Eleaml


Si ringrazia la Biblioteca Alessandrina che ci ha autorizzato alla pubblicazione di una serie di articoli sul Mezzogiorno, tratti dai giornali TERRA NOSTRA e L’AZIONE CALABRESE del 1914, la cui lettura consigliamo agli amici naviganti.

Gli originali in formato JPG delle pagine del giornale sono consultabili all'indirizzo:

http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

Ci scusiamo per eventuali errori (nostri) nella conversione dal formato jpg al formato testo.


Zenone di Elea - Luglio 2015

Fonte: TERRA NOSTRA, n. 1, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

LA RELAZIONE RUINI SUI LAVORI PUBBLICI IN CALABRIA

Bisogna spendere ancora 370 milioni fino al 1920

e istituire subito un “Commissariato delle Calabrie

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

Della relazione che l'on. Meuccio Ruini, direttore generale dei servizi speciali, ha scritto sui lavori pubblici in Calabria, abbiamo pubblicato la volta scorsa la parie introduttiva, quella che dà uno sguardo generale alla legislazione speciale, e le altre che riguardano le strade, le ferrovie e il regime idroforestale.

Pubblichiamo oggi — sempre sunteggiato — il resto della relazione nelle parti che riguardano le bonifiche, i porti, i consolidamenti e trasferimenti abitati e l'esecuzione data e da dare alle leggi regionali.

Riservandoci di dare nel prossimo numero un opportuno articola di commento e d'illustrazione di questo importante lavoro dell'on. Ruini, richiamiamo intanto l'attenzione dei lettori su quello che il direttore dei servizi speciali scrive circa l'ISTITUTO DELLE BONIFICHE, circa i mezzi finanziari occorrenti per l'attuazione dai lavori contemplati dalle leggi, e circa l'istituzione dì un Commissariato regionale.

Le bonifiche

Come si combatte la malaria

Non intende — fu scritto — la storia del Mezzogiorno chi non tien conto della malaria, che nell'età d’oro della Magna Grecia era stata vinta attorno alle colonie fiorenti, pingui di prodotti agricoli; ma la ricondussero, sulle coste, calabre secoli di devastazione, e, guastato il regime idrico e denudati i monti, oggi la fatica bonificatrice è ben più grave che nei tempi antichissimi. Né possono bastare quelle che chiamansi bonifiche in senso proprio, anche nella comprensione più vasta che abbraccia la prevenzione igienica (bonifica umana), il prosciugamento dei terreni palustri (bonifica idraulica) e la miglioria agricola (bonifica agraria). In Calabria più che altrove la malaria va combattuta con le complesse e molteplici armi di una politica idraulica basata sulla ricostituzione idro-boschiva del monta, e tutte le altre categorie di lavori pubblici (dalla strada che taglia il latifondo e dà valore alle terre incolte, sino alla ferrovia che richiama giù dai monti le popolazioni assuete ai secolari timori delle corse barabaresche) sono in certa guisa strumento di bonifica redentrice.

L’opera dei Borboni

Il regime borbonico, che ebbe in materia di bonifiche eccellenti istituii come la confidenza ed il congegno delle tassazioni speciali, mediante le quali lo Stato ricuperava sulla plusvalenza il denaro speso, più fece per le altre sue regioni che per la Calabria, vera Cenerentola insieme alla pur montuosa Lucania; e si rammenta solo il prosciugamento di qualche laghetto o palude litoranea, i tentativi mal riusciti lungo lo irrompente Crati, e la mirabile opera del Nunziante che condusse a fine attorno al nuovo villaggio di San Ferdinando l'unica bonifica che a tutt'oggi possa dirsi compiuta in Calabria.

L’opera dell’Italia

Prima del 1906

Vanne lo Stato unitario e trovò tradizioni legislative savie e cospicue; tra le quali pur notevole l'insieme dei rescritti delle due Sicilie.

La legge Baccarini dal 1882 comprese molti lavori di bonificamento per le Calabrie; ma fu legge quasi soltanto giuridica e teorica, perché le mancavano gli stanziamenti finanziari onde tradurla in atto; così che poco si fece per le Calabrie e pel Mezzogiorno.

