Eleaml


Si ringrazia la Biblioteca Alessandrina che ci ha autorizzato alla pubblicazione di una serie di articoli sul Mezzogiorno, tratti dai giornali TERRA NOSTRA e L’AZIONE CALABRESE del 1914, la cui lettura consigliamo agli amici naviganti.

Gli originali in formato JPG delle pagine del giornale sono consultabili all'indirizzo:

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Zenone di Elea - 25 Giugno - 1° Luglio 2015

Fonte: TERRA NOSTRA, n. 1, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

I problemi regionali e politici nell'ora attuale

nel pensiero dell’on. Luigi Saraceni

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Il deputato di Castrovillari è una delle figure più caratteristiche tra i nuovi eletti che seno entrati a Montecitorio il 26 ottobre. Anche se non  lo conoscete, la sua fisionomia vi attrae subitamente, che vedete brillare su di essa una interiore luce d'anima  è l'ideale attraverso la quale intuite senz'altro una personalità fatta di carattere e di bontà. Se poi gli parlate, ed ascoltate la sua voce calda e suadente dirvi, in impeccabile linguaggio, le parole della dignità e della nobiltà fatte sistema di vita, non potete — se non siete un cuore chiuso —, non sentirvi legati a quest'uomo da un tenace vincolo di stima e di amicizia, anche se non consentiate in tutto con lui nei pensieri e negli atteggiamenti politici.

È dunque con grande godimento spirituale che ci siamo trattenuti a scorrere lungamente con l’on. Saraceni dei problemi che affannano la nostra coscienza regionale in questa alba di rinnovamento che traluce per tanti segni, speriamo, non illusori.

I termini teorici dal Regionalismo

L'on. Saraceni è — come i nostri lettori già sanno — un assertore coraggioso e illimitato delle rivendicazioni regionali, che egli ha posto come fondamento del suo programma elettorale, prima, parlamentare, adesso.

Gli abbiamo perciò chiesto che ci volesse enunciare i termini generali della questione regionalista, quali egli li intende. Ed egli ci ha risposto.

— Oramai l’orrore che fino a poco tempo fa destava la parola Regionalismo va sparendo nella serena visione delle cose, e il Regionalismo passa trionfante dal campo sterile dei sospetti e delle diffidenze a quello fecondo dell'azione positiva. Dopo l'esempio benefico che ci viene da alcune nazioni straniere ed anche dalla Francia, ove si va affermando sempre più nelle scienze economico-sociali, nella letteratura e nell'arte, si è capito anche da noi che esso non significa gretto campanilismo né separatismo odioso, e che non è in contrasto coi fini generali dello Stato e con gli interessi collettivi della Nazione.

I Regionalismo è delegazione di alcune funzioni, che attualmente esercita lo Stato, alla diretta competenza di organi locali; è nobile concezione di giustizia ed opera di perequazione di fronte ai benefici della civiltà nazionale, i quali devono essere distribuiti in modo che le regioni meno prospere e più trascurate si elevino, il più rapidamente che sia possibile, al grado di sviluppo raggiunto da quelle più progredite; è incessante movimento dii rigenerazione politica ed economica di un popolo mediante una speciale legislazione adatta alle sue proprie condizioni di vita, e che lo tolga dalla tirannide soffocatrice del regime accentratore e lo metta in grado di attivare le feconde energie della propria razza e della propria terra.

Lasciate stare quelli ohe temono pei l’unità della patria, la quale è salda e immutabile nel pensiero, nel sentimento, nella vita del popolo italiano; e compiangete i poveri di spirito che son paurosi di ogni. novità, anche la più semplice e la più benefica. Non si risolve ma si aggrava il problema negando la profonda differenza tra il Nord e il Sud d’Italia, e resistenza di particolari interessi e di particolari condizioni dell'una di fronte all'altra regione. E, se la questione del Nord e Sud è chiusa sul campo politico, ben avvertiva il nostro Rastignac che è dovere di quanti hanno senso d'amore alla nostra terra e vigore di cultura e di spirito scientifico il mantenerla desta su quello economico.

