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LA STAMPA CATTOLICA

P R O P O S T A DEL DUCA M. CARACCIOLO D I B R I E N Z A

ROMA

TIPOGRAFIA MONALDI

1864

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Eleaml.org - Dicembre 2016

I tremendi fatti che si veggono compiere dalla rivoluzione, il pervertimento delle idee, la corruzione de’ costumi, la ferocia dei cuori, l’abbandono di ogni credenza, l’aperta guerra all’autorità e segnatamente alla Chiesa ed a Dio stesso, sono un così grave fascio di mali da atterrir profondamente ogni uomo, che pur serbi un avanzo di rettitudine. E meno è lo spavento per l’universale rovina che ne sovrasta, che il dolore per l’accecamento di tante menti e pel vile servaggio, onde in modo sì miserando sono esse avvinte alla truce ed empia tirannia delle sètte.

Se non che ne rinfranca e fa nascere in cuore lietissime speranze per l’avvenire, il vedere come oramai in maggiori proporzioni che per lo avanti, siasi cominciato a spiegare contro l’audacia dei tristi una franca e nobilissima resistenza. Nè già diciamo dell’unisono e fermo protestare dell’Episcopato, che spregiando l’ira e il dispetto dei potenti e la selvaggia violenza della più grossolana plebaglia, aizzata dalla rabbia d’infernali tribuni, va incontro ad ogni pericolo, si sobbarca volontieri ad ogni sacrificio. Di ciò non v’era dubbio: questo fatto ornai si ripete da diciannove secoli, ed il sangue dei martiri, sangue che tuttora si versa, attesta la possanza di questa fiamma divina, la Cattolica Chiesa, che tra le fitte tenebre della bufera lampeggia inestinguibile, maestosa, immensa. Per questo lato la codardia è impossibile, e il venerando Veglio del Vaticano, che immobile come rupe, immutabile e sereno non cura il cozzo impotente dei fiotti minacciosi che l’assalgono, è tuttora il primo modello dell’Apostolica fermezza.

Quello che consola e conforta a sperare giorni migliori, è il commuoversi che, la Dio mercé, avviene del laicato, il quale assopito nella bonaccia dava ben pochi segni della sua gagliardia, ma che ora scosso dagl’iniqui trionfi, impensierito di danni supremi, sorge vigoroso a combattere, pieno di fede nella sua causa e rinfrancato dalla coscienza dell’immensa sua forza. Di ciò fanno fede e le solenni proteste, ed il pubblico rifiuto di cariche illustri (), e l’oro copioso prodigato con inaspettata costanza e con ognor crescente franchezza al Supremo Gerarca, e la stampa moltiplicantesi di giornali difensori del vero e del giusto, e di buoni libri, che poi si diffondono con zelo infaticabile, ed il compiersi che si fa tutto questo dove più ferve la tracotanza degli empii, dove più furibondo si versa il satanico livore, dove più vittime s’immolano all’ira frenetica di sozzissime moltitudini.

Si sente per mercé di Dio, si respira in ogni dove questo affetto, questo sovrumano fremito degli animi, questa viva brama, onde sono commossi, onde arde ciascuno e onde a vicenda s’infiammano. Ingegni nobilissimi e conoscitori del nostro tempo han ravvisato il fatto che esponiamo. Esso è indubitato; ed una molla di finissima tempra e di forza smisurata, che stia per ispezzare deboli e logori ostacoli, che tuttora la tengon compressa, è debole immagine di questa forza cattolica, la quale, seguendo costantemente da due millennii la sua immutabile e caratteristica proprietà, si fa strada, si dilata, ed è per {sprigionarsi totalmente.

Per questo nobile slancio, per questo stringersi uniti e risoluti da ogni angolo della terra sotto l'invincibile vessillo di Pietro, il mondo par già diviso in due campi; e non è lieve vantaggio ravvisar quali sieno i nemici da combattere, qual ne sia il numero, quanto il valore. E su ciò crediamo poter dire, che se nel primo gittar lo sguardo sulle avverse legioni appaiono più numerose le turbe dei figli di Belial, pure occhi sagaci e scrutatori sapranno scernere, che in esse per ventura il maggior numero è di gente men disposta alla lotta, facile a vincersi, come quella cui appena contengono nelle file l’audacia de’ capi, l’illusione della mente, il falso rispetto del mondo.

Questo meraviglioso spettacolo per fermo allieta non pure ogni cattolico ma qualunque animo onesto, e ravviva la fede nella Provvidenza, che si svela sempre la regolatrice suprema degli umani avvenimenti, e che se permette talora il passaggiero trionfo dei tristi, apparecchia loro un vigoroso contrasto nell’operosa costanza dei buoni. Non è di questo luogo far notare i beni che Essa ha già tratto dalle stolte agitazioni dei malvagi, ed i maggiori che ne accenna. Già molteplici scritti di sapientissime penne hanno assai ben lumeggiato questo quadro maraviglioso, sebbene quel che si vede sia certo il meno di quell’arcana dovizia di beni, che nella immensità della sua sapienza ha Iddio disegnati ed ordinati alla sua gloria ed all’universale vantaggio. Cotesta fede, con cui il laicato cattolico ha cominciato ad agitarsi vastamente e ad unire i suoi sforzi per la buona causa, è di tal natura, che ha prodotto grave impressione anche nei nostri nemici e ne ha scossi parecchi. 11 movimento universale, la concordia, la uniformità di pensare de’ cattolici, il loro desiderio di operare, la loro spiccata e forte tendenza a collegarsi sono una sì grande meraviglia da non rinvenire forse quale la pareggi anche nei più gloriosi secoli della Chiesa.

Or questo fatto che ha tanto richiamato l’attenzione delle menti, ci ha ingenerato l’idea, che possa, anzi che debba mettersi a profitto siffatta disposizione degli animi, invitandoli a riunirsi realmente in qualche opera grandiosa ed efficace pel bene di tutti. Svariate al certo e molteplici potranno essere coteste opere universali, acconce a rannodare le forze de’ buoni e renderle atte a migliorare gli uomini e ad attenuare gli effetti malefici della iniquità prevalente. Non ci fermeremo però che su d’una sola che reputiamo sovrana fra le altre, e Verso cui pare che principalmente il movimento degli spiriti, del quale ragionammo, manifesti una decisa tendenza, la stampa. Essa per fermo può e deve essere l’obbietto d’una grand’opera.

Tutti ormai comprendono il potere della stampa, e da per tutto si è cominciato finalmente a stringere con maggior fiducia quest’arma per combattere il male. Basta leggere i recenti cataloghi di ciò che vien dato alla luce per le stampe in Francia ed in Italia, per avvedersi di questo effetto sì grande e sì inaspettato delle presenti pressoché universali rivolture, le quali pure han cotanto oppresso ogni diritto de’ buoni, come s’adoprano a schiacciarlo interamente. Si moltiplicano ogni dì a vista d’occhio le schiere dei laici, che per ogni guisa hanno impreso a combattere per la religione e per la civiltà. Non curanti dei domestico riposo, togliendosi agli agi di una vita pacifica, affrontando le calunnie e gli oltraggi della poderosa fazion dominante, la cui legge è il pugnale, si gittano animosi ad ogni fatica e fanno ogni opera per opporsi allo straripante errore già padrone del campo, propugnando generosi campioni le sublimi verità e la morale santissima della religione di Cristo.

