tesi che hanno costretto il Movimento Neoborbonico a dare mandato ai propri legali per verificare se sussistono le condizioni per avviare contro l’articolista in questione un’azione di risarcimento danni per l’immagine e la memoria dei Borbone e dei meridionali.


Cazzullo, con la leggerrezza propria del suo inconfondibile stile, sostiene che i piemontesi artefici dell’unificazione italiana indubbiamente “avessero qualcosa da insegnare alle terre [del Sud] dove la corruzione prevaleva sull’amministrazione e la fuga sul dovere militare”. Sostiene ancora che l’Italia di oggi “è andata meridionalizzandosi… dal peso del malaffare nella vita pubblica all’elusione fiscale fino alle piccole prepotenze di strada” e conclude, con un sarcasmo tutt’altro che richiesto o gradito, che “i Borboni, ormai, sono dappertutto”.


Poche ma necessarie osseervazioni. Aldo Cazzullo, evidentemente, non conosce molto bene la storia del Sud e dei Borbone e saremo lieti di inviargli copie delle più recenti pubblicazioni in merito e anche delle centinaia di documenti in nostro possesso e relativi, ad esempio all’amministrazione nel Regno delle Due Sicilie.


Non conosce, ad esempio, le leggi che regolavano l’impeccabile sistema degli appalti in quei tempi (cfr. Collezione delle leggi e dei decreti del Regno o G. Landi, Istituzioni di diritto pubblico nel Regno delle Due Sicilie); non sa, forse, dei primati indiscussi del diritto napoletano (dal codice marittimo alla grande tradizione della nostra giurisprudenza fino alla motivazione obbligatoria delle sentenze nata proprio al di sotto del Garigliano); non sa che a corrompere con l’oro della massoneria inglese alcuni ufficiali borbonici furono proprio i “fratelli” venuti dal Piemonte o che decine di migliaia di soldati napoletani rifiutarono di giurare fedeltà al nuovo re preferendo morire di freddo nei lager di Fenestrelle o fucilati come “caffoni” e “briganti” in una guerra che costò al Sud migliaia di vittime: lo stesso D’Azeglio ammise che nessuno aveva il diritto di “tirare archibugiate su popolazioni che non ci vogliono”.


Ed è tutto lì il problema: chi li chiamò questi “fratelli d’Italia” a liberarci? Perché non ci lasciarono in pace? Perché non ci lasciate in pace almeno oggi?


Magari i Borbone fossero davvero dappertutto, almeno dalle nostre parti: non avremmo conosciuto le stragi e i massacri del “brigantaggio” post-unitario, non saremmo stati costretti a emigrare (a milioni) dalla nostra terra, avremmo ancora uno stato autonomo e indipendente, ricco di molti dei primati (commerciali, industriali e culturali) conservati fino al 1860 e, probabilmente, classi dirigenti fiere, orgogliose, radicate e degne di rappresentare il Sud.


Forse i Tanzi con i loro crac o gli artefici dei più recenti intrighi finanziari italiani (coop, assicurazioni o banche che siano) sono tutti (e questo sarebbe davvero un grande scoop) di origini insapettatemente meridionali?

Prof. Gennaro De Crescenzo


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Fonte:
http://www.neoborbonico.org/ - Venerdì 20 gennaio 2006

…ancora cazzate. Bravo Cazzullo & C.

di Giuseppe  De Gennaro

Ma che cosa vuole questa gente? Cazzullo, poi Facci: che cosa vogliono? Far pubblicità ad uno che probabilmente considerano il loro maestro perché scrive male di Napoli e dei napoletani?


La facciano, ma la smettano di propinarci sempre la stessa minestra. Noi napoletani, questo libro non lo compreremo: si fotta Giorgio Bocca e tutti quelli come lui.


