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La Cittadella Industriale di San Leucio di Mino Errico (4 Agosto 2014)

ORIGINE DELLA POPOLAZIONE DI S. LEUCIO

e suoi progressi fino al giorno d’oggi

COLLE LEGGI

Corrispondenti al buon Governo di Essa

D I FERDINANDO IV. RE DELLE SICILIE.

NAPOLI MDCCLXXXIX

NELLA STAMPERIA REALE

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ORIGINE E PROGRESSI DELLA POPOLAZIONE DI S. LEUCIO.

Non essendo certamente l'ultimo de miei desideri quello di ritrovare un luogo ameno e separato dal rumore della, in cui avessi potuto impiegare con profitto quelle poche are di ozio, che mi concedono da volta in volta le cure più serie del mio Stato le delizie di Caserta, e la magnifica abitazione incominciata dal mio augusto Padre, e proseguita da Me, non traevano seco coll'allontanamento dalla Città aneli il silenzio, atta alla meditazione ed al riposo dello spirito ma formavano un altra Città in mezzo alla Campagna, colle istesse idee del lusso, e della magnificenza della Capitale. Pensai dunque nella Villa medesima di scegliere un luogo più separato, che fosse quasi un romitorio e trovai il più opportuno essere il sito di San Leucio.

Avendo pertanto nell'anno 1773 fatto murare il Bosco, nel recinto del quale eravi la vigna, e l'antico Casino de'  Principi di Caserta, chiamato di Belvedere in un eminenza feci fabbricare un Casino per mio comodo nell'andarvi a caccia. Feci anche accomodare un'antica, e mezzo diruta Casetta ed altra nuova costruire, Vi posi o sei Individui per la custodia del Bosco, e per aver cura del sopradetto, delle vigne, piantazioni, e territorj in esso recinto incorporati. Tutti questi tali colle loro famiglie furon da Me situati nelle sopradette due Casette, e nell'antico Casino di Belvedere, che fec'indi riattare. Nell'anno 1776 il Salone di detto antico Casino fu ridotto, a Chiesa eretta in Parocchia per quegli Abitanti accresciuti al numero di altre famiglie dieciassette, per cui mi convenne ampliare le abitazioni, come feci anche della mia.

Ampliato che fu il Casino, incominciai ad. andarci ad abitare, e passarci l'Inverno: ma avendo avuto la disgrazia di perdere il mio Primogenito, e per questa cagione più non andandoci ad abitare stimai di quell'abitazione fame altro più utile uso. Gli Abitanti sopracitati con altre quattordici famiglie aggregateci, giunti essendo al numero di 134 attesa la favorevole prolificazione prodotta dalla bontà dell'aria, e dalla tranquillità e pace domestica, in cui viveano pe temendo, che tanti fanciulli e, che aumentavansi alla giornata per mancanza di educazione non divenissero un giorno } e formassero una pericolosa società di scostumati è malviventi pensai di stabilire una Casa di educazione pe' figliuoli, e dell’altro sesso, servendomi per collocameli del mio Casino, ed incominciai a formarne le ed a ricercar de’ soggetti abili ed idonei tutti gl’impieghi a tal’uopo necessari.

Dopo di aver messo quasi tutto all’ordine, riflettei, che tutte le pene, che mi sarei dato e tutte le spese, che vi avrei erogato sarebbero state mutili poiché tutta questa gioventù benché ben educata, giunt'ad un'età tale d'aver terminati tutti quagli studj alla di lor condizione adattati, sarebbe rimasta senza far nulla jo almeno applicar volendosi a qualche mestiere, avrebbe tarsi, per ricercare il sostentamento, non essendomi possibile di situarne, che pochi al mio servizio nel luogo. Ed in quel, come sommamente sensibile sarebbe stato alle rispettive famiglie il separarsene, così anch'Io provato avrei una gran pena di vedermi privato di tanta bella gioventù, che come miei proprj figli avea riguardato sempre, ed aveva con tanta pena cresciuti. Rivolsi dunque altrove le mie mire, e pensai di ridurre quella Popolazione, che sempre più aumenta, utile allo Stato, utile alle famiglie, ed utile finalmente ad ogn individuo di esse in particolare, e rendendo in tal maniera felici e contenti tanti poveretti, che per altro fin al giorno di oggi essendo vivuti nel santo timore di Rio, ed in ottima armonia e quiete fra di essi, non mi hanno dato menomo motivo di lagnarmene, godere Io di questa soddisfazione in mezzo di essi, e delle loro benedizioni, in que momenti, che le altre mie cure più interessanti mi permettono prendere qualche sollievo.

Utile allo Stato introducendo una fatturia di sete grezze, e lavorate diverse specie fin ora qui poco, o malamente conosciute procurando di miglior perfezione possibile, e tale da poter col tempo servir di modello ad altre più grandi.

Utile alle famiglie, alleviandole da pesi che ora soffrono, e portandole ad uno stato da potersi mantener con agio, e senza pianger miserie, come fin ora è accaduto in molte delle più numerose ed oziose, togliendosi loro ogni motivo di lusso colf uguaglianza) e semplicità. di vestire e dandosi a loro figli fin. dalla fanciullezza mezzo da lucrar col travaglio per essi, e per tutta la famiglia, del pane da potersi mantenere con comodo e polizia.

Utile finalmente ad ogni individuo in particolare ) perché dalla nascita ben educati i loro Genitori istruiti in appresso nelle Scuole, normali, già da qualche tempo con profitto introdotte ed in ultimo animati al travaglio dall'esempio de'  loro compagni e fratelli, e dal lecco del lucro, che quelli ne percepiscono, si ci avvezzeranno, e talmente si ci affezioneranno che fuggiranno l'ozio padre di tutti i vizj, da'  quali infallibilmente ne sarebbero nati mille sconcerti f lasciando inoperosa tanta gioventù, che ora siam sicuri di evitare, perché giunti di mano in mano questi bravi, e belli giovin, e fanciulle all'età adulta e propria, venendosi ad accoppiare, aumenterà sempre più questa sana, e robusta Popolazione, composta al giorno di oggi di 214 individui

Oltre i Padri, e le Madri di famiglia s che travagliano, sono già impiegati nelle manifatture molti figliuoli, e dell'altro sesso, ed in una famiglia, che ne ha alcuni grandi, bastantemente buoni, il loro lucro giornale va da 10 a 12 carlini.

Ora si è ingrandita la Casa di Belvedere per riunirvi tutto il lavorio, e le manifatture ch'erano disperse nelle diverse abitazioni e per fare che tutta quella Gioventù sia riunita sotto gli occhi di quel degnissimo Parroco, e degli altri non men degni Sacerdoti che c'invigilano. Si stanno anche edificando delle nuove Case per comodo che vadano giugnendo all'età di potersi unire in matrimonio, e per quegli Artefici forestieri che si fissino nel luogo di questi ve ne sono alcuni fissati, ed, che fanno il noviziato, non essendo che poco che son venuti.

Lo stato presente delle cose giunto essendo ad un tal termine, ed avendosi riguardo all'avvenire sembrami, che questa nascente Popolazione, che in pochi anni può divenir ben numerosa riceva una norma, per sapere i retti sentieri, su de'  quali possa dirigger e i suoi passi con e nel tempo stesso sia in istato di conoscere la sua felice situazione, e questa da qual fonte derivi.

Questa norma, e queste leggi da osservarsi dagli Abitanti di S. Leucio, che da ora innanzi considerar si debbono come una medesima famiglia, son quelle, che Io qui ponga e distendo, più in forma di istruzione di un Padre co' suoi Figli, che come comandi di un Legislatore a suoi Sudditi. curerò che siano ristrette, ed adattate, per quanto più si può allo stato presente, ed alle attuali circostanze di questa piccola nascente Popolazione per cui son fatte Se questa, crescendo, avrà bisogno di nuovi regolamenti o se l'esperienza ne indicherà degli altri non preveduti, e necessari, mi riserbo di darli; cercando per altro di non allontanarmi da principi fondamentali della presente istruzione.

LEGGI Pel buon governo della Popolazione di S. LEUCIO

NISSUN uomo, nessuna famiglia nessuna Città, nessun Regno può sussistere, e prosperare senza il timor santo di Dio. Dunque la principal cosa, ch’io impongo a Voi, è l’esatta osservanza della sua santissima Legge.

Due sono i principali precetti della medesima, I. Amar Dio sopra ogni cosa. II. Amar il Prossimo suo, come se medesimo.

Amar Dio sopra ogni cosa è amarlo con tutt’il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima, con tutte le forze: è anteporlo a tutte le creature; ed amarlo più di tutte le cose a noi più care.

Nasce in Noi quest’obbligo dal gran bene, che ci ha fatto, e che ci fa in ogni istante. Egli ci ha creati dal nulla. Egli ci ha redenti col suo preziosissimo Sangue. Egli ci mantiene. Egli ci dà quanto ci occorre. L aria, il cibo, la luce, la salute, i figli? tutto ci vien da Lui. Obbligo dunque di tutti è adorarlo, e venerarlo, com’Ente supremo, cd autor di tutte le cose: di ubbidirlo, come Sovrano Signore, e Padrone: di temerlo, come Giudice giusto, a cui nulla è nascosto: di ricorrere a lui ne’ bisogni, e di esercitar verso di Lui gli atti di vero culto, e vera devozione. Tutte le mattine perciò al far del giorno corra ciascuno al Tempio ad adorarlo: Reciti in Coro la preghiera (*) ed ogn’uno in particolare gli offra in olocausto nel santo Sacrifizio della Messa, che ivi si celebrerà, tutti gli atti del suo cuore, e della sua mente. Pass’indi alla fabbrica od in casa ed attenda nel suo santo nome al proprio dovere.

(*) La Preghiera da recitarsi è la seguente

PER LA MATTINA.

Dio, che fosti Innanzi ai secoli,

di' ai creato, e che conservi

Quanto a noi vediamo intorno,

Benedici noi tuoi servi?

Benedici questo giorno.

Vero Sol, che tutto illumini

Col divino tuo splendore

Tu la mente nostra reggi.

Tu mantieni il nostro core

Nel confin delle tue Leggi

li tuo sguardo almo e benefico

A noi volgi, e al lavor nostro:

Fa, che industre sia Limano:

Fa, che l'ozio iniquo mostro

Da noi sempre stia lontano.

Tu conforta il nostro spirito,

Tu ne salva da perigli

A cui l'uom soggetto sta.

Per Te regni in noi tuoi figli

L'innocenza, e l'amistà.

Porger voti, e grazie renderti

Umilmente ci conviene,

Che a noi desti, o Sommo Dio,

Per colmarci d'ogni bene,

Un Padre n sì retto e pio.

Amoroso Ei sempre e vigile

Padre insem, e buon Pastore,

Sotto i suoi Reali auspicj

Studia i mezzi a tutte Pere

Di noi rendere felici.

Questa tua fedele Immagine

Dunque, 0 Dio pien di bontade,

Questo tuo Celeste dono

Per felice e lunga etade

A noi serba, e serba al Trono:

Spargi ancor della propizia

Luce tua chiara e divina,

Ch'ogni gaudio apportar suole

La pietosa Carolina 3

E la Regia amabil Prole.

Ti preghiam poi di proteggere

Oggi e sempre i nostri cari

Amorosi Genitori,

I Parenti, i patrj Lari

I Maestri, i Direttori.

L'alta tua Misericordia

Porga infin soccorso e aita

A chi sino all'ore estreme

Nel cammin di questa vita

In Te pone ogni sua speme.

Alla Santa Augusta TRIADE,

A Gesù' per noi clemente

Alla Vergine Maria

Senza possa eternamente

Lode, onore, e gloria sia,

Amen.


Le sere, al tramontar del Sole, quando tutti saran sciolti dal lavoro, si torni nuovamente in Chiesa alla visita del SS. Sacramento, ed a Lui si rendan tributi di onore, e di gloria pe’ benefizj ricevuti, recitandosi anche in coro l’altra preghiera. Osservi ciascuno i precetti della Chiesa: e frequenti i Santissimi Sacramenti; ed a quest’effetto il Parroco, e gli altri Sacerdoti assistano con assiduità in Chiesa per comodo di tut» ti, particolarmente ne’ dì festivi.

