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Si ringrazia la Biblioteca Alessandrina che ci ha autorizzato alla pubblicazione di una serie di articoli sul Mezzogiorno, tratti dai giornali TERRA NOSTRA e L’AZIONE CALABRESE del 1914, la cui lettura consigliamo agli amici naviganti.

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Zenone di Elea - Luglio 2015

Fonte: TERRA NOSTRA, gennaio 1914

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Conversando con l'on. Ruini di problemi calabresi

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La relazione dell’on. Ruini sulle opere pubbliche in Calabria da noi  poi largamente riassunta nei due numeri precedenti è senza dubbio il documento più importante che sulle condizioni della nostra regione abbia chi veduto la luce dopo l’altra relazione che l’on. Nitti scrisse per conto della Commissione d’inchiesta sullo stato dei contadini meridionali. Chè anzi, se per l’importanza le due opere si eguagliano, questa del Ruini supera indubbiamente l’altra per l’attualità, e per l’interesse palpitante dei problemi concreti che tratta, e perché pone in termini di realizzazione alcuni, e forse i più gravi, aspetti dell'opera di redenzione della nostra Calabria.

L’on. Ruini ha, difatti, prospettato il grande programma dei lavori  pubblici calabresi, contenuto nella vasta tela della legislazione ragionale e speciale, su di uno sfondo amplissimo, che abbraccia nella sua totalità quella che dovrà essere la fatica immane di più generazioni: la rivalorizzazione economica della penisola bruzia.

Egli non si è contentato di stendere, con la penna burocratica di un Direttore generale, un rapporto di fatti e di previsioni al suo Ministro; egli ha voluto essere non solo funzionano diligente e illuminato, ma anche e sopratutto economista, sociologo, uomo politico, ed ha disegnato a grandi e suggestive pennellate il quadro completo e mai sintetico del problema calabrese.

S’intende che, data la specialità del tema obbligato, egli abbia lasciati in penombra o presentati solo di scorcio quegli aspetti del problema calabrese che troppo si distanziano dai  lavori pubblici. S’intende anche come, da accorto uomo politico, egli abbia sorvolato o messi in seconda linea taluni punti dello stesso problema dei lavori pubblici che a noi si presentano come delle oscure incognite (sulle quali, del resto, torneremo per nostro conto nel tentativo d’illuminarle); ma non è questa una menda per un uomo che si propone qui di fare e vuole incitare gli altri a fare. Al di sopra di tutto ciò, l’opera del Ruini resta come una geniale e superba fatica, suscitatrice in una fede smorzata, fecondatrice di energie ch’essa spinge verso il fervore dell’azione con la visione illuminata e documentata dei bisogni cui provvedere e dei metodi da seguire.

E dunque ci è parso oltremodo interessante, per noi, e per i nostri  lettori, di procurarci una conversazione con l'on. Ruini, una conversazione che fosse, a traverso la parola fervida del giovane Direttore generale dei servizi speciali, un commento vivo e vibrante del libro stampato, e facesse partecipe il grande pubblico, al quale il libro non arriva, degli imponenti problemi che, nel campo dei lavori, al Governo e ai privati si propongono.

*

Non è impresa. facile monopolizzare Meuccio Ruini per un’ora. Non   ostante la sua attività vertiginosa, non ostante ch’egli abbia la felice facoltà di occuparsi di tre cose nello stesso momento, la sua giornata, come per ogni buon mortale, non ha più di ventiquattr’ore, mentre a lui ne occorrerebbero almeno quarantotto. Tuttavia, dopo non pochi atti di pazienza e di volontà io sono riuscito a bloccarlo per qualche tempo alla fine di una faticosa giornata, ed egli è riuscito a trovare un supplemento di resistenza per sottoporsi alla lunga ma non inutile chiacchierata.

