Eleaml


L'imbroglio nazionale: unità e unificazione dell'Italia (1860-2000)

di Aldo Servidio (pag. 176)


Non si può ignorare, infatti, che lo stesso debutto dell’Unità coincise con uno scandalo di proporzioni che è poco definire colossali e  che coinvolse - proprio per motivi di bassa cassa - tutti (ma proprio  tutti) i “padri della Patria”.

Vale la pena ricordarne i passaggi essenziali, perché si tratta di un  “affare” del valore potenziale di 1,5 miliardi di lire oro del tempo  (qualche cosa come 150mila miliardi di oggi).

Come si è già ricordato, Ferdinando II qualche anno prima di  morire (e subito dopo essere scampato all’attentato del sergente borbonico albanese/calabrese Agesilao Milano) aveva deciso la realizzazione di due grandi direttrici ferroviarie: la Brindisi/Pescara e la Reggio  Calabria/Roma, di cui esistevano già alcune tratte.

Le risorse finanziarie (che - come si è già ricordato - furono  molto utili al generale Garibaldi quando le trovò ben ordinate nei cassetti erariali del Banco di Napoli) erano già state reperite per la parte  necessaria a coprire l’avvio dell’opera così come erano già stati realizzati i progetti esecutivi attraverso un concorso, a bando internazionale,  vinto dalla famiglia di imprenditori francesi Talabot.

Sparite le risorse, erano restati i progetti pronti e le non meno  pronte necessità sia tecniche che, soprattutto, sociali: un po’ di lavori  pubblici sono sempre il miglior toccasana per assicurarsi il consenso  della piazza.     

Garibaldi non perdette tempo: ignorando i vincitori della gara  internazionale (e forse dovendoli ignorare per evitare che questi reclamassero anche il rispetto delle condizioni finanziarie previste dal bando e che - per la parte aurea - non sarebbero state più rispettabili dal  generale) e per favorire soluzioni “sicuramente nazionali”, convocò tal  Pietro Augusto Adami, fresco della italianità acquisita dalla Toscana e  banchiere di antica professione, e lo incaricò di costruire le Ferrovie  del sud.

La convocazione, per vero, non fu spontanea ma fece seguito all’accredito - direttamente esibito dall’Adami - delle sue benemerenze  come “finanziatore della spedizione dei Mille”.

Apriti, cielo! Un altro pretendente alla costruzione delle ferrovie meridionali come riferisce e documenta V. Di Dario in 'Oh mia Patria! Un inviato speciale nel primo anno d'Italia’, 1990 - aveva seguito la strada (di accredito) niente meno che di G. Mazzini per raggiungere lo scopo. Tal  Adriano Lemmi (anch’egli banchiere e cognato dell’Adami) aveva finanziato la spedizione di Carlo Pisacane e, su questa base, si procacciò una  raccomandazione di G. Mazzini che così motivò il suo intervento in favore del Lemmi: “...dove altri farebbe suo prò d'ogni frutto d’impresa, egli  (il Lemmi, ndr) mira a fondare la Cassa (non è un refuso, la C è proprio  maiuscola nell’originale) del partito e non la sua".






Il primo scandalo toscopadano: le ferrovie meridionali di Zenone di Elea




















vai su









Ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001 il presente sito non costituisce testata giornalistica.
Eleaml viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale e del Webm@ster.