PER LA SERA.

Sul nascer dell’Aurora

Porgemmo a Te preghiera,

O Eterno Creatore:

Ora che vien a sera

Dobbiam lo stesso far,

E in tutte l'ore.

Tu ci ascoltasti allora,

Tu ci esaudisci adesso,

Nostro Conservatore:

Tu sempre sei lo stesso,

Dobbiam Te sempre amar.,

Padre e Signore.

Mamcano al giorno i rai,

S_asconde il Sol nel mare,

E col suo denso velo

La notte intanto appare

Di tenebre, e d_orror

Coprendo il Cielo.

Ma non tramonta mai,

O Sol Divino e Vero,

La tua celeste luce,

Che per lo buon sentiero

Li nostri passi ognor

Salvi conduce

Di questa luce il raggio

Fu sempre scorta e guida

A chi gli affetti suol

Tutti a Te volge e affida

Questa per tua bontà

Concedi a noi.

Forza, virtù, coraggio

Da questa noi trarremo;

E al tuo Divin cospetto

Ritorno ognor faremo

Più infiammati nel cor

Di puro affetto

Nel giorno già trascorso

Noi miseri mortali

Illesi hai Tu serbati:

E fra perigli e mali,

Di tua protezion

Ci hai Tu colmati

Mercè del tuo soccorso

Ogni lavor compito,

Or al riposo andiamo;

Ma pria con cor contrito

Di questo Altare al pie

Grazie rendiamo.


Amar il Prossimo suo, come se medesimo, è non fare agli altri quello, che non vorremmo, che fosse a Noi fatto: ed è fare agli altri, quello che vorremmo, che a Noi si facesse.

Da questo dettato della Divina Sapienza nascon varj doveri, de_ quali alcuni diconsi negativi, altri positivi.

Signor, che tutto puoi

Al nostro ben mirando,

Fa che sia lungo il regno

Dell'immortal Fernando

Nostro Benefattor

Vita, e Sostegno,

Colla sua Prole poi

Fa che ognor sia felice

La generosa Augusta

Diletta Genitrice,

Ch'e nostra Madre ancor

Clemente e Giusta.

Vergine a Te Concetta

Senz'ombra di peccato,

Il nostro core offriamo

Popol devoto e grato

E nella tua pietà

Fiducia abbiamo.

E tu, che a questa Vetta

Dai nome, o Leuci Santo

Che Tutelar ne sei,

Deh ascolta i voti, e 'l canto:

Proteggi i buoni ognor,

Ne scaccia i rei.

Angeli Voi, che siete

De' Popoli fedeli

Alla custodia addetti

Scendete Voi da'  Cieli

Li nostri a visitar

Poveri tetti.

Con Voi tranquille e quiete

Noi del riposo l'ore

Angeli, passererno:

E lieti al nuovo albore

All'usato lavor

Ritorneremo.

Tutto il Coro.

Lode per tutti i secoli

A Te Dio Uno e Trino,

E lode eternamente

Al Redentor Divino

Al nostro buon Gesù

Qui a noi presente.

Sia lode, onore, e gloria

Per sempre a Te si dia,

Or tu ci benedici,

O Figlio di Maria;

E da qui partirem

Lieti e felici


CAP. I - I DOVERI NEGATIVI

I doveri negativi son quelli, che impongono l'obbligo di astenersi 
dall’offender alcuno in qualunque maniera.

Or in tre maniere si può offendere alcuno. Si può offendere nella persona, nella roba, e nell’onore.

§ I.

Non si può offendere alcuno nella Persona.

Si offende alcuno nella Persona o coll’ammazzarlo, o col ferirlo, o col batterlo, o col fargli scherni, dispetti, insolenze, ovvero col molestarlo, ed inquietarlo in qualunque modo. Nessuno di questi atti ardirà mai alcun di voi di commettere contra il suo simile; siccome non ardirà mai neppur l’offeso di prender da se la privata vendetta: ma ricorrerà a’ suoi Superiori per la dovuta giustizia; e credendo non averla da quelli ottenuta, potrà anche di poi venire da Me. Vegliano contra tutti questi delitti attentamente le Leggi: Ma tanto più veglieranno esse contra quelli, che mai si commettessero in questa Società, che ha per suo principal fine l'amore, e la carità, e’ che l'esempio dev’essere della pubblica educazione.

§ II.

Non si può offendere alcuno nella roba.

Si offende alcuno nella roba, ogni qual volta o con violenze, o con inganno si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, ché d’altrui. Il titol di ladro è il titol più infame e vergognoso, che poss’aver l’uomo. Ciascuno dunque si guardi bene di meritarlo per alcun modo, In ogni Società i ladri son condannati ad atrocissime pene. In questa, dove Tonare, e la virtù sono i principali cardini della medesima, se mai ve ne fossero (che non è neppur da dubitarsi) saranno più rigorosamente puniti. Nelle compre perciò, nelle vendite, nelle permutazioni, ed in ogni altra specie di contratti ognuno si guardi di usar soperchjeria, ed inganno» Nessun venditore abusi dell'imperizia del compratore col chiedere un prezzo maggiore del dove, re: e nessun compratore $i valga mai dell'ignoranza, o della necessità, in cui è tal volta il venditore, per levargli quel giusto prezzo, che gli spetta. Vadan bandite mensogna, le frodi, e le fallacie nelle misure, ne’ pesi, nella qualità delle robe, che si venderanno, 'o compreranno, nella qualità del danaro, ed in tutt altro, in cui la versuzia, e l'inganno possa usarsi e si proceda in tutto con candore? onestà, e buona fede. Sia la parola il vincolo più sacro della Società, e tutti sian fedelissimi, e sinceri ne’ detti, e ne’ fatti. Chi ha fedelmente servito., sia prontamente pagato; né alcuno gli nieghi, o ritardi la mercede dovuta, acciò non sia causa della sua ruina, In somma erigga ogn’uno nel suo cuore l'altare della giustizia e tratti col suo simile, come vorrebbe, che questi trattasse con se.

§. III.

Non si può offendere alcuno

nella riputazione

La riputazione è la posa più importante, e più preziosa, che possa aver l'uomo d onore; e talvolta togliere altrui la riputazione è peggior delitto, che offenderlo nella roba, e nella persona. Nessun quindi dirà mai pose false contra di alcuno; e chi pagherà in questo delitto, vada immediatamente bandito da questa Società. Nessuno dirà ingiurie, e villanie ad altri. Nessuno metterà in ridicolo, ed in beffa il suo fratello: essendo tutte queste cose contrarie a quello spirito dì carità, e di amore, che Dio comanda, e che Io voglio, per ben della pace, del buon ordine, e della tranquillità delle vostre famiglie, da voi esattamente praticato.

CAP. II -DOVERI POSITIVI.

I doveri positivi impongono di fare a tutt’il maggior bene che si possa. Questi sono o generali, o particolari. I generali riflettono sopra tutt’i nostri simili. I particolari riguardano un Ceto particolare di paesone, come sarebbe il Sovrano, i suoi Ministri, i Superiori, gli Ecclesiastici, gli Sposi, i Genitori, i Figli, i Fratelli, i Benefattori, i Maggiori di età, i Giovini, e la Patria.

DOVERI GENERALI

§. I.

Ognu'uno deve far bene al suo, ancor che sia suo nemico

A ciascuno de’ nostri simili Noi dobbian far sempre il maggior bene, che si possa Dio comanda, che si faccia per amor suo finanche a’ nimici. La più' bella vendetta è quella di far bene a colui, che ci offese; ed il più bel piacere è quello d’imperare per mezzo delle beneficenze sopra colui, che ci disprezzo. Soccorrerlo nelle avversità, ed ajutarlo ne' bisógni è mostrare a tutti gli uomini la più sublime grandezza di cuore e di generosità. Ogni uomo in tutti gli stati può far del bene al suo simile. Il Savio, il Ricco, l’Agricoltore, l’Artista, quando impiegano i loro talenti, le loro ricchezze, le loro fatiche a pro de’ Cittadini, posson ben vantarsi di essere i Benefattori dell’Umanità. Ogni volta dunque, che si presenti a voi l'occasion di giovare ad altri, ciascuno l'abbracci né mai si spaventi di qualche incomodo che seco porti questa generosa azione, poiché sarà sempre ben compensato da quel dolce e puro piacere che l'accompagna

Questo sovrano precetto di Dio è fondato sopra quella perfetta uguaglianza, che gli piacque stabilire tra gli uomini. Egli li costituì in natura tutti fratelli e dispose, che nessuno imperasse sopra dì loro fuor di Lui, o di Coloro, a’ quali egli affidasse il governo de’ Popoli Per stia mercé Egli ha dato a Me il grave peso di governare questi Regni: ed Io nel dar a voi questa legge non intendo far altro ché seguire i suoi eterni consigli.

Sin da prima, che Io concepii il bel disegno di unirvi in società in questo luogo, pensai ancora, di crearvi tutti Artieri e darvi la maniera di divenirne famosi. La felicità di questi Reami mi fece concepir quest’idea. Vedendo, che i tre Regni della Natura cioè il vegetabile, l'animale, ed il minerale qui per singolar dono della Provvidenza tengono la propria lor sede e che solo manca in essi, chi a’ naturali prodotti de’ luoghi dia le nuove forme, mi risolsi nell’animo di porne ad effetto l’intrapresa. Già son pronte in buona parte le macchine, e gli ordigni corrispondenti al disegno. Solo resta, che per voi ci sia una fissa legislazione, che suggerisca la norma della condotta della vita, e che prescriva gli stabilimenti necessari all’arti introdotte e da introdursi.

§. II.

Il solo merito forma forma distinzione tra

individui di S. Leucio. Perfett'uguaglianza nel vestire. Assoluto divieto cantra del lusso.

Essendo voi dunque tutti Artisti, la legge che Io v’impongo, è quella di una perfetta uguaglianza. So, che ogni uomo è portato a distinguersi dagli altri; e che questa uguaglianza sembra non potersi spetare in tempi così còntrarj alla semplicità Cd alla natura. Ma so pure che vana e dannevol’è quella distinzione, che procede dal lusso, è dal fasto; e che la vera distinzione sia quella, che deriva dal merito. La virtù, e l'eccellenza nell’arte, che si esercita, debbono essere la caratteristica dell’onore, e della singolarità; e questa, qual debba esser tra voi, sarà qui sotto prescritta.

Nessun di voi pertanto, sia uomo sia donna, presuma mai pretendere a contrasegni di distinzione, se non ha esemplarità di costume, ed eccellenza di mestiere. A quest’oggetto per evitar la gara nel lusso, è ’l dispendio in questo ramo quanto inutile, altrettanto dannoso, comando, che ’l vestire sia eguale in tutti: che estrema sia la nettezza, e la polizia sopra le Vostre persone, acciò possa aversi quella decenza, che si richiede per rispetto, e venerazione dovuta a Chi si degna portarsi a vedere i vostri lavori: che questa polizia sia anche esattamente osservata nelle vostre case, acciò possi godersi di quella perfetta sanità, eh’ è tanto necessaria nelle persone, che vivono coll’industria delle braccia. Di voi nessuno ancora ardirà mai chiamarsi coi Don, essendo questo uri distintivo dovuto soltanto a’ Ministri del Santuario in segno di rispetto ie di venerazione.

DOVERI PARTICOLARI

§. I.

Doveri verso il Sovrano.

Dopò Dio devesi a Sovrani, come dati agli uomini da Dio, là riverenza la fedeltà, l'ossequiò. Le funzioni sublimi, eh essi esercitano, gli fan dividere colla Divinità questa venerazione. La loro persona dee rispettarsi, come sacra e tutti gli ordini, che vengon da loro, debbon ciecamente eseguirsi, e prontamente osservarsi.

§. II.

Doveri verso l'Ministri.