Per quanto è in noi vorremmo aggiungere sprone a siffatto sentimento, e vorremmo aver mille lingue per invitar alla santa impresa quanti hanno in cuore una scintilla di fede, quanti paventano la sociale dissoluzione, verso cui si cammina a gran passi; ma ce ne dispensa Tessersi questo già fatto assai bene da altri, e l’appello laicato del Conte Fiotta ben valse ad invogliar qual sia anima non affatto infingarda ad emulare l’ardore e l’esempio di quel cavaliere.

Ciò nulla di meno il pensiero surto in noi dall’osservare le designate favorevoli condizioni in che trovansi i Cattolici, richiederebbe assai più estesa, più copiosa e più importante applicazione. Questo pensiero vorremmo per ogni maniera infondere nelle altrui menti; e le brevi parole che ora spendiamo per ciò, serviranno, lo speriamo, a muover lo zelo di chi si sente capace d’iniziare quest’opera vastissima, la portata de’ cui benefìcii è incalcolabile. L’universalità e la costanza potranno solo far di quest’opera un fatto gigantesco; che non pur ne sarà schermo contro il furiar tempestoso di questo fiero e soverchiente oceano delle umane passioni, ma varrà altresì ad abbatterne la possanza, e nel volger di pochi anni sarà forse, la Dio mercé, possente a ridurlo in placida calma e perfetta.

Per noi è fuor di dubbio dunque, che massimo e principalissimo, se non unico mezzo per giungere a ciò sia la stampa. Per essa appunto, come accennammo, si è cominciato, ed essa solo potrà compiere l’immenso beneficio. E se mai altri crederà impossibile toccar la meta indicata, se il mezzo della stampa non sembri da tanto, la società dovrebbe riputarsi quasi di disperata guarigione: ma noi che crediamo sanabili le nazioni, noi vi abbiamo piena fede, e meglio di noi ve l’hanno uomini sommi, che han profondamente addentrato lo sguardo nelle viscere degli odierni malori. Molto intanto si è fatto, e molto più si è proposto di fare. Ci sembra pur non di meno, ohe ben altro ancora dovrebbe farsi per conseguire immense le forze, vastissimo il campo, compatto e disciplinato l’esercito de’ combattenti. Parecchie idee qua e colà sparse in diversi scritti par che debbano condurre ad un ampio concetto riguardo alla stampa cattolica; il concretamento del ‘quale sarebbe opera somma, frutto degnissimo dello zelo cattolico, saldo baluardo contro gli universali attacchi dell’inimico, strumento impareggiabile d’offesa per ritorgli le miserande prede e svigorire l'impeto ruinoso de’ suoi assalti.

Non riuscirà inopportuno a spiegare la nostra idea il gittare un po’ lo sguardo sulla stampa malvagia. Che cosa mai essa non operò? Quali danni, quali rovine non accumulò vuoi nell’ordine fisico, vuoi nel morale? Che vie non tentò, che ostacoli non pervenne a sormontare, qual pertinacia di proposito non ebbe? Per fermo non v’ha mali, di cui non sia stata cagione la stampa or menzognera e seduttrice, or proterva e balda degli empii. Egli è sentirsi gelar le vene in ripensarvi! Essa ha distrutto ogni idea di dipendenza, spento ogni principio di autorità, levato a folli brame la mente rozza delle plebi, rotto ogni vincolo di civile società; per essa s’infransero trattati, fu calpestato il diritto delle genti, fu possibile un’Europa di corsari; per essa si riaccesero odii antichi, ne sursero de’ nuovi più implacabili e fieri, si spinsero i popoli a guerre fratricide, a stragi accanite; per essa vuotaronsi gli erarii, fur dilapidate le sostanze de’ privati, s’inaridirono le fonti della pubblica ricchezza, scaddero i commerci. Questa stampa sfrenala, licenziosa, bugiarda, giungendo persino ad invertire il significato de’ vocaboli, persegue, dileggia, impreca la virtù, e del puro suo nome onora ogni nefandezza, ogni empietà. Essa ha venduta la patria agli stranieri, ha sgozzato migliaia di vittime innocenti, ha deriso il culto, profanato orrendamente i templi e gli altari, ha scosso i cardini del mondo, adorato quanto v’ha di più turpe e fangoso sulla terra, bestemmiato, rinnegato pubblicamente Dio, indiato sfrontatamente Satana. Eppure con tutto ciò non facciamo che adombrar languidamente i mali, che con lungo lavorio radunò sull’Europa la stampa. Lagrime, miserie, infamie, esterminio, dissoluzione del civile consorzio, ecco gl’infausti doni della stampa scellerata.

Le sètte, compresone il valore, afferrarono il mezzo possente, e con la forza che vien dall’unione ampiamente ne usufruttuarono. Bandirono le loro massime ai quattro angoli del mondo, per ogni maniera le insinuarono negli animi. Furon loro gli scritti gravi e severi, le opere voluminose; furon loro gli opuscoli e la quasi universalità de’ giornali. Esse invasero le scienze e le lettere, esse le arti del bello, e restarono quasi esclusivo loro dominio la scena ed il romanzo. Levarono a cielo le opere mediocri de’ loro consorti, e ne caldeggiarono la diffusione: vilipesero anche le sublimi che i più eletti ingegni cattolici dettero alla luce, e ne sparsero il discredito e l’obblio.

Molti buoni s’accorsero in tempo delle fallaci apparenze; ma i loro avvisi individuali non sostenuti da forza organata, furon con arte sopraffina sperduti dagli astuti settarii. E quando, aperti gli occhi, la gente onesta s’avvisò di por mano ad efficaci rimedii, fu veramente il miserando caso dell’esser troppo tardi. Una pubblica opinione creata dalla scaltra falange degli scrittori succedutisi gli uni agli altri per lunghi anni, si presentò barriera insormontabile innanzi agli sparsi campioni della verità. Questa pubblica opinione, che giustamente fu detta più forte e tremenda degli eserciti, la quale con indefesso studio per mezzo della stampa essi formarono e guidarono a loro posta senza quella efficace contesa, che nell’unione degli sforzi pareggiasse la potenza della loro parola, questa pubblica opinione fu In trionfatrice di tutti.

Eppure essi stessi si dettero la cura di dimostrare da quali piccole cause surse e s’ingigantì. Nel quaderno 266 della Civiltà Cattolica è toccato maestrevolmente e con tanta evidenza questo punto, che qui si vorrebbe tutto riferir quell’articolo, non solo perché fa al caso nostro, ma sì perché particolarmente in esso trovammo accennata quell’opera universale, in cui dovrebbero unirsi tutti i buoni, che è l’oggetto dei nostri pensieri, ed unico scopo di questo scritto.

Una stampa dunque religiosa, cattolica, onesta tutto potrebbe fare, per lo meno quanto ha fatto la malvagia, se pur non farebbe a mille doppii di più, come quella che sarebbe propagatrice della verità, la quale finalmente è il segno, a cui tende irresistibilmente l’umano intelletto. Convien dare però a questa stampa una forza straordinaria, incommensurabilmente possente, la quale sarà certissimo effetto dell’unità del proposito, della universalità, della costanza e della diuturnità.

