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Da diversi anni cercavo questo libro per leggerlo e per metterlo online, a riprova che noi non siamo chiusi ala ricerca e il nostro revisionismo non è ideologico, ma se vi fa piacere liquidarci come borbonici accomodatevi pure. Noi continueremo a studiare e a dare il nostro contributo alla storia di questo paese e delle terre a sud del Tronto in particolare.

Antonio Scialoja nel 1841 ottiene da Ferdinando II, per i suoi meriti scientifici, la laurea «gratuita e senza esami» in giurisprudenza.

Nel 1846 divenne professore di economia politica all'Università di Torino.

Nel 1848 fu Ministro dell'Agricoltura e del Commercio nel governo liberale di Carlo Troja.

Dopo la repressione del 1849 si rifugiò nel regno di Sardegna.

Nel 1860 divenne Ministro delle Finanze nel governo provvisorio di Garibaldi.

Fu uno dei principali artefici della fusione delle economie dell'ex Regno delle Due Sicilie con gli stati Sardi, su rigide basi liberiste.

Fu segretario generale al Ministero dell'Agricoltura nel primo Governo, consigliere della Corte dei Conti e senatore dal 1862, Ministro delle Finanze nel secondo Governo La Marmora e nel secondo Governo Ricasoli, Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Lanza e nel secondo Governo Minghetti.

Questo suo famoso scritto sui bilanci del Regno di Napoli fece molti danni all’immagine del Regno Napolitano. Sinceramente, più che sulla forza dei numeri si basa sulla propaganda spicciola con affermazioni del tipo “Il Monarca assoluto, si spendendo che risparmiando molti milioni dalla sua lista civile, può farne strumento di oppressione. Il Principe costituzionale, spendendoli, può accrescere importanza allo Stato.”.

Il ministro delle Finanze Antonio Scialoja nel 1866 fu il propugnatore e lo strenuo difensore del corso forzoso, che tanto bene fece alla Banca Nazionale e mise fuori gioco il Banco di Napoli.

Leggiamo sul Foglio del 18 dicembre 2011:

“Piangeva Antonio Scialoja, ministro delle Finanze del governo La Marmora, nell’annunciare alle Camere, il primo maggio 1866, che la convertibilità della lira in oro e argento veniva sospesa per introdurre un corso forzoso di tutti i biglietti. Nemmeno quel brillante professore napoletano forgiato alla temperie risorgimentale seppe trattenere le lacrime; al pari, un secolo e mezzo dopo, di Elsa Fornero, adusa a ben altre battaglie, ben più accademiche. Con Scialoja piangeva l’Italia intera: nel 1865 l’erario aveva dovuto spedire all’estero 85 milioni di lire per pagare gli interessi e il capitale investito dagli stranieri ammontava a un miliardo e 170 milioni. Il paese era in default, non restava che alzare il ponte levatoio e stampare moneta. Due anni dopo, il generale Luigi Menabrea impose pure la tassa sul macinato.”

Zenone di Elea – 4 dicembre 2013

BILANCI 

DEL REGNO DI NAPOLI E DEGLI STATI SARDI 

CON 

NO'I'E E CONFRONTI

DI 

A. SCIALOJA 

TORINO 

SOCIETÀ EDITRICE ITALIANA DI M. GUIGONI 

1857 

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

CAPO I

Nota preliminare e testo de bilanci. 

Nella collezione delle leggi napolitane leggesi un decreto del 30 aprile 1851 così concepito: «Art. 1. Lo stato discusso generale deglintroiti presuntivi della Nostra tesoreria generale per lo corrente anno 1851 si rimane determinato, salvo le variazioni, per ducati 27,391,617, ecc. « 2. Gli stati discussi degli esiti per lo servizio delle reali segreterie e ministeri di Stato nello scorso anno 1851 si rimangono fissati come segue: 

Lo stato discusso della Presidenza
del Consiglio de' Ministri a... Duc.

87,906
degli affari esteri a.............................................. 299,870
di grazia e giustizia a.......................................... 799,240
degli affari ecclesiastici ed istruzione pubblica a   364,023 95
delle finanze a.................................................... 13,710,294
dell' interno , ramo interno a........................... 1,387,647 19
e interno, ramo di polizia, a............................. 197,662
de' lavori pubblici a........................................... 1,644,560 92
del ministero di guerra e marina......................
ramo di guerra  a................................................. 10,567,682
ramo di marina  a................................................ 2,000,000

3. Il DEFICIT IN DUC. 3,667,289 06 risultante dalla controposizione delle somme occorrenti per diversi servizi dello Stato, secondo gli stati discussi di sopra mentovati, coglintroiti presunti pel corrente esercizio 1851, verrà a ripianato con giro di fondi, e con altre operazioni finanziere le meno onerose aglinteressi del regio erario, da proporcisi dal nostro Ministro Segretario di Stato delle finanze a seconda de bisogni della tesoreria generale. Dal 1851 al 1855 inclusivamente non vi furono altri decreti relativi a bilanci, se non due, de quali uno del 29 gennaio e laltro del 15 febbraio 1855.Questi due decreti elevano le spese della guerra ed 11,508,000 di ducati e della marina a ducati 2,003,000. 

Il 9 e 29 gennaio e l11 febbraio 1856 erano in fine pubblicati tre nuovi decreti, con uno dei quali approvavasi lo stato discusso de lavori pubblici in ducati 2,0711,3211 e grana 55; e cogli altri due i bilanci della guerra nella somma di ducati 11,848,567, e. della marina in ducati 2,260,000. 

Non creda pertanto il lettore che a questi decreti, pubblicati a sbalzo e quasi per modo eccezionale, sieno uniti gli stati dellentrata e delluscita, di cui parlano. Questi stati che in Napoli diconsi discussi, quantunque non sieno sottoposti ad alcuna specie di discussione, sono preparati dai Ministri ed approvati dal Re, ma rimangono del tutto segreti (1). 

Non pertanto alcuni mesi or sono un mio amico mi faceva dono degli stati discussi napoletani del 1856; accertandomi di averne estratta la copia in Vienna da un esemplare che un alto personaggio aveva colà ricevuto da Napoli, e teneva per autentico. 

Veramente questautenticità è confermata da molte prove, di cui due sono le principali: 

La prima è che dopo gli stati concernenti lentrata generale e le spese di sette dicasteri, nella copia che mè stata rimessa, leggesi una nota per avvertire che sino a quel punto non si era pel 1856 nulla mutato agli stati discussi del 1851: e per fermo le somme di ciascuno di quegli stati corrispondono a quelle indicate nel decreto che approva il bilancio del 1851, e che qui sopra ho trascritto. 

La seconda è che le mutazioni concernenti gli altri dicasteri, consistono nellaver separato il ministero di polizia dallinterno; ed in realtà questa separazione ebbe luogo dopo il 1851: non che nello accrescimento delle spese per la guerra e per la marina, ed anche pe lavori pubblici che comprendono il mantenimento delle prigioni, de bagni e de relegati; il quale accrescimento è precisamente uguale a quello che venne sancito co decreti testé indicati. 

A tal modo, fatto certo della esattezza del documento che tu era venuto alle mani, mi sono risoluto di pubblicarlo, col corredo di alcune note e della menzione di que fatti economici e statistici, da quali può trarsi luce per la disamina che ne andrò facendo. Cotesti fatti, per quanto risguardano il regno di Napoli, gli ho desunti da informazioni che con molto stento mi è riuscito di procacciarmi; ma che reputo precise e giuste. 

Nelle note non è proposito deliberato di giungere a prestabilite conclusioni, non sussiego scientifico, non pretensione di fare una critica amministrativa, la quale richiederebbe un grosso volume, né pure una esposizione del sistema finanziario napolitano comparato col sardo. 

(1) Solo nel 18118 In pubblicato dal governo costituzionale il bilancio del 181|7, applicato a quest'anno, e parte del bilancio pel 18119. Mi gioverò anche di questi documenti. 

Mi propongo soltanto di dare una idea un po meno erronea di quella che generalmente si ha delle finanze napolitane, e di evitare la mala intelligenza di quelle parti del bilancio, la cui apparenza è diversa dalla realtà, e che per essere intese hanno duopo della dichiarazione di consuetudini o di istituzioni, di usi o di abusi all'atto speciali e proprii del paese. 

Ed acciocché le note riescano più spiccate, e nel tempo stesso acquistino una importanza pratica ed attuale, le andrò facendo per via di confronti col bilancio sardo, e propriamente con quello del 1857, discusso per davvero in Parla mento, ed approvato nel primo semestre del 1856. 

Ho preferito a termine di confronto questultimo bilancio, perché essendo stato presentato alla Camera elettiva ne primi mesi del 1856, fu realmente preparato in sul finire del 1855; tempo in cui il Ministero napolitano compilava il suo pel 1856. In una delle apologie delle finanze di Napoli stampata nel Belgio e di cui farò più speciale menzione qui appresso, leggonsi queste parole «Vouloir comparer le désastre économique du Piémont, avec la finance napolitaine, dont lassiette est un MODEL (i caratteri maiuscoli sono nel testo) dadministration et de prospérité, cest tout bonnement une misérable effronterie.» 

Questo giudizio anticipato del mio lavoro non mi sgomenta. Non si adira mai tanto chi ha ragione Se i numeri e i fatti stanno per voi, perché temere il confronto? non sarà questa la migliore delle apologie che potrete mai sperare?

Forse vi spiace che ci si ragioni sopra. Ma non è mia la colpa se la statistica ed il raziocinio sono due nemici indomabili di coloro che amano il segreto e lapparenza. Essi dicono il vero così a popoli liberi ed a Re costituzionali come a Principi assoluti ed a popoli loro soggetti.

BILANCIO NAPOLITANO

(pel 1856) 

INTROITO.

CAPO 1.Contribuzioni dirette.
Art. 4. Contribuzione fondiaria........................ Ducati 7,436,020
Art. 2, 3, A e 5.  Imposizione straordinaria.............. » 220,119
2. Ventesimo comunale.................................................» 164,069
3. Dazii indiretti (doganali) ¬ dritti riservati 10,860,000
4. Registro e bollo........................................................ » 1,240,000
5. Lotteria.................................................................... » 1,300,000
6. Amministrazione generale delle poste.................... » 260,749
7. Amministrazione generale delle monete................ » 88,800
8. Cassa d'ammortizzazione e Demanio pubblico....... » 607,006
9. Cassa di sconto......................................................... » 60,000
10. Ritenute fiscali......................................................... » 954,300
11. Introiti diversi.......................................................... » 190,028
12. Arretrati per diversi rami d'esercizi chiusi.............. » 10,000
13. Somme che si esigono per conto della Commissione di beneficenza........................................................... » 26,596
14. Regia strada ferrata................................................. » 200,000
15. Prodotto per la collezione delle leggi vendute dalla Stamperia Reale ai Comuni e altri stabilimenti...... » 15,000
16. Quota della Sicilia sopra pesi comuni..................... » 3,760,930
Totale degli introiti.................... Ducati 27,391,617


II 

ESITO PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.


CAPO1    a    7 Mantenimento del Ministero................ Ducati 33,948
3    a    9 Real Segreteria particolare di Sua Maestà..... » 4,820
10    a    11 Stamperia Reale........................................ » 27,310
12    a   15 Reali Ordini cavallereschi............................... » 21,828
Totale...................... Ducati 87,906
AFFARI ESTERI.

CAPO1 a 4. Mantenimento del Ministero................... Ducati 42,52
5 a 8. Mantenimento degli impiegati all'estero........ » 214,652
9 a 10. Mantenimento dei Corrieri di Gabinetto........ » 10,880
11. Spese imprevedute.......................................... » 31,820
Totale.......................... Ducati 299,870
GRAZIA E GIUSTIZIA.
CAPO1 a 5. Mantenimento del Ministero....................Ducati 50,328
6 a 7. Corte suprema di giustizia.............................. » 64,400
8 Gran Corti civili............................................... » 98,500
9. Gran Corti criminali........................................ » 198,220
10 - 11. Tribunali civili................................................. » 107,780
12. Gettoni ai Giudici del commercio................... » 2,500
13 a 14. Mantenimento delle officine delle Corti e dei Tribunali........................... » 161,922
15 a 25. Altre spese ed indennità................................. » 46,066
26 a 36. Consulta di Stato...................................... » 69,544
Totale.......................... Ducati 799,240
AFFARI ECCLESIASTICI.

CAPO1 a 5. Mantenimento del Ministero................... Ducati 33,571
6. Assegnamenti a diversi)............................. » 2,263
7. Mantenimenti di Chiese.............................. » 4,174
8. Largizioni e limosine a corporazioni religiose 4,669
9. Fondo per riparazione di Chiese.................. » 4,090
10 a 14. Feste, missioni ed altre spese....................... » 4,000
Totale............................... Ducati 52,767
ISTRUZIONE PUBBLICA
(ora riunita agli affari ecclesiastici).

CAPO1 a 3. Ministero........................................ Ducati 16,884
4 a 23. Pubblica istruzione, Università, Istituti, ec. ........ » 66,351    61
24 a 48. Musei, Biblioteche, Istituti di belle arti................ » 170,948    30
49 a 55. Teatri e spettacoli................................................. » 71,642   40
56 a 57. Spese generali....................................................... » 4,548      25
58 a 59. Spese provinciali................................................... » 64,118
i Totale........................Ducat 311,256   95
FINANZE.
CAPO1 a 8. Lista civile e servizio di Casa Reale   Ducati 1,842,205
9 a 11. Gran Corte de Conti 81,204
12 a 15. Direzione del gran Libro 29,372
16 a 19. Pensioni 1,368,300
20. Ruoli provvisori 310
21 a 24. Debito pubblico 5,721,799
25 a 29. Amministrazione generale delle monete 91,123
30 a 34. Segreteria e Ministero delle finanze 59,340
35 a 41. Tesoreria generale 211,727
42 a 43. Ricevitorie generali e distrettuali 233,600
44 a 52. Strada ferrata 149,000
53 a 60. Altre spese tra cui 580,000 d'imprevedute e straordinarie 643,800
61 a 68. Servizio interno del Ministero 38,851
69 a 82. Cassa d'ammortizzazione e demanio 111,491
83 a 91. Tavoliere di Puglia 20,271
92 a 103. Registro e bollo (Amministraz. gen.) 530,064
104 a 107. Direzioni provinciali di dazi diretti e demanio 97,356
108. Pagamenti per disgravi di tassa 40,000
109 a 116. Direzione dei reali lotti 315,798
117 a 131. Dazi indiretti (Amministrazione generale) 1,569,891
132 a 141. Poste e procacci (idem) 232,302
142 a 144. Altre spese 12,800
Totale   Ducati 13,710,294
INTERNO.
CAPO1 a 6. Ministero.................................................... Ducati 54,628 72
7 a 16. Amministrazione civile 172,014 34
15 a 24. Beneficenza 283,659 99
25 a 31. Stabilimenti di scienze ed arti 9196
32 a 39. Salute pubblica 31,770 44
40 a 42. Acque, foreste e caccia 50,045 70
43 a 46, Spese varie e spese straordinarie 786,332
Totale..................  Ducati 1,387,647 19



N.B. Sino a questo Ministero lo stato discusso del 1851 è stato prorogato sino al 1856.

POLIZIA.
CAPO1 a 8 .MinisteroDucati 51,188
9 a 19. Prefettura 146,474
Totale Ducati 197,662
LAVORI PUBBLICI.

CAPO1 a 6.4 MinisteroDucati 28,895
7 a 8. Prigioni 258,45
9 a 31. Condannati ai ferri od all'ergastolo a vita e presidiarli 306,164 60
32 a 33. Colonia di Tremiti e relegati. 84,197
34. Reduci da Venezia. 1,800
35 a 48. Amministrazione dei ponti e strade 869,239 94
49 a 53. Porti e togliere 111,000
SU. Strada ferrata da Nola a Sarno 56,709 81
55. Esplorazione «ed espletazione del bacino carbonifìco di Agnano 12,000
56 a 63. Amministraz. generale delle bonificazioni 109,14
64. Lazzaretti 1,000
65 a 81. Opere pubbliche provinciali 192,825 40
82 a 86. Valore di sopraimposte straordinarie versato alle Provincie 46,026
85 a 86. Spese varie e spese straordinarie 4868
Totale Ducati 2,082,324 55

GUERRA E MARINA. 


MARINA.
SPESE DI PRIMA GLASSE.
1. MinisteroDucati 21,820
2. Corpo amministrativo e dipendenze 59,334
3. Uffiziali di guerra 93,395
4. Cappellani naviganti e Sacerdoti locali 4,350
5. Chirurgi e Pratici naviganti 20,809
6. Impiegati agli ospedali 14,845
7. Genio marittimo 10,686
8. Real corpo dei cannonieri e marinai 311,091
9. Reggimento Real Marina 190,491
10. Parco d'artiglieria e Compagnia artefici 13,065
11. Istituti di marina 28,723
12. Corpo telegrafico 130,487
13. Pilotaggio 23,282
14. Macchinista, maestranze e fuochisti 79,635
15. Capitani di porto 14,797
16. Ufficiali alle classi 2,331
17. Armamento 165,018
18. Ospidalità a terra 18,252
19. Sussistenze militari 56,31
20. Averi degli ufficiali del Genio al servizio di marina 11,279
21. Tangente del Monte Vedovile 10,000
Totale della prima classe1,082,04


SPESE DI SECONDA CLASSE. Ducati
22. Legname 80
23. Canape, Olona e generi di sarziame 50,000
24. Ferro ed acciaio grezzo e lavorato 65,000
25. Rame grezzo e lavorato 30
26. Bronzo, stagno e piombo 6,000
27. Generi resinosi, colori ed assegni di pittura 66,000
28. Oggetti diversi e mobilio 20,000
29. Mano d'opera 180,000
30. Parco d'artiglieria e polvere da guerra 20,000
31. Lavori del Genio 56,000
32. Macchine a vapore e lavori a Pietrarsa 135,000
33. Osservatorio astronomico e biblioteca 1,000
36. Mantenimento dei posti 3,210
35. Medicine di prime cure 356
36. Carbon fossile 80,000
37, Materiali telegrafici 3,000
38. Conigli di guerra 530
39. Combustibili 10,000
40. Noleggi e trasporti. 1,000
41. Stampe  7,700
42. Spese di liti  200
43. Indennità di via 8,000
44. Arretrati 160,000
Totale della seconda classe 960,996
SPESE DI TERZA CLASSE.
65. Spese impreviste e straordinarie 19,000
Totale generale....................  ducati  2,260,000
GUERRA.
SPESE DI PRIMA CLASSE. Ducati
1. Corpo amministrativo  166,288,96
2. Uffiziali isolati 601,966 60
3. Guardia Reale  611,015 20
6. Corpi facoltativi 851,332 86
5. Gendarmeria Reale 536,223 31
6. Fanteria di linea 2,618,243 2&
7. Cavalleria di linea 613,005 91
8. Corpi svizzeri  890,039 66
9/ Corpi sedentanei 272,146 06
10. Opificio di Pietrarsa 877 92
11. Sussistenza 1,792,769 65
12. Vestiario  965,943 86
13. Berrettoni a pelo 2,100 00
16. Bardature 11,218 56
15. Rimonta 107,266 60
16. Ospitalità 692,195 11
17. Sussidio, giacitura è custodia dei detenuti 5,606 00
18. Tangente del Monte Vedovile 60,000 00
Totale della prima classe 10,336,165--
SPESE DI SECONDA CLASSE ducati
19. Genio 631,050.00
20. Artiglieria 400,000 00
21. Letti e paglia a terra 207,237 86
22. Mobilio delle caserme 23,085 16
23. Illuminazione e riscaldo dei corpi di guardia 16,124 58
24. Illuminazione esterna 9,775 16
25. Lavori topografici 8,000 00
6,000 00
27. Spese di giudizi militari 2,000 00
28. Mercede ai servi di pena 4,400 00
29. Trasporti, bagagli e convogli militari 44,000 00
30. Arretrati per esercizii chiusi 10,000 00
Totale della seconda classe................... Ducati 1,361,672
31. Razioni di passaggio, spese di posta ed altro 60,000 00
32. Oggetti impreveduti nello stato discusso 60,000 00
33. Arretrati della terza classe dell'anno scorso 32,730 16
Ducati 152,730 00
Totale generale.............. Ducati 11,848,567 00

RICAPITOLAZIONE.

Presidenza................  Ducati 87,910
Affari esteri 299,870
Grazia e giustizia 799,240
Affari ecclesiastici 52,767
Istruzione pubblica 311,256 95
Finanze . 13,710,294
Interno 1,387,647 19
Polizia 197,662
Lavori pubblici 2,082,324 55 55
Marina 2,260,000
Guerra 11,848,567
Totale delle spese 32,949,628 69 69
Entrata 27,391,617
Disavanzo preveduto ducati » 5,558,011 69
Ovvero in lire (a 4 50 per ducato) 25,011,000 52

(1) Il ducato, come peso di argento, è circa lire 4 40. Come moneta, si è cambiata in questi ultimi anni a prezzo altissimo, il quale è salito sino a 4 90, e non è mai disceso al di sono di 4 50. Diffatto il ducato è grana 100, delle quali, nel 1853, grana 22 40 compravano il franco; nel 1854 grana 21 35; nel 1855 da grana 21 10, a grana 20 75, ecc., ecc.; decrescendo anche sino al disotto di 20 50 e toccando un tratto le grana 20 10. 

BILANCIO SARDO (1857 discusso il 1856) (1)

I. 

BILANCIO ATTIVO.


Categoria4 a 7. Direzione generale delle gabelle (dogane , sali, tabacchi, polveri e piombi, gabelle, ecc.)
52,489,000
8 a 36. Direzione generale delle contribuzioni e demanio ( prediale , personale e mobiliare, patenti, vetture, sopra imposta per la riscossione, insinuazione, emolumento, ipoteche, successione, carta bollata, tassa sulle società, sulle manimorte, altri diritti e rendite demaniali, e proventi diversi)




62,265,550 65
37 a 38. Direzione dei lavori pubblici (strade ferrate ed altri redditi e proventi)
13,205,000
39. Poste 3,700,000
40. Consolati 260,000
41 a 43. Ministero dell'interno 960,352 30
44 a 45. Ministero dell'istruzione pubblica (meno 150 mila lire comprese tra le rendite delle contribuzioni e demanio)

41,510
46 a 50. 51 a 62. Amministrazione gen. delle zecche
225,9

Direzione generale del Tesoro (ritenute e sovratassa sugli stipendi, redditi diversi e proventi d'ordine)

2,420,008 57

Totale dei proventi ordinarii L. 135,367,321 52

(1) Il bilancio sardo è stampato, sotto il n° 701 degli atti del Governo (94 giugno 1856); è facile quindi il procurarsene una copia. Qui ne compendio i sommi capi Nelle note ricorderò quasi tutti i particolari che vi si comprendono. I. BILANCIO PASSIVO.

FINANZE.






1 a 3. Dotazione della Corona ed appannaggi L.4,500,000

4 a 5. Camere legislative 247,691 86

6 a 28. Assegnazioni per debito pubblico, boni del Tesoro, azioni industriali, pensioni, annualità, interessi, ecc
51,945,524 47

29. Stampe di generale servizio 40,000

30 a 31. Ministero 448,300

32 a 33. Controllo generale ,, 242,688

3 4 a 62. Servizio delle contribuzioni dirette 2,146,505 31

43 a 63. Servizio delle insinuazioni, demanio ed ufficio d'arti 1,974,400 67

59 a 64. Servizio del lotto e vincite 3,343,000

62 a 107. Servizii delle dogane, dei sali, tabacchi, polveri e piombi
10,512,703 84

108 a 109. Amministrazione del debito pubblico 138,38

149 a 125. Zecche 198,985

126 a 128. Servizio delle tesorerie 218,700

129 a 135. Servizii diversi 70,065

136 a 138. Spese comuni a varii servizii 126,173 29

139 a 143. Spese straordinarie 146,530
Totale............ L. 76,299,642 44


GRAZIA E GIUSTIZIA.
1 a 2. Ministero L.108,800

3 a 16. Giudiziario, comprese 843,250 per le giudicature mandamentali, le spese di giustizia, la statisticagiudiziaria, i fitti e le riparazioni dei locali 3,972,896

17 a 25. Spese diverse e spese straordinarie 246,655 22


ESTERI.
1 a 07. Ministero L.238,477 20

8 a 17. Legazioni, consolati e cancelleria in Roma 974,595

18 a 20. Spese comuni e casuali 83,233 53
21. Spese straordinarie 6,800
Totale.............. L.

.
ISTRUZIONE PUBBLICA

N°1 a 2. Ministero L.78,750
3 a il. Corpo amministrativo 182,481 45
12 a 23. Corpo insegnante 1,286,893 30
24 a 27. Stabilimenti 272,292 61
28 a 34. Spese varie e casuali 183,181 85
35 a 38. Spese straordinarie 28,389 80

Totale..................... L. 2,031,989 01

.
INTERNO
1 a 2 Ministero L. 202,580 55
3 a 4. Consiglio di Stato 174,278   70
5 a 6. Archivio dello Stato 61,519
7 a 8. Teatri 8,560
9 a 10. Sanità 27,200
11 a 42. Vaccino 18,500
11 a 42. Telegrafi elettromagnetici 272,733
18 a 22. intendenze provinciali 963,690
23 a 25. Agricoltura e boschi 185,060
26.
Statistica 5,000
27 a 38. Opere pie e fanciulli esposti 580,581

29 a 40. Carceri di pena e giudiziarie 3,599,054 23
44 a 47. Sicurezza pubblica 876,624 85
48 a 55. Servizi diversi 488,809 90
66 a 59. Spese comuni e, casuali 442,882 53
60 a 63. Spese straordinarie, tra cui per l'emigrazione italiana  
485,640

Totale........................ L. 7,462,610 76

LATORI PUBBLICI.

4 a 3. Amministrazione centrale 308,995 04
4 a 31. Genio civile, porti, miniere e ponti e strade, spiaggie e fa
2,445,095

50
32 a 41. Strade ferrate 6,197,650
42.
Telegrafi elettrici 135,800
43 a 59. Poste 4,880,360 83
60 a 84. Spese straordinarie per lavori pubblici, strade ferrate e poste
3,767,505

10
Totale............. L. 14,706,206 47

GUERRA E MARINA.

GUERRA.

l a Amministrazione t L.855,498 75
10 14. Stati maggiori 863,576
15 a 21. Esercito 15,421,099 62
22 a 33. « Servizio militare di sicurezza pubblica 3,586,390 53
2'i.
Veterani ed invalidi 513,522 98
25 a 27. Gasa militare del Re e dei Principi 275,146 40
28 a 30. Servizio sanitario 886,046 97
31 a 36. Servizii diversi 939,694 44
37.
Istruzione delle truppe in campagna
80,000

38.
Ordini e distinzioni militari
16,700

Scuole e istituti di educazione e d'istruzione 465,670 03
44. Reclusione militare. 155,238
4 5 a 47. Somministrazioni in natura 6,040,860 04
48 a 54. Servizio d'artiglieria 1,116,148 23
55 a 61. Servizio del Genio militare 1,140,209 75
62. Miglioramento della razza dei cavalli 179,191 77
63. Paghe ed aspettative 275,000
64. Casuali 120,000
63. Spese straordinarie , tra cui varie costruzioni e fortificazioni 391,775 25
Totale............ L. 33,291,768 76

MARINA

1 a 8. Amministrazione L.329,211 54
9 a 10. Stato maggiore 398,076 20
11. Servizio sanitario marittimo 84,844 93
12 a 13. Genio 28,787 60
14 a 17. Corpi e stabilimenti militari 845,088 55
18. Stabilimenti di pena 213,199 50
19 a 20. Navigazione 181,657 75
21 a 22. Somministrazioni in natura 744,744 77
23 a 25. Servizi diversi 37,842
36. Fabbricati marittimi e sanitarii 69,830
27 a 30. Materiali 1,341,556
31 a 32. Pensioni per medaglie e paghe d'aspettativa 9,363 75
33. Casuali 18,900
34. Spese straordinarie 1,900
Totale............. L. 4,304,292 59

RIEPILOGO.

Finanze Spese ordinarie e straordinarie L.76,299,642 44 44
Grazia e giustizia 4,328,561 22 22
Esteri 1,303,105 53 53
Istruzione pubblica 2,031,989 01 01
Interno 7,462,510 76 76
Lavori pubblici 14,705,206 47 77
Guerra 33,291,768 76 76
Marina 4,304,292 59 59
Totale delle spese ordinarie e straordinarie L.143,726,866  78
Entrata ordinaria   135,567,321
Provento straordinario 400.000
Totale L.135,967,321
Disavanzo preveduto I. 7,759,545    78 (1)

CAPO II

Entrate

§. 1.

Note generali e confronto complessivo. 1. In un giornale piemontese del 16 dicembre 1856 fu pubblicalo un breve riassunto de bilanci napolitani dellanno medesimo. Le somme indicate in quel giornale erano quelle che realmente sono registrate nelle copie de bilanci qui sopra. trascritti. Questa pubblicazione spiacque al Governo napolitano, il quale, con un foglietto volante intitolato Memento e stampato nel Belgio dentro il mese di gennaio, fece smentire alcune delle indicazioni pubblicate dal giornale piemontese.


(1) Nel bilancio del 1857 le entrate ordinarie montavano &.............L.135,567,321
e le spese ordinarie.............................................................L. 139,193,737
era quindi previsto il disavanzo sulle entrate ed uscite ordinarie
dellanno in..........................................................................L. 3,626,1116

Avendo però lentrala effettiva del 1856 superata in molti rami la previsione fattane in bilancio, il Ministero ne ha tenuto conto nel prevedere lentrala pel 1858, sicché il bilancio preventivo, compilato sopra tali previsioni, offre un attivo di più di mezzo milione in luogo del disavanzo finora sperimentale. Ciononostante i ragguagli col bilancio napolitano saranno falli secondo le previsioni del bilancio del 1857, le quali sono più sfavorevoli.

Argomento che quel foglietto tosse scritto per ordine del Governo napolitano, perché contiene uno specchio delle entrate dellanno, che dice estratto dalla relazione della Tesoreria generale, ed afferma che in que giorni in cui fu messo a stampa, la Tesoreria non aveva ancora pronta la relazione delle spese. Queste relazioni sono in Napoli atti amministrativi e segreti. La via più semplice per mostrare alla. gente qual è lo stato delle sue finanze, dovrebbe essere pel Governo napolitano quella chè tenuta da tutti i Governi civili del mondo, cioè la pubblicazione annuale de documenti autentici. Invece esso solo in Europa non pubblica né bilanci né conti. Il Governo romano, il cui segreto in fatto di finanze era una volta per lo meno pari a quello del sant'ufficio, pubblica ogni anno e gli uni e gli altri, dal 18118 in poi. Il santufficio finanziario è rimasto in Napoli solamente. La credibilità del Memento è non pertanto scemata dalla violenza delle espressioni che adopera: dallaver rettificato a suo modo lentrata e non aver voluto nulla affermare in quanto alle spese, il che prova che debbono essere maggiori delle prevedute; ed infine dalla squisita protervia del compilatore, il quale arguisce dignoranza e di menzogna il giornale piemontese, perché lo scrittore dellarticolo afferma di aver veduta la copia de bilanci, mentre, dicegli, in alcun paese del mondo il Tesoro non può somministrare un resoconto prima che l'esercizio sia chiuso. Il bravuomo non sa distinguere il bilancio presuntivo del 1856 dal resoconto del Tesoro, né par che sappia luno precedere e laltro seguire lesercizio dellanno. Se ne avesse di mandato lultimo fattorino della tipografia che ha stampato il suo scritto nel Belgio, si sarebbe risparmiato quel granchio (1). 

 (1) Sopra ho indicato tre decreti co quali in gennaio e febbraio 1856 erano approvati tre stati discussi per quellanno. Qual meraviglia che un giornale ne parlasse in dicembre? 

In ogni modo, ecco lo specchietto pubblicato dal Memento: lo trascrivo tal quale:

Recette de Naples, Exercice 1856, d'après le Rapport de la Trésorerie Générale.

Impôts directs en ducats D.5,975,948 78
Vingtième communal 141,086 46
Impôts indirects 14,015,878 15
Permissions de chasse 49,338 03
Enregistrement et timbre 1,394*537 64
Postes 175,357 58
Monts de piété 989,733 24
Loterie 1,952,685 47
Chemins de fer de l'État 1 238,170 50
Amendes 4,300
Passe-ports 6,312 52
Trésorerie de Sicile, impôt commun (1) 4,045,578,
Remboursement de la quote de la dette
 de la duchesse de Berry, Sicile

30,100

Caisse d'escompte et produits divers 1,607,223 43
Exactions en cours ( minimum ) 1,000,000
Total général D.31,626,369 35

Supposto vero in tutte le sue parti questo resoconto, ed ammettendo che le spese previste in bilancio non sieno state superate, il che non è probabile, il disavanzo verificato sarebbe di circa un milione e mezzo di ducati, cioè di 6,750,000 lire. 

Ma da quanto sarà detto in seguito apparisce che molte delle partite comprese dal Memento fra le entrate, sebbene sieno realmente tali, pure debbono essere escluse dal conto, perché rispondono ad esiti che non figurano nel bilancio generale. 

(1) Il compilatore non ha saputo tradurre la parola quota. Non si tratta di imposta, ma di spesa comune, rimborsata dal Tesoro di Sicilia a quello di Napoli. 

Tali sarebbero i proventi delle ammende, de monti di pietà, che sono accessori del banco, dei passaporti, ed anche il rimborso della quota del debito della duchessa di Berry, che non è scritto nel bilancio dello Stato continentale. Queste sole partite sommano più di 1,130,000 ducati, cioè altri 5 milioni e 85 mila lire. In tutto, circa 12 milioni di disavanzo. 

Quali de numeri registrati dal Memento sono veri? Alcune entrate hanno effettivamente superato ogni previsione durante il 1856, e perché? Quali sono queste entrate, e quali conseguenze trarre dal loro aumento? 

Risponderò a questi quesiti, secondo che mi occorrerà di parlare di ciascuna di esse entrate.

In tanta penuria di documenti autentici non è diflicile di incorrere in errori. Io però ho messo ogni studio nellevitare almeno i più gravi. Nè ho per nulla lintento preconcetto di provare che esiste un disavanzo ne bilanci napolitani: anzi, siccome qui sopra ho ammesso, a guisa dipotesi, le maggiori entrate che altri asserisce vere, cosi in seguito terrò conto volta per volta de probabili aumenti di alcune di esse, per vedere di quanto scemerebbe, nelle varie supposizioni, il disavanzo preveduto. Il fatto sta che ne trovo sempre uno più o meno considerevole. Dio voglia che non ve ne sia affatto. Da una parte queste note non cesserebbero di avere qualche utilità, e dallaltra, quella bella contrada sarebbe almeno esente da questaltro malanno. 

II. A differenza del bilancio sardo, nel bilancio napolitano non sono comprese tutte le entrate lorde dello Stato di qualunque natura esse sieno. 

Alcune di quelle che ne sono escluse vengono riscosse da speciali amministrazioni e da loro addette a spese che non sono registrate tra le partite d'uscita nel bilancio. Altre sono messe a disposizione de ministri e destinate ad usi determinati, de quali non si tien conto dalla tesoreria generale. 

Vi ha inoltre qualche entrata che perviene al Tesoro netta di spese; e che perciò apparisce minore della somma riscossa. 

Non mi è dato di enumerare un per uno tutti questi capi emessi, né di estimare con precisione il loro montare. Ne noterò parecchi, forse i principali; e m'ingegnerò di valutarli colla massima precisione possibile. Essi formano una somma assai considerevole. 

1° Fondiaria. Le spese di riscossione sono coperte da una soprimposta del. quattro per cento: il cui provento è ritenuto da percettori e ricevitori per loro compenso, sicché. non è compreso nella somma dellentrata scritta in bilancio (1). 