*

—Che ho ha dirle? egli ha cominciato come funzionano, ho adempiuto ad un incarico del ministro con la relazione, che troppo  avete lodata, e non è che atto di operosità e di fede. Come cittadino, potrò essere, sarò alla Camera coi calabresi ogni volta che guidino qualche buona battaglia per la loro terra, che anch'io amo. Sì. Ho studiato i problemi vostri, e ne fui preso, e l’animo mio  incatenato giacché penso che per comprendere e fare bisogna non rimaner  estranei, ma simpatizzare, vivere gli elementi che si studiano. E la vostra Calabria è una terra che affascina…

—Affascina, sì, ma — purtroppo! —più nella sua storia, che nel suo presente…

Una corsa nella storia

—E, difatti, che meravigliosa storia avete! Ma anche prima della storia, questa gran zolla arcaica, che, sopravvissuta all’inabissamento della casse mitica Tirrenide, balza con le sue cuspidi di granito dal mare, e di arcipelago diviene, col sollevarsi e col corrugarsi di terre più giovani, una penisola — penisola nella penisola italiana — la vostra Calabria affascina chi la studia. E’ forse la più antica terra d’Italia; è certo quella cui prima  — storicamente fu dato il nome di Italia…

—Come vedo, Lei ha voluto studiar proprio tutto. S’è rifatto alle origini; ha penetrato la geologia, la corografia, la storia della nostra Calabria…

—Modesti studi, ma necessari per penetrare nell’intima loro essenza i problemi attuali. E’ la terra, è la razza che li informa. Io non sono un razzista ad oltranza, non voglio i fulmini di Colajanni; ma l’elemento etnico pur vale; e del resto si disposa ed innesta così strettamente con la vicenda e l’aspetto del suolo, che l'uomo plasma ed informa, nei secoli! E, solo seguendo passo a passo gli avvenimenti del passato, si vedono incidere le cause dello stato presente.

— E che differenza, purtroppo dai tempi della Alagna Grecia!

— Ma dei vari processi d'ellenizzazione, che avete subiti, è la traccia nei vostri caratteri e nei vostri costumi. Non solo del primo — il grandissimo — delle colonie preromane, vero ponte di passaggio tra l’Oriente ricchissimo di manifatture ed i centri etruschi di consumo; epoca di tal luce che la eguale non si accese, più mai, nella vostra cara terra. Ma anche degli altri processi ellenizzatori: di quello del quinto e sesto secolo, nell'età dei frati greci e degli iconoclasti (dei calvinisti anticipati) che dalle città vostre fronteggiarono Roma; cd anco del riflusso bizantino, dopo la caduta di Costantinopoli sotto la mezzaluna. Fasi ed atteggiamenti di grande interesse a chi li studia.

Ma perfino orograficamente, il massiccio Calabro — montagna tra due mari — ricorda il Peloponneso; e certi vesperi, i vostri monti han l'aspetto viola degli acrocori dell'Imetto... Ma non mi faccia fare della poesia; lei è qui, da un travet che è diventato uno dei 508, e con la poesia non dovrebbe aver dimestichezza. Cifre, cifre, se vuole. Ce n'è tante nella via relazione!

Gli errori dei semplicisti

— Ma continui invece, faccia pure della poesia. Essa piace tanto più in quanto sgorga da uno spirito cosi concreto e fattivo come il suo, e traduce l'empito d'entusiasmo del cuore di un uomo d’azione. Sorprendo e comprendo, così, il miracolo della sua vita vertiginosa e fortunata, che fa di lei un realizzatore perfetto, glielo dico senza piaggeria. Noi in Calabria ne abbiamo un esempio palpitante. Dacché ella dirige i Servizi speciali, è veramente cominciata per noi l'era dei fatti, che oramai da troppo tempo aspettavamo seguisse alla era delle parole, dei propositi, dalle leggi scritte…

