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CASERTA E SAN LEUCIO

DESCRITTI DALL'ARCHITETTO FERDINANDO PATTURELLI

NAPOLI,

DALLA REALE STAMPERIA.

1826. 

A S. E D. ANTONIO SANCIO Cavaliere dell'insigne reale ordine Costantiniano.
Amministratore de’ Reali Siti Caserta, e S. Leucio ec. ec.
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Signor Cavaliere

Da pii tempo anelava darle un pubblico

attestato della mia sincera gratitudine per

la bontà, che lui ha soventi fiate dimo-

strata, e per la quale me le riconosco

perpetuamente obbligato. Ho perciò l'onore

di umiliarle un tenuissimo mio lavoro, il cui

argomento per tutt'i titoli le debbe riuscir

caro. Imperciocché si tratta di una descri-

zione delle Reali delizie di Caserta e

S. Leucio: Siti, che per alto voler del

Re, N. M., sono affidati alla Sua

persona, per le cui cure indefesse si veggon

tutto di acquistar novello lustro, e splendore.

Un opuscolo quindi, il quale facendo notare

pregi di queste grandi Opere tesse

l'elogio della Regnante Augusta Dinastia

Borbonica, e che n'è stata la gran

fondatrice, e mostra la premuta industriosa

on cui Ella secondando le mire del RE

cerca di portarne innanzi la bellezza, non

non pub non riuscirle gradito.

Compatisca pertanto la picciolezza del

dono, piccolissimo proporzionato al suo gran

merito, mentre con profondo rispetto mi

soscrivo per sempre. Di V. E. Caserta 19 Giugno 1826.

Umil. Devot. ed Obblig. Servo vero,

FERDINANDO PATTURELLI. 

PREFAZIONE.

In mezzo a tante Guide, che illustrano i non pochi oggetti ammirabili, di cui il suolo Napoletano è a dovizie ricolmo (a), solo le Reali Delizie di Caserta, e di S. Leucio, non hanno incontrato finora persona, che si prendesse la pena di metterle in vista particolarmente a’ Forestieri, per farne loro riflettere la bellezza, e la magnificenza. È vero, che alcuni ne hanno parlato (b); ma o che non abbian potuto co’ proprj occhi osservar tutto, o che alcune cose appartenenti ad Arte sieno sfuggite alla considerazione di chi non era Professore; son caduti in qualche errore, e non hanno descritte colla debita diligenza le particolarità rimarchevoli, che abbondano in que’ nobilissimi lavori, e non giungono perciò a soddisfare la brama de’ curiosi viaggiatori. Ecco perché mi sono io determinato a scriver questa Opericcìuóla, la quale spero, che riuscirà di gradimento a chi ama di osservar tali cose, e a chi di lontano desidera conoscerle. Per la verità, e precisione delle cose, che scrivo, posso assicurar francamente di non riferir altro che ciò, che ho co’ proprii miei occhi mirato mille volte; giacché ho avuta la commodità di veder, e rivedere con tutto l'agio ciò, di cui tratto. Si aggiugne a questo vantaggio, l'altro di aver profittato delle notizie lasciate da’ miei antenati, i quali furono addetti a regolar la costruzione di queste Magnificenze fin dalla loro fondazione, e dello stesso Padre mio, che attualmente ha l'onore di servire S. M. (D. G. ) ed è il più antico fra gli Architetti della Real Casa, e di essere stato ancor io da fanciullo dedicato allo studio del Disegno della Figura, e dell’Architettura. Avendo poi scritto principalmente per persone, le quali in poco tempo vogliono osservare molti, e differenti oggetti,

l'uno dall'altro ben lontano ho creduto metter sott’occhio la posizione de’ luoghi, e delle strade mediante una carta topografica aggiunta alla fine del presente Opuscoletto. Mi sono ingegnato finalmente di restringer quel che sia puramente essenziale nel testo per commodo de’ viaggiatori, e nelle note, che sieguono in fine del testo, andare sviluppando qualche cosa, che potrebbe interessare chi o per Arte, o per genio amasse una descrizione più minuta, ed importante. Così al vantaggio dell’esatta descrizione si accoppia quello della brevità, che suole essere il pregio di siffatti libretti.

CASERTA E SAN LEUCIO

 §. I. Idea generale del Real Palazzo Caserta, e S. Leucio Il Regno di Napoli non andò mai tanto superbo de’ suoi Sovrani, quanto dell’Augusta Regnarne Dinastia Borbonica; e non senza ragione. Imperciocché l’immortal Carlo III. Per avere riordinata la nostra Monarchia, la quale da circa due secoli e mezzo era stata Provincia di Potenza straniera, deesi considerare come un novello Fondatore della medesima. Fralle tante opere cui pose mente, e che fe eseguire di fatto nel tempo del suo felicissimo Governo, ideò quella di una novella Città (i) anzi con ogni premura procurò di superare tutti gli ostacoli per venire a capo di questo suo magnanimo pensamento. Sulle salubri, fruttifere, ed amene Campagne di Caserta (2) lontana da Napoli per lo discreto spazio di miglia tredici (3), e non più, che sei dalla Piazza d’armi di Capua caddero le mire del Re.

Quindi dopo di avere colla sua Augusta Consorte acquistato il Contado Casertano dal Michelangelo Gaetani (4), comunicarono la loro grandiosa Idea di erger colà, propriamente accosto ad un antico Palazzo Baronale, una splendidissima Reggia al famigerato in que’ tempi Luigi Vanvitelli,

che esercitava in Roma l’onorevole incarico di Architetto di S. Pietro. Il saggio Artista presentò subito progetti degni del suo merito (5), ed avendo incontralo il beneplacito Reale, il giorno 520 Gennaro del 1762 fu gittata la prima fondamental pietra del Gran Palazzo con solennità, e pompa tale, che non si può immaginar maggiore (6): e prestamente a’ 19 Giugno del medesimo anno sotto la sua direzione si mise mano alla grand'Opera(7). II Re, e la Regina però non vider compito il Palazzo, giacché dovendo passare a reggere la vasta Monarchia delle Spagne nel 1759 lasciaron questa fabbrica arrivata al piano Reale. Il diletto lor figliuolo Ferdinando fu felicemente il successor del Trono, e della Magnanimità di Cardo. Quindi non solo si adoperò di menar al suo termine l'opera incominciata (8); ma di altre ne fu fondatore, e sopratutto ideonne una, che sebben sia inferiore, a quella di Caserta nella mole, e nello splendore, non lo è però nella bellezza, e nella utilità. Io parlo della famosa Colonia di S. Leucio, che deve al genio di Ferdinando la sua esistenza, la sua legislazione (9) e tutte quelle utilità, che a suo luogo andrem a osservando. Nel fondar questa Colonia pensò Ferdinando d’introdurre fra noi varie manifatture ed industrie, principalmente quelle della seta, e mise in opera tutta la sua potenza, onde da tai manifatture risultasse la floridezza della Colonia medesima e di tutto quanto il Regno.

Da questi esempi cotanto illustri non si allontana il presente nostro Re Francesco, ed egli battendo le orme gloriose dell'Avolo, e del Padre non solo aggiugnerà sempre nuovo splendore, e perfezione alle già fondate Opere, come ha gloriosamente cominciato a fare; ma delle nuove andrà ancor egli immaginandone a vantaggio degli amatissimi suoi sudditi.

§. II. Forma esterna del Palazzo,

.

Un sorprendente, e grandioso viale, medio, fra due altri men ampli, lungo circa un miglio e mezzo, che ha principio dalle prime case dei paese detto S. Nicola alla Strada in distanza di miglia undici, e mezzo da Napoli annunzia al Forestiere la vicinanza della Reggia Casertana in faccia alla quale esso termina (1o). Sorprende la vista della superba mole (11) situata in linea del già detto viale fiancheggiata da due comodi quartieri (12), i quali girando in parte a forma ellittica racchiudono una gran piazza (13). Nel mezzo della piazza medesima fermandosi il Forestiere vedrà tutto il prospetto del Palazzo (14).

La figura di questo Regale Edilizio è rettangolare divisa per mezzo di una croce in quattro spaziosi cortili (15). È esposto co' suoi quattro lati a quattro punti cardinali se non perfettamente, con piccola differenza inclinando un tantino il prospetto Meridionale verso Ponente.

Nelle facce esterne presenta il solo Ordine Architettonico denominato Composito (16) poggiante sopra un basamento bugnato a guisa di piedistallo con una balaustrata di sopra alla cornice, dell’Ordine stesso. È generalmente diviso in sette registri di finestre, cominciando a contare da quelle delle cucine, che prendon lume dalla prima linea di cancellate, oltre due piani sotterranei. A’ suoi quattro angoli vi sono quattro risalti da sostenere quattro torri, che erano immaginate magnifiche, e più elevate del resto del Palazzo alla maniera de’ Castelli; ed in mezzo a ciascuna delle due testate principali cioè di Mezzogiorno, e di Settentrione si osserva un avancorpo simmetrico alle torri laterali già dette, che va a finir con un frontone nel cui timpano è situato il quadrante dell’Orologio. Vien decorata la faccia di Mezzogiorno, con tre magnifici portoni d’ingresso, che traforando per dir così tutto il fabbricato presentano al passaggiero la gaia veduta del boschetto, e lateralmente a quello di mezzo si osservano due altre porte anch'esse maestose interrotte da quattro grandi basi da sostener simulacri (17): il tutto costruito con singolar sodezza (18).

§. III. Interno del Real palazzo. Tostoché il forestiere avrà osservato l'esterna forma del Palazzo s’incamminerà verso l'interno del medesimo (19). Nel centro del grande Edilizio ritroverà un punto interessante per la veduta, e lusinghiero per l'Arte, ove non potrà fare a meno di arrestare il passo. Qui fermato mirerà in faccia il bel viale, che mena alle peschiere ed alla celebre cascata delle acque nell’opposto Montebriano; rivoltosi alle spalle il magnifico stradone per cui è venuto da Napoli; e tornando nella prima posizione al dintorno i quattro spaziosi cortili, in cui resta diviso tutto il Real Palazzo (20); sulla sinistra la statua colossale dell’Ercole latino (21), e sulla dritta la scala Reale (22) montando la quale più cose andrà osservando degne di attenzione.

In fine alla prima tesa vedrà due grossi Leoni di marmo, simboli delle forze della ragione, e delle armi; nell’alto dell’opposta parete tre nicchie, quella di mezzo più maestosa, e ricca che presenta il simulacro dell’Augusto Carlo Borbone avvolto in Regal Manto, ed assiso su d’un Leone; nelle altre due a dritta il simulacro della Verità, ed a sinistra quello del Merito (23);

e sul capo il bel contrapposto di una doppia volta; la prima forata in forma ovale, e la seconda sovrapposta alla prima (24). Giunto sul primo ballatoio rivoltosi colle spalle alla porta ivi esistente scovrirà in questa posizione il punto interessantissimo della scena prospettica de’ due Vestiboli superiore, ed inferiore, ove il grazioso intreccio di colonne, ed il taglio de’ lumi ingredienti formano una illusione senza paragone; e ripigliando il cammino per una delle due rampe laterali ascenderà al suddetto Vestibolo superiore. Come nella scala, così nel Vestibolo ammirerà la graziosa, ed elegante disposizione de'  marmi più belli, m massima parte del nostro Regno (25), arricchita di ornati in bassorilievo di marmo, di statue (26), di balaustri, e nella parte superiore di Colonne, e dipinture (27).

Questo grazioso Vestibolo superiore (28), che trovasi a perfetto livello e de'  Reali Appartamenti, e della Real Cappella, e dell’Ordine Architettonico della scala, è di figura ottagona simile dei tutto all’altro sottoposto nel pian terreno. Contiene ventiquattro colonne dei bell'ordine Ionico di Michelangelo Bonaroti, ed è architettato in maniera, che sostenuta la volta di mezzo da otto piloni isolali, fregiati euritmicamente di sedici di queste colonne, si possa all'interno commodamente girare.

Nel suo centro arrivando mirerà di prospetto a se la porta della Real Cappella; alla dritta e sinistra due grandi porte d’ingresso a'  Reali Appartamenti, con due altre porte piccole laterali alle medesime che introducono a due scale per comodo de'  piani superiori; d'intorno quattro grandi arconi, che intromettono abbondantissimo lume; e finalmente alle spalle un altro arcone con loggiato, che si affaccia sulla prima tesa della scala.

La Real Cappella Palatina, che ha una somiglianza con quella di Versailles tutta rivestita di marmi (29), è di figura rettangolare, che termina con una grandiosa cona. Nel fondo della medesima cona trovasi una bellissima tela rappresentante là Concezione di Maria Vergine, ed a’ suoi fianchi due orchestre ricacciate in fuori.

Il rettangolo è chiuso da due magnifici portici uno di qua, e l'altro di là sostenuti da colonne, e pilastri Corintii binati (30), e piantati sopra un basamento di piedistalli, tra quali evvi il passaggio per le sacrestie. Con questi portici da’ quali si affaccia nella Chiesa attacca il Coretto destinato per la Real Famiglia, che resta allo stesso livello de'  medesimi, e nel mezzo in faccia all'altare (31).

La volta ben scompartita a cassettoni, e ricchi intagli, è ricoverta in gran parte di oro di zecchini. Sulle porte di questi portici, e su quelle del coretto, come pure fra Luna, e l'altra porta del coretto medesimo, si veggon sette quadri, che rappresentan sette Misteri della Gran Vergine (32).

Tre prime Uscito dalla Real Cappella, per la porta del Vestibolo, che guarda Mezzogiorno, passerà il curioso nel Real Appartamento, che comincia da tre grandi Saloni: il primo detto degli Alabardieri (53); il secondo delle Reali Guardie del Corpo; il terzo finalmente di prima Anticamera. Il primo Salone è molto semplice. Nel secondo vi è gran copia d’intagli di stucco, e bassirilievi (34), e si ritrova il grazioso gruppo di marmo greco rappresentante Alessandro Farnese coronato dalla Vittoria dopo aver soggiogate le Fiandre simboleggiate dalle figure, che calpesta, ammirabile per V intreccio di quattro personaggi, che la somma perizia dell’Artista seppe ricacciare da un pezzo di colonna del Tempio della Pace di Roma. Il terzo salone, dai quale a sinistra si passa nell’Appartamento vecchio, a dritta nel nuovo, e di prospetto si esce in una loggia coverta da un gran nicchione, che sporge nello spiazzo del Real Palazzo, è ricco di marmi stranieri assai pregevoli (35), ed è ornato nella volta di un bel fresco rappresentante lo sponsalizio di Alessandro il Macedone secondo Quinto Curzio (36).

L'Appartamento vecchio (37) è composto di un gran numero di stanze, e dietrostanze ben disposte, e decentemente addobbate per la maggior parte di stoffe di seta lavorate nella Real Fabbrica di S. Leucio, e di preziosi specchi ad un sol pezzo di palmi 5 per io; e di volte in gran numero dipinte a guazzo da rinomati Professori (38). In esso meritan particolare attenzione i quadri ad oglio del celebre Hackert (39), che s9 incontrano nella prima, e nella quarta stanza: i tre graziosi Gabinetti del Re, e della Regina, nel primo de'  quali si osserva un bellissimo mobilio di, e sei stupendi quadri a tempra eseguili dal testé citato Hackert (40); nel secondo l'ottica disposizione e l'intreccio degli specchi ne' muri, e nella volta; e nel terzo il grazioso scomparto degl'intagli di stucco nella volta e nelle pareti: le tre stanze che un tempo erano addette a libreria, in cui tutto lo stiglio è di mogano assai diligentemente lavorato, nella seconda delle quali si osservano in cornici i disegni originali delle Opere di Caserta (41)9 e nella terza (42) si ammirano i quattro celebri quadri eseguiti a fresco dal famoso Fiiger Tedesco (43): e ’l Teatrino (44) domestico per esercizio de’ Reali Principi, e Principesse ricco di scene, il quale corrisponde al mezzo della facciata di Oriente del Palazzo; e da cui si scovre sotto tutta la Città di Caserta. Reale Appartamento nuovo (45),

è quello destinato pel Re nel primo progetto del Palazzo (46); ed ancorché comprenda un numero di stanze minore di quello dell'Appartamento vecchio, pur tuttavolta presenta una maggior magnificenza, e ricchezza. L’ ordine delle camere, è quello stesso, tranne picciolissimi divarii, che avea immaginato l'Architetto Luigi Vanvitelli. Le due prime sale destinate per seconda, e terza anticamera, la prima detta di(47), e la seconda di Astrea (48) sono degne di tutta l'attenzione, e per la ricchezza degl'intagli, e delle figure tutte rivestite di oro di zecchini e per la decorazione delle mura coverte di scagliola con lucido ad imitazione di varii marmi, e scompartite a pilastri Ionici, e Corintii binati con helli quadri nelle loro volte (49), abbondanti di bassirilievi, di figure, ed ornati. La gran sala destinata pel Trono, che verrà pur essa splendidamente decorata, è ancora in costruzione (50); il rimanente gran numero di stanze poi, le quali a somiglianza dell’altro mezzo braccio dell’Appartamento son tutte terminate e debbono venire addobbate con ricchi arazzi istoriati, hanno parecchie volte dipinte a guazzo da'  migliori Artisti de’ tempi nostri (51). Per un lungo numero di dietrostanze sorbirà dall'Appartamento il Forestiere, e sarà condotto per una scaletta ellittica al Teatro ultimo oggetto interessante da fare osservare a’ Forestieri prima di sortire dal Palazzo.

La forma del Teatro è così detta a ferro Cavedio bastantemente comodo (52), capace di contenere più centinaja di persone. Comprende cinque linee orizzontali di palchetti, e nel suo giro si ravvisano dodici belle Colonne d'ordine Corintiod'Alabastro di Gesualdo (53), un bel palchettone pel Re, ed un gran lampadaro nel suo mezzo. Concorre a render magnifiche le rappresentanze di questo Teatro il livello del terreno, che è lo stesso del palcoscenico; di maniera, che aperto il gran portone posto all'Occidente del Palazzo, si possono avere delle vedute Teatrali estesissime. §. IV. Real Boschetto. Alla sinistra del primo lungo viale (54) del boschetto, vi è il bosco detto vecchio, perché di antica pertinenza de'  Principi di Caserta. In esso è da osservarsi un intreccio di lunghi, ed ameni viali, che offrono belle passeggiate all'ombra di maestosi alberi;

un piccolo Castelluccio con altre casette contigue, tutte circondate da un canale d’acqua, che comincia con una bella Cascatina (55); ed una spaziosissima peschiera con graziosa isola nel mezzo che contiene cinque piccole pagliaie (56). peschiere Ritornando dal bosco vecchio sul termine del che porta primo viale e montando per le due rampe (57) si osserva tutto il gran tratto, che mena alla cascata diviso da quattro graziose, e magnifiche fontane; la prima denominata de' Delfini, detta comunemente canalone dalla forma, che presenta di lungo canale (58); la seconda di Eolo ricca di statue, che rappresentano i venti (59) con due tese ornate di balaustri, e di altri gruppi di figure;, la terza di Cerere ornata pur essa. di statue preceduta da un canale, e d'altre vasche costruite a gradoni, che formano graziosi veli d’acqua (60); la quarta di Venere ed Adone, che si veggono scolpiti in marmo sopra ben giocati scogli (61), e le vasche, che la precedono son pure a veli d’acqua, del tutto simili alle altre menzionate nella fontana di Cerere: finalmente sormontando una grandiosa scalinata semicircolare di travertino con balaustrate a’ fianchi, sulle quali sorgono le statue in marmo di diversi cacciatori, e cacciataci, si giugnerà in un gran ripiano.

In questa posizione di prospetto si mira la gran caduta delle acque, che precipitandosi dal contiguo monte e frangendosi in artificiosi scogli si versano nella sottoposta gran vasca (62).