Lei è andato a Istambul oggi, egr. Facci, io ero a Milano negli anni ’60. Dico a Milano, caro signore, e da V.le Monteceneri fino a Piazza Napoli (guarda caso) quella che oggi è una bella strada, si fa per dire, asfaltata, era una fogna a cielo aperto. Bella grande anche. Alla fermata della 90, noi che andavamo nelle vostre fabbriche per quattro sporche lirette,  dovevamo coprirci la bocca con i fazzoletti per non vomitare, caro Facci, nella gran Milan. Non per quello che si mangiava, ma per quello che si respirava. Lei dov’era? E dov’era Cazzullo? E dov’era il vostro boccaccesco maestro?


L’avete coperta voi quella fogna? No, i meridionali: i napoletani, pugliesi, calabresi, siciliani, lucani. Voi le fogne le aprite. Un po’ di rispetto per chi ha fatto grande questa città non guasterebbe, ma a voi, razza dannata, è permesso vomitare di tutto.


Ma mi faccia il piacere, mi faccia! Di quattrini a Milano, a Torino, e nel Veneto, zona depressa per tutti gli anni sessanta, ne sono stati investiti tanti, di tutti, compresi quelli che a Napoli pagano le tasse, che oggi il Veneto è considerato paese trainante nell’economia italiana.


A Napoli cosa possiamo trainare? ‘Ste cozze?


Si investa un quinto di quanto investito in queste città per creare posti di lavoro e così finalmente avremo meno delinquenza, meno sporcizia e via dicendo.


Avremmo anche meno cazzate sui giornali.


Ditelo voi a Ciampi che continua a predicare l’unità, quante prove di fratellanza ci avete dato dall’unità d’Italia ad oggi.


Voi pennivendoli siete peggiori di quei piemontesi che invasero il resto d’Italia. Pur di portare a casa un misero bottino, siete pronti ad infangare tutto e tutti a sporcare anche l’idea, non di fratellanza, ma di amicizia.


Pulitevi il deretano con il vostro codice deontologico di italiani, brava gente! Spero che in tanti protestino presso il vostro giornale.


Giuseppe  De Gennaro

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Principato Citeriore, Domenica 20 gennaio 2006

Vi scrivo dal Principato Citeriore

Salve, vi scrivo dal Principato Citeriore, cuore del tanto vilipeso Regno delle Due Sicilie.

Leggendo l'articolo di Cazzullo, mi sono chiesto se costui ha mai aperto un libro di storia, anzi se sa come si studia la storia. Tale disciplina la si studia sfogliando i DOCUMENTI originali del periodo che si vuole trattare.


Costui, in un suo recente articolo, spara una raffica di squallidi luoghi comuni contro la dinastia borbonica e soprattutto contro noi meridionali. Ieri c'erano Lombroso e i suoi scagnozzi (alcuni meridionali!) che misurando il cranio dei lucani o le orecchie dei napoletani erano in grado di stabilirne la loro pericolosità sociale. NB Mengele ha avuto i suoi antesignani !!!

Oggi, arriva il Cazzullo a sparare cazzulate.


Se costui avesse sfogliato gli Almanacchi del Regno delle Due Sicilie e gli altri documenti dell'epoca di cui parla per sentito dire come l'ultimo avventore mezzo scimunito dei bar più rozzi, saprebbe che l'amministrazione borbonica era efficiente, che il Regno Napolitano deteneva una serie di primati nazionali ed internazionali, ad esempio, la maggiore percentuale di medici per abitanti, maggior diffusione di sportelli bancari, la prima scuola per macchinisti (Pietrarsa 1844), sistema pensionistico (con la ritenuta del 2% sulle retribuzioni), minor numero di tasse (il nostro era uno stato pacifico, vero cari piemontesi ?), prima cattedra di Economia con Antonio Genovese, 1754 etc etc


Credetemi potrei continuare all'infinito, ma non servirebbe, perchè probabilmente il Cazzullo conosce la vera storia, ma preferisce diffondere le menzogne perchè cosi vi fa comodo !!!