— Non io, non io ho fatto, ma la Direzione generale, i miei uffici, hanno con me volonterosamente attuato le istruzioni e l’indirizzo di un  Ministro che ha veramente data la maggior cura ai problemi calabresi. Io sono lieto di aver dimostrato che, se molto resta da fare, molto si è fatto, di ciò che la legge voleva. Povera legge così calunniata, eppur saggia ed accorta nel suo mite empirismo eclettico! Io comprendo ed ammiro gli studiosi che con precorrimento felice intuiscono qualche lato vitale del problema calabrese e lo proiettano in viva luce; ma son portati a lasciar tutto l’altro nella penombra! La terapia delle questioni  calabresi, e meridionali in genere, è una filza di ricetto e specifici unici che si succedono. Un tempo non c’era che il credito a risanar le piaghe del bel corpo! Poi gli sgravi; di null'altro si voleva sentir parlare. Ora, per molto, il calabrese non è che problema idraulico. E di boschi. Vero, vero tutto; ma non basta. E si generano illusioni per voler convergere in un sol punto lo sforzo e l’aspettazione... Rinsaldata, rimboscata, la Calabria sarà ancor povera, se non interverranno altri ordini convergenti di sforzi. Ed il bosco non è il toccasana; già le frane, pensi gli sfasciumi che devastan le bassure e li ammorbano, dipendono dalla struttura geologica più che dal mantello delle selve (che ci vogliono, e bisogna ricondurle sui denudati clivi) ma non bastano. Mi spiego? E l'emigrazione, che porta tanto oro in Italia, minimamente contribuisce alla valorizzazione del suolo calabro, perché i denari vanno quasi tutti alle casse, a finanziare lo Stato, a pagare le imprese coloniali, a render possibile la grande politica italiana di lavoro, ma non vi è diretta trasfusione, rapporto diretto, incorporamento immediato nel suolo della regione, da cui partirono gli eroici risparmiatori...

L'utilità economico=sociale dei lavori pubblici

— Difatti, quanto a rimedi, ella traccia, nella sua relazione, un gran quadro sintetico…

— Dio mio, modestamente cerco di far prevalere una visione più organica ed una concezione più realistica quelle che seguono ai gran lampi delle intuizioni — geniali ma semplici — cui qualche studioso affidi la risoluzione di problemi secolari. Occore un gran panteismo di sforzi, se mi passa la frase mostruosa; occorre convergere e coordinare diverse energie. Io ho rivendicata l'importanza e l'utilità dei lavori pubblici, che non sono tutto, ma non van dimenticati. — Dolevami, nei più acuti studiosi — ed alcuni son miei amici carissimi — un certo spregio teorico pei lavori pubblici, considerati pressoché un lusso ed un costo sproporzionato alla risultanza; mentre oggi è quarto d’ora degli sgravi e del liberisno, forme e soluzioni, cui io pure inclino; ma sembrami addirittura andar contro la corrente della storia e contro l'esempio di paesi stranieri pur più riccchi di denaro e di iniziativa, voler rinunciare all'intervento statale nell’esecuzione di opere di vantaggio collettivo. Quanti errori si sono detti! O forse una strada aperta ex-novo non diminuisce il costo dei generi del consumo (nel carro sostituito al sonriero) più che un alleggerimento di dazio al confine? Si disse anche: non opere pubbliche, ma acque e boschi come se anche per queste e questi non si trattasse di lavori che sono appunto pubblici, perché allo Stato si chiede di eseguirli. E’ strano; ma occorreva una voce a difendere la politica dei lavori quale va modernamente concepita. Si può discutere, caso per caso, di costi, di proporzione effettiva agli scopi, di modalità; ma sarebbe un anacronismo non volere la intensificazione nelle opere che lo Stato ha promesso di eseguire. — Ed esegue...

Le opere in corso

— Esegue. I grafici e le carte allegate alla relazione dicono, con eloquenza, il cammino fatto finora. Ed è impressionante il confronto tra ciò che erano le opere pubbliche al 1860;ciò che erano al 1906, alla vigilia delle leggi speciali; ciò che oggi sono; e queste saranno quando tutto il piano delle leggi sia effettivamente attuato.

I ciechi soli possono negare il progresso. Ad esempio per le strade. Nel 1860la proporzione era di un ventiquattresimo di chilometro lineare di strada per chilometro quadrato di superficie;oggi è un terzo; sarà, attuate le leggi, una metà. Dal 1900 ad oggi 900 km di strada vennero costruiti o son in corso di costruzione, ed è questa una cifra, da non trascurarsi, quando si pensi alle difficoltà enormi dei luoghi, disagevoli ed aspri, delle scarse imprese, delle braccia diradate dal fiotto dell'emigrazione. E nuovi progetti di strade vennero, di questi giorni, appaltati. Per decine di milioni, valendosi degli opportuni miglioramenti dell'ultimo decreto legge nei fondi delle Calabrie. Fra pochi mesi vi saranno in corso d’appalto, per le Calabrie, opere stradali per più di 50 milioni

— E’ una cifra notevolissima. Senza dubbio, ella ha saputo veramente dare impulso mirabile ai servizi che dirige.