I pochi che nel Regionalismo intravedano cimenti dannosi alla vita nazionale non. comprendono che dalla gara feconda delle varie attività provinciali, al pungolo nobilissimo e possente della emulazione fiorirebbe più intenso l’affetto dei cuori italiani affratellati anche nella eguale agiatezza, più caldo l’amore alla patria non rappresentata soltanto dall'Esattore, più fervido e più rigoglioso il progresso nazionale.

Io non credo di amare la patria meno degli altri; e in nome della grandezza della patria mi batto a fronte aperta pel Regionalismo.

Il Gruppo parlamentare calabrese

— E dunque — abbiamo interrotto — dovete esser contento della indubitabile rinascita dello spirito regionale, che nel campo parlamentare si va manifestando con la formazione dei Gruppi speciali il primo dei quali è stato il nostro Gruppo calabrese. . .

— Sì, questa è la lieta realizzazione di un mio antico e dolcissimo sogno. Voi sapete con quanto fervore abbia desiderato e con quanta gioia abbia salutato questo avvenimento, che è di straordinaria importanza per la nostra Calabria. Era un passo necessario per dare disciplina di forza e di autorità al nostro programma di rinnovamento regionale.

«II triste passato, intessuto di sorde invidie e di livide gelosie personali, di odiose rivalità campanilistiche e di cieco asservimento ai Governi, sempre vigili a somministrare il tossico del divide et impera, facevano ritenere quasi impossibile la costituzione del  Gruppo Parlamentare Calabrese. Ma laggiù, nelle nostre contrade, le nuove correnti popolari, che il suffragio allargato trasse dal silenzio agli ardenti fervori della vita politica, hanno improvvisamente ravvivata la coscienza regionale nelle anime torpide, l'hanno accesa e fatta divampare gagliarda nelle anime appassionate della nostra terra, e quelli che erano dei sognatori, baciati dalla fortuna vittoriosa degli ultimi comizi, si sono stretti  insieme mano con mano, cuore con cuore attorno agli stessi dolori e alle dolori e alle stesse speranze, ed ceco formato nello formato nello amore per la madre terra e nella concordia degli animi il fascio delle volontà, che dovrà imporsi al rispetto del Governo, alla considerazione del Parlamento e del Paese.

«E’ tutta una rigogliosa primavera che fa cadere le foglie morte del passato dal vecchio albero calabrese e lo ravviva alle aure inebrianti delle più liete speranze pel nostro avvenire».

L'unità oltre la politica

— È pensate che il Gruppo potrà conservare concordia d’intenti e d’azione?

— Io non temo dissidi. Me ne affidano le virtù della mente e del cuore dei miei on. colleghi. E’ vero, lo spirito della dottrina politica scava solchi profondi tra noi. Tra noi sono repubblicani, sindacalisti, riformisti, radicali, conservatori. Ma ciascuno potrà mantenere inalterati il patrimonio della sua fede politica e le proprie tendenze di partito. I fini del nostro Gruppo non contrastano con nessuna delle idealità dei vari partiti. Voi lo avete già rilevato: le questioni di vero e grande interesse regionale sono essenzialmente tecniche e mirano a realizzare le fondamentali condizioni della vita sociale e del progresso civile della regione. E ciò è nei fini di ogni partito politico.

«Per mio conto un dissidio por ragion politica è impossibile perché  al sopra di tutto e di tutti io ho questa pregiudiziale: la Calabria.

«Ma ho fiducia che noi staremo fermi e concordi nella luce che viene dal gran nome della nostra madre terra.

— E se qualcuno, per ragioni di bassa opportunità politica o per ripicchi personali, defezionasse?

— E’ imbarazzante questa vostra domanda. Alla mente e al cuore ripugna, la ipotesi della fiacchezza e del tradimento. Ma io ho già la risposta nel Programma che presentai ai miei elettori.