Ah dimenticavo, costui ha osato definire vili i soldati Napolitani. Cazzullo faccia delle ricerche sui difensori di Gaeta, Civitella e Messina, paragoni il comportamento di Francesco e Maria Sofia durante l'assedio di Gaeta con la fuga da Roma di Vittorio Emanuele III e famiglia nel 1943. E' vero il Regno cadde in poco tempo, ma a causa del tradimento dei generali, forse lei ha sentito parlare di ciò che combinò il generale Lanza a Palermo... 


Il soldato Napolitano combatté con impareggiabile valore. Se le avesse un po’ di dignità chiederebbe scusa ai Napolitani che morirono per difendere il loro Stato e a noi loro orgogliosi eredi.

Vi saluto con la speranza che le vendite del Corriere della Sera crollino qui nel Regno delle Due Sicilie .


FDV

P.S.

Al dottor Cazzullo potrei far visionare alcune copie de Il Giornale del Regno delle Due Sicilie così scoprirebbe che a Napoli c'era pure la Borsa!

Dico io le cose della scuola vanno bene per gente terra terra! Un gionalista affermato dovrebbe consultare le fonti prima di fare affermazioni gratuite.



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Fonte:
http://www.neoborbonico.org/ - Scritto da Il Patriota il 2006-01-23

Ho inviato la seguente lettera ai 4 indirizzi indicati:
 
Gentile Redazione,

non si può non rimanere costernati e profondamente indignati dinanzi alla pubblicazione di un indegno articolo sul “Magazine” del “Corriere della Sera” di giovedì 190106, a nome di tal Aldo Cazzullo, il quale nel riproporre pedestremente le indecenti opinioni del Bocca e del suo opinabile libello Napoli siamo noi, si è letteralmente trascinato sotto i piedi i fatti storici provenienti da decenni di studi che hanno già da tempo demolito l’agiografia e messo in luce il vero volto del cosiddetto “risorgimento”. Su questo potremmo stendere un velo pietoso e sopportare la grossolana ignoranza storica di tali pennivendoli… ma l’offesa no, non possiamo tollerarla: l’offesa alla dignità e al sangue di migliaia di partigiani meridionali che l’unità non l’hanno voluta e vi si sono opposti, lo sberleffo a milioni di compatrioti che ancora vivono sulla propria pelle le conseguenze della “mala unità”.

 

Ma forse Cazzullo ha ragione, dovremmo essere grati ai nordisti per averci dato il “risorgimento” e l’ “unità”, e con essi averci profuso “insegnamenti” degni di loro: la riduzione a stato semicoloniale, la perdita della nostra indipendenza, la cancellazione delle nostre radici, lo smantellamento della nostra economia, il saccheggio delle nostre banche, il pesante tributo di sangue pagato ai vari re piemontesi e alle loro guerre coloniali, l’elefantiaca burocrazia e la spocchiosità piemontese, il debito pubblico di uno Stato indebitato fino al collo, la miseria, l’emigrazione (una parola che abbiamo dovuto aggiungere al nostro vocabolario, perché non c’era), l’autorazzismo (di cui Cazzullo è eminente esempio).


Cosa dovremmo rispondere a Cazzullo e soci? Che «l'unità d'Italia ha rappresentato la rovina economica del Mezzogiorno»? Che «il governo italiano è stato vigliacco con il Mezzogiorno. Il Settentrione capitalista e militarista ha fatto i suoi affari, restando al timone dello Stato, grazie alla degradazione politica del Mezzogiorno»? (Giustino Fortunato, 2 settembre 1899). O che «l'unità d'Italia non poteva esser fatta, se non con il sacrificio del Mezzogiorno»? (Francesco Saverio Nitti). Oppure che «l'Italia settentrionale ha soggiogato l'Italia meridionale e le isole, riducendole a colonie di sfruttamento» (Antonio Gramsci 3 gennaio 1920).


Noi abbiamo perso una guerra, ma di fronte all’invasore nordista, che nessuno aveva chiamato, abbiamo combattuto fino all’ultimo. Molti hanno tradito, è vero, e grazie a cosa? Grazie ai nuovi metodi introdotti dai civili nordisti sardogaribaldini: corruzione, pentitismo, collusione con la criminalità organizzata.