— Il lavoro era preparato dal mio predecessore; e gli uffici hanno con grande zelo studiato molti progetti. Ma è certo che, se finora, ad ogni bilancio, si levarono i lamenti per la mancata utilizzazione dei residui, per l'avvenire non si potrà dir nulla di ciò; e si dovrà constatare che per le strade lo scopo della legge è in corso di vigorosa attuazione.

Le ferrovie e la Società Mediterranea

— E per le ferrovie? E’ vero che la Mediterranea ha sospeso o vuol sospendere i lavori, perché non si è decisa la questione della ricchezza mobile nelle sovvenzioni?

— Non so e non credo. Ho fede che le ferrovie, concesse in base all'arditissima legge Saccìù, saranno costruite, malgrado le divergenze per la questione da lei accennata, che del resto anche di recente, alla Camera, l'onorevole Tedesco disse di voler equamente risolvere. La Calabria avrà una superba rete, che costerà allo Stato mezzo miliardo, e le altre regioni potranno invidiarle. Sì, lo so; v’è la somma dei desideri e dei bisogni di tanti centri abitati, che vorrebbero veder giunger la ferrovia nei loro cocuzzoli. La questione, dicesi, sarebbe possibile con la elettrificazione. Ma è problema non solo tecnico, sibbene economico; e ci si trova di fronte per una concessione data. Così che non potrei dir nulla, senza moltissima ponderazione. Certo si è che, in qualunque modo, mercé la legge Sacchi, i calabresi avranno le loro ferrovie.

La concessione dei Laghi Silani

— Per la pagina delle comunicazioni molto si è fatto. E’ una pagina scritta, insomma. Ma, per quella delle acque non le pare bianca ancora? Ella traccia fecondi indirizzi nella suarelazione, ma si tratta, parmi, di iniziare una seconda fase (dopo le vie le acque) alla quale senza dubbio occorre l'impulso dalla sua energia.

— Mi sembra che anche qui la legge Sacchi sulla Sila abbia aperto nuovi orizzonti. Se la neve non avesse  coperto la grande altaterra, che fu matrice e ricovero di genti calabre, e nido dei Bruzii, i terribili «pezzenti » (nel nobile senso olandese) dell'antichità, se la Commissione presieduta dal Fadda avesse potuto recarsi lassù, a quest’ora tutto sarebbe compiuto, e si sarebbe di già prescelta la sociwetà concessionaria, qualunque essa sia, fra le varie che aspirano all'opera enorme. A primavera andremo in alto; la concessione avrà luogo. Pensi.  Centocinquanta mila cavalli! Il più grande impianto d’Europa e forse del mondo. Non le pare che ormai, più di un proposito, con la legge e con le proposte concrete presentate siamo verso la realizzazione?

Le trattative per l’istituto delle Bonifiche

— Senza dubbio. E per le bonifiche, il geniale concetto dell’Istituto che pensi anche alla colonizzazione è già qualche cosa di concreto?

— Alle trattative stanno procedendo interessati, e confido che formeranno un fascio di schiette forze calabresi. Il Ministro ha avuto ed avrà conferenze coi promotori. Poi occorrerà una legge. L’idea non dovrebbe in niun modo cadere.

— Sarebbe un grande peccato. La sua è una vera ideaforza. E solo in questo modo la secolare fatica delle bonifiche potrà esser coronata di buon risultato.

L'avvenire del monte e del mare

— Ciò che importa, mio caro, è la operosità assidua, la fiducia (è un grande aiuto nelle popolazioni l'aspettazione fidente più che lo scettico malumore), ed il senso realistico e concreto che le soluzioni adatta e informa ai singoli casi, e fa leva non sulla opera soltanto dello Stato, ma su quella dell'industria —vigilata ma spronata — e delle forze locali. Io credo all'avvenire della Calabria, ed i lavori pubblici ne saranno un fattore, sia pure limitato. Credo all’avvenire sul monte e sul mare. Sul monte: quando le acque sieno regolate, e sorgano laghi sulla Sila più grandi di quel di Varese, avremo la forza, cioè uno stromento per conquistar la ricchezza. Né andran trascurati gli impianti minori; giacché ha ragione Vilfredo Pareto, che tanta importanza lega ai piccoli serbatoi per irrigazione. I boschi... verranno lentamente, con aspra bisogna, fra la resistenza dei pastori. Anch'io veda, sono un montanaro, come rappresentante di un collegio montuoso dell’alto Appennino Emiliane. Quelle aspre giogaie, ove ho i più cari affetti, son ancor più disgraziati della Calabria, terra di graniti, relativamente doviziosa di acqua. Nello schienale emiliano, nell’Appennino terziario ed argilloso, l'acqua è scarsissima; i paesi poveri e abbandonai. Accanto  alla valle del Po, che è tra le più ricche del mondo, abbiamo nel vasto crine dell'Appennino dei lembi di Calabria. Così io sento la simiglianza dei bisogni e dei problemi; e, dopo la questione del sud di fronte al nord, credo dovrà porsi quella del monte di fronte al piano. La vostra Calabria è, si può dire, tutta una montagna; ma però, non dimenticate mai il mare...

