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Sorrento, la crisi della pesca del pesce spada di Angelo D’Ambra

Ulteriore regalo dell’UE alla Calabria di Angelo D’Ambra

L’UE e la pesca del pesce spada in Calabria

di Angelo D’Ambra

Pubblicato sul numero di luglio 2013 de Il Brigante


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La Calabria e l’area sorrentina, assieme alla Sicilia, sono le zone dove più si pratica la pesca del pescespada sia in quanto a numero di imbarcazioni che per volume di catture. Un decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari ha posto però il divieto di pescare, tenere a bordo, trasbordare e sbarcare il pesce spada per i periodi che vanno dall’1 al 31 marzo 2013 e dal 1 ottobre al 30 novembre 2013 per tutelare questa specie dal rischio di estinzione nelle acque del Mediterraneo. Il provvedimento recepisce le recenti direttive dell’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas ed ha fatto seguito, a distanza di otto anni, al bando UE delle spadare, le reti da posta derivanti, ovvero non fisse, usate per la cattura ad “effetto muro” del pesce spada (regolamento CEE 894 del 29/4/1997).

In questi anni il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto della Guardia Costiera è stato protagonista di una lotta senza tregua alle spadare nelle acque del Meridione con multe, arresti e confische. Agli ex-spadaroti si è imposto l’utilizzo delle ferrettare come opportunità di riconversione per fronteggiare il tracollo dei livelli occupazionali, ma le progressive restrizioni introdotte dai decreti ministeriali del 10 luglio 2011 e dell’11 settembre 2011, hanno resto antieconomico l’uso dell’attrezzo. Tali provvedimenti inoltre non sono ovviamente rispettati dai Paesi non facenti parte dell’UE ed il risultato è che nei mercati europei si ricorre all’acquisto di pesce spada marocchino o turco pescato con le spadare durante tutto l’anno.

’UE si mostra incapace di intervenire sulla crescente domanda interna di pesce spada e si è arrivati al paradosso di vedere gli stessi mercati calabresi sommersi da prodotti ittici provenienti dal Marocco e pescati con le famigerate reti derivanti. Nessun vantaggio oltretutto ne trae la difesa della specie perché il Marocco, che vede aumentare le richieste di pesce spada, incrementa il numero dei suoi pescherecci e la produttività. 

La protesta partita da Bagnara e da altre piccole comunità tirreniche, con la sola Cirò Marina sullo ionio calabrese, si è fatta portavoce della richiesta di modifica del decreto. “In Italia il settore negli ultimi anni ha subito un calo della produttività pari al 41%, una riduzione del fatturato pari al 25% unitamente ad un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro. In particolare in Calabria negli ultimi cinque anni è stata registrata una diminuzione delle imbarcazioni (- 110), un calo degli occupati (-770 unità), e  su base annua delle catture (- 2540 t) e del valore della produzione (-14 milioni di euro)”, scrive la Lega Pesca che col responsabile calabrese Salvatore Martillotti ha presentato dieci proposte per arginare la crisi in atto e creare le condizioni per invertire la prua verso uno sviluppo legato al recupero di centralità delle specificità della pesca calabrese e mediterranea.



















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