In mezzo ad essa sono situate due scogliere isolate l'una con statue rappresentanti Diana corteggiata dalle sue Ninfe, e l’altra con ne, che si va cambiando in cervo cinto di cani (63). Nella posizione medesima avrà il forestiere a Levante l’ingresso nel vasto Giardino Inglese; a Ponente la strada, che conduce a S. Leucio $ ed aHè spalle un bellissimo orizzonte col prospetto del Gran Palazzo in distanza, e le varie peschiere già percorse, che formano un colpo d’occhio bellissimo. E più bella scorgerà questa veduta, ed un più esteso orizzonte troverà salendo sul loggiato della grotta costruita a scogli in cima alla caduta delle acque ove dal condotto Carolino (64) posto alla metà di questo monte si versa giù per la cascata l’acqua.

Più oltre montando arrivato in cima al monte goderà veramente il forestiere nel girar lo sguardo per le belle campagne sottoposte. È mirabile in questo Monte il sito, che si trova a perfetto intraguardo col mezzo del Real Palazzo, nel quale mediante la continuazione delle due rampe laterali era stato immaginato e dovea venir costruito un gran Cafeaus di fabbrica per finale di tutte le Reali Delizie (65); e 'l grazioso boschettino posto a Ponente sparso di artefatti ruderi antichi, e di bellissime tortuose stradette (66).

Quindi nel tratto del cammino, che intraprenderà per portarsi in varii punti di vedute, che non hanno gii uguali, fra gli altri quello della vigna detta del ventaglio dalla forma, che presenta; e quello dell’ameno Casinetto Reale detto di S. Silvestro(67) adorno di pensili giardini dalla parte meridionale, e di una spaziosa vigna dalla parte settentrionale, e di deliziosi parterra sottoposti al detto Casinetto (68); e 1 lungo tratto di strada, che sempre in luogo rinchiuso da muro (69) fiancheggia il bei boschetto da servire alla caccia de'  tordi con un Casamento alla sua fine nella pianura posto sulla strada, che dalla caduta delle acque conduce al delizioso Real Sito di S. Leucio (70).

§. V. Real sito di S. Leucio.

.

E' questo Real Sito, come si è dinanzi accennato una colonia d’Artisti stabilita nel 1789 dall'Augusto Ferdinando per promuovere fra noi la manifattura della seta (71) emulando in così nobile impegno il famoso Ferdinando I. d’Aragona, il quale molto si adoperò ad introdurre nel Regno di Napoli questa sorta di lavoro.

Infatti mercé la proiezione accordata a questa Colonia, e le sue Reali largizioni è giunta l'Arte a gran perfezione; cosicché potremmo non aver bisogno di manifatture straniere. Il Regal Casino non ancor compito (72), meritamente detto di Belvedere, è situato a Mezzogiorno alle falde del Monte S. Leucio in una posizione assai salubre ed eminente fino al segno di guardar a se sottoposto il Gran Palazzo di Caserta: e siccome resta superiore anche a’ fabbricati della Colonia Leuciana; una maestosa scalinata, che il precede, eccita il desio di ascendervi. Giunto nel piano si osserva in faccia l'avancorpo bene architettato, in mezzo al cui primo piano havvi la Chiesa Parrocchiale fiancheggiata da due belle fontane, ed alle spalle nel basso il magnifico portone, che forma di fuori il rinchiuso l'ingresso principale a questo Real Silo ornato affianchi da due lunghi casamenti appellati quartieri di S. Carlo e S. Ferdinando (73).

Nella Chiesa Parrocchiale è degna d’osservarsi la perizia dell'Architetto Coldecini, che da un Salone che era, seppela ridurre all'attual forma per voler del Re Ferdinando nel 1776 (74). Nello spiazzo all’Oriente del suddetto avancorpo, che dovea esser centro del Real Casamento, ritrovasi nell’alto del fondo la statua del Re Fondatore e singolar proteggitore dell’intera popolazione, ed alla sinistra dello spiazzo medesimo si passa nel cortile del Palazzo.

Nel portichetto vi sono attaccate simmetricamente al muro cento recipienti di soda, per averli pronti in caso d’incendio, e nell’aia del cortile medesimo il Re ha date in ogni anno delle sontuose tavole alla intera popolazione, nella circostanza de’ maritaggi, che secondo le leggi della Colonia hanno luogo nei giorno di Pentecoste (76). Passando nel Real Appartamento il curioso osserverà un discreto numero di ariosissime stanze comode per lo Real diporto, tutte decentemente addobbate, alcune delle quali hanno de’ belli guazzi nelle volte (76): ed è meraviglioso l'esteso orizzonte che si osserva dalla stanza di questo Real Casino destinata per dormire le LL. MM. Dall'istesso Appartamento si fa passaggio nelle varie officine della fabbrica delle seterie, come Filanda9 Incannatorii, Filatorii, ed altro, che sembra inutile andar minutamente descrivendo; ed è cosa, che sorprende il vedere le molte, e differenti operazioni, che si fanno nello stesso tempo per mezzo di macchine tutte animate dal rotone piantato in un sotterraneo al lato Occidentale del fabbricato, e spinto da un ramo dell’acqua Carolina appostatamente ivi condotta. Un bel Cilindro costruito sopra disegni pervenuti dalla Francia, si trova all’Occidente del Cortile del Real Casino.

Sortendo poi dallo stesso cortile nel locale a se incontro ritroverà la disposizione di tutti i telai ed altre manovre della fabbrica, per comporre ogni sorta di stoffa (77): e progredendo il cammino più sopra vi è il locale ove si conservano i bachi da seta chiamata Cocolliera colla corrispondente stufa, ed un'altra spaziosissima Filanda (78).

Avendo comodità il forestiere potrebbesì recare nel Sito detto la Vaccherìa (79) un miglio all’Occidente di Belvedere sempre nell'istesso recinto di S. Leucio, ad osservare un assai di voto Tempio, che la pietà del Re Ferdinando nel principio del secolo presente volle edificare per comodo della gente ivi dimorante (80) dov’è ancor la fabbrica riunita di tutti i telai di calze da seta di ogni sorta.

Prima pertanto, che il curioso parta dal Real Sito di Belvedere è d’uopo fargli sapere, che se le nostre contrade non fossero state soggette a'  danni del 1799, ora ammirèrebbesì al basso, fuori del recinto nella campagna sottoposta al Casino Reale, una simmetrica, e ridente Città appellata Ferdinandopoli, giacché era approvato il progetto dell'edificazione, né mancava, che metter mano all’opera (81).

§. VI. Real Giardino. Ripigliando poscia il cammino, che conduce verso la caduta delle acque (82), all’Oriente della stessa, ritrova il bel Giardino piantato all’uso Inglese con un ricco Orto Botanico.

Siam debitori di questa grande opera al gusto sublime della Magnanima Carolina d’Austria Madre dell'Augusto Francesco I. (83), che versò gran tesori in questa infima parte di uno de’ Tifatini, onde a forza d’ingegno, e di Arte si ottenessero gli scherzi più belli ad imitazione della natura.

A’ principj di questo grandioso Giardino v’è un Casamento (84) da servire per Real diporto, ma rimasto imperfetto: più addentro intromettendosi a vicenda si. presentano sotto gli occhi gl’intrecci più graziosi d’artefatte stradette cinte di scherzosi, e differenti gruppi di piante, e le verdeggianti replicate scoscese, che formano bellissimi controposti, e presentano ammirabili vedute.

Attira sopratutto però l’attenzione dei viaggiatore, per tralasciare le tante altre cose, un artefatta diruta grotta semicircolare immaginata in pietra tufo, nell’interno molto bene architettata con colonne di marmo, e decorata con diverse statue, tutta ricoverta, e cinta di boscaglie,

che invitano propriamente alla solitudine, con diverse uscite, dalle quali si presentano sempre nuovi quadri di veduta; le altre contigue tortuose grotte ricacciate per viali nello stesso tufo, e pittoricamente rivestite di edere, e di altre piante aquatiche; la bella distribuzione dell’acqua, che forma diversi ruscelli, e fra questi uno, che ha principio da un piccol laghetto situato nello spiazzo innanzi le aperture della suddetta grotta in cui fingendosi l’acqua scaturire naturalmente da uno scoglio, si torce in varie guise per mezzo di graziosi canali or nell’alto fluendo, ed or nel basso, e forma nella sua fine uno spazioso lago con due graziose isolette nel mezzo, nella maggior delle quali si ravvisano i ruderi di un incompleto Tempietto; e ’l bell’ordine de’ pensili orti, che unitamente al già accennato comprensorio racchiudono ricche serie di piante Esotiche, Indigene, ed Acquatiche (85).

§. VII.

Reali Ponti di Valle.

Partendosi il Forestiere da questo Giardino di delizie, prima di far ritorno nella Capitale dovrà volgere il suo cammino verso i tanto decantati Ponti di Valle (86),

i quali fu mestieri ergere per traversare la profonda Valle, che divide il Monte Longano dall’altro Garzano, per d$re nella sua cima il giusto declivio alle acque di Caserta. Questa maestosa fabbrica che dimostra il genio, e la potenza del Gran Carlo Borbone, ed il talento insieme dell’Architetto Luigi Vanvitelli (87), ritrovasi poche miglia al di là della Città di Maddaloni, quasi a vista del Paese detto la Valle da cui prende il nome, e fu intrapresa contemporaneamente all’intiero Condotto (88).

È composta di novanta magnifici archi distribuiti in tra Ordini Orizzontali, l'uno all’altro perfettamente sovrapposto: il primo registro ne contiene diciannove; il secondo ventotto; e ’l terzo quarantatre; ed ognun di questi archi arriva all’imponente altezza nella sua luce di palmi sessantaquattro. Due forti e spaziosi urtanti l'uno contrario all’altro son posti dopo ogni due archi, e mediante piccoli passaggi rimasti in costruzione nelle spalle degli archi medesimi si può commodamente passeggiare ogni ordine di arcate, presentando una bella illusione prospettica, allorché si comincia a percorrerli. L’enorme altezza di tutte le tre arcate colle corrispondenti grossezze di fabbrica poste fra la cima di un arco, e ’l piano dell’altro presa in linea perpendicolare alla sottoposta strada, è di palmi 221, e la lunghezza superiore comprese le ale di palmi 2080.

Nella sua sommità offre questa fabbrica la larghezza di palmi 15, cioè palmi 10 e ½ di vano, e palmi 4 ½ per le pettorate; e vi è comoda strada da poter passare anche in vettura (ma ciò è riserbato alle sole persone Reali). I più sodi materiali furon adoperati in questa portentosa opera moderna, come potrà osservare ocularmente V intelligente viaggiatore: basta dire, che la profondità de'  fondamenti de'  piloni di mezzo, è arrivata a palmi centoquaranta (89).

ANNOTAZIONI. NOTE. (a) Per tralasciare i tanti antichi Autori, che hanno descritti i nostri siti; mi contenterò di far seguire un elenco de'  soli moderni Scrittori.

M. de la Lande. Voyage en Italie. Yverdon. 1788.

Il Signor D. Giuseppe Sigismondo. — Descrizione delta Città di Napoli, e suoi borghi, Napoli 1789.

Breve descrizione della Città di Napoli, e suo contorno, Napoli 1792. Quest'opera è del Sig. D. Giuseppe Galanti.

L'Abate D. DOMENICO ROMANELLIViaggio a Pompei a Pesto, e di ritorno ad Ercolano ed a Pozzuoli, Napoli 1817.
Napoli Antica e Moderna, Napoli 1815.
Iohn Chedwode Eustace. A Tour through Italy, An. MDCCCII. Fourth. Edition. Leghorn. 1818..

Il Sig. D. Giovanbattista Finati. Il Regal Museo Borbonico. Napoli 1819 al 1822.

Tableau Topographique et Historique des isles d'Ischia, de Ponza, de Vendotena, de Procide, de Nisida; du cap de Misene et du Mont Pausilipe. Par un ultramontain. Naples 1822.

Il Signor Canonico

D. ANDREA

DI IORIO

Indicazione del più rimarcabile in Napoli e contorni, colla traduzione Francese. Napoli 1819.

Guida di Pzzuoli e contorni. Seconda edizione. Napoli 1822.

Viaggio di Enea all'Inferno, ed agli Elisii secondo Virgilio. Napoli 1823.

È questa una Guida di nuovo genere in cui il dotto Autore dimostra, che ne' contorni di Pozzuoli si ritrovano precisamente i luoghi cosi disposti, come li va descrivendo il gran MARONE. Sicché ne' suoi poetici viaggi incontra il Lettore la vera Topografia di que' tali siti.

Real Museo Borbonico Galleria de'  Vasi. Napoli 1825.

Description de quelques Antiques Gabinet du Royal Musée Bourbon de Portici. Naples 1825.

Real Museo Borbonico Officina de Papiri. Napoli 1825.

Il Signor D. Lorenzo Giustiniani — Memoria sullo scovrimenlo di un antico sepolcreto Greco-Romano. Seconda edizione. Napoli 1816.

Le Comite Edmund de Bouree. Notice sur les ruines les plus remarquables de Naplesses environs.

Il Sig. D. Cardo Bonucci. Pompei. Seconda edizione Napoletana. Napoli 1826.

(b) Ecco gli Scrittori, che per quanto mi è riuscito conoscere han parlato delle Beali Delizie di Caserta, e S. Leucio.

L’Architetto D. Luigi Vanvitelli. Dichiarazione dei Disegni del Real Palazzo di Caserta alle Sacre Real Maestà di Carlo Re delle Due Sicilie ec. ec. ec. e di Maria Amalia di Sassonia Regina ec. ec. Napoli 1756.

M. de là Lande. Nel citato Voyage. Tomo VI. pag. 180. Description du Chateau, et de l'acquedue de Caserte.

Il Signor D. Giuseppe Sigismondo. Nella citata descrizione. Tomo III. pag. 341. Descrizione del Real Palagio, e Real Villa di Caserta, e de'  superbi ponti fabbricati nel vallo di Maddaloni.

Il Signor DI PIETRO D'ONOFRI dell'OratorioNelle note all’Elogio e Vita del Re Cario III. Napoli 1789. pag. CXLV.

Nella Breve notizia della nuova popolazione stabilita dal Re N. Ferdinando IV in San Leucio nel distretto di Caserta; che si trova alla pag. XXXV. del libretto intitolato = Vita di Santo Leucio primo Vescovo di Brindisi. Napoli.

Notizie del bello, dell'antico, e del curioso che contengono le Reali Ville di Portici, Resina, lo Scavamento di Pompeiano, Capodimonte, Cardito, Caserta, e S. Leucio, che servono di continuazione all'Opera del Canonico Carlo Celano. Napoli 1792, pag. 118. Cap. IV. Della Regal Villa di Caserta,

L'Abate D. Francesco Samo. Dizionario Geografico, Istorico, Fisico della città di Napoli, Napoli 1795. Articolo Caserta, ed Airola.

Il Signor D. Lorenzo Giustiniani. Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli. Napoli 1797. Articolo Caserta, ed Airola.

L’Abate D. Domenico Romanelli. Napoli Antica, e Moderna. Tomo III. pag. 188. Palazzo di Caserta, e sue delizie.

Franctsci Parochi Palmieri. In Laudem Caroli III. Siciliarum, inde Hispanèmrum, et Catholici Regie. Neapli. MDCCCXIX.

Il rinomato Iohn Chetwode Eustace. Nel citato Classical Tour Vol. III. Chap. II... Exursion to the Aqueduct, and Palace of Caserta. pag. 70.

Descrizione delle Reali Delizie di Caserta, che siegue la Vita dell'Architetto Luigi Vanvitelli. Napoli 1823.

Il Signor D. Domenico Sambalino. Guida dei Viaggiatori, in Italia, e all'isole di Sicilia, e Malta con l'indicazione delle strade alle principali Città di Europa. Firenze 1823. pag. 350. Palazzo Reale di Caserta.

Chev. M. Vasi. Itinéraire instructif de Rome à Naples, ou description générale des monumens anciens, et modernes et des Ouvrages les plus remarquables en Peinture, Sculpture, et A de celle Ville cèlebre, et de ses environs. Seconde édition Napolitaine. Naples. 1824. pag. 270. Palace Royal de serie.

Il Sig. D. G. B. de Ferrari. Nuova guida di Napoli, dei contorni di Procida, Ischia, e, compilata su la guida del Vasi, ed altre opere più recenti, e dietro una visita del Compilatore alle Chiese, monumenti, Antichità ec. ec. Napoli. 1826. pag. 531. Palazzo Reale di Caserta.

Il Signor D. Mariano de Laurentiis. Campania Felicis Antiquitàtes Elucubratae. Neapoli 1826 Tom. I. pag; 76, e 77. Quest’opera tra poco vedrà la pubblica luce.

(1) Tutte le Case di questa nuova Città dovevano essere dell’altezza de’ Quartieri, e simmetricamente disposte ad un livello, come potrà scorgersi dalla Tavola XIV. della Dichiarazione de'  Disegni del Real Palazzo di Caserta. In essa si vede tanto la parte dell'attual Caserta verso Ponente, del Palazzo, quanto quella parte, che dovevasi edificare all’occidente del Palazzo medesimo ambedue simmetriche, di modo che la suddetta Reggia restando nel centro, e superiore a tutte queste abitazioni, che avrebber dovuto cingerla signoreggiasse in modo, veramente singolare. Fa mestieri a questo proposito avvertire il lettore, che mal si avvisano coloro, che opinano, aver profusi il Re Carlo tanti milioni in queste Reali Delizie per un semplice Casino di diporto; giacché la sua idea era di formare una Città novella ed in essa forse trasportar la Reggia. Del rimanente prescindendo dall'idea della Città una spesa cosi grande ha: recato molti vantaggi, fra i quali non merita l'ultimo luogo l'acqua. condotta a più Paesi, che per lo innanzi n’ erano privi.

(2) Senza, che io mi dilunghi nel descrivere l'eccellenza dell'aria Casertana principal circostanza da ricercarsi in un luogo dove si abbia a fabbricare. primum electioloci saluberrimi. Vitruv. lib. II. Cap. IV; un dotto Casertano vi ha pubblicata una dissertazione tutto propria nelle sue erudite Memorie della Città di Caserta. Vedi Esperti Memorie ecc. Napoli 1763. Del resto basta recarsi in quel sito per vederne tutta l’amenità.

(3) Da Napoli per portarsi, in Caserta s’incontrano i Paesi Casoria, Cardito, e Caivano. Nella distanza di miglia 8 da Napoli si passano tre rivoli, i due primi detti lagni, che con ingenti somme furono cavati. per ordine del Conte di Lemos Viceré sotto Filippo IV.

Monarca delle Spagne, come si rileva dalla iscrizione esistente sul primo ponte che s’incontra, onde dare lo scolo alle acque, che per lo innanzi ingombravano i fruttiferi campi dell’Acerra: il terzo chiamato carnale d'irrigazione di recentissima costruzione.

(4) L’attual Caserta dichiarata Città con Real Diploma del 1800 prima della edificazione del Palazzo era un piccolo Paese denominato la Torre, (Vedi la Bolla dell’Arcivescovo, di Capua Sennbte del 1113 riportata dall'Ughello Tom. IV. pag. 476. Venetiis 1720, colla quale questo Arcivescovo in qualità di legato Apostolico, e Vicario del Papa nel Principato di Capua riordinando la Diocesi Casertana, nomina la presente Chiesa Parrocchiale di Caserta S. Sebastlan. M. de Torre ); in cui esisteva un Palazzo Baronale per diporto de'  Conti di Caserta, che ' attualmente si vede in mezzo alla gran piazza del Mercato. Nel detto Palazzo Baronale all'angolo fra Settentrione ed Oriente si veggono gli avanzi di una Torre molto più antica del medesimo, dalla quale il Paese pigliò il nome; giacché la Città primaria del Contado era sulle vette di un colle de’ Monti Tifatini, alle cui falde esistono i ruderi dell’antico Tempio di Giove Tifatine nel luogo ove sta il Conventino de'  PP. Dottrinarii detto S. Pietro ad Montes. Questa Città oggi è chiamata Caserta vecchia al Nordest di Casertanuova dalla quale dista per circa miglia due. Intorno alla fondazione di Casetta vecchia v’ha diversità di sentimenti fra gli Scrittori; sul quale punto potrebbero gli amatori delle Antichità utilmente consultare D. Crescenzio Esperti Memorie Istoriche della Città di Caserta. Napoli 1773, e D. Lorenzo Giustiniani. Dizionario Geografico ragionato del Regno di Napoli. Napoli 1797. Articolo Caserta.