Sono i Ministri tutt’imagini de’ Sovrani. Ogni posto, che da essi si occupa, si occupa per Loro. Per Loro essi comandano; per Loro vegliano alla custodia, ed all'Osservanza delle leggi. Per amor di Loro voi dunque dovete ad essi tutti quegli atti di rispetto e di ubbidienza, che l’autorità pubblica esige.

§. II.

De' Matrimonj.

La donna fu concessa da Dio all'uomo per sua ragionevol compagna. Dall’unione di entrambi nacque là propagazione, e conservazione dell’uman genere; e dalla moltiplicazione de’ matrimonj ebbero origine, è tuttavia fioriscono le Società, e gl’Imperj. Perché dunque anche questa Popolazione prosperi, ed aumenti sotto la benedizione dell’Altissimo, vi voglion de’ matrimonj, la celebrazione de’ quali per voi lo sottopongo alle seguenti leggi.

I. L’età del giovine non dovrà esser meno di 20 anni; e quella delta fanciulla di 16. Ed in queste circostanze né anche sia loro permesso di contrarre gli sponsali, fino che dal Direttore de’ Mestieri per lo giovane e dalla Direttrice per la fanciulla non vengano con attestato dichiarati provetti nell’arte, a segno di potersi lucrar con sicurezza il mantenimento; ed allora in premio della lor buona riuscita si concederà da Me ad esse una delle nuove case, che ho espressamente fatto costruire con tutto ciò che è necessario pe’ comodi della vita, e i due mestieri, co’ quali lucrar si possano il cotidiano mantenimento:

II. Quando un giovine giunto all'età stabilita, avrà inclinazione per una giovane, che sia anche dell'età prescritta, ed abbiano ambedue appreso le rispettive arti, dovrà subito darne parte a’ suoi genitori, i quali n’avvertiranno quelli dell'altra parte per loro intelligenza, e per ché di comun consenso badino sulla con dotta de’ figliuoli, acciò tutto, vada con decenza, ed acciocché non accada inconveniente alcuno; potendo ben darsi il caso, che su di una medesima persona più di uno pretenda,

III. Nella scelta non si mischino punto i Genitori, ma sia libera degiovini, da confermarsi nella seguente maniera. Nel giorno di Pentecoste nella Messa solenne in cui interverranno tutti gli abitanti del Luogo, e le fanciulle, ed i giovini esteri, che travagliano nelle manifatture, da due fanciullini dell’uno, e dell’altro sesso si porteranno all’Altare per benedirsi da chi celebra, due canestri pieni di mazzetti di rose, bianche, per gli uomini, e di color naturale per le donne; e nel terminar questa funzione da ciascun individuo se ne prenderà uno, come le palme. Nell’uscir poi dalla Chiesa, i Pretendenti nell'atrio di essa, dov’è il Battisterio, presenteranno il lor mazzetto alla ragazza pretesa: e questa accettandolo, lo contraccambierà col suo; ma escludendolo, con polizia, e buona maniera glielo Restituirà: e né all'uno, né all’altra sarà permesso contestazione alcuna; e perciò primi ad uscir di Chiesa, e situarsi nel sopradetto atrio saranno i Seniori del Popolo per imporre loro la dovuta soggezione. Coloro, che contracambiato si saranno il mazzetto, lo porteranno in petto sino alla sera: quando. dopo della santa Benedizione accompagnati da’ respettivi Genitori si porteranno dal Parroco, che registrerà i nomi, e la parola. Dopo questa funzione sarà permesso farsi quant'altro incumbe a norma del Concilio di Trento, e di ogni altro requisito della legge, in Chiesa, in cui interverranno i Seniori del Popolo, e i Direttori, e le Direttrici dell’arti, non solo per sollennizzare con quella pompa, che si richiede, questo gran Sacramento, ma per contestare agli Abitanti, che gli Sposi meritano la stima di tutti per la bontà del lor costume, e per essersi resi coll’arte, che già hann’appresa, utili a loro, alle famiglie, allo Stato, e che per tutt’il tempo della lor vita non vivranno mai a peso di alcuno.

IV. Essendo lo scopo di questa Società che tutti rimangano nel luogo, quindi per impegnarli a restare, alle figliuole, ch’abbian imparata l’arte, e vogliono maritarsi fuori, non sarà glato altro, che soli docati 50 per una volta tantum, e dal momento saran considerate com’estere, senza speranza di mai più potervi tornare.

V. Quando un giovine abitante, o artefice voglia prender in moglie una estera, non potrà farlo, se prima quella tal giovane, ch’egli vuol sposare, non abbia appreso il mestiere in questa, o in altra manifattoria.

VI. E se assolutamente voglia prender in moglie una estera, che non abbia arte in mano, dal momento uscir debba dal luogo, di dove non sarà più considerato come Individuo, e senza speranza di potervi mai più ritornare,

VII. Que tali giovini dell'uno, e dell'altro sesso, che giunti sieno all’età di 16 anni senza essers’ìmpiegati nelle manifatture per mancanza di volontà, saranno mandati in Casa di correzione, col divieto di non poter mai più tornare nel luogo. E coloro, che impiegaticisi non abbian nulla appreso per mancanza di applicazione, saran mandati in Casa di educazione, col divieto di non poter tornare nelle di lor case, se non istrutti.

VIII. Essendo lo spirito, e l’anima di questa Società l’eguaglianza tra gl’individui, che la compongono, abolisco tra’ medesimi le Dori, e dichiaro, che ciocché da Me sarà per beneficenza somministrato, come di sopra si è detto, in occasione di matrimonj, sarà solo per premio della buona riuscita, che gli sposi avraq fatta nell’arte, e nel buon costume: beneficenza, che a loro accorderò col divino ajuta sino alla quarta generazione, dopo, di che la donna porterà il solo necessario corredo dovendo aver dopo la morte de’ Genitori, la parte eguale co’ maschi, com’in appresso sarà prescritto.

§. IV.

Degli Sposi.

Capo di questa Società conjugale è l’uomo. Natura gli deferì questo dritto: ma gli proibì nel tempo stesso di opprimere, e di maltrattare la sua moglie. Con tuono di maestà in ogni occasione gl’intima l'obbligo di amarla, di difenderla, e di garantirla da’ pericoli, a’ quali la sua debolezza la porterebbe. Il marito deve alla moglie la protezione, la vigilanza, la prevedenza, gli alimenti, e le fatiche più penose della vita. La moglie deve al marito la giusta deferenza, la tenera amicizia, e la cura sollecita per cimentare da più in più la cara unione. Impone ad essi natura questi sacri precetti non solo per ispirare sul di loro esempio ad ogni altro Individuo i sentimenti della Società, ma perché divenendo Genitori, non sien i figli infelici, e negletti tra le dissenzioni, e le discordie domestiche; ed in luogo di presentar Cittadini buoni, ed utili alla Patria, gli dian discoli, e perversi. Or per seguire questo gran disegno della natura, sempre savia nelle sue operazioni, Io prescrivo, e comando ad ogni marito di questa Società di non tiranneggiar mai la sua moglie, né di esserle ingiusto, togliendole quella ricompensa, che sia dovuta alla di lei virtù: ad ogni moglie, che rendasi cara al suo maritoj che nelle cure, e ne’ travagli sia la sua fedele compagna e che l'onore richiami sul comun letto maritale le celesti benedizioni.

§. V.

De Padri di famiglia.

E il principal fine del matrimonio la procreazione della Prole. Divenuti gli sposi Genitori de’ figli, eccoli sottoposti ad altri più pesanti doveri, ed a più precise obbligazioni.

Il Padre è nell’obbligo di sovvenire, di assistere, di sostenere insiem colla madre i proprj figli. Entrambi son tenuti di educarli, e di procurar loro uno stato di felicità in questo Mondo. Per le loro o sollecite o trascurate cure diverrann’essi l’oggetto o della loro compiacenza e contentezza, o del loro continuo rammarico. Per loro saranno membri utili, o disutili della Società buoni, o viziosi; onorati, o infami; comodi, o bisognosi. A voi dunque, che già Padri siete, o a cui toccherà in sorte di esserlo, a voi comando di educar bene i vostri figliuoli. Se voi loro ispirarete a tempo l’amor della fatica, essi sarann’utili a se, a voi, alla Patria. Se l’ubbidienza, essi vi benediranno. Se la modestia, e la sobrietà, non avrann’ occasione di vergognarsi. Se la gratitudine, e la carità, otterranno benefizj, e si guadagneranno l'amore di tutti. Se la temperanza, e la prudenza, saranno sani, e fortunati. Se la giustizia, e la sincerità sarann’onorati, e non sentiran rimorsi nel cuore. Se finalmente la religione, essi vivranno, e moriranno contenti. Questo è di tutt’i doveri l'articolo più importante; e perché scorgo, che da esso deriva non solo la pace, e ’l benessere delle famiglie, ma benanche la prosperità, e la felicità dello Stato, Io sono entrato a prendervi la principal parte.

§. VI.

Leggi per la buona educazione de'  Figli.

Già è situata in Belvedere la Scuola normale, in cui s’insegna a’ fanciulli, ed alle fanciulle sin dall’età di anni, il leggere, lo scrivere, l'abbaco; il catechismo della Religione; i doveri verso Dio, verso se, verso gli altri, verso il Principe, verso lo Stato; le regole della civiltà, della decenza, e della polizia; i catechismi di tutte le arti; l’economia domestica; il buon uso del tempo, e quant'altro si richiede per divenir uom dabbene, ed ottimo Cittadino. Obbligo vostro sarà, che tutt’i vostri figli dell’età prescritta vadan nelle date ore del giorno alla scuola. Per renderli ancora utili a voi, allo Stato, e ad essoloro, e per non farli andare altrove a cercar la maniera d’impiegarsi, ho provveduto questo luogo di macchine, di strumenti, e di artisti abili ad insegnar loro le più perfette manifatture, e vi s’introdurranno ancora tutte quelle altre arti, che hann’immediato rapporto coll’introdotte, ad oggetto di aversi quell’insieme, che indispensabilmente vi si richiede per l'economia, e per la perfezione.

Vi saranno stabilimenti particolari pel buon ordine, e sistema delle manifatture, ne’ quali sarà fissato l'orario del lavoro secondo i dati mesi dell’anno.

I prezzi del lavoro d’ogni manifattura saranno fissi ma il giovine, o la fanciulla apprendente salirà per gradi, e come anderà perfezionandosi nell’arte, sino al prezzo, che godesi da’ migliori artisti, nazionali e forestieri. Pervenuti a questo stato, se avran talento da portare la di loro opera ad un altro grado di maggior bellezza, e perfezione, si terran de’ concorsi; e quello, o quella, di cui il lavoro sarà più bello, più esatto, e più perfetto, avrà per premio il distintivo di una Medaglia. d'argento, ed in qualche caso anche doro, che potrà portare in petto; ed in Chiesa avrà la privativa di sedere per ordine di anzianità nel Banco, che sarà chiamato Del Merito, che sarà situato unicamente per i giovani di tal fatta alla parte sinistra dell’Altare.

Le cognizioni perfette della Divinità, la scienza di tutte le sociali virtù, l’amore, e la continua applicazione al lavoro, il desiderio di distinguersi pervia di merito, il giusto compenso, che troveranno. nella fatica, mi fanno sperare, che un giorno possan divenire gli oggetti della mia compiacenza, come della vostra tenerezza; e possan giustamente ereditare da voi tutto quello, che voi colli vostri sudori vi avrete onoratamente procacciato. Ed in questo ancora voglio, che siate distinti da tutto il resto de’ miei Popoli.

§. VII.

Leggi di successione.

Voglio, e comando, che tra voi non vi sian testamenti, né veruna di quelle legali conseguenze, che da essi provengono. La sola giustizia naturale, e la natural equità sia la face, e la guida di tutte le vostre operazioni. I figli succedano a Genitori, e i Genitori a’ figli. Abbian luogo i collaterali, ma nel solo primo grado. In mancanza di questi succeda la moglie, ma nel solo usufrutto, e fino a che manterrà la vedovanza. Dopo la di lei morte, e sempre nel caso di mancanza di tutti li sopradetti eredi, sian i beni del defunto del Monte degli Orfani, delle cui rendite si forma una Cassa, che chiamerassi degli Orfani, da amministarsi per ora dai Parroco, che sarà obbligato di darne a Me conto.

