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Ci risiamo: l’accordo Italia-Egitto

di Angelo D'Ambra

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La De Girolamo si è dimessa, ma tardi, di danni già ne ha fatti. Uno su tutti è l'accordo di novembre 2013 tra Italia ed Egitto, un progetto denominato "Green Trade", l'ennesimo "regalo" al Sud che danneggia le nostre imprese.

L'accordo impegna l'Italia ad un inspiegabile investimento di 5,9 milioni di euro in Egitto per sostenere l'export di prodotti ortofrutticoli egiziani. Il "generoso" aiuto sarà rivolto al miglioramento delle colture, al controllo qualità, alla logistica ed  ai collegamenti elettronici dell’Egitto con i paesi importatori.

Lo definiamo inspiegabile perché già allo stato attuale l'Italia è il primo mercato del continente per l'Egitto per quel che riguarda la produzione di peperoni, pomodori, fragole, uva e meloni. Le cose ora per le aziende del Sud peggioreranno ulteriormente.

Per mezzo delle realtà visibili giungiamo a quelle invisibili. Non si comprendono senso e scopo di questo accordo. Potrebbe sembrar siglato da un masochista, invece rivela esattamente l’essenza del rapporto periferia-centro. L’UE mette uno contro l’altro i paesi produttori del Mediterraneo, stimolando una permanente corsa alla produzione in modo da godere di un mercato con prezzi agricoli stracciati. A metà del 2013 la Fao, non a caso, rilevava che una “guerra degli agrumi” era in atto nel “mare nostrum” con Spagna, Italia, Turchia, Marocco ed Egitto ad affannarsi per portare prodotti a prezzi sempre più bassi sul mercato europeo e nordamericano.

Con logiche non dissimili da quelle che regolano l'accordo tra Ue e Marocco, quindi, i prodotti del Meridione saranno soffocati da quelli egiziani sul mercato italiano ed europeo a vantaggio di quelle aree già ricche che potranno disporre di beni agricoli a prezzi sempre più bassi. Per visibilia ad invisibilia.

























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