Sopra i 7,800,000 ducati d'imposta tra principale, addizionale, provinciale e comunale, questo dritto del 4 0|0 monta a circa 4,500,000 lire di moneta nostrana. 

2° Multe, ammende, Spese di giustizia. Sotto il capo intitolato registro e bello sono nel bilancio napolitano le somme percepite per multe, ammende e ricupero di spese di giustizia. Questa partita è nel bilancio sardo stimata a più di 771 mila lire pel 1857 (n.27 e 34 del bilancio attivo). 

Intanto nel 1847 mentre tutto quel capo dentrata del napolitano sommava ducati 1,279,000, cioè ducati 39,000 di più del 1850, le multe. ammende e spese ricuperate vi entravano appena per ducati 35,336 ossieno lire 159,000. 

Questa somma è così bassa, perché in quel regno vi ha parecchie multe ed ammende il cui importo non è pagato nella cassa centrale dellerario pubblico, ma rimane appresso le amministrazioni speciali per essere addetto ad usi prestabiliti. Poniamo ad esempio le multe per contrabbandi di privative, che sono distribuite agli agenti dei dazi indiretti, e le ammende che dai ricevitori a quali sono pagate, vengono spedite alla cassa della Commissione di beneficenza. E quanto alle spese giudiziarie è da notare che una parte di esse è anticipata dagli agenti della riscossione dei tributi che le ricuperano e le imborsano direttamente: perciocché costoro contraggono verso la tesoreria lobbligazione di riscuotere e pagare tutta la somma tassata, e sono ad un tempo percettori ed assicuratori della percezione, che guarentiscono colle loro cauzioni.

(1) Ogni anno l'imposta fondiaria è stabilite con decreti. Quella del 1856 è fissata col decreto del 0 dicembre 1855 nel quale leggesi lart.12 così concepito: «Per dritto di esenzione sarà imposto secondo il solito, il quattro per I cento, non meno sulla contribuzione principale che sulle grana addizionali e sulle reimposizioni dogni specie. 

Potrebbesi quindi pareggiare questo provento alla cifra segnata nel bilancio sardo, o almeno escludere da questo bilancio simile partita nel confrontarlo col napolitano. 

3° Lotteria. È registrata tra lentrate del Tesoro in Napoli per ducati 1,300,000,0 lire 5,850,000, ed in Piemonte per lire 6,300,000. Il nudo confronto di questi due numeri potrebbe indurre in errore, e far credere che negli Stati Sardi la passione del giuoco sia maggiore. che nel regno di Napoli. 

Ma è da sapere che nel bilancio napolitano lentrata del lotto è netta dello importo delle vincite e de biglietti annullati; siccome era qui in Piemonte sino al 1844. Nel bilancio del 1807 quest'entrata fu di ducati 1,336,0005 ma il provento lordo, vale a dire tal  quale è riportato nel bilancio sardo, fu di ducati 2,778,000 (1). 

Lentrata netta prevista pel 1856 era dunque di 1,300,000 ducati, ma lentrata effettivamente riscossa, se ha da prestarsi fede al Memento fatto pubblicare nel Belgio, sali a 1,952,685 ducati. Ora supponendo che le vincite non sieno aumentate rispetto al 1817, lentrata lorda ha dovuto essere di circa ducati 4,000,000, ossieno lire 9,200 mila. di più di quelle che sono registrate ne conti del Tesoro. 

4° Poste. La somma di 260,711!) ducati che leggesi nel bilancio napolitano è meno della terza parte di quella che rendono le poste sarde, e chè di 3,700,000 lire. Io non saprei propriamente indicare quali spese o quali diffalchi sono fatti direttamente dalle amministrazioni postali napolitano; ma so che in un libro scritto principalmente col proposito di dimostrare che lentrate del governo sono in Napoli più moderate che non sieno in quasi tutti gli Stati del mondo, e che questo beneficio, dallautore del libro magnificato, debbasi unicamente alla ristaurazione dellattuale Dinastia, nel libro, intendo, 

(1) Come apparisce da nota apposta al margine di questa partita nel bilancio del 1807 stampato nel 1848. 

che ha per titolo Saggio politico e che fu pubblicato molti anni fa da Mauro Rotondo capo di divisione del Ministero delle finanze, leggo a p. 204, come nello stato discusso del 1832, la rendita per le poste fosse valutata ducati 266,000, ma che integrandola delle spese fatte dallamministrazione generale, avesse ad elevarsi al prodotto lordo di 1,266,000 ducati (1). 

Dee quindi aggiungersi allentrata lorda dellerario napolitano quest'altro milione di ducati, ossieno h,500,000 lire. 

5° Ne 190 mila ducati del cap. Xl Introiti diversi, non sono compresi neppure i seguenti articoli, che non vedonsi registrati sotto verun altro capo, e che figurano nel bilancio sardo. 

a) Proventi dellistruzione pubblica, cioè, diritti che si pagano per gli esami, per le licenze, e perde lauree e che hanno destinazioni particolari, come quella degli emolumenti aggiunti agli stipendi de professori e simili. 

b) Diritti di segreterie delle corti e tribunali, che ora sono tutti incamerati in Piemonte. 

c) Proventi de consolati all'estero. 

d) Passaporti, il cui prodotto viene in parte lasciato a disposizione del ministro degli affari esteri, ed in parte è destinato ad ingrossare le somme che diconsi fondo segreto di polizia. 

e) Permessi d'arma, per ciascuno de quali pagasi un dritto ch'è per intero addetto alle spese segrete, in fuori della somma assegnata dal Tesoro per lo stesso ufficio. 

(1) Il Memento che afferma avere il lotto frullato circa 2,700,000 lire di più della somma prevista, dice che le poste hanno renduto soli 175,357 ducati. ossia 385 mila lire di meno dellentrata preveduta. E' questa una prova dellavanzamento morale e commerciale del paese? 

I quali due ultimi articoli, massime quello de passaporti, danno certamente una somma assai rilevante nel regno, dove non si può viaggiare da una in altra provincia senza il passo della polizia (1). 

f) Spese per le giudicature circondariali, che qui diciamo di mandamento. Limporto di queste giudicature è in Napoli a carico dei comuni ed in Piemonte a carico dello Stato: ondè che fa d'uopo imputarne lequivalente somma al Tesoro, se si vuole confrontare lentrata napolitana colla sarda. 

Sappiamo dal Rotondo sopracitato, che nel 1832 gli stipendi de giudici regii montavano 168,511 ducati, ovvero 758,299 lire. Aggiungendovi alcuni diritti incamerati in Piemonte, la. somma credo che oltrepassi quella ch'è riportata tra le spese del Tesoro negli Stati Sardi in lire 8118,000. 

In ogni modo questi varii articoli (a, b, c, d, e, f, sommano più di 2 milioni di lire nel bilancio sardo: possiamo quindi aggiungere al napolitano una somma eguale per contrapporla nel confronto. La popolazione maggiore e la più grande estensione del territorio mi potrebbero anche indurre ad accrescerla; ma dubitando di errare, preferisco di pareggiarla. 

Le intere cinque partite fin qui ricordate formano circa 18,000,000 di lire. 

6. Vi ha inoltre da tener conto di altri proventi straordinarii. Certe riscossioni sono fatte, massime dalla polizia, sia per ordinati suoi proprii, sia per usanze invalse, le quali fruttano somme che non pervengono al Tesoro, né tutte re: stano al ministero di polizia. Tali Sarebbero p. es. i diritti che pagano le vetture dogni specie, carri, carrette, carrozze, ecc. per la iscrizione e rinnovazione del loro numero, quelle che si riscuotono daglinsegnanti privati per conferimento o riconfermazione de permessi di polizia (2), un tributo, non saprei dire a qual titolo, pagato per diritto di rivela da locandieri, e parecchie altre prestazioni o consentite o tollerato. dal Governo. 

(1) Nel resoconto del Tesoro secondo il Memento, sono compresi 6,312 ducali per passaporti. Il bilancio non ne parla: ma l'evidente che questi 6,312 ducati pari a lire 28 mila circa non possono essere altro che una piccola parte de dritti di passaporto. 

(2) in Napoli vha un numero considerevole di professori privati. 

Aggiungi che questi e simili altri diritti costituiscono i fondi riservati della polizia nelle provincie. I quali certamente consistono in somme di non lieve importanza. 

Credo che resterebbe di gran lunga al di Sotto del vero chi affermasse che tutte queste minute entrate ed in Napoli e nel resto del regno continentale montano, per lo meno, a 2,000,000 di lire (1).   

III. All'entrata apparente del bilancio napolitano sono dunque da'  aggiungere più di 20,000,000 di lire, ove se ne voglia fare il confronto collentrata registrata nel bilancio sardo. 

Per lopposto poi da 27,391,617 ducati dentrata prefissati, è d'uopo sottrarre i ducati 3,760,930 pagati dalla Sicilia per le spese generali esercito ed armata di mare lista civile diplomazia luogotenenza   Consiglio de ministri ecc. 

Essi sono quasi tutti muniti di un decreto reale che li autorizza. fila il decreto non basta per aprire scuola: fa duopo anche dun permesso della polizia, il quale devessere annualmente rinnovato, ed è talvolta rivocato ad arbitrio del prefetto o di qualche commissario. Se questo per esperienza. Professore privato di economia cdi dritto per decreto ottenuto sotto il ministero del marchese Santangelo, prima che fossi chiamato ad insegnare in Piemonte, mene giovai dopo il mio ritorno in Napoli nel 1849 per dare un corso di scienza economica. Allora il Parlamento era aperto, sicché la polizia non potè impedirmelo. Ma nel bel mezzo del corso, dopo io scioglimento della Camera elettive, il commissario del quartiere m'intimò che gli restituissi il permesso, e chiudessi lo studio. in risposi che, insegnando per diritto conferitomi da decreto regio, non intendeva di sospendere il corso senza un ordine scritto. Fu impossibile di ottenerlo. 

Questi aneddoti giovano a misurare la potenza della polizia?" Ministero concede, il commissario vieta: Vuolsi cosi e più non dimandare. 

(1) Nelle note al bilancio dei 18117 tra le somme assegnate alla beneficenza ne erano due, una di ducati 5,000 provenienti. dal prodotto de'  permessi forme ed avanzi de fondi di polizia delle provincie, e l'altra di ducati 800 parte di 5,200 riscossi per prodotto del carlino addizionale alle licenze da caccia della provincia di Napoli. 

Entrate destinate a spese segrete nelle provincie, e da cui residui si traggono 5,000 ducati per la beneficenza (più di 22,000 lire), debbono certamente essere di non picciolo momento. 

ecc. (1). Questi non gravitano sulla parte continentale del regno. Nè si deve comprendere tra pesi la rendita delle strade ferrate e de beni demaniali, non che della cassa di sconto, cioè in tutto 867 mila altri ducati. 

La cassa di sconto è tenuta in Napoli come dipendenza della cassa di corte del banco delle Due Sicilie, cioè di quella parte del banco chè incaricata de pagamenti dal Tesoro. da alcune aziende finanziarie e da pubblici stabilimenti. Essa. fu instituita il 23 giugno 1818 col capitale di un milione di ducati sborsato dalla tesoreria, che nè creditrice, la quale ne prende glinteressi del 6 per cento allanno. Le spese del banco e della cassa di sconto, non che quelle de Monti dei pegni, che dipendono dalla. cassa privata del banco medesimo, non sono a carico del Tesoro (2). Queste amministrazioni provvedono alle loro spese co propri guadagni. 

(1) La somma preveduta nel bilancio pel 1856 è quella. qui sopra indicata. Il Memento invece segna nel resoconto della Tesoreria 4,0115,578 ducati; cioè 284,6118 ducati di più, pari a circa lire 1,291 mila. 

Eliminando io per intero questa partita, la differenza tra essa eia somma riscossa non altera il residuo. 

Nel 1847 la quota della Sicilia era di 3,171,289 ducati, tra cui 2,1|57,058 per la quarta parte delle spese di guerra e marina. li quarto delle spese previste pel 1856 sarebbe 5,527 mila: sostituendo questa somma a quella del 1847, e supposto che le altre quote siano rimaste quali erano allora, si avrebbe la somma di 4,241 mila ducati 

Dopo il 1849 però sono intervenuti alcuni cambiamenti nellorganizzazione delle due Tesorerie. Ciò rende assai verosimile la somma indicata nel Memento: la quale diventa perciò una riprova dellaumento di spese per guerra e marina. 

Or perché questo aumento di quota è portato a soli duc.3,760,930 nel bilancio del 1856 di cui ho copia? La spiegazione si raccoglie dal bilancio medesimo, in cui è detto che dopo il 1851 i soli bilanci riformati sono quelli de lavori pubblici, della guerra e marina e della polizia. Ciò mostra come gli aumenti delle spese per guerra e marina dal 1851 al 1866 non si sono mai arrestati: e che la differenza tra la somma scritta nel bilancio per quota di Sicilia e quella segnata nel Memento com'estratta da conti della Tesoreria è probabilmente rappresentata dalla parte corrispondente allincremento delle spese previste ne bilanci modificati, e delle altre che han dovuto superare la misura loro prestabilita negli Stati discussi. 

(2) Nel documento fatto stampare a Brusselle il governo napolitano ha registrato tra le entrate 989,733 ducati sotto l'indicazione di Monts-de-piété. 

Restano adunque per entrata prevista ed apparente, nella parte continentale del regno, ducati 22.763,687, uguali a lire 102,11111,591; a quali aggiunti altri 20 milioni di lire per riscossioni omesse, si ha di pesi effettivi la somma in grosso di lire 122 milioni.

IV. Il Memento più volte citato per provare che non vi è disavanzo nel bilancio napolitano, afferma che le imposizioni indirette, invece di 10,860,000 ducati previsti in bilancio, nel 1856 gettarono in elietto più di i[1 milioni. Vedremo in seguito che ci è di vero e che di durevole in questo aumento. In ogni modo, stando alMemento, sarebbero da. aggiungere per questo capo altri 3,200,000 ducati allentrata. 

Oltre a ciò la cassa di sconto, siccome ho sopra ricordato, rende al Tesoro 60,000 ducati allanno per interessi del capitale anticipatole, e sul bilancio del 1856 sono inoltre segua. ti per introiti diversi 190,028 ducati. Ora nel Memento, sotto la indicazione di cassa di sconto e prodotti diversi, è segnata la rendita di 1,607,223 ducati. Nulla però vi si vede registrato distintamente per profitti della zecca. È chiaro dunque che questi profitti sono confusi con quelle due partite in una somma, e che montano da sè soli a più di 1,300,000 ducati. Erano previsti per ducati 49,119 nel bilancio del 1847, per ducati 88,800 in quello del 1851 e sono stati ritenuti senza modificazione sino al 1856. 

Donde questaumento così straordinario? 

Un ordine ministeriale aveva nel.185& esclusa dalle casse pubbliche la moneta doro napolitana. Simili atti, massime quando hanno le apparenze dellarbitrio e concernono materia intorno a cui gli spiriti sono già preoccupati, sogliono oltrepassare il segno che si prefiggono. Avvenne quindi che il commercio non accettò più altra moneta se non quella dargento, ed i privati furono costretti a convertire in argento loro monetato che possedevano. 

Questa è una delle partite che non sono scritte in bilancio per la ragione della nel testo; cioè, che non sono neppur compresi negli esili le rispettive spese. 

Contemporaneamente compievansi gli effetti d'un altro fatto economico-finanziario di origine meno recente. Altra volta il governo napolitano aveva conceduto ad una così detta amministrazione delle rendite napolitano di pagare allestero i frutti delle rendite pubbliche consolidate, mediante vaglia al portatore. Questo modo di pagamento fn smesso parecchi anni fa, ed inutilmente il Rotschild tentò di farlo rivivere. Quindi è che tra per le difficoltà che offre allo straniero la riscossione deglinteressi su titoli nominativi, e per la ragione che i capitali nazionali non trovando nel commercio, in associazioni industriali e nellagricoltura (1) facile, proficuo né sicuro impiego, si rivolgono principalmente allacquisto delle cartelle del debito pubblico, è avvenuto che quasi tutta la rendita è stata comprata da napolitani; massime in questi ultimi anni in cui il valore del danaro è stato comparativamente più alto in Napoli che altrove. Di sorta che mentre un giorno entravano nel regno circa tre milioni di ducati in forma di caglia, e per effetto di giro bancario erano addetti a pagar merci o a saldar conti; presentemente eguale valore devessere supplito da lettere di cambio o pagato in danaro, se così richiede la bilancia del commercio. 

Erasi inoltre, da qualche anno in qua, scemata considerevolmente la quantità del danaro circolante mediante la vendita, o per meglio dire il scambio de colonnati spagnuoli ancora esistenti nel regno, con argento o danaro estero destinato ad acquistarli, specialmente durante la guerra incominciata il 185[|. Questa. specie di commercio ha molto fruttato a cambisti ed al Tesoro medesimo che vi ha preso parte Ma si è in conseguenza avuto a coniare in moneta d'argento del regno un valore corrispondente a quello che si è esportato e cambiato con metallo o con moneta estera che colà non ha corso. 

(1) Una pessima legge di espropriazione opera del regno di Francesco I, congiunta a vizi del sistema ipotecario e la mancanza di strade e di altri lavori o provvedimenti utili, tengono lontani dal suolo i capitali. In certe; provincie non si trova danaro sopra ipoteca neppure ai M o al 15 per cento: e di fatti non mette conto il darne a mutuo ipotecario. li; spesso avvenuto che una espropriazione è. durata molti anni, ed il Valore né stato per intero assorbito dalle spese e da compensi. Proprio il caso dell'ostrica del Lafontaine. 

Sopratutto poi la scarsezza delle istituzioni di credito, i commerci ristretti, il difetto di circolazione di azioni industriali e. di altri effetti commerciali privati, labbondanza naturale de prodotti del suolo, la vita a buon mercato, i pochi bisogni della classe più numerosa, e i tenui salari che ne sono la conseguenza, fanno si che ordinariamente il danaro abbia in Napoli un valore assai più alto di quello che non ha quasi da per tutto altrove, compresa la maggior parte dell'Italia medesima. Ora queste condizioni si per lindole negativa della più parte di esse, e si per le speciali circostanze del regno avendo assai poco o nulla da mutare, sono rimaste quasi inalterate nel corso di questi ultimi anni; mentre che in tutto il resto d'Europa un eccitamento industriale forse soperchio, e la contemporanea scoperta di vaste terre aurifere in California ed in Australia, hanno elevato il prezzo delle cose e del lavoro, e però abbassato quello del danaro. 

Coloro che s'intendono delle leggi economiche e de loro effetti pratici, comprendono come e perché doveva in conseguenza avvenire che la moneta affluisse verso il regno di Napoli, come lacqua verso un luogo posto in situazione meno elevata. Certo se fosse stato possibile di far retrocedere quel reame in tutto e per tutto verso il medioevo e, nel bel mezzo del secolo XIX, ricondurlo alle condizioni in cui era nel secolo XVI, quando monsu-Mascitelli vendeva il suo frumento ad 8 grana il tomolo, e Giuliano il Setaiuolo scriveva che con 42 carlini compravasi un porco da cantaio; il danaro, in questa ipotesi, vi sarebbe affluito in molto maggior copia da tutto il mondo civile, perché avrebbe ivi acquistato un valore molto più alto di quello che presentemente non ha. Ciò dico solo perché sintenda che, se il benessere di un popolo si misurasse a tale stregua, avrebbesi a conchiuderhe che questo ipotetico ritorno al Cinquecento sarebbe stato il colmo della prosperità pel popolo napolitano (1). 

(1) Non si fraintenda il mio pensiero. L argento e l'oro corrono là dove hanno un prezzo più elevato: ma il loro prezzo è in effetto quello che dicesi valore, e che misurasi alla maggior quantità di prodotti e di lavoro che può con esso acquistarsi. 

In ogni modo largento abbondò in Napoli. E lanno scorso soprabbondò: perciocché dopo molto esitare il governo permise la esportazione del biscotto e delle paste, non che del grano, granone, orzo, dellavena, delle fave e altre simili derrate, e scemò il dazio sullestrazione dellolio sicché lesportazione di questi prodotti fece quasi raddoppiare la immissione dellargento. 

Queste sono le principali. cause per cui alla. zecca di Napoli fu coniata una. quantità prodigiosa di moneta. Secondo il giornale ufficiale del 18 giugno 1857, il valore della moneta battuta in questi ultimi cinque anni fu la seguente: (1852) ducati 1,818,193; (1853) 2,228,168; (1854) 7,766,537; (1855) 6,939,247; (1856) 13,628,628. 

Intanto il Governo napolitano, vedendo il corso dei cambi diventare sempre più basso dal 1852 in poi, cercò con varie provvidenze di trarne profitto. Dapprima prescrisse che la zecca non avrebbe pagato in moneta largento portato a battere se non dopo di averlo coniato. In seguito stabilì che il pagamento sarebbe fatto con mandati a termine di 115 giorni. Finalmente disse che invece di restituire, peso per peso, tanto argento battuto, quanto se nera dato a coniare, meno il diritto di conio, la zecca avesse a pagarlo secondo una tariffa mobile, che sarebbe ogni sei mesi modificata in ragione del corso del cambio e del valore del metallo sul mercato. Nel 1856 questa tariffa fissò a duc. 1:27 98/100 il prezzo di ogni oncia d'argento; il quale valore tradotto in peso equivale al 6 1/4 per %,  di meno sulla quantità dellargento portato a battere. Questa imposta, unita allaltra preesistente del 2 3/4, per dritto di zecca, dà il 9 percento, e sopra i 13,628,000 e più ducati battuti nel 1856 forma il 1,300,000 ducati, confuso nel Memento con altri cespiti. 

L'alto prezzo dell'argento sotto questo rispetto, equivale al basso prezzo de prodotti e del lavoro; il quale può dipendere da molte cagioni naturali o artificiali, benefiche o malefiche. Ma certo non è, per massima, indizio di prosperità. Lindiano ed il turco hanno bassi salari rispetto all'inglese. Il danaro vale più a Napoli che a Londra, meno a Parigi che a Roma.

(1) Decreti del 3 e 13 marzo,28 aprile,23 maggio e 10 giugno 1856.

Questi h,500,000 ducati, cioè 20,200,000 lire, per dazii indiretti e imposta monetaria, o, Come dicevasi una volta, per dritto di signoraggio, bisogna quindi aggiungerli agli altri carichi, che perciò sommano più di 1112 milioni di nostra moneta. V. Dallaltra parte, nel bilancio sardo, sono comprese:


a) La rendita delle Strade ferrate in........................ L. 13,205,000
b) Quella de telegrafi elettrici.................................
300,000
c) Quella de beni demaniali....................................

d) Le spese anticipate alla Sardegna per lavori (rimborso).......

e) I proventi per cedole industriali..........................
34,667
f) Per vendita doggetti fuori servizio......................
300,000
g) Pel concorso di corpi morali e società industriali su stipendi (come sarebbero i commissarii regii) e fitti locali...............

874,171
h) Le somme riscosse daglinterèssati per provvedere allarginamento delllsère e dellArc
 (N. B. nel regno di Napoli ci ha pure di simili contribuzioni volontarie o promosse dal Governo per opere speciali, tale sarebbe quella del canale di Corfinio, ecc., ma non sono comprese in bilancio).............





121,500
In uno L. 17,279,320

Sottraendo questa somma dallentrata ordinaria. di lire 135,567,321, restano lire 118,288,001. A queste però fa duopo unire il valore dellimposta addizionale perle provincie; una simile parte di tributo essendo compresa nel bilancio napolitano. Questa imposta in terraferma e Sardegna fu nel 1856 di lire 6,720,052. Sicché la somma dei pesi sarebbe negli Stati Sardi di circa 125 milioni di lire; 

VI. Ad entrambe le somme de tributi riscossi dal governo napolitano e dal sardo bisogna pure aggiungere i disavanzi de rispettivi bilanci, a quali certamente dovrà provvedersi collaumento del frutto delle imposte attuali, o con nuove imposizioni. Ora in NAPOLI la rendita presunta in bilancio de soli tributi e pesi dogni natura, ingrossata de proventi omessi, e scemata della quota che


non è a carico de contribuenti in terraferma, è di L.   122,000,000
Per maggior provento di dazi e imposizione  monetale nel 1856, non che pel rimanente disavanzo che forse è superato da spese maggiori delle prevedute (1) L.     25,000,000
(Napoli) Totale de pesi e disavanzo L.  147,000,000
Negli STATI SARDI i pesi e tributi, comprese le imposte provinciali, sono......................................
L.   125,000,000
Ed il disavanzo (non detratte 400 mila lire di beni demaniali da vendere).
L.       8,000,000
(Piemonte) Totale de pesi e disavanzo L.133,000,000 (2).
 

VII. Queste NOTE erano belle pronte per la stampa, quando mi è venuto alle mani un opuscolo pubblicato a Londra col titolo: La question napolitaine devant lEurope. in questopuscolo leggo il seguente brano: «Il totale dellimposta diretta ed indiretta nello Due Sicilie sommò nel 1856 fr. 134,412,000, il che dà una media di franchi 11 e alcuni centesimi per «testa. Il Piemonte, Stato modello, la cui popolazione giunge appena alla metà di quella degli Stati napolitani, è dotato dun bilancio che oltrepassa 142,000,000, il che dà una media di franchi 30 o più per testa.» 

(1) Siccome ho testè notato qui sopra, nel 1856 le dogane, le privative e la straordinaria imposta di Zecca concorsero co' loro impreveduti proventi a scemare di 19,200 mila lire i 25,000,000 di disavanzo previsto dal bilancio, ed il ridussero perciò temporariamente a meno di 6,000,000. 

(2) I dazi indiretti e di privativa danno prodotti progressivamente maggiori in Piemonte; ond'è che il disavanzo sulle spese ordinarie fu coperto pel 1858. 

Non sarebbe possibile di accumulare in egual numero di parole un maggior numero di errori e di frasi ambigue. 

Dicesi che, nel 1856, il totale dellimposta diretta e indiretta nelle Due Sicilie sommò, ecc...; e questa somma si confronta allintero bilancio degli Stati sardi che oltrepassa, ecc. Dunque, non ostante la scaltra ambage delle frasi, si è inteso confrontare i intera somma del bilancio delle Due Sicilie, cioè della Sicilia e di Napoli, collintera somma del bilancio sardo. In questa sola ipotesi starebbe il calcolo del tanto per testa, fatto sul numero di più di 9,500,000 abitanti, che è la popolazione totale di qua e di là del Faro in questa sola ipotesi può affermarsi che il bilancio sardo superi i 142,000,000. 

Or bene, se è così, perché asserire che la somma del bilancio delle Due Sicilie è di 134,412,000 di lire?. Il Memento stesso, che certo il governo napolitano non saprebbe ripudiare, fa salire a più di 140 milioni (Vedi sopra lo specchietto trascritto da quellopuscolo) lentrata effettiva delle sole Finanze. Napolitane, durante il 1856  e la Sicilia?   Oltre della quota comune, non sono forse altre spese in quella parte del regno?  

Mettendo a 142 milioni e più il bilancio sardo, lo scrittore della difesa vi ha compreso anche lentrate. che non sono tributi, come la rendita delle strade ferrate e di altri fondi demaniali, ecc. Se è cosi, a prescindere dallerrore in cui è caduto di considerare come parte di contribuzione una spesa che non è imposta, ne segue che non ha potuto intendere di eliminare simili entrate dal bilancio napolitano, siccome potrebbe far credere la frase da lui adoperata: il totale dellimposta diretta ed indiretta sommi, ecc. 

Ove poi parlando delle Due Sicilie avesse invece inteso di indicare realmente la somma de soli tributi e non di tutte le entrate, il suo confronto sarebbe inesatto ed ingiusto per due ragioni: 

1.  perché da quanto e detto qui sopra, risulta che i pesi effettivi apparenti e non apparenti sommano molto più di 131; milioni per la sola parte continentale del regno; 

2. ° perché, in tale ipotesi, avrebbe dovuto ridurre il bilancio sardo di più di 17 milioni. 

Rettificando in questa parte il. calcolo dell'anonimo per quanto concerne il regno di Napoli al di qua del Faro, che è il solo di cui ho il bilancio, ne pongo in cifra intera la popolazione a 7 milioni, e còmputo a soli 5 milioni quella. degli Stati sardi, la quale certamente sarà maggiore atteso allaumento del decennio quasi per intero già scorso dallultimo censimento sin oggi. 

Calcolando con questi dati la somma de pesi, che gravitano, in ragion media, su ciascun contribuente ne due Stati, si ha per Napoli 147/7 = 21 lira, e pel Piemonte 123/5 = 26, e 6 decimi di pesi reali e non apparenti. 

Se questi valori espressi in lire si riducessero a quantità di grano, siccome consigliano lo Smith e lo Chevalier, o meglio a quantità di questi ed altri prodotti necessari alla vita scorgerebbesi di leggieri che la contribuzione legale ne due Stati è forse uguale o di poco differente.

§. 2. 

Note e confronti speciali

I.

Nel bilancio attivo pel 1856 lentrata delle dogane. de diritti riservati e dei dazi di consumo della città di Napoli (che colà sono incamerati comerano qui prima del 1852) era presunta per ducati 10,860,000. Questa somma era in bilancio dal 1851: il Ministero laveva conservata sino al 1855, né la rettificò in quello del 1856, quantunque il Memento belga-partenopeo affermi che dal resoconto della tesoreria, il quale non è. meno segreto del bilancio, apparisca, la rendita effettiva essersi elevata sino a 11|,015,000 ducati (1). 

(1) specioso che il governo di Napoli monti in furia, se non s'indicano con precisione le somme delle sue entrate e delle sue spese, mentre ch'esso non pubblica né bilanci né resoconti. 

La verità è che nel 1854 lentrata di cui ragiono, non fu maggiore di ducati 10,916,152 e grana 39, la qual somma è poco diversa da quella chera prevista ne bilanci dal 1851 in poi  Nulladimeno nel 1855 sali di botto a.12,686,511 ducati. Questincrementi istantanei Sogliono essere accidentali e passeggieri come le cause da cui dipendono. Il Ministero quindi credè che cessassero nel 1856, e però lasciava nel bilancio la somma prevista pel 1854. 

Ma nel 1856 le cause dell'aumento continuarono, e lentrata si elevò sino a 13,9311,533 ducati. 

Ecco lo specchio di questentrata ne tre anni:



1854 1855 1856
Dogane 4,660,062 6,075,516 6,950,426
Privative 6,734,826 5,052,561 5,417,107
Consumo 1,521,264 1,558,434 1,567,000

10,916,152 12,686,511 13,934,533

Da questo specchio apparisce che collintervallo di un anno la rendita delle dogane si accrebbe di 2,300,000 ducati sopra 4,600,000. 

Nel 1846 era appaltata per 4,450,000 ducati: nel 1847 fu abolito lappalto. 

Sicché dal 1846 al 1854, in otto anni di tempo, crebbe del 4 ½ per % e dal 1854 al 1856 a distanza di un anno aumentò del 50 per cento! 

Simili prodigi non sono durevoli. In effetto so che già il primo trimestre del 1857 ha renduto 250,000 ducati di meno del corrispondente trimestre del 1856; e credo che la rendita scemerà di vantaggio nel resto dellanno. 

II. Ecco intanto le precipue cagioni di quel meraviglioso incremento di entrata, chè venuto ad indugiare gli effetti del disavanzo. Innanzi tutto la penuria e la guerra accrebbero la richiesta delle derrate del suolo, massime de cereali. 

La esportazione fu da prima vietata e poi permessa mediante il dazio insolito di due ducati, e quindi di un ducato il cantaio (89 kil.). Questo dazio fruttò molti milioni di lire. 

Dallaltra parte il basso cambio ha pure in certi limiti contribuito ad accrescere limportazione. Quando il franco è comprato con 20 grana e 50, mentre ne vale intrinsecamente 22 82, torna conto il comprare dallestero e guadagnare l11 per cento sul prezzo, ancorché si avessero da vendere con ribasso allinterno le merci importate. Oltre che quando, a cagione della penuria e della crisi, lo sbocco delle manifatture si restringe, e largento manca; se vi ha cause che spingono a. spedir moneta in una contrada o per necessità, come sarebbe' quella di acquistai grani, o per lallettamento di un guadagno dindole speciale, come quello derivante dallacquisto delloro smonetato e di colonnati da esportare, è chiaro che cercasi principalmente di sostituirvi merci manufatte, anche a prezzo inferiore del vero loro prezzo corrente. 

Sicché non fa meraviglia se non la sola esportazione siasi negli ultimi due anni elevata in Napoli, ma si pure la. importazione: e se luna e laltra abbiano dato materia allo straordinario ed improvviso incremento dellentrata doganale. 

Se non che. la penuria. la guerra e la crisi essendo le vere occasioni dellaumento, questo cesserà con esse, o almeno scemerà di molto. «Quel che viene di salti, va via di balzi» dice il proverbio. E già come ho sopra avvertito, lesperienza ha cominciato a confermarlo.

III. In ogni modo. è singolar cosa questa che, per circostanze imprevedibili, una sciagura europea diventava solo in Napoli sorgente di grosse entrate; e dava opportunità a quel Governo di colmare in massima parte il vuoto preveduto e di vantare la prosperità delle sue finanze e la buona economia della sua amministrazione. 

Veramente esso dovrebbe imitare i Romani, i quali, al dire del Machiavelli, ergevano alla Fortuna più tempii che a qualunque altra divinità. 

La Fortuna non gli è venuta meno finora, né anche in politica. E per vero furono viste due delle più potenti nazioni dEuropa, per pudore di. civiltà, interrompere con esso ogni relazione diplomatica senza scuoterlo per nulla. Avvegnaché gli atti che precedettero questa solenne manifestazione, svelando interessi e scopi diversi, dividessero gli spiriti, scompigliassero i partiti interni, togliessero loro la libertà del prefiggersi un intento, e rivestissero le apparenze odiose dell'intervento senza il compenso dun risultamento utile e ragionevole che valesse a giustificarlo: ondè che portando limpronta dellimpotenza e dellindecisione (forse temporanea, ma certo poco consentanea allattitudine già presa), procacciarono plausi di fermezza e dindipendenza allinevitabile pertinacia di un Governo che il Congresso di Parigi malamente giudicava non essere tanto inoltrato nella via intrapresa da non poter più deviarne senza cadere in rovina; e che per crearsi un appoggio disperato, rinunciava in un giorno al clero tutta quella parte di potere temporale che da un secolo in qua aveva ritirata dalle mani di esso (1). 

Questa sorte però non e invidiabile. l sofismi vanamente adoperati per persuadere alla gente che in Napoli è il migliore de governi, e la fortuna che fin oggi vi secondano, o governanti del buon popolo napolitano, non bastano per rendere stabile un regno. Gli uni sono la negazione della ragione, e laltra è la negazione della provvidenza. Con queste due negazioni erette a governo si possono perdere i popoli ma non si salvano i re. 

Presso di noi per lo contrario, dopo il 18118, e specialmente dopo le riforme effettuate dal 1850 in poi, pare che il destino abbia fatto il possibile per farne fallire i buoni effetti, per impedire lesplicamento de' nuovi ordini e per mettere a prova la costanza degli uomini che li tutelano. 

(1) Vedete gli ultimi decreti i quali gettano le basi della potenza temporale del clero. Notisi pertanto come il Governo napolitano non gli restituiva per effetto di concordato gli antichi privilegi, come è stato fatto altrove, ma ne rendeva più forte lascendente temporale per mezzo di provvedimenti presi di suo proprio moto: i quali possono essere ritirati colla stessa facilità colla quale furono conceduti. A tal modo può solamente sperare di averlo ad ogni costo ligio, e se non sommesso, certo interessato a sorreggerlo, mentre concedendo e non patteggiando, conserva collatto stesso del concedere la sua supremazia. Queste scaltrezze e questi accorgimenti di second'ordine sono il sostrato della sua fortuna.