Se poi rimangan degli orfani di padre, e di madre, i quali non sieno ancora in istato di lucrarsi colle proprie fatiche il cotidiano alimento, mia sarà la cura di mantenerli, e farli educare col prodotto della sopradetta Cassa, e col dippiù, che vi necessiti.

Abbian i figli porzion eguale nella successione degli ascendenti né mai resti esclusa la femina dalla jpaterna eredità, ancorché vi sian de’ maschi.

§. VIII.

De figli di famiglia.

Impressi dall’Altissimo fin da’ primi momenti della creazione ne’ cuori de’ Genitori i sentimenti di sì sviscerato amore verso de’ figli, era senz’altro della sua Divina giustizia prescriverne a’ medesimi il gran precetto di onorarli. Tante pene, tanti sudori, tanti affanni meritavano certamente un onorato compenso. Io che le veci di Dio sopra di voi sostengo, sull’esempio del suo tremendo comando, l’istesso precetto a voi rinnovo. Rispettate, o figli, i vostri genitori: ricevete con umiltà i loro

avvisi, e le loro correzioni: soffrite Volentieri anche i castighi ad emendazione de'  vostri vizj, e de’ vostri difetti: serviteli; soccorreteli: compiacetegli in ogni cosa: siate loro grati, e non dimenticate neppur un momento Ì benefizj ricevuti: e sopra tutto astenetevi da ogni atto, che possa offenderli. Questo il gran Dio vi precetta, e questo aneli’ Io vi comando. E se Dio maledice que’ figli, che sono irrispettosi a’ padri, Io li bandisco per sempre da questa Società, come mostri indegni di più stare nella medesima. Anzi perché in essa non alligni razza di gente così inumana, condanno all’istessa pena colui, che essendo stato presente all’ingiuria, non sia corso immediatamente a darne parte a’ Seniori del Popolo, per passarne a Me prontamente l’avviso.

§. IX.

De’ Fratelli.

L'amore è l’anima di questa Società. Dunque, voi, o fratelli, figli di un istesso padre, e che il latte succhiaste di una madre istessa, amatevi con vero amore; abitatevi scambievolmente con vera premura: vivete fra di voi in perfetta concordia nessuno abbia invidia dell’altro, e soffochi all’istante nel suo cuore que’ sentimenti di odio, e di vendetta, che mai concepito abbia per qualche torto dall’altro ricevuto. L’offeso reclami l’autorità del padre, se vive, ed alle determinazioni dì questi placidamente si sottometta, e si accheti. In mancanza poi del padre corra a’ Seniori del Popolo, e la pace da loro implori. L’odio tra’ fratelli è la più brutta, la più perfida, la più indegna, e scandalosa cosa, che possa vedersi sulla Terra.

§. X.

 

De discepoli.

I Maestri equivagliano a’ Genitori. Se i Genitori danno la vita, i Maestri danno la maniera di sostenerla. Quegli obblighi dunque, che i figli hanno a’ Genitori, Quelli stessi i discepoli hanno a’ Maestri. Ad essi debbono l’amore, e la gratitudine: adessi l'ubbidienza, ed il rispetto. La pratica per tanto di tutti questi doveri alla grata riconoscenza di tutte le loro cure Io anche a voi costantemente impongo.

§. XI.

 

De Beneficati.

Se v’ha sulla terra creatura, che possa in un certo modo gareggiare colla Divinità, egli è senz’altro il Benefattore. Deve a questi il beneficato il prezzo del beneficio in tutta la sua estensione. Se, per esempio, un infelice vicino a perder la vita per la fame, trovi un’anima benefica, che lo ristori, egli deve al Benefattore la vita: se lo soccorre ad uscir dalle miserie, a lui deve tutto quel comodo, che acquistasse lo porta ad esser felice, a lui deve tutta la sua felicità. Gli obblighi dunque de’ beneficati sono sempre assoluti: a niuno di essi è lecito sconoscerlo senza la taccia d’ingrato. L’ingratitudine è un vizio così odioso, e detestabile, che rivolta tutta l’umanità. Ogni uomo ha interesse ad odiare l’ingrato, perché riconosce in lui uno, che tende a scoraggiar l’anime benefiche, a bandir dal commercio della vita la compassione, la bontà, la liberalità, e quel santo desiderio di giovare, che forma il nodo più sacro della Società. Voi dunque, quanti siete in questa Società, rispettate chi vi benefica: contestategli in ogni occasione i sentimenti della più sincera riconoscenza: soddisfate a tutt’i suoi desiderj: non l’inducete mai a pentirsi di tutto quello, che vi fa: ma dategli continui motivi di spandere semprepiù sopra di voi le sue beneficenze, e di e stenderle sul vostro esempio sopra degli altri.

§. XII.

De Giovani.

I vecchi, e tutt’i maggiori di età avendo meritato da Dio il dono di essere in questo Mondo prima de’ giovani, è quindi un dovere di questi di venerarli, ed ubbidire in tutte le cose lecite, ed oneste. Nessuno per conseguenza pub oltraggiarli: che anzi debbon tutti rispettare la loro veneranda età, ed ascoltare, e seguire i loro prudenti consigli. E se mai alcuno vi sarà tra voi, che abbia il temerario ardire di usar loro poco rispetto, e poca venerazione, il padre, o se questi manca, i Seniori del Popolo per la prima volta l'ammoniranno seriamente: per la seconda volta faranno dal figlio chieder perdono in pubblica Chiesa al Vecchio offeso; e per la terza volta se ne passerà a Me l’avviso per espellerlo dalla Società.

§. XIII.

De Vecchi.

Dovere perù de’ vecchi, e de’ padri di famiglia sarà sempre dar a’ giovani, ed a’ figli il buon esempio non solo nell’esemplarità della vita, ma anche nell’amor della fatica poiché se essi saranno sobrj, religiosi, prudenti, laboriosi, modesti, tali saranno i giovani, ed i figli e così si avrà nella Società quel fondo di virtù, che ardentemente desidero.

§. XIV.

De' Seniori del Popolo. Tempo di digerii, e loro doveri.

Tra questi, comando, che in ogni anno nel giorno di S. Leucio se ne scelgan cinque de’ più savj, giusti, intesi, e prudenti, i quali senza strepito giudiziario col dolce nome di Pacieri, e di Seniori del Popolo, di unita col Parroco, decidano tutte le controversie civili, e d’arti senz'appello: provvedano, e procurino, che nella Società non manchi nessuna delle cose di prima necessità; mentre liberamente si permette a chiunque voglia, di aprir Forni, Macelli, Cantine, ed ogni altra bottega di comestibìli, ma coll’obbligo di tener le proviste per comodo della Società, dal principio fino alla fine dell’anno, e di vendere a giusto prezzo i generi, e non maggiore dell'assisa di Caserta, senza frode, e senz’inganno; e coll’obbligo speciale a’ Venditori di vino di non far mai nelle loro botteghe, o cantine giuocare a veruna sorta di giuoco, ancorché lecito, o per ischerzo, sotto pena di essere immediatamente sfrattati dalla Società. Si assicureranno di tutti questi articoli i Seniori suddetti colle debite sicurtà; ed invigileranno sulla bontà de’ generi, e su tutt’altro, che convenga, col massimo rigore, e colla più religiosa esattezza.

Sarà cura de’ sopradetti Seniori ancora d’invigilare rigidamente sul costume degl'individui della Società, sull’assidua applicazione al lavoro, e sull’esatto adempimento del proprio dovere di ciascuno. E trovando, che in ess’alligni qualche scostumato, qualche ozioso, o sfaticato, dopo averlo due volte seriamente ammonito, ne passeranno a Me l'avviso, acciò possa mandarsi o in casa di correzione, o espellersi dalla Società, secondo le circostanze.

Della proprietà, e nettezza delle abitazioni sarà anche loro la cura, perché da tutti si osservi; prendendone specialmente occasione nella visita degl’infermi, che dovranno giornalmente fare, per darmi distinto ragguaglio del numero di essi in unione del Medico, della qualità delle malattie, e de’ soccorsi straordinarj, di cui necessitassero.

Loro cura parimente sarà di dar’esatto conto de’ Forestieri che capitassero nel luogo, e dovessero pernottarci; colla distinzione del motivo perché siano venuti; in casa di chi rimangano, e per quanto tempo.

§. XV.

Dell'inoculazione del Vajuolo, e de gl'Infermi.

Vi sarà perciò una Casa separata totalmente dall’altre in luogo di aria buona, ventilata, chiamata degl'infermi. In questa ne’ debiti tempi di autunno, e di primavera d’ogni anno si farà a tutt’i fanciulli, e le fanciulle della Società l’inoculazione del vajuolo. In essi ancora si trasporteranno tutti coloro, che saranno attaccati da morbi contagiosi, tanto acuti, Ohe cronici. Per questa Casa vi saranno i suoi regolamenti particolari, riguardane il buon governo non solo degl’infermi, ma benanche l’economica amministrazione. Un Prete tra gli altri assisterà sempre in essa per comodo degl’infermi, ed ora l'uno, ora l'altro de’ Seniori del Popolo tutte le mattine, e tutt’i giorni ne faranno la visita, per vedere, se tutt’è in buon Ordine, se vi è la massima polizia possibile, e se gl’infermi sono assistiti tanto nello spirituale, che nel temporale colla massima esattezza, e scrupolosità. I Medici, i medicamenti, le biancherie, e quant’altro occorre pel mantenimento del luogo, e degl’individui, tutto sarà sempre da Me somministrato.

§. XVI.

Maniera di eligere li Seniori del Popolo

L’elezione de’ sopradetti Seniori si farà congregandosi tutti i Capi di famiglia, dopo della Messa solenne con tutto il rispetto, e con tutta la decenza nel salone del Belvedere, per bussola segreta, ed a maggioranza de’ voti, sempre presidente il Parroco.

Dell’elezione se ne farà subito a Me rapporto per ottenerne la confirma, ed in virtù di essa potran godere dell’onorifica distinzione di sedere in Chiesa nell’altro banco del merito, situato a fronte di quello de’ giovani dalla parte destra dell’Altare.

§. XVII.

Degli Artisti poveri. Della Cassa di carità e suoi regolamenti.

Per effetto di quell'amore, ch'è l'anima di questa Società, e per quello spirito di fratellanza, che a ciascuno di voi deve far riguardare questa Popolazione, come una sola famiglia, giusto è ancora, che se tra voi si trovi un artista, privo di moglie, e di figli, o con questi, ma non in istato di lucrarsi il pane per loro, e pel povero padre caduto in miserie o per vecchiaja, o per infermità, o per altra fatal disgrazia, ma non mai per pigrizia, ovvero infingardaggine sia da tutti comunemente soccorso, acciò non si riducano nello stato di andar mendicando, eh è lo stato più infame, e detestabile, che sia sulla terra. Perciò siavi tra voi una Cassa, che chìamerassi della Carità, dalla quale sian codest’infelici comodamente soccorsi o per tutto il tempo della vita, o fino a che non sian rimessi in istato di potersi lucrare il pane. Avrà questa Cassa per fondo un rilascio dì un tari al mese, che ogni manifatturiere, che sia in istato di guadagnare più di due carlini al giorno, farà in beneficio della medesima; e di quindeci grafia al mese; per quelli, che guadagnino meno di due carlini al giorno. Sarà ess’amministrata dal Parroco, da’ Seniori, e dà’ Direttori dell’arti, i quali rilasceranno in beneficio, della sopradetta Cassa quello, che più la pietà lor detti. Tutti daranno il voto nel caso di doversi soccorrere qualche infelice. L’esazione si farà nel seguente modo.