«Né al Mezzogiorno giovarono le leggi Genala del 1888 e del 1898, che furono mollo applicate nell'Italia padana; giacche quelle leggi basavamo sovra un istituto stupendo e millenario di lassù, il consorzio; e miravano ad agevolargli le concessioni, tanto che in qualche caso i consorzi concessionari giunsero ad ottenere dallo Stato il cento per cento. Nel Mezzogiorno per la mancanza di fiducia e di solidarietà fra i proprietari locali (lamentata dalla Commissione d'inchiesta pei contadini del Mezzogiorno) la pianta del consorzio non ha potuto attecchire: uno solo se ne ricorda nella piana di Rosarno, dopo il 1870, ma cessò per dissensi, dal funzionare. E provincie e comuni non hanno sperimentata capacità tecnica e finanziaria di fare.

Così stridente era la sperequazione delle leggi di bonifica in danno del Sud che una corrente di opinione pubblica reagì; e la legge del 1899, fusa con quella, Baccarini nel testo unico del 1900 e completata con l’altra del 1902, fu atto dii giustizia, e fu insieme, per la migliorata situazione dell'erario, apprestamento di considerevoli fondi (200 milioni) per molte bonifiche in corso e nuove, fra le quali son comprese bonifiche calabresi per oltre 22 milioni — complessivamente nell’una e nell'altra legge. — Dati così i mezzi perché lo Stato potesse direttamente compiere i lavori si ebbero per la Calabria progetti, circolari, tentativi: ma purtroppo senza vasti risultati. Liti con le imprese specialmente per la Macchia della Tavola ed altri lavori interrotti subito dopo l'inizio, ecco ciò che trovò il 1906, con una spesa sostenuta di poco più di due milioni, e con lavori in corso d’appalto per meno di un milione.

Dopo il 1906

La legge regionale del 1906, accrebbe lì otto milioni gli stanziamenti ancor considerevoli per le bonifiche calabresi.

Quali frutti recarono alle Calabrie i provvedimenti ed i fondi dal 1906 stanziati per le loro bonifiche. Dal 1906 al 1913 vennero ultimati lavori per poco più di due milioni, e ve ne sono in corso per quasi quattro milioni, di cui mezzo milione è stato pagato, mentre tre milioni sano in corso di approvazione e di appalto. Bisogna poi tener conto dei lavori idraulico-forestali interessanti bonifiche calabresi; e, di essi nell'egual periodo di tempo ne vennero ultimati per un milione e mezzo, ed in eseguimento ne sono oltre cinque milioni con già avvenuti pagamenti di mezzo milione, ed un milione e settecentomila lire di lavori nuovi sono in corso di approvazione e di appalto. Non vi è un solo ettaro di bonifica in tutto il suolo calabrese che si trovi, in istato di manutenzione; mentre le bonifiche contemplate dalle varie leggi abbracciano in Calabria oltre 68 mila ettari di terreno.

Se dalle cifre si passa a valutare il lavoro preparatorio per altri bonificamenti, risulta veramente notevole. Per la maggior parte delle trentadue grandi bonifiche calabresi son già pronti i progetti di massima, e si attende allo studio di quelli esecutivi delle opere per cui la Commissione centrale per le sistemazioni idraulico-forestali e per le bonifiche riconobbe la convenienza di sollecito inizio. Negli appalti, in cui venne meno la impresa assuntrice (Coriglianeto e Cino; Pantani Grosso e Piccolo) si provvide con organismi cooperatavi dell'Italia che fanno buona prova, e ad essi pure si è affidato un bacino delle grande bonifica dalfAngitola a Caposuvero. Altrove, nelle bonifiche che con vario nonne interessano il Crati, si è ricorso, e non se ne è scontenti, al sistema dì opero eseguite, di fatto, in economia mediante cottimi fiduciarii a cura e responsabilità dell’ingegnere capo.

