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FAVOLIERI, DAMERINI E BRIGANTI

Zenone di Elea 

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Febbraio 2014

Noi siamo davvero un popolo incredibile. Passiamo dalla lista dei primati alla più pura e dura iconoclastia. Da favolieri a esecutori sommari.

Che la figura di Crocco fosse controversa (disertore, garibaldino, brigante, in certe riviste ottocentesche veniva rappresentato come un serpente, serpungola per dirla alla Crocco) è così evidente che lo comprende anche un bambino. Non occorre appartenere alla Crusca. Che, però, si pretenda che fosse un damerino uscito da una accademia (tipo il Real Collegio alla Nunziatella tanto per restare in casa) e che anticipasse coi suoi comportamenti le Convenzioni di Ginevra ci pare francamente ridicolo.

Utilizzare il diario di Borjes per delineare la figura di Crocco è come sparare sulla croce rossa. Chi era Borjes? Un idealista, un cavaliere d’altri tempi formatosi alla scuola militare di Lerida che dalle stanze ovattate della nobiltà catalana finisce nei boschi di Lagopesole in mezzo a degli “straccioni” senza arte né parte che combattono prima che per il trono e per l’altare per se stessi. La resistenza antipiemontese fomentata e foraggiata dai sovrani in esilio a Roma aveva solo fornito a contadini e pastori un pretesto di ribellione. Con i decreti in Sicilia (il 2 giugno del 1860 Garibaldi firmò il “Decreto di Palermo”) e Calabria (il 31 agosto del 1860 Garibaldi firmò i “Decreti di Rogliano”) il furbo eroe dei due mondi aveva scatenato le speranze che chi avesse combattuto per la patria avrebbe avuto in dono la terra. Speranze che erano andate deluse ben presto e si erano imbracciate le armi.

Per aver ragione di costoro – molto più pericolosi di un Borjes – si vararono norme di guerra con sospensione delle garanzie statutarie, a sud si dovette scegliere tra lo stare con i fucilati o con i fucilatori.

Pensando ai tanti “Crocco” passati per le armi in nome della libertà, mi vengono in mente le parole (tratte da l’Acte II de la pièce “Et les chiens se taisaient”) di Aimè Cesaire, il poeta della Martinica che combatté contro il colonialismo francese:

«LE REBELLE

Mon nom: offensé;

mon prénom: humilié;

mon état: révolté;

mon âge: l'âge de la pierre.

LA MÈRE

Ma race: la race humaine.

Ma religion: la fraternité».

I nostri contadini, i pastori, i senza terra si trovarono loro malgrado a combattere una sporca guerra partigiana e come in tutte le guerre troviamo i Tardio (avvocato di Piaggine), i Romano (alfiere borbonico), i Monaco (prima borbonico e poi garibaldino) e troviamo pure i Crocco e il suo compariello Nicola Summa detto Ningo Nanghe.

 E questo mi fa tornare alla mente il termine “grattugiani” che usava un avventore emiliano, in vacanza sulla riviera romagnola, nel bar dove io lavoravo come barista nel lontano 1974 – per chi non l’avesse capito si riferiva ai partigiani della resistenza al nazi-fascismo.

Per concludere, noi pensiamo che non fosse moralmente superiore a un Crocco, ad esempio, un Monaco (passato coi garibaldini durante quell’assurdo e per certi aspetti misterioso disarmo di oltre diecimila soldati borbonici da parte di Garibaldi a Soveria Mannelli) e riteniamo che saremo veramente liberi quando avremo il coraggio di intitolare una piazza o una sezione di partito al “Generale Carmine Donatello Crocco”.























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