Queste doti assicureranno il trionfo del vero. Ad ottener tutto ciò crediamo doversi mettere in atto quanto con tanta severa nobiltà di eloquio vien designato in queste poche linee, che leggemmo nello stesso articolo sopra citato. Dopo aver ivi esposti in vivissimo quadro tutt’ i beni religiosi e civili, che avrebber potuto promuoversi e che si sarebbero certamente acquistati mediante l’opera della stampa cattolica, soggiungesi «Ebbene tutti cotesti effetti avrebbero potuto conseguirsi colla cospirazione di mille piccole cause, se una stampa, più veramente nazionale che la Mazziniana, avesse assunto l’onorato impegno di propagare quei veri, se si fossero a ciò collegati i grandi ingegni, se a pubblicarne le elucubrazioni avessero cigolato universalmente i torchi, se a stipendiare i torchi si fossero accumulati a forza di centesimi migliaia e milioni di franchi».

Pongasi dunque in esecuzione questo grande disegno, e quest’opera magnifica, cui invitiamo tutta quanta la Cattolicità. La quale, mentre soddisfarebbe all’obbligo che ha strettissimo d’opporsi efficacemente all’errore e di giovare alla salute di tanti, produrrebbe supremi beneficii a sé stessa e pel tesoro di meriti che acquisterebbe innanzi al Signore, e per la pace che, dilatandosi nel mondo per via della rettitudine infusa pian piano nelle moltitudini» farebbe al certo ai nostri figli e nipoti viver tempi men crudeli e meno infelici.

Ma quale sarà quest’opera nel ridursi alla pratica? Quali ne saranno i particolari e precipui oggetti, perché consegua il suo fine d’essere profittevolissima, perenne, estesissima e lontana dal pericolo di volgersi in male, come pur talora è avvenuto d’alcune istituzioni anche rettissime? Quest’opera della stampa buona, per conseguire i grandi effetti cui accenniamo, dovrà avere le due condizioni di una vastità cattolica e di una associazione organica. La vastità comprende la triplice contribuzione di tutti i cattolici, l’una de’  mezzi necessarii per la stampa, l'altra della materia da stampare, la terza della cooperazione per diffondere le cose stampate.

La prima contribuzione è quella dei mezzi, cioè del denaro. È una condizione umiliante, a cui la Provvidenza sottopone anche le imprese più nobili indirizzate all’ingrandimento morale dell’uomo, la necessità del denaro. Ma questa necessità, in cui rompono i disegni più giganteschi dell’orgoglio umano, non fu mai insuperabile alla carità e molto meno alla carità congiunta di tutt’ i Cattolici. Le istituzioni più grandi, i monumenti più colossali, meraviglie del mondo e dei secoli, debbono la loro origine all’obolo del Cattolicismo, anche in ciò somigliante al grano della senape. Epperò quand’anche la Stampa Cattolica dovesse interamente appoggiarsi alle offerte gratuite dei fedeli, neppur potrebbe sgomentare la possanza inesauribile della carità cristiana, come si sta sperimentando nell’opera della Propagazione della Fede e in quella più recente dell’obolo di S. Pietro.

Ma la difficoltà dei mezzi nell’opera da noi proposta è di gran lunga minore, se si considera che questa, a differenza delle summentovate, è un’opera che in tutto o almeno in gran parte si alimenta da sé stessa, in quanto che i capitali, che si spendono per stampare, con l’andare del tempo, si ristorano mercé lo spaccio delle cose stampate. £ la stessa modicità del prezzo, necessaria per agevolare la diffusione, è compensata dallo smercio che si farebbe copiosissimo. Anzi nella statistica del commercio bibliografico è calcolato che l’abbondanza dello spaccio a modico prezzo basta non solo a rimettere i capitali investiti, ma produce un frutto non mediocre e tale eziandio da adescare la cupidigia degli speculatori. Di fatto abbiamo sott’occhio la proposta e gli statuti di una Società Editrice in accomàndita che è stabilita in Torino, () la quale non pure assicura ai Socii Azionisti il frutto certo del sei per cento, ma promette altresì un guadagno eventuale in assai maggiore proporzione. E se tanto successo si ripromette una Società in tutto inspirata e presieduta dall’amore del guadagno ed affidata alle sole forze del nuovo regno d’Italia, quanto più non deve aspettarsi da un’associazione cattolica? Il perché tenendo come immancabile un guadagno su i capitali, la Società cattolica potrebbe anch’essa ammettere il concorso delle azioni fruttifere. Le quali cose noi lasciamo determinare a coloro che più saggi e più esperti di noi avranno il còmpito di ridurre ad atto la parte economica del nostro disegno.

 V’ha di molti, ai quali forse parrà più difficile dell’apprestamento dei mezzi il trovar materia bastevole e degna alla Cattolica Stampa.

Noi innanzi tutto, ad onore dell’umano ingegno, siamo lontanissimi dal credereche esso sia più fecondo nel male che nel bene, più proclive al culto dell’errore che della verità. Non si può disconoscere, che essendosi per la cospirazione dei malvagi avvelenate quasi tutte le fonti del sapere, l’umana intelligenza si trova in gran parte sviata e pervertita. Ma appunto a questo male si vuole apporre rimedio con una cospirazione opposta, la quale a misura che verrà attuandosi e fruttificando, l’ingegno e la scienza si riscatteranno dal settario monopolio dell’errore.

Ma dove sono, dirà taluno, dove sono i buoni scrittori, tanti di numero e tali per eccellenza da potere ingaggiare con successo la grande battaglia cogli scrittori malvagi? Eglino vi sono, noi rispondiamo, benché non appariscano, nell’immenso seno del Cattolicismo, nella coscienza ancor salda, nell’intelletto ancor sano de’ popoli credenti. I nostri nemici non sono più che una fazione; noi siamo il popolo, noi l’umanità; e però il semenzaio de’ loro scrittori è la setta, il semenzaio de’ nostri è il mondo. I loro compariscono per av ventura maggiori di numero e spesso vincenti, perché sono congiunti insieme e combattono serrati a guisa di falange; i nostri sono sparti e divisi: ma se uno squillo di tromba li chiamasse, se una bandiera li congiungesse a battaglia, allora verrebbe fuori, non che un drappello, un’oste intiera d’ingegni combattenti pel bene, per la giustizia, per l’ordine, per la religione, per la virtù, per la libertà nel suo antico e vero significato.