I prodotti più ricchi del paese o vengon meno, come il vino, o scarseggiano, come la seta.   Gravi imposte doganali sono abolite o scemate, ma il caro de viveri non ne fa avvertire lalleviamento.   Il dazio sui cereali importati dallestero, che sebbene fruttasse 2 a 3 milioni solamente al Governo, pure innalzando di due lire allettolitro il prezzo del frumento, sia nostrano sia estero, pesava come un imposta di 211 milioni su consumatori, è soppresso del tutto: ma i consumatori non se ne avvedono a causa della'  penuria, per cui il grano si mantiene a prezzi elevati.   Alle imposte doganali ed indirette si sostituiscono tributi d'altra natura; ed il cui carico pesa specialmente sulla classe media, che più di tutti fruisce i benefizi immediati delleguaglianza l'egale e delle libertà guarentite: ma le vicende economiche e politiche sconvolgono il credito. e scrollano le associazioni nascenti; lindustria ed il commercio se ne risentono; gran parte della classe media n è danneggiata, e reputa troppo grave il peso congiunto del danno e delle imposte. I malcontenti e gli ambiziosi ne fanno tema dopposizione, emettono a profitto lignoranza e la sventura per aizzare la gente o contro le istituzioni 0 contro il governo.

I poteri riformatori però resistono. Essi sentono istintivamente che negli Stati che si rinnovano. larrestarsi è il primo momento del retrocedere. I titubanti sono trascinati; esitano prima, e batton le mani dopo. In questo frattempo il territorio è coperto di strade ferrate: i germi dellagiatezza si moltiplicano e non tarderanno a fruttare. Ed in mezzo a questo vortice di vicende e di novità, lAustria minaccia, ed il Piemonte fortifica Casale ed Alessandria: una guerra europea scoppia improvvisa, ed il piccolo nostro Stato sfodera arditamonte la sua spada allato a più valorosi eserciti del mondo, e la. getta nella bilancia de destini dEuropa; e più tardi alzando la mano per deporre nellurna della pace il suo suffragio, leva la voce per condannare i cattivi governi dItalia, e Francia ed Inghilterra gli fanno eco. 

Nonpertanto le sue finanze migliorano, e le entrate stanno per pareggiare le spese quando esso, appena uscito da travagli della guerra, osa incarnare un disegno che parve grande a Napoleone, creando allItalia un porto militare nella Spezia; e con ardimento degno dell'antica Roma tenta di perforare a manca le Alpi e di valicarle a destra, mettendo. Parigi e Londra a poche ore di distanza da Torino, e la Germania e la Svizzera quasi in sul porto di Genova. 

IV. Restringendomi alle dogane, noto frattanto che labolizione dei dazi sui cereali, effettuata il 1854, ne abbassò lentrata a 13 milioni e mezzo di lire.

Nel 1855 questa si elevò a i4,6811 mila: nel 1856 crebbe di vantaggio, ed ora probabilmente toccherà i 17 milioni. Questi aumenti graduali continui e prodotti da grandi riforme si spiegano e s intendono facilmente. Essi non vengono per colpo di fortuna: non han luogo a cagione della penuria e della guerra, ma a dispetto della guerra e della penuria; e perciò promettono di continuare e di accrescersi. 

Tenuta ragione della popolazione, questa entrata, se si paragona a. quella eh ebbe luogo nel 1854 in Napoli e che fu di 20,970 mila lire, è proporzionatamente maggiore; e se confrontasi a quella eccezionale del 1856, che fu di 31,075 mila, e di molto inferiore. Prendendo la media in 26 milioni, le due entrate sarebbero a presso a poco corrispondenti. 

V. Proseguo il confronto. 

Lentrata per diritti di privativa, cioè pel monopolio del sale, dei tabacchi,. delle polveri, de tarocchi e della neve, dal 1854 al 1856, è cresciuta in Napoli di circa 700 mila ducati. . 

Questo aumento deve ripetersi principalmente dallampliala consumazione de tabacchi. Perciocché quella degli altri articoli compresi nelle privative non è suscettibile di grande incremento. Prima del 18|7 il sale vendevasi grana 12 il rotolo e fruttava 3,260,600 ducati. Il prezzo fu in quellanno sommate a grana 8, cioè di 1/3. Supposto che la consumazione si pel minor prezzo, che poco o nulla vi può quando rimane abbastanza alto, e si per laccresciuta popolazione nel decennio, sia aumentata di un quinto; il sale nel 1856 avrà renduto................. 2,600,000 ducati. 

Le polveri, le carte e la neve davano allora, e credo che non fruttino di più né pure oggi, 281,000 ducati.

In tutto 2,881,000 sottratti da 5,417,107, chè la rendita de diritti di privativa pel v1856: restano per tabacchi 2,536 mila ducati, pari a lire 11,412,000. 

Il 1856, negli Stati Sardi, i tabacchi renderono 17,200,000 lire, giusta il resoconto del tesoro: cioè, comparativamente alla popolazione, una somma doppia di quella che si riscuote in Napoli. 

È questo un bene? o un male? 

Quanto alligiene ed alleconomia domestica no I so. Ma il fatto, da per se medesimo considerato come consumazione, prova che la classe più numerosa in Piemonte è discretamente agiata. Quanto poi alla finanza, mel perdonino i propugnatori dellimposta unica, se il nostro Governo, nella condizione presente delle cose, potesse escogitare una decina di questo imposizioni, io darei la palla bianca per applicarle tutte.

La paga chi vuole, e quando e come vuole; e chi non vuol pagarla fa due guadagni. Quel medesimo che consuma nellanno 150 o 200 lire di tabacco, strepita se ha da pagarne il terzo sotto forma dimposta mobiliare. Ben so pur io che ha torto, e che limposta diretta è la più logica: ma perché la logica abbia ragione in pratica, è d'uopo che i più ragionino e che si persuadano che la contribuzione è una spesa, come il fitto della casa, come lonorario del medico o dellavvocato. come il compenso del precettore o simili; anzi più sacra, più proficua, più necessaria di tutte, e che perciò la facciano volentieri, e non credano, essere davvero qual si chiama oggi, peso, carico, imposta, tassa, e che so io. Fino a che ciò non avvenga., come spero che avverrà, se si diffonderanno le nozioni della scienza economica in tutte le classi, e specialmente nel ceto medio; le imposte dissimulate non sono da dispregiare. A rendere però a poco a poco, se non popolari, almeno abituali le imposte dirette, è cosa buona che ce ne sieno, e che si tenda a renderle predominanti. 

IV. Restano i dazi di consumo, ossieno le gabelle. 

Innanzi tutto sappiasi che nel bilancio napolitano sono i soli dazi di consumo della città di Napoli che là sono incamerati, comerano qui in Torino prima del 1852. 

Or bene, dalla sola città di Napoli riscuotevansi fino al 1847 nientemeno che 2,200,000 ducati, a cui è duopo aggiungere 78,000 ducati per dazio sulla neve, che forma un articolo distinto in bilancio, ma che pure è dazio di consumo. Questi dazi sommano 10,251,000 lire di nostra moneta, che in una città di circa mezzo milione dabitanti, danno da 20 a 21 lire per capo; peso enorme e pagato in massima parte dalla classe più numerosa, perché gravita principalmente sopra le materie alimentari e le bevande. 

Il prodotto di questi dazi è scemato di 6110 e più mila ducati da alcuni anni in qua, e nel 1856 non fu maggiore di 1,567,000 ducati. Questa diminuzione è principalmente cagiouata dalla grande scarsità del vino e dal caro delle materie alimentari, che han fatto scemare la consumazione delluno e delle altre, e con esso il provento del dazio. Ciò non toglie chesso esista, e che sia molto grave, massime per le classi bisognose che ne pagano la maggior parte. E se la miseria non ha. fatto troppo rapidi progressi, non vi è una ragione al mondo per cui, la produzione agraria rientrando nel suo stato normale, ed il vino riapparendo in abbondanza sul mercato, lantica entrata di 10,251,000 lire non debba riapparire ancor essa, ed essere anche superata. 

Le gabelle e i diritti di vendita che il Tesoro riscuote in Piemonte da tutto lo Stato giungono appena a 7,219,000 lire. 

Non pertanto la forma di canone sotto cui sono imposte a Comuni, ed il divieto di colpire di dazio i cereali ed il pane, che pur sono cose buone di per se stesse, le fanno nelle circostanze presenti riuscire moleste ad alcuni de Municipi; i quali avendo in gran parte esauste le loro entrate in altre spese, reputano assai grave ed intollerabile un peso a cui non sanno facilmente sopperire, quantunque sia in tutto lo Stato inferiore a quello che in Napoli gravita sulla sola città capitale! 

Nel saggio politico del Rotondo è un quadro da cui apparisce che nel 1832 la somma. delle gabelle comunali, da Napoli infuori, montava a I,500,000 ducati, e quella di Napoli a 2,000,000. Questultima al 18117 era salita a 2,278,000 ducati. Vale a dire che in questanno le gabelle nella parte continentale del regno potevansi computare per circa 18 milioni di lire: né sono scemate per riduzioni posteriori; solo per temporanei casi di penuria hanno talvolta fruttato meno. 

Presso noi le entrate più usuali de Comuni sono le soprimposte locali sulle contribuzioni dirette. La loro somma in tutto lo Stato fu nel 1856 di 10,532,869. Con queste pagansi anche in buona parte i canoni gabellari. 

Non mi è riuscito di sapere quanto sommino i dazî di consumo effettivamente riscossi ne Comuni. La più gran parte de Municipi non han bisogno dellapprovazione ministeriale a loro bilanci, e però non se ne trova precisa notizia (I). 

Unultima osservazione. 

Laumento della consumazione del tabacco in Napoli ed in Piemonte, come altrove, ha potuto anche essere in parte occasionato dalla scarsa produzione del vino. Loperaio per quanto meno può bere, tanto più fuma. E questa scarsità del vino fa pure aumentare la consumazione di altre bevande, massime del caffè, e quindi dello zucchero. Sotto questo aspetto giova ad ingentilire i costumi, almeno a scemare i reati e ed ingrossare in qualche parte le entrate doganali. 

(1) Veramente sarebbe necessario che il Ministero pensasse a raccogliere e pubblicare questi dati. Esso il potrebbe assai facilmente per mezzo degllntendenti. 

II. I. La contribuzione fondiaria è quasi la sola imposta diretta del regno di Napoli, nel senso ordinario della parola. Con questo aggiunto diretta, però io non intendo di qualificare col Mill tutte le imposizioni dimandate alle persone stesse che le pagano, ché in tal caso avrei ad annoverare tra le contribuzioni dirette anche il registro ed il bollo: né con alcuni altri economisti chiamo diretti i soli tributi stanziati su la proprietà e sul lavoro direttamente. Queste classificazioni sono più o meno arbitrarie: la. scienza non le ammette se non per comodo di esterno ordinamento. lo seguirò una distinzione amministrativa, meno rigorosa e più comprensiva e chiamerò dirette, così le imposizioni che colpiscono la persona del contribuente in modo immediato, come quelle che concernono direttamente la proprietà ed il lavoro. Aggiungo quindi per Napoli alla fondiaria le ritenute fiscali sugli stipendi e per analogia anche il lotto, specie di contribuzione occulta, siccome la chiamava il Verri, la. quale è un tributo diretto, più o meno volontario. E quanto agli Stati Sardi, comprenderò tra le dirette la prediale e limposizione sui fabbricati, la personale e mobiliare, la tassa delle patenti e quella sulle vetture, non che i diritti di successione, e le tasse sulle società e sulle rendite dei corpi morali e stabilimenti di manimorte, non che le ritenute fiscali ed il lotto.  

Posto ciò, ecco il confronto della entrata proveniente da queste imposizioni.


In Napoli : fondiaria, compresa la provinciale,
 Ducati..................................................................  7,630,500
Ritenute fiscali..................................................... 954,3
Lotto lordò, stando al Memento, circa................ 4,000,000
Totale ducati 12,584,870
Ossieno lire 56,631,915

(1) Il Memento asserisce che le imposte dirette durante il 1856 abbiano prodotto in Napoli soli ducati 5,975,918. Forse intende parlare del solo carico principale; e per impicciolirlo, lo compie indirettamente col milione di riscossioni in corso che aggiunge al conto.

In Piemonte: prediale e imposta sui
Fabbricati......................................... L. 16,806,077
Personale e mobiliare........................» 3,500,000
Patenti................................................» 3,000,000
Soprimposte provinciali sulle precedenti (1856).....» 6,720,052
Sulle vetture.......................................» 800,000
Dritti di successione...........................» 5,200,000
Società e assicurazioni.......................» 300,000
Su' corpi morali e manimorte............» 910,000
Ritenute fiscali....................................» 850,000
Lotto lordo..........................................» 6,300,000
Totale L. 44,386,129

In ogni modo non credasi che questa sia la somma cui monta l'imposizione fondiaria. Potrebbessere la somma effettivamente entrata al Tesoro, il che, se fosse vero, proverebbe solo il misero stato a cui è ridotta la piccola proprietà: ma non è certo quella che doveva essere pagata nellanno 1856. 

Di fatto l'imposta fondiaria è la sola imposta fissata annualmente con apposito decreto. 

Ora il decreto del 9 dicembre 1855 stabilisce pel 1856 il carico principale dellimposta a 6,150,000 ducati, ripartito come nel quadro annesso allart.1. Collart.2. del decreto medesimo al carico principale si aggiungono: 

1. Grana 10 pel debito pubblico; 

2. Grana 7 per le spese fisse delle provincie; 

3. Grana 2 per le spese variabili id.;

4. Mezzo grano per le spese di casermaggio della gendarmeria; 

5. Grana 2 (maximum) per quei comuni che ne hanno bisogno; 

6. Altre grana 2 nei comuni di Polvica e Ghiaiano per riparazione di chiese; 

Coll'art. 3. impongonsi tre mila ducati alla provincia di Napoli per incanalamento delle lave di Pollena. 

Coll'art. 4. una soprimposta di 2 grana al distretto di Nola per lavori darginazione 

Collart.5. grana 4 di soprimposta per le strade, acque ed altre opere nelle provincie di Napoli, Terra di lavoro, Molise, dei tre Abruzzi, Principato citeriore, Capitanata, Basilicata, Terra di Otranto e tre Calabrie; non che di grano  uno e mezzo nel Principato ulteriore e di grana 2 in Terra di Bari, con che compioniri tutte le provincie del regno continentale, che sono 15. 

In proporzione della popolazione linsieme di queste imposte in Piemonte è alquanto più grave. Ma la loro somma comprendendo nove diversi tributi in luogo di tre, deve di necessità essere meglio distribuita. 

II. La fondiaria principale collaggiunta della soprimposta per le provincie, sale in Piemonte a L.20,365,000. In Napoli a L.3h,337,250. Proporzionatamente alla popolazione e calcolati i soli milioni, I imposta che rende 20 in Piemonte, avrebbe a fruttare 28. in Napoli continente. Essa dunque è di 6 milioni più pesante. 

Aggiungi che in Napoli la fondiaria è il terzo di tutta lentrata pubblica (comprese rendite, proventi, ecc., mentre negli Stati Sardi è minore del sesto. 

Con ciò non voglio dire che il proprietario in Piemonte paghi, proporzionalmente parlando, la metà di ciò che paga il proprietario in Napoli. Sarebbe questo un errore gravissimo. Presso noi il proprietario paga una soprimposta Comunale maggiore al certo di quella che paga il proprietario napolitano. 

Collart.6. altre grana!i per la sola provincia di Terra di Lavoro. 

Cogli articoli 7. e 8. un altro grano e mezzo pel Principato ulteriore e per la Calabria ulteriore. 

Collart.9. grana 8 in 13 comuni della provincia di Napoli per la riparazione dei torrenti che discendono da Somma. 

Collart.10. infine grana 3 nel comune di Bisonte per istrade comunali.

La somma da me posta in- conto è formata dal carico principale6,150,000
Più grana pei num. 1, 2, 3, 4 dell'art. qui sopra menzionati 1,199,250
Per l'art. 33,000
Per l'art. 5. sulle 13 Provincie a grana 4224,520
Per l'articolo medesimo e per gli articoli 7. 8.17,430
Per l'art. 636,600
Totale.7,630,500

Oltre delle soprimposte comunali previste nei numeri 5 e 6 dellarticolo 2. e negli articoli 1;.9. e 10.; non che del il per cento per le spese di riscossione. Queste spese e le soprimposte comunali sono escluse anche dal calcolo delle imposizioni dirette sarde. 

Questa soprimposta salì nel 1856 a 7,290,893 lire, dalla qual somma è certo assai lontana nel regno di Napoli, dove più frequentemente i Comuni impongono dazi sulle consumazioni. Oltre che il proprietario sardo paga altresì limposta mobiliare e quella delle successioni, come ogni altro cittadino, e vi sopperisce colla rendita de suoi fondi. 

Dallaltro canto però si noti che la costruzione delle strade e la facilità degli altri mezzi di comunicazione, non che il movimento industriale dello Stato, è causa di non lievi vantaggi a proprietari, massime delle provincie più mediterranee. Molte fra le opere pubbliche sono un vero capitale fondiario; e la parte di rendita che i proprietari contribuiscono per costruirle è un tributo per la forma, ma in sostanza è una vera miglioria indiretta dei loro fondi. 

Nulladimeno i benefici sono lenti, e glinconvenienti della imposta immediati. Io però son di credere che la massima parte di questinconvenienti proceda principalmente. dalla inegualissima ripartizione dellimposta prediale. So del proprietario dun piccolo molino, che paga più della rendita che ne ritrae; mentre molti proprietari di terre nello Stato non pagano quasi nulla, ed alcune provincie nulla per davvero. Ciò non deve arrecar meraviglia in un paese dove sono catasti vecchi e catasti nuovi, e di quelli e di questi, alcuni fatti con certi criteri, altri con altri; qua fondati sopra misure e stime, là sopra denuncie; e dove anzi sono terre senza catasti, o fondi un giorno non allibrati, ovvero allibrati come incolti o poco fruttiferi, mentre oggi sono diventati preziosi. Le soprimposte seguendo la ripartizione viziosa dellimposta principale ne rendono più rilevate le ineguaglianze. Il nuovo catasto vi porrà rimedio.

In Napoli la imposizione fondiaria non fu pertanto ripartita con maggiore giustizia che in Piemonte. Il primo catasto fu una stima provvisoria ed improvvisata in pochi mesi. «Spesso, scrive il Bianchini (1), dalla sommità di un campanile si descrisse la condizione de terreni di più Comuni. 

(1) Storia delle Finanze. 

Parecchi a pro del fisco sregolato zelo mostrarono: altri negligenza Laonde seguirono occultazioni o deglinteri fondi o di una parte di essi. Taluni men di quel che dovevano furono tassati: molte volte sotto nomi non veri o ignoti si descrissero le proprietà; né mancarono soprusi nel determinare a qual ordine i terreni appartenessero.» Nel 1808 si ordinarono rettificazioni che furono infruttuose; e nel 1809 una Giunta delle contribuzioni dirette fu deputata a rivedere e migliorare il censo: ma ne accrebbe la confusione. ondè che nellanno stesso si ricorse allo espediente delle commissioni decurionali in ogni Comune per ricevere i reclami e le dichiarazioni de proprietari. Le rettifiche di misure si prescrisse che avessero ad essere fatte a spese de reclamanti, e quelle di stima vennero sottoposte a si fastidiose verificazioni, che il provvedimento preso non giovò gran fatto a correggerei mali, né ad emendare gli errori. Dopo la restaurazione borbonica, nel 1817, furono raccolte le varie disposizioni Legislative esistenti su catasti, si posero certe regole generali, e si die campo sino ad aprile 1818 di reclamare per ottenere diminuzioni o discarichi dimposte. Si promise anche un catasto definitivo: ma in realtà si rimase nel provvisorio; sebbene le ingiustizie non fossero punto riparate.

In ogni modo questa novità fatta dal governo francese, di un tributo fondiario unico per tutto lo Stato, fu un vero progresso: perché questo nuovo tributo fu sostituito a 28 tasse dindole varia e diversa, ma quasi tutte vessatorie ed informate allo spirito feudale. 

Furono aggiunte alla fondiaria altre tasse dirette: la personale e quella delle patenti.  Ma la riscossione di questa specie di tasse e le quasi inevitabili e spesso troppo apparenti ineguaglianze nello stanziarle, sogliono renderle odiose, non ostante che considerandole per se medesime sieno tra le più ragionevoli. Quindi è che il governo di Gioacchino, quando si sentì vacillare, nel maggio 1814, abolì limposta personale: e re Ferdinando restaurato soppresse la tassa delle patenti. 

Nel 1826 il Medici, ministro delle finanze ed uomo dingegno, tentò di farla rivivere con molti temperamenti: ma sollevò tanti clamori che fu costretto a sopprimerla appena dopo di averla ristabilita. Il che mostra che i governi assoluti non hanno se non le sembianze della forza: realmente essi sono i più deboli; ed è questa una delle ragioni per le quali invece di giovare spendendo (sistema talvolta spinto troppo oltre dai governi liberi), preferiscono di non far gridare la gente, lusingandola con tributi più leggieri, almeno in apparenza, e trascurando spese utili allincremento economico, politico e morale dei governati. 

Quanto alla ripartizione dellimposta non è certo da credere che quella dei dazi di consumo sulle derrate necessarie alla vita sia meno viziosa ed ingiusta della ripartizione dei tributi diretti: il povero ne paga la maggior parte. Ciò non ostante i Borboni di Napoli, per ingraziarsi nepopoli loro soggetti, abolirono i tributi personali e lasciarono sussistere lenorme dazio di più di 10 milioni sul consumo della sola capitale, dove la plebe, disputando il terreno palmo a palmo allesercito francese, si era mostrata tanto ligia alla loro dinastia. Anche in Piemonte il conte dAgliano nel riprendere il possesso della Savoia, nel 1811:, annunziava a nome del restaurato Vittorio, che sarebbero abolite le tasse di successione e di patente: e nel 1815 riducevasi a metà limposta personale, ristretta anche di vantaggio nel1818. Ingannaronsi forse questi re restaurati? No; lassolutismo ha una specie dintuito della propria utilità immediata, e rare volte singanna. 

La percezione diretta dei tributi suol riuscire incomoda, e deve tanto più spiacere sotto i governi assoluti, per quanto coloro che pagano non sanno qual impiego si faccia del loro danaro. Se pagano senza avvedersene, meno male, non ci pensano (1). Nei governi costituzionali la cosa è diversa. Ma prima che sia diventata persuasione di tutti, che la cosa pubblica è cosa di ciascuno, e massime ne paesi nuovi, la malavoglia del pagare continua sotto il governo libero come sotto la monarchia assoluta.

(1) Eccone un esempio di poco rilievo per se medesimo considerato, ma di molta significazione. 

Il Broggia lodava le gabelle, e diceva, che sono cosi dette, perché i contribuenti che le pagano sono gabbati dal governo che le riscuote. Certo il gabbar la gente non è lodevol cosa: val meglio istruirla e farle comprendere ciò che devesser fatto per suo bene, acciocchò il faccia volonterosari1ente. Ma che volete: questo non può essere il mestiere dei governi assoluti; se no, il primo frutto che ne raccoglierebbero, sarebbe il loro congedo: e pe governi liberi è unimpresa. ardua e lenta. Bisogna che ti affatichi ad istruire la gente; ma prima che sia istruita, se vuoi fare con essa a fidanza e non gabbarla un tantino, per giovarla, vedrai come nicchia, ti maledice, e batte le mani a coloro che più abili di te e simulando un affetto ardente pel popolo, ne mettono a. frutto lignoranza per farne Strumento delle loro private passioni. 

In Piemonte, p. es. (già sopra il notammo), pagansi senza lamento 13 milioni netti pel monopolio del tabacco, e si levano alto le grida contro la mobiliare, la personale, la tassa. delle patenti ed i canoni gabellari, che insieme sommati rendono appena 18 milioni lordi. 

Ne governi costituzionali è meglio attendere alla realtà che alle apparenze della giustizia, è vero; ma le contribuzioni hanno il loro lato politico, in cui realtà ed apparenza, verità ed opinione sino ad un certo segno si confondono quanto a' loro effetti immediati; massime nelle mutazioni di Stato, quando la libertà recente spiace ai privilegiati e non è ben compresa dalle moltitudini. Aspettando che queste ragionino, e adoperandosi perché ragionino presto, bisogna però tener conto che non ragionano ancora. 

In Napoli prima del 1833 esistevano due dazi sul vino, luno di 3 ducati e 60 grana per botte, riscosso sulle barriere della città, laltro pei casali di sole grana 60, percepito direttamente a titolo di rivela. E bene: il primo si continuò a pagarlo senza lagnanze, e laltro levò tali clamori, che il governo crede di abolirlo nel 1834.

IV. Da ciò che precede risulta che la ricchezza mobiliare ed il commercio in ispecie è esente in Napoli da ogni maniera dimposizione diretta, mentre la ricchezza immobiliare è gravata di un tributo, comparativamente allentrata generale dello Stato, assai grave. È giusta questa esenzione? Nol credo. Essa è solo scusabile in un paese ove il commercio manca di quasi tutti que sussidi, che certo gli frutterebbero cento volte più di quello che forse per conseguirli potrebbe essere costretto a pagare sotto forma di tasse. 

Ivi non sono istituzioni di credito dal Banco in fuori, chè tenuto dal governo ed è una vera e pura cassa di deposito, comerano una volta i banchi prima che diventassero macchine di circolazione. Vi è pure una cassa di sconto, anche tenuta dal governo, ed il cui giro di operazioni è assai ristretto. I monti di pietà subordinati al Banco, ed i monti frumentari nelle provincie sono istituzioni relativamente buone, ma che attestano linfanzia del credito. Ora sento che il banco centrale abbia stabilite una o più succursali: è questo un avanzamento, ma assai lieve, se in provincia come nella capitale rimane banco di deposito (1). 

Le comunicazioni tra le diverse parti del territorio del regno sono anche difficili e dispendiose. Nessuna strada ferrata; ché quelle assai brevi di Castellamare con diramazione a Nocera, e di Capua, sono assai poca cosa per averne conto. Porti rari e malsicuri: ostacoli artificiali assai grandi, basterebbe quello del passo necessario per varcare i limiti duna provincia.. 

Ciò non ostante non credasi che il governo napolitano lasci il commercio esente da tributi diretti, perché reputi esser questo un compenso de sussidii che gli mancano. Esso è guidato da altre norme. 

(1) Nellopuscolo La quesition nap0litaine, ecc., il governo vantai 1,111 monti frumentari esistenti nel regno, e destinati ad anticipare le scemenze, e riscuoterne poi il tanto di più in natura. Questa specie di credito e di usura patriarcale è utile nelle condizioni presenti dellAgricoltura del regno: ma il miglior augurio che si sappia farle, si è che pervenga allo stato di non averne più bisogno. I monti Frumentari sono la forma primitiva del credito agrario. 

Perciocché il difetto di sussidi simiglianti nuoce anche ai progressi dellagricoltura, la quale nel maggior numero delle provincie è in condizione affatto deplorabile; e pure la proprietà fondiaria è sotto un peso sproporzionato alle sue forze. La verità è che i piccoli proprietari, che sono i più aggravati, nol sono tutti egualmente; il che basta a bilanciare il malcontento; e che dopo due generazioni il peso della prediale è stato in buona parte defalcato dal valore dei fondi alienati, e però il suo eccesso è stato, per cost dire, convertito in una contribuzione in capitale già consumata.

Oltre che il commercio è di sua natura più querulo. Esso è parte nelle mani di stranieri, che ad eccezione di pochi generosi, sono contenti di qualunque governo e gli fan plauso, quando non pagano, e parte in quelle d'una classe di nazionali che, per vero dire, è la più indifferente alle libertà politiche, ma che forse si sveglierebbe dalla. sua sonnolenza se avesse a pagare. Se non altro i suoi abiti di tornaconto le farebbero dimandare: «perché paghiamo, e che uso è fatto delle somme che paghiamo?» Terribile dimanda, che porta per risposta tutto uno Statuto costituzionale. 

Quanto alle professioni dotte, egli è certo che in nessun altro paese dItalia sono retribuite meglio che in Napoli, e però in nessun altro potrebbero più agevolmente tollerare una imposta. Ma coloro che sono in continuo contatto col resto della popolazione, il medico, lavvocato, larchitetto, ecc. che hanno su di essa un certo ascendente e che rappresentano, direi quasi, lo spirito della classe media, si teme di colpirli con imposizioni dirette. Cotesta gente si ha paura di toccarla come se fosse un vespaio. Oltre che quella parte della classe media, che ha per capitale lingegno, paga volentieri ne governi liberi, ovessa può molto ed è chiamata a dominare pel suo sapere. Ma sotto un governo assoluto essa è con ragione la più riottosa, e la più temuta: già s'intende chessa è pure la più odiata da chi governa.

Il ripeto ancora una volta; i governi assoluti che sembrano impavidi, fanno i bravi in maschera, come gli attori in sul teatro. ma sono in realità guidati dalla paura in quasi tutte le loro risoluzioni. 

Non è forse la paura che ultimamente ha consigliato il potere civile ad accrescere qua e là in Europa limportanza temporale del potere ecclesiastico per isperarne l'appoggio? E lostinazione medesima colla quale il governo napolitano resiste a suggerimenti di migliorare la sua amministrazione interna ed i suoi ordini politici, non procede'  forse dalla fondata paura che ha di reprimer lanimo de fautori dellarbitrio che il sorreggono, senza poter fare abbastanza per meritare la fiducia dei buoni? Forse non singanna: ma non perciò il fatto è meno deplorabile, e per quanto vero, altrettanto mal compreso fuori del regno. 

V. Ho collocata la tassa di successione tra le imposte dirette e lho compresa fra tributi, la cui somma ho ragguagliata alla fondiaria napolitana.

Non intendo per tanto di confondere lindole diversa di queste due tasse. Quanto alla prima, si ha un bel dire, ma la tassa del tanto per cento nel caso di successione diretta e del tanto nei diversi casi di successione collaterale, di successioni di affini o di estranei, non fa né più né meno che l'ufficio di una legge, la quale in tutte le successioni riserbasse una piccola legittima per questo crede di ogni cittadino, che chiamasi Stato. Sarà lieve questa legittima dello Stato, e tale che potrà essere pagata colla rendita di un anno o di due se vuolsi: ma ciò non toglie chessendo proporzionata al valor capitale della eredità non sia una parte di essa. 

La fondiaria, chi ben riflette, riducesi anchessa a privare il primo imposto di una parte del valore capitale del fondo: perciocché nel vendere un podere che rende 6 e paga 1 di tributo prediale, se ne ricava verbigrazia, il prezzo di 100, capitale rispondente a 5 di entrata netta, in luogo di 120 capitale che corrisponderebbe alla vera rendita imponibile. Ciò avviene da per tutto, ma deve principalmente avvenire in Napoli dove lentrata del capitale mobiliare impiegato nelle industrie o nel commercio è esente da imposizione. 

Ora una volta sottratta dal prezzo del fondo, una parte che pareggia il capitale dellimposta, ne segue che il governo quasi comproprietario di questa parte del valore del fondo, non pagata dal compratore, ne ritrae per mezzo di lui la corrispondente parte di rendita. Questo che dico però non è da pigliarsi alla lettera. La rendita de fondi si accresce o scema sia per migliorie sia per circostanze estranee anche dopo che per seguite alienazioni fu già defalcato il capitale della fondiaria. 

Dallaltra parte la tassa sulle successioni sottrae di tempo in tempo ed a periodi incerti una particella del valore della eredità a'  successori, ed è facile intendere che, se avesse a pagarsi in natura con una parte delleredità, e se questa non fosse suscettiva di aumenti, lo Stato in capo ad un certo numero di successioni prenderebbe a poco a poco lintero asse di ciascuna eredità. Nulladimeno, dacché è pagata. in valore e non in natura, essa riesce assai meno grave di quel che non credesi a prima giunta: lerede, se paga del suo la tassa col capitale ereditato, considera di tanto scemato il valore de beni ereditari; quasi che il suo autore gli avesse lasciato di meno: ove poi soddisfi la tassa colla rendita, la sua perdita è come se colui dal quale eredita, fosse morto più tardi. In questo caso essa non ha tutti glinconvenienti di un'imposta che intacca il capitale, ed è pagata in momento in cui il contribuente è più in grado di farlo, né è sottratta da valori destinati a provvedere alle quotidiane necessità della vita. 

VI. sia per unaltra ragione che or ora dirò, il lotto diventa causa di maggiori mali, i quali però sono più che altrove gravissimi nella capitale del regno: ivi la povera gente che giuoca lultimo obolo tolto a prestito dal Monte di pietà o risecato dal suo pane quotidiano, attende il sabato, come il giorno liberatore. Durante la settimana vi ha donnicciuole del volgo ed operai che vendono persino qualche suppellettile necessaria delle povere loro case per pagare la posta del giuoco, e la sera dogni sabato si consolano della perdita sofferta, sperando nel sabato venturo, confidando in una migliore interpretazione delle parole del monaco questuante, o peggio ancora, intrecciando stranamente questa ed altre superstizioni con una prece a S. Gennaro o una lampada alla Madonna, e spiegando in mille modi ingegnosi il perché non hanno guadagnato, mentre avevano buono in mano senza essersene accorti. L'amore sfrenato del lotto e linteresse del governo a mantenerlo vivo come mezzo finanziario e politico ad un tempo, hanno impedito finora le casse di risparmio in quel regno, dove mancano altresì quasi tutte le altre associazioni di benefica. previdenza che s incontrano oggidi da per tutto altrove e fuori e dentro Italia. Non assicurazioni sulla vita, non casse di mutuo soccorso: nulla o pressoché nulla. che attesti la previdenza individuale o domestica. 

È pur notevole che de 12 milioni di lire giuocati al lotto durante un anno nel regno continentale più di 7,000,000 sono giuocati dagli abitanti della sola città di Napoli, e meno di cinque dal resto della popolazione del regno. 

In quella vasta e popolosa città tu incontri, non dirò luno allato dellaltro, ma in separate sezioni, il lusso abbagliante e la squallida indigenza, come a Londra; bensì quasi in tutti i quartieri, da poche eccezioni in fuori, lo sfoggio della ricchezza commisto alla grossolana e lurida apparenza d'una plebe di buona indole, gaia per natura e sollazzevole, che ha pochi bisogni e cuor largo, pronta a dividere il poco pane collindigente e col frate accattone, ma che vivendo tutta ne piani terreni, è quasi in sulle strade ed ha di continuo sotto locchio lo spettacolo dellaltrui opulenza. Questa mescolanza e questo contrasto alimentano e tengon viva nella moltitudine la brama di arricchirsi. Aggiungi che per ogni vincita di qualche importanza i postieri colà si parano a festa, con pompe ignote a popoli più settentrionali e meno poeti: quelle feste colpiscono la. fantasia; ed ogni giocatore aspetta con gioia che venga il giorno in cui sarà fatta la festa anche per lui. In Torino medesimo, essendosi per caso avverate molte vincite il 1840, ne fu scossa limmaginazione de giocatori a segno che nel seguente anno il prodotto netto del lotto salì da 2,050 mila lire a 2,8119 mila (1). 

Con non minore rammarico noto, che anche in Piemonte la entrata del lotto aumenta, quantunque i posti da 209 ch'erano il 1830 sieno oggi ridotti a poco più di settanta in tutto lo Stato. Le occasioni di questo deplorabile fatto sono qui diverse da quelle che ho notate pel napolitano. I subiti e grandi mutamenti politici ed economici sollevano speranze ed eccitano emulazioni, che sono stimoli efficaci a compiere egregi fatti, ma che soventi volte spingono ad imprese arrischiate la gente inesperta, e le ingenerano nellanimo un desiderio troppo ardente di migliorare la propria condizione. Il qual desiderio, quando è congiunto allavanzamento contemporaneo del sapere e del potere, è causa occasionale di notevoli e rapidi miglioramenti sociali; ma ove precorre e supera di gran lunga i mezzi acconci a soddisfarlo, diventando pe più arditi una causa di disinganni e pe' più fiacchi un sentimento doloroso ed impotente, incita gli uni e gli altri alluso di espedienti consolatori, ma spesso poco lodevoli e quasi sempre bugiardi, come quello del lotto 0 della Borsa. 