Le difficoltà da superare

Oltre alle cause generali che hanno agito sul ritardo di tutte le opere pubbliche in Calabria, e per le bonifiche sono acuite dalla difficoltà tecnica dei progetti, dalla mancanza di imprese farti e specificate (e per vero non vi è quasi appalto di bonifiche ad imprenditori privati che non abbia dato luogo a litigiosi strascichi od a perdite di tempo) ed oltre alle difficoltà apposte dai proprietari espropriandi, alcuni dei qual vorrebbero doppiamente lucrare e farsi pagare il beneficio che ricevono, vi sono altre cause più profonde della deficiente esecuzione di Stato dello bonifiche meridionali. Per loro natura le bonifiche son tali opere, che meno facilmente si resiste in esse all'errato sistema dello sminuzzamento degli sforzi e dei lavori a spizzico.

E’ per desiderio di fare che si pone spesso mano ad opere frammentarie, e si confida di completarlo per via; è molte volte non per scarsa resistenza a pressioni locali ma per intrinseco senso di giustizia distributiva che si iniziano i lavori, in più punti che si può, si disperdono le forze, si vuol troppo fare, senza misurare la capacità degli organi di cui si dispone. E ne viene lo scarsissimo rendimento di ciò che si spende, né per vero si è speso poco. Infatti, di fronte a 37 milioni spesi dal 1869 ad oggi per Italia settentrionale ed a 28 per l’Italia centrane, stanno 68 milioni pel Mezzogiorno continentale, e quasi 9 per le isole. Ma pel Mezzogiorno e per le isole non si è avuto frutto adeguato perché quasi nessuna bonifica vi è stata veramente compiuta. Si comincia a balzi ed a pezzi: si fa e si torna a fare, rinnovandosi (come è stato detto) il mito di Sisifo: ma non si arriva a guadagnare terra all'agricoltura. fugandone la malsania.

A questo triste esito, ha contribuito, per la Calabria, l'errore tecnico ed economico, nei primi anni non evitato, di cominciare dal basso a lavorare, senza tener conto della parte alta dei fiumi. In Calabria le bonifiche non presentano il tipo padano o maremmano di basse terre soggiacenti agli elevati fiumi perenni o al livello del mare ed impaludate in stagni ed estesi acquitrini.

Non è la Calabria la terra, delle colmate o delle idrovore; in essa si tratta essenzialmente di incanalare e regolare il corso dei torrenti che dagli alvei acclivi e con le origini in bacini disboscati e di facile disgregamento spingono nel breve piano, imponenti materiali di deiezione, e dirigono a capriccio le piene che ristagnano nelle depressioni, ed a capriccio vagano con le acque di magra tortuose, causa continua di acquitrinio e di malaria grave. Il rimedio è nell’alto; la bonifica del piano non può prescindere da quella del monte, ed è andar contro l'ordine naturale delle cose se si comincia in arginature o incanalamenti vallivi, che le piene portano via, ove non sia rinforzato il regimo boschivo.

Donde si può cominciare

Ma vi sono, in Calabria, delle piane estese, dove la bonifica deve esser subito e senza sbriciolamenti affrontata, perché in quei luoghi v’è la possibilità tecnica di mantener le difese vallive, sia pure con maggiori costi, anche prima che lo pendici montuose sieno ricoverte di verde protettore; e v’è la convenienza economica di cominciar subito, in quanto la spesa sarà compensata dalle migliorie e dal rendimento delle terre bonificate.

Del resto, proprio in Calabria vi sono alcune piane fertilissime che dimostrano come la bonifica possa vittoriosamente compiersi anche prima dei lavori di bosco.