«Se qualcuno dorme tra noi sotto la coltre vergognosa degli sconforti, destiamolo alle voci liete delle nuove speranze. Se altri è tardo, sproniamolo al concorde fervore dei nuovi doveri, ammonendo che chi non va avanti baldanzoso segue umiliato. E se alle spalle soffia la sorda infamia dei traditori bardati di nastri e di croci, addomesticati alla greppia di tutti i Governi, educati alle turpitudini della congiura contro l’onore e la forma della propria terra, strappiamo spietatamente ad essi la maschera dal viso, e mostriamo alla luce del sole la putrida verminaia dei sepolcri imbiancati.

«Non è lo scandalo che ci seduce: è la bonifica delle coscienze che ci spinge, e la disinfezione morale del nostro popolo che dobbiamo compiere. E le disinfezioni non si fanno suggellando le fogne, ma aprendole e vuotandole. La visione esatta e senza veli delle brutture umane sveglia e spoltrisce il senso morale, provoca il disgusto e la reazione delle coscienze oneste. Gli iloti ubriachi venivano presentati clamorosamente al pubblico come efficace spettacolo educativo».

Opposizione si Ministero

Le sdegnose parole dell’on. Saraceni ci hanno naturalmente portato a parlare della politica parlamentare in generale (la nostra conversazione aveva luogo appena chiusa la. Camera, quando era appena finita la ardente polemica sull’indirizzo di Governo) e il nostro interlocutore ci ha spiegato così il suo atteggiamento di fronte al Ministero:

— E' manifesto dal voto di sfiducia che ho dato contro le dichiarazioni del Governo.

Ho detto nel mio programma che non porto con me la preoccupazione di alcun vincolo con qualsiasi partito politico, e che nella valutazione del bene io non seguo la pratica settaria di coloro che domandano da qual parte esso venga, e danno spesso al loro giudizio il soffio miserevole ed ingiusto della ostilità, l'eco diffidente dell'avverso partito. Ora, vagliando con la massima serenità uomini e cose, io non potevo e non posso consentire la mia fiducia a Giolitti il quale, mentre nell'aprile 1911 faceva credere di essersi ravveduto, si è poi addimostrato ancora una volta cinico e implacabile soffocatore della volontà popolare, e próstitutore tenace del nostro Mezzogiorno; a Giolitti che non fece dire dal Re e non disse nelle sue dichiarazioni una sola parola e assicuratrice per la effettiva soluzione di quel grande e complesso problema meridionale, che nella coscienza della Nazione è divenuto oramai una questio ìtalica, e che non permette ulteriore dilazione; a Giolitti che nella promessa tutela dei «grandi intensi del agricoltura e dell'industria» fa minacciare dal Re la continuazione del regime protezionista rovinoso per lo sviluppo economico del Mezzogiorno.

E ce ne è abbastanza, pur prescindendo da tante altre considerazioni o restando in un punto di vista esclusivamente regionalistico.

La politica finanziaria e il Mezzogiorno

— Che impressione vi ha fatto l'esposizione finanziaria dell'on. Tedesco?

— La politica finanziaria del Gabinetto Giolitti ha da qualche anno la caratteristica della oscurità. E' un abile giuoco di parole e di cifre che mira a nascondere il fondo vero delle cose. Se quelli che sono una speciale competenza in materia dicono che è assai difficile veder chiaramente nella esposizione contabile di S. E. Tedesco, immaginate quanta difficoltà debba incontrarvi io che non sono un tecnico della finanza, e che sono anzi un profano.

Ad ogni modo, a leggere attentamente, anche un profano si accorge delle contraddizioni in cui è caduto e delle alterazioni a cui è ricorso il Ministro Tedesco.

Lasciamo stare tutto il resto, e rileviamo un fatto solo che ci riguarda molto da vicino: la politica finanziaria verso il Mezzogiorno.

