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Si ringrazia la Biblioteca Alessandrina che ci ha autorizzato alla pubblicazione di una serie di articoli sul Mezzogiorno, tratti dai giornali TERRA NOSTRA e L’AZIONE CALABRESE del 1914, la cui lettura consigliamo agli amici naviganti.

Gli originali in formato JPG delle pagine del giornale sono consultabili all'indirizzo:

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Zenone di Elea - Luglio 2015

Fonte: TERRA NOSTRA, gennaio 1914

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Contro i dazi doganali


(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

La campagna iniziata da «Terra Nostra» contro il protezionismo merita di essere incoraggiata, al fine di spingere gli accidiosi ad occuparsi di una questione nella quale acutamente il nastro Fancello ha intravisto il problema urgente per il Mezzogiorno in genere e per la Calabria in ispecie.

La questione ormai ha avuto la riflessione che meritava da parte degli uomini di scienza.

Si tratta ora di portarla nel campo politico, fra i nostri rappresentanti, fra il nostro popolo, comprendendo in questa espressione sia le così dette classi dirigenti, sia i contadini o gli artigiani.

Soltanto a questa condizione no crediamo che il problema doganale potrà avere una soluzione onesta, ch'esso cioè esca ormai dal ristretto ambito della cattedra per entrare nel fiotto vivo ed appassionato del campo politico, in mezzo alla grande massa dei consumatori.

Ed il momento è propizio. All’apertura del Parlamento, sarà certamente ripresa la discussione finanziaria, in rapporto alla depressione industriale ed economica del Paese.

Orbene, i nostri rappresentanti dovrebbero togliere l’occasione per esprimere e lumeggiare questo concetto che non secondo noi soltanto racchiude la chiave di volta necessaria per affrontare, sotto uno dei suoi più notevoli aspetti, il problema del Mezzogiorno: «essere pressoché vano ed inutile ogni sforzo di redenzione economica delle nostre contrade, finché esse saranno considerate, e tenute per mezzo dei dazi protettori come colonia di sfruttamento dell’industrialismo settentrionale».

Non il solito, vieto spirito regionalistico ci muove a porre in questi termini il problema. Che anzi, a porlo cosi, ci anima la visione di una più grande Italia, dalle Alpi alla Sicilia.

Scrive il De Viti De Marco che «l'azione antiprotezionista è essenzialmente unitaria e patriottica, poiché con la difesa del diritto e la conseguente eliminazione di una ignobile legislazione di classe e di regione, si mira ad elevare il Mezzogiorno economico o sociale al livello dell’altra parte d’Italia.

«Fino a quando noi faremo durare le sperequazioni tributarie e quelle ancora più gravi della legislazione doganale e della politica commerciale, noi non saremo un grande paese di 35 milioni di abitanti ma un piccolo Stato, che sta a pie’ dell'Alpi, grande quanto il Belgio e l'Olanda, e una popolosa colonia d sfruttamento che si stende lungo l’Appennino, al mare».

Premesso ciò, dobbiamo rilevare con vivo compiacimento come l'opinione pubblica cominci ormai ad interessarsi della questione doganale, mostrando di aver mutato opinione su quello che ormai parevano i concetti fondamentali della politica economica del Paese.

A combattere i dazi doganali erano, sino a ieri, insieme con gli economisti più insigni l'Italia, pochi scamiciati, raccolti attorno ad un giornale settimanale che il pubblico grosso considerava con dileggio.

Adesso, anche gli organi magni della stampa nazionale mostrano voler cambiavo avviso, spinti forse da una bene intesa tutela di quegli interessi di cui sono valida espressione.

Il «Corriere della Sera» del 23 dicembre, n. 357, in un grave articolo di fondo sulla discussione finanziaria, avvenuta alla Camera, così scriveva:

«Ma, non solo sulle spese per la Libia e sui bisogni dell’Erario dovrà concentrarsi la discussione, sì bene anche su un altro aspetto della situazione finanziaria che non è stato trattato alla Camera o che ci pare molto interessante. Si è bene discorso della depressione industriale ed economica del Paese, accennandone le cause in modo anche inesatto.

L’on. Cerni ani, ad esempio, ha ravvisato un mantenimento di una forte protezione, il mezzo di fronteggiare la crisi, «mentre la crisi di alcune industrie, come quelle del cotone, degli zuccheri, è precisamente dovuta ad eccessi di protezione che, colla prospettiva, anzi coll'immediata possibilità di lauti guadagni hanno richiamato in passato verso queste industrie capitali esuberanti e spesso male impiegati.

Come si vede, anche i sordi cominciano a sentire e i ciechi a vedere.

Questo mutamento d'idee è tanto più da rilevare quando si pensi che il «Corriere della Sera» è l’organo dell’industrialismo lombardo, e che uno dei suoi eminenti collaboratori, l’Einaudi, pure essendo un convinto liberista, non ha potuto mai discutere su quel giornale, lasciato alle magiche disquisizioni dell’on. Luzzatti.

Anche il Governo, quando i trivellatori del Paese gli lasciano un po’ di respiro, non cessa di dare salutari ammonimenti.

Il Ministro Nitti, ad esempio, nell'inaugurare i  lavori della Commissione nominata con decreto del 23 Gennaio 1913 per lo studio del regime doganale espresse nettamente il concetto che la protezione, utile all’inizio dell'industria, ne esaurisce spesso le energie quando permette il perpetuarsi di vecchi sistemi ed impedisca trasformazioni che liberamente si devono produrre.

Cero il ministro fece delle concessioni ai protezionisti, ma inesorabilmente affermò che codesti signori non ai dazi debbono chiedere aiuti, ma alla loro opera volontaria, per un migliore organamento delle proprie imprese.

Riassumendo, possiamo bene sperare dalla iniziata campagna la quale ha bisogno però di essere sorretta da una continua agitazione nel paese, da una larga propaganda intesa a dimostrare alle masse i danni del vigente protezionismo e di benefici di una politica doganale liberale per l'agricoltura, per le industrie nate sane e e vitali, per il mezzogiorno come pel settentrione.

GIUSEPPE AMBROSIO.

Par il regime economico doganale

e per i trattati di commercio

Si è riunito il comitato permanente della Commissione per lo studio dei trattati di commercio, sotto la presidenza dell'on. Chimirri.

Si è constatato che solo poche migliaia di risposte sono finora pervenute sai questionari, che a suo tempo furono distribuiti in numero di 50,000. Mancano ancora le risposte delle maggior parte delle Camere di commercio, delle Cattedre ambulanti o delle varie associazioni e di molte ditte importanti.

Venne rilevato che parecchi produttori inviarono le risposte non già direttamente alla Commissione reale, ma alle rispettive associazioni.

Fu deliberato di eccitare anche a mezzo degli ispettori del lavoro quanti possono inviare risposte concrete ai vari questionari, dando cosi larga materia all'esame, ai giudizi e alle proposte della Commissione reale.

E’ importante che gl’interessati si facciano vivi, giacché da questa larga inchiesta dipenderanno le proposte che la Commissione farà sulla politica, doganale da seguire, e l'indirizzo da dare alle negoziazioni dei futuri trattati.

Giova sperare che gl'interessati risponderanno con premura a questi accitamenti e che le risposte affluiranno alla Commissione sollecite e copiose, come richiede l'importanza degli interessi nazionali il cui accertamento è ad essa conferito.


Fonte: TERRA NOSTRA, n. 1, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

Contro i dazi doganali



















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