Tutti gli Artisti di qualunque condizione siano, saran descritti in uno Stato. Questo si affiggerà nell'atrio della Chiesa, dove ogni prima Domenica di mese, la mattina, dopo un dato segno di campana, che si chiamerà la, si troverà il Parroco, sempre che possa (o chi egli destinerà degli altri Sacerdoti ) a ricevere da’ medesimi la somma prescritta, che farà notare da ciascuno di proprio carattere in un libro, che appostatamente si terrà. Raccolta da Carità, sì farà la numerazione degli Artisti colla nota, o sia Stato alla mano, e della moneta pagata in presenza de’ Seniori, e de'  Direttori; e si vedrà, se tutti anno adempito al lor dovere. Chi non abbia adempito, si noterà in un foglio, che si affiggerà in una tabella chiamata de’ Contumaci che si sospenderà appresso allo Stato degli Artisti, acciò ogn’uno sappia il contumace. Chi manca per tre volte, e non purgherà la contumacia, pagando nell’ultima volta tutto l'attrasso, sia cassato dallo Stato sopradetto, e non goda più né questo privilegio personale in caso di disgrazia, né l'esequie, e gli altri suffragj, come in appresso si dirà, a spese della Cassa suddetta; su di che invigileranno rigorosamente i Seniori. Questa Cassa sarà chiusa a tre chiavi, delle quali una ne terrà il Parroco, un’altra li Seniori, e la terza finalmente li Direttori. A nessuno sarà mai lecito di disporre di un grano di essa per altro uso, in fuori di quello detto di sopra», e di quant’altro in appresso si dirà. Ogni anno fatta l'elezione de’ nuovi Seniori del popolo, si farà la numerazione del danaro in essa esistente, e se ne farà la consegn'a nuovi Eletti insieme colle chiavi. Il Parroco, e li Direttori riterranno sempre le chiavi presso di loro, e solo si renderanno in degni di questa prerogativa coloro, che si mostreranno infedeli verso di essa. Appena entrati in governo i nuovi Eletti prenderanno i conti dell’introito, ed esito da tutte le soprammentovate persone, e subito si rimetteranno a Me per poterli far esaminare, e discutere.

§. XVIII.

Dell'esequie, e de'  lutti,

L’esequie sian semplici, divote, e senza distinzione. Il Parroco, e li soli Preti del luogo associeranno il cadavere senza esiger’ emolumento alcuno. Quando il cadavere sarà in Chiesa (ciocché non si farà, se non ventiquattro ore dopo morto ) si farann’ardere d’intorno al medesimo solo quattro candele. Ciascun Prete celebrerà per l'anima del defunto una Messa letta, ed il Parroco la cantata. Il cadavere di un Seniore del Popolo, che muoja in ufficio, sarà associato dal Clero, come sopra, e da tutti i Capi di famiglia, portanti avanti del medesimo le candele accese in riconoscenza de’ buoni servizj prestati alla Società. Nella morte finalmente di un Direttore, o di una Direttrice di arti, oltre il Clero suddetto, vi anderanno ad associarli li giovani, e. e giovani discepoli colle candele, come sopra. Tanto la spesa per le Messe, che per le candele, sarà fatta dalla alla quale torneranno li residui di queste.

Non vi sian lutti, e solo nelle morti de’ genitori, e degli sposi, per gli ultimi uffizj dovuti a’ medesimi sia permesso alla tenerezza de’ figli, delle mogli, e de’ mariti un segno di duolo di un velo al braccio per l’uomo, e di un fazzoletto nero al collo per la donna per due mesi soli al più.

§. XIX.

Della Patria.

La Patria è la cosa più cara, che siavi sulla terra. Essa ha in custodia la roba, le spose, i padri, i figli, le madri, la libertà, la vita de’ Cittadini. Ognuno trova in essa, come in un centro, tutte le sue delizie. Tutti dunque debbono ad essa tutti quegli obblighi, che disopra si sono a parte a parte descritti. Ogn’uno devi teneramente amarla. Ogn’uno deve procurarle tutt’i. beni, e allontanarle tutt’i mali. Ogn'uno deve difenderla a coste della roba, del sangue, e della vita dagl’insulti, e dagli attacchi de’ nemici. Dalla salute di tutti dipende la salvezza di ogn'uno. Più di tutti però essa esige da voi nelle occasioni la sua difesa. L’Agricoltore, che deve co’ suoi sudori cacciar dalle viscere della terra il mantenimento per se, e per voi, non può la terra abbandonare. Se per darle soccorso corre all'armi, e gitti il pesante aratro, egli senza pane priva se, e gli altri dì quella vita, che cerca salvarsi. Voi, voi, che per loro vivete, voi avete più stretti, e più precisi obblighi a difenderla, Se voi dall’arti passate all’armi, l'Agricoltore co' suoi sudori sosterrà voi sul campo, e farà vivere i vostri padri, i vostri figli, e le vostre spose trai loro teneri amplessi. In vece dunque di menar vita oziosa ne’ dì festivi, ed esporvi a’ pericoli, dove l’ozio strascina, ’correte, dopo aver santificata la festa coll'adempimento del proprio dovere, e dopo di aver nelle ore determinate presentat'i lavori, per riscuoterne la dovuta mercede, correte, dico, ad esercitarvi nel maneggio dell’armi, che vi sarà insegnato dalle persone a tal oggetto più adatte, e vi saranno anche de premj proporzionati per coloro, che in esso si distingueranno, A voi ancora spetta onorarla in tempo di pace. Come i fiori fanno colla loro varietà ricco ricamo al verdeggiante prato; così voi colle vostre produzioni restituir le dovete quel lustro, e quello splendore che un dì fece invidiarla a tutta Europa.

CAP. III.

Degl’impieghi.

Io intanto intento sempre a premiarvi, assicuro tutti gli abitanti di S. Leucio, che ad esclusione degli esteri, essi saran sempre impiegat’in tutti gl’impieghi, che vacheranno nel luogo: preferendosi però sempre fra i pretendenti il più abile, capace, e di buona condotta. Al nuovo impiegato non si darà, che la metà del soldo del defonto, quando quello lasci la vedova (con figli che non siano ancora in grado di lucrarsi il proprio sostentamento) alla quale si darà l’altra metà. Rimanendo poi la vedova sola, o con due figli almeno, che guadagnino già due carlini al giorno per ciascheduno, resterà alla vedova il solo terzo, ed il rimanente si darà al nuovo impiegato, per averlo tutto alla morte della vedova

CAP. IV. - Degli Artisti esteri.

Presentandosi Artefici esteri per essere ammessi al lavoro, dopo di aver esibit’ì loro requisiti, o dato le notizie convenienti per farli venire; e dopo essere stati provati; e trovati abili, volendosi fissare nel luogo, e godere di tutte le prerogative, e privilegj degli altri abitanti, dovranno per un’ intero anno dar non equivoche ripruove di ottimi costumi, ed assidua applicazione al lavoro per esservi ascritti; nei qual caso avranno l'abitazione, e gli utensilj di sopra detti. Non trovandosi poi tali, saranno immediatamente rimandati via.

CAP. V. - Delle pene generali contra i trasgressori.

Tutte le leggiere mancanze, che si commetteranno dagli abitanti sopradetti, verranno economicamente punite a proporzione del fallo.

Minimo accidente contra il buon costui me sarà punito con espellerà’ immediata, mente dal luogo il colpevole, o colpevoli, e privars’immediatamente il Genitore, o i Genitori per un anno di tutt’i proventi, e regalie.

A chiunque, sia pomo, o sia donna, ardisce mutare in menoma parte il metodo e la moda prescritta di vestire, sarà immediatamente proibito vestir più l'abito del luogo; per tre anni sarà considerato com’estraneo e sarà privo, come di sopra si è detto, di tutt’i proventi, e regalie, che dagli altri si godono.

Qualunque altro fallo, che sia suscettibile di pena di corpo afflittiva, ovvero infamante, verrà punito collo spogliars’immediatamente, e con il massimo secreto, il colpevole degli abiti del luogo, e sa? rà consegnato alla giustizia ordinaria.

Quest’è la legge, ch’Io vi dò per la buona condotta di vostra vita. Osservatela, e sarete felici.

INDICE

DE' CAPITOLI , E DE' PARAGRAFI

Origine e progressi della Popolazione dì S. Leucio3
Leggi pel buon governo della Popolazione di S. Leucio11
CAP. I. Doveri negativi16
. I. Non si può offendere alcuno nella Persona16
. 11. Non si può offendere alcuno nella roba17
. III. Non si può offendere alcuno nella riputazione19
CAP. II. Doveri positivi21
Doveri generali22
. I. Ogn'uno deve far bene al suo simile ancorché sia

suo nemico

23
. II. Il solo merito forma distinzione tra gl'Individui

di S, Leucio. Perfett'uguaglianza nel vestire Assoluto divieto contra del lusso

24
Doveri particolari26
. I. Doveri verso il Sovrano26
. II. Doveri verso i Ministri27
. III. De' Matrimonj27
. I V. Degli Sposi33
. V. De Padri di famiglia34
. VI. Leggi per la buona educazione de Figli36
. VII. Leggi di successione39
. VIII. De figli di famiglia40
. IX. De' Fratelli42
. X. De' Discepoli43
, XI. De' Beneficati43
. XII. De' Giovani45
. XIII. De] Vecchi46
. XIV. De Seniori del Popolo. Tempo dì elìgerli, e

loro doveri

46
. XV. Dell'inoculazione del Vajuolo, e degl'Infermi49
. XVI. Maniera di eligersi li Seniori del Popolo50
. XVII. Degli Artieri poveri. Della Cassa di Carità e suoi regolamenti51
. XVIII. Dell' esequie y e de lutti 54
. XIX. Della Patria56
CAP. III.  Degl'impieghi58
CAP. IV. Degli Artisti esteri59
CAP. V. Delle pene generali contra i trasgressori59

DOVERI VERSO DIO, VERSO SE, 

VERSO GLI ALTRI, VERSO IL RE, VERSO LO STATO 

PER USO DELLE SCUOLE NORMALI DI S. LEUCIO.

DOVERI Verso IDDIO.

D. Che cosa è Iddio?

R. Iddio è un Ente perfettissimo, Creatore, Conservatore, e Reggitore di tutte le cose, sommamente buono, infinitamente giusto, infinitamente santo, infinitamente sapiente, ed infinitamente potente.

D. Quali sono i doveri, che noi abbiamo verso Dio?

R. I doveri, che noi abbiamo verso Dio, sono di due specie: Assoluti, e relativi,

D. Quali sono i doveri assoluti?

R. I doveri assoluti verso Dio sono, di conoscerlo, ed amarlo per se stesso sopra ogni cosa.

D. Come si conosce Dio?

R. Dio si conosce dalle sue opere.

D. Quali sono le opere di Dio?

R. Le opere di Dio sono infinite. Ma noi non possiamo parlare, che di quelle, che cadono sotto i nostri sensi, e di quelle altre, di cui c’istruisce la Santa Madre Chiesa Cattolica.

D. Quali sono le opere di Dio, che cadono sotto i nostri sensi?

R. Le opere di Dio, che cadono sotto i nostri sensi sono la creazione del Mondo, e la formazione dell’Uomo.

D. In quanto tempo Iddio creo il Mondo, e formò l'Uomo?

R. Iddio prima creò il Cielo, e la Terra. Poi formò questo nostro mondo in sei giorni. Nel primo giorno comandò., che si fosse fatta la luce. Nel secondo fece il firmamento. Nel terzo separò la terra dalle acque. Nel quarto fece i corpi luminosi, che sono in Cielo, cioè il sole, la luna, le stelle, i pianeti. Nel quinto formò i pesci, e gli uccelli. Nel sesto creò tutt’i semi, le piante, e gli animali terrestri e quando vidde, che tutto era fatto, creò l’Uomo ad immagine e simìglianza sua, lo benedisse, e gli diè il dominio sopra i pesci del ma. re, sopra i volatili dell’aria, e sopra tutti gli animali, che si muovono sulla terra.

D. Tutte queste cose, che idea ci danno di Dio?

R. Tutte queste cose ci danno l'idea di un Ente di un’infinita potenza, di un infinita sapienza, e di un’ infinita bontà. E perciò il primo nostro dover’ è quello di conoscerlo, e di amarlo per se stesso sopra ogni cosa.