Altri confessa che la causa cattolica potrebbe, assolutamente parlando, opporre a’ suoi avversarii un numero prevalente di scrittori: ma questi son rattenuti dalla pigrizia e dalla paura. Ancor ciò fatalmente è vero; ma ancor questi ostacoli sono tali, che se si sperimentano negl’inizii dell’opera, vanno scemando di forza e cessano del tutto a seconda che quella cresce e si dilata. La pigrizia nasce dalla mancanza di esempii e di emulazione, la paura dall’inesperienza del proprio valore e dall’incertezza del buon successo. I quali motivi d’inoperosità chi non vede come sarebbero ad un tratto rimossi dal primo sorgere di una vasta e ben compatta alleanza di forti ingegni? Sebbene non vediamo forse noi quanto siasi guadagnato da qualche anno in qua, e quanto ogni dì si guadagni su questi bassi affetti dell’animo? Se l’improvviso inopinato successo della rivoluzione e la crudele ferocia del suo impero sparse il terrore e la sfiducia negli animi, ciò non fu di lunga durata. Se la paura non si è forse smessa del tutto, certo la pigrizia non è quasi più colpa da rimproverarsi ai nostri, e il non veder la nostra attività vastamente e generalmente all’opra, come si vorrebbe, è forse appunto perché manca un centro onde prender le mosse, manca una base, direm così, d’operazione, senza la quale la valentìa di ciascuno è tuttora incerta e teme di perdersi in inutili sforzi. Della paura politica si scrisse già qualche cosa, e andò per le mani di molti un libriccino che ne parlava a disteso, e rifermava quel che è nella mente di tutti, cioè che la paura ed il rispetto umano nei buoni costituiscano la forza principale della rivoluzione.

Sorsero a miriadi gli scrittori delle sètte e si sentirono capaci di porre il mondo a soqquadro. Il demone che li agitava li fè operosi per modo e sagaci, che lungi dall’aver paura de’ governi, da cui erano perseguitati, seppero anzi traforarsi in essi e circondare i troni. E dubiteremo noi che almeno altrettanti campioni non sarà per trovare la verità? Se non che è da osservarsi una particolare circostanza, non stata forse considerata ancora attentamente, per la quale l’opera rinverrà grande facilità anche nella sua infanzia, quando pur non sia giunta a raccorre un bastevole numero di scrittori. Noi intendiamo parlare del ristampar che deve farsi d’innumerevoli libri che ora sono o ignorati del tutto o non trovansi più ad acquistare. £ questa circostanza, è da aggiungersi, riguarda uno de’ principali bisogni de’ nostri tempi; in cui spento in generale lo studio profondo della scienza per opera della rivoluzione, l’universalità degli spiriti è andata agevolmente e volentieri appresso alle lustre d’ogni leggerezza di discorso e di trovato, sol ch’esso avesse avuto il pregio della novità. Sebbene, e qui convien notarlo, quali novità di pensieri potea rinvenirsi in menti povere d’ogni grave dottrina e sfornite d’ogni studio ordinato? A ottenere il generale pervertimento delle idee, non altro di maggior momento per lo più si seppe presentare alle moltitudini ignoranti da questi ingegni creatori di conio novello, che gli errori i più sofìstici, cui già gl’ingegni sublimi de’ nostri antichi sapienti avevano escogitato e proposto a loro stessi, per isvelare ed abbattere ogni umana fallacia tendente ad ottenebrare la verità. Oh! quante dovizie giacciono polverose e come sepolte nelle biblioteche! quante confutazioni di errori ammodernati, quanti libri dotti giacciono obbliati, che pure, per gli argomenti che trattano, parrebbero scritti jeri! Quanto giovamento adunque non tornerà a tutti, e quanto agevole non riuscirà alla società nascente della Cattolica Stampa ridonare ai torchi tante opere d’ogni ragione, che in tutt’ i modi e con tutte le veraci ed allettatrici bellezze della scienza e dell’arte maneggiano ogni materia ragionano ampiamente e compiutamente su d’ogni tema? L’unica difficoltà starà nello scegliere con discernimento in così grande ricchezza.

Finalmente prima di lasciare questa parte del nostro disegno, la quale riguarda la materia, da apprestare alla stampa cattolica, non vogliamo tacere una sorgente, forse finora impensata, di abbondanza. È dessa nelle stesse opere scientifiche e letterarie de’ nostri avversarii, le quali, sol che fossero qua e là purgate dagli errori onde, sono cosparse, renderebbero anch’esse grave testimonianza alla verità, diventando così una facile e ricca messe alla buona stampa. In ciò non faremmo noi figli della luce che imitare la prudenza dei figli delle tenebre. Di fatto i libri cattivi sono per la metà libri buoni dapprima e poi guastati dai tristi. E noi con lo stesso artifizio correggendo, racconciando i libri più belli e più ghiotti degli avversarii, procureremmo alla biblioteca cattolica il vanto di possedere anche i capolavori di cui si onora la biblioteca degli empii, e assai lettori storneremmo dal pericolo di bevera il veleno per troppa sete del bello che l’infiora.

La terza contribuzione, che non esige la penna né tocca la borsa, è per avventura la più facile e più comune, ma pur di grandissimo ajuto ed incremento alla nostra istituzione. Questa non sarebbe già una sola, ma molteplice e varia, quanto possono esser varii e moltissimi i modi di procurare e di crescere la diffusione de’ buoni libri, secondo il potere delle persone, le condizioni dei luoghi, i' bisogni de’ tempi, il favore delle circostanze. Noi, neppur volendo, sapremmo escogitare e proporre tutte le possibili maniere di siffatto concorso. Ne diremo a mo’ di esempio solo alquante.

1.La cooperazione la più comune, dalla quale quasi nessun cattolico ben volente può escludersi per impotenza, è il confortare altrui alla lettura de’ libri buoni, e massime di quelli raccomandati dal senno di coloro che presiedono alla Stampa Cattolica. Coloro, che hanno maggiore influenza sociale o maggiore autorità scientifica e letteraria, sono i mecenati più utili e più desiderabili per la nostra impresa. Principalmente è da cattivare il suffragio de’ maestri, acciocché nella scelta dei libri elementari e nella direzione degli studi giovanili (libri elementari e studi giovanili, a cui dovrebbe sopratutto e con profondissimo senno provvedere la Stampa Cattolica ) si valessero de’ libri da questa apprestati in luogo di altri o cattivi, o men buoni usati per l’innanzi. Tutti gli ecclesiastici e massime i regolatori delle coscienze, tutt’i signori che hanno numerosa corte, tutt’i proprietarii di vaste indùstrie, ogni impiegato che presiede ad un uffizio, ogni maestro d’arte nella sua bottega, ogni padre nella sua famiglia, ciascuno nella sua sfera, se davvero è cattolico, non può non addivenire un apostolo efficace delle buone letture.

2.Per coloro poi che non possono comprar libri, o comprarne tutti quelli che sarebbero utili a leggere, vi è una particolare istituzione da caldeggiare e promuovere in ogni piccolo paese, ed anche in ogni parrocchia, l’istituzione cioè delle biblioteche circolanti. Un certo numero di buoni libri, qualunque ne sia l’argomento, riuniti insieme per dono di alcune zelanti persone, basta a costituire il primo fondo di una biblioteca; la quale pel darsi che si fa in prestanza successivamente a molti, prende il nome di circolante. Ve ne ha presentemente, che conta più d’un migliaio di libri, e quando, otto anni or sono, fu cominciata, non ne avea che appena una dozzina.

3.Avuto riguardo alla grande influenza acquistata dal giornalismo, che però, come diremo appresso, dovrà molto affaticare i torchi della Stampa Cattolica, è specialmente utile il cooperare alla diffusione de’ giornali onesti. E questo molti lo possono e con grande profitto economico dell’impresa, eguale al profitto morale delle moltitudini.

