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GUAZZABUGLIO ELLENICO

Zenone di Elea

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RdS, 10 luglio 2015

Erano andati al potere col 35 per cento ed hanno vinto il referendum col 61 per cento. Non perché i greci siano diventati tutti comunisti, solo perché in Grecia vi è una vera e propria crisi umanitaria (con migliaia di persone che non hanno più soldi né per riscaldarsi né per curarsi) e la gente disperata non ha nulla da perdere, quindi cosa se ne frega dell’euro?

Ora chi ha vinto il referendum col 61 per cento si trova a dover lavorare per quelli che han perso e che vogliono restare nell’euro ad ogni costo.  Tra questi fans dell’euro ci sono soprattutto quelli che gli euro li hanno e anche quelli che in questi anni di finanza allegra ci hanno guadagnato di più, magari rubando anche di più.

Sono i paradossi della storia: chi vince poi lavora per gli altri, per gli avversari. Per necessità, per incapacità o per interesse a conservare le poltrone.

Ovviamente conosciamo l’operato del governo TZIPRAS dai giornali, quindi il nostro ragionamento si basa su questa conoscenza.

Ci domandiamo, ad esempio, come mai sulla stampa si lamenti il mancato contrasto alla corruzione e agli evasori (tra cui primeggerebbero gli armatori, che appartengono alla più grande flotta mercantile del mondo, non dimentichiamo questo dettaglio quando si parla di Grecia) (1), da parte di un governo che dovrebbe fare dell’opera di redistribuzione del reddito, facendo pagare chi ha di più, la propria missione. Non trovando una risposta logica convincente al nostro quesito, sulla non incisiva lotta alla corruzione e alla evasione, ci viene qualche retropensiero.

Nel febbraio 2014, con una inchiesta del New York Times gli americani hanno fatto scalpore evidenziando le responsabilità tedesche nel fomentare la corruzione in Grecia. Ci viene il dubbio che per placare quel grosso polverone, si sia lasciato vincere SYRIZA per spostare i riflettori altrove. Cambiare i governi aiuta. Sposta l’attenzione su altri temi alimenta la polvere, si rimescola tutto e ci si può mimetizzare.

Intanto si affinano le strategie per conservare soldi e potere e far pagare il conto sempre agli stessi, a quelli che hanno meno.

Di ingarbugliare le acque in Grecia ce n’era bisogno, eccome, negli ultimi quindici anni una vera e propria giostra di miliardi vedeva coinvolta una classe politica, la cui migliore qualità sembra sia stata quella di lasciarsi corrompere da aziende straniere.

Poi vaglielo a spiegare all’operaio tedesco (o padano!) che sono straniere le società che hanno versato fiumi di denaro per accaparrarsi commesse dalla Grecia:

La Grecia, un piccolo paese, da decenni tiene il primato europeo delle spese militari, campo in cui le tangenti sono all’ordine del giorno. Chiaro che la responsabilità primaria è del sistema politico greco, fondamentalmente marcio, che si è lasciato corrompere, ma conoscere i dettagli (2) aiuta a comprendere meglio la storia di questi anni.

Se poi si leggono i dati inerenti il rapporto PIL/debito si resta stupefatti dalla impennata che ha avuto nell’era euro:

Debito pubblico in percentuale del PIL - Fonte: Eurostat
AnnoGermaniaGreciaSpagnaUnione

Europea

FranciaItaliaPaesi

Bassi

Regno

Unito

200060,2%103,4%59,4%61,8%57,3%108,6%53,8%40,5%
200159,1%103,7%55,6%60,9%56,9%108,3%50,7%37,3%
200260,7%101,7%52,6%60,3%58,8%105,4%50,5%37,1%
200364,4%97,4%48,8%61,9%62,9%104,1%52%38,7%
200466,2%98,6%46,3%62,2%64,9%103,7%52,4%40,3%
200568,6%100%43,2%62,7%66,4%105,7%51,8%41,7%
200668%106,1%39,7%61,5%63,7%106,3%47,4%42,7%
200765,2%107,4%36,3%58,9%64,2%103,3%45,3%43,7%
200866,8%112,9%40,2%62,2%68,2%106,1%58,5%51,9%
200974,6%129,7%54%74,5%79,2%116,4%60,8%67,1%
201082,5%148,3%61,7%80,2%82,7%119,3%63,4%78,4%
201180%170,3%70,5%82,7%86,2%120,7%65,7%84,3%
201281%157,2%86%85,5%90,6%127%71,3%89,1%
201378,4%175,1%93,9%87,4%93,5%132,6%73,5%90,6%

Le ricette imposte dall’Europa hanno portato in Grecia centinaia di miliardi che son serviti solamente a far passare di mano i titoli del debito sovrano greco, non sono serviti a risanare l’economia né  a stroncare la corruzione, è esplosa la disoccupazione (dal 7% al 25%) e sono calate le entrate fiscali dello Stato, insieme al Pil (-25%).

 “Grecia sull'orlo del crack: rendimento dei titoli di stato alle stelle. Spread sul bund oltre i 1.000 punti” recitavano diversi giornali nell’aprile del 2011, a proposito della situazione greca. Da questi allarmi si giunse ad una vera e propria ristrutturazione del debito. “Nel complesso, il 97% del debito ristrutturabile viene nei fatti ristrutturato, causando una riduzione netta di debito di 92 miliardi di €.” scrive Marcello Minenna (3).

Per chiudere, un commento del lontano 2009 di un anonimo investitore che stava decidendo se acquistare obbligazioni elleniche con scadenza 2024:  “quanto al default dell'emittente ritengo che sia molto poco probabile, in zona Euro, in fondo, siamo tutti sulla stessa barca”. E un altro ribatteva “io non ci credo al default di uno stato europeo”.

La moneta si basa sulla fiducia, fin dalla sua nascita, nessuno sa quando all’orizzonte appare il black swan, tutto diventa cupo e si scatena il si salvi chi può.

Per questo, probabilmente, tutti hanno paura della Grexit.


___________

(1) Tra gli armatori greci si annoverano i maggiori patrimoni planetari! Conservano privilegi fiscali previsti da vecchie norme costituzionali. Privilegi che secondo molti andavano cancellati da tempo. L’armatore Emanuele Grimaldi, presidente di Confitarma, in una recentissima dichiarazione afferma che gli armatori sono ottimi contribuenti e pagano una tonnage tax in linea con le medieeuropee e bisogna evitare che emigrino.

(2) Vi consigliamo la lettura di due articoli: “Perché è tedesca la corruzione greca“ (http://ilmanifesto.info/perche-e-tedesca-la-corruzione-greca/); “So Many Bribes, a Greek Official Can’t Recall Them All“ (http://www.nytimes.com/2014/02/08/world/europe/so-many-bribes-agreek-official-cant-recall-all.html).

(3) “La Grecia e la perdita di sovranità sul debito pubblico nazionale - breve storia del grande trasferimento dei rischi sul debito greco dalle banche core verso i governi nazionali dell’eurozona” di Marcello Minenna.

























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