La nostra decadenza marinara

— Giusto, del mare la sua relazione dice cose impressionanti. La Calabria, con le coste lunghe tre volte più della liguri, ha meno di un marinaio ogni cento marinai liguri. La tradizione marinara di nostra gente è proprio smarrita...

— Non è colpa di uomini, in gran parte. La stessa forma di Calabria, penisola svelta ed elegante, ma quasi tutto importuosa, e la difficoltà e arme delle comunicazioni interne, la ristrettezza dell'hinterland immediato, fan della terra vostra una terra chiusa. Ho detto che somiglia il Peloponneso. Anche per questo. I trioni armari del passato non avean bisogno di scali costosi come oggi (oggi per far i porti si gittano delle montagne di pietra nel mare), e non possibile con la bacchetta magica rivivere quei tempi. Il Lenormant osserva che dopo l’aurora greca, così luminosa, quasi tutte le genti che occuparono l’Italia estrema, e venivan da luoghi non marini, non ebbero coscienza dell’importanza dei navigli e dei traffici. Solo coi Normanni. Che oca anche questa normanna! Come interessante ricostruire col pensiero corte di Mileto — splendida — sotto il gran conte Ruggero! Che storia avete! Ma non ricadiamo in... poesie...

— Non è poesia vana rievocare le nostre glorie per ispirarvi l’azione. Il risveglio marinaro dei Normanni, che seguito da lunghe pause d’ombra, perché non potrebbe esser ripreso?...

La grande strada: il Mediterraneo

— I tempi mutano. Certo che il Mediterraneo con l’istmo di Suez ha riconquistato un valore perduto, e se non è più, come nell’antichità, tutto mondo civile, è una gran strada. Il cimento balcanico, lo spostarsi più sudest del centro di questo Mediterraneo ridesto (come dice il Fischer), può giovare alla Calabria. E gioveranno le strade, le ferrovie, i porti in costruzione; tutto ciò che valga a disserrarne, ad aprirne le valve chiuse, le costrette energie. Aprire sbocchi al mare, aiutare la migrazione spontanea degli abitanti giù, verso la marina; migliorare le comunicazioni sulle grandi arterie ferrate; spronare il cabotaggio; favorir la pesca; e tante altre cose organicamente combinate; in questo senso dobbiamo lavorare perché le risorse dei due tepidi mari che bagnano il colosso calabrese dieno ricchezza alla cara terra vostra.

Una conferenza a Catanzaro

— Ella dovrebbe toccare più addentro questi problemi, che nella sua relazione accenna soltanto, perché uscivano dal campo dei lavori pubblici. Perché non ne parlerà in una conferenza a Catanzaro?

— Chi sa? Se avrò tempo... —

Ma il tempo l'on. Ruini lo sa trovare per tutti e per tutto. Sicché, dopo il tormento della nostra lunghissima conversazione, non ci è stato difficile strappargli anche la formale promessa di andare a tenere una conferenza a Catanzaro, adempiendo così all'incarico che il presidente di quel florido Circolo di cultura, il nostro n amico Fausto Squillace, ci aveva da tempo affidato. L’on. Ruini andrà a Catanzaro il 15 febbraio, e parlerà appunto dei Problemi del monte e del mare in Calabria, facendo una corsa nella nostra storia e traendo dal trasto della povertà montana con la prosperità marina gli elementi per in tendere lo stato presente della nostra regione e per ricercare le vie dell’avvenire.