4.Da ultimo diciamo, che chi non facesse altro che lodare (senz’adulazione sì, ma con zelo inspirato dall’amore del comun bene) gli scrittori e i libri cattolici, egli pur porterebbe la sua pietruzza al nostro edifizio. La rinomanza è il maggior capitale di un libro, e la rinomanza il più sovente risulta dal complesso unisono di molte voci, anziché dal complesso de’ pregi intrinseci della cosa. E così non fosse vero! E così non esistesse fra i settarii anche questa congiurata parzialità di critica letteraria! Non si vedrebbero, come vediamo, tante celebrità usurpate di frivoli scrittorelli e di frivolissime scritturacce.

Tutto il qui detto riguarda i cooperatori e la cooperazione, i quali e la quale, come sono da pigliarsi dall’immenso fecondissimo campo del cattolicismo, forse niuno dubita che non possano bastare alla immensità dell’impresa. Bensì parrà cosa malagevolissima e quasi impossibile il modo di associare insieme tante forze, e congegnarle per guisa che ne risulti una sola macchina con unico centro e vastissima estensione di moto. Questo è veramente il concetto dell’associazione da noi proposta; concetto, che fuori del cattolicismo, non che possa sembrare, è davvero un paradosso. Ma se esso si appiglia, per così dire, al cattolicismo, giovandosi della stessa costituzione organica di questo, è attuabile non meno che le altre opere di tal fatta. Epperò noi crediamo che il centro dell’associazione non debba altrove stabilirsi che a Roma, non solo per esser congiunta alla cattedra infallibile della verità e cessare il pericolo di degeneramento, ma eziandio per l’agevolezza di comunicazione con tutto l’orbe. Nondimeno questa centralità non va intesa in modo così rigoroso, che divenga inceppamento all’attività dell’opera e alla diffusione de’ suoi beneficii. Basterebbe l’unità che risulta dalla dipendenza di un consiglio supremo stanziato in Roma. Nel resto ogni Stato, ogni provincia può farsi centro e prendere il governo di una particolare associazione.. Tutte poi le associazioni particolari, o direttamente o per mezzo del Consiglio Supremo, possono comunicare tra loro e scambievolmente giovarsi sia per contribuzione di mezzi, sia per ismercio di libri, sia per ajuto di scrittori. Tali particolarità d’organismo però sono obbietto dello Statuto generale dell’Opera, il quale per altro non dee togliere che ciascuna associazione si formi il suo particolare conforme ai suoi mezzi, ai suoi bisogni, alle sue circostanze, ma precedentemente approvato dal Consiglio generale.

Ma sebbene sia questo e così gigantesco il concetto della nostra Società, non è però ch’essa debba sorgere. tutta d’un colpo forte ed armata, come si favoleggiò di Minerva. Nel tempo stesso che può andarsi stabilendo il centro, in Roma, possono qua e là, dove più dove meno, andarsi anche formando separatamente le parti della vastissima macchina. Spiegheremo con la stessa brevità il nostro pensiero intorno alla necessità ed al modo di poter iniziarsi senza indugio l’una e l’altra cosa insieme.

Il centro, come abbiam detto, vuol essere in Roma; e siam lieti di annunziare come ragguardevoli e sapienti cattolici, che ci furon larghi di approvazione, con la loro saggezza e perizia assai maggiore della nostra modificando e colorendo l’informe disegno saran forse per pro. curarne subito l’attuazione. Ove questo avvenga, impetratane avanti la venia e la benedizione del Pontefice Sovrano, a cui piedi: tutto prima sia stato sottomesso, potrà divenirsi alla compilazione degli statuti ed alla formazione del Consiglio Centrale. Costituitosi così il cardine della Società, tutto dovrà pubblicarsi per le stampe, affinché chiunque il. desideri d’ogni città e provincia ed ogni riunione che si trovasse mai cominciata, possa mettersi in relazione con esso.

A questo centro i primi raggi da congiungere sarebbero in. Italia. Ed abbiamo troppe ragioni di credere che l’Italia debba e possa avere l’iniziativa di siffatta impresa.

Istituendosi qui l’opera, ognun véde esser più facile sul principio estenderla in Italia che altrove. La prossimità e le molteplici: relazioni ne favoriranno l’introduzione per tutte le sue contrade, mentre la urgenzai del bisogno la dilaterà in breve, e ne renderà sufficientemente forte l’azione fin dal principio. Non è possibile che il numero degl’italiani onesti non vegga il bene di  quest’opera, e che, venendo ad essi presentata in questo vorticoso e disordinatissimo caos, in cui par non v’abbia alcuna speranza di attutire una volta la prepotenza de’ più letali elementi, non vi si appiglino tutti ardentemente e non entrino in questo non dubbio sentiero di salute.

In Italia presentemente, ne è maggiore il bisogno. È qui dove ora si riconcentra ed opera tutta l’attività delle sette, attività che esse procacciaronsi con lunghi anni di segreto lavorìo; la quale è tanto più energica, quanto sanno e veggono, quella che ora si combatte esser pugna a morte, e che, se ora fallisse il loro stabile trionfo, onde ripromettonsi il dominio del mondo, sarebbe perduto forse per sempre.

Alla qual ragione è anche da aggiungere come in Italia appunto, sebben vi si faccia tanto dai buoni, tuttora non v’abbia associazioni abbastanza vaste per difendersi dai mille mali che ci sono alla vita da per ogni lato, e che tanto hanno finora esterminato di anime cristiane che è acerbissimo strazio a pensarvi. In Francia ed in Alemagna è. già più tempo che la potenza dello zelo cattolico ha operato meraviglie ed è pervenuto assai largamente a raggruppare gli onesti con ognor crescente vantaggio della buona causa; ma qui fra noi, ad onta del molto operato in più luoghi anche sotto tal rapporto, non v’è ancora, crediamo, molto di grandemente diffuso ed organato a nostra difesa e a quella de’ buoni principii. Fummo lieti veder da poco già stabilita nello stesso fine di unirsi contro le offese e le stragi della stampa nequissima un’associazione, che ha sede in Padova. Quest'associazione è già molto, e vuoisi con amore e zelo grandissimo imprendere a propagarla: ma non è tutto; essa è solo un primo passo. Convien però procedere innanzi, ché oltre allo astenersi dal leggere gli scritti cattivi, come da quell’associazione si pratica, è mestieri spingersi risolutamente a fatti più diretti e positivi.

Che se l’Italia ne ha maggiore il bisogno, essa ha per giunta il migliore strumento per dar vita rigogliosa e potente a questa grande impresa. Questo strumento essa il possiede nel cattolicismo che vi si professa da un capo all’altro, che vi ha il suo centro e la sua prima sede, che formala sua prima e vera gloria. E sarebbe lungo assai se volessimo accingerci a recar le prove di questo. E chi non sa gli effetti meravigliosi della religione, la quale d’ogni lume e d’ogni beneficio fu la prima sorgente e la costante conservatrice? Essa diè vita a quanto v’ha di bello, di giusto, di sapiente, di civile nelle nazioni; essa impresse una speciale e nobile caratteristica all’umano ingegno, che fu d’allora per lei sola generatore di portenti che hanno una non so quale impronta divina; essa dischiuse il cammino ad una esistenza novella ed in mille maniere sublimi e sorprendenti ne favori il rapido incremento; essa ebbe ed ha una felice inesauribile e vittoriosa influenza da per tutto. £ non si Volgerà anche a prò dell’unione per la Stampa Cattolica, la quale altro poi non sarebbe che un nuovo germoglio della sua stessa virtù creatrice di benefizii, il trovarsi quest’opera istituita appunto in questa Italia, in questa Roma, donde con la prima luce della fede partì verso tutti gli angoli del mondo quel genio vivificante che rinnovellò tutta la terra? Una volta stabilita in Italia e già piena di forza, non sarà supponiamo assai malagevole diffonderla nel resto d’Europa. Ma senz’avvedercene parlando dell’Italia e dell’opportunità di fondare in essa i primordii della Stampa Cattolica, noi siamo entrati nel dovere di additare i modi di venir formando separatamente le piccole associazioni da connettere e inanellare a poco a poco alla grande società.