Si è enunciato in poche linee un grande, un immenso programma, che fa spalancare gli occhi di meraviglia e fa gonfiare di speranze il cuore… dei gonzi; esecuzione di opere pubbliche, creazione di istituti di credito, integrazione di bilanci comunali, indennizzo di sovrimposta ai comuni e alle provincie per alleviare le conseguenze di pubbliche calamità, incremento della istituzione della agricoltura e dell'industria. Grandi e belle parole che, se rivelassero il proposito serio di un Governo onesto e coscienzioso, andrebbero insieme col necessario stanziamento di almeno un miliardo e mezzo. E, invece, se, facciamo i conti con le cifre della relazione, si vede subito che Giolitti continua l'amarissima burla a danno del nostro Mezzogiorno, persiste nella commedia delle belle parole che nascondono il contrabbando dello sfruttamento, l'opera dell'inganno e della frode.

Infatti, per l’attuazione del grande programma che si è voluto annunziare si è preventivata la somma derisoria di soli 650 milioni. E credete voi che si spenderanno davvero?

Disilludetevi: soltanto una parte di essi è effettivamente assegnata, soltanto 136 milioni sono stati iscritti nei bilanci fino a tutto il 1915. E’ potrei aggiungere che quando si tratta del Mezzogiorno, e specialmente della Calabria, il Governo si infischia anche delle leggi fatte e delle somme iscritte.

Ma volete che vi dica tutto il mio pensiero? Ecco:attraverso le abbaglianti promesse ministeriali io prevedo nuovi danni pel Mezzogiorno. Ed è ben facile indicar la fonte delle mie previsioni. Il  Governo per tirare innanzi non trova sufficienti le attuali risorse del bilancio, ed ha annunziato che ricorrerà a dei provvedimenti; e, per calmare le penose apprensioni del paese, ha subito soggiunto che non ricorrerà a prestiti, non a monopoli di Stato, non ad aggravi sulla produzione e sulla industria. E, dunque, come riuscirà a far denari? Escluse queste fanti di lucro e l'altra delle... carte false, non rimane che questo: nuove imposte, oppure inasprimento delle imposte dirette. E allora, indirettamente, nel nostro Mezzogiorno si darà un aggravio alle attività locali, e si paralizzerà, ogni risveglio economico, specialmente nell’agricoltura che è quasi il nostro unico e grande mezzo di vita.

«Come vedete, la chimica dell'onorevole Giolitti è specializzata in prodotti che hanno di fuori un seducente artifizio di bellezza, ma che dentro nascondono l'inganno del maleficio verso la nostra regione.

«Volete una prova, una fra le tante, che dico il vero? che, cioè, Giolitti dà a noi delle magnifiche promesse, ma che, in quanto alla loro attuazione, lascia che vi provveda… l'agente delle tasse? Ecco: il mio circondario è composto di comuni i quali, salvo poche eccezioni, hanno bisogno di condotta d'acqua potabile, di fognature, di impianti di luce, di lavori di edilizia e di igiene, ed alcuni di strade, di rinsaldamento di abitati, ecc. Ebbene è stata soppressa la sezione del Genio civile istituita nei capoluoghi di circondario con la legge per la Calabria.

Il governo di Giolitti, dunque, si prepara ai nuovi beneficii annunziati nella relazione Tedesco… sopprimendo i benefici che ci sono consentiti dalle leggi.

Così è finita la nostra conversazione con l'on. Saraceni, al quale abbiamo chiesto scusa, di averlo così lungamente trattenuto, lieti però di aver potuto procurare ai nostri lettori la parola vibrante dell'eloquente deputato di Castrovillari, che senza dubbio è uno di quelli che l'affetto per la Calabria sentono con l'impeto di una passione.


Fonte: TERRA NOSTRA, n. 1, 1914 -  http://www.alessandrina.librari.beniculturali.it/

TERRA NOSTRA, n. 1, 1914




















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