In essa Casertavecchia esiste tuttora la Cattedrale della Diocesi Casertana alquanto ampia di struttura Gotica a tre navi divise per mezzo di colonne, con un campanile quasi tutto incrostato di marmo, ed ornato di piccole statuette secondo l'usanza di que’ tempi; inoltre un commodo Seminario, e gli avvanzi del Palazzo di residenza degli antichi Duchi con una spaziosa torre.

(5) Questi progetti espressi in XIV. Tavole, e colle corrispondenti illustrazioni furono pubblicati in sesto atlantico con edizione veramente bella pe’ tipi della Reale Stamperia Panno 1766, che ha per titolo Dichiarazione de Disegni del Real Palazzo di Caserta,

(6) Ecco come ha scritto di questa funzione l'Architetto Vanvitelli testimone oculare nella sua Dichiarazione de'  Disegni del Real Palazzo di Caserta pag. 3.

Giorno in vero più opportuno per porre la prima pietra sopraggiungere non potea, che quello stesso in cui ambidue i Pegni erano in gioia, per essere quello appunto, nel quale trentasei anni prima era per comune felicità venuto alla luce la Maestà del Be.

Adunque al primo apparir dell'aurora del giorno 20 di Gennaio dell'anno 1752, che si dimostrò, cosi puro, e lucido, come se il Cielo ancora avesse preso parte nella pubblica letizia, nel piano destinato all'Edificio comparir si videro i Reggimenti di Fanteria di Molise, e dell'Aquila e varii Squadroni di Cavalleria dei Reggimenti del Re, e Dragoni della Regina, che tutti insieme descrivevano lambito de'  muri principali della futura Fabbrica: gli Squadroni di Cavalleria i due lati maggiori del rettangolo, la Fanteria i due minori; gli angoli furono occupati da ottocannoni, due per angolo e ciascuno corispettivi Artiglieri, e Milizie di quel Corpo.

Nel sito, che perpendicolarmente corrisponde al Coro della Cappella Reale, sorge a un palco rettangolo circondato da commoda gradinata, sopra cui da dieci colonne veniva sostenuto un padiglione di ricche pezzerie; nel mezzo stava situata una gran tavola di velluto e di broccato ricoperta, et onde sorgevano quattro dorati ferri, che s'univano in centro nell'alto, per sostenere appesa la traglia (della quale vedrassi l'uso in appresso) e terminavano con garbo a sostenere nella Cuspide il Giglio d'oro. Nel mezzo di questa mensa fu posta la cassetta di marmo, quasi ottagono; che dovea porsi nel fondamento; e perché la funzione di benedirla doveva farsi da Monsignor Nunzio, vi era inciso Ludovicus Gualterius Arch. Myr. Nuli. Ap. Da i lati vi si vedeano due schifi dorati d guisa di urne: in uno di essi stava la calcina, il martello, e cazzuola di argento ambedue col manico di aborio; nell'altro la prima pietra fondamentale, in cui leggevasi CAROLUS ET AMALIA utr. Sic. et Hier. Reg. PP. anno Domini MDCCLII. XIII. Kal. Febr. R. XVIII. In disparte poi vedeasi altra pietra, che in segno di altissimo onore, come Architetto delV Opera y dovea io sovrapporre. Conteneva questa il presagio di perpetuità espresso col seguente distico da me volgarizzato in due versi, Stet Domus, et Solium, et Soboles Borbonia, donec Ad superos propria vi lapis hic redeat. Da Reggia, il Soglio, il Regal Germe regga,

Finché da se la pietra il Sol rivegga. Ludovicus Vanvitellius Arch.

Rendevano Compimento vicino al suddetto magnifico padiglione i due Battaglioni delle guardie Italiane, e Svizzere in due ale disposti.

Il primo a giugnere alla funzione fu Monsignòr Nunzio Apostolico, incontrato dal Clero della Cappella Reale; quindi sopravvenne il corteggio Nobile vestito a tutta gala, e finalmente le MAESTÀ del Re, e della Regina in muta a sei, col numeroso seguito di 'altre mute dei Cavalieri e delle principali Dame di Corte,. Adornate estremo della ricchezza e della leggiadria.

Discesero le Regnanti Maestà dalla Carrozza e salirono nel luogo magnifico descritto sopra una predella ricoperta di velluto trinato doro ove si assisero in due ricche sedie di appoggio, attorniate dai Cavalieri Capi di Corte; dai Ministri, dai Gentiluomini di Camera, e dagli Ambasciatori delle Corone straniere, unitamente con molti uffiziali militari di rango, e numerosa Nobiltà dei Regni. Subito Monsignor Nunzio benedisse la cassetta, e la prima pietra fondamentale secondo il rito del Pontificale Romano. Il Re, e la Regina vi posero dentro molti medaglioni d oro, d’argento, e di metallo, ne' quali dalla parte dell'impronto delle teste Reali si leggeva, Carolus Rex et Amalia Regina pp. ff. ii. Nel rovescio, in cui era impressa la Reale Fabbrica, e Giardino, Deliciae. Regis. Felicitas. Popoli. Nellìesergo, Augustae Domus natali che optimi Principis fund amenta iacta. Di primo coperchio alla divisata cassetta servì una lastra quadrata di marmo, ne, di cui angoli erano impresse quottro croci su di questa (a mano stessa del Re con la cazzuola distese la calcina, e soprappostavi la pietra fondamentale, ve l'assodò con alcuni colpi di martello;

cinta fu poscia la cassetta unita alla pietra con due cinghie di velluto cremesino trinate doro, le quali combinavansi a quattro col mezzo di una fibbia e sollevata dalli fisse, a cui era avvolto, il cordone di seta cremesina, che si univa al ravvolgimento raddoppiato della traglia descritta, che sosteneva il peso, ecco, allora la mensa, e prender forma delladi un pozzo, per la quale il Re svolgendo il cordone di seta, in cui era adattato un manico di legno Indiano, fé dolcemente scendere la pietra fino sul fondo preparato già nella dura terra vergine e quivi dai Capo maestro fabbricata, e ricoperta fu con quella dell'Architetto; mentre i due Clementissimi Regnanti del lavoro, che faceasi nel fondamento si erano fatti spettatori dal sopraccennatoRimbombava intanto, e la circostante Campagna e Varia stessa dalle gioiose acclamazioni de'  popoli dal concento dei bellici musicali strumenti, e dal frequente regolato strepito dei fucili, e delle artiglierie.

Dopo questo segnalato giorno si diè principio a profondare da ogni lato il delineato terreno per le fondamenta del Palazzo, e quindi a fabbricare la grand'Opera nel di 19 Giugno del medesime arme mille settecento cinquanta due.

(7) Per dar cominciamento alla fabbricazione del Palazzo di Caserta vi era bisogno di non piccola quantità di acqua. Ne' contorni di Caserta medesima non vi era alcuna sorgente atta al bisogno, giacché la sola piccolissima, che anche ora si osserva quasi dispersa nella vallata sotto Casertavecchia era raccolta in due spaziose conserve una nel Paese detto Casolla, e l'altra nella Vaccheria per Rimare la piccola, fontana in mezzo al Mercato, ed i. giardini Baronali del quali si farà menzione nella Nota N. 55.

Si dovette dunque andare in traccia di altre acque, queste si rinvennero in tre sorgenti nel recinto de’ Tifatìni. In distanza di circa miglia due e mezzo più in là di Casertavecchia, verso la parte Orientale dietro, i due Villaggi Casata ePozzovetere all’occidente del monte di Giove fu rinvenuta la prima che porta lo stesso nome del Monte: la seconda detta di Fontanelle filtro vaia, nel monte della Cresta, distante dalla prima per palmi 3041: e la terza nel monte S. Ermo le quali senza indugio veruno furono incanalate in condotterà di fabbrica e con molta fatica si portarono fin fuori la faccia dello stesso monte S. Ermo, che guarda tra Mezzogiorno e Ponente nel punto chiamato la Grotta di S. Ermo ossia S. eramo. Da questo puntò poi facilmente si seguitò il canale pel declivio del monte, e si fò imboccare in un antico condotto de’ Principi Casertani, che avea principio dal suddetto Paese Casella, e giugnea fino a Caserta; e cosi si tirò innanzi con celerità la gran Fabbrica sino a che non s’ebbe l’altracqua del Condotto Carolino, del quale farem menzione nella Nota N. 64. Le difficoltà però non furon leggiere nel dover costruire il primo tratto di questa condotterà di palmi lineari 14652, cioè miglia due, e palmi 652 dalla sorgente di Giove, che è la più lontana fino alla suddetta Grotta di S. Ermo ed il secondo di palmi 3300 dalla sorgente di Fontanelle sino all’imboccatura del detto primo tratto. Imperciocché occorse farsi tre trafori il primo nel monte di Giove in sasso vivo vicino alla sorgente per la lunghezza di palmi 945, e per la maggior profondità di palmi 66, il secondo nel monte della Cresta pure in sasso vivo in lunghezza di palmi 3230,

e nella profondità maggiore di palmi 158, e ’l terzo nel monte di S. Ermo in sassovivo, e terra in lunghezza di palmi 3741, e nella profondità maggiore di palmi 21.

Di questo condotto parla anche il Ch. Parroco Palmieri nel suo Elogio al Re Carlo III. 11 volume di quest’acqua tutta unita è di once 12 di larghezza per once due d’altezza ma nella state manca quasi per metà.

(8) Nella continuazione della fabbrica del Real Palazzo di Caserta. non si ebbe più riguardo all'antico grandioso. progetto della Città; per cui molti eleganti pensieri immaginati dal Van vitelli, ed espressi ne' suoi disegni non hanno avuto effetto.

(9) La Legislazione di S. Leucio parto fecondo dell'ottimo cuore, e del talento sublime del nostro Re Ferdinando, che degnossi vergarle di suo proprio pugno, sono veramente un capo d'opera, e meritamente han riscossa l'ammirazione di tutta quanta l'Europa. Esse venner pubblicate pe' tipi della Reale Stamperia, la prima volta nel 1789 col titolo Origine della Popolazione di S. Leucio, e suoi progressi fino al giorno d'oggi colle leggi corrispondenti al. buon Governo di essa; e quindi ristampate nel 1816 nella medesima Reale Stamperia; il Vescovo di Telese Monsignor. D. Vincenzo Lupoli nel 1789 le tradusse in latino, e pubblicolle con dotte ed erudite annotazioni. Il Cav. D. Domenico Cosmi stampò inoltre un libro di eleganti componimenti poetici, in lode delle medesime Leggi e dedicollo alla Maestà della Regina Carolina d’Austria di sempre felice rimembranza. In somma chiunque, ha parlato del Re Ferdinando e in vita, e dopo la morte di lui non ha potuto non tributargli la più larga,

e meritata lode per questa Legislazione, che quantunque breve emula, e forse sorpassa nella saviezza le più famose cosi fralle antiche, come fra le moderne.

(10) Erano già piantatigli alberi, che segnavano questo triplice viale, che secondo l'idea del celebre Vantitelli doveva stendersi miglia quattro, e indirizzarsi poi verso Napoli, come potrassi osservare nella carta topografica alla fine del presente opuscolo, e come si trova puranche scritto presso M. de la. Lande. Voyage en Italie Tom. VI. pag. 180. L’idea era quella di destinare il viale di mezzo più spazioso per andar in carrozza, e i due laterali per passeggio; ma fra le tante vicende avvenute nel nostro paese furono svelte queste piante nella parte, che dal paese S. Nicola giugnea sino al ponte Carbonara, cosicché nella porzione rimasta il solo grottone sinistro di chi guarda il Palazzo si traffichi óra a piedi, ed in carrozza.

(11) Il Celebre Eustage. nel suo Classical Tour Tkrough Italy VoL MI. pag. 73 confessa la nobiltà singolare di questo Palazzo: We then entered the palace one of the noblestedifices of the Europe for magnitude and elevation.» Noi dunque entrammo nel Palazzo, che è uno de'  più nobili edificj di questo genere in Europa, tanto per l'ampiezza, che per l’elevazione.»

(12) Ciascuno di questi due Quartieri, che si continuano a fabbricare, comprende tre piani. La loro costruzione è soda, ed è adornata di pilastri Dorici bugnati. Ognuno è largo nel fronte palmi 79, lungo tra il dritto, e l' centinato palmi 792, ed alto 62 e mezzo distante da’ risalti del Palazzo per palmi 80.

(13) La lunghezza di questa piazza presa dalla soglia del portone di mezzo del Palazzo a giugnere alla periferia dell'ellissi, è di palmi 1370, ed è larga nella maggiore curvatura palmi 1694 per cui occupa 3a moggia e due passi di terreno.

(14) Il prospetto meridionale del Palazzo lungo palmi 941, ed alto 143, è decorato di dodici colonne scanalate addossate a muro quattro di esse nell’avancorpo di mezzo, che racchiudono di quà, e di là un loggiato, che sorge sul portone di mezzo ricoverto da un gran nicchione é guarda dritto lo stradone di Napoli, e quattro per parte nelle due facce delle torri laterali; e da sei pilastri della stessa dimensione delle colonne. Nell’alto del fondo di questo nicchione leggesi la seguente iscrizione, che si suppone essere del Marchese Tanucci

HAS. ARDES

CAROLUS. SICILIARUM

ET. HIERUS. REX

A. FUNDAMENTIS. CON8TRUXIT

FERDINANDUS. IV.

FILIUS. ET. 8UCCESSOR. ABSOLUIT

ANNIS. CHRIS. MDCCT. II.

ET. MDCCLXXIV. 

Comprende 243 finestre, tre portoni grandi, e due grandi porte; non già trente-quatrcroisèes come dice M. de la Lande. Vayage en Italie Tom. VI. pag. 181. e sulle tracce di costui anche il Sigismondo nella Descrizione della Città di Napoli e suoi Borghi. Tom. III. pag. 147. Il suddetto prospetto è del tutto simile all’opposto, che guarda i Reali giardini, colla sola differenza, che oltre al numero delle suddette colonne nell’avancorpo,

e nelle due facce delle torri, hawi un pilastro dello stess ordine fra l'una finestra e l’altra, vale a dire 26 pilastri in tutto» Fu questa differenza benissimo ideata dal grande Artista, giacché dovendo questo aspetto guardare tanti graziosi giardini con ischerzi di fontane, che aveva immaginato di formare nella sottoposta pianura, ragion volea, che venisse più decorato dell’altro. In ciascuna delle facce del Palazzo poi a Levantee Ponente lunga palmi 718, si osservano nel mezzo i piccioli risalti degli avancorpi,, e quelli ancora delle torri fiancheggiati non dalle quattro colonne addossate a muro come nelle facce di Mezzogiorno, e di Settentrione, ma bensì da quattro pilastri della medesima dimensione delle colonne. Presenta la faccia di lavante N. 201 finestre e due porte piccole, che introducono a due scale private: la faccia di Ponente N. 198 finestre, e due simili porte per altre due scale, e di più un portone nel mezzo, che introduce ai palcoscenico del Teatro, che a suo luogo descriveremo. Giova qui avvertire il Forestiere, che la vera altezza delle suddette colonne, e de’ suddetti pilastri è di palmi 60 contro l’Abate Romanelli. Napoli Antica, e Moderna Tom. 3. pag. 190, l’Abate D. Francesco Sacco. Diz. Ist. Geogr. Fis. Del Regno di Napoli Tom. I pag. 226 e ’l de Ferrari. Nuova guida di Napoli, ec. pag. 533., che l’han portata per soli palmi venticinque.

(15) Al riferir del P. Onofri nelle note al suo Elogio pag. 146 lo stesso Re Carlo prescrisse in carta la forma di questo Edifizio all’Architetto Vanvitelli volendo che dal centro del fabbricato posto a piè della Scala Regia principale si diramassero quattro gran passaggi a’ quattro cortili, e che agli angoli del Palazzo vi fossero, stile quattro torri per renderlo più maestoso.

(16) Nel parlar dell'Ordine Architettonico, che fregia le facce esterne del Palazzo l'Autore della Descrizione delle Reali Delizie di Caserta uscita alla luce nel 1823 alla pag. 12 confonde le nomenclature di Ionico, e Composito: e quel che più. monta la tavola posta in fine del libro figurante il prospetto Meridionale del Real Palazzo in moltissime cose discorda dal vero suo stato. Questa facciatina è stata tratta per quel che pare dalle tavole incise del Real Palazzo prima, che questo fosse stato edificato: vai quanto dire dalla primiera idea del Vanvitelli, per cui si ritrova in contradizione coll'opera esistente.

(17) Le statue ideate, per situarsi su questi grandi piedistalli, simboleggiar doveano la Magnificenza con la leggenda Artium altrix, la Giustizia Felicitatis Metter, la Clemenza Miserorum Confugiwn e la Pace Opum Amplificatrix. Dichiaras de Dis. del Real Pal. di Cas. pag. XIII. per dinotare le quattro Virtù Principesche, che adornavano l’animo del Re Carlo., e che da lui passarono nell’animo del Re Ferdinando di sempre dolce ricordanza, e con felice successione si ammirano ereditate dal Re Francesco I. loro Augusto successore.

(18) La costruzione del Palazzo di Caserta lungo palmi 900, e largo 700 senza i risalti delle torri, ed alto come si è detto dinanzi Spalmi 143, è veramente meravigliosa. La grossezza della croce e del telato attorno per corpi di abitazioni, è di palmi 100 comprese le grossezze de’ muri, i quali ne’ risalti delle torri arrivano a palmi 21; e sono di pietre tufe prese dalle eccellenti cave de’ due Paesi Sannicola e Sanbenedetto, entrambi distanti da Caserta circa un miglio; come anche tutte le volte, che covrono le stanze de’ varii piani del Palazzo medesimo.

Il bugnato, che gira intorno ai magnifico comprensorio, di fuori, come si è detto, e di dentro e che tien le veci di un basamento dell’Ordine Architettonico, è tutto di. ben connessi, e lavorati pezzi di travertino preso dalle due cave di S. Iorio esistenti circa 2 miglia distanti dalla Città di Capua sopra il fiume Volturno propriamente nella costa settentrionale del monte detto Sannicola. Di travertino pur sono le colonne, ed i pilastri d’OrdineComposito, che adornano l’intero suo giro, lavorate a scanalatura in più pezzi: l’arcotrave, el cornicione: i balaustri con le loro cimase e basamento; ma il travertino di questi pezzi è preso dall'altra cava detta di Bellona: tutte le mostre delle finestre con belle sagome fralle quali quelle del solo appartamento Reale, e del piano Nobile, che ad esso sovrasta, al di sopra della mostra hanno de’ rimenati alternativamente rotondi, ed aguzzi: tutte le balaustrate delle loggette degli avancorpi: e finalmente le mostre, che girano d’intorno a’ due grandi nicchioni, che covrono le due loggette di Mezzogiorno, e di Settentrione. Tutto lo spazio poi occupato dall'Ordine Architettonico, come anche il suo fregio, è costruito di cortine di mattoni. È qui d’avvertirsi, che escluso il solo marmo bianco, che ci perviene dà Carrara, e pochi altri, tutte le pietre adoperate nella costruzione dèi Palazzo di Caserta sono prodotti del suolo Napoletano, e Siciliano, e si avrà la cura di avvertirne a suo luogo il Lettore. Se dunque i pilastri posti fra l'una, e l'altra finestra adornano la sola faccia Settentrionale del Palazzo in preferenza degli altri lati: se questi son tutti di travertino a somiglianza delle colonne e de’ pilastri, che fregiano gli avancorpi degli altri aspetti:

se questo ornamento maggiore si trova espresso nella primiera idea dell’Architetto Vanvitelli Tav. VI. o pag. XV. della sua Dichiarazione, ed al partir del Re Carlo da Napoli era già costruito per metà: se finalmente la metà delle stanze occupate da questo lato erano riserbate per l’Appartamento della Regina Dichiarazione suddetta pag. X. M. de da Lande. Voyage en Italie Tom. VI. pag. 182. come mai si è potuto asserir francamente dal Continuatore del Canonico D. Carlo Celano pag. 126, che la fabbrica della facciata (del Palazzo ) è tutta ne' suoi pilastri, che frammezzano le finestre, della pietra bianca di Caserta, ma nella facciata Settentrionale, che riguarda i Regali Giardini, i pilastri son di marmo scannellato, e questa fu una distinzione, che colle usare il Re Ferdinando al suo Gran Padre perché questa era l'abitazione da lui destinatasi per goder da'  suoi appartamenti l'aspetto degli ameni giardini e de'  circonvicini monti, vista in vero degna di un sì gran Re, che la scelse!