 

E adesso che, come il nostro buon Re aveva preconizzato, non ci sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere, non accettiamo che nessuno, né Bocca, né Cazzullo, né alcun altro giullare di corte venga a prendersi gioco della nostra storia e della nostra dignità, ma resteremo sempre qui, arroccati sull’Aventino delle nostre coscienze” o per meglio dire “sulla Gaeta delle nostre coscienze” a permettere che nessuno, nordista o trapiantato che sia, venga ad ingiuriare il nostro onore e quello della nostra terra.

 
Un patriota 
Regno delle Due Sicilie

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Fonte:
http://www.editorialeilgiglio.it/

Perseverare è diabolico!  - da editoriale il giglio  il 22.01.2006

SUI GIORNALI INSULTI CONTRO LA STORIA DEL SUD

che cosa fare per reagire
 

La recensione del libro del giornalista Giorgio Bocca Napoli siamo noi (Feltrinelli 2006), ha fornito l’occasione a due giornalisti per giudizi pesantemente offensivi verso i Borbone, la memoria delle Due Sicilie e la storia meridionale. Non intendiamo qui analizzare qui il contenuto del libro di Bocca. Ci limitiamo ad osservare che accanto ad errori banali ed informazioni errate, che confermano la superficialità di analisi e di lavoro del suo autore, esso descrive situazioni reali e che contiene una critica condivisibile alla classe politica meridionale. Resta il dato di fatto che Bocca si accorge solo adesso delle gravissime responsabilità di personaggi che egli ed i giornali per i quali scrive (la Repubblica e L’Espresso) hanno esaltato per decenni, contribuendo a determinarne la fortuna politica.


Italiani Borboni? Così ci ha fatti il Sud Italiani Borboni? Così ci ha fatti il Sud

Sul Magazine del Corriere della Sera (19.1.2006) il giornalista Aldo Cazzullo afferma che i piemontesi protagonisti dell’unificazione dell’Italia avevano «qualcosa da insegnare alle terre (del Sud) dove la corruzione prevaleva sull’amministrazione e la fuga sul dovere militare».


Nell’analisi di Cazzullo la crisi dell’Italia viene fatta risalire al fatto che essa «è andata meridionalizzandosi… dal peso del malaffare nella vita pubblica all’elusione fiscale fino alle piccole prepotenze di strada». «I  Borboni ormai sono dappertutto», conclude Cazzullo.


Da tale articolo ha preso spunto Filippo Facci (Il Giornale, 20.1.2006) per un corsivo nel quale paragona Napoli ad Istanbul ed afferma:«Ha ragione Aldo Cazzullo … nel dire che l’Italia è andata meridionalizzandosi, che i Borboni (sic) sono ormai dappertutto. Quisquilie a parte (diritti civili, libertà represse, religioni proibite) loro possono sempre additare il tuo passato, spesso il tuo presente e dirtelo:CostantiNapoli».


Incapaci di interpretare il presente, prigionieri di schemi ideologici che fanno loro velo sulla realtà del Sud e sulle responsabilità i due giornalisti fanno ricorso alla Storia a tesi, a quella per slogans dei sillabari da scuola elementare di qualche decennio fa, della favoletta sul Sud “arretrato ed ignorante” finalmente “liberato” dai piemontesi. Nulla sanno degli studi che si sono accumulati negli ultimi decenni e che stanno rivelando una storia del Sud e dell’unificazione italiana del tutto diversa. Nulla hanno letto di ricerche anche largamente citate, come i saggi di Angela Pellicciari.


A Cazzullo ed a Facci si dovrebbe spiegare che i problemi gravissimi del Sud, dalla criminalità organizzata alla pessima gestione amministrativa hanno le proprie radici nell’unificazione-invasione. Se  frequentassero qualche Archivio storico o leggessero qualche saggio recente apprenderebbero che la camorra a Napoli fu insediata nei Commissariati di polizia all’arrivo di Garibaldi, che la corruzione della pubblica amministrazione borbonica, eccellente ed alimentata da una cultura giuridica che suscitava ammirazione in Europa, cominciò con la piemontesizzazione, cioè con l’espulsione dei funzionari borbonici e la loro sostituzione con emigrati e personale di fede liberale.