(1) REVEL, Relazione sulle condizioni delle finanze dal 1830 al 1846. in questa relazione lonesto ed intelligente Ministro cominciava cosi: «Questo ramo di rendita poco consenziente co precetti della morale, condannato da V. M., ec.» e conchiudeva: «Il riferente affretta, come la M. V., co suoi voti il tempo, in cui questa sorta di tassa possa cessar totalmente.»

La gente poco assueta alla investigazione delle vere cause de fenomeni sociali crede che questinconvenienti sieno originati dal soperchio movimento commerciale ed industriale dei popoli, mentre in realtà sono il risultamento del poco accordo eh è nelle diverse parti della gran macchina economico-sociale non che dei privilegi e degli ostacoli, i quali ancora ne ritardano od impediscono alcune ruote, massime quelle del credito, e tanto più ne scompigliano Fazione, quanto più celere è il moto delle altre e maggiore la spinta applicata allintero congegno. Chi naviga a seconda sopra di un piroscafo, fa il doppio del. cammino, e non si accorge dello spazio che percorre, se non si guarda dattorno: ma quando il vento o la corrente si oppongono alla nave, allora si avverte lo sforzo, allora. si sperimentano gli effetti dellattrito. 

Queste considerazioni sono confermate dal fatto, perciocché laumento del lotto in Piemonte, siccome i postieri affermano, dipende non tanto dal numero, quanto dal valore delle poste; e tra coloro che giocano ve ne ha un terzo che paga la posta gettando sul banco una moneta doro da scambiare. Ciò spiega perché lincremento del lotto qui non arresta quello delle casse di risparmio. La classe che gioca più di prima negli Stati Sardi è di un ordine superiore a quella che si giova di questultima benefica istituzione. Sicché per questa parte non si apporrebbe al giusto chi dallaumento del lotto volesse inferirne la scemata previdenza delle classi più bisognose. 

In ogni modo è indubitato che come prima le condizioni finanziarie il permetteranno, il lotto sarà abolito in Piemonte; 

III

I. Ho detto già che la classificazione delle imposte in indirette e dirette è arbitraria. Io non ho annoverate né tra le une né tra le altre le imposte che più specialmente concernono il registro e ballo, emolumenti, insinuazione, carta bollata, ecc. Queste non sono sempre sborsate da chi le paga, né cadono sulla proprietà o sul lavoro direttamente. Ne fo una categoria distinta: e sebbene presso noi una legge medesima parli delle tasse dinsinuazione, di emolumento e di successione, io ho già fatto intendere perché abbia compresa questultima tra le tasse dirette. Il confronto tra le tasse napolitane sul registro e bollo e simili dritti, che presso noi hanno nomi diversi, è tutto in favore delle prime 

In Napoli il registro e bollo che comprende la carta bollata, era in bilancio, nel 1856, per ducati 1,240,000, ma il Memento afferma che rendè in effetto ducati................ 1,394,537.


In questa somma sono comprese le multe, il ricupero di spese, le ammende ed altre cose, di cui abbiamo tenuto ragione più sopra. Ne sottraggo quindi una somma appresso a poco proporzionale a quella segnata nel bilancio del 1847 stampato nel 1848, dove sullentrata totale di 1,278,000 era di ducati 110,000, e che pongo a duc. 44,537
Restano quindi circa ducati 1,350,000
Ossieno lire 6,075,000
In Piemonte: tassa d'insinuazione......................... L. 10,000,000
Emolumento....................................... » 1,200,000
Ipoteche.............................................. » 300
Carta bollata....................................... » 6,200,000 "
Totale L. 18.200,000

Le tasse di simil natura rendono in Francia 275 milioni, somma 15 volte maggiore di quella che rendono in Piemonte, mentre la popolazione è poco più di 7 volte più grande. 

In ogni modo però è innegabile che presso noi l'insinuazione e la carta bollata specialmente sono due imposte assai gravi rispetto allo stato attuale della pubblica ricchezza. La carta da bollo è richiesta per una folla di atti damministrazione, per cui in Napoli non è necessaria; ed il bollo è 

caro (1). Le tasse dinsinuazione poi e demolumento e le condizioni che ne regolano la misura, producono talvolta gravi inconvenienti. Nellangusto circolo delle mie relazioni io so di contratti dalienazione simulati in forma di scritture daltra natura, ma meno sicure, per isfuggire il pagamento di quelle gravi tasse. Or queste simulazioni hanno talvolta pessime conseguenze; o almeno danno campo a liti e ad abusi di fiducia in detrimento deglinteressi privati e della buona fede, che vale anche più duna virtù privata. 

Spesso vi ha contratti, i cui risultamenti utili sono lontani. e giudizii, il cui frutto si raccoglie a capo a lunghe procedure. Le tasse dinsinuazione, emolumento e bollo riescono in questi casi anche più gravi, e possono talvolta impedire convenzioni utili o liti riparatrici dingiustizie. 

Questa specie di tasse però è una di quelle che più di altre riescono leggiere o pesanti secondo la diversa condizione economica della nazione che le paga. Perciocché ivi sono più numerose e più attive le contrattazioni, dove è maggiore la circolazione delle ricchezze e la produzione di esse. Il frutto assai alto e sempre crescente che danno in Piemonte, senza giustificarle in tutto, è però un indizio dellavanzamento della pubblica prosperità. 

In Napoli, oltre delle ragioni sopraddette, la tassa del registro e bollo rende meno che in Piemonte per un'altra cagione ancora. Nel banco delle Due Sicilie è una istituzione tutta speciale e che merita d'essere menzionata: essa presisteva allordinamento attuale, ed era comune a ciascuno dei sette banchi ch'erano in Napoli il secolo scorso, e i quali fecero buona prova sino a che il governo non ne abusò per suoi fini. Secondo questa istituzione colui che deposita il suo danaro al banco ne riceve un titolo detto fede di credito, trasferibile per girata e rimborsabile a vista, ovvero acquista il diritto di caricare sulla cassa del banco speciali mandati, detti polizze notate, sino alla concorrenza del deposito attestato da una madrefede. 

(1) il più basso è di 50 cent. in Napoli di 6 grana: ed in molti casi può adoperarsi il mezzo foglio, che costa sole 3 grana. il bollo graduale è anche in Piemonte assai più considerevole. Il registro costa in Napoli un tari, circa 18 soldi, ecc. 

Nelle girate delle fedi o delle polizze notate può scrivere la causa del pagamento chegli intende di fare col loro valore, ed anche se gli piace un intero contratto che ha una relazione qualunque col pagamento cheffettua. E perché queste fedi e queste polizze possono farsi di poche grana (anche di 10 chequivalgono a circa 9 soldi) si suole approfittarne in ogni specie di convenzione, ove è facilissimo innestare un pagamento così lieve, ed in ogni Specie'di quitanze, massime colà dove non è nelle leggi civili quell'articolo assai improvvido e molesto che leggesi nel nostro codice, e pel quale le quitanze di obbligazioni contratte con istrumenti sono nulle, se non vengono fatte colle medesime solennità. Que polizzini o quelle fedi si mandano tosto a cambiare al banco, e se ne fa copia, che si rilascia nelle mani dellaltro contraente. Il banco ha un registro, in cui trascrive simili contratti, e conserva in filze gli originali. In capo a qualunque spazio di tempo, si può chiederne un estratto, il quale fa piena fede e costa poche grana per la copia, più il prezzo di un foglio di carta. bollata ed il registro di un tari. Questi estratti si dimandano nel solo caso che siavi contestazione giudiziaria sulla convenzione 0 sulla sua data. Nella città di Napoli specialmente non vi è quasi un solo alîìtto, o una ricevuta di pagamento, o un contratto di compravendita di cose mobili, che non sia. scritto su fedi di credito o polizze notate. Ciascun proprietario del pari che ciascun commerciante è provveduto di piccioli polizzini per distendervi sopra di simili atti. È facile ad intendere come questa istituzione, che da gratuitamente a ciascuno la facoltà di avere, per così dire, il notaio in saccoccia, scemi lentrata del bollo e del registro. 

II. Molte altre note e ragguagli speciali avrei da aggiungere a precedenti sulle entrate comparate de'  due Stati, ma ne taccio, perché non potrebbero far parte di un lavoro come questo, a mala pena abbozzato: passo quindi a trattare alquanto più distintamente delle spese, di cui limportanza e la destinazione sono indizio ad un tempo e della condizione economica de popoli e del pensiero che informa la politica dei governi. 

CAPO III

Spese

§. 1. 

Note e confronti complessivi

I. Il confronto per via di numeri della somma totale delle spese segnate nel bilancio sardo e di quelle registrate nel bilancio napolitano, non darebbe idea precisa della differenza tra le une e le altre. Perciocché in favore di Napoli sarebbe da sottrarre quella parte di spese generali a cui concorre la Sicilia, siccome ho già fatto per le entrata; ed in contrario avrebbonsi ad aggiungere alluscita del bilancio napolitano parecchi milioni, i quali non vi appariscono. Sarebbero fra questi le vincite al lotto, quel milione di ducati omesso (come osserva il Rotondo) nellentrata e per conseguenza nelluscita delle poste, tutte le spese straordinarie segrete degli esteri e della polizia, le quali gravitano sulla rendita de passaporti, permessi d'arma, ecc., ecc., gli stipendi a'  giudici regi cola pagati da comuni. Inoltre si avrebbero ad escludere dal bilancio piemontese varie somme considerevoli, siccome sono le maggiori spese per manutenzione delle strade ferrate dello Stato, spese coperte da speciale entrata, gli stipendi a'  commissari regi presso le società industriali che sono pagati dallerario, ma rimborsati dalle stesse società; ed altre molte che ometto di menzionare.

Il. Nel 1847 i ministeri napolitani avevano altra divisione. L'istruzione pubblica ed una parte de lavori pubblici erano annessi allinterno. La direzione de ponti. strade, acque e foreste faceva parte delle finanze. Parecchi altri rami accessorii erano anche aggregati a vari ministeri in modo diverso dallattuale. Il 1848 modificò lantico stato di cose, e sebbene tra nuovi ministeri quello dellagricoltura e commercio sia in seguito stato soppresso, o per meglio dire aggiunto allinterno, pure la nuova ripartizione de servizi è stata in massima parte rispettata da successivi ministri come più ragionevole e più semplice. 

Questa ripartizione si avvicina più a quella seguita in Piemonte. Qui però non abbiamo un ministero degli affari ecclesiastici: né il ramo di questi affari è annesso alla istruzione pubblica, come ora è in Napoli, per motivi facili ad intendere. Notisi però che questi due ministeri continuano a portare due contabilità distinte, quantunque sotto un ministro unico, o per meglio dire, sotto un direttore unico, perciocché presentemente non sono in Napoli se non due soli ministri. 

III. Ciò premesso, ecco il quadro delle spese secondo il bilancio del 1847, cioè di 9 anni fa:



Presidenza de' ministri...................................... D.49,864
Affari esteri........................................................  251,000
Grazia e giustizia............................................... 750,308
Affari ecclesiastici .......................................... 57,414
Finanze............................................................... 14,423,651
Affari interni...................................................... 2,057,254
Guerra e marina (Guerra................................... 7,300,000
                              (Marina.................................. 2,528,233
Polizia generale................................................. 211,486
Totale pel 1847.................................................. 27,629,210
Pel 1830.............................................................  33,037,533
Aumento di spese dal 1847 al 1856................... D.5,408,323

Ossieno circa 25 milioni di lire: se pure, siccome è probabile, le spese effettive non abbiano di molto superato le spese prevedute. Il Congresso di Parigi, avendo motivato fortificazioni, spese segrete e forse nuovi rinforzi d'esercito, è stato probabilmente causa di spese considerevoli non messe in bilancio. L'aumento delluscita apparisce ma non è punto in realtà di gran lunga più considerevole in Piemonte. Prendendo le indicazioni statistiche senza critica di sorta, 

nel 1847 le spese ordinarie sommavano........................................... L.84,020,373 

Oggi sono previste per..................................................» 139,193,737 

Aumento apparente.................................................... L.55,173,3611 

(1) Può trarsi conclusione di sorta da questi confronti cosi generali ed indeterminati. No, certamente. Il bilancio piemontese del 1830 registrava di uscita ordinaria e straordinaria soli 72 milioni: sicché sarebbevi stato un aumento di circa i[1 milioni di spese durante il regno assoluto di Re Carlo Alberto, oltre dellaumento de 29 milioni per la strada di Genova. Ma chiunque abbia conoscenza della storia di questo regno, sa che realmente le condizioni finanziarie del Tesoro e le condizioni economiche dello Stato migliorarono di gran lunga dal 1830 al 18116. A provarlo basterebbe il notare che colle spese si accrebbe in un tempo l'entrata a segno che L'Erario aveva in serbo il risparmio di più di 30 milioni di lire prima del 18118: il quale accrescimento fu specialmente dovuto alle dogane, al dazio di consumo, a sali, a tabacchi ed alla insinuazione e bollo; cioè al prodotto dimposizioni, il cui incremento suol essere l'effetto di maggior produzione e circolazione di ricchezza. Similmente nessuno oserebbe affermare che dal 18116 sin oggi la popolazione del regno sia diventata. più povera; o che le sole spese sieno aumentate, e non la pubblica ricchezza. Si citeranno fallimenti, ciarlatanerie, forse scrocchi e male arti di progettisti: ma che perciò? In un paese che di fresco scende nellaringo della libertà, è impossibile che non avvengano inconvenienti cosi politici, come economici, di cui non sono esenti neppure le nazioni più provette l. a libertà e. moto e vita: solo un popolo che non vive e non si muove, può vantare il tristo privilegio di non essere soggetto a perturbazioni e vicende di sorta.

(1) Nel 1847 le spese tra ordinarie e straordinarie montavano............... L.119.793,173 

Nel 1857......................................................................................................» 143,726,866 

Differenza................................................................................................... L.23,933,693 

Ma tra le spese straordinarie del 1847 vi erano 29,131,300 lire per la costruzione delle strade ferrate ecc. In tal caso però non è uomo di buon senso, che non accetti la sentenza da taluno fraintesa. ma con isquisito criterio di pratica filosofia scritta da Tacito: Malo periculosam libertatem quam quietum servitium. La vita, col timore di ammalare, sarà sempre preferibile alla morte, che fa cessarlo; se pur non si voglia imitare quello stolido che qui in Torino, a tempo del cholera si uccise per paura di morire. 

Quanto poi allaumento di 55 milioni sulle spese ordinarie del 18117, lho detto apparente; perché comprende in parte spese puramente apparenti. Sono di questa natura la manutenzione delle strade ferrate divenuta ordinaria oltre la spesa ancora straordinaria di costruzioni accessorie per dette strade, non che la spesa de telegrafi elettrici, che insieme unite sommano L.8,250,450, ma che danno una rendita molto maggiore; gli stipendi a'  commissari Regii presso le società commerciali, ed altri esiti fatti dal Governo con somme pagate nelle sue mani per addirle a spese a cui i contribuenti potrebbero direttamente destinarle; non che infine le spese registrate in bilancio sol perché se ne tiene ragione nellentrata. il che altra volta non facevasi per parecchie partite, atteso allesistenza delle aziende speciali oggi abolite. Tali sarebbero, per esempio, circa un milione per Faggio della riscossione de tributi che prima non era in bilancio, perché ritenuto direttamente dagli esattori; i proventi dellistruzione pubblica, lindennità agli impiegati per piombamento de colli, la quale non era ancora incamerata, i diritti delle segreterie, ecc. ecc. Veramente credo che laumento suindicato possa ridursi a soli 150 milioni. 

Aggiungasi che dal 1848 in poi sono per cause straordinarie cresciuti i debiti in Piemonte. Circa 150 milioni sono pagati ogni anno per questo fatale incremento: occasionato in gran parte dalle spese di due guerre, luna nazionale e gloriosa quanto sventurata, laltra europea e fatta per grandi alleanze. Le quali guerre fallirono entrambe lo scopo immediato che potevasi per esse sperare, ma ne raggiunsero indirettamente un altro assai considerevole e sufficiente a compensare grandi sacrificii fatti da un popolo eminentemente militare e da uno Stato italiano; vale adire, limportanza politica ne consigli dEuropa e la preponderanza nazionale in Italia. 

Questaumento tanto straordinario di spesa non è certo una prodigalità, siccome la definisce un gretto spirito di parte: essa equivale alla inversione di valori materiali in un capitale morale, il quale, viva Dio, frutter'à pur una. volta, se negli Italiani non vien meno la tenacità del proposito, e non è spento lamore per atti generosi e magnanimi 

Le guerre, massime la prima, hanno pure occasionato un aumento di pensioni militari assai notevole, la cui spesa andrà di mano in mano scemando... 

Nè credasi che de 30 milioni di debiti annuali non siavi una parte invertita materialmente in capitale fruttifero. Dal 18117 in poi sono stati spesi di molti milioni per la costruzione delle strade ferrate regie che rendono circa 6 milioni netti. 

Sicché, senz'altra considerazione intorno alla natura dellimpiego delle entrate, se da (10 milioni di aumento effettivo sulle spese del bilancio sardo diffalcansi glinteressi del capitale speso per le strade ferrate e per la guerra, rimane un aumento di molto inferiore a quello delle spese del bilancio napolitano, che è di 25 milioni. 

Oltre a che gli ordini liberi,. le opere pubbliche ed il moto economico impresso al paese, lhan posto in grado di sopperire a nuovi pesi. Se non che, i capitali morali o materiali non fruttano se non col tempo, né le moltitudini sanno ripetere da essi i vantaggi che ne derivano; mentre le spese sono avvertite da tutti, e con esagerazione magnificate da coloro che ne fanno immoralmente unarma di fazione. 

Fu detto le vicende naturali, la penuria, la crittogama, la pestilenza e le vicende politiche ed internazionali aver concorso a mettere a dura prova le nuove istituzioni politiche e le riforme economiche. Potevano queste essere più lente? Sarebbe stato prudente consiglio il maturarle meglio?. 

Dirò francamente il mio avviso. 

La prudenza non devessere scompagnata dallardire; ed il pericolo di errare facendo è talvolta minore di quello che si corre nello indugiare meditando. Ne mutamenti di stato la tattica di Fabio suol riescire perniciosa. Daltra parte la soperchia audacia può diventare funesta. Ma la possibilità e l'opportunità non si possono definire in astratto: sono cose che si aggirano intorno ad un punto il quale muta continuamente di luogo. Per mettervi su il dito richiedesi quella prontezza nel risolversi, che spesso vien meno agli uomini forniti di troppa dottrina, e quella giustezza dintuito quasi direi divinatoria, chè propria delluomo d'ingegno, e senza la quale lardimento diventa audacia. 

Le sole grandi intelligenze sanno sposare tra loro nel modo più perfetto e compiuto lardimento e la prudenza, I intuito e la riflessione, la scienza e lazione, lassoluto ed il relativo, il principio e la pratica, termini che le intelligenze minori sogliono considerare come tra loro opposti e contraddittorii. 

Ma i genii sono rari: e nelle mutazioni di stato io credo preferibile luomo dingegno che osa, purché non osi da imprudente, ali uomo dotto che medita, e la cui volontà non sa uscire dallindeterminato campo duna sterile e titubante speculazione.

§. 2. 

Note e confronti speciali delle spese

(A) Finanze

1. La persona e la casa del Re costano al regno di Napoli 8,289,000 lire, delle quali la Sicilia paga 1,740,000. In Piemonte 4,500 mila lire (1). 

(1) Rispetto alle popolazioni le due liste civili sono appresso a poco uguali. Ma lasciando stare che parecchie spese messe a carico dello Stato in Napoli sono a carico della lista civile in Piemonte, siccome sarebbe quella del segretario privato del Re;

In un Governo costituzionale, in cui il Re non è il primo feudatario del regno, ma il primo rappresentante dello Stato, occorrono spese, nelle quali è interessato meno lo splendore della casa regnante, che il decoro della intera nazione. 

Il Monarca assoluto, si spendendo che risparmiando molti milioni dalla sua lista civile, può farne strumento di oppressione. 

Il Principe costituzionale, spendendoli, può accrescere importanza allo Stato. 

Il Passo al debito pubblico: e credo indispensabile premettere al confronto un po di storia.

Il regno di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, dopo molte operazioni finanziarie fatte. per liquidare gli antichi crediti contro lo Stato e pagarne una parte mediante la vendita de beni demaniali, lasciò al Governo Borbonico ristaurato il peso di soli 840,000 ducati annui di rendita al 5 per cento, ossieno 28,000,000 di ducati, pari a 126 milioni di lire, in capitale. 

La restaurazione del 1815 costò allo Stato una somma assai grande. Gli scrittori indipendenti la fanno ascenderc a 30 milioni di ducati (135 milioni di lire), il Mauro Rotondo, panegirista della dinastia ristaurata, la riduce a 20 milioni di ducati (90 milioni di lire). 

In questa somma sono compresi 5,796,000 ducati (26,082,000 lire) per ispese di entrata e mantenimento delle truppe austriache dal 1815 al 1817 inclusivamente:7,197,000 ducati (32,386,000 lire) per avere sciolto e ricostituito lesercito siculo-napolitano: 6,000,000 di ducati (27,000,000 di lire) pagati alle Potenza che si vantavano alleate, per ispese che dicevano aver fatte in aiuto della restaurazione; e 2,254,000 ducati (10,1711,500 lire) per ispese e servigi di illustri personaggi e negoziatori. 

mi restringo solo ad osservare che se quella proporzione stesse come regola e misura ragionevole, la lista civile in Francia avrebbe ad essere di 33 milioni, somma immensamente maggiore della lista civile regia, ed anche assai più alta della lista civile imperiale.

(1) Rotondo, p.126.

Il Governo restaurato pensò che per' far sopportare in silenzio questi sborsi fatti nelliuteresse dinastico, gli convenisse mostrarsi sollecito di risparmi e disposto ad alleviar pesi, anche a costo di sopprimere spese necessarie alla prosperità pubblica. La quale è soltanto favorita da Governi assoluti, quanto basta a farne un mezzo di governo, un espediente dinastico. 

Cominciò quindi dal non riconoscere i debiti contratti per approvigionare lesercito napolitano comandato dal re Gioacchino per combattere gli Austriaci. Il rescritto diceva: quella armi essere state adoperate «contro di Noi:» immedesimando poco accortamente le truppe straniere col re che anche volendo, non avrebbe saputo comandarle. 

Non furono creati grandi debiti apparenti. Glinteressi del debito pubblico si accrebbero di soli 2,610,000 lire allanno: e quantunque vi fosse un disavanzo annuale considerevole, pure il Governo cercò di coprirlo con debiti flottanti e con inversioni temporanee, aspettando che scorressero parecchi anni prima di svelare la vera condizione finanziaria, quando cioè le popolazioni ignoranti non avrebbero più saputo connettere gli aggravii dellerario col fatto della restaurazione. Solita tattica: poco importa lessere, purché si ottenga il parare. Essa è tradizionale ne Governi assoluti. 

Scoppiò intanto la rivoluzione del 1820. 

Gli scrittori che ravvisano ne resoconti del tesoro lunica misura del benessere de popoli, si meravigliano che la ribellione in Napoli scoppiasse fra tanta apparenza di prosperità. Quasi che gli uomini abbiano a vivere lieti e contenti sotto un Governo che toglie loro la facoltà di diventar migliori (ché tanto vale toglier loro la libertà), purché paghino qualche lira di meno dimposta allanno. Gli aduIatori di questa risma sono ad un tempo nemici e delle nazioni e delle dinastie. 

Il Congresso di Laybach, al quale re Ferdinando si recò con promessa di difendere la costituzione che aveva giurata, e dal quale invece ottenne di distruggerla colle armi di Austria, ristaurò per la seconda volta non la dinastia, 

che non era stata espulsa, ma lassolutismo (1). 

Questa nuova restaurazione, e queste nuove armi straniere costarono allo Stato una somma si considerevole, che il debito pubblico ne aumentò di 16,965,000 lire allanno dinteressi. 

Il solo esercito austriaco importò 85,000,000 di ducati, ossia più di 382,000,000 di lire, al regno di Napoli i conti delle spese furono scritti colla punta della spada di Brenno.

Il Bianchini, ora direttore di polizia, e però testimone non sospetto, scriveva, nella sua storia delle finanze, come «si credette da taluni che più di undici milioni e da altri più di 7 milioni e mezzo di ducati si fossero pagati, oltre di quello che dovevasi» cioè da 49 milioni e mezzo a 34 milioni circa.

Il 1° gennaio 1848, dopo ventisette anni di pace, il debito napolitano era scemato a 4,048,502 ducati annui d'interessi, tra rendita al 5 e rendita convertita al 4 per cento; ed in capitale a 81,161,029 ducati, pari a lire 365,344,000. 

(1) Ecco due aneddoti assai curiosi a proposito di sperginri. Quando Re Ferdinando I si recò a giurare la Costituzione nella chiesa di S. Lorenzo, era tra gli spettatori un bello spirito, il quale, mentre il re saliva i gradini dellaltare, gettò uno sguardo alla inscrizione 

che diceva ALTARE PRIVILEGIATUM, 

.2, 3, 11, 10, 12, 9, 7, 13, 15, 4, 5, 12, 6, 1 

e ne cavo questanagramma: MAL GIURA PATTI RE VILE. 

Questincidente turbo la fantasia di coloro che rammentavano la capitolazione di Castelnuovo, e la sorte di Caracciolo. Molte volte fu poscia ripetuto il profetico anagramma.

Il 24 febbraio 18118 nella chiesa di S. Francesco di Paola Re Ferdinando II, dopo 27 anni, compieva una simile cerimonia. Ibrahim Pascià trovavasì allora in Napoli e volle assistervi. Egli fu molto attento a ciascun particolare di quella solennità, ed uscendo di chiesa fece dire dal suo interprete ad una persona ragguardevole che gli era stata presentata: «Prendete le vostre precauzioni; il a Re non manterrà il giuramento». E pregato, perché dicesse donde ricavava il funesto presagio, soggiunse chegli aveva ben guardato alle mani del Ile ed aveva scorto un anello a non so qual dito della mano destra da lui spiegata sul libro de Vangeli.

In Oriente è credenza confermata (siccome avviene di tutte le credenze) da innumerevoli fatti, che chi giura avendo al dito un anello diventa spergiuro. Se Ibrahim non fosse morto, sarebbesi confermato sempre più nella infallibilità della superstiziosa divinazione. 

Eranvi inoltre 5,786,000 ducati di debiti non consolidati, e de quali la massima parte da essere pagati senza indugio: sebbene fosse in portafoglio una somma nominale di 10,808,000 di crediti, de quali appena poche centinaia di mila lire. esigibili. Tra questi crediti erano quelli che si vantavano contro la Sicilia per pagamenti arretrati. 

Le commozioni straordinarie del 1848 fecero anche scemare quasi tutte lentrate: ed inoltre il Re aveva, durante  il 1847, ridotto dun terzo il dazio sul sale ed abolito il dazio del macino; credendo di scongiurare con questi beneficii fìnanziarii la prossima rivoluzione politica. 

Il Governo costituzionale cominciava dunque il suo esercizio sopra un vuoto di Circa sette milioni di ducati legatogli dal Governo precedente, ed in tempo in cui la riscossione delle imposte ordinarie in alcuni luoghi gli veniva quasi meno del tutto ed in altri fruttava assai poco. 

Sperava almeno che non avesse da fare grandi spese per mettere in piedi e spedire in Lombardia una parte dellesercito. Erasi tanto parlato di soldati, che pareva non dovessero mancarne, né credevasi che avesse a provvedersi di nulla un esercito chera stato loggetto continuo delle cure del Re. 

In realità però mancavano ed uomini ed approvvigionamenti: e fu mestieri di fare sforzi straordinarii per vincere gli ostacoli di finanza che aggiungevano gran forza al mal volere di chi realmente e solamente poteva sullesercito.

In aprile fu tentato un prestito forzoso: gettò appena.700,000 ducati. Intanto, sia per guarentia di questo prestito, sia per altri bisogni, fu creata una rendita di 100,000 ducati, ed alienata un altra di 25,000 ducati, temuta in serbo dal tesoro per risparmi fatti sulle spese del ministero della guerra (1). 

Queste rendite equivalgono a 2,500,000 ducati, cioè 11,250,000 lire di capitale nominale. 

(1) Questo risparmio era servito di pretesto alla omissione di Dio sa quali e quanti altri esiti: per cui l'esercito era nelle condizioni sopraddett0. 

Dopo il 15 maggio del 18118 (giorno funesto, dal quale incominciò moralmente la reazione che più tardi si tradusse in fatto) e propriamente nellottobre di quellanno, esercitando una facoltà riserbata al Re sino al 31 dicembre dellanno medesimo, il ministero creava senza concorso del Parlamento, una rendita di 600,000 ducati, corrispondente al capitale di 12 milioni di ducati, ossieno 54,000,000 di lire. 

Questi milioni sono per la massima parte serviti alla ristaurazione degli ordini assoluti. 

Intanto, nel 1849, la Sicilia fu ripresa, e i suoi debiti vennero più tardi soddisfatti mediante la creazione di un nuovo debito di 20 milioni di ducati, pari a 90 milioni di lire, iscritti in un gran Libro siciliano distinto dal gran Libro del debito napolitano. 

Con questi espedienti, inavvertiti dall'Europa, chera distratta da altre cure quando il governo se li creava, la reazione riusci a sostenere le sue finanze scrollate. 

Oggi dunque lo Stato, salva qualche piccola differenza che potrebbe derivare da particolari a me ignoti, è gravato di circa 430 milioni di lire di debito iscritto sul gran Libro napolitano, e di 90 milioni di debito iscritto sul gran Libro siciliano: in tutto 520 milioni di debito consolidato. 

In questa somma non è compreso il debito flottante, impossibile a verificare; né le inversioni de fondi dellammortamento e de prestiti della cassa di sconto, solite a farsi dal governo. 

In ogni modo questa somma. di debiti non è al certo ingente per un paese le cui forze produttrici naturali sono immense, ed a cui non restano più di 520 milioni di debito consolidato, quando ché nel corso di soli 33 anni, le tre ristaurazioni del 1815, del 21 e del 49 gli costarono più di 660 milioni di lire (1) 

(1) Il pio desiderio di Maria Carolina dAustria, che cioè non fossero lasciati ai Napolitani neppure gli occhi per piangere, non ha potuto mai essere esaudito. La natura nol consente, a malgrado di tutti gli sforzi della politica. Del resto non intendo di menomare un merito del governo di re Ferdinando II, quello cioè d'avere scemato di 33 milioni di ducati il debito pubblico nei primi 17 anni del suo regno. Il solo toglier debiti non è tutto; ma è pur qualche cosa, e non lieve.

III. In Piemonte al 1 gennaio 1831 eranvi 78,007,000 lire di debiti e 10,074,000 di disavanzo: al il gennaio 1817 il debito pubblico era salito a 118,424,000 di debito, ma erano in cassa 22,989,000 di danaro disponibile nella cassa di riserva, oltre 12,000,000 già impiegati durante il 1846 nella costruzione della ferrovia di Genova (1). 

Questo era il più efficace apparecchio al 1848. I ministri di re Carlo Alberto hanno il merito di avervi avuto parte. Sebbene quasi tutti inscientemente, ed alcuno di loro a suo malgrado. Sol egli ebbe forse quello di avere desiderato ed anche vagamente preveduto che quei risparmi potessero servire a qualche cosa di simile a ciò che il 1848 fece sperare all'Italia lindipendenza. 

Se il governo costituzionale napolitano in luogo di 30 e più milioni tra debiti da pagare e disavanzo, a fronte di una quarantina di milioni di crediti inesigibili o nominali, avesse trovati 22 milioni di danaro contante in cassa, avrebbe incontrati minori ostacoli, e probabilmente evitati alcuni di que ritardi che insieme con altre gravi cagioni concorsero a far venir meno la cooperazione dellesercito napolitano nella guerra nazionale. 

Dopo il 1848 il Piemonte fu costretto a contrarre considerevoli debiti. Siccome abbiamo già accennato però, la maggior parte di questi debiti è stata occasionata dalla guerra di indipendenza, ed ultimamente da quella dOriente. La lor somma totale, non compreso il mutuo fatto dal governo inglese per la guerra di Crimea, è di circa 630 milioni alcuni de quali si vanno estinguendo anno per anno, in ragione delle somme assegnate a tal uopo (1). 

(1) Relazione ufficiale stampata nel 1848. 

Ma è da sottrarne circa 200 milioni; cioè 135 spesi per le strade ferrate da Torino a Genova e da Alessandria ad Arona, ed un 45 milioni pel valore di alcune costruzioni recenti e di attrezzi, macchine ed altri materiali che vi si posseggono, e che sono un capitale investito e produttivo (2). 

Sicché realmente il debito dello Stato riducesi a circa 430 o 440 milioni oltre del debito inglese che fu di 50 milioni di cui 2,500,000 sono già estinti e i restanti saranno pagati a piccole rate annuali di 2 milioni tra sorte ed interessi al 3 per cento. (1) 

Ecco lo specchio della

SITUAZIONE DEL DEBITO PUBBLICO

AL 1° GENNAIO 1856
AL 1° GENNAIO 1857
Rendita Primitiva Rendita vigente Capitale corrispon-dente alla rendita vigente Rendita vigente Capitale corrispon-dente alla rendita vigente
Debito perpetuo 2,016,015 2,016,015 08,320,315 2,016,032  0,606
5 % Debito redimibile 1819 2,389,039 1,106,550 22,131,085 1,190,608 21,892,906
Id.  Id. 1831 1,250,000 887,502 17,750,809 881,292 17,025,809
Id.    Id. 1848 2,536,696 2536,7 50,733,937 2,536,696 56,733,937
Id.   Id. 1809 13,877,692 13,768,692 275,378,856 13,768,692 275,378,856
id. Anglo-Sardo 1851 4,500,000 4,500,000 90,000,000 0,500,000 90,000,000
3 % Debito redimibile 1853 2,011,870 1,995,850 66,528,333 1,973,260 65,775,333
Obbligazioni dello Stato
4 % (27  maggio  1834) 1,080,000 1»9,880 15,997,000 607,080 15,177,000
Id.    (26  marzo  1849) 796,080 759,800 18,495,000 726,440 18,164,000
Id.    (9  luglio  1850) 720,000 680,560 17,014,000 669,160 16,729,000
Debiti della Sardegna
5 %      Debito 1838 544,630 427,879 8,457,598 416,582 8,331,645
Id.   Id. 1841 23,210 23,210 464,211 23,978 479,571
Id.    Id. 1844 200,000 126,800 2,536,000 119,150 2,383,000
(*) 32,340,866 29,849,481 633,807,185 29,733,013 630,988,809

(*) Il prestito inglese per la guerra di Crimea è amministrato direttamente dal Ministero delle Finanze. 

(2) Anche in Napoli lo Stato possiede una strada ferrata; quella da Napoli a Capua. Essa però è di sole poche miglia e di non molto valore, perché tutta in pianura. Ora sembra che il governo voglia continuarla; e vi fa già lavorare alcune centinaia di soldati. Pochi credono alla continuazione di que' lavori. Se pur non si voglia farne pretesto per contrarre qualche debito.

In breve se non fossero state le due guerre, il Piemonte avrebbe ora un debito inferiore alla metà del debito pubblico napolitano.   

La somma che ora è costretto a pagare dinteressi, è certo assai grave, forse troppo grave pei tempi che corrono. Ma quando i capitali materiali e morali che si vanno di continuo investendo nel paese, saranno tutti renduti fruttiferi,. e la libertà che li anima avrà sempre più ricevuto dalla consuetudine quella sanzione che solo può accrescere la sua stabilità e la sua. importanza pratica, allora si vedrà per esperienza che i debiti riescono assai meno pesanti, quando col loro aumento si accrescono anche più celeremente i mezzi da pagarli. 