(19) All’ingresso del Real Palazzo trovasi, il primo Vestibolo di forma ottagona. Il suo diametro è palmi 57xx ed è adornato di 20 colonne di ordine Dorico, e corrispondenti pilastri con graziosa cornice archi travata, che sorprende pe’ tanti, e variati intrecci di volte. A dritta, ed a sinistra conduce in due cortili, ed in faccia per mezzo di un triplice porticato ad altri due Vestiboli uno nel mezzo della Reggia, e l’altro nel lato opposto verso i Reali Giardini. Questo porticato, che si frappone fra’ Vestiboli co' piccoli portici laterali, e che ha comunicazione coi Vestiboli medesimi, e co’ cortili, è anche esso maestoso, decorato similmente di, pilastri Dorici, e costruito con travertini e cortine di mattoni.

Le sessuntaquattro colonne esistenti ne' descritti Vestiboli, e ne’ passaggi, cioè venti per ciascun Vestibolo di Settentrione, e di Mezzogiorno, e ventiquattro in quello di mezzo, hanno i fusti del bellissimo marmo Bigliemi di Sicilia tutte di un sol pezzo. Le mostre delle porte esistenti ne' Vestiboli sono tutte di pietra Mondragone nero la cui cava fra poco accenneremo nella Nota Num. 25. È sorprendente ed ammirabile in questo Palazzo, il bel ricorso del bugnato, che si osserva nella facciata, e la cornice architravata, che formando l'imposta de’ portoni gira da per tutto senza mai essere interrotta.

(20) Ognuno di questi cortili è di figura rettangolare di palmi 294 per 200, non già di 400 palmi per 200 come dice l’Abate Sacco Dizion, pag. 226. di costruzione del tutto simile alle facce esterne, I quattro angoli di ciascun Cortile sono interrotti da, tre nicchioni ai piano Reale, e da un arcone, che va al centro del Palazzo, con loggette ornate di balaustri di travertino. Al disotto poi si veggono due. simili nicchioni, e due arconi, che dan comunicazione a’ Vestiboli d’ingresso, e di mezzo. I due cortili, che guardano la parte Orientale del Palazzo, come anche gli altri due dell’altro late hanno comunicazione fra loro mediante un assai euritmico portichetto, il quale è in linea con due altri simili uno verso lo spiazzo innanzi la Regia, e l'altro verso i Reali Giardini; col porticato di mezzo poi mediante sei grandi arconi;e co’ Vestiboli mediante quattro magnifici passaggi. Ciascun portichetto è fregiato di quattro colonne addossate a muro d'Ordine Borico simili a quelle de'  Vestiboli con nicchie laterali, e con bellissima volta formata a cassettoni ottangolari e con due grandi porte una incontro l’altra con mostre di marmo Mondragone nero assai ben lavorate? e col rimenato superiore.

(21) Su questo piedistallo dovea venir situato il gruppo d'Ercole con la Gloria, non colla Virtù che lo corona, come asserisce M. de da Lande, nell’opera citata pag. 182. seguito dal Sigismondo pag. 243, di una proporzione adattata al piedistallo, ed all’Architettura, che lo cingea, in luogo della presente statua antica fatta trasportare da Roma, e messa in tempo dell'Occupazione Militare, che è piccola, e niuna relazione ha col motto espresso nel piedistallo medesimo: Gloria, virtutem post fortia facta coronat: alludendo appunto alla conquista fatta dal Re Carlo del nostro Regno. Vedi Dichiarazione de'  Disegni del Palazzo di Caserta pag. IX. e pag. XV.

(22) La misura del vano di questa preziosissima scala situata nel lato Orientale del Palazzo, presa dalle facce delle pareti, che la racchiudono, è di palmi j5 per 88? e comprende 117 scalini la massima parte di un sol pezzo della graziosa pietra di Trapani detta Lumaghella. Di questo superbo pezzo di Architettura, come anche del Vestibolo superiore, e della Cappella, esistono nel Reale Appartamento vecchio eleganti, ed esalti modelli in legno, come si accennerà nella nota num. 44, in cui non solamente sono espresse nella maniera più esatta tutte le dimensioni Architettoniche; ma ancora si osservano tutti i colori delle pietre di cui questi pezzi ragguardevoli del Palazzo dovevano venire adorni: e ciò con moltissimo accorgimento, giacche in opere tanto difficili, ed intrigate per le diverse forme, come le presenti? bisognano necessariamente i modelli, onde esser sicuro della esatta loro esecuzione. Oltre; questa scala grande, e l'altra, a spirale esistono in tutto il Palazzo trentaquattro scale, ventisei nel telaro dell'intiero fabbricato, che abbraccia le quattro, facciate, ed otto nella croce interna: tutte di belle, e differenti forme.

(23) Sotto di queste statue l’Architetto Vanvitelli avea immaginato scolpirvi le seguenti epigrafi molto allusive a’ simulacri, che esprimono le qualità del Re Carlo: Ad Maiestatem accedens quid affers. Vera Férens venias, laturus falsa recedas. Qui gravis es inerito, gravior mercede redibis. Dichiarazione pag. XVIII.

(24) L’idea del Vanvitelli era di cinger con ringhiera di feltro il foro ovale della prima volta, onde render più gaia la veduta della regia Scala osservandosi dal basso persone girar nell’alto, e dare inoltre un commodo' maggiore agli abitatori dell’ultimo piano del Palazzo, al cui livellò corrisponde il piano della volta. Ma ciò non è stato ancora eseguito.

(25) I marmi del Regno componenti la Scala e il Vestibolo sono i seguenti.

Il Mondragone detto giallo la cui cava chiamata di S. Mauro esiste nelle Vicinanze di Mondragone nel lato orientale del Monte P, di proprietà del Sannazzaro, che ne parla nella seconda Elegia del secondo Libro, e confina propriamente col Monte Massico citato dal Venosino Poeta nella I. e VII delle sue Odi; e di questa pietra sono i quattro pilastri, che sostengono l’arco d’ingresso alla medesima; i pilastri e le riquadrature poste nelle pareti laterali; il zoccoletto sul quale poggiano gli stipiti della porta di rincontro a chi sale; e tutt’i pilastri del Vestibolo. La bella tinta, e la consistenza di questa pietra l’ha fatta adottare anch’oggi pe’ fusti delle colonne interne del Tempio di S. Francesco di Paola, il cui Architetto Direttore dopo aver girate le cave della Sicilia si determinò al Mondragone giallo, e colla Reale approvazione fe' mettere in attività di bel nuovo la menzionata cava.

La pietra Vitulano, si rinviene alle falde del Monte Taburno sei miglia distante dalla Città di Benevento; della quale pietra sono i fondati degli spazj, che si frappongono tra detti pilastri d’ingresso; i fondati, e le fasce attorno de’ pilastri, e riquadrature della Scala; i fondati dell’attico, che sostiene le colonne; e gli spazj che si frappongono fra’ pilastri sottoposti a’ due arconi, che dan communicazione alla Scala col Vestibolo, e le mura fra un pilastro e l’altro del Vestibolo medesimo.

La pietra Dragoni è così detta da Dragoni alle falde del Monte Trabulano sei miglia in circa più in là della Città di Caiazzo ove si ottiene senza cavare da certe punte elevate ed attaccate al monte di travertino; e di essa sono gli specchi risaltati in fuori con cornice di marmo bianco nelle riquadrature; i grandi fondali laterali alla porta nel primo ballatoio ed i fondati, de’ pilastrini; e tutti i balaustri lungo i parapetti delle due braccia. È da notarsi, che tanto della pietra Vitulano, quanto della Dragoni non si possono avere, che piccoli pezzi, é tutto il bello, che si osserva in questi grandi e molto scherzosi spazj, è tutto forza d’arte che dopo divisi gli ha saputo rivoltare ed unire m. maniera, che sembrano un solo specchio.

La pietra Mondragone nero, si rinviene nello stesso Monte Petrino, e propriamente al lato Occidentale denominato S. Sebastiano; di questo marmo sono gli stipiti della porta pota nel primo riposo della Scala, di tutte le finestre, e de’ vani laterali, che, contengono le statue; e ’l zoccoletto, che sostiene le colonne; e nel Vestibolo le mostre delle porte, e delle nicchie.

La pietra S. Angelo di Puglia, la cui cava si trova nel Monte Gargano, è di due colori rossa, e bigia: della bigia è il primo zoccolo, che percorre nelle due ale superiori della Scala; la mostra del vano arcato ove sta la statua del Re Carlo; il fregio dell’intavolamento dell'ordine Ionico nelle pareti laterali; e le sedici colonne del medesim’ordine poste nelle rivolte, e ne’ passaggi intorno al centro del Vestibolo: della rossa poi sono le otto belle colonne anche Ioniche tutte di un sol pezzo, che stanno al centro. Giova avvertire il Lettore, che questa pietra essendo molto fragile, e porosa si è dovuto supplir coll’arte per darle la figura, che presenta.

La pietra Bigliemi, si trova nella Sicilia, di cui sono i fusti delle colonne addossate a muro esistenti nella Scala. Questa pietra dal Continuatore del Canonico Celano pag. 132, è stata confusa con altra che non esiste affatto, cioè colla pietra di S. Agata di Puglia.

La breccia di Tripalda trovasi nella terra di Tripalda in distanza di circa un miglio dalla Città di Avellino: e di questa pietra sono i mezzi pilastri posti lateralmente alle dette colonne, e quelli pure, che sostengono le tre arcate grandi, che dividono la Scala dal Vestibolo.

Finalmente la pietra Montevergine si rinviene nella celebre Abadia de' PP. Verginiani nella Provincia di Avellino 28 miglia, discosto da Napoli; di questo marmo è il zoccoletto sul quale poggiano le mostre delle finestre, e le fasce de’ fondati, che si frappongono fra colonna, e colonna.

I marmi le cui cave esistono fuori Regno sono il marmo bianco, e ’l bardiglio.

(27) I trofei in bassorilievo di marmo lungo i lati della Scala sono opere di un certo intagliatore Romano Sig. Andrea Morosisi. 1 due Leoni ricacciati ognuno da un sol pezzo di marmo bianco sono opere degli Scultori I). Tommaso Solari, e D. Paolo Persico. Le tre statue in fine, che si osservano nelle nicchie, sono modelli di quelle, che doveano un dì riporsi di marmo in questi stessi luoghi; l'autor della statua del Re fu D. Tommaso Solari, dell’altra del Merito D. Andrea Volanij quella della Verità è opera di D. Gaetano Salomone.

(27) I quattro medaglioni, ove son dipinte a fresco le quattro stagioni, che decorano gli angoli della prima volta forata, e l'altro gran quadro a fresco di figura ovale, che fregia, la controvolta, e che rappresenta la Reggia di Apollo colle Muse, sono tutte opere del pittore D. Girolamo Starace. Questo ultimo quadro è situato in una bella cornice anche ovale tutta di legno diligentemente intagliato, ed indorato.

(28) Fra gli Scrittori delle Delizie di Caserta, chi ha fatto esistere in questo Vestibolo l'ordine Dorico; chi l'ordine Corintio colle più belle pitture de' nostri professori nella sua lamia, ed i marmi pili graziosi per ornamento delle porte; e chi finalmente le colonne di marmo giallo. Veggansi la Descrizione delle Reali Delizie di Caserta pubblicata, nel 1823 pag. 93; il Continuatore del Canonico Celano pag. 132. D. Domenico Sambalino nella sua Guida pag. 352; l’Abate Romanelli. Napoli Antica, e Moderna. Tom. 3 pag. 191. il Sigismondo Descrizione di Napoli. Tom. 3 pag. 244; il de Ferrari. Nuova Guida pag. 535; e I Vasi. Itineraire ec. pag. 272. Ma no;, che l’abbiam più volte veduto, non vi abbiam osservato nulla di tutto ciò. (29) Fra gli altri il citato Eustace cosi ne parla nella citata opera pag. 74. This chapel  is on the same plan as that of Versailles; but in size, proportion, materials, and ornaments, far superior and may be side red, when united with the staircase, as the noblest part of the palace.» Questa Cappella è sullo stesso piano, ch’è quella di Versailles; ma riguardo alla figura, proporzione, materiali, ed ornati la supera di molto, di maniera che si può considerare, quando sarà unita alla scalinata, come la parte più nobile del Palazzo».

Questa Real Cappella lunga palmi 138, e larga 48, che fu terminata nell’anno 1784 ha il primo zoccolo, che gira d’intorno intorno; tutte le mostre delle finestre e delle porte; e pochi pilastri, che corrispondono alle colonne, di Mondragone nero: il controzoccolo, che anche gira da per tutto di breccia di Tripalda: i piedistalli, che sorgono sopra i zoccoli, che si frappongono fra i passaggi delle sacrestie; e tutti i fusti delle sedici colonne isolate, che sorgono sul loggiato lavorate a scanalatura in due pezzi, di Mondragone giallo: le facce de’ suddetti passaggi, il zoccoletto, che percorre generalmente sulle cimase de’ piedistalli, e tutti i balaustri de’ loggiati, e delle orchestre, di pietra Dragoni: i fusti delle sei colonne addossate, a. muro nella Tribuna dell’Altare, e delle quattro in quella del Re, come ancor la massima parte de’ pilastri, il Giallo di Sicilia, la cui cava esiste in Castronuovo: e doveano essere ancor di questa pietra le colonne isolate, Dichiarazione de disegni del Real Palazzo pag. XIX, M. de la Lande nel citato Viaggio pag. 184 e 'l Sigismondo pag. 244; ma la fragilità, che fu ravvisata nel lavorarla, la fece posporre al Mondragone giallo:

ed infine tutti i fondati fra i descritti pilastri di pietra Vitulano. Sono poi i fondati de’ piedistalli rivestiti di bel Giallo antico: il fregio, e lo spazio che si frappone fra ogni due de’ piedistalli medesimi di Verde antico; e parte de’ fondati dell’attichetto, che sovrasta a’ piedistalli, come ancor le riquadrature sottoposte alle finestre superiori, e ’l gran riquadro nel coretto del Re, di pietra fior di persico. È dunque un voler contradire il fatto l’asserire, che le molte colonne sparse sopra i portici superiori sono del nuovo marmo trovato in Castelnuovo di Sicilia, che uguaglia al verde antico, comecché altri le vogliano delle pietre di di Puglia. Continuatore del Celano pag. i33. E sulle tracce di costui anche il citato Signor Vasi pag. 273, e ’l de Ferrari pag. 537.

(30) Era pensiero dell’Architetto situar frallo spazio più stretto delle colonne sei statue di marmo cioè di S. Gennaro, S. Rosalia, S. Carlo, S. Amelia, S. Irene e S. Michele: al presente le sole mensole esistono sulle quali poi in seguito poggiar doveano questi simulacri: non già i simulacri, come ha preteso il Sig. De Ferrari nella sua Nuova Guida pag. 537.

(31) L’Altare presentemente è di stucco ed il Tabernacolo di legno e sono entrambi modelli. Sotto la mensa deve venir situata un urna amica di bigio, che si conserva ne’ magazzini dello stesso Palazzo, fiancheggiata da pietre Agate, ed ornata di bronzi dorati, li Tabernacolo poi che si sta costruendo nel Real Lavoratorio di pietre dure anche sarà composto di altre pietre preziose guarnite di bronzi dorati: ma tutto però secondo le dimensioni esistenti. Il Signor D, Filippo Reca Direttore del suddetto Reale Stabilimento è stato incaricalo di scolpire una superba porta di Custodia tutta di Topazio con bell’intreccio di disegno.

(32) Il gran quadro situato nella cona della Cappella rappresenta, come si è detto, la Maria Vergine ed è opera del Cavalier Bonito autore anche dell’altro quadro dello S Maria posto sulla porta diritta di chi guarda il còretto del Re: e ’l quadro, che è alla sinistra, rappresentante la presentazione al Tempio, è opera del Cavalier Mengs. Le altre cinque tele poi, cioè quella di mezzo all’accennato coretto, che dimostra la Nascita della Vergine, le due sulle porte del coretto superiore a man dritta di chi guarda l’altare figuranti l'Annunciazione, e l'Adorazione de Magi, e le altre nell’altro coretto a man sinistra, che indicano la Nascita, e la Visitazione, sono del celebre pennello del Cavalier Conca.

(33) Le mura di questo Salone lungo palmi 92 16 e largo 53 ¼ hanno la sola pietra Mondragone nero e giallo ne’ due zoccoli, e nelle mostre delle porte; sopra le quali si osservano otto busti di scagliola rilevati in altrettanti rincassi ovali opera dello scultore D. Tommaso Bocciano, ornati attorno di festoni di stucco dorati; e nell’alto un fresco del Professor D. Domenico Mondo esprimenti le Armi Borboniche sostenute dalle Virtù,, sotto alle quali vedesi il vizio appresso.

(34) Questa Sala lunga palmi 89 e mezzo e larga palmi 53 e quarto ha ne’ zoccoli il Mondragone nero, e la pietra di Tripalda, e nelle mostre delle porte il solo Mondragone nero: tutte le mura sono scompartite di pilastri a stucco di bell’ordine Ionico antico scanalato con intavolamento intagliato all’ultimo buon gusto in tutte le membrature, e con riquadri anche ripieni di graziosi intagli. Al di sopra delle mostre dei 12 vani vi sono incastrati altrettanti bassirilievi di scagliola istoriati de’ fatti simili accaduti nelle Provicnie, che ora formano il Regno d Napoli opere degli Scultori D. Gaetano Salomone, e D. Andrea Violani; e sopra la cornice del Mordine quattro trofei anche di scagliola. Nella volta graziosamente scompartita con riquadrature di stucco, e moltiplici arabeschi diligentemente intagliati, si osserva in mezzo ad una ricca cornice un quadro a fresco, che rappresenta la gloria Prìncipi colle dodici Provincie del Regno, opera del Pittore D. Girolamo Starace.

(35) Quantunque in questa grande Anticamera di palmi 75 per 54 e mezzo si osservi una gran quantità di marmi; pure l'ordine Architettonico collocato nelle sue pareti è assai pesante, e misto di Toscano, Dorico, Ionico, Corintio. Siffatto sconcio avvenne, perché l'Architetto D. Carlo Vanvitelli figliuolo del morto D. Luigi trovavasi già d’aver fatto eseguire l’intero cornicione Corintio, come ora si vede, allorché fu commesso il fresco della lamia. Finito il quale senza alcuna sua direzione, e veduto, che le figure gigantesche impresse nella volta mal si accoppiavano colla sveltezza dell'ordine Corintio, che regolarmente avrebbe dovuto collocarsi nelle pareti, non istimò diroccar l’intero intavolamento, e volendo riparare in parte alla sproporzione credè far sostenere detto cornicione da pilastri Dorici fregiati di capitello Ionico di Michelangelo, e base Toscana. I marmi poi, che vi si ravvisano sono il granito cinerizio, e ’l verde antico posti ne’ due zoccoli: il granito rosso ne’ pilastri: il cipollino ricacciato da’ pezzi di colonne del Tempio di Serapide in Pozzuoli nelle fasce de’, riquadri: il di persico negli stipiti, architrave, e cornice del camino da fuoco: e ’l porfido nel medaglione, che presenta la lesta d’Alessandro sul detto camino mancante della ghirlanda d’alloro in bronzo dorato non ancor compita.