In relazione a siffatto criterio discriminatore occorrerebbe rivedere l’elenco dalle bonifiche calabresi che anco per nomenclature incerte e non precise, richiede miglior sistemazione formale. Ma la revisione sia di sostanza: e distingua le molte bonifiche, che sono piuttosto sistemazioni di torrenti nei tratti brevi costretti fra il monte ed il mare, dalle poche che sono veramente bonifiche di valli abbastanza estese, cui è opportuno e rimunerativo immediatamente prosciugare. Si muti la classifica delle prime in quella di opere idrauliche; o, pur serbando lor nome, espressamente si rimandino a quando le sistemazioni degli alti bacini dei torrenti saranno compiute. E si realizzino senza indugio, integralmente, le bonifiche vere: affinché questa immediatezza tanto desiderata di azione compensi lo Calabrie dell'inevitabile rinvio di opere che lo leggi hanno avuto il torto di promettere entro termini troppo brevi.

In base al criterio di evitar dispersione di sforzi, chiari ordini sono stati impartiti agli uffici e designate le sole grandi bonifiche su cui convergere gli studi dei progetti, mentre la Commissione centrale per le sistemazioni idraulico-forestali e per le bonificazioni attende a compilare anche per la Calabria i piani regolatori di ogni bonifica, tracciando l'ordine successivo e razionale dei lavori.

La via da seguire

Ma convien porre più a fondo il problema, e chiedersi se lo Stato sia capace di fare il bonificatore. L'esperienza parrebbe rispondere di no. In tutta Italia le sole bonifiche riescite in tempo breve sono quelle di Val di Po e del Veneto, fatte dai consorzi di proprietari.

Nel Mezzogiorno, ove lo Stato ha pur speso, non ha visto coronata di successo definitivo opera alcuna.

Ma allora, si dirà, il problema delle bonifiche calabresi è insolubile, inquantochè abbiam visto che consorzi non se ne sono potati formare, e l’esecuzione di Stato è parsa inesorabile necessità per le condizioni dell'ambiento sociale. Qualcuno ritiene che non sia detta l'ultima parola sui consorzi, che le leggi italiane forse non opportunamente adeguarono tutti al tipo padano, e non fecero attenzione a quell'istituto borbonico della confidenza, che era presso a poco un consorzio col commissario regio alla testa e forse potrebbe con accorti adattamenti allignare in terra di Mezzogiorno. Ed in ogni modo l'inabilità perpetua dei meridionali a far da sé non deve esistere: trattasi di trovare le forme e le vie adatte a ciascun clima economico. Se la innegabile mancanza dì abituale solidarietà rende difficile l'accordo fra la maggioranza dei proprietari interessati, si ammetta che anche pochi di essi, volonterosi, possano eseguire le bonifica con la facoltà di espropriare gli altri neghittosi.

L’Istituto per le bonifiche

Parrebbe meglio adatta una forma nuova che basasse sulla iniziativa, e sugli interassi dei proprietari più illuminati, ma facesse insieme capo od un organismo di natura industriale e finanziaria. La Calabria non è certo priva di grosse fortune, e di capiteli cospicui in istituti di credito fiorenti. E la Calabria deve cercar di fare, con legittimo orgoglio, da sé: le bonifiche calabresi dei calabresi. Dietro suggerimento di chi scrive, personalità del possesso fondiario e della banca, stanno costituendo un istituto o ente per le bonifiche di Calabria; e poiché vi sono alla testa alcuni fra i più forti proprietari di terre dia bonificare, il titolo alla iniziativa, è ancor più stretto ed immediato. All'Istituto dovrebbe concedersi (derogando al patrio diritto che ammette quali concessionarii, solo i comuni, le provincie od i consorzi) l'eseguimento delle opere maggiori e più adatte di bonifica; e lo Stato invigilerebbe e pagherebbe o col sistema delle annualità comprensive di ammortamento od interesse o anche a piè di lista, in base a collaudi parziali. Nell'elenco delle cosiddette bonifiche calabresi tre ve ne sono che sembrano possedere il vero carattere di bonifica, e sulle lor estese piane i competenti in agrologia giudicano convenientissima la intensificazione culturale culturale: l'Angitola, la piana di Rosarno, il Cotronese; alle quali potrebbe aggiungersi l’altra spiaggia malarica e deserta della Magna Grecia, da Metaponto a Novasiri. Esistono per queste bonifiche progetti di massima, e quindi la valutazione delle convenienze e delle modalità di concessione è fin da ora possibile. Insieme poi alla concessione della bonifica idraulica, si dovrebbero poi all'Istituto dare facoltà, ed automatizzazione per la bonifica agraria; e qui non si tratta tanto, di crear norme ex-novo, quanto di applicare norme già esistenti, come quelle per l'Agro Romano che, notisi, la legge del 1911 rende già estensibili per provvedimento del patere esecutivo a bonifiche di altri paesi. Il credito a buon prezzo ed anzi a tasso di favore per gli appoderamenti, le case coloniche, e tutte le altre migliorie: ecco ciò che sostanzialmente occorre; e potrà fiancheggiarsi. con agevolazioni per le borgate rurali, per le vie vicinali, per quanto altro si attiene ad un concetto di bonifica integrale.