Si è ripetuto sino alla nausea che il proverbio dice: chi va piano va sano, e chi va sano va lontano.» Ma veramente la tartaruga è. un animale che va abbastanza piano, mi sembra; e pure non è il più acconcio a fare un lungo viaggio. Un altro proverbio insegna, che il mondo è de solleciti;, esso certamente non sarà mai delle testuggini. La vera prudenza sta nel contemperare i due proverbi, entrambi veri ed entrambi falsi ad un tempo, secondo che sono bene o male applicati. Ad ogni conto però val meglio il far debiti per progredire moralmente ed economicamente, che il farne solo quando occorre di restaurare gli ordini assoluti (1). Indebitarsi per avanzare val meglio che indebitarsi per tornare indietro. 

Formulata così la sentenza, non è chi voglia. contraddirla.

Se fossero chiamati tutti glltaliani a comizio per eleggere tra il governo sardo coi suoi debiti e le sue imposte o il napolitano, non dirò già con minori debiti e con minori imposte, ma senza imposte e senza debiti, non credo che sarebbe dubbio per alcuno il risultamento del suffragio. Gli altri governi italiani il negheranno, ma il miglior mezzo di smentirmi sarebbe il farne la prova. 

(1) I debiti fatti in Napoli dal 1815 in poi non han servito ad altro. I soli Austriaci se ne. han mangiati per mantenimento di eserciti 1108 milioni, oltre la parte loro spettala su 27 milioni pagati agli alleati. 

IV. Resta unaltra specie di debito, il vitalizio; pensioni ed assegnamenti di varia natura.

Le guerre e laggiunzione temporanea della Lombardia e de Ducati, fecero naturalmente aumentare di molto questo debito. Esso è di circa 9,790,000 lire. Col tempo però è destinato naturalmente a scemare.   

In Napoli somma 1,678,300 ducati, ossia 7,551,000 lire, tra pensioni ordinarie e ruoli provvisori. 

V. Sul resto sarò brevissimo

In Napoli le principali imposte riscosse dal tesoro, secondo le previsioni del bilancio, sono:


Fondiaria e ventesimo comunale 7,818      mila
Dazi indiretti e privative. 10,860           »
Registro e bollo 1,2110           »
In uno duc. 19,918,000 pari a lire 89,630,000.

In Piemonte poi sono tutte quelle svariate specie dimposte dirette o indirette comprese sotto le categorie di direzione delle gabelle e direzione delle contribuzioni, dalle quali categorie escludo i redditi diversi e i rimborsi e i proventi dordine, che non sono imposte, meno i soli rimborsi delle spese di giustizia, compresi al pari delle multe sotto il capitolo del registro e ballo nel bilancio napolitano. Queste diverse partite, che sono le prime 30 e la 34 del bilancio attivo, sommano 105,858,000 lire. 

Ora estraendo dal bilancio napolitano e dal sardo le spese rispettive per la riscossione e amministrazione di siffatti tributi, ed aggiungendovi da entrambe le parti le spese generali del tesoro, le quali non risguardano la sola percezione dei tributi, ma pur sono una spesa comune ed impossibile a scindere (1), si ha per Napoli la somma di 2,960,000 ducati, compreso laggio ai percettori e ricevitori dei tributi, cioè 13,320,000 lire, e pel Piemonte la somma di 15,113 mila lire. 

(1) Quest'aggiunta è indispensabile atteso il diverso ordinamento delle due tesorerie. Pel Piemonte abbiamo compreso anche le spese del Controllo generale che sono registrate a parte. 

Sicché per le citate imposte in Napoli la spesa di riscossione ed amministrazione è del 14  9/10 per cento; ed in Piemonte è del 14   4/10. Il che è notevole molto, atteso alla semplicità delle imposizioni napolitane e la moltiplicità e complicazione delle imposte sarde. 

Solo avvertasi che questi due numeri di 14  9/10 e di   4/10 indicano un rapporto, e non contengono nulla di assoluto. Perciocché le spese di percezione si avrebbero in parte a computare anche sulle altre rendite demaniali da me eliminate come termini comuni di presso che eguale importanza; e le spese delle tesorerie si avrebbero inoltre ad imputare sulluscita e su pagamenti di qualsiasi natura. 

(B) Grazia e Giustizia

1. La spesa. totale del bilancio-napolitano è di ducati 799,240
Sono da aggiungervi: per la Corte dei conti compresa nel bilancio delle finanze 81,210
Pe giudici. regi pagati da comuni 168,000
Totale ducati 1,048,444
Ma sono da toglierne per la consulta. di Stato, corrispondente in qualche modo al nostro Consiglio di Stato, compreso nel bilancio sardo tra le spese dellinterno

69,920
Restano ducati 978,530
Pari a lire 4,403,826

Oltrecché laggiunta delle spese generali del Tesoro è vantaggiosa nel confronto alle spese del bilancio Napolitano. Perciocché la somma totale dellentrata e dell'uscita è maggiore in Piemonte: né qua il Banco fa da cassiere come in Napoli, dove il tesoriere generale divide la sua cassa. in numerario e portafoglio; per tener fittizia ragione dei pagamenti: ma il contante è depositato al Banco che ne da credito mediante una madrefede, sulla quale il pagatore generale carica lente polizze di pagamento.

In Piemonte le spese per la giustizia sono
 pel 1857........................................................... lire

4,328,351
Da cui devonsi togliere le spese di stampe, che in Napoli sono a carico della stamperia Reale annessa alla Presidenza &..

L. 80,000
Per pensioni e sovvenzioni e assegnamenti, che colà non hanno luogo, sui proventi incamerati ...............................................................restano

L. 81,462
790,462 L. 3,537,889
Per ispese di giustizia in Napoli anticipate dal Ministero delle finanze
L.629,000

Sicché lamministrazione della giustizia costa comparativamente un po meno nel regno di Napoli, tenuta ragione della superficie e della popolazione. Ciò deriva principalmente dal maggior numero de tribunali provinciali in Piemonte. 

La divisione amministrativa in Napoli è per provincie, distretti, circondari e comuni. Le provincie, in terraferma, sono 15, ed altrettanti i tribunali. Per lopposto le provincie negli Stati Sardi sono partizioni territoriali secondarie, corrispondenti a distretti napolitani e sommano nientemeno che 39 in terraferma, e 11 in Sardegna; e i tribunali detti provinciali sono 46, cioè 40 in terraferma e 6 in Sardegna. Nessuna meraviglia quindi se per istipendi de giudici de tribunali spendonsi in Napoli 485 mila lire, ed in Piemonte 863 mila. 

I contendenti però hanno presso noi il vantaggio non dispregevole dessere più vicini al giudice che deve conoscere delle loro controversie. 

Lordinamento giudiziario diverso, quanto allamministrazione della giustizia penale, fa si che in Napoli le Corti di appello le quali versano esclusivamente nelle cose civili siano quattro (1), mentre le Corti criminali incaricate di conoscere de misfatti in prima istanza e dei delitti in grado di appello sieno 15, cioè una per provincia. 

Negli Stati Sardi ove lordinamento è diverso, le Corti dappello sono 5 in terraferma ed una divisa in due sezioni in Sardegna. Sommando però la spesa delle gran Corti civili e criminali in Napoli si hanno ducati 296,720, ovvero lire 1,335,000. In Piemonte le sole Corti dappello costano 1,160,000 lire. Presso noi ha luogo pure un altra spesa, quella cioè degli avvocati de poveri e de loro ufficii, 

Gli stipendi sono in genere ragguagliati a quelli de giudici; ed attestano che la difesa è stata sempre Considerata in Piemonte come esercizio d'un diritto privato ad un tempo e pubblico: donde il dovere sociale di fornirla a sue spese achi ne manca. II. il numero totale dei tribunali e dei giudici è maggiore in Piemonte che in Napoli; e gli stipendi sono inferiori (2). 

(1) Questo opuscolo era già scritto quando ho saputo che la Corte dappello (gran corte civile) di Napoli è stata poco tempo fa smembrata in tre, delle quali, una è rimasta in Napoli, un'altra è stabilita in Santa Maria di Capua, e la terza in Salerno. Ora quindi le corti d'appello sono sei. 

(2) Secondo la legge organica del 1817 lo stipendio di un giudice di tribunale civile in Napoli è di ducati 900 pari a lire 0,050. L'editto del 1822 ancora osservato in Piemonte fissa quello di un giudice di prefettura, oggi tribunale provinciale di prima classe a 2,700 lire in Torino e 2,200 in Genova, scendendo poi a 2,000 a 1,920 e perfino a 1,600 pei giudici di seconda, terza e quarta classe. Un giudice di gran Corte civile ha 1,300 ducati ossieno 6,750 lire pel regno di Napoli, più lire 1,350 di aggiunta per coloro che sono addetti a tribunali della capitale; mentre un giudice dappello presso noi ha, in Torino solamente, e secondo le classi da 5,000 a 7,000 lire, ma negli altri luoghi ne ha da 3,500 a 0,800, e solo in Genova può giungere ad averne 6,000. Se non che nel regno delle Due Sicilie giudici delle corti criminali. che stanno tra giudici di tribunali e quelli dappello, hanno 1,500 ducati pari a 5,8150 lire. Tra presidenti, vicepresidenti, ministeri pubblici ed altri membri de tribunali eravi maggior differenza di stipendio negli Stati Sardi che in Napoli, ondè che con legge del 27 giugno 1851 fu in ciò modificato l'editto del 1822; ed ora un primo presidente dappello in Torino, in Genova, e in Savoia ha lo stipendio di 12,000 lire, ed in Nizza 10,000. In Napoli il presidente di un tribunale ha lo stipendio di giudice del tribunale superiore più lire 900 di aggiunta. 

Nelle Corti civili ha lire 12,150 e in Napoli città 13,500. 

Or se io avessi a pronunciare il mio giudicio su questo particolare, direi francamente che non tengo per la opinione di coloro i quali preferiscono un gran numero di tribunali e di giudici poco retribuiti, a pochi tribunali e pochi giudici ben pagati. 

La giustizia, fino a che sarà renduta da ufficiali nominati dal potere esecutivo, avrà duopo di essere confortata dallautorità personale dei giudicanti, la. quale non è conceduta. al numero, ma si alle doti intellettuali e morali de giudici. Gli uomini veramente autorevoli, sotto questo duplice aspetto, non abbondano, né la società ha diritto di richiedere che si sobbarchino ad un penoso incarico, se non assicura loro di che vivere agiatamente essi e le loro famiglie. 

Tempo verrà in cui la società umana progredendo, e perciò appunto ritornando ai suoi principii perfezionati, sostituirà a giudici di nomina regia ed ufficiali perpetui, gli arbitri scelti dalle parti nelle faccende civili, ed i giurati nelle criminali; cioè larbitramento privato o sociale al giudizio renduto per delegazione del potere esecutivo. A questo fine essa tende naturalmente, e i nostri posteri vi perverranno quando che sia., Allora la fiducia terrà luogo dellautorità, ed il giudizio si accosterà più alle forme del contratto nelle materie private, e di espressione della coscienza sociale in quelle che interessano lordine pubblico. 

La creazione di giudici permanenti, la distinzione delle giurisdizioni, la pluralità dei giudicanti, la loro inamovibilità, le appellazioni e tutto il resto del presente ordinamento giudiziario furono effetto di sociale progresso, e sono, almeno in gran parte, istituzioni ancora convenienti alle condizioni presenti della civiltà. Alcune di esse però cominciano ad invecchiare; e basterebbe a provarlo lantitesi, diventata. oramai un adagio, tra lequità e la giustizia, quandoché l'una e laltra dovrebbero invece essere ne casi singoli e concreti una sola e medesima cosa. 

Ciascun giudice di Corte suprema chè la Cassazione, ha 2,500 duc., cioè lire 11,250 di stipendio, ed il presidente ha quello di 0,000 ducati pari a lire 18,000. in Piemonte il presidente ne riceve 15,000, ed il giudice 8,000. 

A tal riguardo però fa pur mestieri ripetere che il danaro presentemente val più in Napoli che in Piemonte: sicché gli stipendii, massime nei primi gradi della magistratura, sono qui molto più bassi. 

Oggi avvocati e giudici, quando hanno per le mani una controversia, si sforzano di ridurre il concreto allastratto, il caso singolo alla specie, il fatto allipotesi su cui è fondata la massima legislativa espressa in questo o in quellaltro articolo di legge, né è lor conceduto di fare altrimenti. Essi chiudono gli occhi sulle relazioni interne ed esterne del fatto; quelle da cui dipende la moralità, e quindi il diritto o il torto di esso fatto; e riducendolo ad una larva astratta, vi applicano una regola astratta. Quante volte lo stesso giudicante non dice: I arbitro, vi avrei dato ragione; giudice, vi ho condannato?» Quante volte gli avvocati non esclamano che la moralità del fatto è stata causa di far guadagnare allavversario una lite che pur avrebbe dovuta perdere, se i giudici avessero meglio adempiuto il lor dovere, cioè se avessero saputo fare astrazione dalla realità del processo? Non è questa forse la confessione più esplicita che lordinamento attuale dellamministrazione giudiziaria sostituisce in molti casi una giustizia artificiale, una giustizia posticcia, un fantasma di giustizia ad una giustizia viva, efficace, concreta? 

I commenti, le interpretazioni, lautorità de giudicati, le massime di cassazione ecc., ecc., sono espedienti necessitati dalla tendenza qui sopra indicata, e giovano a dare alla pallida e generica applicazione delle leggi un colorito di pratica equità, la quale ne casi singoli costituisce la realità relativa del diritto ed è come il riverbero della realità assoluta della giustizia universale. Gli arbitri ed i giurati dando invece predominio ne loro giudizi alla prima di queste due realità, conseguiranno, nella sola guisa possibile agli uomini, a quali tutto si manifesta sotto forme relative, quel tanto di giustizia universale che ci è dato di conseguire secondo i tempi, i costumi, i luoghi e le opinioni correnti. 

Ma questa digressione è già troppo lunga, ed è nel tempo medesimo insufficiente al tema che le ha dato occasione. Dimando scusa al lettore e della sua lunghezza e della sua insufficienza. 

III. Noto solamente di volo che in Napoli (se ne eccettui le giudicature di circondario pe minori reati) essendo i tribunali criminali separati da tribunali civili e composti di giudici il cui grado non corrisponde né a giudici civili di prima istanza, a cui sono superiori, né a quelli di appello, a cui sono inferiori, riesce più agevole al potere esecutivo di formarli secondo il cuor suo ne tempi in cui vuole che la giustizia diventi faziosa come la politica. 

E questo dico a giustificazione della magistratura napolitana. 

Ben vorrei che vi fossero al mondo molte contrade in cui non essendo giudici inamovibili, né altra garantia di sorta, non riuscisse al potere esecutivo di rinvenire poche decine di partigiani o di rinnegati politici disposti non solo a secondario quando esso inferocisce contro un partito vinto, ma si ad oltrepassare le sue intenzioni, siccome suole avvenire. Or poche decine di uomini di tal risma bastano a formare la maggioranza ne soli tribunali criminali del regno ove occorre; e lesperienza ha già più volte mostrato che il governo napolitano in tempi di reazione non ha potuto conseguire lintento di radunare questo numero non grande di giudici politici se non dopo destituzioni, esili, incarceramenti di molti altri che o gli resistettero o fecero contro il suo volere. Certo la corruzione è uno de gravissimi mali e de più profondi, che travagliano quella povera parte di Italia; mal fa chi la dissimula, peggio ancora chi la esagera. Quanti eroi in parole sotto un governo ove il resistere al potere è una facile virtù, non piegherebbero il capo al giogo dellarbitrio, se un atto d'indipendenza, una parola, un sospetto, talvolta il silenzio bastassero ad esporre un galantuomo alle persecuzioni, alla miseria, alla prigione e peggio? Non giustifico la vigliaccheria: si meni la frusta a tondo sui codardi. Ma non si disperi dun popolo con condannevole facilità. Questo disperare di tutto e di tutti vale un esercito pel dispotismo. 

lo rammento di aver letto che nel 1815, un tribunale francese condannò un antico ufficiale che aveva imposto il nome di cosacco ad un suo cavallo, quasi a scherno di quelli che colà chiamavano allora nos amis les ennemis. Atti più bassi di questi non credo che sieno stati mai commessi da magistrati napolitani. Chi pertanto vorrebbe affermare che la intera magistratura francese fosse nel 1815 composta di uomini abbietti e corrotti, e che tutta quanta la Francia fosse sol perciò degna di darsi piedi e mani avvinta in balia dello straniero. Non intendo neppure con ciò distituire confronti. Non lodo coloro che nascondono i malanni; ma abborro da coloro che ad ogni assalto di febbre si danno per morti e seppelliti. Questa gente è dordinario quella medesima. che, quando le ribolle un tantino la vita nelle vene, vorrebbe sfondare il cielo a colpi di pugno. Impariamo per Dio a non pigliar sempre le note, sieno lugubri sieno allegre, due tuoni più sotto o due tuoni più sopra del giusto.

(C) Esteri

l. La spesa per gli affari esteri e di ducati 299,670 nel bilancio napolitano, pari a lire 1,319,410. Nel sardo e di lire 1,303,105. Da quali però si avrebbero nel confronto a sottrarre le spese segrete e di stampe in 811 mila lire, perché; il Ministero degli esteri in Napoli oltre alle spese imprevedute, che sarebbero le nostre casuali, riscuote alcuni diritti di passaporti, senza registrarli in bilancio; e le spese di stampa sono a carico della stamperia reale. 

Si avrebbero anche a detrarne le 260 mila lire, che il tesoro sardo riscuote dai consolati, i quali nulla rendono in Napoli, e però debbono costar meno allo Stato. 

La differenza  quindi sarebbe di lire 390 mila tra il bilancio sardo ed il napolitano. 

Questa è una delle spese che non si possono proporzionare allampiezza del territorio né alla popolazione. Ed a tal riguardo dirò, che pei piccioli Stati val meglio avere ne luoghi secondari soli agenti consolari, e dare ai pochi Legati diplomatici che risiedono nelle grandi capitali i mezzi sufficienti per compiere il loro ufficio, non solo cella sapienza stimata dai pochi, ma si ancora collapparenza, accetta a più; e tanto universalmente avuta in pregio, che nella nostra lingua dicesi decoro. 

Oltre che certe Spese non sono vana pompa, ma efficace sussidio delle arti diplomatiche nello stato presente delle usanze sociali e delle pratiche internazionali. Ed a questo proposito cederò alla tentazione di aggiungere un altra nota, che parrà scandalosa a parecchi i quali fanno consistere la democrazia in un mestiero, che non è sempre informato dalla nobile intenzione di giovare il maggior numero, bensì dallambizione di riscuoterne gli applausi, adulandone i pregiudizii. 

Il ministro degli affari esteri in Napoli ha lo stipendio di ducati 6,600 (lire 29.700) ed il trattamento in ducati 3,400 (lire 15,300): in tutto lire 45 mila allanno. Gli altri hanno lire 27 mila, ed il Presidente lindennità di abitazione

. In Piemonte un ministero che prese per antonomasia il titolo di democratico abbandonò volontariamente al tesoro la metà, credo, dello stipendio; talmente che oggi un mediocre avvocato, o uno de secondarii ingegneri di strade ferrate lucrano in Piemonte più di un ministro di S. Maestà il Re di Sardegna. È questa una riforma democratica? 

A me pare una delle più aristocratiche riforme che siansi mai fatte in tempi di febbre popolare. Aristocratica quanto la gratuita deputazione. Entrambe sconoscono la natura umana e la presente condizione economica e sociale dEuropa. Entrambe fanno dellesercizio del potere un grave peso economico per una parte della gente onesta e capace, e rimuovono dallo aspirarvi quellaltra parte che non vuole spendere in servigio dello Stato l'aver suo e del suoi figliuoli, o che non ha da spendere del suo: ond'è che invogliano a poco a poco glinabili e glintriganti a concorrervi sia per fatua ambizione sia per conseguire indiretti e poco leciti vantaggi. 

Le istituzioni che suppongono gli uomini essere tutto spirito, oltrepassano il segno del possibile e non tardano a corrompersi e decadere. In mezzo alla nostra vecchia società europea, il parere è per rispetto allessere, ciò che limpronta è rispetto al metallo nella moneta. 

Certamente se togliete il metallo, limpronta hon fa il danaro; ma d'altra parte se togliete limpronta, il metallo sarà accettato da soli que pochi che potranno saggiarlo e stimarlo. Lapparenza come limpronta da corso al valore intrinseco degli uomini e delle cose: e lapparenza ne tempi che corrono è costosa. Essa dicesi rappresentanza, perché veramente siccome il costume acconcio e la scena elegante sono condizioni esteriori, ma pure indispensabili per ben rappresentare un dramma che si recita in teatro, cosi quella specie di decoro, che dipende dal lustro esteriore, non è del tutto estraneo sul teatro del mondo alla parte che deve rappresentarvi la pubblica potestà. Un attore inabile sarà tanto più fischiato per quanto è meglio vestito, nessuno ne dubita: ma chi avrebbe mai battute le mani al Talma se avesse rappresentato Bruto in abito di zoccolante? Demostene si aggiustava. sette volte la toga, e stimava il porgere indispensabile alla sua eloquenza. Tutti hanno. senso e immaginazione: pochi dominano l'uno e laltra collintelletto. Atene è un po da per tutto 

Ne paesi costituzionali in cui ricchi e poveri, borghesi e nobili, purché abili e probi, possono salire a primi posti, è duopo che la rappresentanza dellautorità soprastia alle qualità sociali dellindividuo che nè rivestito e sia indipendente dal grado di sua privata agiatezza 

Ad evitare lo sfoggio corrompitore o la spilorceria indecente, e più ancora, il pericolo che lopulento non tratti lufficio come un pitocco sulle cui spalle egli solamente può gettare una veste che non sia sdrucita, o che laristocrata non faccia le sembianze di trarlo dal trivio e di lisciarlo ed ingentilirlo quasi famiglio suo, anziché padrone; io vorrei che a pochi più eminenti ufficiali della pubblica potestà fosse addetta pubblica dimora e trattamento a spesa della nazione, e luna e laltro fossero obbligatorii per tutto ciò che non concerne la vita puramente privata ed interiore delle loro famiglie. Questa parte visibile ed apparente non mutando mai, starebbe come mallevadrice alluniversale che la dignità, o lufficio non variano dimportanza col mutare degli individui, e che dinanzi alla presidenza delle Camere legislative, verbigrazia, o al ministerio del potere esecutivo, spariscono del tutto il conte o il dottore, il poco tenente o il milionario. 

Si dirà che questa è imitazione di usanza francese. Sia pure. Io non sono parteggiano delle imitazioni: ma non so neppur comprendere il perché non si debba imitare ciò che è ragionevole ovunque fosse già praticato 

II. La moltiplicità deglimpiegati, inevitabile nelle presenti condizioni amministrative, ed il loro picciolo stipendio sono in generale unaltra piaga politico-economica, comune a Napoli ed al Piemonte, come a molti altri Stati europei. Il solo paese ove la barriera dei pubblici impieghi possa condurre allagiatezza è lInghilterra: e colà per lo appunto si noverano tra glimpiegati gli Adami Smith ed i Stewart-Mill; e nei pubblici uffici si preparano quegli uomini eminenti per esperienza e per dottrina, i quali più tardi apportano nel Parlamento o ne Consigli della Corona la dovizia delle loro cognizioni e della loro esperienza; capitale di cui non so qual altro possa mai essere più prezioso e più proficuo. Un uomo abile può salvare la cosa pubblica,. siccome un uomo inabile può perderla. 

So bene che in un piccolo paese, con magro tesoro, e con unamministrazione ancora troppo ampia, complicata e piena di minuzie per poter ridurre il numero delle braccia, il problema de grossi stipendi è assai difficile a risolvere: anzi, io dico, quasi insolubile. Ma perciò appunto bisogna pensare ed a farsi più grandi e più ricchi; e sopratutto a diventare a poco a poco più abili, per far da uomini ed uscir di pupilli dal governo, il quale noi tutti, pizzicando un tantino di socialismo e per vecchio abito di governo assoluto, vorremmo, a modo di dire, che facesse per fino alla balia dei nostri bimbi. (

D) Istruzione pubblica

non che affari ecclesiastici e presidenza del Consiglio (in Napoli)

I. Presentemente la istruzione pubblica nel regno di Napoli è governata dal Direttore degli affari ecclesiastici. Questa unione ha uno scopo politico, al quale danno maggior rilievo lindole da tempi e le intenzioni dellattuale governo. 'Ritornerò su questo argomento della congiunzione de due ministeri: io vi ho unito anche quello della presidenza, perché pochi anni fa listruzione pubblica era affidata allattuale presidente de ministri, e perché i principii religiosi di lui sono da molti anni in quà, per convincimento suo proprio, conformi allo spirito che oggi presiede allistruzione pubblica del regno, sicché è assai probabile ch'egli abbia molto cooperato al suo trionfo.

I.

II. Ripeto intanto quel che ho già notato una volta, cioè che nel ministero napolitano è appena un sol ministro, oltre di quello che ha titolo di presidente. Gli altri da lui presieduti sono semplici Direttori. 

Questo particolare di fatto ha maggiore importanza che non sembra averne a prima giunta. I Direttori veramente non hanno dalle leggi organiche facoltà di adunarsi tra loro soli in consiglio; ma. si dintervenire nel consiglio dei ministri, che colà (con uno scambio spesse volte abusato dal governo nelle sue polemiche) è detto Consiglio di Stato (1). Sicché in realtà quasi tutte le risoluzioni sono prese immediatamente dal re, sulla relazione del rispettivo Direttore: 

(1) Ecco la storia di questo titolo. Il 6 gennaio 1817 dopo la restaurazione dinastica si volle concedere una specie di Consiglio di Stato, e nel decreto che lo stabiliva, leggesi che sarebbe composto «da quelli tra nostri consiglieri di Stato ed anche da quelli tra nostri segretarii di Stato che giudicheremo di chiamami. Questo parve troppo dopo la restaurazione del 1821, e con decreto del 21 maggio fu detto che per rendere stabili e duraturi gli ordini interni il Consiglio ordinario di Stato sarebbe composto di sei ministri di Stato senza di parlamento e dei ministri segretari! di Stato o Direttori con dipartimento. 

Questa fissazione del numero parve anche un vincolo eccessivamente liberale e costituzionale: quindi con decreto del 4 giugno 1822 «fu ordinato che il Consiglio di Stato ordinario sarà composto da quei consiglieri di Stato (ve nerano parecchi con questo titolo) che nomineremo ministri di Stato, e da ministri segretarii di Stato». 

il quale anzi non è neppure ammesso a conferirne a voce se non per ispeciale permesso ricevutone dal re medesimo. 

Al qual proposito è da sapere che in Napoli il segretario privato del Principe è pagato dal Tesoro; ed il suo stipendio di lire 13,000, è a carico dello Stato e va compreso nelle spese della presidenza de ministri, colla indicazione di: «Soldo al segretario particolare di S. M. ed incaricato del protocollo del Consiglio di Stato, ossia del Consiglio dei ministra preseduto dal re». 

Per effetto di questultima qualità egli ritiene tutte le proposizioni e i documenti che i ministri, ed oggi con più forte ragione i Direttori sottomettono allapprovazione sovrana. Di sorta che realmente può affermarsi che il re coll'aiuto del suo segretario, fa tutto e provvede a tutto. Questa è certo la forma più semplice e più assoluta che possa mai immaginarsi dello esercizio del potere monarchico. Per lo passato non di rado avveniva che, le risoluzioni prese in Consiglio fossero poi mutate nel secondo esame privato che ne faceva la segreteria particolare. 

Oggi non vi ha d'uopo di mutamenti: il solo re decide. Quellordinamento, pel quale non s incontra più neppure lostacolo dun vero Consiglio di ministri, conferisce di fatto al segretario privato del re una grande importanza: e là dove si avesse a fare con un Principe meno intollerante dellaltrui ingerenza nelle faccende dello Stato, e che non fosse fornito dellenergia e della facilità dintelligenza, e sopratutto della prodigiosa memoria del presente re, (qualità che sono da taluni sconosciute 0 a torto negate), lannullamento del Consiglio dei ministri, anzi de ministri medesimi, renderebbe quel segretario e per mezzo suo i cortigiani più intimi, padroni assoluti ed occulti della cosa pubblica. 

Già s'intende chela clausola del decreto del 1817: a quelli che giudicheremo di chiamami» fu sempre implicitamente conservata. Anche di questi ministri di Stato se nera quasi smarrita la memoria: ne furon nominati 4 dopo il 1840. Ora ce nè qualcuno pro forma. Notisi che nel decreto del 1822 è detto che né il ministro degli esteri né quello di polizia riferiranno in simili consigli. 

Che fiducia! Anche allora furono nominati ai dicasteri non ministri, ma direttori; acciocché comandasse meglio Frimont generale austriaco, poi principe di Antrodoco. Dopo un anno però si ricorreva al Medici che riprendeva per sé e faceva dare ai colleghi nome e qualità di ministri. 

Del resto anche senza di questo annullamento legale delle ruote governative, sotto il regno precedente, quello di Francesco I, re che aveva parecchie qualità comuni con Luigi Xl, meno però la forza del volere, fu tanto lascendente della casa privata del re sul governo dello Stato, che impieghi, favori e tutto vendevasi a banco aperto da due domestici (un cameriere ed una camerista) i cui nomi divennero tristamente famosi in Napoli. 

Nulladimeno la corruzione, per così dire, di Palazzo pareva che fosse una specie di partecipazione indiretta delle classi agiate allesercizio del potere, mediante imposizioni a prò de camerieri di Sua Maestà: e di tempo in tempo era pure adoperata a metter argine alle persecuzioni politiche. La corruzione che sale dal basso in alto, non può essere tanto abborrita quanto meriterebbe, là dove è eretta. in sistema pratico di governo, avvegnaché giovi in alcun modo a temperare quella anche più funesta che discende dallalto in giù sotto forma di prepotenza. Il che dico senza odio né studio di parte; perciocché assoluto comè, o temperato come io il desidero, il potere che corrompe e che lascia corrompersi condanna sé medesimo alla dissoluzione più o meno vicina ed i popoli soggetti ad una lenta decadenza. Tacito registrò il programma funerario dellimpero declinante, con quelle solenni parole: corrumpere et corrumpi seculum vocatur. 

Alla corruzione che irruppe a tempo di re Francesco, fu in sulle prime posto argine da re Ferdinando: ma durante il suo regno unaltra ne sorse diversa dalla prima, e tollerata dal governo col fine di avere servitori interessati. Questa seconda specie di corruzione sebbene gravissima, non è del tutto incurabile. La rimozione di pochi dallimpiego, e la vigilanza de capi, congiunte alla sterzo, non sempre giusta ma sempre formidabile, della pubblicità, bastarono durante il 1848 e gran parte del 1849 a correggere questa corruzione favorita da colpevole tolleranza. Del resto i presenti tempi sono si miseri che taluni li giudicano anche più tristi di que pessimi, in cui la corruzione poteva almeno adoperarsi a temperare la violenza; quandoché ora, siccome vedremo meglio in seguito, è diventata uno de suoi strumenti e non altro. 

II. 

III. Quanto allinsegnamento non mi ristarò dal notare che nel regno di Napoli sono ordinamenti e sopratutto consuetudini assai libere, sebbene stranamente intrecciate col potere arbitrario del governo. L'insegnamento privato letterario e scientifico nei tempi ordinari è molto largo ne gradi superiori; né la istruzione secondaria manca di scuole istituite da privati sia per trarne guadagno nelle città più popolate, sia per beneficenza, sussidiandole con donazioni o legati. Su queste scuole o collegi il governo ha sempre cercato di accrescere la sua ingerenza e quella del clero, quando ha creduto di opporre un argine a principii liberali prevalsi un istante nel regno: né ha trascurato di restringere o sospendere nel tempo stesso le vecchie consuetudini di concorrenza ne rami più elevati della istruzione pubblica. 

Nel 1821, p. e., ristabiliva in Napoli i gesuiti dichiarando esser quello il mezzo più efficace ad ottenere il miglioramento della pubblica educazione (decreto del 18 luglio); ed un mese dopo (22 agosto) incaricava la giunta de' scrutinio per la istruzione pubblica (vale a dire indirettamente i gesuiti medesimi) di proporre un metodo UNIFORME all'insegnamento per tutti i collegi, licei e scuole private. 

Nel 1822 (25 gennaio) ordinava che la giunta permanente di pubblica istruzione permettesse lo stabilimento delle case private di educazione quando lo giudicherà conveniente. 

Ciò non ostante dal 1830 in poi erano poco a poco risorto le antiche usanze, e scuole private assai numerose non erano soggette né a programmi ufficiali, né a partizione prestabilita di materie e di corsi. Misure uniformi e norme compassate che se in pratica non perdessero di efficacia, riuscirebbero a tarpare le ali a maestri, uccidere di noia i discepoli, ed impappagallare per quanto è possibile gli uni e gli altri. Linsegnamento liberato da tantimpacci o non foss'altro meno regolato colle seste offrirebbe ad ingegni di diversa tempera precettori e metodi convenienti alle forze ed allindole loro: e questo è certo uno de principali buoni effetti che derivano dalla libertà, la quale non esclude ogni regola, ma ripugna agli ostacoli ed alle panie.

IV. Dopo il 1848 il governo napolitano, congiungendo la direzione del culto con quella dellistruzione pubblica, aveva già mostrato quanto fondamento facesse sul clero per essere aiutato nel suo intento. Fino a che poi ultimamente dopo avere d'un tratto ridonato alla chiesa tutta la potenza civile, al cui straripamento erasi posto riparo nel regno fin dalla metà del secolo scorso e nel principio di questo, ha conferito a vescovi molti privilegi e limpero delle scuole e della stampa:  Siate per «molti versi superiori alle leggi (ha egli detto); acquistate I potenza e ricchezza a vostro talento: abbiatevi gran parte «del regno che Cristo disse di non essere il vostro, ma pensate nel tempo stesso chela più efficace guarentia di questo 1 regno è lerrore e lignoranza. Eccovi le scuole e la revisione dei libri: assicurate a voi medesimi ed a me questo «comune fondamento della nostra potenza (1).» Quest'Alleanza sarà durevole? Nol so. Essa certamente sarà funesta; perché avvenuta in tempo in cui il suo scopo è a tutti aperto, e lalto-clero invaso sciaguratamente da febbre di mondana ambizione.

(1) Nella lunga serie di decreti e di rescritti, co quali il re di Napoli ha ultimamente rifatto il diritto pubblico ecclesiastico interno secondo il desiderio de vescovi, ve ne ha di quelli con cui è conceduto loro la revisione de libri e la suprema vigilanza delle scuole. Già ne ho parlato in altra nota. 

Il che dico non come avversario dogni autorità e dogni religione, ma si come avversario di coloro che sotto specie di difendere luna e laltra, si affaticano ad accreditare in pratica le teoriche del Proudhon e del Girardin: «che Dio ed autorità sono le fonti dogni male, e che lautorità e la libertà sono inconciliabili nemiche». lo penso invece che lautorità non sia punto diversa dalla libertà, come Dio non è diverso dalla verità; che anzi lautorità sia la forma necessaria dellordinamento pratico della libertà nel seno della società, e la condizione del suo esercizio: e penso altresì che la religione non possa solidamente fondarsi sullerrore che ripugna alla essenza stessa di Dio. Il dio dellerrore, lautorità del despotismo, queste due creazioni mostruose dellumana corruzione, cadono certamente sotto la sanzione della sentenza di que due pubblicisti francesi, e la rendono relativamente vera e morale. 

V. Rispetto alle scuole superiori private in Napoli, oso affermare che devesi ad esse non solamente la istruzione duna parte della classe media più elevata, a dispetto degli ostacoli politici che vi si oppongono, ma benanche quella. specie di movimento scientifico che si avverte nel regno e che non si avrà mai là dove il monopolio dellinsegnamento fa del sistema degli insegnanti un domma universale in tutto lo Stato, sicché colui che se ne diparte è guardato come un eretico.