Delle pietre del nostro Regno non vi si ravvisa, clic il solo Alabastro di Gesualdo ne' fondati, la cui cava esiste nelle vicinanze del paese di questo nome distante circa miglia 11 dalla Città didella quale pietra non si possono ottenere, che pezzi di palmi io per 8, e di palmi 2 e mezzo in grossezza, essendo la cava fatta suoli, o come suol dirsi a libretto. Son pertanto degne di ammirazione nelle sue mura le due cornici di marmo bianco intagliate con molta arte a fronde di quercia, opera dell'intelligente D. Carlo Beccalli; e l’intero intavolamelo intagliato di stucco vepato a marmo con vernice all’incausto.

(36) È celebre nel suo genere questo quadro, che occupa tutta quant’è l’intera volta della sala, composto in undici mesi dall’istancabile Professore D. Mariano Rossi Siciliano, esprimente la cerimonia del Matrimonio di Alessandro il grande con Rossana, secondo la descrizione di Quinto Curzio al Cap. IV. del lib. VIII. E se la morte non avesse tolto al Mondo il suddetto Professore Rossi si ammirerebbero ora altri suoi a fresco ne’ due quadri posti nelle pareti opposte di questa stessa sala. È però d’avvertirsi, che in tempo dell’Occupazione Militare nel quadro incontro al Camino lu dipinta a fresco dal famoso pittore Schmidt la Capitolazione di Capri con tutti i ritratti presi dal vero ed era stato pure complesso l'altro quadro rappresentante la battaglia d’Eylan ad uh tal Professore Rodolfo Suhrlandt; ma nel felice ritorno del Re Ferdinando nel 1815 fu bianeheggiato il quadro suddetto, che non era nemmeno riuscito bene, e furono ancor diroccali tutti i bassirilievi in gesso scolpiti sulle porle. Al presente è stato già deciso Venir situati in questo salone due grandi quadri

eseguiti egregiamente dal rinomato Cavaliere Camuccini rappresentanti la morte di Cesare, e la morte di Virginia.

(37) Tutte queste stanze, che occupano circa una quarta parte del Piano Reale metà cioè della faccia meridionale del Palazzo, e metà dell’orientale, furon le prime ad esser terminate nel 1780 per l'occasione, che i Sovrani vollero passar dal Palazzo baronale a dimorare nel nuovo Real Palazzo come di fatto fu eseguito a’ 7 Ottobre dello stesso anno. Alquanti anni dopo di essere stata terminata questa porzione dell’Appartamento Reale si diè principio all'altra, per cui oggi è dato alla prima il nome di Appartamento vecchio, ed alla seconda quello di Appartamento nuovo. È inoltre d’avvertirsi, che l'Appartamento vecchio non era mica destinato per dimora del Re dall’Architetto D. Luigi Vanvitelli: ma bensì pe’ Principi Reali. Vedi Dichiarazione de' disegni del Real Palazzo di Caserta pag. XI.

(38) Le quattro volte delle prime stanze rappresentanti le Stagioni, due sono state dipinte da D. Antonio Dominici, e due da D. Fedele Fischietti. La Primavera, e suoi mesi con varii putti, e festoni di fiori intrecciati, e l'Autunno, che sta simboleggiato con Arianna, e Bacco, sono opere del primo. L’ està figurata con Cerere, e Proserpina in atto di uscire dall'Èrebo, e l’Inverno colla favola di Borea, che rapisce Orizia, sono opere del secondo. 11 suddetto Dominici ha dipinto ancora la volta della stanza da letto, in cui si vede la Fecondità con altre figure simboliche, e nel mezzo di ciascun lato della volta medesima sono espresse laReligione, la Giustizia, la Magnificenza e l’Abbondanza; e la volta del gabinetto ornato con fasciature di specchi e quattro gruppi di favolose Deità; cioè Mercurio con Cerere, Giove con Giunone, Minerva con Apollo, e Marte colla Guerra. E ’l Fischietti le volte del bagno in cui espresse il carro dell'Aurora e del retret colle figure di due, che sostengono un quadrante d’orologio; del gabinetto della toletta con Venere, che si abbiglia, e diversi amorini d’intorno; della stanza in seguito detta di compagnia con Saturno e varie altre figure, e pattini; e dell’ultima camera della facciata di Mezzogiorno con l’Aurora, che rapisce Cefalo. D. Carlo Brunelli dipinse i quadri a tela nelle due Cappellette private, ed i soprapporte nei gabinetto del Re. D. Desiderio de Angelus i sopprapporte in una delle stanzette alL’ angolo orientale del Palazzo. D. Francescantonio Lategna le figure nella prima stanza di Libreria. Tutti gli altri soprapporte poi. dipinti in tela nell’intero giro dell’Appartamento sono opere de' Pittori D. Gianbattista Rossi, D. Francesco de Muro volgarmente detto Feanceschiello, Cavalier Bonito, D. Domenico Mondo, e D. Girolamo Starace. D. Giacomo Funaro finalmente, D. Giuseppe Macei, e D. Agostino Fortini han dipinti tutti gli ornati.

(39) I primi sei quadri si osservano nella seconda anticamera, e rappresentano i seguenti soggetti cominciando dalla sinistra di chi entra, e andando innanzi: il primo il Cantiere di Castel nuovo, il secondo la veduta della stessa Città; il terso la veduta di Forìa d'Ischia; il quarto il ritorno della squadra spedita in Algeri ancorata nella, rada di Napoli il quinto la flottiglia che si portò in Tolone; e l' sesto il porto e la badia di Gaeta. E questi furon dipinti negli anni 1784, 1787, e 1789.

Altri cinque quadri poi si osservano nella quarta stanza, e riguardandoli collo stess'ordine

de'  precedenti, il primo rappresenta il campo distruzione di Cavalleria, e Fanteria in. S. Maria della piana nelle adiacenze di Sessa dell'anno 1794;il secondo la veduta dell’antica Palude Acherussia oggi detta Fusaro colla caccia delle Folleche; il terzo la caccia sforzata de'  Cignali nel Real Demanio di Calvi, ove si vede il Re Ferdinando a cavallo in abito di cacciatore, che vuol lanciare un animale, il quarto la veduta del ponte di Venafro in atto, che si esegue la medesima caccia de' cignali; il quinto in fine due Reggimenti, che manovrano alla presenza del Re nel piano di Montesecco innanzi la piazza di Gaeta: e questi furon eseguiti negli anni 1783, e 1788.

(40) Questi sette belli quadri, che nel loro genere sono quasi unici per l'eccellenza dell'esecuzione, principiando a riguardarli dalla sinistra di chi entra esprit mono; il primo il ponte esistente fuori la Città della Cava sulla strada, che mena in Salerno; il secondo la Vaccheria dismessa, e l’antico Casino di S. Leucio; il terzo il passaggio del fiume Sele sul cammino di Persano, con Eboli in distanza; il quarto il Giardino Inglese di Caserta; il quinto d Ischia; il sesto il bosco, e ’l Casino di Persano, e 1 settimo l’Isola di Capri. Furono eseguiti negli anni 1787, e 1792.

(41) Diciassette quadri disposti intorno alle pareti di questa camera contengono i disegni acquarellati dall'Architetto D. Luigi Vanvitelli parte in geometrica, e parte in prospettiva riguardanti le grandi Opere di Caserta. Essi presentano il Palazzo colla piazza, quartieri, e giardini:e ’l famoso ponte di Valle costruito per dare il passaggio all’acqua pel condotto Carolino, e l'altro ponte del fiume Faenza poco lungi da Airola.

(42) Per piacere, e per comodo della Regina quando avesse voluto legger varj libri senza muoversi da sedere, in mezzo a questa camera era situata un tempo una bellissima tavola rotonda di diametro circa palmi 12 tutta lavorata di legno straniero, ed ornata di bronzi dorati, nel cui giro trovavansi giudiziosamente disposti molti stipetti con libri; e 1 piano superiore era girevole, affinché rimanendo la Regina nel suo sito medesimo, col solo girar questo piano potesse prender qualunque libro. Eravi dippiù una bellissima machinetta anche di mogano a somiglianza di una gran ruota verticale poggiante sopra due graziosi piedi con tanti piccoli leggili attorno, per situarci senza incommodo i libri.

(43) Nell’anno 1782 furon dipinti questi quattro quadri, che sono fralle migliori cose, che debbon richiamare lo sguardo degl’intelligenti nel Real Palazzo. Il primo a sinistra entrando rappresenta il Parnaso colle tre Grazie: il secondo in seguito l'invidia, e la ricchezza: il terzo la scucia di Atene: e 'l quarto la protezione delle Belle Arti, e 'l discacciamento dell'ignoranza. Oltre gli anzidetti quadri, e gli altri descritti nelle antecedenti note se ne incontra una quantità nel corso dell’Appartamento, specialmente in genere di ritratti delle Auguste Famiglie Austriaca e Borbonica, che potrà se gli piace andar osservando il Forestiere.

(44) Nelle stanze in seguito di questo Teatrino, che un tempo racchiudeano un Museo di Storia Naturale saccheggiato nel 1799 si trovano provvisoriamente riposti tutti gli arazzi istoriati, che fregiar devono le pareti di parecchie stanze del Nuovo Appartamento, ed i Modelli di legno de' pezzi più ragguardevoli del Palazzo, come esistono nel fatto.

Essi dimostrano un pezzo della facciata meridionale col frontone di mezzo; la scada Reale co' due Vestiboli inferiore, e superiore, e colla Real Cappella j ed una bizzarra scala rotonda. De’ quali modelli la sola scala rotonda anzidetta non si è ancora posta in esecuzione, ravvisandosi attualmente il solo vuoto di rustico di diametro palmi 43, che resta tra la Cappella e ’l Teatro.

La medesima servir dovea per commodo delle Reali Persone ogni qual volta avrebber voluto portarsi al Teatro grande di cui parleremo alla pag. 65, il cui palchettone di mezzo resta a perfetto livello del fine della scala medesima; avendo l'ingresso principale dal portichetto fra’ cortili occidentali del Palazzo. Era immaginata a spirale ricca di marmi, e sostenuta tutta da colonne isolate pure di Mondragone giallo nel centro, poggiate sopra un bellissimo attichetto con balaustrata, aperta da capo a fondo ad imitazione di quella eseguita dal celebre Vignola nel rinomato Palazzo Caprarola nelle vicinanze di Roma. Vedi Dichiar. citata Tav. II, III, e IV. Vi è pure in queste stanze il modello del R. Casino di Carditello colle torri jgli stalloni, e la gran piazza che lo precede.

(45) È questo un altro braccio del piano Reale del Palazzo detto Appartamento nuovo, perché ridotto di recente nello stato praticabile, sebbene non sia ancor tutto compito. Fu principiato nell’anno 1807 sotto la direzione dell'Architetto D. Giovanni Patturelli, e la massima parte delle mostre delle porte sono di pietra Mondragone giallo a somiglianza dell’altro Appartamento.

(46) Ognun sa, che l'Architetto Vanvitelli avea diviso tutto il piano Reale del Palazzo in otto Appartamenti (vedi Dichiar. pag. X, e XI, e M. de la Lande pag. 182. )

uno grandioso pel Re, che è appunto il presente, il quale occupa la parte sudovest del Palazzo, ed un altro simile per la Regina verso i Giardini, il quale dovea occupare la parte nordovest r e che è fatto solo di rustico comprendenti ciascuno l’istesso numero di stanze, che comunicavano fra loro mediante una estesissima sala da ballo lunga pal. 176, ed aveano l'ingresso principale dal Vestibolo superiore: e sei altri pe’ Principi, e per le Principesse Reali due de'  quali più ampj aveano i loro principali ingressi dalla scala esistente nella porta, che sta nel primo riposo della Scala Reggia ed i rimanenti quattro dalle due scale alla dritta di chi entra ne' portichetti dello spiazzo, e de# giardini nel lato Orientale del Palazzo. Ora però si è variato in qualche maniera questa primiera disposizione. Non deve quindi recar meraviglia alcuna se la vastità delle prime sale dell’Appartamento nuovo, che occupano colla loro estensione quasi la metà del lato Meridionale renda minore il numero delle camere in paragone dell’altro Appartamento, le cui stanze sono assai più ristrette, e perciò in numero maggiore.

(47) La zoccolatura di questa seconda anticamera di palmi 64 ¾ per 49 ¾, colle mostre delle porte bene architettate è formata della nostra pietra vesuviana.

Le pareti sono scompartite a pilastri binati d'ordine Ionico antico, e rivestite di scagliola, imitando al naturale il giallo, e verde antico. Vi si ravvisa un bel camino di granito rosso antico e dodici bassirilievi di gesso, nove più piccoli posti su’ vani delle porte, e finestre, e tre più grandi fragli spazj de’ pilastri tutti allusivi a' trionfi di Marte, ed eseguili da' Professori D. Valerio Villareale, D. Claudio Monti, e D. Filippo. Rega,

e nella volta anche si osservano eleganti ornamenti a bassorilievo del Professore D. Carlo Beccalli. Le basi, i capitelli de’ pilastri, e gli ornamenti del fregio di quattro porte; i graziosi intagli dell’intavolamento il cui fregio è decorato con grifi; ed in parte gli ornati in bassorilievo della volta son tutti dorati. Ed è da notarsi, che le dorature tanto in questa anticamera, quanto nella seguente sono state eseguite con moltissimo accorgimento, ricacciando i chiaroscuri degl’intagli col lucido, e matto dell’oro.

(48) È mirabile la decorazione della Sala denominata di Astrea. È questa lunga palmi 62 ¾, e larga 49 ¾: ha nella zoccolatura la pietra porto-Venere, e nelle mostre de’ vani il granito cenerino antico le mura a somiglianza della precedente sono fregiate di belli pilastri binati d'ordine Corintio, ed anch'esse rivestite di scogliola figurante i marmi porfido, e persichino.

Due bellissimi gruppi a bassorilievo poggiati su piedistalli di marmo bianco posti l’uno incontro all'altro, e quattro altri gruppi ciascuno di due figure volanti ornano gli spazii intercetti fralle coppie de’ pilastri, e nell’alto della volta meritano attenzione le quattro Fame, ed altre figure tutte opere degli scultori D. Domenico Masucci, e D. Valerio Villareale allusive a’ trionfi di Astrea. Gli ornati ad intaglio, ed in bassorilievo diretti dal Signor Beccalli sono graziosissimi, e frequentissimi in questa ricca anticamera, ne’ fregi delle quattro porte, e dell’intavolamene, nella cornice dell'ordine, ed in quasi tutta la sorprendente volta; e quel che più monta si è, che quanto esiste di scultura, e d’intaglio tutto è ricoverto di oro.

(49) Il quadro posto nella sommità della Marte, e che rappresenta il carro Trionfale di questo Nume è opera eseguita a fresco dal Professore D. Antonio Galliamo; l’altro quadro, che fregia la volta della sala di Astrea figurante pure il Trionfo di questaDea, è una tela dipinta da D. Giacomo Berger.

(50) L’ultimo progetto per la decorazione di questa sala di lunghezza palmi 136; di larghezza palmi 51, e di altezza 65 è del rinomato Architetto Signor D. Pietro Bianchi approvato con Beai Decreto dal Re Ferdinando I. di sempre dolce memoria. Esso è il seguente; scompartire i due lati lunghi, e ’l corto di levante, con pilastri Compositi ad uguali spazj, e nel quarto lato stretto di ponente situare il Trotto Reale fiancheggiato da quattro colonne intere dello stessordine Architettonico accostate a muro: queste colonne, e questi pilastri farli poggiare sopra una generale zoccolatura, e covrirle col corrispondente intavolamelo, e sopra del medesimo prima dello scomparto della volta far percorrere un bell’ornato d’intaglio; fra i pilastri de’ descritti tre lati ricacciare undici nicchie, che ora si osservano di rustico alternative ne’ lati lunghi della sala colle finestre nel piano del pavimento, che guardano il mezzogiorno del Palazzone con altrettante porle nell’opposta parete; ed in queste nicchie metter simulacri rappresentanti gli ascendenti della Real Casa Borbone cioè de' Francesi Ugo Cateto, S. Luigi IX., Errico IV.; Luigi XIIL; e Luigi XIV., degli spagnuoli Filippo V., Luigi I. e Ferdinando VI.; inoltre Carlo III. Ferdinando I., e Francesco I. la cui statua volea situarsi giusto incontro al Trono le finestre superiori di questa sala della stessa figura de’ cassettoni quadrati dell’intera volta;

le porte e le finestre ornarle al di sopra con un bassorilievo, e finalmente ad ogni nicchia sovrapporre una analoga iscrizione.

(51) Terminato, che sarà quindi questo salone destinato pel Trono Reale colla soprascritta elegante idea potrà avere il nome di Sala de Re.

Varii rinomati pittori han lasciate opere in questo rimanente braccio del nuovo Appartamento Reale. D. Giuseppe Cammarano ha dipinto i quadri, che fregiano le volte della camera del Consiglio, della camera da letto, e di un’ altra stanza in seguito: il primo esprime Pallade, che premia le Arti, e le Scienze per mezzo del genio della gloria; il secondo il riposo di Teseo dopo avere sconfitto il Minotauro; e 1 terzo Ettore, che rimprovera Paride, oltre ad un’ altra figurina volante, che rappresenta Cerere posta nella volta di un piccolo gabinetto: D. Francesco Hill Tedesco le figure nella volta del gabinetto precedente la stanza da letto e ’l quadro nella volta dell'altra stanza, che la segue, che esprime Telemaco premurato da Minerva a partire dall’Isola et Itaca: D. Antonio Cammarano il paese nell’anzidetto gabinetto: finalmente D. Gaspare Mugnai i putti in campo dorato nella volta della stanza da letto. Tutte le decorazioni d’ornati dipinti posti nelle dietrostanze, ed in queste stesse camere sono opere di D. Gennaro Bisogni, e D. Agostino Fondi.

Il regolatore poi di tutte le pitture di figure, e di ornati è stato il Signor Architetto Cav. D. Antonio Niccolini attuale Direttore del Reale Istituto di Belle Arti.

(52) Il teatro, compreso il palcoscenico, è lungo palmi 105, ed ha palmi 55 nella maggior larghezza.

È situato giusto nel centro del lato occidentale del Palazzo, cosicché vi son due ingressi uguali da due cortili d’occidente del Palazzo medesimo: non già cortile sinistro allorché si viene Napoli 7 come han riferito il Sigismondo pag. 245, e  ’l P. D'Onofri pag. 152. Oltre dell'Alabastro di Gesualdo di cui son le dodici colonne, vi è la breccia di Tripalda ne' pilastri. Comprende quaranta comodi palchi distribuiti in cinque linee orizzontali.

(53) Presso del Sigismondo pag. 245, e del P. d’Onofri pag. 153 queste colonne si dicono di Verde antico,

(54) Tutto il grande spazio di terreno, che ora si osserva incolto intorno al detto viale fino alle prime due rampe, secondo l'idea dell'Architetto D. Luigi Van vitelli dovea essere scompartito in graziosi e magnifici giardini adorni di statue, di fontane e di bellissimi intrecci di viali, fra quali specialmente quello di mezzo era immaginato non già stretto, come ora provvisoriamente si osserva, ma largo più degli altri. Giusto al mezzo di questo viale corrispondente a squadro al Monastero detto di S. Lucia posto alle falde del monte Garzano, dovea correre un grandioso stradone del tutto simile allaltro che viene da Napoli, e per consenso d’Arte un altro uguale anche alla parte opposta del boschetto verso il paese Casanova, che s} imboccava nella strada Regia di Capua: e detti stradoni furon segnati colle piante contemporaneamente a quello di Napoli, come si osserva nellaDich, dedis. del Real Palazzo pag, VIII, e nella Carta topografica qui annessa. Ma disgraziatamente nel tempo dell’occupazioni Militare furon recisi tutti gli alberi, che indicavano appunto questi viali. Lo scomparto poi delle spalliere, de' saloni, e delle gallerie, che doveano circondare i gran giardini,

il quale attualmente esiste, è tutto secondo il progetto del citato Architetto Van vitelli, e da lui medesimo ne fu diretta la piantatone. Di tutte le statue, che necessariamente occorreano per abbellire il suddetto giardino, era fatta la maggior parte in Caserta stessa da diversi Professori, copiando quasi sempre le antiche statue più celebri come l'Apollo, il Fauno, il Gladiatore ec., e si conservavano in un idoneo locale dello stesso Palazzo; ed a queste erano aggiunte altre venute da Carrara a guisa di termini, cioè mezzi busti sopra piedistalli di marmo. Sopraggiunta la Occupazione Militare, ed essendosi progettata la rimodernazione della Real Villa di Napoli alla riviera di Chiaia, quasi tutte queste statue passarono ad abbellirla nel modo, che attualmente si vede; e le altre poche rimaste si osservano situate in varii punti del Real Boschetto.