Delicato sommamente sarà il fissare i rapporti fra l’Ente ed i proprietari delle zone interessate, che avranno evidentemente il diritto di aderire all'Ente stesso; ma ove non lo facciano o non prendano coll'Ente speciali accordi (ad esempio lunghissimi fitti, contratti di plusvalenza, ecc.), sarà necessario aprir queste due vie, la cui scelta, potrebbe ancora lasciarsi ai proprietari stessi. L’Ente avrà diritto o di eseguire direttamente le migliorie agrarie facendosi pagare dai proprietari mediante contribuii aventi, come le tasse di bonifica, valore d'imposta; o di espropriare il terreno, pagandolo con una equa indennità, ed anche qui non manca la norma che trovasi nella legge del 1911 sulle bonifiche e consiste nella capitalizzazione del reddito antecedente secondo, un tasso mobile dal 2 al 6 percento

Sulle terre espropriate dall'Istituto potrebbesi poi (per tener conto di un altro grave problema amorosamente studiato dall’on. Villari, dall'on. Franchetti e dalla associazione per gli interessi del Mezzogiorno) accordare una preferenza agli emigranti rimpatriati per la formazione di piccole proprietà. Ed in generale tutto questo lato del popolamento dolio terre bonificato non dovrà essere trascurato, perché è essenziale; né potrebbe respingerai, ma anzi, dovrebbe esaminarsi con ogni benevolenza, una proposta di eventuale intervento della cooperazione nelle forme delle affittanze collettive.

I porti

La Calabria pare abbia smarrito, nei secoli, la funzione sua marina. Non ha flotta mercantile, non ha attivi scali. È impressionante il dato che mentre le sue coste son tre volte più estese di quelle di Liguria, la popolazione marinara di Calabria è di 0,8 di fronte a 100 di Liguria. Questo abbandono del mare, sia pure giustificato da ragioni storiche, sarà non lieve ostacolo al risorgimento di Calabria che non può essere soltanto opera di ricostituzione del suolo, ma devo essere sfruttamento del mare, dal quale e sul quale vennero le antiche civiltà calabresi, insidiate dalle genti montanare (basta ricordare i «pezzenti» dell’evo antico, i Bruzii) prima e più dannosamente ancora che dalle corse saracene.

Spariti da molto tempo i floridi porti della antichità, i Borboni trascurarono completamente i lavori marittimi di carattere mercantile, che erano a carico degli enti locali. In tutto l'estesa spiaggia non si ebbero che semplici e scarsi approdi, e solo a Cotrone venne costruito un vero porto, reso però inutile dopo tempo breve. Gli ordinamenti italiani imperniarono la politica portuale sullo intervento e sul contributo dello Stato, che mancava però completamente, in base alla legge organica del 1855, per la quarta classe ossia pei porti d’interesse locale; e fra questi vennero, classificati Reggio e Santavenere, mentre Cotrone sola era assegnata alla classe seconda. Maggior cura degli interessi marittimi di Calabria si manifesta in leggi successive del 62, del 70, dell’81, che autorizzarono spese per quei tre scali, e, dopoché la legge, generale dal 1881 introdusse nella materia portuale modifiche notevoli accentuando sempre più l’azione dello Stato, nuovi fondi agli scali calabresi si concessero nel 1889, giungendo ad una somma complessiva di cinque milioni e mezzo; della quale due milioni circa erano pagati nel 1906 alla entrata in vigore della legge regionale.