In Napoli, quando la polizia non è del tutto dominata dallo spirito delle tenebre, sicché lantica consuetudine risorge e linsegnamento privato è facilmente permesso, vedi luno accanto dellaltro professori che insegnano diversi sistemi e con diversi metodi; e tra questi professori sono uomini eminenti ed uomini mediocri. 

Al banchetto della scienza possono in tal modo sedere giovani ingegni di gusto e di attitudine diversa, e ciascuno uscirne convenientemente nutrito.

Ed oltracciò dalle scuole comincia quella varietà di studi e di opinioni la cui lotta è vita della scienza, e condizione del suo incremento. Escludetela, e voi convertirete il sapere umano in una specie di religione, tanto più intollerante e presuntuosa per quanto vi ha più parte l'intelletto e meno il cuore. La varietà delle scuole, de  metodi e de  sistemi sveglia le menti, amplia l intelligenza, e rinvigorisce gl ingegni. Essa fa di Napoli, ad onta de  più gravi ostacoli, un semenzaio di professori si pel resto d'Italia, e si per l estero: ve ne ha in Toscana, in Lombardia, in Piemonte, nelle isole Jonie, nella Svizzera, da per tutto.

Il governo è persuaso che questa tradizionale concorrenza privata nell insegnamento superiore, radicata oramai ne  costumi del popolo, romperà sempre il disegno di ispirare a suo modo la gioventù per mezzo di professori universitari da lui prescelti; e però ne  tempi di reazione le scuole private sono arbitrariamente chiuse, o non permesse ad altri che a professori di fiducia del governo.

Anzi, se mal non mi appongo, uno de  principali motivi della espulsione degli studenti dalla capitale, fatta non ha guari, ha dovuto essere l impedire il loro contatto con uomini abili ad insegnar loro le scienze filosofiche e sociali, le quali in Napoli più che altrove, sebbene di soppiato e tra mille pericoli, sono da pochi, ma profondamente studiate. Del resto quest insegnamento non tarderebbe a sorgere anche nelle provincie, se si lasciasse veramente fare a  privati: ma ove minore è la resistenza, ivi è più audace l arbitrio, e però nelle provincie l istruzione privata o non potrà mai prendere radice, o non cadrà in altre mani da quelle in fuori in cui vorranno che cada Intendenti servi e Vescovi padroni

VI. Il quale esempio del regno di Napoli giovi a disingannare coloro che temono, qualunque specie di libertà, fosse pure nell'alto insegnamento, non frutti a  Gesuiti. I Gesuiti invece si adoprano ad ucciderla dov esiste. 

Comprendo anche io che la vogliano dove non è, vale a dire, che vogliano almeno la concorrenza dove non possono ottenere il monopolio, e dove sperano di essere meglio de  laici preparati a dominare l insegnamento per mezzo della libertà.

Ma il desiderio di concorrere non è condannevole in chicchessia, e la speranza di dominare per mezzo della libertà è vana lusinga. 

Non intendo pertanto affermare che nel momento della transizione dal sistema di monopolio alla libertà non faccia mestieri di usare riguardi. Introdurla dapprima ne  soli gradi superiori dell insegnamento sarebbe il migliore espediente. Il movimento scientifico è di sua natura aristocratico: ché veramente la scienza è una specie di aristocrazia, e vuol procedere dall alto in giù; massime nell ordine di coloro che sono preposti all insegnamento.

Discenti ve ne ha sempre e da per tutto; ma i professori si preparano mediante studii più elevati. E quando la somma delle cognizioni superiori sarà aumentata, quella delle più usuali non tarderà ad accrescersi. 

Vi ha non pertanto di coloro che sebbene abbiano rossore di affermarlo, pure nell intimo del loro pensiero si fingono l ideale della pubblica istruzione in una università, la quale a guisa di macchina privilegiata, mossa. per mezzo d una manivella dal ministro della pubblica istruzione, potesse fabbricare dottrina ad uso della nazione, come la macchina di Babbage fabbrica i calcoli. 

In un governo assoluto dove la stabilità delle istituzioni si confonde colla. immobilità degli uomini e delle idee, questo sistema sarebbe almeno consentaneo agli ordini politici dello Stato: ma in un governo libero ove uomini e cose muovonsi di continuo e solo la libertà rimane come fondamento stabile e guarentia delle istituzioni; in un governo dove possono esser ministri oggi l uomo della sinistra e domani quello della destra, qualunque parte della pubblica amministrazione, ordinata a monopolio governativo, può diventare uno strumento di oppressione, or democratica ora despotica, ma sempre lesiva della stabilità degli ordini statuali, perché lesiva della vera libertà, sulla quale soltanto possono solidamente assidersi le istituzioni politiche di un popolo, e sopravvivere agli uomini che le rappresentano. .

Guardate alla Francia: cerca da 70 anni il modo di sposare la libertà al monopolio economico ed amministrativo; qual frutto ne ha raccolto finora?   Uno assai magro, rispetto agl immensi sforzi da essa fatti. E per vero fino a che in uno Stato può dirsi, e con ragione, il governo essere una seconda provvidenza, vi saranno possibili aspirazioni di socialismo, ma libertà pratiche, solide e durature non mai o ben poche. 

VII. Ritorno al bilancio. Le spese del ministero della istruzione pubblica sono maggiori in Piemonte che in Napoli. Ma non è possibile d'indurre alcuna conseguenza immediata da questo complessivo confronto. La somma di ducati 311,256 pari a 1,400,652 lire erogata annualmente dal tesoro napolitano, comprende considerevoli sovvenzioni a  teatri, e spese per iscavi e per musei, che qui non sono (1); e d altra parte in Napoli non sono compresi sul bilancio molti esiti a  quali si provvede con proventi non ancora incamerati. Oltre che ed in Napoli ed in Piemonte, sebbene in proporzioni assai disparate, i comuni e le provincie spendono del loro per l istruzione primaria e secondaria, in fuori delle spese che vanno a carico dello Stato. 

(1) A proposito di scavi e di musei è da sapere che avendo Carlo III destinate alcune rendite della eredità Farnesiana al cavamento di Ercolano e di Pompei, Ferdinando I nel 1816 (22 febbraio) non ostante che lo Stato vi avesse già speso del suo il doppio per lo meno, pubblicò un decreto in cui leggesi:. «Dichiariamo che tutto quello che contiensi attualmente nel Real Museo Borbonico e tutto quello che di nostro ordine vi sarà in avvenire depositato, è di nostra libera proprietà allodiale, indipendente da  beni della Corona. Riserbiamo a noi la facoltà di disporne, ecc.»

Questo decreto aveva in seguito perduta ogni efficacia. La coscienza pubblica resisté a questa specie di spoglio nazionale. Far' suo l immenso tesoro di Pompei per qualche migliaio di ducati speso a scavarlo, era un l'atto che non poteva rispettarsi come consumato: tanto più che i bilanci furono e sono tuttora aggravati della massima parte delle spese di quegli scavi. 

Ciò non ostante nel 17 gennaio 1852 il presente re con suo decreto richiamava in vigore quello del 1816; e togliendo all amministrazione dell istruzione pubblica il museo, la biblioteca, i papiri, gli scavi e i monumenti tutti d'antichità, li aggregava alla Casa Reale: nel mentre che col decreto medesimo imponeva al Tesoro di pagare alla Casa medesima i capitoli di esito riguardanti i divisati rami. Lo Stato spende, e que tesori inestimabili diventano proprietà privata del Re. Questo è prendere un po  troppo alla lettera: l État c est moi. 

La legge amministrativa del 1816 nell art.160 annovera tra le provinciali comuni, le spese «della istruzione pubblica, escluse quelle della prima dotazione già stabilita de  licei e collegi, e quelle della regia università». In virtù della legge medesima le rendite e le spese provinciali sono amministrato dal ministero: e per vero sono nel bilancio generale, ma hanno una destinazione determinata.

Queste spese sono registrate per ducati 64,118 ossieno lire 288,531, nel bilancio dell istruzione pubblica.

In Piemonte le scuole universitarie provinciali, nel bilancio votato pel 1858 (categorie 13 e 14), costano 34,350 lire, l'insegnamento secondario 700,187 lire ed il tecnico 167,230 (categorie 13 a 20); oltre del Collegio delle Provincie, istituzione tutta speciale, che importa 94,922 lire, ed il sussidio di 30,000 lire alle scuole tecniche provinciali e comunali. 

Le spese per l insegnamento primario non sono ne  bilanci, perché a carico de  comuni. In Piemonte il governo, giusta il bilancio pel 1858, le sussidia di lire 99 mila oltre di lire 10,000 a  maestri poveri. Secondo una statistica dello insegnamento primario per l anno 1856 pubblicata dal ministero, la spesa montò 3,596,875 lire delle quali i comuni pagarono del loro 2,838,894 lire; altre 513,936 provennero da pii lasciti, e 162,736 da largizioni private: il governo vi concorse per 81,304 lire.

Non ho notizie statistiche delle condizioni della istruzione primaria nel regno di Napoli: vero è che non è. molto florida. Anche colà gli stipendii de  maestri sono a carico de  comuni. Non so quanto spendano, ma certamente non si rovinano. 

Quanto sia stazionario questo insegnamento in cui il concorso delle scuole private è di qualche considerazione nelle città popoloso, e per le classi più agiate, ma quasi nullo del tutto ne  comuni rurali, può argomentarsi da ciò che le rendite comunali non solo non sono aumentate da quel ch erano 30 anni fa; ma sono anche leggermente scemate. Il che è conforme al sistema di que  governi i quali simulando paterna sollecitudine, antepongono i piccioli risparmii a  miglioramenti morali ed intellettuali del popolo, de  quali temono come di loro nemici.

Difatto il ventesimo comunale, imposta che l erario percepisce sulla somma di tutte le entrate ordinarie de  comuni, era di 165,386 ducati nel 1832 (Rotondo, p.352), e nel 1856 sommava 164,069 cioè 1,317 ducati di meno (1). 

Notisi pure che i comuni del regno di Napoli sono circa 1,830, e quelli degli Stati Sardi 3,099. Sicché ove in nessuno di quei comuni mancassero scuole, ve ne sarebbe ad ogni modo un numero di gran lunga inferiore di quello che ne hanno questi Stati; massime in confronto alla popolazione.

Del resto di stabilimenti d istruzione pubblica siano superiori, siano destinati all insegnamento secondario in ispecie, ed anche al primario, ve ne ha di molti o dotati di beni proprii, o tenuti da privati, nel regno di Napoli, oltre di quelli che sono in piedi a spesa del pubblico, e tutti frutterebbero se si volesse davvero la istruzione siccome invece si desidera l ignoranza. VIII. Per l opposto l insegnamento primario ed il secondario hanno dal 1849 in poi avuto in Piemonte un incremento considerevole; se non sempre per la eccellenza de  metodi, certo per il numero delle scuole (2).

Chi percorre la superficie dello Stato rimane commosso ed intenerito dallo spettacolo che nelle campagne anche più rimote offrono a chi le visita quo  drappelli di villanelli, e di villanelle ch escono dalla scuola dove un maestro o una maestra, salariati dal comune e talvolta dalla filantropia di qualche benemerito proprietario del luogo, insegnano leggere, scrivere e calcolare.

(1) Fuori di arretrati, affrancamenti di censi, ecc., tutte le entrate comunali, rendite, dazi e monopolii, diconsi ordinarie. Queste dunque sommano nel regno 14,760,000 lire. Di pesi estranei ci gravitano il ventesimo, i giudici regi, i detenuti circondariali, e le case de'  matti, che il Rotondo, nel 1835, calcolava per una somma equivalente a circa 2,200,000 lire. Posto che sieno solo aumentali a 2,260,000, restano d entrate libere 19,500,000. Or se volessero spendere per la istruzione elementare una somma proporzionata a quella che spendono i comuni Sardi, resterebbero 7 in 8 milioni per tutte le altre spese, comprese le opere pubbliche comunali del regno: il che è impossibile.

(2) Ecco alcune notizie sullo stato della istruzione pubblica elementare e secondaria negli Stati Sardi; le estraggo dalle statistiche ufficiali. Le scuole elementari nel 1856 erano in tutto lo Stato 10,059, cioè di pubbliche ve n era 5,922 maschili, e 2,901 femminili, e di private 477 maschili e 759 femminili. 

Già i padri illetterati cominciano a giovarsi del sapere de  loro figli, ed affermano con superbia, che hanno in casa chi può rivedere i loro conti col mercante e carteggiare cogli altri figliuoli che servono nell esercito. Quei piccini appariscono a  lor propri genitori persone di maggior conto di loro, e sono davvero. Intanto la generazione che sorge impara che quella che le vien dopo può far meglio e più di lei. E queste sono cose che quando vengono. intese da tutti o almeno dai più, non tardano a farsi. I nostri contemporanei che promossero l'insegnamento primario e secondario, sebbene l abbiano forse fatto con metodi che sono lontani dall essere ottimi, hanno però bene meritato dalla generazione presente e sono degni di essere ricordati con gratitudine dalla generazione ventura.  

Nel 1854 erano 9,150, tra le quali di pubbliche 5,287 maschili e 2,071 femminili, e di private 605 maschili e 797 femminili. Ond è che il numero delle scuole pubbliche è di molto Cresciuto, e quello delle private di molto scemato.

Perché in realità queste non possono dipartirsi, almeno apparentemente da ciò che si fa nelle pubbliche; e di giunta fanno pagare. Ora convien dirlo, il piemontese, appunto perché l istruzione è stata sempre il parte dello spirito distribuito gratuitamente dal governo, non è abituato a mettere nel bilancio domestico la spesa dei maestri pel suoi figliuoli. Quest abito è certo causa di pericolo, se si volesse introdurre la libertà senza certi riguardi nei gradi inferiori dell insegnamento. Perciocchè i privati che non hanno que mezzi, che avrebbero certi partiti i quali oggi avversario la civiltà, per dar l insegnamento a minimo prezzo, sarebbero schiacciati dalla concorrenza ineguale. Questa rimarrebbe tra il governo e quei partiti; che forse insegnerebbero meglio, ma acquisterebbero maggiore importanza morale. La qual cosa nei tempi di lotta in cui sventuratamente siamo, merita non lieve considerazione.

Torno alla statistica. 

Il numero degli allievi di queste scuole elementari fu nel 1856, durante l'inverno, di 514,363, di cui 244,390 maschi, nelle scuole pubbliche, e 9,827 nelle private, 141,287 femmine nelle prime e 18,839 nelle seconde. 

Nel 1854 la somma totale degli allievi fu, durante l inverno, di 376,005, di cui nelle pubbliche scuole 221,3119 maschi, e 120,317 femmine e nelle private 13,107 maschi e 21,202 femmine. 

E dura cosa però il pensare che ciascun maestro elementare non guadagna altro che 590 lire all anno, in ragion media. Non vi è fattorino che non lucri più di tanto. 

Non ostante il rapido incremento del numero delle scuole, e non ostante l obbligo che la legge comunale impone a ciascun municipio di provvedere alla istruzione elementare, nel 1856 erano ancora 88 comuni in terraferma e 57 in Sardegna mancanti di scuola elementare maschile; ed 829 nell una e 322 nell altra parte dello Stato mancanti di scuole femminili. Considerate qual doveva essere la condizione dell insegnamento elementare prima del 18118; e qual debb essere in Napoli dove il numero di coloro che sanno leggere e scrivere è stato sempre inferiore che non fosse in Piemonte! E pure taluni fanno acre censura a  municipii e alle provincie per avere speso in collegi e scuole più che le loro forze non consentissero.

 In Napoli l articolo 226 della legge organica amministrativa, assegna a ciascun maestro nei comuni di prima classe ducati 120, nei comuni di seconda classe ducati 80, e in quei di terza ducati 50. Questo degli stipendi dei maestri è pur esso un grave problema; la cui soluzione è più urgente di tutte le altre. L insegnamento secondario ha in terraferma 135 scuole. Queste prendono d'ordinario titolo di collegi. 

Oltre de  corsi classici sono dati nei collegi i corsi speciali, in cui vengono insegnate le cognizioni tecniche più acconcie a chi si addice ad una professione meccanica, industriale, o commerciale; e vi sono compresi i principii della scienza economica. In Sardegna sono ancora scarse queste scuole. Tre anni fa ve n'erano 14. 

La spesa totale nel 1854 montava più di lire 855 mila, di cui 395 e più mila spendevane il governo e circa 460 mila i comuni, le provincie e le fondazioni pie. Il numero degli alunni che nel i856 hanno frequentate tali scuole in Terraferma è di 10,102. 

L'insegnamento domestico, e certi insegnamenti di serali esercitazioni fatte da associazioni private, e letture temporaneamente permesse, non che le scuole magistrali, e le tecniche non sono comprese nel novero delle scuole sopraddette; né sono compresi nelle scuole elementari gli asili infantili, che non so precisamente quanti sieno al presente, ma che tre anni fa erano 99, accoglievano 13,956 bimbi d ambo i sessi, e costavano 249,471 lire, raccolte in parte dalle rendite di capitali loro largiti, in parte dalla carità privata e in parte dalle sovvenzioni dei comuni. Ve n erano una ventina in via di fondazione nel 1854. Sicché il numero degli asili oggidì dev essere aumentato a circa un 120.

Certamente si rende utile servigio a  comuni ed alle provincie, istigandole a spendere con maggiore accorgimento, massime in iscuole secondarie: il governo, e peculiarmente il ministro attuale ha compreso anch'egli questa verità, ed ha cercato di fare in modo che i collegi diminuissero di numero, ma fossero meglio ordinati, forniti di professori per quanto si può abili, e dotati di corsi più ampi. Si è forse precritto più di ciò che potrà convenientemente eseguirsi? L esperienza deciderà. In ogni modo hanno ben torto que  pochi che censurano indistintamente le spese fatte per migliorare e diffondere l istruzione.

Costoro sarebbero beati se fosse riprodotto qui in Piemonte un decreto simile a quello pubblicato in Napoli nel 1831, anno in cui pur molte erano le speranze di riforme politiche, economiche e legislative del nuovo regno. Quel decreto, promuoveva economie a disgravio dei dazi comunali, ed ordinava tra le altre cose, che: ne  comuni di 2.a e 3.a classe, «mediante un moderato compenso potrà essere incaricato il parroco della scuola dei fanciulli.» Quindi soggiungeva, rammentando ed ampliando un articolo della legge amministrativa del 1816:

«Non si ammetterà trattamento di maestra delle fanciulle in quei comuni ove non se ne trovi alcuna che sappia leggere e scrivere ed abbia mezzi non volgari d istruzione.» (Il che significa che là dove nella generazione presente non è una sola donna alquanto istruita, si debbano condannare tutte le donne delle generazioni seguenti a rimanere ignoranti).

«Questa. spesa, seguita a dire il decreto, sarà anche sospesa, ove i bisogni de comuni non la permettono (ossia dovunque piace al governo di non permetterla)». Il ministro che compilò questo decreto comprendeva assai bene due cose, cioè che l ignoranza delle donne è strumento efficacissimo per arrestare il corso della civiltà d'un popolo; e che  la gente, che comincia a gustare il frutto vietato, cessa di battere le mani a chi le fa risparmiare qualche soldo d imposta per capo, a condizione che resti ignorante.

In Piemonte si è invece provveduto abbastanza colle scuole magistrali sieno governative sieno municipali o provinciali a preparare insegnanti d ambo i sessi. Certo le scuole della allieve maestre di Torino, fra le altre, e di Alessandria e di Genova danno buoni frutti, ed arricchiscono annualmente lo Stato di giovani donne sufficienti al modesto insegnamento a cui si addicono. E le donne in questa come in tutte le altre cose che concernono l educazione della prima età, superano di gran lunga gli uomini, perché sanno condire il loro ministerio coll affetto e con quella specie di divota carità che fanno sparire l insegnante salariata e vi sostituiscono la madre e l amica.

Poteva farsi meglio.

Verissimo; meritano bene coloro che si adoperano ad indicare i mezzi pratici per far meglio che non siasi fatto; e meritano anche più coloro che si sforzano di attuarli dopo di averli indicati. Ma di censori a vane parole il mondo è stufo: e quanto a me, l esperienza della vita mi ha fatto poco propenso ad ammirare quegli uomini tutto logica, quegli aridi sillogismi viventi, i quali per via di troppo filosofare sulle premesse, diventano perpetuamente inabili a cavarne una conseguenza pratica. Il Goethe disse che per operare bisogna sapersi limitare: io soggiungo che per progredire operando bisogna sapersi contentare, e sapersi restringere ad escludere dalla pratica, l uno dopo l altro, questo o quali altro inconveniente, senza vagheggiar troppo una sterile perfezione, il cui tipo inarrivabile sgomenta l uomo che lo concepisce e lo condanna all inazione.

(E) Interno e polizia

1. La polizia in Piemonte, sotto la denominazione di sicurezza pubblica, fa parte del ministero dell interno. In Napoli forma un ministero separato. Solo durante il 18118 e 1809 fu annesso all interno. In momenti in cui gli ordini liberi, essendo ancora nuovi e contrariati da partiti interni e da governi circostanti, sono esposti a gravi pericoli ed a congiure non provocate dal malcontento dei popoli, ma ordito da perversi o da illusi per fine loro proprio o per mandati esterni, 

la necessità di una vigilanza attiva e forte è da tutti avvertita; e taluni credono che potrebb essere ottenuta mediante la istituzione di un ministero di polizia separato dal ministero dell interno. Io convengo di quella necessità; ma nego che il mezzo proposto sia acconcio a soddisfarla.

Ne  governi parlamentari un ministro dirige l amministrazione, la informa di certi principii generali, le dà indirizzo; governa: ma veramente non versa ne  minuti particolari dell amministrazione: egli nol può. Nè un ministro della polizia; un ministro che non si appoggiasse ad altro ramo dell amministrazione generale, potrebbe reggere lungamente in carica là dove i ministri sono esposti alla salutare ma. puntigliosa vigilanza delle Camere. Il continuo rendiconto che i sospetti eccitati dall ordinamento stesso di un ministero separato, gli farebbero chiedere d ogni suo menomo atto, ne scrollerebbero l autorità. Oltre che i ministri costituzionali mutano frequentemente: e la polizia ha d uopo d un capo che abbia certe tradizioni, certe relazioni personali e cognizioni precedenti degli uomini e delle cose. Un buon direttore salito, se è possibile, per gradi sino al suo posto, e coperto dalla responsabilità ministeriale, vale in tal caso meglio di un ministro. Nei governi in cui i ministri non sono altro che capi immediati di amministrazione, ed irresponsabili, come ora in Francia, può facilmente concepirsi che non siavi ostacolo alcuno allo stabilimento di un apposito dicastero di polizia: non così ne  governi parlamentari.

II. Le spese apparenti de  due ministeri napolitani, presentemente tenuti da due Direttori sono ducati 1,585,309 cioè lire 7,123,000, somma inferiore a quella del bilancio unico del ministero sardo, ch'è di lire 7,462,510. Ma presso noi sono aggregate all interno le spese pel Consiglio di Stato (diverso da quello che chiamasi con questo nome in Napoli), pe  teatri, pe  telegrafi e per le carceri: le spese corrispondenti a queste sono nel bilancio napolitano a carico delle finanze dome quelle della Consulta, o a carico sia. dei lavori pubblici come quelle delle carceri, sia di altri ministeri.

Queste varie spese sommano nientemeno che li. 4,054,641; resterebbero quindi poco più di 3 milioni di lire pel servizio dell amministrazione civile e politica dell interno: cioè meno della metà della spesa registrata nel bilancio napolitano, senza tener conto della spesa occasionata dalla guardia nazionale, ed altrettali che in Napoli non sono.

III. Ma vi è di più.   La sicurezza pubblica importa negli Stati 876,6211 lire: e stando allo stato discusso, in Napoli continentale importerebbe non più che lire 889,000; cioè comparativamente assai meno che in Piemonte, si per la maggiore estensione del territorio e per la. maggiore popolazione e si perché le spese di segreteria sono più considerevoli là dove esiste un ministero separato. Intanto la polizia in Piemonte è troppo poca cosa, mentre in Napoli è tutto. Crescerà la. meraviglia. leggendo la. specificazione delle spese, che ho tralasciato di comprendere per disteso nell estratto de  bilanci premesso a queste note, avendo a produrla qui. 

Eccola: 

In Napoli (trascrivo dal bilancio):

 
Soldo al direttore ( non vi è ministro)..................Duc. 3,600
Soldi agl'impiegati del ministero................................» 31,288
Spese di gasti e scrittoio..............................................» 1,900
Spese disponibili e segrete..........................................» 14,400
Soldo al prefetto di polizia..........................................» 3,000
Soldi agi' impiegati di prefettura................................» 11,916
Soldi de' commessari, ispettori e cancellieri..............» 90,720
Spese di gasti e scrittoio.............................................» 7,040
Spese disponibili e' segrete della prefettura..............» 9,000
Fitti , olio, carbone, ecc...............» 8,752
Assegnamenti e stipendi a guardie ed ordinanze di polizia in attività e ritirate..........................................» 16,046
Totale ducati  197,662

In Piemonte ( trascrivo dal bilancio) :
 
Servizio segreto L.200,000
Gratificazioni e compensi a carabinieri 23,000
Ufficiali di pubblica sicurezza 274,592
Spese d'ufficio 2,400
Guardie di pubblica sicurezza 334,372
Fitto, ecc. 20,000
Casermaggio de' carabinieri 22,260
Totale L.876,624

Le spese segrete, apparenti da bilanci, sarebbero dunque in Napoli tra ministero e prefettura di sole lire 105,300, mentre in Piemonte sommano 200,000 lire!  

È possibile?

In secondo luogo è cosa notevolissima che nel bilancio sardo sono portate 334 e più mila lire per guardie di pubblica sicurezza, quando che nel napolitano è solamente la lievissima somma di lire 72 mila, cosi per istipendi alle guardie di polizia, come per altri assegnamenti. La qual somma, secondo il bilancio dellinterno, presentato al Parlamento napolitano nel 18119, e non discusso, è ripartita in compensi agli ufficiali militari addetti ai teatri, alle ordinanze militari addette al prefetto, allo stipendio di uno stenografo (abolito nel 1849), ed il resto alle seguenti guardie, cioè:

4 Capisquadra con lo stipendio di annue.............. lire 540
60 Guardie con quello di............................................» 431
78 Id. con quello di.....................................................» m
32 Lanternieri con quello di.......................................» 216
1 Capoguardia marinaio con quello di.....................» 340
8 Guardie marinai con quello di..............................» 431
Tot.181 Guardie.

Con meno della quinta parte del numero delle guardie e con la metà delle spese segrete la polizia di Napoli sarebbe tanto più potente di quella di Piemonte? 

»............. né io né altri il crede.»

IV. Ecco la spiegazione dellenimma. 

Le 181 guardie, che il minuto popolo chiama feroci di polizia o uomini di fiducia (doppia denominazione che insieme accordata riassume il duplice carattere della polizia napolitana) sono le sole guardie addetto alla polizia della città di Napoli, e aventi uno stipendio fisso.

Ma nelle provincie e nella città medesima la gendarmeria che nel regno è assai più numerosa che non sia il corpo de carabinieri in Piemonte, presta un servizio immediato alla polizia: mentre lo stipendio ed il mantenimento suo sono per intero a carico della guerra ed il casermaggio ed il fitto dei posti di guardia a carico delle provincie (1). 

Oltracciò notai già a proposito dellentrata, ed ora ripeto per ciò che concerne le spese, che la polizia ritrae da passaporti, permessi darme, vetture, locande, abbuonamenti al giornale ufficiale (2) compilato a. sue cure e pubblicato dalla stamperia reale chè a carico della presidenza, non che da altre partecipazioni a proventi di varia natura, somme assai cospicue, delle quali una parte ingrossa lo stipendio già per sé medesimo considerevole de principali funzionari (3) ed unaltra notevolissima accresce i fondi segreti. Ho udito dire da persona chè stata prefetto di polizia, che questa somma suol essere di 60 a 70 mila ducati allanno, cioè di circa 300 mila lire, le quali congiunte alle 100,000 pagate dal tesoro formano 400 mila lire quasi tutte per la sola città di Napoli e casali. Questa somma. è spesa in agenti segreti e spie più o meno dissimulate, gente tutta munita di armi occulte, e di patenti dal prefetto o dal ministro.

(1) Art. 459. «Sono spese comuni a tutte le provincie quelle: «1°Del casermaggio della gendarmeria e di ogni altra forza pubblica provinciale, compresa la pigione de corpi di guardia, ecc.»

(2) Ogni comune è dalla legge del 1816 obbligato di abbuonarsi al giornale officiale ed alla collezione delle leggi. 

(3) il prefetto oltre lo stipendio ch'è di 3,000 ducati, riceve una indennità per l'estrazioni del lotto, ha una quota sulla ripartizione di certe multe, ecc. 

Quanto alle provincie, glintendenti e i sottintendenti che nel regno corrispondono a prefetti e sottoprefetti francesi, sopraintendono alla polizia, e i giudici di circondario, che nei diciamo di mandamento, la esercitano ne comuni. Solo in pochi luoghi principali risiede un commissario o un ispettore il cui stipendio fa parte delle spese del bilancio generale. 

Glintendenti e gli altri funzionari capi della polizia nei distretti riscuotono certi diritti corrispondenti, almeno in parte, a quelli che riscuote la polizia centrale. Difatti ho già avvertito in altro luogo di queste note che nel bilancio particolareggiato del 1847 leggesi una postilla allato alla partita di entrata che porta il titolo di somme riscosse per conto della beneficenza; la quale postilla dice che 5 mila ducati provengono in parte dagli avanzi de fondi di polizia delle provincie. 

Altra cagione di potenza per la polizia di Napoli si è che dal suo volere dipendono, se non di dritto almeno di fatto, e la polizia giudiziaria e, tutti gli altri rami dellamministrazione pubblica; e ciò in un modo tanto apparente, che pel popolo minuto, polizia e governo sono tuttuno.  I tribunali, verbigrazia, pronunziano uri giudicato, ma se la polizia il disapprova, esso rimane ineseguito. Le carceri per la parte giudiziaria sono sottoposte al procuratore generale del re presso la Corte criminale, ed il codice penale punisce il cameriere che  ritenga in prigione un individuo messo in libertà dal giudice: pur nondimeno senza il beneplacito della polizia gli ordini del procuratore generale o le sentenze delle Corti sono insufficienti a far aprire le porte della prigione. In tutti i paesi retti da ordini legali suol dirsi: «Se non istai al contratto, ti chiamo innanzi al giudice»; il napolitano invece è costretto a dire: «se non mi paghi, ricorro al commissario.» Tristo abito derivato dal più triste spettacolo dellonnipotenza della polizia.

Infine la polizia napolitana ha una caterva dagenti occulti con ispesa comparativamente assai lieve: perciocché la patente di cui li munisce diventa nelle mani loro una tratta a vista contro qualsiasi galantuomo. 

(1) Nella Capitale i commissari sono anche istruttori di processi che poi mandano alle Corti Criminali. Questa è un'arma terribile nelle loro mani. 

Ne tempi di reazione, come dal 1848 fin ora, questi agenti sono una specie di corsari armati dal governo e lanciati a far vittime e prede in quel pelago senza nome di politica corruzione.

Denunzianti occulti e testimoni palesi nelle cause di Stato; occhio e braccio della polizia; confidenti deglistruttori de processi e loro coadiutori; intesi da chi sta su, temuti da chi li comanda, ed ubbiditi da chi li teme; essi possono perder sempre chi vogliono, e qualche volta riuscir pure a salvare taluno dal pericolo in cui lhanno già immerso?  

Per loro la regola è una: Sei libero; o la borsa o il carcere: sei in prigione; o la borsa, o un giudizio: sei sotto processo: o la borsa o una condanna. Di nomi di costoro e di fatti avrei da empierne volumi. Ma quelli io reputo indegni anche della fama dErostrato, e questi per discrezione, dacché implicano la designazione delle loro vittime, son costretto a tacere. 

Ecco larte di essere potenti e temuti con poca spesa dellerario. E sopra simiglianti lucri leciti ed onesti conta pure la massima parte di quella brava gente che ha titolo, qualità e stipendio ufficiali. 

Ogni commissario può anchegli, se vuole, estorquere dalle persone macchiato di sospetti politici, (ed ci può macchiare chi gli aggrada) il prezzo da lui medesimo imposto alla pace ed alla libertà, che lor permette di godere e che a proprio talento potrebbe loro strappare. Questi uffiziali sogliono inoltre vendere con una mano la loro protezione a più ricchi tra partigiani del governo per aiutarli ad evitare le lungaggini giudiziarie, siccome essi dicono, anche nelle faccende non politiche; e vendere poi collaltra mano lesenzione da loro atti di prepotenza a coloro che possono meno: perciocché siccome ho avvertito, la polizia mette il dito da per tutto. 

Era notissimo in Napoli, tra molti, un tal commissario, che dopo essersi nel 1808 sottratto colla fuga allira popolare, rientrò al servizio nel 1850, e poco dopo morì. Costui collo stipendio di solo 360 lire al mese menava treno da principe, e dal tappezziere al credenziere non aveva mai pagato un obolo del suo per le consumazioni di lusso. I sopracciò chiudono un occhio e lasciano fare; né pregia nò i migliori che si astengono da queste nefandezze, perché sanno che un po di virtù rende gli uomini meno ligii; mentre colui che ha trovato la vena delloro e non vuol perderla, è sempre pronto a prestare la sua opera a chi gli permetta di usufruirla, qualunque sia la prova che gli si possa in contraccambio dimandare.  

Queste sono cose dolorose a rammentare: ma la stampa libera hai suoi doveri; e i doveri non sono sempre piacevoli a compiere. Possa il salutare timore dellinfamia temperare a virtù lanimo de corrotti, se più non basta a contenere i corruttori. Sappiano gli uni e gli altri che chi vorrebbe correggerli non è loro nemico.  Il nemico comune è un solo, la corruzione medesima. Se ne accorgeranno più tardi. Le poche braccia legalmente salariato  i feroci, non le spie  ricevono in ragion media meno di una lira al giorno. Qual meraviglia che cotesto gentame diventi invece locchio destro de ladri e lo scudo dogni altro ribaldo, purché abbiano di che salariarlo?  Acciocché sappiasi poi da qual generazione di uomini siano scelti cotesti feroci e gli agenti segreti che sono della medesima risma loro, racconterò un aneddoto del quale sono stato io medesimo e testimone e parte.

V. È da sapere che nelle prigioni napolitano sono ancora in vigore, sotto locchio medesimo della polizia e degli altri ufficiali che le governano, certe consuetudini incredibili nell'età in cui viviamo e che dicesi civile. Coloro che vi sono rinchiusi per misfatti o delitti ordinari, imputati o condannati, convivono alla rinfusa in larghi cameroni, e costituiscono tra loro una società furfante, dindole speciale, avente sue leggi e capi e giudici suoi propri. Questi capi formano un direttorio che ha dritto di vita e di morte e quello di statuire imposte su suoi soggetti. 

Essi aggregansi nuovi membri per via di loro elezione: e ciascun individuo che aspira alla candidatura di cotesta infame signoria, deve sottomettersi ad un noviziato di delitti, e provare il suo coraggio accoltellandosi co più provetti; perciocché tutti sono provvisti di stili e daltre armi micidiali, che gli agenti immediati non osano lor togliere, e ch'essi per la loro autorità riescono a sottrarre alle ricerche degli uffiziali superiori che qualche volta il governo manda a visitare le prigioni. In ogni carcere è un particolare direttorio, ma i direttorii delle varie prigioni sono in certa guisa solidali tra loro. Sicché tutti insieme formano unassociazione deliberante, imperante ed esecutrice al tempo stesso, la quale chiamasi la società de camorristi, e per antonomasia, in linguaggio furbesco, la società o la camorra. 

Se questa società per mezzo di uno de direttorii locali condanna a morte un carcerato o anche un guardiano, la sentenza è eseguita in qualsiasi prigione del regno costoro sieno traslocati. l camerieri ne tremano e il loro potere sulla camorra restringesi a tener chiuse le porte del carcere, ed a partecipare al provento delle turpi imposizioni da essa stanziate.