(55) Fin da’ tempi de' Principi di Caserta esisteva un piantato di questo piccolo castello chiamato nesta (M. de la Lande nel citato viaggio pag. 186, e 'l Sigismondo pag. 247 ). Nella giovanile età del nostro Re Ferdinando nell’anno 1769 fu finito con tutte le regole dell'Arte. militare per servire di suo Real divertimento negli esercizj militari, tanto, che vera la consuetudine di far in esso le salve in ogni Gala di Corte. Dopo essersi ridotto per l'abbandono di molti anni in uno stato rovinoso; non ha guari per le cure dell’intelligente passato Amministratore Sig. Cav. D. Ugolino Ganucci si è tutto restaurato, e ripulito, in guisa, che si vegga oggi con piacere anche questa parte delle Reali Delizie.

Non sarà discaro al forestiere intendere, che questo antico Boschetto, formato dal Principe di Caserta Andrea Matteo Acquaviva,

ne’ tempi andati era un sito assai delizioso di maniera, che ci vien ricordato con molta lode dal Guicciardini nel Mercur. Campan. Neapoli 1667. pag. 29. Viridarium, quod vocant lo boschetto ab Aquavivis Casertae Regulis instructum, qua amoenitate, qua laxitate ac elegantia, cum sculanis contenditi. Il Giustiniani nel suo Dizionario del Regno di Napoli. Tom. IX. pag. 193. dice, che un tal p. Orsi ne dà una elegante descrizione nell’OpuscoloInscript de nemore Princip. Casertae p. 9., il quale non mi è riuscito affatto rinvenire. Del rimanente alcuni avanzi di statue componenti organi idraulici, che un dì fregiavano le fontane di questo stesso boschetto, sono state da me vedute.

(56) Nello stesso anno 1769 in soli settantacinque giorni fu di pianta cavata, e costruita di rustico questa gran peschiera di lunghezza palmi 1008, e di larghezza 400, per divertirsi il Re nella milizia navale con piccioli legni da guerra espressamente costruiti: anche oggi nell’isola posta al suo mezzo si osservano le saettiere pe’ cannoncini. Fu dessa diretta dall’Architetto D. Francesco Collecini primo Aiutante di D. Luigi Vanvitelli in tempo, che essendosi questi portato in Milano per la restaurazione di quel Palazzo Ducale esso facea da Direttore di tutte le Reali Fabbriche di Caserta. Dal medesimo Architetto fu contemporaneamente rimodernato pure il piccolo Castello del quale si è fatta parola nell’antecedente nota colla Cappella, e col quartiere de’ così detti Liparoti poco discosto dalla menzionata peschiera.

(57) Due ponti bisognò costruire per non far restare interrotto il passaggio delle peschiere; il primo che è questo chiamato il ponte d‘Ercole, perché sotto al medesimo passa la strada che conduce in piccola distanza al Villaggio Ercole;

il secondo che s’incontra in seguito denominato Ponte di Sala anche perché vicino all'altro Villaggio Sala. Fa mestieri qui avvertire il Lettore, che innanzi al primo ponte nella parte Meridionale incontro al Palazzo dovea venire la prima fontana colla statua di Nettuno, ed una gran vasca (Dichiar: citata pag. Vili. ): ora in questo sito ritrovasi il gran canestro di fabbrica con fiori.

(58) Questo lungo canale cinto di ringhiera di ferrò di palmi 1800 per 103; nella cui testata sopra degli scogli vi son tre grossi Delfini, dalle bocche de’ quali scaturisce acqua, unitamente alle altre peschiere ed alla caduta delle acque, furon costruite dal 1776 fido al 1779. Esse son formate in un lungo, e spazioso viale, che compresi i boschettini laterali presenta la larghezza di palmi 400; ed è tutt’opera dell’Architetto Cav. D. Cablo Van vitelli figlio, e successore del morto D. Luigi. Nel 1781 S. M. diede una illuminazione celebre da Palazzo fino a' Delfini con due be’ finali.

(59) Questa Fontana, che rappresenta la Sede di Eolo di lunghezza palmi 160 per 131 sarebbe più ricca di acque della stessa Fontana di Termini in e più ricca di statue di qualunque altra ve ne sia in Europa: ma non è ancor compita. Manca sul gran velo d’acqua alla fine del canale superiore l’intero carro di Giunone tirato da’ Pavoni sostenuto da nubi, e circondato da Ninfe fralle quali Deiopeia promessa sposa di Eolo, che dovea venire alla sua sinistra su di uno scoglio co’ quattro venti cardinali sotto i piedi; e la statua di questo Nume in atto di sprigionare i venti alle preghiere di Giunone contro di Enea e suoi seguaci; alludendo a quanto accadde in seguito della preferenza,

che il pastor Paride diede a Venere sopra Giunone, giusta il canto del Mantovano Poeta nel 1. libro dell’Eneide. Manca poi nel canale uno scoglio, che dovea venire alle spalle del suddetto gruppo, onde unitamente agli altri due, che ora si veggon principiati nella sottoposta vasca, e che dovean formare tre gran getti verticali nella loro cima, dinotassero. appunto i tre principali promontorii della Sicilia, Peloro, Pachino, e Lilibeo, nel cui mare accadde l'avvenimento suddetto. Manca ancora tutta la condottura di piombo per far gittare acqua non solo a quanti gruppi esistono nella vasca di quasi quaranta figure, che rappresentano vari! venti in diverse mosse furibonde; ma anche a quante conchiglie son sostenute da figure, e delfini sulle balaustrate delle rampe per mezzo di un getto verticale; e manca quindi il meglio per vedersi l'opera compita. È finalmente tuttora mancante la ringhiera di ferro all'orlo de’ passeggiatori di due scherzosi grottoni, che vi sono in questa stessa fontana, per cui non vi si può passeggiare senza pericolo.

È da notarsi però, che la pietra impiegata per la costruzione di tutte le statue di questa fontana è calcarea di una cava non molto discosto da nella montagna detta Montegrande, ed è tenera e porosa.

(60)La lunghezza di questo canale colle sette vasche è di palmi 1216 per 66 e ½; non già di palmi 1260 per 100, come asserisce l’Abate Sacco nel suo Dizionario. Presenta nella sua fine la Dea Cerere situata sopra un piedistallo stringente col braccio una medaglia coll’impronta della Trinacria circondata da Ninfe, cd a’ piedi due draghi alati, animali a se consegrati, che scherzano con un putto: da ambi i lati vi son pur due figure sdraiate di differente età rappresentanti due fiumi ancor della Sicilia cioè Anapo, ed Aretusa con due urne, che gittano acqua;

nel basso finalmente due delfini isolati, e due gruppi di Tritoni colle loro buccine, che formano graziosi getti d’acqua. Gittano pure acqua la maschera posta nel mezzo del piedistallo, e i due draghi

La pietra occupata per dette sculture è pur quella di Montegrande. Un tempo si osservavano le spighe di grano di cui Cerere era cinta nelle tempia, e quelle che aveano in mano le Ninfe, tutte di bronzo: e tali erano anche le pale de’ fiumi: ma nella trista epoca del 1799 furon queste tutte rubate, e rovinate le sculture. Agli estremi del marciapiede dell’ultima vasca di questa fontana vi è il grazioso gioco d’acqua, che girando una chiave all’improvviso si vede uscire da'  piccioli zampilli talmente intrecciati fra loro, che chi sta a riguardar la scoltura trovasi tutto circondato d’acqua senza saper come.

(61) Presenta quest'altro canale con tredici vasche la lunghezza di 914 palmi e la larghezza di 66 e ½ ed è decorato nella fine colla statua di Venere, che inutilmente si sforza distogliere Adone dalla caccia, con varie Ninfe, varii puttini, con cani, e con un grosso Cignale, che figura Marte. Tutta la scultura è di marmo bianco di Carrara.

(62) È da notarsi, che dall’orlo di questa vasca lunga palmi 240 per 350 fino al Palazzo Reale corrono diecimila palmi di distanza, e lateralmente alla medesima verso levante vi è una condottura d’acqua per mezzo di una canna di piombo fino all'angolo del Palazzo, che resta fra settentrione, e levante: di là sale verticalmente fin sopra il tetto dell’Edifizio stesso ove si versa in una conserva di fabbrica dalla quale per mezzo di altre condotture di piombo si dirama ne’ suoi diversi piani.

Un altro condottino di fabbrica gira attorno al Palazzo medesimo internato nel terreno per commodo delle cucine sotterranee, regolato con rami di tubolatura di argilla.

(63) Gli Autori di queste statue, e di tutta le altre incontrate nelle passate fontane sono stati gli Scultori D. Tommaso Solari, D. Andrea Violani, B. GaetAno Salomone, D. Angiolo Brunelli, D. Paolo Persico, e 1). Pietro Solari.

(63) É questa un opera portentosa, che mentre rende immortale il nome del Re Carlo Borbone da cui ha preso il nome, ricolma anche di gloria l'Architetto D. Luigi Vanvitelli, e l'Architetto D. Francesco Collecini suo primo Aiutante, cui fu affidata la difficile livellazione della medesima. In Maggio del 1753 si mise mano al Condotto Carolino. Esso porta alla Reggia di Caserta le abbondanti acque rinvenute alle falde meridionali dell’altissimo Monte Taburno nelle sorgenti ora conosciute sotto il nome del Fizzo, cui in seguito unisconsi molte altre sorgenti nel luogo detto Airola tra le quali la più abbondante è la così detta Fontana del Duca. Cammina per lo lungo, e tortuoso giro, che ora rapporteremo, ed è della larghezza nell’interno palmi 4 e ¾ per 7 di altezza, della stessa dimensione dell’antico acquedotto Romano, che conducea l'acqua Giulia verso Capua (vedi la suddetta Descrizione delle Reali Delizie di Caserta pag. 47.). N’è soda la costruzione di pietre tufe, ed eccellente intonaco ne’ muri interni laterali, e ’l lastrico nel fondo, e vi corre attualmente un volume di acqua di palmi 2 e 2/3 d’altezza. In tutto il suo tratto per lo più rade le schiene de' Monti ed è interrato tanto, che dal fondo fino alla superficie del terreno vi sono circa palmi 15.

Oltre de' ponti di fabbrica costruiti per lo passaggio di queste acque, che in seguito si accenneranno, meritano d’esser conosciuti da’ forestieri i celebri trafori, che di tanto in tanto è stato necessario eseguire nelle viscere de'  Monti per dare il libero scolo a queste stesse acque. Essi sono in numero di sei eseguiti in sei monti luno differente dall’altro, non già in due come ha asserito il Signor D. Domenico Sambalino nella sua Guida alla pag. 353, scrivendo: Queste due montagne furono dunque forate in un sito detto Prato per 1100 tese dentro pietra dolce; a desco per 950 tese dentro la pietra viva; a Gargano per 540; e nella Rocca 300 tese; e ’l Signor de Ferrari, nella Nuova Guida. Pag. 541. Il primo dunque del colle denominato Prato è stato eseguito nel tufo per la lunghezza di palmi 8200 nella maggior profondità di palmi 83: il secondo del monte desco nel sasso vivo in profondità come sopra di palmi 42, e per la lunghezza di palmi 7080: il terzo del monte della Croce in creta vergine bagnata da piccole sorgenti, e sassi vivi distaccati per la lunghezza di palmi 1500 nella maggior profondità di palmi 80: il quarto e più meraviglioso di tutti dell’alpestre monte Garzano in sasso vivo per la lunghezza di palmi 6250, e nella maggior profondità di palmi 336: il quinto del monte di Casertavecchia pure in sasso vivo per la lunghezza di palmi 1740, nella profondità maggiore di palmi 30: il sesto finalmente, che segue al già detto della Croce, nel sito denominato Raullo fu eseguito nel 1786; poiché a cagione del luogo cretoso le dirotte piogge fecero distaccare palmi 400 di condotto e quindi fu necessario far girare un tal condotto nelle viscere del monte medesimo per la lunghezza di palmi 6000 nella profondità maggiore di palmi 200.

Prima di partire il Re Carlo da Napoli nel 1759 volle camminare colla sua Augusta Consorte e seguito da numeroso corteggio il menzionato traforo di Garzano prima d’immettervisi l’acqua, la quale volle ad ogni conto veder cadere nella vallata di Garzano circa palmi 60 in distanza dal traforo mediante un'artefatta scogliera, perché non era interamente costruito il condotto fino a Montebriano; e  ’l suo piacere fu sommo per la riuscita di quest'opera cotanto scabrosa. Esistono tuttavia le scalette costruite per far discendere il Re nel descritto gran cunicolo.

Quest’acqua dopo essersi adoperata pe’ varii usi delle Reali Delizie di Caserta, e per animare le macchine di S. Leucio, va ad unirsi al Canale Carmignano e giugne nello stesso fino alla Città di Napoli. In tutto il suo cammino però anima cinque stabilimenti di molini; il primo attaccato alla sorgente del Tizzo, il secondo nel luogo detto la Fontana del Duca, ove un'altra abbondante sorgente è immessa nel Canale Carolino: il terzo accosto a’ Ponti di Valle: il quarto accosto la caduta delle acque: il quinto nel Paese chiamato Sanbenedetto un miglio dopo Caserta, cosicché attualmente dà una rendita di circa trentottomila ducati annui; oltre al vantaggio del moto, che dà alle macchine di S. Leucio, e alla rendita de’ molini della Città di Napoli animati da quest’acpua unita a quella di Carmignano.

Ecco ora una esatta misura dell’intero giro del condotto. L’ aver trovato, che l'estensione del condotto rapportata nella Descrizione dette Reali Delizie dì Caserta pag. 47 per palmi 156230, cioè miglia 22, e palmi 2230, era in urto con quanto trovasi detto in una delle iscrizioni esistenti sotto de' Ponti di Valle rapportate nella Nota n. ° 88.

in cui è detta di miglia 26, e con quanto trovasi scritto da M. de da Lande nella citata Opera Tom. VI. pag. 191. dal Sigismondo nella sua Descrizione di N. Tom III. pag. 252. dal P. d'Onofri nelle note al suo Elogio pag. 46, che la riferiscono di tese 21133 ossiano palmi 168497 e ½ mi ha messo in curiosità di scovrir la vera misura di questo andamento. Avendo quindi rilevate sul luogo le dette misure ho trovato che dalle sorgenti del Pizzo fino a' Ponti di Valle vi è la lunghezza di palmi 103600 cioè miglia 14, e palmi 5600; che la lunghezza di detti ponti è di palmi 2000, e che da' medesimi fino alla caduta delle acque corrono palmi 42400 ossiano miglia 6 e palmi 400: vale a dire l’intero cammino del Condotto Carolino secondo il giro de’ monti è di palmi centoquarantottomila, che corrispondono a miglia 21, e palmi 1000. In tutto questo tratto vi sono n. ° 61, Torrini ad uso di sfiatatoi, e per commodità di poter praticare nel condotto in caso di bisogno; cioè 24 dalle sorgenti fino al ponte di Durazzano 21 da detto ponte fino a’ Ponti di Valle; e 16 da' detti ponti fino alla caduta delle acque. Le misure poi in linea retta anche prese da me con iscrupolosa esattezza sono le seguenti. Balle sorgenti del Fizzo fino al principio de' Ponte di Valle verso i molini in linea retta palmi 62250 cioè miglia 8, e palmi 6250. Dall’altra estremità di detti ponti verso il traforo di Garzano in linea dritta fino alla cima della caduta delle acque palmi 32075 ossia miglia 4, e palmi 4075. Finalmente dalle dette sorgenti del Fizzo tirando una linea diritta fino alla suddetta cascata palmi 88200, ossia miglia 12, e palmi 4200.

(65) Vedi M. de la Lande pag. 186, e Dichiarazione Tavola XIV. Parmi qui opportuno non defraudare il Forestiere di una interessante notizia, che l'acqua della Grotta di S. Bramo, che va al Real Sito di S. Silvestro non molto lontano, come diremo nella Nota N.° 67, resta superiore al Condotto Carolino nell'altezza verticale di palmi 400, ed a questo ripiano di palmi 165; quindi in un’altezza così considerevole potrebbesi ottenere un getto d’acqua verticale, che formerebbe l'ammirazione de’ Viaggiatori.

(66) Non è gran tempo, che questo sito è stato reso cosi delizioso, come al presente si scorge. Nel 1795 vi si occupò l’Architetto D. Giovanni Patturelli.

(67) Nell’anno 1801 fu terminata dallo stesso Architetto Patturelli la fabbrica di questo Casinetto per semplice ricreazione di S. M. Ferdinando ogni qual volta si portava in questi siti a passeggiare; e per opera dell’Architetto medesimo fin dal 1797 vi fu condotta l'acqua perenne presa  dalla grotta, o traforo di S. Bramo all'Oriente di Casertavecchia per lo spazio di circa miglia tre, della quale sorgente si è parlato nella nota N. 7; giacché per esser detto sito molto superiore al Condotto Carolino non potea profittare di queste abbondanti acque. La posizione di questo piccolo Fabbricato è veramente gaia per lo controposto de’ monti da'  quali è circondato; e meritamente fu uno de’ siti prediletti del Re Ferdinando.

(68) Non lungi da questo Regio Casinetto s’incontra andando al basso un’ assai acconcia scoscesa tutta rivestita di verde parterra e ricoverta dall’ombra di annosi alberi di castagne. Ivi soventi fiate il Re ha fatte riunire le famiglie Leuciane a banchettare quà, e là a suono di musicali strumenti per sorprendere, e divertire nel tempo medesimo qualche straniero ragguardevole.

L’ultima di queste feste fu quella che la Maestà del Re Ferdinando diede in Giugno del 1824 alla sua Augusta Nipote Duchessa di Parma allorché venne ad onorare le campagne Casertane. In quel giorno si trovaron riunite in quel luogo una quantità di donzelle, e di giovani Leuciam i quali in un subito alla veduta de’ Reali Personaggi intrecciarono una graziosa danza sul canto pastorale di un Inno, che fa. ceasi da altre donzelle naturali dello stesso luogo: e fu di tanto piacere, e di tanta sorpresa alla Forestiera, che caldamente pregò il Re di farlo replicare.

(69) L’estensione di questo muro, che presentemente comprende i due monti S. Leucio, e è di miglia cinque, e mezzo.

(70) Il nome di S. Leucio in oggi usato generalmente a significare tutto il locale rinserrato dal Re Ferdinando, da tempi remotissimi in fino agli ultimi Principi di Caserta s’intendea pel solo Monte, perché nel suo cuspide propriamente ove oggi si vede una torretta ottangolare edificata per diporto del Sovrano medesimo chiamata la posta del Re vi era un’ antica Chiesetta dedicata al S. Vescovo Leucio, i ruderi della quale furon rinvenuti nella costruzione della menzionata torretta.

(71) Primaché questa Fabbrica acquistasse tutto il lustro di una completa manifattura, che ora presenta, nel 1776 ebbe cominciamento dalla semplice manifattura de' veli da seta allora molto in uso, clic a S. M. Ferdinando piacque introdurre fra noi chiamando espressamente da Torino il Direttore Signor Francesco Bruetti.