Chiunque in qualsivoglia contrada dopo aver letto questo libriccino concepisca il desiderio dell’attuazione dell’opera, potrà, purché il brami, darvi sollecito compimento. Scelga uno o più amici che crederà atti a dar vita a questo concetto, comunichi con loro siffatte idee, gl’infervori, e, trovatili ben disposti, cominci insieme con essi subito ad operare. Per tal maniera, in pochi giorni possono in cento città sorgere contemporaneamente altrettanti nuclei di questa associazione, la quale in sèguito dalla riunione dei medesimi troverassi bella e formata ed operante con sufficiente estensione di forze. Questi nuclei, appena costituiti (e il possono in un giorno, chè bastano sul principio tre ed anche due soli individui) si pongano all’opera. E qui accenniamo il da farsi.

Prima di tutto si mettano in comunicazione con la Società già stabilita nel Veneto, che ha il suo Consiglio centràle in Padova () posta sotto il titolo di Auxilium Christianorum, e con tutti quelli, che riuscirà di aggregarsi a loro, comincino a mettere in pratica quanto da questi statuti si prescrive per preservar sé ed i prossimi dalla corruzione de’ cattivi libri e giornali.

Si adoperino a cercar socii e distendersi il più che possono, e raggruppino per tal modo un buon numero di persone oneste. E questo, se vi si ponga mente, non è gran fatto difficile. Possibile, che ogni aggregato non possa almeno rinvenirne un altro solo? E se ciascuno non riuscisse a farne che uno o due, e ciascun di questi alla sua volta non ne trovasse che un altro solo, e così si seguitasse da ogni ascritto novello, pur verrebbe a stabilirsi una sì lunga catena che terrebbe collegati tutti gli onesti. Ad ottener ciò sarebbe sufficiente che ciascuno avesse almeno questo zelo soltanto, che in verità si estenderebbe a. sì poco, di trovare cioè un solo aggregato.

Formino un Consiglio dirigente e comincino a riunire le contribuzioni degli ascritti. Si determini che la contribuzione non sia maggiore di un soldo la settimana per ogni ascritto. Chi vuol dare di più lo faccia con istraordinarie largizioni, ma come socio non paghi che un soldo.

Si faccia capo al proprio Vescovo o al proprio parroco per averne lume, direzione ed ajuto.

Si venga subito a fatti positivi. Si procuri la diffusione de’ giornali buoni ed accreditati (), e non solo di quelli che portano il primato, ma anche e particolarmente di quelli che con gli stessi principii e con gli stessi retti intendimenti si pubblicano o nella propria città o nella più prossima: lo che fin dalle prime mosse riuscirebbe ad incoraggiamento delle cattoliche penne. S’ingegnino di procacciare socii a tali giornali, e dieno essi il nome per molte copie che facciano poi girare per le mani di tutti gli ascritti e di altri ancora. Potrebbe ad esempio darsi una copia ad ogni dieci ascritti, i quali avrebbero poi cura di farla leggere anche ad altri prima di riporla nell’archivio del Consiglio dove ha da ritornare.

La Buona Settimana di Torino.

Il Ballettino di archeologia cristiana del cavaliere Gio. Battista De Rossi: Il Buon Pastore di Napoli periodico religioso ebdomadario.

Il Buon Pastore di Lodi.

La Borsa, giornale politico, economico e commerciale di Napoli.

La Civiltà Cattolica, pubblicazione periodica di Roma.

La Collezione di Buoni Libri a favore delta Religione Cattolica di Torino.

La Collezione di Letture amene ed oneste di Modena.

Il Credente Cattolico, giornale religioso di Lugano (Svizzera).

Il Commercio9 giornale scientifico, letterario, politico, artistico, industriale di Firenze Il Conservatore di Bologna, pubblicazione mensuale italiana. Esce l'ultimo giorno non festivo di ogni mese.

Il Cultore Cattolico, letture religiose, popolari di Perugia.

Il Contemporaneo, giornale quotidiano di Firenze.

La Correspondance de Rome, revue ebdomadaire, Roma.

Il Difensore, periodico modenese. Esce martedi, giovedì e sabato.

Il Divoto di San Giuseppe, periodico mensile di Modena.

Acquistino e diano a leggere libri buoni; ed a questo fine stabiliscano senz’altro e tosto biblioteche circolanti già messe in uso in alcuni luoghi.

Cerchino d’introdurre subito nella pia unione gli onorati librai, i quali (per quanto in tal mestiere sieno degl’intenti al solo guadagno che fan turpe e scellerato mercato delle anime) pur sono in gran numero e se ne trovano molti da per tutto.

Finalmente, formata già in piccolo la società per la Stampa Cattolica, si mettano in relazione col Consiglio Centrale in Roma per aver cosi Fiori Cattolici pubblicazione mensile di Napoli.

Fiori Mariani, pubblicazione mensile di Bologna. Esce il sabato che precede il primo giorno d’ogni mese.

Firenze, giornale politico quotidiano di Firenze.

La Figlia dell Immacolata, pubblicazione mensile di Bologna.

Il Giardinetto di Maria, giornale del sabato dedicato alla gloria della Santissima Vergine. Esce ogni sabato in Bologna.

Il Giornale di Roma, foglio ufficiale di 200 milioni di cattolici.

La Guida del Popolo, giornale di educazione popolare. Esce il 1 ed il 15 di ogni mese.

La Liguria, pubblicazione settimanale di Genova.

Letture Cattoliche di Torino.

Letture Cattoliche di Napoli.

Letture della Domenica. Escono ogni domenica in Bologna. L’associazione è obbligatoria per copie 8. L. 5 all’anno.

L’Indépendant d’Aoste, journal religieux, politique et litteraire du Duché d’Aoste, paraissant le vendredi.

Il Monitore, giornale religioso, politico di Napoli.

Opuscoli religiosi, letterari e morali. Periodico di Modena.

L’Osservatore Romano.

Il Patriotta Cattolico, giornale politico, religioso. Bologna.

Punita, da cui solo dipende la forza. Quale e quanta poi debba essere la dipendenza e quali le relazioni dei singoli Consigli verso cotesto Consiglio Centrale supremo sarà noto con lo Statuto che dovrà elaborarsi della pia unione.

Malgrado che avessimo detto quanto basta ad esporre il nostro grezzo concetto e quanto per noi si poteva intorno al modo di attuarlo, lasciando ad altri il còmpito più difficile del resto, pure lo zelo che nutriamo ardentissimo di questa impresa non ci permette di non esprimere il nostro particolare desiderio intorno a due cose, che prima di tutte e sopra tutte dovrebbe la Cattolica Stampa intraprendere e caldeggiare, come quelle che Piccole Letture Cattoliche di Bologna.

