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Olive nei frantoi del Nord? Dove sta la novità? E' sempre avvenuto. L'olio del Nord viene venduto a prezzi nettamente superiori perchè considerato d'eccellenza, quindi le olive vanno dove ci sono maggiori introiti.

L'unica novità è la denuncia della cooperativa, che ha portato sotto i riflettori un problema reale: la subordinazione economica del sud al nord in tutti i settori.

Per comprendere meglio i termini del problema e le potenzialitĂ  del settore leggetevi i dati di produzione delle olive di tutte le regioni italiane poi rifletteci su.

Ah, dimenticavo secondo dati del 2011 l'olio ligure raggiunge quotazioni intorno ai 900 € per quintale mentre quello pugliese si aggira intorno ai 300 € per quintale. Ovvio che le olive prendano la strada verso il nord.

Zenone di Elea – 22 Novembre 2014


Fonte:
http://www.andrialive.it/
martedì 04 novembre 2014 Cronaca

L'intervento del consulente agronomico dott. Michele Volpe

per un dilemma che coinvolge tutto il nord-barese

La Coop. denuncia e lancia il grido d’allarme:

«Le olive vendute ai frantoi del nord rappresentano 

una grande “svendita” per il territorio»

Numerose e consistenti partite di olive del nostro territorio verrebbero 

destinate per la produzione degli oli locali del centro-nord Italia


La Cooperativa Agricoltura Progresso (l'unica realtĂ  cooperativistica di produzione agricola della cittĂ  di Terlizzi) intervenendo in questo momento particolare di campagna olivicola iniziata da alcuni giorni, lanciando un "grido-denuncia" su quanto sta accadendo.

Una situazione molto simile a quanto sta avvenendo anche ad Andria ed in altri centri olivicoli d'eccellenza. Dalle parole dei responsabili vien fuori un quadro allarmante che diventa allo stesso tempo un monito per tutti a reagire.   

La questione la spiega il consulente agronomico della Coop. dott. Michele Volpe: «Ogni giorno vedo decine di tir carichi di olive che partono dai frantoi privati/magazzini di Terlizzi e diretti nelle regioni del centro-nord. Bella mossa... ma poi non piangetevi addosso (rivolgendosi agli agricoltori locali) se loro (i frantoi del nord Italia) continuano a vendere olio a fior di quattrini dicendo che è il loro quando invece non lo è! Vi state nuovamente “vendendo la faccia” per qualche euro in più nella tasca, senza poi pensare alle ripercussioni future per l'economia del nostro territorio. Quelli del nord si devono comprare l'olio e non le olive, e soprattutto al prezzo che decidiamo noi! E voi state facendo il contrario, cioè il loro gioco. Bravi... complimenti, poi non lamentiamoci se ci chiamano TERRONI! Ma la Cooperativa Agricoltura Progresso ed io non facciamo parte di questo schifo, del loro mondo speculativo. Noi procediamo nella stessa direzione di sempre... Valorizzare l'olio extra vergine di oliva del nostro territorio!».

Parole pesanti dopo la denuncia apparsa in un articolo online pubblicato nei giorni scorsi da un frantoio locale di Mariotto, in cui si parla di olive vendute a nero, senza alcun controllo da parte degli organi preposti, permettendo così non solo una grande svendita del territorio nostrano, ma anche e soprattutto una grande perdita economica e sociale.

Un dilemma che coinvolge tutto il nord-barese poichè numerose e consistenti partite di olive del nostro territorio verrebbero destinate per la produzione degli oli locali del centro-nord Italia, quelli che per intenderci vengono venduti a 20,00 euro il litro.

Il Presidente della Cooperativa, Pasquale Memola rincara la dose sostenendo di intravvedere in questa operazione di vendita olive comportamenti al limite della concorrenza sleale: «Pertanto ci stiamo attrezzando non solo per segnalare e denunciare eventuali illeciti, ma stiamo facendo un pressing sul Consorzio Olivicolo Nazionale (CNO), su tutte le Organizzazioni Professionali e sulla Regione Puglia affinchè le istituzioni pubbliche e private si costituiscano parte lesa negli eventuali provvedimenti futuri in seguito alla scoperta quasi sicura di sofisticazioni e frodi».

Le migliaia di tonnellate di olive che partono quotidianamente da Terlizzi e dai paesi limitrofi che fine fanno? Perchè le stesse vengono molite nelle regioni del centro-nord Italia e non nei nostri frantoi? Forse perchè a loro serve per dichiarare olio di produzione locale con la denominazione IGP o DOP con la nostra cultivar “Coratina”, e ciò rappresenterebbe una truffa non solo per il consumatore finale, ma anche per quelle aziende e cooperative che onestamente svolgono il proprio lavoro. Noi non vorremmo arrivare a delle conclusioni affrettate, ma la risposta a taluni quesiti sembrerebbe del tutto ovvia e scontata.

Tutt'oggi nel 2014, purtroppo, emerge nuovamente e maggiormente la “questione meridionale”. Il Sud Italia la deve smettere di essere “la tasca comoda” di un nord che non produce e che sa solo speculare su coloro che lavorano la terra. La questione meridionale è piĂą presente che mai, soprattutto quando si parla di prodotti agroalimentari. Anche alla  cooperativa sono pervenute molteplici richieste di acquisto di olive, e non di olio, a prezzi esorbitanti, ovvero ad 80-90 euro il quintale, ma la stessa sin dall'inizio si è categoricamente opposta a questo “sciacallaggio” che si sta ripetutamente verificando in questi giorni di inizio campagna olearia.

Sul problema è intervenuto anche Nino Volpe, consigliere d'amministrazione della stessa Cooperativa: «In questi anni abbiamo tentato di fare sinergia con i produttori e creare i canali giusti per permettere a chi lavora la terra di avere una giusta remunerazione. Quello che sta avvenendo è indecente e squallido. Sono più di dieci anni che faccio l’amministratore nel CDA della coop e impiego il mio tempo in maniera del tutto gratuita, ma sono molto rammaricato nel vedere il lavoro duro e sudato che va a rotoli di fronte alla spregiudicatezza e all’assenza totale di etica di personaggi che non hanno mai compreso quanto sia importante fare sinergia tutti insieme per il vantaggio di tutti».

«Questo dunque è il punto di vista di un’importante realtà del nostro territorio - conclude il comunicato - che oggi in maniera determinata e forte assume una posizione che in pochi, forse pochissimi, hanno il coraggio di intraprendere, descrivendo in maniera dettagliata la situazione e provando a dare una linea alternativa completamente diversa da quella assunta fin’ora dagli altri frantoi/magazzini del nostro territorio. Per questo tutto il CdA della cooperativa è unanime in un accorato appello rivolto alle istituzioni, a tutti i produttori agricoli ed in particolare ai soci: «Il prezzo attuale delle olive vi sta solo ingannando e confondendo. I 60 euro che ora vi state mettendo in tasca per quintale di olive vendute, è il minimo di quanto veramente potreste guadagnare se si riesce a fare sinergia per la vendita dell'olio extravergine di oliva, mettendo così fine a questa compravendita scellerata della produzione. Questo è un anno particolare in cui chiunque voglia il vero extravergine di oliva 100% italiano deve bussarci alla porta perchè in questo momento storico siamo gli unici fortunati ad averne ingenti quantità. Facciamo ancora in tempo a salvare una campagna olivicola che non poteva iniziare nel peggiore dei modi. La struttura c'è, pertanto continuiamo a rimboccarci le maniche per valorizzare il nostro “Oro giallo”, con la certezza che la remunerazione di chi ci crede sarà ben più proficua di quella attuale».















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