Alquanti anni dopo, bramando il Monarca medesimo completar la manifattura, e riunirla nel tempo stesso in un acconcio locale, onde la gioventù guidata fosse purànche nello spirito dal Parroco, ordinò nel 1786 la costruzione di molte fabbriche, e fralle altre l'ampliazione del Casino di Belvedere ove ripose l'intero lavorio; e 'l Machinista Signor Paolo Scotti fatto venir da Firenze sotto la dipendenza dell'Architetto D. Francesco Collecini distribuì la località e per le macchine, e pe' telai. Finalmente nel 1789 S. M. dichiarò Real Colonia siffatto stabilimento dipendente solo da' suoi Sovrani comandi; vi formò le Leggi tutte proprie ordinò che tutti vestissero uniformi; stabilì le scuole di educazione de'  fanciulli, e tutto ciò, che attualmente si vede in vigore. Pensò anche il Re di stabilire un rifugio agli Artisti bisognosi in caso di grave malattia, e ordinò nel 1794 un progetto grandioso d'un Ospedale all'Architetto Collecini:, il quale ne fece formar anche il modello in legno. La forma dell'intero fabbricato era una Croce greca, divisa in due piani: i quattro lati della Croce nel piano superiore servivano a corsee pe' malati con passaggi laterali: nel centro era situata la Cappella; e nelle testate le carnei pe' custodi, ed assistenti: nel pian terreno poi stavano situate tutte le officine per tale stabilimento opportune. Questa idea piacque molto al Re, e vedrebbesi ora eseguita nel recinto stesso di S. Leucio, se le tante disgrazie avvenute non ne avessero impedita l'esecuzione. Al presente però trovasi a quest'uso destinato il Fabbricato del soppresso Monastero di S. Francesco pi Paola vicino al Real Boschetto di Caserta con un fondo assegnato di annui ducati 600 di rendita.

(72) Eravi anticamente in questo medesimo Sito uri Casino de' Principi di Caserta composto di un gran Salone nel mezzo, oggi Parrochia, e dodici camere d’intorno, sei al piano superiore, e sei nell'inferiore, con cantina al di sotto, e vigna attorno, e uri tal casino fu denominato di Belvedere per l’estesa veduta, che si ha da questo punto: ma non fu qui la prima dimora del Re, come asserisce il Continuatore del Canonico Celano pag. 51. S. M. Ferdinando dopo che nel 1773 chiuse con muro tutto il perimetro del Monte S. Leucio per diporto di caccia, volle per l'oggetto medesimo edificare un picciolissimo Casino in una eminenza laterale a detto Monte fra Occidente e Settentrione, che guarda la pianura di Sarzano e 'l fiume Volturno denominandolo di S. Leucio tuttora esistente, ed avendolo ampliato nel 1776 vi passò parecchie invernate colla Real Famiglia (Origine della popolazione di S. Leucio pag. 4). La disgrazia poi di perdere in questo Casino il Regal primogenito fe' determinare il Principe ad abbandonar questa dimora, e volgere il pensiero all’attuai Casino di Belvedere già rimodernato, ed abbellito Panno medesimo nelle sole facce esteriori. Colla direzione quindi del suo Architetto particolare D. Francesco Collecini, che da principio avea regolato in quel sito tutte le fabbricazioni fu tirato al termine il fabbricato come attualmente esiste. Non ha guari essendosi per le cure del zelante attuale Amministratore Sig. Cav. D. Antonio Sancio innalzata la statua del Re Ferdinando nel punto ove dovrà esser centro del Real Fabbricato, lo stesso Amministratore ad eternare la memoria delle beneficenze usate alla Popolazione Leuciana dal menzionato Monarca Fondatore della stessa,

ha fatto imprimere nella base della statua anzidetta in lettere rilevate di ottone la seguente iscrizione già composta, e pubblicata dal fu Monsignor D. Vincenzo Lupoli alla pag. CCCXXV. della Legislazione di S. Leucio in italiano e latino con delle note.

FERDINA N D O I. REGI. SICILIARUM. PIO. PELICI. AVGVSTO QUI. DIGNUM MAGNANIMITATE. SVI, DIGNVM. MAIESTATE ARDVVM. INIIT. CONSILIUM,

VI

IN. SVMMO, HOC. NEMOROSI. MONTIS. IVGO CEV. IN. PROPRIO. DISCIPLINARUM. DOMICILIO LECTA. MISERORVM. PVBES

QVA. PVERORVM. QVA. PVELLARVM AD. RELIGIONIS. CVLTVM. MORVM. HVMANITÀTEM INGENTVMQVE. ARTIVM. INFORMÀRETVR

QVIQVE. PRO. INCREDIBILI QVO. ARDBT. BENE. MERENDI. STVDIO PRO. MIRA. QVA. PRABSTAT. MENTIS . INTELLIGENTIA

NVLLIS. PARCENS. IMPENSIS. NVLLIS. LABORIBVS SCRIPTIS. SVA. MANV. LEGIBVS

PROELOQVE. CONSIGNATI8

REGIAE. FERE . IMMEMOR. DIGNITATIS PATERNAB. VSQVE. MEMOR. CARITATIS GNATOS. HOSCE. SVOS, SIBI. PLVS. OCVLIS

CARIORES IVRE.

IMMVNES. MAGISTRATV8 IN. SVI. VNIVS. RECEPTOS. FIDEM. MAGNIFICIS. CVMVLAVIT. PRIVILEGIIS.

AC PRAESENTIA. IDENTIDEM. SVA AD. SVSCEPTVM. ITER. INFLAMMANS. VIRTTTTS NVLLAM. IRE. DIEM. PATITVR

QVIN

XLEGANTIA. OPERIS. PRAECELLENTI0RE5 AMPLIORIBVS. PORRO. CVMVLET. DONIS

TANTO HVIC REGI

AMANTISSIMO. BENEFICENTISSIMO INSTITVTORI. PARENTI. MAECENATI

NOVA. HAEC

FERDINANDIANA. colonia. levciensis

VNO. ORE. VNO, PECTORE IN. AETERNAM. ORATI. ANIMI. TESTATIONEM FAYSTIORA. AC. FROSPERIORA. OMNIA

a. DEO. OPTIMO. MAXIMO

REONORVM. ET. FORTVNARVM. DONATORE ADPRECATVR anno. MDCCCXXIV.

Manca solo per render completo il Reale Edifizio l’altro prospetto dalla parte Orientale con una seconda magnifica scalinata, la qual continuazione si spera dal bel gusto del Regnante Francesco I. per maggiormente eternare la memoria dell’Augusto suo Genitore.

Nella circostanza poi di passar a dimorare in Belvedere diè Ferdinando in quel sito una sontuosa festa, e Traile altre cose poco lungi verso Oriente dal Casino in fondo di uno stradone, propriamente nel giardino di una casetta addetta al Direttore delle vigne, fu costruito di legno un Teatro diretto dal fu D. Domenico Chelli, ove la prima volta venne messa in iscena la celebre Nìna, composizione del nostro famoso Paisiello, fatta a posta per tale festeggiamento.

Dal Casino fino al Teatro fu tutto illuminato a giorno il detto viale ricoverto di centine di verdura figurante un grottone, e 'l prospetto del Casino fu ancor esso illuminato, ma a cera.

(73) La costruzione di queste case fu intrapresa nel mentovato anno 1786, allorché la Maestà del Re fissò in Belvedere la sua dimora, per dare il comodo delle abitazioni alla nascente popolazione Leuciana. Esse però non son compite secondo il progetto, nel quale eran fissati tanti cortili rettangolari l’uno all’altro unito con abitazioni attorno.

(74) Alquanti anni prima di fondar la Colonia il Monarca Ferdinando sempre sollecito della cultura spirituale delle poche famiglie addette alla custodia del locale, vi fondò la presente Parrocchia facendo ridurre nella miglior maniera il gran salone antico, che come si è detto facea parte del ristretto Casino di Belvedere (vedi Origine della popolazione di S. Leucio pag. 4 ), In questo Tempio esistono due iscrizioni, una alla dritta, e altra alla sinistra di chi entra, che per quanto riferisce il P. d'Onofri nella Breve notizia della nuova popolazione stabilita in S. Leucio p. XXXVII. furon fatte dal Sacerdote D. Paolo Moccia. Esse sono le seguenti:

Alla dritta nell'entrare in Chiesa.

NE. VNA. CVM. AEDICVLA. S. LEVCII

OLIM. IN. VERTICE. COGNOMINI. MONTI. SITA, IAM. TEMPORI. VETVSTATE

COLLAPSA

A INCLYTI. HEROIS. CVLTUS

EXOLESCERET

FERDINANDVS. IV. REX. VTRIVSQ. SICILIAE

AVVM. IPSIVS. ORATORIVM

MODEM. TITVLO. INSIGNITVM

FOSTERITATI. COMMENDAVIT

ANNO. AB ORBE. REDEMPTO. CIOIDCCLXXVI,

Alla sinistra nell'entrare in Chiesa.

SACELLVM. HOC

DIVO. FERDINANDO. DICATVM

CVM. LAXATIS. REGII. PRAETORII. SPATUS

FAMVLATVS. PRO. MODO. ADCREVERIT

NON. SINE. STATIONARIO. MILITE

FERDINANDVS. IV. REX. VTRIVSQ. SICILIAE

VT. MONTANORVM.. LEVCII ET. CLASIARIORVM. REGIORVM COMMODO PROSPICERET

IN PAROECIAM. ERIGENDVM. CVRAVIT ANNO. REPAR. SALVT. CIOIOCCLXXVI.

I tre quadri degli altari, e i due sopra le porte laterali all’altar maggiore sopo opere del Professore D. Carlo Brunella

(75) Una delle più celebri feste fatte in questa circostanza fu quella di Luglio del 1797, allorché la prima volta si portò in S. Leucio l'Arciduchessa d’Austria Marta Clementina Augusta sposa allora dell’attuai Regnante Francesco I. Non dispiaccia quindi al curioso sentirne il minuto racconto.

Tutto il cortile venne decorato nel giro con uno spazioso portico adorno di colonne Doriche isolate col corrispondente intavolamento, che sosteneva la soffitta di tela dipinta; e di sopra il cornicione nel giro del medesimo percorreva un attico con vasi ripieni di fiori situati a piombo delle colonne. Nel lato più breve del cortile in visuale del portone, senza interrompere il porticato vi era un gran Tosello co’ ritratti de’ Reali Sposi situati sotto un panneggio alla Reale ricamato in oro, che cascava da una gran corona, ed in ciascun angolo del porticato eranvi differenti quadri di vedute dipinte al naturale. Le tavole erano disposte nel seguente modo: alla dritta del Tosello vi era la tavola del Parroco del luogo con tutti gli altri Sacerdoti, Cappellani, e Chierici: alla sinistra quella dei Seniori, e di tutti i Capi dUffizio: in seguito poi le tavole degli sposi della Colonia co’ rispettivi genitori, e nel resto del giro le tavole degli altri artieri, che in uno formavano circa 600 persone tutte servite in argento, bel colpo d'occhio era alloca il vedere in questo sito banchettare la popolazione Leuciana al suono de’ migliori pezzi musicali eseguiti da due bande Militari situate pel centro del Cortile. Ma più sorprendente fu l’illusione della sera quando dopo essere stato illuminato il porticato, e ’l cortile colla facciata del Casino tutto a cera; ed essere stato eseguito dagli stessi Giovani Leuciani un grazioso intreccio di danza appostatamele concertato per ordine di S. M.; all'improvviso per sorprendere in un modo singolare la Reale sposa si vider nella sottoposta campagna fuori del recinto dirimpetto al Real Casino ad un cenno del Monarca per via di fuochi artifiziali graziosissimi tre prospetti l’un dopo l’altro:

il primo di un ponte per cui si passava da'  luoghi abbondantissimi di acque, e fontane, ad un sito ameno, e brillante; il secondo di un Tempio innanzi al quale vedeasi lo sponsalizio di Amore, e Psiche accompagnato da due Genii festeggianti; e ’l terzo di una deliziosa veduta uso Cinese allusiva alla vaghezza, ed ubertà de’ Campi di Terra di lavoro. Questa festa fu diretta dall’Architetto D. Francesco Coleecini, e ’l Machinista, ed esecutore de’ fuochi fu D. Vincenzo Ardito.

(76) La volta della Galleria è stata dipinta da D. Fedele Fischietti nelle altre stanze poi si trovano quadri di D. Mariano Rossi, D. Giuseppe Cammarano, e D. Carlo Bbunklli.

(77) Oltre la diversità de’ lavori di seta d’ogni sorte, che si possono osservare in detto stabilimento, meritano lo sguardo del Forestiere le mostre delle migliori cose lavorate in questa Fabbrica, che si trovano esposte in lastre nella stanza, che precede tutti i telai.

(78) Non è gran tempo, che è stata menata al termine questa nuova fabbrica, che si scorge nel lato Orientale del Real Casino di Belvedere. È degno di considerazione in quest’opera l’impegno, e la perizia dell’attuale Architetto locale D. Giovanni Patturelli che senza costruir nuovo condotto d’acqua, come era stato progettato da altri Artisti, con piccola spesa si è servito dell’antica acqua, che va in Belvedere per animar un rotone principale da cui si diffonde il moto a' mangani di 56 fornaci atte a trarre la seta laddove per lo innanzi il moto era tutto di braccia. È pur bello vedere questo lavorio ne’ principi della state, allorché si trova in tutta l'attività.

(79) Contemporaneamente all’ampli azione dell’antico Casino di S. Leucio furon costruiti nell’istesso recinto a poca distanza del medesimo in un falso piano sottoposto alcuni casamenti parte addetti per uso di Vaccherìa e parte per Canetterìa: ma alquanti anni dopo essendo passato il Re a dimorare nel Real Casino di Belvedere, ed essendo cresciuta l’industria delle sete, tutte queste fabbriche furono impiegate al lavoro delle calze, non escluso 1istesso antico Casino di S. Leucio: al presente non è rimasto a queste case, che l'antica nomenclatura di Vaccheria. Bisogna però, che il Forestiere sappia, che per certo tempo in alcuni di questi fabbricati vi fu introdotta dal Re Ferdinando con molta sua soddisfazione una Fabbrica di pelli all’uso di Francia, ed a quest’oggetto il prelodato Sovrano le venire espressamente da Grenoble una compagnia di valenti Artieri con un Capo fabbricante chiamato M. Jordan, i quali principiarono il loro lavoro con molto felice risultato: ma sopraggiunta dopo poco tempo l’invasione del 1799; ritornarono tutti in Francia, e cosi fini sul nascere questa bella Manifattura, che coll'andar del tempo avrebbe apportato molto utile al Regno.

(80) È questo Tempio piantato per Sovrano comando in mezzo di alcune annose quercie tuttora esistenti nel ripiano, che sta innanzi al medesimo, con facciata tutta costruita all’usanza Gotica, per dinotare un Tempio antico. Dentro però presenta la disposizione più bella degli stucchi e degl'intagli secondo il gusto del secolo presente. Meritano particolare attenzione gli altari di marmo con quadri dipinti da’ Professori D. Pietro Saia, D. Cosmo de Focatiis, e D. Cablo Brunelli,

e soprattutto un artifizioso ciborio fatto in guisa, che si trova il SS. esposto, senza che i di voti veggan niuna operazione. Fu idea dell'Architetto D. Giovanni Patturelli discepolo del testé citato D. Francesco Collecini, per la cui morte menò al terminò la fabbrica intrapresa dal maestro. A' 2 Luglio dell'anno 1805 per l'apertura di tale Tempio dedicato ad una divota immagine di M. V. delle Grazie il Re intimò in questo sito una gran, che durò per otto giorni essendo disposte in forma ellittica le botteghe che contenevano solo galanteria. Nel giorno della Festività il nostro famoso Paisiello vi battè una sua particolare composizione, eseguita da’ più rinomati professori; e la sera vi fu gaia illuminazione e graziosissimi fuochi artifiziali.

(81) Piacemi qui dare al Forestiere un'idea della immaginata novella Città. Il Re Ferdinando colle sue proprie mani ne delineo il primo pensiere, che poi fu disteso dall'Architetto Collecini. Centro della medesima era una gran piazza circolare del diametro di palmi seicentotrenta il cui punto medio era a perfetto intraguardo col mezzo del Real Casino, e propriamente col punto ove oggi ritrovasi la statua del Re; giacché come da una parte cosi dall’altra dovea venire un simile avancorpo con magnifica scalinata, ed altro portone d’ingresso. Da questo centro a guisa di raggi partivan tutte le strade, e collo stesso centro venivan circoscritte le altre, che le traversavano in linee di circonferenze. In questa piazza circolare, e precisamente nella parte verso Settentrione, che guardava il Real Casino, o Palazzo stabilì il Re, che fosse costruita la Cattedrale con elegante prospetto:

e nell’opposta parte della piazza, che guardava il Mezzogiorno il Teatro. I restanti casamenti laterali a due descritti, sino a chiudere la stessa piazza doveano essere nel prospetto tutti semplici, ed uniformi, ad un livello, ed a due soli piani coverò a tetto; solo però nel mezzo di ogni spazio, che si frappone a fra l'una strada, e l’altra vi era immaginato un casamento più alto, e più decorato degli altri ricoverto da loggia con balaustrata, per dare un grazioso gioco alle fabbriche, e togliere ogni sorta di monotonia disgustevole all'occhio. Lo stesso dovea praticarsi nelle strade di rivolta tanto in quelle, che uscivano alla piazza, quanto in quelle che le traversavano, sempre con l'uguaglianza di un prospetto incontro all’altro.

Circa il modo di eseguire questo utilissimo, e grandioso progetto, il Monarca costruiva a sue spese la Cattedrale, e ’l Teatro; le altre abitazioni poi erano tutte costruite da’ particolàri a’ quali il Re magnanimamente concedea la franchigia del suolo per 12 anni, e l’acqua perenne non solo per fabbricare, ma anche per comodo delle stesse case, e giardini, giacché ciascun proprietario nelle sole facce esterne degli edificii dovea serbare la prescritta uguaglianza.,

La gran concorrenza de’ particolari, e l’impegno del Re per quest’opera feron tutto disporre per la solenne funzione della fondazione della prima pietra nel sito ove dovea venir la Cattedrale. A quest’oggetto fu fatto il disegno del Tempietto da formarsi di legno; si cominciarono ad impiantare i picchetti; si cavò puranche il pozzo per calare detta pietra, la quale era di marmo lavorata a guisa d’urnetta incavata col suo coverchio puranche di marmo ove si avrebber dovuto rinserrare le medaglie, che ci avrebbe situate il Re Ferdinando.

Nel fronte di questa pietra eravi scolpito il seguente distico, Ipse suis manibus primo in fundamine Templi,

Sacratum hunc lapidem Fernandus rite locavit, Questa del Tempio afondamenti orando,

Colle sue proprie man locò Fernando.

A. CIOIDCCXCVIII. XVIII. KAL. SEPTEMBR. DIE.

AVSBICATIS. V. P Anno 1798, decimo octavo Kalendas Septembris,

die auspicatissimo, calde feliciter. Ma giunte le nuove dell'avvicinamento delle truppe Francesi si dovè sospendere tutto, e per disgrazia di quel luogo non potè avere più effetto questo bellissimo pensamento che avrebbe non poco contribuito alla durata della Colonia, ed alla memoria immortale del Re Ferdinando, Augusto promotore di un sì utile stabilimento.

(82) Alla dritta di chi guarda la caduta delle acque prima di entrare nel Giardino Inglese fa mestieri volgere il passo verso la parte concava di Montebriano ad osservare il pensiero dellArchitetto D. Luigi Vantiteli di edificare un gran conservone di acqua a somiglianza dellantica Piscina mirabile forse già veduta nel promontorio Miseno, capace a mantenere lo scolo delle peschiere in caso di qualche guasto, che potesse avvenire al Condotto Carolino. In fatti se quest'opera nel 1786 fosse stata del tutto compita non già spiccata solamente con poca fabbrica del muro, e de’ grossi urtanti esteriori, come al presente si ritrova;

sarebbesi al certo risparmiata una fiera mortalità ne’ paesi circonvicini alle Delizie di Caserta, allorché essendo precipitata a’ 12 Maggio dello stesso anno la considerevole lunghezza di 500 palmi di Condotto nel luogo denominato Raullo, come abbiamo accennato nella Nota N. 64, l'acqua trattenuta nelle peschiere ne’ calori della state infettò l'atmosfera. Intanto si ritrova in questo stesso luogo una bella fabbrichetta semicircolare ad uso di Aperia accosto alla parte concava del monte, ed un grazioso giardino di fiori nello spiazzo, che avrebbe dovuto essere il fondo della gran Conserva.