Prigioniere, tu eri perduto giocatore, e vuoi continuare in carcere le tue prave abitudini: i regolamenti tel vietano; ma la camorra tel permette, e ti provvede di tarocchi, mediante unimposta sul giuoco. Vuoi unarme, desideri di mutar giaciglio, di parlare allinnamorata o di scriverle; pagherai un tributo. Non hai di questi abiti, non concepisci di questi desiderii; ma qui si deve averne come censo imponibile: e se tu vuoi esserne privo; padrone, purché compri a prezzo di tassa il permesso di rimaner puro da vizii o da turpitudini. Sei povero: non hai altro per. nutrirti che lo scarso pane e la magra zuppa del luogo; non vale: il vicino ha qualche soldo; egli comprerà la metà del tuo pane e della tua zuppa, e tu avrai di che pagare limposta. Ti batterai i fianchi per la fame; ma avrai almeno campata la vita: ché qui tutte le sanzioni sono di sangue. 

Dopo il 1848 glimputati politici entravano a centinaia, a migliaia in prigioni così ordinate, ed erano confusi co giudicabili e co condannati comuni. 

Tra quelli erano molti popolani, che avevano cooperato a manifestazioni costituzionali; brava gente in complesso, ma non scevra di qualche bravaccio, che si era gettato dalla parte liberale, come sarebbesi messo dallopposta senza sapere il perché: pronto a menar le mani e contento di fare o misfare; come se ne trova sempre e dappertutto. 

Cotesti pochi non tardarono a concorrere pel grado di camorristi: costretti a convivere co' ladri e cogli omicidi, e ad essere sottoposti alla tirannia della camorra, fecero in prigione quel che suol farsi anche fuori di esse, preferirono di diventare malvagi padroni piuttosto che rimanere tra schiavi da bene; e qualcuno vi riuscì, tra quali un certo Giuseppe di Alessandro, soprannominato lAversano: uno di quelli che la plebe napolitana chiama guappi, e che in lingua italiana diremmo spaccamontagne. 

Quando un gran numero dimpiegati, magistrati, avvocati, medici, deputati, ministri fu piovuto nelle prigioni, linsolita compagnia e tanti visi onesti e laspetto di gentili e autorevoli personaggi sgomentò la camorra, e le impose riverenza ed ossequio. Ma poscia più che i riguardi potè in lei la speranza di ricchi tributi, e raccolta in concistoro deliberò dintimare a galantuomini   fu questera il distintivo che, la Dio merce, né polizia né camorra poterono toglierci mai   che la società pretendeva di allargare fino ad essi il proprio dominio, almeno per ciò che concerneva le imposte. Perciocché nelle prigioni napolitano tutti sono uguali dinanzi alla camorra; e debbono contribuire in ragione del loro avere. 

Cedere alla prepotenza, e diventare sudditi assoluti di quella ribaldaglia sarebbe stato tuttuno. Resistere era impossibile. Fu quindi risposto che non si riconosceva diritto di comandare in chicchessia, e che i galantuomini, appunto perché tali, respingevano la intollerabile pretensione di gente, alla quale avrebbero in vece conceduto qualche soccorso in danaro, se continuava a prestar loro il consueto ossequio.   

La transazione fu accolta: lobbedienza fu dissimulata in volontaria contribuzione; e la imposta prese il nome di donativo. Io medesimo lho pagato questo donativo cogli altri miei compagni di sventura: non ultima tra le umiliazioni a cui ci condannava la persecuzione politica. Nè credasi che il tributo alla camorra dispensi dal tributo, o, per dir meglio, dai tributi ai carcerieri. Questo po di storia generale era indispensabile allintelligenza del fatto speciale, che ha connessione collargomento che ho per le mani. Era la primavera del 1851. 

Una certa polizia di palazzo era sorta a quei tempi per invigilare la polizia governativa del prefetto Peccheneda, il quale per la sua origine murattiana era sempre tenuto sospetto, quantunque s'affaticasse a dar prove di devozione. Questa polizia della polizia aveva le sue spie dappertutto e massime in prigione, dove non poteva procacciarle senza intendersela con alcuni membri della camorra. 

LAversano le si vendé, sottoposto a processo di cospirazione ed accusato di morte, avevasi di che compensarlo senza spender danaro. Il fatto sta, che sia per espliciti accordi con qualche membro di quella occulta combriccola poliziesca, sia per offerta spontanea di quel ribaldo, sollecito di ben meritare la protezione di chi poteva salvarlo, fu concepito il disegno di finirla a colpi di stile con taluni ai quali pareva che troppo lentamente provvedessero i tribunali. 

Una sera quindi, nellora in cui, chiuse le seconde  porte del carcere, i custodi solevano ritirarsi nel vestibolo esteriore della prigione, l'Aversano accostavasi al professore di scherma Luigi Parise (che più tardi morì di stento e di cordoglio) e linsultava. 

Il Parise il percosse dun man rovescio, e laltro, accennando ad uno stile, minacciò di ferirlo. Percorrendo poscia a passi concitati un lungo corridoio, dove mettevano le camere nostre, cominciò a. gridare che il momento di disfarsi de galantuomini era giunto. La ribaldagliai gli sadunava dattorno mormorando e la tempesta era in sul punto di scoppiare; quando un de nostri, fatto animo, si slanciò furioso là dove ingrossava il pericolo, e gridando allAversano:

«Canaglia, fatti in qua, perché vo prenderti a calci, ottenne con quel vampo di coraggio leffetto che in simili casi è immancabile. I ribaldi si sgomentarono; i galantuomini a quella voce inanimiti usciron dun tratto dalle stanze loro, e la moltitudine indifferente parteggiò per noi. LAversano raumiliato e temendo una solenne lezione chiese perdono per quella sera, e si ritirò nel camerone co suoi seguaci. Ma passavano appena pochi giorni ed ci ritentava altre prove. L... R..., uno fra i distinti avvocati del foro napolitano, tenuto in prigione per misura di pubblico interesse, fu nel vestibolo, overa uscito a parlare col domestico, afferrato violentemente pel braccio da quel tristo e in presenza de custodi sospinto per via durti alle spalle fin nellinterno del carcere, con gesti e minacce di peggio. Quel bravuomo men forte ed inerme, usò prudenza e si tacque. Ma lAversano si aveva altro intento che quello dinsultare il R.... 

Preparato coi suoi alla zuffa, avrebbe desiderato uno scontro; sicché. percorrendo il solito corridoio ed ingiuriando a parola i galantuomini, li sfidava ad uscire dalle loro camere. A questa volta invece noi rimanemmo tranquilli aspettando lassalto. Ma i suoi più ligi non osarono. Il maggior numero dei popolani si ritirò sbaldanzito dal nostro stesso silenzio; i migliori si opposero; e allAversano per tattica mutata, falli una seconda volta limpresa.

Il fatto sta che noi ricorremmo alla polizia ordinaria, e con una protesta sottoscritta da tutti. la chiamammo a sindacato d'un proponimento, del quale sarebbesi renduta complice, se non lavesse impedito. La punizione imposta allAversano fu di tramutarlo dal carcere di S. Maria Apparente in quello della prefettura di polizia, che non è carcere giudiziario. Dopo qualche settimana incominciò la discussione sul processo de fatti del 5 settembre 1849, nel quale era implicato l'Aversano.

Questo triste uomo, non per le sue vere colpe, ma per un immaginario misfatto politico, imputato a popolani che a tempo dello Statuto avevano gridato: viva la Costituzione contro altri popolani eccitati per gridare: abbasso le Camere, abbasso la. Costituzione, fu condannato a trentanni di ferri. I suoi compagni andarono ad espiare la pena, e lui!... 

A capo a breve tempo fu da noi visto passare e ripassare dinanzi alle prigioni vestito da feroce di polizia; egli aveva meritato di che diventare uomo DI FIDUCIA. Ecco una delle grazie fatte in Napoli per reati politici!   Ecco la gente donde escono le guardie di pubblica sicurezza! Dite poi se non è fondata la rinomanza europea della polizia napolitana; e se vi sia mestieri di grasso bilancio per conservarla.

(F) Affari ecclesiastici in Napoli

Ho già toccato di questo Ministero parlando della istruzione pubblica: ma esso forma in Napoli un dicastero distinto, che ha un bilancio ed unamministrazione speciale. Ne fo menzione qui, dopo aver parlato dellinterno e della polizia, perché veramente i vescovi ed i parroci hanno nel regno incarichi politici. 

Lobbligo di rivelare le trame che essi dicono contrarie allordine pubblico, entra persino nel giuramento che danno nellassumere il loro ministero (1). Un dicastero speciale è un omaggio allalto clero; le sue spese sono di soli 52,767 ducati; dei quali 19,200 sono spesi in assegnamenti straordinarii a parroci, mantenimenti di chiese, largizioni ecclesiastiche e feste. 

Il clero è provveduto riccamente di beni suoi proprii; e le chiese senza rendite, che sono rarissime, vengono tutte per obbligo assunto nel concordato del 1818. mantenute a spese de comuni. 

(1) La formola del giuramento dei vescovi leggersi nellart.29 del concordato del 1818. Eccola: «lo giuro e prometto sopra i santi Evangeli ubbidienza e ii fedeltà alla Reale Maestà. Parimente prometto che lo non avrò alcuna comunicazione né interverrò ad alcuna adunanza, né conserverò dentro o fuori del regno alcuna sospetta unione che noccia alla pubblica tranquillità. E se tanto nella mia diocesi, che altrove, saprò che alcuna cosa si tratti in danno dello Stato, lo manifesterà a Sua Maestà.» 

Ma quelle sovvenzioni che sono in bilancio bisognava pur darle atteso che nellart.16 del concordato del 1818 crasi stabilito che le luttuose circostanze de tempi (solita frase della corte romana) «non permettendo che gli ecclesiastici godano lesenzione da pubblici pesi regi e comunali, il religioso sovrano prometteva che nei momenti più felici si supplirà con elargizioni in vantaggio del clero.» 

 Tutti sanno lultima legge sarda per la quale, togliendosi la personalità morale ad alcune corporazioni religiose, i beni loro appartenenti sono al presente sottoposti ad una speciale amministrazione, che provvede di pensioni vitalizie glindividui che facevano parte delle corporazioni soppresse. 

In Napoli il clero e gli enti religiosi possono acquistare senza limite; né vi è esclusione di alcun ordine. Il concordato del 1818 li fece rivivere tutti. 

Se non che finora le corporazioni ed in genere gli enti religiosi non potevano accettare donazioni, eredità o legati, senza speciale autorizzazione del Governo, Questautorizzazione era quasi. sempre conceduta; ma lobbligo stesso del chiederla, la necessità di conseguire un decreto, e la pubblicità che derivava da tali atti, erano una specie di freno alladoperamento delle arti colle quali suole il clero accrescere le mondano sue ricchezze. 

Questo freno fu rallentato dopo del 1848. 

Spogliando due soli volumi della collezione delle leggi e decreti, quello dellultimo semestre del 1855 e del primo semestre del 1856, che sono gli ultimi pubblicati, ho rinvenuti 177 decreti che autorizzano cleri, chiese, capitoli, mense, cappelle, prebende ecc., ad accettare 37 donazioni,68 eredità, 72 legati, oltre duna eredità e dun legato a seminari, e 711 tra donazioni e testamenti a pro di congreghe ed arciconfraternite religiose. 

Tutto questo nel corso di un anno! 

Ecco perché il clero ha posto tanta importanza ad ottenere che gli si togliesse persino allimpaccio di chiedere simili autorizzazioni, ed ha ottenuto il suo intento mediante una delle ultime concessioni regie, di cui ho già fatto menzione (Art. 1° del decreto 18 maggio 1857). 

Il ministero degli affari ecclesiastici si occupa delle provviste de vescovati, e benefici d'ogni natura, della polizia sul clero, degli affari concernenti le corporazioni religiose, e la disciplina, delle dimande di dispensa da impedimenti matrimoniali ecc.: delle alienazioni, censuazioni ed altri contratti de luoghi pii; dellordinazione ed incardinazione delle chiese; non che di tutto ciò che concerne edifici religiosi, e dimande per assegnamenti di congrue o pagamento di decimo sacramentali. 

Presentemente i vescovi avendo le mani più sciolte dal» meno da fare a questo ministero: non per tanto ne diminueranno le spese che sono indipendenti dalla sua maggiore o minore ingerenza. 

E ben potranno i vescovi adoperare alacramente le facoltà loro conferite, sieno politiche, sieno amministrative: ché le diocesi sono nientemeno che 85 nella parte del regno di qua del Faro, oltre di quattro badie, una prelatura ed un priorato. 

Negli Stati Sardi sono 41. Vale a dire che i Napolitani hanno una diocesi per ogni 80,000 abitanti, e i Sardi una per ogni 122,000. Delle rendite non so che dire. 

Il concordato impone che non vi possa esser vescovo con meno di 5,000 ducati di entrata: se ne contano di quelli che ne hanno dieci e più volte tanto. E vuole che nessun parroco, in qualunque menomo comune possa avere meno di 100 ducati di congrua, se la popolazione del comune è al disotto di 2,000 anime, o meno di 200, se quella giunge a 5,000; ma vi ha parrochi che sono più ricchi di qualche vescovo.

Negli Stati Sardi di terraferma.30 vescovi hanno in complesso 966 mila lire d'entrata, ed in Sardegna 11 ne hanno 10 mila. Così in Napoli come in Piemonte lalto clero si è mostrato poco propenso alle novità politiche. Ma ciò non toglie che tra molti vescovi ve ne abbia qualcuno di cui abbiasi a lodare la santità del costume e la bontà squisita dellanimo, e che sia stato in questi ultimi anni di politiche persecuzioni, il tutore degli oppressi ed il consolatore degli affannati. 

Scrivendo queste parole mi corre alla mente il nome d'un personaggio che io non conosco, ma che fuori e dentro il regno ho cento volte udito ricordare con riconoscenza e con affetto il nome di monsignore Caputo vescovo di Lecce. Questo vecchio venerando non è stato neppur lui esente da violenze politiche; e sebbene estraneo alle passioni del mondo, e vero ministro del Vangelo, fu tratto come prigione tra gendarmi da Lecce sino a Napoli e condotto al cospetto del Principe per giustificarsi non saprei di qual colpa, se non fosse quella d'essere un santo vescovo ed un uomo da bene. 

La fronte serena e solcata dagli anni, il viso aperto, laspetto umile ad un tempo ed imponente dellonesto uomo oltraggiato, e quella purità di coscienza che rende sicura la voce e calmo e pacato lo stesso sdegno dell'animo, dicesi, che gli facessero cadere a piedi chi pretendeva di giudicarlo. 

Fossero meno rari i vescovi come il Caputo. Vi guadagnerebbe lumanità; ma certo più di lei ancora vi guadagnerebbe la religione. 

(G) Lavori pubblici

 I. Il confronto tra le spese per lavori pubblici in Napoli e negli Stati Sardi è uno de'  più difficili a farsi. 

Da 2,074,324 ducati del bilancio napolitano è d'uopo sottrarne 650,619 per mantenimento de luoghi di pena, che nel bilancio sardo sono a carico di altri ministeri. Restano  quindi circa ducati 1,423,705 pe' lavori pubblici propriamente detti (1). 

Aggiungasi che in Napoli le sopraimposte provinciali

(1) Nellultimo opuscolo intitolato la Question napolitane, da me già citato, leggesi: «En 1855 il a été affecté aux travaux publics 17,195,070 fr. En 1856, le chapitre de ces mêmes dépenses a été porté à 19,062,864 fr. C'est environ un septième des recettes totales, qui est attribué au ministère des travaux publics, sans compter les travaux exsiccatifs par les compagnies concessionnaires do dessèchement du lac Fucino et des divers chemins de fer.» Rispetto al lago Fucino cui si lavorava da tanti anni con lentezza maggiore del tempo sufficiente perché i lavori in corso fossero logori e disfatti, ho udito il dire che siasi l'alta una concessione in cui ha interesse un francese legittimista carico di lavori per servigi d'ogni natura renduti al governo. Le strade di ferro tutti sanno come progrediscono per opera delle compagnie. Quanto al resto lo scrittore dellopuscolo non solo ha compreso gli esiti per le prigioni nelle opere pubbliche, ma si ancora ha gonfiato enormemente le somme. 

Difatto dallo stato discusso preparato verso la fine del 1855 e da me pubblicato, in riassunto apparisce la somma totale delle. spese tra ministero, prigioni ed opere pubbliche essere di 2,082,324 ducati. Ma non so perché questa somma fu anche lievemente ridotta nel decreto che sancisce questa parte del bilancio del 1856; il qual decreto lo ho menzionato nella facciata I: di questo scritto. Esso leggesi nella collezione delle leggi. Semestre I del 1856, fac.14, sotto la data di Caserta, 9 gennaio, e dice: 

e le contribuzioni particolari di alcune provincie, e spesso d'un certo numero di comuni, o de proprietari di alcuni luoghi 

«art. 1. Lo stato discusso, annesso alloriginale del presente decreto (ma non pubblicato) del nostro Ministero e real Segreteria di Stato de'  lavori pubblici, per la corrente esercizio 1856, nella somma di ducati 2,0711,324 e grana 55, è da noi approvato. Or 2,0711,000 ducati fan bensì in lire 9 e più. in cui ne sono compresi più di tre per ispese di condannati, ma non 19 milioni. Suppongo che lautore dell'opuscolo vi abbia aggiunte le opere militari, cioè le opere previste e le altre fatte dopo il Congresso di Parigi. la queste non sono tra lavori pubblici, bensì tra le spese di guerra: e fossero pure utilissime a scemare la paura de' governanti e ad accrescere quella de. governati, non penso che saranno dallEuropa civile giudicate opere di pubblica utilità. A maggior prova poi di quanto è detto nel testo, trascrivo qui lelenco delle somme addette alle spese de lavori pubblici, tal quale leggesi nel progetto di bilancio di cui ho copia:


Introito ordinario.
1. Dalla Tesoreria Generale D.1,782,869   16
2 a 7 Dalle grana 4 addizionali straordinarie alla fondiaria del 1856.
per la Provincia di Napoli....................D. 32,021        40
&........................di Terra d'Otranto......» 32,436
&........................di Abruzzo I................» 3,442
........................di Abruzzo II...............» 7,463
........................di Abruzzo Citeriore...» 7,324
....................... del Princip. Citeriore  15,370        60
8 Dal grado e mezzo addizionale per la Provincia del Principato Ulteriore..........» 3,848
9. Dalle 4 grana addizionali per la Provincia di Molise 7,064
10. Dalle 4 grana addizionali straordinarie per la Provincia di Capitanata . . » 15,434

11. Dalle 2 grana addizionali per la Provincia di Terra di Bari 9,060 192,825   40
12 a 15 Dalle 4 grana addizionali per la Provincia di Basilicata 14,689
per la Provincia di Calabria Citeriore 40,020
........................di Calabria Ulteriore I 7,423
. .......................di Calabria Ulteriore li 11,259
16. Da un ratizzo straordinario dei possidenti della Provincia di Napoli per l'inalveazione delle lave di Somma....................................» 3,000
17. Da una tassa straordinaria su 13 Comuni per l'inalveazione suddetta..................» 8,430 20
18. Dalle 2 grana addizionali sulla fondiaria del distretto di Nola..............................» 3,438 20

D. 492,825 40
D.Totale dell'introito ordinario addetto alle spese del Ministero dei Lavori Pubblici 1,975,694 55


per inalveazioni, sono riscosse e messe a disposizione del ministro, che le addice a quei lavori, cui sopraintendono commissioni provinciali,  distrettuali o speciali. Queste spese montano pel 1856 a ducati 298,455. Presso noi al contrario le spese provinciali investite in lavori pubblici o nel mantenimento delle strade che sono a carico delle provincie, non vengono comprese nel bilancio dello Stato, se n eccettui quella parte di spese de porti a cui le provincie concorrono, e che è rappresentata nel bilancio attivo come rimborsata al tesoro, e qualche altra piccola quota contribuita da certi corpi morali per alcune opere dutilità pubblica. 

Queste somme formano le categorie 59 e 60 nel bilancio attivo del 1857, e montano lire 159,310. Introito straordinario.


19 Dalla sovr'imposta doganale di grana 20 a carnaio sull'olio che si estrae dai porti della Provincia di Otranto, per la ristorazione del porto di Brindisi, ed il prosciugamento dei dintorni............................... D. 15,000
20. Dall'altra sovrimposta di grana 5 a cantato per la costruzione del porto di Gallipoli.................» 12,000
51. Dalla ritenuta che fa la Tesoreria sul montare delle grana addizionali segnate sotto i nn. 2 a 15, per soldo e spese agli ingegneri provinciali............................» 29,904

106,630
22 Dalla tassa imposta su tutte le Provincie per soddisfare il supplemento dei soldi agli impiegati dell'amministrazione di bonificamento ecc............» 3,600
23. Dalla imposta di altre A grana addizionali per

la Provincia di Terra di Lavoro...............................» 36,600

Dal prodotto di un altro grano addizionale per la Provincia di Capitanata..........................................» 4,446
25. Id. per la Provincia di Principato Ultra..................» 4,980
26. Dal prodotto approssimativo del taglio degli alberi su le regie strade.....................................................» 100

D. 106,630

Totale generale dell' introito ordinario e straordinario addetto ai Lavori Pubblic................................................................ D.
4,082,324   55

Da questo notamento risulta che se da 1,782,869 ducati pagati dal tesoro sull'entrata generale dello Stato, ne sottrai i 650 e più mila ducati che spendonsi per le prigioni ed altri luoghi di pena, e le altre somme impiegate al mantenimento del ministero, quel che rimane da investire in opere pubbliche è ben poca cosa. La massima parte di simili spese è fatta confondi speciali delle Provincie. 

Solo dallanno venturo in poi figureranno anche in bilancio le rate de consorzi provinciali sulle spese delle strade nazionali sistemate colla legge del 2 maggio 1855. Nel bilancio attivo del 1858 questo contributo somma 622,666 lire. 

Tolte quindi le spese per luoghi di pena e le provinciali, i lavori pubblici a carico dello Stato, compreso il costo dellamministrazione, sarebbero importati in Napoli, durante il 1856,1,125,250 ducati, ossieno lire 5,063,625. 

Il bilancio sardo, tolte le poste e i telegrafi, non che le quote di contributo provinciale, registra pel 1857 la spesa di lire 32,639,736 a carico esclusivo del tesoro.

II. Notisi a tal proposito che la gran rete di vie ferrate, di cui le principali maglie si vanno di mano in mano formando sul territorio sardo, dove sono già in esercizio 0 in costruzione 902 chilometri di ferrovie, rende sempre più necessaria la costruzione di strade secondarie; e quindi più considerevole la spesa delle provincie per la loro costruzione e manutenzione. Ma. questa spesa è compensata con usura da benefizi economici che se ne ritraggono. 

In questo, come in tutti gli altri casi, in cui si tratta di spese, cadesi in sofismi grossolani, se dal confronto delle somme vuole indursi argomento di lode per chi spende meno, e di censura per chi spende più. Le spese maggiori pei lavori pubblici, quando sono destinate ad opere utili, lungi dallessere prova di prodigalità sono indizio di prudenza; perciocché veramente non sono spese, ma investimento di valori in capitali, che per essere di pubblico uso, sono fruttiferi per tutti. 

Nè pure in questa sentenza è nulla. di assoluto. Qui tra noi si sono forse dalle provincie e più dai comuni troppo celeremente accresciute le spese con misura poco proporzionata allentrate. Dicono che questa universale propensione sia derivata da ciò che la legge ordinatrice dei comuni e delle provincie, avendo renduta possibile lelezione di coloro che posseggono meno, questi per ingraziarsi appresso la moltitudine abbiano deliberato di spendere assai a carico dei contribuenti più agiati. 

La spiegazione è insufficiente. Innanzi tutto, perché la più parte delle opere pubbliche giova poco agli elettori nullatenenti: e poi, perché, segli è vero che i più ricchi sono rimasti in minoranza nelle amministrazioni 0 nei Consigli locali, e se la maggioranza de'  Consigli per far cosa grata al maggior numero degli elettori, che è pur quello dei cittadini, ha deliberato di molto spendere in opere pubbliche, ciò vuol significare, che sotto il precedente reggimento per non iscontentare i più agiati, secondo le massime dei governi assoluti, erasi troppo poco speso, ovvero eransi soperchiamente indugiate o irragionevolmente ricusate opere, la cui necessità veniva universalmente avvertita, e la cui utilità era di tutti e non di pochi. 

Spesso i trascorsi de figliuoli, massime se consistono nello eccesso dintenzioni buone e di opere lodevoli non sono altro se non la conseguenza inevitabile della colpa de padri. Il che io dico con proposito, ed acciocché il presente consideri chesso medesimo è padre dellavvenire; e che per tal sua qualità ha il dovere di evitare un duplice rimprovero dei posteri, cioè, cosi quello del non fare, che è sordidezza o codardia, come l'altro dello strafare che è prodigalità o spensierataggine.

III. Estraendo da 14 bilanci divisionali degli Stati tutte le spese divisionali e provinciali per manutenzione e costruzione di opere pubbliche, le quali consistono quasi tutte in lavori per acque, strade e ponti, durante il 1856, troverebbesi una somma di molti milioni. Nelle sole divisioni di Torino, Genova, Alessandria, Novara e Cuneo, queste spese sono montate a 2 milioni 680 mila e più lire. 

Nel regno di Napoli sono dassai più ristrette simili spese provinciali, ed appariscono dal bilancio dello Stato (1). Delle comunali non dico; perché qui sono assai grandi, e la presso che nulle. 

(1) Secondo la legge organica del 1816, art.169, i fondi provinciali che risultano da sovraimposte alla contribuzione diretta sono tenuti a credito esclusivo del ministero che ne dispone in conformità degli stati discussi. Queste sopraimposte sopperiscono alle spese particolari (art.164), e nelle spese particolari sono la costruzione, riparazione e manutenzione degli stabilimenti e delle strade provinciali.  Vi ha pure sopraimposte straordinarie. Tutte insieme siccome apparisce dalla nota precedente, sommano duc. 298,455 pari a lire 1,575,000: le quali, a prescindere che sono quasi la metà delle spese di sole 5 delle 14 divisioni degli Stati Sardi, comprendono anche una parte di spese che presso noi gravita sullo Stato. Si argomenti da ciò la scarsezza relativa delle strade e di altre opere pubbliche.

Le spese per lavori provinciali e comunali sono in due modi aiutate dallo Stato appresso noi, cioè col sussidio che per lo innanzi era di 400 mila lire, ed ora è ridotto a metà, per tema che troppo inanimasse a spendere; e co prestiti dalla Cassa de depositi fatti a discrete condizioni. In confronto delle spese però questi sono piccioli, sebbene per se medesimi notevoli aiuti. 

Del resto senza dimenticare i criterii qui sopra posti, dico, che le opere dispendiose fatte in Piemonte dopo il 1848 possono per molti rispetti considerarsi come un accumulo di valori produttivi: e per contrario la parsimonia eccessiva delle spese provinciali e comunali per lavori pubblici nel regno di Napoli potrebbessere una vera dissipazione sotto le forme di risparmio; equivalendo essa allo sciupio delle forze produttrici, delle quali la natura è stata larghissima verso quella bella contrada. 

Le principali manifattura in Napoli sono o dattorno alla capitale o su confini delle provincie limitrofe di Salerno e di Terra di Lavoro. 

Le provincie interne ed anche le provincie bagnate dal mare, i distretti più lontani dalle coste sono dun secolo più indietro di quelle altre provincie e di quegli altri distretti, che la natura ha provveduto del più facile tra mezzi di comunicazione, qual è il mare, e che sono in grado di servirsene. Spesso ti avviene di viaggiare tre o quattro giorni nellinterno del regno senza incontrare un albergo: e Dio ti campi da quello in cui ti abbatti il quinto giorno. In molti paesi vive ancora lusanza patriarcale di ricettare in casa i viaggiatori, ancorché sconosciuti; il che prova che ce ne capitano di rado.

In Piemonte, non parlo della Sardegna ovè gran difetto ancora e di strade e dindustrie e di commercio, ma della terraferma, gli opifici industriali e le fabbriche di varia natura sono sparse sopra gran parte della superficie dello Stato; e più ancora nelle provincie remote dal mare. Nè vi ha Comune, anzi non vi ha villaggio di piccola importanza in cui non trovi ad albergare. 

Questo è indizio certo che se non poco rimane da fare, pur moltissimo si è fatto appresso noi, quanto al facilitare le comunicazioni interne, e massime quelle di secondo ordine, le meno apparenti, ma non le meno utili. 

Conversando non ha guari con due bravi amici napolitani, parlavamo de provvedimenti presi dal governo di Napoli verso la fine del 1847 per prevenire il prossimo mutamento di stato: luno di essi, antico militare, rammentava che il corpo nel quale egli era ufficiale fu spedito in colonna mobile negli Abruzzi: «eravamo al Vasto; diceva egli, quando il comandante della colonna mi spedì a Napoli per recare al re un pacco segreto e che premeva molto. Viaggiai giorno e notte a cavallo, passai a guado e quasi a nuoto cinque o sei tra fiumi e torrenti, e in capo al terzo di arrivai oppresso dalla stanchezza.»  «Oh che buono strade, e che frequenza di ponti, neh? osservò laltro amico interrompendolo: e pure dal Vasto a Napoli sono provincie importanti.»  «Ma in questi 10 anni, replicò il primo, vi saranno forse stati avanzamenti.»  «Si ripigliò laltro, ve n è stato. un solo: quello del non poter varcare i confini di un distretto, chi non è munito di speciale permesso dall'autorità politica da cui dipende il comune ovegli risiede.»  In questo mentre sopraggiungeva un terzo amico, e ci recava la nuova, che le ultime piene avevano scrollati non so quanti ponti, e rovinate molte strade in questi Stati.  «E bene, dissi io, vedete il vantaggio di;aver poche strade e pochi ponti. Dal Vasto a Napoli non sarebbero avvenuti tanti guasti. Tutto è compensazione quaggiù, secondo lAzais. Al modo stesso le crisi economiche, che sono una specie di straripamenti commerciali, non arrecano gravi danni nel regno; ed anzi per contraccolpo del male altrui possono giovargli. Oltre che questa smania de governi liberi, di troppo avvicinare tra loro le parti dun medesimo stato, è una smania eterodossa, direbbe la Civiltà cattolica, perché soppone a quel santo principio dellautorità assoluta che insegna dividere per imperare.»  Gli altri fecero plauso a queste mie considerazioni: e tutti ammirammo la sapienza e la ortodossia del governo napolitano.

IV. Nello stato discusso napolitano sono comprese tra. Quelle dei lavori pubblici le spese pei luoghi di pena e pel mantenimento de condannati al carcere, a ferri ed alla relegazione. Ma lo stato discusso del 1856 contiene una strana categoria aggiunta dopo il 1849 a quella dei relegati ordinari, ed è la categoria dei Reduci di Venezia (Vedi facc. 10). 

Esortati dal governo medesimo partivano volontari per combattere contro lAustria nel 1848: dopo il 15 maggio il ministero richiamando lesercito, ordinava eh essi volontari però avessero a rimanere sotto pena dessere altrimenti considerati disertori in faccia al nemico; ed essi rimanevano e recavansi poscia in Venezia a farvi gli estremi sforzi e dar prova onorata di valore e di annegazione. Al loro ritorno però furono variamente puniti della colpa indicata dal bilancio, quella cioè di essere Reduci di Venezia; alcuni vennero, senza giudizio, sottoposti alla relegazione (1); altri furono rinchiusi in prigione, dove ho veduto entrarne di quelli che erano stati gloriosamente mutilati dal ferro nemico, uno dei quali aveva un braccio ed una gamba di legno, pericoloso ribelle! Altri infine vennero confinati. E tutti puniti per provvidenza arbitraria, detta dal governo economica o di pubblico interesse.

Per questi relegati di nuovo conio spendevansi ancora dopo sette anni ducati 1,800, ossieno lire 8,100. Ogni relegato ha il sussidio dun carlino, circa 9 soldi al giorno. Dunque nel 1856 restavano ancora 50 individui relegati arbitrariamente e non per altra colpa se non quella di essere reduci di Venezia.

Ma oltre de relegati ve nerano di soggetti ad altri castighi tra questi perversi che osarono di difendere la nazionale indipendenza?  Di coloro ch'erano stati antichi soldati, caporali e sorgenti ve n era di rinchiusi arbitrariamente nel Bagno di Brindisi, alla galera. 

(1) Pena che si sconta colla dimora forzata sopra una delle isole designate da regolamenti, e che il codice annovera tra le pene criminali, cioè applicate a reati di maggiore importanza che qui sono detti crimini, e là misfatti. 

Di pagani, cherano partiti come volontari non so. Altri tenuti per avventura sotto pene diverse, come quelle del confino, dellesilio o del carcere, non sono a carico del pubblico erario. Perciocché nulla è pagato agli esuli (1), a confinati o a carcerati, e la sussistenza ed il giaciglio sono somministrati a soli detenuti poveri. Quelli che non possono o non vogliono provare la loro povertà, debbono provvedervi a proprie spese. 

Quanto a detenuti poveri poi la spesa del vitto, secondo il bilancio del 1849, è di grana 6 al giorno, circa 27 centesimi, per ogni individuo, primo prezzo dappalto. Da queste sei grana hanno a detrarsi i guadagni che lo appaltatore generale delle forniture riserbasi ne sottoappalti parziali e quelli de sottoappaltatori, oltre delle grosse mance che a forma di normali stipendi riscuotono da fornitori glinvigilatori locali.

Il governo può quindi largheggiare in punizioni politiche. Le finanze ne soffrono poco. 

Aggiungerò solamente che la relegazione de reduci di Venezia riconosciuta col bilancio non è effetto dun provvedimento eccezionale, né solo omaggio allAustria motivato da straordinarii avvenimenti; esso è parte d'un sistema generale. 

Aprite la Collezione delle leggi e decreti del 1° semestre 1856, ed alla facciata 327 sotto la data del 3 maggio, leggerete un decreto che, riordinando il Ministero dei lavori pubblici, lo divide in tre ripartimenti ciascun dei quali viene suddiviso in due carichi. Tra le incombenze che compongono il secondo carico del terzo ripartimento è: «la ricezione, sono parole del decreto, il mantenimento e la liberazione de relegati si PER CONDANNA CHE PER MISURA DI PURANCO INTERESSE;» cioè per misura di polizia senza condanna. 

(1) Nel 1821 il governo die sussidi agli espulsi e talvolta assai larghi per provvedere alla loro vita. (V. Coppi annali, p. 163, e Rotondo p.237). Fu provvedimento consigliato dallAustria. Dal 1849 in poi si è tenuto altro sistema: si sono anzi sequestrati i beni di molti emigrati. 

Questa specie di relegati ha dunque il tristo privilegio di aver preso posto in un decreto organico dellamministrazione dello Stato, mentre i difensori del governo di Napoli giurano innanzi a Dio ed agli uomini che ne luoghi di pena non si incontrano in quel regno se non condannati per sentenza di giudici indipendenti. 

Che voracità! e sopratutto che pudore!! 

Si dirà forse che dallessere compresi in quel decreto soli relegati per misure politiche sia da indurne che non ve ne ha di sottoposti ad altre pene. Largomento non vale. Imperciocché nulla pagandosi agli esiliati, e daltra parte i carcerati ed i servi di pena, essendo provveduti da fornitori per appalto, o spendendo del loro per sostentarsi, non danno materia a contabilità distinta. La sola polizia ne tien conto per far che cessi, quando le aggrada, la pena da essa arbitrariamente imposta. 

Gettate ora un ultimo sguardo sul capo 34 del bilancio napolitano de lavori pubblici, e confrontatelo colle categ. 60 a 63 del bilancio dellinterno per gli Stati Sardi. Nelluno rileggerete la somma destinata dal governo di Napoli alla relegazione de reduci da Venezia, nellaltro quella che il potere legislativo sardo addice a soccorrere lemigrazione italiana. 