Ormai al Sud restano in pochissimi ad utilizzare il termine borbonico in senso dispregiativo. La maggior parte dei meridionali associa la Dinastia borbonica al progresso morale e civile fondato sulla Tradizione.


Cazzullo e Facci non meriterebbero risposta. Ma una risposta va data ai lettori dei giornali che hanno ospitato i loro insulti alla Storia meridionale.


Invitiamo perciò amici e simpatizzanti del Giglio ad inviare lettere di proteste ai quotidiani Corriere della Sera e Il Giornale, ai seguenti indirizzi:

Corriere della Sera
Via Solferino, 28
20121 Milano
fax 02 62 82 75 79
email: lettere@corriere.it
Il Giornale
Via G. Negri, 4
20123 Milano
fax: 02 720 38 59 - 02 720 38 80
email: segreteria@ilgiornale.it



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Fonte:
Movimento Sudista - Lunedì, gennaio 23, 2006, 19:27 - Osservatorio Meridionale

Risposta ad Aldo Cazzullo

Il signor Cazzullo, nel Corriere Magazine del 19 gennaio, in un articolo dal titolo “Italiani Borboni? Così ci ha fatti il sud”sostiene, in una sorta di bilancio del processo di unificazione risorgimentale, che l’Italia sia oggi completamente meridionalizzata: cito, per chi non abbia avuto la fortuna di leggere: “Vista oggi, l’Italia è andata meridionalizzandosi, nelle grandi cose come nelle piccole; dal peso del malaffare nella vita pubblica all’uso mediorientale del clacson nel traffico, dallo scandalo permanente dell’elusione fiscale alle piccole prepotenze di strada.”

Il buon Cavour, pur se, ammette Cazzullo (grazie n.d.r.) sulla base di qualche pregiudizio, riteneva possibile infatti un’opera di pedagogia politica nei confronti dei meridionali, che abitavano in fin dei conti “terre dove la corruzione prevaleva sull’amministrazione e la fuga sul dovere militare”. Opera di civilizzazione che, valutata oggi, è completamente fallita. Il medico si è ammalato, colpito dal contagio. Non siamo diventati tutti piemontesi, ma ahimè, tutti Borbone. Fin qui Cazzullo.

Geniale Cazzullo, ha trovato la causa della degenerazione della nostra casa Italia: e noi che ci affanniamo in improbabili analisi sociali e politiche. Finalmente Cazzullo ci apre gli occhi: è che gli scandali che travolgono l’alta finanza, le connivenze della politica con criminali di vario tipo, le spartizioni operate dai partiti (tutti), il malcostume della politica che non fa politica, un paese ridotto in ginocchio, tutto questo (e molto altro ancora) è meridionalizzazione. Tutti i protagonisti, anche se non meridionali (l’alta finanza non mi sembra abiti al sud, qui non abbiamo nemmeno più una banca), sono dei contagiati.

Noi vorremmo però che Cazzullo fosse andato fino in fondo e ci avesse detto quale soluzione egli ritiene possibile per un problema di questo tipo. Come smeridionalizzare il paese, signor Cazzullo? Se si può fare qualcosa, lo si faccia, per cortesia. In fin dei conti non è bello saperci responsabili della situazione di degrado attuale. Se possiamo fare qualcosa per rimediare….

Non ce la prenderemo con il signor Cazzullo, che in fin dei conti fa il suo lavoro, e lo stipendio lo deve prendere anche lui, se lo deve meritare. Chi lo paga non è un piccolo giornale, ma uno dei due grandi gruppi editoriali che si spartiscono il “libero pensiero” in Italia.

