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Avvenire - 28 SETTEMBRE 2000
MAURIZIO BLONDET

VIETATO FARE STORIA

I laici insorgono a difesa del Risorgimento: prevale un "revisionismo" a senso unico?
Tra i cattolici giudizi differenti. Rumi: "Penoso che ci si voglia arrogare il diritto di censura". Traniello: "Ma così s'indebolisce l'identità italiana" 
 

La patria è in pericolo. "Ritornano gli sconfitti della storia"; le forze "fanatiche", "reazionarie" e "sanfediste" dell'anti-Risorgimento sono lanciate in "una aggressione contro i principi laici e liberali che sono parte fondante della Costituzione repubblicana", con "propositi di erosione dell'assetto democratico della società".


È Alessandro Galante Garrone a gridare ieri quest'allarme un po' spropositato in prima pagina di La Stampa con un articolo - anzi un appello "firmato già da 66 intellettuali" - di chiamata alla Nuova Resistenza: i sanfedisti assetati di rivincita "devono essere respinti". La loro "provocazione è inaccettabile per l'Italia civile".


Con chi ce l'ha? Con il tentativo, spiega, "nel meeting di Comunione e Liberazione" di denigrare il Risorgimento.


Quell'evento già dimenticato dalla cronaca continua a irritare i custodi universitari della Storia. Anzi, l'irritazione cresce più il tempo passa. Galante Garrone è solo l'ultimo a insorgere. Sempre su La Stampa, nella "data emblematica del 20 settembre" (sic) tre storici come Galasso, Salvadori e Tranfaglia hanno già gridato la loro indignazione per "il revisionismo" della "parte più primitiva del clericalismo italiano".


Il 22 settembre su Repubblica Salvadori rincara: è "un revisionismo da combattere". Il 26, un altro storico torinese, Angelo d'Orsi, torna su La Stampa a spiegare: è vero, la "revisione è l'anima della storia". Ma essa va strappata dalle mani "degli ideologi di turno, siano i neointegralisti papisti o gli ammiratori del duce, per arrivare fino ai negatori dei campi di sterminio nazisti". Solo "la cultura democratica e razionalista conosce l'unico modo serio di essere revisionisti".


Conclusione (nel titolo): "Il revisionismo è di sinistra", altrimenti è un delitto. Esagerano? "Quel che più spiace, è constatare che questa "ingiunzione a tacere" viene da storici che sanno il loro mestiere", risponde lo storico Giorgio Rumi. "Io sono un cattolico che difende il Risorgimento, penso che l'Unità d'Italia sia stata un bene; non per questo vilipendo chi combatté per i Borboni. Da una parte perché i cosiddetti "vinti" sono miei concittadini. Dall'altra perché so che il Risorgimento non fu la lotta fra Luce e Tenebre, fra Progresso Laico e Reazione cattolica, raccontata da una certa versione ufficiosa. I fatti e le persone furono molto più complessi.


Cavour e Ricasoli erano dei cristiani. Visconti Venosta, il ministro degli Esteri che preparò le condizioni per la presa di Roma, visse una crisi di coscienza che trascinò per vent'anni. Il tenente che aprì a cannonate la breccia di Porta Pia finì frate di clausura. Nel Conclave del 1849, l'Austria mise un veto sull'elezione di Mastai Ferretti, il futuro "reazionario" Pio IX, perché lo giudicava troppo liberale".


Aggiunge Rumi: "Mi pare penoso che quegli storiografi si arroghino un diritto di censura su chi interpreta i documenti in modo diverso. Come se usassero la storia per sacralizzare un assetto istituzionale di fatto, anziché per scoprire come è davvero andata. La storia non si scrive per difendere "la linea giusta".


La generazione di Galante Garrone è quella che, giustamente, si disgustò della "romanità" recitata dal fascismo. Dovrebbe dunque essere in grado di capire che i giovani di Cl, proprio in quanto giovani, fanno la stessa cosa: sentono finta la versione autorizzata del Risorgimento, non ci si ritrovano, la sfidano. E la sfida intellettuale, poi, è il bello della ricerca, storica e scientifica". Ma la "generazione dei Galante Garrone" non ha accolto bene nemmeno la sfida di De Felice, la sua lettura del fascismo.


"Giovanni Volpe fece lavorare alla Enciclopedia Italiana degli storici che sapeva bene essere antifascisti", racconta Rumi a modo di apologo: "Quanti di noi sapremmo, quanti saprebbero avere la stessa generosità intellettuale, oggi? Volpi fu grande in questo. E alcuni storiografi ufficiosi sono piccini". Dice Agostino Giovagnoli (storico alla Cattolica di Milano): "C'è poco di storico in questa chiamata alle armi degli storici.


Vedo un tentativo di risollevare una conflittualità, questa sì antistorica, fra cattolici e laici: e la provocazione della mostra di Rimini in fondo, fa comodo. Consente di gridare "al lupo" per un lupo di carta. In realtà, oggi, laici e cattolici sono entrambi minoranza di fronte a una società flaccidamente adagiata nel vuoto di valori e progetti".


Un altro storico, Francesco Traniello, docente di storia contemporanea a Scienze Politiche a Torino, giustifica: "L'eccesso d'allarme di tanti storiografi laici, fra cui ho molti amici, nasce dal fatto che quella mostra sull'"altro Risorgimento" ha coinciso, del tutto casualmente, con la beatificazione di Pio IX. Per di più in un passaggio politico, dove è opportuno "tener fermo" (lo raccomanda anche il Papa) un certo grado di unità nazionale, contro derive disgreganti. E la reazione del campo laico è resa più esasperata da un fatto: il tipo di argomenti scelto dalla "provocazione" di Cl non appartiene agli argomenti polemici tradizionali di quella che Spadolini chiamò "l'opposizione cattolica", che è poi più il cattolicesimo sociale che quello liberale. Quelli, non sono mai giunti ad attaccare il mito dello Stato nazionale, a ridurre il Risorgimento a oppressione criminosa. Del resto, anche molti cattolici non mi pare siano stati contenti di quelle uscite cielline...".


Appunto: i ciellini sono giovani d'oggi. Non chiedono a nessuno il permesso di pensare. "D'accordo. Non ci sono argomenti-tabù.


Ma si deve sapere che nel campo laico certi nervi sono più scoperti. Mi sentirei di invitare tutti a più reciproca tolleranza.


Qualche elemento comune deve pur restare ed essere difeso da tutti". Franco Cardini è canzonatorio: "Nel momento in cui tutti, destra e sinistra, sono (a parole) per rifare l'Italia in senso federale, come scandalizzarsi che qualcuno rilegga la storia dell'unificazione nazionale? E poi, l'area culturale che ci ha rotto per anni le orecchie col "vietato vietare", ora vuol vietare una lettura storica che discute la storia ufficiale. Mi sembra che i veri clericali siano proprio loro, i difensori d'ufficio della versione "intoccabile" del Risorgimento". E Pietro Scoppola? "Non posso rispondere", si scusa, "perché sto giusto scrivendo un articolo per Repubblica sul tema sollevato da Galante Garrone. Anche in risposta della sciagurata manifestazione anticlericale del 20 settembre". Lo leggeremo..


 

 

 

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