Questo confronto è la più eloquente espressione delle presenti condizioni dItalia, e delle parti che vi rappresentano Napoli ed il Piemonte. 

(H) Guerra e Marina

1. La copia del bilancio napolitano pel 1856, che ho sott'occhio, contiene i capi di spesa senza la distinzione degli articoli, cui accenna solamente collindicarne i numeri delle categorie comprese in ogni capo. Io vi supplirò collaiuto dei bilanci del 1847 e del 1849, i soli bilanci stampati nel regno di Napoli nel secolo corrente (1).

(1) Il Rotondo ed il Bianchini nelle loro opere ottennero il permesso di pubblicare il riassunto di qualche bilancio, ma assai incompiutamente, accennando solo alle. spese complessive col fine di trarne confronti per lo più apologetici pel governo. 

II. Comincio dalla guerra.


(1847) Le spese di prima classe nel 1847 sommavano ducati............ 6,468,706
In cui erano compresi per presidiari (condannati) che dal 1849 in poi sono a carico dei lavori pubblici.......................................» 24,835
Restano quindi duc. 6,443,871
(1856) Simili spese pel 1856 crescono a ducati 10,334,165
(1847) Quelle di seconda e terza classe nel primo
de' due anni indicati erano ducati 831,294
(1856) Nel secondo&..............» 1.514,401

Sulla guerra quindi vi è tra il 1847 ed il 1856 la differenza di 4,573,401 ducati di aumento, pari a 20,580,300 lire. III. Quanto alla marina, pel contrario, le spese in complesso non sono punto aumentate.


(1847) Nel 1847 erano per la prima classe duc. 1,342,815
E per la seconda e terza.........................................» 1,057,185
In tutto ducati 2,400,000
Nella qual somma era compreso il mantenimento de' servi di pena in duc. 144,470
Sicché restavano per la marina duc. 2,255,530
(1856) Nel 1856 le spese delle tre classi montano duc. 2,260,000

Questi riscontri rimuovono il dubbio, che sin dal principio era sorto in me medesimo, cioè che laumento de 20 milioni e mezzo fosse almeno in parte dovuto a nuove costruzioni o nuovi acquisti ed armamenti navali. 

Per lopposto questi capi di spese sono scemati di molto, e un solo è notevolmente accresciuto, cioè quello della fanteria, così detta di marina, il quale da 120,666 ducati è aumentato a 190,491. È chiaro che il nemico che più si teme non è quello che potrebbe arrivare di fuori e specialmente dal mare. 

V. A proposito di marina, non sarà discaro a chi legge queste note che io gli dia unaltra. prova della buona fede colla quale sono scritte certe difese e spacciati certi numeri statistici 

Nellopuscolo più volte citato la qùestion italienne leggesi verso la fine questo brano: «Continuiamo per via di cifre: la marina mercantile italiana, giusta un documento pubblicato nella Revue des deux mondes (vedete donde il governo napolitano va a cavare le notizie statistiche del regno) numero del 15 marzo 1855, dal signor barone Baude, comprendeva a quel tempo 16,391 navi, di cui 3,173 appartenenti agli Stati Sardi, 911 alla Toscana, 1323 agli Stati Romani, 1810 al regno Lombardo-Veneto, e 9,174 al regno delle due Sicilie; sicché questo paese che si dipinge come tanto indietro supera di 1957 navi la marina tutta degli altri Stati della penisola insieme uniti. La marina napolitana è inoltre quasi tre volte più considerevole di quella del Piemonte, che non cesserà pertanto di essere lo Stato modello e prospero.» 

Lasciando stare che il ricorrere ad un articolo sullistmo di Suez del sig. Baude per far sapere il numero de bastimenti delle due Sicilie è cosa che fa assai dubitare che il governo Siciliano non voglia assumere la malleveria di quel numero; vogliate di grazia dare uno sguardo a questo quadro pubblicato dal sig. Bande in una notai, che il panegirista ha solo letto a metà: eccolo tal quale, e colle parole che il precedono: 

«In mancanza di statistiche complessive che non si eseguono in Italia, bisogna contentarsi delladdizione di documenti parziali raccolti in tempi diversi, ma poco lontani. A questo modo è formato il quadro seguente:


Stati Sardi 3,173 navi177,82 tonn.30,25 marin.
Toscana 911 37,507 10,000
Stati Romani 1,323 26,300 8,080
Regno di Napoli 16,803 166,523 40,308
Regno di Sicilia 12,371 46,674 12,206
Regno Veneto 1,810 31,741 7,000
16,391 navi486,567 tonn.108,346 marin.(1)

Certamente se i numeri segnati sotto le indicazioni di regno napolitano e regno siciliano, sono esatte, le due Sicilie avevano 9,174 navi, mentre gli Stati Sardi ne contavano sole 3,173. Ma è permesso pertanto di conchiuderne che la marina Siculo-napolitana è quasi tre volte più considerevole della Sarda? 

Chiunque non è digiuno di cognizioni statistiche sa che il progresso delle marine mercantili non consiste nellaumento del numero delle navi, bensì in quello della loro portata. In Inghilterra, in Francia, da per tutto si verifica costantemente questa legge statistica; e nel Piemonte come altrove. Difatto:


nel 1850 eranvi 3,481 navi della portata di 162,621 tonn.
nel 1855   2,962 navi 184,860 tonn.

In cinque anni il numero de bastimenti scemava di 519, e quello delle tonnellate cresceva di nientemeno che 22,239: cioè scemavano di 607 i bastimenti inferiori a 200 tonnellate, e crescevano di 88 i bastimenti di maggior portata. Ve ne ha di 14,000 tonnellate. Veri vascelli. 

Or la marina di Napoli che secondo il signor Baude conta 9,1711 navi non ha che la portata di 213,197 tonnellate (2). 

1) Quest'ultima somma è errata; ma è tal quale nel testo. 

(2) Riscontrando la statistica pubblicata dal Serristori il 1842, trovo che il numero de legni, il tonnellaggio ed il numero de' marinai assegnati dal sig. Bande a quella parte delle due Sicilie chegli indica col nome di Regno di Napoli, sono precisamente identici a quelli che nella statistica suddetta sono registrati in un quadro che leggesi alla pag. 313, sotto la data del 1838. 

Vale a dire che rispetto al tonnellaggio la marina sardatsta alla siculo-napoletana come 1 sta. a 1 e 15l100; mentre il primo dei due Stati ha quasi la metà della popolazione dellaltro ed uno sviluppo di coste immensamente minore.

E quanto alle navi; la portata media delle navi siciliane sarebbe di tonn. 23  2,10 e quelle delle navi sarde 60  2,10. 

Questi numeri e questi rapporti dunque provano che la marina napolitana è per la massima parte marina di piccolo cabotaggio; il che spiega il numero di 52,511 marinai considerevole in confronto del tonnellaggio, sebbene scarso rispetto a quello di 30,252 cui montano i marinai negli Stati Sardi, quando si tien conto della maggior portata de legni, e della estensione assai più piccola delle coste. Oltre che la marina napolitana avendo rispetto alla sarda limportanza di 1,15 ad 1, mentre la popolazione de due Stati è quasi in rapporto di 2: 1; ne segue che in proporzione di quest'ultima la marina napolitana corrisponde ai 23/40 della sarda.

Infine il gran numero di navi e la picciola portata loro è indizio del poco sviluppo della navigazione nel regno, e prova chessa è principalmente ristretta alle coste ed ai porti del mediterraneo. Facciasi quel che si voglia: i numeri sono ribelli al buon volere degli apologisti dellassolutismo, se non li accetti sulla loro parola. 

Or perché il governo napoletano che deve pur sapere quante sono le navi ora esistenti nel regno, accetta il numero che il signor Bande estrae da una statistica del 1838? Se da quel tempo in oggi la marina napolitana tosse aumentata almeno quanto la sarda in questi pochi anni di governo libero, la question italienne non sarebbe ricorsa ad una vecchia indicazione. 

Nè questa è vana presunzione. La marina Sarda, secondo il Serristori medesimo, aveva nel 1838 numero 3,1. r3 legni della portata di 159,5118 tonnellate. Vale a dire che sotto il governo assoluto sino al 181|9, in dodici anni era aumentata di sole 3,075 tonnellate, e dal 1850 al 1855 in un lustro appena, era cresciuta di sette volte tanto. 

Finalmente si consideri che ne quattro anni di cui parla il Serristori, dal 18311 al 1838, il numero delle navi mercantili napolitane era cresciuto di 12116 legni addetti alla pesca ed al picciolo cabotaggio, e di 511 addetti al commercio estero, in cui è compreso quello che si fa con Malta, Sardegna ed altri Stati d'Italia; ma era diminuito di 5,000 tonnellate. Questa diminuzione prova che veramente buon numero di bastimenti più grossi fu allora abbandonato, e che il commercio rientrava sempre più tra le colonne d'Ercole. 

VI. Vediamo ora a quali capi riducesi laumento delle spese dellesercito e della difesa di terra. Principalissimo è quello della fanteria e artiglieria nazionale, della truppa mercenaria svizzera e dei lavori di fortificazione. 

(A) Difetto nel 1847 i corpi facoltativi, oh erano 

2 Reggimenti artiglieria; 

1 Compagnia artiglieria a cavallo; 

1 Brigata artefici armieri; 

3 Battaglioni di zappatori, pionieri e treno: gli ufficiali del Genio e quelli de Corpi suddetti, non che l'ufficio topografico; 

Costavano ducati..................................................................581,280 

Questo capo di spese nel 1856 e aumentato a ducati..........851,332 

(B) La Guardia reale che nel 1817 era composta di 

1 Compagnia di Guardie del Corpo; 

3 Reggimenti di fanteria; 2 Id. di cavalleria; e delle guide dello Stato Maggiore; 

 Importava ducati...............................................115,000 

Nel 1856 invece costava duc................................................611,015 

(C) La fanteria di linea che nel 1847 era di 

13 Reggimenti di linea; 

7 Battaglioni cacciatori; Importava duc.................................................................1,246,382 

Nel 1856 è più che raddoppiata e costa duc....................2,618,243 

(D) I Corpi svizzeri importavano soltanto duc..................540,000 

originariamente, siccome apparisce dallopera del Bianchini sulle finanze del regno. 

Nel 1847  erano già aumentati, e per 11 reggimenti di fanteria 

spendevansi ducati............................................................ 618,215 

Pel 1856 era assegnata a 

Corpi svizzeri la somma di duc................................................................... 890,039 

Questo aumento che in nostra moneta è di 1,2211,000 e più lire su 2,782,000, equivale quasi ad un accrescimento del 50 per cento di forza mercenaria dal 18[18 al 1856: perciocché, sebbene sia del Ah per cento in danaro, pure è da considerare che il numero degli ufficiali non crescendo in ragione del numero de gregari, lincremento della spesa non è proporzionale a quello della forza. 

Or perché questo lusso di svizzeri? Napoli manca forse di soldati nazionali? No certamente; ma lufficio degli svizzeri in Napoli non è puramente militare. Essi entrarono nel regno, quando gli austriaci ne uscirono; e furono destinati a sostituirli ed a rinnovarne le gesta, quante volte occorresse. Or tutti sanno quali furono queste gesta degli austriaci nel 1821: abbattere gli ordini costituzionali e restaurare la monarchia assoluta. Questo il fine, questa loccasione per cui Re Ferdinando l assoldava gli svizzeri. Questa è la missione loro: e già ne diedero un saggio nel 1848. Forse essi medesimi non ne hanno la coscienza, e sono troppo buona gente perché ne abbiano il deliberato proposito: ma non vi è istituzione umana che possa andar contro la sua origine senza annullarsi. 

Questa origine più politica che militare la degli svizzeri una truppa aliatto regia, e la più favorita. Lo svizzero, gregario o ufficiale, ha uno stipendio dei due terzi maggiore di quello che ha il napolitano. Lo svizzero è fornito di buon letto. il napolitano è costretto a sdraiarsi sul pagliericcio. Quegli ricevendo il vestito nuovo ritiene il già frusto, questi obbligato a restituirlo. Luno insomma, lo straniero, è trattato da figliuolo, e laltro, il nazionale, da figliastro. Nel 1847 tredici reggimenti e sette battaglioni di fanti nazionali costavano 1,246,000 ducati o 5,607,000 lire, mentre quattro soli reggimenti svizzeri importarono 618 mila ducati, o 2,781,000 lire: la metà della spesa. Il che significa che [i svizzeri costano quanto 7 napolitani. 

Del resto lo svizzero è in Napoli come altrove, bravo e valoroso soldato: ma la bravura ed il valore non han pregio, se non quando sono volti a difendere la patria, la libertà e lonore. Romano, avrei combattuto si, ma ammirato nel tempo stesso Arminio che resisteva alle legioni romane, per difendere la rozza indipendenza delle sue foreste; certo però non avrei battute le mani a germani che in Roma, come i più fidi tra i fidi, facevano la guardia a Tiberio e scortavano Sejano (1). 

(D) Materiali del genio. 

Questa partita nel 1847 era segnata in bilancio 

per ducati......................................................293,325 

Nel 1856 elevavasi a ducati.............................................631,050 

È da notare che nella somma destinata pel 1847 erano 273,795 ducati di opere e casematte. Queste e simili opere dunque sono più che raddoppiata nel 1856; ed è facile ad intendere, come ho notato altrove, che nel bilancio sancito ne primi mesi del 1856 non potevano essere ancora comprese le fortificazioni ordinate dopo il Congresso di Parigi. (E) Quanto alla cavalleria, nel bilancio del 1847 erano 530 mila ducati per la gendarmeria a piedi, e 253 mila per la gendarmeria a cavallo: e daltra parte 222 mila ducati per cinque reggimenti di cavalleria di linea, tre dragoni e due lancieri; Invece nel bilancio del 1856, la gendarmeria conta per 5311 mila ducati, e la cavalleria è portata in complesso a ducati 413 mila. 

VII. Laccrescimento del numero degli uomini occasiona quello delle sussistenza e del vestiario, la cui spesa è aumentata di 1,337,830 ducati: cioè nella ragione di 14 a 27, la qual ragione dee corrispondere più esattamente a quella dell'aumento numerico dellesercito. A che tanti soldati? Taluni hanno encomiato la politica napolitana dellisolamento come politica di risparmio. Sarà: ma il bilancio della guerra dice il contrario. In Piemonte le spese ordinarie e straordinarie dello Stato pel 1830, secondo il bilancio pubblicato dal signor conte di Revel nel 1848, erano per la guerra L. 27,504,786 e per la marina L. 3,640,471.

(1) TACITO, Ann.1, XXIV. Il Davanzati annotando quel luogo che dice aver Tiberio spedito Druso e Sejano verso le legioni sommosse, con due coorti, et robora germanorum, qui tum custode: imperatori aderant, scrive: «Di questa nazione, fidatissima guardia delle persone de principi, Augusto per la rotta di Varo insospettì; Tiberio la riprese». 

La relazione stampata in fronte di quello stato dice, le une essere accresciute di 4,274424 lire (meno 702,675 scemate per ispese di artiglieria) e le altre di lire 432,525, in sedici anni. 

Sicché nel 1846 la guerra importava già 31,076,575 lire e la marina 3,640,471 di spese ordinarie e straordinarie: in uno 34,717,046.

Nel bilancio del 1847 le spese ordinarie erano anche cresciute di alcuna cosa. Ma tralasciando questi aumenti e confrontando il bilancio del 1846 con quello del 1857 che porta la spesa di 33,291,768 per la guerra e 4,304,292 per la marina, cioè in tutto 37,596,060, si ha un aumento di sole lire 2,879,014. 

Ecco la realità delle cose. Ognuno vedrà quanto corrisponda alle imputazioni fatte dalla parte retriva ed anche dalla municipale, che non è composta tutta di uomini nemici della libertà, alla politica che dicono provocante del nuovo sistema governativo. 

Si dirà che questo rimprovero è fatto meno allaumento delle spese della guerra, quanto a quello del debito accresciuto per la guerra o se vuolsi per le guerre sostenute. 

Ma sopra abbiamo già notato ciò che in ricambio ci ha guadagnato il Piemonte. 

Certo neppur io vorrei che questa provincia italiana mettesse audacemente a repentaglio le sorti sue e con le sue spingesse a rovina quelle della intera nazione. 

Il Piemonte ha renduto e rende allltalia. grandi servigi conservando gli ordini liberi, e provando allEuropa che né gli italiani sono indegni di goderli o immaturi per praticarli, né la libertà è seme di turbolenze. Gli altri governi dal canto loro si sono incaricati della riprova di questa consolante verità. 

Prima cura dunque di coloro a cui spetta l'indirizzo della cosa pubblica in questo nostro Stato devessere il conservarlo. Ma la conservazione del Piemonte è a parer mio dipendente da due condizioni. La prima è il progresso misurato ma continuo delle libertà pratiche nello interno, di quelle libertà che sono lo scopo degli ordini politici, e che vengono sentite e godute da tutti; di quelle libertà senza le quali gli ordini costituzionali sono un privilegio di classe, uno sfogo di vanità borghese, un istrumento di monopolio e nulla più. 

La seconda condizione, la principale, quella a cui sottostà la prima, è che il Piemonte non si restringa troppo in sé medesimo: perciocché esso, naturalmente parlando, non è un intero corpo organato e capace di vita sua propria; bensì membro vigoroso d'un corpo infermo. Se luno non guarisce, laltro è esposto al pericolo di perire presto o tardi insieme con esso. 

Al Piemonte possono riuscire funesti cosi i consigli dellimpazienza come quelli della timidità. Gli uni e gli altri sono contrarii alla sua conservazione. Laudacia può nuocergli, il difetto dardimento può perderlo.

In questa condizione di cose lesercito gli è più che mai necessario per evitare i pericoli che potrebbe correre non solo per fatto altrui, ma si ancora per propria inerzia, quando la necessità del conservarsi il costringesse ad operare. 

Ed io applaudirei pure allaumento delle spese per lesercito napolitano, che nel corso di otto anni è stato circa otto volte più considerevole dellaumento delle spese per lesercito sardo, se luno e laltro esercito avessero. siccome avranno, è da sperarlo, un giorno, da compiere la missione medesima. 

VII. Ecco intanto il risultamento del confronto dei due bilanci quanto alla guerra. 

Nel sardo sono 465,670 lire per istituti d'educazione e scuole. Nel napolitano non è questa categoria. Il collegio militare ha. un suo proprio bilancio, ed entrate sue proprie: e si pure la scuola militare, inferiore al collegio, ed il battaglione degli allievi militari, chè linfimo fra tre istituti; i quali due stabilimenti sono l'uno provveduto da picciole minervali degli alunni e da un supplemento di rendita presa sul bilancio dell'Orfanotrofio militare, e laltro da assegnamenti presi per intero su questo bilancio che non ha che fare per nulla con quello dello Stato; e la cui entrata si compone di vistose rendite di stabili, e di frutti di capitali e censi cospicui, e luscita comprende oltre a sopraddetti, molti altri pesi che non saprei tutti indicare, e che almeno in parte qui sono a carico dello Stato (V. decreti nap. del 22 maggio 1820, e 7 sett. 1821). 

Nel bilancio sardo comprendonsi altresì 179,191 lire pel miglioramento delle razze di cavalli, incombenza che in Napoli non ispetta al ministero della guerra. Queste due partite formano lire 644,861; e debbono essere sottratte dalla somma de 37,596,060 lire nel confronto di questa parte dei due bilanci. 

La spesa per la guerra e marina è dunque di lire 36,947,260 in Piemonte, e di lire 63,488,552 in Napoli, oltre de sussidii sopraddetti. 

La Sicilia nel 1847 contribuiva per la guerra 2 milioni e 457 mila ducati, cioè circa 11 milioni di lire. Poniamo che ora ne paghi 12; perciocché veggio aumentata la quota totale della contribuzione siciliana per le 21 specie di spese comuni. Il regno continentale spende dunque 51 milioni e mezzo per la guerra. e marina. Questa spesa anche in proporzione del numero degli abitanti, non è punto inferiore a quella degli Stati Sardi ch è minore di lire 37 milioni.

Or perché Napoli che confina col Papa, spende in eserciti più del Piemonte che confina Colla Francia e collAustria? «Dovè il nemico, e qual è la impresa nazionale che tante armi sono chiamate a compiere? 

Possa essere vicino il tempo in cui sorga in quella parte tanto importante d'Italia un governo, al quale sia dato il rispondere: «Uno è il nemico ed una limpresa dogni soldato italiano. sia nato a pie dellAlpi o a pie dellEtna, sul Garigliano o sul Po». Luomo che inaugurerà questo governo, qualunque sia il nome che porti, qualunque la sorte che incontri, sarà benedetto da contemporanei ed ammirato da posteri. 

CONCHIUSIONE

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Ciascuna delle note precedenti contiene critiche o confronti fatti sotto particolari vedute. Sarebbe quindi impossibile di riassumerle senza ripeterle per intero. 

Dalla loro lettura però scorgesi facilmente che i numeri presi così come sono registrati ne bilanci nulla provano per sè medesimi; e che fa duopo criticarli, chi vuole che valgano a cavarne ragionevoli conclusioni. 

Aggiungendo al bilancio napolitano, le entrate omesse e sottraendo dal napolitano e dal sardo quelle che, quantunque comprese in entrambi, non sono tributi; ho dimostrato che in quella parte dItalia continentale ogni abitante in ragione media paga 21 lira almeno, ed in questa, 26 e sei decimi al più. Le quali somme di danaro, tradotte in alimenti ed altre cose necessarie alla vita, sono forse di uguale e certo di assai meno disuguale valore che non appariscono: a prescindere anche dalle taglie arbitrarie, che gli ufficiali e gli agenti segreti della polizia possono per via di fatto imporre e riscuotere a lor talento nel primo de due Stati: nuova e trista maniera di tributi che il governo consente o tollera. 

E quanto al fine per cui le imposizioni sono pagate, cioè quello di averne in iscambio sicura tutela delle libertà, della persona e della roba; ciascuno intende in quali proporzioni sia raggiunto da contribuenti del regno di Napoli ed in quali da quelli degli Stati Sardi nellanno di grazia 1857. 

Del rimanente, il sistema delle imposte in Napoli è semplicissimo e fondato su tre principali massime:  conservare le imposte antiche, la cui ingiustizia si avverte meno o risale ad altri governi;  preferire quelle che sono pagate da chi meno se ne accorge, senza badare al loro peso effettivo, né alla loro riputazione;  infine lasciare immuni da imposizioni dirette quelle classi di cittadini che sono più querule e più intese. o che hanno il malvezzo di ragionare.

Per effetto dellapplicazione di queste norme avviene che la fondiaria sia quasi la sola imposta diretta nel regno, e renda il terzo di tutta lentrata dello Stato: e che i dazi di consumo della città di Napoli, le dogane, le privative del tabacco, sale, polveri, ecc., ed il lotto fruttino quasi per intero gli altri due terzi. Perciocché leggiera è limposta del registro e bollo, ed eccezionale quella ch'è indirettamente riscossa dalla Zecca. 

Il commercio e le professioni nulla pagano. Lieve compenso de sussidi che mancano al primo e della nessuna importanza politica della classe media ed intelligente.

Al contrario in Piemonte dal 1848 in poi i tributi dissimulati in prezzo delle cose sono andati scemando collabolizione dei diritti protettori, non che del dazio di dogana e di consumo su' cereali, e colla riduzione di molti altri diritti doganali; dei quali la maggior parte era peso gravissimo a contribuenti e dava poco frutto al tesoro. Ma si sono aggiunte nuove imposizioni dirette: le quali, sebbene importino assai meno del risparmio cagionato dalla sola abolizione del dazio dei cereali, pure sollevano molti clamori; si perché quellabolizione più che alla gente agiata giova al minuto popolo, che non sa stimarne il beneficio; si perché i tributi nuovi colpiscono quasi tutti la classe media, cui profittano più le libertà politiche, ma che ma meglio del popolo minuto far intendere i suoi lamenti; e si perché infine la novità delle imposte, che per se stessa è incomoda sino a che non sia divenuta abituale, si rende assai più grave quando trattasi dimposte dirette, che facilmente riescono alquanto sproporzionato alle entrate de singoli contribuenti nel venire ripartite, e la cui sproporzione è più spiccata e più apparente.

Aggiungi che in Piemonte si sperimentano ancora gli effetti di quelle distretto economiche e finanziarie che scrollano il credito e sconcertano la circolazione e la produzione della ricchezza; mentre Napoli nè immune per le speciali condizioni del luogo, le quali sono da un lato il poco incremento delle associazioni di commercio 0 dindustria, la scarsa parte che vi ha il credito, e quindi la poca o nessuna solidarietà della sorte industriale e commerciale del paese con quella del resto dEuropa, e dallaltro lato, la terra ubertosa che somministra ottime derrate e comparativamente meno care che altrove, gli alimenti a buon mercato o i bassi salari che ne dipendono, cause tutte di basso prezzo de prodotti, e perciò di alto valore della moneta. Queste condizioni hanno non solo renduta innocua la crisi, ma si profittevole; atteso al molto danaro che hanno attirato nel regno, al basso cambio che questaffluenza vi ha cagionato, ed agli effetti che ne sono derivati, per laumento dellesportazione e dellimportazione che ha ingrossato eccezionalmente lentrata delle dogane. 

Di quà le ammirazioni de retrivi pel sistema finanziario napolitano; e i lamenti loro e de più estremi loro avversari contro il piemontese. Lun governo esempio di risparmi e di buon mercato, perché fa pagare dimposte legali 21 lira: laltro di dissipazioni e di aggravi, perché ne dimanda 26.  Veramente se costoro sel godessero per qualche tempo quel buon mercato di governo, so di certo che non tornerebbero a farne esperimento una seconda volta.

Non voglio pertanto tacere che il bilancio sardo discusso ed approvato ultimamente pel 1858 supera di 5 milioni quello del 1857, sul quale ho fondato le mie comparazioni. Dunque potrebbe dirsi; ecco da un anno allaltro aggravato il popolo dunaltra lira dimposizione per capo. 

Singannerebbe chi ragionasse a tal modo: perciocché questo aumento nelle spese è formato principalmente dalle seguenti partite, cioè:  da circa 1,050,000 lire di aumento sulle vincite al lotto in proporzione della cresciuta entrata che se ne ritrae, e che forse sarà minore della preveduta, avendo già questanno il potere legislativo sancito che il governo riterrà il 10 per cento dalle somme guadagnate al giuoco;  da circa 1,000,000 di spese accresciuto sul servizio de tabacchi, il cui prezzo di vendita rimborsa il valor mercantile del tabacco manufatto, di cui fanno parte le spese di fabbricazione;  da quasi 1,000,000 di aumento nellamministrazione della giustizia occasionato in massima parte. dalle pensioni e sovvenzioni, le quali erano per lo innanzi imputate su que proventi de tribunali dello Stato, che presentemente sono incamerati:  da 1,200,000 lire di spese maggiori po telegrafi elettrici, che sono unimpresa come le strade ferrate,  e da simili altri minori capi di esito produttivo. Sicché per più di tre milioni e mezzo laumento delle spese è apparente.

Quanto allentrate poi è facile ad intendere che la maggior somma prevista in ragione del loro incremento in questi ultimi anni, concerne  le dogane, i tabacchi e i diritti dinsinuazione, che tanto più fruttano, quanto più si allarga il commercio e si accresce lagiatezza del paese;  non che il lotto, il cui prodotto è fin qui aumentato per le ragioni esposte a suo luogo,  la rendita delle strade ferrate e de telegrafi,  ed il provento de diritti incamerati delle segreterie dei tribunali. 

Ora unendo insieme laumento dentrata delle strade ferrate e de telegrafi elettrici, che non è aumento dimposta, de diritti incamerati che non sono imposte nuove, si ha la somma di circa 2,500,000 lire, alle quali aggiungendo la metà del 1,500,000 lire daumento sul monopolio del tabacco, per rappresentare il valore reale, della merce, e la metà del 1,700,000 dellincremento d'entrata sul lotto, corrispondente alle vincite, si ha il totale di più di lire 4,000,000 da sottrarre dallaccrescimento delle entrate; come somma che non costituisce un nuovo peso, o per meglio dire, un nuovo valore pagato da contribuenti per servigi governativi. Mentre da unaltra parte il canone gabellario è stato scemato di 319,000 lire dallarticolo 5 della legge sul bilancio. 

Oltrecché noto anche una volta che la ripartizione de tributi lho fatta sopra 5 milioni dabitanti in Piemonte, quandoché il censimento del 1848 diede la popolazione di 1|,916,081|, e per la sola terraferma un aumento di 2113 mila e più abitanti sul censimento del 1838. Supposto che in questi ultimi 10 anni non siavi stato altro incremento che quello di 300 mila individui in tutto lo Stato, già sarebbevi da sottrarre più di una lira per testa dalle 26 e sei decimi indicate come quota media di contribuzione 

Quanto ai debiti ho pur mostrato che siavi di vero ne lamenti al certo non del tutto mal fondati, che se ne fanno appresso di noi. Se ne togli le spese delle. due guerre, i nuovi ordini non avrebbero accresciuta la somma de debiti preesistenti in questi Stati, più di quanto li ha accresciuti in Napoli la restaurazione degli ordini assoluti. 

Oltreché se da 630 milioni di debiti. de quali una somma lieve, ma continua, si va ammortendo anno per anno, e dai 50 del prestito inglese che si estingue a rate annuali, togli i 200 milioni incirca per le strade ferrate e per altri valori che si posseggono, restano tra 1130 a 1180 milioni di debito effettivo... Il regno delle Sicilie ne ha 520 milioni; quasi tutti residuo del 600 milioni, che importarono allo Stato la restaurazione dinastica del 1815, e quelle della monarchia assoluta del 1821 e dei 1849.

Infine quali saranno le spese e quale il disavanzo del bilancio napolitano pel 1857 e 1858? Non vi saranno forse nuovi aumenti di esiti nel ramo d'amministrazione, il quale per effetto della pace e della sicurezza che regnano in quella parte d'Italia, è il solo che dal 1848 in poi progredisce senza posa,  la guerra?  Non mi è dato di rispondere. 

Limmensa fiducia che i governati hanno nei governanti in quella parte d'Italia, dispensa questi ultimi dal render conto  a chicchessia dellentrata e delluscita:........................e noi 

Chiniam la testa.................................... 

Rammento solo che abbiamo sopra veduto come laumento di spese per la guerra fosse in Napoli otto volte maggiore che non sia stato in Piemonte, e riguardasse non solo lesercito nazionale, ma si la forza mercenaria straniera. Il che da una parte prova come ogni di più si accresca quella fiducia a cui ho testé accennato; e dallaltra deve edificare coloro che censurano il governo sardo per avere adottata una politica che lobbliga a stare in armi e spendere in eserciti. 

Molti altri confronti sono andato facendo; da parecchi dei quali ho tratto ammaestramenti e critiche peculiari. Dalla loro somma però si raccoglie, che in fin de conti il governo costituzionale del Piemonte, sebbene spende. più del governo assoluto precedente, e più ancora spendano le amministrazioni locali per reazione al passato che Iu o troppo misero o troppo negligente nel provvedere a certe spese,. pure il governo più assoluto che siavi oggi in Europa, quello di Napoli, non ispenda meno per conto dello Stato e non faccia spender meno ai Comuni, se non in quelle cose che tornano profittevoli allavanzamento della civiltà.

In Napoli restauravasi lassolutismo col favore dei tempi che sono corsi dopo il 1848, con quello più speciale della Corte di Roma e dirò pure del Caso, il quale volgeva in prò di quella restaurazione persino ad una duplice sciagura europea la guerra e la carestia.

Il Piemonte faceva prova de nuovi ordinamenti tra le maggiori contrarietà: dopo una sconfitta ed a dispetto del vincitore, sotto le maledizioni di Roma, circondato da sospetti e da gelosie in Italia, tentato dal mal esempio di tutta Europa, al quale resistette la fede intemerata dun Principe che abborre dallo spergiuro e fa dellonore nazionale una seconda religione: e di giunta affitto da carestie ed altre distretto economiche di cui gli effetti riuscirono gravissimi per la novità di riforme di fresco compiute, e per leccitamento commerciale che ne era seguito. 

Ciò non ostante il Piemonte guerreggia, sede in congressi; e governanti e governati vi tengono levata la fronte: mentre in Napoli gli oppressi gemono, gli oppressori temono; e sono dalle irreparabili conseguenze del mal governo ridotti gli uni alla impotenza di correggerlo, e gli altri allimpossibilità di abbandonare il presente sistema di arbitrio e di corruzione. 

Nulla prova meglio quanto valga la. libertà. 

Non voglio già dire che nel Piemonte si viva come nellEden. Lascio agli stolti simili esagerazioni di lodi, ed a nemici degli ordini liberi lo immaginare che altri le faccia, per contrapporvi la descrizione deglinconvenienti inseparabili dellumana libertà, e dare maggior risalto al contrasto. Io dico solamente che quel tanto di buono che si è conseguito finora per effetto de nuovi ordinamenti, è bastato a sollevare lo Stato in riputazione, in forza ed in ricchezza. E se altri invece si restringe a criticare il fatto, e va notando quel che resta a fare; questo medesimo è prova e virtù della libertà, che se ne giova per far meglio e più nellavvenire.  

Ma i governi assoluti, sieno pure della tempra di quello di Napoli, fanno spendere qualche lira di meno a contribuenti che se li godono.  

Oh la gran ventura! E non vedete voi quale profusione vi si fa di lagrime e di sangue? e contate per nulla la libertà violata, e quel che più vale, la dignità sciupata e lonore perduto? perciocché i governi arbitrari e corruttori avvolgono nel dispregio, in cui sono tenuti dalle nazioni civili, anche i popoli che troppo lungamente li tollerano.

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CORREZIONI ED AGGIUNTE

. CORREZIONI
Alla fac 3.verso 3. tesso correggi testo
12. dopo il verso 14 manca r intestazione di
SPESE DI TERZA CLASSE.
28. verso 24. scambio correggi cambio
30. 11 .la seguente il seguente
34. 16. di questi di questo
37. 22. secondano seconda
43. 20. non che i diritti i diritti
71. 3. 118,424,000 di debito 118,424,000 lire
72. 3. 135 spesi 155 spesi
03. quartultimo, alla Casa medesima ad essa Real Casa
108. 13. quattrino vi riusci alcuni vi riuscirono
110. 21. le provinde nelle Provincie
140. 14. dell' dall'

AGGIUNTE

Alla fac. 33. al verso 20. aggiungi la nota seguente: (1) Lo stato discusso speciale della Sicilia è con decreto del 25 febbraio 1850, pubblicato nella collezione ufficiale alla facciata 95, fissato a ducati 0,869,380 e grana 33 d'entrata presunta, e ducati 0,996,386 e grana 72 d'uscila; d'onde un disavanzo di ducati 127,006 e grana 30. Alla fac. 54. verso 28. aggiungi questa nota: (1) Sin dal 1825 esiste in Napoli una modesta Società di Assicurazioni diverte che fa anche assicurazioni sulla vita. In ciò quella parte d'Italia ha proceduto come per le Strade ferrate: è stata tra le prime ad averne, e poi? Nessun avanzamento in tanti anni. Questa Società nel 1856 ha pure istituita una Cassa di risparmio. Dicono che abbia avuto magri risultamenti: ma è già qualche cosa. Noto intanto che neppur in Piemonte esistevano Società di Assicurazioni sulla vita prima del 1848, se si eccettui l'Austro-Italica che fu autorizzata nel 1840 ad avere agenti negli Stati, ed il Municipio di Torino che faceva Assicurazioni di tal natura. Ora ve ne ha parecchie, si nazionali che estere stabilite negli Stati: e alle Casse di risparmio aumentano i depositi. Dunque la libertà è anche madre di previdenza, la quale dal canto suo origina molte virtù domestiche e pubbliche.











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