D. Che cosa e amare Dio sopra ogni cosa? R. Amare Dio sopra ogni cosa è amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, e con tutte le nostre forze. E’ anteporre Iddio a tutte le creature, ed amarlo più di tutte le cose a noi più care.

D. Quali sono i doveri relativi verso Dio?

R. I doveri relativi verso Dio sono que’ doveri, che ha la creatura verso il suo Creatore, e ’l beneficato verso il suo Benefattore.

D. Spiegatemi questi doveri relativi verso Dio?

R. I doveri relativi verso Dio sono noia solo di adorarlo, ossequiarlo, ed ubbidirlo; ma anche temerlo, perché Dio, come onnisciente sa ogni cosa; come infinitamente santo abborrisce il male; e come infinitamente giusto lo castiga.

D. Per esser fedeli a questi santi doveri, che dobbiam noi fare?

R. Per esser fedeli a questi santi doveri dobbiamo adorare il Signore Iddio con culto interno, e con culto esterno.

D. Come si adora Dio col culto interno?

R. Iddio si adora col culto interno, quando noi con i nostri pensieri, e con i sentimenti dell’anima nostra lo amiamo, onoriamo, adoriamo, e stimiamo sopra ogni cosa; quando caduti in peccato mortale temiamo la sua giustizia, e cerchiamo ottener di nuovo la sua grazia; quando siam persuasi, che tutto ciò che abbiamo, ci viene dalla sua onnipotenza, e bontà; e che niun uomo pub fare senza l’ajuto suo alcuna cosa che appresso lo stesso Dio sia meritoria di vita eterna.

D. Quando si manca a questi doveri?

R, Si manca a questi doveri, quando uno non fida totalmente in Dio, ma spera ottener dalle creature quelle cose, che si devono aspettare solamente da Dio; quando non fa alcun conto della grazia di Dio; quando dubita della sua misericordia, e persevera ostinatamente nel peccato, senza far giammai penitenza; quando crede dì poter fare le cose senza r ajùto di Dio; finalmente quando non è contento della sua sorte, ed è impaziente negli avvenimenti contrarj.

D. Come si adora Iddio col culto esterno?

R. Iddio si adora col culto esterno quando diamo a divedere in tutte le nostre azioni, che amiamo Dio più di ogni altra cosa; che ubbidiamo alla sua sànra legge; che facciamo in tutte le cose la sua santa volontà; che ci regoliamo coll’esempio del nostro Divin Maestro Gesù Cristo; che lodiamo e glorifichiamo la sua bontà, la suoi onnipotenza, e tutti li suoi divini attributi; quando ci dimostriamo zelanti pel suo onore, e cerchiamo di promuovere presso gli altri il suo culto; finalmente quando frequentiamo li santissimi Sacramenti istituiti da Gesù Cristo, e poniamo in esecuzione quello che ci comanda la Santa Chiesa nello Spirituale.

D. Quando si manca a questi doveri?

R. Si manca a questi doveri, quando si nomina il nome di Dio in vano; quando si bestemmia il nome di Dio, e de’ suoi Santi; quando si giura senza necessita; quando si giura il falso; quando si spergiura; quando uno si crede, che il bene, che ha ottenuto,. non sia venuto da Dio, ma da se, e dalle creature; quando si tralascia di pregare; quando si profana il giorno consacrato a Dio collo star in ozio, o colla crapula, col vino, e col giuoco; finalmente quando non si frequentino ne’ debiti temp’i santi Sacramenti.

DOVERI Verso Noi medesimi.

D. Quali sono i doveri, che noi abbiamo verso Noi medesimi?

R. Siccome sono due le sostanze, di cui siam composti, cioè l’anima, ed il corpo; così noi abbiamo doveri verso l’anima, e doveri verso il corpo.

D. Qual è il principal dovere, che noi abbiamo verso l'anima nostra?

R. Il principal dovere, che abbiamo verso l’anima nostra, è quello di condurla a quel termine, per cui è stata creata, cioè conoscere Dio, amarlo, e vederlo per tutta l'eternità.

D. Che vi vuole per conoscere Dio?

R. Per conoscere Dio, bisogna prima guarir l'anima nostra da due malattie, che le ha causato il peccato d’ Adamo.

D. Quali sono le due malattie, che il peccato d’Adamo ha causato all’anima nostra?

R. Le due malattie, che il peccato d’Adamo ha causato all’anima nostra, sono l'ignoranza, e la concupiscenza.

R. Qual’è la malattia dell’ignoranza?

D. La malattia dell’ignoranza è quella, che toglie all’anima la cognizion di Dio, e de’ suoi doveri.

D. Qual’è la malattia della concupiscenza?

R. La malattia della concupiscenza è quella, che frastorna l’anima dall’amor di Dio, e la volge verso le creature.

D. Qual è il rimedio per la malattia dell’ignoranza?

R. Il rimedio perla malattia dell’ignoranza è. il lume dell’istruzione, colla quale resta illuminata l’anima nella cognizione di Dio, delle tre persone della Santissima Trinità, e di tutte le verità della santa Fede.

D. Qual’è il rimedio per la malattia della concupiscenza?

R. Il rimedio per la malattia della concupiscenza, fino che l'animi sta unit’a questo corpo mortale, non si trova per guarirla radicalmente. Si può però indebolire ed impedire, che la medesima dia la morte all’anima e questo dev’essere per noi un’ affare, che deve interessarci per tutta la vita.

D. Quali sono i mezzi per indebolire la concupiscenza?

R. I mezzi per indebolire la concupiscenza sono l'orazione, la fatica, la fuga delle occasioni, e la frequenza de’ Sacramenti.

D. Chi commette il peccato, è amico, o nimico dell’anima sua?

R. Chi commette il peccato non è amico, ma dice lo Spirito Santo, eh’ è nimico dell’anima sua?.

D. Perché chi commette il peccato è nimico dell’anima sua?

R. Chi commette il peccato è nimico dell’anima sua, perché il peccato mortale priva l'anima della vita spirituale, cioè della grazia santificante e rende l’uomo nimico di Dio, e reo dell’eterna morte.

D. Che cosa è in generale l’amor disordinato di noi medesimi?

R. In generale ogni amor di noi medesimi, che non ha Dio per ultimo fine, e che cerca trovare la sua felicità in altr’oggetto fuori di Dio, chiamasi vizioso e disordinato; e quindi avviene, che facendo della creatura il suo bene, e mettendola in luogo di Dio, in vece della felicità che cerca, egli corre a precipitai’ in una massima disgrazia.

R. Quali sono i doveri, che abbiamo verso il nostro corpo?

R. I doveri, che abbiamo verso il nostro corpo, sono tre. I. conservar la vita, e la sanità. II. tenerlo soggetto all’anima, ed alla ragione. III. procurargli uno stato immortale e glorioso.

D. Che cosa ci vuole per conservar la vita?

R. Per conservar la vita ci voglion tre cose. I. il pane cotidiano. II. la polizia del corpo. III. la temperanza nel vitto, e ne’ piaceri.

R. Per avere il pane cotidiano, che dobbiamo noi fare?

R. Per avere il pane cotidiano dobbiamo faticare.

D. Sarà un dovere indispensabile per l’uomo il lavoro?

R. E’ un dovere indispensabile per l’uomo il lavoro, perché egli nasce sol per la fatica. E se il nostro primo padre Adamo nello stato dell’innocenza ebbe comando da Dio di operare nel Paradiso terrestre; tanto più deve faticarsi dopo il peccato, per pena del quale tanto esso, che i suoi figli furon condannati ad acquìstars’il pane col sudor della fronte.

D. A che si rassomigliano gli spensierati ed oziosi?

R Gli spensierati ed oziosi si rassomigliano ad una nave, che mai si muove dal lido, e s’infradicia: ad un’ acqua stagnante, che puzza: ad un ferro inutile, che s’irruginisce, e vien meno.

D. Chi non lavora, e non fatica, commette peccato?

R. Chi non lavora, e non fatica, non solo commette peccato per la mancanza del suo dovere, ma dippiù si rende inutile e gravoso allo Stato. E chi non si occupa in esercizj onesti, si applicherà a vani e disonesti, perché l'ozio è il padre di tutt’i vizj.

D. Che pena suol dare Dio in questo mondo a chi non fatica?

R, Iddio a chi non fatica, suol dare in questo Mondo più di una pena.

I. Fa sentirgl’il dolor della fame, ch'è il dolore più atroce di tutti li dolori.

II. Soggetta il di lui corpo al pascolo degli animali li più vili, e schifosi.

III. Lo rende mendico, e lo fa cadere in disprezzo di tutte le persone.

D. Chi per non faticare, va mendicando, come è riguardato dagli altri in questo Mondo?

R. Chi per non faticare, va mendicando, è riguardato come un’ infame, e non pub perciò ottenere alcuna carica, né alcun’onore, ed è escluso finanche da fare testimonianza.

D. Quale la pena, che Dio dà nell’altra vita, a chi non fatica?

R. La pena, che Dio di nell’altra vita a chi non fatica, è il fuoco eterno dell'inferno, perché lo ha per un temerario trasgressore della sua Santissima Legge; e per uno, che ha mancato al dovere del proprio stato.

D. Per rapporto a questo principal dovere della fatica, che deve fare ogni buon padre, ed ogni buona madre verso de proprj figli?

D. Per rapporto a questo principal dovere della fatica ogni buon padre, ed ogni buona madre deve non solo insegnare a proprj figli sin da principio questi santi doveri, ma dippiù deve coll'esempio sin dalla tenera età avvezzarli a faticare,

D. Se il padre, e la madre mancano a questo principal dovere verso i loro figli, commettono peccato?

R. Se il padre, e la madre mancano a questo principal dovere verso i loro figli, commettono un grave peccato, e la divina giustizia ascrive ad essi tutt'i peccati, e tutt’i mali, che i figli commettono per non esser stati avvezzati a tempo debito alla fatica.

D. Come si tiene il corpo soggetto all’anima, ed alla ragione?

R. Il Corpo si tiene soggetto all’anima, ed alla ragione, quando non si permette al medesimo di agire sregolatamente, ma fare tutte le sue azioni colla guida dell’anima e della ragione. Per esempio, mangiare, e bere quel ch'è necessario, e non più godere delli divertimenti leciti, ed onesti, con moderazione; mortificare le sue passioni dimostrarsi casto, e pudico, non solo nelle azioni, ma ne’ pensieri, negli atti, nelle gesta, e nelle parole; esser moderato, placido, mansueto, e paziente nelle avversità frenare la collera; non dar mai luogo alla vendetta non esser maledico, e togliere al corpo il pendio all'ozio, ed alla inerzia, ch'è sempre la cagione di tutt’i mali.

D. Oltre di questi doveri ha l'uomo altro particolar dovere?

R. Oltre questi doveri ha l’uomo l’altro particolar dovere di acquistarsi un buon nome, ed una distinta riputazione nella Società.

D. Come si acquista un buon nome, ed una distinta riputazione nella Società?

R, Un buon nome, ed una distinta riputazione nella Società si acquista coll’esser temperante, giusto, retto, e virtuoso, dedito al travaglio, pieno di carità, e di sofferenza, modesto, ed onorato, timorato di Dio, pieno di religione, e di pietà, compassionevole, lontano dalli disordini, e dalle scostumatezze, fedele, ed esatto nell’osservanza della parola, e de’ patti, utile allo Stato, e caro a Dio, ed agli uomini dabbene.

D. Ogni buon Padre, ed ogni buona Madre è tenuto insegnare questi santi doveri a’ proprj figli?,

R. Ogni buon Padre, ed ogni buona Madre è tenuto insegnare questi santi doveri a’ proprj figli, perché in questi consiste la santa Divina Legge, e se mancano, commettono peccato mortale.

DOVERI Verso degli altri, o sia verso il prossimo.

D. Noi chi chiamiamo prossimo?

R. Noi chiamiamo prossimo tutt’i nostri simili di qualunque Religione, grado, stato, e condizion’essi siano; tanto se sono nostri amici, che se sono nostri nimici.