(83) Circa l'anno 1782 fu intrapresa la ripartizione del Giardino Inglese sotto la direzione del Sig. D. Giovanni Andrea Graefer espressamente chiamato dall’Inghilterra per tale oggetto. Il pensiero fu nobile, di richiamar cioè con siffatto giardino l’ammirazione di tutti gli uomini versati in questo ramo di Scienza Naturale: le vicissitudini però cui è andata soggetta l'intera Penisola Italiana ha fatto in qualche maniera rimaner tuttora incompleto questo grandioso progetto; giacche dall’Architetto D. Carlo Vanvitelli per dare in questo ameno giardino varii punti di vedute erano stati ideali de’ graziosi Tempj, una Pagode Cinese della quale esiste il modello in legno, e tanti altri ornamenti de’ quali al presente niente si vede.

(84) Questo Casamento, per quanto a me pare, è quel desso appunto, clic non so intendere come mai il Sigismondo nell’Opera citata alla pag. 247 asserisce essere situato per finale allo stradone, che dal Palazzo mena. alla caduta delle acque, esprimendosi nel seguente modo:

vi è un viale 1600 tese, che termina alla montagna, sul cui pendio al di sotto della distribuzione delle acque vi è una specie di Casino di bene intesa Architettura, che forma una terminazione al descritto viale.

(85) Oltre alle innumerevoli piante esistenti come si è detto in questo grande comprensorio di Giardino, parecchie piante Australi son custodite gelosamente dall’invernata in due grandi stufe.

(86) Non solo quest'arcata fu duopo ergere per portar l’acqua in Caserta: una quantità di piccoli archi s’incontra per le piccole vallate del giro de' Monti; altri due però più cospicui di questi sebben di gran lunga inferiori a que' di Valle meritano essere conosciuti da’ Viaggiatori. Il primo posto sul fiume Faenza non molto lontano dalle sorgenti del Fizzo comprende 3 archi, ed occupa la lunghezza di palmi 280, e la maggiore altezza di soli palmi 26, sulla sommità del cui arco medio da ambe le facce del ponte leggesi;

CAROLVS. et. AMALIA

VTR. SIC. ET. HIER. R.

A. D. MDCCLIV.

E il secondo nella valle di Durazzano sopra un picciol torrente composto di quattro archi di lunghezza palmi 240, e di altezza maggiore palmi 70.

(87) M. de da Lande, nel suo citato Viaggio pag. 189. asserisce francamente: Vous n'avons point d'ouvrage moderne qui approche de cette magnificence; ed indi, che, se fossero state compite, le sole arcate di Maintenon diciassette leghe al sud-owest di Parigi, costruite per condurre l’acqua dalla Riviera d’Eure dopo Pongoin a’ Reali, e rinomati giardini di Versailles:

e le altre arcate dell’acquedotto di Bue vicino Versailles l'avrebbero potuto uguagliare. E ’l dotto Eustace dice nell’Opera citata pag. 72.

In the midst of this lonely dell, the traveller is surprised to behold an immense bridge, formed of a triple row of lofty arches, crossing with gigantic strides from one side to the other.

This bridge forms part of the celebrated aqueduct of Caserta; it is near two thousand feet in length, and two hundred in height, and conveys a whole river of the purest water across the valley. The stream itself is collected in the neighborhood of Mount Taburnus, and carried sometimes through mountains, and sometimes over vallies to the palace; but though the work may in many places have been more difficult, it is no where more magnificent than in this valley. In length, elevation, and effect, it surpasses all similar edifices of modem construction, and may, indeed, vie with some of the noblest Roman monuments.

» Nel mezzo dì questa solitaria Valle il Viaggiatore resta sorpreso alla veduta di un magnifico ponte costruito sopra tre ordini d’altissimi archi, che maestosamente passa da una porzione all’altra di essa Valle. Questo ponte forma una parte del celebre acquedotto di Caserta, la sua lunghezza è circa due mila piedi, e duecento l’altezza, sul quale passa un intero fiume d’acqua limpidissima traversando la Valle suddetta. Questa corrente d’acqua è raccolta nelle vicinanze del Monte Taburno e talune volte essa passa a traverso de’ monti, e talune altre per le valli fino a tanto, che giugne al Palazzo; e tuttoché l’opera in varii luoghi abbia incontrato gravi difficoltà,

la sua magnificenza maggiore si scorge in questa Valle, dove la sua lunghezza, elevazione, ed effetto che produce, sorpassa ogni altro edificio di moderna costruzione, che anzi con ragione può dirsi, che gareggia co' più nobili monumenti Romani. »

(88) Non sarà discaro al Lettore, che io qui rapporti le due epigrafi veramente degne della penna del Mazzocchi, che ne fu l'Autore

Verso il monte Longano. 

QVA MAGNO REIPVBLICAE. BONO

ANNO CIO IOCCXXXIV

CAROLVS. INFANS. HISPANIARVM

IN. EXPEDITIONEM.

NEAPOLITANAM. PROFECTVS

TRANSDVXERAT. VICTOREM. EXERCITVM MOX. POTITVS. REGNIS. VTRIVSQVE. SlCILIAE

REBVSQVE. PVBLIC1S. ORJDINATIS

NON. HEIC. FORNICE. S. TROPHAEIS. ONVSTOS

SICVTI. DECVISSET. EREXIT

BED. PER. QVOS. AQVAM. IVLIAM. CELEERATISSTMAM

QVAM. Q. VONDAM. IN. VSVM

COLONIAB. CAPVAR

AVGVSTVS. CAESAR. BEDVXERAT

POSTEA . DISIECTAM. AC. DISSIPATAM

IN. POMVS. AVGVSTAE. OBLECTAMENXVM SVAEQVE. CAMPANIAE. COMMODVM

MOLIMINE. INGENTI. REDVCERET

ANNO. CIOIOCCL.

Sub cura. Lud. Vanvitelu

Reg. Prim. Arce.

Verso il Monte Carzano. CAROLO. VTRTVSQVE. SICLTAE. REGE

PIO. FELICE. AVGVSTO

et. AMALIA. regina

PARENTE. SPEI, MAXIMAE. PRINCIPVM

AQVAE. IVLIAE. REVOCANOAE. OPVS

ANNO. CIDIDCCLIII. INCEPTVM

ANNO. CIOIOCCLX. CONSVMMATVM

A. FONTE. IPSO. PER. MILLIA. PASSVM. XXVI.

QVA. RIVO. SVETERRANEO

INTERDVM. ETIAM. CVNICVLIS

PER. TRANSVERSAS. E. SOLIDO. SAXO. RVPES.

ACTIS QVA. AMNE. TRAIECTO

ET. ARCVATIONE. MVLTIPL1CI

SPECVBVS. IN. LONGITVDINEM.

TANTAM. SVSPENSIS

AQVA. IVLIA. ILLIMIS. ET. SALVBERRIMA

AD. PRAETOKIVM. CASERTANVM. PERDVCTA

PRINCIPVM. ET. POPVLORVM. DELICIIS. SEKVITVRA ANNO. CIOIOCCL.

Sub. cura. Lud. Vanvitelli

Reg. Prim. Arch. (89) È cosa degna d'esser avvertita quella, che accadde nel profondarsi il pilone dell’arco sulla strada verso il monte Lontano. Scavando il terreno per più di cento palmi di profondità s’incontrò il tufo per cui si credè essersi giunto al sodo; ma il rimbombo che rendea questo suolo percosso fe' a ragione sospettare che sotto ancor vi si nascondesse qualche vuoto.

Fatto perciò scavare lateralmente. un pozzo, si trovò alla profonditi di trenta palmi di pili della già detta una larga grotta e rovinosa ripiena di quasi inceneriti cadaveri. Quindi il cavo del mentovato pilone si profondò altri palmi quaranta finché terminato lo strato del tufo si rinvenne quello del sasso vivo. 

Fine.

INDICE.

delle
MATERIE CONTENUTE NELLE NOTE
A
NUMERO
delle
NOTE
delle
PAGINE
Acqua adoperata nella fabbricazione del Real Palazzo di Caserta 54
Altare, e Tabernacolo della Redi Cappella di Caserta 51 50
Aperia 82 87
Appartamento Reale vecchio perché cosi chiamato, ed epoca del suo termine 57 54
Appartamento Reale nuovo epoca del suo cominciamento 45 58
Aria Casertana salutevolissima 2 29
B
Bassirilievi, e statue esistenti nella Scala Reale del Real  Palazzo di Caserta, da chi siano stati fatti gli uni, e le altre 26 48
Boschettino sopra Montebriano: epoca del suo termine 66 73
Bosco detto vecchio 55 65
C
NOTE
PAGINE
Cappella Reale di Caserta: sua costruzione 29 49
Casamento a principio del Real  Giardino Inglese  84 87
Casamenti
della Real  Colonia Leuciana,
loro forma  73 79
 costruiti nel recinto di S. Leucio conosciuti col nome di Vaccheria  79 83
Casertanuova    4 30
Casertayecchia    4 30
Casinetto Reale di S Silvestro quando fosse , edificato; amena sua posizione 67 73
Casini Reali di Belvedere, e di S Leucio 72 76
Chiesa dedicata a M V delle grazie nella Vaccheria di S Leucio  80 83
Circostanza avvenuta nel fondarsi i piloni di mezzo de' Reali Ponti di Valle 89 91
Città nuova da edificarsi intorno alla Reggia di Caserta  1 29
Città immaginata nel basso rimpetto al
Real  Casino di Belvedere fuori al recinto
di S. Leucio   81 84
Colonne del Teatro Reale di Caserta portate falsamente di verde antico 55 63
Comodi esistenti un tempo nelle stanze di libreria della Regina nel Reale Appartamento vecchio di Caserta  4 57
Condotto Reale Carolino, suo esatto giro tortuoso, e suoi celebri trafori 64 69
Condottura di Piombo, che porta l'acqua nel Real  Palazzo di Caserta  62 68
Conservone immaginato dall'Architetto Vanvitelli di fianco alla caduta delle acque, onde mantenere lo scolo alle peschiere in caso di qualche guasto del Condotto Carolino  82 86
N O T E
TACINE
Cortili del Real  Palazzo di Caserta, loro dimensione e forma   20 45
Costruzione del Real  Palazzo di Caserta, contraddizioni, che si trovano riportate da taluni Scrittori 18 40
D
Divisione ideata dall'Architetto Vanvitelli
dell' intero Appartamento Reale di Caserta   46 19
E
Epoca
della costruzione delle peschiere, e degli scogli per la cascata delle acque  58
 66
della costruzione del Reale Acquedotto Carolino    61 60
in cui fu formato il Reale giardino Inglese  83 87
Estensione del muro, che chiude il monte S. Leucio, e 'l Montebriano  69 74
F
Fabbrica Reale di Seterie in S Leucio Suoi principii  71 74
Fabbrica di pelli all'uso di Francia introdotta in S Leucio  79 85
Festa fatta dal Re Ferdinando in S. Leucio in occasione di passare a dimorare nel Real  Casino di Belvedere  71 78
Festa, che ebbe luogo in Belvedere, allorché si portò in questo Real  Sito la prima volta, l'Arciduchessa d Austria allora Sposa Augusta dell attuai Regnante Francesco I  75 81
F
Festa intimata dal Re Ferdinando quando si apri il nuovo Tempio di M. V. delle Grazie eretto nella Vaccheria di S. Leucio
NOTE
PAGINE 80 84
Feste date dal Re Ferdinando nel parterra sottoposto al Real  Casinetto di S. Silvestro 68 73
Filanda nuova formata in S Leucio 78 82
Fontana detta di Nettuno ideata sotto al ponte d'Ercole nel Real  Boschetto di
Caserta, ove ritrovasi il canestro di fabbrica   57 66
Fontana detta de' Delfini nel suddetto Real  Boschetto     58 66
Fontana detta di Eolo  59 66
Fontana detta di Cerere 60 67
Fontana detta di Venere ed Adone 61 68
Forma del Real  Palazzo di Caserta prescritta dal Re Carlo all'Architetto Vanvitelli
i5 39
Funzione della Fondazione del Real  Palazzo di Caserta 6 3i
G
Getto di acqua, che potrebbesi ottenere in cima al monte, alla cui metà è posta la caduta delle acque 65 73
Giardini ideati dal Vanvitelli per piantarsi nella pianura all'ingresso del Real  Boschetto 54 63
I
Idea de' tre grandi stradoni, che partono dallo spiazzo innanzi la Reggia di Caserta 10 37
Incoerenza, che si ravvisa nella decorazione della sala di Alessandro il Macedone nel Reale Appartamento di Caserta 35 52
Iscrizione
posta nella facciata Meridionale
del Real Palazzo di Caserta
NOTE
PAGINE 14 58
posta sotto la statua del Re  Ferdinando nel centro del Real Casino di Belvedere 72 77
posta nel ponte , che passa sul fiume Faenza per condurre
l l'acqua a Caserta 86 88
da scolpirsi ne' piedistalli all'ingresso di mezzo del Real Palazzo di Caserta  17 40
Iscrizioni
da venire impresse nelle basi delle tre statue situate nel muro opposto a chi sale la Scala ‘Reale del Redi Palazzo di Caserta  23 45
poste sotto a' Reali Ponti, di Valle sulla strada Regia di Campobasso 88 90
esistenti nella Parrocchia del
Real Casino di Belvedere 74 80
L
Legislazione di S. Leucio 9 56
M
Magnificenza de' Reali Ponti di Valle 87 88
Marmi di Regnò di cui si compone la Scala, e 'l Vestibolo della Reggia Casertana, colla nomina delle rispettive cave: errori, che si riferiscono da alcuni Scrittori 25 45
Marmi di cui si compone la Beai Cappella 29 49
Marmi , che adornano le pareti della Sala di Alessandro il Grande nel Reale Appartamento di Caserta 35 52
lamento di Caserta
Misure esatte in linea retta del Condotto 64 72
Modelli in legno de’ pezzi più ragguardevoli del Real  Palazzo di Caserta
NOTE
PAGINE 44 58
Mostre di varie stoffe di seta particolari eseguite nella Real  Fabbrica di S Leucio, ed esistenti nella medesima 77 82
N
Nobiltà del Real  Palazzo di Caserta confermata dal Ch. Eustace   11 57
Nome di S Leucio d’onde sia derivato 70 74
O
Ordine Architettonico, che fregia l'esterno del Palazzo Reale di Caserta; e Scrittori, che si oppongono al fatto 16 40
P
Pagode Cinese ideata nel Real  Giardino Inglese di Caserta  83 87
Parrocchia della Real  Colonia di S. Leucio quando fosse stata eretta  74 79
Pensieri dell'Architetto Vanvitelli intorno alle Reali Delizie di Caserta non eseguiti 8 36
Peschiera detta vecchia; sua celere costruzione  56 65
Ponti, che s'incontrano nel tratto di strada, che mena alla caduta delle acque 67 65
Primiera idea del Vanvitelli intorno al Real  Palazzo di Caserta  5 31
Prospetti esterni del Real  Palazzo di Caserta: Scrittori che malamente li riferiscono 14 38
Q
Quadretti attaccati alle pareti del Gabinetto del Re nel Real  Appartamento Vecchio di Caserta   40 56
Quadri
f esistenti nelle due volte della
Scala Reale di Caserta
NOTE
PAGINE 27 43
che adornano i tre altari della Chiesa nella Vaccheria di S. Leucio   80 84
della Cappella Reale di Caserta  52 51
nelle volte delle diverse camere del Reale Appartamento vecchio di Caserta  58 54
mobili esistenti in due camere dello stesso Reale Appartamento vecchio di Caserta  58 55
esprimenti i disegni originali delle Opere di Caserta 41 56
eseguiti a fresco nel Reale Appartamento Vecchio di Caserta 43 57
delle volte di varie stanze del Reale Appartamento nuovo di Caserta 51 62
esistenti nelle volte delle due Sale di Marte, e di Astrea nello stesso Reale Appartamento 49 61
esistenti nella Parrocchia del Real Sito di S Leucio  74 80
delle volte di alcune camere del Real  Casino di Belvedere  76 82
Quadro nella volta della Sala degli Alabardieri nel Reale Appartamento di Caserta 53 51
Quadro nella volta della Sala in seguito
all'anzidetta degli Alabardieri 54 52
Quadro, che adorna l'intera volta della Sala di Alessandro il Grande nel Reale Appartamento di Caserta: altri quadri immaginati nelle pareti laterali di questa stessa Sala 56 53
R
Rendita, che attualmente da l'acqua Carolina 64 71
Ringhiera di ferro immaginata dal Vanvitelli intorno al foro ovale nella volta della Regia Scala di Caserta Regia Scala di Caserta
NOTE
PAGINE 34 45
Rivoli d acqua detti comunemente lagni, che s'incontrano nella strada da Napoli a Caserta    3 29
S
Sala degli Alabardieri del Real  Palazzo di Caserta  33 51
Sala in seguito delle Real  Guardie del Corpo   34 51
Sa a d Alessandro il Macedone   55 52
Sala di Marte   47 59
Sala di Astrea  48 60
Sala del Trono Reale    50 61
Scala Beale: sua dimensione 22 44
Scala a spirale immaginata dal Vanvitelli nel Real  Palazzo: suo modello esistente in legno 44 58
Scale esistenti nel Real  Palazzo di Caserta 22  44
Scrittori moderni più accreditati, che han descritti varii siti del Regno di Napoli
(2) 25
Scrittori, che han parlato de le Reali Delizie di Caserta e S Leucio
(b) 26
Sentimenti effimeri di alcuni Scrittori intorno al Vestibolo, che precede la Real  Cappella di Caserta 28 48
Spiazzo, che precede la Reggia di Caserta misurato esattamente  15 57
Statua da venir situata sul piedistallo incontro alla Regia Scala di Caserta in luogo dell Ercole Latino  21 44
Statue ideate per situarsi su quattro piedistalli nel mezzo della facciata meridionale della Reggia di Caserta  7 40
Statue immaginate negli spazj stretti delle
NOTE
PAGINE
colonne nella Real  Cappella di Caserta 50 50
Statue da venir collocate ne' Reali giardini di Caserta    54 64
Statue, che adornano le peschiere nel Real boschetto di Caserta   63 69
Stufe di piante Australi nel Giardino Inglese 85 88
T
Teatro Reale nella Reggia di Caserta 52 62
Tabernacolo della Real  Cappella di Caserta 31 50
V
Vestiboli, e porticati, che s' incontrano all'ingresso della Reggia Casertana 9 40


AVVERTIMENTO.
Si avverte che ritrovandosi l'Autore occupato nel disegnare una carta topografica di Caserta, e contorni esatta, ed intelligibile, la quale non si è potuta finire, essa sarà data separatamente dal presente Opuscolo. Frattanto si è creduto dar la seguente per dimostrare solo la località.

Si avverte dippiù che per maggior comodità de’ Forestieri si è pensato dallo stesso Autore far un'edizione in idioma Francese del presente Opuscolo, ed è già sotto torchi. 

Si vende in Napoli presso i librai R. Marotta e Wanspandoch, largo S. Domenico Maggiore, N.° 13; Borei, largo Trinità Maggiore; Gabinetto Bibliografico di Andrea Scarpati, e Saverio Starita, Strada Trinità Maggiore N. ° 6; Mautone a fianco al Real Teatro S. Carlo N.° 2.

In Caserta presso il Custode di quel Real Palazzo Signor D. Ferdinando Pellegrino.





















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