Il Preterite di Palermo. Esce martedì e sabato.

Il Predicatore apostolico Appendice mensile dìi9 Apologista di Torino.

La Ricreazione in famiglia si pubblica ogni giovedì — Bologna via Larga S. Giorgio 777.

Il Serto di Maria, Periodico religioso sabatino. Napoli.

La Stella del Serckio di Lucca. Esce ogni sabato.

Il Subalpino, raccolta quotidiana di cose da ridere e di cose da piangere. Torino.

Lo Stendardo Cattolico, giornale quotidiano di Genova.

La Scienza e la Fede, pubblicazione periodica di Napoli. Esce ogni quindici giorni La Porgine, pubblicazione settimanale delle glorie della Madre di Dio. Esce a luce il sabato in Roma.

L’Unità Cattolica di Torino.

La Pera Buòna Novella di Firenze, periodico della Cristianità cattolica italiana.

La Perità di Bologna. Esce il sabato.

Il Peridico di Roma. Esce il sabato.

più ampiamente e più efficacemente influiscono allo scopo di essa.

Sebbene la nostra istituzione, come esprimemmo, dovesse abbracciare tutti e tutto, cioè distendersi e propagarsi con unità di proposito e di forze sulla faccia della terra e prendere a trattare tutt’i temi dagl’infimi ai più nobili, dai più diretti all’incremento de’ materiali interessi sino ai più metafisici, vergar tutte le carte dal foglio volante ai grossi volumi, dalPannunzio de’ cosmetici alla rivista scientifica; pure non potendo negl’inizii aver tanta periferia, le prime cure vorremmo che si volgessero alle così dette masse, cioè al popolo minuto.

Sì, volgersi in particolar modo a questa classe di popolo, agli artigiani cioè, ai familiari, ai fattorini, alle fantesche, ai bottegai e rivenduglioli, ai camerieri delle locande, ai garzoni di caffè, a tutto il servidorame, ai contadini, ai marinai, ai soldati; prendersi pensiero di queste classi non solo non è da riputare di lieve utilità, ma è anzi da considerare di alta rilevanza pe’ risultati che se ne possono sperare.

Non cesseremo d’insistere su questo punto. Prima opera dell’associazione cattolica per la buona stampa, sua prima cura sia quella del popolo minuto. E ci si permetta di fermare il più che per noi si possa l’attenzione de’ nostri lettori su questo particolar soggetto.

— La classe del minuto popolo non è la più numerosa? E parrà poco adoperarsi a educarla universalmente e per tutte le vie, e in tutte le occasioni, e direttamente e di traverso ai doveri verso Dio, a conoscerlo vivamente ed amarlo pei suoi attributi e per le dovizie, onde nell’ordine spirituale e materiale ne arricchiva? Parrà poco insegnare perseverantemente per guisa da rendere abituale nell’animo di essi l’amor della virtù, il rispetto ai «diritti, la brama di beneficare? far riprendere il loro posto a quei sentimenti, naturali dell’uomo ma pur troppo dalla cattiva stampa, che mise in seggio e divinizzò le più sozze passioni, in sommo grado dchilitati? Ma non è già solo per tal riflessione che crediamo così. Noi vediamo esser questa la classe che è più priva di aiuti. La classe più colta ha sufficiente istruzione per ora: in essa viene sparso il buon seme, che varrà (Dio il faccia!) a rettificare le opinioni, da molti valorosi diarii, che da più tempo si pubblicano, e che qua e là vengono a luce alla giornata per quanto il soffre la larga libertà proclamata dalla tirannide settaria. Ma l’infima classe, che in molte parti d’Italia sa leggere, quest’infima classe non è, per isventura, pasciuta che di mortale veleno, che le ha penetrato la mente ed il cuore per guisa che servì e serve misera ignorante alla rivoluzione ed a suoi gerofanti. Il popolo, questo povero cieco facile a sedursi e a menarsi dove si vuole, il popolo richiede le prime cure. Si sparga in quéi cuori l’antidoto per tante massime scellerate che abbondantemente sorbirono. Oh! se vi si fosse pensato! Se lungi dall’avversar sospettosi quanto potea emanar dall’autorità della Chiesa, si fosse per contrario protetta la sua azione, ciò che non saria stato favore ma debito d’ogni governo credente, la fiamma di religione non si sarebbe spenta in molti, si sarebbe anzi tenuta vivissima e granmente dilatata. Da popoli formati a soda pietà non s’ha a temer di rivolture; in essi non trovano àdito e spuntansi l’armi delle sètte.

E parecchie potrebbero forse rinvenirsi in pratica opere adatte a raggiunger tale intendimento. Qui non. vogliam rimanerci dal proporne una che ci pare ottima. Vantaggiosissima ci sembrerebbe quella, che è in alcuna maniera messa in atto in qualche città d’Italia, quella, diciamo, d’un bel foglietto, che càpiti costantemente in mano di questa parte della popolazione.

Questo foglio però sia dato gratuitamente, o almeno offerto a sì tenue prezzo che non distolga il povero operaio dalla compera, sia adatto all’intento, abbia le maniere acconce, si faccia desiderare, solletichi il gusto particolare d’ogni contrada, ne rimetta in luce le memorie, i buoni esempli dei maggiori, la passata energia del sentimento cristiano. Mostri come tale energia abbia prodotto ogni bene, sia con quelle associazioni d’arte che mentre fomentavano la mutua carità e venivano in sussidio di ciascuno nei particolari bisogni, istillavano nel tempo medesimo in ogni cuore pietà, buon costume ed onoratezza; sia col dar lavoro in copia e d’ogni genere, da quelli rustici del campo ai più sublimi delle arti belle. Ricordi i templi monumentali e i superbi religiosi edifìzii, che al lustro ed incremento di queste arti servivano, ed aprivano ad un tempo inesauribili sorgenti di vera beneficenza. Palesi come da questa ebbe origine il pubblico e privato vantaggio con la diffusione dei lumi della sapienza divina ed umana, della quale poi si valsero ingrati ed empii nipoti per recar guerra là dove appunto è la cagione di questa fonte di vita. E così parli di cento altre verità che possono fare al caso.