Non a caso egli cita il Bocca della “Napoli siamo noi”, pagato dal gruppo concorrente. Non ce la prenderemo con la sua ignoranza sulla situazione del Sud al momento dell’unificazione, sulle ruberie e i saccheggi dei piemontesi. In fin dei conti la storia la scrivono i vincitori, frase tanto banale quanto vera.

Quindi Signor Cazzullo, lei ha fatto bene. Non fa nient’altro che rinfocolare vecchi luoghi comuni e pregiudizi, e noi sappiamo quanto questi siano strumentali a chi il potere lo detiene davvero, a chi grazie a queste ‘illuminazioni’ continua a fare ciò che deve fare…a chi magari non suona il clacson appena il semaforo si fa rosso, a chi magari è di un’educazione straordinaria, una persona per bene, sorridente e lindo, dentro e fuori…a chi paga le tasse e non conosce arroganza ma solo tanta disponibilità.

A chi ha una faccia onesta. Ci viene in mente un monologo di Gaber (che era milanese ma noi non abbiamo pregiudizi quando si tratta di uomini liberi) su queste facce: “facce che straboccano di solidarietà. Facce da mafiosi che combattono la mafia; facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta. Facce scolpite nella pietra che con grande autorevolezza sparano cazzate.

Non c’è neanche una faccia, neanche una con dentro il segno di qualsiasi ideale. Una faccia che ricordi il coraggio, il rigore, l’esilio, la galera. C’è solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, l’avidità più schifosa, dentro queste facce impotenti e assetate di potere, facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno”.

Non ce la prenderemo quindi con la faccia del signor Cazzullo, che fa bella mostra di sé accanto al suo articolo. Ce la prendiamo invece con i meridionali. Quelli che magari hanno letto, e non hanno avuto un sussulto. Quelli che magari hanno pensato ‘ però, ha ragione’. Quelli che magari domani comprano il corriere e leggono il signor Cazzullo. Quelli che penseranno che in fin dei conti non siamo civili, questo è vero.

Quelli che non sanno o fanno finta di non sapere. Come fa Cazzullo: che non spende una parola sugli attori di un sistema che vive per definizione sulla rapina generalizzata: al Sud Italia come ovunque. Sui fautori di un modello esistenziale che ci sta distuggendo Ma questa è un'altra storia: ce la possono raccontare gli iracheni, tra poco gli iraniani…i nuovi meridionali.

Noi l’abbiamo dimenticata. E ci teniamo il Cazzullo di turno, che fa il suo lavoro. E i politici fanno il loro, come i finanzieri, i banchieri. E noi? Ma noi siamo meridionali: deve passare la nottata….magari una bella notte bianca, per dimenticarci tutto.


La Redazione





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Fonte:
Corriere della Sera – Rivista Magazine – Giovedì 19 gennaio 2006
GIU’ LA MASCHERA
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di ALDO CAZZULLO

Italiani Borboni? Così ci ha fatti il Sud

Come tutti i grandi libri, il Cavour di Rosario Romeo non invecchia mai. anzi ci fornisce utili elementi di comparazione con il presente. Anche il primo capo dì governo della storia unitaria era uno dei più ricchi del Paese: al momento dell'ingresso in politica, poteva contare su un patrimonio di circa 4 milioni di lire dell'epoca; che però alla morte, avendo il conte trascurato gli affari per il bene comune, si erano pili che dimezzati. Di   grande interesse, per noi avvezzi alle dispute tra Schifani e Bordon, è poi il confronto tra Cavour e Massimo D'Azeglio sul Mezzogiorno. In estrema sintesi, l'Azeglio è contrario all'integrazione; meglio lasciare ì meridionali a se stessi e al loro destino.


Cavour invece insiste per una piana unificazione e per un'opera di pedagogia politica, li dibattito assumo talora toni che alla sensibilità contemporanea suonano odiosi, e certo si basa su un pregiudizio negativo: mentre Vittorio Emanuele sì trovò bene a Napoli, Cavour non era mai stato più giù di Firenze in vita sua, la sua era la “patria alpina” di cui scrive Giorgio Bacca nel Provinciale, la madre svizzera veniva da una famiglia ugonotta francese, se aveva qualche giorno libero il conte partiva per Ginevra o per Aix.