Aumentò questa gli stanziamenti di 6,700,000 lire ancora, prevedendo, oltre le opero portuali già autorizzale, altre a Villa ed a Scilla, ed in una dozzina di luoghi, scelti acconciamento sulla duplice costiera, stabilì invece ili costose creazioni di vari porti, migliorie degli approdi, con pontili e hoc di ormeggio, per consentire sicurezza di sbarco e maggior agio al traffico dei prodotta locali. I criteri direttivi della legge regionale furono mantenuti; ma con le leggi del 1908 e del 1912 (che portarono un nuovo aumento di 7,540,000 lire) mentre si aggiungevano pontili e ormeggi per due altri approdi, si ritenne necessario convertire in veri piccoli porti gli scavi di Paola e di Tropea. Sette sono pertanto, oggi, i porti in corso di costruzione sulle spiaggie calabresi. E, nonostante l'opera fiera distruttrice del terremoto che inabissò moli e sconvolse banchine, e le lunghe controversie sulle modalità dei progetta, ed i ritardi nelle forniture di boe dall'estero, e la difficoltà delle costruzioni per scarsezza di cantieri, non si può dire scarso il risultato ottenuto. Stanno oggidì in appalto pressoché otto milioni di lavori, due dei quali sono stati pagati, e per quasi un altro milione si hanno progetti già pronti che saranno appaltati subito. E se a Santavenere occorre attendere che le sistemazioni del torrente che vi sbocca impediscano sicuri interrimenti e danni, a Cotrone (scelta dopo ripetuti giudizi di commissioni tecniche l'ubicazione del porto nuovo), a Paola, a Tropea si sta lavorando alle opere nuove; a Reggio e Villa si riparano i danni del terremoto; e sembra ormai superato il groviglio delle vecchie questioni per la sistemazione ferroviaria portuale di Reggio, ove si comincerà subito a scavare una vasta darsena nuova. A buon punto sono anche le opere nei minori approdi.

L’avvenire è sul mare

Se nel passato venne diminuita l'importanza economica d’Italia nel Mediterraneo, non bisogna ritenere che la sua postura nulla conti e la sua funzione commerciale sia finita; ed anzi alcuni segni si hanno, che sembrano ricapovolgere almeno parzialmente le tavole dei valori per le grandi vie di comunicazione; in rapporto ai mercati specialmente del sudest mediterraneo. Naturalmente sullo sviluppo marittimo influirà la redenzione delle coste dalla malaria ed il loro miglioramento agricolo; e se, come si spera per l’opera organica di bonificazione il progresso della cimasa reggina potrà essere eguagliato da altre valli e costiere, e nel tempo istesso l'utilizzazione idroelettrica spingerà avanti qualche industria e lo ferrovie già concesse daranno sbocchi sul mare, sarà molto agevolato il risveglio marittimo. Lo smercio dei prodotti dell'agricoltura calabrese, vino ed olio ad esempio, sarà aiutato dal piccolo cabotaggio che risalendo lungo le spiaggie si coordini e penetri nelle vie di navigazione interna; che, forse non molto presto e con razionale modestia, non potranno mancare nell'Italia padana e, più limitatamente ancora, nella, centrale. Non giova parlare della antica navigabilità dei corsi calabresi, che pur doveva essere di ben pochi chilometri dal mare, e valeva pei natanti d'alloro; il miglior modo di approfittare della navigazione interna por la Calabria è di sviluppare i suoi piccoli approdi, il suo cabotaggio, e risalire cosi il Po fino ai cospicui e doviziosi centri di consumo della grande valle italiana.



Fonte: TERRA NOSTRA, n. 1, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

TERRA NOSTRA, n. 1, 1914























vai su









Ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001 il presente sito non costituisce testata giornalistica.
Eleaml viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale e del Webm@ster.