D Perché chiamiamo prossimo i nostri simili?

R. Noi chiamiamo prossimo i nostri simili, perché tutti siamo stati creati da Dio ad immagine, e similitudine sua; perché tutti siam nati dall’istesso Padre 'Adamo; e perché tutti siamo stati riscattati dal peccato col sangue preziosissimo di Gesù Cristo.

D. Che cosa sono tutti i nostri simili tra di loro?

R. Tutti i nostri simili tra di loro sono fratelli.

D. Qual’è il principal dovere, che noi abbiamo con i nostri simili, o sia col nostro prossimo?

R. Il principal dovere, che noi abbiamo con i nostri simili, o sia col nostro prossimo, è la carità.

D. Che cosa è la carità?

R. La carità è una virtù soprannaturale dataci da Dio, colla quale dopo di aver amato Dio sopra ogni cosa, noi amiamo il prossimo nostro, come noi medesimi, per amor di Dio.

D. D’onde ricavate voi questi doveri?

R. Questi doveri si ricavano dal secondo precetto della carità.

D. Qual è il secondo precetto della carità?

R. Il secondo precetto della carità è il seguente: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

D. Che cosa è amare il prossimo nostro, l'come noi medesimi?

R, Amare il prossimo nostro, come noi medesimi, è fare agli altri tutto quello che ragionevolmente vorremmo, che fosse a noi fatto; e non fare agli altri quello che ragionevolmente non vorremmo, che a noi si facesse.

D. Come si soddisfa al dovere di fare al prossimo nostro tutto quello, che vorremmo, che fosse a noi fatto

R. Si soddisfa a questo dovere con trattare sempre col nostro prossimo senza inganno, e con tutta la sincerità, e buona fede; con desiderare al medesim’ogni bene, con perdonargli tutte le offese, con assisterlo in tutte le sue necessità, con tolerare in lui tutti li difetti, e tutte le infermità, col rallegrarci del suo bene, ed affiggerci del suo male, con ajutarlo ne’ suoi bisogni, e coll’affaticarci a ridurlo dalla strada dell’errore, e del peccato al dritto sentiero della fede, della verità, e della giustizia.

D. Come si soddisfa al dovere dì non fare al medesimo quello, che non vorremmo a noi fatto?

R. Si soddisfa col non offenderlo mai in menoma cosa, cioè né nella persona, né nella roba, né nella riputazione; e se mai è stato da noi offeso, risarcirgli subito tutt’i danni ricevuti.

D. Come si offende il prossimo nella persona?

R. Il prossimo si offende nella persona o coll’ammazzarlo, o col ferirlo, o col batterlo, o col fargli scherni, dispetti, villanie, ed altre insolenze, o pure col molestarlo, ed inquietarlo in qualunque modo.

D. Come si offende uno nella roba?

R. Si offende uno nella roba, ogni qual volta o con violenza, o con inganno si usurpa, o sì ritiene ingiustamente quello, che non è nostro, ma di altrui.

D. Come si chiama colui, che si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, ch'è di altrui?

R. Colui, che si usurpa, o si ritiene ingiustamente quello, che è di altrui, si chiama ladro. E questo è il titolo più infame e vergognoso, che possa aver l'uomo.

D. Che dobbiam noi fare per evitare questo titolo così infame, e vergognoso?

R. Noi per evitare il titolo infame, e vergognoso di ladro, dobbiam esser sinceri, e fedeli in tutte le nostre azioni, e trattare il nostro prossimo, come vorremmo, ch’egli anche noi trattasse. Perciò non dobbiam mai usare nessuna superchieria od inganno, né nelle manifatture, né ne’ lavori, né nelle compre, né nelle vendite, né nelle permutazioni, né in verun altra specie di contratto. Nessun venditore deve abusare mai dell’imperizia del compratore, con chiedere un prezzo maggiore del dovere; e nessun compratore deve mai avvalersi dell’ignoranza, o della necessità, in cui è talvolta il venditore, per levargli quel giusto prezzo, che gli spetta. Non si deve usar mai né mensogna, né frode, né fallacia nelle misure, ne’ pesi, nella qualità delle robe, o del denaro; ma procedere sempre con candore, con onestà, e con buona fede.

D. Come si offende il Prossimo nella riputazione.

R. Si offende il Prossimo nella riputazione, quando si dice contra di uno cose false, le quali possan fargli del male. Ed offendere il nostro Prossimo nella riputazione, alle volte è peggio, che offenderlo nella roba, e nella persona.

D. Chi manca a questi doveri che cosa commette?

R. Chi manca a questi doveri commette peccati, e delitti. Commette peccati, perché controviene ad un espresso comando di Dio, e si fa reo delle pene eterne dell’inferno. Commette delitti, perché controviene alle leggi del Regno, e si fa reo di tutte quelle pene che sono minacciate dalle medesime.

DOVERI Verso il Principe, o sia il Monarca.

D. Che cosa è il Principe, o sia il Monarca?

R. Il Principe, o sia il Monarca è un Capo posto da Dio a reggere, e governare con tutta la pienezza della potestà i Popoli a Lui soggetti.

D. Quali sono i doveri, che noi abbiamo verso il nostro Principe, o sia il nostro Monarca?.

R. I doveri, che noi abbiamo verso il nostro Principe, o sia il nostro Monarca sono di due sorte. Generali, e speciali.

Z). Quali sono i doveri generali?

R. I doveri generali sono quelli, che sono dovut’immediatamente al Monarca.

D. Quali sono i speciali?

R. I speciali sono quelli, che son dovuti a’ suoi Ministri per Lui.

D. Quali sono i doveri generali dovuti immediatamente al Monarca?

R, I doveri generali dovuti immediatamente al Monarca sono la riverenza, la fedeltà, e l'ossequio.

D. Che cosa è la riverenza dovuta al Monarca?,

R. La riverenza dovut’al Monarca è quel rispetto, e quella venerazione, che a Lui si deve, come Persona dataci da Dio, la quale fa in terra la figura di Dio, e da Dio solo riconosce quella suprema autorità, e quella somma potestà, che esercita sopra i Vassalli: E perciò tutt’i Vassalli debbono umiliarsi, e prostrarsi al suo cospetto, e parlare a Lui, e di Lui non solo con tutto il rispetto, e con tutta la decenza, ma colla più profonda rassegnazione, ed umiltà.

D. Che cosa è la fedeltà dovuta al nostro Monarca?

R, La fedeltà dovuta al nostro Monarca è quella ferma risoluta volontà di riconoscere costantemente, e per sempre il nostro Monarca qual nostro Signore, e nostro Sovrano; esser sempre fedeli, ed attaccati al medesimo; essere amici de’ suoi amici, e nimici de’ suoi nimici; finalmente mettere la roba, il sangue, e la vita in difesa della sua Persona, e dello Stato.

D, Che cosa è l'ossequio dovuto al Monarca?

R. L’ossequio dovuto al Monarca è quella cieca ubbidienza, e quella rispettosa prontezza di eseguire con amore, ed alacrità tutte le leggi, e tutti gli ordini, che sono emanati da Lui.

D. Quali sono i doveri speciali dovuti alli ministri del nostro Monarca?

R. Tutti li sudditi debbono rispettare tutt’i ministri dello Stato, cioè gli Ecclesiastici, i Giudici, i Militari, gli Ambasciatori, gli Educatori della gioventù, e tutti gli altri, che hanno parte al buon governo, ed alla pubblica tranquillità dello Stato per amor del Sovrano; perché tutti essi esercitano quelle tali cari. che per comando, e permissione di Lui.

D. Chi manca ad alcuno di questi santi doveri verso il proprio Monarca, com'è riguardato da Dio?

R. Chi manca ad alcuno di questi santi doveri verso il proprio Monarca è riguardato da Dio come un trasgressore della sua santa legge, giacché è di fede, che chi resiste al proprio Monarca? resiste immediatamente a Dio.

D. Che pena dà Dio a chi manca, o controviene a questi santi doveri?

R. Iddio a chi manca, o controviene a questi santi doveri, dà le pene eterne dell’Inferno.

D. Chi manca, o controviene ad alcuno di questi santi doveri verso il Monarca, com’è riguardato dallo Stato?

R. Chi manca, o controviene ad alcuno di questi santi doveri verso il Monarca è riguardato dallo Stato, come il più scellerato malfattore.

D. Che pena dà lo Stato a chi controviene a questi santi doveri?

R. Se un suddito manca di fedeltà al suo Monarca, se congiura contra di Lui, se si ribell’a Lui, se tumultua, se muove delle sedizioni per nuocere a Lui, o turbar la pace dello Stato, è irremisibilmente punito colla pena della morte, è dichiarato infame, e si confisca tutta la sua roba.

D. Ogni buon Padre, ed ogni buona Madre è tenuto insegnare a’ proprj figli questi santi doveri?

R. Ogni buon Padre, ed ogni buona Madre è tenuto insegnare a’ proprj figli tutti questi santi doveri, non solo perché è comandamento di Dio, ma perché dalla perfetta osservanza, ed esecuzione de’ medesimi nasce la pace, e la tranquillità de’ figli, e dello Stato.

D. Se un Padre, ed una Madre manca d’insegnare a’ proprj figli questi santi doveri, commette peccato?

R. Se un Padre, ed una Madre manca d’insegnare questi santi doveri a’ proprj figli, commette peccato mortale, non solo perché manca al proprio dovere, ma perché ciascuno di essi viene ad essere la causa di tutto il male, che per ciò ne avviene ai figli, ed alla società.

D. Oltre di questi doveri, che tutt’i sudditi, hanno verso il lor Sovrano, avete voi altri particolari doveri col nostro Monarca?

R. Oltre di questi doveri, che tutt’i sudditi hanno verso il lor Sovrano, noi ab biamo verso il nostro Monarca i doveri particolari di riconoscere da Lui l’educazione, lenirti, il mantenimento, i comodi, e tutto quanto abbiamo. E siccome Egli si degna di guardarci con un occhio di particolare clemenza, distinguendoci dagli altri, così noi dobbiamo a Lui obblighi maggiori di quelli, che gli altri hanno verso di Lui.

D. Che dovete dunque fare per essergli grati?

R. Dobbiamo riconoscerlo e venerarlo come nostro Signore, nostro Padre, e nostro esimio Benefattore e quindi non solo dobbiamo benedirlo in tutte le occasioni, e pregar Iddio perché gli accresca i giorni della vita, e lo ricolmi di prosperità temporale, e spirituale; ma dare per Lui in tutte le occasioni la roba, il sangue, e la vita.

DOVERI Verso lo Stato.

D. Che cosa è lo Stato?

R. Lo Stato è lo stesso che la Società, o sia la Patria, e non è altro, che una unione dì più famiglie poste da Dio sotto il governo, e la protezione di un Capo, che chiamasi Re.

D. Che cosa eran gli uomini prima di unirsi in società?

R. Gli uomini allontanati da Dio per lo peccato, e dispersi sulla superficie della terra, prima di unirsi in società, eran tante fiere tra di loro nessuno era pacifico possessore di quello che si acquistava co’ sudori della fronte; ed il debole era sempre oppresso dal forte.

D. Che fece il Signore Iddio per liberare gli uomini dallo stato di disordine e di confusione?

R. Il Signore Iddio per liberare gli uomini dallo stato di disordine, e dì confusione, gli unì in società, e diede loro i Re, acciò colla loro suprema potestà punissero, e ritenessero in soggezione i ribaldi, e liberassero i buoni dalle oppressioni de’ cattivi.