Però intelligenze ammirate in tutto le cancellerie d'Europa - Cavour apprezzato da Napoleone III, Metternich, Bismark, Palmerston, l'Azeglio in grado di fare un trattato, un romanzo, un quadro con la facilità con cui Calderroli si mette le dita noi naso – forse proprio tutti i torti non avevano, quando pensavano che la classe dirigente protagonista dopo 15 secoli del l'unificazione d'Italia avesse qualcosa da insegnare alle terre dove la corruzione prevaleva sull’amministratone a la fuga sul dovere militare.


Vista oggi. l'Italia è andata invece meridionalizzandosi nelle grandi cose come nelle piccole; dal peso del malaffare nella vita pubblica all'uso mediorientale del clacson nel traffico, dallo scandalo permanente all'elusione fiscale alle piccole prepotenze dì strada. Per questo è difficile non concordare sul titolo dell'ultimo libro di Bocca, Napoli siamo noi, Perchè, se non sapremmo dire dove siano oggi i Ricasoli o i Minghetti, si vede bene dove sono i Borboni: dappertutto.



“D’Azegllo voleva lasciare il Sud a se stesso, Cavour invece valeva educarlo. Oggi l’Italia si è meridionalizzata e si vede bene dove sono i Borboni: dappertutto.”



Italiani Borboni? Così ci ha fatti il Sud


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Fonte:
Libero - Venerdì 20 gennaio 2006

APPUNTO

CostantiNapoli

Il 12 gennaio sono tornato da Istanbul vomitando (un'intossicazione alimentare, forse uà1 influenza- non ho ancora capirlo) e la prima notizia che ho letto su un giornale italiano è stata questa: “In Turchia primo caso umano dì aviaria”.


Dopodichè sono stato male per altri tre giorni, e insomma ho consolidato la mia eccellente impressione sulla Turchia dopo esserci tornato per la terza volta.


Io, a coloro che parlano di Turchia in Europa, ripeto sempre la stessa cosa: andateci e poi ditemi, ditemi se potrà mai essere Europa. Però in questo caso mi hanno un po' fregato. Una giuda turca, di fronte al caos, alla puzza orrenda, alla sporcizia indicibile, alla coltre di smog, al traffico pazzesco, ai clacson impazziti, agli aromi delle spezie che si mischiano alla puzza di piedi delle Moschee, ai vicoli dove tutti vendono tutto, ma proprio tutto, e dove è tutto falso, rifatto, contraffatto, dove non trovi un bagno, dove se lo trovi è solo per uomini, laddove il canto registrato del muezzin ti stordisce e ti confonde, questa guida turca, insomma, ha detto: «CostantiNapoli».


E addio. Ha ragione lui. Così come ha ragione Giorgio Bocca ad aver intitolato un suo libro Napoli siamo noi. Così come ha ragione Aldo Cazzullo del Corriere detta Sera nel dire che l'Italia è andata meridionalizzandosi, che i Borboni sono ormai dappertutto. Quisquilie a parte (diritti civili, libertà represse, religioni proibite) loro possono sempre additare il tuo passato, spesso il tuo presente, e dirtelo: CostantiNapoli.


Filippo Facci



Italiani Borboni? Così ci ha fatti il Sud


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Fonte:
Il Giornale - Venerdì 20 gennaio 2006

Prima pagina

Il Giornale - Venerdì 20 gennaio 2006 - Prima pagina

Il Giornale - Venerdì 20 gennaio 2006 - Prima pagina




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Ringraziamo l'amico FDv che ci ha postato copia del Giornale del Regno delle Due Sicilie.

Webm@aster - 22 gennaio 2006
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Giornale del Regno delle Due Sicilie n. 51 anno 1853 lunedì 7 marzo, pag. 204


Giornale del Regno delle Due Sicilie n. 51 anno 1853 lunedì 7 marzo, pag. 204





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