Tutto ciò costantemente eseguito ed in molte città e provincie non sarà senza frutto notevole; di che ci fan pruova gl’insegnamenti e la pratica de’ nostri avversarli, i quali non pure caldeggiano questi mezzi in lor prò, ma quando li veggono adoperati da noi, si scaglian tutti a guisa di cani rabbiosi per metterli in cattivo aspetto, per disordinarli e distruggerli, siccome riuscironvi trionfalmente per la maggior parte. Un bel foglio volante, dove ebdomadario, dove più frequente, dove anche quotidiano, sempre nuovo, sempre aspettato, sopra tutto costante e distribuito a modicissimo prezzo e in numero grande di copie nei varii punti delle città, dei paesi, dei villaggi, sparso nei caffè, ne’ bigliardi, nelle osterie, negli alberghi; regalato per via a cui il vuole e a cui il rifiuta, questo foglio veramente popolare, ove solo giunga a durare un anno o due, anche nelle più contrarie circostanze (né saravvi chi possa contenderlo) avrà prodotto indubitatamente qualche beneficio. E colai beneficio, sia pure lievissimo, quanto non dovrà esser cresciuto e moltiplicato, se continui per parecchi anni, e se all’effemeride pian piano sieno andate aggiungendosi, promosse e favorite dalla stessa, altre opere di stampa o di pie riunioni o di qualsiasi altro genere, le quali, sébben per diverse vie, tutte battono sullo stesso chiodo? Rechi questo periodico tutte le nuove che debbono interessare le classi che abbiam nominate; oggi le inviti ad una funzione religiosa, domani indichi una partita d’onesto sollazzo, altra volta propaghi una lotteria che riunisca per loro l’utile e il dilettevole, e così via dicendo, come l’ingegno, lo zelo, le circostanze e l’uso sapranno ispirare ai promotori dell’opera.

L’altra cura che dovrebbe stare in cima alle moltissime della stampa Cattolica, a nostro senno è la riforma del teatro. Grande è la strage degli spiriti fatta dai giornali, e pari, se non maggiore, è quella di cui è stata cagione il teatro. Quali massime stravolte, quali falsi ed esiziali principii non si sono con tal mezzo istillati e raffermati nelle menti? Di che stupidi e immondi spettacoli non vien pasciuta l’infima classe del popolo, de’ quali non sai se sian maggiori le turpitudini della licenza le aberrazioni dell’intelletto? V’è da maravigliare pur troppo che questa seduttrice scuola quotidiana non abbia prodotto ancora più presto funestissimi frutti che or deploriamo. Ben tutti sappiamo qual sia l’efficacia degli esempii nelle giovani menti. E come non istupire della ignavia de’ buoni, che sapendo ciò non han mai cercato con modi efficaci di valersi del teatro ampiamente per educare la gioventù e per consolidar negli adulti l’amore del bene, la stima della virtù, la venerazione della religione, la vera carità di patria? Il popolano in particolare, che meno legge e più facilmente assiste agli spettacoli, quanto ha di guasto nella mente e di corrotto nel cuore, tutto forse deve alla sozza scuola de’ suoi teatri, gl’immoralissimi fra tutti. Se la scena col mezzo di ottimi ed amabili esemplari, si facesse servir d’ora innanzi a radicar la virtù nel cuore del popolo, non così agevolmente la satanica razza dei turbolenti vi farebbe le cerne per le sue sedizioni e pel compimento delle sociali catastrofi.

Vero è che la stampa non basta alla intiera riforma del teatro, se non è coadiuvata dalle altre arti che con essa il compongono, e segnatamente dalla musica che ne forma il più potente e ricercato incantesimo. Ma rigenerata una volta la poesia, la musica, come ancella, non potrebbe non seguire il nuovo avviamento. Quando dalla religione e dalla virtù, che ne sono pur troppo feconde, si traessero concetti eminentemente drammatici, e fossero vestiti di forme convenientementemente poetiche, là musica sarebbe tratta per sé stessa ad abbellirli delle sue armonie. È vero altresì che la produzione di buone opere drammatiche, che nell’eccellenza artistica superino o almeno gareggino con le malvage, non è impresa tanto agevole quanto la compilazione di un giornale o di cose simili; ma è vero per il contrario che basta un solo genio per crearsi una scuola. Dopo di Manzoni e di Pellico si è sperimentato una volta di più come la tragedia può nobilmente ispirarsi dal Cristianesimo, siccome dopo di Chateaubriand, di Wiseman e di Newman si è fatto pruova, che anche gli atti dei martiri possono fornire l’argomento di un romanzo storico. Ed oh quali drammi potrebbero cavarsi dalla Fabiola e dalla Call! Oh quali nuove sublimi e tenere armonie sarebbero da questi drammi ispirate ad un’anima come il Bellini! E non ci sembra inopportuno esprimere il pensiero che gli argomenti più proprii a drammatizzarsi, più utili all’intendimento della stampa cattolica e più efficaci a concitare per la loro attualità le nobili passioni, sarebbero abbondantemente somministrati alla tragedia, non meno che alla commedia, dalla stessa storia delle rivoluzioni e delle sètte.

Noi facciam voti e ci adoperiamo, per quanto le nostre forze il comportano, perché quest’opera benefattrice sia realmente ed al più presto possibile messa in atto. Non ne rimane altro che sperare nei cuori degli onesti e sapienti cattolici, perché accolgano il disegno, lo caldeggino e Io fecondino. Non sapremmo che aggiungere per muover gli animi ad unirsi per sì nobile e pio intendimento. La semplice e breve esposizione fattane richiamerà, ci lusinghiamo, l’attenzione di quanti hanno in petto, con la convinzione della loro fede, anche una sola scintilla di amore pel proprio e per l’altrui bene.

Oh! se Iddio il vedesse, e questa società novella, stretta dal tenace vincolo della Religione, animata dallo spirito vivificante della fede, mossa e guidata dall'amore del prossimo, diretta alla gloria di Dio, se questa società novella, questa vasta cospirazione pel bene potesse un giorno vedersi in atto nella pienezza del suo vigore, come noi l’intendiamo, nuda di quanto si è potuto immaginare ed architettare dalle sètte, potrebbe reggere al paragone né per energia né per estensione e bontà di mezzi né per immancabilità di successo.

E perché gravi ostacoli potran venire a frapporsi, perché l’ira delle sètte e dell’abisso sarà forse per ordire la nostra ruina, e perché anche alcuni buoni, strumento inconsapevole di quella, verranno ad attraversarci, ci resteremo noi dall’invitare, dal concorrere a questa santa alleanza la quale non cesserem di bandire qual nostro dovere? Bisognerà forse essere aggregato alle sètte per sentir la potenza della propria mente, per esser solerte e per trarre il coraggio di proclamare la verità? Deh! la vastità del disegno non ci faccia concepire quello scoraggiamento dannoso, che pur troppo suole insignorirsi degli animi, che spesso soffoca le più belle aspirazioni, fa svanire i più utili trovati e che è la non lieve cagione della inerzia e del servaggio degli onesti.

La Chiesa e la società sono assaltate d’ogni lato: il furore e l’impeto, con che si scagliano i nostri nemici (e l’affermano uomini competenti) sono più diretti, più formidabili, più scellerati di quanto siasi mai veduto da diciannove secoli. Ah! con quale immutabilità di proponimento, con quale ostinazione procedono! Essi vanno innanzi agguerriti, compatti, ordinati. Deh! per amor di Dio, non cerchiamo se mai possa ora farsi di meglio: stringiamoci sotto al glorioso, invincibile stendardo delle somme chiavi, brandiamo uniti quest’arme della stampa, e non dubitiamo della grandezza de’ suoi successi.

Ornai non è tempo di riposo, non è tempo di pace; arde la guerra più cruda, la più letale; azione or si richiede; sol di sudori ora è mestieri e di gravi fatiche. Deponete adunque, diremo anche noi a tutt’ i cattolici, deponete il pensiero di ogni sollazzo, spregiate gli agi delle vostre famiglie, lasciate la domestica quiete, uscite in campo.

E per Gesù cingete ornai la spada.






















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