D. Gl’Individui delle famiglie poste da Dio sotto il governo, e la protezione de Re come si chiamano?

R. Gl'Individui delle famiglie poste da Dio sotto il governo, e la protezione de’ Re si chiamano sudditi.

D. I sudditi come si chiamano fra di loro?

R. I sudditi si chiamano fra di loro Cittadini.

D. Chi compone il nostro Stato, la nostra società, o sia la nostra Patria?

R. Il nostro Stato, la nostra società, o sia la nostra Patria è composta dal Re, e da’ sudditi.

D. Qual’è il principal dovere, che gl’individui della Società han verso lo Stato?

R. Tutti gl’individui della società di qualunque ordine, ceto, e condizione si sia, hanno per loro principal dovere l’obbligo di pagare fedelmente e puntualmente ogni tributo, ogni dazio, ogni gabella, ogni peso, che venga imposto dal Re, giacché senza di questi non può sussistere né il Re, né la Patria, né lo Stato.

D. Per qual ragione non pagandos’il tributo, il dazio, la gabella, ed ogni altro peso, che imponga il Re, non può più sussistere la Patria, la società, e lo Stato?

R. Non pagandosi il tributo, il dazio, la gabella, ed i pesi, che impone il Re a’ sudditi, non può sussistere la Patria, la società, e lo Stato, perché dovendo il Re allontanare da’ suoi sudditi tutt’i mali, e promuovere tutt’i beni si interni, che esterni, tanto in pace, quanto in guerra, questo non potrebbe mai farlo, se i sudditi cessassero di pagare il tributo, il dazio, la gabella, e gli altri pesi, che Egl’impone a tenore de’ bisogni dello Stato; e quindi non ci sarebbe più né società, né Patria, né Stato; mancarebbe quella pace, e quel buon ordine, che nasce dal buon governo, e dalle ottime leggi e si tornarebbe a quello stato di disordine, e di confusione, che per l’addietro tanto afflisse la povera umanità.

D, Chi non paga il tributo, il dazio, la gabella, e gli altri pesi, che impone il Re, commette peccato?

R. Chi non paga il tributo, il dazio, la gabella, e gli altri pesi, che impone il Re, commette peccato mortale. Primo perché controviene ad un espresso comandamento del nostro Signor Gesù Cristo, il quale colla sua propria bocca ha ordinato, che si dia a Cesare quel ch’è di Cesare. Secondo perché non pagandosi tributo, il dazio, la gabella ec. si annientarebbe lo Stato, la società, e la Patria, e si resisterebbe al santo voler di Dio, che è quello di volerci uniti per nostro bene.

D. Oltre di questo dovere gl’Individui della Società han verso lo Stato, o sia della Patria altro preciso dovere?

R. Oltre di questo dovere gl’individui della Società han verso dello Stato, o sia della Patria l'altro obbligo preciso di amarla teneramente, di procurare a lei tutt'i beni, di allontanare da essa tutt’i mali, e di difenderl’a costo della roba, del sangue, e della vita dagl’insulti, e dagli attacchi de’ nimici.

D. Quali sono i doveri di un Cittadino verso gli altri Cittadini.

R. I doveri di un Cittadino verso gli altri Cittadini sono amarli teneramente, star sempre in pace, e buon armonia con essi, aiutarsi l’un l’altro in tutt’i bisogni della vita, esser giusto con tutti, non offenderli, né pregiudicarli mai in cosa alcuna, non recare ingiuria a veruno, cioè pon dire, né fare mai cosa alcuna, che contenga odio, o disprezzo verso di chi che sia, preferire i Cittadini a’ Forastieri, quando il merito è uguale, non invidiare agli altri né il bene, né la fortuna, che mai hanno avuta di arricchirsi, ma procurare colla fatica, e co’ proprj sudori acquistarsi senza frode e senza inganno quello stesso bene, e quella stessa fortuna, che gli altri co’ sudori, e colla fatica si hanno acquistata, Osservare fedelmente i patti fatti cogli altri Cittadini, celebrare i contratti, e fare ogn’altra azione sen£a alcuno ingannò, e con tutta, la buona fede.

D. Chi non Osserva tutti questi doveri commette peccato?

R. Chi non osserva tutti questi doveri commette peccato mortale e cade sotto la terribile maledizione di Dio, per cui non solo sarà punito nell'altra vita colle pene dell’inferno; ma dippiù sarà condannato in questo mondo a soffrire ogni sórti di miserie, di tribulazioni, di angustie, è di disgrazie come per l’opposto chi sarà fedele osservatore di questi santi precetti sarà benedetto da Dio, e riporterà premio infinito tanto in questo Mondo, che nell'altro.

D. Ogni buon Padre, ed Ogni buona Madre è tenuta insegnare tutti questi precetti a’ proprj figli?

R, Ogni buon Padre, ed ogni buoni Madre è tenut’insegnare tutti questi precetti a proprj figli, non solo perché questo è preciso comandamento di Dio ma perché da essi dipende la felicità e la tranquillità di tutte le famiglie, e dello Stato, e la pace, la fortuna, ed il buon essere de'  proprj figli.

D. Se un Padre ed una Madre manca d’insegnare a’ proprj figli tutti questi santi doveri, commette peccato?

R. Se un Padre, ed una Madre manca’ d insegnare a’ proprj figli tutti questi santi doveri, commette peccato mortale, e dall'ira di Dio saran puniti non solo pel male, che avverrà a proprj figli nel pericoloso cammino di questa vita, ma anche per tutt’il male, che ne avverrà allo Stato.

ORARIO

Per il tempo della Preghiera, Messa,

ed Esposizione del Santissimo

PER GL'INDIVIDUI

PELLA POPOLAZIONE DI S. LEUCIO

Ed Impiegati nel lavorio della seta in Belvedere

e per il tempo delle Scuole Normali,

e per quando tutti, e ciascuno

debbono principiare, e terminare

il loro rispettivo lavoro,

Ogni mattina tutti devono trovansi in Chiesa alle ore qui sotto assegnate, e prima si dirà in Coro

la Preghiera indi si ascolterà la Messa

con quella divozione che richiede il luogo sagro e il Sagrifizio che si offerisce all'Eterno Padre.

Tempo della Preghiera e della Messa:

GENNAIO, E DICEMBRE.

Alle 7 ¾ Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi ognuno deve portarsi al suo proprio luogo.

Tempo delle Scuole Normali per la mattina.

Alle 10. La metà delli Figliuoli addetti alli veli vi anderanno fino alle 11.

Alle 11i. Anderanno tutte le Figliuole ad«dette alla trattura della seta fino alle 12.

Alle 12. Anderanno tutti a pranzo.

Alle 12 ¾ Tutti devono porsi al lavoro.

Alle ore 21. La metà degli altri Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino alle ore 22.

Alle ore 22. Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannatojo, valichi, e ad doppiamento fino alle ore 23.

Alle ore 23. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione del Santissimo, ed indi recitata la Preghiera per la sera, ognuno se n’andrà con tutta la modestia, ed onestà nelle proprie abitazioni.

FEBBRAIO, E NOVEMBRE.

Alle 7. Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi ognuno deve portarsi al suo lavoro.

Alle 10. La metà delli Figliuoli addetti alti veli anderanno alle Scuole Normali fino alle 11.

Alle 11 Anderanno in dette Scuole tutte le Figliuole della trattura della seta fino alle 12.

Alle 12 Anderanno tutti a pranzo.

Alle 12 ¾ Tutti devono porsi al lavoro. Alle ore al. Anderà l’altra metà delli Figliuoli addetti alli veli alle Scuole Normali fino alle ore 22.

Alle ore 22. Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannàtojo, valichi, e addoppiamelo fino alle ore 23.

Alle ore 23. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione, e recitare la Preghiera per la seta come sopra.

MARZO, E OTTOBRE.

Alle 6 ½ Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi ognuno deve portarsi al suo lavoro.

Alle io. La metà delli Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino all'11.

Alle 11. Aneleranno in dette Scuole tutte le Figliuole della trattura della seta fino alle 12.

Alle 12. Anderanno tutti a pranzo.

All’1 Tutti devono porsi al lavoro.

Alle ore 21, Anderà l'altra metà delli Figliuoli addetti alli veli’ alle Scuole Normali fino alle ore 22.

Alle ore 22, Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannatojo, valichi, e addoppiamente fino alle ore 23.

Alle ore 23. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione, e recitare la Preghiera per la sera, come sopra,

APRILE, E SETTEMBRE.

Alle Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi portarsi ognuno al suo proprio lavoro.

Alle 10. La metà delli Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino alle 11.

Alle 11. Anderanno a dette Scuole tutte le Figliuole della trattura della seta fino alle 12.

Alle 12. Anderanno tutti a pranzo.

All’1 Tutti devono porsi al lavoro.

Alle ore 21. La meta degli altri Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino alle ore 23.

Alle ore 23. Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannatoio, valichi, e ad doppiamente fino alle ore 23.

Alle ore 23. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione, e recitare la Preghiera per la sera, come sopra.

MAGGIO, ED AGOSTO.

Alle 5 Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi deve ognuno portarsi al suo proprio lavoro.

Alle 10. La metà delli Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Norma li fino alle 11.

Alle 11, Anderanno a dette Scuole tutte le Figliuole della trattura della seta fino alle 12.

Alle 12. Anderanno tutti a pranzo.

All'1 ½ Tutti devono porsi al lavoro,

Alle ore 21. La metà degli altri Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino alle ore 22.

Alle ore 22. Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannatojo, valichi e addoppiamente fino alle ore 23.

Alle ore 23. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione, e recitare la preghiera per la sera come sopra.

GIUGNO, E LUGLIO

Alle 4 ¾ Devono tutti andare in Chiesa per la suddetta Preghiera, ed ascoltare la Messa, ed indi ognuno deve portarsi al suo lavoro.

Alle 10. La metà delli Figliuoli addetti alli veli anderanno alle Scuole Normali fino alle 11.

Alle 11. Anderanno in dette Scuole tutte le Figliuole della trattura della seta fino alle 12.

Alle 12. Anderanno tutti a pranzo.

Alle 2. Tutti devono porsi al lavoro.

Alle ore 21. Anderà l’altra metà delli Figliuoli addetti alli veli alle Scuole Normali fino alle ore 22.

Alle ore 22. Anderanno a dette Scuole le Figliuole dell’incannatojo, valichi e addoppiamelo fino alle ore 23.

Alle ore 13. Ciascuno deve portarsi in Chiesa a ricevere la benedizione, e recitare la Preghiera, come sopra.

Si dà però la libertà alli Tessitori de’ veli di fatigare quanto vogliono di notte così per la sera, come per la mattina. Lo stesso faranno poi le Figliuole dell'incannatojo, valichi, ed adoppiamento.

Regole da riservarsi dalli Figliuoli 

della Real Fabbrica de Veli in Belvedere.

Prima Regola, Ogni Figliuolo deve nelle ore stabilite portarsi modestamente la mattina a sentire la S, Messa, ed indi a via dritta andare al suo lavoro, senza fermarsi nel Corridojo, né andare ove non ha che farci.

Seconda Regola. Nessuno Figliuolo deve sortire dalla Real Fabbrica senza chieder licenza a chi (come se fosse un Prefetto) sta più vicino all'entrare, ed uscire, a quale effetto si farà anche una Tabella, col nome di ciascuno, scritto in tante cartelline col suo nome, e nel sortire, che farà il Figliuolo, tirerà fuori la cartellina col suo nome, e nell’entrare l’infilserà di nuovo dentro, come si costuma nelli Conventi de’ Monaci per sapere chi sta fuori, e chi dentro.

Terza Regola. Nelle ore stabilite devono portarsi nelle Scuole Normali con tutta modestia a due a due, e con giusto passo e finite le Scuole ritirarsi nella stessa maniera nella Fabbrica, senza fermarsi punto nel Corridojo, o altrove.

Quarta Regola. Dopo il mezzo giorno ciascuno anderà a pranzo, e a suo tempo di nuovo al lavoro. Devono però sapere. tutti li Figliuoli, che dal dopo pranzo, fino al principiare il lavoro, non li viene permesso andar gridando, né fare del chiasso.

Quinta Regola. Nell’andare la sera alla Benedizione, deve ciascuno portarsi con dovuta modestia, e con silenzio, e senza gridare; e della stessa maniera uscirsene dalla Chiesa dopo la Benedizione, e portarsi nelle loro case, o nella Real Fabbrica.

La cittadella industriale di San Leucio - Galleria fotografica (licenza Creative Commons)




















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