Dopo di che non ci restava che chiedere scusa all’illustre e buono amico nostro del lungo tempo sottrattogli, e ringraziarlo anche a nome dei nostri lettori, delle belle e interessanti cose che per essi aveva voluto dirci.

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Col prossimo febbraio, invece di uscire ogni due settimane con date irregolari, a TERRA NOSTRA » sì pubblicherà a date fisse: il 10 e il 25 di ogni mese.

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ILaghi Silani

La Commissione per l’utilizzazione delle forze idrauliche, presieduta dal comm. Fadda, si riunirà il 30 corr. per definire alcuni punti preliminari da mettersi nel Capitolato di concessione dei Laghi Silani.

La scelta della Ditta concessionaria (come si sa, le società concorrenti sono due, rappresentate rispettivamente dall’ing. Omodeo e dall'ing. Ugolini) avverrà nella prossima primavera, dopo che la Commissione avrà fatto un opportuno sopralluogo.

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La Sera di Milano ha pubblicato la seguente notizia: La Società di Investigazione Tecnica delle Forze Idrauliche della Sila, in Calabria, formata dalla Banca Commerciale, dalle Ferrovie Meridionali, dalla Società Meridionale di Elettricità e dalla Società Franco-Svizzera di Ginevra, costituita allo scopo di usufruire di tale concessione colla costruzione di dighe di sbarramento e di centrali idroelettriche, nella regione della Sila in Calabria, ha già progettato la costruzione di due dighe e due altre verranno in seguito proposte, in modo da utilizzare una potenza complessiva di 150.000 cavalli. Siccome però si tratta di una regione poco industriale, così la Società installerà per ora un primo impianto di soli 50000 cavalli.

Questa energia servirà in parte alla produzione locale del carburo di calcio, e la rimanente verrà distribuita per mezzo di un circuito di 320 km. di lunghezza, nella Calabria, Basilicata e parte delle Puglie.

Il capitale necessario a questo primo impianto è valutato da 40 a 50 milioni di lire e verrà fornito dalle 4 Società menzionate.

Le dighe di sbarramento serviranno poi anche a rendere regolare il deflusso delle acque dalle montagne, proteggendo così le regioni della pianura dai danni della siccità e delle rapide inondazioni.

Una convenzione fra lo Stato e la prov. di Reggio 

per la costruzione dei ponti sulla provinciale jonica.

Alla riapertura della Camera sarà presentato un disegno di legge che approva una convenzione tra lo Stato e la amministrazione provinciale di Reggio per la concessione a quest’ultima della costruzione di undici ponti dei quali nove lungo la provinciale jonia sui torrenti Amendolea, Laverde, Bonamico, Careri, Condoianni, Turbola, Allaro, Precariti e Stilaro, e due lungo la provinciale del versante tirreno sui torrenti Scaccioti e S. Biagio.

La concessione potrà essere estesa agli altri ponti che si riconoscesse necessari costruire per completare la provinciale Jonica.

I capisaldi della Convenzione sono seguenti:

La Provincia compilerà a sua cura progetti esecutivi in base ai criteri di massima ed ai tipi che saranno prescritti da speciale Commissione  tecnica da nominarsi dal Ministro dei Lavori Pubblici, e dovrà presentare tutti progetti esecutivi, per una metà entro il primo anno dalla approvazione della convenzione e per una metà nel secondo anno successivo, impegnando ad eseguire i lavori in ragione di almeno un milione di lire per esercizio finanziario, a cominciare dal 1. luglio 1914.

Lo Stato rimborserà la spesa alla Provincia versandole non più di mezzo milione all’anno in rate di lire centomila ciascuna pagabili in base a certificati da rilasciarsi dall’Ingegnere capo del competente Ufficio del Genio civile, da cui risulti lo stato di avanzamento dei lavori eseguiti e la loro regolarità...

Resta in facoltà della provincia di stabilire la graduatoria per l'esecuzione delle singole opere.

Ove la Provincia trascuri la esecuzione delle opere o comprometta la loro buona riuscita, o manchi comunque agli impegni assunti con la condizione, lo Stato si riserva la facoltà riassumere direttamente, con un preavviso di 15 giorni, l’esecuzione delle opere stesse.


Fonte: TERRA NOSTRA, n. 2, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

Conversando con l'on. Ruini di problemi calabresi  (Terra Nostra, 1914)















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